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 .. arriverà l'inverno?... di Lunadicarta
 
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Il buon giudice non deve essere giovane, ma anziano, uno che ha appreso tardi che cosa è l'ingiustizia, senza averla sentita come personale e insita nella sua anima; ma per averla studiata, come una qualità altrui, nelle anime altrui.

Platone
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 16/03/2009 @ 00:21:25, in Estero, linkato 1130 volte)

Pakistan: la “grande marcia” arriva a Islamabad e sale la tensione


marzo 16, 2009

Mentre è atteso per oggi l’arrivo a Islamabad, in Pakistan, dei partecipanti alla “Grande Marcia” iniziata giovedì per volontà degli avvocati che chiedono un sistema giudiziario più indipendente, nelle ultime ore è stata la fronda politica della protesta ad aver fatto salire la tensione.

Dopo che ieri il capo dell’opposizione Nawaz Sharif, posto apparentemente agli arresti domiciliari nella sua casa di Lahore, ha violato l’ordine, definito “illegale e immorale” e si è unito ai manifestanti, disordini si sono verificati in varie zone. Scontri e tafferugli tra manifestanti e poliziotti hanno avuto luogo soprattutto a Lahore, dove almeno 250 persone sono state arrestate. 

Ad alzare i toni soprattutto la notizia, smentita dal ministero dell’Interno, dell’ordine restrittivo nei confronti del capo dell’opposizione, il quale intendeca mettersi alla guida della ‘lunga marcia’ dal capoluogo del Punjab alla capitale Islamabad. 

Lo scaldarsi degli animi ha fatto cadere nel vuoto, almeno apparentemente, l’apertura del neo-presidente Asif Zardari, il quale sabato aveva offerto una soluzione di compromesso appoggiando la revisione del provvedimento giudiziario che ha escluso Sharif e suo fratello Shahbaz dalle elezioni in cambio della sospensione della protesta. 

La protesta degli avvocati

Cavalcata dall’opposizione politica, la “grande marcia” era stata organizzata dagli avvocati pachistani per chiedere maggior libertà per il sistema giudiziario da quello politico.

Una protesta analoga. due anni fa costrinse  alle dimissioni il presidente del Pakistan Pervez Musharraf.

La manifestazione dovrebbe toccare il suo apice oggi con un grande sit-in di fronte al Parlamento di Islamabad per spingere il nuovo presidente Asif Ali Zardari - capo del partito di governo Partito del popolo pakistano (Ppp) - a mantenere la promessa fatta in campagna elettorale di reintegrare i circa 60 giudici cacciati nel novembre 2007 dall’ex-capo di Stato Musharraf e sostituiti con uomini di sua fiducia.

Tra i nomi da reintegare spicca quello dell’ex-capo della Corte Suprema, il giudice Iftikhar Chaudhry, cacciato da Musharraf perchè poco controllabile. 

E quella dell’opposizione

Memore del successo della protesta degli avvocati nel 2007, il capo dell’opposizione ed ex primo ministro Nawaz Sharif ha quindi scelto di cavalcarla chiedendo ai suoi sostenitori di unirsi alla manifestazione degli avvocati e dandole un connotato politico ancora più marcato.

Nawaz Sharif, principale rivale politico di Zardari, accusa quest’ultimo di essere dietro la recente decisione della Corte Suprema che, in seguito a vicende giudiziarie, lo ha escluso dal diritto di candidarsi alle elezioni e dal ricoprire incarichi pubblici, divieto che riguarda anche suo fratello Shahbaz, la cui elezione a capo dell’esecutivo della provincia del Punjab è stata annullata dalla Corte.

Il rifiuto di Zardari di reintegrare il giudice Chaudhry era stata la ragione della rottura tra il Ppp e il partito di Nawaz Sharif, uscito secondo alle ultime elezioni, e passato all’opposizione.

Chaudhry era noto per le sue accuse nei confronti del governo del presidente Musharraf ma anche per la sua ostilità all’amnistia concessa a Zardari e alla moglie, l’ex primo ministro Benazir Bhutto, riguardo a processi aperti per corruzione, al fine di permettere il loro rientro in Pakistan e concorrere alle elezioni.


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Di Loredana Morandi (del 09/03/2009 @ 12:49:44, in Estero, linkato 1477 volte)


CPI: Giustizia per Gaza - Dalle Prime Pagine Web


misna_7.03.09

MISNA http://www.misna.org/misna2009/


ansa_articolo_6.03.09

Ansa del 6 marzo 2009


swissinfoch_9.03.09

SwissInfo.ch del 9 marzo 2009


ansalatina_6.03.09


AnsaLatina del 6 marzo 2009



ragionpolitica_19.03.09
 
 
 
 
ragionpolitica_19.03.09_ritaglio_600
 
il ritaglio in cui siamo citati...

Il Manifesto - pagina 11 del 10/03/2009

 

m.cocco_ilmanifesto_10.03.09

 

di Michelangelo Cocco - ROMA


DIRITTI UMANI . L'atto d'accusa delle ong:

un'inchiesta internazionale per i massacri di Gaza

«Adesso processiamo Tel Aviv»

 

CRIMINI DI GUERRA Parla l'avvocato Devers, rappresentante all'Aja dell'istanza di centinaia di organizzazioni non governative che si sono costituite per portare alla sbarra l'esecutivo Olmert: procedimento necessario perché tutti gli stati comprendano che l'ordine mondiale non può essere fondato su dei crimini contro l'umanità Il procuratore della Corte penale internazionale Ocampo: indagine possibile
«Esiste una possibilità che ciò accada». Così l'altro ieri Luis Moreno Ocampo sulla possibilità di aprire presso la Corte penale internazionale (Cpi) un'inchiesta su «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità» nei confronti d'Israele per i massacri di palestinesi perpetrati durante l'operazione «Piombo fuso» a Gaza. Si tratterebbe di una rivoluzione, perché - ha sottolineato Perfil, il domenicale di Buenos Aires che ha riportato le dichiarazioni di Ocampo - sarebbe la prima volta che un organismo internazionale riconosce l'Autorità palestinese (Anp) come «stato indipendente». «Stiamo valutando la questione - ha aggiunto Ocampo - siamo in una fase di analisi».
L'avvocato Gilles Devers è il legale rappresentante presso la Corte dell'istanza di centinaia di organizzazioni non governative (ong) e associazioni che si sono costituite contro i crimini di guerra. Con Devers - ieri a Roma per illustrare l'iniziativa giuridica della società civile internazionale promossa in Italia dal Network degli Artisti italiani e lanciata dalla Rete dei Traduttori per la diversità linguistica Tlaxcala - abbiamo discusso del procedimento.

