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 disoccupazione... di Lunadicarta
 
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La Morandi coltiva soltanto due miti, due persone che perseguono la Giustizia come obiettivo ultimo delle proprie azioni: Armando Spataro e Don Fortunato Di Noto.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/09/2011 @ 14:32:16, in Magistratura, linkato 1391 volte)

I casi di violenza concernenti il corpo dei vigili urbani del Comune di Roma sono  tristemente famosi. Tutta la stampa romana lo sa. Rammento il caso del vigile del far west con la pistola in pugno. Ora la magistratura inquirente deve accertare che non siano minacciati gli esercenti o vessati dalle continue multe i testimoni. Tanto più, se il motociclista è minorenne o appena maggiorenne. I troppi casi italiani hanno insegnato che, purtroppo, ci sono tanti balordi, violenti e collusi nelle forze dell'ordine ed è ora di cambiare per il bene di tutti coloro che, invece, sono retti ed onesti. L.M.

"Quel vigile continuava a colpire
dopo averlo ammanettato"
Urla e caos in strada. Il racconto dei passanti in via Carso: "Quel ragazzo aveva un occhio tumefatto e le mani dietro la schiena bloccate da un vigile". Un nuovo testimone: un vigile enorme prima l'ha ammanettato e poi lo prendeva a pugni


di VALERIA FORGNONE

"Basta", "fermatevi", "lasciatelo". Urla, panico, sirene delle volanti. Caos in viale Angelico. Lorenzo Basile, 33 anni,  ieri sera dopo la partita all'Olimpico della Roma era in strada e ha assistito al pestaggio di un giovane  da parte di un vigile urbano, denunciato a Repubblica.it da una lettrice.   "Ero uscito dallo stadio e stavo andando a cena al Ristorantino in via Muggia - racconta Basile - quando ho visto un vigile enorme, che potrei riconoscere tra mille e che aveva buttato in mezzo alla strada quel ragazzino. Poi lo ha fatto alzare e ha provato ad ammanettarlo vicino a un cancello in viale Angelico, ma il giovane si divincolava e non ci è riuscito. Alla fine le manette sono scattate: una volta bloccato il ragazzo, però, il vigile lo ha colpito con 4 o 5 pugni fortissimi in pieno volto, e il sangue ha iniziato a uscire".

Un amico - continua il racconto di Basile - si è avvicinato al collega del vigile per cercare di bloccare il pestaggio. "Ma l'altro vigile era sconvolto. Continuava a ripetere: 'Oddio che ha fatto, è impazzito'". Basile racconta anche di aver lasciato il suo nome agli agenti di polizia  per testimoniare,  e afferma che questa sera stessa presenterà denuncia alla questura. "Intanto le persone aumentavano - conclude -. Tutti continuavamo a ripetere 'Lascialo, lascialo'. Ma il vigile stringeva forte le mani del ragazzo, che urlava 'Basta, mi fai male'. Gli agenti della municipale erano pochissimi, hanno rischiato il linciaggio. Poi il ragazzo è stato fatto salire su un'auto della municipale e sono arrivati altri vigili e poliziotti che hanno fatto allontanare in moto il vigile che aveva colpito".

Anche alcuni ristoratori della zona sono corsi in strada. Hanno raggiunto un capannello di persone:  "C'era un giovane con il volto pieno di sangue, aveva un occhio tumefatto e le mani erano dietro la schiena con un vigile che lo bloccava - racconta un altro dei presenti -. All'inizio c'erano solo pochissimi vigili, poi uno di loro è stato fatto allontanare: è salito sulla moto in direzione San Pietro".  "Le altre persone che c'erano hanno iniziato a urlare 'no, non lasciatelo andare via'. Poi sono arrivati altri agenti. Si è fermato anche un signore distinto in sella a un motorino per cercare di aiutare", racconta Ivan, titolare del Ristorantino in via Carso. Anche il suo socio, Stefano, è arrivato sul posto. "E' stato caricato su un'auto della municipale e portato via. Ho chiesto spiegazioni e mi hanno raccontato che era stato pestato dai vigili. C'erano tante persone, alcune avevano il cellulare in mano e hanno ripreso tutta la scena".

Allarmato dalla confusione anche Daniele, proprietario del locale Osteria 10-20-30. "C'era un caos pazzesco, sirene della polizia, un viavai continuo. Quando sono arrivato sul posto il ragazzo era già stato portato via, ma c'erano ancora quattro poliziotti e otto vigili urbani".
 

(23 settembre 2011)

http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/09/23/news/aveva_il_viso_pieno_di_sangue_il_racconto_dei_ristoratori-22110421/

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IL PESTAGGIO

"Quel ragazzo ammanettato e pestato a sangue"
Lettrice denuncia la violenza di un vigile urbano

La donna ha telefonato alla nostra redazione per riferire quello che ha visto dopo la partita Roma-Siena: "E' accaduto su viale Angelico all'incrocio con via Muggia e viale Carso, intorno alle 22.40. Due motociclisti della municipale hanno fermato un ragazzo a bordo di uno scooter. Avrà avuto diciassette, forse diciotto anni. Lo hanno fatto scendere,  poi gli hanno messo le manette ai polsi. E uno ha iniziato a prenderlo a pugni. Lo ha anche colpito al volto con il casco".  Il comandante dei vigili urbani di Roma: il ragazzo era ubriaco, è stato lui ad aggredire

di GIOVANNI GAGLIARDI

"Due vigili urbani in moto ieri sera hanno ammanettato un ragazzo, poi uno di loro ha iniziato a picchiarlo. Lo ha anche colpito al volto con il casco. Quello che ho visto non potrò più dimenticarlo". Esordisce così, con la voce tremante dalla rabbia, una lettrice di Repubblica.it. Ha chiamato la redazione per raccontare il pestaggio di cui è stata testimone diretta.  Ma il comandante dei vigili urbani di Roma contesta: il ragazzo era ubriaco, è stato lui ad aggredire.

"Ero andata allo stadio per assistere a Roma-Siena - racconta la testimone - poi, al termine, stavo percorrendo a piedi viale Angelico in direzione centro per andare riprendere la macchina che era all'altezza dell'incrocio con via Muggia e viale Carso. Saranno state circa le 22.40, quando ho notato due motociclisti della municipale che sfrecciavano: inseguivano un ragazzo a bordo di uno scooter. Avrà avuto diciassette, forse diciotto anni. Lo hanno fatto scendere. Erano concitati, su di giri, lo hanno strattonato e preso a spinte, poi gli hanno messo le manette ai polsi. A quel punto è iniziato il pestaggio". 

