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 dandelions... di Lunadicarta
 
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La Morandi coltiva soltanto due miti, due persone che perseguono la Giustizia come obiettivo ultimo delle proprie azioni: Armando Spataro e Don Fortunato Di Noto.

Loredana Morandi
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/02/2012 @ 11:05:17, in Giuristi, linkato 5933 volte)
Giustizia: parte oggi la protesta dei penalisti italiani





Parte da oggi, per due giornate (23 e 24 febbraio), l'astensione dalle attività giudiziarie dei penalisti italiani. La protesta indetta dall'Ucpi, inizia oggi dalla Residenza di Ripetta di Roma, dove, dalle ore 10.00 alle ore 18.00, si terrà l'assemblea-dibattito con i rappresentanti della politica in particolare sul dl liberalizzazioni, ma "senza dimenticare gli altri temi riguardanti la giustizia", fa notare l'Ucpi. Nel corso dell'assemblea verranno proiettati anche alcuni filmati, tesi ad alimentare il dibattito sui vari temi da sviscerare.

Oltre al presidente dell'Unione Camere Penali Italiane, Valerio Spigarelli, non mancheranno all'appuntamento anche il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa e Paolo Corder (componente del Csm). Tra i politici che hanno assicurato la propria presenza, il presidente della Commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli (Pdl), Paola Balducci (Responsabile Giustizia Sel), Franco Bruno (Commissione Giustizia del Senato), Anna Finocchiaro (capogruppo Pd al Senato), Roberto Cota (presidente Regione Piemonte), Maurizio Paniz, Roberto Rao, Mario Cavallaro e Enrico Costa (Commissione Giustizia Camera), Gaetano Pecorella (Commissione Affari Costituzionali Camera) e Pino Pisicchio (deputato A.p.i).


Roma, 22 febbraio 2012

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Nuove tabelle degli uffici giudiziari, l’Avvocatura è pronta a dire la sua. Il 19 novembre incontro a Roma dei rappresentanti nei Consigli giudiziari

Riunione plenaria a Roma, il 19 novembre, dei rappresentanti avvocati nei Consigli giudiziari, aperta anche ai componenti del Consiglio superiore della magistratura.
L’ha convocata la commissione Consigli giudiziari del Cnf, coordinata da Ettore Tacchini, con la circolare 27-C- 2011, con l’obiettivo di analizzare la nuova circolare tabelle del Csm (prot. N. 19199/2011 del 27 luglio 2011) per la organizzazione del lavoro negli uffici giudiziari per il triennio 2012-2014 e studiare le novità in tema, introdotte dal decreto legge 98/2011 (manovra di luglio) convertito in legge n. 111/2011.
In particolare, quest’ultimo provvedimento all’art. 37 (commi 1-4) , prevede la definizione da parte dei capi degli uffici giudiziari di Programmi annuali per la gestione dei procedimenti civili, amministrativi e penali pendenti, per la cui redazione sarà necessaria una nuova tipologia di interlocuzione obbligatoria tra Capi degli Uffici Giudiziari e Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. Tali Programmi diventeranno parte integrante della proposta tabellare. Dunque, rileva il Cnf “all’ Avvocatura è offerta un’ulteriore possibilità di intervenire direttamente e in modo concreto nella gestione ed organizzazione del lavoro degli uffici giudiziari”.
La circolare 27-C-2011 segnala che con riferimento alla formazione delle nuove tabelle degli uffici del giudice di pace, il CSM non ha reso obbligatoria l’interlocuzione tra i dirigenti degli Uffici del Giudice di Pace ed i Consigli dell’Ordine prima della formazione delle proposte tabellari, cosicché le proposte tabellari perverranno (in molti distretti risulta che siano già pervenute) attraverso il Presidente della Corte per consentire ai Consigli degli Ordini di far pervenire eventuali osservazioni prima dell’esame delle proposte in seno ai Consigli Giudiziari.
Alcune novità sono state introdotte in materia di formazione delle proposte tabellari degli uffici giudicanti ordinari. Tra tutte se ne segnalano due, di particolare rilievo. La prima stabilisce l’obbligatorietà per i Dirigenti degli Uffici di interpellare la Commissione Flussi prima della redazione del Documento Organizzativo Generale (DOG) e della conseguente proposta tabellare. “Ciò comporterà un aggravio di lavoro per le Commissioni Flussi (e per tutti i Consiglieri Giudiziari che ne fanno parte) ma costituirà, attraverso la radiografia dei flussi degli affari, un importantissimo strumento per “tentare” di riequilibrare il lavoro dei singoli uffici giudicanti”, rileva il Cnf.
La seconda elimina, nell’adozione della variazione tabellare urgente immediatamente esecutiva relativa all’assegnazione degli affari, la condizione ostativa costituita dalla presentazione di osservazioni da parte degli interessati, ferma mantenendo tuttavia la necessità del parere favorevole unanime del Consiglio Giudiziario.
Con riferimento poi alla sezioni distaccate, la circolare Csm ribadisce che le proposte tabellari devono indicare i criteri ai quali il Presidente del Tribunale si attiene nell’adozione del provvedimento in cui sposta la trattazione di una o più udienze civili o penali da distaccata a centrale o altra distaccata e viceversa. Il provvedimento, se relativo a singoli procedimenti, va adottato successivamente all’instaurazione del procedimento, dopo avere sentito il giudice designato per la trattazione.
Il termine per il deposito delle proposte tabellari (ordinarie) è stato unificato per tutti gli uffici e fissato al 31.12.2011, salva possibilità di differimento motivato al 31.03.2012. Il termine per eventuali osservazioni alla proposta tabellare da parte dei Consigli dell’Ordine rimane fissato in giorni 10, decorrenti dal giorno di comunicazione della proposta tabellare in forma cartacea da parte del Presidente della Corte d’Appello.
Altra scadenza importante è il rinnovo della composizione dei Consigli giudiziari: il quadriennio di durata in carica degli attuali Consiglieri Giudiziari scadrà il prossimo aprile 2012. Il Cnf ha invitato dunque i Consigli dell’Ordine a individuare tempestivamente i nominativi degli Avvocati da sottoporre al Consiglio Nazionale Forense per la designazione nei Consigli Giudiziari, attesa la non rinnovabilità immediata del mandato.
Vai alla Circolare 25-C-2011

