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 .. riflessi due ...... di Lunadicarta
 
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Giustizia non esiste là dove non vi è libertà.

Luigi Einaudi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Amantea. «Non possiamo lasciare soli i magistrati»

La Cgil invita i cittadini a una mobilitazione


AMANTEA  – « Stiamo valutando con i nostri legali, possibili azioni a difesa dei cittadini di tutto il territorio. Non vi è dubbio che, accertate le responsabilità, qualcuno ne dovrà rispondere». A parlare è Massimiliano Ianni, responsabile della Cgil di Amantea, che interviene, come ieri aveva già fatto il Comitato Civico “Natale De Grazia”, sui recenti sviluppi delle indagini portate avanti dalla Procura della Repubblica di Paola, in riferimento all’accertata presenza di almeno 90.000 metri cubi di sostanze e materiali inquinanti e nocivi nell’al veo del fiume Oliva.

«Iniziano ad emergere chiaramente tutti i danni causati dall’inquina mento perpetrato in questi anni a scapito del nostro territorio – affer ma ancora Ianni E’certo, ora più che mai, che sia il mare sia la terra sono fortemente inquinati. Stiamo sognando? O forse qualcuno inconsciamente segue fantasmi? Coraggiosamente c’è chi sta facendo il proprio dovere e sta portando alla luce fatti ritenuti impensabili. Forse è il caso che tutti i cittadini manifestino un minimo di consenso. E’ necessario pensare di progettare un cambiamento possibile per far rinascere il territorio». Il segretario cittadino della Cgil, poi, nelle more della prosecuzione delle indagini in pieno sviluppo, affronta la questione della bonifica dell’area dell’Oliva, interessata dallo smaltimento illecito dei rifiuti, chiamando le autorità locali a condurre questa battaglia con maggiore convinzione «Noi siamo convinti afferma che le inchieste (inquinamento del mare per mancata depurazione, interramento di rifiuti nocivi) debbano andare avanti, fino in fondo, smascherando i colpevoli diretti ed i fiancheggiatori. Lo si deve innanzitutto ai tanti che in questi anni si sono ammalati di tumore.

Lo si deve, alle nuove generazioni, lo si deve ai cittadini onesti. Basta nascondere la verità – aggiun ge E’ necessario, invece, bonificare i siti che sono risultati e risulteranno inquinati. Per questo i Sindaci, i politici chiamati ieri e oggi a cimentarsi con un difficilissimo tentativo di rassicurare le popolazioni, non hanno altra scelta che trasformarsi in politici coraggiosi, tutt’altro che neutrali. Tocca a loro, con l’aiuto dell’Unione Europea, delineare le soluzioni, se non vogliono passare, a torto o a ragione, dalla parte dei colpevoli. Non possiamo dimenticare, tuttavia, su questa vicenda, l’atteggiamento superficiale del Governo». «Come abbiamo fatto qualche mese fa, assieme ad altre associazioni, chiediamo alla popolazione tutta di mobilitarsi affinché il nostro mare e la nostra terra siano bonificate e riportate agli antichi splendori. La mobilitazione conclude – sarà utile anche a dimostrare la nostra vicinanza alla magistratura inquirente, lasciata da sola in questa difficile vicenda». Nei prossimi giorni sapremo di più se e quando si terrà questa manifestazione. Le cose certe sono quindi due. Da un lato che la Cgil sta valutando se costituirsi come parte civile in un eventuale processo e dall’altra che non ha nessuna intenzione di abbassare la guardia sulla vicenda.

di RINO MUOIO sul Quotidiano della Calabria del 19/11/2011

http://www.amanteanews.it/expo/tirreno/oliva_-in-manette-un-imprenditore/non-possiamo-lasciare-soli-i-magistrati.aspx
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 10:30:22, in Magistratura, linkato 1378 volte)

