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 Rickon ad 1 anno... di Lunadicarta
 
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Seminate per voi secondo giustizia | e mietete secondo bontà.

Osea, 10: 12
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 10:43:23, in Magistratura, linkato 1282 volte)
G8: che succede tra la Procura di Roma e quella di Firenze?


Roma, 11 feb. - Sono 40 i faldoni dell'inchiesta di Firenze che nei prossimi giorni approderanno a Perugia. E' la presenza nelle carte del procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, a determinare la trasmissione del procedimento ai magistrati umbri. Ma per connessione rischia di finire a Perugia anche la parte di indagine (i mondiali di nuoto, il G8 alla Maddalena, e l'organizzazione per i festeggiamenti per l'Unita'd'Italia) che a Roma chiama in causa, tra gli altri, l'ingegner Angelo Balducci, finito ieri in manette. Questa mattina, a piazzale Clodio, ennesima riunione tra il procuratore Giovanni Ferrara e i pm Assunta Cocomello e Sergio Colaiocco per fare il punto della situazione e capire quale sia il destino del loro procedimento. Che, intanto, rimane 'congelato' in attesa degli eventi. "Riteniamo che la vicenda che riguarda Toro - spiegano a piazzale Clodio - sia altra cosa rispetto all'intero procedimento e che Roma debba continuare la sua inchiesta accorpando quella di Firenze. Chiederemo ai colleghi di Perugia di valutare in fretta l'incartamento fiorentino per verificare se vi sia o meno questa connessione".
In procura, comunque, e' palpabile l'irritazione dei pm che da tempo stanno indagando su Balducci e sugli appalti per le Grandi Opere e che temono di veder vanificato mesi e mesi di duro lavoro. I magistrati romani erano pronti a procedere con sequestri e perquisizioni nel filone sul G8 alla Maddalena ma avevano preferito lasciare il passo ai colleghi di Firenze la cui attivita' di indagine era in uno stato piu' avanzato. Il tutto era stato concordato in una riunione di inizio mese dove si era parlato anche di uno scambio di atti e informazioni. Nessuno, a Roma, poteva immaginare il coinvolgimento di Toro, notizia che Firenze, per ovvie ragioni, aveva tenuto riservata. Ma la dichiarazione di incompetenza del gip Rosario Lupo, con la trasmissione delle carte a Perugia, rischia adesso di far saltare pure l'inchiesta capitolina. "E allora tanto valeva non fare quella riunione di inizio mese", osservano a piazzale Clodio. (agi)

Vedi anche: http://www.radiocarcere.com/
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 10:22:29, in Magistratura, linkato 1595 volte)
Quella del testimone di Giustizia è una sorte perigliosa. L'obiettivo della criminalità è sempre quello di far tacere la "testimonianza" scomoda ed il metodo della "lupara bianca" il più usato. Sono in solidale apprensione per la donna per la quale indagano le DDA e per la quale la Procura di Milano  ha già disposto sequestri e perquisizioni, per aver scritto recentemente l'equivalente "giornalistico" ad un pm di Caltanissetta durante la tentata acquisizione violenta del database di GQ. Vedere in tempo reale dal blog pirata Biagioquotidiano:

LM.

Lea Garofalo vittima di lupara bianca?

