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L’ingiustizia in un luogo qualunque è una minaccia per la giustizia ovunque.

Martin Luther King
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 17/02/2010 @ 16:44:15, in Magistratura, linkato 1260 volte)

G8: Procura Generale di Cassazione chiede notizie su Achille Toro


Roma, 17 feb. (Adnkronos) - Anche gli organi disciplinari della magistratura scendono in campo nell'inchiesta riguardante gli appalti per i grandi eventi. E' infatti di due giorni fa l'iniziativa della procura generale presso la Cassazione, che e' uno degli organismi ai quali compete l'avvio di indagini dal punto di vista disciplinare sui magistrati, di chiedere al procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara una serie di informazioni riguardanti non solo lo stato delle indagini ma anche la posizione del procuratore aggiunto Achille Toro, coinvolto nell'inchiesta fiorentina.

Le richieste della procura generale sono state fatte previa apertura di un ''procedimento predisciplinare'' nei riguardi di Toro, indagato per rivelazione di segreti di ufficio in concorso con il figlio Camillo, il quale e' anche indagato per favoreggiamento. (segue)

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I pm romani sentiti come testimoni:
Toro ci chiese informazioni sul fascicolo


di Italo Carmignani

PERUGIA (17 febbraio) - Domanda dei pubblici ministeri perugini Sergio Sottani e Alessia Tavernesi nell’ufficio più alto della Procura: il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro vi ha chiesto informazioni sui fascicoli dedicati all’inchiesta meglio conosciuta con il nome grandi eventi? Risposta dei pubblici ministeri romani Sergio Colaiocco e Assunta Cocomello: ha chiesto informazioni a riguardo, ma è normale. Domanda: era insistente? Risposta: non possiamo dire che fosse proprio insistente, ma neanche il contrario. Si chiama assunzione a verbale di persone informate sui fatti l’ultima svolta dell’inchiesta dedicata agli appalti e ai presunti favori per ottenerli. La svolta potrebbe segnare un punto di non ritorno: dopo l’arrivo dei fascicoli della parte fiorentina dell’inchiesta (lavori per il G8 alla Maddalena), anche il pacchetto romano è in procinto di passare sulle scrivanie della Procura umbra.
Perugia pigliatutto per la comparsa nell’indagine del magistrato di Achille Toro, che ha rimesso la delega di capo del pool di magistrati di piazzale Clodio impegnato a indagare sui reati contro la pubblica amministrazione dopo essere stato inquisito per rivelazione di segreto d’ufficio nel capoluogo toscano. Ma come testimoni non sono stati sentiti solo i due pubblici ministeri, segnando il primo passo perugino nell’indagine. Anche due agenti di polizia giudiziaria hanno risposto alle domande dei pm Tavernesi e Sottani. Risposte analoghe, pare.
Il secondo passo dei pm perugini arriverà questa mattina con il rinnovo della richiesta di misura cautelare nei confronti dei quattro arrestati nell’ambito del fascicolo. Ieri mattina, prima del summit nella città di baci, il gip di Firenze Rosario Lupo, aveva respinto le richieste di revoca delle misure cautelari presentate durante gli interrogatori di garanzia, venerdì scorso, nel carcere di Roma, dalle difese di Angelo Balducci, Diego Anemone e Mauro Della Giovampaola. Il quarto arrestato, Fabio De Santis, interrogato per rogatoria a Milano, non aveva presentato richiesta di scarcerazione. Il gip Lupo ha spiegato che «permangono tutte le esigenze di custodia cautelare» e che «resta valida l’ordinanza» che ha portato i tre in carcere. E nel motivare il no alle scarcerazioni, il gip spiega che, durante gli interrogatori di garanzia, gli arrestati non hanno fornito elementi tali da chiarire a loro favore quanto contenuto nella misura cautelare. Rimarrebbero inoltre le esigenze cautelari che avevano portato agli arresti, ovvero, a vario titolo, il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Balducci e De Santis sono coinvolti nell’inchiesta per il loro ruolo di vertice al Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, di cui faceva parte come funzionario Della Giovampaola. Anemone è l’imprenditore romano che, secondo gli inquirenti, grazie ai suoi rapporti corruttivi con gli altri arrestati, avrebbe goduto di appalti e favori nell’ambito dei grandi eventi.
Il gip perugino cui arriverà la richiesta potrebbe essere Claudia Matteini, già impegnata nelle ultime appaltopoli umbre. E sarà proprio questo gip a decidere se Perugia è o meno competente per l’intero fascicolo. Ossia con dentro i tronconi di Firenze e Roma oltre alla parte di espressa competenza perugina che indaga e giudica i magistrati romani. Se tutto dovesse arriva a Perugia nei faldoni non ci sarebbe solo la vicenda del G8, ma anche gli appalti per i mondiali di nuoto 2009 (con l’esclusione della parte relativa ai presunti abusi edilizi) e quelli per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Acceso dibattito, nei giorni scorsi, sulla competenza di Perugia: alcuni magistrati romani dopo un primo esame delle carte fiorentine avevano ipotizzato una competenza della procura umbra per la sola posizione di Toro. Anche se l’obiettivo a piazzale Clodio è stato sempre quello di evitare contrapposizioni tra Procure. Dopo avere avuto la risposta del giudice perugino, i pubblici ministero Sottani e Tavernesi potrebbero partire con la convocazione di altre persone informate sui fatti.

