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Il giudice non dovrebbe essere giovane; dovrebbe aver imparato a conoscere il male non dalla sua anima, ma da una lunga osservazione della natura del male negli altri; sua guida dovrebbe essere la conoscenza, non l'esperienza personale.

Platone
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/02/2010 @ 13:03:40, in Magistratura, linkato 1504 volte)
Una bellissima iniziativa.

A Rimini i magistrati
parlano di ‘giustizia’
con gli studenti



Si è svolto questa mattina, all’interno dell’aula Falcone e Borsellino del tribunale di Rimini, un dibattito aperto sui temi della “giustizia” e della situazione a Rimini e in Italia.
Presenti gli studenti delle scuole "P. Gobetti"di Riccione, "L. Einaudi" e l'I.T.I.S. Iti di Rimini. L’incontro è stato aperto dalla proiezione di un filmato dal titolo”senza Giustizia”, contenete in sintesi i dati di interesse relativi alla situazione di alcuni importanti Uffici Giudiziari mettendo in particolare evidenza gli aspetti problematici delle condizioni lavorative del personale di magistratura ed amministrativo. La giornata è stata organizzata dall’Associazione Nazionale Magistrati sezione di Rimini.

Vedi anche il servizio video allo stesso link.

Alta Rimini
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Di Loredana Morandi (del 19/02/2010 @ 17:52:27, in Magistratura, linkato 1313 volte)


Ciancimino forse testimone

nel processo per l'omicidio Calvi


di: Antonio Rispoli per JulieNews

ROMA - Il prossimo 2 marzo si aprirà a Roma il processo di assise di appello per l'omicidio del banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra. Ma voci insistenti anticipano l'intenzione della Procura Generale di chiedere una integrazione probatoria con l'esame testimoniale di Massimo CIancimino. Infatti, nelle sue dichiarazioni, il figlio dell'ex sindaco di Palermo ha accennato al fatto che ilpadre gli avrebbe raccontato diverse cose in riferimento a quell'episodio.
Calvi era il Presidente del Banco Ambrosiano che nel 1982 scappò in Inghilterra, dopo il fallimento della banca e l'abbandono di tutti coloro che finora l'avevano protetto (politici, imprenditori, banche, ecc.), insieme a Flavio Carboni, finanziere legato alla Banda della Magliana. Fu poi trovato impiccato, con mattoni nelle tasche e 15 mila dollari addosso, oltre a documenti falsificati;ma finora non si è mai potuto appureare se sia stato ucciso o si sia suicidato
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Di Loredana Morandi (del 19/02/2010 @ 15:04:27, in Indagini, linkato 1528 volte)
Copio e incollo dal blog di Marco Castoro questo articolo apparso su Italia Oggi...

Genchi in casa di un killer di Falcone

31 01 2009
DA ITALIA OGGI
di STEFANO SANSONETTI

Se la volessimo semplificare, giusto un attimo prima di entrare nei dettagli, potremmo buttarla giù nel modo che segue. Gioacchino Genchi, il superconsulente informatico del pm Luigi De Magistris, ha acquistato nel corso degli anni diversi immobili un tempo appartenuti a una società che faceva capo al boss mafioso Raffaele Ganci, coinvolto nell’attentato a Giovanni Falcone del 1992. Attentato dal quale partì un’inchiesta che Genchi conosce molto bene, essendo stato più volte coinvolto al suo interno come consulente.

A questo punto, però, urgono i dettagli. Seguendo una linea cronologica dobbiamo risalire al 3 giugno del 1999. In questa data, il consulente e l’attuale moglie, Tania Hmeljak (magistrato del tribunale di Palermo), acquistano a Palermo un appartamento di 7,5 vani e 2 cantine di 5 metri quadrati l’una. Gli indirizzi sono diversi: da una parte l’appartamento, dall’altra le cantine. Tutti, però, sono accomunati dalla provenienza. Genchi e la moglie, infatti, li hanno acquistati dalla Camporeale costruzioni srl, che a quell’epoca si trovava sotto sequestro. Il motivo è semplice: la Camporeale è una società riconducibile a Raffaele Ganci, boss mafioso coinvolto nel 1992 nell’attentato in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti di scorta.

