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 islamic woman .. by afp & me ... di Lunadicarta
 
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E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.

Paolo Borsellino
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/02/2010 @ 16:11:02, in Sindacati Giustizia, linkato 1433 volte)
Giustizia Quotidiana

Presidio alla Rai dei Lavoratori della Giustizia


Roma 23 febbraio 2010


No, non si può mancare a questi appuntamenti importantissimi per il comparto dei Lavoratori Giudiziari alle prese con il "contratto integrativo", che giungono fino alle porte di "Mamma Rai" per fare udire il loro appello.
Non si può mancare neppure se hai la febbre, come la sottoscritta oggi, che egualmente ha voluto portare un proprio contributo.
Mi scuserete se i video non sono perfetti..

Di seguito un primo brevissimo video intervento per la presentazione dell'iniziativa, e subito a seguire  il video dell'intervista a me rilasciata da Giovanni Martullo, del Coordinamento Nazionale RdB Cub Giustizia.





Nota tecnica: ancora non sono riuscita a comprendere il perché il mio pc non legga i video  scaricati dalla telecamera. Non sembra trattarsi di un problema di plugin. Questa stranezza però non mi consente una vera lavorazione del video, che è grezzo e senza tagli.

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http://www.giustiziaquotidiana.it/public/rdbcub_presidiorai.jpg

Presidio alla Rai e presso i Media dell'Informazione

Per una giustizia rapida ed efficiente.
Per la valorizzazione e riqualificazione del personale e per le nuove assunzioni
Contro i tagli indiscriminati
Per investimenti adeguati ed un progetto di rilancio che riporti al centro il servizio pubblico.

Lavoratori Uffici Giudiziari di Milano

Update: negli stessi orari i Lavoratori degli Uffici Giudiziari di Milano svolgeranno la propria protesta presso la sede del Corriere della Sera in via Solferino - Milano.

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Di Loredana Morandi (del 22/02/2010 @ 18:39:49, in Osservatorio Famiglia, linkato 1290 volte)
Le agenzie riportano una ottima operazione di polizia postale del compartimento "Veneto" e questi titoli mi ispirano sempre il cuore alla speranza. Ecco la news.

Pedopornografia, due arresti
Blitz in tutta Italia: 41 indagati


Due persone sono state arrestate e 41 sono indagate in diverse città nell'ambito di una maxi-inchiesta su video e foto dal contenuto pedopornografico. Ad effettuare l'operazione è stata la Polizia postale e delle Comunicazioni del compartimento "Veneto". Le indagini hanno portato alla cattura dei due, accusati di detenere una grande quantità di materiale legato alla pedopornografia.
L'indagine, informa una nota, effettuata con accertamenti tecnico-informatici e operazione "sottocopertura nella Rete", ha permesso dunque di mettere sotto indagine 41 persone, di accertare il funzionamento dei sistemi di vendita online del materiale e di ricostruirne il flusso finanziario, reperendo utilissimi elementi alla cooperazione internazionale di Polizia.
Nella vicenda sono stati impegnati oltre 150 uomini in varie provincie italiane, si sono effettuate numerose perquisizioni e si è sequestrata una gran quantità di materiale informatico. 19/2/2010

Ma ciò che è auspicabile è un severo "cambiamento", lo stesso che avviene già in Germania ed è allo studio in Francia.

Pedopornografia: Berlino cambia misure
Legge blocca-accessi sara' abrogata, si punta a oscuramento siti

(ANSA) - BERLINO, 19 FEB - La Germania avra' da lunedi' una nuova legge anti-pedopornografia sul web ma il governo sta gia' pensando d'introdurne un'altra. La legge firmata mercoledi' dal presidente della Repubblica Koehler mira a bloccare l'accesso ai siti illegali. Ma la Cdu-Csu della Merkel, piu' in linea con gli alleati liberali, e' decisa ad eliminare i siti piuttosto che vietarne l'accesso. Al posto della nuova legge, quindi, ci sara' una serie di regolamenti in linea con il nuovo principio.

Perché, come io ho sempre sostenuto, gran parte della pedopornografia è di produzione giapponese, paese questo che punisce la produzione e non la detenzione di materiale (audio video fotografico) sui minori. Di ciò potete leggere un interessante articolo su Crime Blog.