Il Messaggero

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Di Loredana Morandi (del 17/02/2010 @ 14:58:19, in Magistratura, linkato 1410 volte)




COMUNICATO STAMPA n.7/2010

17 febbraio 2010

 
In merito a notizie di stampa in materia di bilancio pubblico, a margine della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, il Presidente della Corte dei conti Tullio Lazzaro, ha dichiarato: "Non esiste nessun buco di bilancio, al massimo c'è una scarsa correttezza contabile nello scrivere alcune poste". Il Presidente ha rinviato l'approfondimento alla seguente nota tecnica:" La Corte dei conti ha più volte rappresentato l'esigenza di trovare stanziamenti adeguati per la sistemazione delle partite scritte al conto sospeso, a partire da quelle contabilizzate negli anni più lontani. Tali pagamenti costituiscono anticipazioni della Tesoreria statale (non anticipazione della Banca d'Italia che non può concederne ai sensi dell'art. 5 del D.P.R. 30.12.2003, n. 398) e utilizzano risorse del conto disponibilità del Tesoro.

Nel caso specifico oggetto delle osservazioni della relazione della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, sulla base di comunicazioni del Ministero dell'Interno, le tesorerie provinciali erano autorizzate ad accreditare agli enti locali le somme loro spettanti, su richiesta degli stessi. Trimestralmente le tesorerie avrebbero trasmesso al Ministero dell'interno un elenco contenente gli importi riconosciuti a ciascun ente beneficiario delle anticipazioni, per consentire l'emissione del titolo di spesa per la sistemazione dei relativi pagamenti.

Il Tesoro ha affermato che "il funzionamento del sistema delineato dalla norma ha trovato alcuni ostacoli che non hanno consentito la regolarizzazione delle partite contabilizzate al conto sospeso collettivi". Le partite in sospeso ammontano a oltre 8 miliardi di euro.

Al fine di fornire parziale soluzione alla problematica, nella finanziaria per il 2010 sono stati previsti appositi stanziamenti destinati, mediante decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, alla sistemazione contabile di parte delle partite iscritte al conto sospeso tenuto dal Tesoriere, per le quali non esistono in  bilancio le occorrenti risorse.

Per quanto riguarda i saldi e i conti di finanza pubblica il fenomeno in via di correzione ha comportato nel passato un alleggerimento del saldo netto da finanziare del bilancio dello stato.

Gli aggregati rilevanti per le verifiche europee (indebitamento netto e debito pubblico) non risultano invece influenzati dal fenomeno perché delle operazioni in questione si è già tenuto conto, attraverso la rilevazione della gestione di tesoreria, nella costruzione del conto consolidato delle Amministrazioni pubbliche."

Il Responsabile dell'Ufficio Stampa
Consigliere Cinthia Pinotti
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Di Loredana Morandi (del 17/02/2010 @ 11:17:07, in Magistratura, linkato 1308 volte)
L'Ansa batte la notizia flash alle 11:05 sulla relazione introduttiva del Procuratore Generale della Corte dei Conti, dott Mario Ristuccia:

Corte dei Conti:

Corruzione "Patologica" e "senza anticorpi",


+ 229 le Denunce.

Anche Adnkronos pubblica una news flash del seguente tenore:

Pubblica Amministrazione, Corte Conti: fortemente aumentate denunce corruzione (+229%)

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/euro_banconote.jpg

La Rassegna:

'Corruzione patologica PA non ha anticorpi'
Corte dei conti: +229% le denunce nel 2009


17 febbraio, 11:35

ROMA (ANSA) - La corruzione è una "patologia" che "resta tuttora grave" e che, anzi, nel 2009 ha fatto registrare un aumento di denunce alla Guardia di Finanza del 229% rispetto all'anno precedente, cui si aggiunge un incremento del 153% per fatti di concussione. Rispetto a queste condotte illecite individuali, le pubbliche amministrazioni "troppo spesso" non attivano i necessari "anticorpi interni". E' la denuncia del procuratore generale e del presidente della Corte dei Conti, Mario Ristuccia e Tullio Lazzaro, in occasione della cerimonia di apertura dell'anno giudiziario.

