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 .. il silenzio degli innocenti ..... di Loredana Morandi
 
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Giustizia non esiste là dove non vi è libertà.

Luigi Einaudi
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 18:39:52, in Economia, linkato 1425 volte)

Unicredit, Profumo indagato per frode fiscale.

Sequestrati 245 mln

Milano - (Adnkronos) Secondo gli inquirenti la maxi cifra sarebbe il profitto di una frode fiscale, messa in atto dall'Istituto con l'aiuto di Barclays, nelle dichiarazioni relative all'anno fiscale 2007 e 2008. In tutto sono una ventina gli indagati, tra cui l'ex ad del Gruppo. Portavoce di piazza Cordusio: ''Molto sorpresi per iniziativa della Procura''

Milano, 18 ott. - (Adnkronos) - Il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha disposto il sequestro di 245 milioni di euro a Unicredit. Secondo gli inquirenti la maxi cifra sarebbe il profitto di una frode fiscale di vaste proporzioni messa in atto dall'istituto di credito attraverso una operazione finanziaria che le era stata proposta da Barclays. Nell'indagine sono stati iscritti nel registro degli indagati una ventina di persone tra le quali il banchiere Alessandro Profumo.

Ad autorizzare il maxi sequestro preventivo è stato il gip di Milano Luigi Varanelli. Secondo l'inchiesta condotta dalla procura Unicredit avrebbe sottratto al fisco italiano 745 mln di euro di imponibile nelle dichiarazioni relative all'anno fiscale 2007 e 2008 di Unicredit Corporate Banking Spa e Unicredit Banca Spa, e in quelle del 2008 di Unicredit Banca di Roma Spa.

Da piazza Cordusio si commenta con sorpresa la notizia. "Unicredit è molto sorpresa per questa iniziativa, che non cambia la convinzione della banca circa la correttezza del proprio operato e di quella dei propri dipendenti", ha affermato un portavoce di Unicredit.

Secondo gli inquirenti l'istituto di credito avrebbe 'concordato' a tavolino con Barclays l'operazione finanziaria in base alla quale l'istituto bancario italiano avrebbe dovuto pagare le tasse sul 100% degli interessi di un deposito interbancario e invece ha potuto pagare solo il 5% sui dividendi dell'operazione apparentemente presentata, secondo l'accusa, come 'pronti contro termine', che per legge sono deducibili al 95%. In questa inchiesta Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit all'epoca dei fatti risponde di dichiarazione fiscale fraudolenta mediante altri artifici.
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Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 18:36:33, in Economia, linkato 1377 volte)
Forse la procura di Trani non è competente, ma devo ricredermi: l'indagine ci vuole. L.M.

"Scenario finanziario e macroeconomico più difficile del previsto"

L'agenzia S&P declassa 24 banche italiane.

Londra - (Adnkronos/Ign) - Fra gli istituti Bpm, Monte Paschi, Carige. La decisione che riguarda il Lingotto motivata dalle crescenti sfide anche alla luce dell'impegno legato alla fusione con Chrysler. Auto, tiene a settembre il mercato europeo. Per Fiat immatricolazioni a -7,8%

Londra, 18 ott. - (Adnkronos/Ign) - L'agenzia Standard&Poor's ha annunciato il taglio del rating per un folto gruppo di banche italiane (fra cui Bpm, Monte Paschi, Carige) alla luce di uno "scenario finanziario e macroeconomico più difficile del previsto".

In dettaglio, il giudizio per Monte dei Paschi di Siena scende da A- a BBB+, mentre per Banco Popolare Società Cooperativa, Credito Bergamasco, Banca Aletti & C. Il taglio è da A- a BBB. Unione di Banche Italiane scende da A ad A- (come per Agos-Ducato), Banca Popolare dell'Emilia Romagna da A- a BBB+, esattamente come per Banca Popolare di Milano, Banca Akros, Banca Carige, Credito Emiliano, Iccrea, Banca Popolare dell'Alto Adige, Banca Mediocredito del Friuli-Venezia Giulia.

Banca Popolare di Vicenza vede il rating scendere da BBB+ a BBB, come Veneto Banca. Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo subisce un downgrade da BBB a BB+, mentre Cassa di Risparmio di Cento e Banca di Bologna da BBB-a BB. Infine il rating di Farmafactoring è tagliato da BBB a BBB- e quello di BancaSai da BB+ a BB.

