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 laments of the dawn .... ann von holt... di Admin
 
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Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma a causa di quelli che osservano senza dire nulla.

Albert Einstein
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\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 15/07/2011 @ 19:13:38, in Magistratura, linkato 1625 volte)
Prendo spunto per il mio commento dall'articolo di Alessandro Longo, patron di Apogeonline, per La Repubblica. L'articolo contiene degli errori un po' marchiani, specie per un Alessandro Longo, che mi accingo a correggere.
Il primo: per l'accesso a BTJunkie NON è nato proprio un bel niente che non fosse già online da decenni, mi riferisco ai proxy anonimizer che ovviamente favoriscono questo genere di attività e non solo quella, quindi perché disinformare tanto per scrivere qualcosa? Probabilmente la paternità del proxy italiano è la medesima.
Quanto all'oscuramento della board torrent e del suo proxy partner Scorza e gli altri possono gridare a piacimento, ma non v'è alcun errore del Pubblico Ministero sulla scia della giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione scritta dopo i fatti e le intemperanze del caso Pirate Bay.
La posizione degli ISP è delicata, certo. Sulle notifiche mancate o parziali siamo già alla melina dell'avvocatuccio di parte (purtroppo con faldoni e faldoni del Massimario) e sarà molto difficile dimostrare che il fax e la "PEC" della Finanza non abbiano funzionato contemporaneamente, inoltre non ritengo affatto sia da confutare il lavoro della Finanza che ha rilevato il mancato blocco degli IP. Appare quindi indimostrabile che al comunicato stampa del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari non sia seguita un'ampia rassegna di articoli, che ha informato tutte le società.
Per dirla chiara e in faccia ai soliti lupi che non perdono mai il vizio di curare solo le libertà dei commercial in rete (Scorza, che non conosce il concetto di libertà, di fatto consente la distribuzione sul suo blog di scritti da me denunciati per stalking e linkati ai profili facebook di pedofili famosissimi oggi e per i prossimi otto anni in carcere) :  "Gli Internet Service Provider sanno sempre tutto" oppure non si potrebbero stilare quelle belle classifiche dove si premiano i click e i link ad un sito web". Stessa cosa i servizi di Hosting, perché a nessun loro tecnico sfugge che un forum del file sharing macina tantissima banda per gli ingressi e per i link esterni cliccati dagli utenti. A voler essere banali basti dire che per Fastweb c'è addirittura un programma scritto proprio per agevolare il download dai link ed2k, impossibile che FW non lo sappia o che non ne sia al corrente il suo staff di sviluppatori. Chi dice il contrario mente. E' ovvio.
Resto formalmente convinta di quanto profetizzai anni fa: la battaglia per le libertà della Rete in mano ai commercial e ai loro avvocati è persa. Perché se una delibera dell'Agcom non può sostituirsi al "magnifico legislatore italico" è vero che come già visto nel passato sui medesimi pulpiti si celebrano i soliti riti e reiterati reati, anche intellettuali e morali. Buon lavoro all'eroico PM.  L.M.

L'ordinanza della Procura di Cagliari dal sito di Repubblica.

Siti pirata, i provider come vigilantes
la procura di Cagliari scatena la polemica


Dopo le critiche alla delibera anti pirateria dell'Agcom, ora il tribunale di Cagliari chiede ai fornitori di servizi web di verificare il contenuto dei siti e oscurare quelli che rimandano a indirizzi accusati condividere file protetti da copyright. Trasformandoli di fatto in poliziotti.

Gli esperti: "Inammissibile, è una violazione gravissima"

di ALESSANDRO LONGO


CAGLIARI - La procura della Repubblica di Cagliari ha inviato a tutti i provider internet un ordine finalizzato a bloccare a tappeto siti e indirizzi IP connessi alla pirateria. Un ordine che secondo gli esperti è inaudito, perché l’autorità giudiziaria chiede loro di trasformarsi in poliziotti alla ricerca di illeciti presenti e futuri.

È l’estrema conseguenza di un ordine di oscuramento che il tribunale di Cagliari aveva mandato ai provider ad aprile, contro il sito BTJunkie (motore di ricerca di file torrent, utilizzati per scaricare anche opere coperte da diritto d’autore). Quel documento però conteneva parecchie falle, che ora la Procura sta provando a chiudere. Primo: circa metà dei provider non l'avevano ricevuto. Secondo: erano i nati siti che permettevano comunque di accedere a BTJunkie (in termine tecnici, si chiamano proxy).

Agli utenti bastava insomma collegarsi a quei siti per aggirare l’oscuramento di BTJunkie e scaricare normalmente. Allora la Procura ha chiesto ieri di oscurare il proxy più noto per questo scopo proxyitalia.com (ormai irraggiungibile) e il suo indirizzo IP.

Non solo, e qui sta il bello: nell’ordine si chiede ai provider anche di oscurare tutti gli alias e gli indirizzi IP, presenti e futuri, associati a quel sito. Il tribunale sa bene infatti che su internet nascono sempre nuovi indirizzi per aggirare i blocchi. Già adesso e da tempo ci sono altri indizzi che svolgono le stesse funzioni di Proxyitalia.
 
