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 Shinji piccino..... di Lunadicarta
 
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Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra.

Piero Calamandrei
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
A Reggio Calabria, in corso il meeting “Legalitalia” in sua memoria

Antonino Scopelliti, il giudice solo


Entra in magistratura a soli 24 anni, svolge la carriera di magistrato requirente che inizia dal ruolo di Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Roma, passa dalla Procura della Repubblica di Milano e approda alla Procura Generale presso la corte d’Appello e al ruolo di Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione.

Parliamo di Antonino Scopelliti, magistrato reggino, ucciso dalla ‘Ndrangheta su ordine di Cosa Nostra il 9 agosto del 1991.

Diciannove anni fa accadeva questo a Campo Calabro, in provincia di Reggio Calabria, quando Rosanna la figlia, oggi ventiseienne e impegnata sul fronte della memoria come del cambiamento attraverso l’attività della fondazione che porta il nome del padre, era solo una bambina.

Era l’agosto del 1991 e Antonino Scopelliti. convinto che la sua terra e la sua gente non lo avrebbero mai colpito alle spalle e che dunque rifiutava la scorta, a settembre avrebbe dovuto discutere le argomentazioni di rigetto dei ricorsi in Cassazione avverso le condanne nei confronti dei più importanti e pericolosi esponenti di Cosa Nostra nel primo maxiprocesso.

Da quel giorno e fino all’omicidio Fortugno nell’ottobre 2005 e alla successiva ribellione dei ragazzi di Locri, nessuna fiducia più nella Calabria era stata riposta da Rosanna e dalla sua famiglia.

Adesso, nonostante l’indignazione di una sentenza ignobile che nel 2004 ha soltanto assolto, senza decretare alcun responsabile per l’omicidio di suo padre, giudice che la storia ha confermato essere stato solo, Rosanna si unisce alla voce di quei ragazzi.

Decide, infatti, di testimoniare che nessun cambiamento è possibile senza una cittadinanza attenta, vigile, coraggiosa e unita. Nel ricordo dell’ impegno di un uomo di legge contro la mafia e nel monito di una giustizia rimasta incompiuta, anche quest’anno Rosanna Scopelliti e la Fondazione intitolata a suo padre si sono fatte promotrici, accanto la movimento “E adesso ammazzateci Tutti” guidato da Aldo Pecora, dell’ormai consueto meeting giovanile nazionale Antimafia in svolgimento a piazza Duomo, “Legalitalia”.

E’ lo stesso Salvo Boemi, magistrato in pensione, ora commissario della Stazione Unica Appaltante della Regione Calabria, a ricordare che "negli anni ‘93 e 94 tra i tre processi che impegnavano la DDA di Reggio Calabria, insieme al processo Olimpia, sulla seconda guerra di mafia reggina, e al processo per la morte di Lodovico Ligato, vi era proprio il processo per l’assassinio di Antonino Scopelliti”. Nell’ambito di questo venne accertato l’asse ndrangheta cosa nostra che nulla aveva da guadagnare dalle condanne che quel maxiprocesso avrebbe procurato e che dunque ha cercato e trovato dei validi alleati calabresi per l’irreversibili disegno criminale. Una tesi che fu poi smantellata in appello. Il caso andrebbe forse riaperto ma solo in presenza di nuovi elementi.

Un’altra testimonianza di integrità individuale, di coraggio straordinario consegnatoci da una memoria vigile che ricerca ancora giustizia.

Anna Foti

Reggio TV - Lunedì 09 agosto 2010  ore 15:38
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MAFIA

 

Ayala attore per un giorno a Segesta
"I miei anni con Falcone e Borsellino"

 

Il giudice, pm del primo maxiprocesso e collega dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, smette le vesti di magistrato per salire sul palco del Festival con "Chi ha paura muore ogni giorno". Un "incontro-spettacolo" sulla Sicilia, Cosa Nostra, politica e giustizia italiana

L'INTERVISTA DI RODOLFO DI GIAMMARCO

"E se è vero - dice il direttore artistico del Calatafimi Segesta Festival, Enrico Stassi - che i teatri antichi erano quei luoghi in cui l'identità comunitaria della polis trovava conferma di sè, attraverso il Rito del teatro e il Mito, interrogandosi sui grandi temi dell'uomo e della società, non vi è alcun dubbio che lo spettacolo-testimonianza di Giuseppe Ayala ha nel Teatro Antico di Segesta la giusta "ecclesia"; sia nell'accezione filologica del termine (l'assemblea del popolo che connotava la democrazia ateniese), che in quello più figurato di edificio in qualche modo "sacro".

"Mi limito a fare il narratore", ha detto il magistrato in occasione del debutto dello spettacolo il 20 luglio scorso al Festival 'La Versiliana' di Marina di Pietrasanta, in provincia di Lucca. Una prima nazionale, nei giorni dell'anniversario di via D'Amelio. Sul palco Ayala racconta di quel periodo in cui loro, i magistrati del pool antimafia, erano "praticamente  dei conviventi".

Scenografia semplicissima: qualche sedia in legno qua e là; al centro una Magnolia, l'albero simbolo della lotta alla mafia. Di fianco lo schermo, sul quale sono passate le immagini di Capaci e via D'Amelio, poi quelle del maxiprocesso, e le interviste. In piedi in mezzo al palco, o seduto su una sedia, in quasi due ore il monologo di Ayala ha lasciato solo brevi spazi alle immagini recuperate da Rai trade e agli intermezzi con cui l'attrice Angela Tuccia ha avuto il compito di annodare la cronaca dell'epoca al racconto.

Ayala narratore ricorda i Falcone e Borsellino 'uomini', la creazione del pool, l'arrivo di Caponnetto, la nascita del 'sistema d'indagine Falcone'. Non senza qualche amara considerazione: "Lo Stato aveva la forza per battere la mafia così come ha fatto con le Br, ma quella contro la mafia è stata una partita truccata. A volte i giocatori delle squadre si mischiavano".

Poi Buscetta, il maxiprocesso. Il racconto di Ayala fila via veloce. Quella storia che il 16 dicembre del 1987 portò in galera il gotha della mafia siciliana: 360 condanne, 19 ergastoli ai boss. Ad essere rappresentata è una storia di vittorie enormi, di alcuni fallimenti, di molte speranze deluse e tanti luoghi comuni, primo fra tutti che "le stragi fermarono il pool anti-mafia".

Lo spettacolo si apre con le immagini di Capaci e via D'Amelio. E con quelle si chiude. Una considerazione fa da filo rosso a tutta la storia: "Il nostro lavoro non si arrestò per la reazione di cosa nostra nel 1992. Noi fummo fermati da pezzi delle istituzioni, dello Stato, e molto prima del 1992".