La donna racconta che uno dei due agenti ha iniziato a prendere il ragazzo a pugni e a colpirlo con il casco in faccia. "Era una maschera di sangue - racconta ancora - aveva un occhio ridotto malissimo. Quel poveretto per la paura se l'è addirittura fatta sotto".

Durante il pestaggio si è formato un capannello di gente "dieci, forse quindici persone". Qualcuno ha anche ripreso le immagini con il cellulare. "Poi, in moto, sono arrivati altri colleghi dei due agenti - dice ancora la nostra lettrice - e hanno fatto cerchio intorno al ragazzo e agli altri agenti. E il giovane è stato caricato su una macchina di servizio che era giunta nel frattempo. La polizia è arrivata 20-30 minuti dopo, quando era già tutto finito. La macchina con il ragazzo era andata via, eravamo rimasti solo noi testimoni ad inveire contro gli agenti della municipale rimasti sul posto. Avevano fatto andare via anche l'agente del pestaggio. E' arrivata anche un'auto blu dei vigili urbani, credo fosse qualche dirigente perché aveva l'autista, ma è andata via quasi subito. In tutto c'erano almeno una decina di agenti. Cercavano di mantenere la calma, mentre alcuni di noi spintonavano e urlavano".

Stamattina al commissariato Prati qualcuno ha iniziato a farsi domande sull'accaduto. Per ora non risultano denunce, ma c'è un'annotazione della pattuglia arrivata sul posto: racconta di un pestaggio, riferito da alcuni testimoni, ad opera di un agente della municipale. Per ora senza nome. 

La ricostruzione del comandante dei vigili urbani.  A stretto giro arriva la replica del comandante dei Vigili di Roma, Angelo Giuliani. Giuliani, che si dice "fortemente indignato"  per quanto riportato da Repubblica.it sull'episodio, non smentisce il merito della denuncia - pugni e colpi di casco in faccia a una persona ammanettata - ma fornisce una diversa ricostruzione: "La verità documentata da verbali e da atti processuali - afferma -  è che il ragazzo che viaggiava a bordo dello scooter in viale Angelico, senza patente e ubriaco, ha dapprima inveito contro un signore che portava a passeggio il suo cane, e poi ha aggredito a male parole e minacciato due vigili urbani lì presenti. Quando questi hanno cercato di fermarlo, il ragazzo ha sferrato un pugno in faccia contro uno dei vigili, che è stato refertato con dieci giorni di prognosi. A quel punto la polizia municipale - aggiunge Giuliani - lo ha ammanettato. In mattinata il ragazzo è stato sottoposto a un processo per direttissima dove è stato confermato l'arresto per gravi indizi di colpevolezza ed ammissione dell'arrestato". "Comunque la partita Roma -Siena - conclude - si è svolta senza problemi e incidenti e questo episodio è assolutamente estraneo all'evento sportivo".

  (23 settembre 2011)
http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/09/23/news/quel_ragazzo_ammanettato_e_pestato_a_sangue_lettrice_denuncia_la_violenza_di_un_vigile_urbano-22104523/
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Di Loredana Morandi (del 23/09/2011 @ 12:36:14, in Magistratura, linkato 1369 volte)

Laudati denuncia Scelsi per calunnia

Annunciata denuncia anche per colonnello Gdf Salvatore Paglino

22 settembre, 21:00

(ANSA) - BARI, 22 SET - Il procuratore di Bari, Antonio Laudati, ha annunciato denunce per calunnia nei confronti del magistrato barese Giuseppe Scelsi, suo ex sostituto, e del colonnello della Guardia di Finanza Salvatore Paglino.

Quest'ultimo era in servizio al nucleo di polizia tributaria di Bari e coordinava le indagini su Tarantini e il giro di escort a palazzo Grazioli.
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Di Loredana Morandi (del 23/09/2011 @ 12:31:34, in Politica, linkato 1319 volte)

Milanese salvo per 3 voti, irritazione Berlusconi

Malumore Pdl per l'assenza di Tremonti in Aula


23 settembre, 08:27

di Marco Dell'Omo per ANSA

Salvo per una manciata di voti: Montecitorio ha evitato l'arresto all'ex collaboratore del ministro Tremonti con soli tre voti in più rispetto a quelli che servivano. I contrari all'arresto sono stati 312, la maggioranza richiesta era di 309. I favorevoli all'arresto si sono fermati a quota 305, che in realtà erano 306, perché il voto del vicesegretario del pd Enrico letta non è stato registrato per un errore tecnico. La maggioranza può tirare un sospiro di sollievo, ma la votazione non è stata facile: sono 7, secondo i tabulati delle votazioni, i franchi tiratori che hanno votato con le opposizioni per l'arresto. Il dato emerge analizzando le presenze dell'aula: l'opposizione schierava 299 deputati, mentre i sì all'arresto sono stati 306. I banchi della maggioranza, altro segno di disagio, non erano al completo. Mancavano otto deputati: sei del Pdl, uno della Lega, uno di Noi sud. E non tutti erano assenti giustificati. Lo era sicuramente Alfonso Papa, che è agli arresti a Poggioreale, mentre i ministri Giulio Tremonti e Franco Frattini erano in missione all'estero (ma Tremonti ha probabilmente deciso di non esserci per evitare imbarazzi). Gli altri tre assenti sono Pietro Franzoso, Giuseppe Angeli e Nicolò Cristaldi.

Nei banchi della Lega non c'era invece Alessandro Montagnoli, in quelli di Noi sud Antonio Gaglione. Due gli assenti nell'opposizione: l'Udc Antonio Merlo e l'esponente del Fli Mirko Tremaglia, da tempo molto malato. La differenza tra Marco Milanese (salvato) e Alfonso Papa (mandato in carcere) l'hanno fatta 19 deputati: quelli che il 20 luglio hanno votato per mandare in carcere Papa e che oggi si sono schierati per salvare Milanese. A luglio i deputati che votarono per negare l'arresto furono 293 (e non furono sufficienti perché i sì furono 319); oggi quelli che sono riusciti a salvare Milanese sono stati, 29 di più: con ogni probabilità i leghisti che l'altra volta decisero di scaricare Papa.

