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Il vero valore di un essere umano è rivelato dalla sua capacità di raggiungere la liberazione da se stesso.

Albert Einstein
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 09/09/2011 @ 18:32:40, in Magistratura, linkato 1337 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

Proclamato lo stato di agitazione





Il Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati esprime la propria indignazione per le misure contenute nella manovra economica recentemente approvata, che penalizzano esclusivamente i dipendenti pubblici, senza colpire in alcun modo i possessori di grandi ricchezze e gli evasori fiscali e senza intervenire sulle numerose fonti di spreco del denaro pubblico.

In particolare, appaiono evidenti l'iniquità e la contrarietà al principio di eguaglianza e di parità contributiva del mantenimento del contributo di solidarietà per i redditi superiori ai 90.000,00 euro solo per il pubblico impiego e dell'eliminazione dell'analoga previsione in relazione ai redditi dei privati, per i quali è previsto un prelievo di gran lunga inferiore, e per i redditi privati superiori ai 300.000,00 euro.

Peraltro, per i magistrati, tale misura si aggiunge agli ulteriori tagli e prelievi sulla retribuzione già previsti dalle precedenti manovre economiche.

Mancano, inoltre, misure efficaci  per il contrasto dell'evasione fiscale, vera piaga del nostro paese, che anzi è stata negli anni favorita dai ripetuti provvedimenti di condono.

Nessun intervento, infine, risulta adottato per realizzare un'effettiva lotta contro la dilagante corruzione nei settori pubblico e privato, causa principale degli sprechi nella pubblica amministrazione e della proliferazione di patrimoni illeciti.

Il Cdc delibera, pertanto, di proclamare lo stato di agitazione della categoria e di attuare, assieme alle organizzazioni rappresentative del comparto del pubblico impiego, iniziative locali e nazionali finalizzate a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla grave iniquità della manovra e sulla pericolosa e costante delegittimazione della funzione pubblica nel nostro paese.

Da', inoltre, mandato alla Giunta esecutiva centrale di predisporre l'organizzazione, eventualmente in accordo con le altre associazioni rappresentative, dei ricorsi giurisdizionali sul cd contributo di solidarietà.

venerdì, 9 settembre 2011
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Di Loredana Morandi (del 09/09/2011 @ 03:55:35, in Magistratura, linkato 1590 volte)

La mignottocrazia italiana è sempre foriera di emozionanti novità. Sul Lavitola ad esempio giunge anche una "velina" dal Grande Oriente d'Italia che dichiara puntualizzando:

"Valter Lavitola, classe 1966, diviene apprendista del Grande Oriente d'Italia l'8 novembre 1990, all'età di anni 24 - numero di brevetto 45108. Non lascia memoria di sé. E', infatti, ancora apprendista quando se ne esce con lettera di 'assonnamento', ovvero di dimissioni dall'Obbedienza, in data 27 dicembre 1994. Da allora le nostre strade si sono definitivamente separate, e sono trascorsi 17 anni".

Questa dichiarazione è a mio avviso a dir poco ecclesiale, perché il Lavitola è iscritto con tanto di brevetto, ma in sonno, quindi sospeso, non "bruciato tra le colonne" cioè cancellato. Per l'ecclesia massoneria infatti egli non è più "attivo e quotizzante", cioé non paga la retta di iscrizione. Ma si sa che quel che occorre della massoneria sono le conoscenze e l'esperienza esperita, ed il Lavitola a soli 24 anni era già molti passi avanti rispetto ad un vero novizio. L.M.

Berlusconi a Lavitola: 'Rimani all'estero'

Arrivano le intercettazioni, faccendiere chiamò premier dopo fuga di notizie sull'inchiesta

Ansa 08 settembre, 18:43

Valter Lavitola chiamò il premier Silvio Berlusconi dopo la fuga di notizie sull'inchiesta relativa alla presunta estorsione al premier e gli chiese: 'Mi presento ai giudici?'. Berlusconi gli avrebbe risposto: 'Resta dove sei'. E' quanto si legge in un'anticipazione del settimanale L'Espresso. Secondo L'Espresso Lavitola si trova a Sofia il 24 agosto, "per concludere affari per conto di Finmeccanica", quando apprende dai siti web dell'inchiesta della procura di Napoli che lo riguarda, anticipata dal settimanale Panorama. Quello stesso giorno parla al telefono con Silvio Berlusconi, "che già in quel momento - si legge nell'anticipazione - sembra essere a conoscenza, come lo erano i giornalisti del settimanale mondadoriano, del lavoro riservato dei pm napoletani e della richiesta di arresto che avevano presentato al gip Amelia Primavera".

Lavitola, scrive L'Espresso, "si attacca al telefono e comincia a comporre ripetutamente il numero di Marinella Brambilla, la storica assistente personale del premier... La donna spiega che 'lui' è impegnatissimo tra crisi economica e turbolenze politiche: non può rispondere". Lavitola dalla Bulgaria però insiste e, "preso dall'ansia per le notizie che rimbalzano su tutti i media, continua a chiamare. E dopo vari tentativi, gli passano al telefono Silvio Berlusconi". Il premier, ricostruisce L'Espresso, "si mostra calmo, la voce è serena: rassicura Lavitola, spiega che tutto sarà chiarito e gli dice di 'stare tranquillo'".

Inoltre, "gli espone quella che sarà la linea... Berlusconi ricorda a Lavitola che attraverso lui ha 'aiutato una persona e una famiglia con bambini che si trovava e si trova in gravissime difficolta' economiché. E sottolinea: 'Non ho nulla di cui pentirmi, non ho fatto nulla di illecito'". A Lavitola, che si mostra rammaricato per le intercettazioni, Berlusconi avrebbe replicato: "Te lo avevo detto che ci avrebbero intercettati".

"A quel punto - scrive L'Espresso - il faccendiere è 'giudiziariamente' con le spalle al muro, e chiede consiglio al premier: 'Che devo fare? Torno e chiarisco tutto?'. Berlusconi risponde: 'Resta dove sei'". Secondo il settimanale, "dopo la telefonata con Berlusconi i piani di viaggio dell'ex direttore dell' 'Avanti' cambiano improvvisamente. Organizza la fuga, cercando la meta più ostica per la giustizia italiana: il Brasile. Lui aveva già in tasca un biglietto per Roma, destinato a non essere usato perché compra di corsa un volo per il Paese sudamericano scelto per trascorrere la latitanza".

Silvio Berlusconi sarà sentito - in qualità di parte lesa - martedì a palazzo Chigi dai pm di Napoli che indagano sulla vicenda Tarantini-Lavitola. L'appuntamento è per il primo pomeriggio: lo ha reso noto poco fa il procuratore capo Giovandomenico Lepore, che sarà personalmente a palazzo Chigi assieme ad alcuni sostituti.

TARANTINI: 'CHIESI SISTEMARE MIEI PROCESSI' - Nel corso dell'incontro di Arcore, Gianpaolo Tarantini chiese a Berlusconi di "sistemare" i suoi processi: è stato lo stesso imprenditore a riferirlo ai magistrati nel corso dell'interrogatorio di garanzia. "In quell'occasione - dice Tarantini - io ricordo anche di dire: 'Ma presidente, ma non riusciamo a sistemare anche qualcosa di mio sui problemi che ho io tra Procura, fallimento, indagini, cose...'. E lui disse: 'Gianpaolo, un mese fa sono stato rinviato io a giudizio, presidente del consiglio, a giudizio per prostituzione minorile, sto per avere mille processi tra Mills, Fininvest, Mondadori, e vieni a chiedere a me?' ". Le parole dell'imprenditore pugliese spiazzano il pm, che chiede conferma: "No, non ho capito bene, mi sfugge questo. Forse non ho capito bene. Lei chiese a Berlusconi di sistemarle qualche processo?". Tarantini ribadisce: "Chiesi se era possibile intervenire, visto che era il capo del governo, sui miei procedimenti. E lui mi rispose in questo modo: 'Gianpaolo, ma con tutti i problemi che ho io?' ". Secondo l'imprenditore, Berlusconi aggiunse: "Purtroppo la mia più grande opposizione non è tanto la sinistra, che non vale niente, quanto la magistratura".

NICLA: 'A CENE CI SONO CAPITATE MIGNOTTE' - Alle cene da Berlusconi Tarantini portava sue amiche, anche personaggi del mondo dello spettacolo. Ma "in mezzo a queste sono capitate delle mignotte: lui (Tarantini, ndr) è stato superficiale". Così "Nicla", Angela Devenuto, moglie di Gianpaolo Tarantini spiega ai magistrati, nel corso dell'interrogatorio di garanzia del 3 settembre scorso, la vicenda delle escort. "Il presidente - afferma Nicla - è una persona che gli piace fare le cene. Io non ci andavo perché ero incinta, avevo una pancia così e a casa del presidente c'erano sempre belle ragazze, mi vergognavo. Quindi ad alcune cene e e alcuni pranzi ci sono andata, poi non ci sono più andata, aspettavo la mia seconda figlia. Allora lui portava delle amiche, ma delle amiche, ci sono nei verbali di Bari, gente che erano delle ragazze normali, che facevano lavori comuni, oppure, che ne so, gente anche amiche dello spettacolo, che ne so, la Manuela Arcuri, a ll'epoca in cui la conosceva. Più lui, perché io stavo sempre a Bari a fare la mamma, lui invece per lavoro andando a Roma e a Milano era più addentrato in questo settore". "In mezzo a queste - ha aggiunto - ci sono capitate delle mignotte. Lui è stato superficiale. Questa storia è uscita e lui se ne è assunto le responsabilità. Il presidente se avesse solo, per come lo conosco io, questa è la mia opinione, solo lontanamente fiutato una D'Addario in casa sua, ma gli avrebbe dato un calcio in culo a lei e a lui".