Avvocato Devers, può spiegarci come è nata la vostra iniziativa?
Si tratta di un'iniziativa militante, portata avanti da oltre 350 associazioni - europee, africane, mediorientali e sudamericane - testimoni dell'offensiva «Piombo fuso» contro la Striscia di Gaza. Il 22 gennaio abbiamo depositato la denuncia per «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità» presso La Corte penale internazionale (Cpi). Lo stesso giorno - questo è un elemento molto importante per la procedura - l'Autorità palestinese (Anp) ha dato competenza alla Cpi. Se gliel'avesse negata, solo un intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu avrebbe potuto obbligare la Cpi a indagare, come è avvenuto nel caso del Sudan. Cosa che però nel nostro caso sarebbe stata impossibile, per il veto che sicuramente avrebbero opposto gli Stati Uniti. Per questo prima le organizzazioni non governative (ong) hanno deciso di costituirsi come testimoni del crimine. Poi l'Anp - con un accordo politico tra Hamas e Fatah - ha riconosciuto l'autorità della Cpi Il procuratore Ocampo ha chiesto chiarimenti tra cui quello su chi rappresenti lo Stato a Gaza. A quel punto c'è stata una seconda visita all'Aja, da parte dell'ambasciatore, del ministro della giustizia e degli esteri palestinesi, per riunire tutti gli elementi e mostrare che l'Anp rappresenta il popolo palestinese e che se la Cpi invierà ispettori a Gaza, saranno ben accolti.

Ma Israele non è firmatario del Trattato di Roma che nel 1998 istituì la Cpi: ciò non inficia il procedimento?
La Cpi agisce nell'ambito del diritto penale, cioè della ricerca del criminale X, Y, o Z. Si occupa prima di tutto dei fatti: dove è stato commesso il crimine? A Gaza, e l'Autorità palestinese le ha dato competenza, dunque il la Corte può indagare a Gaza. Ci sono ancora dei dettagli da esaminare, ma credo si tratti di problemi superabili.

Perché rivolgersi alla Cpi e non alle giurisdizioni nazionali, come avvenuto in passato per altri massacri a Gaza?
Ci rivolgeremo anche ai giudici di singoli stati: all'inizio di aprile depositeremo a Madrid un dossier su un astrofisico della Nasa che lavora negli Stati Uniti ma ha famiglia nella Striscia. La sua abitazione era conosciuta da tutti i bambini di Gaza, alcuni dei quali hanno imparato a osservare le stelle col telescopio che aveva istallato sul tetto. Il figlio di questo signore è rimasto ucciso a causa del bombardamento della sua casa da parte dall'aviazione israeliana. Ci sono tanti altri casi simili. Faremo altre denunce, presso altre corti, in relazione alla nazionalità delle vittime. Cercheremo di presentare denunce in tutti e 47 i paesi del Consiglio d'Europa che dipendono dalla Convenzione Ue sui diritti dell'uomo.

L'ex presidente della Cpi Antonio Cassese, ha detto che la Corte «può svolgere un'azione efficace solo con la cooperazione degli stati» e che «la giustizia internazionale deve essere prudente e saggia, altrimenti rischia di essere considerata poco credibile».
La cooperazione c'è nel momento in cui 110 stati hanno firmato la ratifica della Cpi. Susan Rice, la rappresentante dell'Amministrazione statunitense presso l'Onu, nel suo discorso d'investitura ha dichiarato che la Corte è uno strumento degno di stima. Utilizziamo la procedura prevista dal Trattato di Roma e quindi non vedo rischi di minare la credibilità della Corte. Se la procedura divenisse d'ostacolo alla pace - nel caso domani si palesasse un accordo politico ed economico - il Consiglio di sicurezza avrebbe il potere di sospenderla per un anno (rinnovabile). La giustizia deve fare il suo corso affinché Israele e tutto il mondo comprendano che l'ordine mondiale non può essere fondato su dei crimini contro l'umanità.

Quali indizi di «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità avete raccolto?
Anzitutto una distinzione: i primi fanno riferimento a violazioni delle protezioni stabilite per i civili dalle leggi di guerra, i secondi a un crimine di guerra sistematico in cui, attraverso mezzi militari, si prende di mira la popolazione civile. Ad esempio, il primo giorno di guerra (il 27 dicembre 2008, ndr) è stato dato un ordine di bombardamento, per quaranta caccia, alle 11,30, l'ora in cui i bambini a Gaza escono da scuola. Chi ha impartito quelle istruzioni sapeva che avrebbe ucciso dei bambini. I morti infatti il primo giorno sono stati oltre 200. Ancora, decine di abitanti di un quartiere erano stati rinchiusi in una scuola che il giorno dopo è stata bombardata: questo è un crimine contro l'umanità. Poi l'uso delle munizioni al fosforo bianco in pieno giorno e su aree densamente popolate, il che implica l'intenzione di bruciare e mutilare il maggior numero possibile di persone. C'è ancora nel nostro dossier una cosa che non impressiona come il sangue ma che è altrettanto drammatica: durante «Piombo fuso», il 30% dei terreni di Gaza è stato devastato con i bulldozer.

Per evitare che l'esercito sia danneggiato dai processi il governo israeliano ha proibito ai militari che hanno partecipato a «Piombo fuso» di farsi intervistare e fotografare. Come identificarli?
Bisogna anzitutto stabilire i fatti, attraverso le testimonianze delle vittime e gli indizi raccolti, poi eserciteremo una forte pressione su Israele. Israele non è un blocco monolitico, ci sono giovani, soldati, giornalisti che ritengono che quello che è stato fatto a Gaza sia abominevole. Diremo a Israele: avete una coscienza, aiutateci a processare i criminali. Inoltre la Cpi ha dei mezzi di pressione, strumenti per indagare e raccogliere testimonianze. E se l'inchiesta dovesse morire perché non saranno stati trovati i responsabili materiali, avremmo comunque dimostrato che ci sono stati dei crimini. Dopo l'azione penale, arriverà quella civile. Israele può nascondere i suoi ufficiali e i suoi ministri, non se stesso.

