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 Kaito il piccino della grande acqua... di Lunadicarta
 
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Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra.

Piero Calamandrei
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/09/2011 @ 19:15:41, in Politica, linkato 1453 volte)
CARCERI, PALMA: SERVONO NORME
PIÙ RIGIDE SU CUSTODIA CAUTELARE


Roma - Il ministro della Giustizia propone riforme condivise e dice no a indulto e amnistia. Poi annuncia un ddl sulle depenalizzazioni entro metà ottobre

Roma - “C'è la necessità di norme più rigide della custodia cautelare, norme che impongano al giudice di rispettare l'attuale dettato dell'articolo 275 del codice di procedura penale”. A sostenerlo il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma nella replica al dibattito al Senato sull'emergenza carceri. “Le esigenze di custodia cautelare devono guidare il giudice ma il giudice non deve essere guidato solo nel dare risposte all'opinione pubblica del momento” ha aggiunto denunciando nuovamente l'eccessivo ricorso alla custodia cautelare in carcere, colpevole, secondo il Guadasigilli, del sovraffollamento degli istituti penitenziari.

GIUDICI E PM VIOLANO COSTITUZIONE - "Quello che vi chiedo - ha detto rivolgendosi all'Aula di Palazzo Madama - è di porre in essere una normativa che impedisca ai giudici etici e ai pubblici ministeri di violare così fortemente la Costituzione", che "all'articolo 27 prevede la presunzione di non colpevolezza e che nella prima parte prevede in che modi eccezionali il cittadino possa essere privato della sua libertà personale". "E che cosa c'entra la custodia cautelare come risposta di giustizia?" ha incalzato.

ROAD MAP - Poi la risposta a chi ha parlato di una “inutile passerella” in occasione della visita fatta al carcere di Reggio Calabria: “Andare a vedere quali sono le condizioni logistiche delle strutture carcerarie, fare come ho fatto io, fermarmi a colloquio con oltre cento detenuti nell'ora d'aria senza personale di scorta che in qualche modo mi proteggesse: se questa è una passerella è una passerella che sono disposto a compiere ogni settimana” dato che è “assolutamente giusto e corretto” come ministro della Giustizia “ascoltare le lamentale e le critiche che ci possono venire dal mondo della sofferenza carceraria”. L'esponente dell'esecutivo ha parlato anche del piano carceri: "Entro il 2 novembre saranno pubblicati tutti i bandi di gara dei 19 nuovi padiglioni da costruire, il 2 dicembre scadrà invece il termine delle offerte, mentre il 4 gennaio prossimo inizieranno i lavori".

CORAGGIO DELLE RIFORME - Il Guardasigilli ha toccato anche il tema delle riforme: “Indipendentemente dalla durata di questa legislatura la via è quella delle riforme e se c'è coraggio, coerenza e quella condivisione chiesta anche dal presidente della Repubblica le possiamo fare non per il bene vostro o per il bene nostro ma per il bene della giustizia”. Ma no a indulto o amnistia: “Non credo che possano avere un esito diverso da quello che hanno sortito in precedenza”. E in particolare ha riferito: “Entro metà ottobre porterò in Consiglio dei ministri il disegno di legge sulle depenalizzazioni. Poi verrà in Parlamento e lì se ne stabiliranno i termini”.

TROPPO TEMPO PER PROCESSI CHE SI PRESCRIVONO - Quindi il passaggio sulla situazione della giustizia: “Se ci si dedicasse di più a quei processi che possono arrivare a sentenze in giudicato e non a quelli destinati a finire inevitabilmente in prescrizione, non sarebbero 170 mila quelli prescritti ogni anno".

http://www.ilvelino.it/agv/news/articolo.php?idArticolo=1439109&t=Carceri__Palma__Servono_norme_piu_rigide_su_custodia_cautelare
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Tribunale di Napoli, Dibattito sulla PAS
promosso dal Centro Studi Diritto di Famiglia


