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 .. rete da giornalisti ..... di Lunadicarta
 
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Con la giustizia si contraccambi il male e con il bene si contraccambi il bene.

Confucio
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 04/10/2004 @ 18:16:28, in Estero, linkato 1439 volte)
ROMA, 4 OTT - ''Subito il governo alle Camere per informare il paese sulla morte di Ajad Anwar Wali, l'imprenditore iracheno di 43 anni che viveva in Veneto''. Lo chiede la Verde Laura Cima che ha presentato una interpellanza al governo per sapere "quante imprese italiane sono impegnate in questo momento in Iraq e quale sia il numero complessivo di nostri concittadini in questo paese. E' evidente che le tragica notizia sulla sorte di Wali, conferma ancora una volta l'urgenza di una iniziatiava di pace di parte del governo italiano, in assenza della quale il nostro paese è destinato ad essere bersaglio di tragiche rappresaglie".
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Roma, 5 ottobre 2004 : le ferite aperte dagli intollerabili reiterati crimini terroristici, il fallimento dell’uso delle armi per la risoluzione dei conflitti, l’inasprimento dell’intolleranza e del razzismo impediscono l’affermarsi della convivenza pacifica tra popoli e persone. La sicurezza delle persone è messa a repentaglio in tutto il pianeta, generando paura e diffidenza che ostacolano il percorso verso uno sviluppo armonico, pacifico e sostenibile nei Pesi dei Sud del mondo come nei nostri Paesi ricchi. Le giovani generazioni vedono allontanarsi la possibilità di ereditare un mondo improntato al benessere, alla prosperità e a condizioni dignitose per ogni uomo ed ogni donna del pianeta.

Questa situazione ci porta a ribadire con fermezza e convinzione che l’unico strumento per costruire pace, sicurezza e sviluppo per l’intera umanità sia una adeguata politica di cooperazione e solidarietà internazionale tesa a garantire diritti e opportunità eque per tutte le popolazioni che ancora vivono in condizioni di povertà e di miseria.

Lo scorso 18 aprile, in occasione della manifestazione ITALIA AFRICA, oltre 150.000 persone hanno sfilato per le strade di Roma per chiedere pace e giustizia per i popoli dell’Africa. Ad oggi il numero di sottoscrizioni all’appello lanciato in quella occasione hanno superato il milione di firme.

Eppure il nostro Governo in queste ore sta proponendo di ridurre ulteriormente il già magro impegno economico dell’Italia a favore delle iniziative di cooperazione allo sviluppo. Il Ministero dell’Economia intende azzerare i fondi residui di questo 2004 destinati alla cooperazione internazionale, mediante il taglio di 250 milioni di Euro previsti dal Decreto di Assestamento di Bilancio. Una misura che comporterebbe il mancato versamento del contributo italiano al Fondo Globale per la lotta all’AIDS alla tubercolosi e alla malaria, il taglio dei fondi previsti per la ricostruzione in Afghanistan e Iraq, l’azzeramento dei contributi previsti per i progetti delle ONG. Contemporaneamente lo stesso Ministero dell’Economia propone un’ulteriore riduzione degli stanziamenti destinati alla cooperazione internazionale nella proposta di finanziaria del 2005.

Ci appelliamo a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, affinché il Parlamento chiamato in questi giorni a discutere i due provvedimenti, impedisca che il risanamento dei conti pubblici del nostro Paese venga fatto sulle spalle di centinaia di milioni di poveri e con il sacrificio di altre vite umane.

Chiediamo al Parlamento di reintegrare i 250 milioni di Euro e di approvare una finanziaria 2005 che preveda lo stanziamento dello 0,27% del PIL a favore della cooperazione allo sviluppo come da impegno sottoscritto in sede di Consiglio dei Ministri della UE a Barcellona nel 2002.

Chiediamo a tutte le organizzazioni aderenti e a tutti i sostenitori di ITALIA AFRICA di unirsi a queste nostre richieste e di mobilitarsi per far sentire la voce di miliardi di persone che dal nostro Paese si attendono l’esercizio delle responsabilità che gli competono.

Il governo ha il dovere di mantenere gli impegni assunti nelle sedi internazionali.