La corruzione - rileva il pg Ristuccia nella sua relazione - dilaga nella pubblica amministrazione: il Ministero dell'Interno, i Comandi dei Carabinieri e della Gdf, nel solo periodo gennaio-novembre 2009 hanno denunciato 221 reati di corruzione, 219 di concussione e 1714 reati di abuso di ufficio, con un vertiginoso incremento rispetto all'anno precedente. E' poi assai "grave" - aggiunge il presidente Lazzaro - la mancanza di "anticorpi" nella Pa contro le condotte illecite individuali che causano "offuscamento dell'immagine dello Stato" e "flessione della fiducia che la collettività ripone nelle amministrazioni e nelle stesse istituzioni del Paese".

Secondo il Pg Ristuccia, i maggiori illeciti contro la Pubblica amministrazione rilevati da Servizio anticorruzione e trasparenza del dicastero del ministro Brunetta indicano come territori più a rischio quelli in cui "maggiori sono le opportunità criminali in considerazione del Pil pubblico più elevato, delle transazioni a rischio quantitativamente più numerose e del maggior numero di dipendenti pubblici", come ad esempio Lombardia, Sicilia, Lazio e Puglia. Nel 2009, su 1.077 sentenze di condanna in primo grado della Corte dei Conti (per un totale di circa 246milioni di euro di importo), 126 (vale a dire l'11,7%) hanno riguardato casi di corruzione, surclassati solo da danni nella gestione del personale (155 condanne, 14,4%), danni al patrimonio mobiliare e immobiliare (152, 14,2%) illeciti nelle entrate (150, 13,9%).

"Se le pervicaci resistenze che questa patologia sembra opporre a qualsiasi intervento volto ad assicurare la trasparenza e l'integrità nelle amministrazioni possono dirsi essere una sorta di 'ombra' o di 'nebbia' che sovrasta e avvolge il tessuto più vitale operoso del Paese, non si può fare a meno di notare - sottolinea il presidente - che l'oscuramento resta tuttora grave, non accenna neppure a dissolversi o a flettere nella sua intensità ispessita". Dalla relazione del pg, inoltre, emerge che è la Toscana - dove in sede penale la procura di Firenze sta indagando sugli appalti del G8 - in testa alla classifica delle regioni in cui la Corte dei Conti ha emesso il maggior numero di citazioni in giudizio per danno erariale: sono 21 (su un totale nazionale di 92), mentre a seguire ci sono Lombardia (18), Puglia (11) Sicilia (10), Umbria (7), Piemonte (7), Trento (5), Calabria (4), Lazio (3) Abruzzo (2) Emilia Romagna (2) Friuli Venezia Giulia (1), Liguria (1).

OPERE INCOMPIUTE, FONTE ENORME SPRECO - Uno dei capitoli che maggiormente pesa nell'attività della Corte dei Conti è quello delle "opere incompiute", vale a dire "progettate e non appaltate ovvero non completate o inutilizzabili per scorretta esecuzione". Lo ha evidenziato il pg della magistratura contabile, Mario Ristuccia, sottolineando che questo fenomeno "determina un ingente spreco di risorse pubbliche".

PROCESSO BREVE: PG, IRRAGIONEVOLE RETROATTIVITA'  - La giustizia contabile "non può certo dirsi affetta dalla sistematica lentezza che colpisce altri giurisdizioni". Per questo motivo - denuncia il procuratore generale della magistratura contabile nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario Mario Ristuccia - l'aver previsto nel ddl sul processo breve una norma che fa valere retroattivamente la prescrizione processuale se i tempi del giudizio sono troppo lunghi, è illogico. In questo modo infatti - sostiene Ristuccia - si "porrebbe irragionevolmente nel nulla proprio quei giudizi non definiti in tempi stabiliti a causa della complessità delle questioni affrontate, o della connessa necessità di particolari accertamenti istruttori".

SANITA' SPESE INUTILI E MALA GESTIONE  - Non solo "spese inutili" ma anche "fenomeni particolari di mala gestione" interessano il settore della sanità. Lo ha evidenziato il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, citando come esempi di cattiva gestione nella sanità "inefficienti e costosi programmi di screening anti-tumorale", come accaduto in Calabria, "l'assistenza odontoiatrica inesistente (caso delle cosiddette dentiere gratuite) nel Lazio", "eccessive prescrizioni di farmaci ovvero falsità delle stesse o di loro sostanziale inutilita" fino a "sconcertanti interventi chirurgici non necessari".

SERVE RIFORMA ORGANICA, NO CONTINGENTE  - La Corte dei conti ha bisogno di "un disegno normativo organico e coerente e non affidato a interventi occasionali, determinati da particolari contingenze". A chiederlo, in linea con quanto già sollecitato in tema di giustizia dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano, è il procuratore generale della magistratura Contabile Marfio Ristuccia.

Le norme occasionali, invece, "pur mirando a un'azione amministrativa tempestiva" - osserva Ristuccia - non danno il "giusto rilievo ai profili essenziali della correttezza dell'uso delle risorse pubbliche, in tal modo creando il rischio oggettivo di non trascurabili zone d'ombra nel sistema stesso di garanzia della finanza pubblica che fa capo" alla Corte dei Conti. Il pg, dunque, auspica "un disegno riformatore di largo respiro che "ridefinisca, nell'ottica della funzione di garanzia del denaro pubblico, i poteri e le modalità operative" di pm e di giudici contabili, e che riveda "i rapporti tra esercizio della funzione giurisdizionale e esercizio della funzione di controllo" della Corte.

