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 san valentino ...... di Lunadicarta
 
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Quando tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa.

Walter Lippmann
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 26/05/2010 @ 17:17:30, in Osservatorio Famiglia, linkato 1426 volte)
CASSAZIONE
AVANCES SESSUALI AD ALUNNE,
PROF VA LICENZIATO

(AGI) - Roma, 26 mag. - Atteggiamenti "sconci" e "dall'inequivoco contenuto sessuale" tenuti in classe di fronte agli studenti costano al professore la perdita del proprio posto di lavoro. Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha confermato la destituzione dal servizio inflitta, dopo un procedimento disciplinare, ad un docente di Diritto ed Economia che prestava servizio presso una scuola di Matera. A denunciarlo era stata la preside della scuola, sulla base di fatti che le erano stati riferiti da numerose alunne della quinta classe, le quali avevano reso note le "attenzioni fisiche e allusioni sessuali", le "palapazioni corporee maldestramente celate" tenute nei loro confronti dal professore, il quale faceva anche "discorsi ed atteggiamenti turpi" in coincidenza delle lezioni o in occasione di manifestazioni scolastiche svolte in ambienti esterni. L'uomo, si legge nella sentenza 12.848 della Sezione Lavoro della Suprema Corte, era stato anche sottoposto ad un processo penale, terminato con sentenza di patteggiamento. A suo carico, dunque, era stata disposta un'ispezione, conclusasi con il decreto ministeriale di destituzione dal servizio. Contro tale decisione del Consiglio Nazionale di Disciplina della Pubblica Istruzione, il docente aveva presentato ricorso presso il Tribunale del Lavoro, chiedendone l'annullamento e sottolineando "l'insussistenza dei presupposti di fatto richiesti ai fini dell'irrogazione della sanzione espulsiva, ma il Tribunale di Matera e la Corte d'Appello poi avevano rigettato i suoi appelli. Anche la Cassazione ha condiviso i verdetti dei giudici di merito e rigettato dunque il ricorso del professore.

***

PEDOFILIA: NONNO VIOLENTA NIPOTI E FILMA ABUSI


(AGI) - Catania, 26 mag. - Questa volta l'orco ha il volto del nonno. E' lui il violentatore delle tre bimbe che gli venivano affidate dai genitori delle vittime. L'uomo, un operaio siciliano di 52 anni, riprendeva gli abusi col telefonino. Le tre nipotine, di eta' compresa tra i 10 e i 12 anni, hanno subito uno trauma e uno choc tali che dinanzi allo psicologo infantile hanno fatto scena muta. Non sono riuscite a pronunciare una sola parola. Una di loro si e' lasciata andare con uno scritto, pochissime frasi in cui raccontava le avances e le violenze del nonno. Dopo i primi sospetti, i racconti strozzati delle piccole ai genitori, figlia e genero del pedofilo; infine la denuncia alla polizia.
  La procura distrettuale di Catania ha emesso nei suoi confronti un provvedimento di fermo e un ordine di carcerazione, eseguito dalla Polizia Postale, per violenza sessuale nei confronti di minori e produzione di materiale pedopornografico. E' stato lo smarrimento e il casuale ritrovamento della scheda di memoria, da parte della figlia del pedofilo, di uno dei cellulari che ha consentito l'avvio delle indagini. La donna ha voluto vedere cosa contenesse, insospettita dall'ansia del padre, e ha fatto la terribile scoperta: ha visto le immagini degli abusi e sentito la voce di una bambina che si rivolgeva al "nonno". Da qui la denuncia alla polizia. L'analisi delle memorie, svolta dagli uomini della Polizia Postale, ha consentito di estrapolare i video degli abusi e, considerato che l'uomo non veniva ripreso in volto, alcuni elementi utili per la sua certa identificazione. I magistrati che hanno coordinato le indagini, il procuratore aggiunto Marisa Scavo e il sostituto Antonella Barrera, hanno proceduto agli interrogatori, con l'assistenza di un neuropsichiatra infantile, delle bimbe da cui sono giunte le conferme alle violenze subite.        