L’Africa e i poveri non possono aspettare.

Walter Veltroni – sindaco di Roma
Savino Pezzotta – Segretario Generale CISL
Sergio Marelli – Presidente Associazione ONG Italiane

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Di Loredana Morandi (del 06/10/2004 @ 00:24:31, in Estero, linkato 1377 volte)
Leggi le reazioni della stampa estera
di red.

«Parla tanto di legge e giustizia. In realtà il ministro degli Interni Giuseppe Pisanu mette davanti a tutto l’effetto-spettacolo». Non è tenera la Sueddeutsche Zeitung verso il governo italiano, e non è nemmeno l’unica, tra le testate straniere, a riportare con clamore e preoccupazione le notizie che vengono dall’Italia. Con il riesplodere dell’emergenza immigrati e la contestata decisione del rimpatrio attraverso i ponti aerei, ieri il nostro paese ha infatti guadagnato le prime pagine dei giornali internazionali.

L’Herald Tribune, l’edizione europea del New York Times, ha titolato «L’Italia sceglie la linea dura sui migranti».Il quotidiano americano ha sottolineato che la scelta dei rimpatri immediati, frutto della linea dura del premier Berlusconi, «ha attirato la forte e immediata critica dei gruppi per i diritti umani, le Nazioni Unite e le opposizioni italiane», che hanno lamentato come «il governo non abbia saputo distinguere gli immigrati illegali da chi cercava davvero asilo legale».

La notizia dei rimpatri era riportata in prima pagina anche dal francese Liberation e dalla già citata Sueddeutsche Zeitung. Per il quotidiano parigino, che titolava «Italia: La tragedia dei clandestini», il governo di centrodestra «ha cominciato, da qualche settimana, a indurire la sua politica di lotta all’immigrazione clandestina». Il giornale bavarese invece, sotto il titolo «L’Italia rispedisce in Africa i rifugiati», citava la protesta del portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), il cui responsabile europeo era invece abbondantemente citato dal Financial Times, che ha dedicato al fatto una grande foto e un articolo in seconda pagina, titolando «L’Italia rifiuta la richiesta d’asilo e spedisce in Libia gli immigrati illegali»: «Riconosciamo le forti pressioni che questi continui arrivi stanno generando - ha dichiarato al quotidiano della City Raymond Hall, dell’Acnur - ma tutti quelli che richiedono asilo dovrebbero essere messi in condizione di accedere ad una equa procedura che verifichi il loro possibile bisogno di protezione».

Sullo spagnolo El Paìs la notizia ha meritato non solo la prima pagina (con il titolo «L’Italia espelle cento immigrati verso i “centri di detenzione” in Libia»), ma anche un editoriale sulla sfida che l’immigrazione rappresenta per la nuova Europa allargata.

Le Monde si è mostrato invece sorpreso dalla scelta dei ponti aerei, che nel titolo ha definito «inediti». Il primo quotidiano francese, che cita anche la dura protesta di Amnesty International, concorda con l’Herald e la Sueddeutsche: «Il governo italiano ha deciso di adottare le maniere forti».

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Amnesty International ha espresso il proprio apprezzamento per la decisione del segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, di istituire una Commissione d’inchiesta sulla situazione dei diritti umani nella regione sudanese del Darfur. La Commissione e' composta da cinque membri con grande esperienza nel campo dei diritti umani e del diritto internazionale. E' diretta da Antonio Cassese, già presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e del Tribunale internazionale ad hoc per l’ex Jugoslavia. Si avvarrà della collaborazione dell’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite. Alla Commissione, secondo la Risoluzione 1564 (2004) del Consiglio di sicurezza, e' affidato il mandato di indagare sulle denunce di violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, determinare se siano stati commessi atti di genocidio e identificare i responsabili di queste violazioni con l’obiettivo di assicurare che essi siano chiamati a rispondere delle proprie azioni. Amnesty International chiede che la Commissione riceva tutta l’assistenza necessaria per svolgere al meglio le proprie funzioni. Roma, 11 ottobre 2004
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Di Loredana Morandi (del 01/11/2004 @ 19:31:21, in Estero, linkato 1419 volte)

Consiglio la lettura dello speciale su www.bloggersperlapace.org.