Confermati invece i rating per una serie di altri 19 istituti come Intesa Sanpaolo, Banca IMI, Unicredit, Bnl, Mediobanca e Fideuram. Nella nota la decisione sui rating viene giustificata con l'aumento dei costi di finanziamento per le banche italiane a causa dei rendimenti più elevati di Bot e Btp. Un clima, si precisa, che non "è transitorio e che non si potrà facilmente invertire".

Secondo l'agenzia, senza misure di sostegno alla crescita varate dal governo e un taglio più rapido del debito pubblico, le banche e le aziende italiane continueranno a subire uno 'svantaggio competititvo' per via dei costi di finanziamento superiori a quelli di altri paesi dell'Eurozona.

Per S&P la profittabilità delle banche italiane potrebbe calare nel prossimo biennio mentre la bassa crescita economica del nostro paese nel 2012 potrebbe danneggiare la qualità degli asset degli istituti e mettere sotto pressione la loro credibilità finanziaria. L'agenzia aveva in giornata abbassato da 2 a 3 il 'voto' sul rischio complessivo per il sistema bancario italiano (il cosiddetto Bicra).

In particolare per quanto riguarda Unicredit, fa sapere l'istituto, Standard&Poor's ha confermato i rating a lungo A e di breve termine A-1, anche delle sue principali controllare UniCredit Bank, UniCredit Bank Austria e UniCredit Leasing. Contemporaneamente l'outlook è stato confermato negativo.

Standard&Poor's, sottolinea l'istituto, "ritiene che la diversificazione di UniCredit consentirà 'probabilmente di attenuare l'effetto del deterioramento del contesto economico e operativo in Italia sulla performance finanziaria del gruppo'''.

L'agenzia di rating ha rivisto la sua valutazione del settore bancario italiano (Bank Industry Country Risk Assessment (Bicra)'') verso il basso (dal gruppo 2 al gruppo 3 su una scala da 1 a 10, dove 1 è il livello più elevato).

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Di Loredana Morandi (del 11/10/2011 @ 14:23:50, in Economia, linkato 1344 volte)
L'eliminazione dell'Irap è di ''ardua realizzazione'' ed è in contrasto con il federalismo fiscale

Corte dei Conti boccia la riforma fiscale: esiti e copertura incerti


Roma - (Adnkronos) - Per il presidente della Corte dei Conti è "necessario esplorare fonti di gettito nuove, in direzione di basi imponibili personali o reali che non insistano sul lavoro e sulle imprese". Giampaolino avverte: ''Il concordato preventivo biennale rischia di trasformarsi, in concreto, in una sorta di mero condono preventivo''. Crisi, Trichet: agire in fretta. Ue a Frattini: da Francia e Germania contributo al summit.

Roma, 11 ott. (Adnkronos) - Gli esiti della riforma fiscale sono ''incerti'' perché oggi i suoi obiettivi devono ''coesistere con più ristretti spazi di manovra". E' il giudizio del presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino.

Il giudizio del presidente della Corte dei Conti arriva nel corso dell'audizione sul ddl delega per la riforma fiscale, in commissione Finanze alla Camera. In particolare, spiega Giampaolino, le incertezze derivano dalle decisioni ''assunte d'urgenza per fronteggiare le recenti turbolenza economiche'' che hanno comportato ''un'ulteriore restrizione degli spazi utilizzabili dal riformatore fiscale''.

Il presidente evidenzia poi come i nuovi assetti disegnati dal ddl delega prefigurano ''più che una generalizzata riduzione del prelievo fiscale, un'estesa operazione redistributiva''. Inoltre la ''molteplicità e la rilevanza'' degli obiettivi perseguiti dal ddl rendono, secondo la magistratura contabile, ''doveroso interrogarsi sia sull'idoneità dei mezzi di copertura sia sul rischio di un conflitto nella destinazione delle risorse acquisibili''.

Le "incertezze" che gravano sulla copertura del ddl delega per la riforma fiscale rendono "necessario esplorare fonti di gettito nuove, in direzione di basi imponibili personali o reali che non insistano sul lavoro e sulle imprese", osserva Giampaolino il quale, senza parlare direttamente di patrimoniale, lancia comunque dei messaggi che possono essere letti in quella direzione. In particolare vengono sottolineate le incertezze legate alla "praticabilità di una riforma complessiva del sistema di prelievo, in assenza di una concreta identificazione dei necessari mezzi di copertura". Secondo la magistratura contabile il ddl "pur nella genericità e nell'indeterminatezza di gran parte dei criteri direttivi, conserva la sua attualità negli obiettivi di riforma del sistema tributario, in linea con le esigenze di ripresa". Giampaolino ricorda quindi gli effetti finanziari che sono legati alla delega (la clausola di salvaguardia). E sottolinea l'esigenza di approvare "in tempi stringenti" il ddl delega e i relativi decreti attuativi "per impedire che risulti inevitabile l'attivazione della clausola di salvaguardia del taglio automatico e lineare delle agevolazioni".