Giustizia/ Csm giovedì vara nomine per 253 nuove toghe


di: TMNews

Roma, 21 nov. (TMNews) - Sono 845 alla data del 14 novembre le scoperture di organico negli uffici giudiziari di primo grado: "Il disagio è nazionale, non riguarda solo il Sud, le piante organiche della magistratura soffrono di una vera mancanza di ossigeno, la coperta è corta, cortissima". Lo spiega, raggiunto telefonicamente, il presidente della terza commissione del Csm Alberto Liguori. Giovedì prossimo il plenum straordinario di palazzo dei Marescialli dovrà assegnare 253 posti ad altrettanti magistrati di prima nomina (Mot). Terminato il tirocinio generico, è il momento per loro del tirocinio mirato (fino al 30 aprile) nella sede che dovranno scegliere entro una decina di giorni. Dal 2 maggio saranno titolari della nuova funzione. Le 845 scoperture - 594 nelle funzioni giudicanti (il 13% del totale) e 251 (il 14% del totale) fra i requirenti - citate nella delibera approvata all'unanimità dalla commissione vanno considerate "al netto dei divieti di legge": cioè riguardano solo le funzioni che possono essere coperte da magistrati di prima nomina, esclusi ad esempio da ruoli come quello del magistrato di sorveglianza. Il telefono di Liguori in questi giorni è bollente, "tutte richieste legittime", sottolinea, e saranno inevitabili alcune correzioni in corso d'opera delle assegnazioni, ma per ora il consigliere ('togato' in quota Unicost) esprime soddisfazione per la "piccola boccata d'ossigeno che arriverà a molti uffici giudiziari". Anche grazie, spiega, alla recente mini-riforma "con la quale il legislatore ha eliminato alcuni vincoli" alle possibilità di assegnazione dei Mot, "consentendoci di 'nutrire' un maggior numero di uffici giudiziari". (segue)

http://www.wallstreetitalia.com/article/1264708/giustizia-csm-giovedi-vara-nomine-per-253-nuove-toghe.aspx


Giustizia, Csm giovedì vara nomine per 253 nuove toghe -2-

Il 30% andrà al Nord, 15% al Centro, 34% al Sud, 30% nelle isole

ROMA - Questa è, nella versione della delibera approntata dalla terza commissione e sulla quale si pronuncerà giovedì il plenum, la distribuzione geografica delle 253 nuove toghe: 76 (30%) al Nord, 15 (6%) al Centro, 86 (34%) al Sud e 76 (30%) alle Isole. I Mot che saranno destinati a funzioni giudicanti saranno 167, pari al 66%, mentre alle funzioni requirenti saranno destinati 86 Mot, pari al 34%.

http://www.lapoliticaitaliana.it/Articolo/?d=20111121&id=47782
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 10:23:34, in Magistratura, linkato 1463 volte)

Il maxiprocesso «Infinito-Crimine-Tenacia» sulle cosche a Milano

«Sentenza storica: la 'ndrangheta finalmente smascherata anche al Nord»

Grasso: «Sancita la natura unitaria e verticistica». Oliverio, l'unico assolto: «Tornerò in politica»


MILANO - Ci sono volute quasi 32 ore di camera di consiglio, ora altri novanta giorni serviranno per depositare le motivazioni, ma la sentenza pronunciata sabato scorso dal giudice Roberto Arnaldi nel maxiprocesso «Infinito-Crimine-Tenacia» sulle cosche a Milano è il primo mattone di una nuova, inconfutabile, verità giudiziaria sulla ‘ndrangheta. E non solo per il numero di condanne (110 su 119 imputati in abbreviato, anche se la mano del giudice è stata un po’ meno pesante rispetto alle richieste della Dda milanese), ma anche perché ­– come sostiene il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso – viene finalmente riconosciuta l’esistenza della ndrangheta oltre i confini della Calabria. «E’ la prima sentenza, storica, che riconosce la natura unitaria e verticistica della ‘ndrangheta finora sempre rappresentata come gruppi di clan a base familiare spesso in lotta fra loro. Mi ricorda – aggiunge Grasso - quando 24 anni fa come giudice a latere del maxi processo di Palermo si dette l’imprimatur, il bollo alla identica teoria della natura unitaria e verticistica di Cosa nostra elaborata dal pool antimafia di Falcone e Borsellino».

A questo punto l’esito del processo con rito abbreviato, a meno di due anni dagli arresti, farà da apripista sia per il processo con rito ordinario in corso al Tribunale di Milano sia per la parte affidata ai giudici calabresi: «Ora Milano chiama, Reggio Calabria risponderà al più presto. Intanto è stata riconosciuta l’esistenza dell’associazione mafiosa a Milano, in passato abbiamo avuto difficoltà a far ritenere l’esistenza dell’associazione di tipo mafioso a Milano, si era un po’ restii ad affrontare questi temi», spiega il procuratore nazionale antimafia. «Tutte le indagini per associazione finivano nei territori d’origine per competenza. Oggi abbiamo un’associazione a Milano legata con un cordone ombelicale alla Calabria. E’ la prima volta che si riesce a dimostrare una cosa che abbiamo sempre pensato. Questa visione nitida non può che aiutare le successive indagini, per decidere sull’appartenenza alla ‘ndrangheta non deve essere più necessario provare l’esistenza dei singoli clan, sarà molto più facile.