Kerry e Bush sempre sul filo di lana. E intanto mobilitano gli avvocati
di Bruno Marolo

Washington. Il ciclone elettorale disperde nel vento milioni di dollari, soffia sui fedeli in preghiera nelle chiese, nelle moschee, e nelle sinagoghe come sui ballerini che festeggiano Halloween, solleva il cuore di chi ha già deciso e confonde le menti di coloro che ancora non sanno risolversi, e avvolge l’America in un polverone attraverso il quale è impossibile individuare il futuro presidente. Lunedì, alla vigilia del voto, George Bush ha ripetuto lo stesso comizio in sei stati, succhiando pasticche per la gola e rinunciando al caffè che a quanto pare ha un effetto negativo sulle corde vocali. John Kerry ha tenuto sei comizi in quattro stati, è stato ospite del programma del mattino della rete televisiva Abc e ha dato un’intervista alla Associated Press. Ha ribadito che di fronte a un risultato incerto non si arrenderebbe senza combattere.

“Mi aspetto – ha sostenuto il candidato democratico - che il risultato delle elezioni si conosca nella notte tra martedì e mercoledì. Tuttavia, vista l’esperienza di quattro anni fa, sarei irresponsabile se non mi preparassi a difendere il diritto al voto di ogni cittadino. Conto su un’affluenza eccezionale. Gli americani sono decisi a non lasciare che si ripetano le vicende del 2000”. Il partito di Kerry ha mobilitato non meno di 10 mila avvocati contro il tentativo dei governatori repubblicani di alcuni stati di limitare la corsa alle urne dei neri, degli immigrati e delle donne. Se non tutti riusciranno a votare entro le 20 come previsto, l’apertura dei seggi sarà prolungata nella notte.

Anche Bush si prepara a una battaglia legale, con un esercito di avvocati altrettanto numeroso. Ha cambiato i piani per il giorno del confronto. Voterà a Crawford nel Texas, ma invece di aspettare i risultati nel suo ranch tornerà alla Casa Bianca. Vuole essere nell’ufficio ovale per difendere la posizione se lo spoglio delle schede si concludesse senza un chiaro vincitore.

Nell’ultima settimana i due partiti hanno speso 60 milioni di dollari per inondare le televisioni di spot ma nessun candidato ha ottenuto un vantaggio decisivo. I sondaggi danno indicazioni diverse, ma la distanza tra Bush e Kerry è sempre inferiore al margine di errore. L’istituto Gallup assegna il 49 per cento a ciascuno dei due, usando un metodo di analisi “basato sull’esperienza delle elezioni precedenti” che secondo alcuni esperti esagera l’importanza del recupero di Kerry. La Cnn, elaborando gli stessi dati in modo diverso, colloca Bush in testa con 48 punti contro 46.

“Non c’è malaccio – ha commentato Kerry – per uno come me, che in gennaio aveva 30 punti meno di Howard Dean nei sondaggi per le primarie del New Hampshire”. Sull’aereo della sua campagna elettorale è tornato l’ottimismo. Per la festa di Halloween, le assistenti di volo si sono esibite in costume da gatte mentre il candidato dava prova di virtuosismo con la chitarra classica. Lunedì Kerry ha portato il suo messaggio in Florida, Ohio, Wisconsin e Michigan. “Questo è il momento – ha ripetuto in ogni stato – di presentare a George Bush il conto per i suoi bilanci passivi, i posti di lavoro perduti, i costi proibitivi della sanità, il rispetto e l’influenza nel mondo che il suo governo non merita più”.

Il presidente ha festeggiato Halloween a bordo dell’Air Force One. Il consigliere politico Karl Rove e il portavoce Scott McLellan si sono mascherati con tute mimetiche da cacciatori per farsi beffe di John Kerry, che qualche giorno prima aveva invitato le televisioni a riprenderlo mentre sparava alle anitre. Domenica Bush ha avuto un buffo incidente nel New Hampshire, dove qualcuno ha tirato una leva in anticipo e ha fatto esplodere una salva di festosi mortaretti mentre egli evocava i soldati morti in Iraq. Lunedì’ ha tenuto il primo comizio all’alba nell’Ohio. Ha parlato in Pennsylvania, Wisconsin, Iowa e New Mexico, e ha concluso la campagna elettorale con una gigantesca manifestazione a Dallas nel Texas.