Coadiuvato dalle musiche originali di Roberto Colavalle e Matteo Cremolini e dalla proiezione - grazie al contributo di "Rai Trade" - di filmati storici, lo spettacolo è idealmente diviso in tre sezioni. La prima è dedicata ai giudici Falcone e Borsellino e al loro rapporto con Ayala, un legame cementato dal tanto tempo trascorso lavorando fianco a fianco, ma anche dai viaggi e dalle serate vissute assieme, fino alla loro tragica scomparsa.

Nella seconda parte dello spettacolo "rivive", in parte, lo storico maxiprocesso del quale Ayala fu pubblico ministero, e che si svolse in un'aula bunker appositamente costruita. Fu considerato la prima, grande reazione dello Stato a Cosa Nostra. Il processo terminò dopo quasi due anni, il 16 dicembre 1987. Per leggere interamente la sentenza servì più di un'ora: 2.665 anni di condanne al carcere vennero divisi fra i 360 colpevoli, senza includere gli ergastoli ai 19 boss principali.

Infine, il pubblico diventa protagonista. Ayala, infatti, scende in platea e risponde alle domande, tutte; senza vincoli o argomenti tabù; osserva gli spettatori, il loro stato d'animo, le reazioni, sedendosi in mezzo a loro, come uno di loro. Del resto, a chi gli domanda se si fosse mai sentito un eroe, il magistrato ha sempre risposto: "Sono solo una persona, come tutti gli altri".

La Repubblica, 10 agosto 2010

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Di Loredana Morandi (del 09/08/2010 @ 16:22:50, in Politica, linkato 1254 volte)
Il presidente "picconatore" è in ottime mani, ma proprio perché la vita è un "dono" e non ci appartiene è giusto che io scriva ciò che è noto: "la LIDU, cioè l'associazione di cui è presidente onorario è una organizzazione "dichiaratamente" paramassonica, tal quale a quella della "cricca" sarda sulla quale indaga la Procura della Repubblica di Roma". Non potrebbe esser diversamente perché i Cossiga sono una delle famiglie storiche della massoneria.
L'organizzazione siciliana collegata in questo momento e da alcuni mesi sta scalando la magistratura della DDA palermitana, fino ai profili Facebook. In merito a questa verità mi dichiaro dispiaciuta che ciò possa turbare quella squisita persona che è il dott. Natoli della giunta centrale della ANM.
Chiarisco che: nonostante si tratti della "più infima base sociale" di questo organismo, non sussistono i termini di "controllabilità" delle persone.
Sarò ancora più chiara: tra quelle mani potrebbe esserci il "volontario", che si approprierà all'occasione della prossima "Agenda" di un magistrato.


In nessun caso val la pena di rischiare, neppure se a presentarveli sono Di Pietro e de Magistris. L.M.

La notizia ...

Cossiga ricoverato al Gemelli

(ANSA) – ROMA, 9 AGO  – L’ex presidente della RepubblicaFrancesco Cossiga e’ stato ricoverato oggi al PoliclinicoGemelli di Roma. La notizia e’ stata confermata dall’ospedale.Secondo quanto si e’ appreso, il senatore a vita, che hacompiuto 82 anni il 26 luglio scorso, avrebbe accusato problemirespiratori, che non sarebbero tuttavia di grave entita’.

La Rassegna

Cossiga, ricoverato al policlino Gemelli

Libero-News.it - ‎2 ore fa‎
L'ex presidente della Repubblica è in ospedale per accertamenti. Le sue condizioni non sarebbero gravi 'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga è ricoverato da circa due ore all'ospedale romano Agostino Gemelli per svolgere alcuni accertamenti ...

Cossiga ricoverato al Gemelli

euronews - ‎2 ore fa‎
(ANSA) – ROMA, 9 AGO – L'ex presidente della RepubblicaFrancesco Cossiga e' stato ricoverato oggi al PoliclinicoGemelli di Roma. La notizia e' stata confermata dall'ospedale.Secondo quanto si e' appreso, il senatore a vita, che hacompiuto 82 anni il 26 ...

Cossiga ricoverato al Gemelli

Rainews24 - ‎2 ore fa‎
Secondo quanto si e' appreso, il senatore a vita, che ha compiuto 82 anni il 26 luglio scorso, avrebbe accusato problemi respiratori, che non sarebbero tuttavia di grave entita'. L'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e' stato ricoverato ...

Cossiga ricoverato al 'Gemelli' per problemi respiratori

La Nuova Sardegna - ‎55 minuti fa‎
Il presidente emerito della Repubblica è stato sottoposto a una serie di esami e di accertamenti. Le sue condizioni non sarebbero preoccupanti ROMA. Il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga è ricoverato al policlinico 'Gemelli' di Roma. ...

Cossiga ricoverato al Gemelli

Italiainformazioni - ‎1 ora fa‎
Francesco Cossiga e' ricoverato al policlinico Gemelli di Roma. Il presidente emerito della Repubblica, che ha compiuto 82 anni il 26 luglio, e' stato accolto con affetto dai sanitari e dal personale dell'ospedale. Cossiga sarebbe stato ricoverato per ...

15:33 I FATTI DEL GIORNO ORE 15.30

ANSA Valle d'Aosta - ‎48 minuti fa‎
BERLUSCONI, MOBILITAZIONE PER CONTRASTARE DISFATTISMI "Una mobilitazione permanente è necessaria per contrastare i disfattismi ei personalismi di chi antepone i propri particolari interessi al bene di tutti, al bene del Paese". ...

Ex presidente della Repubblica Cossiga ricoverato al Gemelli

la voce d'italia - ‎6 minuti fa‎
L'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga è stato ricoverato oggi al Policlinico Gemelli di Roma. ROMA - L'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga è stato ricoverato oggi al Policlinico Gemelli di Roma. La notizia è stata confermata ...
 
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Di Loredana Morandi (del 09/08/2010 @ 16:10:22, in Osservatorio Famiglia, linkato 1226 volte)
C.V.D. ... L.M.

Mordechai Elon continua a proclamarsi innocente


Rabbino israeliano accusato di pedofilia


Gerusalemme, 09-08-2010 - La polizia israeliana ha trasmesso ieri alla magistratura una richiesta di incriminazione per molestie sessuali nei confronti del rabbino Mordechai Elon, noto esponente nazional-religioso responsabile in passato di prestigiose scuole talmudiche e al centro da mesi di un presunto scandalo di pedofilia. Lo scrivono oggi i media.
Gli investigatori ritengono d'aver raggiunto "prove sufficienti" sugli abusi attribuiti al rabbino nei riguardi di almeno due suoi ex allievi, entrambi minorenni.
La vicenda ha suscitato scalpore in Israele per la fama di Elon, che in passato ha insegnato a Gerusalemme e appartiene alla corrente filo-sionista dell'ebraismo religioso: più influente nella vita pubblica e meno appartata rispetto alla realtà degli ortodossi e degli ultraortodossi (haredim).
Sospeso dalle attività di maggior prestigio e relegato in provincia già da tempo, Elon è stato additato pubblicamente da un'assemblea di rabbini quale presunto molestatore solo pochi mesi fa. Denuncia che ha indotto il procuratore di Stato israeliano, Yehuda Weinstein, ad affidare un'indagine alla polizia, conclusa ora con la richiesta d'incriminazione.
Il rabbino continua peraltro a proclamarsi innocente e vittima di un fosco tentativo di discredito. Il suo legale, Yair Golan, ha dichiarato oggi che Elon "non ha compiuto reati e continuerà a battersi in difesa della propria reputazione, collaborando con la magistratura", convinto che alla fine "la procura non procederà al rinvio a giudizio".