L'eliminazione dell'Irap, continua Giampaolino, è di ''ardua realizzazione'' ed è in contrasto con il federalismo fiscale, che ''attribuisce alle regioni, nell'ambito della loro autonomia impositiva, la potestà di ridurre l'aliquota Irap''.

Non solo. Il concordato preventivo biennale, previsto dalla riforma fiscale, rischia di ''trasformarsi, in concreto, in una sorta di mero condono preventivo''. La magistratura contabile lancia quindi un altro allarme, legato al concordato preventivo, e le differenze che verrebbero a nascere tra i lavoratori con partita Iva (a cui è destinato il concordato) e gli altri lavoratori come i dipendenti (che non potranno beneficiare dell'imposizione 'scontata'). In particolare Giampaolino sottolinea i possibili effetti di ''discriminazione, costituzionalmente rilevanti, che tale particolare regime impositivo potrebbe provocare nei confronti delle restanti categorie di contribuenti che continueranno a essere assoggettate invece all'imposizione analitica''.

I risparmi che potrebbero arrivare dalla riduzione della spesa, osserva ancora il presidente della Corte dei Conti, rischiano di essere ''in larga parte controbilanciati'' dalle risorse che sarà necessario mettere in campo per assicurare servizi adeguati a una prevedibile impennata del fenomeno della non autosufficienza. La riduzione della spesa sociale, secondo la Corte dei conti, rischia di ''produrre effetti non diversi da quelli derivanti da un prelievo eccessivo e distorto''. ''La strada di una riduzione del perimetro della spesa sociale risulta difficile da percorrere'', spiega il presidente. Ed è difficile prevedere gli effetti delle misure che il ddl prefigura. Inoltre i risparmi effettivamente conseguibili ''dovrebbero risultare effettivamente limitati rispetto alle complessive esigenze poste dal ddl''.

Per quanto riguarda il quadro generale, il presidente punta il dito contro ''le forti incertezze che dominano la situazione economica e che rischiano di aggravare gli squilibri di finanza pubblica''. Inoltre la magistratura contabile sottolinea ''il perdurare di asfittici ritmi di crescita dell'economie'' accompagnati anche da ''crescenti vincoli derivanti dall'impennata del debito pubblico''.
 
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Di Loredana Morandi (del 19/07/2011 @ 02:30:25, in Economia, linkato 1680 volte)

Borsa, due inchieste sulle speculazioni
Sotto indagine le analisi di rating

Trani allarga le indagini, anche Roma apre un fascicolo


MILANO - Ci sono già due inchieste sulle speculazioni in Borsa che potrebbero essere alla base degli scossoni sul mercato azionario italiano degli ultimi giorni. Una promossa dalla Procura di Trani, condotta dal sostituto procuratore Michele Ruggiero, avviata due settimane fa a seguito di un esposto presentato dalle associazioni di tutela dei consumatori Adusbef e Federconsumatori. Da lunedì 18 anche la Procura di Roma indaga sulle stesse vicende, con particolare interesse, secondo le prime indiscrezioni,

L'INCHIESTA DELLA PROCURA DI TRANI - Il magistrato pugliese ha cominciato a indagare sulle operazioni finanziarie sospette sui mercati borsistici e sul mercato secondario dei titoli di Stato che hanno seguito la diffusione di nuovi rating «pessimistici» sull'Italia e sui giudizi espressi sulla manovra correttiva. Ruggiero, che aveva già aperto un' inchiesta sulle agenzie di rating nel passato, ha ampliato il suo raggio d'azione dopo l'arrivo della denuncia di Adusbef e Federconsumatori. Le ipotesi di reato resterebbero le stesse: market abuse (manipolazione di mercato) e insider trading.

