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 double ... by Parkes... di Lunadicarta
 
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"Devi concentrarti interamente a ciascuna giornata, come se un fuoco infuriasse fra i tuoi capelli."

Deshimaru
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 30/11/2008 @ 00:58:29, in Estero, linkato 2496 volte)
Nella Città Santa sputano in faccia ai Frati

di padre Rosario Pierri ofm
Gerusalemme, 28 novembre 2008
       
Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza giunta in redazione qualche ora fa. A scriverla è padre Rosario Pierri, un frate italiano docente presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme.

* * *

Carissimi amici,
quella che vi sto per raccontare è una triste vicenda capitata a diversi frati della Custodia di Terra Santa qualche ora fa.

Stavamo tornando dal Getsemani dove ci eravamo riuniti per celebrare il rinnovo dei voti, dopo aver partecipato a una bella e serena celebrazione presieduta dal Custode. Al ritorno, lungo la strada, c'erano diversi gruppi di poliziotti che presidiavano la strada, mi riferisco al tratto che va dalla Porta dei Leoni in su, verso San Salvatore.

Noi tutti sappiamo che quando la polizia è dispiegata in questo modo è segno che è prevista una manifestazione di ebrei che attraversa il quartiere musulmano dove c'è il convento della Flagellazione.

Sta di fatto che a una quindicina di metri dall'entrata della Flagellazione, cioè del convento dove risiedo, io e altri due frati veniamo bloccati da un poliziotto che ci dice di fermarci perché stanno per arrivare i manifestanti, gli dico che mancano pochi metri e togliamo il disturbo, ma lui suggerisce di fermarci.

Roba da non credere. I manifestanti erano per lo più giovani, alcuni ragazzi, altri ragazzini, tutti, o almeno la maggior parte con riccioli alle tempie. Ad un tratto non si è capito più nulla. Abbiamo incominciato a sentire, via via che i manifestanti sfilavano, sempre più frequente, il caricamento dello sputo, il raschiamento della gola, il caricamento e la mira.

Dapprima gli aspiranti cecchini, dopo averci lanciato uno sguardo di disprezzo, si sono limitati a sputare lungo la strada o, avvicinandosi, ai nostri piedi, poi qualcuno più ardimentoso, visto che erano in molti, ha mirato verso di noi. Il poliziotto che ci aveva fermati, devo dire, li rimbrottava anche con forza. Macché, non gli davano neppure retta. Loro sputavano e basta.

Una volta messa in moto la sputacchieria l'emulazione ha fatto il resto. Cosa c'era di più allettante che puntare al volto e, c'è da scommetterci, vantarsi di aver sputato in faccia a un frate?

Quando mi sono reso conto che le cose stavano precipitando, volevo muovermi per andare a dire ai poliziotti che presidiano, proprio davanti all'entrata del nostro convento, l'uscita del tunnel che dal Muro del pianto sbocca sulla Via dolorosa, di intervenire. Nel mentre è arrivato l'eroe che mi ha sputato in faccia.

Ho reagito e, parlando in italiano devo avergli detto qualcosa come «buffone» o «vigliacco» o giù di lì. Se non gli ho detto così, o anche peggio, è quello che penso. Probabilmente colpito dalla reazione - chissà forse, ma è solo una supposizione, si aspettava che stessi lì a porgere l'altra guancia -, o forse perché lo sputo era stato solo saliva e poco muco, è tornato alla carica una seconda volta. Avevo osato reagire!

Ve lo dico? L'ho anticipato. Sì, confesso che l'ho anticipato. Ho ricevuto, cosa lieve, un calcio al braccio sinistro, non so come e non so da chi, né mi interessa. Nella calca che si è venuta a creare, un cappello nero quasi a tre punte mi ha detto in inglese (credo di aver capito bene) che mi ero trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Insomma eravamo una provocazione, ce l'eravamo cercata. La logica è logica. Se le cose stanno così, allora chiederò, anzi io e gli altri frati chiederemo pubblicamente scusa. Una cosa, però, la mira dello sputatore non era sbagliata, ma precisa. Questo gli va riconosciuto.