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=143871
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Ogni bambino è una stella,
un pedofilo invece no...


Sottotitolo: quanti danni per mettere un bambino nel letto di un leghista...


Dopo la chiusura del blog del Giustiziere ha ripreso vita anche giustiziaintelligente, il blog di Ugo, al secolo Miraglia avvocato Francesco, l'ex legale di Pino Lamonica recentemente condannato a 9 anni e 9 mesi per abusi ai danni di minori.

Questo signore, dopo l'avviso 415 ccp nei confronti del Zanetti, indagato in Reggio Emilia per tentata subornazione e per aver fatto in sostanza l'apologia dei reati di pedofilia infangando tanti magistrati anche pubblicandone le fotografie personali, prese gran fuga abbandonando il suo cliente e dichiarando le sue profonde scuse alla dottoressa Pantano, la pm impegnata sul processo per reati di pedofilia e su quello per detenzione di materiale audiovideo pedopornografico, che si tengono presso il Tribunale di Reggio Emilia a carico del Lamonica.

Ugo è un personaggio che doveva probabilmente essere indagato allora, insieme con il partner di scorribande telematiche ai danni degli operatori dell'antipedofilia e della magistratura Tutta  impegnata su questo genere di casi.

Invece no, non è andata così, purtroppo. Grazie alla provvidenziale retromarcia.

Un vero peccato che questo Ugo, ormai conosciuto al punto da potersi nominare, sia stato adottato da un ottimo professore di criminologia, nonostante non abbiano proprio nulla in comune o da condividere. Ciò purtroppo ha evidentemente dato adito ad una riabilitazione della figura professionale dell'esimio, che nel giugno scorso ha addirittura ricevuto il premio "Ogni Bambino è una Stella", organizzato dalla associazione Cittadini per i diritti umani onlus e dalla Provincia di Verona.

Gravissimo che personaggi di tal fatta, che hanno condiviso saperi immondi con i propri clienti e veri depravati, siano premiati per la mera apparenza del proprio lavoro e siano così pubblicamente resi riabilitati e  pubblicamente stimati, quando invece "per denaro" l'animo è pesante e nero della vita rubata ad un bambino seviziato.

Ma soprattutto, dato che evidentemente non ha un briciolo di classe, è giusto dire che il lupo perde il pelo e non il vizio. Ed è così che il Miraglia vedendo chiuso il blog dell'amico e collega di prodezze del circuito "Falsi Abusi", i cui Abusi Veri sono stati Tutti condannati anche in via definitiva in Terzo Grado di Giudizio, ha approfittato per dare un bel repulisti al proprio blog di quei fastidiosi orpelli del meaculpa  con la signora Pantano, ed ha ripreso ad usare lo strumento della piattaforma internazionale per blog di Google (Blogger.com) onde  proseguire di sua sponte nell'opera di diffamare magistrati seri ed impegnati.

La storia recente di questo genere di avvocati narra che l'ottimo lavoro del dott. Mancusi, l'ottimo magistrato che ha oscurato il blog degli orrori, è stato premiato con una memorabile sentenza della Corte di Cassazione. L'avvocatuccio sardo ha visto la propria parabola discendente (dal pd, a rifondazione, ai radicali e non ci sarà alcun ritorno a destra nonostante papà) anche e soprattutto dopo l'esposto alla Guardia di Finanza e al pubblico ministero  su Procura di Venezia, che campeggia sul brutto sito orpello italiano del Monopolio commerciale di Pirate Bay sul file sharing illegale in Europa.

Mi si perdoni la "licenza poetica". La giurisdizione del nord italia ci ha già dato la "leggenda" dei Tre Santi Precursori del Diritto alla Privacy in rete.

Ebbene il Dott. Giancarlo Mancusi autore del sequestro merita il bel titolo di "Santo Patrono d'Italia", perché come San Francesco ha le stimmate, ricevute per aver combattuto il file sharing illegale di materiale necrofilo per pedofili via bridge  monopolio europeo The Pirate Pay, ops volevo dire Bay.


Per chi non fosse informato: Pirate Bay è una operazione di investimento dei pedofili nazifascisti del nord europa. Il sequestro italiano è avvenuto inoltre sulla scia dei procedimenti a carico del trio dei pirati a seguito della distribuzione di materiale necrofilo per pedofili. Idem la vecchia Drunken Donkey, già Italia Zip, ecc.. oggi DDUniverse, che è l'investimento di un gay inglese arricchitosi con la pornografia per omofili e chissà cos'altro.

All'avvocato Francesco Miraglia, in merito alle faccende personali del suo cliente, doveva bastare la risposta del Procuratore Italo Materia e la stima da questi espressa nei confronti della signora pubblico ministero, invece a quanto pare non è stato così e l'astio mai caduto verso la magistratura impegnata contro la pedofilia riprende oggi con la forza di prima.

Complice certamente lo Scorza, citato da Ugo nell'articolo "E adesso sequestrateci tutti", personaggio già visto su queste pagine per l'operazione marketing e immagine con gli ebrei di Avaz (attesa la venuta di un Rabbino rivoluzionario e messianico che ponga veto sulle liceità pedofile degli ebrei contro i bambini dei "gentili", così come attualmente perdonate e giustificate dai testi Sanhedrin, Yebamoth, Kerithoth e seguenti nel Talmud, perché grazie al nostro e alle ristrettezze della mentalità kosher come minimo non hanno neppur capito il concetto di libertà e di legalità necessario in Italia dove il bavaglio e il monopolio dell'informazione non sono appannaggio del solo premier).

Lo Scorza è edito da Punto Informatico e oggi anche da "Il Fatto" per gli articoli a sostegno del Giustiziere e l'apologia dell'apologia ai reati di pedofilia. Insomma, un personaggio così  "istituzionalmente innovativo" da far sembrare Brunetta un gigante e contestualmente il "piccolo angelo" della legalità della rete per il divieto di scaricare pornografia  via edonkey/torrent con le connessioni dei Ministeri.


Che altro dire oltre al sottotitolo?

