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 .. di Anonimo ...... di Admin
 
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Il vero valore di un essere umano è rivelato dalla sua capacità di raggiungere la liberazione da se stesso.

Albert Einstein
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
E se l'ANM rispondesse, magari in tono provocatorio, obbligando il "nostro" superconduttore televisivo ad una puntata di Porta a Porta dedicata solo alla magistratura ??? L.M.

FINCHE' I MAGISTRATI
VORRANNO ENTRARE A PALAZZO CHIGI,
SARA' DIFFICILE USCIRE DALLA CRISI



di Bruno Vespa

Adesso va’ a spiegare alla gente che buona parte del gigantesco casino in cui si trova la politica italiana dipende dalle decisioni della Corte costituzionale. Fin dal 1994 Silvio Berlusconi è stato un presidente del Consiglio che ha corso con una gamba sola. L’altra gli è stata legata dalla magistratura. Dal 1994 a oggi contro il suo gruppo sono stati aperti 66 procedimenti penali rilevanti, di cui 22 contro il Cavaliere che prima di scendere in campo non aveva avuto nemmeno un avviso di garanzia (da 19 è stato assolto, archiviato o prescritto; tre processi sono ancora pendenti). A parte i suoi alleati più stretti, sia Gianfranco Fini sia Pier Ferdinando Casini hanno riconosciuto anche negli ultimi giorni che Berlusconi è sottoposto a un inconsueto «accanimento giudiziario». A molti «processi ad personam» il governo ha perciò risposto con alcune «leggi ad personam». Ma il costo politico di questa protezione è stato altissimo.

Se negli ultimi sette anni di governo Berlusconi non ha fatto che qualche piccolissimo passo, per esempio, nella grande e organica riforma della magistratura, è perché alcuni alleati pro tempore hanno arricciato il naso e anche perché persone bene informate e regolarmente smentite gli avevano promesso giudizi favorevoli di questa o quella corte se lui si fosse comportato in un certo modo. E veniamo alla Corte costituzionale. Una persona della sinistra moderata e di grande buonsenso come Antonio Maccanico aveva capito fin dal 2002 che senza uno scudo permanente il governo non avrebbe potuto operare serenamente. Il 12 settembre di quell’anno, mentre alla Camera maggioranza e opposizione s’azzannavano sulla legge Cirami sul «legittimo sospetto», Maccanico propose una legge ordinaria che garantisse l’immunità durante il loro mandato alle cinque più alte cariche dello Stato. Berlusconi la rispolverò nel gennaio 2003. La norma, rielaborata dal capogruppo dei senatori di Forza Italia Renato Schifani, fu approvata il 18 giugno successivo. Prima dell’approvazione furono compiute due ricognizioni con esito positivo. La prima dal presidente del Senato Marcello Pera presso alcuni giudici costituzionali, la seconda addirittura dal capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, che prima di firmarla chiese il parere di costituzionalità a quattro presidenti emeriti della Corte: Giuliano Vassalli, Giovanni Conso, Francesco Paolo Casavola e Leopoldo Elia. Soltanto Elia espresse parere contrario e Ciampi firmò. Ma il 13 gennaio 2004 la Corte bocciava la legge con 10 voti contro 5 per violazione dell’articolo 3 della Costituzione sui pari diritti dei cittadini dinanzi alla legge. Nella motivazione non si faceva cenno all’articolo 138, che prevede la revisione della Carta con due passaggi alla Camera e due al Senato. Perciò, con il nuovo governo Berlusconi, nel 2008 il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha riproposto il lodo correggendo soltanto le violazioni dell’articolo 3. E lo ha fatto, ovviamente, dopo infinite consultazioni e anzitutto, com’è ovvio, con il Quirinale. Risultato: il 7 ottobre dell’anno scorso, dopo una furibonda campagna mediatica contro il lodo, la Corte lo bocciò con 9 voti contro 6. E proprio per violazione dell’articolo 138.

Ora, non si capisce perché il governo abbia perso sei mesi aspettando la fine di aprile per partire con un terzo lodo, stavolta «costituzionale». Si capisce invece perfettamente perché Berlusconi continui a essere sotto schiaffo dei suoi alleati. Si dà infatti per scontato che la Corte, che non ha mai preso una decisione importante in favore del Cavaliere, il 14 dicembre boccerà il «legittimo impedimento», un’altra norma scudetto, se non scudo, approvata al posto dell’aborrito «processo breve». E allora via di corsa ad approvarne una nuova versione nella speranza che la Corte rinvii, come d’uso nel galateo istituzionale, la decisione del 14. O si preferirà la prima lettura del nuovo lodo? Intanto Berlusconi continua a essere sotto schiaffo e a dovere subire i ricatti di chi, in cambio del voto salvavita, può chiedergli qualsiasi cosa.

Blog Panorama
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Scorte, a Palermo impegnati 450 uomini
L'Anm ad Ayala: "Ridurle è sbagliato"


La riflessione di Giuseppe Ayala sulla necessità di ridurre le scorte non è piaciuta all'Anm. Il presidente della giunta distrettuale, Nino Di Matteo, denuncia: "Rischiamo di ripiombare in un clima di insofferenza nei confronti dei magistrati". Sono 90 le personalità sotto tutela a Palermo, c'è anche l'ex governatore Cuffaro, nonostante una condanna in appello per favoreggiamento a Cosa nostra

di SALVO PALAZZOLO

Come non accadeva da anni, è di nuovo polemica sulle scorte a Palermo. Ma questa volta, a sollevarla, non sono stati cittadini infastiditi dalle sirene (come fu ai tempi del pool di Falcone e Borsellino), oppure inquisiti eccellenti. La prima riflessione critica è arrivata da uno dei simboli dell'antimafia, il giudice Giuseppe Ayala: "Cosa nostra è cambiata, da oltre diciotto anni non uccide più - ha scritto domenica su Repubblica l'ex pubblico ministero del maxiprocesso, grande amico di Giovanni Falcone - non è forse giunto il momento di avviare una responsabile, sia pur graduale, rivisitazione delle scorte in circolazione?". Qualche giorno prima, su questi temi era intervenuto a sorpresa anche l'arcivescovo di Palermo: "Basta con le polemiche sulla visita del Papa - aveva tuonato monsignor Paolo Romeo - perché nessuno si chiede quanto costa alla cittadinanza la cena di un magistrato con gli uomini di scorta o quella di un politico?"

