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 silk for doll ...... di Lunadicarta
 
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E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.Guai al mondo per gli scandali!

Gesù Cristo
"
 
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
News  17/08/2010 

Diffamazione: l'immunità copre solo il parlamentare. Resta salva la responsabilità del terzo che provvede alla diffusione delle offese

Giulia Gioffreda

Secondo il dettame dell’art. 68 della Carta Costituzionale, i membri del Parlamento non sono chiamati a rispondere delle opinioni da loro stessi espresse. Ma l’immunità parlamentare non tocca l’oggettività del fatto quando queste opinioni configurano un’offesa che lede la dignità e l’onore altrui, con la conseguenza che non resta precluso l’accertamento della responsabilità del terzo che si sia occupato della diffusione del messaggio offensivo, concorrendo a produrre il danno ingiusto da diffamazione.

Secondo tale ragionamento la Cassazione, con la sentenza 16382/10 ha accettato il ricorso proposto dall’Onorevole Di Pietro contro l’emittente televisiva RTI.

Il caso risale a una trasmissione del 1994: “Sgarbi quotidiani”. Un titolo contenente un gioco di parole da riferirsi non solo al cognome del presentatore, ma che lasciava sottintendere anche le piccole (talvolta grandi) frecciatine scagliate contro i rappresentanti dello scenario politico dell’epoca.

Risentitosi delle reiterate offese, Antonio Di Pietro aveva chiesto la condanna per diffamazione dell’altrettanto Onorevole Vittorio Sgarbi, nonché dell’emittente televisiva, al pagamento della somma di 25mila euro e la pubblicazione del dispositivo della sentenza sui maggiori quotidiani nazionali.

Mentre il tribunale di Roma, avendo accertato il contenuto lesivo delle dichiarazioni, aveva accolto le richieste dell’attuale leader dell’IdV, in senso contrario si è pronunciata la corte d’Appello che, rilevando l’improcedibilità verso un deputato, ha rigettato le domande di Di Pietro e ritenuto infondata la domanda verso la rete televisiva.

Arrivata la questione in Cassazione, i giudici di legittimità hanno notato che, nonostante l’art. 68 della Costituzione introduca una causa soggettiva di esclusione della punibilità, tale prerogativa non incide sull’essenza illecita del fatto stesso, relativamente al quale l’ente televisivo può essere chiamato a rispondere sia in sede penale che civile. La valutazione dell’antigiuridicità del fatto - proseguono gli “ermellini” - non viene elisa dalla guarentigia, ma sussiste in relazione alla verifica del contenuto offensivo e denigratorio in punto di lesione dei diritti umani ed inviolabili della persona. L’illiceità del fatto deriva, invero, dalla lesione del diritto inviolabile della dignità della persona, che trova la sua fonte etica e giuridica nei primi articoli della Costituzione. Nell’affermare che la verifica della lesione del diritto e, parimenti, l’esclusione di tale violazione devono essere sorretti da tutt’altro accertamento e da una motivazione diversa, la corte Suprema ha bacchettato quella che definisce un’“amara consuetudine di aggressioni e ritorsioni politiche”. Così ragionando da P.za Cavour è stata rilevata la necessità di tutelare l’onore e la dignità umana, nel rispetto di quella tolleranza e civiltà giuridica che le nostre tradizioni comuni devono evidenziare come regole di una comunità coesa da un fascio di valori giuridici ed etici non rinunciabili. La questione è stata quindi rimessa ad altra sezione della Corte d’appello di Roma che tornerà a pronunciarsi nel merito, seguendo il principio per cui l’insindacabilità delle opinioni espresse da un onorevole non traslano l’immunità anche su chi si fa carico di divulgarle aggravando l’eventuale offesa grazie alla natura espansiva del mezzo di diffusione, costituito in questo caso dall’emittente televisiva.

da "Diritto&Giustizia"

La Stampa

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I CASI

Schio (Vicenza), offriva dolci a due bambine e poi ne abusava:  arrestato Carlo D’Avanzo


Un uomo, Carlo D’Avanzo, 56 anni, di Schio (Vicenza), è stato arrestato per violenza sessuale nei confronti di due bambine di 9 e 4 anni. La denuncia nei suoi confronti era stata presentata da una senegalese: D’Avanzo, divorziato, libero professionista, è stato accusato di aver commesso abusi sessuali nei confronti delle due figlie del senegalese.
D’Avanzo, già con un precedente negli anni Ottanta per reati sessuali, approfittava della fiducia della donna per abusare delle sue due figlie. L’uomo, amministratore condominiale, si trovava spesso nella palazzina dove le piccole vittime e non gli mancavano le occasioni per intrattenersi per parlare con la senegalese che lavora, saltuariamente, come collaboratrice domestica.
Da quanto è emerso dalle indagini, l’indagato si presentava nella casa della donna quanto questa era appunto impegnata in qualche lavoro domestico presso altre abitazioni. Gli episodi sarebbero avvenuti tra la fine luglio e l’inizio di agosto.
D’Avanzo si faceva aprire la porta dalle due bambine di 9 e 4 anni conquistando la loro simpatia offrendo loro caramelle o dolciumi. Una volta dentro casa con una scusa, come quella di essere aiutato a spalmare la crema, convinceva le piccole a compiere su se stesso atti sessuali. Un gioco che durava meno di mezz’ora (il tempo giusto prima che rincasasse la madre) e che alla bambina di 9 anni non piaceva e trovava strano: così ha riferito i suoi dubbi alla madre che si è rivolta ai carabinieri che hanno utilizzato soluzione tecniche per verificare se quanto riferito dalla senegalese fosse vero.
VICENZA, NIGERIANO ABUSA
DI UNA BAMBINA DI 6 ANNI
 

10 08 2010 - Un nigeriano e’ stato arrestato per aver violentato sessualmente una bambina di 6 anni, figlia di una coppia di connazionali che gli avevano dato ospitalita’. A mettere le manette all’uomo, clandestino in Italia, i carabinieri di Valdagno (Vicenza) e di Montecchio Maggiore (Vicenza). Il clandestino, secondo quanto e’ emerso dalle indagini, approfittando delle assenze dei genitori, avrebbe compiuto e avrebbe fatto compiere, anche usando violenza, atti sessuali nei confronti della minore. I militari, ricevuta la notizia ed avvisata l’autorita’ giudiziaria, hanno avviato le indagini e cercato l’immigrato che, immaginando di essere ricercato, si spostava usando mille accorgimenti tra la provincia veronese e quella padovana. Il nigeriano e’ stato infine localizzato e stamani e’ stato bloccato a Montecchio Maggiore. Sono in corso accertamenti anche a carico di un connazionale residente nella provincia di Verona con il quale il nigeriano intratteneva rapporti telefonici.
 
http://www.leggo.it/articolo.php?id=75675

***

I GIOVANI DELLA LEGA


Giovani leghisti: «Il Pd porti rispetto
alle famiglie delle vittime di pedofili»

