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 G. Q. ... una insolita versione manga ... ... di Lunadicarta
 
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Non ci sono dubbi che la deprivazione prolungata di cure subita da un bambino può avere effetti gravi e prolungati sul suo carattere e in tal modo su tutta la vita futura. I bambini deprivati delle cure sopratutto materne, specialmente se cresciuti in istituzioni da un’età inferiore ai sette anni, possono essere colpiti nel loro sviluppo fisico, intellettuale, emozionale e sociale; inoltre un bambino emotivamente deprivato genera un circolo vizioso che si autoperpetua generando un genitore trascurante di domani.

John Bowlby, psicoanalista inglese
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Più che critica aperta direi che siamo agli insulti. Francamente mi rifiuto di credere che le Camere Penali ritengano i magistrati "oggetti" alla stregua di "pacchi postali". Due mesi di tirocinio sottratti non sono molti per quei giovani, che hanno avuto l'intelligenza e la capacità di superare il concorso. Per logica deduzione sono convinta che ne terrà conto chi curerà l'addestramento/affiancamento. A mio avviso: tutte le capacità sono già patrimonio del genere umano. Impossibile farne di più o di meglio che uomini e donne, a parte forse un corso rapido di  lingua Na'vi. L.M.

GIUSTIZIA: SEDI DISAGIATE;
PENALISTI, CSM VIOLA LEGGE
PER EVITARE TRASFERIMENTI UFFICIO


- SCELTO ATTO NONNISMO -


(ANSA) - ROMA, 25 MAG - "Per evitare di coprire le sedi disagiate trasferendo d'ufficio i magistrati con la necessaria anzianità di funzioni, il Consiglio Superiore della Magistratura ha ridotto il tirocinio dei giovani vincitori di concorso, che entreranno in servizio anzitempo ad addestramento non compiuto. Un atto questo di puro nonnismo", oltre a un "pessimo esempio di violazione della legge". Oreste Dominioni, presidente dell'Unione Camere Penali Italiane, critica apertamente la delibera con cui il Plenum del Csm ha ridotto di due mesi il tirocinio delle nuove toghe.

"Ciò che conta per il Csm sempre più' schiacciato sul sindacalismo senza freni dell'Anm - prosegue Dominioni - è tutelare magistrati di anzianità non disponibili a far fronte ad esigenze di servizio e ciò anche al prezzo di coprire gli organici in modo non adeguato e contro quanto prescrive la legge. Così facendo il Consiglio Superiore della Magistratura, pur con una spaccatura pesante al suo interno, ha inferto un ulteriore grave colpo all'efficienza e qualità della giustizia". (ANSA).

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Il blog Giustizia Quotidiana aderisce all'iniziativa promossa dalla FNSI e rilancia il testo nella sua versione originale.


Federazione Nazionale della Stampa Italiana



 

DDL INTERCETTAZIONI
 
TESTO COMUNE CONCORDATO DAI DIRETTORI DELLE MAGGIORI TESTATE ITALIANE NEL CORSO DELL’INCONTRO PROMOSSO DALLA FNSI


CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE NELL’EDIZIONE OGGI SU DOMANI IN PRIMA PAGINA

 
I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione.

Questo disegno di legge penalizza e  vanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media compresi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie – comprese quelle che riguardano la grande criminalità - fino all’udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10. Le norme proposte violano  il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e  sapere, cioè ad essere informati.

E’ un diritto vitale irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico e a cui corrisponde – molto semplicemente – il dovere dei giornali di informare.

La disciplina all’esame del Senato vulnera i principi fondamentali in base ai quali la libertà di informazione è garantita e la giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giornalisti esercitano una funzione, un dovere non comprimibile da atti di censura.

A questo dovere non verremo meno, indipendentemente da multe, arresti e sanzioni. Ma intanto fermiamo questa legge, perché la democrazia e l’informazione in Italia non tollerano alcun bavaglio.



INTERCETTAZIONI: FRONTE COMUNE DIRETTORI MEDIA CONTRO DDL

 
Un fronte comune e compatto dei direttori degli organi di informazione italiani contro il ddl intercettazioni. È quello scaturito oggi con l'iniziativa promossa dalla Fnsi e che ha coinvolto i direttori di quotidiani, agenzie di stampa, televisioni, con interventi in videoconferenza dalla Sala Tobagi della Fnsi a Roma e dal Circolo della Stampa di Milano. Un documento finale è in preparazione e sarà reso pubblico, forse già nell'edizione di domani dei quotidiani mentre questa sera potrebbe essere trasmesso da alcuni tg. Il documento denuncia il provvedimento legislativo in discussione e sollecita l'esecutivo a rivederlo, oltre che sottolineare l'inadeguatezza di misure che appaiono per lo più come la volontà di mettere un bavaglio all'informazione e privare il cittadino del diritto di informazione, oltre che privare i giornalisti del dovere di informare. All'incontro, coordinato dal segretario della Fnsi Franco Siddi, hanno preso parte a Roma tra gli altri Ezio Mauro

(La Repubblica), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Michele Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3), Norma Rangeri (Il Manifesto), Concita Di Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione), Emilio Carelli (Sky Tg24), il vice direttore dell'AGI Antonio Lucaroni, il direttore dell'Ansa Luigi Contu, il direttore dell'Asca Gianfranco Astori, mentre collegati da Milano c'erano il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il vice direttore de Il Sole 24 Ore, Alberto Orioli.

Nell'intervento d'apertura, il segretario della Fnsi Siddi ha sostenuto che il Ddl contiene "divieti, censure preventive, è inaccettabile. I testi proposti dal legislatore sono inaccettabili. Il Parlamento compia uno sforzo vero per trovare equilibrio che non travolga la verità dei fatti, di vita del Paese, di informazione libera". Siddi ha aggiunto "non è in discussione il diritto o il principio della privacy ma la possibilità o meno di rendere noti ai cittadini quanto di un procedimento giudiziario dev'essere noto a tutti se è già noto alle parti in causa. Negare i fatti ci porta alla favola del re nudo. La verità dei fatti s'impone comunque, trova il modo di affermarsi". Per Siddi "la notizia non può essere considerata un reato, il giornalista non può essere punito per il solo fatto di essere testimone della verità. Il nostro Paese non dev'essere tra quelli considerati illiberali". Il segretario della Fnsi ha confermato l'intenzione di ricorrere alla Corte europea di giustizia, a Strasburgo, nel caso il provvedimento divenisse legge, "i nostri legali stanno già lavorando a questo". E la prossima settimana (forse giovedì 3 giugno) è in programma una riunione di tutte le forze sociali coinvolte nella questione. "La notizia non si può mettere in prigione, lì devono andarci i delinquenti, i malfattori. occorre tenere alta la bandiera della libera informazione", ha concluso Siddi.

Subito dopo è stata la volta di Ferruccio de Bortoli, che ha parlato di "ddl pericoloso per la democrazia e non solo per la categoria dei giornalisti. Scongiurare gli abusi della professione è giusto, ma esprimere fastidio della libera stampa deve preoccupare". Il direttore del Corsera ha parlato di "tentativo di imbrigliare la stampa che non viene solo da questo governo, già in passato ci sono stati episodi anche se non si è raggiunto un testo così pericoloso come l'attuale".

Il ddl "limita l'attività dei colleghi, colpisce l'attività investigativa e rappresenta un forte vulnus per la democrazia".

De Bortoli ha detto inoltre che questa "non è una battaglia corporativa, riguarda anche lo stato di salute della stampa del nostro Paese e anche dell'opinione pubblica, che è l'architrave dello Stato. È giusto che non si facciano sconti su questo tema, sarebbe opportuno che ci fosse la massima trasparenza. Quando gli atti sono depositati non si può chiedere al giornalista di non tenerne conto".  Per de Bortoli sarebbe opportuno "trovare una soluzione concordata con gli operatori dell'informazione". Questa in corso "è una battaglia importante, decisiva, non è corporativa".

Anche il direttore de Il Tempo ha parlato di "battaglia di libertà" aggiungendo "siamo anche costretti a farla perché il nostro mestiere è vendere notizie.

Il ddl è frutto di imperizia e ignoranza ed anche di malignità". E se dal rappresentante della direzione de Il Fatto Quotidiano è venuto l'appello alla "disobbedienza civile, a una violazione di massa della legge, sotto l'egida della Fnsi e dell'Ordine nazionale dei giornalisti, di fronte a notizie certe", il direttore di Repubblica ha parlato subito di "ddl non sulle intercettazioni ma sulla libertà", ricordando che "il cittadino consapevole fa la qualità del Paese". Mauro ha aggiunto che il provvedimento in discussione introduce elementi "irrazionali e irragionevoli, cozza contro il principio della libertà di stampa" e inoltre - sulla base dei dati certi forniti dall'amministrazione della Giustizia, "il cittadino normale non deve temere nulla dalle intercettazioni".

Se c'è il problema della privacy - ha detto Mauro -, allora "si faccia un'udienza stralcio che coinvolga le parti in causa e di fronte ad un giudice terzo si definisce quali siano le cose rilevanti e che debbano essere rese pubbliche". Per il direttore di Repubblica è quindi un falso problema parlare di privacy e dire che siamo tutti intercettati, si può risolvere alla radice. In realtà "c'è il sospetto che si voglia interrompere il circuito dell'informazione e del diritto ad essere informati e il dovere di informare". Mauro ha detto inoltre "faremo di tutto per fare il nostro dovere, nessun atto di eroismo ma il dovere. Però prima bisogna fermare questa legge che cozza contro il diritto fondamentale di essere informati e di esercitare il diritto di cittadinanza". Quindi la proposta di "pubblicare tutti insieme uno stesso testo" di denuncia di questa situazione. (AGI)


INTERCETTAZIONI: MALINCONICO, CONTRARI E PREOCCUPATI

La Fieg non può che ribadire la sua ''contrarietà e preoccupazione'' al provvedimento sulle intercettazioni a introdurre nel nostro ordinamento limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori. Così il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, al termine del confronto tra i direttori di giornali, promosso oggi dalla Fnsi, sul ddl sulle intercettazioni. Il presidente della Federazione Italiana editori, ha ricordato come si dall'inizio dell'iter alla Camera la Fieg aveva proposto contrarietà a due temi: la limitazione del diritto di cronaca, in particolare della cronaca giudiziaria, che al Senato viene peggiorato escludendo la possibilità di dare notizia di inchieste, e l'aspetto sproporzionato delle sanzioni''. In particolare, ha rilevato ''per le sanzioni il problema va al di là del loro ammontare.

