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 fatima ...... di Lunadicarta
 
"
E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.Guai al mondo per gli scandali!

Gesù Cristo
"
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 19/07/2005 @ 12:49:30, in Indagini, linkato 1499 volte)

Il capo della P2 ha ricevuto un avviso di garanzia dai magistrati romani per il delitto del banchiere nel 1982, a Londra
Licio Gelli indagato per l'omicidio Calvi
Interrogato l'ex venerabile: non sono stato io, mandanti in Polonia

ROMA - "Non sono certamente io il mandante. Roberto Calvi è stato "suicidato" e i suoi assassini e i mandanti, secondo me, vanno cercati in Polonia". Si difende l'ex venerabile della loggia massonica P2, Licio Gelli, interrogato il 4 luglio scorso a Roma, in qualità di indagato dai pubblici ministeri, Maria Monteleone e Luca Tescaroli, che conducono l'inchiesta sull'omicidio del banchiere Roberto Calvi, ex presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato sotto il ponte dei Frati neri a Londra il 18 giugno del 1982. Gelli è formalmente accusato di essere uno dei mandanti della morte del banchiere assieme al faccendiere Flavio Carboni, la sua amica Manuelea Kleinsing, il boss mafioso Giuseppe Calò e l'imprenditore Ernesto Dioatallevi che nell'aprile scorso sono stati rinviati a giudizio e saranno processati il 6 ottobre prossimo con l'accusa di omicidio volontario premeditato.

Secondo l'accusa l'ex venerabile e gli altri imputati avrebbero provocato la morte di Roberto Calvi per "punirlo" di essersi impadronito di considerevoli quantità di denaro appartenenti ai boss di Cosa nostra e allo stesso Gelli. Una morte decretata anche per impedire a Roberto Calvi - scrivono i pm romani - "di esercitare potere ricattatorio nei confronti dei referenti politico-isituzionali, della massoneria, di appartenenti alla loggia P2, dello Ior (la banca del Vaticano), con i quali aveva gestito investimenti e finanziamenti di cospicue somme di denaro, anche provenienti da Cosa nostra e da enti pubblici nazionali". Ma Gelli, interrogato dai pm alla presenza del suo avvocato, ha negato tutto ed ha indicato ai magistrati romani altre "piste". Tuttavia l'ex venerabile concorda con i magistrati sul fatto che Roberto Calvi fu ucciso e non si suicidò.

Rispondendo alle domande dei pm Monteleone e Tescaroli, Gelli ha raccontato che conobbe Roberto Calvi negli anni '75-'76. Gli fu presentato dal generale Miceli e da Umbeto Ortolani, appartenenti alla P2. "Per me Calvi fu "suicidato" ha detto Gelli negando di avere avuto rapporti con il Banco Ambrosiano. Ci fu un solo contatto, nel 1981, quando fece un finanziamento al Banco Ambrosiano di Nassau per 10 milioni di dollari che gli furono restituiti un mese dopo.

Nell'interrogatorio Gelli parla anche della vicenda del Corriere della Sera e racconta che Tassan Din e Rizzoli gli chiesero una mano per vendere una quota del giornale. "Io - ha detto - misi solo in contatto loro con Calvi e non ho partecipato alle trattative".

Nei verbali di interrogatorio Gelli ricorda anche la sua fuga dall'Italia nel 1982 quando venne coinvolto nelle inchieste giudiziarie. Si rifugiò in Svizzera dove fu poi arrestato, ma dopo poco tempo evase clamorosamente. Come? "Ero andato in Svizzera per difendermi meglio ed ero fuggito dall'Italia quando ebbi sentore che mi volevano arrestare (Gelli indica in un avvocato la "talpa" che lo avvertì). Ai pm ha dichiarato: dopo essere stato arrestato in Svizzera "sono scappato perché ho trovato tutte le porte aperte". "Ricordo che la sera della mia evasione - ha raccontato l'ex venerabile - il direttore del carcere, accompagnandomi in cella mi disse che in Svizzera non è reato evadere, ed io l'ho preso in parola. La polizia svizzera mi diede una mano per far partire il furgone sul quale ero stato nascosto sotto una coperta".

