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Di Loredana Morandi (del 02/05/2010 @ 06:08:55, in Politica, linkato 1597 volte)

Scajola presto dai magistrati

 

di Carmine Fotina e Marco Ludovico

Claudio Scajola sarà sentito presto dai magistrati. Mentre l'inchiesta sulle dubbie compravendite immobiliari e gli affari illeciti fatti da vip e politici con «la cricca del G8» si sta allargando. È di ieri la notizia che, in base a una nuova testimonianza, spunta nell'indagine di Perugia il nome di Pietro Lunardi, già ministro delle infrastrutture. Ma si parla anche di un titolare in carica di un dicastero del governo, di un parlamentare Pdl, di un assessore regionale.

Scajola, intanto, sarà ascoltato dai pubblici ministeri della procura di Perugia, in qualità di testimone. È in questo ruolo, per ora, che il ministro dello Sviluppo Economico entrerà ufficialmente a colloquio con i pm Alessia Tavernesi e Sergio Sottani. I procuratori gli chiederanno spiegazione del perché Diego Anemone, ora in carcere per corruzione e facente parte della «cricca», come l'hanno definita i pm, insieme ai funzionari dei Lavori pubblici Angelo Balducci, Mauro Della Giovanpaola e Fabio De Santis, incaricò l'architetto Angelo Zampolini – che gli stessi pm vorrebbero arrestare per riciclaggio – di pagare con 900mila euro, in assegni circolari, una casa romana di 180 metri quadri con vista sul Colosseo. Un'abitazione pagata secondo rogito poco più di 600 mila euro, a cui si sarebbero aggiunti per la parte venditrice gli assegni circolari di Zampolini.

La scelta dei pubblici ministeri di sentire Scajola come testimone, se in apparenza fa entrare in procura il ministro dello Sviluppo economico come non indagato, in realtà potrebbe rivelarsi un boomerang per l'interessato.

L'articolo prosegue su Il Sole 24 ore

Perché, stando alle carte, il rischio è che i pm possano trarre, dalle dichiarazioni rese da Scajola, conferme alle loro ipotesi investigative, e trasformare la sua posizione da testimone a incriminato. Poi, certo, la vicenda passerà al tribunale dei ministri, presso la procura di Roma. Ma intanto le difese più volte espresse in pubblico dal ministro sulla sua assoluta innocenza comincerebbero a vacillare. Sul confronto con i magistrati, come persona informata dei fatti, Scajola chiarisce di aver proposto un incontro a breve, «compatibilmente con i miei impegni di governo».

Ieri, nel corso di un pomeriggio particolarmente difficile, Claudio Scajola ha approntato insieme al legale di fiducia e ai più stretti consiglieri i punti chiave della difesa volta ad allontanare quelle che sono giudicate tesi infondate. «Degli assegni circolari consegnati alle due proprietarie ho letto solo sui giornali. Con l'imprenditore Diego Anemone nessun legame o appalto sospetto, e l'architetto Angelo Zampolini lo ricordo appena». Questa l'essenza della versione del ministro. L'intenzione, ad ogni modo, è di andare avanti, senza ripetere quanto accadde con il caso Biagi, «non avendo colpe».

Nella sua ricostruzione Scajola, che sottolinea a più riprese di non essere indagato, di fatto smentisce la versione delle due signore con cui nel 2004 firmò il rogito per l'appartamento nell'ufficio da ministro dell'Attuazione del programma. Finora non c'è nessuna versione ufficiale sui verbali delle due proprietarie – è il punto chiave della replica – e anche la testimonianza del notaio apparirebbe poco salda, quantomeno contraddittoria per quanto riportato finora sui giornali. In ogni caso, ammesso che la versione delle due signore fosse agli atti – è il ragionamento – si tratterebbe della loro parola contro quella del ministro.

Fu Angelo Balducci, ex provveditore alle Opere pubbliche, ad aiutare Scajola nella ricerca di un appartamento nel periodo in cui, da ministro dell'Attuazione, risiedeva a Roma in albergo. Vago il ricordo di Zampolini, a sua volta conoscente di Balducci, e artefice, secondo gli inquirenti, del passaggio di 900mila euro da contanti ad assegni circolari poi finiti alle proprietarie dell'appartamento di via del Fagutale. Circostanza smentita da Scajola, che sottolinea ancora di aver pagato, al momento del rogito, la somma pattuita pari a 610mila euro con mutuo acceso con il Banco di Napoli.

Un valore che, secondo il ministro, nonostante la prestigiosa vista sul Colosseo, sarebbe congruo considerato che si tratta di un ammezzato, acquistato in condizioni non ottimali. Quanto all'imprenditore Anemone, Scajola ricorda di averlo incontrato in alcune circostanze dopo essersi insediato al Viminale, perché una sua ditta era già stata precedentemente incaricata di eseguire la messa in sicurezza dell'alloggio di servizio che viene assegnato a ogni ministro dell'Interno. Nessun appalto, è la tesi, sarebbe stato agevolato.