Un’inchiesta che ha potuto contare su documenti storici, come il filmato al summit all’interno del circolo Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano: «Quel brindisi dopo l’elezione del nuovo capo della Lombardia è la prova inconfutabile dell’esistenza dell’associazione mafiosa a Milano». Ma ora, dopo la vittoria giudiziaria dell’Antimafia, c’è da pensare all’allarme Expo: «Penso che si abbiano gli anitcorpi necessari per evitare l’infiltrazione. Recentemente mi sono incontrato con il sindaco Pisapia, c’è una commissione che opera su Exopo 2015, ci sono i magistrati che vigilano sull’infiltrazione. Siamo sulla strada giusta», ha concluso Grasso.

L'unico assolto Nel processo i pm Alessandra Dolci, Ilda Boccassini e Paolo Storari hanno chiesto una sola assoluzione, quella dell’ex assessore provinciale al Turismo Antonio Oliverio. A portarlo all’iscrizione nel registro degli indagati era stato il suo rapporto con Ivano Perego, l’imprenditore brianzolo alla guida della Perego Scavi infiltrata dal gruppo Ietto-Strangio: «E’ giusto che la magistratura abbia indagato su di me per via della mia frequentazione con Perego, i pm hanno avuto un anno di tempo ma in questo anno una volta fatte le dovute verifiche ha visto che nei miei comportamenti non ci poteva essere qualcosa di contrario alle norme, non poteva che chiedere l’assoluzione», ha spiegato l’ex assessore. Per lui i giudici delle indagini preliminari avevano coniato l’espressione «capitale sociale della ‘ndrangheta»: «E’ una cosa che mi ha sconvolto, ho fatto due angioplastiche, mia ha colpito anche nella salute. Io non ho frequentato mafioso, ma un imprenditore brianzolo, non potevo sapere cosa poteva nascondere e quali rapporti poteva avere con personaggi criminali. Tornerò in politica, non ho mai smesso».

Cesare Giuzzi21 novembre 2011 | 17:18
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_novembre_21/giuzzi-condanne-infinito-ndrangheta-magistrati-1902250368505.shtml
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 10:21:44, in Magistratura, linkato 1313 volte)
CAMORRA: MAGISTRATI, FARLA CONOSCERE
MA NON MITIZZARLA



(ANSA) - NAPOLI, 21 NOV - Parlare di camorra per farla conoscere, ma senza mitizzarla. Questo il monito emerso durante il convegno 'Letteratura e camorra' promosso dall'associazione culturale 'La compagnia dei trovatori' che ha visto la partecipazione, tra gli altri, dei magistrati Raffaele Marino, procuratore aggiunto a Torre Annunziata e Raffaele Cantone ex magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, oggi al Massimario della Cassazione. L'iniziativa, come spiegato da Pier Antonio Toma, presidente dell'associazione, e' nata in seguito a due fenomeni: l'espansione degli interessi del fenomeno camorristico oltre i confini regionali ''nonostante gli sforzi delle forze dell'ordine e della magistratura'' e, al tempo stesso, il proliferare di testi che narrano la camorra ad opera non solo di letterati, ma di chi contrasta la criminalita' quotidianamente. Volumi, saggi che secondo l'ex pm della Dda di Napoli Cantone ''sono utilissimi per vincere il fenomeno della criminalita' perche' consentono alla societa' civile di conoscere il vero volto della camorra, andando oltre gli articoli di giornale e le inchieste giudiziarie che, spesso - ha sottolineato Cantone - riescono a cogliere il fenomeno nel momento dell'emergenza, mentre - ha aggiunto - la saggistica e' in grado di offrire una visione della complessita' del fenomeno molto utile''. In particolare, il dibattito si e' concentrato sulle modalita' con cui deve essere rappresentata e narrata la criminalita' per evitare, soprattutto nelle giovani generazioni, l'insorgere di sentimenti di fascinazione. Da Marino, l'invito a ''raccontare limitandosi alla rappresentazione dei fatti un modo per svolgere una corretta funzione di informazione e formazione perche' - ha spiegato - la criminalita' e l'illegalita' permeano, in questo territorio, tutta la nostra vita''. Da Marino, inoltre, e' stata sottolineata anche l'azion di ''intimidazione'' che i poteri criminali in Campania svolgono nei confronti di chi si adopera per raccontare e contrastare la criminalita', come giornalisti e magistrati. In sala, anche Geppino Fiorenza referente di Libera per la Campania che ha evidenziato l'importanza ''di svelare e mostrare ai giovani il sangue e la violenza che sono dietro la camorra perche' non basta l'impegno delle forze dell'ordine e della magistratura, ma serve l'impegno di tutti a cominciare dai giovani perche' - ha concluso - la vera antimafia e' data dall'impegno quotidiano di tutti''. (ANSA).
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 10:11:44, in Magistratura, linkato 1516 volte)