Non è un caso che la polizia si sia scusata, adducendo, come attenuante, che erano solo dei giovani. È un ritornello. A me è capitato di sentire e vedere, mentre passavo vestito da francescano quale sono, sputare in segno di disprezzo nell'area antistante al Muro del pianto e all'altezza della cosiddetta casa di Sharon, sempre da parte di giovani muniti di riccioli. Non c'è frate che sia vissuto in Terra Santa per qualche anno che non abbia fatto esperienza di incontri di questo tipo, e non solo con giovani.

Alcune precisazioni. Con questa denuncia non intendo neppure lontanamente generalizzare. Martedì scorso abbiamo celebrato la Messa in ricordo di fra Michele Piccirillo e ho visto presenti anche suoi affezionati amici ebrei che sono anche miei stimatissimi amici. In questa terra ho conosciuto persone, ho frequentato corsi di lingue presentandomi per quello che sono, un frate, e non ho mai percepito segni che facessero intendere fastidio o disprezzo nei miei confronti, anzi sono stato sempre ricevuto con simpatia e cordialità.

Ciò che intendo denunciare è essenzialmente questo. Se dei giovani sputano in questo modo e con questa arroganza e spavalderia anche alla presenza della polizia, vuol dire che hanno ricevuto un tale insegnamento dai loro maestri, se non dai loro padri, e godono di buone protezioni. Il fatto accaduto ha una chiara matrice pseudo-religiosa e il loro disprezzo è una manifestazione di odio. Ora provate a immaginare, se solo lontanamente qualcosa del genere fosse capitato a qualcuno di quei manifestanti anche nel più remoto angolo della terra. Cosa sarebbe successo nel mondo della comunicazione?

Per dirla tutta, io non ho alcuna pretesa di voler essere apprezzato o stimato per quello che sono, figuriamoci amato, uno è libero di disprezzarmi per quello che sono e per ciò che ai suoi occhi rappresento o posso rappresentare. Da qui a farmi sputare in faccia due volte senza reagire, purtroppo, ce ne passa ed è un mio limite.

Qualcuno qui alla Flagellazione mi ha fraternamente rimproverato di aver reagito, perché non bisogna mai scendere a quel livello. È vero. Poco prima avevamo rinnovato insieme i voti al Getsemani, dove il Custode ci aveva ricordato il fiat di Nostro Signore Gesù. Francesco non avrebbe mai reagito e avrebbe pregato per il suo sputatore, questo lo so fin troppo bene. Mi fermo qui per non cadere nella trappola della retorica.

Per giustificarmi ho detto di aver reagito come figlio dei miei genitori e membro della mia famiglia. Non era una scusa, ci credo e come, ed ha funzionato.

TerraSanta.NET
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Di Loredana Morandi (del 29/11/2008 @ 00:51:22, in Estero, linkato 2168 volte)
Il commissario Barrot: "Provvedimento contro chi incita alla violenza e all'odio verso persone definite per razza, colore, religione, discendenza o origini"

Ue, accordo contro il razzismo previsto il carcere da 1 a 3 anni

Si applica anche a chi condona o nega genocidio, crimini contro l'umanità e di guerra
I governi hanno due anni per inserire il provvedimento nelle loro legislazioni nazionali

BRUXELLES - Chi incita al razzismo e alla xenofobia rischia sanzioni penali da 1 a 3 anni. Lo hanno deciso i ministri della Giustizia Ue, che hanno raggiunto un accordo sull'adozione della decisione quadro. Un comunicato del commissario Ue alla giustizia, Jacques Barrot, spiega che il provvedimento è rivolto contro "coloro che incitano pubblicamente e intenzionalmente alla violenza e all'odio, anche attraverso la disseminazione o la distribuzione di trattati, foto o altro materiale diretto contro un gruppo di persone o un membro di tale gruppo definito in base alla razza, al colore, alla religione, discendenza o origini nazionali o etniche".