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Di Loredana Morandi (del 02/05/2010 @ 11:01:47, in Osservatorio Famiglia, linkato 1655 volte)
Il caso di Garlasco
.. spaventatevi del nuovo "innocentismo"


La mia riflessione nasce da una serie di ottimi articoli pubblicata da Il Corriere della Sera a firma Alessandro Piperno, il giornalista che forse tra qualche tempo o forse dopo il secondo o terzo grado di giudizio sul caso  di Garlasco pubblicherà il suo "libro d'opinione".

Ecco perché Alberto sembrava a tutti un perfetto colpevole (30 settembre 2009)
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Chiara e Kafka: i depistaggi di un omicidio (27 gennaio 2008)
Alberto sconterà la pena del sospetto

I punti trattati dal giornalista sono molti, io ne tratterò solo alcuni edulcorando il contesto delle affermazioni dai virtuosismi letterari, che a null'altro servono se non a confondere il lettore e ad impedirne, di fatto, la scelta. Tanto sono già stata insultata da Alessandro, che certamente mi inserirà nella categoria bloggistica dell'odio. Ma io, purtroppo per lui, parlo per esperienza e per aver visto all'azione prima la lobby e poi i suoi protetti.

La magistratura. Ha fatto il suo lavoro. Anche il gup, che pure ha smantellato con una pedata virtuale il lavoro del Ris, dimostrando nonostante tutto la sua attenzione e il disappunto per la mancata rispondenza dell'organo incaricato dell'indagine. Ma quei ragazzi non sono poi così male. A Vigevano hanno subito l'assalto dei "consulenti" e han ceduto, così i "consulenti" hanno avuto la parte del "leone". Ma si sa, nei casi di pedofilia c'è da attendersi solo "falchi tiratori". Coraggio.

I media. L'uso e l'abuso dei media  lo abbiamo visto fin dall'inizio con la photoshoppata delle gemelle veline, la punta di spicco dell'insensibilità immorale della attuale generazione giovanile, pari solo alle orge omicide dei processi di Perugia o dei meno influenti nichilisti della crew che affligge me, attualmente in vendita. Ma una tale commovente predisposizione giovanile alla corruzione non poteva che attirare gli "avvoltoi" e la lobby.

L'unico comune denominatore è la pedopornografia in rete. Qui potrei tranquillamente fare l'ennesima filippica criminologica sul come la Rete e la Pornografia anestetizzino di fatto l'animo umano. Ma l'obiettivo di questo scritto è mostrare il volto della Lobby, che è potente ma per fortuna non inattaccabile e più volte sottoposta ad indagini e sconfitta dalle condanne in giudizio, anche e soprattutto internazionali.

Ciò che si intravede dietro al glaciale ariano biondo è una "strada maestra", solcata dalle trasmissioni Mediaset e dal Ministro leghista scaricone amato dai radicali. Il popolo della rete può essere ingannato, ma non gli artefici dei fenomeni mediatici. La firma di questo nuovo innocentismo è quella della Lobby, nessun dubbio da dichiarare.

E il più chiaro segno di ciò è che non si inganna una intera generazione di radicali, cresciuta in seno all'Osservatorio di Urso e mediaticamente introdotta, nel seguire la matrice "destra" del file sharing.

La strada maestra del fenomeno mediatico sul caso di Garlasco conduce irreparabilmente a Destra, la destra nazista austriaca e pedofila, ma non sfiora  ancora Berlusconi nonostante il suo ignorante e malleabile collega leghista. Infatti, nonostante si tratti dello stesso destro pensiero che ha finanziato l'operazione commerciale illiberista del "monopolio del p2p europeo" pervenuto attraverso una capillare campagna di acquisto nelle mani di Pirate Bay e pagato con i fondi neri della pedofilia in rete che ha condotto l'equivalente telematico di Al Qaeda pedopornografa al parlamento europeo, la pedofilia in Italia attecchisce a sinistra.

Fa nulla se i computer del p2p di Pirate Bay sono alloggiati in un vero e proprio bunker da guerra riadattato a web farm dalla multinazionale del crimine. Essenziale per la riuscita  dell'operazione è favorire l'onanismo, il nuovo oppio dei popoli. La sinistra segaiola non lo vedrà. Nessuno vedrà il bunker nazista dei 3 di Pirate Bay.

Solo nella sinistra italiana per sbarazzarsi di un imbarazzante efebofilo Grillini lo  si candida con Di Pietro,  solo da noi si ri-assume Marrazzo in Rai ma di nascosto e lo si fa martellando un Di Giannantonio qualunque (lo incontro tutti i giorni al bar sotto casa) e il suo Direttore, mentre ancora si fa del vittimismo politico sulla memoria storica dello sfruttatore della prostituzione giovanile Pierpaolo Pasolini. La sempre più sinistra lobby della pedofilia in Rai è la stessa che sfrontatamente impose pochi giorni or sono alle famiglie un Aldo Busi ad ogni ora del giorno via Isola, mentre dalla trasmissione che ancora fu di Marrazzo abbiamo visto di nuovo il caso "preti" su testimonianze rilasciate anche da sessantenni mutuato dalle confessioni pubbliche ad Anno Zero.  Ed era sempre Marrazzo che inviava il verde Angelo Bonelli al capezzale carcerario del regista Rai indagato per gli abusi a minori di Rignano Flaminio.

