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 Shutoku .. Ryouko Yamagishi... di Admin
 
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La "domanda stupida" è il primo indizio di uno sviluppo totalmente nuovo.

Alfred North Whitehead
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 14/02/2012 @ 11:31:55, in Osservatorio Famiglia, linkato 6033 volte)
La presentazione è in corso adesso... L.M.

METER REPORT 2011 :
QUASI 90.000 BAMBINI ABUSATI
E 4.561 COINVOLTI NEL SEXTING


Scarica il Rapporto Meter 2011


I numeri che presentiamo sono eloquenti: dal 2003 ad oggi Meter ha contato 86.670 bambini abusati, 91.231 sfruttati sessualmente (filmini, prostituzione, foto), 4.561 oggetto di sexting. Si tratta, per quest’ultimo, di un nuovo trend: la molestia attraverso mezzi informatici (autoscatti osé, messaggi ed email). A questi numeri si sono contrapposti i dati di Meter nel 2011:

- 20.390 siti web monitorati;
- 1.087 comunità su social network segnalate alla Polizia Postale;
- 1.113 consulenze telefoniche;
- 28 vittime di abusi seguite dal Centro d’Ascolto e Accoglienza.

DA DOVE VENGONO I DATI E DOVE VANNO – I dati di Meter nascono dalla sua esperienza, ormai ventennale, in tema di monitoraggio della Rete internet. I bambini vengono contati uno per uno, così come vengono indicate le fotografie o i video presenti sui siti. METER NON SVOLGE INDAGINI PER CONTO PROPRIO, ma segnala alla Polizia Postale e delle Comunicazioni e alle autorità estere quanto accade per gli sviluppi del caso.
Meter è presente nel Database UNICRI (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute), collabora con il CNCPO (Centro Nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete Internet), grazie alla convenzione siglata nel 2008 per l’individuazione delle vittime di sfruttamento sessuale e di produzione di materiale pedopornografico. È appena il caso di sottolineare che i dati e le segnalazioni di Meter sono una mappatura preziosa del fenomeno e permettono di accelerare le indagini.

SEGNALAZIONI 2011: +48,11% RISPETTO AL 2010, SOCIAL NETWORK TRIPLICATI. GLI INTERNAUTI PRENDONO COSCIENZA – Passando all’analisi delle segnalazioni, nel 2011 abbiamo inviato 1.175 protocolli ufficiali. Queste hanno indicato, fra siti contenenti foto e video, migliaia di bambini e adolescenti sfruttati sessualmente, social network usati per scopi illeciti e indirizzi email di sospetti pedofili. In particolare:

Anno    Siti web segnalati    Riferimenti italiani    Social network
2010              13.766                   65                         315
2011              20.390                 140                      1.087

La maggior parte delle segnalazioni (94,3%) arriva dai domini web, mentre i social network toccano il 5,3%. Il resto è appannaggio delle email e BBS, ormai archeologia informatica. La crescita del numero di segnalazioni è avvenuta anche attraverso il form compilabile dagli internauti su www.associazionemeter.org; portale che indica l’efficacia delle attività di prevenzione e sensibilizzazione nello sviluppo di una coscienza collettiva a tutela dei minori. Salgono, infatti, a 1.094 le segnalazioni inoltrate dagli utenti rispetto alle 889 del 2010.

I SITI PEDOFILI: DOVE SONO I PERPETUATORI DI ABUSI SU MINORI? SONO IN MAGGIORANZA EUROPEI. RUSSIA CAPOLISTA. AUMENTI IN AFRICA DEL NORD E CINA – Dall’analisi dei dati del monitoraggio online, è possibile evidenziare come il Vecchio Continente sia caratterizzato dal maggior numero di domini a contenuto pedopornografico. L’Europa “vale” l’81,5% del totale, seguito dall’Asia  12,2), l’Africa (2,3), l’America (2,3) e l’Oceania (1,4). In un ideale “podio della vergogna”, i domini specifici dedicati alla pedofilia toccano, al terzo posto, la Spagna (0,94%) con 25 indirizzi. Al secondo posto la Repubblica Ceca (2,59%, 69 indirizzi) e al primo, con 2.263 indirizzi, la Russia (84,9%). L’Europa tocca 155 indirizzi totali, ossia il 5,83% delle rilevazioni. Le Americhe vedono gli USA al primo posto (77,3%, 58 siti), seguiti da Cuba (9 siti, 12%) e Repubblica Dominicana (10,6%, 8 siti). In Africa la Libia, con 78 siti, detiene il record continentale mentre l’Asia, India, Vietnam e Cina, rispettivamente con il 56,2%, il 15,5%, 14,5% guidano il trio dello sfruttamento pedopornografico. Chiude l’Oceania, dove le Isole Cocos (Australia) assommano al 58,3% delle segnalazioni, con le Tonga e le Tukelau (Nuova Zelanda) ambedue a pari merito col 20,8%. L’Italia ha un ruolo marginale, con soli 10 domini e lo 0,3% sul totale. Questo sembra essere incoraggiante: una spia del ruolo di contrasto che Meter svolge in collaborazione con la Polpost.

SOCIAL NETWORK: LA NUOVA FRONTIERA – Il confronto 2010-2011 mostra che le segnalazioni in tema di comunità e social network abbiano visto una crescita esponenziale. Alcuni sono stati chiusi, altri hanno iniziato a proporre materiale pedopornografico. Nelle rilevazioni di Meter sono entrate anche le comunità pedofile provenienti da Grou.ps, Blogspot, Twitter, Vkontakte. Scorgendo i dati si può notare che nel 2010 Grou.ps è in testa con 143 segnalazioni, seguito da Ning (88) e Facebook (42). Nel 2011 Grou.ps resta primo con 802 segnalazioni, 70 Grouply e 68 Vkontakte. Facebook aumenta di 10 unità e va a quota 52.

SEXTING, NUOVA VERGOGNA ED EMERGENZA - Il 2011 ha regalato anche il sexting, ossia il minore vittima di se stesso. Non bastavano infantofilia (abusi sessuali compiuti sui bambini da pochi giorni a due anni) e pedofilia culturale (movimenti e lobby per lo sdoganamento dello stupro dei bambini: perché QUESTO è la pedofilia!): adesso ecco il sexting. Si tratta dell’invio di immagini sessualmente esplicite o testi riguardanti il sesso attraverso strumenti informatici. Foto e video a sfondo sessuale realizzati con i cellulari e pubblicati online su social network e chat. Solo nel 2011, la ricerca Meter ha contato almeno 4.561 vittime: sono quelle accertate esaminando le immagini e indicando quelle che rappresentavano palesemente autoproduzioni.