Carenza di giudici, intervista al presidente dell'Anm Anna Rita Motti

Dopo l'allarme lanciato dall'Associazione Nazionale Magistrati il presidente della sottosezione di Santa Maria Capua Vetere interviene a tutto campo

di Vincenzo Altieri

Santa Maria Capua Vetere:  Regime di trasferimento dei magistrati, incentivi, procedimenti pendenti e comparto amministrativo. In un momento in cui il Foro sammaritano è messo in ginocchio per la mancanza di giudici, interviene a tutto campo il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (sottosezione di Santa Maria Capua Vetere) Anna Rita Motti in un'intervista rilasciata alle telecamere di Interno18.

http://interno18.it/attualita/21796/carenza-di-giudici-intervista-al-presidente-dellanm-anna-rita-motti



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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:43:12, in Associazioni Giustizia, linkato 2517 volte)
Testimoni di giustizia.... e di coraggio e civiltà


20/11/2011

CATANZARO, 20 NOV. 2011 - Siamo rimasti particolarmente colpiti e commossi dall’incredibile iniezione di coraggio e di civiltà che ci ha consegnato la II Giornata Nazionale dei Testimoni di Giustizia tenutasi venerdì scorso a Catanzaro. Vi abbiamo partecipato da spettatori, credendo di assistere ad uno dei tanti convegni sul tema, ma in realtà ne siamo usciti con la consapevolezza di aver assistito ad una vera e propria lezione di vita, i cui spunti continueranno a lungo ad instillare momenti di riflessione.

L’evento, organizzato dalla Fondazione “Don Francesco Caporale” guidata da Fulvio Scarpino, ha avuto infatti l’indiscusso merito di puntare i riflettori su un argomento vitale per la dignità della convivenza civile e per incoraggiare percorsi di legalità, specialmente in un territorio come quello calabrese in cui il malaffare si manifesta con inusitata violenza. Perciò non ci ha sorpreso più di tanto l’enfasi con cui il secondo canale della RAI ha presentato la manifestazione di Catanzaro durante il TG2 serale di sabato scorso.

La valenza di questa giornata è da ricercarsi soprattutto nell’opera di sensibilizzazione operata sul delicato argomento giacché, spesso, questo non viene pienamente percepito nella sua importanza sociale; tanto più che di sovente i testimoni di giustizia vengono erroneamente associati ai collaboratori di giustizia anche a causa di una normativa che andrebbe modificata.

Durante l’evento, che ha visto la prestigiosa presenza del dottor Vitaliano Esposito, procuratore generale della Corte di Cassazione, che mai era sceso in Calabria e mai fino ad ora aveva rilasciato interviste, sono stati premiati Salvatore Curcio, Don Tonino Vattiata e Teresa Buonocore, sorella di Pina Buonocore assassinata un anno fa: quest’ultima vicenda, particolarmente drammatica e commovente, ha lasciato un profondo segno alla II Giornata sui Testimoni di Giustizia, dando ulteriore significato ad un evento che – senza dimenticare l’alto valore dei relatori – ha fornito dalla Calabria e della Calabria il suo aspetto migliore, propositivo, incoraggiante. Una giornata che ha insegnato il valore della giustizia, ma anche del coraggio e del senso civico.
 

Movimento Civico “Catanzaronelcuore”

http://www.infooggi.it/articolo/catanzaro-nel-cuore-testimoni-di-giustizia-e-di-coraggio-e-civilta/20803/
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:38:49, in Magistratura, linkato 1304 volte)
Nuova mappa dei tribunali,
fattore chiave per la crescita


di Donatella Stasio

L'appeal mediatico è pari a zero, al contrario di quello politico ed economico. Il taglio o l'accorpamento dei 1.618 uffici giudiziari sparsi sul territorio nazionale, secondo criteri risalenti a due secoli fa, non è l'unica riforma necessaria per riscattare la giustizia da anni di inefficienza, che hanno frenato la crescita economica dell'Italia.

Ma è una misura strutturale di cui la giustizia non può fare a meno per recuperare risorse, razionalizzarle, migliorare la qualità e la rapidità del servizio, allineando l'Italia agli standard europei. E per trasformare la giustizia da zavorra a volano per l'economia. Perciò l'Ue l'ha messa tra le priorità e così ha fatto il premier Monti. Perciò meriterebbe riflettori sempre accesi, anche per evitare che sia affossata. La giustizia soffre di carenza di uomini e mezzi. Ma anche di un'organizzazione anacronistica. La dislocazione degli uffici giudiziari risale all'800, quando l'economia era prevalentemente agricola e non esistevano né autostrade né internet. Nei piccoli Tribunali il giudice è un tuttologo, che si occupa di penale e di civile, di famiglia e di libertà personale, di fallimenti e di incidenti stradali.