***

PEDOFILIA: VESCOVO LODI, AMAREZZA PER ARRESTO DON PEZZINI


(AGI) - Milano, 26 mag. - Amarezza per la notizia dell'arresto di don Domenico Pezzini, ma fiducia nella magistratura. Il vescovo di Lodi, Giuseppe Merisi, commenta cosi', con delle dichiarazioni apparse oggi sul quotidinao 'il Cittadino' di Lodi, l'arresto del sacerdote per violenza sessuale aggravata, accusato di avere avuto dei rapporti sessuali con un ragazzo 16enne che all'epoca dei fatti aveva 13 anni. "Siamo molto amareggiati - ha detto monsignor Merisi - per le notizie relative all'arresto di don Domenico Pezzini, che ci ha colto completamente di sorpresa". In casa di don Pezzini, nel corso di una perquisizione, gli agenti della Squadra Mobile di Milano avrebbero trovato anche materiale pedopornografico. Il vescovo spiega: "Don Pezzini risiede e opera a Milano da oltre quarant'anni e non ha incarichi nella nostra diocesi di Lodi.
  Cio' nonostante siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in piu' che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la magistratura civile.
  Intanto chiediamo la preghiera di tutti". Don Pezzini, gia' docente di Linguistica inglese all'Universita' di Verona e di Lingua inglese in quella di Sassari, e' autore di apprezzate pubblicazioni di letteratura medievale, ed e' stato tra i fondatori del gruppo 'La Fonte' nel 1986, che si riunisce a Milano alla ricerca di un'integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana. (AGI) Cli/Cre
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Caso Claps: Restivo nuove accuse
per l'omicidio di una sudcoreana



L'uomo, arrestato per l'omicidio di Heather Barnet è ora sospettato per l'omicidio di Jong Ok Shin, detta Oki, una studentessa sudcoreana uccisa il 12 luglio 2002 sempre a Bournemouth, quattro mesi prima del delitto Barnett.

Contro Restivo si sta muovendo inoltre la difesa di Omar Benguit, l'uomo condannato dalla magistratura londinese per l'omicidio di Jong Ok Shin. Secondo il legale la donna sarebbe stata uccisa con 3 colpi di forbice alle spalle, in Malmesbury Park Road a pochi isolati di distanza dall'abitazione di Restivo. Dalle rilevazioni risulta inoltre che le fu tagliata una ciocca di capelli.

I capelli sembrano essere il tema ricorrente di questo "profilo seriale", ma allora, come ha fatto a nascondersi per anni e anni?

L.M.

La Rassegna

Inghilterra, nuove accuse a Restivo Contestato l'omidicio di una ...

La Stampa - ‎20 minuti fa‎
Nuove accuse contro Danilo Restivo in Inghilterra. L'uomo, indagato per l'omicidio di Elisa Claps a Potenza ed arrestato per l'omicidio di Heather Barnett a Bournemouth, è ora accusato anche dell'omicidio di Jong Ok Shin, detta Oki, ...
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Magistratura Democratica



UN GOVERNO CHE PENALIZZA I MAGISTRATI,
MORTIFICA IL PERSONALE GIUDIZIARIO,
VUOLE DISTRUGGERE LA GIUSTIZIA.