Sì, su Il Fatto un fatto è certo: l'editrice pubblica soltanto quegli autori che in tema di pedofilia insultano neppur nascostamente la magistratura impegnata e consigliano sul come subornare le vittime innocenti nel fiore dell'infanzia e le loro famiglie. il target di acquirenti di codesti testi è quello dei pedofili e dei loro legali, ferratissimi tutti sulla pedofilia dei preti che registra a livello planetario un misero uno per cento contro il 99% degli orchi laici e delle violenze scolastiche o familiari.  Anche perché alla resa statistica dei fatti basta un solo adulto per creare dozzine di vittime tra i minori, ma necessita di tutto il supporto di una società civile inesistente o addirittura acquiescente.

Ad oggi tutti i blog degli autori pro pedofilia de Il Fatto sono ricettacolo di ogni nefandezza e registrano quotidianamente gli IP di centinaia di esibizionisti, porno malati e, per primi, "i pedofili". Grazie a codesta linea editoriale i blog de Il Cannocchiale si sono sostituiti ai gettonatissimi blog di "Falsi Abusi" e devono essere attentamente monitorati per la possibilità di una novella fenomenologia criminale: l'istigazione a delinquere.

Neppure quelli de Il Fatto brillano per modernità o innovazione, perché gratta gratta la sinistra paga sempre i propri debiti. Infatti se Rifondazione ha pagato i propri debiti con gli anni di piombo conducendo una assassina ex brigatista al parlamento europeo, altri legati alla sinistra lobby Rai pagano i propri debiti di notorietà ancora con la prima P2 e la vecchia generazione del Grande Oriente d'Italia sotto Virgilio Gaito, ove i DS spedivano a sdirozzare gli eletti non appena giunti a Roma (per le memorie vi rimando al cd "mostro di Firenze", ove la persona gretta utilizzava il bisturi con la dovizia di un chirurgo di grido).

Rammento di aver fatto i miei personali auguri a Padellaro molti anni fa, quando era alla guida de L'Unità, oggi stento a credere che si sia calato nell'abisso più nero e più politicamente trasversale del pianeta:  appoggiando indiscriminatamente i pedofili finanziatori di Pirate Bay cui tutti questi signori si rifanno, che per la cronaca sono  violenti nazifascisti e più neri di così non si può.

Ma proprio per questa sempre più ambivalente convergenza tra sinistra e destra nella geopolitica del commercio di servizi per il sesso, l'attuale situazione sexopolitica nazionale lascia prevedere che un giorno o l'altro uno  qualunque di sinistra metterà un bambino nel letto di un leghista. Apriti cielo allora, anche se di fatto il servizio fosse erogato via web direttamente dall'editore de L'Unità. "Il leghista è un pedofilo" strillerebbero tutti i quotidiani. Peccato per le mire de Il Fatto perché non egualierebbe comunque i fasti delle escort baresi de L'Espresso e non potrebbero essere pubblicate le registrazioni audiovideo abusive prodotte dal mezzano . Non dal bambino escort, ovvio! , perché in Italia ancora non ce ne sono.

Sempre che Padellaro e Travaglio non siano di diverso avviso.

E tutto può essere nei vecchi circoli del PD. Dopo Bianchini. E nonostante ci si sia appena liberati dell'incubo orrendo Grillini, spedendo lui e i suoi gusti sessuali efebofili in IdV a far colonna portante della "moralità" del sedicente partito degli ex giudici.

Rammentate: l' ILGA, la potente organizzazione americana gay & lesbo, dovette capitolare e contestualmente cessare i propri rapporti con NAMBLA, l'associazione dei pedofili con la quale aveva collaborato per decenni  nel 1993.  E se in Italia è vero e sacrosanto che il Movimento omosessuale non abbia mai  e ribadisco mai preso posizione nei confronti dell'area dei pedofili, pure un metodo per spezzare queste collusioni c'è: tagliare tutti i fondi all'editoria e quelli per il "social". E' il metodo americano: l'ILGA cedette vedendosi letteralmente "affamare" da Clinton.

Per tutti: la chiusura del blog de "ilgiustiziere-lafabbricadeimostri" rappresenta un successo per la civiltà giuridica internazionale in tema di antipedofilia. Infatti soltanto Blogger.com, la piattaforma per blog acquistata da Google, pubblica i "diari personali" dei pedofili e l'orrore del racconto anche fotografico delle loro relazioni con i minori (il cui consenso è sancito dalle leggi in materia dell'intero pianeta).

Gli avvocati in Italia sono circa 150.000, se a questa popolazione uniamo i numeri dei consulenti tecnici raggiungeremo e supereremo la quota di 200.000 unità. Da questo momento sta a questi professionisti la scelta di divenire "principi del foro" oppure rimanere nello status di comuni avvoltoi. Questa scelta sottintende una legalità nell'agire e il "rifiuto" dei canoni della "subornazione del minore e della sua famiglia", così come istituita dal circuito dei legali e dei consulenti di "Falsi Abusi": la prima agenzia per pedofili italiana.

Vero: in Italia non funziona affatto l'istituto della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni,  a meno che non sia gestita da un Don Di Noto di turno o da un pm esperto in nuove tecnologie, ciò nonostante l'impegno dell'eccezionale ufficio stampa del Prefetto Manganelli e le ottime pubbliche relazioni del dott. Maurizio Masciopinto (il papà ideologico di Agente Lisa) tanto che ogni operazione efficace o indagine di impulso viene svolta dai comparti investigativi tecnologici di Guardia di Finanza e Carabinieri.

Ed è così, altrimenti la Federico II di Napoli non avrebbe avuto bisogno di Loredana Morandi per il de-link del server Unina (un reato di peculato d'uso per il file sharing illegale e chat commerciali ai danni dello Stato presso una Università italiana della durata di 4 anni) e certamente non leggeremmo più le performance degli hacker sui forum de Il Punto Informatico.

L.M.


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Di Loredana Morandi (del 09/08/2010 @ 07:51:34, in Osservatorio Famiglia, linkato 1696 volte)
La notizia è data in modo "formale", senza fronzoli", e probabilmente il giornalista stesso non se ne sarà neppure accorto. Ma è il mercato cinematografico delle copie quello specificamente dedicato ai pedofili, in quanto produce le versioni hard delle pellicole e delle serie più famose del cinema di animazione e che viene utilizzato come strumento di adescamento. Un settore industriale purtroppo in espansione, dove le firme hard ricalcano anche esattamente quelle degli originali.  Così, la pedopornografia di animazione è la "maledizione" del "moralmente decadente" Giappone nei confronti del mondo occidentale e, contestualmente, la vendetta del dopo Hiroshima e Nagasaki.
Sarà necessario pregare perché abbia effetto la censura cinese, in Italia purtroppo siamo divisi tra "i consumatori" del PdL e "i produttori" dell'area PD/Partito Radicale, dove finanche i rappresentanti Teodem sono coinvolti. Solo in questo modo organismi preposti al controllo dallo Stato sono paralizzati e acquiescenti. L.M.