http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=43874
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Di Loredana Morandi (del 17/11/2011 @ 20:22:03, in Giuristi, linkato 1672 volte)
La conversazione tra Ucpi e Anm ha raggiunto il punto di incomunicabilità. Il comunicato di ucpi ripreso da Agi sembra in alcuni punti una richiesta di impunità, quando probabilmente vuol essere una richiesta di riconoscimento in clima di reprocità. Una richiesta che purtroppo perde a monte il requisito di reciprocità proprio nella enorme massa totale degli avvocati in Italia. L.M.

GIUSTIZIA: PENALISTI, ANM FINGE

DI NON CAPIRE MOTIVI SCIOPERO


(AGI) - Roma, 16 nov. - L’Anm “fa finta di non capire e interpreta le ragioni dell’astensione dei penalisti sul piano dei rapporti personali tra pm e giudici, mentre invece la questione che poniamo attiene all’equilibrio tra poteri e all’attuazione del precetto costituzionale della terzieta’ del giudice. Cio’ fa torto alla intelligenza nostra quanto a quella di chi critica il manifesto che abbiamo rivolto ai cittadini”.

L’Unione delle camere penali replica cosi’ alle critiche dell’Associazione nazionale magistrati sullo ’sciopero’ attualmente in corso: “La mancata separazione delle carriere e del relativo Csm - insiste l’Ucpi in una nota - fa si’ che il giudice condivida la carriera con il pm, e questo sia in termini di progressione sia in termini di disciplina. Se cio’ e’ offensivo, lo e’ per la terzieta’ del giudice, non altro”.

Dunque, avvertono i penalisti, “smetta l’Anm di assumere contegni sdegnati, espressione di una demagogia cui purtroppo sempre piu’ spesso quel sindacato indulge, e si confronti con la serieta’ che l’importanza del tema merita. E visto che ci siamo, risponda qualcosa sui temi oggetto dell’astensione: niente da dire sulle intercettazioni tra assistiti e avvocati? E sugli arresti nello studio di un avvocato di un assistito che si poteva fermare anche al portone? E sul segreto professionale?”.

