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Quando un uomo comune attinge alla conoscenza, è un saggio; quando un saggio attinge alla comprensione, è un uomo comune.

detto Zen ...
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\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 10/10/2011 @ 12:31:35, in Osservatorio Famiglia, linkato 1603 volte)
Violenza sulle donne problema globale

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/notoviolenceagainstwomen_1.jpg

Luisa Betti

Ormai bisogna andare a cercare il refrain di una canzoncina di parecchi anni fa (“Oltre alle gambe c’è di più” ) per intavolare un degno botta e risposta alle scivolate, ormai troppe, della politica italiana che, grazie ad alcuni rappresentanti istituzionali, sta demolendo a colpi d’ascia anni di conquiste, studio, lavoro, lotte, ricerche, dipingendo la donna italiana come una povera imbecille senza né arte né parte che per emergere nella società è costretta a vendere l’unico bene che possiede, ovvero la parte bassa del suo corpo (quella alta non sa di averla). Una cultura arretrata e maschilista, in realtà mai sepolta ma solo sopita, che come un revival, caro sia alla destra che alla sinistra, sta invadendo il cervello italiano creando uno spazio di assenza di diritti e di riconoscimenti pericoloso per le donne che si ritrovano non solo svilite come persone, ma facile bersaglio di ingiustizie, abusi, maltrattamenti, violenze sessuali, psicologiche, economiche, fino anche all’omicidio.

Chi scherza su la violenza sessuale alle suore, chi dispensa giudizi fisici sentendosi bello, chi, come si rammenta il “Rapporto ombra” che la piattaforma italiana “Lavori in Corsa: 30 anni CEDAW” ha presentato alle Nazioni Unite a luglio, alla serissima domanda: “Sindaco, quali sono le sue aspirazioni?” risponde: “La mia unica aspirazione è trombarmi una diciottenne”. Nel Rapporto ombra, realizzato con il lavoro di 8 Ong (Pangea, Giuristi Democratici, ActionAid, ARCSARCI, Cultura e Sviluppo, IMED, Differenza Donna, Be Free, Fratelli dell’Uomo) per supplire al governo italiano che non presenta rapporti dal 2009, si descrive bene lo stato di (non) attuazione da parte dell’Italia della Convenzione ONU per l’Eliminazione di ogni forma di Discriminazione nei Confronti della Donna (CEDAW), tanto che, dopo aver preso in esame il rapporto, le Nazioni Unite hanno espresso particolare preoccupazione per l’immagine della donna come oggetto sessuale e ha invitato l’Italia a mettere in atto una politica per superare l’immagine degli stereotipi relativi alle donne e ai loro ruoli nella società e nella famiglia, in linea con la Convenzione Onu ratificata anche dall’Italia.

Anna Pramstrahler che lavora con la Casa delle donne di Bologna e ha coordinato la ricerca sul femminicidio nel Rapporto ombra sostiene che “il comitato delle Nazioni Unite ha ammonito in maniera grave il governo italiano sul femminicidio, che risulta aumentato nel corso degli ultimi 6 anni”, e chiede all’Italia di svolgere ricerche e azioni per fermare questi delitti. “La cosa assurda - continua Anna Pramstrahler - è che mentre in Francia e in Spagna lo stato ha istituito un osservatorio speciale per il femminicidio, qui il Ministero degli Interni non ha mai avuto dati ufficiali”. Il femminicidio, che è una conseguenza estrema della violenza di genere in quanto totale controllo sulla donna, è anche l’estrema ratio di chi dice che del nostro corpo può disporre, sia teoricamente che materialmente. “In verità è una tragedia e alcune donne sono costrette a cambiare città e a nascondersi. Una volta una donna è venuta da noi con la parrucca e camuffata: Chi l'ha visto la cercava ma lei aveva paura del marito e voleva sparire. La violenza alle donne è una cosa seria, 20 anni fa non esisteva, esisteva solo il reato, ed è stato con l'emergere dei centri antiviolenza che abbiamo iniziato a portare il dato della violenza dall'oscuro”.

E' per non tornare a questo oscurantismo che le donne italiane non hanno mai smesso di lottare, di lavorare, di organizzarsi, ed è con questa intenzione e con questa forza che martedì 11 ottobre si aprirà a Roma (alla Sala della Protomoteca al Campidoglio dalle 9.30) la XIII Conferenza Internazionale contro la violenza di genere (www.direcontrolaviolenza.it) organizzata dalla rete europea Wave (Women against Violence Europe) e dall’Associazione Nazionale italiana D.i.Re, che fa parte della rete europea e che coordina 58 centri antiviolenza in Italia, le cui avvocate hanno svolto per anni ricerche sui provvedimenti giudiziali civili e penali emessi sul tema della violenza contro le donne.

“Questa Conferenza internazionale è una occasione importante per portare all’attenzione dei media, delle istituzioni e della politica la situazione della violenza di genere – sottolinea Titti Carrano, presidente di D.i.Re - ma anche dimostrare come le donne italiane in questi anni non sono state lì con le mani in mano a farsi insultare. Abbiamo lavorato seriamente all’elaborazione di strumenti e misure, comprese quelle legislative, volte all’eliminazione della discriminazione contro le donne e la promozione della parità di genere. L'Unione europea da tempo conferisce carattere prioritario all’eliminazione della violenza contro le donne e tutte le sue azioni sono in una prospettiva di lungo periodo. Concentrandosi sul tema delle violenze perpetrate nei confronti delle donne e delle ragazze, l’UE si dota di strumenti per agire efficacemente contro quella che rappresenta attualmente una delle principali violazioni dei diritti umani nel mondo. Noi abbiamo un ritardo di politiche di genere enorme rispetto ad altri stati dell’Unione Europea. Nel mio lavoro con i Centri antiviolenza gestiti da Differenza Donna, ho incontrato tantissime donne e ciascuna con un racconto terribile di violenze, soprusi e torture quotidiane”.

Il convegno, che quest’anno sarà aperto dalla ministra per le pari opportunità Mara Carfagna, vedrà 50 relatrici da tutto il mondo e un afflusso di circa 500 esperte. Ci saranno rappresentanti della politica istituzionale italiana e europea, e sarà presentato anche un focus particolare sul mondo arabo con rappresentanti di organizzazioni di donne provenienti da Tunisia, Algeria, Marocco, Libano e Palestina. In questo incontro di tre giorni saranno illustrati i dati e l’esperienza delle reti dei Centri antiviolenza sparsi in tutto il mondo con professioniste che lavorano in diversi settori della società, della politica, della ricerca, dell’università e della giurisprudenza, che hanno come preciso intento quello di dare risposte concrete e strategicamente competenti per combattere e prevenire la violenza di genere.

“In Italia spesso gli esponenti politici, indipendentemente dall’appartenenza politica e dalla carica istituzionale ricoperta – dice Carrano, che ha partecipato anche alla redazione del Rapporto ombra come avvocata - utilizzano un linguaggio sessista, misogino, omofobo e stereotipato sia in dichiarazioni pubbliche che ai mass media. Queste frasi, questi stereotipi, contenuti nelle dichiarazioni di rappresentanti istituzionali, minano la posizione sociale della donna e peggiorano la sua immagine rendendola ancora più vulnerabile”.