La funzionalità dell'ufficio soffre, la specializzazione è impossibile. Qualità e rapidità delle decisioni ne risentono. Razionalizzare le risorse esistenti, con il taglio o l'accorpamento degli uffici, migliorerebbe la funzionalità dei Tribunali, la professionalità di chi ci lavora e consentirebbe di riempire gran parte dei vuoti oggi esistenti nell'organico della magistratura e del personale amministrativo. A beneficio dell'efficienza del servizio e, quindi, della nostra economia. Secondo Confartigianato, i ritardi della giustizia civile costano alle imprese 2,3 miliardi di euro, una tassa occulta di circa 371 euro per ogni azienda; sebbene la produttività dei giudici italiani sia tra le più alte d'Europa, da noi una causa dura 845 giorni e ha un costo pari al 30% del suo valore contro i 394 e il 14% della Germania, i 331 e il 17% in Francia.

Una situazione che scoraggia le imprese straniere a investire in Italia, tant'è che nella classifica sul grado di competitività di 181 Paesi, la Banca mondiale ci colloca al 157° posto a causa della inefficacia della tutela giudiziale, mentre quasi tutti i paesi Ocse sono tra i primi 50 in classifica. Il nostro appeal economico diminuisce anche per questo. «Che attrattiva può avere - ricorda il vicepresidente del Csm Michele Vietti - un sistema che, al netto degli altri fattori di valutazione, non garantisce all'imprenditore straniero la tutela giuridica effettiva dei suoi interessi». Ecco perché la giustizia in generale, quella civile in particolare, è una priorità non solo per garantire i cittadini, ma anche per far crescere l'economia nazionale. E l'organizzazione che ne è alla base ha un ruolo decisivo.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-11-20/nuova-mappa-tribunali-fattore-150548.shtml?uuid=AazEr6ME


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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:35:38, in Magistratura, linkato 1393 volte)
Caselli da Barletta 
«La mafia? Può essere sconfitta»


di Rino Daloiso

BARLETTA - «I percorsi della coscienza e quelli della giustizia: contrasti e riequilibri». A parlarne ieri sera in un teatro Curci strapieno per l’ultimo appuntamento della «Democrazia delle parole», Gian Carlo Caselli (nella foto di Calvaresi), ora procuratore capo a Torino, già magistrato in prima linea contro il terrorismo, nella stessa Torino, e la mafia, a Palermo, negli anni delle due emergenze nazionali: la prima sconfitta, l’altra no. O, se volete, non ancora.

Con Caselli, il giudice del Tribunale di Trani, Francesco Messina e la prof.ssa Assuntela Messina, che si è occupata della sensibilizzazione degli studenti delle superiori sul tema della «coerenza ai principi e il coraggio delle scelte». Il procuratore Caselli ha concesso una intervista alla Gazzetta prima dell’incontro.

Dott. Caselli, lei e Berlusconi avete un tratto singolare in comune.

Beh, siamo andati entrambi a scuola dai salesiani, è noto.

No, non solo. Lei è stato destinatario a metà dello scorso decennio di una legge contra personam, l’esatto contrario della quarantina di leggi ad personam votate per l’ex premier: è una circostanza che la lusinga o la preoccupa?

Ah, quella vicenda appartiene ormai al passato, ma è sintomatica della tendenza tutta italiana di voler cambiare a volte le regole del gioco a partita in corso. Quella volta le regole furono modificate addirittura per due volte. E tutto per impedirmi di diventare procuratore nazionale antimafia. Ora, ognuno di noi può avere la più alta considerazione di se stesso e ritenere di essere la persona più adatta a ricoprire un determinato incarico. Beninteso: Piero Grasso è stato ed è un ottimo procuratore nazionale antimafia, ma in quella circostanza il Parlamento decise di mettermi fuori gioco».

E perché mai?

In molti non avevano e non hanno tuttora digerito l’inchiesta sul 7 volte presidente del Consiglio e 22 volte ministro Giulio Andreotti per i legami con la mafia attraverso i suoi sodali in Sicilia. Tant’è che nei confronti del senatore a vita per quelle accuse si continua a parlare ancora di sentenza di assoluzione e non di prescrizione sui fatti contestati: la qual cosa naturalmente cambia radicalmente tutto. Evidentemente a molti fa comodo un processo di rimozione, politica e giudiziaria, per non fare davvero i conti con la nostra storia.

Ha scritto Alessandra Dino ne «La polis mafiosa»: «Pezzi di classe dirigente, proprio perché tali non hanno bisogno di sparare o far sparare, perché possono facilmente eliminare i propri avversari con le leggi, con i provvedimenti disciplinari e amministrativi, con le censure e con gli strumenti del monopolio». Le sono fischiate le orecchie?