PALMA: 'NO DL MA VELOCIZZARE ESAME DDL' - "Non ho mai sentito parlare di un decreto legge sulle intercettazioni. Alla Camera c'é da tre anni un disegno di legge, se ne può velocizzare l'esame". Lo afferma il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma alla summer school di Magna Charta. "Sull'uso delle intercettazioni - puntualizza il guardasigilli - la penso esattamente come il capo dello Stato, che recentemente ha espresso alcune riserve sull'abuso di questo strumento investigativo". In particolare, secondo il ministro, le intercettazioni devono essere "l'extrema ratio e non devono essere possibili quelle a strascico".

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Penati indagato con l'accusa di
concorso in corruzione anche
per la Milano Serravalle


Filippo Penati è stato iscritto nel registro degli indagati da parte della procura di Monza, con l'accusa di concorso in corruzione, anche nel capitolo dell'inchiesta che riguarda la Milano-Serravalle. il politico comunica di non aver ricevuto «alcuna comunicazione formale dalla Procura di Monza» circa la sua nuova iscrizione per corruzione per la Milano-Serravalle.

Intanto verrà discusso il prossimo 21 ottobre, davanti al Tribunale del Riesame di Milano, l'appello presentato dai pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia per chiedere l'arresto di Filippo Penati per le accuse di concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti nell'ambito dell'inchiesta su un presunto giro di tangenti relative alle aree ex Falck e Marelli di Sesto San Giovanni. Il gip Anna Magelli, infatti, con un'ordinanza lo scorso 10 agosto aveva rigettato la richiesta di arresto per Penati e per il suo ex braccio destro Giordano Vimercati (anche per lui è fissato il riesame per il 21 ottobre), riqualificando l'accusa di concussione in corruzione e ritenendo dunque i reati prescritti e facendo cadere l'accusa di finanziamento illecito ai partiti.

Intanto, in Procura a Monza è cominciato l'interrogatorio di Giovanni Camozzi, avvocato e stretto collaboratore dell'immobiliarista Luigi Zunino. Camozzi, difeso dall'avvocato Ermenegildo Costabile, è accusato di concorso in corruzione per un presunto versamento da 710mila euro relativo all'operazione immobiliare sull'area Falck. Soldi che, secondo l'accusa, sarebbero stati intascati dall'ex assessore all'edilizia di Sesto Pasqualino Di Leva, finito in carcere il 25 agosto scorso.

Una finta caparra riapre il dossier sulla Serravalle (di Angelo Mincuzzi)

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-08/penati-indagato-laccusa-concorso-152311.shtml?uuid=Aa28ud2D

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Di Loredana Morandi (del 09/09/2011 @ 03:25:30, in Magistratura, linkato 1387 volte)
Leggere le intercettazioni di Ciancimino offre immediatamente l'esatto metro della misura sul come il giornalismo di certe redazioni sia solo millantato e vuoto... L.M.

Ciancimino, interviene il Csm


Finisce al Csm il caso nato dalle intercettazioni di Massimo Ciancimino pubblicate da Panorama. Se ne occupera’ ”con tempestività ” il Comitato di presidenza del Csm, garantisce il vice presidente Michele Vietti. Un’assicurazione che arriva dopo che il Pdl aveva sollevato un’aspra polemica, sollecitando non solo l’intervento di Palazzo dei marescialli ma anche del ministro della Giustizia Nitto Palma. “Negli uffici della Procura di Palermo io faccio quel che minchia voglio” dice l’ex testimone della procura di Palermo, poi arrestato nell’aprile scorso per calunnia aggravata in due colloqui datati 16 novembre e 1 dicembre 2010. E’ il suo interlocutore, il commercialista Girolamo Strangi, a essere intercettato perche’ indagato dalla procura di Reggio Calabria .

Ed è a lui che il figlio di don Vito spiega di avere quasi libero accesso agli uffici della procura di Palermo e di aver armeggiato al computer del procuratore aggiunto Antonio Ingroia,in assenza del magistrato,accedendo a informazioni riservate. Una vicenda giudicata inquietante dal Pdl. “Chi sia Ciancimino Junior lo avevamo capito da tempo. Ma che l’icona dell’antimafia secondo la definizione del procuratore Ingroia, fosse anche ‘padrone’ di alcuni uffici della Procura di Palermo Š scandaloso” insorge il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri, che prima chiede al ministro della Giustizia Nitto Palma di “avviare un’indagine per verificare se le affermazioni di Ciancimino Junior sono supportate dai fatti” e poi sollecita anche l’intervento del Csm. Sulla stessa linea il vice capogruppo vicario del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello, che si dice certo che ”tutte le autorita’ competenti, compreso il Csm”, avvieranno immediati accertamenti, perché ”la gravità delle rivelazioni del settimanale ‘Panorama’ su Massimo Ciancimino, il suo presunto svernare solitario negli uffici del procuratore aggiunto Antonio Ingroia e il suo presunto libero accesso al computer del magistrato e di lì a ogni tipo di informazione, si evidenziano da sé”.

http://www.livesicilia.it/2011/09/08/ciancimino-interviene-il-csm/

***

intercettazioni risalenti al 2010

Ciancimino jr deride scorta e magistrati

Le intercettazioni su Panorama 1| 2

L'ex teste, poi arrestato per calunnia aggravata, sulla Procura di Palermo dice: «Io faccio quello che minchia voglio là dentro, peggio per loro che mi lasciano là»

 

PALERMO - «Negli uffici della Procura di Palermo io faccio quel che minchia voglio». A parlare è Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, che ignaro di essere intercettato, «rideva della sua scorta e anche dei magistrati». A svelare gli episodi è il settimanale Panorama, nel numero in edicola da domani, che pubblica stralci di due intercettazioni ambientali risalenti al 16 novembre e al 1 dicembre 2010: nei nastri era stata registrata la voce dell'ex teste della procura di Palermo, poi arrestato lo scorso 21 aprile con l'accusa di calunnia aggravata.

LE INTERCETTAZIONI - La procura di Reggio Calabria in quel momento teneva sotto controllo Girolamo Strangi, un commercialista indagato perchè considerato vicino alla 'ndrangheta. Strangi con Ciancimino parla di fatture false e di 170 mila euro in contanti, da trasportare a Bologna o a Parigi. L'ex teste si propone come «spola»: «Ti fidi a fare tutto quel percorso in macchina, con i soldi?» chiede. «Io non ho problemi, che sono con scorte e cose io passo ovunque. Io ci ho una specie di squadra di calcetto dietro». Ciancimino racconta poi a Strangi di avere quasi libero accesso agli uffici della procura di Palermo. E che dal computer entra nella banca dati del Viminale. «Negli uffici di Ingroia (il procuratore aggiunto di Palermo) tu digiti un nome dice e gli puoi fare vita, morte e miracoli». Aggiunge che qualche sera prima c'è stata una riunione alla direzione distrettuale antimafia. «Mi lasciano nella stanza chiusa per non farmi vedere dai giornalisti», dice. Così, in assenza del magistrato, Ciancimino sostiene di avere armeggiato al suo pc. Poi il procuratore rientra: «E vede che sto al computer. Dice: Lei è bastardo!... Mica mi nascondo, io faccio quello che minchia voglio là dentro, peggio per loro che mi lasciano là. L'altra volta mi sono andato a vedere un file dove c'erano le barche da sequestrare...».

Redazione online
07 settembre 2011
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/7-settembre-2011/ciancimino-jr-deride-scorta-magistrati-1901472143262.shtml
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Di Loredana Morandi (del 08/09/2011 @ 09:19:44, in Magistratura, linkato 1307 volte)
Risoluzione sulle ricadute sul funzionamento del sistema giudiziario della disciplina proposta nel ddl n. 2567/S


Il disegno di legge n. 2567/S, attualmente all’esame dell’Aula del Senato, vedeva come primo firmatario l’On. Lussana ed altri ed aveva come unico obiettivo l’attuazione di un maggior rigore punitivo nei processi per reati puniti con l’ergastolo,  escludendo che per tali casi fossero applicabili i benefici previsti per il rito abbreviato.