Conclude l’Unione delle camere penali: “Chi difende la giurisdizione e la legalita’ dovrebbe essere in prima linea quando viene compulsato il diritto di difesa, perche’ dovrebbe sapere che soltanto nel pieno e libero esercizio di tale diritto puo’ celebrarsi un processo giusto e puo’ giungersi a un accertamento del fatto corretto. Strano che non ci sia nulla da dire”. (AGI) Pgi
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Di Loredana Morandi (del 14/11/2011 @ 18:47:51, in Giuristi, linkato 1710 volte)
GIUSTIZIA. SCIOPERO PENALISTI,
L'ADESIONE E' MASSICCIA




"Massiccia" e pressoché totale l'adesione allo sciopero "in difesa della difesa" da parte dei penalisti, con il rinvio di importanti processi in tutta Italia, come Why Not e Fastweb. Lo rende noto l'Unione delle camere penali, ricordando che l'astensione dalle udienze durerà l'intera settimana, fino a venerdì 18 novembre. I penalisti protestano da un lato contro "il pesante attacco" alla funzione difensiva, dall'altro per sollecitare al prossimo governo l'approvazione di "una riforma forense rispettosa del fondamentale principio di indipendenza dell'avvocatura e la ripresa del dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia".
A Verona ha avuto "grande successo" la prima delle due manifestazioni nazionali in programma (la prossima si terrà a Roma il 17 novembre), con la denuncia dei "casi più clamorosi" di violazione del diritto di difesa. Ma nell'occasione è emersa anche "grande preoccupazione" per il futuro della riforma forense alla luce del percorso di delegificazione imposto dalla legge di stabilità. Al riguardo, è stata annunciata per venerdì prossimo presso il Cnf la prima riunione dell''Officina dell'avvocatura' per un confronto sulla nuova situazione e mettere a punto proposte unitarie.
 
Roma, 14 novembre 2011
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Di Loredana Morandi (del 11/11/2011 @ 19:22:30, in Giuristi, linkato 1788 volte)

Indipendentemente dalle garanzie costituzionali che tutelano l'associazionismo sindacale e,  pur comprendendo lo sforzo di coordinare uno sciopero che ricomprenda i diritti di una categoria di libero professionisti, a mio avviso, nel corso di un rimpasto di governo, lo sciopero è privo di referenti istituzionali e parzialmente inefficace. Forse sarebbe stato meglio rimandare... L.M.

 

Unione Camere Penali: “Il nostro sciopero non è irresponsabile”



ROMA – “Irresponsabile è chi, come la  sezione dell’Anm di Napoli, specula sui rinvii dei processi, facendo  propaganda a buon mercato sugli omicidi stradali o le truffe, quando  sa che questi reati si prescrivono tutti i giorni per la lentezza  della giustizia, per le notifiche fatte male e non controllate da chi  dovrebbe, talvolta per la precarietà dei collegi, e per mille altre  ragioni”.

E’ la replica dell’Unione Camere Penali italiane  all’Associazione nazionale magistrati partenopea, che in una nota  pubblicata sulle pagine del Mattino, ha bollato come “irresponsabile”  lo sciopero indetto dai penalisti dal 14 al 18 novembre prossimi.    

Dotato di “scarso senso di responsabilità civile”, risponde  l’Ucpi in una nota, è “chi disinforma sulla lunghezza dei processi  che, come si è dimostrato fin dal 2008 attraverso una ricerca  statistica compiuta dall’Unione delle Camere Penali Italiane, fatta in collaborazione con l’Eurispes e mai smentita, si rinviano in  percentuale assolutamente minoritaria per richieste dei difensori e  degli imputati”. 

L’Anm di Napoli “non spende una parola – continua  la replica – sulle ragioni della protesta dei penalisti, non avendo  argomenti adeguati per ribattere, mentre attribuisce colpe in merito  alla prescrizione dei reati che non possono appartenere  all’Avvocatura, neppure in caso di astensione del difensore, visto che in tale ipotesi il corso della prescrizione viene sospeso; cosa ben  nota ai responsabili napoletani dell’Associazione magistrati che  dunque sul tema mistificano”. E ancora, “insinuante oltre che trita”,  continua l’Ucpi, è “la considerazione che a differenza di ogni altra  forma di sciopero l’astensione dalle udienze ha un prezzo economico”  per tutti ma non per gli avvocati: è vero esattamente il contrario,  gli avvocati sono professionisti che vivono del loro lavoro e non  godono di privilegi da ultra-casta”.    