Dibattito sulla PAS

Si è svolto al Tribunale di Napoli, il 26 settembre 2011, nell'Aula Arengario, un interessante Dibattito tra giuristi e psicologi su un tema molto controverso, la cosiddetta "sindrome di alienazione genitoriale" o PAS, promosso dal Centro Studi Diritto di Famiglia, Sezione di Grumo Nevano.
I lavori sono iniziati verso le ore 11.30 introdotti dalla Presidentessa del Centro Studi, l'Avv.ssa Carolina Ferro, componente della Commissione pari opportunità del CdO Avvocati di Napoli; ha moderato i lavori l'Avv.ssa Immacolata Troianello, Consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Napoli.
Di rilievo le partecipazioni al dibattito, dal Dr Gaetano Annunziata, Presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione al prof. Marino Maglietta, estensore della Legge 54/2006, avv. Matteo Santini, Presidente nazionale del centro studi, Dr Maurizio Barruffo, Magistrato del Tribunale dei minori di Napoli e tante altre personalità di rilievo.
Numerosi gli interventi che hanno parlato delle accese controversie generate dai dibattiti sulla PAS che vedono due fazioni nettamente contrapposte.
L'Avv.ssa Elena Coccia, componente dell'esecutivo nazionale dei Giuristi Democratici si è espressa senza mezzi termini contro questa presunta malattia; subito dopo il suo intervento l'Avv.ssa Coccia ha dovuto allontanarsi per precedenti impegni istituzionali al Comune di Napoli per cui non abbiamo potuto ascoltare la sua replica agli altri relatori.
È intervenuto quindi il Prof. Maglietta, Ingegnere a Docente di Fisica della Materia all'Università di Firenze, estensore sia della Legge n° 54/2006 (Legge sull'affido condiviso) sia dei progetti di Legge in discussione in Commissione Giustizia al Senato, di modifica della Legge 54, DDL 957 e DDL 2454. Ha fatto notare come nel secondo progetto di legge è scomparso il riferimento alla PAS sostituito dal concetto di "comprovata manipolazione del minore".
Ha preso quindi la parola il Dr Andrea Mazzeo, Psichiatra, con un rapido intervento nel quale ha evidenziato come la PAS non sia compresa in nessuna classificazione ufficiale delle malattie e che quindi non ha valenza scientifica (analogamente alla "terapia Di Bella" per i tumori, che negli anni '90 suscitò le medesime polemiche tra favorevoli e contrari); un secondo aspetto evidenziato dal Dr Mazzeo è stato quello sulla non utilizzabilità in Tribunale, come prova, di una presunta malattia che non ha un riconoscimento scientifico ufficiale. Il Dr Mazzeo si è riservato di affrontare altri aspetti nel secondo giro di interventi.
Ha replicato al Dr Mazzeo il Dr Fabio Delicato, criminologo e CTU del Tribunale di Napoli, argomentando che le classificazioni a volte non comprendono malattie che invece esistono realmente, citando come esempio il gambling, ovvero la dipendenza dal gioco d'azzardo.
È stato clamorosamente smentito in questa sua affermazione nel pomeriggio, dal travolgente intervento della Prof.ssa Alessandra Lumachelli, Grafologa e Sociologa dell'Università Politecnica delle Marche, la quale invece ha rimarcato, manuale delle classificazioni alla mano, come il gioco d'azzardo patologico sia invece compreso nelle classificazioni ufficiali delle malattie.
Ed è stato proprio l'intervento pomeridiano della Prof.ssa Lumachelli quello che ha riscosso il maggiore interesse scuotendo una platea ormai stanca e un po' assonnata. La relatrice ha parlato della PAS come costruzione sociale più che patologia di natura medica; una sorta di leggenda metropolitana che ripresa e ripetuta da più persone, promossa da sponsor e supporter, alla fine viene creduta vera pur non essendo basata su nulla di razionale. Il suo intervento ha incontrato il deciso favore dei presenti che le hanno tributato un lungo applauso.
Degli umori della sala il cronista ha raccolto sensazioni di autentica ripulsa verso la PAS alla notizia che Gardner, il suo inventore, esprimeva opinioni favorevoli alla pedofilia e che sono divenute una sorta di manifesto delle organizzazioni internazionali filo-pedofile, a giustificazione delle loro perversioni, e una notevole delusione dei numerosi psicologi presenti che si aspettavano un maggiore approfondimento sulla PAS.

Napoli, Tribunale - Aula Arengario, 27 settembre 2011
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Di Loredana Morandi (del 27/09/2011 @ 11:26:08, in Magistratura, linkato 1649 volte)
Bari, scontro fra toghe
al Csm il capo dei gip


BARI - Lo scontro fra toghe rischia di allargarsi a macchia d’olio e ora si sposta dalla procura al gip. Dopo lo scambio di accuse tra l'ex sostituto procuratore Giuseppe Scelsi e il procuratore Antonio Laudati, nella gestione delle indagini sulle escort di «Gianpi» Tarantini, alcune gocce di veleno potrebbero filtrare dal quarto al primo piano del palazzo di giustizia barese. La Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, che ha ascoltato nei giorni scorsi Scelsi e Laudati, ha infatti convocato a Roma per il prossimo 11 ottobre il capo dei gip del tribunale barese, Antonio Lovecchio, per «sentirlo sui fatti di Bari». Insieme con lui saranno ascoltati in commissione lo stesso giorno anche i due attuali procuratori aggiunti di Bari, Anna Maria Tosto e Pasquale Drago.

Tale circostanza aggiunge un altro tassello al mosaico della battaglia in atto nel palazzo di giustizia, che sembra riportare le lancette indietro a 20 anni fa, quando a Bari si consumò uno scontro analogo fra toghe in un'altra inchiesta che, con quella attuale, ha un comune denominatore: la sanità. In quel caso l’indagine sugli affari delle cliniche private culminò con 35 arresti e 81 rinvvi a giudizio. Si accesero i fari sui rapporti tra Francesco «Cicci» Cavallari, il «Re Mida» della sanità barese, e una larga fetta dell'imprenditoria barese e della politica, locale e nazionale. L’indagine partorì un filone relativo ad alcuni magistrati in servizio a Bari: tra questi l'ex procuratore Bassi, trasferito a Napoli per incompatibilità ambientale e poi assolto dal tribunale di Potenza - perché «il fatto non sussiste» - per aver ascoltato Cavallari a casa (morì un anno dopo per una terribile malattia); l'ex procuratore De Marinis (si dimise alla vigilia della pensione) e altri due sostituti: Capristo e Curione, tutti poi prosciolti. L'inchiesta fece molto rumore, finirono ai domiciliari anche due ministri: Lattanzio e Formica.

L'ultimo rivolo di quell'inchiesta si è chiusa qualche mese fa con la pronuncia della Cassazione che ha assolto un gruppo di imputati dall'accusa di associazione per delinquere lasciando così solo Cavallari come unico condannato, avendo preferito patteggiare subito una pena di 22 mesi che gli costò la confisca di beni per 350 miliardi di vecchie lire (ha chiesto la revisione del processo).