Come si fa a evitare, nel caso del vostro procedimento, accuse di antisemitismo come quelle già rivolte alla conferenza di Durban II?
Penso che l'azione giuridica debba essere ben distinta da quella politica. Per non cadere nell'antisemitismo mentre si porta avanti una causa contro Israele è necessario mettere sul tavolo delle prove. Antisemitismo vuol dire generalizzare: Israele, gli ebrei. Questo non è il nostro punto di vista. Se si generalizza, possono sorgere tanti fraintendimenti. Se ci si rifà alla realtà giudiziaria, il discorso diventa chiaro. Bisogna analizzino insomma i fatti, mettendo da parte le ideologie. Ma se non accetterà il confronto, sarà Israele a sollevare il vento dell'antisemitismo.
 
in aggiornamento ...
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Di Loredana Morandi (del 08/03/2009 @ 23:30:25, in Estero, linkato 1175 volte)

 

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Associazione ARGON
Network of Artists Against War Italia



Il coordinamento giuristi della Associazione Argon - Network of Artists Against War Italia ha il piacere di invitare alla Conferenza Stampa dal titolo:

Corte Penale Internazionale:
Giustizia per i crimini di Guerra a Gaza


International Penal Court: Justice for the war crimes in Gaza



che si terrà Lunedì, 9 marzo 2009, ore 10:00 - 12:00, presso il Centro Congressi Cavour, in via Cavour 50/A - Roma.

Alla violenza di Israele deve rispondere
la Giustizia

 

Intervento di Loredana Morandi per Artists Against War Italia
 
 
Là dove un popolo subisce per 60 anni l'occupazione di una potenza coloniale straniera, la richiesta di Giustizia nasce come un grido. Per i Palestinesi di Gaza è più alta e pressante l'esigenza di Giustizia, perché la loro terra e ciò che è stato delle loro case, delle loro scuole, moschee, ospedali e strade è stato brutalmente raso al suolo da Israele nei 22 giorni di bombardamento.
 
Un milione e mezzo di persone a Gaza ha subito lutti, ferimenti o perso tutto quanto possedesse al mondo. Oltre ai morti e alla disperazione delle madri per i propri figli, il bombardamento israeliano ha prodotto migliaia di nuovi portatori di handicap. Sono migliaia coloro che hanno perduto un arto a causa dell'esplosione di una bomba dime, ed altrettanti sono coloro la cui vita proseguirà con gli sfregi delle bruciature da fosforo bianco.
Come se non fossero bastati 60 anni di ingerenze politiche, arresti e detenzioni ingiustificati; arresti, maltrattamenti e violenze anche ai bambini, gli omicidi mirati e le espropriazioni di case e terre: ciò che resta di Gaza, il più grande campo di concentramento a cielo aperto della storia dell'umanità, oggi è simile alla distesa di macerie, che lasciarono le due bombe americane al posto delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Questo documentano gli archivi fotografici della stampa internazionale. Questo è il prezzo pagato dai Palestinesi per la restituzione dei terreni ove si trovavano le ville al mare con piscina dei coloni israeliani.
 
Così la deriva colonialista di Israele è giunta alla follia. Ed il mostro impazzito uccide anche se stesso. Infatti, le sostanze tossiche riversate sulla striscia di Gaza, i residui chimici e/o radioattivi del fosforo bianco e dell'uranio depleto, dopo i morti e i feriti Palestinesi uccideranno nei prossimi anni con il cancro anche i coloni israeliani, già ebrei occidentali, e raggiungeranno trasportati dal mar Mediterraneo, dal vento e dalle piogge anche le coste europee e l'Italia. La condanna della Natura alle malformazioni neonatali sarà identica: per i palestinesi e per gli israeliani.
 
E' opinione diffusa in questi giorni, in merito agli esiti del processo sul genocidio del Darfur, che la Corte Penale Internazionale sia un tribunale "coloniale". Ebbene, il casus bellico di Israele si addice perfettamente anche a questi canoni giuridici del Tribunale internazionale, se tali sono, ed a mio avviso anche se non dovesse venir riconosciuto il diritto della Autorità Palestinese a delegare all'alta Corte l'inchiesta sui crimini di guerra compiuti a Gaza nei 22 giorni di bombardamento. Israele è uno stato con cieche e violente mire coloniali, ma non sa autogovernarsi. L'uranio impoverito ucciderà più coloni a Sderot di quanti missili potrà mai sparare Hamas.
 
In ogni caso l'azione giuridica della Corte Penale Internazionale deve essere supportata con analoghe iniziative giuridiche presso i Tribunali nazionali di Diritto Comune (civili e penali), esattamente come sta avvenendo in Francia e in Belgio.
 
Come procedere? Consegnando ai Procuratori della Repubblica e ai Presidenti dei Tribunali italiani, con preferenza per i capoluoghi Roma e Milano ad esempio, le prove documentali in nostro possesso raccolte in di un atto di denuncia e richiesta di risarcimento danni, cioé un documento in tutto simile a quello che ha ricevuto la Corte Penale dell'Aia dalle più di 400 Ong e Associazioni internazionali impegnate per i diritti del Popolo Palestinese.
 
Il diritto del danneggiato è universalmente riconosciuto al denunciante nel luogo della sua residenza, ivi le normative di ogni stato sovrano collocano la competenza dei Tribunali, pertanto se avete perduto durante i bombardamenti materiali sanitari e/o educativi (ambulanze, apparecchiature radiologiche, materiali scolastici) o i vostri corrispondenti, familiari e amici palestinesi hanno subito danni mortali o gravi, potrete rappresentare presso i Tribunali italiani il vostro danno "avvenuto a Gaza" contro beni morali e materiali italiani.
 
Testimoniano questa ineludibile realtà le pronte dichiarazioni di Olmert, che nella sua funzione di primo ministro uscente ribadì in conferenza stampa che "Israele avrebbe sostenuto i propri militari e funzionari di fronte ai Tribunali di ogni paese nel mondo". A breve, infatti, sarebbe stata data la notizia delle indagini condotte dal giudice Fernando Andreu per la Audiencia Nacional di Spagna.
 