Pedofilia e pedopornografia in aumento in Giappone

Giorni fa abbiamo fotografato la situazione pedofilia online in Bulgaria, ritenuta un fenomeno in netta crescita rispetto agli anni precedenti. Il motivo, secondo gli esperti, è da attribuire ad una mancanza legislativa sull’uso di internet, indietro rispetto all’Unione Europea e gli Stati Uniti.
Una situazione simile si sta verificando in Giappone, dove i crimini relativi alla produzione e alla distribuzione di materiale pornografico infantile sono esponenzialmente aumentati, stabilendo un record risprtto agli ultimi anni.
Solo qualche cifra: le vittime di violenza sessuale sono salite del 21,6% rispetto al 2008 e anche i reati perpetrati attraverso internet sono aumentati del 50%. Crescita del 38,3% per i reati legali alla pornografia infantile.
Anche in questo caso parte della colpa si può attribuire ad un vuoto legislativo: la pedopornografia non è mai stato considerato un grande tabù in Giappone e solo a partire dal 2000 il governo sta prendendo seriamente la questione. Segue ...

Occorre però una rettifica a quanto sostenni in precedenza, perché la pedopornografia non naviga solo sulle rotte del Fansub italiano, anche se è proprio una parte del fansub, che ne copre la post produzione e diffusione sulle reti del file sharing Torrent ed Emule.

E' di oggi un articolo di Giampaolo Pansa per "Il Riformista", che intitola "L'affarismo è il nuovo terrorismo". Esatto, mai definizione più appropriata sposa il caso pedopornografia in Italia: Infatti è la rampante pornografia commerciale a fare propria questa fetta di mercato. Lo abbiamo ben visto nella vicenda dello scandalo di Università Federico II di Napoli, lo sfruttamento dei server universitari ad opera di un sito del porno e delle sue chat hard in rete IRC, da me scoperto nel corso dell'acquisizione violenta del power share di una antica crew di post produzione illegale dedita all'autoproduzione di pornografia.


Con la più totale semplicità io dichiarai anni fa: "Sposate la campagna per una moralità immediatamente ravvisabile nel vostro comportamento", oggi come allora è in quest'ottica che devono essere inquadrate le iniziative "selvagge" del file sharing spacciato per "sviluppo sostenibile", perché è intollerabile che 1 solo sito pornografico metta in scacco una Procura della Repubblica ed uno dei più grandi Provider italiani.

Questi sono gli interessi di Pirate Bay in Italia, che per i fatti di cui narro è impunita, anche se il suo rampantismo a spese della Procura di Bergamo officiante il sequestro italiano è stato punito con giustizia dalla Suprema Corte di Cassazione. E gli interessi, meno evidenti, del cd "Partito Pirata", che offre una "rete di navigazione "anonimizzata" a tutti i suoi utenti e così raduna schiere di scambisti pedofili.

Facebook: Oggi un collaboratore esterno del Corriere della Sera ha scoperto e fatto oscurare un gruppo di facinorosi "Contro le disabilità dei ragazzi Down".

Io, che seguo da mesi su facebook le prodezze di 8 tra i pedofili più famosi del web (ivi compresi il processo di Reggio Emilia e i sostenitori del "condannati" in Cassazione su Torino) ieri ho scoperto una donna, stalker ai miei danni, che alberga un gruppo facebook abitato da centinaia di ragazzini di etnia euro/asiatica.  Un'altra di cui conosco i precedenti,  amica virtuale della prima, è una vittima - carnefice che torna e ritorna a rischio e pericolo d'altri sul luogo intellettuale dello stesso identico delitto, per il non avere la capacità morale di distaccarsene.


Però ancora non vedo i "nostri" all'orizzonte, mentre attendo di conoscere il pm cui consegnerò tutto il materiale delle indagini cui sono stata costretta da una persecuzione iniziata quasi 24 mesi fa...

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 22/02/2010 @ 16:33:43, in Magistratura, linkato 1568 volte)
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI


                                              
 
Stiamo assistendo ormai da troppo tempo ad una progressiva agonia della giustizia in Italia, di cui si lamenta ripetutamente e da tutte le parti la lentezza e l'inefficienza.

Tuttavia, a fronte della necessità di adottare riforme organiche e volte ad affrontare e risolvere le disfunzioni del sistema giudiziario, come richiesto dall'’ANM attraverso concrete ed analitiche proposte, quotidianamente si verificano assurdi attacchi all'’esercizio della giurisdizione, sia da parte della politica che degli stessi operatori del settore, che ne provocano l'’ulteriore delegittimazione.