NUMERO VERDE E TELEFONO ISTITUZIONALE, 22.000 CHIAMATE IN DIECI ANNI – Le telefonate ricevute quest’anno al numero 800.455.270 sono state 1.133. Arrivano come sempre richieste di aiuto riguardanti la tutela e il benessere del minore e della famiglia. Sicilia (719 chiamate), Lazio (95) e Veneto (35) sono ai primi posti per il numero di richieste. Chi telefona chiede consulenze agli esperti e denuncia sospetti di abuso, seguono l’assistenza psicologica, giuridica, informatica e il sostegno spirituale. Dall’estero sono arrivate 84 telefonate, a riprova dei rapporti internazionali dell’Associazione Meter.

IL CENTRO ASCOLTO E ACCOGLIENZA - Importante anche il contributo – collegato ai contatti – del Centro Ascolto e Accoglienza Meter che offre aiuto al minore ed alla famiglia. Un’equipe di tecnici della riabilitazione psicologica, medica e neuropsichiatrica insieme ad esperti legali e informatici accompagna gli utenti che scelgono di rivolgersi alla nostra realtà nel percorso di scoperta e risoluzione del problema con attività di consulenza specifiche a seconda delle situazioni esposte.
Le richieste arrivate al Centro riguardano problemi derivanti da abuso sessuale, anche presunto, da figli contesi in separazione (14,1%), seguiti dalla consulenza giuridica (13,3), dal sostegno spirituale (12,6) e dalla scoperta, dopo anni, di abusi sui figli da parte di parenti di primo grado (11,8).

PRESENZA PUBBLICA: 16.000 PERSONE INCONTRATE NEL 2011 – Meter registra il numero dei partecipanti ai suoi eventi. Quest’anno, con 84 convegni e incontri di formazione-informazione, richiesti da Enti pubblici e privati appartenenti a tutto il territorio nazionale, ha incontrato 16.190 persone in Università, comunità, simposi, associazioni. Spesso Meter viene invitata a partecipare e intervenire su temi quali pedofilia e abuso, problematiche sulla famiglia e minori.

METER A SERVIZIO DEI BAMBINI NELLA CHIESA – Anche nel 2011 la Chiesa e Meter hanno collaborato. L’associazione si pone come opera educativa verso preadolescenti, adolescenti e giovani nell’ambito di un percorso di accompagnamento sulle nuove forme d’abuso e sfruttamento. Su richiesta di Diocesi e parrocchie, Meter ha partecipato a eventi rivolti al clero (convegni, conferenze, incontri, corsi di formazione), incontri privati e udienze con i vescovi, celebrazioni religiose. Ad oggi ha collaborato con 44 Diocesi in Italia, che hanno richiesto la formazione su tematiche di attualità legate agli aspetti giuridici, psicologici e sociali sui minori. Per il ruolo pedagogico conquistato negli anni, molti vescovi hanno adottato lo stile e il percorso educativo con la creazione di Gruppi Meter all’interno delle diocesi. Le tematiche riguardano la pedofilia, gli abusi sessuali ai minori, i pericoli di internet e i nuovi media, la religione. Quest’anno abbiamo approfondito l’aspetto relativo all’educazione sociale con la diffusione e la realizzazione di un progetto innovativo “Traccia educativa per una pastorale di prossimità contro gli abusi”, rivolto alle Diocesi che attraverso corsi di formazione e aggiornamento coinvolgono sacerdoti, educatori, catechisti, famiglie, volontari, movimenti, gruppi e confraternite. L’obiettivo è dare vita ad una pastorale integrata con modalità adatte ai territori e alle circostanze grazie alla formazione permanente. Il Papa, da qualche anno, ricorda la GBV – Giornata dei Bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza che prende il via il 25 aprile di ogni anno e si conclude la prima domenica di maggio; “ Un speciale saluto ai rappresentanti dell'Associazione 'Meter', promotrice della Giornata nazionale per i bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell'indifferenza. Li incoraggio a proseguire la loro opera di prevenzione e di sensibilizzazione delle coscienze al fianco delle varie agenzie educative: penso in particolare alle parrocchie, agli oratori e alle altre realtà ecclesiali che si dedicano con generosità' alla formazione delle nuove generazioni.” (Messaggio del Santo Padre in occasione della XV GBV, 2011). Quest’anno la Giornata Bambini Vittime è giunta alla XVI edizione.

SCUOLA - Meter agisce all’interno della Scuola grazie all’attivazione di Protocolli d’Intesa sottoscritti tra l’Associazione e gli Istituti di Istruzione di ogni ordine e grado. Lo scopo è quello di sancire un accordo che abbia come fine ultimo l’instaurarsi di un’alleanza educativa per un intervento preventivo sui temi che più da vicino toccano i minori.

Le finalità sono molteplici e tutte incentrate sulla tutela del minore:
1) migliorare la qualità della vita dei bambini e degli adolescenti per assicurarne un sano sviluppo psico-fisico;
2) svolgere iniziative contro lo sfruttamento sessuale sui minori e contro ogni altra forma di aggressione fisica, culturale, psicologica e spirituale perpetrata sugli stessi;
3) promuovere e sostenere iniziative che agevolino proposte educative della famiglia rivolte alla tutela dei bambini, attraverso un percorso di formazione nel rispetto della loro identità culturale, politica, sociale e religiosa;
4) sostenere e realizzare progetti di legge volte a migliorare la normativa esistente a tutela dei diritti inviolabili della persona umana e, conseguentemente, del fanciullo.

Tra il 2002 e il 2011 Meter ha incontrato quasi 70.000 studenti (per la precisione 69.618). Numerose sono le pubblicazioni di Meter a disposizione degli operatori del settore o di chi volesse conoscere il fenomeno e come arginarlo. Le testimonianze raccolte nell’ultimo libro “Abbiamo ritrovato la vita” (San Paolo - 2011), sono la dimostrazione che Meter riesce a liberare le vittime dal peso che li copre, ridando speranza per un presente migliore.

CONSIDERAZIONI E STRATEGIE - Non possiamo non sperare che questa “piaga globale” possa essere sempre più contrastata non solo con le azioni di repressione ma con impegni educative, formative e culturali capaci di trasformare il disumano atto esecrabile di abuso in un autentico atto di amore e di rispetto per l’infanzia. Il fenomeno non si limita - è tesi consolidata negli ultimi anni - alle frontiere di un solo paese o di una sola cultura, anzi l’abbassamento della responsabilità individuale, collettiva (politica, religiosa, culturale, educativa e formativa) incide nella “normalizzazione del fenomeno” che genera assuefazione all’abuso e nessuna indignazione. La negazione dell’abuso difronte all’evidenza - basterebbe “guardare” i milioni di immagini e video prodotti - genera nuovi perpetuatori di abusi sull’infanzia e appiattisce la coscienza. Meter in risposta a questo fenomeno istituisce ufficialmente l’OS.MO.CO.P.