Dalla sanità alla sanità, da «Cicci» a «Gianpi». L'ennesimo round in programma al Csm tra poco più di due settimane, rischia di inasprire ulteriormente la dura battaglia avviata a Bari. Dopo l’esposto inviato dal sostituto procuratore, Giuseppe Scelsi, sulla sua presunta estromissione dalla fase conclusiva dell’indagine sulle escort portate da Tarantini a Palazzo Grazioli, è seguita la replica del procuratore Laudati che ha risposto al suo «accusatore» annunciando una denuncia per calunnia nei confronti suoi e del colonnello della Guardia di Finanza Salvatore Paglino, finito ai domiciliari a giugno del 2010 per stalking (accusa derubricata in molestie), peculato e rivelazione del segreto d’ufficio («soffiate» ai giornalisti) e destinatario di un avviso di conclusione delle indagini. Laudati, ricordiamo, è indagato a Lecce per abuso d’ufficio, favoreggiamento e tentata violenza privata.

Quello dei «gip» era fino a oggi un capitolo rimasto «poco esplorato» ma, per finire in calce a una priorità del Csm, evidentemente, c'è qualcosa da chiarire. Sulla vicenda c'è un ovvio e comprensibile riserbo per le conseguenze che potrebbe avere ciò che finora era considerato solo come «gossip». Ma se la «dialettica» tra i due uffici giudiziari fino all'altro giorno si è limitata al fisiologico scambio di documenti (i pm chiedono, il gip decide di accogliere o no le istanze), adesso il confronto rischia di alzarsi di livello, diventando davvero difficile «distinguere San Francesco dal Demonio», come ha sussurrato qualcuno. Lovecchio potrebbe vestire i panni di accusatore e/o difensore: tutto dipende dalle domande che gli rivolgeranno a Palazzo dei Marescialli. L'unica certezza è che le sue dichiarazioni come «terzo» forse aiuteranno a comprendere meglio alcuni aspetti della vicenda Laudati-Scelsi. A cominciare dalle attenzioni o insinuazioni rivolte ai magistrati della sua sezione («quello va con le escort», «quello è poco onesto», «quello ha strani rapporti» e così via) e per finire anche al «piantonamento» del suo ufficio. Su queste e altre circostanze – vedi i rapporti all'interno della procura – saranno chiamati a deporre anche i due procuratori aggiunti, Tosto e Drago. (di n.p.)
24 Settembre 2011
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=457838&IDCategoria=11