LA VISITA IN CONSOB DEL PM DI TRANI - Il pm accompagnato da alcuni ufficiali della Guardia di Finanza, lunedì mattina ha fatto visita alla sede della Consob, dove ha raccolto dati e informazioni sull'attività di valutazione e confronto avviata dalla stessa autorità di Borsa aveva avviato sulla questione dei rating convocando le agenzie di rating. E Ruggiero ha proprio acquisito queste «audizioni» dell'authority che, proprio perchè realizzate non davanti ad un magistrato e quindi senza la presenza degli avvocati, potrebbero rivelare dettagli importanti. Inoltre, sempre tramite la Consob, Ruggiero avrebbe raccolto i dati di Borsa Italiana sugli esiti di mercato dei giorni interessati per verificare l'esistenza di meccanismi di speculazione da parte di alcuni acquirenti. L'inchiesta valuterà anche aspetti collaterali riguardanti possibili speculatori, al momento anonimi, che potrebbe però condurre gli investigatori lontano, molto probabilmente all'estero. Al di là di questo aspetto, comunque, l'indagine prosegue sugli aspetti di «manipolazione informativa» del mercato, nella convinzione che attori così importanti sul settore finanziario, come le agenzie di rating, quando informano il mercato degli esiti delle proprie valutazioni sono a conoscenza degli impatti che questi produrranno. Così che, anche se non volevano direttamente danneggiare gli investitori di uno specifico mercato, di fatto erano in grado di prevedere che questo sarebbe accaduto.

L'INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA - L'inchiesta della Procura di Roma prenderebbe in esame invece l'andamento sospetto dei mercati nei giorni più caldi della crisi. Nel mirino dei pm capitolini ci sono nelle specifico tre date: il 24 giugno, l'8 e l'11 luglio. E avrebbe sostanzialmente lo stesso «oggetto» d'indagine: i movimenti anomali della Borsa prima e dopo le ultime valutazioni delle agenzie di rating. L'iniziativa, secondo quanto riferiscono fonti giudiziarie, parte dal procuratore aggiunto Nello Rossi. della Fderconsumatori

IL SOSPETTO INQUINAMENTO DEL MERCATO - All'inizio dell'anno è stato un comunicato Moody's ad attrarre l'attenzione dei magistrati. Si trattava di una valutazione del sistema bancario italiano subito smentita dalla replica dell governatore di Bankitalia, Mario Draghi. Stesso copione lo scorso 21 maggio quando, dopo l'annuncio del possibile declassamento dell'Italia da parte di S&p, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha replicato spiegando che i dati macroeconomici dell'Italia «non solo non hanno subito variazioni sfavorevoli, ma in alcuni casi sono risultati migliori» rispetto al passato. In pratica, non c'erano motivazioni tecniche per cambiare outlook. Sotto osservazione, poi, sarebbe l'ulteriore report di Standard and Poor's che esprimeva giudizi negativi sulla manovra correttiva («restano sostanziali rischi per il piano di riduzione del debito principalmente a causa della debole crescita») considerando anche il fatto che l'informazione arrivava a mercati aperti, con la manovra del governo varata la sera prima a Palazzo Chigi ma che non era ancora stata presentata, tanto che il decreto fu modificato dopo l'intervento del Presidente della Repubblica.

Redazione online
18 luglio 2011 21:50
http://www.corriere.it/economia/11_luglio_18/inchieste-crollo-borsa_a11dfeec-b15d-11e0-8890-9ce9f56cae65.shtml
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Di Loredana Morandi (del 18/07/2011 @ 22:20:38, in Economia, linkato 1473 volte)

Gli investitori internazionali hanno una visione diversa di quanto appare a noi dall'Italia. I mercati da sempre premiano la speculazione e, a quanto appare, oggi puniscono gli arricchimenti a carattere "diverso". Se B pagherà il giusto, a seguito del lavoro eccellente del Tribunale di Milano, il suo contendente comprerà un intero circuito televisivo. E dal parassitismo istituzionale passeremmo all'iper tassazione del reddito fisso e alla consueta immobilizzazione dei consumi. Tutto senza creare i benefici occupazionali dell'indotto. In effetti visto così il pensiero degli investitori non è alieno, soprattutto nel corso del caso Murdoch, perché l'Italia vedrebbe sorgere il dominio televisivo di un editore specialista in tecniche di impeachment. Il quarto potere è un potere reale, così il nuovo personaggio non piace ai mercati che preferiscono speculare al ribasso sul pianeta Italia per abbassare la "cresta". Buon lavoro ai pm di Trani e Roma, anche se a mio avviso quanto accade è fisiologico. L.M.