PDL INSORGE, VERGOGNA ASSENZA TREMONTI SU MILANESE
di Yasmin Inangiray
Doveva essere la giornata di Marco Milanese, il deputato del Pdl 'salvato' oggi dalla Camera che ha respinto la richiesta d'arresto avanzata dalla procura di Napoli ed invece a contendere la scena al parlamentare campano è Giulio Tremonti, ministro dell'Economia che aveva fatto di Milanese il suo braccio destro. La sedia vuota del titolare del Tesoro oggi a Montecitorio ha scatenato la rabbia di una parte del Pdl, probabilmente quella parte da tempo in confitto con gli 'atteggiamenti' del Professore. E non avrebbe lasciato indifferente nemmeno Silvio Berlusconi. In pubblico il premier ha glissato alle domande sull'assenza del ministro dell'Economia ma, dal tono e dall'espressione, non era difficile decifrare la rabbia. Che i rapporti tra il premier ed il titolare di via XX Settembre siano da molto tempo in uno stato di freddezza sembra ormai notizia vecchia, ma la crisi internazionale e le difficoltà in cui versa l'esecutivo avevano convinto entrambi ad una tregua . Anche se la decisione di Tremonti di partire per Washington per la riunione del fondo monetario internazionale questa mattina, disertando sia il Consiglio dei ministri in cui é stata approvata la nota di aggiornamento del documento di economia e finanza (Def), ma soprattutto la votazione della Camera su Milanese sembra aver rotto gli argini della tregua interna al partito. Un atteggiamento "immorale" è il giudizio di molti pidiellini che nei capannelli in Transatlantico non esitano a dare addosso al ministro del Tesoro. Non ha avuto il coraggio di metterci la faccia, è l'accusa anche di diversi leghisti. Molto dura il sottosegretario Daniela Santanché: "E' umanamente vergognoso che oggi Tremonti non fosse in Aula".

Raccontano che a rincarare la dose sarebbe stato lo stesso Milanese in un faccia a faccia con Berlusconi subito dopo la votazione. Il premier non avrebbe risparmiato commenti pesantissimi(pare anche delle barzellette piccanti con protagonista proprio il titolare del Tesoro), così come giudizi altrettanto negativi sarebbero arrivati dall'ex braccio destro. L'assenza di oggi però è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A lamentarsi con Berlusconi per l'atteggiamento poco collaborativo del titolare di via XX Settembre sarebbero stati nei giorni scorsi diversi ministri: E' sempre così - spiega un ministro - Berlusconi deve capire che Tremonti non cambierà mai. Ed è proprio il capo del governo ad essere chiamato in causa per risolvere il 'problema' Tremonti. Il ministro dell'Economia sarebbe stato il convitato di pietra nel vertice di maggioranza a palazzo Grazioli. La richiesta avanzata a Berlusconi è di assumere lui in prima persona la gestione della crisi: Tremonti ha troppo potere - sarebbe stato il ragionamento fatto al capo del governo - va ridimensionato. L'ipotesi avanzata da qualcuno è quella di un 'dimagrimento' delle deleghe del Tesoro. Strada però complicata da seguire vista la fragilità della maggioranza e l'impossibilità per il Cavaliere di poter gestire senza conseguenze, si ragiona in ambienti della maggioranza, un'eventuale crisi con il ministro dell'Economia.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/09/20/visualizza_new.html_701135441.html
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Di Loredana Morandi (del 23/09/2011 @ 12:29:18, in Magistratura, linkato 1172 volte)
Sante parole! L.M.

MEREDITH: PG, NEGARE DNA

E' FALSIFICAZIONE SCIENTIFICA REALTA'


11:29 23 SET 2011

(AGI) - Perugia, 23 set. - Per il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola, il teste Antonio Curatolo e' da considerarsi "preciso nel racconto e pienamente attendibile" quando dice di aver visto Amanda Knox e Raffaele Sollecito insieme, la sera del delitto, in Piazza Grimana, a pochi metri dalla casa di Via della Pergola. Lo ha detto nel corso della sua requisitoria davanti alla Corte di assise di appello di Perugia che sta processando i due ex fidanzatini per l'omicidio di Meredith Kercher.

"Curatolo - ha detto Costagliola - ha visto con assoluta certezza gli imputati il primo novembre del 2007. Non puo' averli visti il 31, perche' tra l'altro i due non erano insieme". Quindi l'attacco al lavoro svolto dagli esperti incaricati dalla Corte di assise di appello di Perugia di eseguire nuovi accertamenti sulle tracce di dna sul gancetto del reggiseno indossato dalla vittima al momento del'omicidio e sul coltello ritenuto dall'accusa l'arma del delitto, e che ha bocciato nettamente l'operato svolto dalla polizia scientifica.

  "E' falsificazione scientifica della realta' - ha detto Costagliola - negare l'esistenza del Dna di Meredith e di Sollecito sul coltello e sul gancetto". Dopo aver parlato di "gravi indizzi di colpevolezza a carico degli imputati" il sostituto procuratore generale ha annunciato l'intenzione di rinnovare la richiesta di una nuova perizia genetica. Richiesta gia' respinta dalla Corte prima di chiudere l'istruttoria dibattimentale.
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Di Loredana Morandi (del 22/09/2011 @ 08:11:37, in Magistratura, linkato 1413 volte)
Politica - 22/09/2011 - LE CARTE

Ora pure la Finanza inguaia Laudati


GUIDO RUOTOLO

E oggi toccherà a lui, al procuratore di Bari, Antonio Laudati, essere sentito dalla prima commissione del Csm. Indagato dalla procura di Lecce per tentata violenza, favoreggiamento e abuso d’ufficio, Laudati probabilmente difenderà il suo operato attaccando l’ex pm Pino Scelsi, il suo accusatore.

Le diverse testimonianze raccolte dalle procure di Lecce e Napoli, e depositate al Riesame di Napoli, propongono uno scenario compromettente. Non solo il verbale dell’accusatore di Laudati, il sostituto procuratore generale Pino Scelsi, o quello della pm Eugenia Pontassuglia che conferma parte delle accuse di Scelsi. Ci sono relazioni di servizio e verbali di interrogatorio di generali e colonnelli della Finanza che prendono le distanze dal«metodo» Laudati.

La riunione alle Fiamme Gialle
Uno degli episodi più controversi è una riunione che si tenne alla Legione Allievi della Gdf di Bari prima che lo stesso Laudati prendesse servizio a Bari, nel giugno del 2009. Ricorda il tenente colonnello Salvatore Paglino (successivamente arrestato da Laudati per stalking): «Il generale Vito Bardi (comandante interregionale dell’Italia meridionale della Gdf, indagato aNapoli per la fuga di notizie inchiesta P4, ndr) si presentò quando la riunione era già in corso da una decina di minuti. Ricordo che il generale Bardi si disse contrariato, rivolgendosi al colonnello D’Alfonso, di non essere stato informato su aspetti salienti delle indagini sulla sanità e su quelle del procedimento cosiddetto escort. Ricordo che il sostituto Scelsi difese il colonnello D’Alfonso dicendo che spettava solo all’autorità inquirente eventualmente autorizzare gli organi investigativi a riferire lo sviluppo delle indagini ad autorità diverse da quelle incaricate delle indagini stesse».