I due commenti non sono affatto piaciuti all'associazione nazionale magistrati. Il presidente della giunta di Palermo, Nino Di Matteo, dice senza mezzi termini: "L'intervento di Ayala mi lascia veramente perplesso. Evidentemente il collega, anche per la sua lunga militanza politica, è da troppi anni ben lontano dalla trincea e dall'attualità delle inchieste e dei processi di mafia. Proprio questa attualità - dice Di Matteo - dovrebbe semmai indurre gli organismi preposti ad una rinnovata attenzione sul tema della sicurezza dei magistrati, requirenti e giudicanti". Il presidente dell'Anm si sofferma anche sulle dichiarazioni dell'arcivescovo Romeo: "Francamente, non capisco a cosa si riferisca - dice Di Matteo - nessuno paga le cene ai magistrati scortati". Ed ecco l'allarme dell'associazione nazionale magistrati: "Dichiarazioni come quelle di Ayala o del vescovo di Palermo rischiano oggettivamente, al di là delle intenzioni di chi le fa, di farci ripiombare in un vecchio clima di insofferenza nei confronti dei magistrati e delle forze dell'ordine".

Il presidente di Libero Futuro, Enrico Colajanni, sempre al fianco dei pm nelle indagini contro il racket, invita comunque a non far cadere la "provocazione" di Ayala: "Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di togliere le scorte agli imprenditori che hanno denunciato - dice - il vero successo sarebbe quello di tornare presto alla normalità. Ma è questo il punto: quando potremmo dire di essere tornati alla normalità?". Colajanni tiene ad aggiungere: "Abbiamo fiducia nelle valutazioni del comitato per l'ordine e la sicurezza presieduto dal prefetto Caruso, l'unico organismo che può valutare appieno i rischi, caso per caso".

A Palermo, sono 90 le "personalità" sottoposte a protezione. Più della metà sono magistrati, una ventina sono commercianti e imprenditori che hanno denunciato gli esattori del racket, altrettanti i politici. Alcuni hanno la scorta, composta da tre uomini che viaggiano su due blindate. Altri, solo la cosiddetta tutela, che è composta da due agenti su un'autovettura, che può essere blindata o normale. In totale, sono 450 gli uomini impegnati nelle scorte a Palermo: la polizia ha in carico 48 "personalità", la finanza 17, i carabinieri 25. Fra i politici, ci sono naturalmente diverse cariche istituzionali: dal sindaco, al vice sindaco, al presidente del Senato. Ma c'è pure qualche curiosa eccezione: è sottoposto ancora a tutela (da qualche giorno senza auto blindata) anche l'ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, condannato in appello per favoreggiamento a Cosa nostra.
 

(La Repubblica - Palermo, 14 settembre 2010)
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Di Loredana Morandi (del 14/09/2010 @ 14:41:51, in Sindacati Giustizia, linkato 1335 volte)
Giustizia/ Cancellieri a Procura Roma:
pronti a sciopero bianco

Lettera al Capo della Procura: Chiarire mansioni nuovo contratto


Servono chiarimenti sull'organizzazione del lavoro. "Dobbiamo ricevere il pubblico? Dare ascolto agli avvocati? Oppure chiuderci nell'ambito ristretto di quanto previsto dal contratto?". La quasi totalità dei Cancellieri in servizio alla Procura di Roma  hanno presentato una lettera al Capo dei pubblici ministeri della Capitale.

"La nuova normativa scontenta i cancellieri B3 che si sono visti privare di alcune mansioni, assegnate a colleghi della categoria ex C1", si spiega.

Si chiede che siano "specificate le attuali mansioni da svolgere e se può essere" attribuita "la ricezione degli atti, la pubblicazione e la comunicazione di tutti i provvedimenti emessi dal pm - si legge - per i quali la legge prevede il deposito in segreteria, il rilascio di copie di certificazioni e tutto quanto era previsto e ben specificato nel mansionario della qualifica funzionale dell'assistente giudiziario, ciò al fine di evitare di porre in essere atti esorbitanti le proprie competenze, esponendosi a responsabilità disciplinari e/o penali o determinando la nullità di atti procedimentali e/o processuali".
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GIUSTIZIA: TOGHE TAR, RINVIO CODICE
O A RISCHIO FUNZIONALITA'
SCIOPERO BIANCO A OLTRANZA,
INCOMPRENSIBILE CHIUSURA GOVERNO


(ANSA) - ROMA, 12 SET - "La funzionalità complessiva del sistema della giustizia amministrativa" e' ''a rischio''; "con il personale attuale, già caratterizzato da gravi carenze, se il Codice del processo entrasse in vigore, come previsto, giorno 16 settembre, la struttura dei Tar non sarebbe in condizione di operare con l'efficienza che si deve ai cittadini".Lo ribadisce l'Associazione nazionale magistrati amministrativi, confermando lo "sciopero bianco" a oltranza nei Tar.

Il problema non e' solo quello dell'organico, che riguarda sia i magistrati sia le segreterie. La questione ''piu' grave'' e' che il nuovo Codice, spiegano le toghe del Tar, è stato redatto con estrema urgenza, e, soprattutto, senza efficaci confronti con la categoria. Il risultato è che si tratta di un quadro di regole poco conosciuto a coloro che dovranno applicarlo. "Attuarlo senza i necessari tempi tecnici per l'informazione e la condivisione da parte del personale di magistratura significa - avverte l'Anma - porre a repentaglio il servizio reso".

E non e' tutto: "il nuovo Codice necessita di modifiche prima di essere attuato'' tant'e' che è già stata convocata la commissione di studio'' che dovrà indicare i cambiamenti ''indispensabili''. Per questo ''rimane del tutto incomprensibile l'atteggiamento di chiusura finora tenuto sul punto dall'Esecutivo. Non si capisce quale sia l'urgenza di dare immediatamente esecuzione alla nuova normativa, senza dare agli operatori il minimo indispensabile di tempo per studiarla, come sempre avvenuto in passato in occasione dell'emanazione di nuovi codici processuali". (ANSA).