POLITICA. Botta e risposta sui casi di Schio e Montecchio Maggiore


20/08/2010 - Lo scontro Pd-Lega non si interrompe nemmeno di fronte ai recenti fatti di pedofilia di Schio e Montecchio.
Francesco Frigerio, neodiplomato con 100 al liceo Tron appartenente al "Gruppo giovani" leghista, risponde all'intervento che il segretario del Pd scledense Alessandro Pozzan ha inserito nel sito del suo partito, nel quale chiede a chi siano dirette le parole di preoccupazione del governatore Zaia.
«Mentre la città di Schio è sconcertata da come un cittadino abbia potuto compiere uno stupro nei confronti di due bambine senegalesi – sostiene Frigerio - il Pd di Schio, nelle parole di Pozzan, non trova nulla di meglio da fare che utilizzare la vicenda per attaccare la Lega. Se, come riportano sul loro sito, la "pedofilia non ha patria", allora anche lo sdegno di fronte a un fatto del genere non deve avere patria. Il rispetto nei confronti di una famiglia che ha subito una tale violenza deve prevalere sulla ghiotta occasione di strumentalizzare l'accaduto». S.F.

Il Giornale di Vicenza

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IL PD DI SCHIO

Che lingua parla la pedofilia ?


L'attualità e la cronaca continuano a fornirci drammatici spunti di riflessione sul tema dei diritti/doveri e dignità delle persone.
Il commento di qualche giorno fa del governatore Zaia che, sulla violenza sessuale subita dalla bambina nigeriana da parte di un connazionale ospite della sua famiglia a Montecchio Maggiore, dice:
"Una ferita intollerabile a livello umano e sociale che merita pene davvero esemplari.
Violenza resa ancora più grave dalla fiducia che la famiglia e la bimba avevano nei confronti dell'uomo. Contro atti di questo genere, i cittadini, le istituzioni e le forze dell'ordine hanno il dovere di attivare tutti gli anticorpi possibili" (Giornale di Vicenza 11 agosto 2010).
Nella cronaca scledense del 12 agosto leggiamo di un fatto analogo in cui le vittime sono due bambine senegalesi e l'orco è questa volta uno scledense.
La pedofilia non ha patria, non è una tragedia che appartiene a culture "foreste" che l'hanno introdotta clandestinamente da noi.
Ho pensato di capire meglio a chi fossero dirette le parole di giusta preoccupazione profuse da Zaia sui fatti di Montecchio Maggiore e ho scritto al Giornale di Vicenza.
In attesa di una risposta del Governatore vi propongo la lettura dell'articolo sul GdV del 13/08/2010, firmato da Mauro Sartori.
A presto
Alessandro Pozzan


Schio. A caccia di altre possibili
piccole vittime dell' "orco" di viale dell'Industria.


La città è sconvolta per l'arresto di Carlo D'Avanzo, 56enne funzionario di banca e musicista conosciuto, incastrato da una mamma - coraggio senegalese con una registrazione audio, dopo che aveva pesantemente molestato le sue due figliolette di 9 e 4 anni. E dai politici locali arrivano dichiarazioni pepate, sino ad invocare un intervento del governatore Luca Zaia, come successo l'altro giorno a Montecchio Maggiore, dove però l'arrestato per abusi su minori è un nigeriano.
I carabinieri della stazione di Schio stanno vagliando altre testimonianze di chi conosce bene il D'Avanzo, compreso l'ambito familiare. L'uomo è divorziato ma conviveva, sino a pochi giorni fa, con una compagna che non era a conoscenza dei suoi precedenti, comprese le condanne definitive per atti di libidine nei confronti di minori risalenti ad oltre 20 anni fa ma scontate nel '99.
D'Avanzo, che nella palazzina dove viveva, con alloggi occupati in maggioranza da famiglie di immigrati, faceva anche il tuttofare, facendosi carico di lavoretti e della custodia di scale e attrezzi, era ben visto dai vicini che di lui si fidavano.
Un plauso convinto al comportamento dei genitori delle due bimbe, che saranno presto chiamate ad un incidente probatorio con il presunto pedofilo davanti ai magistrati, arriva dal sindaco Luigi Dalla Via: «Questo caso dimostra una verità semplice, ma non scontata. Il senso civico, lo spirito di collaborazione con le forze dell'ordine, l'attenzione alla famiglia e al bene dei bambini sono valori civici che uniscono le persone per bene al di là di ogni barriera e differenza di nazionalità, cultura o colore della pelle».
Dal primo cittadino parte anche un appello, sposato in pieno dai carabinieri della stazione: un invito a collaborare con loro sia in merito a questa vicenda che per altre drammatiche del medesimo tenore.
«L'integrazione di una comunità si misura anche da episodi come questo, che devono metterci in guardia anche contro la falsità dei luoghi comuni per cui ogni straniero è un criminale - afferma Dalla Via. - Ai genitori di Schio, da sindaco, voglio dire anche questo. L'amministrazione comunale, fedele all'impegno di costruire una città a misura dei bambini, è a fianco di tutte le famiglie. Perché isolare e stroncare gli abusi sui minori è una responsabilità di tutti».
Dal Pd arriva invece una provocazione. Il segretario Alessandro Pozzan invoca l'intervento di Zaia:
«La sindaca di Montecchio Maggiore, leghista, offesa per l'abuso del nigeriano afferma: "È un fatto molto grave, un'offesa a tutta la città" e chiede un incontro al Prefetto.
Ora io chiedo che il sindaco di Schio faccia altrettanto. Uno scledense che abusa di due bambine senegalesi ha commesso un fatto altrettanto grave o sono previste attenuanti in base al luogo di nascita?
Un nigeriano che abusa è da condannare al punto da chiedere al prefetto un incontro, mentre un veneto che abusa è diverso? Smettiamola di trattare gli stranieri come persone a parte - conclude Pozzan - e rendiamoci conto che i reati non hanno appartenenza etnica. Mi aspetto un intervento del governatore Zaia alla stregua di quello di Montecchio Maggiore».
Sconcerto infine fra gli amici di D'Avanzo, che gira un po' tutte le sagre del territorio a capo di un gruppo musicale specializzato in musica latino - americana e ballo popolare. I due furgoni per le strumentazioni ieri mattina erano ancora parcheggiati accanto al condominio di viale dell'Industria e i suoi colleghi della band si chiedevano come far fronte, dopo questo clamoroso e inatteso imprevisto, ai numerosi impegni già fissati per il proseguo dell'estate.

Il Giornale di Vicenza
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Di Loredana Morandi (del 21/08/2010 @ 08:30:13, in Osservatorio Famiglia, linkato 1210 volte)
Brava Roberta! L.M.