OS.MO.CO.P. - Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia e il nuovo Portale - L’OS.MO.CO.P. e le sue funzioni sono consultabili nel nuovo portale di Meter (www.associazionemeter.org) che viene immesso online proprio oggi. E’ un Ufficio altamente specializzato per la ricerca e l’elaborazioni dei flussi dati della rete internet, dove operano e rispondono professionisti qualificati ed esperti per ogni situazione di azioni dannose sui minori, su problemi di disagio, maltrattamento, sfruttamento e violenza.
Ha inoltre la funzione di collettore della raccolta delle segnalazioni da utenti internet che navigando si imbattono su siti con contenuto ritenuto pedofilo o lesivo per i minori, esperti provvedono immediatamente alla valutazione per inoltrare la denuncia alle autorità competenti di tutto il mondo. Inoltre ha come obiettivo di informare gli utenti su come monitorare e denunciare siti sospetti, per questo il canale preferito per la sensibilizzazione è favorire l'uso corretto di Internet. In collaborazione con esperti professionisti nel campo non solo dell’informatica, ma anche quello della psicologia, della neuropsichiatria infantile, della giurisprudenza, che forniranno un apporto concreto nell’analisi del fenomeno e nel fornire indicazioni strategiche nella formazione e nella prevenzione.
Opera presso le scuole, con progetti altamente specialistici e formativi in materia di tecnologia informatica, collocandosi all’interno degli enti richiedenti.
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Ci teniamo a precisare che:
I Report Meter sul lavoro di monitoraggio internet, hanno una credibilità e attendibilità del 100% poiché i dati delle nostre segnalazioni sono riscontrabili presso gli uffici del Ministero dell’Interno
in virtù della convenzione siglata nel 2008 tra Meter Onlus e Polizia Postale.
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Di Loredana Morandi (del 14/02/2012 @ 02:38:01, in Osservatorio Famiglia, linkato 5500 volte)
Una ragazza è stata barbaramente uccisa a causa di quel materiale. L'avvocato ricorrerà, possiamo starne certi. Ma la pena assegnata a Stasi è comunque da definirsi ridicola. La vita dei bambini in Italia non significa nulla.. e non si può andare avanti così. L.M.

Materiale pedopornografico nel pc,
Stasi condannato

Il carcere diventa una multa di 2500 euro

E' stato interdetto dagli incarichi nelle scuole e in tutte le attività a contatto con minori. Il legale Giulio Colli sta valutando se presentare appello alla sentenza.

Pavia, 13 febbraio 2012 - E' stato condannato a 30 giorni di carcere, poi trasformati a 2.540 euro di multa per detenzione di materiale pedopornografico. Non ha pace Alberto Stasi, assolto anche in appello nello scorso mese di dicembre per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, assassinata a Garlasco.

Pena aggiuntiva. Stasi inoltre è stato interdetto dagli incarichi nelle scuole e in tutte le attività a contatto con minori. Stasi non ha commentato la sentenza, il legale Giulio Colli sta valutando se presentare appello alla sentenza.

Finito davanti al giudice per l'udienza preliminare di Vigevano nel 2009 con la doppia accusa di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico, l'ex bocconiano era stato prosciolto per la divulgazione di filmati hard con protagonisti bambini anche in tenera età. Rinviato a giudizio per il solo reato di detenzione di video proibiti, quindi, l'accusa si era ristretta a 17 frammenti di immagini per i quali il giudice ha deciso di condannarlo.

http://www.ilgiorno.it/pavia/cronaca/2012/02/13/667616-Stasi-Pedopornografia-Condannato.shtml

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Questo articolo da Repubblica stranamente tratta malissimo la Procura, con un giochetto non troppo pulito sulla creazione di fascicoli d'indagine del tutto differenti, affidati come è ovvio a pm diversi, tra la denuncia della madre e l'omicidio del figlio compiuto dal padre presso il centro assistenziale di San Donato. Vero è che la vita dei bambini in Italia non vale niente, mentre di fatto nel paese muore una donna ogni due giorni e spessissimo con lei muoiono anche i suoi figli. Il caso odierno è eccezionale, lo è la sentenza assolutoria, così come è eccezionale la oggettiva incapacità di giudizio degli assistenti sociali e l'assenza di misure precauzionali interne alla struttura. In merito a questi requisiti, che accomunano tutti gli assistenti sociali d'Italia, bisogna dire che la a-specificità professionale è il solo comune denominatore. Gli assistenti sociali non sono psichiatri, non sono sociologi e non hanno alcuna esperienza in campo criminologico, medico, infermieristico o dell'insegnamento.  Perché allora non creare un percorso formativo obbligatorio che preveda l'affiancamento alle forze di polizia per 6 mesi? Con la Digos, magari. Chissà allora se questa professionalità così emergente ed invasiva nelle famiglie italiane, acquisirà la capacità di riconoscere un brutto ceffo da una persona normale con delle difficoltà... L.M.

Uccise il figlio affidato ai servizi sociali
Educatori assolti: "Il fatto non sussiste"

Il giudice delle udienze preliminari accoglie la richiesta dell'accusa per il caso del bambino affidato a un centro sociale ucciso dal padre durante un colloquio settimanale a San Donato


di SIMONE BIANCHIN

Il tribunale li ha assolti con formula piena. Secondo il gip Vincenzo Tutinelli le assistenti sociali Nadia Chiappa e Elisabetta Termini e l'educatore Stefano Panzeri, finiti sotto processo dopo che il 25 febbraio 2009 non riuscirono a evitare che un padre impazzito sparasse alla nuca del figlioe poi lo accoltellasse al cuore, prima di suicidarsi, sono innocenti.Erano accusati di concorso omissivo colposo in omicidio doloso: ma secondo il giudice loro avrebbero agito correttamente; e di conseguenza la strage è stata ritenuta non prevedibile e non evitabile. Per il giudice, da parte loro c'è stata «una superficiale valutazione del pericolo rappresentato».