giovedì 11 febbraio 2010

“È probabile che ci sia stato un epilogo tragico: la cerchiamo, speriamo di trovarla viva”. Così il procuratore della Repubblica di Campobasso, Armando D’Alterio commenta la scomparsa di Lea Garofalo, l’ex collaboratrice di giustizia scomparsa nel novembre scorso a Milano e per la quale si sospetta un caso di “lupara bianca”.
Trentasei anni, una figlia adolescente alla quale è legatissima, Lea, nella prima metà degli anni ’90, ha convissuto con Carlo Cosco, padre della ragazza, arrestato la settimana scorsa, assieme ad un complice, Massimo Sabatino, con l’accusa di essere il mandante del sequestro dell’ex compagna, tentato a maggio del 2009 a Campobasso dove la donna risiedeva. Cosco è ritenuto elemento di spicco della ’ndrangheta.
L’ultimo a vedere Lea Garofalo a fine novembre scorso a Milano, secondo quanto riferiscono gli inquirenti, è stato proprio lui. La donna aveva raggiunto il capoluogo lombardo assieme alla figlia perché questa aveva deciso di ricongiungersi al padre e di intraprendere lì l’università. Da quel momento, però, di lei si sono perse le tracce. La cercano gli investigatori delle Dda di Campobasso, Milano e Catanzaro, coordinati dalla dottoressa Maria Vittoria De Simone della Dda.
La sua collaborazione era iniziata nel 2002 e per questo le era stato assegnato un programma provvisorio di protezione su richiesta della Procura di Catanzaro. Era a conoscenza di fatti e circostanze legati a episodi riguardanti le cosche della ’ndrangheta di Petilia Policastro; per questo il 31 luglio del 2002, dopo il riconoscimento dello status di collaboratore, venne trasferita a Campobasso. Programma che successivamente le venne revocato (16 febbraio 2006) per essersi allontanata dalla località protetta.
Dopo un suo ricorso respinto dal Tar, il Consiglio di Stato dispose il reintegro nel programma di protezione, ma lei rinunciò. Andò via da Campobasso e tornò a Petilia Policastro dove nella sua abitazione venne attivato un servizio di vigilanza radiocontrollata.
Dopo un po’ di tempo decise di tornare a Campobasso “perché città tranquilla”, ha detto il procuratore D’Alterio, dove riprese i contatti con il convivente. Ma i due litigavano spesso e lei, in un momento di ira, cacciò di casa l’uomo e restò da sola per alcuni giorni. Per questo motivo - sostengono gli inquirenti - Cosco decise di vendicarsi. Sapendo che un tecnico si sarebbe dovuto recare a casa della donna per riparare la lavatrice, chiese a Sabatino di sostituirsi all’uomo. Il complice tentò di portarla via Lea, ma questa reagì stringendogli i genitali e il successivo arrivo della figlia scongiurò il rapimento.
Su questo episodio ci sono riscontri oggettivi: le impronte digitali di Sabatino sulla lavatrice e in alcune zone della casa. Accertati i collegamenti tra Cosco e Sabatino, il gip Campobasso, Teresina Pepe, ha emesso di recente le ordinanze di custodia cautelare nei loro confronti: Cosco è stato arrestato dai carabinieri di Campobasso a Petilia Policastro, a Sabatino il provvedimento è stato notificato nel carcere milanese di San Vittore, dove è recluso per un altro reato.

Fonte: Il Crotonese, 09/02/10

La Rassegna

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Collaboratrice giustizia sparita a Milano,sequestrati 3 capannoni

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Lea Garofalo vittima di lupara bianca?

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'Ndrangheta: collaboratrice giustizia scomparsa, in corso ...

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'ndrangheta: collaboratrice giustizia scomparsa, quattro indagati ...

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Milano, 10 feb. - (Adnkronos) - Sono due le perquisizioni in abitazioni nell'hinterland a nord di Milano e quattro le persone indagate nell'inchiesta ...

Collaboratrice di giustizia scomparsa, perquisizioni in corso

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I carabinieri stanno eseguendo perquisizioni in alcuni immobili nella zona nord dell'hinterland milanese nell'ambito dell'inchiesta sul sequestro di Lea ...

Caso Garofalo, perquisizioni dei Cc.Milano, si teme caso lupara bianca

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Proseguono le indagini nell'ambito dell'inchiesta sul sequestro di Lea Garofalo, l'ex collaboratrice di giustizia scomparsa nel capoluogo lombardo lo scorso ...
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 10:12:33, in Magistratura, linkato 1577 volte)
Abusivismo, il procuratore Lepore
'Ma la legge va rispettata'


'Chi ha costruito o acquistato case abusive, doveva mettere nel conto che avrebbe rischiato sanzioni severe, abbattimento compreso'.
Il procuratore è amareggiato dalle proteste che si stanno levando contro le demolizioni. Ieri un corteo con mille manifestanti ha mandato in tilt il centro di Napoli  Sul caso Ischia: 'Ferito dalle parole del vescovo che criticando l'operato della magistratura ci ha lasciati soli'

di Dario Del Porto

«La gente deve capire che la legge va rispettata e le sentenze devono essere eseguite. Non possiamo permettere queste esaltazioni dell´illegalità perché altrimenti, allo stesso modo, si finirebbe per giustificare chi scende in strada per ostacolare l´arresto di uno scippatore». È amareggiato, il procuratore Giandomenico Lepore, dalle proteste che si stanno levando contro le demolizioni degli immobili abusivi.

Il clima pesante di questi giorni però non sembra in grado di fermare l´azione dell´ufficio inquirente che, insieme alla Procura generale diretta dal pg Vincenzo Galgano, è determinato ad andare avanti sulla strada della tolleranza zero. E se la tensione dovesse salire ulteriormente, procuratore Lepore?
«I problemi di ordine pubblico ci sono. Ma chi ha costruito o acquistato case abusive, doveva mettere nel conto che avrebbe rischiato sanzioni severe, abbattimento compreso».

Molti però abitano in quelle case da anni.
«Una sentenza di condanna eseguita a distanza di molto tempo dal fatto viene percepita sempre come un´ingiustizia. Accade per le persone condannate per delitti gravissimi che vengono arrestate dopo vent´anni, oggi questo si sta verificando per le costruzioni abusive. Può diventare un dramma, fa male. Ma come magistrati abbiamo il dovere di eseguire le sentenze. Finché le leggi resteranno quelle in vigore oggi, non abbiamo alternative. Poi, se la politica dovesse individuare una strada diversa, ci regoleremo di conseguenza».