Disse: «Il ministro mi ha voluto»
«In data 26 giugno 2008, il dottor Laudati - si legge nella relazione di servizio depositata all’epoca dal colonnello Paglino - ha indetto presso gli uffici Legione Allievi della Gdf di Bari, una riunione, a suo dire, info-operativa, avente a oggetto le indagini in corso nei confronti di Tarantini Gianpaolo e altri soggetti... Dopo un breve pranzo conviviale, Laudati premetteva che le indagini in corso a Bari avevano creato preoccupazione nelle istituzioni e che la sua presenza in loco era stata voluta dallo stesso ministro di Giustizia, Alfano, al quale egli stesso aveva garantito una soluzione. La situazione era arrivata secondo quanto riferito dallo stesso magistrato, a un punto di gravità tale da poter potenzialmente produrre effetti negativi sullo stesso governo, nonché sulla stessa Gdf»

Spuntano i Servizi Segreti
Sulla fuga di servizio si sussurrava un coinvolgimento dei Servizi e in particolare si puntava l’indice sul generale Luciano Ingaggiato, comandante della Regione Puglia dal 2006 al 2010, che fino al 2006 era stato al Sismi di Pollari. «Non ho avuto - dice a verbale il generale Ingaggiato - alcun ruolo attivo nella costituzione della cosiddetta aliquota della Gdf distaccata presso la segreteria del procuratore della Repubblica di Bari. Il generale Bardi mi disse che le unità di personale dell’aliquota in questione dovevano essere a disposizione del procuratore Laudati per le indagini riguardanti la sanità pugliese/ Tarantini».

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/421409/

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Laudati si difende al Csm
ma altre accuse piovono da Brindisi


Vito Giannoccaro

BARI.  Una guerra tra toghe che rischia di compromettere il lavoro svolto dalla Procura di Bari negli ultimi anni. Contro il procuratore Antonio Laudati pendono le accuse dall'ex pm titolare dell'inchiesta sulle escort, Giuseppe Scelsi, confermate anche dal procuratore capo di Brindisi, ex aggiunto a Bari, Marco Di Napoli.

È prevista proprio per oggi l'audizione alla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura per Laudati, pronto a smentire ogni accusa con prove documentali. Ma dalle carte depositate l'altro ieri dai pm partenopei per il Riesame di Gianpaolo Tarantini, accusato con Valter Lavitola e Angela De Venuto di estorsione al premier Silvio Berlusconi (si veda l'articolo a fianco) emerge anche un verbale del capo della procura di Brindisi, Marco Di Napoli, già procuratore aggiunto a Bari, che conferma la versione dei fatti dell'ex pm Scelsi, oggi sostituto procuratore generale. Carte che, secondo quanto rivelano fonti giudiziarie baresi, sarebbero dovute essere depositate dai pm partenopei con gli omissis perché si tratterebbe degli atti di un'altra inchiesta, quella della Procura di Lecce, dove Laudati è indagato per abuso d'ufficio, violenza privata e favoreggiamento per la presunta ritardata chiusura dell'inchiesta escort al premier Berlusconi organizzata da Tarantini.

È il 18 agosto scorso, quando Marco Di Napoli - che da pm aveva le delega sulle indagini sanità e Tarantini - compare davanti al procuratore generale della Corte d'Appello di Bari, Antonio Pizzi. È in corso, infatti, l'istruttoria che la procura generale dovrà trasmettere al Csm, dopo il caso sollevato da Scelsi. Di Napoli racconta di un incontro avuto con il suo collega fra la fine di giugno e i primi del mese di luglio del 2009. «All'epoca ero procuratore aggiunto di Bari (…) Il collega mi riferì che in una riunione svoltasi il giorno della festa della Guardia di finanza avevano partecipato il generale Bardi (Vito, ndr), ufficiali e agenti della Gdf, che si erano occupati delle indagini sulla sanità pugliese e sul procedimento stralcio escort». Secondo la deposizione di Di Napoli sarebbe stato Laudati a convocare la riunione quando «era già stato nominato dal Csm a Bari, ma non aveva ancora conseguito le relative funzioni. Di questa riunione, Scelsi mi disse che Laudati aveva chiesto in sostanza ai presenti di non prendere iniziative in relazione alle indagini sulle escort sino a quando non si fosse insediato alla Procura di Bari. Inoltre indicò ai presenti il generale Bardi (indagato per rivelazione di segreto istruttorio nell'indagine P4, ndr) come punto terminale di tale indagine, nel senso che tutto doveva essere riferito al generale Bardi da parte della Gdf che investigava (…) Di questa riunione presso la Guardia di finanza, sebbene fossi il coordinatore, non fui informato da alcuno».

Intanto i pm titolari dell'indagine escort, Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis, ieri tirati in ballo con la pubblicazione parziale dei loro verbali ai pm di Lecce e Napoli, affermano che «la sommaria divulgazione di alcune dichiarazioni estrapolate dal contesto nel quale venivano raccontate contribuiscono a fornire false interpretazioni» spiegando che «mai in nessun passaggio è stato messo in discussione l'operato del procuratore Laudati». E aggiungono che «i verbali e le registrazioni sonore degli interrogatori di Tarantini documentano ampiamente il loro svolgimento e smentiscono inconfutabilmente ogni illazione maliziosa».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-22/laudati-difende-altre-accuse-063822.shtml?uuid=Aai0nV6D
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Di Loredana Morandi (del 22/09/2011 @ 07:33:12, in Magistratura, linkato 1321 volte)
Chi conosce bene il Policlinico Gemelli è esterrefatto da questa vicenda, i pazienti in attesa per le visite negli ambulatori si domandano addirittura se non ci sia dietro una specie di complotto. L'inadempienza dell'infermiera è grave, anzi gravissima, e significa che in anni di servizio la persona non ha acquisito mai un interesse medico scientifico per la propria professione o per il paziente trattato. Se da un lato non mi sorprende l'indagine sul medico di base, sono per altro convinta che le omissioni della donna probabilmente sono state tali da scagionare il personale medico ospedaliero coinvolto.  Il martellamento della stampa non giova all'accertamento dei fatti e attira solo i profittatori, che identificano il Policlinico come territorio Vaticano da vandalizzare e cannibalizzare quando sono ben altri i problemi della sanità nel Lazio.  L.M.

21/09/2011 - L'INDAGINE NEL REPARTO DI NEONATOLOGIA

Tbc, sette indagati al Gemelli

L'infermiera mai visitata in sei anni. I reati ipotizzati sono epidemia colposa e lesioni


Sono sette le persone indagate dalla Procura di Roma in relazione al caso dell’infermiera del Policlinico Gemelli affetta da Tbc. Per tutti i reati ipotizzati sono epidemia colposa e lesioni colpose, all'interno di un sistema caratterizzato da gravi inefficienze nei controlli delle visite obbligatorie del personale. Negligenze tali che in sei anni, dal 2005, anno in cui l’infermiera è risultata positiva alla tbc, la donna non è stata mai sottoposta a visite di controllo che, invece, come accertato dagli inquirenti, dovevano avvenire ogni anno.