Dal voto degli operai dell’Ohio, senza lavoro per la crisi delle acciaierie, può dipendere la sorte della nazione. “Mi rendo conto – ha sostenuto Bush – che l’economia di questo stato è stata messa a dura prova, ma siamo avviati nella direzione giusta. Voglio che ognuno di voi ricordi ad amici e vicini di casa che il mio avversario aumenterebbe le tasse”. In realtà Kerry ha proposto di revocare soltanto i tagli alle tasse dell’uno per cento più ricco della popolazione, ma che importa la verità? L’importante è vincere, con qualunque mezzo.

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Di Loredana Morandi (del 04/11/2004 @ 17:47:48, in Estero, linkato 1570 volte)
Bush vs Kerry: the end ?!
Ma ne siamo proprio sicuri?

   
Clicca e scarica il video! www.bloggersperlapace.org
 

Ninna nanna, che si dormi nun vedrai li sovrani che se scambieno la stima, buoni amici come prima. So' cugini e fra parenti nun se fanno i complimenti..." Si, per presentarvi il nuovo video scelto per noi bloggersperlapace dal regista Simone Barbuti, mi viene in aiuto il buon Trilussa. Quel poeta che, presente il mio bisnonno disse: "Non potendo dì Governo Ladro, vi dirò piove Governatore". Sorbole dico io! Ma questi due di complimenti se ne son fatti e pure parecchi. L'amico Barbuti questa volta ha voluto sorprenderci addirittura con degli effetti speciali: mentre il primo Cowboy dello stato saluta e ringrazia il popolo dei cowboys del Texas dal video si espande il caratteristico odore del cuoio e delle vacche grasse, tanto comune nei ranch dei vaccari. Un vero mito il nostro Barbutone!
Lunadicarta dice: vedi il video!Ah, l'unità nazionale! Un altare sul quale il povero Kerry ha sacrificato la propria campagna elettorale, sfiancata dalla linea dura repubblicana sulle questioni della "difesa" propagate al Paese dai fan del DoD e dai seguaci della grande subrette barbuta, Georgette triple "U".
Popoli pacifisti siate pronti: il 26 novembre si dibatte sul tavolo degli interessi internazionali la questione nucleare Iran. Siete avvisati: date per certo e assodate le minacce dall'ottobre 2003 il prossimo attacco unilaterale è proprio lì che dobbiamo aspettarcelo.
C'è del lavoro da fare anche per l'America latina e se non v'è chiarezza neppure a sinistra sulla vicenda Cubana, per aprire gli occhietti belli vi postiamo due documenti, che ci spedisce l'associazione ASI Cuba Umbria. Il primo è un interessante articolo a carattere geopolitico di Michael Parenti; il secondo è la lettera ai Cubani di Fidel Castro sulla decisione di boicottaggio dell'US dollar.
Ho fiducia che Answer e AIC sarranno sempre in allerta e con loro tanti altri, prego per l'Italia che non accada in agosto quando i pacifisti sono in ferie, che la vicenda Baldoni insegna e l'unica pacifista impegnata per il giornalista rapito è stata la mia amica Bianca rimasta oltre il tempo delle sue ferie in paese per sostenere la famiglia. Perchè questo dentino avvelenato? Perchè nessun lo dice ma, all'estero noi pacifisti italiani, siamo catalogati per essere la filodrammatica operetta di un subdolo sionismo movimentista.
Meditate gente, meditate. Loredana Morandi

Non perdete il video!