Ovvero non si tratta di un problema di quantum, ma di 'assetto' (il sistema dell'azienda editoriale com'è oggi è frutto di un equilibrio su cui si fonda il diritto della stampa)''. Ed ha assicurato il presidente della Fieg ''sul tema abbiamo insistito senza molta fortuna. E continuiamo a farlo ancora sulle criticità della norma per l'assetto editoriale''. (ANSA)



INTERCETTAZIONI: SIDDI (FNSI), NOTIZIA NON VA MESSA IN PRIGIONE

La notizia ''non si può mettere in prigione, lì devono andarci i delinquenti, i malfattori.

occorre tenere alta la bandiera della libera informazione''. Lo ha detto il segretario della Fnsi Franco Siddi, intervenendo all'iniziativa promossa dalla Federazione Nazionale della Stampa e che ha chiamato a raccolta i direttori di quotidiani, agenzie di stampa, televisioni, con interventi in videoconferenza dalla Sala Tobagi della Fnsi a Roma e dal Circolo della Stampa di Milano.

''Il Ddl contiene - ha ribadito - divieti, censure preventive, è inaccettabile. I testi proposti dal legislatore sono inaccettabili''. per questo la Fnsi invita il Parlamento a compiere uno sforzo vero per trovare equilibrio che non travolga la verità dei fatti, di vita del Paese, di informazione libera''. Per Siddi ''non è in discussione il diritto o il principio della privacy ma la possibilità o meno di rendere noti ai cittadini quanto di un procedimento giudiziario dev'essere noto a tutti se è già noto alle parti in causa. Negare i fatti ci porta alla favola del re nudo''

Il nostro Paese ''non dev'essere tra quelli considerati illiberali''. Il segretario della Fnsi ha confermato l'intenzione di ricorrere alla Corte europea di giustizia, a Strasburgo, nel caso il provvedimento divenisse legge, ''i nostri legali stanno già lavorando a questo. La prossima settimana (forse giovedì 3 giugno) è in programma una riunione di tutte le forze sociali coinvolte nella questione.

All'incontro hanno preso parte tra gli altri, da Roma Ezio Mauro(La Repubblica), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Michele Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3), Corradino Mineo (Rainews 24), Norma Rangeri (Il Manifesto), Concita De Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione), Emilio Carelli (Sky Tg24), il direttore dell'Ansa Luigi Contu, il direttore dell'Asca Gianfranco Astori, il vice direttore dell'AGI Antonio Lucaroni.

In collegamento video da Milano il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il vice direttore de Il Sole 24 Ore, Alberto Orioli. (ANSA)
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Di Loredana Morandi (del 25/05/2010 @ 09:25:38, in Magistratura, linkato 1580 volte)
Giustizia/ Csm riduce il tirocinio,
toghe in ufficio dopo 16 mesi

La riduzione riguarda i vincitori del penultimo concorso


Roma, 24 mag. (Apcom) - Il plenum straordinario del Csm, riunito oggi, ha approvato la riduzione di due mesi del tirocinio dei magistrati, fissando il tempo 'da praticanti' per i vincitori del penultimo concorso in sedici mesi, contro i diciotto normalmente previsti. Questo, secondo quanto ha spiegato il vicepresidente Nicola Mancino annunciando il proprio voto favorevole alla delibera, per "favorire l'ingresso dei nuovi magistrati negli uffici che sono rimasti sguarniti, visto che per tre anni non sono stati fatti concorsi".

Oltre a Mancino, hanno votato a favore della delibera tutti i consiglieri di Unicost (tranne Luisa Napolitano, astenuta), tutti i magistrati della corrente di centrodestra Magistratura Indipendente, gli esponenti di Md Livio Pepino e Fiorella Pilato e il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone. Voto contrario della consigliera di Md Ezia Maccora e di tutti i consiglieri laici, sia di centrodestra che di centrosinistra.

In conclusione, Mancino ha sottolineato che la delibera di oggi non risolve il problema delle cosiddette sedi disagiate, che "dovrà essere risolto anche ricorrendo ai trasferimenti d'ufficio". Per questo, il vicepresidente del Csm ha sollecitato le commissioni competenti a porre mano al fascicolo.

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Giustizia/ Mancino: Ribalta mediatica non può anticipare sentenze
Sensazionalismo è nemico verità, l'unica è quella giudiziaria

Roma, 24 mag. (Apcom) - Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino critica duramente "la rappresentazione mediatica dei processi". Intervenendo al seminario dell'Asp a Montecitorio sottolinea che "il sensazionalismo è spesso nemico della verità: il giudice deve rifuggire dalla ribalta mediatica perché questo non giova al prestigio della funzione. Allo stesso tempo, il giornalista anche quando è impegnato nella legittima ricerca della verità non può pretendere di sostituirsi al magistrato che emette sentenze".

"Nel nostro sistema - prosegue Mancino - la prova si forma durante il processo e nel contraddittorio delle parti. La giustizia non può trasformarsi in spettacolo. La ribalta mediatica non può anticipare le sentenze, contrapponendo una verità televisiva a quella giudiziaria. Vorrei che la verità fosse quella giudiziaria".

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Csm/ Mancino: Resti unico e mantenga la composizione attuale
"Sempre legittimi i progetti di riforma"

Roma, 24 mag. (Apcom) - "Grazie alla composizione mista dell'Assemblea plenaria del Csm, due terzi eletti dai magistrati, un terzo dal Parlamento, e all'autorevole presidenza affidata dalla Costituzione al capo dello Stato, il Csm si colloca in un delicato punto di snodo fra le istituzioni, il che gli consente di vigilare sull'autogoverno senza cadere vittima di tentazioni autoreferenziali e non perdendo di vista l'interesse generale". Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, parlando al seminario della stampa parlamentare a Montecitorio.

"Sono caratteristiche - ha proseguito - queste della composizione mista e della presidenza del Capo dello Stato che credo debbano essere mantenute anche all'esito di sempre legittimi progetti di riforma, così come credo debba essere mantenuta l'unicità dell'organismo, che garantisce l'unicità della cultura giurisdizionale che accomuna la magistratura requirente e quella giudicante".

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INTERCETTAZIONI: MANCINO(CSM), AUSPICO CONVERGENZA FRA OPPOSTI

(ASCA) - Roma, 24 mag - Lasciando il dibattito sui rapporti fra politica, magistratura e informazione organizzato dall'Associazione stampa parlamentare, il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino ha auspicato che sul testo di riforma delle intercettazioni sia trovato un accordo tra le diverse posizioni: ''Il mio migliore auspicio e' che ci sia una convergenza fra opposti. Mi auguro che nelle prossime ore possano essere rilevate le condizioni per un accordo condiviso''. Durante la conferenza il vicepresidente ha spiegato che la norma dovra' occuparsi di tutelare la privacy senza limitare le indagini: ''L'uso delle intercettazioni telefoniche come strumento di indagine deve essere regolato sulla base delle esigenze investigative, sulle quali l'autorita' giudiziaria ha una competenza innegabile. Quando si tratta poi di criminalita' organizzata transfrontaliera, l'interesse a che le indagini possano svilupparsi senza ostacoli non e' solo italiano''. ''Piu' problematico il tema della rappresentazione mediatica dei processi: il sensazionalismo - ha detto Mancino - e' spesso nemico della verita'. Occorre che il giudice rifugga dalla ribalta mediatica perche' questa non giova al prestigio della funzione. Anche il giornalista, pur impegnato nella legittima ricerca della verita', non puo' pretendere di sostiturisi al magistrato che emette sentenze''.

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Intercettazioni/ Mancino: Testo scorsa legislatura era meno tosto
Rammarico per mancata approvazione ddl Mastella

Roma, 24 mag. (Apcom) - Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino esprime "rammarico" per la mancata approvazione del ddl Mastella sulle intercettazioni nella scorsa legislatura. Parlando al seminario dell'Associazione stampa parlamentare, ha osservato: "Quel testo non era condivisibile in tutte le sue parti ma era meno tosto rispetto all'attuale". Il ddl Mastella fu approvato alla Camera e mai esaminato dal Senato.
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Di Loredana Morandi (del 25/05/2010 @ 07:28:27, in Politica, linkato 1227 volte)
Intercettazioni/ Ok commissione:ora ddl in aula.

Testo cambierà


Roma, 25 mag. (Apcom) - Alla fine, ce l'hanno fatta i senatori della maggioranza, dopo una maratona notturna di sei ore, ad approvare alle tre del mattino il testo del ddl di riforma delle intercettazioni - che nell'attuale versione impedisce ai giornalisti di pubblicare ogni atto d'indagine - con un provcvedimento che comunque dovrà cambiare prima del suo approdo in Aula. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è infatti arrivato ieri sera in Senato annunciando che "il testo della Camera è ancora il compromesso migliore sui punti più controversi della riforma" e che è su quello e non su altro che a Montecitorio, oltre un anno fa, il governo incassò la fiducia.