Il giudice morto che turba un pm e un senatore Pd


di Gian Marco Chiocci

Le inchieste sulla sanità pugliese, le accuse tra magistrati, gli esposti al Csm, le denunce in Procura. I veleni tra le toghe baresi di questi giorni, che vedono l’ex pm Scelsi contrapposto al capo dell’ufficio giudiziario del capoluogo, Laudati, ricalcano una storia oscura di 15 anni fa.
Nel 1994 la Procura di Bari indaga su un re della sanità pugliese, Francesco Cavallari, presidente delle Case di cura riunite. Al lavoro ci sono quattro pm. Alberto Maritati (l’attuale senatore Pd che a detta di Scelsi, nel 2009, gli chiese notizie sull’affaire Tarantini per conto del dalemiano De Santis) e Corrado Lembo della Direzione nazionale antimafia, Giuseppe Chieco e Pino Scelsi (lo stesso che oggi accusa Laudati) della Dda locale. Procuratore capo facente funzioni è Angelo Bassi.
Bassi non è una toga rossa. Non ha colori. A dicembre ’94 difende Antonio Di Pietro: «Si sono disfatti di un magistrato scomodo facendo disperdere intorno a lui il senso della giustizia», detta alle agenzie. Quando però il mese prima Silvio Berlusconi era stato raggiunto da un avviso di garanzia alla conferenza Onu sulle mafie, Bassi aveva apertamente parlato di «scempio». Non sui giornali, ma in ufficio sì. Tanto era bastato, racconta oggi la moglie, Luigina, per inquadrarlo come «non allineato». Di certo, da quel momento la sua vita prende una piega drammatica.
Bassi, come tanti a Bari, conosce Cavallari, che è sotto intercettazione. Viene registrato un colloquio tra l’aggiunto e l’indagato. I due si danno del tu, si chiamano per nome. E poi, un giorno, a dicembre del 1994, Bassi va a casa di Cavallari per interrogarlo. «Essere andato a interrogare Cavallari, che intendeva collaborare, a casa sua (...) bastò a far decretare la mia fine», racconta lui stesso, a luglio del 1997, a Carlo Vulpio del Corriere della Sera. I «colleghi» che indagano su Cavallari lo denunciano alla procura di Potenza (allora competente per i magistrati baresi, ora è Lecce, come Laudati sa bene) e al Csm. Bassi si ritrova indagato: abuso di potere e omissione di atti d’ufficio le ipotesi di reato. Il Csm a settembre del 1995 lo trasferisce a Napoli: incompatibilità ambientale. E l’otto novembre ’96 viene rinviato a giudizio dalla procura di Potenza. Proprio due dei suoi «accusatori», Scelsi e Chieco, in udienza confermano che Bassi «li raggiunse nel loro ufficio per informarli dell’incontro con Cavallari», nel corso del quale Bassi aveva raccolto una confidenza, utile per un’indagine che vedeva Maritati parte lesa a Potenza, subito trasmessa dagli stessi pm alla procura lucana. Non sembra un comportamento da favoreggiatore.
Infatti il 14 marzo ’97 Bassi viene assolto perché il fatto non sussiste. La motivazione della sentenza è devastante per gli accusatori dell’ex procuratore, e stigmatizza in particolare Maritati. Che, pur in conflitto di interessi, come inquirente e come parte lesa di quelle dichiarazioni, secondo il giudice «non ha avvertito la necessità di astenersi dal prendere parte a qualsiasi iniziativa del suo ufficio in relazione ad un fatto che lo riguardava personalmente, ed abbia anzi redatto unitamente ai colleghi Chieco e Scelsi la relazione inviata in data 23-12-’94 al procuratore della Repubblica di Potenza».
Bassi, assolto in tribunale, il giorno dopo la sentenza viene condannato in ospedale, dove gli viene diagnosticata una malattia in fase terminale. Morirà un anno dopo, non prima di aver denunciato i suoi accusatori Maritati, Scelsi, Chieco e Lembo che si ritrovarono sotto indagine a Potenza in un fascicolo. Archiviato. Come archiviata finì la denuncia degli stessi pm da parte di Cavallari, che nella maxi-inchiesta barese che aveva coinvolto anche big della politica come Massimo D’Alema (percettore per sua stessa ammissione di un finanziamento da Cavallari, ma il reato era prescritto) era stato, alla fine, l’unico condannato, patteggiando 22 mesi. Decisivo per chiudere l’indagine potentina in cui Cavallari denunciava «gravi violazioni» dei pm, fu il nastro di un colloquio in procura a Bari di Maritati e Chieco con lo stesso Cavallari, in cui l’imprenditore rivelava ai suoi interlocutori una sorta di «complotto» della politica contro di loro. Deja-vu? Fatto sta che Cavallari, di fatto, li scagiona mentre, a Potenza, li accusa.
Tutto normale? Insomma. Maritati, come rimarcava in un’interrogazione del ’97 l’allora senatore di An Ettore Bucciero, era «al contempo indagato (...) e magistrato inquirente che raccoglie e registra le dichiarazioni confidenziali del suo accusatore». Un delirio. Ma non è la sola stranezza. Quel verbale viene chiuso con Maritati che fa presente come alle «11.50 del giorno 12 febbraio 1996, Cavallari è uscito dalla nostra stanza», a Bari. Eppure lo stesso Cavallari quel giorno, secondo gli atti del procedimento della procura lucana, venne convocato e interrogato dai pm Nicola Balice ed Erminio Rinaldi. Alle 12: dieci minuti dopo, a 140 chilometri di distanza. E i due magistrati, ascoltando il nastro barese dell’ubiquo imprenditore, invece di stupirsi della strana coincidenza di date, chiesero (e ottennero) l’archiviazione per il futuro senatore Maritati e per i suoi colleghi. Chi tocca certi fili muore, come Bassi.

http://www.ilgiornale.it/interni/il_giudice_morto_che_turba_pm_e_senatore_pd/26-09-2011/articolo-id=548090-page=0-comments=1
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Di Loredana Morandi (del 27/09/2011 @ 11:12:07, in Magistratura, linkato 1369 volte)
Rischio indagine per il premier

Riesame, Tarantini libero. L'inchiesta passa a Bari


Napoli, 27-09-2011

E' stato scarcerato nella notte l'imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini. Dopo una lunga camera di consiglio per decidere sulle istanze di scarcerazione presentate dai legali di Giampaolo Tarantini e Valter Lavitola, indagati per una presunta estorsione che sarebbe stata commessa ai danni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli hanno deciso, nella tarda serata, l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per l'imprenditore.

Confermato arresto per Valter Lavitola

Resta in piedi invece l'ordinanza di custodia cautelare per Valter Lavitola, il direttore dell'Avanti, ancora latitante in Sudamerica. Non si sa ancora se e come la pronuncia del Riesame possa incidere sull'inchiesta avviata intanto dalla Procura di Roma dopo il trasferimento del fascicolo da Napoli in seguito alla pronuncia di incompetenza territoriale del gip Primavera del tribunale napoletano. La decisione del Tribunale del Riesame è arrivata ieri cinque minuti prima dello scoccare della mezzanotte, termine ultimo per la decorrenza dei termini di custodia cautelare. La camera di consiglio è durata 14 ore, i giudici (un collegio al femminile,presieduto da Angela Paolelli) hanno preso tutto il tempo a loro disposizione per studiare il caso e hanno emesso un provvedimento che ribalta gran parte dell'iniziale quadro accusatorio.

Cambia il reato, l'inchiesta passi a Bari

Il Riesame ha condiviso la tesi della diversa qualificazione giuridica dei fatti, e accolto l'ipotesi del reato di istigazione a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria (articolo 377bis del codice penale) prospettato dai pm Woodcock, Curcio e Piscitelli. Questo potrebbe far cambiare il ruolo di Silvio Berlusconi nella vicenda: non è escluso che il premier possa passare da parte offesa a indagato. Di certo, secondo i giudici, il fascicolo non può rimanere a Napoli e la competenza deve passare alla Procura di Bari, quella a cui Tarantini, coinvolto nel caso delle escort, rese per la prima volta dichiarazioni ritenute mendaci.

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=156799
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Di Loredana Morandi (del 26/09/2011 @ 17:41:53, in Politica, linkato 1308 volte)

Beato Rosario Livatino, ora pro nobis... L.M.