No, non mi sono fischiate le orecchie. Alessandra Dino ha descritto una situazione che purtroppo è reale nel nostro Paese, ma che non per questo non bisogna provare a cambiare. Vede, lo ha detto proprio Giovanni Falcone che “la mafia è un fenomeno umano e, come tutti i fenomeni umani, ha avuto il suo inizio e prima o poi avrà fine”.

Lei nel 2008 ha scritto un libro su «Le due guerre: perché lo Stato ha sconfitto il terrorismo e non la mafia». La «profezia» di Falcone non s’è ancora avverata: perché?

Perché il terrorismo è stato vissuto come «altro» rispetto alla società, «alterità» che invece non c’è o, meglio, esiste in misura insufficiente per il fenomeno mafioso. Per questo è più difficile, ma non impossibile, sconfiggere la mafia. Nonostante tutto, però, le assicuro che il vaticinio di Falcone ha buone probabilità di essere realizzato. Non lo dico retoricamente: davvero ciascuno di noi può far qualcosa per conseguire questo obiettivo essenziale per il nostro futuro.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=471677&IDCategoria=1

La Rassegna

Barletta: Giancarlo Caselli ospite dell'ultimo incontro con "La ...

Barlettalife - ‎19/nov/2011‎
E' un personaggio autorevole, che ha svolto attività importanti e ricoperto ruoli istituzionali difficili l'ultimo ospite della serie di incontri organizzati dall' associazione "La Democrazia delle Parole", Gian Carlo Caselli. ...

Barletta, il Procuratore Caselli conclude il ciclo “La democrazia ...

Il Quotidiano Italiano - ‎19/nov/2011‎
(19 novembre 2011) BARLETTA- Giunge al capolinea la serie di conferenze organizzate dall'associazione “Democrazia delle parole”. Ma l'incontro con l'attuale Procuratore capo della Repubblica di Torino, Gian Carlo Caselli, segna anche l'inizio della ...

Caselli da Barletta «La mafia? Può essere sconfitta»

La Gazzetta del Mezzogiorno - ‎19/nov/2011‎
BARLETTA - «I percorsi della coscienza e quelli della giustizia: contrasti e riequilibri». A parlarne ieri sera in un teatro Curci strapieno per l'ultimo appuntamento della «Democrazia delle parole», Gian Carlo Caselli (nella foto di Calvaresi), ...

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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:32:43, in Magistratura, linkato 1206 volte)
Trento: incendio distrugge documenti
cancelleria tribunale Cles

Trento,  19 nov. - (Adnkronos) - Un furioso incendio di origine dolosa ha gravemente danneggiato questa mattina la Cancelleria del tribunale di Cles, al secondo piano degli uffici giudiziari. Le fiamme hanno interessato anche un ufficio vicino. L'allarme e' stato lanciato verso le 7 da alcuni passanti che hanno notato del fumo uscire dalla finestra dell'ufficio. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco volontari del posto e quelli permanenti di Trento che hanno spento il focolaio d'incendio.

La porta d'ingresso e' stata forzata e ignoti hanno dato fuoco ad un armadio contenente fascicoli riguardanti procedimenti civili. L'ipotesi molto probabile e' che qualche indiziato per processo civile abbia maldestramento cercato di far sparire gli atti.

Sul posto stanno ora operando i carabinieri del Comando provinciale di Trento e quelli di Cles, i quali hanno avviato rilievi tecnici. Dalle prime notizie pare che per appiccare il fuoco siano stati usati sistemi rudimentali. Scartata la pista anarchica, gli inquirenti ritengono - considerato il tipo di documenti distrutti - che il gesto sia da attribuire a chi, appunto, aveva qualche conto in sospeso con la giustizia.

http://www.libero-news.it/news/872597/Trento-incendio-distrugge-documenti-cancelleria-tribunale-Cles.html

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La cricca dei magistrati isolati e la libertà di stampa per il Presidente della Calabria Giuseppe Scopelliti


PUBBLICITA’ GRATUITA: fino al 15 dicembre potrete acquistare in edicola con il Sole-24 Ore al prezzo di 12,90 euro il libro di Roberto Galullo: “Vicini di mafia – Storie di società ed economie criminali della porta accanto”.


Diverse sono state le reazioni che hanno fatto seguito agli insulti che il presidente della Calabria Giuseppe Scopelliti – dopo aver visto la “luce” sotto la stele di uno dei maggiori pacifisti del globo terracqueo, Ciccio Franco - ha rivolto a chi vi scrive e ai colleghi inviati Guido Ruotolo della Stampa ed Enrico Fierro del Fatto Quotidiano.