La manovra economica del Governo, pur nel quadro di comprensibili obiettivi di contenimento,  si abbatte sulla giustizia, in tutte le sue componenti, in termini gravemente penalizzanti.
I magistrati sono colpiti su due piani, con il prelievo forzoso per i redditi di importo superiore a 90.000 euro, che, ricordiamo, corrispondono a stipendi mensili superiori a 3500 euro, e con il blocco di ogni aumento di stipendio (pare anche in caso di progressioni di carriera dovute a positiva valutazione di professionalità).  In tal modo,  si altera la stessa struttura del trattamento economico, e si provoca una reale riduzione degli stipendi, contraria ad ogni principio di irriducibilità della retribuzione.
Il personale giudiziario, sin qui mortificato per la mancata riqualificazione e per l’impossibilità di progressioni in carriera, subisce oggi la sterilizzazione di quegli aumenti già concordati in sede di contrattazione collettiva.
Sia per i magistrati, sia per il personale giudiziario,  il blocco viene addirittura ad essere retroattivo,  prevedendosi  che per quattro anni di qui in avanti il trattamento economico complessivo non potrà essere superiore al trattamento in godimento nell’anno 2009.
La giustizia, già drasticamente colpita con il taglio degli organici del personale, il blocco del turn over  e un taglio dei consumi intermedi del 30 % nel 2010 e del 42 % nel 2011, vede un’ulteriore proroga del blocco del turn over per due anni ed un ulteriore taglio del 10 %. Ciò comporta che gli uffici giudiziari dovrebbero continuare a funzionare con una riduzione effettiva che arriva quasi al 25 % del personale e con fondi che ammontano a stento al 50 % di quanto stanziato nel 2008.
Questo avviene  mentre con disegni di legge come quello sulle intercettazioni telefoniche viene  messa in dubbio la stessa possibilità di svolgere indagini e si creano ulteriori, ingenti problemi organizzativi agli uffici.
Il quadro si completa fino a rappresentare una vera strategia d’insieme. I cittadini debbono sapere di chi è la responsabilità se, nonostante lo sforzo di magistrati, cancellieri, avvocati,  non si riuscirà a far funzionare questa macchina.
Siamo tutti consapevoli della situazione del Paese e dunque disposti a dare il nostro contributo, ma dobbiamo denunciare con forza che la manovra messa in campo è gravemente iniqua e penalizzante non solo per i magistrati, ma per il complessivo andamento della giustizia.
Prendiamo atto del positivo impegno messo in campo dalla Giunta dell’Associazione magistrati e dal Comitato intermagistrature:  crediamo che l’iniziativa di pressione e protesta debba continuare e rafforzarsi, attraverso momenti di informazione della pubblica opinione sulla realtà attuale della giustizia, e con la mobilitazione generale di tutti gli operatori della giustizia.

25 maggio 2010
L'Esecutivo di Magistratura democratica     
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Di Loredana Morandi (del 26/05/2010 @ 08:03:23, in Magistratura, linkato 1492 volte)
Comitato di Coordinamento fra le Magistrature e l’Avvocatura di Stato
 

Manovra, Comitato Intermagistrature ricevuto da Letta


Questa mattina una delegazione del Comitato di coordinamento fra le Magistrature e l'Avvocatura dello Stato, presieduta dal segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Cascini, è stata ricevuta dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, on. Gianni Letta.

I rappresentanti delle associazioni hanno manifestato allarme e preoccupazione per le misure economiche anticipate dalla stampa, consegnando all'on. Letta un documento nel quale sono rappresentati gli evidenti profili di incostituzionalità degli interventi annunciati.

L'on. Letta ha preso atto della fondatezza e della pertinenza dei rilievi e delle osservazioni avanzati dal Comitato e ha garantito un suo personale impegno diretto ad assicurare che la manovra in discussione non contenga misure eccessivamente penalizzanti per i magistrati rispetto alle altre categorie e ad evitare interventi che incidano, direttamente o indirettamente, in maniera stabile, sulla struttura della retribuzione.

Roma, 25 maggio 2010


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 Comitato di Coordinamento fra le Magistrature e l’Avvocatura di Stato



 Il Comitato Intermagistrature esprime netta contrarietà alle misure annunciate tramite gli organi di stampa.

In un momento di crisi, in cui si chiedono sacrifici generalizzati, sarebbe doveroso assicurare in primo luogo quella trasparenza dei processi decisionali e dei contenuti, che sola consente il controllo sociale sulla reale pertinenza delle misure che si intende adottare con la gravità della crisi e sull’equità delle misure medesime, condizioni minime per invocare un atteggiamento consapevole e responsabile dei cittadini.