"Razzismo e xenofobia non hanno luogo in Europa, né dovrebbero averlo in nessun altra parte del mondo. Il dialogo e la comprensione dovrebbero prevalere sull'odio e la provocazione", afferma Barrot, che "accoglie calorosamente l'introduzione di sanzioni severe ed efficaci contro il razzismo e la xenofobia, che violano direttamente i principi della libertà, della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dello stato di diritto, sulla base dei quali l'unione europea è stata fondata e che sono comuni agli Stati membri".

La 'decisione quadro' dell'Ue si applica anche a chi condona o nega atti di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, in base alla definizione della Corte penale internazionale e del tribunale di Norimberga. I governi nazionali hanno due anni di tempo per tradurre il provvedimento nelle loro legislazioni nazionali, disponendo di un certo margine di flessibilità. Gli Stati membri, infatti, possono decidere di sanzionare solo gli atti che mirano effettivamente a disturbare l'ordine pubblico o comportamenti di natura minacciosa, abusiva e insultante.

Molti governi Ue avevano frenato sull'introduzione del provvedimento temendo proprio un'applicazione troppo fiscale delle sanzioni, a scapito della libertà di espressione. Per questo motivo la 'direttiva quadro' ha avuto una gestazione molto lunga: è stata proposta dalla commissione europea il 29 novembre 2001.

(La Repubblica, 28 novembre 2008)
Questo provvedimento è da stigmatizzare ed iscrivere nella memoria dell'inutilità oggettiva di avere un organismo sovranazionale, che ha la presunzione di legiferare, perché tratta in effetti delle nuove leggi razziali a favore di Israele. Lo si deduce dalla definizione tratta dagli atti di Norimberga. Una legge che porterà in galera pacifisti, mussulmani, cristiani e che sarà usata, con tutta probabilità, per far valere gli interessi imperialisti di una etnia contro l'etnia e la popolazione nazionale. E guai, mentre Israele perpetra la shoa dei palestinesi da 60 anni ad oggi, a chi non chinerà il proprio volto nella polvere per l'obsoleto ricordo altrui.

Chissà se per la "shoa" di Hiroshima e Nagasaki, con i loro centinaia di migliaia di morti subito e le migliaia di morti per le radiazioni a seguire da 60 anni ad oggi, la UE istituirà una giornata europea per il ricordo?

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 26/11/2008 @ 00:48:39, in Estero, linkato 1112 volte)
Domanda: ma il Presidente Napolitano queste cose le sa, è informato, oppure in Israele c'è andato solo a fare il pupazzetto di Sion? Con questo atto contro la libertà religiosa, durante la presenza in Israele del Presidente dello Stato ove risiede il Vaticano, culla della Cristianità, ride tutta la Comunità Internazionale. Con quale faccia siederemo all'Onu e al Parlamento Europeo? In rete si legge di "basso profilo" dato alla notizia. Questo lo posso spiegare anche io, perché si tratta del "solito" ricatto israeliano sul "possesso" dei Luoghi Sacri per la fede Cristiana. Un ricatto esercitato per prima sulla Chiesa Cattolica e poi su tutte le altre chiese Cristiane nel Mondo. L'atto indegno attraverso il quale viene perpetrato questo "ricatto" è l'uso della "Sala del Cenacolo", ove si tenne l'Ultima Cena di Cristo, come corridoio di passaggio di una scuola rabbinica.

Per i cristiani di Gaza Niente Messa domenicale

Israele proibisce al Nunzio e ai Sacerdoti

del Patriarcato Latino l'ingresso nel territorio


GERUSALEMME, lunedì, 24 novembre 2008 (ZENIT.org).- I cristiani di Gaza non possono assistere alla Messa domenicale. Questa domenica mattina, infatti, le autorità israeliane hanno impedito al Nunzio Apostolico in Israele, l'Arcivescovo Antonio Franco, di entrare a Gaza per celebrarvi la Messa, nonostante il precedente coordinamento con funzionari del Ministero degli Esteri israeliano e dell'Esercito, avviato da martedì scorso.

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Lo rende noto il Patriarcato latino di Gerusalemme (http://www.lpj.org), sottolineando che il Nunzio è arrivato al varco di Erez verso le 8.15 di domenica, accompagnato dai sacerdoti del Patriarcato latino p. Shawqi Baterian e p. Humam Khzouz e dal segretario della Nunziatura, ma si è visto proibito l'ingresso a Gaza.