Su tale iniziale ratio legis si è innestata una sostanziale riscrittura del regime processuale sulla prova che nulla ha in comune con l’originario intento e  si caratterizza per l’evidente capacità di rallentare a dismisura la durata di tutti i processi penali attualmente in corso, fatta eccezione solo per quelli per i quali sia stato già chiuso il dibattimento di primo grado.

La parte di maggior interesse dell’intervento attualmente proposto attiene alla modifica degli articoli 190, 495 e 238 bis del codice di procedura penale, tutti inerenti l’esercizio del diritto alla prova nell’ambito del processo e l’acquisizione probatoria.

Si tratta, dunque di un intervento con dirette ricadute sul cuore dell’attività giudiziaria in relazione al quale è necessario che il Consiglio formuli alcune considerazioni, nel solco, peraltro, di quanto ha già avuto modo di evidenziare in altre precedenti delibere ed in particolare nella delibera del 23 luglio 2009 sul ddl n. 1440/S. infatti già nel citato ddl n. 1440 erano contenuti interventi sui punti oggetto del testo  oggi in esame, con soluzioni per più aspetti analoghe a quelle odiernamente proposte.

Gli attuali tre commi dell’art. 190 c.p.p., rubricato “Diritto alla prova”, verrebbero modificati mediante una riscrittura radicale dei primi due commi ed una modifica del terzo.

Il testo proposto prevede che:

“1. Le prove sono ammesse a richiesta di parte. L’imputato ha la facoltà davanti al giudice di interrogare o fare interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a sua favore. Le altre parti hanno le medesime facoltà in quanto applicabili.

2. Il giudice provvede senza ritardo con ordinanza. A pena di nullità ammette le prove ad eccezione di quelle vietate dalla legge e di quelle manifestamente non pertinenti. La legge stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse d’ufficio.

3. I provvedimenti sull’ammissione della prova possono essere revocati, nei casi consentiti dalla legge, sentite le parti in contraddittorio”.

Il cambiamento proposto rispetto all’attuale normativa è profondo.

In particolare viene introdotta, senza alcuna specifica cautela e disposizione attuativa,  l’inedita facoltà  per l’imputato, di interrogare personalmente i soggetti che lo accusano e non già solo attraverso il proprio difensore, con una evidente potenzialità intimidatoria sul teste; inoltre viene introdotta una sorta di diritto potestativo insindacabile alla prova, in quanto si esclude ogni possibilità da parte del giudice di valutare la natura manifestamente superflua o irrilevante delle prove richieste, imponendo una ammissione di qualsiasi prova che non risulti manifestamente non pertinente e dunque patentemente estranea al thema decidendum.

Il senso dell’intervento è sostanzialmente quello di affidare  alle parti  la dinamica processuale privando  il giudice della possibilità di gestire l’andamento del processo, in funzione di un accertamento processuale che si svolga secondo i canoni costituzionali della ragionevole durata.

Non solo, la norma prevede espressamente la sanzione della nullità in caso di sua inosservanza; sebbene non sia chiaro a che cosa sia riferita l’ipotizzata nullità, vi sono fondate ragioni per temere che essa risulti addirittura riferibile alla sentenza che conclude il giudizio, travolgendo così l’intera attività processuale.  

Il CSM, già in occasione del parere reso con la delibera del 23 luglio 2009 sul ddl n. 1440/S, ebbe modo di rappresentare una forte perplessità in merito alla già prospettata limitazione dell’ambito di valutazione del giudice in ordine alla superfluità ed irrilevanza delle prove richieste dall’imputato:

“Non è dato comprendere – si afferma nella delibera – quale effettiva lesione alla disponibilità delle parti ovvero al principio di formazione in contraddittorio delle prove possa comportare il consentire al decidente, in via immediata e preventiva, di eliminare tutte quelle prove che, in maniera manifesta, risultino ab initio inutili rispetto ai fatti integranti il thema decidendum.

L'indicata decisione, d'altro canto, appare sminuire la funzione giudicante e la discrezionalità rimessa al giudice in sede di ammissione delle prove, la quale, invece, opera senza un approfondito sindacato del merito, limitandosi all'esclusione delle sole prove palesemente superflue ai fini del giudizio…La soluzione normativa indicata determina una irragionevole delimitazione della discrezionalità connessa all’esercizio della funzione giudicante e un pesante limite al celere svolgimento del giudizio, la cui durata è inevitabilmente allungata con la reiterata assunzione di prove superflue, con connesse conseguenze dilatorie assai pericolose sulla decorrenza dei termini di durata delle misure cautelari e sui tempi di prescrizione dei reati”.

Innumerevoli sarebbero gli esempi[1] volti a dimostrare che la mancanza di un preventivo vaglio sulla rilevanza e superfluità delle prove richieste dalle parti, potrebbe determinare effetti paradossali, le cui conseguenze si rivelerebbero assai negativamente sui già dilatati tempi dell’accertamento processuale nei vari gradi di giudizio.

A ciò si aggiunga che, in ragione della modifica proposta sul terzo comma dell’art. 190 c.p.p., non sarebbe neppure possibile per il giudice intervenire successivamente attraverso la revoca delle prove ammesse, anche allorché sia evidente la sopravvenuta superfluità in seguito all’istruttoria dibattimentale svolta.

Ed infatti, la proposta legislativa prevede anche un intervento sull’art. 495 c.p.p. rubricato “Provvedimenti del giudice in ordine alla prova”,  laddove si modifica in particolare il 4° comma stabilendo sostanzialmente che il giudice può revocare con ordinanza le prove già ammesse solo se esse risultino anche “manifestamente non pertinenti” e non già, come attualmente, se esse si rivelino semplicemente superflue.

Far dipendere la revocabilità della prova ammessa dal contestuale ricorso della sua superfluità e della sua manifesta non pertinenza non ha senso sul piano tecnico  e su quello sistematico.

Sul primo, una prova non pertinente non può essere né necessaria né superflua, queste essendo qualificazioni che attengono, appunto, soltanto alla prova pertinente.

Sul piano sistematico, appare poco plausibile che il giudice abbia un potere di sindacato sulle prove da assumere più esteso nella fase preliminare di ammissione della prova, quando ha una conoscenza limitatissima del processo (in tale sede potrebbe escludere quelle manifestamente non pertinenti), di quanto non avrebbe, cognita causa,  nel corso del processo (in tale sede potrebbe escludere soltanto quelle che, oltre ad essere manifestamente non pertinenti, siano anche superflue).

Ma questa scarsa plausibilità della disposizione difficilmente potrebbe giustificarne una interpretazione correttiva, che inserisse implicitamente la disgiuntiva “o” in luogo della congiuntiva “e”. A questa operazione verosimilmente si allude, non senza qualche disinvoltura, quando si sostiene nel dibattito su questa riforma che il giudice potrebbe pur sempre in corso d’opera eliminare le prove superflue che ha dovuto ammettere. Si finisce, in tal modo, per confidare sul tanto biasimato “diritto giurisprudenziale”, senza preoccuparsi, tra l’altro, degli interminabili e giustificati contenziosi interpretativi di cui questa soluzione sarebbe foriera.

È dunque quantomeno opportuno che il legislatore faccia chiarezza, precisando che il giudice può revocare la prova ammessa “quando appare superflua o non pertinente”

Orbene, il risultato delle citate modifiche agli articoli 190 e 495 c.p.p.  e quella della soppressione della superfluità come criterio di selezione delle prove, sia ai fini dell’ammissione, sia ai fini della successiva revoca del provvedimento di ammissione. E l’eliminazione del potere del giudice di escludere una prova per la sua palese superfluità  determinerebbe l’obbligo di ammettere o di non revocare  l’ammissione anche di prove funzionali ad una conoscenza già acquisita.

La norma appare, quindi agevolare l’abuso del processo e legittimare le più varie tattiche  dilatorie.

Il DDL interviene, inoltre, sull’art. 238 bis c.p.p., il quale consente l’acquisizione agli atti del processo, ai fini della prova, di sentenze irrevocabili, stabilendo che anche in tal caso “…resta fermo il diritto delle parti di ottenere, a norma dell’art. 190, l’esame delle persone le cui dichiarazioni sono state utilizzate per la motivazione della sentenza” acquisita. In sostanza le sentenze irrevocabili si continuerebbero ad acquisire, ma l’istruttoria dibattimentale svolta nei relativi processi dovrebbe essere in ogni caso interamente ripetuta, a semplice richiesta dell’imputato.

Una siffatta previsione si presenta intrinsecamente contraddittoria ed irrazionale, in quanto da un lato consente l’acquisizione delle sentenze irrevocabili ai fini della prova dei fatti accertati e dall’altro impone di svolgere nuovamente un’istruttoria sugli stessi fatti, sol che l’imputato lo chieda.

Peraltro, è evidente che l’esclusione di un adeguato filtro selettivo sull’acquisizione probatoria da parte del giudice non potrà che determinare un ulteriore abnorme allungamento dei tempi del dibattimento penale in misura potenzialmente illimitata.