Poi, per affermare il vero sulla pedopornografia e sui pedofili laici è necessario superare lo scoglio dei condomini Rai  Santoro e Travaglio, e i  loro tre scrittori pro pedofili editi Chiare Lettere e Il Fatto Spa. Il lavoro della sinistra di Bersani ha diritto al rispetto, ma lui quando è stato in Rai a chi lo ha chiesto? A gente che spende per viaggi e alberghi una cifra superiore all'affitto di uno Stadio sono altre le domande da porre. Oppure Bertolaso è un santo. E la pedopornografia non esiste, come non esiste la mafia.

Storia. Il solo commercio funzionante su web è la pornografia,  10 anni fa la pedopornografia  era considerata uno dei prodotti accessori e già apparivano le loli sulle pagine web di una società  di cui venni al corrente tramite una nota mailing list antiberlusconiana e dalle testimoniante di famosi avventori, soprattutto quelle di un targato Rai perennemente all'estero (la legione straniera uso Craxi) in previsione dell' "indagine". Oggi, grazie a commercianti senza scrupoli, la pedopornografia ha conquistato una larga fetta di mercato, anche tra le fasce "giovanili" di utenza. Nella società dei consumi, ogni singolo venditore lavora solo alla sua fetta di guadagno.

Chiedetemi come mai sono scomparsi i miei 45 giorni di sciopero della fame, dati per il delink del server dell'Università Federico II di Napoli dalla rete IRC per il p2p di pornografia illegalmente installata ai danni degli studenti napoletani, cannibalizzati e nascosti dalla piattaforma "Il Cannocchiale" che senza aver mai visto neppur da lontano un magistrato mi censurava le parole "stop pedo", e vi parlerò della utenza sui blog dei 3 scrittori  pro pedofilia di Travaglio e delle abitudini alla molestia necroflammers degli stessi in veste di commentatori altrove.

Quale odio. Una marea nera e vischiosa che con la sentenza Google ha tentato il disastro ecologico anche sulle coste del Tribunale di Milano attaccando le "colonne" del Tempio;  malati che senza timore di inquinare hanno applaudito la denuncia in nome e per conto della criminalità alla Guardia di Finanza e  nei confronti di un ottimo pubblico ministero sulla Procura di Venezia; tentato il bavaglio contro la sottoscritta e zittito una procura isolana  isolata con la medesima minaccia e con un falso accordo pre elettorale. Ancor oggi infatti la sinistra affaristica del pacchetto azionario Tiscali Spa viola i miei diritti di cittadina italiana,  il testo sulla Privacy, alcuni Trattati internazionali e la Carta dei Diritti Umani. Così, dopo aver sottratto alla Criminalità organizzata i beni dello Stato di una Università italiana, io porto sulle spalle il peso di un sito pornografico che si chiama Sesso e sui cui contenuti non sussiste il minimo dubbio. La Pubblicità rappresenta alle volte un progresso per la Verità.

Anche la versione innocentista di Piperno appare con questi lumi così laicamente dubitativa, da esser fin troppo spoglia del cordoglio verso le vittime di Garlasco, Chiara  e la sua famiglia, e  improntata ad una nobiliare "sufficienza" verso la magistratura, già stretta dalla morsa mediatica e assediata dai consulenti, per sembrar fuori dalla lobby.

Inoltre, non conosco il giornalista, ma tra le righe ho dovuto intravedere un vago innamoramento per i tratti efebici del biondo personaggio. Il giornalista lo trasforma così nella "musa" di un pensiero  pro omofilo colto in cui, superata con accettazione e gradimento la metamorfosi kafkiana, sotto il pungolo della pena non s'ha bisogno alcuno d'interrogarsi sulla condanna alla  "parola" che graffia l'esoscheletro cheratinoso .

Alla famiglia di Chiara dico: Resistete, senza paura! Non rilasciate dichiarazioni per le quali potreste essere incriminati e siate moralmente preparati. Se Alberto fosse condannato dalla Corte d'Appello in secondo grado di giudizio, seguendo le logiche dell'asset trasversale della lobby, avrete anche la sentenza mediatica: quei  giudici sono tutti comunisti.

Senza una  porta "politica" cui bussare.


Loredana Morandi

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Sono lieta di dissentire: anche non volendo considerare lo sfruttamento della prostituzione di un minore sulla quale si indaga a carico del gallerista, la legge sul  "consenso" è cambiata ed è stata elevata l'età del minore che subisce reati a carattere sessuale ad opera di un adulto. Strano che a divulgare dichiarazioni così superficiali e poco informate sia una donna, e pure avvocato.. L.M.