A lanciare la proposta di fare un convegno annuale sulla violenza di genere è stata la rete europea Wave (Women against violence Europe) che ha sede a Vienna e che coordina circa 4.000 centri antiviolenza in Europa. Il network raccoglie, oltre i 27 Stati dell’Unione Europea, anche la Croazia, la Turchia e altri paesi dei Balcani, per un totale di 46 Paesi che fanno riferimento all’organizzazione. Nata nel 1995, Wave ha come obiettivo l’affermazione dei diritti delle donne e dei minori, lavora sulla prevenzione facendo riferimento a tutte le convenzioni e dichiarazioni europee e internazionali (ONU, Piattaforma di Pechino, etc.), ha un’attività di impulso sul piano normativo europeo cui partecipa attivamente e attua ricerche con output come i “Country report” di 44 paesi regolarmente aggiornati. Malgrado il lavoro capillare e l’avanzamento dell’Europa in questa materia, Julia Girardi, coordinatrice di Wave, spiega che “la mancanza di studi di genere rende difficile avere un quadro esaustivo sulla violenza di genere in Europa, anche se è certo che questo fenomeno è ancora uno dei problemi sociali più gravi ed è ancora sottostimato e affrontato in maniera insufficiente, e ci rendiamo conto che, guardando le statistiche, la legislazione e i servizi nei paesi dell’Est europeo e nei nuovi membri dell’Unione sono ancora più insufficienti”.

A livello mondiale sia il gruppo italiano, D.i.Re, che quello europeo, Wave, partecipano al GNWS, il Global Network of Women’s Shelters, la rete internazionale che, nata nel 2008 durante il primo convegno mondiale dei Centri antiviolenza NGO a Edmonton in Canada con 1.000 delegate dei centri antiviolenza di tutto il mondo, ha definito i suoi obiettivi nel 2009 con la fondazione di una Federazione mondiale. Il GNWS, che raccoglie annualmente i dati delle donne accolte nei centri antiviolenza (Global data count) il 2 marzo 2010 era a New York alla 54a sessione della Commissione sullo status delle donne delle Nazioni Unite dove ha discusso, insieme a ministre provenienti da diversi paesi, la politica di contrasto alla violenza a livello internazionale. Dal 27 febbraio al 1 marzo 2012 si svolgerà l’attesissimo Convegno Mondiale che comprende tutti i centri antiviolenza del mondo e che si svolgerà a Washington con 3.000 delegate. Il suo slogan: “Un movimento globale per porre fine alla violenza contro le donne e i loro figli”, il suo scopo: “Un mondo uguale dove le donne e i loro figli possano vivere libere dalla violenza”.

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/10/articolo/5509/
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2011 @ 12:30:16, in Magistratura, linkato 1310 volte)
Scontro Laudati-Scelsi
altri sei magistrati al Csm


di GIOVANNI LONGO

BARI - Dopo le anticipazioni sulle dichiarazioni messe a verbale dal Procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati davanti al Csm, tra oggi e domani sei dei suoi colleghi baresi (cinque Pm, oltre il capo dell’ufficio Gip-Gup), saranno sentiti a Roma dalla Prima Commissione. Palazzo dei Marescialli sta cercando di fare chiarezza su quello che più che «caso Laudati» come è stato ufficialmente «iscritto» sembra con il passare del tempo un «caso Bari». La vicenda, è noto, è partita dopo l’esposto presentato dall’ex Pm Giuseppe Scelsi, il primo ad indagare sulle escort che Gianpaolo Tarantini reclutò per partecipare a feste in residenze private del premier Silvio Berlusconi. Scelsi accusa il suo ex capo, tra l’altro, di avere ritardato quella inchiesta e di avergli impedito di prendere visione dell’informativa finale. Laudati, sul quale è stato avviato un procedimento disciplinare, si è difeso e ha contrattaccato dicendo di essere intervenuto per riparare ai «gravi errori» che sarebbero stati commessi nella prima fase dell’inchiesta.

Su questa vicenda, come sulle altre accuse mosse da Scelsi, oggi pomeriggio saranno chiamati a riferire davanti al Csm i Pm Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia, titolari assieme a Scelsi (poi passato alla Procura generale) del fascicolo sulle escort, e il coordinatore del pool che indaga sulla sanità pugliese, Renato Nitti. A loro sarà chiesto di ricostruire l’evolversi dell’intera vicenda anche per riscontrare le versioni fornite da Laudati e Scelsi.

Domani mattina, invece, sarà il turno dei procuratori aggiunti Pa - squale Drago e Annamaria Tosto e del giudice Antonio Lovecchio, presidente dell’uf ficio Gip-Gup del Tribunale. A tutti, con ogni probabilità, saranno rivolte domande in merito al clima che si respira nel Palazzo di Giustizia barese che assomiglia sempre più ad un «palazzo dei veleni». Quanto a Drago, non è escluso che arrivi già oggi, magari per incontrare i colleghi romani al fine di valutare eventuali connessioni tra i fascicoli aperti su Valter Lavitola, il faccendiere latitante a Panama, per il quale lo stesso Drago ha chiesto sabato la revoca della misura cautelare emessa dalla magistratura napoletana il 1° settembre scorso. Il documento è custodito in una cassaforte dell’ufficio Gip di Bari. Oggi ne prenderà visione il giudice Sergio Di Paola che dovrà decidere entro il 16 ottobre, giorno in cui perderà efficacia l’ordinanza napoletana. Drago, nella sua richiesta di revoca, potrebbe aver spiegato al gip di non ritenere al momento necessaria la cattura di Lavitola, accusato di avere indotto Tarantini a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria barese, prima di aver esaminato la posizione di Berlusconi. Il premier è stato infatti ritenuto dal Tribunale del riesame di Napoli l’istigatore del reato contestato a Lavitola. Intanto, le indagini sulla sanità pugliese vanno avanti. Potrebbero arrivare sorprese su appalti dell’Asl Taranto e per i distributori automatici di cibi e bevande in strutture sanitarie.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=461380&IDCategoria=1
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2011 @ 12:26:34, in Magistratura, linkato 1302 volte)
Le inchieste Escort e ricatti

Il pm chiede la libertà per Lavitola


Non ho mai parlato dei magistrati di Napoli durante la mia audizione davanti al Consiglio superiore della magistratura Antonio Laudati, procuratore di Bari La Procura di Bari alleggerisce la posizione del faccendiere legato a Berlusconi L' ipotesi di reato Induzione a rendere dichiarazioni false, resta l' ipotesi di reato principale per il faccendiere Il premier Nei prossimi giorni si valuterà anche la posizione del presidente del Consiglio