12/09/2010 - 16:26
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Di Loredana Morandi (del 12/09/2010 @ 16:51:21, in Magistratura, linkato 1409 volte)
L'ASSOCIAZIONE SEGRETA

La verità di Martino ai pm
«Frasi su Cesare? Era il premier»

Uno degli arrestati: a casa Verdini riunioni per Lodo Alfano e Mondadori

ROMA - Nel primo interrogatorio aveva negato perfino di aver pronunciato le frasi registrate dalle microspie, ma dopo quaranta giorni di galera ha cambiato idea e versione dei fatti. Arcangelo Martino - uno dei tre arrestati per la presunta associazione segreta di cui sono accusati, insieme a Flavio Carboni e Pasquale Lombardi anch'essi in carcere, gli esponenti del Pdl Denis Verdini, Marcello Dell'Utri, Nicola Cosentino e Giacomo Caliendo - il 19 agosto ha fatto chiamare il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e ha parlato del suo ruolo nel «gruppo di potere occulto» ipotizzato dai magistrati. Ammettendo che effettivamente nelle riunioni a casa Verdini si discuteva del destino del Lodo Alfano alla Corte costituzionale e della causa milionaria tra la Mondadori e lo Stato; spiegando che il nome in codice «Cesare» usato nelle telefonate indicava Silvio Berlusconi e il «vice-Cesare» era Dell'Utri; svelando una confidenza sulla compravendita dei voti in Senato per far cadere il governo Prodi, nella scorsa legislatura.

«Riscontri al quadro indiziario»
Dopo l'interrogatorio, la Procura di Roma ha dato parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari per Martino, ma ieri il giudice delle indagini preliminari Giovanni De Donato ha respinto l'istanza dei suoi avvocati, Simone Ciotti e Giuseppe de Angelis, lasciandolo in prigione. Perché è vero, sostiene il giudice, che «sul piano indiziario le dichiarazioni rese indubbiamente riscontrano ulteriormente il grave quadro indiziario nei confronti degli indagati, ma non appaiono attenuare in modo rilevante le esigenze cautelari». Martino ha fatto un racconto «solo parzialmente veritiero», ha chiarito alcuni fatti «ma ha chiaramente eluso il proprio effettivo ruolo, affermando quasi un ruolo inconsapevole, quasi strumentalizzato cinicamente da Pasquale Lombardi». Dall'indagine emerge, al contrario, «un ruolo direttivo del Martino e del Carboni sul Lombardi».

L'articolo prosegue su Corriere Sera

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Dopo l'annullamento da parte della Cassazione dell'ordinanza che aveva confermato l'arresto di Carboni e Lombardi (con rinvio a nuovi giudici, mentre gli indagati restano in cella) l'indagine romana riparte da questa pronuncia e dal verbale d'interrogatorio in cui Martino fornisce la propria verità. Ridimensionando il suo ruolo, ma fornendo un sostegno alle tesi dell'accusa che ora non ha più a disposizione soltanto le intercettazioni telefoniche, ma anche le parziali ammissioni di uno dei protagonisti.
L'imprenditore sardo Flavio Carboni, l'ex assessore socialista Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi mentre discutono in strada rutratti in uno scatto pubblicato da l'Espresso
L'imprenditore sardo Flavio Carboni, l'ex assessore socialista Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi mentre discutono in strada rutratti in uno scatto pubblicato da l'Espresso
Arcangelo Martino, militante della Cgil negli anni Ottanta e assessore socialista al Comune di Napoli nei primi Novanta, fino alla cattura e alla condanna per Tangentopoli, ricorda di essersi riavvicinato alla politica grazie a Marcello Dell'Utri. Tramite lui e un'altra persona ha conosciuto Carboni e Lombardi, dediti all'organizzazione di convegni con «numerosi alti magistrati». Martino, che voleva farsi conoscere con l'obiettivo di diventare senatore del Pdl, ne ha finanziati alcuni a Roma, Napoli e Milano. Dice aver versato «circa 40.000 euro» per l'appuntamento del settembre 2009 al Forte Village, in Sardegna, compreso il costo dell'aereo privato per portare e riportare da Napoli l'allora governatore della Campania Bassolino e da Milano il presidente della Lombardia Formigoni.