A favore di tutte le iniziative giudiziarie istruite contro Israele, opera la ampia giurisprudenza scritta per le costituzioni di Israele contro Società ed Enti Pubblici, italiani e nel mondo. Basti pensare al caso dei rimborsi di tipo assicurativo ottenuti da Israele in questi anni. Ogni singola Compagnia Assicurativa nel mondo è stata condotta in Tribunale da Israele e sono già numerosissimi i rimborsi per cifre intorno ai 55 mila euro (110 milioni in Lire) per polizze "anche primo rateo" (in sostanza la quota che paga i bolli e i contributi statali). Per l'Italia la compagnia assicurativa de "Le Generali".
 
L'Italia è forte di trattati internazionali e saldi accordi bilaterali con Israele, pertanto il vostro diritto al risarcimento del danno subito potrà essere sottoposto alla giurisdizione italiana, senza che Israele possa esimersi di rappresentarsi in Tribunale, anche per tramite delle proprie Ambasciate.
 
La scrittura di ognuno di questi atti costituirà un efficace precedente per la costituzione della Società Civile di fronte all'alta Corte Penale Internazionale.
 
Sappiamo che non sarà facile, ma il comitato dei giuristi della Associazione Argon - Artists Against War Italia è a disposizione della Società Civile italiana per coordinare le iniziative, che saranno proposte in giudizio in Italia.
 
Loredana Morandi
Presidente Ass.ne Argon
Network of Artists Against War Italia
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Di Loredana Morandi (del 06/03/2009 @ 14:55:09, in Estero, linkato 1018 volte)


2009-03-06 20:35

400 Ong denunciano Israele per crimini di guerra

ROMA -''Dimostrare la determinazione di Israele a fare il maggior numero di vittime civili'' a Gaza, tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009, e ''riportare la giustizia nella Striscia''. Sono questi gli obiettivi con cui oltre 450 Organizzazioni non governative hanno depositato, il 22 gennaio scorso, alla Corte penale internazionale (Cpi) una denuncia - formalmente ''contro ignoti'' - per crimini di guerra e crimini contro l'umanita'.

Le Ong chiedono all'Ufficio del procuratore della Cpi di ''verificare se esiste una base ragionevole per aprire un'inchiesta'' sui crimini commessi contro i civili palestinesi, spiega all'ANSA l'avvocato francese Gilles Devers.

Il legale delle Ong sara' a Roma lunedi' per illustrare l'iniziativa, promossa in Italia dal Network degli Artisti italiani e da Tlaxcala (Rete dei Traduttori per la diversita' linguistica).

''L'unico scopo di Israele era di fare piu' vittime possibili'', sostiene Devers che cita anche degli esempi: ''Se si raggruppano delle persone in un edificio e la mattina dopo lo si bombarda, questo e' un crimine contro l'umanita', perche' orientato a colpire i civili: Israele non puo', in pieno giorno, aver sbagliato obiettivo''. Il riferimento e' al bombardamento del 6 gennaio sulla scuola di Jabaliya, gestita dall'Onu e diventata rifugio per i profughi, in cui morirono 42 civili.

L'esercito israeliano giustifico' quell'attacco sostenendo che dalla scuola erano partiti colpi di mortaio contro i suoi soldati. ''Purtroppo la storia degli scudi umani di Hamas e' una triste barzelletta - replica l'avvocato francese -. La guerra si fa rispettando le regole e la scuola non era un obiettivo militare''. La denuncia delle Ong riguarda anche la distruzione di un terzo delle terre dei palestinesi. ''La terra non e' un obiettivo militare - dice Devers - ma dei bulldozer israeliani hanno passato giornate a distruggere le coltivazioni e persino i cimiteri. Per mandare un solo messaggio: 'questa terra non e' tua e non ti apparterra' nemmeno da morto' ''.

Il procuratore della Cpi, Luis Moreno-Ocampo, ha gia' avviato, il 2 febbraio, un ''esame preliminare'' per verificare i fatti denunciati, e sta valutando se l'Autorita' nazionale palestinese - che il 22 gennaio ha conferito alla Corte l'autorita' di indagare sul territorio di Gaza a partire dal 2002 - abbia o meno la competenza di adire alla Cpi.

ANSA
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Di Loredana Morandi (del 06/03/2009 @ 04:35:59, in Estero, linkato 1106 volte)


Associazione ARGON
Network of Artists Against War Italia

 
 
Ai Gentili Colleghi e alle Redazioni
To the Colleagues and the Press Agencies
 
In anticipazione della conferenza stampa dal titolo: "Corte Penale Internazionale: Giustizia per i crimini di guerra a Gaza", che si terrà lunedì 9 marzo 2009, presso il Centro Congressi Cavour, via Cavour 50/A - Roma, inoltro alla vostra cortese attenzione il comunicato dell'Avvocato Gilles Devers.
 
Dal 22 gennaio ad oggi le Ong e le associazioni internazionali firmatarie del mandato presso l'alta Corte de la Hague sono divenute ben 400 e ci auguriamo che la piattaforma italiana possa ulteriormente ampliarsi.
 
*****

Crimini di guerra a Gaza
400 ONG si sono rivolte alla CPI


Il 22 gennaio 2009 400 ONG rappresentate da un gruppo di 40 avvocati hanno depositato una denuncia presso il Procuratore della Corte Penale Internazionale in seguito all'aggressione compiuta da Israele contro la popolazione di Gaza tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009.

La denuncia è stata depositata per crimini di guerra e crimini contro l'umanità conformemente alle definizioni dello Statuto di Roma che ha istituito la Corte Penale Internazionale, e riguarda i dirigenti di Israele e tutti gli ufficiali che abbiano preso concretamente parte alla conduzione di tali operazioni criminali.

La denuncia è stata depositata subito dopo la fine dell'offensiva. È stata redatta in funzione di tutte le informazioni generali, accessibili al maggior numero di persone, e sarà completata dai rapporti dell'ONU, delle ONG e delle numerose testimonianze raccolte sul posto.

Il 22 gennaio l'Autorità Palestinese ha conferito alla Corte Penale Internazionale l'autorità di indagare sul territorio di Gaza a partire dal 2002. Dunque la giurisdizione della Corte Penale Internazionale sul territorio di Gaza non è più contestabile, perché l'Autorità Palestinese ha i requisiti per rappresentare la popolazione palestinese sul piano internazionale.

