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 l'ombrello ...... di Lunadicarta
 
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Pirate Bay non si nasconde bene dietro al dito del decreto legislativo 70/2003.

Loredana Morandi
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\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
P.A.S.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/gardner_richard.jpg

il Pensiero Assoluto Sintomatico
di  Gardner sulla Pedofilia



La piaga velenosa e purulenta prodotta da Richard Gardner, ed il Pensiero Assoluto e Sintomatico che ha prodotto e sintetizzato la teoria iperconfutata ovunque sulla "PAS", la cd "sindrome di alienazione genitoriale", incombe sui Tribunali italiani.

Giustizia Quotidiana partecipa idealmente alla campagna del "Fiocco giallo" a tutela dei "Bambini" e dei loro "Diritti", promossa da Terre des Hommes, e vi propone questo video esplicativo delle opinioni espresse da Richard Gardner sulla Pedofilia.

Richard Gardner, forse con più "tatto" se così si può dire, in tutti i suoi testi ha espresso vere e proprie affermazioni compromissorie sulla sua più intima natura. Egli è, di fatto, l'equivalente colto del pedofilo del libro sui "piaceri della pedofilia" in vendita su Amazon.

Da notare: nella foto di Gardner la "lombrosiana" conformazione facciale ad uovo tondo del pedofilo, ed il rigonfiamento tondeggiante del seno mascellare, accentuata dal sotto mento senile.



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Un sincero augurio di buon lavoro al neo eletto e a tutti i suoi illustri sfidanti, la sua esperienza nel settore penale sarà certo preziosa per l'alta corte. Nonostante ciò l'autrice di GQ tifava per il dottor Marco Pivetti, anche se per problemi logistici lo scrive solo ora, per aver avuto il piacere di conoscerlo di persona molti anni fa. L.M.


Giorgio Lattanzi è il nuovo giudice della Consulta
eletto dai magistrati della Cassazione


È Giorgio Lattanzi il nuovo giudice della Corte costituzionale. Lo hanno eletto i magistrati della Cassazione, chiamati ad esprimersi al ballottaggio tra Lattanzi e il collega civilista Mario Morelli. Lattanzi ha ottenuto 159 preferenze contro le 100 andate a Morelli. Appena dallo spoglio dell'urna è apparso chiaro che Lattanzi aveva superato i 130 voti necessari alla sua elezione, è scoppiato l'applauso dei suoi colleghi. I votanti sono stati 261. Una è stata la scheda bianca, e una riportava la preferenza per Ruby.

Il nuovo giudice costituzionale, fino a oggi presidente della VI sezione penale della Suprema Corte, andrà a sostituire a palazzo della Consulta, nel posto e non nella funzione, Francesco Amirante, oggi presidente della Corte costituzionale, il cui mandato termina il 7 dicembre. Lattanzi è nato nel 1939, sposato, ha due figli: il maschio fa l'avvocato e la femmina fa il giudice amministrativo al Tar. Tra gli incarichi più prestigiosi ha rivestito quello di direttore degli Affari generali penali del ministero della Giustizia. È autore di numerosi libri, studi e pubblicazioni ed è annoverato tra i massimi esperti di diritto penale e di procedura penale.

Lattanzi, dunque, fra le primissime cause che dovrà esaminare assieme agli altri giudici, troverà quella sulla costituzionalità della legge sul legittimo impedimento, il cui vaglio è fissato, salvo rinvii, al 14 dicembre prossimo, nello stesso giorno in cui si vota la fiducia al governo in parlamento.

Gli altri supremi giudici in lizza erano Marco Pivetti, ex componente del Csm per Md, Michele De Luca, ex parlamentare del Pci, e Roberto Preden.

Il Sole 24 ore

La Rassegna

Lattanzi vince ballottaggio per la Consulta. Ma all'elezione un ...

Adnkronos/IGN - ‎18 minuti fa‎
Roma - (Adnkronos) - Il giudice di Cassazione è stato eletto in sostituzione del giudice costituzionale Francesco Amirante. Nel corso dello spoglio è ...

Giorgio Lattanzi è il nuovo giudice della Consulta eletto dai ...

Il Sole 24 Ore - ‎1 ora fa‎
È Giorgio Lattanzi il nuovo giudice della Corte costituzionale. Lo hanno eletto i magistrati della Cassazione, chiamati ad esprimersi al ballottaggio tra ...

Corte costituzionale, Cassazione elegge Lattanzi giudice

Reuters Italia - ‎1 ora fa‎
ROMA (Reuters) - La Cassazione ha eletto oggi Giorgio Lattanzi nuovo giudice costituzionale. Lo hanno riferito fonti giudiziarie. ...

Consulta: Cassazione, eletto Lattanzi

ANSA.it - ‎1 ora fa‎
(ANSA) - ROMA, 19 NOV - Giorgio Lattanzi e' stato eletto dai giudici della Corte di Cassazione alla Corte Costituzionale. Le preferenze ottenute hanno ...

Consulta, la Cassazione elegge Lattanzi

il Giornale - ‎1 ora fa‎
Roma - La Cassazione ha eletto Giorgio Lattanzi nuovo giudice costituzionale. Il magistrato, fino ad oggi presidente della VI sezione penale della Suprema ...

Consulta: Cassazione, eletto Lattanzi

euronews - ‎1 ora fa‎
(ANSA) – ROMA, 19 NOV – Giorgio Lattanzi e' stato eletto daigiudici della Corte di Cassazione alla Corte Costituzionale. ...