Qui nascono i problemi e le polemiche: se i provider dovessero eseguire l’ordine della Procura dovrebbero indagare ogni giorno alla ricerca di indirizzi da oscurare: lavoro da poliziotti, insomma. Con la minaccia, se non lo fanno, di essere accusati del reato di “favoreggiamento della pirateria”, come capitato nei giorni scorsi a due di loro, Fastweb e Ngi. Secondo la Procura, infatti, questi due non avevano oscurato correttamente BTJunkie, circostanza che Ngi nega, mentre Fastweb dice che per un errore tecnico il blocco funzionava solo in parte.

I provider non ci stanno a diventare polizotti e, a quanto risulta, si preparano a dare battaglia per evitare questo rischio. "L’ordine della Procura è inammissibile perché viola l’articolo 17 del decreto 70 del 2003, secondo cui i provider non possono avere un compito di vigilanza", dice a Repubblica.it Guido Scorza, avvocato esperto di questi temi. "E’ una violazione gravissima dei principi di responsabilità penale e personale", aggiunge Fulvio Sarzana, un altro avvocato in materia di diritto di Internet. "Il nostro ordinamento impone di indicare con precisione l’oggetto del reato", continua.  

La battaglia tocca i massimi sistemi: la libertà di Internet, i diritti degli utenti. Se passa, in giurisprudenza, il principio secondo cui i provider devono verificare illeciti presenti e futuri, il rischio è che diventino vigilantes. Esperti e aziende del settore lanciano un allarme: in nome del copyright, i provider rischiano di perdere il proprio ruolo di intermediari neutri (semplici fornitori di un accesso al web). Ruolo che è riconosciuto dalla normativa comunitaria sul commercio elettronico e che è alla base del funzionamento libero di Internet.
 
Ma l’industria del copyright adesso si sente alle strette e ha bisogno di coinvolgere, in tutti i modi, i provider nella lotta. "Solo con il loro contributo possiamo contrastare la pirateria", dice Enzo Mazza, presidente di Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana). A maggior ragione dopo che ha perso la speranza di poter fare oscuramenti facili e veloci tramite Agcom (Autorità garante delle comunicazioni). La precedente versione della delibera Agcom sulla pirateria le permetteva infatti di oscurare i siti esteri senza passare dalla magistratura. Dopo le proteste di utenti, esperti e politici, però, il nuovo testo (ancora provvisorio) della delibera ha eliminato questo potere.

(15 luglio 2011)
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/07/15/news/provider_pirateria-19175121/
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Il regista spagnolo Lluis Homar si dichiara impressionato dalla dicotomia del rapporto figlia violentata e padre orco. Io mi dichiaro addirittura esterrefatta vedendo che "solo per denaro" ancora una volta la pedofilia è sovrana nel cinema internazionale dopo i fasti di Cannes. Questa volta lo è nella Patria del Cinema per ragazzi, il Giffoni film festival, dove si presume che la "normalizzazione" colpisca i minori delle scuole ospiti del Festival. Il regista, che nell'intervista ripresa da RBCasting.com lamenta lo sbando finanziario del cinema spagnolo, non fa alcun mistero del faticoso lavoro dell'umanizzazione del predatore che sevizia sua figlia per 18 anni consecutivi. "Poverino" , lui, il regista! Cari signori organizzatori del Giffoni: vergogna. L.M.

Cinema: a Giffoni
spagnolo Lluis Homar
presenta film su pedofilia


Roma, 14 lug. - (Adnkronos) - ''La televisione spagnola e' piu' aperta a trattare anche temi inquietanti come la pedofilia e la violenza sui minori rispetto a quella italiana''. L'attore spagnolo Lluis Homar, lanciato da Almodovar in 'La mala educacion', ospite della 41esima edizione del Giffoni Film Festival, bacchetta il Belpaese mentre racconta le difficolta' di un film controverso: 'No tengas miedo' (Non aver paura), l'ultimo lungometraggio di Montxo Armendariz - coprodotto appunto anche da TVE e Canal + -,in cui interpreta il ruolo di un padre-orco che abusa della figlia per oltre 18 anni.

"E' un film speciale e complesso -spiega Homar- ma necessario perche' da' voce alle vittime che vivono in totale solitudine un dolore cosi' insopportabile. Non e' stato semplice dare umanita' al personaggio. Ho lavorato per almeno due anni, parlando con psicologi e incontrando tante persone dall'infanzia violata''. Con il regista - candidato all'Oscar nel 1998 come miglior film straniero per la pellicola 'Segreti del cuore' - Homar ha giocato molto sull'ambiguita' di una relazione padre-figlia che si mantiene a lungo: ''La violenta dai 7 ai venticinque anni. E' un mostro ma e' anche gradevole, rappresenta l'unica, vera famiglia che la ragazza ha. Una dicotomia impressionante''.

'No tengas miedo' e' prodotto da una televisione e in Spagna andra' su un'emittente a pagamento. "Girare un film da noi e' diventato un problema, non ci sono soldi e le difficolta' politiche peggiorano la situazione. L'unica possibilita' per far partire un progetto e' riuscire a trovare il sostegno finanziario di un canale televisivo", spiega l'attore, sottolineando la differenza con la tv italiana che difficilmente finanzierebbe una pellicola sulla pedofilia. ''E' un buon segno per la Spagna -conclude- riuscire ad affrontare liberamente questi argomenti. Vedremo come la prendera' il pubblico...''.