ROMA - Entro la fine della prossima settimana il faccendiere Valter Lavitola, tuttora latitante all' estero, potrebbe tornare a essere un uomo libero. La Procura di Bari ha deciso di non chiedere il suo arresto per il reato di induzione a dichiarare il falso, come invece avevano sollecitato i giudici del Tribunale di Napoli. È la mossa a sorpresa nell' inchiesta sul versamento di soldi dal presidente Silvio Berlusconi all' imprenditore Gianpaolo Tarantini, di cui lo stesso Lavitola era diventato mediatore. Nel documento trasmesso ieri mattina al giudice dell' indagine preliminare, il procuratore aggiunto Pasquale Drago avrebbe evidenziato l' assenza di esigenze cautelari, pur ritenendo di dover continuare gli accertamenti sulla vicenda. E dunque nei prossimi giorni dovrà valutare la posizione del presidente del Consiglio che - come sottolineato dal collegio partenopeo - avrebbe pagato Tarantini purché non rivelasse che le ragazze reclutate per le sue feste erano escort. E anche per tenerlo «sotto controllo», visto che per oltre sette mesi si erano frequentati con assiduità. La vicenda nasce il 30 agosto scorso, quando i pubblici ministeri di Napoli ottengono l' arresto di Tarantini, di sua moglie Nicla e di Lavitola per estorsione nei confronti del premier. «Pretendevano soldi per mantenere una condotta processuale che non lo danneggiasse a livello giudiziario e mediatico e hanno ottenuto più di 300 mila euro diluiti in un anno oltre a un unico versamento di 500 mila euro del quale Lavitola ha tenuto la maggior parte», è l' accusa. Venti giorni dopo, quando i difensori degli indagati chiedono la remissione in libertà, il giudice delle indagini preliminare ordina di trasmettere il fascicolo per competenza a Roma perché, spiega, «gli accertamenti condotti nell' ultimo periodo dimostrano che i versamenti sono avvenuti nella capitale». Una tesi che la Procura contesta davanti al Tribunale del Riesame, aggiungendo una nuova ipotesi investigativa: «Gli atti dimostrano che prima dell' estorsione è stato Berlusconi a decidere, insieme a Lavitola, di condizionare la testimonianza di Tarantini con i pagamenti e la concessione di altre utilità: assistenza legale, viaggi, stipendio mensile di 20 mila euro, impiego presso la società Andromeda». Il Riesame accoglie questa ricostruzione: il fascicolo viene mandato a Bari, perché lì sarebbe stato commesso il reato, nell' ambito dell' inchiesta sullo sfruttamento della prostituzione riferita alle ragazze reclutate per le feste presidenziali. Scrivono i giudici: Silvio Berlusconi aveva «piena e indiscutibile consapevolezza della qualità di "escort" delle ragazze che gli erano state presentate da Gianpaolo Tarantini». E dunque «non c' è dubbio che le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Tarantini davanti ai magistrati di Bari nel luglio 2009», quando ha negato che il presidente sapesse che le donne venivano pagate, «risultano reticenti relativamente al coinvolgimento del premier e a tratti addirittura mendaci, determinando la consumazione del reato 377 bis posto in essere da Silvio Berlusconi». È una tesi che il procuratore aggiunto Drago sembra ritenere fondata, sia pur decidendo di muoversi con estrema cautela. I giudici del Riesame avevano infatti fatto emergere come figura centrale quella di Lavitola, diventato «intermediario tra Tarantini e Berlusconi essendo di quest' ultimo un interlocutore privilegiato», e poi avevano sottolineato la sua pericolosità visto che «si è sottratto all' esecuzione dell' ordinanza custodiale con un comportamento assolutamente in linea con la sua personalità spregiudicata», ma anche «l' elevatissimo rischio di recidiva, sia per la gravità dei fatti contestati, sia per aver dimostrato la propria capacità di continuare a delinquere pur trovandosi "all' altro capo del mondo", come egli stesso afferma in una conversazione, potendo contare su una fitta rete di contatti e sulla collaborazione di una serie di soggetti alle sue dipendenze». Nel provvedimento trasmesso ieri mattina al gip dal magistrato barese questi giudizi non sono stati condivisi, visto che si è deciso che l' indagato potrebbe tornare a essere libero. Il reato di induzione a rendere dichiarazioni false resta l' ipotesi principale sulla quale si indaga, tuttavia la posizione di Lavitola appare alleggerirsi. Nei prossimi giorni lo stesso Drago dovrebbe incontrare i colleghi romani che, guidati dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti, proseguono gli accertamenti sul reato di estorsione. Chissà che da quella riunione non scaturiscano nuove sorprese.

Fiorenza Sarzanini fsarzanini@corriere.it

Parte l' inchiesta per estorsione

I passaggi Napoli L' imprenditore Gianpaolo Tarantini lo scorso 30 agosto viene inquisito dai pm di Napoli per aver estorto oltre 800 mila euro al premier per non cambiare versione nel processo sulle escort portate nelle residenze di Berlusconi. Con lui, indagati, la moglie Nicla e il faccendiere Valter Lavitola: solo Lavitola è ora indagato, in quanto avrebbe consegnato i soldi a Tarantini da parte di Berlusconi per condizionare la sua testimonianza

**** Il gip sposta il fascicolo Roma Il gip di Napoli Amelia Primavera con un colpo a sorpresa sostiene che la competenza non è di Napoli ma di Roma, il luogo dove è avvenuto il primo passaggio di denaro secondo la memoria difensiva del premier e le frasi della sua segretaria. Berlusconi esprime soddisfazione: posso testimoniare. Il capo della Procura napoletana Giovandomenico Lepore incassa il colpo: «Trasferimento non impugnabile»

**** La svolta del Riesame Bari Il Riesame accoglie tuttavia la tesi della Procura di Napoli e trasferisce il fascicolo a Bari, cambiando reato contestato. Non si tratta più di estorsione, ma di un tentativo di indurre Tarantini a rendere dichiarazioni non veritiere da parte di Berlusconi tramite Lavitola. Tutto passa alla Procura di Bari, che però non ha ancora deciso di indagare il premier

Sarzanini Fiorenza

Pagina 6 (9 ottobre 2011) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/09/chiede_liberta_per_Lavitola_co_9_111009054.shtml
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2011 @ 12:23:49, in Sindacato, linkato 1898 volte)
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-10-09_122301_santoro.jpg


No Euro a Santoro



Il titolo è l'estrema sintesi di una lettera aperta indirizzata al presentatore televisivo e pubblicata sul sito del collettivo femminista "Femminismo a Sud". Brave, hanno finalmente capito...

Io sono contenta di essere veggente. Perché sto dicendo le stesse cose a partire dall'evento di Bologna, "Rai per una notte", dove Santoro e il suo staff spesero per viaggi, vitto e alloggio una cifra superiore all'affitto dello stadio coperto utilizzato per lo spettacolo (leggi qui, QUI è da non perdere e pure qui sul copyright Microsoft).

Il paese è in recessione, ma perché mai dovremmo pagare Santoro? Personalmente sono anni che mi attengo allo stile "Benigni": quando San Toro è in tv cambio canale, proprio per non sottostare al maschilismo strisciante e manifesto, al filo sionismo spinto, all'avallo dello stupro delle donne e all'appoggio ideologico e mediatico all'olocausto arabo in Terra Santa.

E per un altro Ciancimino in tv, francamente, non spenderei neppure un centesimo ...