Misure eccessivamente penalizzanti  nei confronti delle magistrature, sia in termini assoluti che nel raffronto con altre categorie del settore pubblico e privato, appaiono inaccettabili e si rivelano oggettivamente idonee a colpire i meccanismi di garanzia dell’autonomia della magistratura.

Per questo esprimiamo una particolare preoccupazione per gli interventi aventi ad oggetto la progressione economica per classi e scatti e l’adeguamento triennale della retribuzione.

Contrariamente a quanto spesso si dice, i suddetti meccanismi non costituiscono meri automatismi di carriera, ma rappresentano il metodo logicamente conseguente a un sistema in cui, per garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, la retribuzione è stabilita per legge e, conseguentemente è stabilita per legge, e in maniera automatica, ogni forma di progressione volta quanto meno ad assorbire la perdita programmata del potere di acquisto. Unica alternativa a questo sistema sarebbe collegare la progressione economica a forme di contrattualizzazione, che politica e magistratura hanno da sempre concordemente deciso di evitare, proprio per salvaguardare l’autonomia della seconda.

In particolare, va ricordato che il meccanismo dell’adeguamento triennale, lungi dall’essere un privilegio, rappresenta solo l’adeguamento, e per giunta ex post, della retribuzione dei magistrati alla media degli aumenti già conseguiti dal personale pubblico contrattualizzato, per giunta con l’esclusione dal calcolo di significative voci retributive dei dirigenti pubblici.

Sul punto la Corte Costituzionale ha ribadito che tale meccanismo  rappresenta l’attuazione del precetto costituzionale dell'indipendenza dei magistrati (sent. n. 42 del 1993), che va salvaguardato anche sotto il profilo economico (sent. n. 1 del 1978), evitando, tra l'altro, che essi siano soggetti a periodiche rivendicazioni nei confronti di altri poteri, così che esso concretizza una guarentigia idonea a tale scopo (sentenza n. 238 del 1990).

In conclusione, un intervento su questi meccanismi inciderebbe profondamente sullo status giuridico dei magistrati ed sulla loro collocazione istituzionale di autonomia e indipendenza.

Quanto alla disposizione con la quale si prevederebbe una decurtazione del trattamento economico dei magistrati, l’incostituzionalità dell’intervento appare di tutta evidenza. Sia per i profili appena richiamati di stretta correlazione tra indipendenza della magistratura e trattamento economico, che per la palese violazione dei principi di eguaglianza e di progressività del sistema fiscale che deriverebbe dalla introduzione di una imposta fissa a carico esclusivamente di una categoria di dipendenti pubblici.

Ad ogni modo, occorre che i sacrifici siano equamente distribuiti, con particolare riferimento all’importo reale, effettivo e onnicomprensivo dei redditi da lavoro pubblico sotto qualsiasi forma e a una platea di soggetti che non tolleri esclusioni, più o meno mascherate.

A tal fine occorre un’operazione di trasparenza che consenta di comparare le posizioni coinvolte dai sacrifici in modo tale che tutti vi concorrano in misura progressiva rispetto al reddito percepito a carico del settore pubblico allargato.

Roma 24.5.2010
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Unità per la Costituzione
UNICOST

 

manifesta il proprio allarme  per le annunciate proposte di interventi finanziari che, addirittura, vogliono spingersi sino a forme di riduzione degli stipendi dei magistrati;

confida che la Giunta nazionale della ANM, anche attraverso l'attività del Comitato Intermagistrature, sappia rappresentare al Governo lo sconcerto della magistratura italiana per una manovra che, pur nella comprensione delle possibili forme di solidarietà, sembra dimenticare la situazione di grande disagio in cui già versano i magistrati italiani per il carico di lavoro e di responsabilità di cui sono gravati;

evidenzia la inaccettabilità di proposte che, senza effettiva comprensione delle concrete dinamiche degli stipendi dei magistrati, vorrebbero influire contestualmente sugli scatti biennali, sul meccanismo di adeguamento triennale e su una riduzione secca delle retribuzioni superiori ad un certo importo ( euro 80.000). Una prospettiva che, per effetto delle indicate dinamiche, influirebbe pesantemente anche sui futuri stipendi del triennio successivo.