Brunetta: stop certificati antimafia

Maroni: strumento indispensabile


ultimo aggiornamento: 26 settembre, ore 17:29
Roma - (Adnkronos/Ign) - Per il ministro della Pubblica amministrazione una delle chiavi per la crescita è "semplificare": Pd e Idv: "Ecco la soluzione del governo: meno legalità per tutti". Ma il ministro replica: "Non scompare il certificato, ma l'obbligo di presentazione". Poi però arriva l'altolà del Viminale.

Roma, 26 set. (Adnkronos/Ign) - "Semplificare ed eliminare i certificati inutili come il Durc e l'antimafia". Così il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta ha anticipato una delle misure contenute nel Dl Sviluppo.

Brunetta individua cosi' nella semplificazione e nella vendita di beni che non producono ricchezza le "vitamine" per la crescita e lo sviluppo rispondendo ai giornalisti a margine della premiazione 'Un logo per la pa digitale'.

"Perche' mai le imprese e le famiglie devono ancora fornire certificati alla pubblica amministrazione che li ha gia' in casa? Basta al Durc, basta ai certificati antimafia, basta ai pacchi di certificati che un archirtetto deve presentare se vuole partecipare a un concorso. Basta a tutto questo - afferma Brunetta -. Si possono fare tante riforme che non costano e producono crescita".

E poi. "Vendere, vendere, vendere tutto il capitale morto che purtroppo ancora insiste nel nostro paese, dagli asset pubblici, mobiliari e immobiliari, case, caserme. Vendere tutto quello che non serve e non e' strategico" dice il ministro. E spiega: "Vendiamo il patrimonio pubblico non produttore di ricchezza, pensiamo alle public utilities: luce, acqua, gas, trasporti, spazzatura, tutte quelle societa' che sono al 99% di proprieta' degli enti locali e che spesso sono inefficienti".

L'annuncio di Brunetta però solleva dure critiche dall'opposizione e non solo. Un altolà arriva anche dal Viminale, con il ministro dell'Interno, Roberto Maroni che avverte: "La certificazione antimafia non puo' essere modificata perche' e' uno strumento indispensabile per combattere la criminalita' organizzata e, in particolare per contrastare le infiltrazioni malavitose negli appalti pubblici''. ''Il governo, del resto -rimarca il titolare del Viminale- ha appena approvato il Codice delle leggi antimafia che ha riscritto la normativa sulla certificazione antimafia per renderla piu' efficace e rapida, venendo incontro anche alle richieste del mondo delle imprese''.

L'opposizione va all'attacco. ''Nel sacro fuoco della semplificazione amministrativa che, fin qui, ha soltanto complicato la vita a tutti, il ministro Brunetta vuole bruciare la certificazione antimafia per le imprese - afferma il vicepresidente dei deputati Pd, Michele Ventura -. Leggiamo sui giornali indiscrezioni che legano il rinnovato interesse per la crescita di questo governo al mai sopito amore per i condoni, tombali o no, che potrebbero trovare spazio tra le misure anti-crisi. Ecco le idee dell'esecutivo Berlusconi per la crescita: meno legalita' per tutti'' conclude l'esponente del Pd.

Sempre dal Partito Democratico interviene il senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione Antimafia, che parla di proposta "delirante". "Cosi' - afferma - si indebolirebbe ulteriormente il controllo di legalita' in un settore, quello degli appalti pubblici, che fa gola alle mafie''. Anche il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi punta il dito contro l'annuncio di Brunetta. "Via i certificati antimafia? Una proposta assurda e pericolosa che lascia senza parole. Questo governo e' sempre piu' sorprendente, in senso negativo naturalmente: e' capace di penalizzare i lavoratori e fare favori alla mafia. Siamo all'assurdo". "Tutti sanno che le mafie vanno combattute proprio a partire dai propri interessi economici ed eliminare i certificati antimafia e' un'assurda facilitazione alla malavita organizzata, oltre che un messaggio profondamente sbagliato. Sono davvero senza vergogna". Per il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, la proposta di Brunetta "e' scandalosa ma in linea con la decisione presa dal Pdl di salvare l'imputato per mafia Saverio Romano o di mantenere Nicola Cosentino come coordinatore regionale in Campania".

E don Luigi Ciotti, presidente di Libera, lancia l'allarme. ''Il certificato antimafia ha permesso, previa verifica, di bloccare gli interessi delle mafie negli appalti''. ''La scelta di indebolirlo -aggiunge don Ciotti- e di scaricare la questione sulla pubbliche amministrazioni ha il sapore di un anestetico che invece di snellire la procedura rischia di rendere tutto ancor piu' complicato con una moltiplicazione di lavoro per gli enti che gia' devono affrontare e combattere i tagli e le riduzione di servizi e personale''.

Brunetta replica alle polemiche spiegando che a scomparire non sarà il certificato antimafia ma l'obbligo per le imprese della sua presentazione. "Preso dal sacro fuoco della banalita' politica, il Partito Democratico non ha perso un solo minuto a riflettere su questa importante proposta di semplificazione - afferma il portavoce del ministro.

"Nei rapporti con la Pa, - spiega Vittorio Pezzuto - i certificati saranno infatti completamente eliminati e sostituiti sempre dalle autocertificazioni, mentre le certificazioni rilasciate dalla PA resteranno valide solo nei rapporti tra privati. Sui certificati da produrre ai soggetti privati sara' apposta, a pena di nullita', la dicitura 'Il presente certificato non puo' essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi'.