In proposito va sottolineata ancora la portata preoccupante della norma transitoria prevista, che dispone l’applicazione di tutte le innovazioni indicate ai processi in corso in primo grado per i quali non sia chiuso il dibattimento. Ciò potrà determinare,  quindi, la necessità di far ricominciare daccapo tutti i processi in corso in primo grado al fine di consentire alle parti di avvalersi della nuova disciplina sul diritto alla prova.

L’intervento proposto si muove in direzione opposta a quella prescritta dall’art. 111 della Costituzione, il quale impone la ragionevole durata del processo e più in generale dalle esigenze suggerite dalla concreta situazione della giustizia italiana, già caratterizzata da una durata eccessivamente lunga dei processi penali, unanimemente riconosciuta come la principale causa dell’attuale situazione di criticità del sistema. 

Inoltre si muove nella direzione di ampliare gli strumenti processuali suscettibili di incentivare il c.d. abuso del diritto.

Questo Consiglio ha già avuto modo di sottolineare nella propria risoluzione del 6 aprile 2011 in tema di abbreviazione dei termini di prescrizione -da intendersi qui richiamata in quanto del tutto pertinente- che la Corte europea dei diritti dell’uomo già attualmente ha ripetutamente condannato l’Italia in relazione al diritto di ogni persona a che la sua causa sia esaminata entro un termine ragionevole[2] 

Non può tacersi la portata dirompente che l’intervento in esame può avere in particolare nel coniugarsi con la vigente disciplina italiana in tema di prescrizione dei reati, ancor più se letto in combinato disposto con l’altro intervento legislativo esaminato nella risoluzione poc’anzi citata. Infatti, se con il ddl in esame (cd. processo lungo) viene dilatata la durata dei processi, con la riduzione dei termini di prescrizione vengono di fatto negate le condizioni per pervenire ad un accertamento dei fatti oggetto delle imputazioni in tempi ragionevoli, con ciò vanificando ogni tentativo di offrire un servizio di  giustizia efficiente per i cittadini, nel rispetto del principio di uguaglianza e di legalità.

Ma la sinergia perversa tra la soppressione del vaglio di superfluità delle prove e l’istituto della prescrizione preannuncia una conseguenza persino più allarmante rispetto a quella denunciata del sicuro aumento del numero dei processi abortiti per prescrizione; numero, che già ora ci consegna un non invidiabile primato negli ordinamenti penali del mondo occidentale.

Il legittimo ed agevole perseguimento della prescrizione attraverso la pletorica assunzione di prove superflue, infatti, determinerebbe fatalmente una disincentivazione del ricorso ai riti alternativi; il conseguente spostamento di molti processi da questi al rito ordinario ne appesantirebbe a tal punto i ruoli, già ingestibili, da rendere la prospettiva della prescrizione non solo probabile, ma quasi certa; il ricorso dell’imputato ai procedimenti alternativi a quel punto diverrebbe rara evenienza autolesionistica: in definitiva si innesterebbe una spirale che condurrebbe all’implosione del sistema.

Infine va ricordato che l’art. 2 del DDL proposto contiene una singolare statuizione: dopo avere soppresso il secondo ed il terzo periodo dell’art. 442 c.p.p. ove si disponeva lo sconto di pena per il rito abbreviato nei processi per delitti puniti con l’ergastolo, si introduce all’art. 442 c.p.p. un comma 2bis il quale prevede che “2-bis. Quando, tenuto conto di tutte le circostanze, deve essere irrogata la pena dell’ergastolo non si fa luogo alla diminuzione di pena prevista dal comma precedente”.

Orbene, una tale disposizione, la quale assegna al giudice la facoltà di non concedere alcuna diminuzione di pena per la scelta del rito se ritenga che le circostanze impongano l’ergastolo, potrebbe non risultare in linea con la natura “premiale” del giudizio abbreviato, riconoscibile in alcuni percorsi motivazionali della giurisprudenza costituzionale[3], in cui sembra delinearsi un “sinallagma” fra il consenso dell’imputato ad essere giudicato sulla base di una prova formatasi al di fuori dal contraddittorio ed il beneficio previsto per il medesimo in termini di riduzione della pena.

In definitiva, non possono che esprimersi gravi e motivate ragioni di preoccupazione in ordine al funzionamento della giustizia alla luce delle possibili modifiche proposte nel citato disegno di legge.

Note

[1] Si pensi ad un omicidio commesso in un’affollatissima discoteca; secondo la vigente disciplina il giudice, davanti alla richiesta di sentire come teste ciascuno delle centinaia di giovani presenti in discoteca, potrebbe non ammettere la deposizione di quelli meno informati o meno prossimi all’episodio, ancor più se magari vi è una video-ripresa che fissa con evidenza lo svolgimento dei fatti; con la modifica proposta nel DDL tale facoltà sarebbe esclusa, poiché non è in alcun modo dubitabile che la testimonianza di uno dei presenti sul luogo del fatto attenga all’oggetto dell’imputazione e dunque al thema decidendum, con la conseguenza che la richiesta di sentire centinaia (o migliaia) di testimoni non potrebbe che essere accolta.

[2] In termini, Corte EDU, sentenze nn. 36813/97, 64890/01, 64699/01, 65102/01. Si veda anche la sentenza della Corte di Strasburgo in data 5 luglio 2007, Locatelli c. Italia, ma la giurisprudenza sul punto è ampia.

[3] Corte Cost. Ord. N. 326 del 2001; Corte Cost. Sent. N. 140 del 2010
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Di Loredana Morandi (del 07/09/2011 @ 10:18:34, in Magistratura, linkato 1753 volte)
Associazione Nazionale Magistrati
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/anm_100_anni.jpg

Sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie



La revisione delle circoscrizioni giudiziarie è una riforma più volte richiesta dall’Anm per migliorare l'efficienza del servizio giustizia.

E', dunque, apprezzabile l'iniziativa del Governo, anche se la scelta dello strumento della legge-delega inserita con un emendamento all'interno della manovra finanziaria rischia di impedire un’adeguata riflessione sui contenuti dell'intervento.

Nel merito dell’iniziativa del Governo, pur condividendo i criteri di massima indicati nella lettera a) della norma proposta, alcuni punti suscitano perplessità e presentano evidenti criticità.

In particolare:

- non appare razionale escludere dalla possibilità di accorpamento i tribunali aventi sede nei comuni capoluogo di provincia alla data del 30 giugno 2011 e, dunque, senza un coordinamento con la contemporanea scelta di soppressione di alcune province e senza tenere in considerazione le caratteristiche dei tribunali presenti secondo i criteri indicati nella  lett.a;

- allo stesso modo appare irrazionale la previsione diretta a garantire comunque la presenza di tre tribunali in ogni distretto, a prescindere dalle dimensioni del distretto e dei tribunali.

In entrambi i casi si rischia il mantenimento di tribunali di dimensioni ridotte o ridottissime.

L'Associazione nazionale magistrati ritiene che siano necessarie scelte coraggiose da adottare già in sede di legge-delega. In particolare, l’Anm, anche richiamandosi alle conclusioni della Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica (CTFP) istituita presso il Ministero del Tesoro, ha  individuato in 20 magistrati in organico (tra procura e tribunale) la dimensione minima assolutamente inderogabile di un ufficio giudiziario. Sarebbe auspicabile che tale indicazione fosse assunta come criterio direttivo della legge-delega.

Del tutto fuori del sistema e foriera di gravi disfunzioni sul piano organizzativo è, altresì, la previsione di poter dar corso alla ridefinizione dell’assetto territoriale degli uffici requirenti anche mediante ricorso ad accorpamento in un unico ufficio di procura della competenza allo svolgimento di funzioni requirenti in più tribunali (lett. c). La previsione, infatti, introduce una centralizzazione dell’esercizio dell’azione penale senza considerare i profili di carattere organizzativo connessi alla molteplicità delle esigenze dei diversi tribunali. Al riguardo, l'Anm reputa che sarebbe preferibile trasformare i tribunali interessati in sezioni distaccate del tribunale accorpante o, in subordine, prevedere che le funzioni di gip e di giudice collegiale siano comunque assegnate al tribunale presso il quale si trova la Procura.

La finalità di razionalizzare l’allocazione delle risorse, e la urgente necessità di interventi di riforma per garantire ai cittadini un processo in tempi ragionevoli, non può non considerare che il contenimento dei costi è obiettivo di carattere strutturale, quindi di recupero e risparmio nel lungo periodo, che però, non può omettere di considerare gli effetti di gravosità, anche economica, che si riverbera nel breve periodo sul personale già sottoposto a ben altri effetti negativi derivanti da altre disposizioni finanziarie della manovra.