La delegazione è rimasta più di tre ore al varco, ma le autorità israeliane hanno insistito nel non concedere il permesso di entrare a Gaza, lasciando entrare invece varie squadre della Croce Rossa e delle Nazioni Unite.

L'Arcivescovo Franco, che è anche Delegato Apostolico a Gerusalemme e in Palestina, voleva celebrare la Messa nella chiesa della Sacra Famiglia di Gaza con i fedeli locali nell'ultima domenica prima dell'inizio dell'Avvento per sottolineare che la Santa Sede è vicina al popolo di Gaza e alle comunità cristiane del luogo in questo difficile periodo.

La parrocchia di Gaza è vacante, visto che il parroco, monsignor Manuel Mussallam, la scorsa settimana ha ricevuto il permesso di andare a far visita alla sua famiglia a Bir Zeit (nella West Bank) dopo otto anni a Gaza.

Aver lasciato i fedeli senza Messa, sottolinea il Patriarcato latino, “è ritenuto non sono una violazione delle relazioni diplomatiche tra gli Stati, ma anche una violazione del diritto dei fedeli di poter praticare il culto senza ostacoli, almeno la domenica e nelle feste”.

Link:

http://www.zenit.org/article-16264?l=italian

http://www.uruknet.info/?p=s8776

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Inedito!

L'appello per la liberazione di Giuliana Sgrena
divulgato da Loredana Morandi alla comunità dei bloggers internazionali




Di seguito il testo originale e una traccia della conversazione che ne seguì sul tavolo di discussione arabo internazionale. Un dibattito prevalentemente in lingua araba, per il quale io fui supportata da alcuni amici e colleghi palestinesi in Italia.




Il cucchiaio italiano non esiste ...

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 12/07/2007 @ 02:37:14, in Estero, linkato 2409 volte)
Artists Against Wars



Filippine: Liberate Padre Giancarlo Bossi

English follow

Padre Giancarlo Bossi, missionario del Pime, è stato rapito lo scorso 10 giugno dalla parrocchia di Payao, Prelatura di Ipil, provincia di Zamboanga Sibugay.
 
Chi sono i rapitori e chi i mandanti? Perchè non dichiarano i loro scopi? Chi c’è dietro questo dramma? Perché giocano con la vita di una persona, un religioso che vive per servire la popolazione di una zona remota? Stanno minacciando qualcuno, fosse anche l’intero Paese o la comunità internazionale?
 
Il governo dice di star utilizzando tutte le risorse a sua disposizione per cercare il rapito. Il Fronte islamico di liberazione Moro ha dichiarato a sua volta di aver accesso a diversi gruppi armati dell’area. I leader religiosi ed i fedeli di ogni credo pregano e si dichiarano solidali.
 
I bombardamenti avvenuti a Bansalan la scorsa settimana hanno distrutto delle vite e provocato tanti feriti e sofferenti. Come gli omicidi di tante persone impegnate per il bene o i loro rapimenti e le minacce che ricevono. Chi può denunciare gli autori di queste atrocità? Vi sono dei collegamenti fra questi fatti?
 
Esprimiamo la nostra solidarietà a P. Giancarlo Bossi e ai missionari del PIME, e a tutti coloro che come loro sono impegnati nelle Filippine per difendere i diritti dei più deboli e per denunciare le ingiustizie nei confronti della popolazione.
 
Rete Artisti contro le guerre



Artists Against Wars

P. Giancarlo Bossi, misssionary of the PIME, has been kidnapped the 10th of June in Payao (Philipppines).
Who are the kidnappers and who are the instigators? Why they don't explain their intentions? Why they are joking with the life of a man, who lives to serve the people? Are they threatening somebody or are they threatening the whole international comunity?
The government said that everything has been done to find the kidnapped. The Islamic Front of Liberation MORO said that they know the guerillas of the area. The religious leaders explained their solidarity.  
The bombing of  Bansalan killed and injured many civilians. Many volunteers who are working to help the local people have been killed or kidnapped. Who is able to denounce the persons who did it? Are there some connections?
We explain our solidarity to P.Giancarlo Bossi and to the missionaries of the PIME and to all of them who are working to defend the rights of the people and to denounce all injustices. 
 