Consulta/ Lattanzi nuovo giudice, eletto dalla Cassazione. Prende ...

DailyBlog.it (Blog) - ‎1 ora fa‎
Roma, 19 nov. (Apcom) – E' Giorgio Lattanzi il nuovo giudice della Corte costituzionale. Lo hanno eletto i magistrati della Cassazione, ...

CONSULTA: ELEZIONI IN CASSAZIONE, DOMANI BALLOTTAGGIO

Diritto-oggi - ‎18/nov/2010‎
(AGI) - Roma, 18 nov. - La Corte di Cassazione eleggera' soltanto domani il nuovo giudice costituzionale, che al prossimo dicembre, fara' parte del collegio ...

Consulta: elezione giudice, al ballottaggio in Cassazione vince ...

Il Secolo XIX - ‎1 ora fa‎
Roma, 20 nov. - (Adnkronos) - Il giudice di Cassazione Giorgio Lattanzi andra' alla Corte Costituzionale. Il magistrato della VI Sezione penale di piazza ...
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Ha superato il suo rivale Mario Morelli per 158 voti contro 100

Lattanzi vince ballottaggio per la Consulta.
Ma all'elezione un 'ermellino' vota Ruby


Roma, 20 nov. (Adnkronos) - Il giudice di Cassazione Giorgio Lattanzi andrà alla Corte Costituzionale. Il magistrato della VI Sezione penale di piazza Cavour, infatti, ha superato al ballottaggio in Cassazione i 130 voti necessari per l'elezione. Ha superato il suo rivale Mario Morelli per 158 voti contro 100. Lattanzi è stato eletto presso la Corte di Cassazione in sostituzione del giudice costituzionale Francesco Amirante, attualmente presidente della Consulta, che il 7 dicembre prossimo cesserà dalla carica per il compiuto novennio.

Sono stati 258 i giudici votanti. Due le schede bianche. Nel corso dello spoglio nell'Aula di piazza Cavour ha fatto capolino anche il caso Ruby: un 'ermellino', infatti, ha dato il suo voto a Ruby Rubacuori. E in Aula i colleghi magistrati hanno subito urlato "vergogna". Qualcun altro è stato allo scherzo e ha commentato: "Ma lei non può andare è un'extracomunitaria".

.. il precedente


Caso Ruby: Commissione Csm,
Vietti ci trasmetta lettera pm Fiorillo


Roma, 16 nov. - (Adnkronos) - La prima Commissione del Csm ha chiesto all'unanimita' al comitato di presidenza di trasmettere la lettera con cui il pm dei minori di Milano Anna Maria Fiorillo, che si e' occupata del caso Ruby, ha chiesto a Palazzo dei Marescialli di verificare le discrepanze venute fuori tra la sua versione dei fatti e quella del ministro dell'Interno Maroni e del procuratore di Milano Bruti Liberati.
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Di Loredana Morandi (del 19/11/2010 @ 16:23:18, in Magistratura, linkato 1338 volte)
Giustizia/ Palamara: Superare
scontro tra magistratura e politica


"Più fibrillazioni con questa maggioranza, ma le riforme servono"

Roma, 19 nov. (Apcom) - Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, lancia un appello a superare la contrapposizione fra magistratura e politica in una intervista concessa al Riformista quando manca una settimana al trentesimo congresso dell'Anm. Alla politica, "nonostante lo stallo attuale, vorrei chiedere - ma è una domanda retorica - come mai la giustizia è sempre stata una priorità mentre ora sembra improvvisamente scomparsa dall'agenda".

Negli ultimi anni, accusa il rappresentante della magistratura associata, al centro del dibattito sono stati messi temi che non avevano molto a che vedere con le questioni generali e che invece tenevano conto di interessi personali". Palamara ricorda che "certe fibrillazioni le abbiamo vissute soprattutto da quando c'è l'attuale maggioranza. Ma è ora - afferma - che si esca da questa fase".

L'Anm al congresso presenterà "un nuovo codice etico che approfondisce i rapporti fra magistrati e politica e tra magistrati e informazione", promette Palamara, e quanto alle riforme, "è l'altra questione che affronteremo, rilanciando alcuni grandi temi e chiedendo che siano messi da parte i provvedimenti che rischiavano di mettere in ginocchio il sistema giudiziario".
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«Perché la giustizia
è sparita dall’agenda?
I problemi restano...»


di Alessandro Calvi

Verso il congresso Anm. Parla il presidente Luca Palamara: «In questi ultimi anni le contingenze hanno avuto la meglio sulla riforma. La politica ha strumentalizzato le inchieste sul potere: una debolezza. Questione morale tra i giudici: serve una discussione ampia».

Arrigo Sacchi la chiamerebbe una «ripartenza». Luca Palamara, invece, parla di «rinnovamento» e non chiude la porta - non lo ha mai fatto - al dialogo con la politica. La prossima settimana l’Anm va a congresso, il XXX, e la sensazione, in questo momento che sembra preludere a un cambiamento nel paese, è che quel rinnovamento che si annuncia tra i magistrati non possa prescindere dalla chiusura di un ciclo tormentato, apertosi con le inchieste milanesi del 1992. Ciò che Palamara immagina, insomma, è in qualche modo il superamento della seconda Repubblica, e per questo punta sul dialogo. Dialogo, dunque, non scontro. Quello, spiega il presidente dell’Anm, «è un terreno sul quale noi non ci facciamo trascinare». «Nonostante questi anni difficili - dice ancora Palamara - non ci sono pregiudizi tra i magistrati». E, però, ci tiene a piantare qualche paletto. «Primo tra tutti - spiega - la Costituzione».