Una situazione che ha portato il procuratore aggiunto Leonardo Frisani e il sostituto Alberto Pioletti a procedere con le prime iscrizioni nel registro degli indagati per i reati di epidemia colposa e lesioni colpose. Al momento sono sette le persone sotto inchiesta: si tratta di personale medico e amministrativo del nosocomio nonchè il medico di base dell’infermiera colpita nel luglio scorso dal micobatterio. Tra gli indagati c’è anche Costantino Romagnoli, responsabile del reparto di neonatologia dove dal febbraio del 2010 prestava servizio l’infermiera.

Con lui iscritti nel registro degli indagati anche il datore di lavoro, il coordinatore dei medici che dovevano effettuare le visite del personale e due medici deputati alla visite. Avviso di garanzia anche per il medico di base che aveva in cura la donna: per la Procura Š «colpevole» di non aver saputo diagnosticare la malattia. Secondo quanto si è appreso, inoltre, le prime risultanze della consulenza disposta dalla Procura di Roma indicherebbero il collegamento tra il ceppo infettivo che ha colpito l’infermiera e quello riscontrato sull’unica bimba ammalata di tbc, nata nello scorso luglio al Policlinico Gemelli. Questo era uno dei quesiti posti ai consulenti.

Nella perizia, che arriverà sulla scrivania dei pm nei prossimi giorni, inoltre si chiede se «la positività alla tbc equivalga alla malattia», se sono «state adottate idonee terapie a scongiurare il contagio», «se sono stati effettuati controlli idonei» e «se la signora si è ammalata per il contatto con il marito (anche egli affetto da tbc) o con altri soggetti». Non è escluso che nei prossimi giorni i sette, già ascoltati nel corso delle ultime settimane, vengano nuovamente interrogati. «Meglio tardi che mai», è il commento del presidente del Codacons, Carlo Renzi, che su questa vicenda ha presentato un esposto.

«Bisognava effettuare le iscrizioni subito - prosegue - Non si può lasciare una infermiera positiva di tbc lavorare in un reparto come quello di neonatologia». «Siamo certi che la magistratura far… chiarezza su questa vicenda - precisa il presidente della Regione Lazio Renata Polverini- così come le Commissioni istituite ai vari livelli hanno svolto e completeranno i compiti loro assegnati». La notizia dei primi indagati è accolta con soddisfazione anche dal legale della donna risultata, così come il figlio nato nel luglio scorso, positiva al micobatterio e che aveva presentato un esposto in Procura.

«Ribadiamo la massimo fiducia nella procura di Roma che su questa vicenda - afferma l’avvocato Luca Petrucci - sta lavorando con determinazione. Attendiamo con serenità lo sviluppo dell’inchiesta che, ci auguriamo, faccia totale chiarezza su cosa sia avvenuto in questi mesi nel reparto del Gemelli».

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/421345/

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Di Loredana Morandi (del 22/09/2011 @ 07:24:12, in Magistratura, linkato 1431 volte)
L'esborso certo non le peserà, ma mi domando se non le sarebbe convenuto motivare con lo sport la prolungata assenza. Una casistica di rilievo c'è, ed è quella militare e delle forze dell'ordine. Chissà se c'è una sanzione anche per il medico compiacente? L.M.

20/09/2011 - IL CASO

"Graziata" la gip che in malattia faceva le regate

Corte dei conti, multa simbolica



GIUSEPPE SALVAGGIULO

Tre anni fa i colleghi la additarono come «giudice fannullone»: a lungo assente dal tribunale per una lombosciatalgia, se la spassava in barca a vela in giro per il mondo. Ma sfumata l’indignazione, a Cecilia Carreri non è andata così male: dopo l’archiviazione dell’inchiesta penale per falso e truffa e la sanzione soft del Csm (trasferimento e perdita di un anno di anzianità), arriva ora la sentenza della Corte dei conti: condanna per colpa grave, ma solo 6.714,28 euro da risarcire alla collettività. Euro più euro meno, un mese di stipendio.

La vicenda risale al 2005: la Carreri, gip a Vicenza, aveva chiesto congedi per malattia per dieci mesi e mezzo. Soffriva, secondo i certificati medici, di «lombartrosi spiccata con discopatie multiple. Malattia invalidante per il lavoro», anche perché aggravata da «stato depressivo, disturbi del sonno e cefalea ricorrente», tanto da sconsigliare «la stazione eretta prolungata, come il rimanere a lungo seduta», necessitando «costantemente di cure mediche, trattamenti riabilitativi, training di rilassamento, ginnastica dolce e stretching».

Ciò non le impediva, come rilevò «con disagio» l’Associazione magistrati, di veleggiare a bordo del suo 60 piedi «Mer Verticale» dall’isola di Wight, sud dell’Inghilterra, a Dunkerque, Francia del Nord, partecipando alla Rolex Fastnet Race (1.126 km), propedeutica alla regata transoceanica autunnale Transat Jacques Vabre: 8 mila km da Francia a Brasile.

E la lombalgia? E la depressione? E l’ansia? E l’insonnia? Miracolosamente curate dalle correnti della Manica e dai flutti dell’Atlantico? Certo, ha spiegato la Carreri in tribunale: la regata agostana «si svolgeva su imbarcazione con un equipaggio di 4 persone e con una pressoché totale assenza di vento, segno che non si trattava di una dura prova incompatibile con i doveri di recupero psicofisico». E «l’attività ludica personale» non era controindicata, anzi «faceva parte di un percorso di recupero della potenzialità personale e di verifica delle capacità di autostima», tanto da aver portato «beneficio psichico». Dunque proprio le regate «hanno consentito il pronto recupero psicofisico, con efficace rientro in servizio».

Tesi negata dal presidente del tribunale di Vicenza, «atteso che la regata richiedeva un’adeguata e prolungata preparazione, svolta durante l’aspettativa per malattia»; dal presidente della Corte d’Appello, incredulo nel constatare che la malattia non avesse impedito «quell’attività fisica altamente impegnativa»; dalla Procura della Cassazione, per cui la giudice «ha gravemente mancato ai doveri di correttezza, rendendosi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere il magistrato con conseguente compromissione del prestigio dell’Ordine giudiziario»; dal Csm, che l’ha condannata «per aver approfittato della patologia per effettuare imprese sportive anche di livelli estremi, di per sé inconciliabili con la patologia stessa, in modo da far apparire l’assenza pretestuosa e come tale lesiva dell’immagine e del prestigio del magistrato»; dalla Cassazione, che ha respinto il ricorso della giudice. E, infine, dalla Corte dei conti, che ora rileva «evidente conflittualità tra certificazione medica e realtà», giudica «altamente impegnativa» e incompatibile con una lombalgia la regata «nel burrascoso mare Celtico e in patente conflitto con i doveri di lealtà e correttezza» il comportamento della Carreri, tanto da comportarela condanna sia per violazione del rapporto di lavoro «con ingiustificato arricchimento» che per disservizio ai cittadini. Addebiti degni di sanzione esemplare. Invece il risarcimento è di 6.714,28 euro, di cui 5.755,10 di stipendio indebito e 959,18 per disservizio al sistema-giustizia.