Leggi tutto su www.bloggersperlapace.org

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Di Loredana Morandi (del 07/11/2004 @ 21:00:08, in Estero, linkato 1502 volte)

Segnalo, con promessa di riportare presto l'intero scritto anche su questo sito, l'articolo di Walter Musco che riassume il contributo alla conferenza "Arte, guerra e comunicazione di massa. In anticipazione alla sessione sui media del World Tribunal on Iraq", tenutasi sabato 23 ottobre presso la Casa delle Culture nel corso della manifestazione Artists Against Wars. Lo potete leggere qui:

 http://lnx.siatec.net/bloggersperlapace/print.php?sid=497

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Di Loredana Morandi (del 31/12/2004 @ 21:40:09, in Estero, linkato 1489 volte)

ARTISTI EMERGENZA ASIA

Artists Against Wars

La rete nazionale degli Artisti contro la guerra e i membri del gruppo di continuità: Edvino Ugolini, Stella Cappellini, Loredana Morandi, Pino Petraccia, Farid Adli, Mariangela Giordano, Lorella Nardi e Rodolfo Marconcini, Pino De March, Paolo Buffoni, Saverio Tommasi, Luciano Pignatti, Annet Hennerman in collaborazione con l'Associazione Rock No War Onlus invitano a
 
SOCCORRERE 

le popolazioni asiatiche
investite dallo tsunami
 
ARTISTI PER LO SRI LANKA
 
Anche dare un solo euro è importante!

CREDEM - Ag. di Formigine (MO)
Cab 66780 - Abi 03032 - c/c nr.11.000 - CIN P
Intestato a: ROCK NO WAR ONLUS
 
 
Oppure con la Carta di Credito direttamente dal sito:
www.rocknowar.org/files/rnw.asp?pag=DONAZIONE

 EMERGENZA SRI LANKA
 
 
Le Associazioni di Artisti che promuovono l'iniziativa:
 
Vortici  di Trieste
Argon - Bloggersperlapace di Roma
Argon - InquieteTempestePoetiche di Bologna
Argon - Bloggersperlapace di Torino
Baobab di Pescara
Casa delle Culture di Roma
Mediterraneo di Messina
Teatro di Nascosto - Hidden Theatre
Gran Teatro dei Burattini di Bomporto (Mo)
 
attendiamo le vostre adesioni!

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Copia questo codice nel punto esatto in cui vuoi che appaia il banner della raccolta fondi promossa dalla Rete Artisti contro le guerre.

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Di Loredana Morandi (del 09/02/2005 @ 18:03:11, in Estero, linkato 1335 volte)

I quattro elicotteristi non vollero guidare i Ch47 perché li consideravano non abbastanza sicuri
Si rifiutarono di volare in Iraq. Assolti: non fu per "codardia"
"Non fu per paura: quei velivoli presentavano carenze tecniche"
 
ROMA - Sono stati tutti assolti, perché il fatto non sussiste, i quattro elicotteristi dell'Esercito accusati di codardia dopo essersi rifiutati di volare sui cieli dell'Iraq sostenendo che i velivoli a cui erano stati destinati, i Ch47, avevano "carenze" nei sistemi di protezione, in particolare, nel dispositivo manuale antimissile.
"Abbiamo dimostrato - ha detto il loro difensore, Franco Coppi - che non lo hanno fatto per paura, ma solo per spirito professionale, dopo aver evidenziato carenze tecniche dei loro mezzi".
La notizia giunge ad un mese esatto dalla morte del maresciallo dell'Esercito Simone Cola, ucciso da una raffica di khalashnikov in Iraq mentre era in volo su un elicottero AB-412 da più parti giudicato un velivolo non del tutto sicuro per missioni di guerra.
La sentenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale militare di Roma è destinata a rinnovare le polemiche sul mancato invio nelle zone irachene dei più sicuri A129-Mangusta r

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Di Loredana Morandi (del 09/02/2005 @ 18:33:22, in Estero, linkato 1599 volte)

Nota del redattore del blog: è semplicemente fantastico che questo fatto sia accaduto, devo dire che non mi piace come è stato trattato il caso in generale dai colleghi ...

L'Italia e Guantanamo
Marocco, l’ex di Guantanamo invoca la Forleo

Processo a Rabat, il mujahidin sotto accusa ai giudici: assolveteci come ha fatto Clementina in Italia

RABAT (MAROCCO) - L’ex mujahidin parla con voce tonante, in perfetto arabo classico, roteando l’indice davanti alla corte: «Signor giudice - dice - mi lasci spiegare qualcosa che lei non sa. La invito a prendere esempio da un magistrato italiano. Una donna, non musulmana, il giudice Clementina (testuale), ha liberato quattro marocchini e ora in Italia c’è un grande problema che riguarda il nostro fratello Mohammed Daki. E perché ora lei, giudice marocchino e musulmano come me, non vuole credermi? Perché non vuole considerarmi innocente come ha fatto con gli imputati in Italia il giudice Clementina?».