Presidente Palamara, dunque si volta pagina?
Pensiamo al congresso come al momento nel quale rilanciare temi importanti da affrontare con lo sguardo rivolto a noi stessi, certo, ma anche alla politica alla quale, nonostante lo stallo attuale, vorrei chiedere - ma è una domanda retorica - come mai la giustizia è sempre stata una priorità mentre ora sembra improvvisamente scomparsa dall’agenda. I problemi, però, sono rimasti.

La politica sembra alla fine di un ciclo. Ma anche tra i magistrati nelle ultime settimane ci sono stati segnali che qualcosa sta cambiando.
Indubbiamente, negli ultimi 16 anni sulla giustizia c’è stato un approccio più dettato dalle contingenze che da un’idea di riforma che avesse come obiettivo un quadro di insieme. Questo, evidentemente, ha generato un contrasto e ha creato le condizioni perché l’attenzione fosse distolta dai problemi reali della giustizia.

L'articolo prosegue su Il Riformista

Che intende dire?
Al centro del dibattito sono stati messi temi che non avevano molto a che vedere con le questioni generali e che invece tenevano conto di questioni personali. Ecco perché oggi c’è una necessità di rilancio sia delle riforme che dei rapporti tra magistratura e politica.

C’è un rapporto tra ciò che sta accadendo nel mondo politico e tra i magistrati?
Diciamo che 16 anni fa è partita un’onda che ancora non è passata del tutto. Ma scontiamo anche un momento di debolezza della politica che spesso ha portato a una enfatizzazione e a una strumentalizzazione delle inchieste giudiziarie, soprattutto di quelle che hanno toccato il potere. È chiaro che non dovrebbero essere i magistrati a stabilire con le inchieste se un politico possa o meno essere candidabile; dovrebbe essere la stessa politica a prendere decisioni, a trovare al proprio interno gli anticorpi per riformarsi senza affidarsi completamente alla magistratura e senza poi strumentalizzare le inchieste.

È un discorso generale?
Certo, anche se è vero che certe fibrillazioni le abbiamo vissute soprattutto da quando c’è l’attuale maggioranza. Ma è ora che si esca da questa fase.

È la fine della seconda Repubblica?
Non mi faccia ragionare di politica che ho appena finito di dire che ciascuno deve fare il proprio lavoro. Posso dire che noi non ci tireremo indietro e che con questo congresso guarderemo anche al nostro interno.

Si riferisce alla questione morale?
Su questo noi abbiamo sempre avuto posizioni nette. Una volta di più vogliamo dire alcune cose con chiarezza per tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e per dare al paese magistrati ancor più responsabili. Quindi, al congresso presenteremo un nuovo codice etico che approfondisce i rapporti tra magistrati e politica e tra magistrati e informazione.

Se il governo dovesse cadere, dopo mesi di discussioni tutte le riforme in ballo verrebbero spazzate via. Da dove si potrebbe ripartire?
Questa è l’altra questione che affronteremo, rilanciando alcuni grandi temi e chiedendo che siano messi da parte i provvedimenti che rischiavano di mettere in ginocchio il sistema giudiziario.

In ballo c’è soprattutto il rapporto tra pm e polizia giudiziaria.
Sì, quello è uno dei casi nei quali si è messa più a rischio l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati, limitando l’attività di chi in questi anni ha svolto le inchieste che hanno riguardato il potere, la criminalità mafiosa, le stragi.

Due anni fa Angelino Alfano al vostro congresso disse: «Il mio programma è il vostro».
Beh, diciamo che molto tempo è passato da allora. Ed è chiaro che ora siamo in una fase diversa. I problemi di allora, però, sono ancora tutti sul tappeto.

giovedì, 18 novembre 2010
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Di Loredana Morandi (del 19/11/2010 @ 16:15:30, in Magistratura, linkato 1428 volte)
Il procuratore Ingroia ad Affari:
"La mafia? Oggi è più civile"


Venerdí 19.11.2010 14:03

“Una mafia più civile. Meno sanguinaria che ha abbandonato la contrapposizione frontale con lo Stato, e si fa accettare più facilmente nei Salotti buoni dell'economia e della politica”. Così il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, da anni in prima linea per combattere i fenomeni mafiosi, spiega ad Affaritaliani.it, partendo dal suo nuovo libro "Nel labirinto degli dei" pubblicato da Il Saggiatore, come è cambiata nel corso degli anni la criminalità organizzata.

Procurate Ingroia, di che cosa parla il suo nuovo libro? E perché l’ha titolato “Nel labirinto degli dei”?

Il libro parla di mafia e di antimafia. Ma è soprattutto un susseguirsi di racconti tratti dalla mia esperienza giudiziaria, ormai ventennale, di pubblico ministero antimafia in Sicilia. Proprio in quella Sicilia che, diceva il principe Salina nel Gattopardo, è la terra degli dei. Nel senso che l’immobilismo, nel quale è nata anche la mafia, nasce da una grande considerazione che i siciliani hanno di se stessi, si sentono quasi dei. Il labirinto degli dei è quello che ho fatto in tutti questi anni. Inchieste laboriose e pazienti in una realtà labirintica come quella della mafia, piena di cose da decifrare: allusioni, cose nascoste e occulte dove verità e menzogna non sono facili da distinguere. Cos', talvolta, ti sembra di essere vicino alla verità e poi invece, come in un labirinto, giri l’angolo e ti trovi al punto di partenza. Nel contempo il titolo ha anche un doppio senso: gli dei sono anche quegli uomini potenti che si sentono divinità in terra, che pretendono l’impunità e il privilegio. Insomma si sentono migliori degli altri.