Net of Artists against wars
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Di Loredana Morandi (del 18/04/2007 @ 18:29:23, in Estero, linkato 2403 volte)

 

mercoledì, 18 aprile 2007 4.22

ROMA (Reuters) - La Corte costituzionale ha dichiarato oggi l'ammissibilità dei ricorsi contro il processo per il rapimento di Abu Omar presentati dall'avvocatura di Stato. Lo riferiscono fonti della Corte.

Nei ricorsi, l'avvocatura dello Stato, che rappresenta il governo, afferma che il giudice per l'udienza preliminare non avrebbe potuto decidere il rinvio a giudizio degli imputati sulla base di documenti ottenuti con la violazione del segreto di Stato.

Secondo il governo, la Procura milanese, che indaga sul sequestro illegale dell'ex imam egiziano - sospettato di essere un militante di gruppi islamici eversivi, e prelevato a Milano nel 2003 da una squadra del servizio segreto Usa, secondo l'accusa - avrebbe violato le "prerogative di secretazione" dello stesso esecutivo, attingendo a materiale coperto dal segreto di Stato e intercettando agenti dei servizi.

Ora che è stata definita l'ammissibilità del ricorso, la Consulta dovrà pronunciarsi nel merito, stabilendo in concreto se annullare o meno il rinvio a giudizio chiesto dai magistrati milanesi Armando Spataro e Ferdinando Pomarici nei confronti dell'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e di altri 32 imputati.

Il 16 febbraio scorso, il gup Caterina Interlandi aveva rinviato a giudizio 26 agenti della Cia insieme ad altri membri dell'intelligence italiano, tra i quali l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari.

In quello che dovrebbe essere il primo processo europeo per un caso riguardante una cosiddetta "extraordinary rendition", gli agenti statunitensi verranno giudicati in contumacia, perché Washington ha negato l'estradizione dei 26 membri della Cia.

Il processo sul sequestro dovrebbe iniziare l'8 giugno.

Reuters.it

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Di Loredana Morandi (del 02/01/2006 @ 08:33:54, in Estero, linkato 2001 volte)

"Primo giorno del 2006"