Pedofilia, chiesto sopralluogo

nella villa di Rignano Flaminio


Si tratta dell'abitazione di Deticek Jasna, la donna slovena indagata nell'ambito dell'inchiesta-bis sugli abusi sessuali nella scuola Olga Rovere e oggi irreperebile. Secondo il legale di uno dei bambini avrebbe a che fare con il "castello cattivo" o "la casa degli orchi" descritti dalle piccole vittime

Potrebbe nascondere dettagli preziosi e utili alle indagini la villa alle porte di Rignano Flaminio, attualmente sotto sequestro, frequentata per un lungo periodo da Deticek Jasna, una donna slovena resasi irreperibile dopo essere stata iscritta sul registro degli indagati della procura di Tivoli per sequestro di persona, violenza privata e sottrazione di minori in concorso con ignoti nell'ambito del procedimento-bis sugli abusi sessuali compiuti su decine di bambini della scuola materna 'Olga Rovere' dal 2001 al 2006. A sostenerlo è l'avvocato Pietro Nicotera che, in qualità di difensore di parte offesa per conto di un bimbo, ha presentato nei giorni scorsi al pm di Tivoli, Maria Domenica Perna, e all'ufficio gip una richiesta di autorizzazione ad accedere ai luoghi oggetto di indagine.

In particolare, il legale, che ha nominato tre consulenti tecnici (la psicologa e criminologa Roberta Bruzzone e gli investigatori privati Oscar Candian e Simone Bonifazi), ha chiesto il via libera per entrare nella villa, "ritenuta luogo di consumazione di gravi reati nei confronti di minori", per poter prendere "visione dello stato dei luoghi e delle cose nonché per eseguire rilievi tecnici, grafici, planimetrici, fotografici e audiovisivi". L'auspicio del penalista è che dagli accertamenti legati alle sue indagini difensive, regolarmente previste dalla legge, "possano emergere elementi utili per il processo già in corso che prenderà il via il 22 settembre prossimo, dal momento che i bambini individuati sino a oggi come parti offese dal pm Perna (ben otto) compaiono anche tra le parti offese del processo principale", concluso dal pm Marco Mansi".

Il processo in tribunale, al momento, vede imputati le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, il marito di quest'ultima, lo sceneggiatore tv Gianfranco Scancarello e la bidella Cristina Lunerti, accusati, a vario titolo, delle violenze compiute su una ventina di minori. Da qualche mese, però, la procura di Tivoli ha messo sotto inchiesta questa donna slovena che, secondo gli investigatori, ha vissuto per diverso tempo in una elegante villa con piscina nella frazione di Montelarco, a una decina di chilometri da Rignano, finita sotto sequestro e setacciata dai carabinieri del Ris dopo la dettagliata descrizione fatta da alcuni bambini, già sentiti in incidente probatorio come vittime degli abusi nell'ambito del filone principale di indagine.

Quella donna, che lì viveva con la figlia (ormai maggiorenne), sarebbe fuggita via, forse a Maribor, prima di finire nel mirino della magistratura. Adesso anche le parti civili, a cominciare dall'avvocato Nicotera, vogliono capire se quella villa abbia a che fare effettivamente con il "castello cattivo" o "la casa degli orchi", come denunciato ai genitori dalle piccole vittime.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/08/19/news/rignano-6374425/
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Di Loredana Morandi (del 20/08/2010 @ 18:54:12, in Magistratura, linkato 1113 volte)
Mafia: Pm Ingroia, capi in carcere
e da fuori si cercano strategie


Palermo, 20 ago.- (Adnkronos) - "Quasi tutti i piu' importanti boss mafiosi sono in carcere e gli affiliati che sono rimasti in liberta' sono in difficolta', hanno bisogno di nuovi ordini, di nuove strategie. Ecco perche' occorre una grande attenzione e la massima sorveglianza, perche' i boss sfruttano ogni opportunita'. Forse anche quella degli sms...". Lo ha detto all'ADNKRONOS il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia commentando la vicenda degli sms che sarebbero stati inviati dai boss mafiosi in liberta' alla trasmissione tv 'Quelli che il calcio...' di Simona Ventura per fare arrivare dei messaggi criptati ai capimafia in carcere al 41 bis.


Mafia: Alfano su caso sms, dal Dap
gia' allertate carceri per detenuti 41 bis


Roma, 20 ago. (Adnkronos) - "Con riferimento alla possibilita' che la criminalita' organizzata utilizzi la rubrica sms di popolari trasmissioni televisive per trasmettere messaggi in codice ai capi clan", il ministro della Giustizia Angelino Alfano precisa che "le informazioni, riferite dalla Procura nazionale Antimafia alla commissione parlamentare Antimafia nel corso dell'audizione dello scorso maggio, altro non sono se non i contenuti di una informativa del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che aveva segnalato il pericolo alla Dna e contestualmente allertato le direzioni degli istituti penitenziari a porre la massima attenzione al fenomeno".


Mafia: Rai, solo lo 0,0010% degli sms
viene utilizzato a 'Quelli che il calcio'


Roma, 20 ago. (Adnkronos) - In relazione alla notizia sul possibile utilizzo degli sms mandati in onda nel corso della trasmissione ''Quelli che il calcio'' dalle organizzazioni criminali per scambiarsi messaggi, la Rai precisa che "Raitrade ha affidato alla societa' NeoNetwork la gestione del controllo degli sms. Tale societa' opera il controllo attraverso un software che elimina tutte le espressioni volgari e attraverso un operatore che sceglie, o in base al contesto del programma oppure su indicazione degli autori, gli sms da mandare in onda".

***

Allertata la Polizia penitenziaria

Messaggi ai boss di Cosa nostra negli sms a 'Quelli che il calcio'. Alfano: ''Carceri già allertate''


Palermo - (Adnkronos/Ign) - Il Procuratore antimafia all'ADNKRONOS: ''Un modo per aggirare le restrizioni'' ma ''i detenuti non possono vedere tutte le trasmissioni, quindi non so se è possibile mandare messaggi cifrati''. Il ministro: ''E' stato il Dap a segnalare il rischio e ad avvisare gli istituti penitenziari''. La Rai: ''Arrivano oltre 200.000 messaggi di cui solo lo 0,0010% è utilizzato''. La canzone del boss su YouTube. Mafia, in due anni quasi 6.500 arresti

Palermo, 20 ago. (Adnkronos/Ign) - Utilizzare una trasmissione televisiva come 'Quelli che il calcio...' per mandare messaggi criptati ai boss mafiosi in carcere "puo' essere un modo per cercare di aggirare le restrizioni del 41 bis, il cosiddetto carcere duro, ma è solo un'ipotesi". Lo ha detto all'ADNKRONOS il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso commentando la denuncia, in un'audizione alla Commissione antimafia nei mesi scorsi, dell'ex Procuratore aggiunto della Dna Enzo Macri', secondo cui i boss avrebbero fatto arrivare dei messaggi in codice ai capimafia in carcere, utilizzando i messaggini mandati durante tutta la trasmissione Rai, totalmente estranea alla vicenda. "In realtà - ha spiegato Grasso - abbiamo già fatto delle ricerche approfondite dopo l'allarme lanciato, ma fino ad oggi non sono stati individuati messaggi che possano fare pensare a indicazioni ai boss".