Indubbiamente gli statuti della Corte Penale Internazionale non corrispondono a tutto ciò che si auguravano i militanti che si erano battuti per il rafforzamento della giustizia penale internazionale. Ma la corte esiste e ha degli strumenti d'azione concreti. Ed è di fatto in grado di porre fine all'impunità dei dirigenti, quali che siano i loro paesi, nel momento in cui siano state commesse azioni che rispondono alle qualifiche di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità.

Dopo il mandato d'arresto emesso contro il Presidente sudanese al-Bashir, la Corte Penale Internazionale è stata oggetto di molte critiche, secondo un registro d'altronde prevedibile. Le ONG querelanti e i loro avvocati hanno fin dall'inizio manifestato la loro fiducia negli statuti della Corte Penale Internazionale e nell'indipendenza dei giudici affinché i procedimenti siano condotti in funzione dei fatti citati per la difesa dei diritti delle vittime. Le autorità statali che abbiano scelto di compiere dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità devono ormai sapere che la loro condizione di criminali internazionali li condurrà alla Corte Penale Internazionale, quale che sia il paese interessato.


Avvocato Gilles Devers

traduzione di Manuela Vittorelli per Tlaxcala
http://tlaxcala.es/detail_campagne2.asp?ref_campagne=10&lg=it
 
 
Network of Artists Against War Italia
Loredana Morandi
Presidente Associazione Argon - Artists Against War Italia
www.bloggersperlapace.org - www.artistsagainstwar.info
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art_200
Associazione ARGON
Network of Artists Against War Italia


Ai Gentili Colleghi e alle Redazioni
To the Colleagues and the Press Agencies (english follow)


Il coordinamento giuristi della Associazione Argon - Network of Artists Against War Italia ha il piacere di invitare alla Conferenza Stampa dal titolo:

Corte Penale Internazionale:
Giustizia per i crimini di Guerra a Gaza
.
International Penal Court: Justice for the war crimes in Gaza


che si terrà Lunedì, 9 marzo 2009, ore 10:00 - 12:00, presso il Centro Congressi Cavour, in via Cavour 50/A - Roma.

La città di Roma, che ha tenuto a battesimo la firma del trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale de La Hague (luglio 1998, in vigore dal luglio 2002), ospiterà l'avvocato Gilles Devers, di Lione, in qualità di legale rappresentante presso l'alta Corte della istanza di oltre 300 organizzazioni non governative e associazioni nazionali ed internazionali, costituite contro i crimini di guerra commessi dall'esercito israeliano nei 22 giorni di bombardamento sulla striscia di Gaza e sulla popolosissima Gaza City. Tra le associazioni vi segnaliamo il Bruxelles Tribunal, Avocats pour la Justice au Proche-Orient e il Centre arabe pour l’indépendance de la justice et de la magistrature.

L'iniziativa giuridica della società civile internazionale promossa in Italia dal Network degli Artisti italiani e lanciata dalla Rete dei Traduttori per la diversità linguistica Tlaxcala è la prima ad essersi costituita presso l'alta Corte Penale Internazionale, il 22 gennaio ultimo scorso e le sottoscrizioni sono attualmente ancora aperte alle Associazioni e alle Ong.

Presso la Corte Penale Internazionale, per i medesimi crimini di guerra, sono da ritenersi di rilevante importanza le costituzioni "di Stato", come quelle della Turchia, della Bolivia e dei Reali di Giordania.

Sono numerosissime ad oggi le organizzazioni e associazioni internazionali impegnate nella raccolta degli elementi probatori per l'incriminazione, ultima l'iniziativa che fu per i crimini di guerra nel Ruanda del Tribunale per i diritti dell'Infanzia (1994).

L'incontro romano per promuovere il procedimento presso la Corte Penale internazionale, gode inoltre dei benefici auspici dell'analogo procedimento istruito presso la Audiencia Nacional di Spagna su crimini di guerra commessi da Israele a Gaza nel 2002. Un procedimento questo, che si fonda sullo stesso istituto del Diritto Universale, radice giuridica in Roma della Corte Penale internazionale de la Hague.

Alla conferenza stampa interverranno:

Gilles Devers, avvocato in Lione
Paolo Serventi Longhi, delegato eletto FNSI presso l' IFJ, recentemente in visita con la stampa internazionale a Gaza.


Ignazio Juan Patrone,
MEDEL - Magistrats Europèens pour la Dèmocratie et les Libertès, già presidente, delegato per la presidenza italiana.
Gennaro Francione, scrittore e drammaturgo, già magistrato, delegato per il Network of Artists Against War Italia
Forum Palestina, la rete di associazioni di ritorno dall'ultima carovana italiana per Gaza, via Rafah, Egitto.
Loredana Morandi, opinionista e pittrice, presidente della Associazione Argon / Network Artists Against War Italia
Network of Artists Against War Italia
Loredana Morandi
Pres. Associazione Argon - Artists Against War Italia
Traduzione simultanea dal francese all'italiano
Brune Seban


- ENGLISH -


Associazione ARGON
Network of Artists Against War Italia

To the Colleagues and the Press Agencies


The coordination of lawyers of the Association Argon - Network of Artists Against War Italy invites you to the press conference with the title:

International Criminal Court:
Justice for the war crimes in Gaza
.

which will take place on Monday 9th of March 2009, 10 - 12 am, in the Congress Centre Cavour in via Cavour 50/A - Rome.

The city of Rome, where has been created the International Criminal Court of La Hague (July 1998, come into force in July 2002), will hospitate the lawyer Gilles Devers of Lyone, as the representative in the High Court of 300 NGO's and national and international associations, consitutioned against the war crimes of the Israeli army during the 22 days of bombing the strip of Gaza and Gaza City. Among the associations, thereis the Bruxelles Tribunal, the Avocats pour la Justice au Proche Orient and the Centre Arabe pour l'independance de la justice et de la magistrature.

The legal action of the international civil society promoted in Italy by the Network of Artists and launched by the Network of the Translators for the language diversity Tlaxcala has been the first consituted at the High International Criminal Court on the 22th of January and the subscriptions are still open for associations and NGO's.

http://www.tlaxcala.es/detail_campagne2.asp?ref_campagne=10&lg=it

At the International Criminal Court, for the same war crimes, are important also the constitutions of countries like Turkey, Bolivia and Jordan.