L'articolo prosegue su Affari Italiani

Ma che tipo di mafia c’è in Italia? Come si muove?

E’ una mafia che non ha smesso i suoi vecchi e tradizionali panni, al quale non può rinunciare. E’ sempre un’associazione criminale, violenta, che si basa sulla sopraffazione. Ma è anche, e soprattutto, una mafia di tipo finanziaria, una criminalità degli affari dedita al riciclo del denaro sporco che si sa adattare a realtà diverse e lontane da quelle tradizionali, e che quindi si è stanziata anche nelle regioni più ricche del nostro paese. Soprattutto nel nord Italia. Purtroppo la maggioranza degli italiani è vittima di una disinformazione massiccia e pensa che la mafia sia ancora la mafia militare, del pizzo, delle coppole e delle lupare, senza più presente e senza futuro. La realtà purtroppo è diversa.

Quale sono le regioni più colpite d’Italia?

La regione in assoluto dove la mafia è più presente è ancora la Sicilia. Seguono la Calabria dove l’ndrangheta, grazie ai traffici illeciti, è diventata la più grande organizzazione criminale. E poi un ruolo importante lo occupa la Lombardia, regione ricca d’Italia dove la madia ha stabili radici ed interessi.

La Dia ha lanciato l’allarme: le imprese lombarde hanno iterazioni con la mafia. Come commenta questi dati?

 Sono dati che arrivano all’epilogo di una storia partita da lontano. Sono passati vent’anni da quando Falcone diceva che la mafia era entrata in Borsa. Oggi possiamo dire che non ci è più uscita anzi, ci si è accasata in modo stabile.E’ ovvio che il cuore finanziario del paese è in Lombardia e quindi non c’è dubbio che nella Regione ci sia il cuore delle mafie. Il fatto nuovo degli ultimi anni è che, proprio in Lombardia si sono stabiliti anche i mafiosi.

Che cosa pensa della legge del 2001 sui pentiti? Crede che il trattamento riservato al collaboratore di giustizia Spatuzza sia stato adeguato?

Per quanto riguarda i pentiti credo che il caso Spatuzza riveli un cattivo funzionamento del sistema che si è rilevato paradossale- Al pentito mafioso più importante degli ultimi anni che sta contribuendo a svelare molti segreti del periodo stragista (da Falcone a Borsellino) è stato revocato il programma speciale di protezione. Ora ne ha una ridotta. E’ un paradosso che il pentito più importante venga protetto peggio degli altri. Questa situazione è stata giustificata dal ministero con una legge ma rischia di essere frainteso dai pentiti. E come se si stessero punendo. Oltretutto ha fatto i nomi di  alcuni politici, Berlusconi e Dell’Utri in primis, e quindi c’è il rischio che passi il messaggio i pentiti che fanno nomi compromettenti vengono puniti. Quindi io dico: o è sbagliato il provvedimento e si deve assicurare la protezione a Spatuzza oppure, se questo provvedimento è giusto  perché costituisce inevitabile applicazione della legge, è questa che non funziona e deve essere modificata. Così le cose non funzionano…

Ultimamente si è avviata una polemica sul carcere duro, il 41 bis. L’ex ministro della Giustizia Conso ha dichiarato di averlo sospeso nel 93 per evitare altre stragi…

Questo ha a che fare con ciò di cui mi sto occupando. La considerazione che posso fare è che mi lascia perplesso il che, in un periodo stragista, possano essere fatte valutazioni di allentamento della pressione carceraria nei confronti dei mafiosi.. Insomma, da una parte c’erano uomini e donne che venivano fatti a pezzi dalla mafia e dall’altra invece uno Stato che su quel fronte non si è dimostrato compatto.

Lei ha avuto il privilegio di iniziare la sua carriera con Paolo Borsellino, che cosa è cambiato da allora?

Tante cose, alcune in meglio,altre in peggio. Sicuramente è migliorata la professionalità nella Magistratura, si è molto meno isolati e si collabora. Allora non era così. C'è una mentalità diversa. Anche in Sicilia sono nati molti movimenti contro la mafia. Inoltre funziona la cattura dei latitanti e anche la confisca dei beni mafiosi. A questo si affiancano anche gli aspetti negativi: c’è una disattenzione verso il cambiamento della mafia che è diventata per lo più finanziaria. C’è una legislazione che non è all’altezza della sfida, non c’è un’attenzione sufficiente perché ci si concentra sulla mafia militare. Nel contempo anche la Magistratura, sempre sottoposta ad attacchi e a delegittimazione, non viene appoggiata.

Ventotto latitanti di massima pericolosità su 30 arrestati dalle forze dell’ordine. Ultimo tra tutti Iovine. Sono importanti questi arresti oppure in ogni caso la mafia è talmente radicata che risultano quasi inutili?