Nelle regate incriminate, la skipper Carreri si piazzò solo dodicesima e nona. Ma il risultato sportivo non era la cosa più importante, come dichiarava prima di salpare al periodico «Bolina»: vuoi mettere la «formidabile esperienza di attraversare l'Atlantico e vedere le luci di Bahia»?

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/421072/
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Di Loredana Morandi (del 21/09/2011 @ 19:12:17, in Magistratura, linkato 1401 volte)
Camera e Senato: giudizio spetta a Tribunale ministri. La Procura: a magistratura ordinaria

I pm di Milano e il caso Ruby:
«No al conflitto di poteri»

«Berlusconi avrebbe abusato della qualità dell'incarico di presidente del Consiglio e non delle funzioni»


MILANO - La Procura di Milano si costituirà in udienza davanti alla Corte Costituzionale che dovrà decidere su conflitto di attribuzioni sollevato da Camera e Senato per il cosiddetto processo Ruby, nel quale il premier Silvio Berlusconi è accusato di concussione e prostituzione minorile. Lo comunicano i magistrati milanesi in una nota. L'obiettivo è mantenere il processo a Milano dopo che Camera e Senato si sono rivolti alla Consulta per chiedere che della questione si occupi il Tribunale dei ministri.

MONTECITORIO - Alla Corte Costituzionale Montecitorio ha chiesto di annullare tutti gli atti compiuti dalla magistratura milanese poiché «non spettava alla procura di Milano» avviare indagini nei confronti del presidente del Consiglio in carica, nonchè procedere alla richiesta di giudizio immediato per concussione, «omettendo di trasmettere gli atti al collegio per i reati ministeriali». Sulla stessa linea, secondo la Camera, «non spettava al gip del tribunale di Milano nè procedere per via ordinaria e emettere il decreto di giudizio immediato nei confronti del presidente del Consiglio», nè «affermare la natura non ministeriale» del reato di concussione.

LA PROCURA - I pm di Milano affidano la costituzione davanti alla Consulta per il caso Ruby al professor Federico Sorrentino. Nel comunicato firmato dal capo della Procura Edmondo Bruti Liberati si ricorda che il conflitto sollevato dal Parlamento aveva superato la prima soglia di ammissibilità. Per gli inquirenti quello contestato al premier non è un reato ministeriale. Secondo la Procura la competenza a indagare e giudicare il premier Silvio Berlusconi è della magistratura ordinaria perché il Premier avrebbe abusato della qualità dell'incarico di presidente del Consiglio e non delle funzioni. Il processo in corso davanti alla quarta sezione del Tribunale di Milano intanto riprenderà il prossimo 3 ottobre con la discussione sui temi di prova.


21 settembre 2011 13:02
http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_21/ruby-procura-consulta_d41a5768-e435-11e0-bb93-5ac6432a1883.shtml
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Di Loredana Morandi (del 21/09/2011 @ 19:02:46, in Magistratura, linkato 1365 volte)

I magistrati napoletani indagano sul presunto ricatto ai danni di Silvio Berlusconi

I pm di Napoli: «L'inchiesta resti a noi,
memoria del premier inattendibile»

Istanza contro la decisione del gip che aveva dichiarato l'incompetenza territoriale della procura partenopea

NAPOLI - «La inattendibilità e ricercata lacunosità» della memoria consegnata da Berlusconi alla procura di Napoli «emerge dalla stessa volontà della parte offesa Silvio Berlusconi di sottrarsi alla doverosa escussione testimoniale». È quanto scrivono i pm di Napoli Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock nell'istanza al gip depositata mercoledì e relativa alla competenza territoriale. La memoria, ad avviso dei pm, «appare in ogni sua parte generica ed imprecisa tranne che sull'aspetto riguardante il luogo in cui i pagamenti sono avvenuti».

LA COMPETENZA - La procura di Napoli ha presentato al gip e al tribunale del Riesame un'istanza per chiedere l'annullamento dell'ordinanza con cui ieri lo stesso gip, Amelia Primavera, aveva dichiarato l'incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria napoletana in relazione alla vicenda del presunto ricatto al premier e la trasmissione degli atti a Roma.

COMPETENZA DA CHIARIRE - La procura ritiene infatti che allo stato non sia determinata ancora con precisione quale sia la sede giudiziaria competente. Martedì il gip Primavera, sulla base degli atti finora acquisiti aveva stabilito che il procedimento doveva essere trasferito a Roma e il procuratore Lepore aveva reso noto che gli atti sarebbero stati trasmessi al più presto nella capitale. Da poco intanto è iniziata l'udienza del tribunale del Riesame che dovrà pronunciarsi sulle richieste di revoca o attenuazione della misura cautelare nei confronti di Gianpaolo Tarantini, detenuto a Poggioreale, e Valter Lavitola, latitante a Panama. La procura avrebbe ribadito il parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari per Tarantini. (Fonte: Ansa).


21 settembre 2011 17:29
http://www.corriere.it/politica/11_settembre_21/pm-napoli-istanza-inchiesta-ricatto-berlusconi_a633deac-e442-11e0-bb93-5ac6432a1883.shtml

***

il giudice: «credibili le dichiarazioni del premier nella sua memoria»

«Tarantini, l'inchiesta passi a Roma»

Presunto ricatto al premier, la decisione del Gip:
«Napoli incompetente». La Procura: ci adeguiamo

MILANO - Il Gip di Napoli Amelia Primavera si è dichiarata incompetente a decidere sulla scarcerazione di Gianpaolo Tarantini, richiesta dagli avvocati Alessandro Diddi e Ivan Filippelli. «In ordine al reato di estorsione - si legge nel provvedimento appena depositato - la competenza è dell'autorità giudiziaria di Roma».