URGE RIFORMA SU GIUDIZI E FUNZIONI PM  - "Occorre provvedere con urgenza alla riforma della procedura per i giudizi davanti alla Corte dei Conti". A sollecitarlo, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, è il presidente Tullio Lazzaro che, pur dando atto della "grandissima importanza" di alcune riforme contenute nella legge Brunetta sulla Pubblica amministrazione, ritiene che l'attuale procedura che regola i giudizi contabili sia "disciplinate da norme ormai del tutto superate e inadeguate" e che dunque "possono lasciare ampio spazio a interpretazioni pretorie".

Lazzaro chiede, in particolare, una "attenta riflessione" sia sulle funzioni del pm contabile, sia sulle attività di controllo e consultive della Corte dei Conti. Il pm contabile - osserva - è una "figura ontologicamente e giuridicamente diversa dal pm penale" per cui la riflessione sul suo ruolo è "tanto più necessaria ed urgente nel momento in cui il Parlamento è investito dell'esame di riforme del sistema giustizia". Quanto invece all'azione consultiva e di controllo, occorre una "esigenza di certezza" nell'interpretazione delle norme e nella valutazione di comportamenti. In particolare il controllo "può essere un'arma forte contro i fenomeni delinquenziali nel campo della finanza pubblica", e dunque è "logico" che "possa, potenzialmente, abbracciare ogni centro di spesa o di entrata", tanto più che recenti sentenze della Corte costituzionale hanno riconosciuto alla magistratura contabile "compiti di coordinamento della finanza pubblica", e tanto più in vista dell'evolversi dello Stato verso un assetto di tipo federale.

ALLARME CONSULENZE: FENOMENO VASTO - La questione delle consulenze che vengono conferite all'esterno della pubblica amministrazione o che vengono affidate agli stessi dipendenti in cambio di maggiorazioni salariali riguarda "non tanto episodici accadimenti di mala gestione quanto piuttosto fenomeni vasti che non possono non allarmare per l'impatto negativo che nel loro complesso, anno dopo anno, producono sugli squilibri di bilancio". Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti Tullio Lazzaro ricordando le norme finanziarie, in tema di collaborazioni e consulenze, che "responsabilmente mirano alla razionalizzazione e al contenimento della spesa pubblica nazionale e locale". Nella tabella allegata alla Relazione del procuratore generale Mario Ristuccia risulta che su 1.077 sentenze di primo grado della Corte dei Conti emesse nel 2009, 62 (il 5,7%) hanno riguardato consulenze e incarichi.

CONTROLLI SU SPA PUBBLICHE GARANZIA USO RISORSE - Il controllo della Corte dei Conti "in materia di responsabilità degli amministratori e dipendenti di società a partecipazione azionaria pubblica" è "strumento di garanzia del buon uso delle risorse pubbliche". Lo ha sottolineato il procuratore generale della Corte dei Conti Mario Ristuccia nella relazione all'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il Pg, ricordando un recente intervento della Cassazione che afferma la giurisdizione della Corte dei Conti in materia, rileva che "la presa d'atto dell'evoluzione della struttura amministrativa e della finanza pubblica, dal modello statale e degli enti territoriali verso forme e modelli organizzativi di tipo privato e la parallela evoluzione delle regole d'azione poste a base dell'agire amministrativo costituisce tuttora il fondamento della necessaria sottoposizione di tali nuovi modelli alla giurisdizione contabile, quale strumento di garanzia del buon uso delle risorse pubbliche".

PM ESORBITANTI CAUSANO DANNI ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE  - I pubblici ministeri della Corte dei Conti che avviano istruttorie con "esorbitanza" rispetto ai limiti imposti dalla legge rischiano di "ingenerare in amministratori e funzionari timori ingiustificati di subire condanne" e, di conseguenza, provocano "ritardi o non attuazione di piani o programmi" di cui invece la Pubblica Amministrazione ha "assolutamente bisogno".

E' il duro monito rivolto dal presidente della Corte dei Conti, Tullio Lazzaro, nel corso della cerimonia inaugurazione dell'anno giudiziario, alla presenza del Capo dello Stato. Lazzaro dedica buona parte del suo intervento alla "supremazia della legge e quindi della volontà del Parlamento" rispetto alla quale i magistrati, soggetti solo alla legge, non debbono permettersi sconfinamenti. Altrimenti - avverte - si "potrebbe contribuire a creare uno stato di incertezza del diritto laddove fondamentale dovere del giudice é dare al cittadino la sicura conoscenza di ciò che è conforme all'ordinamento e ciò che ne è invece difforme".