La verità sta nel mezzo. Vanno valorizzati questi soggetti perché molto importante. Il loro arresto prosciuga  il consenso di cui la mafia si vanta e distrugge alla base le strutture interne. Ma bisogna anche pensare che la mafia non è in ginocchio, non è prossima ad essere sconfitta. Bisogna partire da questi successi, senza pensare che siano un punto d’arrivo, ma delle tappe da cui partire.

Ma il boss Iovine abitava vicino alla caserma dei carabinieri. E’ preoccupante che ci si metta molti anni a prendere dei latitanti che, alla fine, convivono con gli altri cittadini?

Non possiamo pensare che tutto ad un tratto nei paesi finisse l’omertà e che i mafiosi venissero confinati nelle campagne. Soprattutto oggi che la mafia spara di meno, che cerca di sporcarsi meno le mani, è chiaro che cerca di riavvicinarsi e mimetizzarsi nelle città. La contiguità con il mafioso è più facile oggi di ieri.

Ad ottobre ha sostenuto che la verità sui colpevoli delle stragi che portarono alla morte di Falcone e Borsellino era vicina…

Alcune cose sono abbastanza chiare anche se le indagini specifiche toccano la procura di Caltanissetta. Sono convinto che ci saranno altri risultati…

Che cosa pensa della polemica sorta nei giorni scorsi tra Saviano e Maroni?

Credo che, rispetto al merito le cose dette da Saviano non siano false. Che ci siano state delle radici profonde del potere mafioso anche nel nord Italia non c'è dubbio, come anche che le mafie cercano da sempre rapporti con la politica. Quindi che ci possano essere dei casi come quelli riferiti non mi pare sorprendente. Il fatto è che l'espressione usata da Saviano è più forte rispetto a quelle che in realtà sono le risultanze investigative. Ma è anche vero che non ci si può aspettare da lui, che è uno scrittore, la precisione che si può invece leggere in una sentenza.


Di Floriana Rullo
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Di Loredana Morandi (del 19/11/2010 @ 16:08:39, in Giuristi, linkato 1258 volte)
Speriamo anche senza truffare i giornalisti o arricchirsi illegalmente con il lavoro degli uffici stampa... L.M.

Per gli avvocati pubblicità lecita
ma senza suggestioni ed equivoci


di Alessandro Galimberti

Finisce con la «censura» definitiva della Cassazione l'esperienza di Alt (Assistenza legale per tutti), l'iniziativa di due avvocati milanesi – uno consigliere dell'ordine – che nel 2007 scesero letteralmente in strada per avvicinarsi alla clientela, sfruttando le liberalizzazioni pubblicitarie targate Bersani.

Secondo le Sezioni unite (sentenza 23287/10, depositata ieri), la sanzione inflitta dal consiglio di Brescia nei confronti della consigliera milanese, ribadita poi dal Cnf, è del tutto congrua e legittima, per aver utilizzato un acronimo (ALT) «suggestivo», volto a catturare clientela sfruttando un riflesso «emotivo» irrazionale, ed equivocando anche sul messaggio «prima consulenza gratuita» – in realtà un «generico inquadramento del problema».

La corte ha invece cassato con rinvio la decisione nei confronti del collega non consigliere dell'ordine, perché il procedimento a suo carico era stato erroneamente attratto – per connessione soggettiva – nella competenza del consiglio bresciano. Proprio su questo punto le sezioni unite hanno impegnato una lunga parte della motivazione, escludendo che al procedimento disciplinare forense possano essere applicati istituti della procedura penale – come la connessione soggettiva, appunto – quando non espressamente previsti, come in questo caso.

L'articolo prosegue su Il Sole 24 ore

Nessuna ombra, invece, sull'operato degli organi di autogiurisdizione dell'avvocatura, ma per la ragione assorbente che in materia di pubblicità la legge professionale del 1933 (articolo 38) «non contiene una specifica tipizzazione di ipotesi di illecito»: spetta quindi ai consigli dare contenuto alla formula normativa che prevede il procedimento disciplinare per «gli avvocati che si rendano colpevoli di abusi o di mancanze nell'esercizio della loro professione o comunque di fatti non conformi alla dignità e al decoro professionale». Secondo la corte la ragione di una tale scelta legislativa, diffusa peraltro in diversi ordinamenti professionali, sta nella necessità di evitare che violazioni di doveri, anche gravi, possano sfuggire alla sanzione disciplinare. Il contraltare della formulazione "aperta" della norma di incolpazione, però, è la difficoltà di definire il perimetro di ciò che è lecito, ma soprattutto il fatto che arbitro della questione non può che essere il giudice della deontologia, cioè l'avvocatura stessa. E sulle scelte di merito operate dal consiglio territoriale, e poi dal Cnf, il controllo di legittimità della Cassazione non può diventare un momento sostitutivo, in cui la corte riformula o ridefinisce, secondo la propria sensibilità, le condotte già sanzionate dai colleghi avvocati.

Nel dettaglio il consiglio dell'ordine di Brescia ha dato contenuto all'articolo 38 del rdl 1578/1933 con il precetto astratto che vieta di «effettuare alcuna forma di pubblicità con slogan evocativi o suggestivi, privi di contenuto informativo professionale, e quindi lesivi del decoro e della dignità professionale». Violazioni che l'esperienza di ALT ha commesso, a giudizio del Cnf, e su questa decisione il sindacato della corte non può che fermarsi alla congruità logica della motivazione, pienamente rispettata.
Superfluo sottolineare che questi canoni dovranno essere tenuti in considerazione anche nel giudizio-bis sul collega milanese "cassato".