Piuttosto, concludono i penalisti, “visto che è capitato  proprio in un procedimento pendente a Napoli, la sezione locale  dell’Anm chiarisca come mai sia stato possibile che le conversazioni  tra un avvocato ed il proprio difensore siano state intercettate e  trascritte per poi finire sui giornali. Ciò anche in considerazione  del fatto che comportamenti di questo genere, assieme al mancato  rispetto del segreto professionale, figurano proprio tra le ragioni  dello sciopero. Ragioni che, si sostanziano nella denuncia della  compressione del diritto di difesa e nella negazione del giusto  processo, temi fondamentali per chi ha senso di responsabilità  civile”.

http://www.corrieredelgiorno.com/2011/11/11/unione-camere-penali-il-nostro-sciopero-non-e-irresponsabile-29878/
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Di Loredana Morandi (del 03/11/2011 @ 05:50:46, in Giuristi, linkato 1745 volte)
La difesa è sotto attacco e
l'Unione reagisce proclamando l'astensione





Il diritto di difesa costituisce uno dei capisaldi dello Stato democratico ed il difensore ne è l’interprete essenziale. Muovendo da questa premessa, si è inteso  reagire ai molteplici attacchi condotti dalla magistratura verso la figura del difensore ed ai ritardi della politica nel dare concreta attuazione normativa al diritto di difesa, deliberando un’ astensione dalle udienze penali di 5 giorni, dal 14 al 18 novembre 2011. In costanza di astensione si terranno due manifestazioni nazionali ed assemblee a livello locale organizzate dalle Camere Penali territoriali.

Il diritto di difesa costituisce uno dei capisaldi dello Stato democratico ed il difensore ne è l’interprete essenziale: è questo il punto di partenza di una protesta attuata per reagire ad una congerie di accadimenti, di vario tipo e livello, tutti volti ad indebolire la figura del difensore.

Mentre impegnavamo le nostre energie per non far spegnere il dibattito sui temi fondamentali del giusto processo e per sospingere la riforma della professione forense verso l’approvazione, ecco che abbiamo dovuto registrare più episodi di convergente attacco al cuore dell’attività difensiva. 

Dev’essere chiaro che gli avvocati non intendono più tollerare le intrusioni illegali nel rapporto con il proprio assistito, le intimidazioni e le violazioni del segreto professionale, le intercettazioni e gli origliamenti dei colloqui tra cliente ed avvocato, l’irridente violazione degli studi professionali.

Aspiriamo ad un avvocato capace di garantire un effettivo presidio al diritto di difesa delle persone. Per questo, vogliamo che sia “autorevole”, cioè posto sullo stesso piano del pubblico ministero, “preparato”, dunque specializzato, e  “forte”, ossia non intimidito dai proditori attacchi di magistrati intraprendenti se non spregiudicati.

Ci fermeremo una settimana, ma non staremo fermi. Ci vedremo tutti a Verona, una delle città teatro dei fatti denunciati, e poi a Roma, per chiamare i politici ad esprimere una parola chiara e responsabile. E, comunque, dovunque ci sia, sola o insieme ad altre, una Camera Penale.

Visualizza la delibera di astensione della Giunta.
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Giustizia: Ucpi a Ferri (Mi), siamo aperti a confronto, ma prima risponda su motivi sciopero




Il segretario di Magistratura Indipendente chiede un confronto costruttivo con l'Unione delle Camere Penali per una giustizia efficiente e garantista, e i penalisti "sono pronti a qualsiasi dibattito, solo che bisogna mettersi d'accordo su alcuni concetti di fondo". Che il Pm sia "una parte pubblica che deve perseguire l'accertamento della verità", è per l'Ucpi una "questione indiscussa, ma proprio perché è una 'parte', il pm non può condividere carriera e disciplina col giudice, dunque si impone la separazione delle carriere".

Quanto all'art. 525 c.p.p., che è espressione di un "sacrosanto principio di garanzia secondo il quale è bene che il giudice che pronuncia una sentenza sia anche quello che ha ascoltato i testimoni", l'Unione Camere Penali fa notare come "da tempo si è dimostrato che il suo rispetto non comporta alcuna alterazione dei tempi processuali statisticamente influente, giacchè solo nell'1% dei casi (ricerca Eurispes 2008), si verifica una rinnovazione degli atti processuali". Riguardo la domiciliazione ex lege degli indagati presso il difensore di fiducia, l'art 157 del c.p.p. già la prevede, ma non è certo con le "finzioni", insistono i penalisti, "che si risolve il problema delle notifiche, che dipende in massima parte dalla sgangherata macchina amministrativa. Peraltro, se si continuasse sulla strada delle 'presunzioni di conoscenza degli atti da parte degli imputati', l'Europa, che già l'ha fatto in passato su questa materia - aggiungono- non potrebbe che censurare il nostro sistema".