Auguri, auguri, auguri a tutti! Buon anno gente, rilassatevi ancora qualche ora ma già da domani c'è del lavoro per la pace da fare.
La giornata di oggi, che ci ha trovati pigri ed intenti ad ingozzarci di cibi ed alcolici (non tutti per carità, io per esempio sono totalmente astemia) ha visto gli italiani nel mirino del Ministero dei sequestri.
Il primo, Alessandro Bernardini, uno studente al seguito di Luisa Morgantini, ha subito un sequestro lampo a Khanis Yunis in terra di Palestina. Apprendo dalle pagine di Repubblica che lui stesso si è definito "un eroe per caso" e, nonostante l'andamento altalenante delle notizie in merito alla sua sorte, è stato rilasciato senza alcun colpo ferire.
La situazione palestinese la conosciamo bene, molto meno è conosciuta la situazione tutta italiana sulla questione palestinese, che vede avanzare il partito della massoneria sionista (citazione da "Mondocane fuorilinea") mentre, dopo sessant'anni di occupazione americana, Israele colonizza l'Italia. Gli italiani in palestina ci vanno soprattutto per due ragioni e sono divisibili sempre in due le categorie di coloro che vi si recano: le parrocchie per visitare i luoghi millenari del culto cristiano e i compagni per incontrare la popolazione palestinese. I pellegrini sono gente per bene che non fa politica, ed il turismo aiuta l'economia palestinese. I compagni sono al di sopra di ogni sospetto: chi di voi non possiede la propria kefia palestinese?
Forse l'unica da interrogare è proprio la Morgantini, che in Italia esprime la propria opera di "controllo" attraverso una "ebrea", più volte e più volte riciclata in ambienti differenti o movimentisti con mediocre risultato (o anche fallimentare) e che, all'estero, passa per filosionista sulle liste di comunicazione internazionale. Posso personalmente testimoniare che la Morgantini in Italia è solita "licenziare", nel verso senso della parola cioè quello riferito al lavoro, le persone che intralciano i suoi giochi lobbistici movimentisti (disponibile ampio carteggio documentale a prova di eurodeputato). Solo questo caso potrebbe politicamente avere un senso. Se le scelte della Morgantini sono incomprensibili per gli italiani, figuriamoci per i palestinesi. Non si può escludere, quindi, che si tratti di un vero-falso rapimento e di una notizia pilotata. Ma io voglio credere alla buona fede del giovane universitario, perchè se così fosse si tratterebbe di uno smidollato, se pur giovane, in quanto l'unica libertà reale concessa all'uomo e di accollarsi un fardello oppure no. E che razza di fardello sarebbe questo?
Di gran lunga peggiore appare la situazione dei cinque rapiti nello Yemen, dove le tre donne rifiutano il rilascio per non lasciare i propri uomini nelle mani dei sequestratori. Il piccolo gruppo di turisti d'archeologia si trova ora nelle mani di una tribù, che chiede il rilascio di 8 detenuti per reati comuni.
L'eroe di oggi 1 gennaio 2006 è un
gatto, no non il nuovo presidente di Bankitalia, che nel vedere il proprio padrone cadere a terra vittima di un malore ha "telefonato" al pronto soccorso ottenendo l'arrivo dei soccorsi. Il gatto prende il posto dell'eroe dello scorso anno, un cagnolino meticcio che ha salvato la padroncina disabile. Prima di esprimere concordanza intellettuale con il collega giornalista dal quale prendo la notizia sul fatto che, anche gli animali americani sono i "più forti", mi riservo di discuterne con la mia gatta Sara, piccola randagia che raccoglie i geni di una lontana generazione di siamesi ed unico micio a spasso con il guinzaglio nel mio quartiere.
Concludo con l'augurare un anno migliore a tutti coloro, come quelli che hanno fatto la mini marcia della pace fino a San Pietro al seguito della comunità di S.Egidio, che invisibili (a parte qualche immancabile arruffa popolo) spargono il loro amore-lavoro su persone altrettanto trasparenti nella loro povertà.

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 09/12/2005 @ 09:26:27, in Estero, linkato 2618 volte)

Net of Artists Against Wars Italy

Appeal to the kidnappers for the liberation of the 4 volunteers of the Christian Peacemaker Team 
 
The Net of the Artists Against Wars appreciates and estimates the job of the volunteers of the Christian Peacemaker Team. They daily operate in the zones of the conflicts, and in particular in Palestine and Iraq, putting themselves in game and risking the life in order to help the civil victims of the wars and of the social and humanitarian emergencies. 
 
For years we follow with attention the actions of the four volunteers of the Christian Peace Team in Iraq, and therefore we can affirm, that they are persons who only work for the Iraqi population and against the imperialist interests. 
 
The moral and political engagement of the Christian Peacemaker Team is transparent: in fact they have been the first to have given news to the world of the horrors perpetrated against the Iraqi prisoners in the jail of Abu Ghraib. 
 
The seizure of four CPT volunteers and their detainment are not useful to the fight of the Iraqi people for its independence. 
 
We ask the kidnappers to free the hostages, because they are real friends of the Iraqi people. 
 
The Net of Artists will participate to all the public initiatives of solidarity, that will be kept in Italy for the four volunteers of the Christian Peacemaker Team and for the Iraqi people. 
 
Net Artists Against Wars - Italy

Rete Artisti contro le guerre Italia 


Appello ai Sequestratori per la liberazione dei 4 volontari del Christian Peacemaker Team
 
La rete degli Artisti contro le guerre apprezza e stima il lavoro dei volontari Christian  Peacemaker Team. Essi operano nelle zone dei conflitti, ed in particolare in Palestina ed in Iraq, mettendo in gioco sé stessi e rischiando quotidianamente la vita per aiutare i civili vittime delle guerre e delle emergenze sociali e umanitarie.
 