 
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Si riferisce a un licenziamento del 2 giugno 1998

La Cassazione 'assolve' gli 007 in borghese:
"Lecito spiare i dipendenti"


Roma - (Adnkronos) - Gli ermellini hanno confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, inflitto al direttore di una catena di supermercati Standa di Messina. Era stato sorpreso con controlli occulti a prelevare merce dagli scaffali con scontrini riciclati Disse 'non mi rompere il c... al capo', la Suprema Corte: "Non è licenziabile"

Roma, 18 nov. - (Adnkronos) - I dipendenti possono essere spiati dagli 007 in borghese. Lo rileva la Cassazione nel confermare la legittimità del licenziamento per giusta causa, inflitto al direttore di una catena di supermercati Standa di Messina, sorpreso con controlli occulti a prelevare merce dagli scaffali con gli scontrini riciclati. Per la Sezione lavoro, che ha bocciato il ricorso di Giovanni C. "sono legittimi i controlli posti in essere dai dipendenti di agenzie investigative che operano" in maniera occulta "come normali clienti e non esercitano alcun potere di vigilanza e controllo". Infatti, annotano ancora i supremi giudici, "rientra nel potere dell'imprenditore la facoltà di avvalersi di appositi organismi per controllare, anche occultamente il corretto adempimento delle prestazioni lavorative al fine di accertare mancanze specifiche dei dipedenti, già commesse o in corso di esecuzione".

Il licenziamento del direttore della catena di magazzini inflitto il 2 giugno del 1998 era stato confermato dalla Corte d'Appello di Messina nel marzo 2007. Inutilmente Giovanni C. ha protestato in Cassazione sostenendo l'illegittimità della sua espulsione avvenuta attraverso l'utilizzo di 007 in borghese in violazione, a suo dire dell'art. 2 dello Statuto dei lavoratori che vieta i controlli occulti sui dipendenti. In effetti, come ricostruisce la sentenza 23303, la società, una volta accortasi dei fatti illeciti, aveva assoldato alcuni agenti di una agenzia di vigilanza che agivano in borghese mischiandoli alla normale clientela. Controlli in borghese che avevano dimostrato come Giovanni C. prelevasse merce dagli scaffali con gli scontrini riciclati.

Piazza Cavour ha respinto il ricorso di Giovanni C. e ha sottolineato che "le norme poste dagli art. 2 e 3 della legge 300 del 1970 a tutela della libertà e dignità del lavoratore, delimitando la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei suoi interessi, con specifiche attribuzioni nell'ambito dell'azienda, non escludono il potere dell'imprenditore di controllare direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica l'adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, ciò indipendentemente dalle modalità del controllo che può legittimamente avvenire anche occultamente senza che vi ostino né il principio di correttezza e buona fede nell'esecuzione dei rapporti, né il divieto di cui all'art. 4 della legge del 1970 riferito esclusivamente all'uso di apparecchiature per il controllo a distanza". Inoltre la Cassazione si allinea al giudizio di merito che aveva fatto notare come "la posizione di prestigio del dipendente (direttore del supermercato)) all'interno della struttura commerciale, avrebbe dovuto costituire esempio di correttezza e professionalità per i dipendenti a lui gerarchicamente subordinati". Da annotare ancora che il direttore del supermercato, una volta colto con le mani nel sacco dagli investigatori in borghese, aveva tentato di difendersi sostenendo di essersi attribuito la paternità dei fatti nel tentativo di salvaguardare il fratello gia' condannato con sentenza penale passata in giudicato per la stessa contestazione.
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Di Loredana Morandi (del 18/11/2010 @ 11:10:38, in Magistratura, linkato 1379 volte)
A che punto sono le grandi inchieste


Dalla Puglia al riciclaggio Che fine hanno fatto le indagini su appalti e politica

ROMA - Oltre 500 milioni di euro per decine di lavori assegnati con la procedura di urgenza prevista per i Grandi Eventi. L'inchiesta di Perugia entra nella fase finale con l'esame delle posizioni degli indagati. E intreccia nuovi accertamenti disposti a Firenze sugli appalti concessi in Toscana. Hanno tempi e scadenze diverse le istruttorie avviate nell'ultimo anno che riguardano i rapporti tra pubblico e privato coinvolgendo spesso politici di livello nazionale. Ma in molti casi l'impianto ha già retto al primo vaglio dei giudici, consentendo ai pubblici ministeri di proseguire le verifiche. Proprio come accaduto per l'indagine sulla «combriccola» messa insieme dal faccendiere Flavio Carboni e dal suo amico Pasquale Lombardi, capaci secondo l'accusa - riconfermata ieri dal tribunale del Riesame di Roma - di orientare nomine e decisioni. Oppure come sta accadendo per i controlli sulle «commesse» gestite da Finmeccanica con la decisione di alcuni protagonisti di collaborare con i magistrati o quantomeno fornire indicazioni utili alla ricostruzione dei legami tra aziende diverse, unite dall'obiettivo comune di spartirsi gli affari.
LA GRAFICA: Le inchieste e i loro protagonisti
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Il gruppo di Mokbel
Il processo è cominciato il 2 novembre. Alla sbarra ci sono Gennaro Mokbel un passato neofascista e un presente come anello di congiunzione tra il potere criminale della 'ndrangheta e quello imprenditoriale della telefonia, accusato di aver riciclato soldi sporchi anche grazie al traffico di diamanti. Con lui, il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia, l'ex consigliere di amministrazione Mario Rossetti e gli ex dirigenti Giuseppe Crudele e Bruno Zito. E, per Telecom Italia Sparkle, l'ex amministratore delegato Stefano Mazzitelli, gli ex manager Massimo Comito e Antonio Catanzariti. Niente dibattimento per l'ex senatore pdl Nicola Di Girolamo, che dopo aver confessato il proprio ruolo nell'organizzazione ha scelto di patteggiare una pena a cinque anni di carcere con l'impegno a restituire quattro milioni e 700 mila euro. Soldi che erano stati depositati in conti correnti sequestrati in Svizzera, a Hong Kong e a Singapore.

