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Il giudice è condannato quando il criminale è assolto.

Publilio Siro
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 03/11/2011 @ 16:01:14, in Magistratura, linkato 1218 volte)

Csm,Giovanni Salvi nuovo Procuratore Catania, vota anche Vietti

Tredici voti per lui, 11 per Gennaro

TM News | 02/11/2011

ROMA - E' Giovanni Salvi, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione ed esponente di Magistratura democratica, il nuovo Procuratore della Repubblica di Catania. Sono state necessarie due votazioni per superare l'impasse fra le tre candidature: al primo giro Salvi aveva raccolto 10 voti contro gli 8 di Giovanni Tinebra, attuale procuratore generale presso la Corte d'appello di Catania e i 7 di Giuseppe Gennaro, sostituto procuratore a Catania ed ex presidente dell'Anm. Al secondo !3 voti per Salvi, 11 per Gennaro, 2 per Tinebra.

Nel secondo decisivo voto a favore di Salvi hanno votato i consiglieri 'togati' dei Md e di Movimento e i 'laici' del Pd, più il procuratore generale e il primo presidente della Cassazione. Il vicepresidente del CSM, Michele Vietti, che non ha votato al primo giro, ha poi fatto pesare il suo voto al ballottaggio. Per Salvi hanno però votato anche due rappresentanti della corrente di Magistratura indipendente che al primo turno avevano sostenuto Tinebra.

Su Gennaro tutti i consiglieri della corrente 'centrista' di Unicost e, al secondo voto, anche i 'laici' Pdl. fedeli a Tinebra anche al secondo turno la new entry, il leghista Albertoni, e il consigliere di Mi Virga.

http://www.lapoliticaitaliana.it/Articolo/?d=20111102&id=46057
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Di Loredana Morandi (del 03/11/2011 @ 15:58:45, in Magistratura, linkato 1178 volte)

Csm, Chi è Albertoni, nuovo consigliere laico 'targato' Lega

Già socialista, fu membro del 'cda Smart' della Rai


ROMA - Ettore Albertoni, l'esponente della Lega nord eletto il 4 ottobre scorso dalle Camere in seduta comune nuovo membro 'laico' del Consiglio superiore della magistratura ed oggi insediatosi a palazzo dei Marescialli, è nato a Sesto San Giovanni 75 anni fa. Laureato in giurisprudenza alla Statale di Milano nel 1959, docente universitario, è stato fra l'altro direttore dell`Istituto giuridico della facoltà di scienze politiche della Statale di Milano.

Fino agli anni Settanta ha militato nel Partito socialista, più recentemente si è avvicinato alle idee federaliste. In alcune sue dichiarazioni a mezzo stampa, rintracciabili su Internet e risalenti agli anni Novanta, si esprime a favore della secessione del diritto 'all'autodeterminazione del Nord. E' stato assessore regionale in Lombardia e presidente del Consiglio regionale lombardo.

In passato ha ricoperto, sempre in quota Lega, la carica di consigliere di amministrazione della Rai. Fu, insieme al presidente Antonio Baldassare, nel cosiddetto 'cda Smart' della Rai: così definito perché rifiutando di dimettersi come avevano fatto gli altri componenti del vertice della tv pubblica, rimasero in carica in due.

http://www.lapoliticaitaliana.it/Articolo/?d=20111102&id=46015
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http://2.bp.blogspot.com/-8-rstxkOOUA/TrKPu1xuSpI/AAAAAAAABe0/87ZSfSTw_lY/s1600/27.ott.Pas.Andrea.Mazzeo.jpg


La Relazione del dott. Andrea Mazzeo, Dirigente medico psichiatra presso il CSM di Lecce, al convegno "Genitori e figli, un incontro che torni a stupire: P.A.S. la grande Bufala!" di giovedì 27 ottobre 2011 ad Oria, provincia di Brindisi.