La Borsa in profondo rosso
Aria di bocciatura per la manovra

E la magistratura di Trani e Roma apre un'inchiesta sulle speculazioni avvenute in queste settimane sui titoli di Piazza Affari. I ribassi riguardano anche gli altri mercati, compreso Wall Street

di LUCA PAGNI

MILANO - Piazza Affari, da un lunedì nero a un altro. Se doveva essere un giudizio da parte dei mercati, non c’è dubbio che per la manovra varata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti in tutta fretta per fronteggiare la speculazione finanziaria, tira aria di bocciatura. Guardando i numeri, è quanto accaduto oggi alla riaperture delle Borse, dopo il varo della finanziaria da 43 miliardi. Esattamente come una settimana fa, per il listino milanese si è trattato di un nuovo bagno di sangue, con l’indice principale che ha incassato un calo di oltre tre punti percentuali (sette giorni fa le perdite erano stato addirittura del 3,96%). Poco consola il fatto che le vendite al ribasso hanno riguardato sia tutta Europa che Wall Street: gli operatori hanno confermato di aver messo a fuoco i titoli delle società italiane - e le banche in particolare - e di voler continuare in questa direzione, visto che le perdite di Piazza Affari sono almeno il doppio delle altre Borse del Vecchio Continente. In finale, Piazza Affari ha messo a segno un -3,06 per cento, nettamente la maglia nera rispetto a Londra e Francoforte, che hanno perso entrambe l’1,55%, mentre Parigi ha lasciato il 2,04%, ai minimi del 2011.

Nel complesso, solo guardando ai titoli a maggior capitalizzazione, i principali mercati dell’Eurozona nella sola seduta odierna hanno bruciato 91 miliardi, di cui 12 miliardi sono da iscrivere a Piazza Affari. E di questi 12, per la stragrande maggioranza, sono da attribuire all’ennesimo
tonfo dei titoli bancari. A Milano, il titolo peggiore del settore è stato Mps (-7,22 per cento), seguito da Banco Popolare (-6,67 per cento), Unicredit (-6,36%) e Intesa Sanpaolo (-6,51%).

Anche in questo caso, c’è da dire che tutto il settore finanziario in Europa è stato bersagliato dalle vendite, ma nel caso degli istituti di credito italiano il calo è stato nettamente più alto. Come si spiega tutto ciò? L’Europa è sotto scacco da parte dei mercati finanziari per i tentennamenti di fronte alla crisi greca, con i grandi d’Europa ancora divisi sulle strategie per il salvataggio dei debito pubblico di Atene. E teme che le indecisioni potrebbero avere conseguenze drammatiche per l’euro nel caso in cui paesi come l’Italia e la Spagna si trovassero a loro volta in difficoltà.

Non a caso, oggi è tornato ad ampliarsi il differenziale l rendimento del Btp decennale italiano con il bund tedesco. A causarlo è stata una nuova ondata di vendite di titoli di stato italiani. In un mercato giudicato dagli operatori poco liquido, lo scarto dei tassi di interesse è salito a 337 punti base a soli 10 centesimi dal record di 347 punti base segnato la scorsa settimana.

Nemmeno la pubblicazione, avvenuta venerdì scorso, sugli stress test a cui si sono sottoposti i principali istituti di credito europei è servita a tranquillizzare i mercati: così come era accaduto con i test dell’anno scorso, i risultati che hanno promosso la stragrande maggioranza delle banche non sono stati considerati un banco di prova così severo.

E se l’Europa è la grande malata delle economie mondiali, nemmeno gli Stati Uniti stanno messi bene. Per la quarta seduta consecutiva, New York è andata al ribasso: anche in questo caso, i timori degli operatori sono legati al debito pubblico e alle decisioni cui è chiamata con urgenza l’amministrazione Obama. In particolare, il governo Usa dovrà approvare al più presto la possibilità di aumentare il tetto del debito. "Non c’è alternativa - ha detto il segretario al Tesoro Timothy Geithner - perché il default avrebbe effetti disastrosi".
Ma non sono solo i governi a mobilitarsi contro la speculazione finanziaria. In particolare, contro le agenzie di rating e i report sull’Italia pubblicati a ridosso di giornate di Borsa particolarmente negativi. In Italia, si sono mobilitate almeno due procure. I giudici di Trani hanno ampliato l’inchiesta già aperta in passato su Moody’s (dal giugno 2010) e Standard & Poor's (maggio 2011). In particolare, il pm Michele Ruggiero si è recato ieri in Consob dove "ha chiesto ufficialmente alla Consob i tabulati degli scambi azionari delle drammatiche sedute dell'8 e dell'11 luglio scorsi, giorni in cui Piazza Affari ha chiuso con un ribasso di oltre 7 punti sul mercato azionario e di circa il 10% sui mercati obbligazionari e sui titoli del reddito fisso. Calo che ha portato il differenziale al massimo storico degli spread tra i Btp e i Bund tedeschi". Una iniziativa cui si è aggiunta in serata anche la procura di Roma che ha aperto un fascicolo di atti relativi senza indicazione di persona o di reati sempre con riferimento all'andamento della Borsa nei giorni 24 giugno e 8 e 11 luglio. (18 luglio 2011)