Il pm: "Educatori senza colpe"

Antonella Penati, 44 anni, la mamma di Federico, il bambino di9 anni ucciso dal papà, non può darsi pace: «Il tribunale ha commesso un'ingiustizia feroce, la responsabilità della morte di mio figlio è di quelle persone, che continueranno a lavorare con i bambini. Vorrei che arrivasse la voce di mio figlio, perché questa sentenzaè uno scandalo che nega la verità». Quella mattina nel Centro socio-sanitario della Asl di via Sergnano a San Donato il pericolo arrivò da un padre indiavolato, Mohammed Barakat, egiziano di 52 anni, macellaio, precedenti per droga, capace di entrare al centro dove c'era suo figlio per un incontro protetto con lui, e di sparargli, accoltellarlo quattro volte, e infine di accoltellarsi a morte. Tutto premeditato. Inutile e tardivo fu l'intervento di un assistente e un medico del centro, che tentarono di allontanare l'egiziano dal figlio, scagliandogli addosso una sedia di plastica e innescando lo spruzzo di un estintore.

Il 26 gennaio 2009, un mese prima della tragedia, Barakat era stato denunciato per minacce dalla moglie. Lei, sorella di un ex carabiniere, era andata dai militari dell'Arma a dire che l'ex marito le aveva annunciato le sue intenzioni, e che tutta questa rabbia trovava radici nel fatto che non aveva accettato la separazione. Antonella aveva chiesto che gli incontri protetti tra il bambino e il padre venissero sospesi.

A quanto pare non era stata creduta: ancora due mesi dopo la tragedia la procura aveva chiesto ai carabinieri di indagare sulla sua denuncia e di sentire anche «la versione di Mohammed», dimenticandosi che fosse morto. Ieri l'ultimo atto giudiziario.

Il pm Gianluca Prisco aveva chiesto l'archiviazione delle accuse a carico dei tre indagati. Di fronte a questa richiesta la sentenza di assoluzione, almeno tecnicamente, non sorprende. La mamma del bambino si chiede se l'unica soluzione possibile per salvare suo figlio avrebbe dovuto essere allora quella di fuggire all'estero: «Insomma dovevo commettere un reato per salvarlo?».(10 febbraio 2012)

http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/02/10/news/uccise_il_figlio_affidato_ai_servizi_sociali_educatori_assolti_il_fatto_non_sussiste-29661377/
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La vita dei bambini ha davvero pochissimo peso nell'attuale società italiana. Il vero caso insoluto dell'omicidio di Melania Rea è l'accanimento nel voler condurre la piccola Vittoria in carcere, per rivedere il volto che ha già visto nello stesso giorno dell'omicidio di sua madre. Ma come? Se il pubblico ministero dichiarò di volerla interrogare? In nome di quale genitorialità se l'uomo, con una amante ufficiale e numerose storie di sesso e ricatto, nei giorni della finta ricerca chattava con i trans?  L.M.

Parolisi, violento e dominatore

"Ha ucciso Melania perchè
voleva ribellarsi a questo rapporto"


Foto e video: L'incontro tra Salvatore e la figlia

Questo l'identikit psicologico fornito dalla criminologa Margherita Carlini nominata consulente dei Rea. L'avvocato Gionni ha depositato una memoria in Procura

di Natalia Encolpio

Ascoli, 8 febbraio 2012 - L'avvocato Mauro Gionni (legale della famiglia di Melania) ha depositato questa mattina una memoria per i Rea come persone offese ed ha annunciato che si costituiranno parte civile. Gionni ha nominato come consulente la criminologa Margherita Carlini ed ha allegato una sua relazione che spiega la genesi e l'identikit del crimine. Pagine cha raccontano e illustrano i retroscena psicologici che inescano il delitto.

Per la Carlini "l'omicidio di Melania può essere considerato un omicidio di prossimità". Ovvero quegli omicidi che si consumano in un contesto di relazione. Le vittime di questa tipologia di omicidi - spiega la Carlini - sono prevalentemente donne che hanno un'età compresa tra i 25 e i 35 anni. In Italia viene uccisa una donna dal proprio marito, convivente, fidanzato o ex circa ogni 96 ore. Gli autori degli omicidi sono uomini, in più del 75% dei casi, mariti o conviventi. La maggior parte di questi omicidi è preceduta da maltrattamenti".

"La violenza all'interno di una coppia non si presenta in modo improvviso e casuale ma segue meccanismo ben precisi che vegono definti come spirale del controllo e della violenza - prosegue la Carlini -. Le fasi di violenza vengono alternate a false riappacificazioni. Sono i momenti in cui l'aggressore chiede scusa per i suoi comportamenti, piange, si dispera, promette di cambiare e promette amore eterno. Questa fase, definita luna di miele, è assolutamente falsa e strumentale e serve all'uomo per creare ancora più confusione nella donna e quindi per legarla ancora di più a se stesso. In realtà quando la donna inizierà a ribellarsi per uscire dalla violenza, l'abusante l'aggredirà fisicamente, nel tentativo di riprendere in mano le redini della situazione".

E questo, per la Carlini, è quanto avvenuto tra Salvatore e Melania. "La genesi dell'uxoricidio - spiega La Carlini - è dato dal desiderio/necessità di possesso. Il rapporto tra Salvatore e Melania è basato sul dominio e la possessività. Nel momento in cui la donna sceglie di allontanarsi dalla situazione di controllo o di umiliazione nasce un conflitto all'interno della coppia che si trasforma in violenza e può arrivare all'omicidio. Anche nel contesto relazionale Salvatore-Melania si è verificato il conflitto. E' la ribellione della preda che non accetta più le angherie a creare frustrazione sentimenti d'inferiorità intollerabili per il soggetto predatore. E allora colui che finora aveva dominato perde la posizione di controllo, vacillano le sue certezze indispensabili per la salvaguardia della sua fragile identità. Ecco quindi l'azione violenta, come tentativo estremo, di riprendersi uno status quo".

Natalia Encolpio

http://www.ilrestodelcarlino.it/ascoli/cronaca/2012/02/08/665295-parolisi_violento_dominatore.shtml

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Di Loredana Morandi (del 09/02/2012 @ 08:01:53, in Osservatorio Famiglia, linkato 1970 volte)

Una sentenza poco convincente, almeno quanto quella del caso Meredith, che lascia insoluto un omicidio di prossimità, così sono definiti gli omicidi familiari o in seno ad una relazione. Speriamo nel ricorso del PM perché anche alla luce dell'ultimo infanticidio, quello dell'Angelo volato da ponte Mazzini a Roma come le altre centinaia di casi simili,  sappiamo che il violento è sempre il maschio della specie perché non è dotato in natura dell'istinto materno, figurarsi sotto l'effetto della cocaina. Se ci sono i servizi sociali a Genova è opportuno che invigilino sui rapporti con la ex moglie e i figli nati dalla precedente relazione. Rammentiamo che a carico del Rasero  in primo grado c'erano gli elementi certi del "morso"  al bimbo ucciso e il "dna sul piedino".  L.M.

Chi ha ucciso il piccolo Ale?