Questo legame è provato dalla richiesta di applicazione di misure cautelari che il 10 novembre del 1993 viene formulata al gip di Caltanissetta dai pm che indagavano sull’attentato a Falcone (Gianni Tinebra, Francesco Paolo Giordano, Carmelo Petralia, Ilda Boccassini e Fausto Cardella). Tra i destinatari della richiesta dei pm, oltre a Totò Riina e a molti altri boss, compariva proprio Raffaele Ganci. Figura, quest’ultima, sulla quale i pubblici ministeri, nella richiesta, si concentrano molto, perché ritenuta strategica. Nell’atto, i magistrati sostengono che pur non comparendo formalmente nella documentazione ufficiale, Ganci aveva interessi diretti nella Camporeale costruzioni srl che apparteneva a Salvatore Corso, di fatto un prestanome. Ma perché Ganci e questa srl sono strategici? Perché è proprio da un cantiere della Camporeale, all’epoca situato proprio all’indirizzo di Palermo dove oggi si erge l’appartamento acquistato da Genchi e dalla moglie, che partono le indagini del capitano Ultimo, l’ufficiale dell’Arma che ha arrestato Riina nel 1993. Come lo stesso Ultimo ha avuto modo di ricordare anni dopo, lui e la sua squadra misero sotto osservazione quel cantiere in cui spesso e volentieri Ganci si ritrovava con i suoi fedelissimi. È da lì, in sostanza, che parte tutta quella serie di osservazioni, ascolti e pedinamenti che successivamente consentono di arrestare Riina.

Insomma, rebus sic stantibus era ovvio che la Camporeale finisse sotto sequestro. Ed è proprio nel periodo in cui sulla società insiste la misura che Genchi effettua gli acquisti di immobili un tempo in pancia della srl. Acquisti che sono tanti, perché dopo quello del 3 giugno del 1999, Genchi torna alla carica. E il 15 dicembre del 2000, attraverso la sua società Csi (vedi ItaliaOggi di ieri), incamera diverse porzioni di uno stesso fabbricato, ubicato nello stesso indirizzo delle due cantine comprate l’anno prima. Questa volta si tratta di un appartamento adibito a uffici e studi privati di 6 vani, che viene acquistato dalla Camporale srl, e di un altro appartamento della stessa destinazione, di 4 vani, che viene rilevato dall’Immobiliare Sorini srl. Passa meno di un anno e il 31 luglio del 2001, sempre allo stesso indirizzo e sempre tramite la Csi, Genchi acquista dalla Camporeale anche un’autorimessa di 45 metri quadrati.

Tutti questi immobili, è il caso di ribadire, sono stati acquisiti da Genchi e dalla sua Csi dall’amministratore giudiziario della Camporeale srl nominato dal tribunale. In un secondo momento, per la precisione il 25 settembre del 2001, la società un tempo riconducibile a Ganci è stata dissequestrata. La legge sulla confisca dei beni mafiosi stabilisce che per tutto il periodo del sequestro gli stessi beni non possono essere ceduti, al massimo assegnati a qualche onlus o al comune per finalità sociali. Genchi li ha acquistati lo stesso. Ha fatto premio la circostanza che sotto sequestro c’erano le quote della società, non i suoi beni. Un cavillo, che però ha consentito al superconsulente informatico di perfezionare gli acquisti.

www.marcocastoro.it
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Di Loredana Morandi (del 18/02/2010 @ 17:23:10, in Osservatorio Famiglia, linkato 1664 volte)
Il primo atto di giustizia è riconoscere la propria iniquità. Solo in Cristo l'uomo torna ad essere giusto: così il Papa alla Messa per il Mercoledì delle Ceneri

“Il primo atto di giustizia è riconoscere la propria iniquità". L'uomo può tornare ad essere giusto solo grazie alla giustizia di Dio svelata in Cristo. Così in sintesi il Papa ieri pomeriggio durante la Messa con il rito di benedizione e imposizione delle ceneri nella basilica di santa Sabina sull’Aventino. “Iniziando una nuova Quaresima- ha detto - la Chiesa indica la conversione personale e comunitaria quale unica via per formare società più giuste, dove tutti possano avere il necessario per vivere secondo la dignità umana”. La celebrazione è stata preceduta da una processione partita dalla Basilica di sant’Anselmo.