14/07/2011
http://www.libero-news.it/news/784100/Cinema--a-Giffoni-spagnolo-Lluis-Homar-presenta-film-su-pedofilia.html
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2011 @ 15:41:28, in Politica, linkato 1362 volte)

Non condivido la fiducia nelle dichiarazioni dei pentiti, la loro verità è parziale e negli ultimi anni sembrano addirittura "pilotati" perché le loro dichiarazioni si incuneano sempre con le campagne elettorali, la finanziaria e la celebrazione degli eventi storici dell'antimafia. Per carità: c'è di peggio e viene dal mondo della politica, naturalmente. La proposta di alleggerire il 41 bis, ad esempio. L.M.

Un nuovo pentito contro il ministro

«Sostegno al clan vicino a Provenzano»

Le rivelazioni di Stefano Lo Verso, «uomo d'onore» che procurava i farmaci al padrino

ROMA - Anche l'ultimo pentito di mafia ha qualcosa da dire sull'onorevole Saverio Romano, nominato ministro dell'Agricoltura nonostante un'indagine per mafia sulla via dell'archiviazione che invece è sfociata nel processo ordinato dal giudice. È Stefano Lo Verso, «uomo d'onore» che ha retto le sorti del clan di Ficarazzi, piccolo centro alle porte di Palermo, talmente vicino a Bernardo Provenzano da portargli le medicine che tenevano in vita il padrino corleonese durante la sua latitanza.

Nel febbraio scorso, alla vigilia del rientro in carcere per scontare un breve residuo di pena per una precedente condanna, Lo Verso s'è presentato ai carabinieri proponendosi come collaboratore di giustizia. Poi s'è seduto davanti ai giudici, cominciando a riempire verbali su verbali. Ha fatto scoprire un cimitero di Cosa Nostra, ha parlato di trame, delitti e affari. Recentemente, prima con la Procura di Caltanissetta poi con quella di Palermo, ha riferito dei rapporti tra mafia e politica; e ha parlato, tra gli altri nomi, anche dell'ex democristiano poi passato all'Udc e infine nella maggioranza che sostiene il governo Berlusconi, fino a salire sulla poltrona di ministro.

Lo Verso ha riferito del sostegno che anche Saverio Romano avrebbe fornito alla famiglia Mandalà, quella che «governava» Villabate, altro centro vicino a Palermo dove i capimafia erano «nel cuore» di Provenzano. Il contenuto delle sue dichiarazioni è ancora segreto, altri interrogatori saranno necessari per approfondire quelle già rese, ma è probabile che presto o tardi anche la testimonianza del nuovo pentito entri nel processo che il ministro dovrà affrontare per decisione del giudice dell'indagine preliminare. Malgrado il diverso avviso della Procura di Palermo. Situazione anomala, ma non inedita. Già in altre occasioni - come nei processi che ha dovuto affrontare l'ex comandante del Ros dei carabinieri, Mario Mori - è capitato che l'accusa ritenesse gli elementi raccolti insufficienti ad affrontare un dibattimento, mentre il giudice ha deciso diversamente.

Romano ha commentato collegando la scelta del gip all'investitura ricevuta dopo la scelta di sostenere, insieme ai cosiddetti Responsabili, il governo Berlusconi salvandolo dalla sfiducia. Ma è un collegamento che lascia perplessi. Di solito, sono le Procure ad essere accusate di fare giochi politici sotterranei, non i giudici. Nel caso di Romano, inoltre, la decisione del gip di fissare l'udienza preliminare (da cui già emergevano le sue perplessità sulla richiesta di archiviazione) è arrivata prima della designazione dell'indagato a responsabile delle Politiche agricole. E all'udienza del 9 giugno scorso, col ministro insediato nel nuovo ufficio già da tre mesi, la Procura ha insistito nel chiedere l'archiviazione. Ribadendo, però, quello che già aveva scritto quasi un anno prima (quando nessuno poteva immaginare che Romano avrebbe giocato un ruolo deciso nel salvataggio del governo Berlusconi): c'erano diversi elementi a dimostrazione della «contiguità» dell'uomo politico con la famiglia mafiosa di Villabate, sebbene non considerati idonei a sostenere l'accusa con esito favorevole in un processo.

Considerazioni giuridiche, quelle dei magistrati della Procura, che però lasciavano ad altri lo spazio sufficiente per trarre qualche considerazione (e conclusione) politica. Per esempio che se pure non ci sono prove sufficienti per una condanna, i fatti ricostruiti potevano comunque bastare per sancire l'inopportunità di affidare un incarico ministeriale a chi era stato un po' troppo a contatto con boss e gregari del clan di Villabate. Soprattutto dopo la condanna definitiva di Totò Cuffaro, al termine di un processo dove il nome di Romano era ricorso in più di un'occasione.

Proprio la sentenza della Cassazione sull'ex governatore della Sicilia aveva spinto il giudice a riconsiderare la richiesta di archiviazione della Procura, e poi il presidente della Repubblica a manifestare pubblicamente il suo disappunto per la nomina del nuovo ministro dell'Agricoltura. In più, sul conto di Romano c'era già l'indagine per corruzione scaturita dalle indagini sul riciclaggio del tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Anche per quell'inchiesta il neoministro confidava in una rapida e indolore soluzione. Ma la scelta della Procura di depositare le intercettazioni dove compare la voce di Romano, in vista della richiesta alla Camera dell'autorizzazione a utilizzarle, fa pensare a un altro esito.