E' possibile leggere il comunicato stampa, da me curato per il Movimento per l'Infanzia, sull'evento ad Oria (Brindisi) cliccando su questo link.


Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 03/11/2011 @ 06:17:17, in Magistratura, linkato 1496 volte)

Più che altro direi che abbiamo ragioni d'esser preoccupati. L'ultimo concorso per la Magistratura ha forse tamponato la falla, ma non è stato neppur lontanamente sufficiente a coprire le scoperture d'organico, che affliggono la Giustizia italiana. L.M.

Procura Milano perde appeal,

2 posti vuoti

Al Tribunale restano scoperti 11 posti su 21 a concorso


02 novembre, 20:42

(ANSA) - ROMA, 2 NOV - Procura e tribunale di Milano non sono piu' appetibili per i magistrati italiani. Per la prima volta, sono rimasti scoperti, per mancanza di domande 2 posti all'ufficio giudiziario guidato da Edmondo Bruti Liberati e 11 posti su 21 al tribunale del capoluogo lombardo.

Un fenomeno senza precedenti, perche Milano e' sempre stata una sede 'ambitissima'. Insomma, sembrano lontani i tempi di Mani Pulite, quando le indagini del Pool di Milano avevano spinto molti giovani a scegliere la magistratura.
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Di Loredana Morandi (del 03/11/2011 @ 05:54:22, in Magistratura, linkato 1675 volte)

Il giovane pm, che appartenne al pool di Falcone e Borsellino, io ho avuto il piacere di conoscerlo di persona e intervistarlo tanti anni fa. Da allora lo seguo sempre con attenzione, ma è con tristezza che assisto all'escalation che ce lo porterà in politica. De Magistris, afflitto post elezioni dalle ingerenze delle logge siciliane ex DC e kossighiani vari, e pur discusso e combattuto è stato pm fino all'ultimo. Lo scivolone avvenne dopo l'elezione e solo ora sta raddrizzando il suo tiro, anche se c'è già sicuramente un ennesimo scivolone pronto per lui. Nelle azioni di Ingroia si avverte invece una stanchezza profonda, come dell'aver remato per molte miglia senza raggiungere la riva, quando si attende il garrito dal becco di un gabbiano per intuire la marea che ci condurrà alla costa.  Il giornalismo è il querulo gabbiano e non rappresenta mai il faro cui orientarsi, Ingroia invece è un magistrato e la sua professione è interamente costruita sulla Carta Costituzionale. Partigiano? Di questi tempi i magistrati o le persone oneste, quando consapevoli, lo sono tutti... L.M.

Giustizia Lo scontro Il commento

Quei Toni Sbagliati di una Toga in Prima Linea

Opportunità: Va considerata non la possibilità, ma l'opportunità dell' intervento


Il procuratore aggiunto a Palermo, Antonio Ingroia, lo dice apertamente: «Mi sento partigiano». Poi, precisa, «un partigiano della Costituzione». Ma la sua presenza al congresso del Pdci scatena ugualmente una tempesta di polemiche. Osserva che se l' aspettava, ma che ha voluto ugualmente accettare l' invito di Diliberto per parlare in quel contesto di giustizia. Liberissimo ovviamente di farlo. Ma non è questo il punto.

L' argomento da considerare in questo caso non è la possibilità, ma l' opportunità. Perché appare chiaro che un pm come Ingroia, in prima linea nella lotta alla mafia e, soprattutto, in alcune inchieste che riguardano anche uomini politici, dovrebbe evitare quanto meno di esporsi alle critiche. Che invece sono arrivate regolarmente, nella fattispecie dal Pdl. Ma sarebbe stata la stessa cosa se fosse andato a delle assise di formazioni considerate più moderate.

Anche perché ci sono magistrati ritenuti di centrosinistra ed altri di centrodestra. Tanto che la stessa Anm sembra ormai decisa a cambiare lo statuto introducendo dei paletti per chi ha cariche direttive nel sindacato e ricopre incarichi politici oppure è membro del Csm o svolge un ruolo apicale nei ministeri.