In ogni caso, la Procura nazionale antimafia "ha allertato la Polizia penitenziaria" perché vigili sulle trasmissioni viste dai boss e dai mafiosi al carcere duro. "I detenuti al 41 bis - ha detto ancora Grasso - non possono vedere tutte le trasmissioni, lo abbiamo verificato, quindi non so se è possibile poter mandare quei messaggi cifrati ai boss". Grasso parla comunque di "sotterfugi" utilizzati da mafiosi per fare arrivare ai capi in carcere dei messaggi importanti, come già accaduto in passato.

Sulla vicenda anche il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, sottolinea come "quasi tutti i più importanti boss mafiosi sono in carcere e gli affiliati che sono rimasti in libertà sono in difficoltà'', quindi ''hanno bisogno di nuovi ordini, di nuove strategie. Ecco perché occorre una grande attenzione e la massima sorveglianza, perché i boss sfruttano ogni opportunità. Forse anche quella degli sms..." ha detto all'ADNKRONOS.

Intanto l'avvocato Luigi Li Gotti, legale di tanti pentiti di mafia tra i quali Tommaso Buscetta, ritiene che impedire ai detenuti pericolosi la possibilita' di sintonizzarsi con le trasmissioni televisive che danno la possibilita' di inviare al pubblico degli sms poi trasmessi sullo schermo non sia la "limitazione di un diritto" ma un modo per scoraggiare le comunicazioni tra boss.

Il legale dei pentiti spiega: "In effetti il carcere duro modula le ristrettezze cui sono sottoposti i detenuti una volta che sono finite le esigenze istruttorie. E le strisciate in video possono sicuramente essere un modo per fare arrivare messaggi dall'esterno ai detenuti".

Interviene sul caso anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano: "Le informazioni riferite dalla Procura nazionale Antimafia alla commissione parlamentare Antimafia nel corso dell'audizione dello scorso maggio altro non sono se non i contenuti di una informativa del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che aveva segnalato il pericolo alla Dna e contestualmente allertato le direzioni degli istituti penitenziari a porre la massima attenzione al fenomeno".

"La segnalazione del Dap - prosegue - poi ripresa dalla Dna e richiamata nelle odierne notizie di stampa riguarda un episodio del dicembre 2009, relativo a un singolo detenuto, al quale un familiare, nella corrispondenza sottoposta a censura, preannunciava la possibilità di inviare un messaggio sms durante la trasmissione 'Quelli che il calcio'''. E ''anche di tali iniziative sono stati informati la Dna e gli organi giudiziari competenti".

Sulla vicenda la Rai precisa che è NeoNetwork a gestire il controllo degli sms, ''attraverso un software che elimina tutte le espressioni volgari e attraverso un operatore che sceglie in base al contesto del programma oppure su indicazione degli autori gli sms da mandare in onda". Inoltre, si precisa che "nell'arco della stagione arrivano oltre 200.000 messaggi di cui solo lo 0,0010% viene utilizzato. Questi ultimi, poi, vengono storicizzati e conservati per un periodo di sei mesi".

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Di Loredana Morandi (del 20/08/2010 @ 07:43:10, in Politica, linkato 1234 volte)
Conclusione: le riforme possibili


Abbiamo cercato, nel corso del nostro dialogo sulla giustizia, non solo di elencare dati, fornire elementi di valutazione, porre critiche, ma anche di avanzare proposte concrete, condivise e realizzabili. Perché con il muro contro muro non si va da nessuna parte e l'unica concreta alternativa è il perdurare di una situazione non più sostenibile. Per cominciare, è indispensabile separare i problemi organizzativi, più facilmente risolvibili, dalle riforme vere e proprie; e quindi, tra queste, individuare quelle che è possibile approvare con legge ordinaria e quelle che necessitano di modifiche costituzionali.

È opinione comune che si debba porre fine a una legislazione schizofrenica, che lievita su se stessa con misure estemporanee: non sono più procrastinabili interventi organici, di sistema, inseriti in un progetto complessivo.

Abbiamo anche attinto, senza attribuirci meriti che non abbiamo, alla nostra esperienza quali Presidenti delle Commissioni — l'una insediata dal centrodestra, l'altra dal centrosinistra — per la riforma del Codice penale e proprio su questa base crediamo sia possibile, oltreché necessario, raggiungere un ampio consenso. La giustizia non è di parte, né le ricette sul come farla funzionare sono appannaggio di qualche categoria. In più occasioni il Presidente Napolitano, preoccupato non solo della situazione ma anche del clima di scontro che si è creato sui temi della giustizia, ha invitato il Parlamento a lavorare su ipotesi di riforme «né occasionali né di corto respiro» e ha invitato gli schieramenti politici a intervenire «al servizio del cittadino e dei suoi diritti, nel rispetto reciproco e nella leale collaborazione tra istituzioni».

Il Presidente ha rivolto un monito chiaro anche all'Associazione Nazionale Magistrati per invitarla a «guardare a tutti i motivi e gli aspetti della crisi del sistema giustizia, offrendo con vigore e con misura, senza scendere sul terreno dello scontro, la sua disponibilità a concreti contributi propositivi, come un interlocutore attento e credibile, ma sempre aperto al dialogo e all'ascolto».
Nella ricerca ormai quasi disperata di qualche soluzione che riporti l'Italia in Europa per quanto riguarda il sistema giudiziario, varie proposte continuano a essere studiate dagli operatori del diritto, dall'avvocatura, dalla magistratura, dall'accademia. Si tratta di smettere di discutere a vuoto, sprecando preziose energie, e di porre la questione giustizia tra le priorità.
Noi ci permettiamo di riassumere qui i nostri suggerimenti, che a loro volta costituiscono la sintesi delle fatiche di tanti nostri colleghi.

Le indicazioni sono sia di metodo che di merito.

Il metodo potrebbe essere quello di prevedere l'apertura di una conferenza nazionale sulla giustizia, che analizzi indicazioni concrete in un ampio, ma non più solo teorico dibattito; avviare immediatamente le procedure parlamentari per il confronto, scandito da tempi certi; mettere in calendario una sessione parlamentare giustizia che impegni i due rami del Parlamento, affrontando contemporaneamente le questioni più urgenti e le riforme più organiche. Sul merito va fatta una sola assoluta raccomandazione: rifiutare i preconcetti irragionevoli e strumentali. Per facilitare la lettura agli addetti ai lavori, dividiamo le riforme possibili in tre settori, riguardanti il diritto processuale, quello sostanziale e quello che più genericamente potremmo definire ordinamentale.

Diritto processuale

Ecco un elenco di proposte condivise — e condivisibili — di facile attuazione.