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2011 @ 11:56:15, in Varie, linkato 2168 volte)
Marrazzo e la Mondezza


Il signor Marrazzo, durante il mandato come Presidente della Regione Lazio, non ha fatto nulla (nada de nada) per prevenire il problema dell'accumulo di spazzatura.  Così, nonostante io sia ambientalista convinta dalla necessità di porre in essere una vera raccolta differenziata su Roma, non sono disposta a nominare  seduta stante e dal nulla Marrazzo "reginetto" della "monnezza romana".  Ed al politico basti il suo solido posto in Rai, perché ha partecipato a troppe morti per riciclarsi una verginità nuova e soprattutto perché noi italiani non siamo ancora una discarica.
Francamente sono convinta della sola buona fede del prefetto Pecoraro, perché sia Alemanno che la Polverini sanno che non si riuscirà a gestire il sito di Riano come discarica provvisoria e i cittadini del paese in provincia di Roma hanno alcune ragioni per essere arrabbiati, soprattutto per la vicinanza con le prime case del Comune.
Viceversa sono anche convinta che vi sia una irricevibilità permanente della popolazione ad ogni tipo di attività "comune" legata allo smaltimento dei rifiuti. Per farla a breve: nessuno vuole la discarica nel proprio giardinetto. L.M.

Rifiuti: Marrazzo torna e guida la rivolta di Riano

Nella cittadina alle porte di Roma protesta contro nuova discarica temporanea

08 ottobre, 20:51

ROMA (ANSA)- Hanno bloccato la circolazione su via Tiberina e occupato proprio quelle cave che dovrebbero ospitare una delle due nuove discariche di Roma dopo la chiusura di Malagrotta. Abitanti e amministratori di Riano proprio non ci stanno ad ospitare "la spazzatura della capitale" e sfilano in corteo per dimostrarlo. Con loro anche Piero Marrazzo, che manifesta "come cittadino e come ex governatore". Una manifestazione che suona come vero e proprio "j'accuse" contro il sindaco di Roma Gianni Alemanno e la governatrice Renata Polverini, per le "responsabilità che non si sono presi" dicono i manifestanti. Il corteo autorizzato sulla Tiberina parte dal bivio per Riano e prosegue per tutta la mattinata fino a Quadro Alto, dove le cave di tufo dovrebbero ospitare i rifiuti.

Tra le tante bandiere (Pd, Sel, Idv, Verdi) spiccano quelle del Pdl listate a lutto, a indicare il "tradimento" fatto a Riano. "Le responsabilità sono di Alemanno e Polverini, se le prendano - dice chiaramente il sindaco Marinella Ricceri, sindaco Pd - Non accettiamo che il peso dei problemi di Roma ricada su di noi e da questo momento in poi, stretti attorno alla popolazione, ci muoveremo con ogni mezzo per contrastare queste decisione". Marrazzo dice di parlare da cittadino - qui ha casa in un comprensorio esclusivo - e da ex presidente della Regione Lazio. Sul tema dunque è preparato e categorico: "Non si può dire chiudiamo Malagrotta e poi spostarla da un'altra parte, oltretutto in una zona che ha un'insostenibilità strutturale e che, proprio per questo, io non avevo autorizzato. Lancio un appello a Pecoraro, Alemanno, Zingaretti e Polverini: blocchiamo questa discarica e ripartiamo proprio da Riano per un grande evento pubblico in cui si discuta realmente del futuro dei rifiuti del Lazio".

Ma Renata Polverini non incassa critiche, anzi stigmatizza il fronte Nimby targato Riano: "Chi oggi protesta dica con forza e con coraggio qual è il sito migliore alternativo a quelli che sono stati individuati - spiega la governatrice del Lazio - dopodiché se a protestare sono persone che hanno avuto responsabilità di governo o che le hanno da oltre tre anni e non hanno dato nessuna soluzione, credo che le persone capiranno perfettamente". Con Marrazzo per una Riano "libera dalla spazzatura" ieri sono scesi in campo anche Pippo Baudo, Nicola Piovani e Antonello Venditti. "Andremo al Tar e se servirà siamo pronti anche alle barricate" dicono i cittadini. La rivolta di Riano é appena iniziata.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/10/08/visualizza_new.html_674295791.html
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Mafia, scarcerati in 9: decorrenza termini
Il gip: colpa mia, ma non ce la facciamo
Il ministro attiva ispettori



CATANIA - Arrestati, processati e condannati, ma scarcerati perché lo stesso Gip di Catania che ha emesso la sentenza non ha depositato nei tempi previsti dalla legge le motivazioni, facendo così scadere la decorrenza dei termini che ha aperto loro le porte del carcere.
Una dimenticanza che ha fatto scattare i primi passi ispettivi del ministro della Giustizia, Nitto Palma, anche se il Gip ammette le proprie responsabilità, citando a discolpa i carichi di lavoro.

Al centro della vicenda un gruppo di giovani emergenti della malavita etnea
che tentava di farsi spazio a Adrano ipotizzando anche un presunto attentato in piazza contro il boss locale. Il clan era stato sgominato, grazie a intercettazioni, e dopo l'arresto c'era stato il processo, con il rito abbreviato, celebrato davanti al Gup di Catania, Alfredo Gari. La sentenza di condanna di primo grado - pene comprese tra 3 anni e 4 mesi e 8 anni e otto mesi, per mafia, un'estorsione e detenzione di armi - è stata emessa il 21 giugno 2010. Ma al dispositivo letto in aula non ha fatto seguito, nei termini di legge, il deposito della sentenza da parte del giudice. Con la conseguente scarcerazione degli imputati. Nei confronti dei nove, su richiesta della Procura, lo stesso Gip ha disposto l'obbligo di dimora a Adrano e per alcuni anche quello di firma due volte al giorno in uffici di polizia giudiziaria.

«La scarcerazione di questi imputati
- ammette Gari, 70 anni, presidente aggiunto dei Gip di Catania - è da addebitare a una mia mancanza. E mi brucia moltissimo. Ma c'è un problema di sostenibilità di lavoro, miracoli non ne possiamo fare e io alterno disperazione a serenità assoluta. È stata una defaillance, ma la prima in quarant'anni di carriera».

«L'organico dei gip è all'osso
- aggiunge Gari, che è il Gip dell'inchiesta Iblis - stasera c'è il saluto di tre cancellieri che vanno in pensione e non saranno sostituiti. La mole di lavoro è enorme, siamo pochi e il tempo corre. Ho quasi 70 anni e non riesco più a fare sempre nottate come un tempo, ma la mia carriera è sotto gli occhi di tutti e sono sempre stato una garanzia di terzietà. L'unico timore che ho - sottolinea il Gip - è che questo incidente possa delegittimare la sezione, per me non ho alcunchè da temere».

Intanto il Guardasigilli, Francesco Nitto Palma, ha attivato l'ispettorato generale del ministero della Giustizia per chiedere informazioni preliminari al presidente della Corte d'appello di Catania, tramite la Procura generale di Catania, per «verificare i motivi che hanno portato alla scarcerazione dei nove imputati, per i quali il ritardo nel deposito delle motivazioni della sentenza ha provocato la decorrenza dei termini di custodia cautelare».