Quindi: ogni magistrato può scegliere se presentarsi o meno in politica. Ingroia dice che comunque «in questo momento non ci sono elezioni» e quindi prendersela con lui accusandolo di fare politica «è solo un pretesto». Aggiunge però che, in base alla legge, come tutti i cittadini anche «i magistrati hanno diritto sia all' elettorato attivo che a quello passivo». Ragionamento corretto e inappuntabile. Figuriamoci, in Parlamento ce ne stanno già tanti in quasi tutti i partiti, un celebre ex pm come Di Pietro ne ha persino fondato uno e anche l' attuale ministro della Giustizia Palma viene dalla magistratura. Ma occorrerà prima o poi riflettere sugli effetti che provocano certe scelte. E su come difendere al meglio il prestigio intrinseco della magistratura che risiede nell' imparzialità e nella terzietà.

Zuccolini Roberto

Pagina 13 (31 ottobre 2011) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/31/Quei_Toni_Sbagliati_una_Toga_co_8_111031031.shtml
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Di Loredana Morandi (del 03/11/2011 @ 05:50:46, in Giuristi, linkato 2345 volte)
La difesa è sotto attacco e
l'Unione reagisce proclamando l'astensione





Il diritto di difesa costituisce uno dei capisaldi dello Stato democratico ed il difensore ne è l’interprete essenziale. Muovendo da questa premessa, si è inteso  reagire ai molteplici attacchi condotti dalla magistratura verso la figura del difensore ed ai ritardi della politica nel dare concreta attuazione normativa al diritto di difesa, deliberando un’ astensione dalle udienze penali di 5 giorni, dal 14 al 18 novembre 2011. In costanza di astensione si terranno due manifestazioni nazionali ed assemblee a livello locale organizzate dalle Camere Penali territoriali.

Il diritto di difesa costituisce uno dei capisaldi dello Stato democratico ed il difensore ne è l’interprete essenziale: è questo il punto di partenza di una protesta attuata per reagire ad una congerie di accadimenti, di vario tipo e livello, tutti volti ad indebolire la figura del difensore.

Mentre impegnavamo le nostre energie per non far spegnere il dibattito sui temi fondamentali del giusto processo e per sospingere la riforma della professione forense verso l’approvazione, ecco che abbiamo dovuto registrare più episodi di convergente attacco al cuore dell’attività difensiva. 

Dev’essere chiaro che gli avvocati non intendono più tollerare le intrusioni illegali nel rapporto con il proprio assistito, le intimidazioni e le violazioni del segreto professionale, le intercettazioni e gli origliamenti dei colloqui tra cliente ed avvocato, l’irridente violazione degli studi professionali.

Aspiriamo ad un avvocato capace di garantire un effettivo presidio al diritto di difesa delle persone. Per questo, vogliamo che sia “autorevole”, cioè posto sullo stesso piano del pubblico ministero, “preparato”, dunque specializzato, e  “forte”, ossia non intimidito dai proditori attacchi di magistrati intraprendenti se non spregiudicati.

Ci fermeremo una settimana, ma non staremo fermi. Ci vedremo tutti a Verona, una delle città teatro dei fatti denunciati, e poi a Roma, per chiamare i politici ad esprimere una parola chiara e responsabile. E, comunque, dovunque ci sia, sola o insieme ad altre, una Camera Penale.

Visualizza la delibera di astensione della Giunta.
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Giustizia: Ucpi a Ferri (Mi), siamo aperti a confronto, ma prima risponda su motivi sciopero




Il segretario di Magistratura Indipendente chiede un confronto costruttivo con l'Unione delle Camere Penali per una giustizia efficiente e garantista, e i penalisti "sono pronti a qualsiasi dibattito, solo che bisogna mettersi d'accordo su alcuni concetti di fondo". Che il Pm sia "una parte pubblica che deve perseguire l'accertamento della verità", è per l'Ucpi una "questione indiscussa, ma proprio perché è una 'parte', il pm non può condividere carriera e disciplina col giudice, dunque si impone la separazione delle carriere".