Alle amministrazioni e ai gestori di pubblici servizi verra' quindi lasciata solo la scelta fra acquisire d'ufficio le informazioni, i dati e documenti oppure accettare le autocertificazioni dei cittadini e delle imprese. Il ministro Brunetta ha precisato che questo varra' innanzitutto per il Durc (Documento Unico di Regolarita' Contributiva) e per le certificazioni antimafia: nulla sara' piu' richiesto al cittadino e si dovra' procedere sempre all'acquisizione d'ufficio".

Il portavoce di Brunetta replica anche al procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che pur non entrando nelle polemiche ha comunque espresso un certo scetticismo parlando di idee "campate in aria".

"Ricordiamo che l'iniziativa di semplificazione annunciata dal ministro Brunetta serve proprio a rendere cogenti per le amministrazioni quanto gia' previsto in tema di certificazione antimafia dall'articolo 4, comma 13 del decreto Sviluppo. La legge gia' prevede che siano le amministrazioni pubbliche a doversi procurare la certificazione antimafia, senza piu' usare come fattorini le imprese e i cittadini. Piu' chiaro di cosi'…".
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Di Loredana Morandi (del 26/09/2011 @ 08:33:35, in Magistratura, linkato 1443 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/anm_100_anni.jpg

Sezione Distrettuale di Bari

 

La Magistratura italiana è composta da migliaia di magistrati che svolgono il loro lavoro con passione, serietà, onestà in condizioni oggettivamente sempre più difficili.

La Magistratura è una Istituzione dello Stato che, alla pari delle altre Istituzioni, merita rispetto.

La Magistratura barese è parte integrante di questa Istituzione.

Anche la Magistratura barese lavora in un contesto ambientale ed organizzativo difficilissimo: il territorio del distretto giudiziario di Bari è caratterizzato da fenomeni di criminalità organizzata feroci e determinati (come le faide del Gargano, i traffici di droga internazionali); da anomalie sociali che incidono profondamente sulla organizzazione degli uffici (basti pensare alla situazione delle sezioni lavoro di Bari e Foggia presso le quali pendono oltre il 25% delle cause previdenziali di tutto il paese).

La Magistratura barese lavora in stabili sottoposti a sequestro, spesso fatiscenti, con poco personale amministrativo e dotazioni assolutamente inadeguate alle necessità, con un organico molto inferiore a quello di altre realtà similari.

Eppure non passa giorno che non vengano celebrati processi contro la criminalità, che non vengano assicurati alla giustizia autori di crimini di ogni genere, che non si combattano i tentativi di martoriare il nostro territorio con scempi ed abusi, che non si tenti di portare a termine le migliaia di processi civili pendenti.

Le vicende apparse negli ultimi giorni sui media non possono appannare l’immagine e la credibilità della Istituzione e far dimenticare gli sforzi quotidiani che vengono prodotti per offrire ai cittadini un servizio dignitoso.

Vogliamo garantire ai cittadini che la Magistratura continuerà a svolgere il suo delicato compito.

Non abbiamo paura della verità: la Magistratura ha dimostrato negli ultimi anni, sia a livello nazionale sia a livello locale, di avere la volontà e la forza di affrontare e risolvere le patologie interne.

Siamo uomini e come tutti gli uomini possiamo sbagliare, ma se vi sono state delle violazioni di regole siamo certi che il nostro organo di autogoverno, il CSM, saprà prendere le decisioni adeguate.

Auspichiamo che ciò avvenga nel più breve tempo possibile perché è necessario ridare serenità ai cittadini che debbono guardare con  fiducia alla nostra istituzione.

Nel nostro piccolo garantiamo che continueremo a seguire con grande attenzione l’evolversi di tutte le vicende e, qualora dovessero trovare conferma le notizie di stampa relative a comportamenti non penalmente rilevanti di magistrati ma che si pongono in oggettivo contrasto con le norme deontologiche dell’ANM, attiveremo le procedure per l’espulsione dall’associazione.

Bari 24 settembre 2011

La Giunta Distrettuale ANM Bari
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Di Loredana Morandi (del 26/09/2011 @ 08:30:20, in Politica, linkato 1247 volte)
Laudati, Pd chiede a Palma intervento su procura di Bari

Orlando presenta interrogazione alla Camera
 

E’ stata depositata l’interrogazione dei democratici a prima firma del responsabile Giustizia del Partito, Andrea Orlando che chiede al Ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma di utilizzare tutti gli strumenti messi a disposizione dalla legislazione vigente per verificare l’esistenza, presso la Procura di Bari, delle condizioni necessarie per il sereno svolgimento delle funzioni requirenti nonché la compatibilità del Dr. Antonio Laudati con la funzione dallo stesso attualmente svolta.