La Procura di Napoli non si opporrebbe a una eventuale riapertura dei termini del condono?
«Come cittadini possiamo criticare le leggi, se riteniamo che possano determinare effetti negativi sull´amministrazione della giustizia. Ma il nostro compito di magistrati non è quello di opporci. Dobbiamo solo far rispettare la legge ed è quello che stiamo facendo».

Perché solo ora si parla di linea dura, dopo tanti anni di immobilismo?
«Per troppo tempo cittadini e speculatori hanno potuto costruire praticamente indisturbati, è vero. Questo è accaduto principalmente perché le autorità amministrative non hanno svolto fino in fondo il proprio dovere».

E la magistratura?
«Innanzitutto sono state fatte le indagini e si sono celebrati i processi, non a caso le demolizioni di cui si parla riguardano sentenze passate in giudicato. Per quanto ci riguarda fino a poco tempo fa non avevamo i mezzi materiali per eseguire gli abbattimenti. Adesso questi mezzi ci sono e stiamo procedendo».

Ischia è una delle zone più "calde". L´isola è già scesa in piazza due volte, intanto la Procura ha messo sotto inchiesta per favoreggiamento i sindaci dei sei comuni.
«Non solo in passato, ma anche oggi, le amministrazioni non hanno collaborato con la magistratura, anzi abbiamo dovuto fronteggiare prevalentemente ostacoli. Ma non è questa la cosa che mi ha ferito di più».

A cosa si riferisce?
«Mi è dispiaciuto moltissimo l´intervento dell´autorità ecclesiastica dell´isola (il vescovo Filippo Strofaldi n.d.r.) che si è espresso contro la nostra attività. Capisco che ha voluto schierarsi dalla parte dei meno abbienti. Così però ci ha isolati e questo ci ha fatto male».

Però fino a questo momento non sono stati colpiti grandi abusi ma prevalentemente abitazioni di famiglie, proprio come accaduto a Casamicciola d´Ischia. Questo non contribuisce a creare consenso intorno alla vostra azione. «Il collega De Chiara, che coordina la sezione Ecologia della Procura, ha già spiegato che sono le amministrazioni a individuare gli immobili da abbattere sulla base delle risorse messe a disposizione della Cassa depositi e prestiti. Da parte nostra però c´è grande attenzione: controlleremo se le scelte vengono fatte secondo legge».

Dunque i "grandi abusi" non saranno risparmiati?
«Assolutamente. La nostra volontà è di colpire per primi gli speculatori. Abbiamo i mezzi per farlo e andremo avanti proprio nell´interesse della popolazione. La gente deve sapere che quando si verifica un disastro, una frana, un´alluvione con molte vittime, dietro c´è sempre la mano di chi ha collaborato a distruggere il territorio, rendendolo più fragile»

(12 febbraio 2010)
Napoli La Repubblica
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Venerdì, 12 Febbraio 2010     
   
Lettera Aperta del Presidente della Sezione penale
Giuseppe Spadaro
 
 
Lamezia Terme - Da Giuseppe Spadaro, presidente della sezione penale del Tribunale di Lamezia Terme, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