Quanto all'art. 525 c.p.p., che è espressione di un "sacrosanto principio di garanzia secondo il quale è bene che il giudice che pronuncia una sentenza sia anche quello che ha ascoltato i testimoni", l'Unione Camere Penali fa notare come "da tempo si è dimostrato che il suo rispetto non comporta alcuna alterazione dei tempi processuali statisticamente influente, giacchè solo nell'1% dei casi (ricerca Eurispes 2008), si verifica una rinnovazione degli atti processuali". Riguardo la domiciliazione ex lege degli indagati presso il difensore di fiducia, l'art 157 del c.p.p. già la prevede, ma non è certo con le "finzioni", insistono i penalisti, "che si risolve il problema delle notifiche, che dipende in massima parte dalla sgangherata macchina amministrativa. Peraltro, se si continuasse sulla strada delle 'presunzioni di conoscenza degli atti da parte degli imputati', l'Europa, che già l'ha fatto in passato su questa materia - aggiungono- non potrebbe che censurare il nostro sistema".

Sulla competenza per territorio per l'Ucpi "nulla c’è da dire, perché risulta un po' oscura la presa di posizione del dott. Ferri al riguardo, mentre sulla custodia cautelare par di capire che anche il segretario di Mi la giudica eccessivamente applicata, e qui siamo finalmente d’accordo". Per i penalisti, "rimane un solo interrogativo: sulle intercettazioni delle conversazioni tra avvocati ed assistiti, sul segreto professionale, sugli arresti negli studi professionali, sulla criminalizzazione delle attività dei difensori, insomma su tutto quello che abbiamo denunciato nella delibera di proclamazione dell'astensione - concludono - come la pensa il segretario di Mi”?

Roma, 31 ottobre 2011

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Di Loredana Morandi (del 03/11/2011 @ 05:29:56, in Magistratura, linkato 1542 volte)
Sulla questione della separazione delle carriere c'è una grande e trasversale sensibilità. L'opinione contraria e autorevole espressa dal dott. Cosimo Ferri, segretario di Magistratura Indipendente, ha per assurdo oppositori del calibro di Bruno Tinti dalle pagine de Il Fatto. In questo modo la gente, ovviamente, non comprende. Per colmo della incomunicabilità su certi temi il nome storico di questo sito "Giustizia Quotidiana", da sempre contrario alla separazione delle carriere e più in particolare collocato sulle linee guida della Associazione Nazionale Magistrati, nonché caratterialmente moderato per vocazione eccettuato verso il crimine "visibile" nella rete o quello subito ed altrettanto evidente, è stato clonato da una testata web registrata e di destra. Cattivo segno questo di una vera mancanza di idee proprie, per il quale scriverò alla segreteria di M.I.  L.M.