Sabato 08 Ottobre 2011 - 20:25
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=165811
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2011 @ 11:46:52, in Politica, linkato 1249 volte)
L'UOMO CONDANNATO PER AVER DROGATO E VIOLENTATO UNA 15ENNE

Caso Ruby: il superteste di Berlusconi
è uno stupratore pedofilo


07/10/2011, ore 16:46

MILANO - Spesso il Pdl, a fronte delle accuse delle Procure di mezza Italia, ha difeso le persone accusate di collaborazione o connivenza con mafia, camorra o 'ndrangheta, con l'argomentazione: "Ma come si può credere ad uno che ha ammazzato tante persone?". Argomentazione zoppicante, perchè anche un assassino può dire la verità.
Ma evidentemente, secondo SIlvio Berlusconi, una persona condannata per aver drogato e stuprato una quindicenne moldava è di massima affidabilità. Al punto che è stata chiamata come testimone dalla difesa del Cavaliere. Ne dà notizia il Fatto Quotidiano, che specifica che la persona in questione è Giampaolo Traversi, chiamato anche lui "Giampi". Tanto che questo, durante le intercettazioni di Tarantini, ha creato qualche imbarazzo ed equivoco, dato che a volte Berlusconi parlava con Tarantini convinto che fosse Traversi; e la cosa non andava al primo. Infatti anche Traversi è noto nel mondo della moda per andare spesso in giro con modelle. Come Nina Moric, con cui ebbe una relazione, prima che andasse in TV e conoscesse Mora e Corona. O come MIna, aspitante modella moldava di soli 15 anni. Che conobbe Traversi e, in base a quanto ricostruisce la Corte di Cassazione nella sua sentenza di condanna a 2 anni ed 8 mesi per l'uomo, venne da lui drogata con crack e cocaina, in modo che non potesse reagire. Dopo di che la portò in un appartamento e qui furono in tre ad abusare della ragazza: il capo del gruppo, che venne condannato a 10 anni mai scontati perchè latitnte in Brasile; l'amico condannato a 3 anni e Traversi, che ebbe solo 2 anni e 8 mesi.
Da notare che Lele Mora ha accusato proprio questo Giampi di aver portato Ruby ad Arcore quando era minorenne. E di questo Giampi si sente parlare più volte nelle telefonate intercettate a Tarantino. In particolare si dice che Traversi ha uno studio di 700 metri quadri a via Montenapoleone; e già questo costa uno sproposito.

di Antonio Rispoli
http://www.julienews.it/notizia/cronaca/caso-ruby-il-superteste-di-berlusconi-e-uno-stupratore-pedofilo/89249_cronaca_2_1.html
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A calice colmo, ovviamente, protesta anche Guede... L.M.

PROCESSO MEREDITH

Presidente Corte: "Amanda è innocente"
Ma per ora la verità "resta insoluta"

Il giudice Claudio Pratillo Hellmann chiede il rispetto della sentenza: "Se fossi stato nei pubblici ministeri avrei fatto esattamente la stessa cosa: loro avevano elementi più che sufficienti per indagare questi due ragazzi". Ma la stampa inglese continua a attaccare il sistema di giustizia italiano


PERUGIA -
"Per il momento Amanda Knox è assolutamente innocente", ha detto il presidente della Corte d'Assise d'appello di Perugia, Claudio Pratillo Hellmann nel tentativo di chiudere il cerchio di polemiche a due giorni dalla sentenza che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall'accusa di omicidio nei confronti di Meredith Kercher. "Non potevamo tenerla preventivamente qui in attesa della Cassazione", ha aggiunto riguardo al ritorno negli Usa della studentessa americana.

Anche il procuratore generale Giovanni Galati e il procuratore della Repubblica di Perugia, in una nota congiunta, hanno detto di "rispettare" la sentenza della Corte dopo aver "rinviato alla pubblicazione della sentenza" le valutazioni dei vertici degli Uffici giudiziari perugini. E così il giallo su chi ha ucciso Meredith Kercher rischia di restare irrosolto.

"Questa rimarrà una verità insoluta. Nessuno potrà dire come sono andati i fatti", ha spiegato ancora il presidente della Corte. "La dinamica è difficilmente ricostruibile. L'unico che potrebbe dirlo - ha aggiunto - è Guede. Ma lui ha solo detto che ha sempre pensato che (sul luogo del delitto,
ndr) vi fossero Amanda e Raffaele. Però questo non vuole dire che c'erano. Non sapremo mai se Amanda e Raffaele c'erano o no".

Il presidente però ha aggiunto: "Se fossi stato nei pubblici ministeri avrei fatto esattamente la stessa cosa: loro avevano elementi più che sufficienti per indagare questi due ragazzi". "C'è comunque una differenza di ruoli - ha detto - il pm non porta su di sé la responsabilità della condanna e la responsabilità di mandare in galera la gente. Non si può parlare di responsabilità dei pm, poiché c'è una completa diversità dei ruoli tra loro e i giudici". "Il giudice non è carica elettiva - ha concluso - noi non dobbiamo rispondere alla pubblica opinione ma alla nostra coscienza".

Ventiquattro ore dopo la sentenza di assoluzione, il presidente Claudio Pratillo Hellmann ha anche spiegato di non aver assolutamente subìto nessuna influenza dei media. Ma ha definito l'ingerenza mediatica "eccessiva e disdicevole" e soprattutto in grado di "influenzare la pubblica opinione".

"Noi pronunciamo nel nome del popolo italiano - ha aggiunto Pratillo Hellmann - anche in nome di quelli che urlavano vergogna, senza avere la minima conoscenza delle carte. Se non si conoscono dettagliatamente tutte le carte, e qui ve ne erano parecchie, non si può esprimere un parere".

La stampa inglese però continua a sparare a zero sulla giustizia italiana: "Giustizia negata", titola il Times in un editoriale in cui afferma che "l'assassinio di Meredith Kercher ha dimostrato che il sistema penale italiano è farsescamente incompetente". Mentre il Guardian sostiene che "gli attacchi gridati di Silvio Berlusconi alla magistratura, quando parla di un sistema malato, potrebbero non essere senza fondamento, anche se lui è l'ultima persona per porvi rimedio, e quando propone riforme ne è il primo beneficiario". Ieri i toni dei giornali erano stati misurati. Oggi l'accento è diverso: "Knox vola a casa, verso la sua nuova vita di celebrità milionaria d'America", titola il Daily Telegraph. E il Daily Mail implora: "Date giustizia alla nostra ragazza".

Ma è il sistema giudiziario italiano che fa le spese di un caso che per quattro anni ha creato un circo mediatico attorno a un delitto tornato irrisolto. Sull'Independent, Antonio Manca Graziadei, presidente di Avvocati Senza Frontiere Italia, afferma che "la difesa di Amanda ha messo a nudo un sistema pieno di difetti". Difetti che il Times definisce al livello di "farsa" perché "quando un livello contraddice così completamente il precedente, qualcosa è malamente rotto. Oltre al fatto che ci si può meravigliare di un sistema che sembra chiedere pubblicità a ogni piè sospinto, decidendo di processare assieme Amanda e Raffaele Sollecito con il meno fascinoso Rudy Guede, un cittadino della Costa d'Avorio, condannato separatamente e rapidamente".