«Ho appreso con enorme soddisfazione l'iniziativa intrapresa dall'onorevole Doris Lo Moro relativa al potenziamento dell'organico della procura e delle forze dell'ordine di Lamezia Terme. Forse, il suo trascorso da magistrato, in specie nella sede giudiziaria lametina, oltre alla sua stretta appartenenza al territorio, le hanno consentito di sondare concretamente ed avere piena consapevolezza della realtà giudiziaria.
Invero, trattasi di qualcosa di più concreto ed efficace rispetto ai meri e numerosi attestati di solidarietà che, solitamente, si succedono all'indomani del verificarsi degli ormai purtroppo "ordinari" episodi minacciosi avverso magistrati che esercitano la propria attività nella realtà calabrese.
Indubbiamente, gli attestati di solidarietà fanno piacere e confortano il singolo magistrato destinatario di tali vili condotte e sono personalmente consapevole di quanto sia importante riscuotere la solidarietà, in tali occasioni, dei rappresentati delle istituzioni locali e, principalmente, dei colleghi; in effetti il giudice, espletando in "solitudine" le proprie funzioni, riceve, in tali circostanze, un tangibile conforto morale. Tuttavia, raramente, a tali unanimi cori di solidarietà si accompagnano serie e concrete iniziative che una classe politica/amministrativa attenta alle esigenze del territorio, a mio parere, dovrebbe intraprendere.
Intendo dire che, così come i vari proiettili e le lettere minatorie lasciano inalterato l'impegno che ogni magistrato calabrese profonde, gli attestati di solidarietà lasciano, altrettanto, inalterata la situazione di emergenza in cui versano tutti gli uffici giudiziari calabresi.
Credo sia giunto il momento di "agire" e rendere edotta l'opinione pubblica e gli utenti del servizio giustizia delle difficoltà enormi in cui versa, ricordandoci tutti che proprio questo il servizio costituisce il biglietto da visita di un paese democratico e civile.
Il problema principale della giustizia italiana non è costituito, esclusivamente, dalle difficoltà "ambientali" riscontrabili in una determinata realtà, dalla presenza più o meno forte della criminalità organizzata, bensì dalla "lentezza" del processo civile e penale, strettamente, correlata all'assoluta inadeguatezza dell'organico di alcuni uffici giudiziari, sia con riguardo al personale amministrativo che al numero dei magistrati rispetto all'enorme mole di procedimenti da affrontare. Posso affermare senza timore di essere smentito che il Tribunale di Lamezia Terme è assolutamente sottodimensionato rispetto alla quantità e qualità dei processi civili e penali.
Basti pensare, a mero titolo esemplificativo, che il settore civile ha visto negli ultimi anni triplicare il numero delle sopravvenienze e che i singoli magistrati, in servizio nella sezione civile, nonostante la loro eccezionale produttività, hanno ciascuno un ruolo superiore alle 2 mila cause. In un momento in cui, da più parti, si sente parlare dell'esigenza di rivisitare le circoscrizioni dei tribunali italiani, emerge in tutta evidenza la necessità di rafforzare l'organico del mio tribunale ancora assestato a quello risalente al tempo della sua istituzione, quando la città era costituita da tre paesi, mentre attualmente è divenuta la terza città dell'intera regione con un circondario vastissimo che s'inoltra nelle province di Vibo Valentia e Cosenza.
Lo sforzo richiesto ad ogni singolo magistrato ed ai collaboratori amministrativi è immane ed ovviamente si ripercuote anche sulla qualità della vita del giudice; cosa questa che credo non sia giusto richiedere a nessun lavoratore, neanche ad un magistrato, poiché ritengo che ognuno di noi possa dare il meglio di sé stesso nell'attività lavorativa solo ed a condizione che vi sia, innanzitutto, serenità personale e familiare.
Già in precedenza e molto più autorevolmente, l'ex presidente del tribunale dottor Giulio Garofalo, ha segnalato tali carenze al Consiglio superiore delle magistratura ed al ministero della Giustizia, ma le sue esortazioni sono rimaste inesitate. Mi permetto di dire che senza l'appoggio dell'intera classe politica locale nessun risultato utile potrà essere conseguito e solo mediante una seria iniziativa "trasversale", che prescinda dal "colore" politico, sarà possibile connotare di incisività la pregevole azione intrapresa dall'onorevole Lo Moro e dal procuratore Salvatore Vitello.
A tal proposito, mi preme evidenziare l'incongruità emergente da un'eventuale ed auspicabile incremento dell'organico dell'ufficio di Procura se non adeguatamente supportato da un corrispondente aumento dell'organico giudicante; non bisogna essere "addentrati" nella materia per comprendere che l'incremento dell'attività investigativa deve, necessariamente, trovare riscontro e subire il vaglio dell'attività dell'organo giudicante, sia esso giudice dibattimentale o, ancor più, giudice per le indagini preliminari. Che senso ha acquisire un maggior numero di notizie di reato, svolgere adeguate indagini, avanzare eventuali richieste di misure cautelari, se poi il tutto non sfocia in provvedimenti giurisdizionali?
Se realmente si vuoi migliorare il servizio giustizia, se veramente la classe politica/amministrativa vuole andare al di là delle espressioni di solidarietà, se sinceramente la città vuole "avvicinarsi" al Palazzo di giustizia, credo sia giunto il momento che con un'azione sinergica, noi magistrati segnaliamo agli organi istituzionalmente preposti la situazione effettiva; la classe forense intraprenda, a sua volta, adeguate iniziative; i parlamentari tutti esperiscano un'azione politica condivisa».

Giuseppe Spadaro

http://www.lameziaweb.biz/new.asp?id=11292
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 10:00:22, in Magistratura, linkato 1518 volte)
A Napoli siamo alla pazzia. Solidarietà alla pm Ivana Fulco e alla gip Luisa Toscano! L.M.