Bando, dunque, a "ricostruzioni giuridiche tanto suggestive quanto dettate da concezioni del tutto personali o da scelte di valori non fatte proprio in modo chiaro dalla legge". Il presidente della Corte dei Conti mette in guardia anche dal pericolo di "usare violenza al diritto e alla logica": "rifiutare una corretta interpretazione solo perché si ritiene che la norma sia asistematica - afferma - significa espropriare il Parlamento del suo potere di legiferare". L' "incertezza del diritto" - avverte Lazzaro - "può provocare anche negativi e tangibili effetti economici", quali ad esempio lo scoraggiamento nell'imprenditore straniero ad investire in Italia piuttosto che in altri Paesi dove "statisticamente vi è maggiore affidabilità quanto a durata di procedimenti e prevedibilità di esiti, e quindi più celere tutela giudiziaria di interessi connessi all'impresa". Quanto all'"esorbitanza" di alcuni pm contabili, Lazzaro definisce di "particolare interesse" il fatto che, a seguito delle nuove norme contenute nel decreto anticrisi della scorsa estate per cui i pm possono aprire istruttorie solo sulla base di una "specifica e concreta notizia di danno", i collegi giudicanti abbiano annullato diverse inchieste.

'CORTE CONTI  ABBIA AUTONOMIA FINANZIARIA' - E' "indispensabile" garantire alla Corte dei Conti la "piena indipendenza dal governo" assicurandone anche l'indipendenza finanziaria. A tornare a sollecitarlo è il presidente della Corte dei Conti Tullio Lazzaro nel corso della cerimonia di apertura dell'anno giudiziario. Indipendenza finanziaria - precisa - "non significa che la Corte possa, da sé stessa, stabilire il proprio budget, ma che questo sia direttamente e specificatamente stabilito dal Parlamento". In questo modo, inoltre, si avrebbe l'"ulteriore effetto positivo di prevenire ogni calunniosa insinuazione, comunque da respingere, che l'attività della Corte - aggiunge Lazzaro - possa essere condizionata attraverso la dotazione finanziaria ad essa assegnata".

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Di Loredana Morandi (del 17/02/2010 @ 10:50:26, in Sindacati Giustizia, linkato 1271 volte)
Le OOSS del Pubblico impiego lanciano per il 23 febbraio la "giornata dell'informazione sulla Giustizia".
La RdB Cub inoltre conferma le agitazioni del personale della Protezione Civile, che manifesterà di fronte a Montecitorio nella giornata di domani 18 febbraio. Di seguito il comunicato Giustizia. LM


http://www.giustiziaquotidiana.com/public/ooss.jpg

ALLE LAVORATRICI ED AI LAVORATORI DELLA GIUSTIZIA


Lo sciopero del 5 febbraio è pienamente riuscito, la realtà che si è vissuta negli uffici giudiziari e nelle oltre 50 manifestazioni che abbiamo organizzato in tutta Italia lo dice chiaramente. L’emanazione degli O.d.G. della regione Liguria e Toscana, votati all’unanimità da tutte le forze politiche a favore delle rivendicazioni dei lavoratori giudiziari, testimoniano della bontà della nostra iniziativa.

L’amministrazione in questo momento deve ascoltare le ragioni della maggioranza dei lavoratori e delle OO.SS.  sindacali; tornare indietro non sarebbe disonore per il Ministro o per i sindacati minoritari.

La mobilitazione deve continuare fino alla vittoria finale per i diritti di chi tutti i giorni lavora nella giustizia  e per la giustizia.

Dobbiamo in ogni sede coinvolgere gli utenti attraverso la richiesta di incontri con gli ordini degli avvocati e i capi degli uffici anche attraverso la distribuzione di un opuscolo, che stiamo approntando,  sugli effetti del nuovo ordinamento professionale.

Dobbiamo renderci più visibili all’informazione attraverso presidi davanti alle sedi di giornali e televisioni e a tale scopo indichiamo la data del 23/2/10, che sarà la giornata dell’informazione sulla giustizia.

Dobbiamo aprirci alla società con manifestazioni davanti agli uffici giudiziari  in difesa della giustizia e dei diritti di chi ci lavora e a tale scopo indichiamo la data del 5 marzo.

Nel prendere atto che per assicurare la piena funzionalità degli uffici giudiziari il personale si è reso disponibile nel corso degli anni a svolgere tutte le attività di cancelleria e segreteria con la più ampia flessibilità delle mansioni, si invitano le lavoratrici e i lavoratori a rendere – a titolo dimostrativo- nella settimana che va dal 15 al 20 marzo tutte le prestazioni nel pieno rispetto delle norme e dei regolamenti.

A partire dal giorno 25 febbraio, e per tutti i giovedì successivi, si terrà in tutti gli uffici 1 ora di assemblea settimanale dalla 9.00 alle 10.00 con iniziative di informazione all’utenza all’interno degli uffici giudiziari.