Gelli ha fatto riferimento alla banca del Vaticano ed al "movente" che avrebbe provocato la morte di Roberto Calvi. "Una sera ero a cena con Calvi, era scuro in volto, mi disse che il giorno successivo doveva andare dal "Santissimo", in Vaticano, per avere 80 milioni di dollari che doveva pagare per fatture relative alla Polonia e che se non li avesse avuti avrebbe fatto saltare tutto". "Il fatto è del '79-'80 - ha dichiarato Gelli - e per questo ho detto che per trovare gli assassini di Calvi bisognava indagare in Polonia".

(19 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/cronaca/gell/gell/gell.html

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Di Loredana Morandi (del 27/06/2005 @ 12:44:30, in Indagini, linkato 1577 volte)

Qui sotto potete leggere l'articolo originale per il quale sono stata messa in croce, come se fossi una *pornografa*, da Buongiovanni, Neri, Mantellini, il tizio de Il Foglio.it, Pfaal, Vogliaditerra e tanti altri, compreso Caravita che intervenne solo per darmi della pazza mentre mi trovavo nella necessità di denunciare a Poltel il furto degli identificativi personali e delle password, su semplice richiesta di una donna fuggita in Egitto dall'Italia. Dopo vennero le minacce e altri reati contro la libertà di ogni cittadino.

Consiglio a cotanta scienza: cancellate i vostri blog. Sono una inutile perdita di tempo  indegna della professione del giornalista ma, soprattutto, non vi candidate come paladini dei diritti dell'utenza: NON LO SIETE! Io? Io ho già aperto la mia campagna politica contro la delinquenza commerciale del web.

CARCERI DELL'OCCUPAZIONE IRAQ: TUTTE LE FOTo

03.05.2004
by
@ 13:26

da http://bloggersperlapace.splinder.it/

Al servizio di Cbs news si aggiunge, sotto gli occhi di tutti, la denuncia del Daily Mirror sulle violenze agli iracheni ad opera dei militari usa e inglesi. Ai link che seguono trovate gli articoli e le foto di quello, che accade nelle carceri della occupazione e contro la popolazione civile irachena. Da Albasrah l'intera rassegna, ma anche da Memory Hole e sulla violenza alle donne. In questi mesi abbiamo ricevuto notizia di questi fatti tramite alcune lettere fuggite al controllo degli aguzzini. Loro, i potenti, si dicono disgustati. Specialmente Blair. Ma le primissime foto circolate nell'aprile 2003 riprendevano proprio i soldati inglesi per la foto ricordo con l'iracheno prigioniero legato, imbavagliato e sotto gli scarponi del "turista" armato fino ai denti. C'era da aspettarselo, una soldataglia composta in parte di uomini (e donne) esaltati e da facinorosi, lasciata allo stato brado in un paese occupato, sviluppa sempre queste tematiche. Da che mondo è mondo. Una raccomandazione sulle foto: resistete alla speranza che siano false.

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Di Loredana Morandi (del 22/06/2005 @ 12:53:59, in Indagini, linkato 1556 volte)

E' utile rivisitare il passato giudiziario del Punto Informatico, in quanto se ci si interroga politicamente sulle questioni legate ai brevetti del software e contestualmente si delinque in rete, si perde automaticamente la rappresentanza politica nei confronti dell'utenza. Utenza che viene vessata, danneggiata economicamente, spammizzata per pubblicità e quindi diffamata sistematicamente da il Punto Informatico. In fondo c'è una sola cosa vera in tutta questa vicenda: "Non si passa dal comune commercio al giornalismo." Questo ho detto al Centro di Documentazione per il giornalismo, questo dirò all'Ordine dei Giornalisti quando ricorrerò per diffamazione.

Punto Informatico condannato per diffamazione

di Alessio Balbi

Il quotidiano di casa De Andreis dovrà versare quasi 52 mila euro di risarcimento a Buongiorno.it per una vicenda legata allo scandalo spam della Lista Bonino. Una sentenza che fa vacillare il diritto di cronaca in Rete. Si è conclusa con una pesante condanna per la vicenda processuale che vedeva contrapposto il quotidiano della De Andreis editore al sito Buongiorno.it. Il Tribunale di Roma ha condannato Andrea e Roberto De Andreis in solido a versare nelle casse di Buongiorno la bellezza di 51 mila e rotti euro, pari a 100 milioni di vecchie lire. Una sentenza severa che pone fine ad una disputa durata oltre un anno ma solleva interrogativi sulla libertà di informazione in generale, ed in particolare online.