In Italia anche Tinto Brass vuole sfruttare la nuova tecnologia

A Hong Kong il primo film porno 3D

Si intitolerà «3-D Sex and Zen: Extreme Ecstasy» ed è tratto da un classico ella letteratura erotica

MILANO - Il classici Vhs e Dvd sono oramai obsoleti: l'industria del porno si attrezza e si presenta in 3D e in alta definizione. Il primo film a luci rosse tridimensionale arriva da Hong Kong, riporta la stampa cinese. Paradossalmente proprio da quel Paese che da anni cerca di contenere la diffusione della pornografia. Numerosi gli acquirenti da tutto il mondo pronti a comprare l'opera. Ma c'è anche un italiano pronto a sfidare il 3D. La casa di produzione, la "Siren X", è giapponese, così come tutte le star della pellicola da 3,2 milioni di dollari. Tuttavia, anche se l'uscita del film a luci rosse, dal titolo emblematico «3-D Sex and Zen: Extreme Ecstasy», è prevista per il mese di maggio del prossimo anno, sarebbero già in tanti i potenziali acquirenti da ogni parte del mondo: da Asia, Stati Uniti e Europa. Lo riporta il quotidiano di Hong Kong Sunday Morning Post. La sceneggiatura si basa sul classico della letteratura erotica cinese The Carnal Prayer Mat, nel quale un giovane scopre nella ex moglie l'amore della sua vita.

PROBLEMI CON LA CENSURA - La vicenda è sorprendente perché la diffusione del porno (sia su pellicola che online) è di grande disturbo al governo di Pechino. Da qui l'esistenza della cosidetta Grande Muraglia di Fuoco, un complesso sistema di filtri che, oltre ad alcuni siti porno, blocca agli internauti cinesi l’acceso ai siti politici "sgraditi". «Abbiamo già messo in conto che la censura cinese bloccherà la pellicola», ha riferito il produttore Stephen Shiu, spiegando al giornale che contratti stanno per essere stipulati con altri Paesi, soprattutto asiatici. Sulla scia dell'immenso successo sul grande schermo di James Cameron molte case di produzione del settore hard si starebbero infatti attrezzando al 3D.

LA "PRIMA" DI TINTO BRASS -Tra questi c'è anche il regista veneziano Tinto Brass che già a gennaio aveva annunciato di voler girare «il primo film erotico in 3D della storia del cinema». Entusiasta della nuova tecnologia aveva spiegato: «E' strepitosa. Ho visto delle scene e devo dire che affinare la sensorialità porta ad affinare la sensualità». Il titolo provvisorio è Chi ha ucciso Caligola?, un remake del 1979.

ATTENZIONE: ECCO IL MERCATO PER I PEDOFILI - La società americana che fa capo alla rivista per adulti Hustler, invece, ha annunciato la realizzazione della parodia di Avatar in versione porno e in 3D. Si chiamerà This Aint Avatar XXX.

Elmar Burchia
Corriere Sera - 08 agosto 2010
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La ragazza ha avuto 5 punti di sutura, diciamo pure che è stata violentata da un "branco". L.M.

Capri, ragazza francese violentata
Denunciato un napoletano di 17 anni

La giovane trovata ubriaca e incosciente nei pressi della Piazzetta. Il fermato figlio di professionisti, era un amico della turista

di Maurizio Cerino

CAPRI (7 agosto) – Accasciata in via Cerio, senza dar segni di vita, a pochi passi dalla Piazzetta più famosa del mondo. La notte estiva, sull’isola azzurra, è movimentata. Troppo movimentata: per lei è stata drammatica. Una serata che doveva essere l’apoteosi del divertimento sfrenato tipico della vacanza caprese, finisce con lei che subisce la più bestiale delle violenze, forse da un coetaneo, ancora non si sa. Qualcosa s’inizierà a capire in serata, con le indagini del vicequestore Stefano Iuorio e il fermo di un 17enne napoletano della Napoli bene, G.F., inchiodato, pare, dalle immagini delle videocamere all’angolo con l’hotel Quisisana.

Il primo a dare soccorso e a capire cosa avesse subìto quella ragazzina vestita da donna adulta è stato il medico del 118, Michele Speranza. Il sanitario, con l’infermiera Rosaria De Nicola, era già in strada, con l’ambulanza, per medicare un uomo, del tutto sbronzo che, cadendo, si era procurato un taglio all’ascella. Al medico si è avvicinato uno dei vigilanti del Quisisana che ha raccontato di essere stato avvicinato, a sua volta, da un netturbino: questi chiedeva aiuto per una ragazza che, in via Ignazio Cerio, era a terra e non dava segni di vita e sembrava anche essere anche ferita, perché insanguinata.

Il sanitario e l'infermiera sono giunti in via Cerio e hanno accertato che quel sangue sul corpo della ragazza non era provocato da una caduta, ma da una violenza sessuale. A questo punto la turista veniva stabilizzata e adagiata in ambulanza; è stata avvisata la polizia. In ospedale alla turista - che si accerterà essere francese e avere 17 anni - sono stati somministrati farmaci antioppiacei, che non hanno sortito effetto, segno che lo stato di confusionale della giovane era determinato soltanto dal tasso alcolemico elevato. Si è reso necessario un itervento chirurgico per tamponare l'emorragia: le sono stati applicati ben cinque punti di sutura.

Da questo momento è stato un susseguirsi di attività di polizia: gli agenti del commissariato sono stati tutti mobilitati per raccogliere testimonianze. Nel frattempo in ospedale sono giunte due amiche della vittima, anche loro francesi: dal loro racconto è stato possibile ricostruire le varie tappe della serata e soprattutto stabilire con chi erano uscite le tre ragazze. Subito l'attenzione degli inquirenti si è concentrata su un gruppetto di coetanei napoletani in vacanza ad Anacapri. Tutti ragazzi della cosiddetta Napoli bene. Tra loro c'è G.F.. 17enne, che sembra sia stato ripreso dalle telecamere della zona di via Camerelle poco prima dell'allarme lanciato dal netturbino. Individuato, G.F. è stato condotto in commissariato e interrogato per oltre due ore, alla presenza di un pm della procura del Tribunale per i minorenni. Ad un certo punto gli inquirenti hanno sospeso l'interrogatorio perché da quel momento G.F. non era più un teste ma un sospettato: nei suoi confronti, infatti, il pm ha disposto l'emissione di un fermo di indiziato del reato di violenza sessuale.

G.F. appartiene ad una famiglia della «Napoli bene»: sarebbe figlio di un noto professionista del capoluogo campano e fa parte di una comitiva composta da ragazzi tutti di famiglie napoletane benestanti. Agli inquirenti, in un primo momento, avrebbe detto di non ricordare nulla di quanto accaduto. Però gli investigatori avrebbero riscontrato diverse incongruenze nel suo racconto. Ma quello che ha confermato i sospetti investigativi sarebbe un filmato del sistema di sorveglianza stradale: a quel punto la posizione del giovane sarebbe cambiata: da teste a sospettato.