Tutti hanno condannato quelle parole pronunciate. Nessuno però si è soffermato sul perché le abbia pronunciate.

Dopo due giorni in cui, a differenza di altri, sono stato impegnato a lavorare, provo a farlo io. Forse ancora troppo a “botta calda” ma voglio provarci ugualmente per vedere se qualcuno – magari a partire proprio dai colleghi e dalla politica locale, qualora esistesse – vuole aggiungere qualche anello alla catena del ragionamento.

Cominciamo con il dire che Scopelliti fa il politico dai tempi dell’asilo. E’ stato svezzato a latte e “boia chi molla”. Ha avuto ottimi maestri a partire dal discepolo di Ghandi che qualche giorno fa ha venerato sotto la stele.

Ergo: sa come, dove e quando parlare. Sa come, dove e quando dosare parole e gesti. Sa come, dove e quando attaccare e sa che l’attacco è sempre la miglior difesa.

Oratore non è ma sa come dosare ogni parola.

Sgombriamo dunque il campo da un dubbio: quelle parole Scopelliti le ha calcolate, così come ne ha calcolato gli effetti. Quelli immediati e quelli successivi. Sapeva perfettamente che sarebbero state riprese (non certo dalla stampa amica) ma da quella stampa libera che lui ama tanto: Calabria Ora e, a seguire, da quel settimanale che si sta imponendo, per autorevolezza e contenuti, come uno dei migliori prodotti usciti in questa regione dove la democrazia è sospesa: Il Corriere della Calabria.

Il missino Scopelliti ha dunque intelligentemente usato mezzi e strumenti avversi alla sua concezione umana, professionale e formativa per raggiungere lo scopo che, invece, i tappetini che lui solitamente usa per strofinare la collettività amministrata, non potevano raggiungere. Intelligente. Stratega. Banale. Bene, bravo, bis.

Non solo. Ha abilmente utilizzato l’attacco al Pd – che vivaddio fa parte della normale dialettica politica – per far giungere i suoi attacchi. Il riferimento alla “cricca”, infatti, non può coinvolgere gli esponenti del Pd. Perche?

Semplicissimo. Scopelliti sa che chi scrive – e sono pronto a tagliarmi gli attributi che così è per i due colleghi Ruotolo e Fierro – non è nè influenzabile né corruttibile dalla politica, a maggior ragione da quella calabrese che è marcia dentro. L’ho scritto mille volte. E’ marcia senza distinzione di colore politico che in questa terra è una mera invenzione. Lo stesso Scopelliti ha abbandonato il Msi per abbracciare Sua Eminenza Televisiva. Da niente e da nessuno sono influenzabile e il prezzo che pago, in silenzio e da anni per le cose che scrivo sulla Calabristan, sono alti. Non parlo delle minacce delle cosche (l’ultima in ordine di tempo sono i calci in culo che un esponente di una cosca reggina mi ha promesso). Quelle mi fanno ridere. Penso ai “messaggi” della classe dirigente e politica: quelli mettono davvero paura.

Scopelliti – incontrandomi alcuni anni fa in aereo - si congratulò con me per la libertà con la quale scrivevo nei confronti di Loiero Agazio, il governatore che governava dallo spazio. Lo stupore veniva dal fatto che nessuno, in Calabria, osava criticarlo tra i media. Gli risposi. “Sarà lei il prossimo Governatore, lo sanno anche i sassi. Avrà lo stesso trattamento. Ne stia certo”. E infatti alcuni figuri – sono certo all’oscuro di Ciccio-Peppe “boia chi molla” - cominciarono il giorno dopo con i loro penosi tentativi di blandirmi. Ed io – senza soluzione di continuità – sul Sole, nella mia trasmissione radiofonica su Radio 24 e in questo umile blog che raccoglie migliaia di lettori ogni giorno, andai avanti a fare le pulci alla classe politica calabrese. E non solo, ovviamente.

No dunque: il Pd non c’entra nulla. La presunta cricca va cercata nelle pieghe di una frase. Questa: “Purtroppo alcuni personaggi pensano di costruire le loro fortune personali sulle disgrazie altrui”. E poi giù con il fatto che trovano giornalisti “cialtroni” che fanno parte della presunta cricca.

E chi sono questi personaggi che vogliono costruire le loro fortune sulle disgrazie altrui?

E qui astraggo la riflessione dalla figura di Ciccio-Peppe “bioa chi molla”, che altrimenti potrebbe davvero pensare di essere importante.

Il discorso è complessivo perché coinvolge l’arroganza di un’intera classe dirigente politica che teme la magistratura. Attenzione: non quella magistratura che indaga la classe dirigente con ipotesi di reato servite su un piatto d’argento per farla uscire ancor più vergine e immacolata.