"Questa sera - sono state le parole del Guardasigilli di ieri a palazzo Madama - concluderemo i lavori in commissione. Ribadisco che il testo su cui il governo ha posto la fiducia è il testo della Camera, che ha rappresentato un compromesso alto tra i tre principi costituzionali in gioco: privacy, diritto di cronaca e quello relativo alle indagini". Una presa di posizione da parte di Alfano che in pochi, nel pomeriggio di ieri, si azzardavano a ipotizzare, ma che ha fugato ogni dubbio sulle intenzioni della maggioranza. Il ministro è infatti piovuto in commissione e ha difeso il testo varato l'anno scorso alla Camera con tanto di fiducia, bollandolo come "il miglior compromesso possibile" e sostenendo che, a parte la modifica dei presupposti per intercettare (dai 'gravi indizi di colpevolezza' ai 'gravi indizi di reato'), il resto "è frutto di iniziative parlamentari" e non dell'azione di governo.

Come a dire: per il governo il testo della Camera, più stringente di quello in discussione al Senato, è migliore. Per quanto riguarda "la pubblicazione degli atti dei processi e l'inasprimento delle sanzioni - ha promesso Alfano - rifletteremo ulteriormente nel passaggio tra commissione e Aula. Ciò detto - ha però aggiunto Alfano - il testo della Camera rappresenta ancor oggi per il governo un punto di compromesso molto significativo ed equilibrato". La parola, quindi, va ora ai tecnici di palazzo Grazioli e di via Arenula che, di concerto con i commissari di maggioranza, dovranno approntare le modifiche necessarie a superare le perplessità di Quirinale e società civile, in attesa che il testo approdi in Aula, probabilmente nella settimana tra il 7 e il 13 giugno.

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Intercettazioni/Rush finale Senato.
Alfano:Tornare a testo Camera

Ma l'opposizione tira dritto. Il Pd: ritirare il testo di legge

Roma, 24 mag. (Apcom) - La maggioranza avrebbe voluto chiudere in nottata, ma l'opposizione sembrava tirar dritto con l'ostruzionismo, tanto che il Pd nel pomeriggio era tornato a chiedere per l'ennesima volta il ritiro del ddl. E' con questi presupposti che i senatori membri della commissione Giustizia del senato si apprestavano ad affrontare l'ultima volata per approvare il testo del ddl di riforma delle intercettazioni. Sulla porta della commissione, però, i senatori, stasera, hanno trovato una sorpresa: ad attenderli c'era il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha annunciato che "questa sera concluderemo i lavori in commissione.

Ribadisco - ha detto Alfano - che il testo su cui il governo ha posto la fiducia è il testo della Camera, che ha rappresentato un compromesso alto tra i tre principi costituzionali in gioco: privacy, diritto di cronaca e quello relativo alle indagini". Una presa di posizione da parte del GUardasigilli che in pochi, nel pomeriggio, si azzardavano a ipotizzare, ma che ha fugato ogni dubbio sulle intenzioni della maggioranza. Il ministro è infatti piovuto in commissione e ha difeso il testo varato l'anno scorso alla Camera con tanto di fiducia, bollandolo come "il miglior compromesso possibile" e sostenendo che, a parte la modifica dei presupposti per intercettare (dai 'gravi indizi di colpevolezza' ai 'gravi indizi di reato'), il resto "è frutto di iniziative parlamentari" e non dell'azione di governo.

Come a dire: per il governo il testo della Camera, più stringente di quello in discussione al Senato, è migliore. Per quanto riguarda "la pubblicazione degli atti dei processi e l'inasprimento delle sanzioni - ha promesso Alfano - rifletteremo ulteriormente nel passaggio tra commissione e Aula. Ciò detto - ha però aggiunto Alfano - il testo della Camera rappresenta ancor oggi per il governo un punto di compromesso molto significativo ed equilibrato". "Noi - ha aggiunto il Guardasigilli - non intendiamo imbavagliare nessuno, ma far sì che tutti i cittadini abbiano la possibilità di sperare di non essere intercettare senza motivo. Se l'opposizione immagina che il principio della tutela della privacy non venga più difeso perchè siamo diventati dell'idea che si può intercettare tutti i e tutto sempre, come una certa parte della sinistra ritiene, sarà delusa. Se invece l'opposizione si rende conto che è indispensabile intervenire sul tema delle intercettazioni non solo per quanto riguarda la pubblicazione degli atti, ma anche per quanto riguarda i presupposti necessari per intercettare, allora si potrà trovare un punto di compromesso".

Il Pdl è quindi chiamato ad accelerare l'esame del testo in Commissione per rimandare le modifiche dei punti più contestati all'Aula. "Su di essi - ha infatti spiegato nel pomeriggio il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri - la Commissione si è già pronunciata e quindi il testo resta a aperto a modifiche in Aula. Ora prima finisce l'esame in Commissione meglio è". Dello stesso avviso anche Filippo Berselli, presidente della Commissione, che per parte sua ha invitato i senatori a chiudere in serata. "Cercheremo di poter arrivare in Aula senza forzature nella settimana che comincia il 7 giugno. Due settimane - ha detto - sono una spazio temporale sufficiente per fare quelle modifiche utili ad evitare incognite alla Camera e di conseguenza un ritorno in quarta lettura al Senato".

"Se vogliono fare delle modifiche al testo, assolutamente inaccettabile, lo facciano in commissione Giustizia senza accelerare in maniera incomprensibile il passaggio in Aula", è stata però la replica della capogruppo dei Democratici in Commissione Silvia Della Monica, mentre l'atteggiamento dell'Idv è ancora di chiusura totale. "Discutere con maggioranza e governo del ddl sulle intercettazioni - ha detto il senaotre dipietrista Luigi Li Gotti - è purtroppo tempo perso, al Senato il centrodestra sta riuscendo nell'impresa di peggiorare un testo che già era indecente". In serata poi, il Pd ha chiesto di nuovo, con la capogruppo Anna Finocchiaro e il suo vice Luigi Zanda, il ritiro del provvedimento. Insomma, niente lascia presagire che l'opposizione possa rinunciare al proprio 'ostruzionismo costruttivo' e spianare la strada a un testo che nascerebbe comunque morto, vista l'annunciata volontà di cambiarlo poi in Aula. Un'apertura, questa, che è stata guardata con un po' di soddisfazione solo dal vicepresidente del Csm, Nicola Mancino: "Ad apprezzare si apprezza, ma poi bisogna vedere quale sarà il seguito. Mi auguro - ha detto - che le disposizioni siano non solo rivedute ma anche in maniera condivisa".

Dai deputati finiani del Pdl, invece, è di nuovo arrivata la richiesta di tornare al testo uscito dalla Camera l'anno scorso, testo che prevedeva la possibilità di pubblicare le intercettazioni per riassunto, norma che "garantiva - secondo Fabio Granata - il diritto di informare". E proprio a tutela di tale diritto oggi è stata un'altra giornata di mobilitazione: stamattina le associazioni Articolo 21, Popolo Viola, Micromega hanno tenuto un'assemblea pubblica al Teatro dell'Angelo infiammata soprattutto dalle parole del garante della privacy, Stefano Rodotà ("Su questo tema si assiste finalmente ad un risveglio civile dettato dalla consapevolezza del rischio che stiamo correndo", ha detto). Nel pomeriggio, infine, nuyovo incontro di tutti i direttori delle maggiori testate, i quali hanno sottoscritto un documento, da pubblicare domani, nel quale si ribadisce che è giusto e doveroso difendere il diritto alla privacy dei cittadini ma il ddl sulle intercettazioni va fermato perchè si spinge ben oltre minando i pilastri della democrazia, cioè la libertà di stampa e il diritto all'informazione.
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 20:47:10, in Magistratura, linkato 1421 volte)
In scena a momenti...

INTERCETTAZIONI: ANM,

NON SI POTRANNO PIU' DARE NOTIZIE


17:50 24 MAG 2010

(AGI) - Roma, 24 mag - Il ddl sulle intercettazioni "va a incidere in modo negativo sia sul versante dell'informazione sia su quello della sicurezza dei cittadini". Lo ha detto il segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati Giuseppe Cascini intervenendo alla manifestazione indetta dai firmatari dell'appello 'per la liberta' di informazione, per le liberta' costituzionali, no alla legge bavaglio' che si e' tenuta al teatro dell'Angelo di Roma.

"Quanto alla liberta' di stampa - ha proseguito Cascini -,gli effetti sono paradossali perche' non sara' possibile dare alcuna notizia, anche di sicuro interesse pubblico, fino alla chiusura delle indagini". " Per il segretario dell'Anm "tale divieto di pubblicazione rappresenta un'inaccettabile limitazione al diritto/dovere di informazione e di cronaca garantito dall'articolo 21 della Costituzione".

Sul versante della capacita' investigativa di forze dell'ordine e magistrati, ha quindi proseguito Cascini - "e' di tutta evidenza che il complesso di norme da approvare o in discussione rendera' impossibile l'uso delle intercettazioni ambientali per gravi reati, dagli omicidi ai sequestri di persona, dalle violenze sessuali ai reati di immigrazione clandestina, fino al riciclaggio e alla corruzione. E seppure si riuscissero a fare le intercettazioni potrebbero durare soltanto due mesi, un tempo talmente breve da renderle sostanzialmente inutili".

"Gli effetti - conclude il magistrato - saranno devastanti anche per le indagini per i reati legati alla criminalita' organizzata perche' per individuare le attivita' di un'organizzazione criminale si deve partire dagli accertamenti su reati come l'usura, la corruzione o il riciclaggio. Questa legge, rendendo piu' difficile l'accertamento di questi reati, fara' diventare impenetrabile l'invisibilita' delle organizzazioni criminali".


Intercettazioni, Anm: non sarà più possibile dare notizie

ROMA (Reuters) - Il disegno di legge sulle intercettazioni avrà ripercussioni negative sia sul versante dell'informazione che su quello della sicurezza dei cittadini.