La De Andreis Editore era stata chiamata a rispondere dei reati di diffamazione e concorrenza sleale dalla Buongiorno.it SpA il 18 dicembre del 2000 in seguito alla pubblicazione su PI di un articolo riguardante lo «scandalo spam» della Lista Bonino. Contattati da HTML.it, sia i rappresentanti di Punto Informatico sia quelli di Buongiorno.it hanno preferito non commentare la sentenza. Di «problema legislativo gravissimo» ha parlato invece Enrico Pulcini, consulente della
Federazione Nazionale della Stampa (FNSI) nonché direttore di Infocity.it, il primo sito italiano ad essere riconosciuto come testata giornalistica. Pulcini arriva a lanciare l’idea di una tavola rotonda dei pionieri dell’informazione online nostrana per discutere il diritto di cronaca su Internet.

Tutto era iniziato con un articolo intitolato “
Bonino, mai tanto spamming in Italia”, apparso su Punto Informatico il 12 ottobre del 2000. Nell’articolo si parlava della condotta, successivamente giudicata illegale dal Garante per la Privacy, tenuta dalla Lista Bonino nel corso della campagna elettorale per le Europee 2000: in quel periodo, decine di migliaia di navigatori avevano ricevuto una valanga di spam elettorale da parte dei Radicali italiani (i quali erano stati anche premiati dalle urne per questo comportamento, ottenendo con l’8% il miglior risultato della loro storia).

Punto Informatico aveva denunciato «il ricorso agli indirizzari di numerose mailing list, da quelli di Netfraternity a quelli di Buongiorno.it,» cosa che non era piaciuta ai rappresentanti di quest’ultima società. In particolare, essi non avevano gradito la terminologia utilizzata da Punto Informatico, secondo il quale gli indirizzi degli utenti di B! erano stati «prestati» alla Lista Bonino. «L'Associazione Politica Nazionale Lista Marco Pannella ha semplicemente acquistato spazi pubblicitari all'interno delle newsletters gestite da Buongiorno.it,» avevano tenuto a specificare i legali di Buongiorno, diffidando PI dal proseguire su quella linea.

Punto Informatico aveva fatto appello al diritto di cronaca e si era arrogato la libertà di continuare a parlare di Buongiorno.it come di «un'azienda che ha prestato i propri servizi ad uno spammer». Era seguita la citazione in tribunale da parte di Buongiorno.it con la richiesta di 300milioni di lire come risarcimento per diffamazione e concorrenza sleale.

Nella
sentenza datata 28 febbraio, il giudice Alberto Bucci della Prima Sezione Penale del Tribunale di Roma ha assolto PI dall’accusa di concorrenza sleale; ma l’ha condannato pesantemente per diffamazione. Secondo il giudice Bucci, infatti, PI non può appellarsi al diritto di cronaca, in quanto non ha rispettato (con una verifica dei fatti definita «carente») il principio di verità della notizia. In sostanza, dice il giudice, la Lista Bonino ha tenuto un comportamento scorretto, ma il coinvolgimento di Buongiorno.it nello «scandalo spam» non è stato provato.

«Si tratta di un problema legislativo gravissimo,» dichiara Enrico Pulcini, che prescinde dal caso particolare per parlare del diritto di cronaca, soprattutto online: «Se passa l’idea che un grande gruppo economico può far condannare ad un risarcimento milionario una piccola testata, magari a conduzione familiare, nessuno farà più inchieste online».

«Tutti possiamo essere condannati,» spiega Pulcini: «ma mentre un giornalista del Corriere della Sera sa di avere alle spalle un gruppo che gli permette di affrontare una querela, cosa può fare un giornalista che lavora per un piccolo editore online?» Secondo Pulcini, sarebbe una buona idea se tutti i pionieri dell’informazione online italiana («Infocity, Punto Informatico, ma anche Interlex ed altri») chiamassero intorno ad un tavolo le varie parti in causa tentando di colmare un vuoto legislativo che non fornisce nessuna garanzia a chi fa informazione su Internet.

La sentenza di primo grado condanna la De Andreis editore ad un risarcimento di 51.645,68 euro per diffamazione, più altri 6.889,52 euro per le spese legali. Ricordiamo che, con l’approvazione dell’articolo 13 della legge sulla sicurezza 6 marzo 2001, è stata modificata la parte dell’articolo 593 codice di procedura penale che sanciva l’inappellabilità delle sentenze di condanna per diffamazione a mezzo stampa. Punto Informatico potrà quindi ricorrere in appello contro la sentenza.