Quasi come un paradosso, mentre il governo rappresenta all'’opinione pubblica, quale riforma urgente, l'approvazione di una legge che determina l'estinzione del giudizio penale all'esito del decorso di un lasso temporale, l'avvocatura penale indice uno sciopero contro i magistrati del Tribunale di Nola che vengono accusati di voler celebrare celermente i processi  con imputati detenuti.

Non sembra inutile ricordare che presso il Tribunale di Nola sono in corso importanti processi di criminalità organizzata con un numero rilevante di imputati, trattandosi di circondario ove è presente una densità criminale  tra le più significative del territorio italiano. 

In tale contesto lo svolgimento in tempi rapidi dell'’attività dibattimentale nel rispetto delle regole processuali, proprio nei procedimenti con detenuti che destano maggiore allarme sociale, impone un impegno comune degli operatori nell'interesse della collettività e degli stessi imputati.

Stupisce come l'’avvocatura non dimostri la dovuta sensibilità a tali esigenze ed indica una protesta contro la magistratura nolana, colpevole di celebrare troppe udienze, cioè di compiere ogni sforzo per arrivare alla conclusione del processo in tempi ragionevoli.

L'ANM esprime piena e convinta solidarietà ai magistrati del Tribunale di Nola e respinge con fermezza l'incredibile protesta dell'avvocatura penale.
                                                                                                                    
La Giunta Esecutiva Centrale

Leggi il Documento della Camera Penale di Nola

... dalla Stampa locale ...

Caos Tribunale, dossier a Presidente     

NOLA - Questo pomeriggio, il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola Enrico De Sena, ha consegnato al Presidente del Tribunale Giovanni Fragola Rabuano il dossier sulle carenze degli uffici giudiziari del settore penale e civile del Tribunale di Nola.

Un corposo rapporto dell’avvocatura nolana per segnalare ed evidenziare, prima ancora di denunciare, i ritardi e i disservizi del servizio giustizia nel Circondario del Tribunale di Nola, quindi su un territorio composto di un vasto hinterland (34 Comuni e oltre cinquecentomila anime) che dai confini con l’avellinese si estende fino alle porte del capoluogo.

Carenze, lentezze, inefficienze, viste dalla parte degli utenti. Mancanza di personale di cancelleria, di magistrati, carenza di apparecchiature e strutture: una mappa dettagliata della Giustizia-lumaca, fatta di tanti piccoli-grandi lacci e pesi, che le impediscono di scattare e di viaggiare a un’andatura spedita. “Con la presentazione di questo documento, il Consiglio ha inteso portare a termine una iniziativa importante e forte che ha come scopo quello di denunciare in modo sempre costruttivo tutta una lunga serie di problemi, piccoli e grandi, che quotidianamente rallentano e condizionano la efficienza e l’efficacia del servizio Giustizia e che contribuiscono a imprimere un ritardo nell’esercizio della Giurisdizione civile e penale del Tribunale di Nola – ha affermato il presidente del Consiglio Forense di Nola Enrico De Sena –.

Il dossier è stato il risultato di mesi di attività durante i quali tra gli Avvocati del nostro Foro sono stati raccolti dati e segnalazioni relativi a carenze, ritardi e disservizi”.”Questa iniziativa – continua il presidente De Sena, che è anche componente laico del Consiglio giudiziario presso la Corte d’Appello di Napoli – si inserisce nel solco della continuità dell’azione di impulso e di stimolo che il Consiglio Forense di Nola e l’Avvocatura nolana hanno sempre avuto come modus agendi rispetto ai problemi del servizio Giustizia del Tribunale di Nola. È un approccio costruttivo che non si limita a denunciare, ma a collaborare con le istituzioni preposte e a trovare soluzioni opportune e adeguate”.

di Redazione 18/02/2010
Anno III Numero 49 - www.ilnolano.it
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Cronaca | 22/02/2010 | ore 14.34 »

Giustizia: domani ad Ancona
protesta davanti a sede Rai



Ancona, 22 feb. - (Adnkronos) - Cgil, Uil, Flp, Rdb chiamano i lavoratori della giustizia di Ancona a manifestare domani, dalle 10 alle 12, davanti la sede della Rai del capoluogo. Nel corso della protesta saranno distribuiti volantini per spiegare ai cittadini le ragioni della lotta. Sotto accusa, spiegano i sindacati in una nota, ''sono ancora una volta, lo stato della giustizia in Italia e ad Ancona, ormai al collasso per la mancanza di personale e di investimenti per il funzionamento della giustizia stessa. Qualora non fosse risolta la situazione, il rischio e' quello di una paralisi di tutto il sistema''.
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Di Loredana Morandi (del 22/02/2010 @ 16:05:43, in Giuristi, linkato 1358 volte)
GIUSTIZIA: PENALISTI, 10 MARZO
ASTENSIONE CONTRO RITARDI DDL RIFORMA


(AGI) - Roma, 22 feb - Avvocati penalisti in astensione il prossimo 10 marzo contro la mancata calendarizzazione del ddl di riforma forense.