Lo ha detto oggi il segretario generale dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, intervenendo alla manifestazione indetta dai firmatari dell'appello "Per la libertà di informazione, per le libertà costituzionali, no alla legge bavaglio" che si è tenuta a Roma.

"Quanto alla libertà di stampa -- ha detto Cascini, secondo quanto riferito da una nota -- gli effetti sono paradossali perché non sarà possibile dare alcuna notizia, anche di sicuro interesse pubblico, fino alla chiusura delle indagini... Un'inaccettabile limitazione al diritto/dovere di informazione e di cronaca garantito dall'articolo 21 della Costituzione".

Il ddl, ancora in discussione alla commissione Giustizia del Senato, dove è stato modificato rispetto alla versione votata alla Camera lo scorso anno, pone dei paletti all'uso delle intercettazioni come strumento d'indagine e limita la possibilità dei media di divulgarle insieme a quasi tutti gli altri atti di indagine.

Per maggioranza e governo si tratta di tutelare la privacy dei cittadini, violata da "abusi" nel ricorso alle intercettazioni da parte dei pm e dalla loro pubblicazione sui media.

Per un ampio fronte di oppositori -- centrosinistra, magistrati, investigatori e associazioni di giornalisti -- il ddl ostacolerebbe invece le indagini e impedirebbe la pubblicazione di notizie importanti su figure di pubblico interesse.

Secondo Cascini, inoltre, "sul versante della capacità investigativa di forze dell'ordine e magistrati il complesso di norme da approvare o in discussione renderà impossibile l'uso delle intercettazioni ambientali per gravi reati, dagli omicidi ai sequestri di persona, dalle violenze sessuali ai reati di immigrazione clandestina, fino al riciclaggio e alla corruzione".

"Gli effetti -- continua il segretario generale del sindacato delle toghe -- saranno devastanti anche per le indagini per i reati legati alla criminalità organizzata, perché per individuare le attività di un'organizzazione criminale si deve partire dagli accertamenti su reati come l'usura, la corruzione o il riciclaggio".

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La LEGGE-BAVAGLIO
Intercettazioni, "Ddl aperto a modifiche"
Anm: "Non si potranno più dare notizie"

Stasera il via libera in Commissione, poi toccherà all'Aula. Gasparri: "Prima si finisce e meglio è". Bocchino: "Tornare al testo della Camera". Allarme dell'Associazione nazionale magistrati: "Si tocca l'articolo 21 della Costituzione"

Intercettazioni, "Ddl aperto a modifiche" Anm: "Non si potranno più dare notizie" Nicola Mancino

ROMA -Prima l'apertura alle modifiche del Guardasigilli, poi la disponibilità del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti: "Cambiamenti al Ddl sulle intercettazioni? Se ne può parlare". Sono ore decisive per il varo del testo che limita fortmente la pubblicazione delle intercettazioni, prevedendo sanzioni durissime per giornalisti ed editori. Davanti a una mobilitazione massiccia, il governo ha fatto una parziale marciaindietro. Che le parole di Alfano testimoniano. Ma questo non significa che la partita sia già risolta.

Dalla maggioranza, però, i segnali di appartente disponibilità si moltiplicano. "Ci siamo visti per parlare delle intercettazioni e della manovra economica. Sulle intercettazioni pensiamo che prima si finisce e meglio è. Il testo deve rimanere aperto in Aula" dice il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri dopo il faccia a faccia con il vice capogruppo vicario, Gaetano Quagliarello e Fabrizio Cicchitto. "Sui punti controversi la Commissione si è già pronunciata - continua Gasparri - e prevede il licenziamento del ddl con la seduta notturna che comincia alle 21 in commissione Giustizia". Poi sarà una riunione dei capigruppo  decidere l'approdo in aula del provvedimento.

Nel frattempo le toghe restano caute dopo le aperture del Pdl. "Un impegno apprezzabile quello del ministro Alfano, ora si tratta di vedere il contenuto -  dice il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino -. Il mio migliore auspicio e' che ci sia una convergenza fra opposti. Mi auguro che nelle prossime ore possano essere rilevate le condizioni per un accordo condiviso''.

Dura e preoccupata l'Anm, scondo la quale il ddl "va a incidere in modo negativo sia sul versante dell'informazione sia su quello della sicurezza dei cittadini". Per il segretario Cascini gli effetti sulla libertà di stampa sono paradossali perchè non sarà possibile dare alcuna notizia, anche di sicuro interesse pubblico, fino alla chiusura delle indagini". Per Cascini "tale divieto di pubblicazione rappresenta  un'inaccettabile limitazione al diritto/dovere di informazione e di cronaca garantito dall'articolo 21 della Costituzione".

Freddo anche il Pd. "Vedremo che succederà e vedremo che cosa proporranno. Io so che finora in Commissione sono stati sordi a qualsiasi nostra proposta ragionevole di modifica e correzione. Il testo che stiamo discutendo per ora è una mistificazione" dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori democratici. Mentre Silvia Della Monica, capogruppo PD in commissione Giustizia avverte: "'Se la maggioranza e il governo vogliono fare delle modifiche lo facciano in commissione Giustizia senza accelerare in maniera incomprensibile il passaggio in aula"

Scettico sui colpi di mano è anche il finiano Italo Bocchino, presidente di Generazione Italia: "Sulle intercettazioni sta emergendo la necessità di sposare la linea della prudenza e della mediazione, tornando all'equilibrato testo che fu varato dalla Camera. E' opportuno sgombrare presto il campo da alcune previsioni che minano alla radice la tenuta del provvedimento, come il divieto di pubblicazione per riassunto degli atti e le megamulte agli editori". Per il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, infine, in Italia ''si e' esagerato'' con l'abuso di intercettazioni, ''ora pero' non bisogna esagerare nel senso opposto''.

(La Repubblica 24 maggio 2010)
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 17:14:29, in Osservatorio Famiglia, linkato 3416 volte)
Hip, hip, hurrà! Finalmente un piccolo freno alla pornografia! Complimenti alla magistratura e ai ragazzi della Benemerita. Questa gente deve essere stroncata, perché per 1 solo episodio nel real è necessario considerare che l'adescamento ai danni di minori su web è devastante. L.M.

Arrestata pornostar

Atti osceni davanti a minori


Al termine di una serata in discoteca è stata arrestata Brigitta Bulgari, pornostar di fama internazionale, i carabinieri la accusano di "atti osceni" in presenza di minori.

Perugia, 24 maggio 2010 - Brigitta Kocsis, 'alias' Brigitta Bulgari, nota attrice porno di fama internazionale è stata arrestata dai carabinieri al termine di una serata in una discoteca di Montebelluna, in provincia di Treviso. Nei confronti dell'attrice è stata, infatti, emessa un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita nelle prime ore di ieri, al termine di un'indagine condotta dai carabinieri della compagnia di Gubbio in relazione a uno spettacolo che la nota pornostar aveva fatto nel febbraio scorso all'interno di una discoteca di Fossato di Vico, in provincia di Perugia.

Le indagini dei carabinieri erano scattate dopo che, nel territorio di Gubbio, era stato pubblicizzato, con affissione di manifesti e consegna di volantini, uno spettacolo della pornostar, previsto per il 27 febbraio scorso all'interno della discoteca di Fossato di Vico. Nei giorni successivi all'evento i militari erano venuti a conoscenza del fatto che l'attrice aveva effettuato un vero e proprio spettacolo hard, documentato con filmini amatoriali e foto effettuate con telefoni cellulari.

Commenti sulla serata erano apparsi anche su 'Facebook', anche da parte di alcuni minori di 16 e 18 anni. Secondo quanto riferito dai carabinieri, dalla visione dei filmati e delle foto, si vedeva in maniera molto chiara che l'attrice, oltre ad aver effettuato uno spettacolo di nudo integrale, appoggiata su un divano si toccava pubblicamente. Identificati dai militari anche alcuni minori che avevano assistito alla serata e che, una volta sentiti, hanno raccontato come l'attrice avesse permesso di farsi toccare per tutto corpo e di farsi fotografare con i clienti. Secondo gli investigatori, quindi, la serata aveva assunto le caratteristiche di un vero e proprio spettacolo 'hard'.

In particolare Brigitta Bulgari è accusata di aver compiuto, in quella occasione "atti osceni consistiti nell'essersi spogliata completamente ed essersi esibita, anche in un'esplicita masturbazione, all'interno di un locale aperto al pubblico, privo di autorizzazione per tali spettacoli ed alla presenza di minori e per averli sfruttati per realizzare l'esibizione stessa". Dopo le formalità di rito la donna è stata condotta presso la casa circondariale 'Baldenich' di Belluno. Nella stessa circostanza sono stati notificati gli avvisi di garanzia anche nei confronti del titolare del locale di Fossato di Vico e di un collaboratore di Marsciano, che avrebbe caldeggiato la serata. (fonte AGI)

La Rassegna

Show porno davanti a minorenni, manette per Brigitta Bulgari

Corriere della Sera - ‎3 ore fa‎
L'attrice arrestata a Montebelluna e rinchiusa a Belluno. In uno spettacolo a Perugia si sarebbe fatta toccare dai ragazzini PERUGIA - La pornostar Brigitta Kocsis, nota con il nome d'arte di Brigitta Bulgari, è stata arrestata dai carabinieri per ...

Arrestata pornostar Atti osceni davanti a minori

La Nazione - ‎52 minuti fa‎
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010. Alla fine del riquadro di spiegazione ne ...

Spettacolo hard,arrestata pornostar.Si sarebbe fatta toccare da ...

TGCOM - ‎3 ore fa‎
La pornostar Brigitta Kocsis, il cui nome d'arte è quello di una famosa casa di gioielli che l'ha diffidata da tempo dall'utilizzarlo, è stata arrestata dai carabinieri per essersi esibita anche davanti ad alcuni minori, dai quali si sarebbe fatta ...

Spettacolo hard con minori in discoteca: arrestata la pornostar ...