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Di Loredana Morandi (del 22/06/2005 @ 12:47:28, in Indagini, linkato 1389 volte)

A beneficio della redazione di PUNTO INFORMATICO, che attualmente pubblica insulti gravissimi a me rivolti.

Art. 1 (Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47)

1. Dopo il primo comma dell'articolo 1 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, è aggiunto il seguente:
"Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, ai siti Internet aventi natura editoriale".

2. All'articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al secondo comma, dopo le parole: "sono pubblicate" sono inserite le seguenti: "senza commento";

b) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
"Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 agosto 1990. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono";

c) dopo il quarto comma è inserito il seguente:
"Per la stampa non periodica l'autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all'articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a propria cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata entro sette giorni dalla richiesta con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l'ha determinata";

d) al quinto comma, primo periodo, le parole: "trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma "sono sostituite dalle seguenti: "trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, e sesto comma" e le parole: 'In violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma" sono sostituite dalle seguenti: "in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, quinto e sesto comma".

e) dopo il quinto comma è inserito il seguente: "Della stessa procedura può avvalersi l'autore dell'offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblicano la smentita o la rettifica richiesta".

3. Dopo l'articolo 11 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, è inserito il seguente:
"Art. 11-bis - (Risarcimento del danno)

1. Nella determinazione del danno derivante dalla pubblicazione ritenuta lesiva della reputazione o contraria a verità, il giudice tiene conto dell'effetto riparatorio della pubblicazione della rettifica, se richiesta dalla persona offesa.

2. Quando il giudice procede alla liquidazione del danno in via equitativa, l'entità del danno non patrimoniale non può comunque eccedere la somma di euro 30.000. Il giudice non è vincolato al limite predetto nel caso in cui l'imputato sia già stato condannato, in sede civile o penale, con sentenza definitiva, al risarcimento del danno in favore della medesima parte offesa.

3. Nei casi previsti dalla presente legge, l'azione civile per il risarcimento del danno alla reputazione si prescrive in un anno dalla pubblicazione".

4. L’articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, è sostituito dal seguente:
"Art. 13 - (Pene per la diffamazione)

1. Nel caso di diffamazione commessa con il mezzo della stampa, consistente nell'attribuzione di un fatto determinato, si applica la pena della multa da euro 5.000 a euro 10.000.

2. Alla condanna per il delitto di cui al comma 1 consegue la pena accessoria della pubblicazione della sentenza nei modi stabiliti dall'articolo 36 del codice penale e, nelle ipotesi di cui all'articolo 99, secondo comma, del codice penale, la pena accessoria dell'interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da un mese a sei mesi.

3. L’autore dell'offesa non è punibile se provvede, ai sensi dell'articolo 8, alla pubblicazione di dichiarazioni o rettifiche.

3-bis. Nel dichiarare la non punibilità, il giudice valuta la rispondenza della rettifica ai requisiti di legge.

4. Con la sentenza di condanna il giudice dispone la trasmissione degli atti al competente ordine professionale per le determinazioni relative alle sanzioni disciplinari".

5. L’articolo 12 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, è abrogato.

Art. 2 (Modifiche al codice penale)

11. L'articolo 57 del codice penale è sostituito dal seguente:
"ART. 57 - (Reati commessi con il mezzo della stampa, della diffusione radiotelevisiva o con altri mezzi di diffusione)
Salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione, e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vicedirettore responsabile del quotidiano, del periodico o della testata giornalistica, radiofonica o televisiva, risponde dei delitti commessi con il mezzo della stampa, della diffusione radiotelevisiva o con altri mezzi di diffusione se il delitto è conseguenza della violazione dei doveri di vigilanza sul contenuto della pubblicazione. La pena è in ogni caso ridotta di un terzo".

2. L'articolo 594 del codice penale è sostituito dal seguente:

"Art. 594 - (Ingiuria). Chiunque offende l'onore o il decoro di una persona presente è punito con la multa fino a euro 5.000. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica, telefonica o telematica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa. Le pene sono aumentate qualora l'offesa consista nell'attribuzione di un fatto determinato, ovvero sia commessa in presenza di più persone".