Separazione delle carriere Ferri (Mi): Siamo contrari

Magistratura indipendente “non condivide le motivazioni che hanno ispirato le Camere penali a proclamare lo sciopero”, e ribadisce “la propria ferma contrarietà alla separazione delle carriere perché crede nell’unicità della giurisdizione e ritiene che il pubblico ministero non possa perdere la cultura della giurisdizione”.
Così, in una nota, il segretario, Cosimo Ferri, spiega la posizione di Mi sullo sciopero di cinque giorni proclamato dall’Unione camere penali a partire dal 14 novembre, per sollecitare la riforma forense e la ripresa del dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia e per denunciare gravi violazioni al diritto di difesa.
“Il pm rappresenta una parte pubblica ed ha l’obbligo di accertare la verità. Lo stesso non vale per la difesa – chiarisce Ferri – . Al contempo e’ giusto esigere pieno rispetto per le garanzie difensive effettive ma si deve lavorare per eliminare quelle dilatorie. Si intervenga sulla disciplina delle notifiche – suggerisce Ferri – alcune delle quali oggi sono ripetitive e inutili, si introducano norme chiare in tema di competenza, si modifichi l’articolo 525 del codice di procedura penale che oggi costringe a ripetere dibattimento ogni volta che cambia il giudice, si rafforzino invece le garanzie difensive nella fase della carcerazione preventiva”.
Secondo il segretario di Mi “E’ assurdo che con il sistema attuale sia più facile andare in carcere prima di una sentenza di condanna che quando si è colpevoli dopo tre gradi di giudizio. Sono tanti i temi e le modifiche su cui aprire un confronto costruttivo con le Camere penali per una giustizia penale davvero efficiente e garantista – conclude Ferri – , confronto che deve aver come obiettivo primario la ricerca della verità”.

R. R.
http://denaro.it/blog/2011/11/01/separazione-delle-carriere-ferri-mi-siamo-contrari/
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Di Loredana Morandi (del 03/11/2011 @ 05:15:55, in Magistratura, linkato 1503 volte)
le carte depositate al tribunale di brescia

Robledo cita il premier per diffamazione

Il procuratore aggiunto di Milano chiede a Berlusconi 500mila euro per le dichiarazioni sul caso Mills


MILANO- Non finiscono i guai giudiziari per il premier. Il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha citato Silvio Berlusconi davanti al Tribunale di Brescia chiedendogli 500 mila euro per le dichiarazioni che fece nel 2006 nell'ambito dell'inchiesta Mills. Robledo era contitolare del fascicolo penale a carico del premier per corruzione in atti d'ufficio.

LE DICHIARAZIONI- Il presidente del Consiglio parlò in diverse occasioni di «inerzia» della Procura milanese, di «pervicace volontà accusatoria», di «uso politico della giustizia». Sinora la causa tra il procuratore aggiunto Robledo e Berlusconi istruita davanti al giudice del Tribunale di Brescia Adriano De Lellis ha visto la costituzione in giudizio del premier, i cui legali hanno sollevato l'eccezione fondata sull'art. 68 della Costituzione: il diritto dei parlamentari a non essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse nell'esercizio delle proprie funzioni.

Corriere Sera 28 ottobre 2011
http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_28/robledo-mills-diffamazione-berlusconi_62222524-0153-11e1-994a-3eab7f8785af.shtml
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Di Loredana Morandi (del 03/11/2011 @ 05:11:55, in Magistratura, linkato 1610 volte)

«Una rete per spiare Woodcock»

Indagato il sostituto pg Bonomi. «Dossier falso anche con i tabulati della Sciarelli»


ROMA - Un'associazione segreta composta da magistrati, agenti delle forze dell'ordine e dell' intelligence che utilizzava informazioni segrete per fare carriera e ottenere altri vantaggi. Ma anche per cercare di annientare i nemici rovinando loro la reputazione. Come il pubblico ministero Henry John Woodcock, spiato e denunciato per circostanze in realtà false quando era in servizio a Potenza, oppure il giudice che lavorava nella stessa città, Alberto Ianuzzi.