Il Messaggero - ‎2 ore fa‎
PERUGIA (24 maggio) - L'hanno arrestata perché si è esibita in uno spettacolo hard. Ma non in un locale per spogliarelli: in una normale discoteca aperta a tutti, davanti a ragazzi di 15, 16, 17 anni. Che prima hanno ripreso tutto con i telefonini e ...

Brigitta Bulgari arrestata: si masturba e si fa toccare da minorenni

Dottor Sport - ‎1 ora fa‎
Brigitta Bulgari arrestata: si masturba e si fa toccare da minorenni. La famosa attrice di film hard, è stata arrestata a Montebelluna, dopo essersi esibita in uno spogliarello a Perugia davanti a minorenni. Ad aggravare la situazione, sembrerebbe che ...

Arrestata pornostar Brigitta Bulgari per porno show con minorenni

Ciaopeople Magazine - ‎41 minuti fa‎
Uno spettacolo davvero molto hot per Brigitta Bulgari. La pornostar ha mostrato le sue grazie in un locale di Fossato di Vico non adibito a show di nudo integrale. L'attrice hard è adesso rinchiusa nel carcere - dietro provvedimento di custodia ...

Brigitta Bulgari porno show davanti a minorenni: in manette

Informazione libera net1news - ‎1 ora fa‎
La pornostar Brigitta Kocsis, nome d'arte Brigittaa Bulgari è stata arrestata dai carabinieri per essersi esibita anche davanti ad alcuni minori, dai quali si sarebbe fatta toccare dutante uno spettacolo hard all'interno di una discoteca di Fossato di ...

La pornostar Brigitta Bulgari arrestata per show porno di fronte a ...

Italia News - ‎1 ora fa‎
La famosa pornostar Brigitta Bulgar,27 anni di origine ungherese, al secolo Brigitta Kocsis è stata arrestata dai Carabinieri di Gubbio su disposizione del Gip di Perugia per esibizioni porno in una discoteca di Fossato di Vico in cui sarebbero stati ...

SPETTACOLO HARD DAVANTI A MINORENNI, ARRESTATA PORNOSTAR

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎2 ore fa‎
(AGI) - Perugia, 24 mag. - Brigitta Kocsis, 'alias Brigitta Bulgari', nota attrice porno di fama internazionale e' stata arrestata dai carabinieri. La Bulgari e' accusata di aver compiuto, in un locale nel perugino "atti osceni consistiti nell'essersi ...

Brigitta Bulgari in manette: show con minorenni

JUGO - ‎1 ora fa‎
La star dell'hard italiano Brigitta Bulgari finisce in manette per essere stata protagonista di uno spettacolo porno andato in scena di fronte ad un pubblico con minorenni i quali, secondo le ricostruzioni, avrebbero preso parte allo show toccando la ...

BRIGITTA BULGARI ARRESTATA PER UN'ESIBIZIONE DAVANTI A MINORI

Clandestinoweb - ‎1 ora fa‎
24 mag. Brigitta Kocsis, ungherese di 27 anni meglio nota come Brigitta Bulgari, una delle pornostar più famose del panorama dell''hardcore italiano, è stata arrestata per essersi esibita davanti ad alcuni minori. L'attrice hard lanciata da Riccardo ...

Arrestata la pornostar Brigitta Bulgari per atti osceni

SKY.it - ‎2 ore fa‎
Finita in manette l'erede di Moana Pozzi per pornografia minorile e atti osceni in luogo pubblico. La 27enne d'origine ungherese è stata incastrata da foto e video caricati su facebook La pornostar ungherese Brigitta Kocsis, nota con il nome d'arte di ...

La pornostar Brigitta Bulgari arrestata per atti osceni in ...

Piacenza Night - ‎1 ora fa‎
Brigitta Bulgari, famosa pornostar e attrice, è stata arrestata dopo la sua esibizione in discoteca in centro Italia, dove si era esibita in presenza anche di minorenni. La bionda showgirl si era masturbata davanti al pubblico e si era pure fatta ...

La Pornostar Brigitta Bulgari arrestata per un sexy show davanti ...

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Molti di voi già conosceranno Brigitta Bulgari (o anche Brigitta Bui o Brigitta Kocsic), ex modella ungherese, oggi pornostar con alle spalle brevi partecipazioni televisiva e qualche “passaggio” in tribunale. Stavolta forse l'ha combinata troppo ...

Brigitta Bulgari arrestata per atti osceni: pornostar flirta con ...

Gossip Fanpage (Blog) - ‎22 minuti fa‎
La pornostar Brigitta Bulgari è stata arrestata per essersi spogliata, masturbata ed essersi fatta toccare da minorenni all'interno di una discoteca. Ormai è difficile passare inosservati, soprattutto con l'arrivo di telefonini e Facebook. ...

La pornostar Brigitta Bulgari arrestata per pornografia minorile

DGmag.it - ‎39 minuti fa‎
La pornostar Brigitta Bulgari è stata arrestata per essersi esibita in una discoteca davanti a ragazzi minorenni che, chiaramente, non hanno perso l'occasione e hanno inserito i filmati della serata trascorsa a FOssato di Vico direttamente sui social ...

Porno show davanti a dei bambini, arrestata Brigitta Bulgari

ReveNews (Blog) - ‎1 ora fa‎
La famosa attrice hard conosciuta in tutto il mondo per la sua innata dote nel campo del porno Brigitta Bulgari, ne ha combinata una davvero spiacevole, un esempiio da non prendere e che fa davvero riflettere su come oggi non si abbia più rispetto di ...

BELLUNO: ARRESTATA PORNOSTAR BRIGITTA BULGARI, SI E' ESIBITA ...

IRIS Press - Agenzia stampa nazionale - ‎3 ore fa‎
(IRIS) - ROMA, 24 MAG - La pornostar Brigitta Bulgari è stata arrestata per uno spettacolo hot 'vietato'. L'attrice hard si è infatti esibita, nello scorso febbraio, in una discoteca di Fossato di Vico (Perugia) davanti ad alcuni minorenni: secondo le ...

Treviso: in manette la pornostar Brigitta Bulgari, accusata di ...

Crimeblog.it (Blog) - ‎2 ore fa‎
Sono scattate oggi le manette per la pornostar ungherese 27enne Brigitta Cochise, in arte Brigitta Bulgari, accusata di pornografia minorile e atti osceni in luogo pubblico. L'episodio che ha fatto partire l'indagine risale al 27 febbraio scorso, ...
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 17:03:28, in Osservatorio Famiglia, linkato 1253 volte)

Quello che accade nel web è pazzesco. Infatti, proprio perché si tratta di web, le autostrade utilizzate dalla criminalità della pedopornografia sono sottovalutate o tollerate per "commercio". L.M.

PEDOFILIA: SUL WEB NUOVO GRUPPO DI "ORCHI"

(AGI) - Siracusa, 24 mag. - Amavano i cani ma solo per finta. In realta' lo spazio, utilizzato da centinaia di utenti da tutto il mondo, anche italiani, aperto su un noto social network americano, serviva per lo scambio di foto e video pedopornografiche.

"E tutto questo accade malgrado quel network, prima ad accesso libero, abbia introdotto l'obbligo di registrarsi. Esigiamo una spiegazione", dice don Fortunato Di Noto, il sacerdote e fondatore dell'Associazione Meter (www.associazionemeter.org), che ricorda: "Su questo social network, che e' uno dei piu' famosi, abbiamo fatto segnalazioni alla Polizia Postale italiana che con il Comitato di Sicurezza Americana in un anno sono stati chiusi 100 comunita' e circa 20.000 utenti/profili su 584, ma questo non ha fermato i pedofili. Che, ripeto, continuano a servirsi di questo network e a diffondere centinaia di miglia di foto e video".

Continua don Di Noto: "Faccio anche presente questo, e cioe' che nonostante le denunce e quant'altro, nonostante i contatti anche con polizie estere, non siamo riusciti a ottenere piu' della semplice chiusura con oscuramento dei profili. Ma questo non basta piu': bisogna fare un passo avanti e questo passo avanti e' uno e uno solo: individuare le vittime e i pedofili e gli stupratori, che ormai si mostrano a viso aperto perche' evidentemente si sono convinti del fatto che ormai nessuno le perseguitera'. Ed e' questo il messaggio sbagliato che ad ogni costo dobbiamo impedire di far filtrare", conclude. L'emergenza pedofilia non e' finita, anzi, il fenomeno ha assunto proporzioni stratificate, trasversali e in mani alla pedo-criminalita'. Non e' solo scambio e detenzione di materiale, ma soprattutto "produzione" con bambini piccolissimi che fa girare un ammontare di affari pari a 13 miliardi di euro l'anno. -

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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 08:45:44, in Politica, linkato 1387 volte)
L'articolo l'ho letto tutto, ma non vedo i tagli ai politici in parlamento, agli europarlamentari e finalmente una sana riduzione delle pensioni parlamentari... L.M.

La manovra è quasi pronta. Forse già martedì la presentazione ai ministri


Stato più leggero, il piano dei tagli

Segnale di rigore ai mercati. Stipendi congelati, fatture telematiche, riduzioni del 10% di beni per i ministeri

di  Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

E chi l’avrebbe mai immaginato che la destra fosse costretta a ipotizzare la fattura telematica sopra i tremila euro o altri interventi che andrebbero a toccare dolorosamente i suoi bacini elettorali? Eppure, tra le varianti allo studio per una manovra che, obbligata a essere equa, finirà fatalmente per scontentare tutti, c’è anche questa. Come altre scelte fino a ieri impensabili. Dirompenti. Che stanno spaccando la maggioranza tra chi pensa che in fondo «i soldi in qualche modo saltan sempre fuori» e chi ritiene invece che gli italiani siano adulti che van trattati da adulti. E devono rendersi conto che la situazione, senza una svolta netta, è pesante. C'è una tabella che toglie il sonno a Giulio Tremonti. La stessa che è sul tavolo del presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet ma soprattutto su quello dei bucanieri della finanza internazionale. È una tabella dell'Ocse con i dati di quanto è aumentato tra il 1999 e il 2008 il costo del lavoro nei paesi dell'euro nel settore privato e in quello pubblico. Dice che in quello privato stiamo un po’ sopra la media: 23,7% di crescita nell'Europa a dodici, 24,8 in Italia. È vero che stiamo comunque al doppio rispetto alla Germania (12,2), ma vabbè...