3. All'articolo 595 del codice penale, i commi primo, secondo e terzo sono sostituiti dai seguenti:
"Art. 595 - (Diffamazione). Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo 594, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la multa da euro 1.500 a euro 6.000. La pena è aumentata se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato. Se l'offesa è arrecata con il mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, si applica la pena della multa da euro 3.000 a euro 8.000. Si applicano le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, nel caso in cui l'autore dell'offesa pubblichi una completa rettifica del giudizio o del contenuto lesivo dell'altrui reputazione. Alla condanna consegue la pena accessoria dell'interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da un mese a sei mesi, nelle ipotesi di cui all'articolo 99, secondo comma, del codice penale. Se l'offesa è arrecata ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentata sino al triplo".

Art. 3 (Modifica all'articolo 427 del codice di procedura penale)

1. Dopo il comma 3 dell'articolo 427 del codice di procedura penale, è inserito il seguente:
"3-bis. Il giudice può altresì condannare il querelante al pagamento di una somma da 1.000 euro a 10.000 euro a favore della cassa delle ammende".

Art. 4 (Norma transitoria)

1. Nel caso in cui la condanna a pena detentiva per i reati di cui alla presente legge debba essere ancora eseguita prima della data di entrata in vigore della legge stessa, ovvero, a tale data, sia in corso di esecuzione, la pena della reclusione è convertita in pena pecuniaria ai sensi dell'articolo 135 del codice penale.

Da .Com del 27 ottobre 2004

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Di Loredana Morandi (del 22/06/2005 @ 12:28:44, in Indagini, linkato 1318 volte)

Cari Lettori,

questa mattina ho ricevuto il secondo report dell'attacco hacker dal quale ho dedotto che è facile identificare il personaggio, addirittura potrebbe trattarsi di una vecchia conoscenza...

L'hacker utilizza una connessione web della Società Eutelia Spa, fornita alla Societa ASM, in via Lamarmora 230 di Brescia. In pratica è una persona che punta uno dei computer della ASM, che è la società municipale dei servizi di Brescia, contro i singoli files di questo sito.

Come tutti gli hacker è una persona che soffre di manie di grandezza, essendo nella realtà personcina mediocre e dipendente pubblico. Infatti la frequenza oraria degli attacchi indica che il tizio si siede al computer alle ore 8,30 e lascia il lavoro alle ore 17,30.

Io ho telefonato allertando entrambe le società, ma per la ASM la chiarificazione sull'orario di lavoro, in un contesto dove il personale fa più turni, è fondamentale perchè procederanno anche a livello amministrativo presso la società collegata Selene Spa.

Quanto alla redazione di Punto Informatico ho fatto una piccola indagine: uno solo fra di loro è giornalista. Tutti gli altri no, compreso Mantellini che non è giornalista.

L'unico giornalista, ovvero il direttore responsabile, che è la persona da citare per reati contro le libertà del cittadino italiano è il signor Paolo De Andreis, nato a Roma il 31.10.1970 e iscritto all'albo dei giornalisti il 7.03.2003 (scrive su una testata dal 1996, ma dalla data di iscrizione si deduce che sia stato inserito nell'albo "spintaneamente").

Attenti allora a chi date credibilità nel web: troppo comodo iscriversi ai google allert sulle nuove tecnologie e tradurre, qualche volta male, per spacciarsi poi come media o testata giornalistica autorevole.

Ultimo chiarimento: tutte le denunce sono inoltrate realmente presso le Autorità preposte.

L.M.

 

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Di Loredana Morandi (del 21/06/2005 @ 13:29:06, in Indagini, linkato 1347 volte)

A seguito del tentato hackeraggio di questa notte.

E' da ritenersi informato nonchè diffidato personalmente il signor Andrea De Andreis, cui ho telefonato oggi sull'utenza cellulare reperibile in rete, in merito ad altri danni, come facilmente dimostrabile dai tabulati in uscita della mia utenza telefonica, da contratto Telecom.

Spettabili Autorità,
 
Poltel
Garante Privacy
Carabinieri
Procura di Roma

 
per conoscenza

Signori Providers
 
Si richiede che la presente venga acquisita agli atti delle precedenti denunce nei confronti della testata giornalistica registrata al nr 51 del 7.02.1996, denominata PUNTO INFORMATICO, editore Andrea De Andreis, in quanto mandante e responsabile in solido di ogni danno e disturbo alla regolare gestione del sito web
www.giustiziaquotidiana.net , che è interamente dedicato alla pubblicazione dei comunicati stampa originali della Magistratura Italiana.
 