Il servizio è di Paolo Ondarza per Radio Vaticana

Riconoscere che l’iniquità è radicata nel cuore, nel centro stesso della persona umana. E’questo il primo atto di giustizia. Benedetto XVI lo ha indicato celebrando il mercoledì delle ceneri, inizio del cammino Quaresimale. Anche ai nostri giorni – ha proseguito il Santo Padre - l’umanità ha bisogno di sperare in un mondo più giusto, di credere che esso sia possibile, malgrado le delusioni che vengono dalle esperienze quotidiane. “Nel sacrificio di Cristo, morto e risorto per la salvezza dell’uomo, si dischiude la giustizia divina profondamente diversa e più grande di quella umana perché basata sull’amore e sul perdono. “I digiuni, i pianti, i lamenti ed ogni espressione penitenziale – ha detto il Papa - hanno valore agli occhi di Dio solo se sono segno di cuori sinceramente pentiti”.
 
“La vera ‘ricompensa’ non è l’ammirazione degli altri, ma l’amicizia con Dio e la grazia che ne deriva, una grazia che dona pace e forza di compiere il bene, di amare anche chi non lo merita, di perdonare chi ci ha offeso”.
 
I quaranta giorni vissuti da Cristo nel deserto – ha proseguito Benedetto XVI – indicano all’uomo come vivere la Quaresima: in totale abbandono nella Volontà del Padre. “Inoltrarsi nel deserto” infatti – ha spiegato il Papa:
 
“Significava esporsi volontariamente agli assalti del nemico, il tentatore che ha fatto cadere Adamo e per la cui invidia la morte è entrata nel mondo; significava ingaggiare con lui la battaglia in campo aperto, sfidarlo senza altre armi che la fiducia sconfinata nell’amore onnipotente del Padre. Mi basta il tuo amore, mi cibo della tua volontà”.
 
“Non fu un atto di orgoglio, un’impresa titanica – ha detto Benedetto XVI - ma una scelta di umiltà”. Anche l’uomo è chiamato ad attraversare il deserto quaresimale per partecipare alla Pasqua nella profonda certezza di essere stato preceduto da Cristo, vincitore della morte. In questa ottica è possibile comprendere il segno penitenziale delle ceneri imposte sul capo:
 
“E’ essenzialmente un gesto di umiltà, che significa: mi riconosco per quello che sono, una creatura fragile, fatta di terra e destinata alla terra, ma anche fatta ad immagine di Dio e destinata a Lui. Polvere, sì, ma amata, plasmata dal suo amore, animata dal suo soffio vitale, capace di riconoscere la sua voce e di rispondergli; libera e, per questo, capace anche di disobbedirgli, cedendo alla tentazione dell’orgoglio e dell’autosufficienza. Ecco il peccato, malattia mortale entrata ben presto ad inquinare la terra benedetta che è l’essere umano. Creato ad immagine del Santo e del Giusto, l’uomo ha perduto la propria innocenza ed ora può ritornare ad essere giusto solo grazie alla giustizia di Dio”.
 
L’uomo è chiamato a testimoniare la giustizia di Dio, la sua indulgenza infinita, “animata da costante e universale volontà di vita”. Perdonando l’uomo, infatti, – ha continuato il Papa – è come se Dio dicesse: non voglio che tu muoia, ma che tu viva. Voglio sempre e soltanto il tuo bene”.
 
La Quaresima – ha concluso Benedetto XVI - allarga il nostro orizzonte, ci orienta verso la vita eterna. Ci fa capire che in questa terra siamo pellegrini:
 
“Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura. La Quaresima fa capire la relatività dei beni di questa terra e così ci rende capaci per le rinunce necessarie, liberi per fare il bene”.

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Corte Costituzionale

Deposito del 18/02/2010 (dalla 50 alla 56)


 
S.50/2010 del 10/02/2010
Udienza Pubblica del 12/01/2010, Presidente AMIRANTE, Redattore CRISCUOLO

Norme impugnate: Art. 637, c. 3°, del codice di procedura civile.

Oggetto: Procedimento civile - Procedimento d'ingiunzione - Domanda d'ingiunzione proposta da avvocato contro un proprio cliente per il recupero di crediti professionali - Previsione che la domanda possa essere, altresì, proposta al giudice competente per valore del luogo ove ha sede il consiglio dell'ordine al cui albo è iscritto il professionista - Ricorso per regolamento necessario di competenza proposto dall'avvocato avverso la sentenza che, definendo il giudizio di opposizione, ha dichiarato l'incompetenza territoriale del giudice adito e la nullità del decreto ingiuntivo opposto - Asserita erroneità della sentenza impugnata, in virtù della ritenuta competenza del giudice del luogo ove ha sede il consiglio dell'ordine al cui albo il ricorrente risulta iscritto al momento della proposizione della domanda monitoria, anziché del giudice del luogo ove ha sede il consiglio dell'ordine al cui albo l'avvocato era iscritto al momento della scadenza della prestazione professionale - Attribuzione ai soli avvocati della facoltà di scegliere un foro facoltativo in alternativa a quelli di cui agli artt. 18, 19 e 20 cod. proc. civ.