 

Genova - Se non è stato lui, Giovanni Antonio Rasero, chi ha ucciso il piccolo Alessandro Mathas, 8 mesi, morto con la testa massacrata contro un muro nella notte tra il 15 e il 16 marzo 2010?

La sentenza della corte d’assise d’appello del tribunale di Genova, pronunziata dopo oltre 5 ore di camera di consiglio, che ha completamente riformato la sentenza di primo grado con la quale Rasero era stato condannato a 26 anni di reclusione per omicidio volontario, pone questa domanda come fondamentale per ottenere giustizia. Chi è stato. Chi, quella notte, ha preso la testa del piccolo Alessandro e l’ha sbattuta ripetutamente contro il muro, chi ha massacrato un bambino così piccolo, chi non ne ha ascoltato il pianto disperato.

Secondo la corte d’assise d’appello non è stato Giovanni Antonio Rasero che con la madre di Alessandro, Katarina Mathas, condivideva il letto e la cocaina. Dopo quella notte orrenda, Rasero e la Mathas si sono accusati reciprocamente e oggi, dopo che la corte d’assise d’appello, in nome della vecchia norma che prevede un’ assoluzione in presenza d’insufficienza di prove, ha restituito la libertà a Rasero è lei che torna sotto la lente d’ingrandimento della giustizia. È e resta indagata, Katerina Mathas, che stasera si dice «allibita» per quell’assoluzione.

Il processo è stato lungo e difficile, pieno di contraddizioni e versioni dei fatti sempre diverse, di accuse reciproche, racconti fatti e smentiti, perizie e consulenze, le accuse di un ex amante alla madre di Alessandro. E dubbi, tanti dubbi. Katerina Mathas era stata per qualche tempo in prigione poi venne scarcerata mentre Rasero rimase in carcere. Eppure, nella sentenza della corte d’assise la madre di Alessandro non ne usciva completamente indenne. Scriveva il giudice: «L’atteggiamento complessivamente inerte e omissivo della Mathas è una conferma indiretta del suo coinvolgimento nella morte del figlio Alessandro».

«Aspetteremo le motivazioni della sentenza per valutare cosa fare nei confronti di Katerina Matha», si limita a dire il procuratore capo facente funzioni di Genova, Vincenzo Scolastico. Che spiega: «Noi abbiamo esercitato l’azione penale, convinti che ci fossero solidi elementi di accusa nei confronti di Rasero. Spetterà ora al Procuratore generale valutare le argomentazioni della Corte d’Assise d’Appello e decidere se impugnare o meno la sentenza».

La difesa di Rasero si aspetta il ricorso in Cassazione, ma si dice anche pronta a difendere fino in fondo l’innocenza del giovane. «Negli atti ci sono tutti gli elementi - è la tesi dell’avvocato Luigi Chiappero, che assiste il broker insieme a Andrea Vernazza - per dire che è innocente. Questa è una sentenza importante, non era facile pronunciarla per la grande pressione mediatica sul caso». Ma non è finita: a due anni di distanza la morte del piccolo Ale non ha ancora un colpevole.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/02/08/APKCfmqB-ucciso_scheda_piccolo.shtml
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Di Loredana Morandi (del 08/02/2012 @ 09:12:11, in Osservatorio Famiglia, linkato 1972 volte)
La donna uccisa ieri dal marito è la 17ma o 18ma dall'inizio dell'anno. Un anno che a questi ritmi lascia temere il superamento della quota 200 vittime di sesso femminile. Il record assoluto di questo caso è che un femminicidio possa avvenire anche in seno ad una caserma dell'Arma dei Carabinieri, con tutto quel che ne consegue in indagini, accertamenti, responsabilità dei presenti e del comandante del presidio. Inutile mentire sull'uomo che ha rovinato la vita delle sue due figlie uccidendone la madre davanti ai loro occhi, questo qui non era separato dalla propria genitorialità che da una scala di pochi gradini. E' sì il gesto di un folle, senz'altro amore che per se stesso, ma non è un caso isolato. Anzi è giusto dire l'esatto opposto: gli psicolabili sono istigati dal martellamento dei media sul lagnisteo dei "padri separati" e le loro associazioni che chiedono incessantemente denaro alle amministrazioni pubbliche. Come per il caso Cogne, il cui impatto mediatico trainò provocando altri figlicidi nei primi trenta giorni dal fatto, anche l'impatto mediatico delle lamentazioni ipocrite sta ottenendo i suoi frutti. Le responsabilità di certe associazioni aumentano, perché la follia di pochi strumentalizzata per denaro in abuso della credulità popolare sta divenendo ideologia del reato di strage. L.M.

Palermo, tragedia in caserma


Carabiniere spara alla moglie

e si suicida davanti alle figlie

Un carabiniere ha sparato alla moglie e poi si è tolto la vita. La tragedia è accaduta negli alloggi dell’Arma dopo un violento diverbio tra i due

di -

Omicidio-suicidio nella caserma Falde di via Giordano Calcedonio a Palermo. Un carabiniere, il 40enne Rinaldo D’Alba originario di Bari, ha sparato alla moglie Rosanna Siciliano, 38enne palermitana, poi si è tolto la vita. La tragedia è accaduta negli alloggi dell’Arma dove è stata disposta l’autopsia che, con ogni probabilità, sarà eseguita già domani.

Secondo la prima ricostruzione fatta dagli agenti intervenuti sul posto, all'origine della tragedia ci sarebbe un violento diverbio tra il militare e la moglie culminato con il colpo di pistola esploso dall'uomo al petto della donna. Subito dopo l'uxoricida ha rivolto contro di sé l’arma e si è suicidato. La coppia aveva due bambine di tredici e di sei anni che sono subito state portate via dall’abitazione. Da qualche mese D’Alba, in servizio a Palermo dal 1995, e la moglie avevano avviato una causa di separazione: la moglie e le bambine erano rimaste a vivere in caserma, mentre l’uomo si era trasferito nella camerata dello stesso immobile. Sei anni fa c’era stata una prima separazione, poi i coniugi erano tornati insieme e hanno avuto la seconda figlia. Ma la storia era comunque finita senza tensioni.

Marito e moglie si erano rivolti per la causa a un ex carabiniere che adesso esercita la professione di avvocato. Questa sera i due, che continuavano a frequentarsi e a uscire comuqnue insieme, hanno avuto un violento litigio poi culminato nel brutale omicidio-suicidio. "Il militare è morto sul colpo - raccontano - mentre la moglie sarebbe spirata dopo pochi istanti". Alla scena hanno assistito entrambe le figlie: è stata, infatti, la maggiore a chiamare l’ambulanza.

http://www.ilgiornale.it/cronache/carabiniere_spara_moglie_e_si_suicida_caserma/arma-carabinieri-moglie-omicidio-suicidio/07-02-2012/articolo-id=570991-page=0-comments=1

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Movimento per l'Infanzia
Ordine dei Medici di Firenze

con il patrocinio Regione Toscana





«La “presunta” sindrome di alienazione parentale – P.A.S.»