La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 07/09/2011 @ 10:15:00, in Magistratura, linkato 1458 volte)

Csm avvia l'istruttoria
sentirà Laudati e Scelsi

Da Palazzo dei Marescialli la richiesta ai pm di Lecce che indagano sull'operato dei colleghi di notizie sui procedimenti in corso. Laudati sarà sentito il 22 settembre, Scelsi il 19. Dal 15 saranno pubblici gli atti dell'inchiesta e le intercettazioni con il premier

di MARA CHIARELLI

La prima commissione del Csm, presieduta dal laico del Pdl Nicolò Zanon, ascolterà nei prossimi giorni il capo della procura di Bari Antonio Laudati e il suo ex sostituto (ora alla procura generale del capoluogo) Giuseppe Scelsi. Il Csm ha convocato per il 22 settembre il procuratore Laudati; mentre tre giorni prima, il 19, ascolterà Scelsi. Le date scelte indicano la volontà del Csm di procedere celermente, ma comunque dopo aver acquisito le informazioni chieste proprio oggi alla procura di Lecce, che sta accertando se i magistrati hanno commesso reati nella conduzione dell'inchiesta su Tarantini allo scopo di favorirlo.

La decisione è stata presa questa mattina al termine di una riunione durata un’ora convocata a seguito del nuovo scandalo che ha coinvolto lo stesso procuratore barese, travolto dall'inchiesta sulle escort a Palazzo Grazioli per il quale poi l'ex imprenditore d'oro della Sanità è finito in carcere a Napoli con l'accusa di estorsione. Con lui, la moglie Angela Devenuto (ora ai domiciliari a Roma) e il direttore dell'Avanti, Valter Lavitola. "Presto rientrerò a casa e mi farò arrestare. Contro di me accuse infondate", fa sapere Lavitola da Panama, dove di ce di trovarsi.

Il memoriale di Lavitola - "Sono stanco di passare per l'uomo nero (LEGGI). Vi pare - spiega - che dati i miei rapporti con Berlusconi sarebbe stato mio interesse mettere insieme una truffa del genere? Ovvero spillargli 500mila euro per dividerli con Gianpaolo Tarantini? Se avessi avuto bisogno di denaro lo avrei chiesto direttamente al Cavaliere. Ci ho rimesso 173mila euro", lamenta a proposito dei pagamenti a beneficio di Tarantini. "Sono pronto a documentare tutto, ci sono le prove - assicura - io di soldi non ne ho intascati". Sul motivo per cui non sia ancora rientrato in Italia: "Avevo lavori da sbrigare in Brasile. Dovevo vendere due barche".

L'indage disciplinare del Csm - Da Palazzo dei Marescialli è partita la richiesta ai pm di Lecce, che indagano sull'operato dei colleghi nella gestione dell'inchiesta che coinvolge il premier, di notizie sui procedimenti in corso. Nel capoluogo partenopeo hanno ipotizzato i reati di abuso d'ufficio e rivelazione del segreto di ufficio. In alcune intercettazioni tra l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e il direttore dell’Avanti Valter Lavitola Laudati viene indicato come colui che avrebbe in qualche modo agevolato lo stesso Tarantini nell’ambito dell’inchiesta sulle escort a Palazzo Grazioli. Il Csm, che aveva già aperto un fascicolo sul “caso Laudati” a seguito di un esposto anonimo e di una lettera di Scelsi, doveva decidere se avviare un’istruttoria parziale ascoltando solo il procuratore o completa ascoltando anche l’ex pm.

FOTO I PROTAGONISTI

Il "caso Laudati" - Scelsi, che fu il primo ad indagare su Gianpaolo Tarantini, nell’esposto al Csm lamenta i tempi lunghi dell'indagine barese sulle escort che l'imprenditore barese portò a feste organizzate nelle residenze private del premier Silvio Berlusconi tra il 2008 e il 2009. Afferma anche che Laudati, a luglio scorso, gli avrebbe impedito di leggere l'informativa conclusiva appena depositata dalla Guardia di finanza nel fascicolo assegnato fino ad allora a lui e ai colleghi Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis. Il Csm si è occupato di Laudati anche a seguito di un esposto anonimo nel quale si afferma che avrebbe creato un database sulle intercettazioni e avrebbe gestito in modo non appropriato finanzieri che fanno parte della sua segreteria particolare.

LEGGI Escort per Berlusconi, l'ex pm al Csm: "Le trame del palazzo per farmi fuori"

Le intercettazioni che scottano- L'avviso di conclusione delle indagini preliminari dell'inchiesta di Bari sarà notificato dopo il 15 settembre. Quel giorno partiranno - spiegano fonti giudiziarie - gli avvisi previsti dall'articolo 415 bis del Codice di procedura penale, a carico di una dozzina di indagati, tra cui lo stesso Tarantini, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al favoreggiamento della prostituzione. Con la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini, saranno a disposizione dei difensori tutti gli atti dell'inchiesta, dai verbali di interrogatorio delle ragazze portate alle feste alle intercettazioni, molte delle quali sono contenute nell'informativa finale della Guardia di Finanza, depositata nel luglio scorso dopo quasi tre anni di indagini.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/09/06/news/csm_laudati-21293823/
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Di Loredana Morandi (del 07/09/2011 @ 10:08:45, in Magistratura, linkato 1486 volte)
Palma esterrefatto da comportamento Csm


Si dice "esterrefatto" il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma dai rilievi mossi dall' Associazione nazionale magistrati ai criteri della delega per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie inserite nella manovra, e anche "dispiaciuto" del fatto che il sindacato delle 'toghe' non abbia voluto indicare alcun nome di magistrato per la commissione di esperti istituita al ministero con il compito di avviare uno studio sulla depenalizzazione dei reati minori.

"Se si vuole abbassare la tensione non è sufficiente una sola parte", afferma il Guardasigilli nel corso di un' intervista a Teleluna Napoli, che sarà trasmessa stasera. "L'Anm ritiene di doversi lamentare di alcuni punti di questa riforma" in particolare quando "sostiene di trovare anomala la presenza di tre tribunali in un distretto". "Ma si vuole rendere conto l'Anm - Nitto Palma - che una riforma di questo genere è particolarmente complessa? Nel fare questo tipo di riforma dobbiamo sì privilegiare l'efficienza ma non dobbiamo mai sacrificare l'esigenza del bacino di utenza della giustizia". Secondo il Guardasigilli, infatti, "bisogna verificare se nei vari distretti le situazioni geografiche e infrastrutturali non impongano di privilegiare le esigenze della gente, in taluni casi eccezionali, rispetto ad altre esigente'". Nitto Palma fa l'esempio di paesini di montagna i cui abitanti, per recarsi al tribunale del capoluogo, sono costretti a fare diverse ore di macchina: "dovrei forse togliere lì il tribunale?". Tra i punti della delega su cui l'Anm si è dichiarata contraria c'è anche la prevista possibilità per il governo di ridefinire l'assetto territoriale degli uffici requirenti con l'accorpamento in un unico ufficio di procura della competenza allo svolgimento di funzioni requirenti in pi tribunali. Palma lascia intendere che su questo punto non vuole fare marcia indietro, sia perché già esistono procure distrettuali che lavorano con giudici di altri territori, sia perché di fronte a particolari esigenze geografiche ("faccio sempre il caso dei paesini di montagna") non si può chiedere al cittadino di fare diverse ore di auto per raggiungere il tribunale del capoluogo. Così si spiega - secondo il ministro - il motivo di mantenere alcuni tribunali e di accorpare invece le procure. "Mi è dispiaciuto molto il comunicato dell'Anm - aggiunge Palma -. Quando mi sono insediato ho detto che volevo allentare la tensione". E ricorda che nell'incontro avuto con i vertici del sindacato delle 'toghe' subito dopo il suo insediamento al ministero "sin l'Anm si è parlato anche della revisione delle circoscrizioni e hanno manifestato il loro accordo. Nel momento in cui dopo 60 anni qualcosa viene in vita immediatamente viene meno". Il "dispiacere" del ministro è anche per il fatto che il tavolo tecnico sulla depenalizzazione dei reati non abbia avuto da parte dell'Anm alcuna indicazione di nomi di magistrati componenti della commissione, seppure il sindacato delle 'toghe' abbia ribadito - ammette Nitto Palma - "la sua disponibilità a collaborare ove richiesta" . "Se si vuole abbassare la tensione - conclude - non è sufficiente una sola parte".