1) Stabilire che, in caso di imputato irreperibile, il processo sia sospeso, con conseguente sospensione della prescrizione.
2) Incentivare, da parte dei PM, il tentativo di conciliazione in presenza di procedimenti per reati perseguibili a querela.
3) Prevedere, in presenza di una richiesta di ordinanza di custodia cautelare in carcere, che la decisione venga presa da un organo collegiale.
4) Prevedere che la motivazione della sentenza sia contestuale alla decisione, con possibili deroghe autorizzate dal Capo dell'Ufficio Giudiziario solo nei casi più complessi. Salvo questi casi, dopo la discussione delle parti, il giudice o entrerà in Camera di consiglio uscendo con la motivazione o fisserà un'apposita udienza, entro 15 giorni, nella quale sarà letto il dispositivo e depositata la motivazione.
5) Prevedere che l'impugnazione da parte del difensore sia depositata entro 30 giorni e gli atti immediatamente inviati in Corte d'Appello o in Corte di Cassazione (i difensori potranno depositare motivi aggiunti, come già previsto dal Codice).
6) Attuare effettivamente il principio che le udienze di convalida del fermo e dell'arresto, salvo validi motivi, si tengano in aule di Tribunale distaccate presso l'istituto penitenziario (evitando il trasferimento dei detenuti con le necessarie, e costose, misure di sicurezza).
7) Modificare il testo sulle intercettazioni telefoniche attualmente all'esame del Parlamento, tenendo conto delle indicazioni emerse.
8) Eliminare il deposito degli atti ex art. 415 bis nei procedimenti in cui è prevista l'udienza preliminare.
9) Innalzare il tetto attualmente previsto per il patrocinio dei non abbienti.
10) Ripristinare l'art. 599 c.p.p.
11) Prevedere che, nei reati con pena fino a 4 anni, i giudici d'Appello siano due e che, in caso di divergenze sia in tema di responsabilità che in tema di commisurazione della pena, prevalga la tesi più favorevole all'imputato.
12) In caso di eccezione di incompetenza non accolta, prevedere l'immediato ricorso per Cassazione. La Cassazione dovrà decidere entro 30 giorni. Il giudice potrà proseguire le udienze o sospendere il processo interrompendo i termini di prescrizione. Si eviterà, come avviene non raramente con l'attuale normativa, che si arrivi in Cassazione dopo due gradi di giudizio e venga dichiarata l'incompetenza avendo sprecato energie, denaro e spesso raggiunto la prescrizione.
13) Rendere di norma le notifiche per via telematica, con posta certificata, ai difensori, agli imputati e alle parti offese che hanno un indirizzo di posta elettronica.
14) Incentivare nei casi di diffamazione, anche non a mezzo stampa, o in altri casi di reati perseguibili a querela, la possibilità che a decidere sia un «Giuri».
15) Rivedere la disciplina del legittimo impedimento del difensore bilanciando concretamente l'interesse del rapporto fiduciario e quello della speditezza del processo.
16) Eliminare il ricorso per Cassazione in caso di patteggia-mento.
17) Rivedere la disciplina dell'archiviazione quando siano ignoti gli autori del reato, limitando l'intervento del PM e del GIP ai soli reati di grave allarme sociale.

Diritto penale sostanziale

1) Procedere a un'ampia depenalizzazione sulla base della proposta elaborata dalla Commissione Nordio.
2) Eliminare l'anacronistica distinzione tra delitti e contravvenzioni, prevedendo che la gran parte di queste ultime siano depenalizzate e sanzionate in via amministrativa.
3) Aumentare il numero di reati perseguibili a querela e rafforzare la norma che prevede una sanzione in caso di querela temeraria o palesemente infondata.
4) Introdurre, quali misure deflattive in attesa di un nuovo codice penale, istituti quali la non punibilità per irrilevanza del fatto e la messa in prova per imputati adulti (per i reati con pena massima di anni 4).
5) In attesa di una riforma complessiva del Codice penale, approvare una legge delega di modifica del sistema sanziona- torio, con la possibilità, già per il giudice di cognizione, di irrogare, in caso di condanna, pene diverse da quelle detentive.

Settore ordinamentale

1) Introdurre in ogni tribunale un «manager» che coordini, sotto il controllo del Capo dell'Ufficio, tutto il personale e gli uffici. La finalità è quella di migliorare il servizio notifiche, evitare la perdita dei fascicoli, limitare i rinvii delle udienze, scadenzare le convocazioni dei testimoni.
2) Rivedere le circoscrizioni giudiziarie e arrivare a individuare i tribunali metropolitani.
3) Limitare il numero dei magistrati ordinari che possono avere funzioni diverse da quelle giudiziarie, anche riprendendo, con le opportune modifiche, il disegno di legge già approvato dal Senato nella XIII legislatura.
4) Prevedere che gli avvocati possano diventare cassazionisti non per anzianità, ma previo superamento di un esame.
5) Disporre che le indicazioni dei protocolli di intesa che hanno dato buoni frutti diventino, attraverso una circolare del ministro della Giustizia, obbligatori, salvo motivate esigenze diverse.
6) Istituire un'Alta Corte di Giustizia per i provvedimenti disciplinari a carico di avvocati e magistrati.
Contemporaneamente si dovrà avviare in Parlamento una rivisitazione tesa a restituire organicità all'attuale Codice di procedura penale e la riforma complessiva del Codice penale sulla base di un testo che sia la sintesi delle proposte delle Commissioni ministeriali (per la riforma del Codice sarebbe auspicabile l'istituzione di un comitato ristretto in Commissione Giustizia della Camera o del Senato). In attesa di tali riforme, e per un limitato periodo di tempo, si potranno prevedere direttive di priorità dell'esercizio dell'azione penale che dovranno essere elaborate dai Consigli giudiziari, integrati da avvocati e giudici di Pace, previo parere del Questore e del Prefetto.

Tutte queste proposte non comportano alcun aggravio di spesa. Al contrario, consentono risparmi e un sostanziale recupero di risorse tra i magistrati e tra il personale amministrativo.

Affari Italiani, Martedí 17.08.2010 11:33
http://www.affaritaliani.it/conclusione_riforme_possibili.html
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Di Loredana Morandi (del 19/08/2010 @ 16:14:01, in Indagini, linkato 1216 volte)

Aliberti è un falso


Alla Aliberti editore son pronti a tutto, anche a pubblicare il falso trascritto dall'hacker del Tribunale di Napoli, cioé colui che, forte di un contratto a termine con una società in subappalto Telecom in qualità di assistente tecnico agli uffici giudiziari partenopei, si appropriò illecitamente del database delle email del Ministero di Giustizia.

Ovvero il personaggio, che accordandosi con un altro collega e lo studio legale di lui, mi fornì un falso documentabile da lanciare alla stampa con 24 ore di embargo.

Così appare la pubblicazione (salvato e stampato ad uso processuale):




Ed ecco il falso su Triolo e la tempistica di pubblicazione con la stampa:





Tant'è e alla Aliberti sono abituati a falsi, violazioni in danno all'amministrazione giudiziaria e anche alla prostituzione.