15 luglio 2011 13:48

http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_15/romano-ministro-mafia-nuovo-pentito-provenzano-bianconi_20280c20-aea5-11e0-82fd-68e04dbc5f96.shtml
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2011 @ 15:28:55, in Politica, linkato 1645 volte)

«Affievolire il 41bis». Proposta choc Pdl


«Affievolire il 41bis o non reiteralo per quei detenuti i cui contatti con le organizzazioni mafiose sono venuti meno». È questo l’auspicio di Palazzo Chigi. A mettere nero su bianco la proposta è il Dipartimento per gli affari giuridici della Presidenza del Consiglio in una relazione presentata l’11 luglio scorso a Roma. Il rapporto, con l’introduzione del sottosegretario Gianni Letta, prende in esame le contestazioni e le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dell’amministrazione della giustizia in Italia, in particolare sui ricorsi dei detenuti al carcere duro.

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Rilievi che consentono al Dipartimento di «invadere» un campo tutto politico in una delle materie più incandescenti nella lotta antimafia, con la proposta di una riforma radicale del carcere duro. «In prospettiva – si legge nel documento - si potrebbe pensare di trasformare il 41 bis da regime speciale a regime ordinario di detenzione (derogabile, quando è il caso, in senso favorevole ai detenuti) o addirittura a pena di specie diversa, inflitta dal giudice con la sentenza di condanna e prevedere meccanismi di affievolimento o revoca nel corso dell’esecuzione, alla stessa stregua di quanto accade attualmente per tutte le altre pene in genere». L’obiettivo – sottolineano i tecnici di Palazzo Chigi nella Relazione al Parlamento – sarebbe quello di evitare i ricorsi dei detenuti al Tribunale europeo, la periodica reiterazione dei decreti per i detenuti e consentirebbe di liberare «rilevanti risorse lavorative». Insomma il 41bis costa e va rivisto. Ma non solo. Se la proposta venisse tradotta, sic et simpliciter, in legge, la decisione di spalancare per un mafioso o un terrorista le porte del carcere duro passerebbe dalle mani di un giudice e non - come avviene adesso – su decreto del Ministro di Giustizia su proposta delle Procure. «La politica non può demandare ai giudici una responsabilità che le compete – commenta il gip palermitano Piergiorgio Morosini - La sicurezza nelle carceri è uno strumento politico».

SEGNALE INQUIETANTE

Ma il passaggio più delicato sul 41bis, nato come reazione dello Stato alle stragi di mafia del 1992 e divenuto legge solo dieci anni dopo, deve ancora arrivare. Ed è contenuto a pagina 66 della relazione, in cui si parla dell’affievolirsi delle esigenze di mantenere il 41bis per coloro che da molti anni scontano la pena nei bracci speciali. «I primi 41 bis – sostiene il rapporto - sono in proroga continua da circa 15 anni, per cui si percepisce, nella magistratura di sorveglianza, un certo disagio nel motivare la perdurante sussistenza, dopo tanto tempo di mancati contatti con le associazioni criminali di riferimento, anche perché difficilmente la polizia svolge indagini sui condannati e dunque mancano relazioni di polizia giudiziaria effettivamente utilizzabili». Se il principio passasse, il rischio di vedere uscire dal 41bis boss e semplici gregari sarebbe molto alto. Non Salvatore Riina magari, ma pezzi da novanta come Bagarella e Aglieri, condannati per le stragi del ’92-’93, da oltre un decennio al 41 bis, potrebbero ottenere di uscire dal circuito carcerario differenziato.

Ma c’è un dato che smentisce la relazione: le indagini recenti – e la stessa commissione Antimafia – dicono che anche dal carcere i boss comunicano nonostante le restrizioni. «La Presidenza del Consiglio condivide questo rapporto?», chiede la capogruppo del Pd in commissione Antimafia, Laura Garavini, in un’interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio firmata anche da tutti gli altri membri Democratici. Per Garavini, «l'ipotesi di trasformare il 41 bis da regime detentivo in pena accessoria muterebbe profondamente la natura di questo provvedimento, limitandolo nel tempo e rendendolo applicabile solo ai mafiosi condannati e non a quelli appena arrestati, come ora avviene». E aggiunge: «È pericoloso lanciare questo tipo di segnali verso il sistema mafioso che potrebbe intravedere nei contenuti di questa relazione una disponibilità ad attenuare l'attuale regime del 41bis». «Qualsiasi ammorbidimento è un regalo alla mafia» rincara Giovanna Chelli dell’Associazione familiari delle vittime di via dei Georgofili.

IL PRECEDENTE DEL 1993

Materia incandescente, sia dal punto di vista politico che giudiziario. Due le inchieste aperte proprio sul 41bis: quella della Procura di Palermo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia secondo la quale l’uscita dal carcere duro di centinaia di mafiosi, avvenuta nell’ottobre del 1993, fu parte di un accordo tra boss e uomini delle istituzioni. Una seconda inchiesta condotta dalla procura di Roma riguarda i tentativi di controllo di alcuni detenuti al 41bis prossimi alla collaborazione le cui rivelazioni, secondo i Pm, venivano monitorate da uomini dei servizi segreti su input politici con l’obiettivo di «disinnescarle».