http://www.repubblica.it/economia/2011/07/18/news/la_borsa_in_profondo_rosso_aria_di_bocciatura_per_la_manovra-19298246/
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28 giugno 2011 - Comunicato Stampa n. 34/2011 


GIUDIZIO DI PARIFICAZIONE DEL RENDICONTO GENERALE DELLO STATO RELATIVO ALL’ESERCIZIO FINANZIARIO 2010

 
Il giorno 28 giugno 2011, le Sezioni riunite della Corte dei conti, presiedute dal Presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, hanno pronunciato la decisione nel giudizio sul Rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2010. Ha introdotto l’udienza il Presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino.
Gli interventi dei Presidenti Maurizio Meloni e Luigi Mazzillo in continuità con il 2° Rapporto di Coordinamento sulla Finanza Pubblica, presentato il mese scorso, hanno evidenziato come l’evoluzione dei conti pubblici appaia positiva nel confronto con altri  paesi europei. L'Italia presenta, oggi, un disavanzo in quota di Pil inferiore alla media europea ed è l’unico, tra i grandi paesi, a registrare, un saldo primario vicino al pareggio. L’evoluzione è positiva anche se la si confronta con le stesse proiezioni dei documenti programmatici soprattutto se si tiene conto della grave crisi economica del biennio 2008-2009 e della modesta ripresa nel 2010.
Purtroppo la lenta ripresa del ritmo di crescita dell’economia italiana ha consentito di recuperare solo un quarto della perdita di prodotto subita nel biennio precedente, determinando un ampliamento del divario negativo rispetto alla media europea.
Con riguardo alle amministrazioni centrali e, specificamente, allo Stato, la stringenza dei tagli disposti con il DL 112/2008 ha determinato, nel 2010, risultati rilevanti di riduzione, in valore assoluto, sia della spesa totale, sia delle principali voci che la compongono, dalle spese di personale alla previdenza, dai consumi intermedi agli investimenti.
Nel 2010, l’indicatore più significativo della gestione del bilancio dello Stato, rappresentato dal saldo netto da finanziare di competenza, espone un miglioramento, rispetto al 2009, del 33,9 per cento (il valore negativo si riduce da 32,6 a 21,6 miliardi).
Anche il Patto di Stabilità Interno sembra aver corrisposto, a livello aggregato, agli obiettivi finanziari ad esso assegnati: le spese complessive delle amministrazioni locali si sono ridotte di quasi il 2 per cento, in ragione di una forte caduta delle spese per investimenti e in conto capitale, ma anche di un rallentamento della spesa corrente.
I positivi risultati in termini di riequilibrio dei conti sono stati, tuttavia, conseguiti al prezzo di un’evoluzione non bilanciata nella composizione della spesa, sia per lo Stato che per le amministrazioni locali. Nella spesa statale, i tagli hanno operato senza salvaguardare gli investimenti pubblici e la spesa in conto capitale, determinando un andamento contraddittorio con gli impegni programmatici per il rilancio e l’accelerazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture.
Una contraddizione che, peraltro, dura da un decennio. Da qui la necessità di interventi normativi mirati, in modo specifico, sia a favorire la ripresa della spesa in conto capitale, consentendo l’innalzamento del livello dei pagamenti, sia ad indirizzare le scelte gestionali degli enti, per recuperare risorse attraverso la riduzione delle spese di gestione. Si pensi, ad esempio ai provvedimenti concernenti il taglio dei costi per la rappresentanza e la politica come pure alle disposizioni sull’esercizio associato delle funzioni.
La riduzione dell’indebitamento realizzata lo scorso anno non comporta, tuttavia, il ritorno a una gestione ordinaria del bilancio pubblico: è ancora incompleto il riassorbimento degli effetti associabili dalla crisi. 
Emerge con forza l’esigenza addizionale di assicurare, nella prospettiva di medio termine, la coerenza tra i programmi delineati nel DEF e gli impegni derivanti dalle nuove regole di governance europea.
L’azione di riequilibrio è resa più ardua dal fatto che non si potrà più, realisticamente, fare affidamento sulla riduzione delle spese per interessi - il “dividendo” che ha avvantaggiato la finanza pubblica in Europa nelle fasi successive all’introduzione dell’euro. Infine, sarebbe auspicabile che i tagli di spesa non penalizzassero più, almeno nella prospettiva di medio periodo, le spese in conto capitale e gli investimenti in infrastrutture, che nel 2012 toccherebbero il valore più basso degli ultimi decenni.