La Procura di Catanzaro riapre il fascicolo «Toghe lucane», in passato affidato a Luigi de Magistris, e mette sotto inchiesta il sostituto procuratore generale di Potenza Gaetano Bonomi per reati gravissimi che, oltre all'associazione, vanno dalla corruzione in atti giudiziari alla calunnia, dall'abuso d'ufficio alla rivelazione di segreto. Sarebbe lui, secondo l'accusa, il capo del sodalizio che avrebbe coinvolto anche il suo collega Modestino Roca, l'allora capo della squadra mobile di Potenza Luisa Fasano e quello della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri Pietro Gentili. Ma pure un cancelliere del Palazzo di giustizia, altri due militari dell'Arma e un finanziere.
Riparte da quanto accaduto nel 2008 l'indagine affidata al pubblico ministero di Catanzaro Giuseppe Borrelli, ma riguarda anche fatti recenti, tanto che le contestazioni per Bonomi e altri fanno riferimento a «reati in atto». Tra gli episodi più gravi viene indicato quello relativo al febbraio 2009 quando fu preparato un esposto anonimo con i tabulati telefonici di Woodcock e quelli della giornalista Federica Sciarelli per «accreditare l'ipotesi non veritiera che erano state veicolate notizie riservate alla stessa conduttrice della trasmissione Chi l'ha visto? , ma anche al conduttore di Annozero Michele Santoro». Sarebbero stati i funzionari di polizia a procurarsi i dati riservati, mentre il cancelliere avrebbe preparato la denuncia. Obiettivo: far avviare verifiche disciplinari sui colleghi, ma anche intimidirli tenendo conto che questo tipo di verifiche sono delegate proprio ai sostituti procuratori generali.

Una vera e propria guerra tra toghe che adesso rischia di avere esiti imprevedibili. Anche perché agli atti ci sono centinaia e centinaia di intercettazioni che documentano i legami di Bonomi con esponenti politici locali e nazionali, ma anche con alcuni magistrati in servizio presso l'ispettorato del ministero della Giustizia, ufficio dove lo stesso Bonomi aspirava a essere trasferito. Agli atti ci sarebbero alcune conversazioni con Gianfranco Mantelli, uno degli ispettori incaricato di occuparsi dell'indagine amministrativa disposta dal Guardasigilli Francesco Nitto Palma a Napoli e relativa ai fascicoli condotti da Woodcock insieme con i colleghi Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli. Inchieste relative ai pagamenti effettuati da Silvio Berlusconi all'imprenditore procacciatore di donne Gianpaolo Tarantini attraverso il faccendiere Valter Lavitola.

Indicativo delle modalità di azione del sodalizio è, secondo l'accusa, quanto accaduto tra il 2008 e il 2010 quando Bonomi avrebbe accettato di mettersi a disposizione dell'amico imprenditore Ugo Barchiesi, soprattutto per occuparsi di una denuncia che l'uomo aveva presentato e per cercare, senza però riuscirci, di non farla archiviare. Ma soprattutto per carpire notizie riservate sugli accertamenti disposti e sul pubblico ministero titolare del fascicolo. Come contropartita avrebbe ottenuto la raccomandazione di alcuni politici nazionali per essere trasferito al ministero, il posto in una commissione e un viaggio a Velden in Austria per festeggiare il Capodanno con la sua compagna.

In alternativa all'ispettorato, Bonomi mirava a diventare procuratore di Potenza. Per questo avrebbe fatto pressioni su alcuni ufficiali di polizia giudiziaria affinché gli fornissero informazioni su indagini condotte dall'allora capo di quell'ufficio, Giuseppe Galante, e poi avviava a sua volta accertamenti sul collega ipotizzando un'«incompatibilità ambientale». Un presupposto inesistente, ma la situazione che si era creata convinse comunque Galante a dimettersi dalla magistratura.
Tra le accuse c'è anche quella di aver «garantito l'impunità ad alcuni esponenti del mondo politico e imprenditoriale lucano», così come al direttore generale dell'Ospedale San Carlo di Potenza Michele Cannizzaro. Oltre a essere il marito del magistrato Felicia Genovese, il manager aveva contatti con numerosi politici che Bonomi - questa è la contestazione - aveva intenzione di sfruttare proprio per farsi favorire nella nomina.

Fiorenza Sarzanini
Corriere Sera - 29 ottobre 2011
http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_29/woodckock-sciarelli-spiati-sarzanini_b4c2342a-01f5-11e1-b822-152c7b3c1360.shtml
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