Napoli, irruzione dei parenti dell'imputato

pm si alza e scappa via

       
di Leandro Del Gaudio

NAPOLI (11 febbraio) - Hanno tentato di fare irruzione in aula, urlando e inveendo contro il pm che aveva da poco ultimato la propria requisitoria. Attimi di paura, in aula, al termine di un procedimento a carico di presunti esponenti di un gruppo criminale dedito a racket e droga. C’è un tentativo di sfondamento, il pm Ivana Fulco è costretta a lasciare l’aula, a indietreggiare, a trovare rifugio all’interno di una delle aule interne, in genere riservate alle camere di consiglio. Aula 211, sono appena le due, la requisitoria sta per terminare. L’atmosfera è tesa, all’esterno dell’aula dove si sta celebrando il processo con il rito abbreviato a carico del gruppo riconducibile al crimine di Casavatore e Ponticelli. Cinque imputati detenuti, all’esterno una ventina di persone: uomini e donne a cui non è consentito l’accesso in aula, perché l’udienza è a porte chiuse. Il momento clou, quando il pm cala gli assi e detta la richiesta delle pene, frutto di un lavoro investigativo durato mesi: quattordici anni la richiesta di condanna più alta, poco più basse le altre pene. Brusio iniziale, all’esterno però la notizia arriva deformata. C’è chi confonde le richieste di pena per condanne e scoppia l’inferno. Venti, trenta tra parenti e amici puntano al pm: aprono la porta, incedono minacciosi contro Ivana Fulco. Offese, spintoni.

Ma è miracoloso l’intervento delle forze dell’ordine: ci pensano gli agenti di polizia penitenziaria a serrare le fila, a stroncare il passo, tempestivo l’intervento dei carabinieri guidati dal colonnello Enrico Carpentieri e degli agenti di polizia del commissariato locale. Si forma una cintura umana: le divise impediscono lo sfondamento, ma il tira e molla va avanti per una manciata di attimi scanditi da urla e offese. Immancabile la donna che sviene nel bel mezzo del parapiglia, mentre il pm Fulco è costretta a lasciare l’aula, lasciando fascicoli aperti sulla propria scrivania.

Sfodera sangue freddo il gip Luisa Toscano, che decide di passare alle vie di fatto. Capisce che la folla è inviperita, prova a calmare i più esagitati: fa qualche passo in avanti, si avvicina al cordone di militari e agenti, che dal canto loro fanno pressione per spingere all’esterno parenti e amici dei detenuti. Anche un avvocato esorta il giudice a tornare sui suoi passi, mentre le forze dell’ordine hanno la meglio.

Baci dalla gabbia, la scena ora è da soap criminale da hinterland metropolitano: baci e gesti di incoraggiamento da parte degli imputati in gabbia, che dal canto loro si sforzano di tranquillizzare mogli, mamme, fidanzate, fratelli e amici. Si sparge una voce: «È solo una richiesta, non è la sentenza, ora devono parlare gli avvocati».

L’udienza può finire, si torna a parlare di sicurezza dentro e fuori le aule, al di là ovviamente del lavoro svolto da agenti e carabinieri, da anni pronti ad affrontare la rabbia di decine di donne e uomini dopo sentenze di condanna che non piacciono al pubblico interessato. Un caso che ha fatto discutere. Interviene il presidente dell’Anm Francesco Cananzi, da anni gip in forza al Tribunale di Napoli: «Un episodio grave che purtroppo non accade per la prima volta. Voglio esprimere solidarietà per le colleghe e ringraziare le forze dell’ordine intervenute per evitare che la situazione degenerasse.

È indispensabile un intervento da parte dello Stato per garantire serenità ai magistrati dentro e fuori gli uffici giudiziari. Mi auguro che su questo tema venga convocato un comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, anche alla luce dei precedenti episodi di intimidazione, penso ad esempio all’incendio dell’auto subita da un’altra collega gip».

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=90951&sez=NAPOLI

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Pm aggredita in aula, paura in tribunale

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NAPOLI – Hanno giudicato troppo alte le richieste di condanna, adatte, a loro modo di vedere, più a un caso di omicidio che a uno di usura ed estorsione. ...

Alfano fa una lunga telefonata al pm Fulco

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NAPOLI - Il ministro della Giustizia telefona alla pm. È stata una lunga e affettuosa chiamata quella di Angelino Alfano a Ivana Fulco, il magistrato ...

Giustizia: Alfano telefona a pm Fulco per esprimerle solidarieta'

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Roma, 11 feb. (Adnkronos) - Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha espresso, in una "lunga e affettuosa telefonata", la propria solidarieta' al pm ...
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 09:57:07, in Magistratura, linkato 1296 volte)