Firenze, sabato 11 febbraio 2012
Ordine dei Medici di Firenze
Sala convegni - via Giulio Cesare Vanini, 15


ORE 9.00 – SALUTI DI APERTURA


Salvatore Allocca – Assessore al Welfare della Regione Toscana
Sandra Vannoni – Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana
Maurizio De Martino – Professore Ordinario Pediatria, Direttore Dipartimento Pediatria, AOU Meyer, Firenze
Tommaso Franchini – Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze
Renzo Guerrini – Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile, AOU Meyer, Firenze
Elena Zazzeri – Avvocato, Presidente della Camera Minorile di Firenze


ORE 9.30 – INTERVENTI


Girolamo Andrea Coffari – Avvocato, Presidente Nazionale del Movimento per l’Infanzia “La P.A.S. strumento giuridico utilizzato contro i diritti delle donne e dei bambini”

Andrea Mazzeo – Psichiatra, Dirigente Medico Centro di Salute Mentale Azienda U.S.L. Lecce “La P.A.S. – junk science – come è stata demolita dal mondo accademico e psichiatrico all’estero”

Maria Serenella Pignotti – Pediatra Neonatologa, Medico-legale, AOU Meyer, Firenze “La P.A.S. modello e prototipo di violenza di genere: i dati scientifici e i rischi emergenti, l’inattendibilità e il pregiudizio”


ORE 11.00 – TAVOLA ROTONDA


moderatore Dott.ssa Mariella Immacolato, Medico-legale, Massa

Anna Anglani – Neuropsichiatra, Giudice Onorario Tribunale per i Minorenni di Firenze
Stefano Calamandrei – Psichiatra ASF, Psicoterapeuta, Psicoanalista SPI, Firenze
Francesca Ceroni – Magistrato destinato all’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione
Elena Coccia – Avvocato, Vice-Presidente del Consiglio Comunale di Napoli
Massimo Floquet – Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze
Luigi Grimaldi – Presidente Sez. Famiglia e per i Minorenni Corte di Appello Firenze
Giovanna Lo Sapio – Docente Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione - Università di Firenze
Stefania Losi – Pediatra, Gruppo Gaia, AOU Meyer, Firenze
Ersilia Menesini - Prof. Ord. Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione nell’Università di Firenze
Salvatore Palazzo – Presidente Sez. Famiglia Tribunale di Firenze
Monica Pierattelli – Pediatra di famiglia, FIMP Firenze
Elena Urso – Ricercatrice Dipartimento di Diritto Comparato e Penale nell’Università di Firenze


ORE 13.30 – CONCLUSIONI


Maurizio Mori – Presidente Consulta di Bioetica, Professore Ordinario di Filosofia Morale, Torino
Antonio Panti – Presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze

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Alla Gregoriana si apre il Simposio
sugli abusi contro i minori

Intervista con don Di Noto



http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=560816


Si apre oggi pomeriggio, alla Pontificia Università Gregoriana, il Simposio internazionale sulla questione degli abusi sessuali commessi dal clero. L’evento, intitolato, “Verso la guarigione e il rinnovamento”, riunirà fino al 9 febbraio vescovi e superiori religiosi di tutto il mondo e permetterà ai presenti di ascoltare anche la testimonianza di una vittima di abusi. Ad aprire i lavori, sarà il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Al microfono di Fabio Colagrande, interviene uno degli esperti invitati al Simposio, don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione “Meter”:

R. – Per me, e per Meter, è una grande opportunità per ascoltare e anche per confrontarci su un fenomeno seriamente globale, non certamente circoscritto alla sola esperienza ecclesiale. Ed è certamente un evento storico, e questo lo dobbiamo dire. Auspico non si riduca soltanto a una risposta della Chiesa “dentro” la Chiesa, ma che la Chiesa faccia diventare questa risposta una pastorale ordinaria di difesa dei diritti dei bambini in tutto il mondo.

D. – Un Simposio che punta sulla “guarigione”, come dice il titolo, ma anche sul rinnovamento, dunque sulla prevenzione, sulla formazione. Condivide questa impostazione?

R. – Sì, perché la guarigione non è altro che, da una parte, l’esperienza principale di una riconciliazione da parte dei soggetti che si sono macchiati di questi peccati e reati, e dall’altra la possibilità di dare una voce di speranza, una voce di certezza, e anche un po’ di luce alle vittime, poiché chi ha provocato questo ha veramente lacerato il loro cuore. La Chiesa, essendo madre, non può fare altro che dare una risposta da madre: quindi accogliere, proteggere, indicare, accudire e, dall’altra parte, sicuramente fornire strade nuove.

D. – Nella sua esperienza, cosa pensa anche dell’idea di dar voce alle vittime degli abusi, così come accadrà durante i giorni del Simposio?

R. – La voce delle vittime è la voce di Gesù Bambino vittima. Nel mio ultimo libro, uscito 20 giorni fa, edito da San Paolo, abbiamo dato voci a 14 vittime tra le migliaia che in 21 anni abbiamo seguito. Questo ha portato soltanto un bene: un bene alla stessa vittima, un bene anche a chi legge e a chi ascolta, perché si comprende la profondità del dramma e si comprende anche che in fondo le vittime non vogliono vendette, non vogliono mettere al bando la Chiesa o chi si è macchiato di questo reato, ma vogliono soltanto essere ascoltate, vogliono un percorso di giustizia, che sia una giustizia autentica, vera, coerente e non ipocrita. Vogliono semplicemente essere – ancora una volta – accolte per quanto riguarda la Chiesa nella Chiesa e per quanto riguarda la società nella società, affinché non si sentano vittime due volte, vittime anche di esclusione. E dovete credermi, le vittime non solo si ascoltano, ma si devono accompagnare per tutta la vita.

D. – Come sacerdote, psicologo, sessuologo, secondo lei, oggi come si attua una efficace prevenzione circa gli abusi sessuali all’interno della Chiesa?

R. – Anzitutto, credo che se pensiamo ai luoghi di formazione, non dobbiamo avere “numeri” di preti, ma dobbiamo avere preti secondo il cuore di Cristo. La formazione è fondamentale: una formazione chiara, che dia identità. E poi, far sì nella società che le comunità cristiane diventino sentinelle, diventino luoghi protettivi, diventino luoghi di percorsi educativi.