Il 41bis d’altronde è sempre stato un «chiodo fisso» per il popolo di Cosa Nostra che più volte ha manifestato pubblicamente il proprio dissenso: prima con Leoluca Bagarella secondo cui «le promesse non sono state mantenute» poi con un clamoroso striscione allo stadio di Palermo il giorno dopo l’entrata in vigore della legge sul carcere duro nel dicembre 2002. «Uniti contro il 41bis – era scritto – Berlusconi dimentica la Sicilia». Dopo questo rapporto della Presidenza del Consiglio si conferma così un dato: a distanza di 19 anni dalla sua prima applicazione, il 41bis rimane una delle frontiere più delicate della lotta alla mafia.

14 luglio 2011
 
http://www.unita.it/italia/affievolire-e-rivedere-il-41bis-br-mafia-la-proposta-choc-del-governo-1.313524
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Mafia. Avviso di garanzia al Presidente
dell’Ordine degli avvocati di Agrigento

E’ allarme giustizia

Leggendo le cronache giudiziarie provenienti da Agrigento il lettore viene pervaso da un sentimento misto di soddisfazione e inquietudine nell’apprendere che nell’ambito dell’operazione antimafia “Maginot”, coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi e dai pm Giuseppe Fici, Rita Fulantelli e Fernando Asaro,  oltre ai dieci provvedimenti di custodia cautelare per persone accusate di essere i fiancheggiatori del boss di Campobello di Licata, Giuseppe Falsone, già recluso, figura tra i cinque gli indagati per favoreggiamento aggravato,spicca il nome di Nino Gaziano, presidente dell’ordine degli avvocati di Agrigento.

Non tanto perché è coinvolto, e questo potrebbe rientrare nella logica dei fatti siciliani, quanto per l’accusa che gli viene mossa.

Secondo la Procura,  Gaziano entrato in possesso fortuitamente di un fascicolo dal quale  emergeva che erano in atto intercettazioni per attività investigative, avrebbe invitato alcuni indagati sottoposti a intercettazioni ad evitare di parlare troppo.

Dicevamo che chi legge di queste notizie viene pervaso da un senso misto tra soddisfazione per il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, e inquietudine per come, personaggi di spicco della vita pubblica, vengono buttati nel tritacarne delle inchieste, apparentemente con troppa facilità da alcuni  PM siciliani.

Non siamo “addetti ai lavori”,  ma se le accuse che vengono mosse al penalista agrigentino sono quelle filtrate, c’è seriamente da preoccuparsi perché verrebbe intaccato il principio basilare del penalista, di difendere il proprio assistito anche attraverso utili consigli di attenzione nel parlare.

Qualsiasi avvocato avrebbe invitato il proprio assistito a maggiore prudenza nelle conversazioni telefoniche una volta appreso che il suddeto è oggetto di intercettazioni.  

In questo senso si è espressa anche la Corte di Cassazione con la sentenza 964/2005 a dimostrazione della aggressione alle facoltà difensive.

La Corte, infatti, non ritiene neppure di entrare in merito alle ipotizzate accuse di concorso esterno in associazione mafiosa o, subordinatamente, di favoreggiamento personale, limitandosi ad argomentare sulla questione affermando anzitutto che “la condotta tenuta xxxxxxxxxxi, così come descritta dall’ipotesi d’accusa, non presenta alcun aspetto di illegalità né sotto il profilo del concorso esterno in associazione mafiosa, né sotto il profilo del favoreggiamento”.

Nella parte conclusiva della motivazione la Corte ribadiva, citando una precedente decisione, che “…rientra nel fisiologico esercizio del diritto di difesa la divulgazione ad un proprio cliente di notizie relative ad un procedimento a suo carico purché l’acquisizione di tali notizie sia avvenuta in modo lecito e cioè, si può aggiungere, non in violazione della disciplina sulla segretezza degli atti d’indagine”.

Il caso affrontato dalla decisione richiamata appare ancor più sintomatico perché si riferiva ad un difensore che aveva avvertito un suo cliente del possibile arresto, avendo conosciuto gli atti di indagine per aver difeso un correo….”

Se avvertire un proprio cliente di un possibile suo arresto rientra nella lecite attività di tutela di un proprio assistito, logica vuole allo stesso modo sia legittimo che un avvocato, il quale apprende “lecitamente” che a carico del suo assistito sono in corso intercettazioni telefoniche, possa consigliarlo ad una maggiore prudenza nelle conversazioni.

L’Unione delle Camere Penali, per il caso di specie ( che appare molto simile a quello di Gaziano, almeno secondo le notizie note), osserva che “ Sembra allora evidente (oltre che il gravissimo attentato al diritto di difesa) che l’ulteriore problema che si pone attiene alla circostanza che le intercettazioni poste a fondamento addirittura del sorgere del procedimento penale, non solo erano lecite e irrilevanti penalmente, ma attingevano conversazioni tra un avvocato e proprio assistito, con conseguente inutilizzabilità processuale”.

http://www.osservatorio-sicilia.it/2011/07/15/mafia-avviso-di-garanzia-al-presidente-dell%E2%80%99ordine-degli-avvocati-di-agrigento-e%E2%80%99-allarme-giustizia/
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2011 @ 15:17:22, in Politica, linkato 1421 volte)
Gli esponenti del Carroccio: ''La Lega Nord è stata determinante''

Inchiesta P4, Giunta vota per arresto Papa.