 
CORTE DEI CONTI
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Di Loredana Morandi (del 26/06/2011 @ 10:31:14, in Economia, linkato 1526 volte)

Imprese di microspie: ''Lo Stato ci deve 500 milioni di euro''


Roma - (Adnkronos) - Walter Nicolotti, presidente di Iliia: ''Se lo Stato chiude il rubinetto dei pagamenti dovuti, sarà difficile andare avanti. E i casi mediatici non ci aiutano''. Le aziende sul mercato: ''La crisi non ci tocca perché ci rivolgiamo ad aziende e privati''

Roma, 24 giu. (Adnkronos) - Una 'stretta' da parte del governo sul tema delle intercettazioni? ''Non ce n'è bisogno, l'effetto è già stato ottenuto con le tante imprese che sono state costrette a chiudere i battenti per effetto dei mancati pagamenti da parte dello Stato alle aziende del settore. Un credito che è arrivato ormai a 500 milioni di euro complessivi''. Lo sottolinea all'Adnkronos Walter Nicolotti, presidente di Iliia, l'associazione che raccoglie l'adesione di circa sessanta aziende specializzate nella produzione di microspie e strumenti tecnologici di supporto alle attività della polizia giudiziaria su disposizione della magistratura.

''Ci sono fatture - aggiunge Nicolotti - che attendono il pagamento addirittura dal 2006, una situazione che sta generando una moria di imprese di settore. Purtroppo - rileva - il settore risente da sempre dell'emotività che accompagna il tema delle intercettazioni. Sull'onda di casi di cronaca o di polemiche politiche, ciclicamente si sente parlare di riduzioni, limitazioni, vincoli. E alla fine chi ci rimette sono soltanto i lavoratori del settore''.

Le aziende che si occupano di installazione, produzione, assistenza tecnica e servizi di noleggio di attrezzature per l'intercettazione telefonica, ambientale e video, ''vivono quindi un momento difficile. Se lo Stato chiude il rubinetto dei pagamenti dovuti, sarà difficile andare avanti. E i casi mediatici - osserva - non ci aiutano''.

Le aziende private presenti sul mercato o attive nelle vendite on line di apparecchiature tecnologiche di questo tipo affermano di non risentire troppo della crisi. Il vero business, infatti, risiede nelle forniture ai privati o alle aziende. ''E comunque - premette Edoardo Mangiapane, titolare di 'Bonifiche Italia' - non è corretto parlare di intercettazioni in senso stretto. Noi vendiamo sistemi di videosorveglianza o apparecchiature per l'ascolto ambientale. Si tratta di tecnologie di libera vendita, poi sta a chi le compra farne un uso lecito''.

Anche alla 'D&F Electronics' di Milano sottolineano che ''un eventuale provvedimento del governo sulle intercettazioni non cambierebbe nulla''. Il settore, spiegano all'azienda specializzata in apparecchiature di controllo e localizzazione, ''risente un po' della crisi economica generale ma la situazione non dipende certo dalle polemiche di queste settimane sulle intercettazioni''.
 
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Di Loredana Morandi (del 28/05/2011 @ 13:09:23, in Economia, linkato 1763 volte)

Scalata Antonveneta, quattro 4 anni per Fazio

Venti mesi a Fiorani, tre anni a Consorte

28 maggio, 13:08

MILANO  - I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno condannato l'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio a 4 anni di reclusione per la vicenda della tentata scalata ad Antonveneta da parte di Bpi. L'ex ad della banca lodigiana Gianpiero Fiorani è invece stato condananto a un anno e 8 mesi di reclusione.