Sulla competenza per territorio per l'Ucpi "nulla c’è da dire, perché risulta un po' oscura la presa di posizione del dott. Ferri al riguardo, mentre sulla custodia cautelare par di capire che anche il segretario di Mi la giudica eccessivamente applicata, e qui siamo finalmente d’accordo". Per i penalisti, "rimane un solo interrogativo: sulle intercettazioni delle conversazioni tra avvocati ed assistiti, sul segreto professionale, sugli arresti negli studi professionali, sulla criminalizzazione delle attività dei difensori, insomma su tutto quello che abbiamo denunciato nella delibera di proclamazione dell'astensione - concludono - come la pensa il segretario di Mi”?

Roma, 31 ottobre 2011

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http://www.giustiziaquotidiana.it/public/camera_penale_roma.jpg

La Camera Penale di Roma


sulle dichiarazioni del dott. Pezzuto, portavoce del ministro Brunetta, circa l’impegno che la CPR non avrebbe onorato nel fornire “le postazioni per la consultazione degli atti digitali presso il Tribunale di Roma”

osserva

la preziosa partecipazione della CPR, riconosciuta ed apprezzata per la qualità e competenza degli interventi all’interno del gruppo di lavoro sulla digitalizzazione degli atti processuali, è stata prestata nella fase di sperimentazione del sistema informatizzato.

Nella fase di elaborazione della proposta di sperimentazione, gli avvocati della Camera Penale di Roma si sono impegnati a contribuire al progetto, peraltro senza indicazioni precise, a condizione che il sistema fosse a regime.

La condizione tuttora non si è verificata, anzi, la sperimentazione è da tempo interrotta, certamente non per la insinuata inadempienza della CPR ma per ragioni che vanno cercate altrove.

Attualmente, permangono le difficoltà operative che, in sede di lavori preparatori, gli avvocati della Camera Penale di Roma hanno evidenziato quali insuperabili ostacoli alla consultazione informatica degli atti, primo tra tutti la navigabilità, sperimentata per qualche tempo all’ufficio GIP, ma non replicata in altri uffici secondo la prevista progressione della sperimentazione.

Si invita pertanto il portavoce del ministro Brunetta, dott. Pezzuto, a rettificare in tal senso le sue dichiarazioni.


Roma, 20 ottobre 2011

La Camera Penale di Roma

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Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 19:09:40, in Giuristi, linkato 1719 volte)
Giustizia: Ucpi a portavoce Brunetta,
su digitalizzazione cifre diverse da realtà dei fatti


Spigarelli, manca effettiva dematerializzazione atti processuali




"Dietro i numeri citati dal portavoce del ministro Brunetta, resta la realtà dei tribunali e delle procure, come quella di Roma, dove si è ancora in attesa delle postazioni per la consultazione dei fascicoli informatici". Il presidente dell'Unione Camere penali italiane Valerio Spigarelli, rispedisce al mittente l'ammonimento del portavoce del ministro Renato Brunetta, che venerdì scorso, "con perfetto tempismo rispetto ai lanci delle agenzie" in occasione del Congresso straordinario di Rimini dell'Ucpi, aveva "rimproverato" il leader dei penalisti di essere stato "incauto, e peggio, disinformato, nel dichiarare come le più volte preannunciate novità in tema di informatizzazione dei fascicoli o di notifiche elettroniche rimangano lettera morta'".

Spigarelli, ricorda che il portavoce del Ministro "ha esposto un lungo elenco di cifre che dimostrerebbero la consegna già avvenuta di scanner ed altro materiale nei tribunali italiani, concludendo poi in maniera un po' iattante che un buon avvocato dovrebbe leggere le carte prima di parlare". Lasciando da parte il "tono, giacchè la buona educazione è notoriamente un requisito non richiesto in politica e dunque neppure ai portavoce - risponde Spigarelli - resta il fatto che l'ammonimento non può che essere rispedito al mittente, visto che se il solerte addetto avesse aspettato un pò, e si fosse letto quello che commentava, avrebbe scoperto che nelle righe e nelle pagine successive della sua relazione, il Presidente Spigarelli aveva letteralmente dato atto di quel - poco- che si è fatto in tema, che peraltro quasi per nulla riguarda la giustizia penale, che è quella di cui si occupa l'Unione delle Camere Penali".