Il deputato: sereno, verità verrà a galla


Roma - (Adnkronos/Ign) - La giunta delle autorizzazioni della Camera ha votato a favore della proposta Palomba (Idv). Il Pdl ha abbandonato i lavori, la Lega si è astenuta. Sisto: ''Ferita procedurale''. Castagnetti: ''Da me nessuna forzatura''. Fini: ''Ineccepibile''. Inchiesta sulla soffiata a Mediolanum

Roma, 15 lug. (Adnkronos/Ign) - La Giunta delle autorizzazioni della Camera ha votato a favore della proposta del nuovo relatore Federico Palomba (Idv) per l'arresto di Alfonso Papa. E sarà questa la proposta che verrà presentata all'aula il 20 luglio.

Papa si dice sicuro che ''la verità verrà a galla''. ''Ho la coscienza serena e pulita'' e l'ipotesi del carcere ''non mi fa paura'', ha detto.

I voti sono stati 10 a favore, compreso quello del presidente Pierluigi Castagnetti, e tre astenuti: i leghisti Luca Paolini e Fulvio Follegot così come Elio Belcastro (Popolo e territorio).

Il Pdl ha abbandonato i lavori. Per il relatore Francesco Paolo Sisto la messa ai voti della proposta Idv è ''un'indicibile ferita procedurale''.

"La Giunta poteva votare, c'erano dei termini regolamentari ed io non ho operato forzature" ha rimarcato Pier Luigi Castagnetti, presidente della Giunta delle autorizzazioni al termine della riunione. "Questo - ha aggiunto - è l'ultimo giorno che avevamo a disposizione e non potevo accettare che la Giunta dichiarasse di non essere in grado di presentare una proposta. Avevo dato l'incarico al relatore Sisto, poi ho preso atto che ha rinunciato a fare una proposta di merito e ho chiesto se altri erano in grado di farlo. Palomba l'ha presentata e dunque la Giunta era in condizioni di assumere una decisione''. "Ho ascoltato - ha continuato - anche il presidente della Camera perché la materia era particolarmente delicata, ma io rispondo semplicemente per quello che prescrive il Regolamento e mi sono comportato nella sua piena osservanza". Fini dal canto suo ha definito ''ineccepibile'' il comportamento di Castagnetti.

Anche per il Pd ''il comportamento del presidente Castagnetti è stato ineccepibile''. ''Il regolamento della Camera è molto chiaro: la giunta ha l'obbligo di esprimersi nel termine tassativo di trenta giorni. Oggi scadevano i termini e non era più possibile un rinvio. Il Pdl si sta facendo scudo dietro fantasiose interpretazioni del regolamento che è invece chiarissimo sul punto'', ha spiegato la capogruppo democratica nella Giunta per le autorizzazioni della Camera, Marilena Samperi.

Critiche alla Lega arrivano dal nuovo relatore Federico Palomba. "Oggi abbiamo scoperto che la Lega non è guidata da Umberto Bossi, che era favorevole all'arresto, ma va al traino di Alfonso Papa. Abbiamo registrato così una doppia spaccatura: nella maggioranza, tra Pdl e Lega, e anche nella stessa Lega che ha deciso di astenersi malgrado l'indicazione di Bossi", ha detto Palomba.

Anche il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, non risparmia critiche al Carroccio. ''Quelli della Lega - dice - che il sabato e la domenica a Pontida sono per l'ordine e la legalità, il lunedì e il martedì in Parlamento fuggono dalle responsabilità'' e si astengono sulla richiesta di arresto di un parlamentare ''accusato di reati gravi''. ''La Lega - insiste Di Pietro - esca fuori dall'ambiguità e si assuma le proprie responsabilità''.

A stretto giro la replica. ''La Lega Nord è stata determinante per far passare la proposta di arresto del deputato Alfonso Papa, in linea con le posizioni espresse da Umberto Bossi e dal Gruppo. Il resto sono chiacchiere interessate di chi vuole confondere le idee ai cittadini'', hanno rimarcato i componenti leghisti della giunta per le autorizzazioni Luca Paolini e Fulvio Follegot dopo che in mattinata il leader del Carroccio Umberto Bossi aveva annunciato il voto a favore dell'arresto.
 
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Di Loredana Morandi (del 14/07/2011 @ 08:16:10, in Giuristi, linkato 1322 volte)

CARCERI. PENALISTI;
TAVOLO COMUNE PER L’EMERGENZA CARCERARIA   




“Per la prima volta si sono seduti allo stesso tavolo tutte le componenti del mondo associativo che si occupano di  carcere, individuando in un documento condiviso, una serie di misure di immediata applicazione, per risolvere il dramma del sovraffollamento penitenziario”. Così, il responsabile dell’Osservatorio Carceri dell’Unione camere penali italiane, Alessandro De Federicis, sintetizza il significato dell’iniziativa presentata oggi in conferenza stampa nella sede dell’Ucpi , a Roma, definendola un “ottimo risultato politico”.