Per il Guardian, che già lo aveva detto ieri, "non ci sono vincitori nel caso Meredith", ma "ci sono molti sconfitti, e in primo luogo il sistema giudiziario penale italiano": per "la lentezza con cui zoppica" (gli imputati sono rimasti un anno in attesa di giudizio), per l'appello che "ha preso 11 mesi ma solo 20 udienze" ed è stato solo "il secondo atto in un'opera legale che continua e continua". Se c'è un male centrale nel sistema giudiziario italiano - scrive il quotidiano britannico - è che "non arriva mai a una conclusione definitiva. Una udienza apre la strada a un'altra, orchestrata da una frenesia mediatica e editoriale che nel caso Knox ha già prodotto 11 libri e un film".
 
(05 ottobre 2011)
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/10/05/news/giudici-amanda-22733550/
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Il procuratore ha ragione, gira voce negli ambienti che in alcuni casi entri in funzione addirittura la squadra "guastatori" a distruggere le prove. Vero come ho detto più volte che la magistratura sia composta di esseri umani, i quali, messi sotto pressione, sbagliano esattamente come tutti gli altri. Contro il processo di Perugia si è mossa la macchina governativa americana, una macchina che in nome di un qualche tipo di giornalismo residuale libera dall'obiettivo imposto si sta interrogando in queste ore e chiede di sapere chi sia stato l'assassino di Meredith, o se questo non sia stato appena rimesso in libertà. L.M. 

Fojadelli: «Processi uccisi da investigatori incompetenti, non certo dai magistrati»

Il procuratore dopo il caso Perugia: «Ai politici interessa poco la loro preparazione, perché si tirerebbero la zappa sui piedi»


di Giuliano Pavan

TREVISO - «Basta con il cialtronismo all'italiana». Parola di Antonio Fojadelli, procuratore capo di Treviso. Che assolve non solo i suoi colleghi, ma la categoria in generale. «A rovinare i processi non sono i magistrati ma le troppe persone impreparate che vengono mandate a fare i rilievi sulle scene del crimine». Il vero scandalo sarebbe insomma proprio quello. «E una volta inquinate le prove iniziali, è chiaro che il processo non lo salva nemmeno il Padreterno».

Una presa di posizione ferma, quella del procuratore, che tira in ballo il Ris e i reparti di investigazione scientifica, rispondendo così agli attacchi sferrati dall'ex ministro della Giustizia Angelino Alfano, ora coordinatore del Pdl, a margine della sentenza d'appello che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall'accusa di aver ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher a Perugia.

«Alfano dice che i giudici non pagano mai per i propri errori - ha dichiarato Fojadelli -. Ma alla sua domanda rispondo con un'altra domanda: perchè non chiede invece di indagare e di prendere provvedimenti nei confronti di gente scandalosamente impreparata, ma spedita a effettuare i rilievi sulle scene del crimine?». La questione è delicata ma chiara: è la stessa politica a mettere i bastoni tra le ruote alla magistratura. Nulla contro la professionalità degli investigatori, ma sulla loro preparazione sì. Ed è una preparazione che non dipende da chi le indagini le coordina, ma da chi mette a disposizione i fondi e i professionisti per addestrare proprio coloro che le devono portare avanti al fine di avere giustizia.

«Alla classe politica non gliene frega nulla - continua Fojadelli - perchè nessuna classe politica permetterà a una magistratura che effettua i controlli di poter disporre di mezzi che potrebbero ritorcersi loro contro». In altre parole nessuno sarebbe così pazzo da tirarsi la zappa sui piedi, o meglio, chi decide (ovvero il governo, questo come quelli precedenti e forse anche quelli futuri) ha la possibilità di garantirsi l'impunità. A scatenare la reazione del procuratore Fojadelli è stato l'ennesimo attacco alla magistratura portato in seguito alla sentenza d'appello del delitto di Perugia. «Serve gente specializzata, basta con il cialtronismo all'italiana. Ma alla classe politica evidentemente fa comodo così: è facile infatti additarci come la causa di tutti i mali della giustizia italiana».

L'inquinamento delle prove nel procedimento penale a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, così com'è successo per il delitto di Cogne (anche se la conclusione è stata diversa), o ad esempio anche nel caso di Unabomber (con tanto di condanna per la manomissione del famoso lamierino) è figlio secondo Fojadelli di una preparazione superficiale, e di fatto anche di una scarsa competenza.

E chi ne deve rispondere? «Di certo non i magistrati» tuona Fojadelli. L'ex ministro Alfano, intervenendo sull'ingiusta detenzione di Amanda e Raffaele (ingiusta secondo Alfano, anche se in realtà c'era una sentenza di condanna in primo grado) e sul chi dovrebbe risarcirli, aveva concluso affermando che in Italia il tema è che per gli errori giudiziari nessuno paga. I mali della giustizia sono altri per Fojadelli, come sarebbero altri, e non i magistrati, i responsabili. D'altronde la mancanza di risorse, di personale, di magistrati e di mezzi è cronica in quasi tutto lo Stivale. E nel mondo delle forze dell'ordine la situazione non è diversa, con buona pace della politica che ha trovato il capro espiatorio, sempre lo stesso.

Giovedì 06 Ottobre 2011
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=165491&sez=NORDEST
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Passa il blackout sulle intercettazioni


Donatella Stasio

ROMA, 06 ottobre 2011. Governo e maggioranza tirano dritto e approvano in commissione Giustizia il black out sulle intercettazioni – anche se non più segrete – fino all'«udienza filtro». Quanto basta per far scattare le dimissioni della finiana Giulia Bongiorno da relatrice del ddl, motivate con la «violazione dell'accordo» raggiunto due anni fa alla Camera, frutto «di decine di incontri con Ghedini e gli editori». Di quel confronto parlamentare, e del relativo testo approvato in commissione e approdato in aula, il Quirinale si era raccomandato di tener conto, per migliorarlo, semmai, non certo per inasprirlo come ha invece scelto di fare Silvio Berlusconi. Oltre al divieto di dare notizia delle intercettazioni riportate in ordinanze di custodia cautelare (quindi non più segrete), ieri la maggioranza ha approvato (nel Comitato dei 9 della commissione) anche un emendamento che punisce con il carcere da 6 mesi a 3 anni chi pubblica intercettazioni irrilevanti.

L'unica apertura c'è stata sui blog, con la limitazione dell'obbligo di rettifica entro 48 ore soltanto per le testate on-line che risultano registrate.