Da anni seguiamo con attenzione l'operato dei quattro volontari del Christian Peace Teams in Iraq, e da questo possiamo affermare, che si tratta di persone che lavorano solo per il bene della popolazione irachena e contro gli interessi imperialisti globali.
 
L' impegno morale e politico di Christian Peacemaker Teams è limpido: essi infatti sono stati i primi ad aver dato notizia al mondo degli orrori perpetrati contro i detenuti iracheni nel carcere di Abu Ghraib.
 
Il sequestro dei quattro volontari CPT e la loro detenzione, non è utile alla lotta del popolo iracheno per la propria indipendenza.
 
Ci rivolgiamo ai sequestratori affinché liberino subito gli ostaggi, essi sono quattro uomini veramente amici del popolo iracheno.
 
La Rete Artisti parteciperà a tutte le iniziative di piazza, che si terranno in Italia a titolo di solidarietà nei confronti dei quattro volontari del Christian Peacemaker Teams e nei confronti del popolo iracheno.
 
Rete Artisti contro le guerre - Italia

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Di Loredana Morandi (del 27/10/2005 @ 11:29:27, in Estero, linkato 1616 volte)

Mi permetto di aggiungere all'articolo che la stessa agenzia Onu per i Rifugiati (Unchr) ha portato aiuti in Pakistan per sole 800 tende e 2400 coperte.

Nuovo appello dell'Onu. L'Oxfam bacchetta anche l'Italia
Terremoto Pakistan, Paesi ricchi troppo avari
Insufficienti gli stanziamenti che le nazioni industrializzate hanno previsto per l'emergenza. I senzatetto sono tra i 3 e i 4 milioni 

GINEVRA (Svizzera) - Le Nazioni Unite lanciano l'allarme e rinnovano l'appello alla donazione di contributi per aiutare le popolazioni sfollate colpite dal terremoto che l'8 ottobre scorso ha sconvolto il Pakistan e le nazioni limitrofe. L'occasione è l'incontro di oggi a Ginevra tra i rappresentanti di 65 Stati membri.

CONTRIBUTI INSUFFICIENTI - «Ci servono più risorse per salvare da 2 a 3 milioni di vite umane e ci servono altre risorse già dai prossimi giorni» ha detto Jan England, capo dell'ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu. L'obiettivo è raggiungere la somma di almeno 312 milioni di dollari ma al momento la cifra è ancora lontana. Solo il 30% di quanto richiesto è effettivamente arrivato dalle nazioni ricche che pure si erano subito prodigate, all'indomani del sisma, in dichiarazioni di solidarietà impegnandosi a fornire aiuti materiali ed economici. Invece, a quanto pare, sono solo le associazioni umanitarie e di volontariato a portare sulle spalle il peso dell'assistenza ai senzatetto.

ITALIA POCO GENEROSA - In particolare, secondo l'agenzia di aiuti internazionali Oxfam, sarebbero Stati Uniti, Giappone, Germania e Italia a fare meno di quanto dovrebbero visto il loro status di nazioni ad alta industrializzazione: avrebbero messo a disposizione solo un quinto rispetto a quanto calcolato dagli organismi internazionali sulla base di parametri legati alle rispettive capacità economiche. Ma c'è di peggio: Belgio, Francia, Austria, Finlandia, Grecia, Portogallo e Spagna non hanno donato praticamente nulla.

TRAGEDIA DI SERIE B - Una latitanza, quella delle nazioni ricche, che sembra rilanciare la contrapposizione fra tragedie di serie A e tragedie di serie B. La risposta all'emergenza nel Sudest asiatico causata dallo tsunami del 26 dicembre scorso, che colpì in particolare Thailandia, Indonesia e l'arcipelago delle Maldive, fu infatti maggiore e già dopo 10 giorni dalla mareggiata-killer fu reperita l'80 per cento delle risorse richieste dall'Onu. I Paesi occidentali, insomma, hanno sentito più vicina la tragedia avvenuta in luoghi considerati familiari, grazie alla presenza di resort e villaggi turistici tarati sulle esigenze del turista occidentale e per questo frequentatissimi. Il dramma di popolazioni che vivono sulle montagne e in zone che evocano invece scenari di conflitto sembra invece essere passato in secondo piano.