Dispositivo: non fondatezza
Atti decisi: ord. 155 e 156/2009
--------------------------------------------------
 
S.51/2010 del 10/ 02/2010
Camera di Consiglio del 13/01/2010, Presidente DE SIERVO, Redattore TESAURO

Norme impugnate: Art. 34 del decreto del Presidente della Repubblica 05/01/1967, n. 200.

Oggetto: Capacità giuridica e di agire - Amministrazione di sostegno - Istanza di nomina dell'amministratore di sostegno proposta al proprio consolato da cittadina italiana residente all'estero nell'interesse del marito - Funzioni e poteri, in materia di tutela, curatela, assistenza ed affiliazione, nei confronti dei cittadini minorenni, interdetti, emancipati e inabilitati residenti all'estero - Competenza del console in funzione di giudice tutelare - Omessa previsione della competenza consolare, ai fini della nomina di un amministratore di sostegno, in materia di tutela della persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche pa rziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

Dispositivo: non fondatezza
Atti decisi: ord. 208/2009
--------------------------------------------------
 
S.52/2010 del 10/02/2010
Udienza Pubblica del 26/01/2010, Presidente AMIRANTE, Redattore QUARANTA

Norme impugnate: Decreto legge 25/06/2008, n. 112, convertito con modificazioni in legge 06/08/2008, n. 133; discussione limitata all'art. 62, c. 01°, 1°, 2° e 3°.

Art. 3 della legge 22 dicembre 2008, n. 203.

Oggetto: Bilancio e contabilità pubblica - Indebitamento - Divieto alle Regioni e agli enti locali di stipulare, fino all'adozione dell'apposito regolamento ministeriale e comunque per un anno, contratti relativi agli strumenti finanziari derivati di cui all'art . 1, comma 3, del d.lgs. n. 58 del 1998, di ricorrere all'indebitamento attraverso contratti che non prevedano rimborso mediante rate di ammortamento comprensive di capitale e interessi e con un piano, nonché di stabilire piani di ammortamento superiori ai trent'anni - Autoqualificazione delle disposizioni medesime quali principi fondamentali per il coordinamento della finanza pubblica - Lamentata interferenza in ambiti regionali con norme di dettaglio, assenza di forme di coinvolgimento della Regione.

Bilancio e contabilità pubblica - Divieto assoluto di stipula di contratti relativi agli strumenti finanziari derivati e di ricorso all'indebitamento in forme diverse da quelle definite con regolamento ministeriale - Lamentata compressione del ruolo della Regione, esclusione della facoltà di ricorrere all'indebitamento per spese di investimento, compressione delle attribuzioni regionali attraverso una fonte regolamentare, assenza di adeguato coinvolgimento della Regione - ISTANZA DI SOSPENSIONE

Bilancio e contabilità pubblica - Sostituzione dell'art. 62 del d.l. 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge n. 133 del 2008 - Divieto alle Regioni e agli enti locali di stipulare contratti relativi agli strumenti finanziari derivati, fino alla data di entrata in vigore del regolamento ministeriale che individui la tipologia dei contratti relativi agli strumenti finanziari derivati che gli enti possono concludere e indichi le componenti derivate, implicite o esplicite, che gli stessi enti hanno facoltà di prevedere nei contratti di finanziamento - Prevista possibilità di ristrutturare il contratto derivato a seguito di modifica della passività alla quale il medesimo contratto derivato è riferito, con la finalità di mantenere la corrispondenza tra la passività rinegoziata e la collegata operazione di copertura - Natura di principio fondamentale per il coordinamento della finanza pubblica, delle norme predette

Dispositivo: non fondatezza - inammissibilità - cessata materia del contendere
Atti decisi: ric. 70, 86/2008; 19/2009
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O.53/2010 del 10/02/2010
Udienza Pubblica del 12/01/2010, Presidente AMIRANTE, Redattore NAPOLITANO

Norme impugnate: Art. 4, c. 1° e 2°, della legge della Regione Lombardia 30/07/2008, n. 24; artt. 1, c. 1°, e allegato A della legge della Regione Veneto 14/08/2008, n. 13.