Roma, 22 settembre 2011

 

IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE

Per sapere: premesso che:

-  gli organi di stampa, in questi giorni, riportano gravissime e preoccupanti notizie riguardanti il Procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati;

-  stando a quanto riportano gli organi di stampa l’ex pubblico ministero Scelsi ha mosso accuse gravissime al procuratore Laudati. Accuse che gli muoverebbero anche altri magistrati e ufficiali della Guardia di finanza;

-  la competente procura di Lecce lo ha iscritto nel registro degli indagati per i reati di abuso d’ufficio,  favoreggiamento e tentata violenza privata ai danni del pubblico ministero Scelsi;

-  lo stesso Laudati, il 3 settembre, ha dichiarato: “: “Pur essendo assolutamente tranquillo per tutto quel che riguarda ogni singolo mio comportamento, ritengo che un Procuratore, se indagato, non possa continuare a svolgere il suo ruolo con la serenità e il dovuto prestigio che deve caratterizzare la sua funzione”;

-  mentre non si ha ancora notizia delle dimissioni del procuratore,  i sottoscritti interroganti nutrono sinceri dubbi sul sereno svolgimento della funzione requirente presso la Procura di Bari;

-  se non ritenga doveroso, per quanto espresso in premessa,  utilizzare gli strumenti messi a disposizione dalla legislazione vigente per verificare l’esistenza, presso la Procura di Bari, delle condizioni necessarie per il sereno svolgimento delle funzioni requirenti nonché la compatibilità del Dr. Antonio Laudati con la funzione dallo stesso attualmente svolta.
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Di Loredana Morandi (del 26/09/2011 @ 08:25:56, in Magistratura, linkato 1257 volte)

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/Md_rosso.JPG


CON LA MANOVRA FINANZIARIA GRAVI RISCHI
 PER SICUREZZA E LEGALITÀ




Con la manovra finanziaria approvata in questi giorni il Governo taglia per la quarta volta in tre anni le risorse per le forze di polizia e gli uffici giudiziari. Tagli di dimensioni senza precedenti in Italia, e lineari cioè indiscriminati, che colpiscono solo marginalmente gli sprechi, mentre rischiano di compromettere per lungo tempo due funzioni essenziali dello stato di diritto.

A tre miliardi di euro ammontano, infatti, i tagli per la sicurezza: 1 miliardo con la manovra del 2008, 650 milioni con quella del 2010, 500 milioni con quella del luglio di quest'anno e 850 con questa di settembre che ha effetti per il 2012 e 2013. Questo taglio di risorse, pari al 30% del bilancio del ministero dell'interno su questo versante, ha già prodotto un inevitabile ridimensionamento della capacità del sistema delle forze di polizia di rispondere alla domanda di sicurezza dei cittadini, ridimensionamento che solo parzialmente e per un breve periodo può essere compensato dall'impegno straordinario degli operatori. Ma il rischio maggiore è quello della perdita progressiva di conoscenza e capacità di controllo del territorio, che non potrà essere recuperata in tempi brevi senza investimenti all'altezza dei problemi infrastrutturali che oggi attanagliano le forze dell'ordine.

Sul versante della giustizia la non leggibilità dei bilanci e la scarsità delle informazioni non consente neppure di fare un calcolo approssimativo dell'incidenza dei tagli sul bilancio degli uffici giudiziari. Ma per comprendere la gravità della situazione è sufficiente verificare che le spese per l'innovazione sono quasi azzerate e che mancano i fondi per proseguire in quei progetti (dagli stagisti ai distacchi di personale da altre amministrazioni) che erano stati avviati per fronteggiare la drammatica carenza di personale amministrativo e di supporto all'attività dei magistrati. Già adesso molti uffici stanno riducendo le attività ordinarie e rinviando per carenza di risorse tutte quelle che non sono urgenti, con un calo verticale dei servizi ai cittadini e della stessa capacità di condurre efficacemente le indagini e i processi penali e civili.

Magistratura Democratica e Silp-Cgil giudicano grave la scelta del Governo di fare cassa smantellando irresponsabilmente quei settori dello Stato ai quali è affidato il compito primario di garantire il controllo di legalità e la sicurezza dei cittadini, funzioni peraltro essenziali per le possibilità di sviluppo del Paese e, quindi, di una sua rapida uscita dalla crisi.

Per questo annunciano la realizzazione di iniziative congiunte, che hanno l'obiettivo di denunciare i rischi di un grave abbassamento dei livelli di legalità, e quindi di democrazia, a causa delle scelte finanziarie e normative del Governo, come per le intercettazioni, e quello di sensibilizzare i cittadini, le forze sociali e politiche intorno all'esigenza di realizzare una grande campagna di difesa dei diritti delle persone e della civiltà giuridica del nostro Paese.

Magistratura democratica       Sindacato italiano lavoratori polizia - CGIL

20 settembre 2011
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Di Loredana Morandi (del 26/09/2011 @ 08:23:41, in Magistratura, linkato 1556 volte)
Corte Appello ammette revisione processo Contrada

24 settembre, 12:04

CALTANISSETTA - La Corte d'appello di Caltanissetta ha ammesso la revisione del processo in cui Bruno Contrada e' stato condannato a 10 anni di reclusione per concorso esterno all'associazione mafiosa. La sentenza era stata emessa il 5 aprile del 1996 dal Tribunale di Palermo, ed e' diventata esecutiva, con provvedimento della Cassazione, il 10 maggio del 2007.

Il processo di revisione comincerà il prossimo 8 novembre davanti alla Corte d'appello di Caltanissetta. Due richieste analoghe, presentate dal difensore di Contrada, l'avvocato Giuseppe Lipera, erano state rigettate.