L'APPELLO AI GOVERNI - «Le nazioni ricche devono mettere mano al portafoglio - sbotta senza mezzi termini Phil Bloomer, direttore dell'Oxfam -. La gente comune non riesce a capire perché governi così ricchi stiano facendo così poco». La questione investe infatti i governi visto che le donazioni dei privati ai conti correnti aperti per la gestione dell'emergenza continuano ad essere effettuate. Ma la tragedia è di proporzioni immani e la volontà dei singoli non è sufficiente. Per questo l'Onu è tornata ad invitare i capi di governo ad assumersi le proprie responsabilità.
 
EMERGENZA SFOLLATI
- Il terremoto in Pakistan ha ucciso almeno 79 mila persone e ha lasciato fra i 3 e i 4 milioni di senza tetto. Con l'inverno ormai alle porte il bilancio delle vittime rischia dunque di diventare ancora più pesante. Il timore è che a breve possano arrivare le notizie di una nuova ondata di decessi dovuti a freddo e stenti. Un'emergenza nell'emergenza, insomma, come sottolinea anche il commissario allo sviluppo della Ue, Louis Michel. Lunedì l'Unione europea ha proposto uno stanziamento addizionale di 80 milioni di euro dopo una prima donazione già effettuata di quasi 14 milioni. Ma prima che questi soldi possano essere destinati agli interventi umanitari è necessaria l'approvazione del provvedimento da parte dei governi e del Parlamento Europeo. Tempi lunghi, insomma, che le popolazioni terremotate non si possono permettere.
A. Sa.
26 ottobre 2005
 
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/10_Ottobre/26/pakistan.shtml

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Di Loredana Morandi (del 17/10/2005 @ 15:41:02, in Estero, linkato 1576 volte)

 

Artists Against Wars
 
 
ARTISTI
per il
PAKISTAN
 
per un aiuto ai terremotati !
 
 
Cari Amici,
 
molti di voi in queste ore hanno seguito con tutta l'apprensione del caso gli esiti delle terribili scosse sismiche, che hanno sconvolto il Pakistan e la regione del Kashmir, colpendo principalmente la città di Muzaffarabad, ma anche la capitale Islamabad.
 
Le scosse violentissime, dal 5° al 7,8° grado della scala Richter, hanno avuto tali effetti devastanti a causa della prolungata durata (oltre 1 minuto) ed anche a cagione della profondità dell'evento tellurico (da 10 a 34 metri sotto il livello del suolo). Ciò ha provocato lo sgretolamento di intere masse rocciose e i devastanti crolli nell'edilizia abitativa e civile, che hanno falcidiato ad ora numerosissime vite umane, soprattutto tra i bambini.
 
Ad Islamabad, a Muzaffarabad, ma soprattutto nei centri minori colpiti dal sisma occorre tutto il necessario per sostenere i sopravvissuti, che hanno perduto la casa, il lavoro ed in molti casi gli affetti più cari.
 
La Rete Artisti contro le guerre, chiedendo a Tutti gli amici ed ai sostenitori un personale contributo, impegna l'Associazione "Argon" a far pervenire, nel più breve tempo possibile, tutti i fondi raccolti all'ufficio della Nunziatura Apostolica ad Islamabad, presso il Nunzio S.E. Mons. Alessandro D'Enrico in Pakistan.
 
Di ciò, anche a seguito di accordi telefonici, la Rete Artisti contro le guerre da informazione all'Ambasciata del Pakistan presso lo Stato Italiano, via della Camilluccia in Roma.
 
RingraziandoVi, di seguito potete trovare le coordinate bancarie: 
 
 
c/c bancario 11048
Abi 5584 Cab 3205
presso Banca Popolare di Milano Ag. 256
via Gualtiero Serafino 8 - 00136 Roma
intestato a Associazione ARGON
causale "Artisti per il Pakistan"
 
 
Rete Artisti contro le guerre
 
per la Rete Artisti contro le guerre
Loredana Morandi
Associazione Culturale e di Promozione Sociale ARGON
Weblog Community www.bloggersperlapace.org
il Presidente
 
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