Martedì 06 settembre 2011 16.06
http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/234310
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Di Loredana Morandi (del 02/09/2011 @ 13:51:48, in Magistratura, linkato 1817 volte)

Tarantini, la procura di Napoli sul caso escort
"Indagate sull'operato dei
magistrati di Bari "

Giampi-Lavitola: "Intercettazioni col premier catastrofiche"
"Nicla dovrà vendere le borse" - Foto - Video/Il megaparty

Indagini preliminari sono in corso a Lecce per verificare eventuali profili di rilievo penale. Le convesazioni tra i due spesso fanno riferimento all'inchiesta barese (nella foto il procuratore Antonio Laudati): "Nicola poi dice che queste informative sono bruttissime, quella sulle donne e quella sulla bancarotta. Hanno trascritto tutto. Le mie e le sue, il capo stava terrorizzato". "Le rivelazioni della D'Addario? Un piano per allungare i tempi" di G.FOSCHINI e F.RUSSI

***

Veleni, corvi, esposti al Csm
la procura di Bari nella bufera

 

A luglio l'attacco del titolare delle indagini sul caso escort, il pm Scelsi, che lamentava gli ostacoli e i ritardi alla conclusione delle indagini, oltre a una serie di anomalie nella gestione del caso da parte del procuratore Laudati

di FRANCESCA RUSSI

Il 9 luglio l'ex sostituto procuratore di Bari Giuseppe Scelsi mette tutto nero su bianco. In una lunga lettera indirizzata al Consiglio superiore della magistratura l'ex titolare dell'inchiesta sul giro di prostituzione organizzato da Gianpaolo Tarantini a casa del presidente Silvio Berlusconi lancia accuse gravissime. L'obiettivo dell'attacco è il procuratore capo della Repubblica di Bari Antonio Laudati. È la miccia che accende il fuoco che da mesi covava sotto la cenere negli uffici giudiziari baresi. Gli scontri dai corridoi di via Nazariantz arrivano a Palazzo dei marescialli. "Non mi hanno fatto concludere l'inchiesta sulle escort portate da Gianpaolo Tarantini a casa del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi". L'esposto al Csm inviato da Scelsi, trasferito a luglio dalla procura di Bari alla procura generale, segnala una serie di situazioni secondo lui illegittime delle quali sarebbe stato vittima nella gestione dell'inchiesta più delicata della procura di Bari. Nata nell'estate del 2008 e non ancora conclusa.

Il pm denuncia il ritardo cronico da parte della Guardia di finanza nel presentare l'informativa finale. Scelsi racconta di aver sollecitato più volte ma di aver ricevuto le carte soltanto mentre stava per andare via. Carte che, racconta, non ha mai potuto vedere. Laudati avrebbe chiesto alla Finanza di riceverle personalmente e non avrebbe dato la possibilità
ai sostituti, o per lo meno a Scelsi, di conoscere il lavoro della polizia giudiziaria. L'ex pm antimafia se la prende poi con il ministero reo di aver anticipato il suo trasferimento alla procura generale. Un anticipo di un mese che avrebbe impedito di fatto al magistrato di vedere l'informativa. Non solo. Racconta come a luglio del 2009, in pieno scandalo escort, Laudati - nominato procuratore da qualche mese ma che si sarebbe dovuto insediare poi a settembre - lo avrebbe incontrato alla presenza di una serie di ufficiali della Guardia di finanza chiedendogli una relazione sullo stato delle indagini. Un comportamento anomalo secondo il sostituto ma legittimo per il ministero. A quell'incontro, ricostruisce Scelsi, c'era anche il generale Vito Bardi, comandante interregionale dell'Italia Meridionale, indagato a Napoli con l'accusa di aver passato informazioni riservate a Bisignani.

Il procuratore Laudati replica subito alle accuse. "Attacchi strumentali alla mia persona. Scelsi ha lasciato la procura di Bari a seguito di una sua espressa domanda di trasferimento e tempi e modalità non dipendono in nessun modo dalla volontà del procuratore". Il falò, intanto, divampa. E l'inchiesta di Napoli non getta acqua sul fuoco. "Troppi veleni" dicono preoccupati i magistrati. Ma questa non è l'unica grana che il Csm ha su Bari. Da mesi è aperto un fascicolo, nato da un esposto anonimo, sull'organizzazione del convegno "Organizzare la giustizia" finanziato dalla Regione Puglia. All'epoca dei fatti il presidente Nichi Vendola era indagato per concussione nell'ambito dell'indagine sulla gestione della sanità. Per Vendola la procura aveva chiesto l'archiviazione diverso tempo prima del convegno ma il gip l'ha disposta solo il 24 febbraio 2011.

 (02 settembre 2011)
http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/09/02/news/veleni_corvi_esposti_al_csm_la_procura_nella_bufera-21147093/



Caso Tarantini, i pm di Napoli
"Indagate sulla procura di Bari"

Indagini preliminari sono in corso a Lecce per verificare eventuali profili di rilievo penale legati all'operato dei magistrati in servizio alla procura di Bari

La procura salentina è competente a indagare per fatti che riguardano magistrati in servizio nel distretto della Corte d'appello di Bari. Non è noto se siano già state fatte iscrizioni nel registro degli indagati. 

L'inchiesta è affidata al pm Antonio De Donno, il quale oggi si troverebbe a Roma proprio per lo svolgimento di attività legate all'indagine. Dovrebbe assistere negli uffici della questura agli interrogatori, in qualità di persone informate dei fatti, degli avvocati Giorgio Perroni e Nicola Quaranta, difensori di fiducia di Tarantini nell'inchiesta di Bari sulle escort per Berlusconi. Lì anche alcuni dei magistrati napoletani che hanno chiesto e ottenuto l'arresto di Tarantini per la presunta estorsione ai danni di Berlusconi.

Nei giorni scorsi la Procura di Lecce avrebbe ricevuto documenti ed intercettazioni telefoniche dai pm di
Napoli Vincenzo Piscitelli, Francesco Curcio e Henry John Woodcock che indagano sull'estorsione al premier, reato per il quale hanno chiesto ed ottenuto un'ordinanza di custodia cautelare in carcere contro Tarantini, la moglie Angela Devenuto e Valter Lavitola. I primi due sono stati arrestati ieri a Roma dalla Digos di Napoli e sono ora detenuti nel carcere di Poggioreale in regime di isolamento e con divieto di colloqui con i difensori fino all'interrogatorio di garanzia. La misura cautelare nei confronti di Lavitola non è stata eseguita perché quest'ultimo - secondo quanto egli stesso ha fatto sapere - si trova all'estero per motivi di lavoro.

I nomi dei due legali ricorrono nell'ordinanza di custodia cautelare sulla presunta estorsione a Berlusconi, un'inchiesta nella quale Tarantini ha tuttavia nominato come suo difensore di fiducia un penalista romano, e non gli avvocati Perroni e Quaranta, che lo assistono per le vicende baresi. I magistrati di Napoli sostengono che Berlusconi sarebbe stato indotto a pagare per mettersi al riparo dai 'rischi' che sarebbero potuti derivare da un possibile "cambio di strategia processuale" da parte di Tarantini nell'inchiesta sulle escort. In particolare, quei rischi "connessi al clamore mediatico della vicenda e resi più avvertiti in considerazione del previsto deposito di una serie di conversazioni intercettate in quel procedimento, dai contenuti scabrosi".E' dunque verosimile che gli inquirenti intendano ascoltare i due avvocati anche - e forse proprio - su questo 'minacciato' cambio di strategia processuale di Tarantini.

Nell'ordinanza del gip di Napoli si legge che del "prossimo deposito da parte della Gdf delle trascrizioni delle conversazioni telefoniche intercettate" nell'inchiesta di Bari, Tarantini viene "informato da uno dei suoi difensori di fiducia (avvocati Nicola Quaranta e Giorgio Perroni, difensore anche di Silvio Berlusconi in alcuni processi)". E' a questo punto che tra Tarantini e Lavitola si intrecciano una serie di telefonate volte a mettere a punto le prossime iniziative processuali con lo scopo di "ottenere (ancora), nella misura massima possibile, consistenti somme di denaro da Berlusconi".

Tarantini, scrive il gip, sarebbe orientato ad andare al dibattimento, ma "l'opzione processuale del patteggiamento sembra però suggerita 'ab externo' al Tarantini nell'interesse sostanziale di Berlusconi (che non è parte di quel procedimento)". Perché? Perché così, "essendo Tarantini l'unico indagato, il procedimento finirebbe in archivio, unitamente a tutte le trascrizioni delle conversazioni, senza possibilità quindi di circolazione sulla stampa". Il contenuto "scabroso" delle trascrizioni "è stato in qualche modo anticipato al difensore del Tarantini - scrive il gip - e viene ritenuto 'catastrofico' soprattutto per l'immagine di Berlusconi, di volta in volta interlocutore o riferimento di quelle telefonate".

In questo contesto, "Lavitola suggerisce e di fatto concorda con il Tarantini di tener ferma - di fronte ai suoi avvocati e a quelli di Berlusconi che sembrano 'premere' per la soluzione del patteggiamento - la decisione di voler affrontare il dibattimento, salvo che in extremis non sia lo stesso Berlusconi a chiedergli 'in ginocchio', in un incontro che dovrà essere rigorosamente ristretto a quattro persone di optare per il patteggiamento". Le quattro persone sarebbero: Berlusconi, Lavitola, Tarantini e, appunto, l'avvocato Perroni. Sempre secondo il gip, i difensori di Tarantini, al pari di quello della persona offesa, Niccolò Ghedini, sono "obiettivamente coinvolti" nella vicenda essendo stati "chiamati in causa" da Tarantini nelle intercettazioni "come soggetti a conoscenza dei cospicui, ingiustificati e illeciti trasferimenti di danaro da Berlusconi a Tarantini".