G8 Maddalena/ Palamara: Rispettare il lavoro dei magistrati

11:48 - POLITICA- 11 FEB 2010

Anm difende giudici dopo attacco Berlusconi: non delegittimare

Roma, 11 feb. (Apcom) - Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, chiede rispetto per il lavoro dei magistrati dopo le critiche lanciate ieri dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in merito alle indagini che coinvolgono Guido Bertolaso sugli appalti per il G8 alla Maddalena. La magistratura non deve essere trascinata sul terreno delle contrapposizioni politiche che non le appartengono - ha detto Palamara arrivando ad un convegno presso la Biblioteca del Senato -. Non entro nelle inchieste in corso ma chiedo rispetto per il lavoro dei magistrati". Riteniamo di svolgere il compito che ci viene assegnato dalla Costituzione - ha aggiunto il presidente dell'Anm - ci sono poi delle inchieste ma le valutazioni sui processi vanno fatte nelle aule giudiziarie e non fuori. Non mi permetto di commentare atti che non conosco ma è importante non delegittimare il lavoro della magistratura anche quando le inchieste riguardano pubblici amministratori. Sono indagini delicate - ha concluso - ma la magistratura saprà rispondere nelle sedi opportune".

Palamara: rispetto per lavoro magistrati

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(ANSA) - ROMA, 11 FEB - ''La magistratura non puo' essere trascinata sul terreno della contrapposizione politica che non le appartiene''. ...

G8 Maddalena/ Palamara: Rispettare il lavoro dei magistrati

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Roma, 11 feb. (Apcom) - Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, chiede rispetto per il lavoro dei magistrati dopo le critiche lanciate ieri dal presidente ...

Processo breve/ Anm: Sarebbe sconfitta Stato,sistema in ginocchio

Virgilio - ‎18 ore fa‎
Roma, 11 feb. (Apcom) - Luca Palamara, presidente dell'Anm, ribadisce la contrarietà della magistratura nei confronti del ddl sul processo breve. ...

Palamara: rispetto per lavoro magistrati

Panorama - ‎20 ore fa‎
(ANSA) - ROMA, 11 FEB - ''La magistratura non puo' esseretrascinata sul terreno della contrapposizione politica che nonle appartiene''. Così Luca Palamara. ...
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:26:55, in Magistratura, linkato 1322 volte)
Nota bene: Gioacchino Genchi dal convegno di Idv  e su Facebook è ad Armando Spataro che tentava di insegnare a lavorare, solo per questo per me merita uno speciale capitolo di reato. Purtroppo siamo a carnevale, ma è la gente ignorante che lo prende sul serio ed è  per questo che ritengo l'omino dei Marshmellow un personaggio pericoloso. Oltre al fatto che oggettivamente lo è, pericoloso. L.M.

BERLUSCONI: PROCURA MILANO
CHIEDE GIUDIZIO IMMEDIATO PER TARTAGLIA



 

(ASCA) - Milano, 11 feb - Giudizio con rito immediato per Massimo Tartaglia, l'uomo che nel dicembre scorso aveva aggredito Silvio Berlusconi colpendolo con una miniatura del Duomo di Milano. E' la richiesta che il procuratore aggiunto Armando Spataro ha inoltrato oggi all'ufficio gip del Tribunale di Milano.

L'accusa contestata a Tartaglia e' di lesioni gravi, con l'aggravante dell'offesa nei confronti di pubblico ufficiale e della premeditazione.

L'uomo e' attualmente ricoverato in una comunita' terapeutica dopo essere stato detenuto nel carcere di San Vittore e nel reparto di psichiatria dell'Ospedale San Carlo.


11-02-10 - fcz/mcc/ss
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:23:43, in Magistratura, linkato 1423 volte)
G8: GIP FIRENZE, ANCHE AUTO E SESSO PER AFFIDAMENTO APPALTI
 

(ASCA) - Firenze, 11 feb - Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaoli avrebbero ricevuto dall'impreditore Diego Anemone ''anche tramite persone e societa' a lui riferibili e collegate'' varie ''utilita''' per ''aver compito atti contrari ai propri doveri di ufficio connessi all'affidamento e alla gestione'' di appalti ''tutti assegnati a societa' riferibili'' ad Anemone.

Lo afferma il Gip di Firenze Rosario Lupo, nell'ordinanza con cui ha disposto l'arresto dei quattro nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.

Tra gli appalti citati nell'ordinananza ci sono la ristrutturazione dello stadio centrale del tennis del Foro italico a Roma, il completamento dell'aeroporto internazionale dell'Umbria a Perugia, il quarto lotto di interventi infrastrutturali per il palazzo della conferenza e area delegati alla Maddalena in occasione del G8, la realizzazione del nuovo Museo dello Sport a Tor Vergata.