Legale Tadini: Sul caso diffuse notizie erronee e diffamatorie


Roma, 2 mag. (Apcom) - Nella vicenda che vede coinvolto il gallerista Francesco Tadini "sono state diffuse notizie erronee e diffamatorie". Lo sostiene il legale di Tadini, Claudia Michela, in una nota. Francesco Tadini, figlio del pittore Emilio Tadini, è stato arrestato giovedì scorso a Milano con l'accusa di detenzione di materiale pedopornografico e di avere avuto rapporti sessuali con una 15nne.

L'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'interrogatorio del gip venerdì "perchè - spiega il suo legale - si era sentito male durante la notte e non era in condizioni di sostenerlo" ed è accusato di aver avuto rapporti sessuali "con una prostituta di età compresa tra i 14 e i 16 anni, una fascia d'età che non rientra in quella della pedofilia".

Il legale puntualizza anche che il fatto che il suo cliente non abbia risposto al gip "non pregiudica ovviamente la facoltà e la volontà di collaborare, in un momento successivo, con la magistratura". Su quanto accaduto, spiega, "sono state diffuse notizie erronee e diffamatorie" e "vista la delicatezza dei reati ipotizzati la descrizione con dovizie di particolari, oltre che lesiva, la si ritiene di taglio scandalistico.

Pertanto è inconcepibile la pubblicazione di nome e cognome dell'indagato, di fotografie sue e della sua famiglia e di informazioni circa la sua vita privata e la sua attività professionale". "La difesa di Francesco Tadini si riserva pertanto - conclude la nota - la facoltà di adire alle vie legali per la tutela degli interessi dell'indagato, dei suoi famigliari e dello Spazio Tadini".
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Di Loredana Morandi (del 02/05/2010 @ 17:30:57, in Osservatorio Famiglia, linkato 1800 volte)
Mentre sul mio facebook impazza il divertissment della notizia falsa da fonte scientifica sullo spray all'ossitocina, che "miracolosamente" dovrebbe ridurre gli ormoni di un partner brutale ai minimi termini di un femmineo tipo "coccoloso", i quotidiani e le agenzie celebrano una ennesima strage da contagio: il figlicidio.
E' l'omicidio della solitudine, il virus dell'abbandono sociale incubato da un essere umano per mesi o anni che si abbatte improvviso sradicando una "vita innocente".
Un virus più grave e più pericoloso di Ebola, che si diffonde per via aerea tramite i media. I primi giorni del caso Cogne hanno mietuto almeno 5 vittime, uno di quei casi è identico a quello di Caltanissetta. E la storia si ripete con il primo caso scatenante, senza controllo ... L.M.


Partorisce e lancia bimba da finestra
Grave la piccola. Arrestata la madre, una romena di 41 anni

(ANSA) - COSENZA, 2 MAG - Ha messo la luce una bambina e subito dopo il parto l'ha lanciata dalla finestra: arrestata a Grisolia (Cosenza) una romena di 41 anni. A trovare la neonata, in strada e con la placenta ancora attaccata al corpo, sono stati i carabinieri, avvertiti da una segnalazione anonima. La piccola, che al momento del ritrovamento piangeva con forza, ha subito un trauma cranico e versa in gravi condizioni in ospedale. Arrestata per tentato infanticidio la madre, che aveva nascosto la gravidanza.


Campobasso, neonato abbandonato in strada
Ricoverato in ospedale, e' in discrete condizioni

(ANSA) - CAMPOBASSO, 29 APR - A Campobasso un neonato e' stato trovato in strada da una donna che lo ha subito portato al pronto soccorso. Secondo i medici dell'ospedale 'Cardarelli', dove e' ora ricoverato nel reparto di Neonatologia, il bimbo e' in discrete condizioni. Qualche ora dopo l'arrivo del piccolo, al pronto soccorso e' giunta una donna di circa quarant'anni che e' stata ricoverata per emorragia post-partum. Si indaga per accertare eventuali legami fra i due episodi.


Bimba: madre avrebbe appiccato fuoco auto
La donna ha comprato 2 litri benzina. Fiammiferi vicini a veicolo

(ANSA) - BENEVENTO, 27 APR - La madre della piccola di 7 mesi morta carbonizzata in auto e' piantonata in ospedale dalla polizia. Secondo quanto si e' appreso, Daniela Liguori, questa mattina, ha acquistato due litri di benzina da un distributore della zona. Un particolare al vaglio degli investigatori cosi' come e' da valutare il ritrovamento, a pochi metri dall'auto, di un pacco di fiammiferi, usati probabilmente dalla donna per dare fuoco all'auto e alla piccola. Arrestata Daniela Liguori, di 33 anni, la madre della piccola di 7 mesi morta carbonizzata nell'auto. L'accusa per la donna e' di omicidio volontario.