Lombardi «l'intrallazzatore»
Promotore dei convegni era Pasquale Lombardi, il geometra già sindaco del suo paese in Irpinia ed ex giudice tributario. Con lui Martino s'intratteneva amichevolmente al telefono più volte al giorno, ma adesso lo definisce un «intrallazzatore» affamato di soldi e favori inseguiti attraverso i suoi agganci nel mondo giudiziario. Si attribuiva il merito delle nomine dei presidenti delle corti d'appello di Milano Marra, di Salerno Marconi e di Napoli Bonaiuto, e altri ancora. Vantava buoni rapporti con alcuni esponenti del Csm dell'epoca, tra cui il vice-presidente Mancino e il «togato» Ferri, col presidente della Cassazione Carbone e col procuratore generale Esposito.
Lombardi ne parlava in continuazione, dice Martino, e un paio di volte a settimana sbarcava a Roma per le riunioni; una quasi tutti i mercoledì, al ristorante «da Tullio» dove Martino racconta di aver visto anche i giudici Martone e Gargani, il sottosegretario alla Giustizia Caliendo, il capo dell'ispettorato Miller e altre persone. A volte c'era pure il deputato Renzo Lusetti, ex Partito democratico approdato all'Udc, attraverso il quale Lombardi «cercava informazioni e possibilità di intervento anche a sinistra».
Arcangelo Martino ammette almeno tre riunioni a casa del coordinatore del Pdl Denis Verdini, in piazza dell'Ara Coeli a Roma. La prima nel settembre del 2009, subito prima del convegno di Forte Village. Lui, Carboni e Lombardi - racconta - dovettero aspettare sul portone perché Verdini era impegnato col presidente della Sardegna Cappellacci. Dopo un po' entrò Carboni, dieci minuti più tardi lui e Lombardi. Videro anche Dell'Utri. Carboni disse a Martino e Lombardi che Cappellacci era «un uomo suo», perché lui l'aveva aiutato a farlo eleggere. Poi spiegò a tutti la convenienza economica degli investimenti per l'energia eolica in Sardegna; Martino capì - riferisce ai pm - che Verdini era «direttamente interessato» all'iniziativa e Dell'Utri d'accordo ad appoggiare l'iniziativa.
La seconda riunione ci fu subito dopo il convegno sardo, preceduta da un pranzo «da Tullio» con molte persone fra cui, oltre ai soliti nomi, Martino ricorda anche Lusetti e la deputata del Pdl Nunzia Di Girolamo. Si parlò di Lodo Alfano e di Mondadori, riferisce, e Lombardi spiegò che la norma blocca-processi in favore di Silvio Berlusconi si poteva salvare nel giudizio davanti alla Corte costituzionale, mentre per la causa tra da 450 milioni tra la Mondadori e lo Stato bisognava muoversi in Cassazione. Secondo Martino, verso la fine del pranzo Lombardi si allontanò dicendo che andava proprio in Cassazione per parlare col presidente Carbone e il procuratore generale Esposito; tornò poco dopo, annunciando l'ipotesi di un rinvio della causa e l'assegnazione alle Sezioni unite.
Un paio di giorni dopo, a casa di Verdini, Lombardi sostenne le stesse tesi, ma sulla Corte costituzionale fu più preciso. Secondo Martino indicò i nomi dei giudici che aveva contattato per sapere come si sarebbero espressi, e annunciò una prevedibile maggioranza a favore del Lodo Alfano, e quindi di Berlusconi. Ad ascoltare c'erano Carboni, Verdini, Dell'Utri, Miller, Martone e Caliendo. Dell'Utri si mostrò scettico, mentre Carboni era felice, al pari di Verdini.

La candidatura in Campania
In quell'occasione si discusse anche della candidatura del centrodestra alla presidenza della Campania, e Verdini annunciò che Berlusconi avrebbe deciso tra i «papabili» Caldoro, Lettieri e Miller. Solo nella terza riunione il coordinatore del Pdl annunciò, anche davanti a Miller il quale aveva comunque intenzione di rinunciare, che il premier aveva scelto Caldoro.
In quei giorni i carabinieri pedinavano gli indagati e ascoltavano le loro telefonate, in cui si faceva spesso riferimento a un non meglio precisato «Cesare» da informare, contattare, vedere e coinvolgere, e a volte a un suo «vice». Gli investigatori hanno ipotizzato che fosse un nome in codice per indicare il presidente del Consiglio, e ora Martino conferma: «Cesare» era lo pseudonimo con cui Carboni e Lombardi si riferivano a Silvio Berlusconi, e lui (che nelle conversazioni ne parla) lo sapeva; il «vice» era Marcello Dell'Utri.

La compravendita dei senatori
Nella sua deposizione Martino rivela che alla guida della Campania voleva candidarsi anche Ernesto Sica, l'assessore della Giunta Caldoro dimessosi dopo che l'inchiesta sull'associazione segreta ha svelato la sua partecipazione alle trame contro il governatore. A presentarglielo, dice, fu il giudice di Salerno Umberto Marconi. Gli spiegò che cercava appoggi per la presidenza della Regione, e Martino accettò di aiutarlo. Dopo qualche giorno Sica gli telefonò, si incontrarono in un bar, e l'aspirante candidato raccontò di essere stato un assiduo frequentatore di Berlusconi. Disse che aveva dormito più volte nella residenza romana del premier, a Palazzo Grazioli, ma poi fu allontanato per volontà del sottosegretario Bonaiuti e dell'avvocato Ghedini, che erano «gelosi».
Sica raccontò a Martino - stando alle dichiarazioni di quest'ultimo al procuratore Capaldo - di essersi dato da fare, durante la scorsa legislatura, per far cadere il governo Prodi. Un suo amico imprenditore, ben noto a Berlusconi, aveva messo a disposizione dei soldi per convincere alcuni senatori a cambiare schieramento e far cadere l'esecutivo. Martino ricorda i nomi del napoletano Giuseppe Scalera (eletto con l'Ulivo, poi passato al gruppo misto e oggi deputato del Pdl) e di Giulio Andreotti; per Scalera sostiene che Sica gli fece vedere dei fogli sui quali, diceva lui, erano annotati i versamenti bancari.
A Martino Sica parlò di presunte frequentazioni transessuali di Caldoro, ma lui che di Caldoro era amico riferì tutto al candidato. Le confidenze sulla compravendita dei senatori, invece, le raccontò a Dell'Utri. Poi seppe che Sica era stato convocato da Verdini, dal quale andò con un aereo privato, il quale gli promise un incarico; in seguito Verdini disse a Martino che Berlusconi aveva fatto nominare Sica assessore nella Giunta di Caldoro.
Queste dichiarazioni di Martino, secondo il giudice che l'ha fatto arrestare, sono «solo parzialmente veritiere e in parte palesemente elusive, e quindi non dimostrano una chiara volontà di rompere radicalmente i rapporti con l'ambiente in cui appaiono maturate le condotte delittuose». Per questo, contro il parere dell Procura, l'indagato che ha cominciato a collaborare coi pubblici ministeri resta in carcere.

Giovanni Bianconi
11 settembre 2010
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Di Loredana Morandi (del 12/09/2010 @ 16:38:10, in Magistratura, linkato 1425 volte)
Caso P3, in arrivo nuovi avvisi

Domenico Lusi
12 settembre 2010

ROMA Dopo la pausa estiva, l'inchiesta della procura di Roma sulla P3 si prepara a decollare. Con nuove iscrizioni nel registro degli indagati, che saranno decise in settimana, anche alla luce delle rivelazioni dell'imprenditore Arcangelo Martino che, interrogato in carcere il 19 agosto, ha tra l'altro confermato che lo pseudonimo "Cesare" veniva usato dagli indagati della presunta loggia per indicare il premier Silvio Berlusconi. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli stanno valutando le posizioni di tutte le persone tirate in ballo, a vario titolo, nelle intercettazioni. A rischio sarebbero soprattutto l'ex presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, e l'ex avvocato generale di Piazza Cavour, Antonio Martone. Al vaglio degli inquirenti anche le posizioni del capo degli ispettori di via Arenula, Arcibaldo Miller, del presidente della Corte d'appello di Milano, Alfonso Marra, del giudice Umberto Marconi, ex presidente della Corte d'appello di Salerno chiamato in causa per i falsi dossier contro il governatore campano Stefano Caldoro, e del presidente lombardo Roberto Formigoni, che sembra destinato a rimanere testimone.