Oggetto: Caccia - Regioni Lombardia e Veneto- Prelievi venatori in deroga al divieto di caccia per alcune specie di uccelli: storni, fringuelli, pispole e peppole.

Dispositivo: manifesta inammissibilità
Atti decisi: ord. 40/2009
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O.54/2010 del 10/02/2010
Camera di Consiglio del 27/01/2010, Presidente DE SIERVO, Redattore SILVESTRI

Norme impugnate: Art. 14, c. 5° ter e 5° quinquies, del decreto legislativo 25/07/1998, n. 286.

Oggetto: Straniero e apolide - Espulsione amministrativa - Delitto di trattenimento, senza giustificato motivo, nel territorio dello Stato, in violazione dell'ordine di allontanamento impartito dal questore - Arresto obbligatorio.

Dispositivo: manifesta inammissibilità
Atti decisi: ord. 104 e 105/2009
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O.55/2010 del 10/02/2010
Camera di Consiglio del 27/01/2010, Presidente DE SIERVO, Redattore FRIGO

Norme impugnate: Artt. 461, c. 1°, e 464, c. 3°, del codice di procedura penale.

Oggetto: Processo penale - Giudizio conseguente all'opposizione a decreto penale di condanna - Facoltà dell'imputato di chiedere un rito diverso da quello prescelto nell'atto di opposizione - Preclusione.

Dispositivo: manifesta inammissibilità
Atti decisi: ord. 113/2009
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O.56/2010 del 10/02/2010
Camera di Consiglio del 27/01/2010, Presidente DE SIERVO, Redattore FRIGO

Norme impugnate: Art. 6, c. 1°, del decreto legislativo 28/08/2000, n. 274.

Oggetto: Processo penale - Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace - Competenza per materia determinata dalla connessione - Ipotesi di persona imputata di reato continuato - Esclusione della connessione tra procedimenti di competenza del giudice di pace e procedimenti di competenza di altro giudice.

Dispositivo: manifesta infondatezza
Atti decisi: ord. 137/2009 
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Di Loredana Morandi (del 18/02/2010 @ 17:00:21, in Magistratura, linkato 1805 volte)
GIUSTIZIA: BERLUSCONI, RIFORMARLA;
E ATTACCA CSM E BOCCASSINI



(AGI) - Roma, 19 set. - "E' arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti". Silvio Berlusconi torna alla carica.

  "Voglio subito la riforma della giustizia, e' arrivato il momento di procedere spediti, finalmente possiamo farlo", ha argomentato ieri sera durante una cena con alcuni senatori del Pdl. Il premier, racconta chi ha partecipato all'incontro, ha attaccato duramente - citandolo - il Csm "che premia i magistrati che mi attaccano".

E' una cosa gravissima, ha spiegato il premier facendo alcuni esempi e citando pubblicamente il nome di Ilda Boccassini. "E' stata premiata - ha argomentato secondo quanto viene riferito - solo perche' mi attacca da anni". Per il Cavaliere c'erano giudici che avevano piu' titoli di lei, "ma la Boccassini - ha osservato - e' stata premiata perche' mi attacca" da sempre. (AGI) .


(*) Nota: l'autrice di questo collage fotografico sono io, le foto sono state reperite in rete e non ne conosco gli autori, che cmq ringrazio. Ho realizzato il collage circa 1 anno fa, scegliendo alcuni "momenti" importanti della carriera professionale della illustre magistrato. Non l'ho mai pubblicato ritenendo sconveniente farlo senza la sua autorizzazione. Lo pubblico oggi a titolo di personale "solidarietà" nei confronti della signora Boccassini a seguito delle dichiarazioni del premier.
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Di Loredana Morandi (del 18/02/2010 @ 16:30:06, in Economia, linkato 1798 volte)
Corte Conti/ Anm: Corruzione è piaga,
Politica faccia sua parte