Mamma annega figli: arresti domiciliari
Donna affidata a centro riabilitativo. Domani funerali bambini

(ANSA) - (CALTANISSETTA), 26 APR - Arresti domiciliari per Vanessa Lo Porto la casalinga di Gela che venerdi' scorso ha ucciso i suoi due bambini, annegandoli. La donna e' ai domiciliari in un centro di riabilitazione psico-motoria a Troina, in provincia di Enna. Lo ha disposto il Gip del Tribunale di Gela ritenendo il carcere il luogo meno adatto per la sua detenzione, considerata la sua grave patologia psichica. Oggi i corpi dei bimbi saranno restituiti alla famiglia. Domani ci saranno i funerali.
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Di Loredana Morandi (del 03/05/2010 @ 15:29:34, in Associazioni Giustizia, linkato 1776 volte)
Presente!
Loredana Morandi

E’ il messaggio che don Luigi Ciotti ha lanciato, questa mattina, agli studenti ericini che hanno affollato l’aula bunker delle carceri di San Giuliano.

Uniti con i magistrati

Nell'ambito delle manifestazioni organizzate dal Comune di Erice per ricordare la strage di Pizzolungo, questa mattina don Luigi Ciotti ha incontrato gli studenti nell'aula bunker delle carceri di San Giuliano.

"La mafia non è problema solo della Sicilia. La mafia è un problema nazionale". Don Luigi Ciotti lo ha gridato, questa mattina, nell'aula bunker delle carceri di San Giuliano durante un incontro con gli studenti ericini. "Tutti insieme - ha aggiunto il prete - dobbiamo dare un segnale forte. Dobbiamo stare vicini ai magistrati e alle forze dell'ordine. Questa nostra vicinanza, però, dobbiamo manifestarla tutti i giorni e non applaudire inquirenti e investigatori soltanto in determinate occasioni". L'incontro rientra nell'ambito delle manifestazioni organizzate dal Comune di Erice per ricordare la strage di Pizzolungo. Don Luigi Ciotti ha anche parlato di padre Puglisi. "I mafiosi  - ha detto - lo hanno ucciso perché non stava dalla loro parte. Ciò significa che altri, invece, stanno dalla loro parte". Poi ha snocciolato un dato assai significato: in Italia il 36 per cento dei beni confiscati alla mafia e sotto ipoteca bancaria. E a proposito di beni confiscati a Cosa nostra, il pensiero non poteva non andare all'ex prefetto di Trapani, Fulvio Sodano, che ha impedito che la Calcestruzzi ericina, sottratta all'ex boss Vincenzo Virga,  finiva nelle mani dell'organizzazione criminale, denunciando il piano ordito dall'associazione. "Sodano - ha sottolineato don Ciotti - è stato determinante e determinato. I trapanesi non devono dimenticare il coraggio di questo valoroso prefetto".

di Luigi Todaro
Tele Sud, lunedì 3 maggio 2010
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Giudice di Pace, manca un cancelliere e la giustizia si ferma

di Redazione

Una carenza di organico all'interno dell'Ufficio del Giudice di Pace di Corato sta paralizzando la giustizia cittadina.

Ormai da molti mesi, infatti, accade che l'assenza di un cancelliere con particolare qualifica renda praticamente impossibile il rilascio delle formule esecutive, l’evasione delle istanze relative alla emissione di mandati di pagamento e le attestazioni di passaggio in giudicate delle sentenze.

Il malumore fra gli avvocati coratini è palpabile ormai da tempo ed ora, per tentare di smuovere le acque, interviene anche la politica. Nella fattispecie, il Partito Democratico interroga il Ministro della Giustizia.

«Da quanto appreso, - spiega il Coordinamento politico del Pd - l’attuale pianta organica non contempla figure professionali da adibire alle suddette mansioni, con gli evidenti e gravi disguidi che ne derivano agli operatori della giustizia e, per tramite di questi ultimi, ai cittadini.

Pertanto, abbiamo interessato della vicenda l’Onorevole del Partito Democratico Cinzia Capano, la quale, unitamente agli On.li Dario Ginefra e Margherita Mastromauro, in data 28.4.2010, ha depositato presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati una interrogazione al Ministro della Giustizia.

Chiediamo una rapida soluzione della vicenda che, ad oggi, impedisce una adeguata risposta alla domanda di giustizia che i cittadini, in particolare di Corato, rivolgono al suddetto ufficio giudiziario».

Corato Live  http://www.coratolive.it/News/news.aspx?idnews=9976
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Di Loredana Morandi (del 04/05/2010 @ 07:19:57, in Magistratura, linkato 1736 volte)
E' primavera, fioriscono i convegni...

Parole di Giustizia 2010
 

Sergio Staino, Gustavo Zagrebelsky, Giuliano Amato e molti altri tra i protagonisti della rassegna di incontri. Dal 21 al 23 maggio a La Spezia

L'uguaglianza delle persone, la tutela dei diritti di tutti, la capacità di sintesi tra culture diverse sono il banco di prova delle democrazie contemporanee. Ciò sta scritto nelle costituzioni del Novecento ma troppo spesso resta un obiettivo irrealizzato. Così la giustizia sembra talvolta ridursi, da orizzonte di vita decorosa e serena per tutti, a insieme di procedure per risolvere controversie e conflitti.