Martino è uno dei tre arrestati per associazione a delinquere finalizzata alla violazione della legge Anselmi, accusa che coinvolge anche Flavio Carboni e l'ex giudice tributario Pasquale Lombardi, entrambi in carcere, e gli esponenti del Pdl Denis Verdini, Marcello Dell'Utri, Giacomo Caliendo e Nicola Cosentino. Nell'interrogatorio Martino ha ammesso che le riunioni a casa di Verdini servivano a discutere il destino del Lodo Alfano e gli interventi sulla Corte costituzionale, nonché a pilotare il ricorso in Cassazione della Mondadori per una presunta evasione fiscale da 450 milioni, facendolo spostare dalle sezioni tributarie alle sezioni unite. Martino ha riferito che Lombardi si vantò di essere intervenuto sul presidente della Suprema corte, Vincenzo Carbone, e sul pg Vitaliano Esposito, che ieri ha smentito seccamente ogni coinvolgimento. Ma l'imprenditore ha anche svelato nuovi scenari: Ernesto Sica, ex assessore della Regione Campania, anch'egli indagato, gli avrebbe detto che Berlusconi deve a lui la caduta, nel 2008, dell'ultimo governo Prodi, in quanto convinse diversi senatori del centrosinistra a votare la sfiducia in cambio di laute somme di denaro messe a disposizione da un imprenditore campano. Tra i nomi citati da Sica, quelli di Giulio Andreotti e Giuseppe Scalera. Che annuncia querele: «È un'operazione di sciacallaggio politico. Non ho mai incontrato Martino, né Sica. Non ho mai preso un euro da nessuno». Martino ha inoltre chiarito i suoi rapporti con Formigoni, al quale lo legherebbe un debito di riconoscenza: sarebbe intervenuto per fare operare la moglie, gravemente malata, da un illustre professore di Milano.

L'articolo prosegue su Il Sole 24 ore

Dichiarazioni, quelle di Martino, che i magistrati giudicano molto importanti. Tanto da dare parere favorevole alla concessione dei domiciliari. Che il gip Giovanni De Donato ha tuttavia negato, perché Martino avrebbe detto solo in parte la verità. Mentre i legali dell'imprenditore annunciano ricorso, la vicenda innesca la polemica politica. «Le dichiarazioni di Martino – afferma il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto – sono molto inquietanti perché oramai è evidente che c'è una ulteriore ipotesi che riguarda l'arresto ed è quella di forzare le dichiarazioni dell'imputato». Anche per il vicecapogruppo del Pdl al Senato, Gaetano Quagliarello, «l'uso della carcerazione preventiva nei confronti di Martino è inquietante» perché «volta a ottenere determinate confessioni». Ragione per la quale il senatore del Pdl Luigi Compagna chiede un «rapido esercizio dell'azione disciplinare» da parte del ministro della Giustizia. Berlusconi e le persone citate da Martino si devono dimettere, ribatte il portavoce dell'Idv, Leoluca Orlando. Nel dibattito interviene anche Renato Borzone, legale di Carboni: «Dopo l'annullamento della carcerazione per il mio assistito da parte della Cassazione, la tesi accusatoria inizia a scricchiolare: le ultime indiscrezioni sono solo un tentativo di stampellarla». Le sorti dell'inchiesta sembrano in effetti sempre più legate alle ragioni con cui la Cassazione motiverà l'annullamento della custodia cautelare per Carboni e Lombardi (che per ora restano in carcere) con rinvio al Tribunale del riesame. In caso di rilievi di tipo sostanziale l'indagine subirebbe una brusca frenata.


L'INCHIESTA SULLA LOGGIA P3
IN ATTESA DEL RIESAME

L'ammissione
Martino, arrestato l'8 luglio scorso assieme a Carboni e Lombardi, avrebbe spiegato ai pm il suo ruolo nel «gruppo di potere occulto» e rivelato che il nome in codice "Cesare" che si sente durante le intercettazioni si riferirebbe a Silvio Berlusconi. Laddove il "vice-Cesare" delle intercettazioni sarebbe il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri. proprio dell'Utri è uno degli altri indagati insieme ad altri tre politici: il coordinatore del Pdl Denis Verdini, l'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino e il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo

Le altre rivelazioni
Martino avrebbe inoltre ammesso che nelle riunioni a casa di Verdini si sarebbe discusso effettivamente del destino del Lodo Alfano alla Corte costituzionale e della causa milionaria tra la Mondadori e lo Stato. E avrebbe riferito anche di compravendite di voti che si sarebbero svolte in Senato per far cadere il governo Prodi. Dopo le sue rivelazioni potrebbero arrivare altre iscrizioni nel registro degli indagati

Ancora in carcere
Tutti e tre gli indagati sono ancora in carcere. Mercoledì scorso la Corte di cassazione La Cassazione ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Flavio Carboni e Pasquale Lombardi. ma prima di essere scarcerati servirà una nuova pronuncia del tribunale del riesame

Pasquale Lombardi Ex giudice tributario
Geometra, ex sindaco di Cervinara (Avellino) ed ex giudice tributario, 77 anni, Pasquale Lombardi parte, secondo i magistrati romani di un«gruppo di potere occulto» che mirava a condizionare le istituzioni. Vantava buoni rapporti con l'ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino e con il presidente della Cassazione Vincenzo Carbone

Flavio Carboni Imprenditore sardo
Imprenditore sardo, 78 anni, condannato per la bancarotta del Banco ambrosiano e assolto per l'omicidio di Roberto Calvi, Flavio Carboni è il personaggio da cui è partita l'inchiesta. Dopo le intercettazioni di alcune sue telefonate i pm capitolini hanno aperto un fascicolo per presunta violazione della legge Anselmi contro le associazioni segrete