Palamara: Servono intercettazioni, ma anche più mezzi e risorse

Roma, 17 feb. (Apcom) - La corruzione è una "grave piaga" in Italia, una "grave forma di criminalità organizzata" che "ciclicamente i magistrati sono chiamati a contrastare". Reati che spesso è "difficile" accertare. Occorre quindi che "anche la politica faccia seriamente la sua parte". Il leader dell'Anm, Luca Palamara, condivide il quadro preoccupante tracciato dal pg della Corte dei Conti nella relazione di inaugurazione dell'anno giudiziario e richiama la politica alle sue responsabilità. "Purtroppo - osserva il leader del sindacato delle toghe a margine di un'audizione in commissione Giustizia alla Camera sul processo breve - sulla corruzione la relazione del pg della Corte dei Conti non fa che evidenziare una grave piaga del nostro Paese. Di fronte ad emergenze come la criminalità organizzata e la criminalità comune la macchina giudiziaria deve essere messa in grado di operare, con strumenti quali le intercettazioni ma anche con più mezzi e risorse". "La corruzione - insiste Palamara - è una grave forma di criminalità presente in Italia e i magistrati sono chiamati ciclicamente a doverla contrastare. Spesso si tratta di realti difficili da accertare, problematici. Occorre che anche la politica svolga seriamente la sua parte".

La Rassegna



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CORTE CONTI: OLIVERO (ACLI), CORRUZIONE EMERGENZA SOCIALE ED EDUCATIVA

Agenzia di Stampa Asca - ‎20 ore fa‎
E' il commento del presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, alla denuncia della Corte dei Conti sull'aumento dei reati di corruzione e degli sprechi ...

Ambiente: Corte Conti, inquinamento fiumi e disastri provocati da ...

Adnkronos/IGN - ‎17/feb/2010‎
(Adnkronos) - La Corte dei Conti sottolinea i danni ambientali ei disastri provocati dal mancato rispetto del territorio. La denuncia e' contenuta nella ...

CORTE CONTI: MALA SANITA',PRESCRIZIONI FALSE E INTERVENTI INUTILI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎17/feb/2010‎
La Corte dei conti segnala "particolari fenomeni" di malasanita'. Nella sua relazione all'inaugurazione dell'Anno giudiziario, il procuratore generale della ...
 
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Cronaca | 18/02/2010 | ore 15.14 »

Omicidio Hina: Cassazione,
ragazza fu vittima di possesso-dominio del padre

Roma, 18 feb. - (Adnkronos) - Hina Saleem, la ragazza pakistana uccisa nel bresciano dal padre, e' stata principalmente vittima di un ''possesso-dominio'' da parte del padre che non accettava il suo stile di vita all'occidentale. La prima sezione penale della Cassazione spiega cosi' i motivi per i quali, lo scorso 12 novembre, ha resa definitiva la condanna a 30 anni di reclusione nei confronti del padre, Mohammed Saleem.

Secondo la Suprema Corte la barbara uccisione della ragazza non e' da ricercarsi nei motivi di religione quanto nel ''rapporto fra Hina e la sua famiglia e soprattutto nella inaccettabile concezione, travalicante i pur presenti profili religiosi e di costume rinvenibile anche in contesti diversi, che l'imputato Saleem aveva del rapporto padre-figlia come possesso-dominio'', nonche' ''nell'atteggiamento spesso intimidatorio e violento di costui nei confronti della figlia che non sottostava ai suoi voleri e rivendicava margini di autonomia''. (segue)

Cronaca | 18/02/2010 | ore 15.15 »

Omicidio Hina: Cassazione, ragazza fu vittima di possesso-dominio del padre (2)

(Adnkronos) - Pienamente condiviso dalla Suprema Corte il ''motivo abietto'' dell'uccisione come pure il fatto che a scatenare la follia omicida sia stato un ''patologico e distorto rapporto di possesso parentale essendosi -rimarca la Cassazione- la riprovazione furiosa del comportamento negativo della figlia fondata non gia' su ragioni o consuetudini religiosi o culturali bensi' sulla rabbia per la sottrazione al reiterato divieto paterno''.

Piazza Cavour, inoltre, ha riconosciuto anche il risarcimento dei danni all'ex fidanzato di Hina, il bresciano Giuseppe Tampini con cui la ragazza aveva imbastito una convivenza per circa un anno. In proposito, la Suprema Corte parla di un ''sostegno economico-morale assicurato dal Tempini ad Hina'' e riconosce la ''intrapresa comunanza di vita''.
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Di Loredana Morandi (del 18/02/2010 @ 15:59:02, in Magistratura, linkato 1277 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

Magistrati e partecipazione alla politica


La Giunta, riconoscendosi nelle dichiarazioni del presidente Luca Palamara, ribadisce che il tema della credibilità della magistratura non può essere disgiunto da quello dell’inopportunità della partecipazione alla vita politica dei magistrati nei luoghi dove abbiano esercitato la giurisdizione, per evitare il rischio di indebite strumentalizzazioni dell’attività svolta. 