«CREDIBILI LE DICHIARAZIONI DEL PREMIER» - L'imprenditore pugliese è accusato di aver ricattato Silvio Berlusconi. Nel dichiarare la propria non competenza territoriale a decidere sulla scarcerazione, il Gip si è basato sulle dichiarazioni della segretaria del premier, Marinella Brambilla, ma soprattutto su quanto affermato nella sua memoria dallo stesso presidente del Consiglio. Scrive il giudice nell'ordinanza: «La stessa vittima del reato ha confermato di aver corrisposto le somme di denaro sempre a Roma traendole da proprie disponibilità liquide che teneva presso la sua abitazione di Palazzo Grazioli. Dichiarazioni credibili con riferimento al luogo della dazione del denaro oggetto dell'attività estorsiva ipotizzata».

LA PRESUNTA ESTORSIONE - In pratica, il giudice per le indagini preliminari ritiene che la competenza territoriale dell'inchiesta non sia della procura di Napoli, ma di quella di Roma, città in cui avrebbe avuto luogo il reato. Sfuma dunque la possibilità che la procura partenopea, che vuole sentire il capo del governo, chieda per Berlusconi l'accompagnamento coatto. Sia la difesa dei tre indagati che i legali del presidente del Consiglio hanno sollevato la questione della competenza territoriale, su cui dovrà decidere mercoledì il tribunale del Riesame. Il premier è considerato persona offesa e vittima di una presunta estorsione da circa 800 mila euro per mettere a tacere le vicende delle escort che avrebbero frequentato le sue residenze. In una memoria affidata ai magistrati partenopei la settimana scorsa, il Cavaliere ha ammesso di aver consegnato diverse tranche di contanti a Lavitola a Roma, ritenendo di voler aiutare una famiglia in difficoltà economiche. Soddisfazione per la decisione del Gip è stata espressa dal premier Niccolò Ghedini.

IL PROCURATORE LEPORE CEDE GLI ATTI - «Trasmetteremo subito gli atti a Roma». Il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, si adegua con una nota al provvedimento del Gip: «A seguito del provvedimento di incompetenza, non impugnabile, emesso dal gip di Napoli in merito alla vicenda dell'estorsione in danno dell'onorevole Silvio Berlusconi, questo Ufficio in conformità a quanto deciso dal giudice, trasmetterà al più presto gli atti all'autorità giudiziaria romana».


20 settembre 2011(ultima modifica: 21 settembre 2011 08:23)

http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_20/tarantini-ricatto-berlusconi_59383058-e389-11e0-bc23-ba86791f572a.shtml
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Di Loredana Morandi (del 21/09/2011 @ 18:52:40, in Magistratura, linkato 1496 volte)
Il procuratore Laudati sarà sentito presso il CSM domani giovedì 22 settembre... L.M.

BARI:  BUFERA IN PROCURA


Escort, indagato il procuratore Laudati
"Abuso, favoreggiamento e violenza privata"

Il provvedimento dei colleghi di Lecce per la gestione dell'inchiesta sul caso Tarantini. Sospetti per un uso illegittimo della polizia giudiziaria da parte del capo della procura e comportamenti irregolari nei confronti dell'allora pm Scelsi

di CARLO BONINI

BARI  -  La procura di Lecce procede nei confronti del procuratore di Bari, Antonio Laudati. Tre le ipotesi di reato per il quale il procuratore capo di Bari è stato iscritto nel registro degli indagati: abuso di ufficio, favoreggiamento e tentata violenza privata. Quest'ultima ipotesi - secondo quanto si è appreso - sarebbe da riferirsi ai danni di Giuseppe Scelsi.

L'accusa muove da due nuove acquisizioni probatorie di queste ultime ore. La prima. La procura generale di Bari ha trasmesso al Consiglio superiore della magistratura documenti che proverebbero illegittimità nell'uso da parte di Laudati della polizia giudiziaria, nonché il ricorso a indagini e intercettazioni telefoniche che avrebbero avuto a oggetto conversazioni di magistrati del distretto giudiziario di Bari (per i quali la legge prevede la competenza esclusiva della procura di Lecce) tra cui Giuseppe Scelsi, l'ex sostituto fi Bari titolare delle indagini sulle escort del presidente del Consiglio che nel luglio scorso ha denunciato al Csm una presunta attività di insabbiamento che a partire dal settembre del 2009 Laudati avrebbe condotto per disinnescare o per lo meno ritardare l'effetto delle indagini che riguardavano il presidente del Consiglio.

E qui veniamo alla seconda circostanza. Nel corso della sua audizione di ieri al Csm (il cui contenuto è stato secretato) Scelsi, nel ripercorrere le tappe dell'indagine barese di cui è stato titolare, avrebbe confermato la circostanza di essere stato oggetto da parte del suo procuratore di indagini illegittime che avrebbero avuto il fine di intimidirlo. Non è tutto. L'accelerazione dell'indagine da parte della procura di Lecce ha trovato ieri ulteriore spinta in una seconda notizia. Mentre infatti il procuratore della città salentina, Cataldo Motta, era a Roma al Csm per acquisire i nuovi atti della procura generale di Bari e le nuove circostanze d'accusa illustrate da Scelsi, i pm napoletani Woodcock, Piscitelli e Curcio (titolari dell'inchiesta sul ricatto di Gianpaolo Tarantini e Walter Lavitola per definire una strategia processuale meno dannosa per il presidente del Consiglio sull'inchiesta delle escort) hanno disposto per la giornata di oggi il deposito e dunque la discovery degli ultimi atti istruttori compiuti per ricostruire i tempi e le scelte d'indagine compiute dalla procura di Bari nell'indagine sulle escort.

Si tratta dei verbali resi sabato scorso dai pm Scelsi e dalla sua collega barese Eugenia Pontassuglia (il magistrato che ha materialmente proceduto all'ascolto delle intercettazioni tra il premier a Tarantini, valutandone la rilevanza e disponendone gli omissis). Anche in queste carte - e se ne potrà avere una conferma a partire da oggi - ci sarebbe un indizio delle "anomalie" che hanno accompagnato l'indagine. Laudati, che si è difeso pubblicamente quando il caso Scelsi è scoppiato e le indagini di Napoli sono diventate pubbliche, racconterà ora la dura verità davanti ai colleghi del Csm giovedi 22.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/09/20/news/escort_indagato_laudati-21936462/index.html?ref=search

***

"Un arrogante autocrate mandato da Alfano"
Il ruolo di Laudati nell'inchiesta sulle escort

Il server con le intercettazioni nella scuola della Finanza. La squadretta personale di polizia giudiziaria e la familiarità con il ministro della Giustizia. Così, nei verbali depositati ieri, il Pm Scelsi racconta ai colleghi di Napoli e Lecce i tentativi del procuratore di Bari di controllare le indagini che facevano tremare il  Premier.


di CARLO BONINI e GIULIANO FOSCHINI

BARI - Come una peste bubbonica, l'inchiesta sulle escort sfigura chi l'ha maneggiata e ha pensato di poterne "governare" l'approdo e il metodo. E in un terrificante redde rationem tra magistrati e apparati ne annichilisce il suo protagonista: il procuratore di Bari, Antonio Laudati. Accusato da un suo ex pm di essere un "arrogante autocrate" attento al Palazzo, arrivato da Roma con la benedizione del ministro della Giustizia Alfano per disinnescare il potenziale di un'inchiesta che, nell'estate del 2009 minaccia la sopravvivenza politica del Premier e per questo deve essere "raffreddata" e pilotata in lidi meno esposti alla luce dei media.