Il guaio, quello vero, secondo i rigoristi, è contenuto nella prima colonna della tabella. Dove si vede come i paesi che più hanno visto impennarsi la spesa addetto nel settore pubblico sono stati l'Irlanda (110,8%), seguita dalla Grecia (109,1%), dal Portogallo (58%), dalla Spagna (53,1%). Si tratta, nell'ordine, dei paesi che sono stati via via messi sotto attacco da parte della speculazione internazionale. E chi c'è dopo la Spagna? Noi: 42,5% di aumento in termini nominali contro una media europea del 35,7. Una sproporzione netta, che diventa nettissima nei confronti dei paesi dell'elite continentale: Olanda (32,6%), Francia (31,3) e soprattutto Germania, dove il costo del lavoro nel pubblico è cresciuto del 17,1: molto meno della metà rispetto all'Italia. Ed ecco l'incubo: che i pirati della speculazione, dopo averci concesso per qualche tempo il beneficio del dubbio (evidentemente in nome della nostra tradizione manifatturiera e dell’apprezzamento per la linea del governo, pensano i tremontiani) possono in tempi brevi attaccare noi. Di qui la necessità di dare in tempi altrettanto brevi una risposta netta. Che rassicuri i mercati (al di là degli inutili lamenti su quanto siano «paranoici») sulla capacità dell'Italia di marcare una svolta.

L'articolo prosegue sul Corriere della Sera


Qual è il problema? Che rassicurare contemporaneamente i mercati internazionali e i cittadini italiani è difficile quanto volteggiare su un trapezio appeso a un piccolo aeroplano come fece Giovanni Palmiri nel cielo di piazza Duomo. Per capirci: ci sono scelte che rassicurando i mercati rischiano di seminare inquietudini tra la popolazione, altre che rassicurando la popolazione rischiano di seminare inquietudini nei mercati. Ma come fai a spiegare alla gente che la situazione è «drammatica», che la spesa pubblica nell'ultimo decennio (in cui la sinistra ma più ancora la destra si son riempite la bocca con la parola «rigore») ha continuato a salire «in grande eccesso» rispetto al Pil e che occorrono «grandi sacrifici» e «grandi cambiamenti» e una «profonda discontinuità» per rompere finalmente con quella tradizione italiana di affidarsi allo stellone perché «alla fine tutto si aggiusta»? Eppure non c’è scelta. Lo scrisse Ernesto Galli della Loggia tre anni fa e non c'è che da ripeterlo parola per parola: «L’Italia ha soprattutto bisogno di verità. Ha un gran bisogno che finalmente si squarci il velo di silenzi, di reticenze, spesso di vere e proprie bugie, che per troppo tempo il Paese ha steso sulla sua effettiva realtà». È qui che Tremonti e quanti sono convinti dell’urgenza d’intervenire con misure radicali, sanno di dire cose spinosissime.

In urto con la filosofia, il carattere, l'ottimismo del Cavaliere, che insiste nel maledire i corvi del malaugurio e nell’assicurare (con perplessità degli stessi giornali che più gli sono amici) che la manovra non toccherà questo e quello. In urto con un pezzo della destra, chiamata a scelte impopolari in contrasto con gli interessi immediati (quelli a lungo termine sono un'altra faccenda) di alcune categorie tradizionalmente considerate nel suo bacino elettorale. In urto forse soprattutto con quel mondo di dirigenti, funzionari, grand commis, «uomini di panza» ministeriali che si sono già posizionati ringhiosamente in difesa dello status quo e che vorrebbero che il peso della crisi, in nome dei grandi numeri (si rastrellano più soldi toccando i salari di 3 milioni e mezzo di statali che quelli di alcune centinaia di «padreterni », ovvio) fosse scaricato solo sulla massa dei dipendenti anonimi. In urto infine non solo con i sindacati, ai quali sarà difficile far digerire certe scelte che molti bollerebbero automaticamente come «macelleria sociale», ma con i partiti. I quali per la prima volta, a causa della gravità dei conti, potrebbero davvero veder sottoposto a un taglio radicale quel sistema dei rimborsi elettorali che, gonfiando i soldi a dismisura, ha preso il posto del finanziamento pubblico abolito anni fa da un referendum. Ma ecco, una per una, le varie misure allo studio.

Stipendi
Congelamento sulle cifre attuali, per tre anni, di tutti gli stipendi pubblici, «senza trucchi intorno a straordinari e cose simili» e senza recupero dell'inflazione, a partire dal primo mese disponibile. Una scelta ingiusta perché andrà a colpire tutti senza alcuna distinzione tra quanti buttano sangue sul lavoro e i lavativi? Purtroppo si. E sarà poi necessario un riequilibrio. Ma «i discorsi sul merito hanno bisogno di anni, e invece qua si tratta di fare in fretta», nella convinzione che altrimenti, con la dinamica attuale, i salari «continueranno a salire in tre anni del 12%».

Tagli retribuzioni
Gli stipendi pubblici sopra i 90mila euro saranno tagliati del 5%, sopra i 120mila del 10%. A costo di scontentare una serie di categorie, dagli alti magistrati ai prefetti, i diplomatici, i capi di gabinetto, i generali... Tutta gente che conta e che ha già cominciato a dare segnali di malumore. Meglio: profondo malumore. Con minacce di ricorsi alla magistratura: con che diritto lo Stato, tocca i contratti stipulati con i suoi dipendenti?

Banchieri
Tra i punti allo studio, un brusco aumento delle aliquote fiscali sui ricavi delle stock option, che rappresentano la fonte maggiore di guadagno per i banchieri e i manager privati.

Blocco nuovi contratti
Per tre anni, parallelo al congelamento delle retribuzioni.

Finestre pensioni
Riduzione da quattro a una l’anno delle «finestre» attraverso le quali si può andare in pensione. Fermo restando un trattamento speciale per chi ha già quarant'anni di contributi.

Invalidità
L'impennata dell'ultimo decennio, che al di là delle affermazioni di principio ha visto la spesa per le pensioni di invalidità salire da 6 a 16 miliardi di euro, soprattutto a causa dell’esplosione delle indennità di accompagnamento, porterà a una maggiore severità nei controlli. Uno dei problemi è quello che il riconoscimento di handicap invalidanti viene concesso dalla regione, i soldi li deve mettere lo Stato. La soluzione prospettata è che la spesa venga per il 25% scaricata sulle regioni, che sarebbero costrette ad essere più rigide. Di più: si tornerà, con ogni probabilità, alle regole del 1988, più restrittive delle attuali.

Accompagnamento
L'ipotesi di dar l'assegno d’accompagnamento solo a chi sta sotto un tetto massimo di 30 o 35 mila euro è saltata. Accudire una persona disabile è costosissimo e, fatti i calcoli, si sono resi conto che quel tetto avrebbe dovuto essere così alto che a quel punto non valeva neppure la pena di introdurla. Peggio: la selezione avrebbe potuto paradossalmente favorire quanti dichiarano meno di quanto guadagnano. Resterà tutto come oggi.

Ministeri
Taglio orizzontale del 10% per tutti i beni e servizi. Si lamentano già tutti di essere squattrinati? Nessuna eccezione. Tranne quelle per consentire di operare alle forze dell'ordine. Basti ricordare che i carabinieri sono già oggi costretti, spesso, ad andare a recuperare dei pezzi di ricambio per le vecchie Fiat Brava dai demolitori. Far la guerra alla criminalità, in quelle condizioni, è complicato. Per ministri e sottosegretari taglio del 10% dell'indennità.

Organi costituzionali
Il problema è che Quirinale, Senato, Camera, sono entità dotate di autonomia pressoché totale. L'unica cosa che può fare il Tesoro, da quanto si capisce, è ricordare loro pubblicamente: il taglio generale alle spese sarà almeno del 10%, sarebbe opportuno se anche voi...

Rimborsi elettorali
Tema molto controverso. L'intenzione di Tremonti e dei rigoristi sarebbe quella di ridurre il contributo elettorale da 1 euro a 50 centesimi a elettore. Secondo i calcoli del Sole 24 ore la prima stretta porterebbe a un risparmio di 170 milioni. Resta da capire se i partiti che verrebbero penalizzati sulle entrate che avevano messo in conto di avere già in tasca (62 milioni a rischio per il Pdl, 54 per il Pd, 12,4 per la Lega e giù giù fino a 1 milione e 800mila euro per la destra…) se ne faranno una ragione o meno. In caso di rifuto, certo, sarebbe complicato poi raccomandare sacrifici agli altri.

Enti
Il progetto è quello di accorparne più possibile. Alcune situazioni, del resto, appaiono francamente indifendibili. Per esempio quello dell’Isae, l'istituto di ricerca del Tesoro: ha 31 ricercatori e 70 (settanta) impiegati amministrativi. Quanto all'Ice, l’Istituto per il commercio estero i cui dirigenti occupati all’estero hanno paghe principesche, potrebbe sciogliersi all’interno della Farnesina oppure essere diviso fra i ministeri degli Esteri e dello Sviluppo economico.