Una simile manovra pone dubbi di costituzionalità che non potranno non comportare un contenzioso che, oltre tutto, risulterà dannoso per l'immagine stessa dei rapporti tra Esecutivo e Giudiziario.

Ultima considerazione è quella che il ventilato blocco rischia di determinare non solo la "fuga" dei magistrati più anziani, già in posizione pensionabile per età anagrafica e di servizio, ma soprattutto una ferma reazione verso una iniziativa che - ancora una volta - rende i magistrati un comodo bersaglio per il semplice motivo che è l'unica categoria che fa parte della esigua percentuale dei contribuenti " ricchi"  ( 1% del totale) solo perché, a differenza degli altri contribuenti della stessa fascia, si tratta di categoria oggetto di tassazione elevata alla fonte.

Assicura alla Giunta della ANM il proprio sostegno per la ricerca di soluzioni adeguate al ruolo ed alla dignità della magistratura.
 

Il  Segretario  Generale
Marcello Matera  
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Di Loredana Morandi (del 26/05/2010 @ 07:55:12, in Magistratura, linkato 1359 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



Meno informazione e meno sicurezza per cittadini

L’Anm interviene alla manifestazione contro il ddl intercettazioni

 
Il segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, è intervenuto oggi alla manifestazione indetta dai firmatari dell'appello ‘per la libertà di informazione, per le libertà costituzionali, no alla legge bavaglio’ che si è tenuta al teatro dell’Angelo di Roma.

Cascini ha ribadito la posizione dell’Anm in materia di intercettazioni.

Il ddl va a incidere in modo negativo sia sul versante dell'informazione sia su quello della sicurezza dei cittadini.

Quanto alla libertà di stampa, gli effetti sono paradossali perché non sarà possibile dare alcuna notizia, anche di sicuro interesse pubblico, fino alla chiusura delle indagini. Tale divieto di pubblicazione rappresenta  un’inaccettabile limitazione al diritto/dovere di informazione e di cronaca garantito dall’articolo 21 della Costituzione.

Sul versante della capacità investigativa di forze dell'ordine e magistrati, è di tutta evidenza che il complesso di norme da approvare o in discussione renderà impossibile l'uso delle intercettazioni ambientali per gravi reati, dagli omicidi ai sequestri di persona, dalle violenze sessuali ai reati di immigrazione clandestina, fino al riciclaggio e alla corruzione. E seppure si riuscissero a fare le intercettazioni potrebbero durare soltanto due mesi, un tempo talmente breve da renderle sostanzialmente inutili.

Gli effetti saranno devastanti anche per le indagini per i reati legati alla criminalità organizzata perché per individuare le attività di un’organizzazione criminale si deve partire dagli accertamenti su reati come l’usura, la corruzione o il riciclaggio. Questa legge, rendendo più difficile l’accertamento di questi reati, farà diventare  impenetrabile l’invisibilità delle organizzazioni criminali.

Roma, 24 maggio 2010
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AI LAVORATORI DELLA GIUSTIZIA
E A TUTTI CITTADINI


Manovra del governo: al peggio non c’è mai fine
Prepariamoci ad una grande mobilitazione