Un "autocrate" che per "raggiungere il risultato" pretende il completo controllo delle attività di polizia giudiziaria e inquirenti. Che mette in riga, con le buone o le cattive, fino a "costringerlo all'abbandono", un sostituto procuratore "di sinistra" (Giuseppe Scelsi) di cui non ha né fiducia, né stima professionale, ma che di quell'inchiesta sulle escort è padrone "fuori controllo" insieme ad un altro cane sciolto, il colonnello della Finanza Salvatore Paglino, refrattario a informare la sua gerarchia dell'abisso che hanno spalancato le sue intercettazioni telefoniche e con una debolezza privata (le donne) che diventerà la sua tomba (Laudati lo farà arrestare per stalking su una delle escort del Presidente). Le cose stanno davvero così? Nei verbali depositati ieri dalla Procura
di Napoli, alcuni dei protagonisti di questa inchiesta propongono un primo canovaccio di quanto accaduto. Che ha tre momenti chiave.

"Ti ho salvato con Alfano". Giugno del 2009. La D'Addario ha fatto saltare il banco con la sua intervista al Corriere della Sera. Laudati, nominato pochi mesi prima Procuratore di Bari con un voto unanime del Csm non si è ancora insediato. Raggiunge telefonicamente Scelsi. Che ricorda: "Mi disse che a Roma si era sparsa la voce che la fuga di notizie sul Corriere era addebitabile al sottoscritto. Gli risposi che non avrei avuto alcun interesse a danneggiare l'indagine. Che, personalmente, avevo ricevuto richieste di informazioni dall'onorevole Alberto Maritati (ex magistrato di Lecce) vicino all'ambiente di D'Alema e che avevo categoricamente rifiutato". Alla fine di quel mese i due si incontrano alla festa della Guardia di Finanza a Bari, dove Laudati mette intorno a uno stesso tavolo Scelsi, il colonnello Paglino, e due dei suoi superiori gerarchici - il generale Bardi (allora comandante interregionale, ora indagato a Napoli nell'inchiesta P4 per la fuga di notizie sull'inchiesta Bisignani) e il colonnello D'Alfonso - perché del terzo, il generale Inguaggiato (allora comandante regionale), "non si fida" ("mi disse che era troppo legato all'ambiente dei Servizi di Pollari", ricorda Scelsi).

 Di quanto accade in quella riunione Scelsi ricorda la "sfuriata di Bardi a D'Alfonso e Paglino" per essere stato tenuto allo scuro dell'indagine sulle escort. Ma, soprattutto, l'avviso ai naviganti di Laudati. "Disse che era molto amico del ministro della Giustizia che gli aveva concesso l'onore del tu e che, grazie a questo, aveva garantito per me, impedendo l'avvio di un'ispezione. Aggiunse che era stato mandato a Bari per conto del ministro e che era necessario costituire un organo che sovraintendesse alle indagini, in particolare su Tarantini". Che "era abituato a chiudere le riunioni con un risultato". Che la prima urgenza era far "cessare le fughe di notizie". I ricordi di Paglino collimano con quelli di Scelsi, e vengono annotati dall'ufficiale in una nota protocollata. "Un'inziativa di Paglino", dice Scelsi. "Un'iniziativa concordata con Scelsi", ricorda Paglino.

La "squadretta di pg". Settembre-Ottobre 2009. Laudati si insedia a Bari nel giorno di una nuova fuga di notizie, con la pubblicazione dei verbali secretati di Tarantini. La prende come un messaggio "politico" che arriva dai suoi uffici. E la risposta è l'accentramento. Chiede e ottiene il distacco in Procura di "una aliquota" di finanzieri che - nella percezione di Scelsi - diventano la "sua squadretta di polizia giudiziaria". Nei locali della scuola allievi della Finanza - prosegue Scelsi - Laudati dispone la creazione di un server che centralizza tutte le intercettazioni telefoniche e a cui solo lui ha accesso. Nell'indagine sulle escort Scelsi viene affiancato da due pm: Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia. Cambiano i vertici locali della Finanza.

"Il complotto". Scelsi rompe con Laudati e in ogni mossa del Procuratore vede un tentativo di escluderlo progressivamente dall'indagine. Ma il pm non si fida neppure del collega Angelillis. Ricorda la sua immediata "adesione" all'idea di Laudati che, "sulla base della giurisprudenza", la posizione di Berlusconi nell'inchiesta non abbia alcuna rilevanza penale. Peggio: lo indica pronto a tenere bordone nei suoi interrogatori con Tarantini a un'ipotesi investigativa che deve tenere aperta una via d'uscita politicamente spendibile per il centro-destra. Vale a dire che l'apparizione della D'Addario a palazzo Grazioli e l'ombrello giudiziario che la proteggerà siano l'esito di un "complotto" ordito lungo l'asse Tarantini-D'Alema per incastrare il premier. Scelsi dice di scoprirlo durante un interrogatorio di Tarantini, che abbandona infuriato, ricordando l'insistenza di Angelillis nel porre domande proprio su quel tema.

E' un fatto che "il complotto" ("Un'ipotesi cui non credevo allora ed escludo oggi", dice la Pointassuglia) è un'indiscrezione che il settimanale di famiglia "Panorama", nel gennaio 2010, accredita con enfasi, attribuendola a "fonti giudiziarie" e indicandola come "svolta nell'indagine sulle escort". Ma è altrettanto vero che Angelillis, a "Repubblica", smentisca sdegnato sia i ricordi del collega che la sua adesione a quella ipotesi investigativa ("La registrazione degli interrogatori smentisce ogni possibile illazione maliziosa"). Più articolato e forse per questo più preciso il ricordo della pm Eugenia Pontassuglia: "Ricordo che Tarantini di sua iniziativa disse che non c'era nessun complotto e allora gli chiesi perché ne parlava. Lui, guardando l'avvocato Quaranta, chiese se non si trattava di uno degli argomenti su cui doveva riferire. E l'avvocato disse allora che, effettivamente, quello del complotto era uno degli elementi indicati tra i capitoli di interrogatorio da Laudati e che l'avvocato aveva appuntato su un foglietto".
 
(21 settembre 2011)
http://www.repubblica.it/politica/2011/09/21/news/laudati-21996004/
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