“Condividiamo e diamo attuazione alla volonta’ di tutta l’avvocatura italiana di proclamare lo stato di agitazione contro la mancata calendarizzazione in aula della Commissione Giustizia del Senato della riforma dell’ordinamento forense”, spiega l’Unione camere penali italiane lamentando “il grave ed intollerabile ritardo nel riprendere la discussione al Senato sul disegno di legge di riforma forense”.

“Non trova alcuna giustificazione - si legge in una nota - il ritardo rispetto ad una riforma la cui necessita’ e urgenza e’ reiteratamente oggetto del dibattito nazionale ed e’ stata sottolineata dalle piu’ alte cariche della magistratura nel corso della recente cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario”.

“L’avvocatura - sottolineano i penalisti - non intende stare a guardare, assistendo inerte al consumarsi, di anno in anno, della progressiva dequalificazione di una professione che rappresenta il baluardo costituzionale del rispetto dei diritti dei cittadini. Per queste ragioni l’avvocatura ha indetto una giornata di astensione nazionale per il prossimo 10 marzo e dato mandato alle proprie rappresentanze politiche di darvi esecuzione”. Nella stessa giornata, l’avvocatura si riunira’ a Roma per “una manifestazione nazionale, volta a richiamare di nuovo la politica al rispetto degli impegni assunti per una celere approvazione del disegno di legge”. (AGI) Com/Bas
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Di Loredana Morandi (del 22/02/2010 @ 16:01:27, in Magistratura, linkato 1330 volte)
INCHIESTA G8: PROCURA FIRENZE,
NESSUNA REPLICA A PROCURA ROMA

(AGI) - Firenze, 22 feb - Nessuna replica dalla Procura di Firenze alle parole del Procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara, pubblicate oggi dal 'Corriere della Sera'. Il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi ai giornalisti che gli chiedono se intenda fare un commento si limita a rispondere di no. "Non credo che sia opportuno - ha detto - lui ha detto le sue cose, non credo che sia il caso di rispondere".    (AGI) Sep

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«Non avrei mai pensato di dover fare un processo sui giornali»

«Firenze non ha rispettato le regole»

Ferrara, procuratore capo di Roma: indagavano dal 2008, solo l’8 febbraio ho saputo di Toro coinvolto

ROMA - «Non avrei mai pensato di dover fare un processo sui giornali...». Taciturno, schivo, per niente attratto dalle prime pagine. Pacato. Il procuratore di Roma Giovanni Ferrara non ama i riflettori, non alza mai la voce. Ma adesso si lascia andare a un lungo, amaro sfogo: ha appena finito di leggere sui quotidiani l’ultimo rapporto dei carabinieri del Ros nell’inchiesta sugli appalti per il G8 alla Maddalena in cui si raccontano le sue telefonate al procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, pochi giorni prima degli arresti della «combriccola». La prima impressione che si ricava dagli articoli è che Ferrara possa essersi prestato a chiedere informazioni da «girare» poi ad Achille Toro, il suo ex procuratore aggiunto che si è dimesso nei giorni scorsi dalla magistratura dopo essere stato indagato per corruzione, favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio per aver fornito notizie riservate al figlio Camillo. «Le notizie apparse sui giornali sono del tutto parziali e possono essere fuorvianti: sono amareggiato per questa vicenda, soprattutto per i riflessi che ha sull’onorabilità dell’ufficio che dirigo».