D. – Don Fortunato, come sa il vero scopo di questo Simposio è quello di far sì che la Chiesa diventi leader nella protezione dell’infanzia nel mondo: una sfida che, secondo lei, può essere vinta?

R. – Io credo che la Chiesa già sia leader nella protezione dell’infanzia: basti pensare alle tante opere che già esistono nel campo della tutela dei minori in tutte le parti del mondo, in tutti i continenti… La Chiesa non solo è leader, ma è all’avanguardia. Immaginate tutte le comunità sparse nei Paesi più poveri del mondo, dove la Chiesa è accanto a quei bambini che mangiano le briciole e neanche quelle: questo bisogna raccontarlo. Paolo VI lo diceva nel 1976: la Chiesa è per l’infanzia non come moda, ma come educazione permanente e quindi l’impegno deve essere permanente e presente. (mg)

 
ASSOCIAZIONE METER ONLUS  "dalla parte dei Bambini contro la pedofilia"
Sede Nazionale - Via Ruggero Settimo, 56 - 96012 Avola (SR)
Numero Verde 800 455 270
www.associazionemeter.org
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Di Loredana Morandi (del 07/02/2012 @ 12:45:10, in Osservatorio Famiglia, linkato 1507 volte)
Su facebook alcune donne hanno il coraggio di affermare la propria paura: "sto cercando di rimuovere la notizia dai miei ricordi", dicono. Altre, sentinelle come me, hanno rilanciato la stessa notizia dozzine di volte, proprio affinché non cada nell'oblio dei timori ancestrali.
Questo uomo e assassino è il tipico rappresentante della violenza maschile perpetrata contro l'innocenza di un figlio, in quanto ritorsione nei confronti della compagna. Identico, se pur con minore premeditazione (solo minore, non assente), al criminale suicida Matthias Schepp, che rapì e uccise occultandone i corpi le due gemelline Alessia e Livia.


Il signor sindaco Alemanno ci deve una targa su ponte Mazzini; "Qui la violenza di un Padre Separato infierì contro l'innocente creatura partorita da sua Madre". E basta Adiantum, avvocatucoli e convegni pro Pas.

Loredana Morandi


Bimbo nel Tevere, il padre aveva detto
alla moglie: se mi lasci ammazzo tuo figlio

 

ROMA - Aveva picchiato la compagna più volte, anche se lei non aveva mai voluto denunciarlo. L’ultima volta due giorni prima della tragedia, quando l’aveva riportata nella casa materna di Trastevere, provata dall’anoressia, con un segno di coltello sul braccio, sussurrandole una promessa: «Se mi lasci ammazzo tuo figlio». Eppure nessuno tra i familiari e gli amici immaginava che Patrizio Franceschelli, 26 anni, disoccupato, avrebbe tenuto fede a quella minaccia, quando all’alba di sabato scorso, con la neve che imbiancava Roma, si è presentato nella stessa casa per rapire il figlio di entrambi, il piccolo Claudio di appena sedici mesi, e buttarlo nel fiume dopo una fuga di oltre un chilometro.

In attesa dell’interrogatorio di convalida che si svolgerà questa mattina nel carcere di Regina Coeli, i carabinieri del nucleo radiomobile, guidati dal colonnello Mauro Conte, e il pm Attilio Pisani stanno cercando di ricostruire la storia di Patrizio Franceschelli e della compagna, Claudia Maccarelli, da giorni ricoverata all’ospedale Santo Spirito per gravi problemi di anoressia e depressione. Nel 2010 Franceschelli era stato arrestato due volte per traffico di stupefacenti, finendo in entrambi i casi agli arresti domiciliari. E probabilmente aveva qualche problema di dipendenza. Non lavorava, ma aveva convinto Claudia a vivere con lui nella casa di sua madre, a Corviale, assieme al bambino.

Un rapporto difficile, fatto di litigi continui, che era peggiorato man mano che Claudia sprofondava in una spirale di depressione e anoressia che lui, raccontano i familiari, pretendeva di curare forzando la donna a mangiare contro la sua volontà. La ragazza aveva spesso trovato rifugio nella casa materna, in via degli Orti di Alibert a Trastevere, portando il bambino con sé. L’ultima lite a metà settimana. Patrizio aveva accompagnato la ragazza dalla madre. La giovane sembrava sconvolta, incapace di riconoscere persino i familiari. Una situazione tanto grave da spingere Rita ad accompagnare immediatamente Claudia al pronto soccorso e ad accettare il ricovero al Santo Spirito. La nonna sapeva anche delle minacce che Patrizio aveva fatto alla compagna, di quella frase: «Se mi lasci ammazzo tuo figlio» che le aveva ripetuto più volte, urlando. Ma, tra una tempesta e l’altra il rapporto con il giovane aveva avuto anche degli sprazzi di luce. Franceschelli era abituato a considerare la casa di via Orti d’Alibert come fosse la sua, a frequentarla per vedere il bambino quando voleva, senza problemi. Nei giorni di festa c’era stato più volte, l’ultima per portare il piccolo Claudio a vedere le giostre in piazza Navona.

Dopo la lite di metà settimana non si era fatto più sentire, neppure una telefonata. Fino a sabato mattina, all’alba. La lite con Rita, la fuga col bambino fra le braccia, fin al ponte Mazzini da dove l’ha buttato nel fiume urlando. Alla scena hanno assistito un agente della polizia penitenziaria e la sorella di Claudia, incinta al nono mese. Entrambi saranno ascoltati nei prossimi giorni dai magistrati che hanno in programma di sentire più volte anche Patrizio. Subito dopo l’arresto, lui ha detto solo: «Ho buttato mio figlio nel Tevere».
 
Lunedì 06 Febbraio 2012 - 11:51    Ultimo aggiornamento: Martedì 07 Febbraio - 11:39
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=180182
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Affari Italiani. "Padri separati uniti contro le donne: boom di falsi siti, è allarme". La denuncia


Venerdì, 16 dicembre 2011 - 12:06:54

Gentile redazione,

faccio seguito all'articolo "Padri separati/Tre milioni sotto la soglia della povertà" (http://affaritaliani.libero.it/cronache/padri-separati111211.html?refresh_ce).

La pur buona pellicola televisiva di Rai Uno sulla vicenda del "padre separato" non vi induca nell'errore: Caritas ospita prevalentemente "genitori separati dai figli" tra gli extracomunitari o i comunitari soli in Italia per lavoro, quelli di fatto che si sottraggono al racket dell'impiego delle manovalanze in nero, ridotti in stato di povertà. I poveri "padri" sono così effettivamente separati dalle famiglie dai molti chilometri, che li separano fisicamente dal proprio paese di origine. Gli italiani hanno una incidenza minima, a Roma sono praticamente sconosciuti, mentre a Milano ce ne solo 5 o 6 in tutto tra i documentati che frequentino le "mense della carità".
 