Č in questo contesto che si sviluppa Parole di Giustizia, appuntamento annuale teso a recuperare la consapevolezza del carattere etico e politico oltre (e prima) che tecnico della questione giustizia. La seconda edizione è in programma alla Spezia da venerdì 21 a domenica 23 maggio 2010. Un appuntamento di giuristi, studiosi, politici, personaggi pubblici di diversa estrazione culturale, finalizzato a mettere in campo, sottoponendole al giudizio dei cittadini, parole di giustizia. Un appuntamento da collocare a Spezia, la città di Giuseppe Borrè, grande magistrato e giurista, a cui è intitolata l’Associazione che lo promuove.

Nella sua prima edizione l’iniziativa ha avuto ad oggetto il tema dei nuovi diritti e dei diritti negati, cioè, in sintesi, la questione della capacità (o incapacità) di una società in profonda trasformazione di includere e di garantire il pieno espandersi dello status di cittadinanza. Quest'anno l'orizzonte, pur senza perdere di vista la specifica situazione italiana, si allarga alla dimensione internazionale e alla riflessione su diversi modelli di governo della società e di tutela (o mancata tutela) dei diritti fondamentali.

I filoni fondamentali di approfondimento sono quattro.

Nel primo si parla di democrazia: la nostra democrazia e quella degli altri. Su questo tema si soffermano Pietro Costa (storico del diritto nella Università di Firenze), Renzo Guolo (professore nella Università di Torino e studioso dell’Islam e della sua cultura) e Gustavo Zagrebelsky (già presidente della Corte costituzionale e massimo teorico italiano della democrazia e dei suoi fondamenti).

Il secondo filone di approfondimento ha a che fare con i diritti e le libertà delle persone e con i percorsi e gli strumenti per realizzarli e tutelarli. Tra gli studiosi e i testimoni diretti che discutono di questo punto, Salvatore Senese (magistrato e presidente del Tribunale permanente dei popoli), Marcello Flores (storico e studioso dei diritti umani), Adolfo Pérez Esquivel (premio Nobel per la Pace), Giuliano Amato ed Elena Paciotti (protagonisti del processo di formazione di una Costituzione europea).

Il terzo filone riguarda il graduale deperimento dei concetti di diritti e libertà, a maggior ragione in tempi di crisi e per i più deboli: il carcere scoppia sotto la spinta di un numero di detenuti crescenti senza corrispondenti aumenti degli indici di criminalità; i giovani e le donne vivono nuove forme di marginalizzazione sul piano economico, sociale, politico. Su questo versante intervengono esperti di diritto, economia, sociologia: Silvio Spaventa (economista, già ministro della Repubblica), Giovanni Palombarini (procuratore aggiunto della Corte di cassazione), Rita Sanlorenzo (segretario nazionale di Magistratura democratica) e molti altri.

Infine, uno sguardo alla situazione nazionale e, in particolare, a due dei grandi temi che la attraversano con riferimento ai diritti: il governo dell’immigrazione e la cosiddetta riforma della giustizia. Di questo parlano Laura Boldrini (rappresentante in Italia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), Jean René Bilongo (responsabile del coordinamento immigrati della Cgil di Caserta), Livio Pepino (componente del Consiglio superiore della Magistratura e presidente della Associazione Borrè), Luca Palamara (presidente della Associazione nazionale magistrati) e Gaetano Pecorella (avvocato, parlamentale del Popolo della Libertà).

Il tutto con una nota finale affidata all’ironia: la matita di Sergio Staino disegna, impietosamente, la giustizia e la politica.

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Di Loredana Morandi (del 04/05/2010 @ 17:08:14, in Politica, linkato 1621 volte)
La notizia è stata data da tutti i Tg, da tutti i quotidiani, da tutte le agenzie. Ne parlano su facebook e  tra i cinguettii di twitter per giungere infine sulle pagine di centinaia e centinaia di blog.
Il mio pensiero è il seguente: la magistratura non si è ancora pronunciata in merito all'iscrizione di un reato sulla persona dell'ex Ministro. Quale che sia il reato.
Vero ciò che dichiarava il direttore di Affari Italiani in un "salotto televisivo" - per i Vip esiste una sorta di assistenza alla scelta dei confort nella Capitale. Non è detto che questo sia reato. - Anche se, aggiungo io, dalle stelle alle stalle, questo è il reato degli affittacamere a extracomunitari senza permesso di soggiorno dalle Dolomiti a Rosarno.
Vero ancora che Scajola è il solo politico nostrano (a destra come a sinistra) ad optare per le "dimissioni" quando sotto attacco mediatico. In ogni caso è una rara qualità e induce a ritenerlo più onesto della massa. L.M.