(02 settembre 2011)

http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/09/02/news/caso_tarantini_i_pm_di_napoli_indagate_sulla_procura_di_bari-21143709/
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Caso Tarantini: procuratore Lecce, indagini su magistrati? No comment

Lecce, 2 set. (Adnkronos) - ''Non do notizie di procedimenti in corso''. Cosi' all'ADNKRONOS il procuratore capo del Tribunale di Lecce, Cataldo Motta, circa la presunta apertura di indagini sull'operato di magistrati della Procura di Bari in relazione all'inchiesta sull'imprenditore del capoluogo pugliese Giampaolo Tarantini. Quest'ultimo e' indagato ormai da oltre due anni dalla Procura di Bari per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La Procura del capoluogo salentino e' competente per territorio a indagare sui magistrati in servizio nella Corte di Appello di Bari.  (02 settembre 2011 ore 12.48)

NUOVO FILONE


Tarantini, indagine della procura di Lecce
sui magistrati baresi dell'inchiesta escort

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/daddario.jpg

L'obiettivo è capire se l'imprenditore di Bari avesse sponde tra le toghe. I pm salentini hanno ricevuto documenti e intercettazioni telefoniche dai colleghi di Napoli che si occupano dell'estorsione al premier. In questura a Roma vengono interrogati gli avvocati del faccendiere agli arresti da ieri a Poggioreale: c'è anche il pubblico ministero leccese De Donno

LECCE - La Procura di Lecce ha avviato un'indagine per verificare eventuali responsabilità penali dei magistrati di Bari nell'inchiesta che riguarda Giampaolo Tarantini. L'imprenditore pugliese è stato arrestato ieri - su ordine del gip di Napoli - per estorsione ai danni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ma era già indagato proprio a Bari con l'accusa di aver procurato prestazioni sessuali di giovani escort al premier: un'inchiesta - quella barese per sfruttamento della prostituzione - molto lenta, con un fascicolo preliminare aperto ormai da più di due anni. E l'obiettivo dell'inchiesta leccese è capire se, come Tarantini millantava al telefono, davvero l'imprenditore avesse sponde all'interno della procura.

I magistrati salentini sono competenti a indagare per fatti che riguardano i colleghi in servizio nel distretto della Corte d'appello di Bari, ma non si sa ancora se siano già state fatte iscrizioni nel registro degli indagati. L'inchiesta è affidata al pm Antonio De Donno: secondo indiscrezioni, il magistrato oggi si troverebbe a Roma proprio per occuparsi di questo caso. Nei giorni scorsi la Procura di Lecce avrebbe ricevuto documenti e intercettazioni telefoniche dai pm di Napoli Vincenzo Piscitelli, Francesco Curcio e Henry John Woodcock che indagano sull'estorsione al premier, reato per il quale hanno chiesto ed ottenuto un'ordinanza di custodia cautelare in carcere contro Giampaolo Tarantini, la moglie Angela De Venuto e Valter Lavitola. Secondo i pm napoletani, il premier doveva pagare proprio per il silenzio sulla vicenda delle escort.

Lavitola non è stato arrestato perché si trova all'estero ("per motivi di lavoro", ha fatto sapere il direttore dell'Avanti). I coniugi Tarantini sono invece da ieri nel carcere napoletano di Poggioreale - dopo l'arresto da parte della Digos di Roma - in regime di isolamento e con divieto di colloqui con i difensori fino all'interrogatorio di garanzia: appuntamento fissato per domani mattina. Intanto, negli uffici della Questura di Roma sono in corso gli interrogatori, come persone informate dei fatti, degli avvocati Giorgio Perroni e Nicola Quaranta, difensori di fiducia di Giampalo Tarantini nell'inchiesta in corso a Bari sulle escort procurate dallo stesso Tarantini a Silvio Berlusconi. Ci sono alcuni dei magistrati napoletani che hanno chiesto e ottenuto l'arresto di Tarantini per la presunta estorsione ai danni del premier e anche il pm di Lecce Antonio De Donno, titolare dell'indagine avviata dalla magistratura salentina su quella barese.

Nelle carte dei pm napoletani, ci sono d'altra parte intercettazioni che riguardano proprio la condotta della procura barese. Ecco uno stralcio di una conversazione telefonica tra Giampaolo Tarantini e Valter Lavitola.

Parlano della riapertura dell'inchiesta a Bari.


"È per darci un vantaggio", dice Gianpi.

GT: "È stato fatto per per non chiudere le indagini, per non mandare l'avviso di conclusione, così non escono intercettazioni".

VL: "Embè, e che vantaggio ha il pm a riaprire le indagini, scusa"

GT: "No, il vantaggio ce l'abbiamo noi; l'ha fatto apposta Laudati (ndr, capo della procura di Bari) questo, perché, si sono messi d'accordo, nel momento in cui riaprono l'indagine e non mandano l'avviso di conclusione, non diventano pubbliche, le intercettazioni".
 
Il ruolo degli avvocati di Tarantini viene ritenuto importante dai magistrati napoletani perché - stando alle intercettazioni - erano al corrente delle somme versate da Berlusconi all'imprenditore barese ma soprattutto per la strategia processuale scelta dal loro assistito. Tarantini - secondo l'ordinanza del gip di Napoli - voleva andare al dibattimento nelle indagine sulle escort fornite al premier, mentre "l'opzione del patteggiamento sembra suggerita 'ab externo' al Tarantini nell'interesse sostanziale di Berlusconi". Perchè? Perchè - si legge ancora nelle carte - "essendo Tarantini l'unico indagato, il procedimento finirebbe in archivio, insieme a tutte le trascrizioni delle conversazioni, senza possibilità quindi di circolazione sulla stampa".
 

(La Repubblica 02 settembre 2011)
http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/09/02/news/caso_tarantini_i_pm_di_napoli_indagate_sulla_procura_di_bari-21143709/

Rassegna anche dal Sole 24 ore


Tutti i guai giudiziari di Tarantini: l'imprenditore è al centro di 7 inchieste della procura barese

L'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, arrestato oggi per ordine della magistratura napoletana, è da anni al centro di numerose inchieste nel capoluogo pugliese. Sono infatti sette i fascicoli aperti nei suoi confronti dalla Procura di Bari. L'indagine più nota e non ancora conclusa, riguarda il favoreggiamento della prostituzione ...

 

Tarantini e la moglie arrestati per estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Lavitola latitante

all'interno articoli di Vincenzo Del Giudice e Guido De Franceschi

Secondo le tesi degli inquirenti, Tarantini avrebbe ricevuto un compenso per mentire circa la consapevolezza del premier sul fatto che a Palazzo Grazioli venissero portate escort. Tarantini, a sua volta, sarebbe vittima di un raggiro del direttore dell' Avanti, Valter Lavitola - L'IMPREnDITORE AL CENTRO DI 7 INCHIESTE


Tutti i principali Articoli della Rassegna

Estorsione a Berlusconi, domani interrogati coniugi Tarantini

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NAPOLI (Reuters) - E' previsto per domani l'interrogatorio di garanzia a Napoli per Giampaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto, arrestati ieri con l'accusa di estorsione ai danni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. ...

Caso Tarantini: la procura di Lecce indaga sui pm di Bari

Il Sole 24 Ore - ‎53 minuti fa‎
L'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, arrestato oggi per ordine della magistratura napoletana, è da anni al centro di numerose inchieste nel capoluogo pugliese. Sono infatti sette i fascicoli aperti nei suoi confronti dalla Procura di Bari. ...

Sul caso Tarantini la procura di Lecce indaga sui pm di Napoli

TM News - ‎28 minuti fa‎
"Dubbi sulla regolarità dell'inchiesta". Berlusconi: estorsione ai miei danni? Fantasie. E poi precisa: io non lascio l'Italia Bari, 2 set. (TMNews) - Un nuovo fascicolo si apre sul caso Tarantini ma questa volta oggetto dell'indagine sono gli stessi ...

Inchiesta escort, i giudici Lecce aprono indagine sulla procura di ...

Il Messaggero - ‎2 ore fa‎
ROMA - Il giorno dopo l'arresto di Giampaolo Tarantini e della moglie Angela De Venuto, su ordine della magistratura di Napoli, per estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, giunge la notizia che la Procura di Lecce ha avviato indagini preliminari ...

ESTORSIONE A BERLUSCONI E CASO TARANTINI: PM DI LECCE INDAGANO SU ...

Leggo Online - ‎46 minuti fa‎
LECCE - I magistrati della Procura di Bari sono nel mirino della Procura competente a verificare il loro operato, quella di Lecce, in relazione alle inchieste che riguardano Gianpaolo Tarantini, arrestato ieri per ordine del gip di Napoli per ...

BERLUSCONI: INDAGINI PROCURA LECCE SU OPERATO MAGISTRATI BARI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎1 ora fa‎
(AGI) - Lecce, 2 set. - La Procura di Lecce ha avviato indagini preliminari sull'operato dei magistrati della procura di Bari, in merito a un'inchiesta che riguarda l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini. Questi e' coinvolto in sette inchieste nel ...

La procura arresta Tarantini ma il vero obiettivo è Berlusconi

il Giornale - ‎4 ore fa‎
I pm sapevano che l'imprenditore era pronto a collaborare, ma hanno scelto di arrestarlo. In cella anche la moglie, ricercato Lavitola. Nuova trappola per gettare fango sul Cav. Anticipato il fermo per "costringerlo" a cambiare versione? ...