Nossignori. E allora quale magistratura teme la classe politica italiana? Quella fatta di magistrati che scavano su chi ha investito sul suo luminoso cammino. La politica teme quella magistratura che opera blindata e isolata per ricostruire carriere e padrinati.

Eccola dunque la cricca che teme la politica: quella di magistrati indipendenti e giornalisti indipendenti e non, si badi bene, “tra” magistrati e giornalisti. Quelle che si chiamano libertà di stampa e giustizia diventano una cricca.

Passiamo ora al motivo per il quale quelle frasi sono state pronunciate, atteso il fatto, ne sarete convinti ormai anche voi, che non sono state pronunciate a caso.

Bene. Vediamo le ipotesi.

1)     Ciccio-Peppe “boia chi molla” ha paura della libera stampa. No e lo dimostra il fatto che l’attacca consapevolmente.

2)     Ciccio-Peppe “boia chi molla” si sente accerchiato. C’è chi lo pensa. Io no. Chi vive in delirio di onnipotenza non può.

3)     Ciccio-Peppe “boia chi molla” ha perso alcuni referenti che ad ogni livello rappresentavano una garanzia e un punto di riferimento certo. Non so cosa pensare ma lui lo teme.

4)     Ciccio-Peppe “boia chi molla” ha voluto, di conseguenza, mostrare agli amici che siedono in ogni stanza istituzionale o politica e in ogni camera oscura (a Ciccio-Peppe “boia chi molla” piace essere fotografato) che ci si difende tutti insieme o si affoga tutti insieme. Non è vero ma ci credo.

Qualunque sia il motivo per il quale il Governatore della Calabria, Scopelliti Giuseppe ha attaccato la libertà di stampa e la mia personale libertà, sappia che continuerò a scrivere liberamente, senza condizionamenti e senza paura.

So perfettamente che lo ha messo nel conto. E questo è l’ultimo scopo che voleva raggiungere: alzare il livello del duello con la libera stampa.

Lui cerca lo scontro io, invece, la sfida della libertà di stampa senza pregiudizi e condizionamenti. Scrivo - ne sono certo – anche a nome dei colleghi di cricca Guido Ruotolo ed Enrico Fierro ai quali va il mio abbraccio.

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2011/11/la-cricca-dei-magistrati-isolati-e-la-libert%C3%A0-di-stampa-per-il-presidente-della-calabria-giuseppe-scopelliti.html

La Rassegna

La cricca dei magistrati isolati e la libertà di stampa per il ...

Il Sole 24 Ore - ‎19/nov/2011‎
AUTOPUBBLICITA' PRIMA DEL PEZZO: fino al 15 dicembre potrete acquistare in edicola con il Sole-24 Ore al prezzo di 12,90 euro il mio libro: “Vicini di mafia – Storie di società ed economie criminali della porta accanto”. Diverse sono state le reazioni ...

Attacca i giornalisti Bufera su Scopelliti

La Stampa - ‎17/nov/2011‎
Durante una cerimonia pubblica, il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti ha duramente attaccato tre giornalisti (Guido Ruotolo de La Stampa, Enrico Fierro del Fatto Quotidiano e Roberto Galullo del Sole24Ore, definiti «cialtroni» e ...

Niente interrogatorio ma chi critica per questo il Governatore ...

Il Sole 24 Ore - ‎17/nov/2011‎
Nell'ultima settimana il Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti – leggo dal sito ufficiale della Regione – ha partecipato “al convegno della Uil Trasporti”, ha goduto nell'esprimere “soddisfazione per la nomina di Antonio Catricalà a ...

Gratta, gratta ed esce fuori il fascista che è sempre stato.

MNews.IT - ‎19/nov/2011‎
Scritto da Luigi Palamara on nov 19th, 2011 archiviato in Cronaca. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso Le vergognose offese ei gratuiti insulti espressi dal ...

Attacchi di Fatto da Scopelliti

Il Fatto Quotidiano - ‎18/nov/2011‎
Cialtroni”. Enrico Fierro, Guido Ruotolo (La Stampa), Roberto Galullo (Il Sole 24 ore), sono dei giornalisti “cialtroni”. Parola di... Inviando questo form dichiari di aver preso visione e di accettare i termini e condizioni di utilizzo di questo sito. ...

Reggio Calabria, Ivan Tripodi (PdCI) su Scopelliti: “Gratta ...

ntacalabria - ‎19/nov/2011‎
Le vergognose offese ei gratuiti insulti espressi dal presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, all'indirizzo dei valenti e coraggiosi giornalisti Enrico Fierro de “Il Fatto Quotidiano”, Roberto Galullo de “Il Sole 24 Ore” e Guido Ruotolo ...
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