There are many international associations and organizations engaged in collecting prove elements for the incrimination, the last action was made by the Court for the rights of the children for the war crimes in Rwanda (1994).
The Roman meeting for the promotion of the process at the International Criminal Court is also substained by the analogue process at the Audencia Nacional of Spain on war crimes by Israel in Gaza in 2002. Such a process is founded on the same institute of the Universal Rights, the legal root in Rome of the International Penal Court in The Hague.

On the press conference will participate:


Gilles Devers, lawyer in Lione
http://www.tlaxcala.es/detail_campagne2.asp?ref_campagne=10&lg=it www.justiceforpalestinians.net


Paolo Serventi Longhi, delegate of FNSI at the IFJ, recently been with the international press in Gaza.
http://www.rassegna.it/


Ignazio Juan Patrone, MEDEL - Magistrats Europèens pour la Dèmocratie et les Libertès, a delegate of the Italian Presidency.
http://magistraturademocratica.it/taxonomy/term/7


Gennaro Francione, writer and dramatist, also judge, delegate for the Network of Artists Against War Italy.
http://www.antiarte.it/eugius/


Forum Palestina, the net of associations back from the last mission in Gaza.
www.forumpalestina.org


Loredana Morandi, opinionist and painter, president of the association Argon / Network Artists Against War Italy.
www.bloggersperlapace.org - www.giustiziaquotidiana.it


Network of Artists Against War Italia
Loredana Morandi
Pres. Associazione Argon - Artists Against War Italia
www.bloggersperlapace.org - www.artistsagainstwar.info

Simultaneous translation from French to Italian
Brune Seban

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Di Loredana Morandi (del 04/03/2009 @ 04:40:06, in Estero, linkato 1288 volte)
E' proprio vero che per i dittatori "tutto il mondo è paese..."

Crimini Darfur, Corte Aia decide oggi se incriminare Bashir

di Reed Stevenson

La Corte Penale Internazionale (Icc) dovrebbe annunciare oggi l'emissione di un mandato di arresto contro il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir per crimini di guerra in Darfur, una decisione che potrebbe provocare altri problemi nella regione.

 

L'annuncio da parte dei giudici dell'Icc, il primo tribunale permanente incaricato di perseguire i crimini di guerra, è seguito con estrema attenzione, dato che potrebbe danneggiare le prospettive di un accordo di pace nella regione e metterebbe le potenze occidentali contro i sostenitori del regime sudanese.

A febbraio, alcuni diplomatici Onu avevano detto a Reuters che l'Icc aveva deciso di proseguire e di emettere un mandato di arresto nei confronti di Bashir, la più importante figura politica a finire nel mirino dei giudici dell'Aia dal 2002, anno in cui fu istituito il tribunale.

Bashir nega le accuse, affermando che sono parte di una cospirazione occidentale contro di lui e il suo regime.

Ieri, parlando a una folla di sostenitori nel nord del Sudan, il presidente ha detto che i giudici "possono mangiarsi" il mandato d'arresto.

Cina, Unione Africana e Lega Araba sostengono che l'incriminazione di Bashir potrebbe destabilizzare la regione, aggravare il conflitto in Darfur e rappresentare una minaccia per l'accordo di pace tra il nord e il sud del Sudan, una zona semi-autonoma e potenzialmente ricca di petrolio.

Sembra improbabile comunque che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu blocchi il procedimento: il rappresentante della Libia, Ibrahim Dabbashi, ha detto che l'organismo non ha in programma alcuna riunione, nel caso in cui il presidente sudanese fosse incriminato.

Il procuratore capo dell'Icc, Luis Moreno-Ocampo, accusa Bashir di aver orchestrato una campagna genocida in Darfur, la regione occidentale del Sudan, a partire dal 2003. Ocampo ha detto che 35mila persone sono state uccise e che altre 100mila almeno sono morte di fame e malattie.

"Ogni mese muoiono 5.000 persone", ha detto il magistrato ai giornalisti. "Abbiamo solide prove contro il signor Bashir... Oltre 30 testimoni spiegheranno il modo in cui ha proceduto per controllare tutto. Abbiamo solide prove sulle sue intenzioni".

Reuters

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Di Loredana Morandi (del 28/02/2009 @ 07:50:09, in Estero, linkato 2067 volte)

Baltasar Garzòn, una vita in trincea

di Tito Drago

Per il giudice spagnolo Baltasar Garzon, i primi passi verso una giustizia universale sono cominciati nel 1996, con i processi contro i dittatori argentini e cileni e, soprattutto, con l’arresto di Augusto Pinochet, nell’ottobre del 1998. L’ex dittatore cileno (1973-1990) venne arrestato a Londra, dopo che Garzón ne aveva chiesto l’estradizione per processarlo per crimini contro l’umanità. Anche se la richiesta fu respinta, per ragioni di salute, il caso fece scalpore, ed ebbe forti ripercussioni sulla giustizia cilena, che avviò delle indagini contro Pinochet. Il magistrato è stato intervistato poco prima di essere ricoverato per un malore.

Cosa bisogna fare perché la giustizia universale diventi presto una realtà?

«Proseguire il cammino già iniziato con sempre più vigore, al di là degli interessi economici o politici, denunciando i tentativi di fare passi indietro, perché se continueremo a permetterlo, le vittime non smetteranno di soffrire e continuerà a trionfare l’impunità».


Qual è la principale sfida della giustizia di fronte all'attuale crisi finanziaria mondiale?

«Prima di tutto, bisogna risalire alla radice della situazione economico-finanziaria mondiale. Perché alcune grandi imprese crollano, e con esse le speranze di milioni di persone? Chi è il responsabile? La giustizia deve essere particolarmente scrupolosa su questo tema, senza dimenticare che, nella difesa dei diritti fondamentali, i giudici hanno un ruolo cruciale nel garantire che lo stato di diritto prevalga al di là di qualsiasi altro cammino».


Qual è la sua definizione di terrorismo?

«Le organizzazioni terroristiche sono imprese criminali. Sarebbe un grave errore se ci fermassimo alla loro struttura armata, senza occuparci delle fonti di finanziamento, degli elementi di sostegno, della loro influenza istituzionale, delle strategie per insediarsi nelle istituzioni dello stato, delegittimandole. Anche il terrorismo può essere un crimine contro l’umanità, quando si manifesta nell’attacco sistematico contro la popolazione civile. Anche quando c’è conflitto armato, come in Iraq, le azioni terroristiche sono e devono essere perfettamente differenziate. Perciò, mandare i mujaheddin a suicidarsi in guerra non può essere un’azione ribelle».