Vogliamo arrivare ad una manifestazione nazionale di tutti i lavoratori giudiziari, subito dopo le elezioni regionali, nella quale rivendicare davanti al paese il buon funzionamento della giustizia e i diritti di chi ci lavora. Se sarà necessario proclameremo ulteriori giornate di sciopero.

Il Ministro della Giustizia deve tornare al tavolo della trattativa.

Tutti insieme al lavoro e alla lotta.
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Di Loredana Morandi (del 17/02/2010 @ 10:10:15, in Magistratura, linkato 1408 volte)
Galgano e i pm "asini e fanatici"
Il caso si avvia all'archiviazione


Il caso del procuratore generale di Napoli Vincenzo Galgano si avvia all’archiviazione. Nell'ottobre di un anno fa, in un'intervista al “Corriere del Mezzogiorno”, Galgano aveva parlato di pm “fanatici e asini”. Per tutta risposta, una settantina di magistrati della procura di Napoli sottoscrisse un documento per chiedere al Csm un intervento a loro tutela, mentre 30 senatori del Pdl sollecitavano il ministro della Giustizia a disporre un'ispezione nell'ufficio requirente del capoluogo campano.

Ebbene, la Prima Commissione di Palazzo dei Marescialli ha deciso di proporre al plenum di chiudere il caso con l'archiviazione, bocciando a larghissima maggioranza (5 voti contro 1) la proposta di Mario Fresa, togato del Movimento per la Giustizia, di aprire nei confronti di Galgano la procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale. Sulla decisione di oggi avrebbe avuto il suo peso anche la circostanza che Galgano a luglio lascerà la magistratura per andare in pensione.

Non è passata nemmeno la proposta più soft, formulata dalla relatrice e presidente della Commissione Fiorella Pilato (Magistratura democratica) e appoggiata poi da Fresa, di aprire la pratica a tutela dei pm napoletani. Stavolta la Commissione si è spaccata in tre fronti: hanno votato contro i laici Mauro Volpi (sinistra) e Ugo Bergamo (Udc), e il togato di Unicost Giuseppe Maria Berruti, mentre si è astenuto il consigliere di Magistratura Indipendente Antonio Patrono.

Nella contestata intervista, rispondendo a una domanda sull'inchiesta napoletana sui rifiuti, Galgano aveva puntato l'indice contro il "fanatismo" di alcuni pm che "provoca sofferenza alla gente e alla collettività". E poi parlando più in generale della qualità dei magistrati aveva detto: "Gli altri hanno cento cavallucci. Noi dieci stalloni di razza, ma 90 asini". Ascoltato in audizione dalla Commissione Galgano aveva poi spiegato: si è trattato di considerazioni di carattere generale sulla magistratura che rientrano nella libertà di manifestazione del pensiero di chi dirige un ufficio giudiziario.

(La Repubblica 16 febbraio 2010)
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Di Loredana Morandi (del 17/02/2010 @ 10:05:47, in Politica, linkato 1285 volte)
GIUSTIZIA: PD, MAGISTRATI
NON ELEGGIBILI NEI LORO DISTRETTI





Roma, 19:39 - 'Magistrati in lista? Si', ma non nelle sedi di competenza in cui esercitano, o hanno esercitato nei 3 anni precedenti la presentazione della candidatura, la propria funzione giudiziaria'. Lo prevede una proposta di legge che domani verra' depositata dal PD alla Camera, firmata dal deputato Guglielmo Vaccaro, da Donatella Ferranti, capogruppo PD in Commissione Giustizia, e da Andrea Orlando ed Enrico Letta, rispettivamente responsabile Giustizia e vicesegretario del Partito Democratico. -

(16 febbraio 2010)

GIUSTIZIA: PD PROPONE
MAGISTRATI NON ELEGGIBILI DOVE ESERCITANO
 

(ASCA) - Roma, 16 feb - ''Magistrati in lista? Si', ma non nelle sedi di competenza in cui esercitano, o hanno esercitato nei 3 anni precedenti la presentazione della candidatura, la propria funzione giudiziaria''.

Lo prevede una proposta di legge che domani verra' depositata dal PD alla Camera, firmata dal deputato Guglielmo Vaccaro, da Donatella Ferranti, capogruppo PD in Commissione Giustizia, e da Andrea Orlando ed Enrico Letta, rispettivamente responsabile Giustizia e vicesegretario del Partito Democratico.