La ragazza francese, insieme ad altre due amiche, era a Capri ospitata in un albergo proprio da un ragazzo napoletano, componente dello stesso gruppo. Ieri sera sarebbero usciti tutti insieme, in giro per i locali della Movida. Poi, i due diciassettenni si sarebbero appartati. Cosa sia successo dopo, è ancora da ricostruire. Alcol, forse un rifiuto, avrebbero fatto scattare la violenza. Al vaglio anche se i due abbiamo utilizzato qualche sostanza stupefacente. Con ogni probabilità il magistrato disporrà l'esame comparativo del Dna.

Il Mattino
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Copio e incollo perché questo articolo tratto da Facebook illumina i signori avvocati e i signori consulenti del circuito criminale denominato "Falsi Abusi". Cosa c'entrano i pedofili con la violenza contro le donne? Il concetto è di una chiarezza allucinante. Sono migliaia i pedofili nel mondo che circuiscono una madre di famiglia (nubile o separata) per poter avvicinare il minore di cui si sono invaghiti. Un comportamento predatorio che non può che ingenerare odio verso la genitrice del minore nella psiche corrotta e malata del pedofilo. Quella madre, infatti, è la donna con la quale essi si "prostituiscono".  Il sito FB di cui si narra è gestito dall'unico personaggio del web italiano che abbia il fegato per "taggare" il signor Vittorio Apolloni, con il suo account personale vero.  Delle stesse persone è la pagina intitolata Falsi Abusi e False Accuse e la pagina "Registro pubblico per gli autori accertati di false accuse e falsi abusi". LM

False pagine contro la violenza sulle donne:
prove di malafede.

La memoria di Monica Da Boit, calpestata!!!

Premessa.

Casomai non fossero bastate le prove di malafede a proposito di pagine false in cui si proclama contrarietà alla violenza contro le donne, ma a patto che:

1) Nessuno ne parli (e infatti loro di violenza sulle donne non parlano praticamente mai);

2) Non lo si definisca un fenomeno di genere (infatti parlano solo della violenza del genere femminile) ma stanno bene attenti a sostenere che il genere maschile è puro ed innocente e che gli uomini vengono uccisi da entità astrali e non da altri uomini;

3) Le donne in questione non siano femministe (infatti c'è un commento in cui uno degli amministratori della pagina principale sostiene di essere contrario alla violenza sulle donne, eccetto le femministe);

4) Le donne in questione non siano divorziate o divorziande (piovono anatemi sulle donne che divorziano, come se il divorzio facesse di ogni donna automaticamente una femminista);

5) Le donne in questione non abbiano mai denunciato violenze nè intendano farlo (perché il messaggio trasmesso da costoro è che le denunce per violenze siano tutte false e strumentali, fatte per martirizzare poveri uomini innocenti e quindi fatte da femministe) e che la donna ideale è dolce e remissiva e non accusa mai alcun uomo di essere un violento;

6) Le donne non contraddicano mai gli uomini e, soprattutto, non contraddicano mai gli amministratori, che sono tutti intenti a diffondere un concetto con studiatissimi metodi di marketing aziendale ( e, si sa, sotto un manifesto pubblicitario non si puà mica scrivere che le qualità del prodotto pubblicizzato sono false!).

ecco ulteriori prove a supporto:

Nelle loro pagine contro la violenza sulle donne, come questa http://www.facebook.com/noviolenzadonne?ref=search (in realtà sono pagine contrarie al concetto stesso di violenza sulle donne, cioè vorrebbero abolire il concetto, non farlo esistere, farlo cadere nell'indifferenza, togliergli il valore) non è consentito ad altre donne od altri uomini di notare che tutti i links postati non hanno LA MINIMA ATTINENZA con il fine proclamato nel titolo ma, anzi, fomentino all'odio di genere contro le donne tutte (eccetto le poche che si piegano senza obiettare).
Ogni individuo che abbia finora osato far notare che in queste pagine tutto si fa fuorché difendere le donne, è stato bannato senza neppure una replica.

Per contro, fioccano i commenti da parte di un ristretto numero di individui, sempre gli stessi. Individui che infestano anche altre pagine pubbliche con lo scopo di diffondere il verbo della misoginia e del revisionismo antifemminista.

Individui che non si sprecano negli epiteti, nelle minacce, perché ogni profilo che sparga odio contro le donne in quelle pagine FA BRODO.

Individui che attaccano pubblicamente e privatamente le pagine che fanno difesa del genere femminile.

Ecco, loro possono commentare sotto queste pagine i cui amministratori nella loro descrizione sostengono di intervenire per moderare i commenti offensivi, inutili, ma soprattutto FUORVIANTI.

La chiave di tutto è proprio in quel "FUORVIANTI" : chi osa fuoriviare la pagina dal suo scopo di mero specchietto per ben oltre 200 mila allodole indirizzato alla pura e semplice istigazione alla misoginia, è messo fuori dalla pagina.

Invece, i più violenti, i più bestiali, commentano con il beneplacito e la simpatia degli amministratori e si affiancano ad essi nelle loro incursioni mascherate punitive verso le pagine non allineate.
Avete capito bene. Lo scrivo in termini più immediati:

amministratori e volgarissimi picchiatori virtuali vanno insieme in squadra, usando profili falsi (spesso femminili), a commentare articoli a favore delle donne, pagine a favore delle donne o anche, semplicemente, ad insultare donne che scrivono a favore delle donne.
Ma dovremmo quasi ringraziarli perché la presenza di questi esemplari rende più chiara la falsità di quelle pagine.


Ieri siamo arrivati al fondo:

Tal Marco Porto , ha commentato in una pagina VERA contro la violenza sulle donne (una delle tante clonate vilmente da questi signori e che essi tentano di far chiudere onde rimanere essi stessi l'unica voce e diffondere solo la versione misogina dei fatti) sotto un articolo che parlava della tremenda morte di Monica Da Boit, una donna uccisa selvaggiamente a botte ( a sangue freddo) dal compagno violento e alcolizzato.
Io sono arrivata tardi, per cui ho fotografato solo le reazioni inorridite al commento di costui.
Una mia amica era presente e mi ha passato il commento del suddetto, per cui il puzzle è completo.
Ma il colmo è che questo idiota ha insultato mostruosamente la memoria di questa donna uccisa dal compagno ALLA PRESENZA DELLA MADRE DI LEI, OVVERO PAOLA CAIO, PRESIDENTESSA DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA VITTIME DELLA VIOLENZA.


Lo ringrazierei pubblicamente. Se non ci fossero imbecilli come questo "signore" (nei suoi vari travestimenti) ed altri suoi simili, avremmo più difficoltà a dimostrare come le pagine amministrate dal signor Gianni Furlanetto e dal signor Gaetano Giordano siano create con uno scopo diverso dal difendere le donne colpite da violenza maschile.