Lo dico qui: se la Bindi e Bersani pensano che si possa votare il PD con questo schifo si sbagliano.

Questa gente esce proprio dalla questione morale e c'è perché paga il prezzo politico di una operazione evidentemente orchestrata.

Fuori i fautori della pornografia dal parlamento.

Loredana Morandi


Update: dal blog dei prezzolati a favore del terzo cliente
dell'affaire dossieraggio ai danni Morandi





Quanto pubblicato da Aliberti sulla pagina ufficiale della Editrice via Facebook è la prova documentale del come non abbiano avuto MAI scrupoli nell'utilizzare un servizio di dossieraggio ai miei danni, anche se proposto in rete da pluripregiudicati come quelli della crew di post produzione illegale, dal circuito del porno sardo che sfruttava il centro elettronico di Università Federico II di Napoli (la distribuzione delle produzioni cinepornografiche illegali a Campidano anno 2006)  e dai pedofili della prima agenzia legale per pedofili in Italia: "Falsi Abusi" (condanne fino a 9 anni e 9 mesi, o confermate con sentenza di Cassazione).

Matta? Io presento soltanto denunce documentate al real time e allo storico di anche 4 anni. Tutto è provato.

Osservazione politica: l'autrice di Giustizia Quotidiana rifugge tutti i falsi giustizialismi. Il caso D'Addario, che ricalca ancora le pagine per un incidente occorso alla donna nell'ambito della "professione", è stato costruito e fornito alla popolazione ignorante nonostante le famosissime registrazioni fossero, di fatto, coperte da segreto istruttorio.

A me le notti al viagra del premier Berlusconi non interessano a prescindere dalla coloritura politica. Ma  proprio per questo, in quanto elettrice cattolica, non intendo tollerare che per un leader smidollato di sinistra si smantelli la Giustizia, si offenda la Magistratura e si trascini la Popolazione nel baratro dell'ignoranza più cieca.

Tanto meno intendo tollerare che per raccogliere fondi (incontrollati e senza alcuna garanzia) si derubi un disabile e grande invalido o si danneggi una persona per bene come sono io, anche tormentando la sua famiglia e tutte le associazioni che rappresenta per mesi e mesi.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/banlula_pro_blog.jpg

Sappiate che TUTTI, e ribadisco Tutti, avranno il giusto.

L.M.

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Di Loredana Morandi (del 19/08/2010 @ 07:36:12, in Politica, linkato 1084 volte)

Segno dei tempi e non sorprende che qualcuno si "metta in proprio" per non trattare con una certa "sinistra" ... LM

Vicenza: assessore leghista indagato per sfruttamento della prostituzione

pubblicato il 18 agosto 2010 alle 22:00
Sospeso in via cautelare dal partito, Alessandro Costa, in giunta in un paesino del veneto, è accusato di aver gestito due website di appuntamenti hot. Tratta delle bianche dall’est europeo e danarosi clienti del ricco nordest si incontravano nelle sue trame.

Che noia, in Veneto, deve aver pensato Alessandro Costa, assessore alla sicurezza (sic) del piccolo comune di Barbarano Vicentino, esponente della Lega Nord definito dalle cronache locali “molto vicino” a Luigino Vascon, già senatore locale del Carroccio. Assessore alla sicurezza, dicevamo, nonchè vigile urbano in un altro Comune del vicentino: un uomo di legge, dunque, rigore e ordine in perfetto stile leghista, la sicurezza prima di tutto. Finchè non lo hanno beccato con le mani nella marmellata.

EROS A PAGAMENTO – Ora è accusato di sfruttamento della prostituzione dalla procura di Padova. Alessandro Costa, secondo l’ipotesi di reato, sarebbe stato “a capo di un’organizzazione che faceva affari con gli annunci di escort su internet“. Effettivo titolare del sito bestannunci.com, già oscurato dalla procura di Verona, Costa è accusato di aver lavorato in associazione con due complici, “che svolgevano la funzione di agenti procacciatori di clienti nell’ambiente della prostituzione“. L’esponente leghista, dunque, “pubblicizzava l’offerta di sesso a pagamento nel sito internet in cambio di un canone mensile di circa 150 euro”. Un mercato del sesso online che faceva incontrare facoltosi cittadini veneti e “soprattutto lucciole dell’est europeo e trans sudamericani”, rintracciati direttamente dal Costa.

SOSPESO – Dunque, non esattamente il miglior interprete della linea “legge e ordine” di cui la Lega Nord si fa bandiera, nei territori del profondo nord-est prima di tutto. E dunque, il partito ha già preso provvedimenti: “Ho disposto la sua sospensione dell’iscrizione al partito” annuncia il segretario provinciale del Carroccio di Vicenza, Paolo Franco “in attesa che l’attivita’ degli investigatori e della magistratura concluda le opportune indagini e appuri se sussistano o meno sue responsabilità“. E non è nuovo a questo genere di provvedimenti, l’assessore Costa. Aveva infatti, nei mesi scorsi, smarrito la pistola d’ordinanza, ed era dunque stato sospeso anche dall’incarico di vigile urbano “in via cautelativa”.

Giornalettismo

La Rassegna

Vicenza: assessore leghista indagato per sfruttamento della ...


Giornalettismo - 9 ore fa
Che noia, in Veneto, deve aver pensato Alessandro Costa, assessore alla sicurezza ... EROS A PAGAMENTO – Ora è accusato di sfruttamento della prostituzione ...

Prostituzione: indagato assessore Lega

ANSA.it - 21 ore fa
(ANSA) - VICENZA, 18 AGO-Indagato dalla Procura di Padova per ipotesi di sfruttamento della prostituzione un amministratore locale della Lega Nord ...

Alessandro Costa, assessore leghista (alla sicurezza, e vigile ...

Padova24ore.it - ‎17/ago/2010‎
I carabinieri della compagnia di Padova hanno perquisito le abitazioni e gli uffici dell'assessore alla sicurezza del comune di Barbarano Vicentino ...

Escort, indagato assessore Lega.Vicenza, per sfruttamento ...

TGCOM - ‎17/ago/2010‎
L'assessore leghista alla sicurezza nel Comune di Barbarano Vicentino, Alessandro Costa, è indagato per l'ipotesi di sfruttamento della prostituzione. ...
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Di Loredana Morandi (del 18/08/2010 @ 10:55:33, in Politica, linkato 1106 volte)

ALLEGATE AL TESTAMENTO

Le lettere ai vertici dello Stato

Inviate da Cossiga al Capo dello Stato e ai presidenti di Camera, Senato e Consiglio dei ministri


L'ex capo dello Stato Francesco Cossiga ha scritto quattro lettere alle più alte cariche dello Stato. Portano la data del 18 settembre del 2007. In quel periodo, era la XV legislatura, solo una di queste quattro cariche era ricoperta dal titolare attuale: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Alla presidenza del Consiglio c'era Romano Prodi, a Palazzo Madama e Montecitorio c'erano rispettivamente Franco Marini e Fausto Bertinotti. Dopo le elezioni della primavera del 2008, Prodi, Marini e Bertinotti sono stati sostituiti rispettivamente da Silvio Berlusconi, Renato Schifani e Gianfranco Fini. È toccato quindi a loro, oltre che a Napolitano, ricevere le lettere di Cossiga.