A lui il cavaliere ha affidato la responsabilità dell'organizzazione nazionale di Forza Italia

Scajola, il ministro che si è dimesso due volte


Roma - (Adnkronos/Ign) - Ex democristiano, tra i fondatori di Forza Italia, uomo di governo fedelissimo del premier Berlusconi, agli inizi di luglio 2002 dovette lasciare il ministero dell'Interno travolto dalle polemiche scatenate da una sua frase sulla questione della scorta a Marco Biagi

Roma, 4 mag. - (Adnkronos/Ign) - Ex democristiano, tra i fondatori di Forza Italia, uomo di governo fedelissimo del premier Silvio Berlusconi, Claudio Scajola è costretto, nuovamente, a dimettersi dal suo incarico.

La prima volta accadde agli inizi di luglio 2002, quando dovette lasciare il ministero dell'Interno, travolto dalle polemiche scatenate da una sua frase sulla questione della scorta a Marco Biagi, il consulente del ministero del Lavoro ucciso dai terroristi quello stesso anno. Con alcuni giornalisti, durante una visita istituzionale a Cipro, Scajola aveva detto: "Biagi era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza". Era il 29 giugno 2002. Questa frase provocò un uragano di proteste e reazioni imbarazzate che alla fine, il 4 luglio, lo costrinsero a dare le dimissioni.

La carriera politica di Scajola inizia nelle file della Democrazia cristiana. Del resto nelle sue biografie ama ricordare che la politica è stata ''simbolicamente nel suo destino'' fin dalla nascita: a tenerlo fra le braccia nel giorno del battesimo fu Maria Romana De Gasperi, figlia dello statista trentino Alcide De Gasperi. Nel 1980 viene eletto nel Consiglio comunale di Imperia. Nell'ottobre 1982 ottiene l'incarico di sindaco in sostituzione del dimissionario Renato Pilade ed è il terzo membro della famiglia Scajola a ricoprire, in meno di tre decenni, il ruolo di primo cittadino di Imperia. Il 12 dicembre 1983 deve però dimettersi, perché arrestato dai Carabinieri con l'accusa di concussione aggravata. In seguito verrà prosciolto dalle accuse.

La sua carriera politica riparte dal progetto politico di Silvio Berlusconi. Eletto deputato nel 1996, l'8 maggio dello stesso anno, all'indomani della sconfitta elettorale e in vista di quella che verrà definita la traversata nel deserto prima del ritorno al governo, Berlusconi gli affida la responsabilità dell'organizzazione nazionale di Forza Italia: prepara lo statuto e i regolamenti interni, vara il sistema delle iscrizioni, convoca i congressi provinciali per eleggere i dirigenti locali, fino ad arrivare al primo congresso nazionale di FI, dal 16 al 18 aprile del 1998. Quindi il Cavaliere lo nomina coordinatore nazionale. Dopo la vittoria del maggio 2001, Scajola approda al governo e ottiene un ministero di primo piano, quello dell'Interno. Come detto dovrà lasciarlo un anno dopo. Dodici mesi di 'purgatorio' e poi Scajola torna nell'esecutivo alla fine di agosto 2003 al ministero per l'Attuazione del programma. Quindi la promozione alle Attività produttive quando il Cavaliere vara un un nuovo esecutivo nell'aprile 2005. Con la sconfitta elettorale dell'anno dopo e il passaggio all'opposizione, riesce comunque a ottenere uno degli incarichi riservati alla minoranza, vale a dire la presidenza del comitato di Controllo sui Servizi segreti. Nuovo ritorno al Governo nel 2008, ancora allo Sviluppo economico.

Quindi le vicende di questi giorni che pongono Scajola nuovamente al centro delle polemiche come accaduto altre volte in passato. Durante la sua permanenza al Viminale, fu criticato per la gestione del G8 di Genova in quanto molti imputarono all'organizzazione della sicurezza parte della responsabilità per il comportamento duro delle Forze dell'Ordine.

Il nome di Scajola finisce sotto i riflettori anche per una vincenda legata al trasporto aereo, con polemiche che si rialimentano nel pieno della partita per la privatizzazione di Alitalia. La pietra dello scandalo è il volo quotidiano Alitalia che collega l'aeroporto di Albenga, 33 chilometri da Imperia, città natale del ministro e suo collegio elettorale, a quello di Roma Fiumicino. La nuova rotta entra in funzione il 17 maggio 2002, ma il collegamento diretto Albenga-Fiumicino viene soppresso dall'Alitalia poco dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale. Quando Scajola rientra al governo come ministro per l'Attuazione del Programma, è il 28 agosto 2003, ricompare anche il volo, questa volta di Air One. Ancora una volta, viene cancellato non appena Scajola lascia il governo.
 
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Di Loredana Morandi (del 04/05/2010 @ 17:24:31, in Politica, linkato 1480 volte)
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Di Loredana Morandi (del 04/05/2010 @ 17:26:30, in Politica, linkato 1495 volte)
L'inchiesta è dell'aggiunto Saviotti e della sostituto Marazza.