Se verrà confermato quanto annunciato oggi dal governo questa manovra colpirà ancora una volta i lavoratori pubblici con il congelamento dei rinnovi contrattuali: alla giustizia i lavoratori, unici nel comparto stato a non aver avuto la riqualificazione professionale, beffati dall’accordo firmato dall’Amministrazione e da OO.SS minoritarie che li dequalifica e li mortifica, quest’anno non vedranno neanche la corresponsione del salario accessorio (fua).
Inoltre peggioreranno consistentemente le già precarie condizioni di lavoro: se verranno confermati il blocco del turn over, il taglio del 10% delle dotazioni organiche e il taglio del 10% alle spese di ogni dicastero, gli uffici giudiziari, che già operano in condizioni di emergenza, si troveranno senza mezzi né risorse sufficienti per proseguire le attività.
Ciò che si è tenuto in piedi sino ad oggi per la buona volontà di lavoratori, magistrati e avvocati, verrà giù come un castello di carta se non si farà qualcosa per fermare questa manovra iniqua che creerà danni irreparabili per i cittadini che si vedranno privati del loro diritto alla giustizia scritto nella Costituzione.
E’ ora di fermare il disegno del Governo che scarica la crisi finanziaria sui lavoratori pubblici ed i più deboli sottraendo servizi e diritti di cittadinanza.
La nostra risposta, come lavoratori che garantiscono un diritto essenziale per la democrazia, deve essere forte e chiara: una grande mobilitazione.

la coordinatrice nazionale fpcgil giustizia
Nicoletta Grieco
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Di Loredana Morandi (del 26/05/2010 @ 07:48:23, in Sindacato, linkato 1283 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 25 maggio 2010
Prot. n. 118

L’ufficio stampa della Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

“A quanto si apprende vi è stato nella mattinata di oggi un colloquio tra il Presidente del Senato, Renato Schifani, ed il Segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, in questi giorni in Spagna, assieme al Presidente Roberto Natale, al Congresso Mondiale dei giornalisti sul tema ddl intercettazioni. Il Presidente del Senato ha voluto spiegare ai massimi esponenti del Sindacato dei giornalisti il senso della decisione di portare lunedì prossimo in aula il disegno di legge Alfano.

Il Segretario della Fnsi, a quanto si apprende, ha ribadito al presidente Schifani la posizione della Fnsi e i motivi di profondo allarme che questo provvedimento ha suscitato come si è potuto evincere dal documento condiviso dai direttori presenti alla iniziativa di ieri in Fnsi e successivamente da altri sottoscritto. E’ stato, infatti, sottolineato dal Sindacato dei giornalisti come non ci possano essere né censure preventive né forme di impedimento del diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati su fatti di interesse pubblico e su come procedono le inchieste giudiziarie. Dal mondo dei giornalisti e dall’opinione pubblica sale, invece, forte la richiesta dell’istituzione di una udienza filtro per la valutazione delle intercettazioni e la costituzione di un Giurì per l’informazione.

Il Presidente del Senato ha assicurato il suo massimo impegno, anche in questi giorni prima del passaggio del ddl in aula, per trovare un punto di equilibrio tra i diritti fondamentali dei cittadini: giustizia, informazione e riservatezza”.
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Di Loredana Morandi (del 25/05/2010 @ 17:44:42, in Economia, linkato 1261 volte)
DAL «CORRIERE»

La Corte dei Conti sequestra sei cliniche
degli Angelucci: fatturazioni irregolari

L'accusa è di aver truffato 134 milioni di euro ai danni della Regione Lazio e dell'Abruzzo


ROMA - L’accusa è di aver fatturato in maniera irregolare prestazioni (a volte nemmeno effettuate) in regime di convenzione con le Asl e di aver così truffato 134 milioni di euro ai danni della Regione Lazio e dell’Abruzzo. Con questa motivazione la Corte dei Conti— secondo la notizia anticipata dal quotidiano ecologista Terra e poi confermata dagli stessi magistrati— ha disposto il sequestro conservativo delle mura di sei cliniche private della San Raffaele spa, gruppo controllato dalla famiglia degli Angelucci, fra l’altro editori dei quotidiani Libero e Il Riformista.