Nel dettaglio, la norma prevede che i magistrati potranno candidarsi a una carica elettiva nella circoscrizione elettorale ricadente (totalmente o parzialmente) nel distretto di Corte d'Appello dove esercitano o hanno esercitato l'attivita' giurisdizionale entro 36 mesi dalla formalizzazione delle dimissioni, dalla richiesta di trasferimento o dal collocamento in aspettativa non retribuita. I magistrati potranno, comunque, essere candidati in circoscrizioni diverse da quelle ricomprese nel distretto dove svolgono, o hanno svolto, le loro funzioni''. min/mcc/ss
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Di Loredana Morandi (del 17/02/2010 @ 09:45:16, in Magistratura, linkato 1351 volte)
Giustizia: blog ironico pg Ancona
finisce anche su Playboy


Il caso del giudice citato in articolo su magistrati italiani

16 febbraio, 17:24

(ANSA) - ANCONA, 16 FEB - Finisce anche su Playboy il blog in cui l'ormai ex procuratore generale di Ancona Gaetano Dragotto commentava ironicamente sentenze di colleghi. Il caso e' citato in un articolo come uno dei pochi in cui un magistrato viene sanzionato per la sua condotta, differentemente, scrive il giornalista, da altri giudici che magari hanno mandato in carcere delle persone per un errore. Il pg incappo' in un procedimento disciplinare da cui venne 'assolto' ma poi il Csm non lo confermo' nell'incarico. Dopo mesi di oscuramento il blog di Dragotto riaprira' i battenti forse gia' da aprile. (ANSA).

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Di Loredana Morandi (del 16/02/2010 @ 15:15:11, in Magistratura, linkato 1402 volte)
Le 'candidature giudiziarie' di Italia dei Valori

martedì 16 febbraio 2010
di ANDREA SPINELLI BARRILE

L’Italia dei Valori ha scelto Lorenzo Nicastro come capolista per le elezioni regionali in Puglia. La notizia è stata data dallo stesso presidente del partito, Antonio Di Pietro. Lorenzo Nicastro, 54 anni, magistrato da 23, membro del pool della Procura di Bari per i reati contro la pubblica amministrazione, precedentemente avvocato.

Si è occupato di recente dell’inchiesta sulla sanità pugliese e, in passato, ha indagato anche sull’allora governatore Raffaele Fitto. Il magistrato ha manifestato la sua totale disponibilità ad operare nell’interesse della Regione Puglia e dei cittadini pugliesi, portando argomentazioni perfettamente in linea con la politica del partito cui appartiene: “Lavorerò per le regole, con le regole e sulle regole, perché le leggi devono servire agli uomini per vivere meglio” ha dichiarato il neo-politico. Il Presidente dell’IDV ha inoltre affermato che nelle liste è meglio avere giudici che delinquenti.

La notizia di questa candidatura ha scatenato polemiche feroci, innescate proprio dall’attuale Ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, che parla apertamente di “barbara commistione tra politica e giustizia” manifestando la certezza di “un uso direttamente politico dell’azione giudiziaria”. Tutta la maggioranza si è scagliata in dichiarazioni al vetriolo nei confronti di questa candidatura, urlando al complotto giudiziario ed ottenendo come risposta il quadrato attorno a Nicastro dell’Italia dei Valori tutta.

Reazioni e controreazioni prevedibili. Anche l’Associazione Nazionale Magistrati ha sollevato la questione, dichiarando “inopportuna” la candidatura del PM. Effettivamente, pur essendo legittimato a candidarsi, la “discesa in campo” di un magistrato nel luogo in cui ha esercitato giurisdizione per 23 anni, lavorando anche su inchieste importanti, delicate ed attualissime, balzate alle cronache giudiziarie come “il caso Tarantini”, andrebbe quantomeno ponderata meglio.

Stando ad una dichiarazione del Presidente dell’Anm “deve, inoltre, costituire serio momento di riflessione all’interno della magistratura il rientro in servizio del magistrato che ha svolto un mandato elettorale; tema sul quale l’Anm intende impegnarsi anche attraverso la revisione del proprio codice deontologico”. Certamente il miscuglio dei poteri dello Stato, incarnato in uomini che da magistrati divengono politici, è un argomento che dovrebbe essere trattato con la delicatezza e l’accortezza del caso, pur non contenendo in sé alcunché di illegittimo.

È fuori luogo, deontologicamente parlando, che un PM indaghi gli ambienti politici pugliesi per decenni, entri in politica proprio in Puglia e possa, terminato il mandato, tornare ad indagare sulle stesse vicende. Il conflitto d’interesse, in questo caso, è totalmente professionale, quasi di attribuzione di poteri dello Stato. Certo, il CSM ha dato il via libera all’aspettativa elettorale per Nicastro, tuttavia dichiarando ciò “atto dovuto”. Di Pietro, sensibile all’argomento in qualità di ex-magistrato, dice che all’interno dell’IDV la questione è già stata affrontata e tutti i magistrati che si sono candidati con il suo partito non sono più tornati alla toga.

Resta comunque la scelta personale, che non è vincolata a nulla se non alle singole coscienze. Per effetto di una circolare del CSM di cinque anni fa i magistrati candidati (anche non eletti) non possono, a termine del mandato o dell’aspettativa, tornare nel distretto di provenienza per almeno cinque anni. Troppo poco, forse, per dare garanzia d’imparzialità ai cittadini.