I numeri citati dal portavoce, replica ancora Spigarelli, "nel campo penale hanno, infatti, ben poco significato visto che non si specifica quanti dei citati macchinari siano stati effettivamente consegnati ai Tribunali Penali e quanti a quelli civili; quanti degli stessi siano stati consegnati agli uffici di Procura e quanti alle sezioni di Tribunale; quanti infine - fa notare - siano effettivamente messi a disposizione dell’avvocatura per la consultazione del fascicolo informatizzato". E soprattutto, non si chiarisce "in che modo sarebbe garantita la fruibilità del fascicolo processuale, requisito necessario per un' effettiva dematerializzazione degli atti processuali; fruibilità del tutto negata attualmente agli avvocati, poichè anche nei Tribunali dove è possibile ottenere le copie su supporto informatico - aggiunge ancora - i difensori sono di fatto costretti a ristampare il contenuto digitalizzato su carta".

Troppo spesso infatti, rileva il leader dei penalisti, la versione digitale dei fascicoli dei pm, relativi ad indagini prolungate nel tempo, "viene realizzata in maniera tale da creare, semmai, difficoltà di consultazione degli atti e scarsa conoscenza dei medesimi da parte dei difensori. Al punto che, processi nei quali il fascicolo delle indagini è costituito da centinaia di migliaia di pagine processuali vengono svolti senza che i difensori abbiano, realmente, disposto del 'tempo e delle condizioni necessari per preparare' una difesa effettiva come recita il precetto costituzionale".

Sulle notifiche elettroniche infine, il presidente Ucpi conclude che"nel campo penale sono sconosciute, per il semplice motivo che il ministero della giustizia non è neppure in possesso, allo stato, degli indirizzi di posta elettronica certificata degli avvocati. Tutte cose che un buon portavoce dovrebbe sapere".


Roma, 19 ottobre 2011

***

Giustizia: Spigarelli, portavoce Brunetta
continua a commentare ciò che non conosce




"Il portavoce del Ministro Brunetta continua ad essere tanto tempestivo quanto assai poco preciso ed informato, ed allora valga il vero". Il presidente dell'Unione camere penali italiane, Valerio Spigarelli, replica ancora una volta al portavoce del ministro Renato Brunetta, rispetto ai dati sulla digitalizzazione. "Il portavoce continua a non leggere quello che commenta", incalza il leader dell'Ucpi, "tant'è che non risponde al rilievo di non aver letto la relazione del Presidente Spigarelli, nella quale si indicava tutto quello che era stato fatto (seppur delineando una realtà ben lontana dai magniloquenti proclami del dottor Pezzuto, che chi frequenta i tribunali sa bene non essere corrispondenti al vero)".

Spigarelli fa notare come "la sperimentazione presso il tribunale di Roma è stata da tempo interrotta, e qualsiasi cosa che gli avvocati della Camera Penale locale si sarebbero impegnati a fare, era condizionata dalla messa a regime del sistema, cosa mai avvenuta, il che rende surreale l'affermazione sul punto del portavoce”. Non solo. Lo "scarica barile" sulla posta elettronica che emerge nell'ultima nota del portavoce, risponde il presidente dei penalisti, "non riguarda certo le Camere Penali, che infatti non vengono citate; il risultato però è chiaro, ed in linea con quel che era stato detto nella relazione di Spigarelli: le notifiche attraverso la posta elettronica non esistono in campo penale, nè a Roma nè altrove".

E ancora, quanto al fatto che i sistemi di digitalizzazione si risolvono spesso in una "complicazione per la consultazione dei fascicoli, sopratutto per quelli di grandi dimensioni - aggiunge - il portavoce nulla dice, perchè evidentemente non maneggia la materia". Ma “su di una cosa il portavoce del Ministro ha ragione”, conclude il leader dell'Ucpi: "la sua nota non è stata all'attenzione dell'Unione delle Camere Penali nei giorni del congresso ed in quelli immediatamente successivi, ma questo solo perchè c'erano cose più serie da commentare".