Originario di Saviano, in provincia di Napoli, 72 anni, sposato e felicemente nonno, Ferrara è entrato in magistratura nel ’64. Esponente di Unità per la Costituzione, la corrente di centro delle toghe, è stato anche capo dell’ispettorato del ministero della Giustizia dal 1997 al 2000, prima con Giovanni Maria Flick e poi con Oliviero Diliberto. La sua carriera ai massimi livelli della magistratura si è sempre svolta dietro le quinte. Davanti a una tazzina di caffè decide però di lasciare da parte il riserbo: «Perché ho deciso di chiarire come sono andate le cose? Per ripristinare la verità e troncare ogni ulteriore, eventuale strumentalizzazione, le cui finalità mi sono ignote», incalza. L’abituale espressione cordiale cede il passo al risentimento, alla determinazione di chi non vuole sentire fango su di sè e sul suo Ufficio. Ed ecco spuntare i fax tra lui e Quattrocchi, non solo le telefonate. «Ho chiamato il Procuratore di Firenze il 28 gennaio per sapere se era vero quello che c’era scritto sulla Repubblica. Me lo ha confermato. Ma non mi ha detto altro. Il 29 gli ho inviato un fax». Il testo con la firma di Ferrara è inequivocabile: «Facendo seguito ai colloqui in data 28 gennaio per le notizie apparse su Repubblica circa l’esistenza di procedimenti, connessi a quello su indicato e pendenti davanti a questo Ufficio, al fine di favorire la speditezza, l’economia e l’efficacia delle indagini e, soprattutto, per eventualmente coordinare con la S.V. atti di disvelamento delle indagini in corso che sono imminenti da parte di questo ufficio, pregasi voler fornire con la massima urgenza ogni utile notizia al fine di avviare un opportuno scambio di informazioni e atti». Quattrocchi risponde a Ferrara il 1° febbraio. Comunica che la Procura di Firenze «procede in ordine a reati contro l’economia e la pubblica amministrazione attinenti condotte poste in essere da imprenditori locali. Nel corso di tali indagini — aggiunge Quattrocchi — sono stati accertati fatti penalmente rilevanti afferenti talune opere pubbliche per il G8 alla Maddalena, rispetto ai quali si intravede l’opportunità di un coordinamento. Pendono presso il gip del Tribunale di Firenze richieste— specifica ancora Quattrocchi —, talune ex articolo 27 Cpp». In altre parole— recita il Codice— «misure cautelari disposte dal giudice incompetente»: Ferrara capisce da Quattrocchi che sono in arrivo arresti su fatti e personaggi romani. «Quel giorno arriva a Roma il sostituto Luca Turco, che conduce l’indagine di Firenze», ricorda Ferrara. «Incontra i miei sostituti Sergio Colaiocco e Assunta Cocomello e, siccome apprende che stavamo per fare alcune perquisizioni, ci chiede di soprassedere per evitare intralci e disvelamenti che avrebbero pregiudicato le loro indagini. Noi aderiamo e aspettiamo ulteriori contatti per coordinarci», dice Ferrara. «Nessuno si fa più sentire — incalza— e venerdì 5 la mia segretaria chiama la Procura di Firenze ma la segretaria di Quattrocchi le risponde che non è in ufficio. Ricevo invece io una telefonata da lui il lunedì 8 in cui mi comunica che sono in corso perquisizioni ed eseguite misure cautelari. Mi dice anche che avevano iscritto Achille Toro sul registro degli indagati e inviato gli atti a Perugia per competenza».

Poi altri fax tra Roma e Firenze, meno significativi. L’ultimo del 17 febbraio. E Ferrara spiega, risentito: «Mentre la Procura di Roma non conosceva l’indagine di Firenze, le notizie sulla nostra inchiesta, almeno per quanto riguarda gli abusi edilizi nei circoli con il coinvolgimento di Balducci e Anemone, era nota a tutti per i sequestri eseguiti e per il fatto che di essi si era occupato il Riesame». E ancora: «Noi non abbiamo mai saputo nulla di ufficiale di reati commessi a Roma e appresi durante le intercettazioni di Firenze che, da quanto si legge sui giornali, sono iniziate ad aprile 2008 e proseguite per tutto il 2009. Il nostro procedimento è stato iscritto come noto nel marzo 2009», aggiunge Ferrara. «Le regole della competenza vanno rispettate», ripete una, due volte. Evita di dirlo apertamente, ma si intuisce: i magistrati di Firenze avrebbero dovuto inviare subito gli atti a Roma e si sarebbero evitati problemi ed equivoci. E Toro? «Come coordinatore del gruppo, veniva informato del lavoro dai sostituti. Non è che un capo dell’ufficio può tenere per sè le informazioni. È ovvio che tutti gli elementi investigativi vanno riferiti e condivisi sia con il responsabile del pool (cioè Toro) sia con i pm che indagano», taglia corto Ferrara. Che si sofferma sulle date: «Fino a lunedì 8 febbraio nessuno sapeva che Toro fosse già indagato...».