E non ci interessa la dinstinzione tra "donne" e "femministe". Forse ai signori in questione sfugge la teoria degli insiemi e dei sottoinsiemi per cui le "femministe" non sono altro che una parte dell'insieme delle "donne" e la violenza è RIPROVEVOLE, CONDANNABILE, SPREGEVOLE sulle une e sulle altre.

Costoro non hanno alcuna "licenza di uccidere" femministe, anche virtualmente. Non c'è una convenzione che consenta loro atti di violenza o che classifichi le femministe sotto gli animali da cortile.

Per cui, la piantassero. Se hanno avuto divorzi conflittuali, la colpa è loro, non di gente che ha avuto la disgrazia di incrociarli su Facebook per la prima volta, nè tantomeno la colpa è di donne uccise dai loro uomini.

Non sarà dando amplissime prove della loro prevaricazione, della loro violenza, che dimostreranno, questi poveri paparini bistrattati, di essere innocenti e vittime.

Se questi amministratori sono in buona fede, allora, LI INVITIAMO A PRENDERE LE DISTANZE ED A BANNARE DALLE LORO PAGINE QUALSIASI MISOGINO SI SIA ESIBITO IN INSULTI E MINACCE, COSì COME HANNO BANNATO PERSONE CHE CON GRANDE CIVILTà HANNO OSATO OBIETTARE SULLA GENUINITà DEI CONTENUTI DA LORO DIFFUSI.

No, mi spiace, il femminicidio esiste e non mi pare proprio il momento di scherzare sui cadaveri di donne innocenti private della loro vita da criminali assassini che voi non stigmatizzate ma, piuttosto, sembrate difendere!

Qui c'è la signora Paola Caio che racconta la storia della figlia, Monica
http://www.facebook.com/note.php?note_id=171313654179

Qui la signora Caio a La Vita in Diretta insieme ai genitori di Veronica Abbate
http://www.youtube.com/watch?v=nP5pA118AEQ

Qui l'audio della tremenda telefonata di Monica al 113, l'ultima telefonata di Veronica prima di essere assassinata a botte dal compagno
http://www.youtube.com/watch?v=u-WscZhEjTg&feature=related

Qui altri particolari sul femminicidio di Monica
http://www.paolinoavella.it/forum/viewtopic.php?p=389


Ogni tanto qualcuno si accorge che le false pagine contro la violenza in realtà fanno istigazione all'odio in maniera subdola ma tangibile per chi abbia un minimo di senso critico



Costui è verosimilmente un certo Pasquale Baudaffi, Pasquale qualcosa (forse Nuccio Gualano). Riconoscibile dallo "stile" e dall'uso smodato di K. Berlusconiano convinto. Misogino spinto.



Una poveraccia è picchiata a sangue e rifiuta persino di denunciare chi le ha usato violenza e lui presenta un sunto del contenuto fisso delle pagine misogine che frequenta. Quelle che sostengono, con statistiche fantasiose, che le donne si picchino da sole.



Classica esibizione nel numero dei sondaggi sparati a caxxo di cane



Questo è il link dove si è svolto il fattaccio dell'insulto a Monica Da Boit, fotografato da me



Qui cominciate ad osservare i commenti sdegnati verso un certo "Marco" che risulta bannato e quindi invisibile.



Qui la reazione indignata di Paola Caio, la madre di Monica da Boit.



Ed ecco, finalmente, il messaggio di Marco Porto, fotografato da altra persona.
Chi può scrivere una cosa simile di una donna uccisa così indegnamente? SOLO UN MOSTRO.


Con questo, hanno toccato il fondo. Sono riusciti ad andare oltre le diffamazioni sfacciate contro le oppositrici (come me), contro politici come Paola Concia. Sono andati oltre la segnalazione, la clonazione di pagine, atto che rivela la loro totale mancanza di democrazia, la loro volontà di prevaricare con tutti i mezzi possibili.
Sono andati oltre gli insulti e le minacce di Eros Intuaidumeda ed i suoi "voglio fare marmellata di microcefala dimmerda" documentati.
Siamo andati otre l'invio di foto di peni mandate a ragazze colpevoli di essere iscritte a pagine femministe.
Siamo andati oltre le minacce di morte verso le famiglie degli uomini che osano supportare le femministe nelle loro battaglie.
Siamo andati un bel po' oltre, insomma.
Siamo al fondo.
Ma io, che ben li conosco, non dubito che, arrivati a questo punto, prenderanno il badile e cominceranno a scavare.

Ma voi vi iscrivereste ad una pagina antimafia se sapeste che questa è stata creata da persone rinviate a giudizio per lo stesso reato? La situazione che riguarda queste pagine che sostengono di difendere le donne ed invece le attaccano, è analoga.

Viviana Hammill


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Di Loredana Morandi (del 07/08/2010 @ 19:17:11, in Magistratura, linkato 1578 volte)
Il dott. Gianfranco Gilardi ha sempre ragione, senza se e senza ma. L.M.

Traforo, polemica con i giudici
Tosi lancia nuove accuse


SCONTRO ISTITUZIONALE. Il sindaco non ci sta e replica alle dichiarazioni del giudice Gilardi. Che riceve solidarietà dall'Anm: «Il Tribunale non applica le leggi ma le interpreta a danno dell'amministrazione comunale»

Verona, 07/08/2010 - Non accennano a placarsi le polemiche sull'ordinanza con cui il Tribunale di Verona ha dato ragione ai promotori del referendum sul traforo delle Torricelle. Le pesanti critiche del sindaco Flavio Tosi si erano concentrate soprattutto sul fatto che la pronuncia della prima sezione presieduta dal giudice Gianfranco Gilardi, presidente del Tribunale scaligero, mette in discussione l'indipendenza della commissione di esperti indicati dal Consiglio superiore di sanità, nominata dal Comune con il compito di valutare l'impatto dell'opera sulla salute pubblica. La creazione di questo organismo è materia dell'unico quesito referendario sopravvissuto al vaglio del Collegio dei garanti del Comune.

A Tosi aveva replicato lo stesso Gilardi. «Il deprecabile costume di accusare i giudici di essere politicizzati e privi di imparzialità», aveva osservato, «è uno dei principali fattori di distorsione nella correttezza dei rapporti istituzionali». Gilardi aveva detto che il referendum è «diritto della collettività» la «commissione se nominata dal Comune non si può definire super partes».

Affermazioni che non sono piaciute a Tosi. «Il quesito referendario», dice una nota del sindaco, «per la Commissione richiede requisiti di "indipendenza" e "alto profilo", requisiti soddisfatti poiché l'Istituto superiore di sanità è indipendente dal Comune e lo stesso comitato referendario, con nota dell'avvocato Butti, aveva "accolto con estremo favore il coinvolgimento dell'Iss"».