Tra le ''utilita''' che sarebbero state ricevute dai tre pubblici ufficiali, il Gip elenca la ''messa a disposizione di Balducci dell'autovettura BMW serie 5'' e di una Fiat 500 per la moglie, di un ''divano e due poltrone'' per un immobile di proprieta' a Montepulciano (Si), di lavori di manutenzione e riparazione di immobili di proprieta' a Roma e Montepulciano, ''dell'assunzione lavorativa di Balducci Filippo, figlio di Angelo''. Per De Santis il Gip annota ''prestazioni sessuali a pagamento'' e una ''fornitura di mobili'' e per Della Giovampaola ''prestazioni sessuali a pagamento'' e la ''messa a disposizione'' di ''due autovetture Bmw''.

afe/mcc/ss

ultimora

MELONI, BERTOLASO GRANDE ITALIANO E BUON ESEMPIO PER LA GIOVENTU'

PD, CINISMO AFFARISTICO. L'AQUILA PRETENDE SUBITO VERITA'

BERTOLASO, NESSUN INCONTRO SESSUALE SOLO FISIOTERAPIA

BONDI, DI PIETRO NON E' DEGNO NEANCHE ALLACCIARE SCARPE A BERTOLASO

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BERTOLASO, CHIARIRO' TUTTO. MAI INGANNATO GLI ITALIANI

BERTOLASO, SOLO GROSSO EQUIVOCO

COSTANTINI (IDV), SUBITO COMMISSIONE D'INCHIESTA IN ABRUZZO

SINDACO ASSISI, DIFENDO BERTOLASO SENZA SE E SENZA MA

CHIODI, SENZA DEROGHE IMPOSSIBILE AFFRONTARE EMERGENZE

GIP FIRENZE, DA DEFINIRE RUOLO PERSONAGGI RILIEVO ISTITUZIONALE

PD, CINISMO AFFARISTICO. L'AQUILA PRETENDE SUBITO VERITA'

COSTANTINI (IDV), SUBITO COMMISSIONE D'INCHIESTA IN ABRUZZO

SINDACO ASSISI, DIFENDO BERTOLASO SENZA SE E SENZA MA

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PEZZOPANE, NOSTRO TERREMOTO SERVIVA AD ARRICCHIRE QUALCUNO

CHIODI (ABRUZZO), A RISCHIO CHIUNQUE GESTISCA UN'EMERGENZA

CIALENTE, IMPRENDITORI RICOSTRUZIONE L'AQUILA SONO SCIACALLI

SASE UMBRIA, INCHIESTA NON COMPROMETTA LAVORI AEROPORTO (2)
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:12:04, in Magistratura, linkato 1390 volte)

L'INTERCETTAZIONE

«Festa per Bertolaso »|Leggi
Berlusconi: pm si vergognino

18:55  CRONACHEIl gip: «Per il sottosegretario prestazioni sessuali "offerte" dall'imprenditore Anemone in cambio di favori sugli appalti». Il legale: «Un grande equivoco» Commenta

Il premier: «Bertolaso non si tocca. Aveva male alla schiena...».
E lui: «Accusa infamante»
  S.p.a o spa? di Fregonara-Meli

 

E il procuratore Toro, indagato: «Vorrei lasciare la magistratura, resisto per mio figlio»

«Per Bertolaso una cosa megagalattica»

Il Gip: prestazioni sessuali «offerte» da Anemone. L'avvocato del sottosegretario: «C'è un grande equivoco»

ROMA - L'imprenditore romano Diego Anemone, finito in manette perché ritenuto il presunto corruttore del sottosegretario Guido Bertolaso e di altri pubblici ufficiali per favoritismi negli appalti di alcune grandi opere, tra cui il G8 alla Maddalena, si era dato da fare per «organizzare una "cosa megagalattica"» in favore del Bertolaso» a base di sesso. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza. Secondo quanto si legge nel provvedimento, infatti, «il tenore delle conversazioni intercettate non pare consentire interpretazioni diverse da quella che trattasi di prestazioni sessuali di cui il Bertolaso dovrebbe usufruire presso il centro benessere riconducibile all'Anemone; peraltro, l'occasione verrà sfruttata dal Bertolaso solo in un momento successivo». In altra parte dell'ordinanza si ribadisce che nel «centro benessere Salaria sport village, riconducibile alla stessa famiglia Anemone», Bertolaso «usufruisce non solo di "massaggi", ma anche di vere e proprie prestazioni sessuali», come proverebbero diverse conversazioni intercettate. «Siamo in presenza di un grande equivoco che sarà quanto prima chiarito» afferma d'altra parte l'avvocato Filippo Dinacci, difensore appena nominato da Bertolaso.

COSTI LIEVITATI - La «cosa megagalattica» Anemone avrebbe deciso di organizzarla subito dopo un incontro avuto con Bertolaso nel settembre 2008 per comunicargli i maggiori costi previsti per l'esecuzione delle opere del G8. L'imprenditore è preoccupato per la reazione che potrebbe avere Bertolaso e, mentre gli manda un sms per fissare l'appuntamento, «si attiva per raccogliere denaro contante anche utilizzando canali insospettabili quali tale don Evaldo Biasini che, dal contenuto delle conversazioni intercettate, risulta occuparsi di opere di beneficenza in Africa». Sempre dalle intercettazioni, risulta che l'incontro tra Anemone e Bertolaso c'è stato e ha avuto «esito positivo», come riferisce l'imprenditore il 21 settembre 2008 alla moglie e a Mauro Della Giovampaola, pure lui arrestato, un funzionario della struttura di missione per il G8.