Flavio Haver
Corriere Sera, 22 febbraio 2010
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Di Loredana Morandi (del 22/02/2010 @ 15:16:11, in Magistratura, linkato 1438 volte)
Lentezza della giustizia
         

Processo “breve” o processo “equo”? Qualche considerazione e qualche suggerimento.

1) Stato della giustizia

Come i giudici hanno da decenni denunciato, l’amministrazione della giustizia in Italia è del tutto insoddisfacente per quanto si riferisce ai tempi di durata dei processi sia civili che penali.

Con particolare riguardo a questi ultimi, si rileva che dinanzi ai vari organi giudiziari pendono oltre 3.000.000 di procedimenti: i giudici addetti al penale sono all’ incirca 3.000: ciascuno di essi ha un carico medio di circa 1.000 processi, fra i quali molti di rilevante complessità: si pensi a quelli di mafia, con numerosissimi imputati e moltissimi capi di imputazione, ai reati di corruzione e concussione, ai reati connessi con la piaga della droga, ai reati di violenza sessuale ai, reati societari, che richiedono lunghe indagini anche dibattimentali, e presentano difficili problematiche sia per quanto attiene alla ricostruzione dei fatti che alle connesse questioni di diritto.

La sproporzione fra personale addetto e carico di lavoro ha come conseguenza la eccessiva durata dei processi, che comporta sia la violazione del principio civile della celerità del procedimento penale, che la estinzione di molti reati per prescrizione, dovuta al superamento del limite massimo previsto nei vari casi dalla legge, e infine la perdita di fiducia dei cittadini nella amministrazione della giustizia, la cui reale condizione peraltro non è sufficientemente chiara a molti.

2) Processo “breve”

Per ovviare, si dice, alla paralisi, il governo ha approntato un decreto che stabilisce la durata massima dei procedimenti nei vari gradi di giudizio - in primo grado, tranne alcune eccezioni, questa è stabilita in due anni - decorsa la quale il processo si estingue: la ratio di tale provvedimento consisterebbe nell‘ intento di definire i processi entro ragionevoli tempi.

Va preliminarmente osservato che in questi casi non si dovrebbe parlare di definizione, ma di estinzione, che è ovviamente cosa ben diversa: inoltre per il rapporto giudice-procedimenti in corso, per definire in due anni ogni processo dei quasi mille affidati a ciascun giudice, questi dovrebbe esaurirne all’ incirca 50 al mese, ipotesi assurda - 50 dibattimenti, 50 decisioni, 50 sentenze scritte e depositate ogni trenta giorni è impresa degna del mitico Sisifo, non di persone che affrontano un compito molto difficile, complesso e con scarsissimi supporti, a partire dalle sedi, dal personale di cancelleria, dai mezzi tecnici e così via.

Senonché il provvedimento definito del “processo breve” sembrerebbe premiare autori di reati gravi; i diritti delle persone offese verrebbero caducati, tutto si risolverebbe in una specie di amnistia impropria: si recherebbe offesa al principio costituzionale della giustizia uguale per tutti.

Si creerebbero situazioni aberranti: si faccia il caso di un grave reato, per il quale la prescrizione sale a quindici anni: il reato in questione potrebbe obbligare il giudice ad un lungo dibattimento, necessario per acquisire le prove, espletare accertamenti giudiziari, garentire i diritti della difesa: se il giudice muore, o viene trasferito, il dibattimento deve ricominciare di bel nuovo davanti ad altro giudice: ma può anche accadere che l’ ultima, definitiva udienza caschi pochi giorni dopo lo spirare del biennio: in tali casi, i due anni sono trascorsi, il processo va dichiarato estinto, il che in pratica significa, per la seconda ipotesi innanzi prospettata, ridurre a due anni l’ originaria prescrizione di quindici anni.

La soluzione del “processo breve”, non incide affatto sul buon andamento dell’ organizzazione giudiziaria: quella che si intende apportare in tema di amministrazione della giustizia equivale ad una analoga che potrebbe essere applicata in tema di sanità pubblica: poiché le giacenze negli ospedali appaiono troppo lunghe e dispendiose, si stabilisce che, decorso un termine uguale per tutti i degenti, questi vanno dimessi, quale che sia il loro stato di salute ed il loro bisogno di ulteriori cure.

Si aggiunga che è allo studio un’ altra innovazione: il giudice non potrà più sfoltire la lista dei testimoni addotti dalla difesa; inoltre è stata abolita la possibilità di esibire in giudizio una sentenza passata in giudicato che sia attinente ai fatti per cui si procede; appare quanto meno strano che il legislatore che si preoccupa di abbreviare la durata del processo penale vari questi ritocchi che servono esclusivamente ad allungarlo.