Lei considera i bombardamenti contro la popolazione civile un'azione terroristica, anche se sono parte di un conflitto bellico?

«Ogni attacco contro una popolazione non combattente, in qualunque caso, è un’azione terroristica, e ogni aggressione rivolta alla popolazione civile può essere catalogata come crimine contro l’umanità. La Corte penale internazionale ha molto da dire sul tema, e forse dovrebbe pronunciarsi su alcuni conflitti che sono ben presenti nella mente di tutti».

Nel 2005 ha scritto il libro “Un mondo senza paura”. Cosa l’ha spinta a scriverlo?

«La necessità di avanzare verso un mondo senza paura, in senso positivo, perché sono le armi del diritto che devono portarci alla risoluzione dei conflitti, non le ragioni della forza. E sottolineo: senza mai fare appello alla forza, ma tenendo presente che qualora sia necessaria, dev’essere applicata nel quadro delle norme stabilite dal diritto internazionale, che è comune a tutti i popoli. Questo diritto vale per ogni tipo di azione, che sia militare, politica o giuridica».


Oggi nel mondo la paura è aumentata o è diminuita, quattro anni dopo la pubblicazione del suo libro?

«Forse ci sono meno illusioni, perché la situazione è più complicata, ma ci sono anche aspetti molto positivi che ci permettono di mantenere viva la speranza.Il recupero della speranza ha molto a che vedere con il trionfo di Barack Obama. Finalmente si è messo fine ad una amministrazione (quella di George W. Bush) che ha confuso la sicurezza con l’arbitrarietà, e l’assenza di garanzie con l’efficacia. Si sono oltrepassati i limiti del diritto, e ne abbiamo subito le conseguenze. Adesso la cosa migliore è recuperare il tempo perduto, facendo scomparire i “Guantánamo” dalla faccia della terra».


Lei è stato contestato quando ha deciso di indagare su individui come Pinochet o il militare argentino Alfonso Scilingo per crimini commessi nel loro paese. Uno degli argomenti avanzati è che non aveva l’autorità per processarli, poiché i loro crimini erano stati commessi fuori dalla Spagna...

«Quando si parla di genocidio contro l’umanità o di terrorismo, secondo la legge spagnola e per le norme del diritto internazionale, si applica il principio di giustizia penale universale, indipendentemente dal luogo in cui i crimini sono stati commessi. Il punto è evitare l’impunità. La dignità delle vittime ci impone di non dimenticare quei crimini, né di fermarci. Non è una possibilità, è un obbligo».
(Copyright IPS (trad. Francesca Buffo)

L'Unità 28 febbraio 2009

*****

Un idealista contro giganti che terrorizzano


Criticare Garzon è molto facile. La sua smania nel perseguire nobili cause, alla maniera di un moderno Don Chisciotte, lo mette costantemente sotto la pubblica lente d'ingrandimento. Sicuramente non esiste al mondo un altro giudice che abbia occupato attenzione, servizi e pagine nei media come Baltasar Garzòn. La sua iperattiva biografia è un elenco di indagini, interrogatori, esami di documenti, di «atti giudiziari» che sono stati capaci di essere contemporaneamente forma e gesto, applicazione delle norme e ricerca del fatto.

Come giudice dell' Udienza nazionale spagnola, Garzòn ha il potere di raccogliere prove e coordinare le investigazioni poliziesche. Senza limiti di spazio ha perseguito i cartelli galiziani della droga, dittatori come Augusto Pinochet, ha destabilizzato il milieu sociale ed economico dell'Eta, mettendo fuori legge i partiti di sinistra non ostili all'organizzazione terroristica basca, ha indagato il Partito Socialista ai tempi della «guerra sporca» contro il terrorismo, dopo che nelle elezioni del 1996 era stato il numero due della lista del Garofano a Madrid, alle spalle di Felipe Gonzalez. In ultima analisi, ha avviato una battaglia contro il recente passato della sua nazione: obbligando gli smemorati a recuperare la la memoria delle fosse comuni dell'epoca franchista, memoria dimenticata a forza.

Però, a dover scegliere un avvenimento che da solo abbia dato un marchio alla sua controversa carriera, non si può che partire dall’applicazione della legislazione internazionale sui diritti umani. Garzòn l’ha trattata non come un sistema di principi, ma come norma cogente. Ha messo così alla prova le buone intenzioni di molti paesi «democratici», sempre pronti a firmare papiri pieni di solenni impegni che, dopo essere stati resi pubblici, cadono regolarmente nell’oblio. Nel Regno Unito, con il caso Pinochet, ha scritto una delle pagine più memorabili della storia contemporanea della giustizia. I suoi critici mettono in evidenza il suo affannarsi tra giornali e televisioni, l’eccessiva foga inquisitoria (alcune indagini non sono andate in porto, prima tra tutte quella sui trafficanti di droga in Galizia) e il suo apparente disprezzo per le forme, in particolare per il ruolo della polizia giudiziaria: capita che si occupi di certi casi in prima persona. Criticarlo, in effetti, è molto facile, ma lui, come il vecchio Don Chisciotte, lotta sempre contro i mulini a vento. Solo che, a differenza di quelli dell'eroe di Cervantes, i suoi «mulini» quasi sempre sono reali e terribili giganti.

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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 13:48:11, in Estero, linkato 1109 volte)
Intanto ....

24/02/2009

La giustizia europea cerca un sistema per intercettare le telefonate via internet

L'Unione europea ha incaricato la sua Unità di cooperazione giudiziaria (Eurojust) di indagare su come intercettare le comunicazioni telefoniche realizzate attraverso la rete Internet. Eurojust ritiene infatti 'essenziale per la sicurezza del continente poter intercettare le telefonate effettuate via Skype, spesso usate dai gruppi criminali per aggirare i controlli della polizia.