Si vedano i precedenti:
 
Rif: precedente segnalazione del 13.06.05 alle ore 15.45 circa
Rif: precedente segnalazione del 16.06.05 alle ore 17.24 circa
Rif: precedente segnalazione del 1.09.04
 
Si veda inoltre il forum pubblico sul quale il signor Andrea De Andreis, in qualità di editore, ha organizzato l'operazione denigratoria ai danni della scrivente sig.ra Loredana Morandi.
 
http://punto-informatico.it/p.asp?i=53477&r=PI
 
In settimana mi recherò personalmente per la ulteriore formalizzazione della denuncia presso vs sedi.
 
Distinti saluti.
Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 18/06/2005 @ 17:40:55, in Indagini, linkato 4098 volte)

Vedere qui:

http://www.giustiziaquotidiana.net/public/Chi_è_De_Andreis_Punto_Informatico.txt

http://www.giustiziaquotidiana.net/public/Chi_è_De_Andreis_Punto_Informatico2.txt

http://www.giustiziaquotidiana.net/public/Chi_è_De_Andreis_Punto_Informatico3.txt

http://www.giustiziaquotidiana.net/public/Chi_è_De_Andreis_Punto_Informatico4.txt

http://www.giustiziaquotidiana.net/public/Chi_è_De_Andreis_Punto_Informatico5.txt

http://www.giustiziaquotidiana.net/public/Chi_è_De_Andreis_Punto_Informatico6_firmato.txt

Tutte le pagine sono stampate e salvate, naturalmente.

Update: oltre alla solita gang del gangster (vedi qui sotto)

http://www.giustiziaquotidiana.net/public/la_solita_gang.txt

abbiamo suscitato anche l'interesse del Topo, che ci fregia di una sua citazione. Povero misero. Qui ha già scritto, ma non ha coraggio di farlo con nome e cognome. Chissà..., forse alcuni degli insulti sono proprio i suoi. Quale miseranda figura ad auto attribuirsi la paternità morale di tanta scienza.

Licenze Creative Commons NO grazie!

NON in mano loro o ruberanno tutto!

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Di Loredana Morandi (del 18/06/2005 @ 17:04:06, in Indagini, linkato 1409 volte)

Indagini e perquisizioni per una ventina di persone in tutta Italia
Tra loro alcuni minorenni. Passavano per i computer di ignari cittadini

Catania, presa banda di hacker attaccavano siti istituzionali

Contestato, per la prima volta il reato di associazione a delinquere finalizzata all'intrusione e al danneggiamento di materiale informatico.

CATANIA - Una banda di hacker che assalivano siti istituzionali mandandoli in tilt, o sostituendo le l'home page, è stata sgominata da un'operazione della polizia postale di Catania compiuta in diverse regioni italiane. Gli investigatori hanno compiuto perquisizioni nelle case di 20 indagati, 6 dei quali minorenni, su disposizioni della Procura della Repubblica di Catania e di quella per i minorenni. Per la prima volta in Italia, è stato contestato a dei pirati informatici il reato di associazione per delinquere finalizzata all'intrusione e al danneggiamento di sistemi informatici.

Secondo l'accusa i 20 si sarebbero organizzati tra loro per aggredire simultaneamente siti Internet istituzionali, come hanno fatto per esempio con quello dell'Università di Pisa, la cui home page è stata sostituita con quella di una radio, o a quella del sito delle finanze del governo che per 3 giorni è stata resa inaccessibile.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia postale di Catania, gli hacker riuscivano ad attivare i computer privati di ignari cittadini, con una tecnica denominata 'zombie', che attaccavano i siti istituzionali. La maggior parte dei computer erano di persone che erano completamente all'oscuro dell'iniziativa il cui sistema operativo era stato modificato dagli hacker con un 'Cavallo di Troia'. Secondo quanto riferiscono gli investigatori è la prima che in Italia viene scoperta una banda di hacker che operano in rete tra loro e al quale è contestato un reato di violazione telematica in concorso. Gli hacker sarebbero tutti giovanissimi e grandi conoscitori di sistemi informatici e di computer.

Fra i giovani indagati c'è uno studente di 17 anni di Frosinone. Lo studente è figlio di una coppia di commercianti molto conosciuti nel capoluogo ciociaro. Gli investigatori della polizia postale hanno fatto irruzione questa mattina nella sua abitazione, sequestrando un computer e diverso materiale informatico.