Arcangelo Martino Ex assessore
Ex assessore socialista, Arcangelo Martino è colui che, secondo i magistrati romani, «avrebbe avuto un ruolo direttivo» sul Lombardi insieme a Carboni. Durante il primo interrogatorio aveva negato qualsiasi addebito. Il 18 agosto però ha cambiato versione attendo di aver fatto parte del «gruppo di potere occulto»

GLI INDAGATI

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Si prospetta una nuova tornata di iscrizioni a registro indagati nell'inchiesta sulla cosiddetta P3, la presunta associazione segreta sospettata di aver

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Una superloggia segreta guidata dall'imprenditore Flavio Carboni, tra settembre e ottobre 2009, tentò di avvicinare giudici della Corte costituzionale allo


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Di Loredana Morandi (del 12/09/2010 @ 15:59:16, in Indagini, linkato 1210 volte)
Questa news mi era proprio sfuggita. Ormai, l'ideologo della pedofilia Maxi Fasso ed il suo brutto blog a sostegno degli orrori sono di dominio pubblico e pubblicati su L'Unico, giornale web di Roma, per la firma di Valerio Monti (omonimo di un mio amico bolognese).

clicca qui per leggere l'originale

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http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-09-12_155104_L_UNICO_27giugno2010.jpg


Sono contenta di aver fatto "informazione" sullo stato reale della rete e sulle verità vere della libertà dei cittadini.  E' grazie a me, che questa notizia è pubblicabile ed è stata chiaramente compresa. Molto meno di aver avuto in ciò come non desiderato partner un Massimiliano Frassi, sul cui profilo facebook ancora campeggiano le persone che mi minacciano di morte da tempo e la mia clonatrice personale, nei confronti della quale l'avevo avvisato molti, molti mesi fa.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-09-12_161456.jpg

Non tutto il male vien per nuocere: a Frassi ho dovuto fare un esposto presso il Comando  Provinciale dei Carabinieri del Lazio, per ribadire la mia posizione e per indurlo ad avere una identità "vera" in rete perché un blog sulla piattaforma Splinder non identifica personalmente proprio nessuno. Un sito web si.

Finalmente una cosa giusta, quindi. Ma quante ne ha fatte di sbagliate fino ad oggi anche nei miei confronti? Considerate che in lista amici ha addirittura "Biagio Il Mistico", cioè l'inventore della minaccia di morte nei miei confronti che si consolida ogni giorno sulle pagine di Biagio Quotidiano.

Eh sì, io sono stata effettivamente sfruttata anche da Frassi in questi mesi. E ciò è deprecabile.

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 10/09/2010 @ 17:59:50, in Osservatorio Famiglia, linkato 1323 volte)
Per carità, la ragazza ha doti da leader, ma io resto fermamente convinta che i compagni di Askatasuna siano un po' pavidi, per non dir proprio vigliacchi, a mandar lei davanti a tutti. Il punto, gravissimo, è: la polizia, la cerca tra la folla, la identifica e tutte le volte che la trova la denuncia. Un giorno o l'altro potrebbe essere picchiata.
Agli avvocati torinesi ex rifondazione dico di "mollare l'osso", perché quando la ragazza avrà 40 anni e suo padre sarà irrimediabilmente in pensione lei rischia di non poter denunciare neppure uno scippo o una violenza sessuale, grazie a tutti questi coraggiosi del far west. Se tra questi ci sono giuristi democratici  dico: io me ne sono andata perché a Roma mi fu imposto il pacifismo falso di una irriducibile delle brigate rosse, perché dopo aver scontato la pena si può essere ex brigatisti, ma non si diventa mai ex assassini.
Letta ha perfettamente ragione: questa forma di democrazia è l'opposto di quello che occorre nel nostro paese. Il sistema deve cambiare da dentro, quelli che si mettono fuori sono schiavi e sfruttati per  le politiche corrotte di pochi ex parlamentari, che si riciclano e si riciclano... L.M.



Autonoma - Studia psicologia, è del movimento No Tav


La ragazza del lancio: «Nessuno
è mai morto per un fumogeno»


Figlia di un pm, 24 anni, denunciata

TORINO - I ragazzi di Askatasuna, uno dei centri sociali più longevi della città, difendono a modo loro Rubina Affronte, 24 anni martedì prossimo, la ragazza che mercoledì pomeriggio stringeva in mano il fumogeno acceso finito poi sul palco della Festa democratica del Pd a un soffio dal segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, bruciandogli il giubbotto. Rivendicano - e con loro lei, che della galassia antagonista fa parte da tempo - «le ragioni del collettivo a una protesta sacrosanta» e incuranti della definizione di «squadristi» adesso dicono: «Di giacche Bonanni se ne può comprare altre, un fumogeno non ha mai ucciso nessuno. Non piangiamo certo per un pezzo di stoffa. Contestare qualcuno è legittimo. Se poi quel qualcuno è Bonanni è giusto persino impedirgli di parlare. Chi semina vento raccoglie tempesta. E a Mirafiori e all'Iveco, gli operai oggi in cuor loro ridevano».

La preoccupazione principale, sostengono, è che quello che loro derubricano a «un gesto marginale» finisca per «bypassare i perché della contestazione a semplice fatto di cronaca, quando invece la questione è tutta politica e in difesa dei precari del lavoro, schiavizzati». Marginale, il fumogeno? «Non sarebbe mai accaduto se non fossimo stati aggrediti con pugni, sedie e spintoni - è la linea comune -; la nostra era una contestazione tranquilla e democratica».

Rubina Affronte, intanto, è stata denunciata per il reato di «accensione e lancio di oggetti pericolosi», che prevede l'identificazione ma non l'arresto. Dalla Digos di Torino riferiscono di averla bloccata immediatamente, in piazza Castello, subito dopo il lancio: lei ha cercato di divincolarsi, sostenuta dagli altri compagni, ma poi ha dovuto mostrare i documenti e rispondere alle domande degli agenti per una decina di minuti. Loro la conoscevano già, il suo nome è legato a «un'assidua frequentazione di Askatasuna e del Collettivo universitario Autonomia», a una passata denuncia per invasione e occupazione di edifici e a un precedente reato di violenza privata. Figlia del magistrato Sergio Affronte, che lavora a Prato, ieri ha spento il cellulare dopo aver parlato al telefono con suo papà. Del suo caso si sta occupando adesso il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli.