Governo e maggioranza, dunque, sembrano decisi ad andare al muro contro muro, ignorando le indicazioni del Colle e le sue attuali perplessità sull'ennesima stretta, non condivisa neppure da una parte dell'opposizione. Il Terzo Polo aveva dato la disponibilità ad astenersi sul testo se fosse stata mantenuta la mediazione dell'anno scorso (con alcune piccole modifiche). E come prova tangibile di questa disponibilità, ieri si è astenuto sulle pregiudiziali di costituzionalità di Pd e Idv, che sono state infatti respinte. Poi c'è stato il voto sull'emendamento-Costa. «Così c'è una compressione inaccettabile del diritto di cronaca e, quindi, non ci sono le condizioni per un nostro voto di astensione sul ddl», dice Roberto Rao dell'Udc.

Peraltro, la maggioranza ha rinviato la votazione in aula del provvedimento alla prossima settimana, forse per valutare ulteriori modifiche. Enrico Costa - al quale è passato il testimone di relatore - non si sbilancia. Si limita a dire che lavora «per allargare il consenso parlamentare», ma difende il suo emendamento, ribadendo che è «una mediazione» tra "falchi" e "colombe" della maggioranza e che è «coerente» con il testo.
La Bongiorno - che a suo tempo si era fatta carico anche delle perplessità del Quirinale sul testo del Senato - ha puntato il dito contro l'ex guardasigilli Angelino Alfano per non aver tenuto fede all'intesa raggiunta. «Credo che Alfano sia un politico intelligente e bravo - ha detto -. Doveva tenere il punto, a prescindere da qualunque richiesta del premier. Invece, quando il premier dice qualcosa tutti si zittiscono, quando schiocca le dita, tutti si adeguano».

Minimizza il ministro della Giustizia Nitto Palma sia sull'emendamento-Costa («Modifiche minimali ed estremamente ragionevoli») sia sulle dimissioni della Bongiorno («Non le comprendo, ma ognuno fa quello che vuole»). «È un gesto coerente di fronte a un'iniziativa inaccettabile» dice invece il segretario del Pd Pierluigi Bersani, giudicando l'emendamento - Costa un «forte arretramento».

Intanto, mentre la piazza continua quasi quotidianamente a protestare contro la "legge bavaglio", il Pdl va dritto con la sua offensiva contro le toghe e annuncia che oggi i capigruppo di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, presenteranno un'interrogazione parlamentare in materia di giustizia e di lesione del diritto di difesa. Ogni riferimento ai processi del premier non è puramente casuale.


LE NORME SULLA PUBBLICAZIONE

Il divieto esteso
Il comitato dei nove della commissione Giustizia della Camera ha dato parere favorevole a maggioranza all'emendamento del Pdl firmato da Enrico Costa e Manlio Contento che vieta «la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione dell'udienza filtro

Accordo salva-blog
Mediazione sulle norme per il web: un emendamento per l'Aula toglie l'obbligo di rettifica entro 48 ore per tutti i siti informatici e lo lascia in vigore solo per le testate giornalistiche online

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-06/passa-blackout-intercettazioni-064019.shtml?uuid=Aa9IXOAE

La Rassegna

Scontro intercettazioni Bongiorno (Fli) lascia

Il Tempo - ‎19 minuti fa‎
Il governo e la maggioranza non si fermano. Incassano la bocciatura delle pregiudiziali sul ddl intercettazioni presentate dall'opposizione (anche grazie all'astensione del Terzo Polo che all'ultimo ritira la propria), ma poi forzano la mano. ...

Intercettazioni, il no della Bongiorno

Corriere della Sera - ‎1 ora fa‎
Si vuole vietare la pubblicazione del contenuto anche delle intercettazioni che hanno già superato il vaglio del Gip Donatella Ferranti, Pd «Riassunto pubblicabile subito o mi dimetto da relatrice». Wikipedia: ci cancellano ROMA - Il Pdl, con l' avallo ...

Passa il blackout sulle intercettazioni

Il Sole 24 Ore - ‎2 ore fa‎
Governo e maggioranza tirano dritto e approvano in commissione Giustizia il black out sulle intercettazioni – anche se non più segrete – fino all'«udienza filtro». Quanto basta per far scattare le dimissioni della finiana Giulia Bongiorno da relatrice ...

Legge bavaglio oggi esame in aula, l'ok la prossima settimana

TM News - ‎1 ora fa‎
Ieri Bongiorno si è dimessa da relatrice. Salvi i blog, ma resta il divieto di pubblicazione fino all'udienza filtro Roma, 5 ott. (TMNews) - Parte oggi tra le polemiche l'esame nel merito del ddl intercettazioni in aula alla Camera: i tempi sono ...

Stretta su intercettazioni, primo sì in commissione Carcere per i ...

Il Sole 24 Ore - ‎2 ore fa‎
La maggioranza va avanti sul Ddl intercettazioni: ieri in commissione Giustizia alla Camera è stato approvato l'emendamento che impone il black out fino all'«udienza filtro». Una decisione che segna una rottura con il Terzo polo e ha spinto la ...

Ddl intercettazioni, la Bongiorno lascia

Corriere della Sera - ‎9 ore fa‎
MILANO - La «stretta» sulle intercettazioni, o meglio sulla possibilità che esse vengano rese note al pubblico, c'è stata. E il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, si è dimessa da relatrice del ddl. ...

Intercettazioni, ddl supera primo voto, ma Bongiorno lascia

Reuters Italia - ‎15 ore fa‎
ROMA (Reuters) - L'aula della Camera ha bocciato oggi le questioni pregiudiziali di Pd e Idv al disegno di legge sulle intercettazioni, ma i centristi del Terzo Polo hanno bocciato le proposte di modifica del Pdl. Contro le pregiudiziali hanno votato ...

Intercettazioni, il Pdl ci riprova "Carcere per i giornalisti"

La Repubblica - ‎12 ore fa‎
Il comitato dei nove della commissione Giustizia della Camera approva l'emendamento che prevede il carcere per i giornalisti che pubblicano intercettazioni "irrilevanti". Via libera anche alle norme che vietano la pubblicazione delle intercettazioni ...

STRETTA SULLE INTERCETTAZIONI, PROBABILE VOTO FIDUCIA

IMGpress - ‎10 minuti fa‎
(06/10/2011) - "Giulia Bongiorno, con le sue dimissioni da relatore del ddl intercettazioni, manda in fumo il tentativo di evitare il voto di fiducia che da settimane era stato messo in campo dal governo e dal Pdl con un corteggiamento insistente nei ...

Intercettazioni: Pdl, in arrivo nuovo emendamento

ANSA.it - ‎04/ott/2011‎
ROMA OTT - Non si potrà pubblicare il contenuto delle intercettazioni fino alla cosiddetta 'udienza-filtro'. Fino al momento, cioè, in cui il magistrato non farà una selezione tra gli 'ascolti' rilevanti per il processo e quelli che non lo sono. ...

INTERCETTAZIONI, TROVATA INTESA SU NORMA ANTI-BLOG

Leggo Online - ‎2 ore fa‎
ROMA - Continua il tour de force della maggioranza per approvare del ddl sulle intercettazioni. La finiana Bongiorno si dimette da relatrice per protesta contro un testo «che impone il black out all'informazione», ma il Pdl pensa anche al carcere per i ...