La direzione antimafia. Secondo quanto annunciato da Eurojust in un comunicato, sarà il magistrato italiano, già procuratore a Vigevano, Carmen Manfredda a guidare il gruppo di ricerca per l'intercettazione delle chiamate via Skype per assicurare che venga rispettato il diritto alla privacy degli utenti. L'Italia, infatti, è il paese europeo che più si è interessato ai rischi derivanti dall'uso delle nuove tecnologie da parte di organizzazioni criminali. Skype, da parte sua, si è detta disponibile a cooperare con le autorità comunitarie malgrado nessun rappresentante di Eurojust si sia ancora messo in contatto con la compagnia per un'eventuale collaborazione. La decisione di affrontare la delicata questione fa seguito alle richieste della Direzione nazionale antimafia, che lo scorso venerdì aveva invitato le autorità competenti, nazionali e comunitarie, a trovare soluzioni per tracciare anche le comunicazioni vocali via internet.

A guida italiana. L'obiettivo del coordinamento è quello di superare gli ostacoli tecnici e giudiziari che si frappongono all'intercettazione dei sistemi telefonici su internet, «tenendo nella dovuta considerazione le regole di protezione dei dati e i diritti civili». Il crimine organizzato, dai trafficanti di droga e di armi a quelli che sfruttano la prostituzione, in Italia - rileva Eurojust - stanno usando sempre più la telefonia su internet per evitare di essere intercettati dagli investigatori. Infatti, si spiega, il sistema di crittografia usato da Skype resta un segreto che la compagnia rifiuta di condividere con le autorità. "La possibilità di intercettare le comunicazioni telefoniche via internet - ha sottolineato Carmen Manfredda, componente italiano di Eurojust - sarà uno strumento essenziale nella lotta contro il crimine internazionale e organizzato in Europa e fuori. Il nostro obiettivo - ha aggiunto - non è quello di limitare i vantaggi della telefonia su internet, ma di prevenire i criminali dall'uso di Skype e altri sistemi per pianificare le loro azioni illegali".

Superblindato.
Skype è un sistema messo a punto da due giovani estoni, gli stessi che avevavo creato uno dei primi e più famosi programmi "peer-to-peer", letteralmente 'da pari a pari': ci si riferisce a software gratuiti per consentire a milioni di persone di ritrovarsi online e scambiarsi gratis musica ed altri contenuti protetti da copywrite. Il programma in questione era il mitico KaZaa. Ora Skype permette di parlare, inviare e ricevere files, chat, videochiamate. Il tutto è crittografato in maniera superblindata. Inoltre, ad ogni utente Skype, ad ogni chiamata, viene cambiata ed assegnata in automatico una nuova password, senza il minimo intervento o consapevolezza dell'utente. La società creata dagli inventori di Skype è domiciliata in Lussemburgo è quindi coperta dal punto di vista legale da una corazza imperforabile.

PeaceReporter
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Di Loredana Morandi (del 16/02/2009 @ 12:37:50, in Estero, linkato 1121 volte)

Stupro, la legge negli altri Paesi

ROMA (16 febbraio) - Lo stupro è punito in Francia con pene fino a 15 anni di carcere. Diverse leggi, provocate anche dall'emozione suscitata da alcuni casi in cui lo stupratore era già stato condannato per crimini simili, hanno reso più severe le pene in caso di circostanze aggravanti. La recidiva può portare la reclusione fino a trent'anni, mentre se la violenza avviene con la tortura o atti di barbarie è punita con l'ergastolo. Aggravante è anche considerata la violenza sessuale «coniugale». Di recente, il presidente Nicolas Sarkozy ha chiesto nuove leggi ancora più severe per i criminali sessuali giudicati «pericolosi». In particolare, aprirà entro la fine dell'anno a Lione il primo «ospedale prigione», un istituto sanitario cui saranno inviate persone che hanno finito di scontare la loro pena per reati sessuali, ma che sono considerate ancora a rischio di recidiva.

Spagna. Proprio ieri la Spagna, commossa e indignata, scopriva che una diciassettenne scomparsa da oltre un mese, Marta del Castillo, è stata uccisa dal suo amichetto e gettata nelle acque sivigliane del Guadalquivir dove si cerca il corpo. I reati contro la donna, le violenze e gli stupri, sono trattati in Spagna con grande attenzione e durezza a causa di una forte sensibilità sociale, dovuta soprattutto alle numerose donne uccise dai mariti o compagni, spesso durante o dopo una tormentata separazione. Lo stupro, senza aggravanti, è punito con pene tra sei e dodici anni. Dal 2006, invece, con la cosiddetta "Legge sulla violenza di genere", qualsiasi atto di violenza, anche uno schiaffo, se commesso contro una donna porta con sé una discriminazione positiva. La pena lievita perché si passa al reato immediatamente superiore.

Gran Gretagna. Recentemente il ministero della Giustizia inglese ha sollecitato la certezza della pena per chi viene accusato di stupro. Infatti solo il 6% delle violenze denunciate sfocia in una condanna al carcere. L'anno scorso la Corte d'Appello ha fatto giurisprudenza con una sentenza cruciale: può esserci stupro anche se la vittima, ubriaca o sotto effetto di stupefacenti, acconsente al rapporto. Inoltre le pene sono più rigide in base all'età della vittima. Se è maggiore di 16 anni la pena minima è di 5 anni di carcere. Se l'età è tra i 13 e 16 anni la pena sale a 8 anni; 10 se la vittima è minore di 10 anni. Aggravanti come rapimento, stupro di gruppo o lesioni pesanti possono aumentare la pena di base di 8, 10 o 13 anni (rispettivamente nei tre gruppi di età della vittima). Il codice prevede però, come condanna massima, l'ergastolo. Tuttavia l'attuale lunghezza media di una pena per stupro è di 7 anni e mezzo.

Germania. La legge tedesca prevede la reclusione da un minimo di un anno a un massimo di quindici per i reati di violenza carnale. Se la vittima è minorenne si passa da sei anni al carcere a vita. Nel 2007 sono stati denunciati 8.181 casi di violenza carnale. Ma anche in Germania la maggior parte delle violenze non viene denunciata. Tanto che di recente è stato approvato un provvedimento legislativo che nei casi di violenza carnale in famiglia il reato può essere perseguito anche senza la denuncia da parte della donna. Il fatto penalmente rilevante può essere denunciato anche da un estraneo al nucleo familiare. Può rivolgersi all’autorità giudiziaria chi è stato testimone della violenza, anche se è stata consumata all’interno della cerchia familiare.

Il Messaggero
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