«È tutto regolare, nessuna falsa fatturazione nelle nostre cliniche, lo dimostreremo in udienza. Ma intanto vogliamo precisare che l’attività sanitaria prosegue senza interruzioni e disagi per i nostri pazienti», ha dichiarato Carlo Trivelli, presidente della San Raffaele spa.

Fra le strutture e private al centro dell’indagine dei magistrati contabili ci sono quelle di Velletri (dove sarebbe stato redatto il maggior numero di false fatture e dove sarebbero state riscontrate le irregolarità più gravi), Cassino, Pisana, Portuense (tutte nel Lazio) e Sulmona ( in Abruzzo). Secondo il vice procuratore generale Massimiliano Minerva, le sei cliniche private degli Angelucci avrebbero fatturato prestazioni sanitarie inesistenti o comunque non autorizzate chiedendo poi i rimborsi alle Asl.

Il sequestro è stato disposto dal presidente della Corte dei Conti, Ivan De Musso, perché — si legge negli atti depositati in Cancelleria — «ha ritenuto fondato il timore di vedere altrimenti vanificate le pretese risarcitorie della Asl Rm-h». La San Raffaele spa, però, contesta la ricostruzione dei magistrati contabili. «Le accuse sono infondate. I nostri legali hanno già presentato l’istanza di dissequestro e proprio per dimostrare al più presto la regolarità dell’operato delle nostre cliniche, hanno anche chiesto l’anticipazione dell’udienza presso la Corte dei Conti, fissata per il 2 luglio», ha dichiarato il presidente Carlo Trivelli, aggiungendo che «le misure adottate dalla magistratura sono del tutto ingiustificate, ma abbiamo comunque piena fiducia nell’operato dei giudici».

Francesco Di Frischia
«Corriere della sera», pagina 22

25 maggio 2010

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Di Loredana Morandi (del 25/05/2010 @ 17:41:47, in Politica, linkato 1288 volte)
«Ma i pm non pagano?»

di Ettore Colombo - Il Riformista


Intervista. «Serve una legge di garanzia per tutti, centrata su un concetto: quando le intercettazioni sono coperte dal segreto istruttorio la responsabilità della loro diffusione sta in capo al magistrato che le ha». Le colpe dei giornalisti? «Se pubblicano, fanno il loro mestiere, ma serve un'etica professionale. Da direttore dell'Unità ho tolto dalla pagina molte notizie. Chi ha pubblicato le conversazioni sui gusti sessuali di Balducci dovrebbe vergognarsi».

Emanuele Macaluso, già senatore del Pci e direttore dell’Unità, ha appena “chiuso” in tipografia l’ultimo numero della sua rivista, Le ragioni del socialismo. Ma l’attualità incombe e Macaluso, in questa conversazione con Il Riformista, parte proprio dall’attualità.

La crisi europea, però, non il ddl sulle intercettazioni: «La prima cosa che mi viene in mente è che l’Italia è l’unico Paese europeo dove si discute di questo, sui giornali, invece che della drammatica crisi economica e sociale che attraversa il continente. In Germania, Francia, Spagna e sulla loro stampa si discute della crisi. Solo in Italia i problemi sembrano il ddl intercettazioni e la vittoria dell’Inter in Champions League. È una cosa assurda.

Volendone parlare, però, cosa pensa del ddl intercettazioni?
Una legge sulle intercettazioni bisogna farla ma senza agitazione e con equilibrio. Serve una legge di garanzia per i magistrati, i cittadini, i giornalisti e gli editori. Il punto di caduta va trovato, ma senza forzature. Il punto che mi pare più delicato è questo: quando le intercettazioni ancora non sono pubbliche e sono ancora coperte dal segreto istruttorio la responsabilità della loro diffusione sta in capo al magistrato che le ha in mano ed è lui, il magistrato, che ne deve rispondere. Invece, il giornalista che le pubblica fa solo il suo mestiere. Quando si aprono le indagini sulla fuga di notizie - indagini che, chi sa come mai, si aprono e poi non vengono mai chiuse - non si trova mai il responsabile della fuga di notizie. Per me invece c’è ed è, appunto, il magistrato. Possibile che l'Italia sia l'unico paese dove i magistrati che sbagliano non pagano?