Lotta agli evasori
È una delle questioni sulle quali lo scontro fra chi invoca il rigore e chi le «ragioni della politica», vale a dire spesso le ragioni di bottega elettorale, rischia di essere più duro. E che potrebbe segnare una svolta radicale per un governo che nel passato aveva fatto una serie contestatissima di condoni di ogni genere. Le misure allo studio più importanti sarebbero tre. La prima, come dicevamo, è la fattura telematica che dovrebbe essere emessa per tutti gli importi superiori ai 3 mila euro e consentirebbe di lasciare, a disposizione degli investigatori, una scia indelebile. La seconda è il ripristino (non è chiaro da che soglia) della «tracciabilità» dei contanti, introdotta da Prodi con un tetto di 5 mila euro, invocata per anni come indispensabile da un pezzo della sinistra (che si spinse a teorizzare un abbassamento della soglia a 100 euro) e sbeffeggiata sul fronte opposto da Berlusconi che, considerandola una «misura di polizia», l’aveva abolita riportando in vita il limite europeo del 12.500 euro. La terza è sul fronte delle compensazioni Iva, fonte di molti abusi: stando ai progetti, non sarà più possibile il «fai da te» ma sarà richiesta una certificazione di un professionista che risulterà responsabile davanti alla legge. Di più ancora: l’accertamento fiscale per le imposte non pagate scatterà contestualmente all’immissione a ruolo, con l’esito di accorciare i tempi degli accertamenti di tre o quattro mesi.

Ristrutturazioni edilizie
Oggi è previsto lo sgravio del 36% e per ottenerlo tutti i pagamenti vanno fatti tramite bonifico bancario. Il guaio è che, stando ai risultati, molti incassano il bonifico ma poi non pagano le tasse contando sulla farraginosità dei controlli o su qualche condono futuro. L'idea è quella di delegare alle banche il ruolo di sostituto d'imposta così come oggi avviene per le aziende che trattengono le tasse dei dipendenti. Toccherebbe agli istituti di credito di trattenere il 20%.

Condono edilizio
L’ipotesi di un nuovo condono edilizio, salvo sgradevolissime sorprese (anche nel 2003, sulle prime, venne esclusa l'idea di una sanatoria generalizzata e poi si è visto com'è andata a finire: con la corsa di decine di migliaia di furbi a commettere abusi spacciati poi per precedenti…) viene solennemente scartata. Al momento par di capire piuttosto che il governo fornirà ai comuni le fotografie aeree e tutto il materiale a disposizione per stanare i proprietari dei circa 2 milioni di «case fantasma».

Costi sanità
Ci sono Asl e ospedali che pagano le siringhe più care che in farmacia? D’ora in poi dovrebbe far fede per tutti il prezzo che paga Consip, la società pubblica che fa gli acquisti per la pubblica amministrazione, la quale avrà per giunta l’obbligo di mettere tutto on line. E cosa succederà se il parametro non viene rispettato? Il rappresentante dello stato nel collegio sindacale delle Asl dovrà spiegarne i motivi in una relazione alla Corte dei conti.

Municipalizzate
Gli enti locali controllano ormai più di 5 mila società. Molte delle quali assolutamente inutili, che servono soltanto, come disse Luca Cordero di Montezemolo, da “discarica per politici trombati”. A Comuni, Province e Regioni sarà vietato ripianarne le perdite al di fuori del cosiddetto «contratto di servizio». In questo caso non gli resterà che portare i libri in tribunale. Una scelta obbligata, dopo alcuni salvataggi contestatissimi, come quello dell'Amat di Palermo.

Arbitrati
Per ora, di un'abolizione degli Arbitrati non se ne parla. Lo stesso governo di centrodestra, tuttavia, si sarebbe convinto che così non si può andare avanti. Gli incarichi accessori come gli arbitrati per le opere pubbliche fanno crescere mediamente del 30% il costo degli appalti, e soprattutto arricchiscono la corporazione degli arbitri: magistrati amministrativi e contabili, burocrati pubblici, avvocati dello stato, politici. Con in più una beffa; che lo Stato soccombe nel 98% dei casi. Fra il 2005 e il 2007 questa forma di giustizia privata amministrata da pubblici funzionari che arrotondano lautamente il loro stipendio ci è costata 715 milioni: sarebbero bastati per il Passante di Mestre. E gli arbitri si sono messi in tasca 50 milioni. Morti e risorti almeno tre volte, gli arbitrati sono stati ripristinati l’ultima con un decreto legislativo messo a punto dal capo giurista di palazzo Chigi Claudio Zucchelli. Il quale nel 2008 ha fatto parte di un collegio arbitrale di tre persone incaricato di dirimere una lite fra l’Astaldi e l’Anas. Valore della controversia: 38 milioni di euro. A dir poco principesco, 1.455.000 euro, il compenso del collegio.

Consulenze
Taglio totale. Inevitabile: a dispetto di tutti gli impegni l'andazzo è ormai inarrestabile.

Sponsorizzazioni
Stando al progetto, la scelta di tanti enti locali di sponsorizzare squadre di calcio, basket e pallavolo verrebbe vietata. Decisione sacrosanta. Basti ricordare i casi della Regione Calabria che, nei guai finanziari al punto di non avere i soldi per pagare lo smaltimento dei rifiuti, scelse di sponsorizzare la nazionale di calcio. O quello della Campania che appoggia con centinaia di migliaia di euro l'anno la «Air Avellino» di basket, dove Air sta per Autoservizi Irpini: capitale al 100% nella mani della Regione. O ancora quello della Provincia di Treviso, sponsor del Treviso Calcio dal 2004 per scelta dell’allora presidente Luca Zaia: «Con questa sponsorizzazione abbiamo fatto una scelta di campo. La squadra porterà in tutta Italia il nostro progetto: “Se la vedi, ti innamori”».

Protezione civile
È impossibile, davanti alle emergenze, controllare «prima» la distribuzione dei soldi? Può darsi. Ma a quel punto è indispensabile controllare meticolosamente tutto almeno «dopo». Quindi va tutto riportato sotto la vigilanza della Ragioneria dello Stato. Insieme con i conti di tutta la Presidenza del Consiglio. La domanda è: passeranno sul serio, almeno in parte, queste scelte? Lo si vedrà nei prossimi giorni. Dipenderà anche, se non soprattutto, dai segnali che verranno dai mercati internazionali. E dal coraggio che il centro destra, e Silvio Berlusconi in prima persona, dovranno dimostrare per sfidare insieme sindacati e partiti, clientele locali e grand commis. Ma soprattutto di andare a spiegare a quegli artigiani, quei piccoli imprenditori, quei professionisti, quei commercianti che in questi anni, a forza di condoni e sanatorie, hanno pensato che il Pdl la Lega e Berlusconi e Bossi fossero sempre e comunque dalla parte loro e «contro» lo Stato, che qualcosa è cambiato. E che la nuova crisi planetaria, mentre impone alle macchine statali troppo gonfie di sgonfiarsi, chiede anche a tutti i cittadini una nuova assunzione di responsabilità.

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24 maggio 2010
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 08:10:30, in Magistratura, linkato 1956 volte)
L'articolo celebrativo del pensiero di Giovanni Falcone sulla Riforma della Giustizia lo potete leggere sul Corriere della Sera a firma di Marco Galluzzo.. L.

Grasso nel giorno di Falcone:

Preservare autonomia dei magistrati

Alfano rassicura. Napolitano: Sostegno a indagini su Falcone

Roma, 24 mag. (Apcom) - L'occasione è il diciottesimo anniversario della strage di Capaci, il ricordo del magistrato Giovanni Falcone. Un altro magistrato, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, prende la parola nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo per rivolgere un appello affinchè sia preservata "l'indipendenza e l'autonomia della magistratura dal potere esecutivo".

Parole che suscitano l'immediata replica del ministro della Giustizia Angelino Alfano, che assicura: Mai pensato di mettere in discussione questa autonomia. Crediamo che in Italia si possa riuscire ancora a processare anche i 'colletti bianchi' e i corruttori di chi ricopre pubbliche funzioni", sostiene Grasso. Il Guardasigilli prova a rassicurarlo: "Solo una squadra unita, lo Stato, può vincere in questa azione di contrasto".

Dal Pdl, però, Fabrizio Cicchitto rileva: "Ha ragione Grasso, ma in uno stato di diritto la magistratura deve essere indipendente anche dalle forze politiche altrimenti viene meno la sua terzietà". Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, dal canto suo, nel giorno del ricordo del magistrato ucciso a Capaci interviene per sollecitare "il massimo sostegno alle indagini tuttora in corso su aspetti ancora oscuri del contesto in cui si svolsero i fatti devastanti di quel drammatico periodo.

La Rassegna

24/5/2010 (7:4)  - RETROSCENA

Capaci, verità mai trovate tra
buchi neri e strane presenze

I misteri del nostro 11 settembre:  «Non solo la mafia dietro il tritolo»

FRANSCESCO LA LICATA - PALERMO


Il sole splendido di Palermo ieri ha dato il meglio di sé per illuminare i volti puliti dei tremila studenti giunti da tutt’Italia per ricordare Giovanni Falcone. Una giornata memorabile, anche per il riproporsi di un gesto collettivo che sembrava desueto, un gesto che è simbolo di non rassegnazione: l’esposizione dei lenzuoli bianchi ai balconi al passare della catena umana diretta all’albero di via Notarbartolo.

Eppure non basta l’euforia pulita dei ragazzi per scacciare le ombre evocate da più parti, anche dai massimi vertici istituzionali. Sono i buchi neri delle indagini su quel tragico periodo della nostra storia recente. Le stragi della mafia: una mattanza cominciata nel giugno del 1989, col fallito attentato dell’Addaura a Giovanni Falcone, culminata con un’altra mancata strage (gennaio 1994, allo Stadio Olimpico di Roma), passando per le esplosioni di Roma, Firenze e Milano. E’ inquietante il quadro che sta vendendo fuori dalle indagini riaperte da insperate e imprevedibili testimonianze. Tanto inquietante da indurre il Capo dello Stato a parlare di «aspetti ancora oscuri delle stragi». Una puntualizzazione che dà ancora più forza alla denuncia di Pietro Grasso: «Non solo la mafia aveva interesse a eliminare Giovanni Falcone», e alla successiva esortazione a «cercare ad ogni costo la verità» su quella tragedia collettiva.