Ciò è confermato inoltre dal dato fornito dalla ricerca Istat di recentissima pubblicazione, dedicata alle "condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio", che rileva come siano le donne a subire una involuzione economica personale e familiare dalla fine di un matrimonio. Altresì dal vostro articolo è scomparso completamente il contenuto del rapporto Eurispes 2011 sulla "condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza", cioè i figli, ad integrale favore di questi padri "certamente adulti" e interessati.
 
La mistificazione del dato della Caritas è manifattura di un pool di associazioni e di spregiudicati studi legali, interessati ad un obiettivo differenziato solo dall'oggetto statutario molto diverso da quello apparente e che non ha nulla di sociale. Le associazioni dei cd "padri separati" chiedono benefici per se stessi, gli avvocati mirano all'introduzione di una "mediaconciliazione familiare" obbligatoria che, come l'altra ormai in vigore, avrebbe come effetto immediato di far crescere a dismisura i costi di una separazione o di un divorzio per l'introduzione di altre professionalità da retribuire.   
 
L'intero comparto associativo, invece, è coautore della campagna per l'introduzione della "sindrome di alienazione genitoriale", la P.A.S. (Parental Alienation Syndrome), con il ddl 957 - gemello "cattivo" del ddl 2454 citato dal vostro articolo - per la modifica della L. 54/2006 sull'affidamento condiviso, che ha la presunzione di inserire l'accertamento obbligatorio dell'esistenza di una presunta malattia psichiatrica, per altro priva di alcun avallo medico dalla comunità scientifica internazionale e non inclusa nel DMS IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la cd bibbia della psichiatria) direttamente nel nostro ordinamento giudiziario.
 
E' utile ribadire che l'introduzione di un pregiudizio a carattere medico psichiatrico nel nostro ordinamento giudiziario subirebbe un primissimo stop in Aula con la pregiudiziale di costituzionalità, ma anche qualora fosse votata con la fiducia o a colpi di maggioranza perirebbe miseramente di fronte alla Suprema Corte Costituzionale alla prima occasione. La presunta malattia, infatti, è tale fornire uno strumento paramedico giudiziario per definire "alienato" il minore e quindi renderne inefficace la "deposizione in Tribunale". L'effetto dell'introduzione di una presunta malattia nel nostro ordinamento imporrebbe una riduzione immediata del Diritto del Minore, alla stregua di dichiarare inabili alla testimonianza tutti coloro affetti dalla sindrome di Down di ogni ordine e grado (e ve ne sono anche di laureati).
 
Non è un caso che la PAS sia stata usata con una distruttiva efficacia nei Tribunali americani solo per casi di violenza o abuso di minore nelle dispute di affidamento tra i genitori. Richard Gardner autore della teoria, psichiatra forense tossicodipendente ammalatosi di distrofia simpatica riflessa e morto suicida autoinferendosi numerose coltellate al petto e al collo con una mannaia da macellaio, ebbe dalla esperimentazione solo giudiziaria anche il ritorno di alcuni suicidi tra le vittime strappate al genitore protettivo e collocate dal giudice presso il genitore violento o abusante. Fortunatamente molti dei casi trattati da Gardner furono rivisitati durante lo scandalo e sanate situazioni di inenarrabile violenza ai danni di bambini e bambine. Coloro che negli states sono stati bambini vittime di Gardner oggi sono divenuti associazioni, che combattono strenuamente l'applicazione giudiziaria della teoria criminogena ai casi di pedofilia o di violenza familiare.
 
Allego le bozze del Rapporto Caritas pubblicato nel 2011 e i link per rivedere l'Indagine Istat sulle "nuove povertà" che conclama la povertà delle "Donne" giovani e con figli, nonché le relazioni redatte ai fini dell'Audizione presso la Commissione Giustizia al Senato sui due ddl scritte dall'Avv. Girolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l'Infanzia, e dal Dott. Andrea Mazzeo, psichiatra e dirigente medico della Asl di Lecce.
 
Concludo con il ribadire mestamente che in tempi di grave crisi, quale quello verso il quale si avvia il Paese, la partecipazione mediatica ad una campagna che apre ufficialmente le ostilità tra i "generi" maschile e femminile può, a livello sociale, produrre gravi danni per la popolazione. Istat infatti rileva che il 75% dei genitori maschi non è in regola con il pagamento dell'assegno vitalizio per i figli e, considerando l'ampiezza del dato nazionale prodotto da Istat, è bene sospettare che si celi ben altro oltre alla povertà. Sussiste inoltre il rischio che da questa impietosa campagna nasca inoltre una nuova "affittopoli" di partito.

Vedere: http://it-it.facebook.com/people/Locmi-Odc/100002995830906

Pagine come questa che vi mostro sono esclusivo appannaggio mediatico delle organizzazioni descritte sopra e non rappresentano certo l'immagine di una Italia onesta e impegnata a risollevarsi dalla crisi, informo inoltre che i contenuti diffusi dalla pagina sono riprodotti da ben oltre 500 pagine facebook di poco differenti  e un centinaio di siti web commissionati dalle Associazioni e dagli studi legali ad una società di marketing e web hosting fiorentina, la Geobox.IT Srl, il cui titolare è sotto processo presso il Tribunale di Firenze per gravi maltrattamenti familiari (il reato è stato determinato per effetto di una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, a disposizione se occorre).
 
Inoltre, cosa gravissima fin in violazione della legge e contro la deontologia professionale di avvocati e medici cui è vietata la pubblicità, tutti i professionisti legati al circuito sono di fatto "pubblicizzati" da queste pagine e con ricca esposizione di indirizzi e altri recapiti.
 

Loredana Morandipresidente associazione Argon - Rete di artisti contro le guerre, e responsabile della comunicazione del Movimento per l'Infanzia


Gli Allegati

ISTAT - CONDIZIONI DI VITA DELLE PERSONE SEPARATE, DIVORZIATE E CONIUGATE DOPO UN DIVORZIO

CARITAS - RAPPORTO 2010 SU POVERTÀ ED ESCLUSIONE SOCIALE IN ITALIA

OSSERVAZIONI MOVIMENTO PER L'INFANZIA SULLA PAS

ADIANTUM - I  DOMINI AMMINISTRATI DALLA GEOBOX.IT SRL DI FIRENZE

 

Link originale all'articolo: http://affaritaliani.libero.it/sociale/falsi-movimenti-femminili-creati-da-padri-separati-contro-donne151211.html?


Gli screenshot

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-12-16_211602_AFFARI-ITALIANI.jpg

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