IL PROCURATORE TORO - Nel frattempo il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, iscritto nel registro degli indagati sempre per il caso degli appalti della Protezione civile, fa sapere di essere tentato dal lasciare la magistratura, ma non se la sente «perchè c'è di mezzo mio figlio». Nel suo ufficio, un via vai di colleghi ed amici ha scandito le sue prime ore a piazzale Clodio. Prima di uno sfogo, con le lacrime agli occhi, con i giornalisti, Toro ha restituito al procuratore Giovanni Ferrara la delega di coordinamento delle inchieste sulla pubblica amministrazione. «Non avevo segreti da rivelare - ha detto - io e mio figlio non abbiamo mai conosciuto Angelo Balducci e Diego Anemone; tantomeno abbiamo avuto contatti con loro tramite altre persone. Bertolaso l'ho visto solo una volta in una occasione ufficiale». «Posso dire - ha aggiunto - che la sola persona che conosce mio figlio è l'avvocato Edgardo Azzopardi (il cui colloquio con uno degli indagati ha determinato il coinvolgimento di Toro e del figlio Camillo nell'inchiesta di Firenze, ndr) sul quale non voglio dire nulla». Il magistrato romano ed il figlio sono indagati per rivelazione del segreto d'ufficio. A Camillo Toro è contestato anche il favoreggiamento personale.

Segue...

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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:00:59, in Magistratura, linkato 1606 volte)
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11/2/2010 (17:25)  - IL CASO

Confiscato l'Atleta di Lisippo
La statua contesa tra Italia e Usa

Il gip: dovete ridarci la scultura
Ma il Getty annuncia il ricorso

Il gip del Tribunale di Pesaro, Lorena Mussoni, ha disposto la confisca della statua bronzea dell’Atleta Vittorioso, attribuita allo scultore greco Lisippo, il più importante bene archeologico conteso fra Italia e Usa. La statua era stata ripescata nel 1964 al largo di Fano (Pesaro Urbino), forse in acque internazionali, ed era poi finita dieci anni anni dopo al Paul Getty Museum di Malibu. La sentenza del gip dispone il sequestro della scultra «attualmente al Getty Museum o ovunque essa si trovi». Seguono poi 37 pagine di motivazioni. La trattativa tra Italia e Usa per l’Atleta del Lisippo, a lungo al centro del braccio di ferro tra Italia e Getty che ha portato alla restituzione di 40 capolavori esportati illegalmente, era stata all’epoca sospesa proprio in attesa del giudizio del tribunale italiano.

Il museo californiano ha sempre sostenuto che non ci sarebbero prove dell’appartenenza all’Italia. La vicenda è approdata al tribunale di Pesaro per un esposto presentato il 4 aprile 2007 dall’associazione culturale "Le Cento Città" alla procura di Pesaro per violazione delle norme doganali e contrabbando. È stato il pm Silvia Cecchi ha chiedere la confisca della statua, sanzione accessoria applicabile anche quando il reato è prescritto. Dopo un primo diniego del gip, il pubblico ministero ha fatto ricorso con l’Avvocatura dello Stato. Il 9 giugno 2009 il nuovo gip Lorena Mussoni aveva dichiarato il bronzo bene «patrimonio indisponibile dello Stato», decidendo di far andare avanti il procedimento. Secondo il presidente delle "Cento Città" Alberto Berardi «è una vittoria storica, ma soprattutto è il successo della legalità e della moralità contro la forza del denaro».

Hanno festeggiato stappando una bottiglia di spumante davanti al Tribunale di Pesaro, appena è arrivata la notizia dell’ordinanza di confisca dell’Atleta di Lisippo, i partecipanti al sit in che da settimane si riunisce in occasione di ogni tappa del procedimento legato alla statua. «Quella che sembrava una battaglia impossibile, grazie alla tenacia di pochi è stata vinta - osserva il consigliere regionale Giancarlo D’Anna (An-Pdl), che con l’associazione Nuova Italia ha affiancato "Le Cento Città"-. Ora finalmente si aprono prospettive serie e vere di restituzione della statua da parte della fondazione Getty». Una restituzione che «permetterebbe di allargare l’offerta culturale e turistica, volano della nostra economia».

La Fondazione Getty, però, ha annunciato che farà ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del gip di Pesaro, che ha ordinato la confisca del bronzo attribuito a Lisippo.

La Stampa

Leggi anche:

+ L'Atleta di Lisippo, 46 anni di battaglie
 
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