Roma, 19 ottobre 2011
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Mafia. Avviso di garanzia al Presidente
dell’Ordine degli avvocati di Agrigento

E’ allarme giustizia

Leggendo le cronache giudiziarie provenienti da Agrigento il lettore viene pervaso da un sentimento misto di soddisfazione e inquietudine nell’apprendere che nell’ambito dell’operazione antimafia “Maginot”, coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi e dai pm Giuseppe Fici, Rita Fulantelli e Fernando Asaro,  oltre ai dieci provvedimenti di custodia cautelare per persone accusate di essere i fiancheggiatori del boss di Campobello di Licata, Giuseppe Falsone, già recluso, figura tra i cinque gli indagati per favoreggiamento aggravato,spicca il nome di Nino Gaziano, presidente dell’ordine degli avvocati di Agrigento.

Non tanto perché è coinvolto, e questo potrebbe rientrare nella logica dei fatti siciliani, quanto per l’accusa che gli viene mossa.

Secondo la Procura,  Gaziano entrato in possesso fortuitamente di un fascicolo dal quale  emergeva che erano in atto intercettazioni per attività investigative, avrebbe invitato alcuni indagati sottoposti a intercettazioni ad evitare di parlare troppo.

Dicevamo che chi legge di queste notizie viene pervaso da un senso misto tra soddisfazione per il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, e inquietudine per come, personaggi di spicco della vita pubblica, vengono buttati nel tritacarne delle inchieste, apparentemente con troppa facilità da alcuni  PM siciliani.

Non siamo “addetti ai lavori”,  ma se le accuse che vengono mosse al penalista agrigentino sono quelle filtrate, c’è seriamente da preoccuparsi perché verrebbe intaccato il principio basilare del penalista, di difendere il proprio assistito anche attraverso utili consigli di attenzione nel parlare.

Qualsiasi avvocato avrebbe invitato il proprio assistito a maggiore prudenza nelle conversazioni telefoniche una volta appreso che il suddeto è oggetto di intercettazioni.  

In questo senso si è espressa anche la Corte di Cassazione con la sentenza 964/2005 a dimostrazione della aggressione alle facoltà difensive.

La Corte, infatti, non ritiene neppure di entrare in merito alle ipotizzate accuse di concorso esterno in associazione mafiosa o, subordinatamente, di favoreggiamento personale, limitandosi ad argomentare sulla questione affermando anzitutto che “la condotta tenuta xxxxxxxxxxi, così come descritta dall’ipotesi d’accusa, non presenta alcun aspetto di illegalità né sotto il profilo del concorso esterno in associazione mafiosa, né sotto il profilo del favoreggiamento”.

Nella parte conclusiva della motivazione la Corte ribadiva, citando una precedente decisione, che “…rientra nel fisiologico esercizio del diritto di difesa la divulgazione ad un proprio cliente di notizie relative ad un procedimento a suo carico purché l’acquisizione di tali notizie sia avvenuta in modo lecito e cioè, si può aggiungere, non in violazione della disciplina sulla segretezza degli atti d’indagine”.

Il caso affrontato dalla decisione richiamata appare ancor più sintomatico perché si riferiva ad un difensore che aveva avvertito un suo cliente del possibile arresto, avendo conosciuto gli atti di indagine per aver difeso un correo….”

Se avvertire un proprio cliente di un possibile suo arresto rientra nella lecite attività di tutela di un proprio assistito, logica vuole allo stesso modo sia legittimo che un avvocato, il quale apprende “lecitamente” che a carico del suo assistito sono in corso intercettazioni telefoniche, possa consigliarlo ad una maggiore prudenza nelle conversazioni.

L’Unione delle Camere Penali, per il caso di specie ( che appare molto simile a quello di Gaziano, almeno secondo le notizie note), osserva che “ Sembra allora evidente (oltre che il gravissimo attentato al diritto di difesa) che l’ulteriore problema che si pone attiene alla circostanza che le intercettazioni poste a fondamento addirittura del sorgere del procedimento penale, non solo erano lecite e irrilevanti penalmente, ma attingevano conversazioni tra un avvocato e proprio assistito, con conseguente inutilizzabilità processuale”.

http://www.osservatorio-sicilia.it/2011/07/15/mafia-avviso-di-garanzia-al-presidente-dell%E2%80%99ordine-degli-avvocati-di-agrigento-e%E2%80%99-allarme-giustizia/
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