Il detenuto alla sbarra Mohammed Mazouz non è in grado di camminare: si aiuta con le stampelle, ma non bastano e due agenti devono sorreggerlo. Ha il fisico segnato da una lunga detenzione nella base americana di Guantanamo, a Cuba, con l’accusa di aver combattuto con i talebani, di aver lavorato per Al Qaeda. E’ sotto processo nel suo Paese, il Marocco, e lunedì è comparso in tribunale. E’ sera quando la Corte lo chiama a deporre. Mazouz, jalabya bianca e copricapo nero, ribalta le parti e assume il ruolo dell’inquisitore. Un’autodifesa che diventa un attacco agli Usa. Con un risvolto italiano che sembra incredibile: il giudice Clementina Forleo citata come eroina di Guantanamo. Colei che porta la giustizia, superando barriere etniche e religiose. Ma chi ha suggerito il paragone a Mazouz? Qualche giornale marocchino ha parlato della sentenza milanese. O forse a informarlo è stato il fratello Khalid, che fa il pizzaiolo a Torino, o la madre, anche lei in Italia. O l’avvocato, che è appena tornato dall’Haji, il pellegrinaggio alla Mecca. Il giudice ascolta attonito, usa la penna arancione come martelletto per moderare i toni.

Ha l’aria di non aver mai sentito parlare del giudice Clementina Forleo, che ha assolto tre maghrebini (e ha revocato l’arresto di altri due presunti reclutatori per l’Iraq), distinguendo appunto tra guerriglia e terrorismo. E’ quasi intimidito dalla vis oratoria di Mazouz, che si comporta da leader. Dal gabbiotto in vetro, incoraggia con lo sguardo gli altri imputati. Che alla prima pausa corrono ad abbracciarlo. Suo padre Ahmed, 73 anni, fisico tozzo, zuccotto blu in testa, freme sentendolo dipingere come terrorista. «Mio figlio faceva il commerciante a Londra, importava merci dal Pakistan e dall’Afghanistan, non è mai stato coinvolto nella violenza».
Mazouz in aula nega di persino essere «mai stato in Afghanistan»: «Ero andato in Pakistan a cercare moglie. Mi hanno catturato e poi venduto agli americani». Era la fine del 2001 e da allora per Mazouz si sono aperte le porte dell’inferno. Il primo girone in una base di Kandahar, poi l’internamento a Bagram (Kabul), infine Guantanamo. Il suo avvocato, Abdelfattah Zahrach, denuncia abusi e torture di ogni genere: «Privazione del sonno, fame, preghiere vietate e tante botte». Con particolari poco comprensibili: «Li costringevano a stare per ore pancia a terra con le braccia allargate». Lo stesso Mazouz descrive le torture psicologiche: dalle visite continue e ossessionanti di «team di 24 psichiatri», alle «sostanze chimiche» per farlo parlare. Delle violenze fisiche, il giudice gli vieta di parlare: «Questo non è il processo agli Stati Uniti». Dopo tre anni e sei mesi nella gabbia di Guantanamo, Mazouz viene rimandato in Marocco. E questa ora è la sua miglior difesa: «Se fossi stato davvero di Al Qaeda, gli americani non mi avrebbero mai liberato», argomenta. E aggiunge: «Prima di partire, mi hanno chiesto se volessi restare negli Usa come rifugiato politico. Ho rifiutato». In tribunale Mazouz gioca anche la carta dell’emozione. «Dopo Guantanamo non ho più sogni, la mia vita non ha senso. Non m’importa se mi condannate a morte o all’ergastolo. Sono così disperato che potrei davvero farmi esplodere». Il giudice s’impietosisce: «Ma no, vedrai che anche per te ci sarà una speranza».

Paolo Biondani e Guido Olimpio
09 febbraio 2005
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/02_Febbraio/09/marocco.shtml

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