Un tavolo comune, aggiunge De Federicis, “da cui partire per modificare una politica penitenziaria assolutamente insoddisfacente con interventi strutturali che vanno alla radice del problema. Su  queste misure  che appartengono da sempre al patrimonio genetico dei penalisti, c’è stata una vera convergenza da parte di tutti. Il fatto che tutte le componenti del mondo giudiziario, compresa l’Anm,  abbiamo aderito all’iniziativa – spiega -  dimostra quanto sia grave e drammatica la situazione delle carceri”.

“Tra le proposte a costo zero – segnala De Federicis - quella di più facile ed immediata applicazione potrebbe essere di evitare il ricorso alla custodia cautelare in carcere come misura ordinaria anziché eccezionale come la legge imporrebbe”.

Roma, 13 luglio 2011
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Di Loredana Morandi (del 14/07/2011 @ 08:13:22, in Giuristi, linkato 1430 volte)
MANOVRA, OUA: AVVOCATI SUL PIEDE DI GUERRA.
NO ALLA PROPOSTA TREMONTI

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/oua.jpg

IL 15 LUGLIO MANIFESTAZIONE A ROMA
PER DIRE NO ALLA MANOVRA ECONOMICA

 

DE TILLA: “LA POLITICA HA PERSO LA BUSSOLA, MANCA UNA POLITICA DI RILANCIO INDUSTRIALE DEL PAESE E SI RICORRE ALL'ENNESIMA AGGRESSIONE ALLE LIBERE PROFESSIONI. A RISCHIO UN INDOTTO DI 4 MILIONI DI PERSONE, TRA PROFESSIONISTI E LAVORATORI DEL SETTORE”

L'Organismo Unitario dell’Avvocatura attacca duramente la presentazione, all'interno della manovra economica di un emendamento, che prevede un processo di demolizione del sistema libero professionale. Dopo l'annuncio, oggi, del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, l'Oua conferma la convocazione degli stati generali dell’Avvocatura, a Roma venerdì prossimo, per discutere e varare le iniziative di protesta contro il governo e invita tutti i professionisti alla mobilitazione e all’astensione dalle attività professionali.

Tra le ipotesi in discussione: una manifestazione nazionale unitaria di tutti i professionisti, la richiesta dell’eliminazione dalla manovra della proposta indecente delle liberalizzazioni delle professioni, almeno 10 giorni di astensione dalle udienze a settembre, un congresso straordinario forense a novembre

Per il Presidente dell’OUA, Maurizio de Tilla, “le nuove misure per le liberalizzazioni annunciate da Tremonti rappresentano un attacco a 2 milioni di professionisti e ad altrettanti lavoratori del settore. L’intero mondo delle professioni deve respingere con fermezza il proposito del governo e dell’opposizione di smantellare il sistema degli ordini, unico e vero strumento di garanzia di qualità delle prestazioni in difesa dei diritti dei cittadini. I professionisti non sono imprese”.

“La politica usa i professionisti come capri espiatori per ottenere qualche titolo sui giornali, ma nasconde una totale mancanza di senso etico e di progettualità di fronte ai veri problemi di competitività del Paese e del suo sistema industriale – ha aggiunto de Tilla - L'idea che imporre una griglia di misure volte ad abbassare le soglie di ingresso alle professioni introduca maggiore concorrenza è falsa: lo sanno bene gli oltre 230 mila avvocati che fanno già i conti, ad esempio, con l’abolizione delle tariffe e del divieto di pubblicità per gli studi professionali, introdotte dalla legge Bersani e attualmente in vigore”.

In attesa di sapere quali settori resteranno esclusi dalla riforma, sono numerosi gli Ordini e le Associazioni che si incontreranno il 15 luglio a Roma per mettere a punto una serie di forti iniziative contro la liberalizzazione dei servizi professionali.

Ma anche contro i provvedimenti del governo in materia di giustizia civile e tributaria.

L’avvocatura, ricorda l'Oua, dice no all’aumento dei contributi unificati a carico dei cittadini, al controllo della Covip sulle Casse dei professionisti, alla riforma tributaria che espelle avvocati e commercialisti dalle Commissioni Tributarie, alla media conciliazione obbligatoria rimessa opportunamente all’esame della Corte Costituzionale, e al progetto di liberalizzazione delle professioni che prevede l’abolizione degli ordini, l’abolizione degli esami di stato, l’abolizione dei divieti di pubblicità e di ingresso di soci di capitale nelle società professionali, l’abolizione dell’incompatibilità tra l’esercizio del commercio e le professioni, oltre all’abrogazione di norme deontologiche di alto profilo (dignità, decoro, trasparenza).

“Quello in corso contro l’avvocatura, contro le casse professionali e, in generale, contro il sistema delle professioni, è un attacco senza precedenti – ha concluso de Tilla– la politica ha preso in giro i professionisti, ma i professionisti sapranno rispondere con determinazione. Come nel 2006, quando in 40 mila dicemmo no alle ‘lenzuolate’ di Bersani, l’Oua chiama tutti i professionisti a scendere in piazza per una grande manifestazione nazionale”.

Roma, 13 luglio 2011
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Di Loredana Morandi (del 14/07/2011 @ 08:00:05, in Magistratura, linkato 1441 volte)

Il ministro: corto circuito istituzionale

Chiesto il rinvio a giudizio per il ministro Romano

 

Palermo, 13-07-2011

Depositata questa mattina dalla Procura di Palermo la richiesta di rinvio a giudizio del ministro per le Politiche agricole, Saverio Romano.