Il sindaco sostiene inoltre che «i componenti non sono stati individuati dal Comune ma unilateralmente dall'Iss cui è stato chiesto di "comunicare" all'amministrazione comunale». «In questa vicenda, il Tribunale, equivocando sul concetto di indipendenza della Commissione non applica, ma interpreta più che estensivamente la legge contro l'amministrazione», continua Tosi, «aggiungendo per giunta parti del quesito referendario che non esistono se non nella mente creativa degli estensori dell'ordinanza. In questa vicenda il Tribunale di Verona non sta solo applicando la legge, ma la sta interpretando. E come diceva Giolitti, le leggi per gli amici si interpretano, per i nemici si applicano...»

SOLIDARIETÀ. Esprime solidarietà al giudice Gilardi, invece il presidente della sezione di Verona dell'Associazione nazionale magistrati, Ernesto D'Amico, che parla di «infondatezza e gratuità delle affermazioni del sindaco Tosi». Aggiunge: «Ancora una volta si critica un provvedimento giurisdizionale con espressioni offensive e generiche ("sentenza ideologica senza capo nè coda", "grossolane sciocchezze", "sentenza... sballata")».

Il rappresentante dell'Anm censura «l'utilizzo di espressioni superficiali e offensive» e commenta: «I provvedimenti dei giudici possono e, se occorre, devono essere impugnati e criticati, ma ciò non deve risolversi in espressioni immotivatamente denigratorie e scorrette. Certamente è facile contestare così un provvedimento, ma ciò si risolve in un danno per i corretti rapporti tra le istituzioni, non consente ai cittadini di comprendere le questioni in gioco, riduce la dialettica civile a una discussione da bar». E.S.

L'Arena
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Pintus. "Sia restituito l'onore al giudice Lombardini"


Dopo l'assoluzione a Nichi Grauso per la vicenda del sequestro Melis, il giudice chiede che venga riabilitata la memoria del magistrato che, indagato, su suicidò

Varese News: Dottor Pintus, con l’assoluzione di Grauso che nella vicenda del sequestro di Silvia Melis, avvenuto in Sardegna nel 1997, aiutò la famiglia della giovane e non si comportò da estortore, da sciacallo, come ritenevano i pubblici ministeri, una volta di più si conferma anche la trasparenza, la grandezza morale di Luigi Lombardini, procuratore della Repubblica di Cagliari, che , a sua volta chiamato in causa dai magistrati requirenti, si suicidò. Fu un episodio di rara gravità nel quale lei, allora Procuratore Generale, difese il collega con fermezza e con giudizi severi. Giudizi che non piacquero ai pm di Palermo se Caselli la querelò più volte.

Pintus: “La recente sentenza del Tribunale di Palermo, sulla quale la stampa nazionale ha mantenuto scrupoloso silenzio, non fa purtroppo che riaprire una ferita che oggi, dopo dodici anni. non si è ancora rimarginata. Ora attendo di leggere la sua motivazione, perché solo dal suo contenuto sarà possibile valutare se veramente sia stata con essa resa giustizia piena alla memoria di Luigi Lombardini.
Prima che scadesse il mandato di Carlo Azeglio Ciampi, quando ormai ritenevo fondato il timore che il processo di Palermo finisse con la prescrizione di tutti i reati, dandosi atto, nella migliore delle ipotesi, che essendo Lombardini – il vero imputato ombra - deceduto ben prima dell’inizio della procedura, non si poteva nei suoi confronti ulteriormente procedere, mi ero rivolto al Capo dello Stato, presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, per sollecitare un suo intervento per avviare finalmente un’indagine volta ad accertare le effettive responsabilità del magistrato morto suicida nella serata dell’11 agosto 1998.
Il Capo dello Stato non ritenne di far seguire alla mia lettera un cenno di risposta e tale suo silenzio mi parve offensivo della memoria di Lombardini almeno quanto lo furono le parole attribuite dal quotidiano “La Nuova Sardegna” di Sassari al dottor Caselli (che peraltro, a quanto mi risulta, non smentì di averle pronunciate): quest’ultimo, infatti, nel corso di un pubblico dibattito, avrebbe collegato alla morte del collega la cessazione dei sequestri di persona nell’isola sarda. Ho protestato per questo con una lettera all’allora ministro Castelli, ma anche da quest’ultimo non ho avuto risposta. Ecco perché non vedo l’ora di leggere le motivazioni della sentenza di Palermo: per sapere che cosa si è voluto salvare del ricordo di un giudice che del proprio dovere aveva fatto un credo religioso“.

V: Avere giustizia dopo 12 anni credo sia una vergogna, la conferma che veramente è indispensabile una riforma, condivisa, di tutto l’ apparato giudiziario. Ma pagano per i loro errori, sia pure commessi in buona fede, coloro che la giustizia la amministrano?

P: “Il problema della responsabilità dei magistrati per gli errori dovuti a colpa professionale venne affrontato, come è a tutti noto, circa dieci anni fa, a seguito del voto referendario che, si può dire a furor di popolo, abrogò le norme del codice di procedura civile che disciplinavano la materia.
Il Parlamento approvò allora con tutta fretta una nuova disciplina che tutti compresero che sarebbe stata non suscettibile di pratica applicazione. E, di fatto, l’unico effetto che la legge sortì fu di indurre i magistrati a stipulare contratti di assicurazione, contratti che, a quanto mi risulta, non furono più rinnovati: l’impunità che la normativa abrogata dal voto referendario assicurava ai magistrati solo in minima parte, finì con l’essere assicurata in modo completo e totale, come dimostrato dal fatto che tale normativa in un decennio non ha mai trovato applicazione.”

V: E’ corretto affermare che gli errori dei magistrati, in particolare quelli dell’accusa, possono aumentare quando la giustizia incrocia la politica? Per quali ragioni ciò accade? E come si può evitare questa distorsione? Io ho conosciuto e subito stimato Francesco Pintus , pubblico ministero a Varese garantista sempre e comunque.

P: “Quando, come sostituto procuratore, ho prestato servizio a Varese, i cronisti giudiziari mi rimproveravano spesso di dare loro solo poche e striminzite notizie sul mio lavoro, ma tale mia ritrosia – o diciamo pure riserbo - ha consentito di assicurare che i diversi percorsi, quello che io seguivo per l’accertamento della verità giudiziaria, e quello che seguivano i cronisti per informare la pubblica opinione,rimanessero sempre distinti e separati. Oggi la carriera dei giornalisti e quella dei pubblici ministeri sembrano pericolosamente parallele, se non addirittura convergenti. Il fatto che la politica approfitti di questo quando ne può trarre giovamento non vuol ancora dire che esistono quelli che lei chiama “incroci”, ma è certo che quello di cui si avverte la mancanza è l’esistenza di un serio controllo sui fini cui talune iniziative giudiziarie sembrano tendere e sulla liceità dei mezzi che vengono usati per realizzarli. A ben vedere, il problema delle intercettazioni si colloca proprio al centro di tali incroci.”

6/08/2010
Pierfausto Vedani

http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=180037
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