Gli affari di Finmeccanica
Proprio in questi Paesi, paradisi fiscali spesso inaccessibili per chi insegue le tracce di fondi «neri», i magistrati hanno trovato le provviste finanziarie di Lorenzo Cola, superconsulente di Finmeccanica finito in carcere perché sospettato di aver riciclato denaro consentendo proprio al gruppo Mokbel di acquisire la società Digint. Da qualche settimana Cola - ritenuto di fatto l'uomo più vicino al presidente Pierfrancesco Guarguaglini - ha accettato di rispondere agli interrogatori. E ha consegnato un memoriale che sta facendo tremare i vertici dell'azienda. Le sue affermazioni si incrociano con quelle del commercialista Marco Iannilli, che ha accettato di svelare ai magistrati i retroscena di numerosi affari fornendo dettagli utili a ricostruire i legami tra i personaggi e alcune operazioni sulla cessione di rami d'azienda e la concessione di commesse. Indaga la procura di Roma e indaga soprattutto quella di Napoli che si concentra sugli appalti per la costruzione della cittadella della polizia - in realtà mai realizzata - dove ebbe certamente un ruolo di dominio la Elsag Datamax. Si tratta di un'azienda controllata dalla Selex, inserita in Finmeccanica e guidata da Marina Grossi, potente manager e moglie di Guarguaglini. Le verifiche effettuate nelle ultime settimane avrebbero consentito di ottenere elementi per dimostrare non soltanto la turbativa d'asta, ma anche l'occultamento di una parte dei fondi stanziati e ora l'indagine si concentra sulla valutazione delle posizioni degli indagati. Nell'elenco figurano il vicecapo della polizia Nicola Izzo, il prefetto de L'Aquila Giovanna Maria Iurato, il viceprefetto Castrese de Rosa e alcuni imprenditori interessati all'affare.

L'Agcom di Innocenzi
È ancora all'esame del tribunale dei ministri di Roma l'inchiesta sui rapporti tra Silvio Berlusconi e Giancarlo Innocenzi, componente dell'Autorità di controllo sulle comunicazioni. Le telefonate intercettate su disposizione del giudice di Trani hanno svelato le «pressioni» esercitate dal premier affinché il Garante si adoperasse per far chiudere trasmissioni a lui sgradite come Annozero di Michele Santoro e Parla con me di Serena Dandini. Richieste continue che hanno portato i magistrati a iscriverlo sul registro degli indagati per concussione e minacce. Alla fine di marzo il fascicolo è stato trasferito per competenza nella Capitale, ma da allora non è accaduto nulla e nei corridoi di piazzale Clodio si dà per scontato che finisca in archivio. Anche perché appare difficile che il vertice dell'ufficio decida di chiedere al Parlamento l'utilizzo delle telefonate dello stesso presidente del Consiglio.

I Grandi Eventi
Si chiude il filone di indagine sugli affari conclusi dal costruttore Diego Anemone grazie al suo rapporto privilegiato con il provveditore Angelo Balducci e gli altri funzionari pubblici delegati all'assegnazione dei lavori come Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola e appare scontata la richiesta di rinvio a giudizio. Dopo la decisione della Camera che ha negato l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, accusato di corruzione, i pubblici ministeri dovranno decidere se rinnovare l'istanza trasmettendo la documentazione che riguarda i coindagati come aveva chiesto il Parlamento, oppure procedere soltanto nei confronti dell'arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, che deve rispondere dello stesso reato nella sua veste di responsabile di Propaganda Fide. E una decisione dovrà essere presa anche riguardo alla posizione dell'ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, pure lui sospettato degli stessi reati proprio per i rapporti con Anemone, dell'ex commissario per i mondiali di Nuoto Claudio Rinaldi; dell'architetto Angelo Zampolini, del commercialista Stefano Gazzani. Resta invece all'attenzione dei magistrati fiorentini la posizione di Denis Verdini, il coordinatore del Pdl finito sotto indagine per la gestione del suo Credito cooperativo fiorentino e i rapporti con il patron della società Btp Riccardo Fusi.

La ricostruzione dopo il terremoto
Legame antico, quello fra il politico e l'imprenditore, che si ritrova nelle carte processuali finite alla procura de L'Aquila. Perché l'impresa di Fusi fa parte del consorzio Federico II e i magistrati stanno verificando quanto abbiano pesato gli «appoggi» politici nella concessione di alcuni lavori al sodalizio di aziende che prima di unirsi parteciparono a una riunione nell'ufficio a Palazzo Chigi del sottosegretario Gianni Letta. Verdini e Fusi hanno ricevuto un avviso a comparire per abuso d'ufficio in cui viene contestato il concorso nel reato anche al presidente del consorzio Ettore Barattelli.