Intercettazioni, giro di vite Pdl

Il Sole 24 Ore - ‎04/ott/2011‎
Sembra un muro contro muro, ma è anche una prova di dialogo. Il Pdl rinuncia solo in parte alla stretta (in versione "Mastella") sul divieto di pubblicazione delle telefonate e presenta un emendamento che ne vieta la diffusione, anche nel solo ...

Intercettazioni, sì all'udienza filtro. La Bongiorno si dimette

Il Tempo - ‎10 ore fa‎
Passa l'emendamento Pdl. Trovata l'intesa sulla norma anti-blog: l'obbligo di rettifica solo per le testate online. Ok della maggioranza all'emendamento Costa-Contento sul divieto di pubblicazione delle intercettazioni prima dell'udienza filtro. ...

Intercettazioni, Pdl: mai pubblicabili fino a udienza filtro

Reuters Italia - ‎04/ott/2011‎
ROMA (Reuters) - Due deputati del Pdl hanno presentato oggi alla Camera un emendamento al disegno di legge sulle intercettazioni che restringe la possibilità della loro pubblicazioni sui media rispetto al testo di compromesso definito con i finiani e ...

Intercettazioni, Terzo Polo contro ipotesi modifiche

RaiNews24 - ‎04/ott/2011‎
"Il Terzo Polo -hanno spiegato Bongiorno, Pisicchio e Rao- ritiene che le intercettazioni siano uno strumento di indagine da salvaguardare a tutti i costi, perchè indispensabili nella lotta contro la criminalità organizzata e per perseguire reati ...

Intercettazioni da non pubblicare, il PdL alza il tiro

RaiNews24 - ‎04/ott/2011‎
Questa mattina alle 9.30 scadeva il termine per la presentazione degli emendamenti al testo - fermo in Aula alla Camera da oltre un anno - e le proposte di modifica delle opposizioni sono già arrivate copiose: 100 dall'Idv che promette "ostruzionismo ...

Intercettazioni, legge vicina Basta gossip sui giornali e arriva ...

il Giornale - ‎1 ora fa‎
RomaLa Bongiorno s'impunta e dice «no» persino al «bavaglino». La ricerca del dialogo tra Pdl e Terzo polo sulle intercettazioni dura lo spazio di 48 ore, complice il «niet» della futurista Giulia Bongiorno che, ieri, ha ufficializzato le sue ...

Bongiorno si dimette da relatore sulle intercettazioni

RaiNews24 - ‎14 ore fa‎
La decisione della parlamentare finiana dopo l'ok della maggioranza all'emendamento Costa-Contento sul divieto di pubblicazione delle intercettazioni prima dell'udienza filtro. "C'era l'accordo poi è intervenuto il premier". ...

Intercettazioni: Carcere per i giornalisti che pubblicano ...

Newnotizie - ‎59 minuti fa‎
Roma – Il comitato della commissione Giustizia della Camera ha approvato l'emendamento che prevede il carcere per i giornalisti che pubblicano intercettazioni "irrilevanti". Presenti anche le norme che vietano la pubblicazione delle intercettazioni ...

Bongiorno: «Intercettazioni, Berlusconi vuole linea dura»

L'Unità - ‎15 ore fa‎
Giulia Bongiorno, deputata di Fli intervistata da Corradino Mineo su Rainews risponde sulle sue dimissioni da relatore della commissione Giustizia sulla legge sulle intercettazioni. E la sintesi del suo discorso è: un accordo era possibile, ...

Intercettazioni/ Settimana decisiva, governo valuta fiducia a ddl

TM News - ‎03/ott/2011‎
Roma, 4 ott. (TMNews) - Entra nel vivo la battaglia alla Camera sulle intercettazioni. Stamattina alle 9.30 scade il termine per la presentazione degli emendamenti al testo - fermo in Aula alla Camera da oltre un anno - ma le proposte di modifica delle ...

Intercettazioni/ Ok a nuova stretta Pdl , Bongiorno lascia

TM News - ‎12 ore fa‎
Roma, 5 ott. (TMNews) - Sfuma la possibilità di un accordo tra maggioranza e Terzo Polo sul ddl intercettazioni: Pdl e governo tirano dritto sulla stretta alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche e Giulia Bongiorno lascia l'incarico di ...

Intercettazioni, il Pdl vuole il blitz si tenta l'approvazione per ...

La Repubblica - ‎02/ott/2011‎
Ses del capogruppo Cicchitto ai deputati: "Presenza obbligatoria in Aula". Dubbi sulla costituzionalità degli articoli voluti dalla maggioranza ROMA - L'sms di Cicchitto è arrivato a sorpresa. Spedito già due giorni fa dal capogruppo Pdl ai deputati. ...

Blitz intercettazioni L'ira della Bongiorno di Sonia Oranges

Il Riformista - ‎2 ore fa‎
Colpo di mano. Presentato l'emendamento del Pdl che vieta di pubblicare anche i sunti degli ascolti contenuti nelle ordinanze. Come annunciato, la presidente della commissione si dimette da relatrice, sostituita da Costa. ...

Stop alle intercettazioni sui giornali

Corriere della Sera - ‎04/ott/2011‎
ROMA - Prosegue il commino parlamentare del Ddl Intercettazioni. L'ultimo emendamento, destinato a dare un indirizzo all'intera legge, riguarda la pubblicabilità delle conversazioni captate. Il contenuto delle intercettazioni non potrà mai essere ...

Mercoledì in Aula, modifiche allo studio

il Giornale - ‎03/ott/2011‎
Roma - Intercettazioni: che fare? Nel Pdl sono ore di intense trattative. Il disegno di legge sugli ascolti dopodomani plana alla Camera dei deputati dopo essere finito su un binario morto. Il testo, licenziato dal Senato nel giugno del 2010, ...

Ddl intercettazioni, no alla pubbicazione fino all'udienza filtro

In dies - ‎2 ore fa‎
Il Pdl, ieri, ha dato il via libera all'emendamento, che nel ddl sulle intercettazioni, vieta la pubblicazione "anche parziale, per riassunto o per contenuto" delle intercettazioni, fino all'udienza filtro, che stabilisce quali conversazioni sono ...

Intercettazioni, passa la stretta del PdlE rispunta il carcere per ...

Quotidiano.net - ‎3 ore fa‎
«BATTAGLIA soda» sulle intercettazioni, come il titolo di un'opera dello scrittore Luciano Bianciardi. Tra questioni concrete e delicatissime che riguardano la libertà d'informazione e l'esigenza, a detta di parte del mondo politico, di tutelare la ...

Polemica sulle intercettazioni, Bongiorno: non sarò più relatrice

TM News - ‎04/ott/2011‎
Roma, 4 ott. (TMNews) - Giulia Bongionro non sarà più la relatrice alla Camera del ddl sulle intercettazioni. A comunicare il passo indietro è stata la stessa presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, e deputata di Fli, in polemica con le ...

Giro di vite del governo sulle intercettazioni

L'Opinione - ‎21 ore fa‎
Stretta finale della maggioranza sulle intercettazioni che ieri ha “sparato” un colpo a sorpresa per cercare di ottenere il via libera al decreto anche da parte dei centristi: Il contenuto delle intercettazioni non potrà mai essere pubblicato fino ...

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