Ciarrapico indagato per truffa



Inchiesta della Procura di Roma in relazione a contribuiti all'editoria percepiti illecitamente dalle società editoriali che fanno capo al parlamentare

ROMA, 04 maggio, 14:41 - Il senatore Giuseppe Ciarrapico, il figlio Tullio ed altre cinque persone, per lo più prestanomi, sono indagati dalla procura di Roma per truffa in relazione a contribuiti all'editoria percepiti illecitamente dalle società editoriali che fanno capo al parlamentare. Contemporaneamente la guardia di finanza ha sequestrato beni per circa 20 milioni di euro tra immobili, quote societarie ed una imbarcazione di lusso.

I fatti contestati dal pm Simona Marazza fanno riferimento - è detto in un comunicato diffuso dalla procura - al periodo che va dal 2002 al 2007 e "per analoghi tentativi susseguitisi fino all'anno in corso, in danno dello Stato - presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria, da parte delle società editrici Nuova Editoriale Oggi Srl ed Editoriale Ciociaria Oggi Srl". La Guardia di finanza di Roma, Nucleo speciale polizia valutaria, "ha eseguito oggi a Roma, Milano e altrove, decreto di sequestro preventivo fino alla concorrenza di importo equivalente al danno, su immobili, quote societarie, conti correnti e imbarcazione di lusso.

Il sequestro ha riguardato beni riconducibili, attraverso intestazioni ritenute fittizie, al soggetto rilevato come effettivo proprietario delle società editrici". Gli indagati rispondono del reato di truffa per gli anni che vanno dal 2002 al 2007 e di tentata truffa per il periodo 2008-2010. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti le società editoriali effettuavano richieste di finanziamenti in modo non conforme alla legge sull'editoria del 1990. Il sequestro non comprometterà la funzione operativa delle società interessate dal provvedimento dell'autorità giudiziaria. L'indagine è partita da una iniziativa delle fiamme gialle finalizzata alla verifica sui contributi per l'editoria.

(Ansa)

Ciarrapico indagato per truffa ai danni dello Stato


Il senatore del Pdl Giuseppe Ciarrapico è indagato dalla Procura di Roma per truffa aggravata ai danni dello Stato. Oltre a Ciarrapico sono indagate altre sei persone, tra cui il figlio Tullio. L'indagine si riferisce alla fraudolenta percezione di contributi destinati all'editoria per importi complessivi pari a circa 20 milioni di euro dal 2002 al 2007. I contributi sono stati percepiti dalle società editrici Nuova Editoriale Oggi e Editoriale Ciociaria Oggi. Su richiesta della Procura di Roma, la Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro a Roma, Milano e altre località italiane, conti correnti, immobili, quote societarie e un'imbarcazione di lusso per un importo complessivo di circa 20 milioni. Tutti i beni posti sotto sequestro sono riconducibili, attraverso intestazioni fittizie, allo stesso senatore Ciarrapico.

Le indagini, condotte dall'aggiunto Pietro Saviotti e dal sostituto Simona Marazza, e affidate al Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza guidato dal colonnello Leandro Cuzzocrea, hanno portato ad accertare, si legge in una nota diramata dalla Procura, «gravi fatti di fraudolente percezioni di contributi all'editoria» erogati dal Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. I contributi su cui indaga la Procura di Roma vanno dal 2002 al 2010, per importi annuali di circa 5 milioni di euro. I sequestri preventivi posti in essere dalle Fiamme Gialle si riferiscono ai contributi illegittimamente percepiti dal 2002 al 2007. I contributi per il 2008, il 2009 e il 2010 non sono stati invece erogati proprio per effetto dell'inchiesta condotta da Piazzale Clodio. Gli altri indagati, tutti per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, sono prestanome o amministratori di fatto o di diritto delle società coinvolte.

La legge per l'editoria del 201 del 1990 prevede che, per accedere ai contributi, le società editrici debbano possedere determinati requisiti: devono essere scisse tra di loro, vale a dire non devono esserci collegamenti tra le società editrici; in secondo luogo le società devono essere partecipate da una società cooperativa al 51 per cento. Nel caso in questione, secondo gli inquirenti, i contributi sono stati chiesti da due società editrici, la Nuova Editoriale Oggi e la Editoriale Ciociaria Oggi, che fanno parte di uno stesso gruppo societario e che non sono partecipate al 51% da una società cooperativa. I sequestri riguardano conti correnti, fondi, immobili, le quote societarie delle due società coinvolte e di altre aziende che operano nel settore sanitario. Sotto sequestro anche un'imbarcazione di Ciarrapico ormeggiata nel porto di Gaeta. La gestione dei beni sotto sequestro é affidata al custode giudiziale nominato dal gip. I sequestri, fanno presente gli investigatori, non incidono sull'operatività delle società coinvolte. L'inchiesta nasce da una serie di accertamenti a campione sui contributi all'editoria condotti dalla Guardia di Finanza.

(Il Sole 24 Ore Radiocor) 4 maggio 2010
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