Nuova Agenzia Radicale
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Di Loredana Morandi (del 16/02/2010 @ 14:55:54, in Magistratura, linkato 2099 volte)
CSM :ELEZIONI; PRIMARIE PER SCELTA CANDIDATI CORRENTI SINISTRA
 

(ANSA) - ROMA, 15 FEB - Saranno scelti con le primarie i candidati delle correnti di togati di sinistra alle prossime elezioni del Csm, che si terranno a inizio luglio. A spingere Magistratura democratica e il Movimento per la Giustizia a intraprendere questa strada - come spiegano i rispettivi segretari dei due gruppi Rita Sanlorenzo e Valerio Fracassi in una lettera ai colleghi - l'esigenza di rafforzare il Csm dando ai suoi componenti "la massima legittimazione, che deriva innanzitutto dal consenso dei magistrati";anche di quelli - precisano - "che non sono iscritti a nessun gruppo ma che pretendono di poter incidere sulla scelta, facendo valere non le appartenenze , ma le idealità e i valori". Alla consultazione che si terrà dal 22 al 26 marzo prossimo potranno infatti partecipare non solo le toghe delle due correnti, ma anche i magistrati che "non intendendo aderire a nessuno dei due gruppi, condividono i valori e l'azione concreta di un certo modo di praticare l'associazionismo": questi non solo potranno votare, ma anche candidarsi, entro il 3 marzo, "aderendo espressamente alle linee programmatiche e impegnandosi a promuoverne l'attuazione in caso di successiva elezione al Csm". Si tratta di scegliere un candidato di Cassazione, due pubblici ministeri e almeno quattro giudici. Anche l'Associazione nazionale magistrati qualche mese fa aveva annunciato l'intenzione di procedere alle primarie per la scelta dei candidati alle elezioni del Csm, ma poi non se n'era fatto nulla quando era emersa la contrarietà di Magistratura Indipendente, la corrente più moderata e attualmente l'unica all'opposizione della giunta guidata da Luca Palamara. (ANSA).
 

CSM : ELEZIONI; PRIMARIE PER CANDIDATI TOGATI SINISTRA /ANSA
FORSE IN PISTA INGROIA E BORRACCETTI,MA SPAZIO PER INDIPENDENTI
 

(ANSA) - ROMA, 15 FEB - Due mesi fa ci aveva provato l'Associazione nazionale magistrati, ma l'operazione non era andata in porto, per l'opposizione di Magistratura Indipendente, la corrente più moderata. Ora sono i due gruppi delle toghe di sinistra, Magistratura democratica e Movimento per la Giustizia, ad aver deciso di ricorrere alle primarie per la scelta dei propri candidati alle prossime elezioni del Csm, previste per inizio luglio. Una sfida che potrebbe vedere in campo tra gli altri il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, pm ai processi Dell'Utri e al generale Mori, e il capo della procura di Venezia Vittorio Borraccetti.
Le primarie, che si terranno dal 22 al 26 marzo, permetteranno di dare spazio anche a candidature indipendenti, cioé di magistrati non iscritti alle due correnti ma che ne condividono programmi e valori; una strada che viene percorsa con l'obiettivo di "rafforzare" il Csm , dando ai suoi componenti "la massima legittimazione, che deriva innanzitutto dal consenso dei magistrati", come spiegano in una lettera ai colleghi i segretari di Md Rita Sanlorenzo e del Movimento Valerio Fracassi.
Aperta la polemica con le altre correnti, che invece non hanno compiuto questo passo: "Tutti lamentano a parole gli effetti perversi" dell'attuale sistema elettorale del Csm "che attribuisce alle dirigenze dei gruppi associativi un potere pressocché assoluto nella scelta dei candidati"; ma alle "affermazioni di principio, alle denunce e alle accuse sono seguiti fin qui ben pochi fatti - lamentano i due segretari - posto che altri gruppi hanno già designato i propri candidati, senza discostarsi in nulla dai metodi tradizionali". Il riferimento è a Unità per la Costituzione e a Magistratura Indipendente. Il primo gruppo ha definito proprio sabato scorso la sua lista con sei candidati (in tutto sono 16 i posti da consigliere togato, di cui 2 per i magistrati della Cassazione, 4 per i pm e dieci per i giudici di merito): il sostituto pg della Cassazione Riccardo Fuzio, il pm romano Paolo Auriemma, il presidente del tribunale di sorveglianza di Catanzaro Alberto Liguori e i giudici Pina Casella (tribunale Napoli), Mariano Sciacca (tribunale Catania) e Giovanna Di Rosa (sorveglianza Milano). Cinque invece i candidati di Mi: il consigliere della Cassazione Stefano Schirò, il pm romano Angeloantonio Racanelli, e i giudici Tommaso Virga (Tribunale Palermo), Alessadro Pepe (tribunale Napoli) e Aldo Morgigni (consigliere Corte appello Roma). (ANSA). FH/
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