Convinta ecologista, sostenitrice della battaglia No Tav, un diploma all'Istituto d'arte, studentessa di psicologia a Torino, capolista del Collettivo autonomo della sua facoltà alle elezioni universitarie del marzo 2009, 258 amici su Facebook e l'iscrizione a gruppi pubblici contro gli sfratti, in difesa dei centri sociali e in omaggio all'antifascismo, Rubina oggi è una traccia sul web. Con i suoi commenti postati alle 2 di notte sul blog di Beppe Grillo, all'indomani del V-Day del 2007: «Grazie, grazie, grazie e ancora grazie... Ho appena visto in tv la tua grande intervista con quei venduti dei giornalisti... Mi sono commossa nel percepire che in questo 8 settembre qualcuno, anzi in moltissimi, hanno urlato facendomi liberare di un immenso vaff...!».

Elsa Muschella
Corriere Sera - 10 settembre 2010

Leggi anche:

Torino: Bonanni contestato alla festa del Pd e costretto a lasciare il palco (8 settembre 2010)
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Di Loredana Morandi (del 10/09/2010 @ 15:20:34, in Magistratura, linkato 1756 volte)
La rete grida al "Rapimento di Stato" e la storia si tinge tristemente di razzismo. La punizione per tutti: il gruppo facebook è già nelle mani dei sostenitori di Furlanetto e della Gesef. Adesso sì, ci vuole il pm. Nessuna difesa è possibile per il magistrato che ha scritto la sentenza, perché ha fatto molto più male di quanto egli stesso non creda. L.M.


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/TRENTO_FURLANETTO_2010-09-10_153509.jpg


La bimba è stata dichiarata adottabile. E in Rete sale la protesta: «Rapimento di Stato»

La ragazza che rinuncia all'aborto
Le tolgono la figlia: «È povera»

Guadagna 500 euro al mese. Il Tribunale: «Non garantisce stabilità»

TRENTO - Si è vista portare via la bambina poche ore dopo averla messa alla luce, nemmeno il tempo di attaccarla al seno. I servizi sociali avevano segnalato il caso. Il Tribunale dei minori aveva dettato la linea. Quella mamma poco più che ventenne, alla quale era stato addirittura consigliato di abortire, non avrebbe potuto essere una brava mamma: troppo precaria la sua vita, troppo fragile la sua personalità, troppo vuoto il suo portafoglio (sì, anche questo, «troppo povera», lei che guadagna 500 euro al mese, non ha più una casa, vive in una struttura e si è appena separata dal marito).

Sono passati 9 mesi da quel giorno di gennaio. Anna (la chiameremo così) non ha più avuto notizie di quella bimba intravista al momento del parto. Ma non si è rassegnata. Si è affidata a un legale. In agosto si era anche illusa, quando una perizia disposta dal Tribunale dei minori aveva ventilato la possibilità di offrire una sorta di «periodo di prova» alla giovane madre e alla piccola, consentendo loro un primo, graduale, approccio. Ma due giorni fa il castello di Anna è crollato: il Tribunale dei minori di Trento, con sentenza che sta scatenando polemiche, ha affossato ogni possibilità di riavvicinamento, dichiarando «lo stato di adottabilità della bimba e il suo affidamento in strutture». Che, fuor di burocratese, significa che la piccola avrà un'altra famiglia e un'altra madre. E che ad Anna non resta ora che una strada: quella del ricorso in Appello («Lo faremo sicuramente» ha già annunciato il suo avvocato, Maristella Paiar).

Non ci sono droghe, né condanne, né casi di dissolutezza nel passato di Anna. C'è solo una vita complicata. E una personalità, come dice il suo legale, «fragile, immatura, ma con tante risorse». Uscita di casa giovanissima, la ragazza si è sposata con un tunisino dal quale ha avuto un primo figlio. Le difficoltà sono cominciate subito e Anna, mentre il rapporto con il marito si faceva sempre più rarefatto, ha deciso di dare il piccolo in affido condiviso, pur continuando a vederlo periodicamente. Poi ecco arrivare la seconda gravidanza. Nelle condizioni peggiori: il marito era tornato in Tunisia e Anna, persa la casa, era ospite di una struttura. Unico lato positivo, il coinvolgimento in un progetto d'avviamento al lavoro che le garantisce una prospettiva (e 500 euro al mese).

La sentenza ha spiazzato anche l'avvocato di Anna, Maristella Paiar: «Siamo delusi. La consulenza aveva evidenziato che la madre non ha estremi di irrecuperabilità e che, grazie al sostegno dei servizi, vi era la possibilità di una sua maturazione. E comunque gli orientamenti della Cassazione e della Corte Europea suggeriscono di vagliare ogni strada prima di intaccare il diritto del minore a crescere con i genitori naturali». Lo stesso perito del tribunale, il professor Ezio Bincoletto, si dice sorpreso: «La perizia individuava nella donna futuri spazi di crescita...». Possibilità esclusa invece dai giudici («Previsioni non realistiche»), che hanno riaffermato il diritto della figlia ad uscire «dal limbo della non appartenenza a un nucleo stabilito». «Sentenza che sconcerta» è il commento del presidente degli avvocati matrimonialisti, Gian Ettore Gassani. E su Facebook, al grido «Rapimento di Stato», si leva il coro dei tifosi di Anna, mamma a 500 euro al mese.

Francesco Alberti
Corriere Sera - 10 settembre 2010

La Rassegna

Guadagna 500 euro al mese, le tolgono la figlia: “E' adottabile”

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Fa discutere la sentenza del Tribunale dei minori di Trento. L'avvocato della donna: faremo ricorso Fa discutere la sentenza del Tribunale dei minori di ...

09/09/2010 - 14:20 Mamma Trento: tribunale dei minori, bimba e ...