Di seguito il testo integrale delle missive.

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Sarà diffusa dopo i funerali la lettera recapitata al premier Silvio Berlusconi. La ragione, spiegano fonti di governo è che sarebbero contenuti dettagli sulla cerimonia funebre che, per discrezione, non sono state divulgate martedì. In ogni caso la missiva, secondo le stesse fonti di governo, ricalcherebbe quella inviata al presidente del Senato Renato Schifani se non per qualche «dettaglio» relativo, appunto, alle ultime volontà del presidente emerito della Repubblica.

AL CAPO DELLO STATO

«Signor Presidente, Le confermo i miei sentimenti di fedeltà alla Repubblica, di devozione alla Nazione, di amore alla Patria, di predilezione della Sardegna, mia nobile Terra di origine. Fu per me un grande onore servire immeritatamente e con tanta modestia, ma con animo religioso, con sincera passione civile e con dedizione assoluta, lo Stato italiano e la nostra Patria, nell'ufficio di Presidente della Repubblica. A Lei, quale Capo dello Stato e Rappresentante dell'Unità Nazionale, rivolgo il mio saluto deferente e formulo gli auguri più fervidi di una lunga missione al servizio dell'amato Popolo italiano. Con viva, cordiale e deferente»

AL PRESIDENTE DEL SENATO

«Onorevole Presidente del Senato della Repubblica nel momento in cui il giudizio sulla mia vita è misurato da Dio Onnipotente sulle verità in cui ho creduto e che ho testimoniato e sulla giustizia e carità che ho praticato, professo la mia Fede Religiosa nella Santa Chiesa Cattolica e confermo la mia fede civile nella Repubblica, comunità di liberi ed uguali e nella Nazione italiana che in essa ha realizzato la sua libertà e la sua unità. Fu per me un onore grande servire la Repubblica, a cui sempre sono stato fedele; e sempre tenni per fermo onorare la Nazione ed amare la Patria. Fu per me un privilegio altissimo: rappresentare il Popolo Sovrano nella Camera dei Deputati prima, del Senato della Repubblica quale Senatore elettivo, Senatore di diritto e a vita e Presidente di esso; e privilegio altissimo fu altresì servire lo Stato nel Governo della Repubblica quale membro di esso e poi Presidente del Consiglio dei Ministri ed infine nell'ufficio di Presidente della Repubblica. Nel mio testamento, ho disposto che le mie esequie abbiano carattere del tutto privato, con esclusione di ogni pubblica onoranza e senza la partecipazione di alcuna autorità. Per quanto attiene le onoranze che i costumi e gli usi riservano di solito ai membri ed ex-Presidenti del Senato, agli ex-Presidenti del Consiglio dei Ministri ed agli ex-Presidenti della Repubblica, qualora Ella ed il Governo della Repubblica decidessero di darne luogo, è mia preghiera che ciò avvenga dopo le mie esequie, con le modalità, nei luoghi e nei tempi ritenuti opportuni. Voglia porgere ai valorosi ed illustri Senatori il mio ultimo saluto ed il mio augurio più fervido di ben servire la Nazione e di ben governare la Repubblica al servizio del Popolo, unico sovrano del nostro Stato democratico. Che Iddio protegga l'Italia!».

AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

«Signor Presidente, nel momento in cui nella fede cristiana lascio questa vita, il mio pensiero va alla Camera dei deputati, nella quale, per voto del popolo sardo, entrai nel 1958 e fui confermato fino al 1983, anno in cui fui eletto senatore. Fu per me un grandissimo e distinto privilegio far parte del Parlamento nazionale e servire in esso il Popolo, sovrano della nostra Repubblica. Professo la mia fede repubblicana e democratica, da liberaldemocratico, cristianodemocratico, autonomista-riformista per uno Stato costituzionale e di diritto. Professo la mia fede nel Parlamento espressione rappresentativa della sovranità popolare, che è la volontà dei cittadini che nessun limite ha se non nella legge naturale, nei principi democratici, nella tutela delle minoranze religiose, nazionali, linguistiche e politiche. Ringrazio i parlamentari tutti per il concorso che in tutti questi anni hanno dato con l`adesione o con l'opposizione, con l'approvazione o con la critica alla mia opera di politica. A tutti i deputati e a Lei, Signor Presidente, l'augurio di un impegnato lavoro al servizio della libertà, della pace, del progresso del popolo italiano. Dio protegga l'Italia».

Francesco Cossiga
17 agosto 2010
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Di Loredana Morandi (del 18/08/2010 @ 10:35:50, in Magistratura, linkato 1399 volte)
venezia

Giustizia, bilancio in rosso:
deficit di 7 mila euro


Nella Cittadella è finita la carta igienica, ognuno se la porta da casa. Sos al Comune


VENEZIA — Anche il pm Francesca Crupi, ultima arrivata nella nuova sede della Manifattura Tabacchi di piazzale Roma dalla procura della Repubblica di Alessandria, si è dovuta subito abituare. Qualche giorno fa il 36enne neomagistrato veneziano si aggirava per i corridoi con qualche strappo di carta igienica in mano, perché nei gabinetti della nuova procura non ce n'è più: la «carica» di carta igienica, sapone, salviette per asciugarsi le mani, messa per l'inaugurazione in pompa magna del 7 giugno scorso, è bastata un paio di mesi. Solo qualche bagno («quelli più nascosti », scherza un cancelliere) conserva ancora scampoli di quei beni primari, tanto più per un ufficio pubblico in cui a tutti può «scappare ». Magistrati, cancellieri, operatori e agenti di polizia giudiziaria, si arrangiano come possono: ognuno parte dall'ufficio con rotolo, dispenser di sapone, pacchetto di fazzoletti, l’asciugamani.