"Nella sua veste di esponente politico di spicco, prima della Dc e poi del Ccd e Cdu e, dopo il 13 maggio 2001, di parlamentare nazionale - scrivono i magistrati nella richiesta di rinvio a giudizio - Romano avrebbe consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell'associazione mafiosa, intrattenendo, anche alla fine dell'acquisizione del sostegno elettorale, rapporti diretti o mediati con numerosi esponenti di spicco dell'organizzazione tra i quali Angelo Siino, Giuseppe Guttadauro, Domenico Miceli, Antonino Mandala' e Francesco Campanella".

Secondo il Pm, inoltre, il ministro avrebbe "messo a disposizione di Cosa nostra il proprio ruolo, contribuendo alla realizzazione del programma criminoso dell'organizzazione tendente all'acquisizione di poteri di influenza sull'operato di organismi politici e amministrativi".

In particolare, nella richiesta il Pm Di Matteo fa cenno all'interessamento di Romano a candidare, su input del boss Guttadauro, Mimmo Miceli, poi condannato per mafia, alle regionali del 2001. Romano si sarebbe inoltre adoperato per accreditare Miceli e "il suo referente mafioso Guttadauro quali interlocutori da ascoltare nella gestione degli equilibri politici all'interno e all'esterno del Cdu". Infine il ministro, insieme all'ex governatore siciliano Toto' Cuffaro, avrebbe assecondato le richieste del capomafia Nino Mandala' inserendo Giuseppe Acanto nelle liste dei candidati del Biancofiore per le regionali del 2001, "nella consapevolezza diesaudire desideri di Mandala' e, piu' in generale, della famiglia mafiosa di Villabate".

 Il ministro: "corto circuito istituzionale"

"Non intendo commentare un atto al quale la Procura di Palermo e' stata obbligata dopo 8 anni di indagini e due richieste di archiviazione. Continuo a non comprendere come non ci si scandalizzi invece di un corto circuito istituzionale e giudiziario che riguarda chi da un lato ha condotto le indagini e chi dall'altro le ha severamente sanzionate".

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=154582
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Di Loredana Morandi (del 14/07/2011 @ 07:41:38, in Indagini, linkato 1443 volte)

E' giusto complimentarsi con il pm dott. Pilia per il pensiero innovativo e l'orientamento  giurisprudenziale che assegna alla grande distribuzione le sue responsabilità. Per questa iniziativa è giusto iscrivere il dott. Pilia all'albo degli eroi del Diritto in Rete, insieme al pm bergamasco Mancusi, ai pm milanesi e al giudice Magi del caso Google Video, perché non sarà cosa facile inchiodare i due ISP a meno che non vi sia stata una vera e propria inadempienza. E' vero infatti che il sito oscurato, anche nelle prime ore dopo la notizia, è stato accessibile con un comune proxy server (oppure la stampa web e nazionale non avrebbe avuto modo di pubblicare gli screen shot della board). Così si può dire con certezza che anche gli utenti di tutti gli altri ISP vi  hanno avuto accesso. E allora l'augurio al dott. Pilia, futuro oggetto di ogni sorta di malignità e diffamazione, non può essere che: Buon lavoro, coraggio e.. resistere! Tutti quelli che ci sono già passati sono con lei!  L.M.

Cagliari, pirateria informatica

Fastweb e Ngi indagati per favoreggiamento


E' la prima volta che accade in Italia. Il provvedimento è del procuratore del tribunale di Cagliari, Giangiacomo Pilia. Nonostante il divieto imposto dal magistrato, i due provider italiani non impedirono agli utenti l'accesso alla piattaforma digitale pirata "Btjunkie" per scaricare musica, film, videogiochi e software, comprese le più recenti uscite commerciali.

CAGLIARI. Per la prima volta in Italia, due internet service provider, Fastweb e Ngi, sono indagati con l'accusa di favoreggiamento per non aver inibito l'accesso alla piattaforma pirata "Btjunkie", uno dei più grandi supermercati mondiali del falso multimediale. Il provvedimento è stato assunto dal sostituto procuratore del Tribunale di Cagliari, Giangiacomo Pilia, nell'ambito di un'operazione condotta dal nucleo di Polizia tributaria della Gdf del capoluogo sardo.

Dallo scorso aprile, l'accesso ai siti www.btjunkie.org e www.btjunkie.com era stato negato per ordine della Procura cagliaritana: circa 550 mila italiani usavano ogni giorno la super piattaforma digitale pirata da cui era possibile scaricare musica, film, videogiochi e software, anche con le più recenti uscite commerciali e spesso in contemporanea con le anteprime.

Secondo l'accusa, i due provider hanno continuato a consentire l'accesso nonostante il divieto imposto dal magistrato. Il dato è emerso dal continuo monitoraggio della rete effettuato dagli investigatori al fine di dare concreta attuazione del ripristino della cyberlegalità sul web.

Fastweb ha fatto sapere oggi che si sarebbe trattato di un mero incidente tecnologico, i cui motivi sono in corso di approfonditi riscontri all'interno dell'azienda. Il colosso Isp ha anche precisato che ora è perfettamente operante la totale inibizione all'accesso al megastore pirata per i propri utenti italiani.

http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/07/13/news/cagliari-pirateria-informatica-fastweb-e-ngi-indagati-per-favoreggiamento-4607207
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