E i giornalisti, non hanno nessuna responsabilità? Quante volte sono state pubblicate conversazioni prive di qualunque rilievo penale...
Ma anche qui la colpa primaria è di chi con quelle conversazioni costruisce gli atti ufficiali dell'indagine. Il giornalista, se trova la notizia, ha il dovere di darla. Certo, dovrebbe sempre essere guidato da una etica professionale. Il collega o i colleghi che hanno avuto in mano la “notizia” sui gusti sessuali di Balducci e l’hanno pubblicata se ne dovrebbero solo vergognare. I gusti sessuali di Balducci come di chicchessia sono un problema solo e soltanto suo. Servirebbe, da parte dei giornalisti e dei giornali, autocontrollo e autoresponsabilità. Io, da direttore dell’Unità, ho bloccato titoli e articoli per molto meno. Ne ricordo uno: «Arrestato il cugino dell’onorevole Gioia». Lo feci togliere subito dalla pagina. I direttori dei giornali dovrebbero stare molto attenti, cercando di educare il pubblico nel senso migliore del termine. In ogni caso, sono nettamente contrario alla punibilità di editori e giornalisti.

L'articolo prosegue su Il Riformista


Altro punto delicato del ddl intercettazioni?
Quando i magistrati emettono atti che non hanno attinenza con i reati. Dovrebbero stare molto attenti. Vanno perseguiti i reati, non i comportamenti, anche gravi, dei politici o di chiunque. Questi ultimi, i comportamenti, vanno sanciti e condannati dal punto di vista della moralità pubblica e di quella politica, ma non possono esserlo sotto il punto di vista della responsabilità penale, anche se a volte rasentano o possono prefigurare reati: in tal caso è il magistrato che deve decidere se lo sono. Ecco anche perché penso sia giusto che a giudicare sia un collegio di magistrati e non uno singolo: la collegialità, oltre che il controllo del procuratore capo, serve ad evitare errori o fraintendimenti.

Come contemperare il diritto alla libertà di stampa e il diritto alla segretezza della corrispondenza?
L’intercettazione interviene sempre in una conversazione a due: se erigi sempre e comunque il diritto alla segretezza della corrispondenza, come prevede l’articolo 15 della nostra Costituzione, di fatto non hai più l’intercettazione. Il diritto alla privacy non può, dunque, essere posto in assoluto.

Pigi Battista, sul Corriere della Sera, descrive una vera e propria caccia all’untore, quella che ormai si fa tutti i giorni, e su molti giornali, contro il garantismo. “Non è una parolaccia”, scrive Battista.
Sono d’accordo con lui. Garantismo non è una parolaccia né dovrebbe esserlo. Il problema è l’abuso che ne hanno fatto personaggi che ne hanno travisato il senso, di chi usa la parola ‘garantismo’ solo perché c’è un magistrato che lo indaga. Per me le garanzie vanno date a tutti, anche ai delinquenti che commettono reati e ai carcerati, figurarsi agli incensurati. Nell’ambito del rispetto delle leggi, la Costituzione va rispettata sempre, a partire dal diritto alla difesa.

E della posizione del Pd sulla questione giustizia cosa ne dici?
Il responsabile Giustizia del Pd, Andrea Orlando, ha scritto un documento davvero ben fatto, sulla giustizia, e io lo condivido pienamente. Quella è la strada. Ora, finalmente, il Pd ha una posizione. Che non è quella dell’Anm né quella di Di Pietro. Ad entrambe il Pd non deve affatto correre dietro.

Come finirà il braccio di ferro sul ddl?
Spero che si arrivi a una mediazione. Leggo che Gaetano Pecorella chiede di tornare al testo della Camera, superando quello del Senato, che ha causato tante polemiche. Con le forzature non si governa, si va verso l’avventura istituzionale.
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