Va riletta e modificata, la storia della fine di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e dell’aggressione furiosa portata avanti dalla mafia di Totò Riina per indurre lo Stato ad allentare la repressione avviata dai provvedimenti approntati da Falcone prima che fosse abbattuto. Il ricatto delle stragi per fermare la controffensiva istituzionale che aveva già prodotto risultati eccezionali, grazie al famigerato 41 bis, alle leggi che normalizzavano il pentitismo mafioso e alle indagini sull’economia illegale che sfociavano nelle norme sul sequestro dei beni mafiosi.

Ma, come ricorda Grasso, non era soltanto Cosa nostra interessata a bloccare l’azione di contrasto. C’era qualcos’altro, una presenza immanente e sfuggente nello stesso tempo, come una regìa occulta che guidava la mano assassina di Totò Riina. Perché - altrimenti - già nel 1989, quando insieme coi magistrati svizzeri (Carla Del Ponte in primis) Falcone si accingeva ad entrare nei conti protetti dal segreto bancario, la mafia doveva cercare di ucciderlo con 76 candelotti depositati sulla scogliera sotto la casa dell’Addaura? E perché - come si è saputo di recente - questo «lavoro» avrebbe dovuto svolgersi in sinergia perfetta tra mafiosi rozzi e quelle «menti raffinatissime» percepite dallo stesso giudice scampato all’agguato?

Oggi la Procura di Caltanissetta indaga su strani personaggi «borderline» che facevano squadra coi picciotti operativi all’Addaura. Oggi si ipotizza addirittura che l’agente Agostino (poi ucciso con la moglie) e l’agente Piazza (scomparso nel nulla e mai più ritrovato perché ucciso e sciolto nell’acido) siano stati utilizzati da un «centro istituzionale» per sventare l’attentato dell’Addaura. Ma non erano, i «cattivi» agenti segreti che la bomba la volevano far esplodere, anch’essi dipendenti da una qualche istituzione? Ecco, forse le ombre stanno proprio in questa contraddizione: se i «buoni» erano dalla parte dello Stato, per chi lavoravano gli altri che hanno continuato a godere di protezioni e silenzi fino ad oggi?

Si è detto e scritto che Giovanni Falcone ha cominciato a morire nello stesso momento in cui raggiungeva il massimo del successo, con la sentenza della Cassazione sul maxiprocesso. Una grandinata di ergastoli (diciannove) che azzerava la direzione strategica di Cosa nostra e legittimava gli strumenti del pentitismo e della carcerazione differenziata per i mafiosi, per la prima volta costretti alla detenzione a vita in regime duro. Ma la morte del giudice non fu soltanto un regolamento di conti «personale». Se così fosse stato, Falcone sarebbe stato ucciso a Roma con un tradizionale agguato mafioso eseguito con le armi congeniali a Cosa nostra. E invece le indagini oggi raccontano che all’ultimo momento si cambiò strategia e fu deciso di usare l’esplosivo: cinquecento chili di tritolo e un’autostrada sventrata perché la morte di Falcone prendesse la connotazione di attentato politico e quindi con un movente molto più ampio della vendetta. Una pista investigativa che trova conforto in tutto ciò che accadde prima e dopo Capaci. L’attentato a Falcone si saldava con l’assassinio di Salvo Lima, l’ex sindaco dc di Palermo che col suo assassinio metteva una pietra sulla prima Repubblica. Meno di due mesi dopo toccava a Paolo Borsellino, ma già lo scenario era cambiato e risultava evidente come il «secondo colpo» fosse propedeutico alla buona riuscita della trattativa, che intanto si avviava, tra Stato e mafia.

Le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza e di Massimo Ciancimino hanno rimescolato molte carte. Il primo ha disintegrato la versione del pentito Vincenzo Scarantino, sulla quale poggia la sentenza della Cassazione, adesso rimessa in discussione. Ma non solo: nella sua ricostruzione tornano di nuovo le «strane presenze» estranee a Cosa nostra. Addirittura personaggi delle istituzioni presenti nel momento, anche organizzativo, della strage. Non sfugge la complicazione insorta: Scarantino che mente con la distratta partecipazione di chi indagava, perché ha detto quelle menzogne? Perché è arrivato ad autoaccusarsi di una strage che non aveva compiuto?

E poi, Massimo Ciancimino col racconto della «trattativa» e del «papello» con le richieste di Riina allo Stato: dalla revisione dei processi, all’abolizione del 41 bis, alla cancellazione della legge sul sequestro dei beni. Il racconto del figlio di don Vito ha aperto anche altri scenari, come il coinvolgimento del sig. Franco, o Carlo che sia: un alto funzionario in stretto rapporto coi servizi di sicurezza degli Stati Uniti e dello Stato del Vaticano. Una presenza costante, durante la lunga gestazione della strategia stragista. L’identità di Franco sarà svelata a breve, resta il dubbio che possa divenire oggetto di iniziative giudiziarie, vista la particolare veste del personaggio, forse coperto da immunità diplomatica. Le ombre non svaniranno presto.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201005articoli/55296girata.asp
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 08:01:21, in Magistratura, linkato 2606 volte)
Liquidazione a rate per gli statali


Gianni Trovati
23 maggio 2010

ROMA - Sui tavoli dove si costruisce la manovra i dipendenti pubblici stanno diventando sempre più protagonisti, loro malgrado. Per loro spunta anche la liquidazione a rate, cioè la dilazione in tre anni del trattamento di fine servizio (l'equivalente pubblico del Tfr) se superiore a una certa soglia ancora da fissare. Rimane per ora confermato anche l'allungamento dei tempi di pagamento della buonuscita: le amministrazioni avrebbero 180 giorni, non più 90, per avviare i versamenti senza incappare nel tasso d'interesse del 5 per cento.

Dettagli e soglie per la rateizzazione sono da definire, ma il meccanismo dovrebbe dividere l'assegno in due: una parte, fino al concorrere del tetto previsto, sarebbe pagata nei primi due anni, il resto slitterebbe invece al terzo. Con una soglia da 100mila euro, per esempio, il titolare di una liquidazione da 200mila si vedrebbe versare 50mila euro per ognuno dei primi due anni, rimandando al terzo anno l'appuntamento con gli altri 100mila.

Sembra certo anche il blocco della contrattazione per il 2010/2012, che avrebbe dovuto vedere il debutto della triennalizzazione dei rinnovi (di parte sia giuridica sia economica) sul modello introdotto per il settore privato. Il congelamento contrattuale, secondo le bozze della manovra, riguarda anche le forze di sicurezza, non prevede «possibilità di recupero», ma fa salva l'erogazione dell'indennità di vacanza contrattuale disciplinata dalla finanziaria 2009, che con gli indici attuali si attesta intorno allo 0,9% dello stipendio tabellare, cioè la voce base al netto delle varie integrazioni.

Il risparmio per il bilancio pubblico dovrebbe quindi essere inferiore del 20-30% rispetto ai 5,3 miliardi stimati dalla Corte dei conti come costo complessivo dei rinnovi. Lo stop ai contratti si porta con sé un blocco fino al 2013 degli automatismi stipendiali previsti per il personale non contrattualizzato e per quello di diritto pubblico, dai magistrati agli avvocati dello stato, dai professori universitari a militari, prefetti e diplomatici. Il freno potrebbe anche guardare indietro, ai contratti relativi al 2008/2009 approvati ma non ancora efficaci perché manca il via libera della Corte dei conti: nel loro caso si tratterebbe però solo di una limatura, destinata a cancellare gli eventuali aumenti superiori alla quota del 3,2% prevista per tutti i comparti.

Una sforbiciata del 10% è in arrivo poi per i componenti degli organi di autogoverno delle magistrature (dall'Anm al consiglio di giustizia tributaria), mentre le amministrazioni statali dovrebbero essere chiamate a dimezzare le spese per co.co.co. e contratti a termine.

Ma c'è di più: in "cambio" della gelata contrattuale potrebbe affacciarsi lo stop ai meccanismi «meritocratici» introdotti dalla riforma del pubblico impiego. Le ipotesi bloccano l'applicazione di tutto l'impianto di premi e pagelle ai dipendenti, e affidano al ministro dell'Economia il compito di proporre a Palazzo Chigi il decreto con cui far ripartire il meccanismo una volta passata l'emergenza.

Lo stop non riguarda il codice disciplinare, che dall'entrata in vigore del decreto legislativo 150/2009 ha sostituito i contratti nel disporre procedure e sanzioni fino al licenziamento, né le nuove responsabilità dirigenziali sul fronte organizzativo, anch'esse sottratte alla trattativa con i sindacati. Il blocco si concentra sulla valutazione delle performance individuali e degli uffici e sulla premialità: se il testo diventa legge, dunque, niente fasce di merito, premi graduati con i risultati e ciclo di gestione delle performance, fino a nuovo ordine. Dalla tagliola sarebbe escluso solo l'obbligo assoluto di concorsi per le progressioni di carriera (le vecchie progressioni «verticali», che a differenza delle «orizzontali» migliorano non solo lo stipendio ma anche la qualifica dell'interessato).

Sempre nel tentativo di contenere le uscite la manovra torna poi su capitoli più "tradizionali", a partire dal blocco del turn-over. L'idea è di prolungare fino al 2013 la regola del 20%, che permette alle amministrazioni centrali un'assunzione ogni cinque cessazioni, con la deroga per polizia e vigili del fuoco. Il criterio del 20% si estenderebbe però anche alle università, che oggi invece possono effettuare un'assunzione ogni due addii.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-23/liquidazione-rate-statali-080800.shtml?uuid=AYRBwCsB
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