Berlusconi “Vado via da questo paese di m…”

aciclicoMagazine - ‎1 ora fa‎
L'Italia gli darebbe anche un senso di “nausea„. È ciò che avrebbe detto il premier Silvio Berlusconi a Valter Lavitola. Il capo di governo avrebbe inoltre qualificato l'Italia, lo scorso mese di luglio “un paese di merda„, secondo le intercettazioni ...

«Ricatti e affari, il sistema Lavitola»

Corriere della Sera - ‎5 ore fa‎
Berlusconi: «Io tra qualche mese me ne vado... vado via da questo Paese di cui sono nauseato...» Berlusconi: «Io tra qualche mese me ne vado... vado via da questo Paese di cui sono nauseato...» ROMA - Giocava su tanti tavoli, il quarantacinquenne ...

Caso Tarantini: procuratore Lecce, indagini su magistrati? No comment

La Repubblica Bari.it - ‎50 minuti fa‎
Lecce, 2 set. (Adnkronos) - ''Non do notizie di procedimenti in corso''. Cosi' all'ADNKRONOS il procuratore capo del Tribunale di Lecce, Cataldo Motta, circa la presunta apertura di indagini sull'operato di magistrati della Procura di Bari in relazione ...

ESTORSIONE A BERLUSCONI: PROCURA LECCE INDAGA SU PM BARI

La7 - ‎56 minuti fa‎
La procura di Lecce ha avviato indagini preliminari sull'operato dei magistrati in relazione all'inchiesta che riguarda Giampaolo Tarantini. Al momento non si sa se qualcuno sia già stato iscritto ne registro degli indagati. I pm salentini avrebbero ...

Sentiti in Questura i legali di Tarantini

La Gazzetta del Mezzogiorno - ‎2 ore fa‎
ROMA – Negli uffici della Questura di Roma sono previsti per questa mattina gli interrogatori, in qualità di persone informate dei fatti, degli avvocati Giorgio Perroni e Nicola Quaranta, difensori di fiducia di Giampalo Tarantini nell'inchiesta in ...

Berlusconi ricattato Arrestato Tarantini Silvio: "Fantasie"

Il Tempo - ‎4 ore fa‎
Estorsione ai danni di Silvio Berlusconi: con questa ipotesi di reato la Procura di Napoli ha dato il via libera all'arresto dell'imprenditore barese Giampaolo Tarantini e di sua moglie Angela Nicla Devenuto, i quali, insieme all'editore del quotidiano ...

E Silvio disse: «Lascerò questo Paese di m...»

Il Giornale di Vicenza - ‎1 ora fa‎
INTERCETTAZIONI. Berlusconi chiama Lavitola su un'utenza panamense e si sfoga sul caso P4. L'Idv: si scusi con l'Italia «Tra qualche mese me ne vado ...vado via da questo Paese di merda...di cui...sono nauseato...». È lo sfogo del presidente del ...

«Ecco la mia verità: nessuna estorsione»

il Giornale - ‎5 ore fa‎
Ecco la verità di Gianpaolo Tarantini. Scritta dodici ore prima dell'arresto, consegnata all'avvocato che ieri mattina l'avrebbe dovuta trasmettere al gip e alla procura di Napoli per concordare un incontro chiarificatore. Quattordici pagine vergate di ...

La mossa dei pm: sentire Berlusconi come parte offesa

Corriere della Sera - ‎5 ore fa‎
ROMA - Prossimamente, forse già la settimana ventura, i pubblici ministeri di Napoli che indagano sulla presunta estorsione a Silvio Berlusconi chiederanno di ascoltare il presidente del Consiglio come «parte offesa». Potrà scegliere data e luogo ...

Il premier: «Su Tarantini solo fantasie dei Pm»

il Giornale - ‎5 ore fa‎
Una giornata a Parigi, alle prese con la Conferenza internazionale sulla «nuova» Libia che si tiene all'Eliseo. Ma con un occhio anche alle vicende italiane, tra la manovra che pare ormai in dirittura d'arrivo e l'arresto di Gianpaolo Tarantini e della ...

Ricatto al premier: in carcere l'uomo del caso D'Addario

La Stampa - ‎5 ore fa‎
Mezzo milione di euro, dicono i magistrati della Procura di Napoli che hanno condotto l'inchiesta, estorti al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e intascati, in diversa misura, dal direttore ed editore dell'Avanti!, Valter Lavitola, ...

L'imbarazzo della procura barese lunedì chiederanno le carte a Napoli

La Repubblica - ‎5 ore fa‎
Gli inquirenti aspetteranno l'interrogatorio di garanzia di Tarantini prima di avviare l'iter. "Drago: "Al momento Bari non ha chiesto nulla" Una dozzina di indagati e soprattutto una diversa impostazione dell'inchiesta. ...

Estorsioni a Berlusconi arrestati Tarantini e moglie

La Repubblica - ‎31/ago/2011‎
Fermento anche nella procura di Bari per gli arresti eccellenti. L'ex imprenditore della sanità, indagato nel capoluogo per la storia delle escort portate a palazzo Grazioli, è accusato di avere preteso soldi dal presidente del Consiglio. ...

Tarantini e sua moglie arrestati

Corriere della Sera - ‎31/ago/2011‎
MILANO - Gianpaolo Tarantini, 36 anni, e sua moglie Angela Devenuto, 34ennne, arrestati a Roma. È invece all'estero l'ex direttore dell'Avanti! Valter Lavitola, 38 anni, per il quale era stata emessa una terza misura cautelare. ...

"Sono disperato", lo sfogo del "mantenuto" del premier

La Repubblica - ‎17 ore fa‎
Centocinque pagine per dimostrare la necessità dell'arresto di Giampaolo Tarantini e di sua moglie Angela Devenuto. E nelle intercettazioni telefoniche con Valter Lavitola, che ha materialmente incassato mezzo milione di euro da Berlusconi, ...

"Tarantini pagato per tacere" Nelle carte del gip il ricatto a ...

La Repubblica - ‎21 ore fa‎
Secondo il capo di imputazione, l'imprenditore pugliese minacciava di cambiare strategia davanti ai magistrati baresi. Fino a quel momento aveva sempre escluso che il presidente del Consiglio sapesse di aver incontrato delle escort. ...

Ricatti al premier, arrestato Tarantini

Il Sole 24 Ore - ‎6 ore fa‎
Hanno ricattato il presidente del Consiglio per ottenere contanti e benefit per almeno 500mila euro. Lo hanno tenuto «con le spalle al muro», sotto la minaccia di cambiare la strategia processuale e di parlare in tribunale, a Bari, dei suoi incontri ...

Il caso Tarantini si complica Lecce indaga sui pm di Bari

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
a Procura di Lecce ha avviato delle indagini preliminari per verificare eventuali responsabilità penali dei magistrati della procura di Bari circa l'inchiesta che rugarda Giampaolo Tarantini, il faccendiere pugliese arretato giovedì su ordine del gip ...

Tarantini a Lavitola: 'Senza soldi, le bambine come fanno!'

ANSA.it - ‎14 ore fa‎
BARI - "Voi state avendo un tenore di vita troppo elevato per il reddito... e questi hanno sgamato tutto, che il lavoro è finito... che la cosa è così... hanno sgamato tutto". "Dì a Nicla di non andare con la borsa Cartier... di andare una volta in ...

Berlusconi a Lavitola: "Vado via da questo paese di m..."

Adnkronos/IGN - ‎15 ore fa‎
Napoli - (Adnkronos/Ign) - La telefonata è stata intercettata dai pm della Procura di Napoli il 13 luglio scorso. Il premier: "Rimango per cambiare il Paese che ho definito in un certo modo" Napoli, 1 set. (Adnkronos/Ign) - "Io, sono assolutamente ...

L'esilio dorato dei coniugi Tarantini e quei 20mila euro al mese ...

La Repubblica - ‎01/set/2011‎
Quattordicimila euro mensili oltre all'affitto della casa a Roma e le spese 'legali' e straordinarie. Dieci giorni da il ricorso in Cassazione contro il fallimento della sua Thecnohospital, travolta dalla scandalo della Sanità pugliese A Giampaolo ...

Estorsione a Berlusconi, i magistrati di Lecce indagano su quelli ...

4minuti.it - ‎1 ora fa‎
LECCE (2 settembre 2011) - La Procura di Lecce ha avviato delle indagini preliminari per verificare eventuali reati nell'operato dei magistrati di Bari in relazione all'inchiesta che riguarda Giampaolo Tarantini, l'imprenditore di 34 anni arrestato ...

Tarantini, l'imprenditore al centro di sette inchieste

Adnkronos/IGN - ‎01/set/2011‎
Napoli, 1 set. (Adnkronos) - Nuovi guai giudiziari per l'imprenditore pugliese, Gianpaolo Tarantini, finito finora al centro di sette inchieste. Ultima quella della Procura di Napoli, che ha portato questa mattina all'arresto insieme alla moglie Angela ...


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