Il resto dell operazione si è sviluppato tra Milano, Bergamo, Rovigo, Savona, Bologna, Perugia, Teramo, Latina, Napoli, Bari, Foggia, Cosenza, Palermo, Reggio.

Secondo i sospetti della polizia postale, il giovane ciociaro e gli altri denunciati (tutti di buona famiglia) utilizzavano il programma di messaggistica istantanea mIRC per organizzare gli attacchi ai siti. Tra i nickname utilizzati dagli hacker c'erano nomi come Zeus o Sinapsi.

(18 giugno 2005)
http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/scienza_e_tecnologia/hackercatania/hackercatania/hackercatania.html

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Di Loredana Morandi (del 13/06/2005 @ 15:54:22, in Indagini, linkato 2477 volte)
Spett.le Punto Informatico
 
per conoscenza Poltel Roma,
Garante Privacy,
Carabinieri,
Servizio Abuse Aconet
 
Il Punto Informatico è una testata giornalistica registrata al tribunale di Roma, al nr. 51 del 7 febbraio 1996, ma purtroppo l'atto di leggerli è assolutamente diseducativo e controproducente per la netiquette del web.
Sono quasi una fucina di opere per tutti gli hacker e i cracker prezzolati del web, considerando che sono sempre i primi a mancare di rispetto agli utenti del web.
Se il loro intento è quello di garantire l'impunità a tutti delinquenti della rete o di violare la privacy degli utenti, facciano pure.
Io continuo a segnalarLi alle Autorità competenti di Polizia postale e al Garante della Privacy, per conoscenza ai Carabinieri, ritenendoli già abbastanza fortunati per aver scampato la denuncia penale per il loro scrivano signor Mantellini e la sua campagna denigratoria con i banner, creati da quel commerciante di Neri.
La diffamazione nel caso della Stampa è inoltre regolata anche dalla attuale legislatura in argomento e punibile in quanto tale.
Rammento che il mio nome e ogni cosa che io scrivo è da ritenersi di mia proprietà e non concesso (in nessun caso) alla redazione de Il Punto Informatico.
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Giornalisticamente mi domando:
Ma non vi vergognate di cotanta futilità?
 
Distintamente
 
Loredana Morandi
 
TESTO DA CANCELLARE:

Virgolette   

"(...) inequivocabilmente faccio parte del mondo dell'informazione e sono impegnata come persona e come donna. Quindi nota e recensita dai motori di ricerca nazionali e internazionali." Loredana Morandi da http://bloggersperlapace.splinder.it/

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ALLEGATO 1:
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Di Loredana Morandi (del 10/06/2005 @ 17:38:35, in Indagini, linkato 1427 volte)

Il perchè lo dice benissimo La Repubblica in questo articolo sui retroscena del sequestro, infatti il Sismi per la liberazione ha messo in pratica pesanti ingerenze ai danni della popolazione afghana. Ed io questo non posso condividerlo. L.M.

Qualcuno non voleva lo scambio con la madre di Timor Shah
Settori ostili alla linea di Karzai hanno boicottato le trattative

Era tutto pronto da mercoledì
Ostacoli e difficoltà da Kabul

Oggi all'arrivo a Roma la Cantoni sarà interrogata a Palazzo di Giustizia dai pm dell'Antiterrorismo
di LUCA FAZZO e CLAUDIA FUSANI
 
LA SVOLTA, quella vera, è arrivata nel pomeriggio di mercoledì. E' stato in quelle ore che gli agenti del Sismi all'opera da tre settimane in Afghanistan hanno ottenuto dal governo di Kabul la concessione che da giorni paralizzava le trattative per la liberazione di Clementina Cantoni, infilando ogni apertura in un cul de sac in cui ognuna delle due parti rifilava all'avversario l'onere della prima mossa. Invece mercoledì i nostri 007 ottengono che le porte delle durecarceri afgane si aprano per quattro detenuti. Si tratta di delinquenti comuni che fanno parte dell'elenco (un elenco elastico e mutevole, la cui composizione era stata modificata a più riprese nel corso del sequestro) delle contropartite chieste da Timor Shah per porre fine alla prigionia della giovane italiana. Il governo di Kabul si era sempre rifiutato di rimettere nessuno in libertà prima di un atto concreto dei banditi. Mercoledì, sotto la pressione continua di Roma, arriva la svolta: Kabul acconsente a fare uscire i quattro in una condizione di "semilibertà", affidati ad un garante e sotto il controllo diretto dei militari italiani. E' l'apertura decisiva. Ma anche stavolta, tutto fino all'ultimo poteva andare storto. E fino all'ultimo momento l'ottimismo non ha mai preso la mano tra chi aveva davvero il polso della situazione.