La sanità pugliese
È stata invece frazionata in svariati fascicoli l'inchiesta sulla sanità pugliese che aveva come fulcro l'attività di distribuzione di tangenti e favori sessuali di Gianpaolo Tarantini, rampante manager diventato famoso per aver portato ragazze a pagamento nelle residenze di Silvio Berlusconi. La scelta dei magistrati è stata quella di avviare un'indagine su ogni appalto pur nella consapevolezza che la strategia di Tarantini era quella di accaparrarsi il fiume di soldi pubblici erogato da Asl e ospedali con la complicità di direttori sanitari, medici e politici disposti a favorire le sue aziende in cambio di regali, donne e cocaina. E dunque bisognerà decidere tra l'altro il destino giudiziario dell'ex vicepresidente della Regione Sandro Frisullo e degli amministratori locali che lo avrebbero favorito.

Fiorenza Sarzanini
Corriere Sera - 18 novembre 2010
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Di Loredana Morandi (del 18/11/2010 @ 10:58:49, in Politica, linkato 1398 volte)
Solidarietà al pm Luigi Persico. L.M.

Cinzia-gate, Garagnani chiede

un'ispezione in Procura


Il deputato Pdl ha presentato un'interrogazione al Governo "per accertare se vi siano state violazioni di legge o regolamenti"

Bologna, 16 novembre 2010 - Il deputato del Pdl Fabio Garagnani torna all’attacco e chiede al Governo (con un’interrogazione) di mandare i suoi ispettori alla Procura di Bologna “per accertare se vi siano state violazioni di legge o regolamenti”.

Lo spunto per l’affondo del deputato azzurro (non nuovo a invettive nei confronti dei magistrati inquirenti bolognesi) arriva dall’autobiografia di Alfredo Cazzola, presentata oggi sotto le Due Torri, e in particolare dal capitolo dedicato alla vicenda del Cinzia-gate, l’inchiesta giudiziaria che dieci mesi fa ha fatto cadere il sindaco Flavio Delbono. A questa conclusione, pero’, si arrivo’ solo in un secondo momento della storia giudiziaria di questo caso, perche’ nella prima fase la denuncia veicolata da Cazzola venne gestita in altro modo dalla Procura, che arrivo’ a chiederne l’archiviazione.

Garagnani, in una nota, si rifa’ alle parole di Cazzola sul “comportamento che la Procura di Bologna, ed in particolare il pm Persico, ha avuto nell’intera storia culminata nella richiesta di archiviazione dell’indagine contro ignoti su Cracchi- Delbono”. Ma non e’ tutto. Il deputato del Pdl ricorda infatti altri casi precedenti, gia’ portati all’attenzione del Governo, “riguardanti comportamenti ‘anomali’ di singoli magistrati, particolarmente esposti politicamente”. In quei casi, pero’, sottolinea Garagnani “non c’erano chiamate esplicite di responsabilita’ come nel caso in questione da parte di Alfredo Cazzola”.

Ora, secondo Garagnani, il Governo dovrebbe “prendere in seria considerazione quanto affermato dall’imprenditore” perche’ dalle sue parole emerge “un quadro particolarmente preoccupante per le garanzie di liberta’ e di uguaglianza di fronte alla legge dei cittadini bolognesi”.

Il Resto del Carlino

La Rassegna

Il telefonino 'rovente' di Flavio 400 sms e chiamate in due mesi

Il Resto del Carlino - ‎17/nov/2010‎
BOLOGNA, 17 NOVEMBRE 2010 - MAURO MORUZZI, direttore generale di Cup 2000, ai magistrati ha detto senza mezzi termini che l'ex sindaco Flavio Delbono «è un ...

"A sinistra polli, a destra improbabili" Il veleno di Cazzola ...

La Repubblica - ‎16/nov/2010‎
La versione di Cazzola è il racconto di un'epopea imprenditoriale, di molte scommesse vinte sul piano sportivo e di una cocente sconfitta elettorale. ...

Cinzia-gate, Garagnani chiede un'ispezione in Procura

Il Resto del Carlino - ‎16/nov/2010‎
Bologna, 16 novembre 2010 - Il deputato del Pdl Fabio Garagnani torna all'attacco e chiede al Governo (con un'interrogazione) di mandare i suoi ispettori ...

Cazzola presenta 'A modo mio' e parla di calcio,

Il Resto del Carlino - ‎16/nov/2010‎
L'ex patron della Virtus e del Bologna, lancia la sua autobiografia spaziando tra tutti i temi più caldi. Senza lesinare frecciatine, soprattutto sulla ...

Alfredo Cazzola torna con un libro:«A modo mio» dall'impresa alla ...

Corriere della Sera - ‎16/nov/2010‎
Alfredo Cazzola ritorna sulla scena con un libro in cui ripercorre la propria vita: «A modo mio - Autobiografia di un libero imprenditore», ...

Cazzola, pagine di attacchi alla Procura

La Repubblica - ‎16/nov/2010‎
L'uomo che sfidò alle comunali Flavio Delbono ha pubblicato un'autobiografia, "A modo mio", in cui riserva un capitolo al Cinzia-gate. ...

SINDACO BOLOGNA: ALFREDO CAZZOLA, CANDIDATI PD 'POLLI ALLEVAMENTO'

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎16/nov/2010‎
(AGI) - Bologna, 16 nov. - Nessuna intenzione di scendere in campo una seconda volta; e per il rilancio della citta' l'auspicio e' rivolto ad un finora non ...
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