***

Contrada: frastornato per revisione processo ma pessimista
Ex funzionario Sisde: mi sembrava impossibile

24 settembre, 12:17


(ANSA) - PALERMO, 24 SET - ''Frastornato'' da una notizia che ''sembreva impossibile'', ma ''pessimista'', anche se ''la speranza e' l'ultima a morire''. Sono le valutazioni ''a caldo'' di Bruno Contrada dopo avere appreso della revisione che si terra a Caltanissetta del processo che lo ha condannato a 10 anni di reclusione per concorso esterno all'associazione mafiosa.''Adesso sono un po' frastornato da questa notizia, perché mi sembrava impossibile - ha detto Contrada al suo legale, l'avvocato Giuseppe Lipera - sono sempre fermo al brocardo latino 'ad impossibilia nemo tenetur' (all'impossibile non si puo' fare alcunche').(ANSA).

***

Contrada: legale ex 007, felice dopo 4 anni di battaglie
Lipera, con la mafia non ha nulla a che spartire

24 settembre, 15:29


(ANSA) - PALERMO, 24 SET - ''Sono felicissimo, perche' e' un risultato a cui credevamo tantissimo e per cui combattiamo da quattro anni''. Lo ha affermato l'avvocato Giuseppe Lipera commentando la decisione della Corte d'appello di Caltanissetta di ammettere la revisione del processo a Bruno Contrada.

''Sin da quando ho conosciuto Contrada - ha aggiunto Lipera, penalista del foro di Catania - mi sono reso conto di trovarmi davanti a un uomo meraviglioso, che con la mafia non aveva nulla a che spartire. Finalmente potremo dimostrare la sua estraneita' ai fatti in un'aula giudiziaria''.(ANSA).
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Di Loredana Morandi (del 24/09/2011 @ 11:50:39, in Osservatorio Famiglia, linkato 1305 volte)
Prepotenza a questo processo? Sicuramente. Fin proveniente dalla politica internazionale e dai media americani o da quelli italioti embedded. La procura e i magistrati che la rappresentano hanno ragioni da vendere.. L.M.

Ripresa a Perugia l'udienza del processo d'Appello

Meredith, il pm contro i periti: ''Inadeguati.

Amido su coltello? Da guanti della polizia''

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/Meredith-Raffaele-Amanda.jpg
Perugia - (Adnkronos) - Il pubblico ministero nella requisitoria: ''Performance imbarazzante, forniti falsi dati fattuali''. Sul coltello: ''Inattendibile la tesi secondo la quale non sarebbe stato lavato''. Oggi la procura farà le sue richieste di condanna per Amanda e Raffaele. Il procuratore alla corte: ''Sentitevi genitori di Mez''. La sentenza entro il 3 ottobre.

Perugia, 24 set. (Adnkronos) - E' ripresa a Perugia l'udienza del processo d'Appello ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, condannati in primo grado per l'omicidio di Meredith Kercher. Stamane il pm Manuela Comodi ha iniziato la sua parte di requisitoria. "A prescindere dalle prove scientifiche, la vostra decisione, non può che essere la conferma della sentenza di primo grado", ha detto il pm. In giornata la procura farà le sue richieste di condanna per gli ex fidanzati che sono presenti in aula accanto ai loro difensori.

Il pm ha parlato di ''imbarazzante performance dei periti'' Carla Vecchiotti e Stefano Conti che nel loro lavoro hanno messo in dubbio i risultati delle analisi della polizia scientifica. ''Hanno tradito la vostra fiducia'', ha detto ancora parlando anche di ''falsi dati fattuali espressi con aggressività impropria e ostilità nei confronti di chi vi parla''. Il pm ha poi parlato anche della ''loro assoluta inadeguatezza''.

Il pubblico ministero ha portato poi l'esempio del processo in Inghilterra a Danilo Restivo, spiegando che quando il capo dei Ris di Parma, il tenente colonnello Giampietro Lago, è andato a testimoniare, ha subito il terzo grado sulle sue competenze, mentre quando lei, durante il suo controesame ai periti del caso Mez, ha iniziato a chiedere i titoli e le esperienze ai due periti è stata bloccata dalla Corte.

''Se la Corte avesse ammesso le mie domande - ha detto la Comodi - le risposte dei periti vi avrebbero lasciato perplessi. Alla domanda 'quante low copy number avete analizzato?' Vi avrebbero risposto zero. A quella 'quanti sopralluoghi avete fatto' vi avrebbero risposto zero''. ''Fareste fare il catering del matrimonio della vostra unica figlia a qualcuno che sa a memoria tutte le ricette ma non ha mai cucinato in vita sua?'', ha detto ancora il magistrato.

Comodi ha anche portato l'esempio di un altro processo in cui invece di uscire con una sentenza, la Corte era uscita con un'ordinanza con cui disponeva un'altra perizia. Perché della precedente, fatta tra gli altri anche dalla dottoressa Carla Vecchiotti, che ha redatto anche la perizia in questo processo, i giudici avevano detto che presentava una ''evidente inconcludenza dei risultati, un'arbitraria interpretazione del quesito e una incompletezza nell'esecuzione dell'incarico peritale ricevuto''. Il pubblico ministero ha raccontato poi che in base alla successiva perizia effettuata, l'imputato era stato condannato.

Riguardo all'amido presente sul coltello , che in primo grado venne ritenuto l'arma del delitto, il pm ha spiegato che potrebbe derivare dai guanti monouso in uso alla polizia e alla polizia scientifica. Perché ''la stragrande maggioranza sono talcati'', ha detto il magistrato.

Il consulente della difesa Knox, il professor Torre, aveva detto che il fatto che ci fosse dell'amido sul coltello, significava che quel coltello non era stato lavato, come invece aveva ritenuto l'accusa. Per la dottoressa Comodi, questa tesi ''è assolutamente inattendibile''.
 
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