Non è con questi mezzi che si sveltiscono i processi, così si premiano i rei e si bistrattano gli offesi: ben altre sono le possibili soluzioni da adottare, invano da tempo sollecitate dai magistrati e da altri oculati operatori del diritto.

3) Che fare?

Anzitutto, va riformato il codice di procedura penale, che ha sostituito il vecchio codice di rito: il nuovo codice doveva sveltire la procedura secondo il modello accusatorio, abbandonando il vecchio, odioso rito inquisitorio, doveva quindi essere snello e agevole, ed invece tanto per cominciare ha all’ incirca un centinaio di articoli in più del precedente.

Mossi dal legittimo intento di offrire il massimo di garanzia all’imputato, si è costruito un coacervo di strettoie, eccezioni, ricorsi, un duplicato di giudizi preliminari del tutto inutili, di guisa che la difesa ha facile gioco a rinviare a tempo da destinarsi la definizione del processo - questo, beninteso, a favore di quegli imputati che possono permettersi un difensore che alla capacità professionale unisca, legittimamente, la richiesta di adeguato compenso: per i poveracci, che affollano le patrie galere, quasi sempre per reati di poco rilievo, le lungaggini dipendono esclusivamente dalla farraginosa struttura del carrozzone giudiziario.

A riformare il quale si dovrebbero poi rivedere le circoscrizioni giudiziarie, abolendo drasticamente quei tribunali che non rispondono a reali esigenze di buon funzionamentio della giustizia, sorti nel passato in ordine sparso sul territorio per soddisfare spesso esclusivamente esigenze e ambizioni politico-campanilistiche: il loro accorpamento in un numero minore snellirebbe il lavoro dei giudici, oltre a costituire un sensibile risparmio di risorse e di denaro.

E’ poi necessaria una riforma approfondita per ridurre le ipotesi di reato, e destinare all’ esame dei giudici togati solo quei fatti che rivestono un carattere di pericolosità sociale e meritano di essere puniti con pene adeguate (chi scrive, in Cassazione, da presidente di sezione, alternava ad esempio ponderosi ed impegnativi processi di corruzione e di contrabbando di oli minerali a carico di alfi gradi della finanza e di noti petrolieri, con contravvenzioni per modesti eccessi di velocità di natanti nei canali di Venezia).

I magistrati sono pochi rispetto all’ aumento graduale delle condotte penalmente rilevanti, all’ apparire di nuove figure di reati, alla necessità di contrastare fenomeni di deriva sociale che richiedono, per la loro soluzione, mezzi ben superiori a quelli odierni: in molti Tribunali mancano anche i soldi per le più semplici esigenze materiali, che tuttavia incidono sui tempi processuali.

In piena era tecnologica, molte delle attuali procedure in tema di notifiche, avvisi e comunicazioni alle parfi andrebbero modificate radicalmente, con risparmio di tempo e di personale: quest’ ultimo dovrebbe essere congruamente potenziato, allo scopo di fornire al magistrati quel supporto indispensabile per accelerare il loro lavoro.

Per finire, sarebbe auspicabile che si ponesse termine alla campagna denigratoria da alcun tempo in atto nei confronti dei giudici; forse non incide sulla durata dei processi, ma certamente genera un clima di rancore e di sfiducia verso quei magistrati che desiderano compiere il loro difficile dovere con un minimo di armonia.

Gabriele Battimelli
Presidente di Cassazione a riposo

Il Messaggero, 21 febbraio 2010
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=92215&sez=HOME_MAIL
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Di Loredana Morandi (del 21/02/2010 @ 09:31:16, in Politica, linkato 1323 volte)
Il Pdl torna alla carica

"Inchiesta parlamentare
sulla magistratura"

Proposta di legge che riprende un'idea del 2001

FRANCESCA SCHIANCHI

ROMA - Una commissione parlamentare d’inchiesta, venti deputati e venti senatori in carica per un anno per scoprire se esiste un uso politico della giustizia. E’ la proposta di legge presentata da due parlamentari del Pdl e già bocciata da tutte le opposizioni, dal Pd all’Idv all’Udc, e dall’Associazione nazionale magistrati. La proposta in cinque articoli, presentata dai deputati berlusconiani Jole Santelli e Giorgio Stracquadanio e anticipata ieri dal «Fatto Quotidiano», prevede la creazione di una commissione col compito di accertare «lo stato dei rapporti tra forze politiche e magistratura», «se esistano correnti interne alla magistratura organizzate in funzione di preponderanti obiettivi politici o ideologici» e ancora se ci siano stati casi concreti di esercizio dell’azione penale «in modo selettivo, discriminatorio ed inusuale».