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@@ (ANSA) - TRENTO, 9 SET - E' adottabile, secondo i giudici del Tribunale dei minori, la bambina sottratta alla giovane madre subito dopo il parto a Trento ...

Mamma Trento: tribunale dei minori, bimba e' adottabile

L'Unità - ‎09/set/2010‎
(ANSA) - TRENTO, 9 SET - E' adottabile, secondo i giudici del Tribunale dei minori, la bambina sottratta alla giovane madre subito dopo il parto a Trento. ...

Mamma Trento:tribunale,bimba adottabile

Virgilio - ‎09/set/2010‎
E' adottabile, secondo i giudici del Tribunale dei minori, la bambina sottratta alla giovane madre subito dopo il parto a Trento. Nei confronti della bimba ...

Trento, madre troppo povera: neonata sottratta ora adottabile

Virgilio - ‎09/set/2010‎
Aveva deciso di portare avanti lo stesso la gravidanza, nonostante le avessero consigliato di abortire perchè può vivere con soli 500 euro al mese. ...

Mamma Trento:tribunale,bimba adottabile

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(ANSA) – TRENTO, 9 SET – E' adottabile, secondo i giudici delTribunale dei minori, la bambina sottratta alla giovane madresubito dopo il parto a Trento. ...

Mamma Trento: tribunale dei minori, bimba e' adottabile

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Tuttosport - ‎09/set/2010‎
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Borsa Italiana - ‎09/set/2010‎
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La piccola sottratta alla madre perche' ha reddito troppo basso

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(ANSA) - TRENTO, 9 SET - E' adottabile, secondo i giudici del Tribunale dei minori, la bambina sottratta alla giovane madre subito dopo il parto a Trento. ...

Mamma Trento: tribunale dei minori, bimba e adottabile

Il Sussidiario.net - ‎09/set/2010‎
(ANSA) - TRENTO, 9 SET - E' adottabile, secondo i giudici del Tribunale dei minori, la bambina sottratta alla giovane madre subito dopo il parto a Trento. ...

Mamma Trento: Tribunale dei minori, bimba e' adottabile

ANSA.it - ‎09/set/2010‎
(ANSA) - TRENTO, 9 SET - E' adottabile, secondo i giudici del Tribunale dei minori di Trento, la bambina sottratta alla giovane madre subito dopo il parto. ...

Trento, bambina sottratta alla madre: la piccola può essere subito ...

L'Unione Sarda - ‎09/set/2010‎
E' adottabile, secondo i giudici del Tribunale dei minori di Trento, la bambina sottratta alla giovane madre subito dopo il parto. In base alla sentenza, ...
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Di Loredana Morandi (del 10/09/2010 @ 14:59:18, in Magistratura, linkato 1390 volte)
Ma la Bindi dove sta ??? L.M.

TRENTO: BERTOLINI, CHIARIRE DUBBI

SU SENTENZA TRIBUNALE DEI MINORI
 

(ASCA) - Roma, 10 set - Isabella Bertolini, della Direzione Nazionale del Popolo della Liberta', presentera' un'interrogazione parlamentare sulla vicenda della bimba tolta alla madre per motivi economici. ''Se confermata negli aspetti e nei dettagli emersi dalla stampa - afferma -, la sentenza del Tribunale dei Minori di Trento, che ha dichiarato adottabile una bambina tolta alla madre al momento del parto, con la motivazione che questa fosse troppo povera per provvedere al sostentamento della figlia, ci troveremmo di fronte ad un orrore giuridico, oltre che ad un fatto disumano. Nella vicenda di Trento emergono elementi gravi, che necessitano di una verifica e di un chiarimento istituzionale. Alla drammaticita' della sentenza si aggiungerebbe il fatto che la giovane mamma sarebbe stata in precedenza indotta ad abortire, elemento che, se verificato, contrasterebbe radicalmente con la tutela prioritaria della maternita' sancita dalla legge 194. Ci sono troppe domande che esigono una risposta, perche' lo Stato deve tutelare la vita e la maternita' ed aiutare le madri in difficolta' economiche o sociali. Per questo presentero' una interrogazione parlamentare al Ministro delle Politiche sociali e a quello della Giustizia per chiarire gli aspetti di una vicenda grave e che non deve ripetersi''.  res-mpd/mcc/bra


Trento: mamma giudicata inadeguata da Tribunale,
Mussolini chiede audizione giudice


Roma, 10 set. - (Adnkronos) - In merito alla recente sentenza del Tribunale dei minori di Trento, Alessandra Mussolini, presidente della commissione parlamentare per l'Infanzia e l'adolescenza, rende noto che nel prossimo ufficio di presidenza della Commissione chiedera' che venga audito il giudice del Tribunale dei minori di Trento che, si legge in una nota, "in piena contraddizione con lo spirito della Legge 194, ha dichiarato adottabile una bambina sottratta alla madre al momento del parto, con la motivazione che questa fosse troppo povera per provvedere al sostentamento della figlia".
''La violenza di tale sentenza - sottolinea Mussolini - si abbatte sulla maternita' e sul rapporto madre-figlio, che deve essere a tutti i costi tutelato, soprattutto quando a metterlo a rischio e' l'intervento di fattori economici".


Trento: Buttiglione (Udc),
Stato deve aiutare madri non punirle


Roma, 10 set. - (Adnkronos) - "Togliere un figlio alla madre per le condizioni economiche e' un fatto grave che manifesta una totale e inaccettabile ingerenza dello Stato nella sfera della famiglia e del privato, tanto piu' da quello che risulta da questo caso specifico". Lo dichiara in una nota il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione intervenendo sul caso del bambino tolto dal Tribunale a una mamma di Trento.
"Compito dello Stato non e' punire una donna perche' ha scelto di avere un figlio piuttosto che gettar via una vita umana - prosegue Buttiglione - Dovere dello Stato e' invece aiutare la famiglia, aiutare le madri, i genitori, a contribuire a creare i presupposti per condizioni economiche e sociali adeguate alla crescita dei figli. Quando ci fossero problemi lo Stato si deve affiancare alle madri e alle famiglie, non sostituirle di forza".
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