CONSORTE CONDANNATO A 3 ANNI DI RECLUSIONE - Il tribunale di Milano ha condannato l'ex presidente di Unipol Giovanni Consorte a 3 anni di reclusione e il senatore Luigi Grillo a 2 anni e 8 mesi al processo per la tentata scalata ad Antonveneta da parte di Bpi.
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24/05/2011 - RAPPORTO 2011 SULLA FINANZA PUBBLICA
Corte dei conti: la crisi costa 106 mld
Tremonti: discutibili i dati su povertà

Per rispettare i vincoli europei sul debito occorrerà da parte dell'Italia un intervento del 3% all’anno, pari a 46 miliardi


ROMA - La Corte dei Conti tira le somme e quantifica il costo complessivo della crisi del 2008-2009: il Pil ha perso 140 miliardi a fine 2010. Perdita che salirebbe a 160 mld al 2013. Nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica, la magistratura contabile spiega inoltre che per rispettare gli impegni europei e raggiungere un rapporto fra debito pubblico e Pil pari al 60% l’Italia dovrà ridurre il debito del 3% all’anno, pari oggi a circa 46 miliardi. «Va tenuto conto - osserva la Corte dei Conti - delle implicazioni dell’inasprimento dei vincoli europei, ed in particolare della nuova regola, assistita da apposita sanzione di tipo praticamente automatico, secondo la quale i Paesi che registrano un rapporto fra debito pubblico e prodotto superiore al 60% dovranno ridurre lo scarto tra il dato effettivo e questo valore-soglia di un ventesimo all’anno (del 3% all’anno pari oggi a circa 46 miliardi nel caso dell’Italia)».

Allo stato, spiega la Corte dei Conti, gli sforzi necessari per rispettare gli impegni europei e conservare, quindi, «elevati valori di saldo primario» rendono «impraticabile» la riduzione delle tasse. Secondo la magistratura contabile il rispetto dei nuovi vincoli europei «richiede un aggiustamento di dimensioni paragonabili a quello realizzato nella prima parte degli anni ’90, per l’ingresso nella moneta unica». Tuttavia, osserva la Corte dei Conti, «a differenza di allora, gli elevati valori di saldo primario andrebbero conservati nel lungo periodo, rendendo permanente l’aggiustamento sui livelli della spesa, oltre che impraticabile qualsiasi riduzione della pressione fiscale, con la conseguente obbligata rinuncia a esercitare per questa via un’azione di stimolo sull’economia». E comunque una manovra non improntata alla crescita rischia di produrre «effetti depressivi» e di rivelarsi «non pienamente sostenibile». «Non può sottacersi - fa sapere la Corte dei Conti - il rischio che una manovra di bilancio impostata con dovuto rigore, ma non sostenuta da una adeguata strategia di crescita, eserciti effetti depressivi non auspicati e si riveli, per questo, non pienamente sostenibile».

Il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti è intervenuto oggi definendo «francamente discutibile» la rappresentazione dell’Istat, secondo la quale un italiano su quattro è povero. «Leggi che un italiano su quattro è povero: alzi la mano chi di voi è povero», ha affermato Tremonti rivolgendosi alla platea. «È un campione di fallacia statistica?», si domanda il ministro. «La crescita di questo Paese certo non è sufficiente ma senza la tenuta del bilancio non ci sarebbe stata neanche questa insufficiente crescita», ha poi sottolineato Tremonti.

http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/403821/
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Di Loredana Morandi (del 18/04/2011 @ 13:54:54, in Economia, linkato 1652 volte)

Nessuna responsabilità anche per i funzionari di Morgan Stanley, Bank of America, Citygroup e Deutsche Bank.  I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno assolto le banche Morgan Stanley, Bank of America, Citi e Deutsche Bank, accusate di aggiotaggio informativo nell'ambito di un processo sul ruolo che avrebbero avuto nel crac della Parmalat.

Il tribunale ha assolto anche cinque manager bancari, per cui la procura di Milano aveva chiesto condanne tra un anno e un anno e quattro mesi.

***

Morti alla Saras: il pm

Corriere della Sera - ‎29 minuti fa‎
CAGLIARI - La condanna di tutti e cinque gli imputati, accusati di omicidio colposo plurimo, e una multa di 800 mila euro per la Saras: queste le richieste del pubblico ministero Emanuele Secci al processo per la morte di tre operai nella raffineria di ...
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