Il dirigente del personale della procura nei giorni scorsi ha anche scritto al Comune di Venezia, proprietario della sede giudiziaria, per chiedere di provvedere. La richiesta è sul tavolo del dirigente dell'Economato di Ca' Farsetti Valerio Collini, il quale però da una prima analisi avrebbe già escluso che quella fornitura sia a carico del Comune, né di Veritas, che da una decina di anni è titolare dell'appalto del servizio di pulizia delle sedi giudiziarie. Si tratta infatti di una spesa corrente e dunque spetta al ministero di Angelino Alfano, come conferma un altro cancelliere esperto: «E' da almeno una dozzina d'anni che non vedo un rotolo di carta igienica fornito dal ministero negli uffici giudiziari: purtroppo i soldi non ci sono». E infatti la scena è comune negli uffici di Rialto. L'unica eccezione è stata un paio di anni fa, quando proprio in seguito ad un servizio giornalistico una nota ditta nazionale inviò a Rialto un bancale: che comunque si esaurì anche quello in due mesi. L’assenza della carta igienica o del sapone, a parte la scarsa dignità e anche la scarsa igiene, non è però l'unico problema. Anzi. Il tribunale ha i conti «in rosso» di qualche migliaio di euro (circa 7 mila, pare) e fa fatica non solo a ricaricare i bagni, ma soprattutto a comprare carta per le fotocopie, cartelline per i fascicoli, toner per stampanti e fax, penne. Anche a cambiare le lampadine, come aveva denunciato lo scorso dicembre il presidente della sezione penale Gianmaria Pietrogrande, indicandone quattro bruciate su otto nell’aula udienze. Di solito, verso l'autunno, il ministero «copre» il buco per le spese di funzionamento, ma è chiaro che nel dubbio non c'è un centesimo e dunque da anni, dovendo scegliere, vige questa «consuetudine »: provvedono i dipendenti. A

l gip per esempio, dove ci sono quasi solo donne, si sono autotassate per comprare una crema per le mani, mentre quando esplose l'allarme influenza suina fu detto di no ai sindacati che chiedevano il sapone disinfettante. Anche perché ci sono dei casi ben più drammatici, come quello di un cancelliere della sezione fallimentare che da quattro mesi lavora senza un fax; e meno male che qualche settimana fa il ministero ha dato l'ok per l'acquisto di 10 nuovi apparecchi. Oppure di una collega della cancelleria penale che da settimane è senza pc non perché manchi la macchina, ma perché il personale tecnico è stato talmente ridotto dall’impresa vincitrice del nuovo appalto che non si trova il tempo di configurarlo. Per rimanere in tema di computer, in sala server il sistema di refrigerazione è inadeguato e troppo spesso il registro generale «cade», lasciando i cancellieri impotenti di fronte al pc sconnesso. E non va tanto meglio ai giudici: perfino il presidente del tribunale Arturo Toppan aveva chiesto qualche tempo fa di sottoscrivere un abbonamento ad una rivista giuridica di Giuffré, ma costava 2 mila euro l'anno: circa 4 volte la guida giuridica del Sole- 24 Ore, l'unico «lusso» che ci si possa permettere in laguna.

Alberto Zorzi
Corriere Veneto - 17 agosto 2010
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La denuncia

«Pedofilia anche tra i musulmani
e qualche imam copre i colpevoli»


Consulta per l’immigrazione, l’autocritica del vicepresidente. Abdallah Khezraji, magrebino da decenni in Veneto, solleva un problema culturale

TREVISO — Per mesi ha letto pagine e pagine sui presunti abusi su minori perpetrati dagli esponenti del clero cattolico. Cronache rose però da un tarlo che alla fine ha messo in crisi la sua coscienza di musulmano: «Da straniero ho vissuto sulla mia pelle la discriminazione del pregiudizio e quindi so cosa vuol dire accusare sempre e solo gli altri». Così ora Abdallah Khezraji, il marocchino neo-vicepresidente della consulta regionale per l’immigrazione, ha deciso di alzare il velo sulla piaga della «pedofilia ovunque, anche nella comunità islamica, grazie alla copertura di qualche imam».

Perché questa uscita? «Ultimamente sento parlare di un tema così delicato che coinvolge anche figure note, religiosi, politici, imprenditori. È sempre imbarazzante sapere che si fa violenza nei confronti dei bambini e disabili gravi e su quelle persone che non hanno la possibilità di esprimersi per paura o per innocenza. Il lavoro della società civile dovrebbe essere quello di prevenire, puntando soprattutto sulle mamme e su tutti coloro che hanno un minimo di coscienza ».

Come si è avvicinato a questo tema? «Attraverso il contatto che nel Trevigiano abbiamo avuto con una donna di Rabat che un giorno ha visto sul corpo di suo figlio i segni di violenze. Quella madre ha scoperto che del suo bambino aveva abusato un bidello e così l’ha denunciato, cominciando una battaglia che tuttora la porta a combattere la pedofilia anche ad alto livello, visto che nel frattempo ha scoperto che in Marocco questo male si annida pure fra i politici, le autorità religiose, la gente importante.

l'articolo segue su Corriere Veneto

Abbiamo invitato questa connazionale a Montebelluna, dove una sera abbiamo promosso un concerto a favore dei bambini indifesi e l’indomani abbiamo organizzato un incontro per divulgare questa esperienza di prevenzione. Lì, davanti a 700 spettatori, ci raccontavano che complici erano anche alcune nostre figure religiose come imam di grandi spicco. Questo per dire che purtroppo il fenomeno è ovunque. Da allora continuiamo a sostenere la causa di questa mamma, perché in fondo è la causa di tutti noi, anche se sappiamo bene che questo tema viene ignorato o al più trattato sotto banco».

Gli imam come i vescovi, dunque? «Non dobbiamo generalizzare, non sono tutti così. Diciamo però che è stato forte lo choc nello scoprire che pure alcune figure religiose, che per noi sono sacre, risultano gravemente compromesse con la pedofilia. Un fenomeno ufficialmente condannato dal mondo musulmano. Ma la questione infastidisce e imbarazza talmente tanto da far sì che praticamente non se ne parli, al punto che si fa finta che il problema non esista. Invece anche noi islamici dobbiamo aprire gli occhi e ammettere che il mostro può nascondersi pure nella nostra comunità. Non so di che religione fosse il nigeriano che è stato arrestato nel Vicentino con l’accusa di aver violentato la figlia di una coppia di connazionali che gli avevano dato ospitalità. Ma, al di là della sua fede, quella vicenda è la dimostrazione che le persone possono anche cambiare Paese,ma se hanno certe perversioni le mantengono. Ciò deve farci riflettere».

Non teme reazioni negative alla sua presa di posizione? «Mi ritengo un liberal e sono abituato a dire quello che penso. Sono consapevole del fatto che queste mie parole potrebbero non piacere a qualcuno, ma personalmente sento il dovere di pormi degli interrogativi e di cercare delle risposte».

Affronterà questo argomento anche nel suo nuovo incarico in Regione? «Non è un tema prioritario, nel senso che non riscontro allarmi particolari in Veneto. Credo però che anche questo punto vada inserito in agenda, per essere affrontato in chiave di prevenzione. Dobbiamo far sì che la popolazione immigrata presti più attenzione a certi problemi. Ad esempio finora ci siamo rivolti alle donne solo in termini di alfabetizzazione, o al massimo di infibulazione. Invece è opportuno pensare a loro anche come madri, che vanno educate pure a tenere alta l’attenzione nei confronti dei disagi manifestati dai loro figli».

Angela Pederiva
Corriere Sera - 18 agosto 2010
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