Indagine da svolgere, ovviamente, con gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria: acquisizione di atti, testimonianze, documenti. «Quando esiste un dibattito su certe questioni che attengono alla storia del nostro Paese, non è sufficiente parlarne solo a mezzo stampa: occorre usare gli strumenti parlamentari a disposizione», motiva la proposta la Santelli, che sottolinea la data di presentazione, il 3 febbraio scorso, per mostrare «che non era nelle intenzioni di chi la proponeva riferirsi agli accadimenti successivi e attuali». «Si tratta di capire se c’è un problema di uso politico della giustizia e una volta che il quadro è chiaro questo può servire anche per una serie di riforme», spiega il collega Stracquadanio, che promette di insistere, dopo le Regionali, «perché il gruppo la faccia propria e la metta al più presto all’ordine del giorno».

La convinzione dell’esistenza di un uso politico della giustizia, si sa, non è nuova tra i berlusconiani. E infatti il testo ne riprende uno già presentato nel 2001, due legislature fa, da Fabrizio Cicchitto, attuale capogruppo del Pdl, e Michele Saponara, oggi componente del Csm. Oggi come allora, la proposta scatena reazioni negative. A cominciare dall’Anm: «È singolare che invece di concentrarsi sulle riforme nell’interesse dei cittadini, la politica pensi solo a situazioni che nulla hanno a che vedere con questi temi e che rischiano solo di condizionare il lavoro dei giudici», commenta critico il presidente Luca Palamara. «Non abbiamo bisogno di parlamentari che indaghino sui giudici per come fanno il loro lavoro. Abbiamo bisogno di giudici lasciati in pace a lavorare», sostiene Antonio Di Pietro di Idv. «Un’idea un po’ datata rispetto agli ultimi eventi», commenta Michele Vietti, capogruppo dell’Udc in commissione Giustizia alla Camera: «La politica pensi a rafforzare se stessa, non a fare le pulci ai magistrati, che per quanto sbaglino sbagliano meno della politica».

Parere negativo anche dalle parti del Pd: «E’ una vera ossessione. Può essere che il presidente del Consiglio e la sua maggioranza non pensino ad altro?», sbotta il vicepresidente dei deputati Alessandro Maran. «Dopo le leggi ad personam siamo alle commissioni ad personam, mentre all’Italia servirebbero proposte di riforme», ironizza il responsabile Giustizia Andrea Orlando.
Il presidente della sezione penale del tribunale lametino Pino Spadaro qualche giorno fa in una lettera aperta aveva lanciato un appello alla mobilitazione delle istituzioni per la legalità, in sintonia con quanto oggi sostengono Palamara e il sindacato nazionale magistrati.

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 21/02/2010 @ 09:26:00, in Magistratura, linkato 1261 volte)
ANM: Palamara solidale con il procuratore Vitello


Lamezia Terme - «È essenziale che oggi tutte le istituzioni e la società civile siano vicine, non soltanto con le parole ma con i fatti, ai magistrati che con il loro quotidiano e coraggioso lavoro operano in queste difficili realtà». È l'appello lanciato dal presidente Luca Palamara e dalla giunta nazionale dell'Anm, l'Associazione nazionale magistrati, dopo la lettera minatoria con una cartuccia da lupara ricevuta dal procuratore della Repubblica di Lamezia Terme Salvatore Vitello due settimane fa.
«Intendiamo far sentire la nostra vicinanza», scrive la giunta di Anm non riferendosi solo a Vitello, «ai colleghi impegnati a garantire la legalità in contesti caratterizzati da livelli elevati di criminalità. Il sostegno alla loro azione è un preciso dovere per chi vuole costruire un futuro migliore per il nostro paese».
Infatti a Lamezia lo scorso anno nove magistrati del tribunale lametino, inquirenti e giudicanti, ricevettero lettere minatorie imbottite di proiettili calibro 9. Oggi questi giudici sono sotto scorta, ma nonostante l'intimidazione al nuovo procuratore Vitello arrivato da Roma sei mesi fa, nessun consiglio dei ministri s'è tenuto a Lamezia o a Catanzaro. E fino a ieri la giunta regionale di Anm non ha pubblicato alcun documento di sostegno e solidarietà nei confronti del loro collega Salvatore Vitello.
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