Ora che è tutto finito nel migliore dei modi, sarebbe quantomeno inesatto dipingere la gestione delle trattative per la liberazione della cooperante milanese come un percorso razionale e lineare. Al contrario, una lunga serie di inciampi di ogni genere ha costellato i ventiquattro giorni del sequestro.

Di questi inciampi sono stati responsabili diversi soggetti. Le organizzazioni umanitarie che a Kabul hanno agito tanto volonterosamente quanto scompostamente. Altri esponenti italiani responsabili di iniziative improvvide. Giornalisti che hanno cercato di giocare in prima persona un ruolo nelle trattative. Ma i condizionamenti peggiori sono stati quelli espliciti, deliberati che venivano dall'interno delle istituzioni afgane, dai settori impegnati in una opposizione strenua alla leadership di Hamid Karzai e che a più riprese hanno boicottato le possibilità di sblocco: a partire dall'irruzione più plateale di tutte, l'arresto della madre di Timor Shah.

In quel momento, la vita di Clementina Cantoni è stata appesa ad un filo. Solo a prezzo di sforzi incredibili gli uomini del Sismi il 26 maggio riescono a ottenere che la donna lasci il carcere e che venga affidata alla custodia dei militari italiani. Quando da Kabul arriva la telefonata che annuncia la consegna della madre del bandito, il sospiro di sollievo del capo del Sismi Nicolò Pollari e di Gianni Letta, responsabile politico dell'intelligence, si sente fino ai piani alti di Palazzo Chigi.

Oggi pomeriggio, appena sarà sbarcata a Roma, Clementina Cantoni verrà interrogata dai carabinieri del Ros e dai pm dell'Antiterrorismo. L'inchiesta per sequestro di persona ha già, verosimilmente, alcuni nomi nel registro degli indagati, a partire da quello di Timor Shah. Tutto da verificare è però se e come sarà concretamente possibile perseguire davvero i responsabili del sequestro, dopo il perfezionamento con la banda dell'accordo che prevede indubbiamente tra le sue clausole la garanzia dell'impunità. Anche di questa clausola si sono fatti sostenitori, nel corso delle tre settimane del rapimento, gli ambienti politici afgani accusati dai nostri 007 di costituire la copertura istituzionale dei rapitori.

Non si può parlare di mandanti politici, ma di coperture sì. La definizione più calzante al sequestro pare l'abbia data qualche giorno fa un alto dirigente dei nostri servizi: "E' come se avessimo davanti una banda di ladri a Palermo". Tradotto: un gruppo di cani sciolti che però agisce in una situazione in cui poco o nulla può avvenire senza il consenso di entità superiori. E' con queste entità superiori che il Sismi ha cercato continuamente di avviare un rapporto, badando però a non urtare la suscettibilità del governo ufficiale. Ma, sotto traccia, i contatti esistevano, e sono stati alla base dell'esito positivo.

Tre i passaggi decisivi, dopo la liberazione della madre di Timor Shah. L'ingresso in scena di un nuovo mediatore, nella giornata del 28, un capotribù con contatti di buon livello sia nella malavita che nelle istituzioni. L'arrivo, il giorno successivo, del video con Clementina in buona salute, e la telefonata in cui viene data la risposta ad una domanda-chiave per verificare l'esistenza in vita della donna: segno che il nuovo canale è stato accettato. Infine, l'identificazione del nome di tre rapitori e la localizzazione del covo, il 31: un segnale per dire ai rapitori che se la trattativa non si sblocca l'opzione dell'azione di forza è ancora aperta.

Ma non ce n'è bisogno. Ieri pomeriggio, lo scambio: la madre del bandito torna libera, l'incubo di Clementina finisce. Sono passati di mano anche dei quattrini? In caso affermativo, pochi spiccioli al confronto di quelli che servirono alla tragica liberazione di Giuliana Sgrena.

(10 giugno 2005)
http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/esteri/afrapito5/trattat/trattat.html

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