Il diritto all’elettorato passivo non può essere negato ai magistrati. Tuttavia, la Giunta auspica una seria riflessione, anche attraverso la programmata revisione del codice deontologico, sulle modalità di accesso del magistrato alla vita politica e amministrativa e sul rientro in servizio di coloro che abbiano svolto un mandato elettorale. 

Roma, 17 febbraio 2010
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Di Loredana Morandi (del 18/02/2010 @ 15:51:44, in Magistratura, linkato 1384 volte)
IL PM DI BARI HA INDAGATO SU FITTO E ORA SI PRESENTA ALLE REGIONALI CON L'ITALIA DEI VALORI

Nicastro, dal Csm sì sofferto all'aspettativa

La decisione è passata con 13 favorevoli, 4 no e 4 astenuti Ma tutti hanno parlato di «candidatura inopportuna»

BARI - Sì sofferto dal Plenum del Csm alla concessione dell’aspettativa al pm di Bari Lorenzo Nicastro, che ha condotto le indagini sul ministro Fitto e che si candida alle regionali in Puglia con l’Italia dei Valori. La decisione è passata con 13 voti a favore, 4 contrari e 4 astensioni. La maggioranza ha ritenuto che non vi fossero margini per negare l’aspettativa, essendo il diritto di elettorato «costituzionalmente garantito».

INOPPORTUNITA' - Ma in tutti gli interventi è stata sottolineata «l’inopportunità» che Nicastro si candidi proprio nello stesso territorio in cui ha condotto le «delicate indagini su Fitto». Come pure tutti hanno evidenziato l’inadeguatezza del’attuale legge che disciplina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità. Tra i più severi censori della legge il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, che ne ha sottolineato «incongruenze e imperfezioni» e ha ricordato che da parlamentare votò contro quel provvedimento. «Č mai possibile che un magistrato dopo aver fatto indagini si presenti alle regionali nello stesso territorio, mettendo in discussione la credibilità della magistratura oltre che la propria immagine?» si è chiesto Mancino, puntando l’indice sulla «distrazione» del legislatore su casi come questo e sostenendo l’assenza di margini perchè il Csm potesse comprimere «un diritto costituzionalmente protetto», assumendosi peraltro «un ruolo di supplenza» esposto alle critiche di chi già oggi accusa il Consiglio di comportarsi come una «Terza Camera».

IL VOTO - Il vice presidente si è dunque schierato con la maggioranza, anche se era assente al momento del voto. Voto che ha diviso i gruppi rappresentati a Palazzo dei marescialli. Contro hanno votato i laici Ugo Bergamo (Udc) e Letizia Vacca e Celestina Tinelli (del centro-sinistra); con loro il togato di Unicost Giuseppe Maria Berruti. Si sono astenuti invece i togati Cosimo Ferri (magistratura Indipendente), Elisabetta Cesqui (magistratura democratica), il laico del Pdl Gianfranco Anedda e il pg della Cassazione Vitaliano Esposito. Favorevoli tutti gli altri, ad eccezione di Giulio Romano, che ha abbandonato l’aula per invitare «tutti i magistrati a dare prova di responsabilita».

LA MINORANZA CONTRARIA - A contestare la tesi della maggioranza sono stati soprattutto Vacca e Berruti, secondo cui con lo strumento dell’interpretazione delle norme il Csm avrebbe potuto dire di no a Nicastro. «Č vero che c’è una norma costituzionale sul diritto di elettorato attivo e passivo; ma c’è anche una norma materiale della Carta che garantisce ai cittadini una giustizia imparziale» ha fatto notare Vacca, invitando il Csm a «non sottrarsi alle sue responsabilità» e dunque a valutare la legittimità del comportamento di un «pm con forte esposizione mediatica, che cambia cappello, e passa dalla toga all’impegno politico».Un intervento possibile, quello del Csm, secondo Berruti, anche alla luce di una sentenza della Corte costituzionale che nel 2009 ha stabilito che «al magistrato è precluso l’organico schieramento con una delle parti politiche in gioco».

Corriere del Mezzogiorno
Redazione online 18 febbraio 2010


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