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 nudo vietnamita ... by Do Duy Tuan... di Admin
 
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Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, quanto il silenzio spaventoso delle persone oneste.

Martin Luther King
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
De Magistris fa come Tonino,
urla e protesta contro il Lodo Alfano
poi pretende l’immunità


L’eurodeputato Idv chiede di non essere processato per non rispondere di diffamazione ai danni di Mastella. Sotto accusa per le frasi dell'inchiesta Why Not imita Di Pietro che utilizzò lo scudo Ue

di Paolo Bracalini e Gian Marco Chiocci

Roma Tale leader, tale aspirante leader. Luigi De Magistris sta seguendo in modo speculare le orme del suo padrino politico Antonio Di Pietro. Entrambi ex Pm che hanno lasciato la magistratura per darsi alla politica, entrambi grandi nemici di lodi, scudi e immunità per i politici, entrambi però pronti a sfruttarli appena serve. Come prima l’eurodeputato Tonino, adesso anche l’eurodeputato De Magistris ricorre al privilegio dell’immunità parlamentare per sottrarsi al normale corso della giustizia, quello che tocca ai comuni cittadini ma non alla Casta, di cui ormai fa parte. Il procedimento che lo riguarda è partito da un suo collega di Strasburgo, Clemente Mastella, che ha presentato al Tribunale di Benevento un atto di citazione contro De Magistris. In ballo, una diffamazione che Mastella ritiene di aver subito dall’ex pm di Why not, che in un’intervista dell’ottobre 2009 a E-Polis aveva espresso concetti poco lusinghieri sul suo conto.

Il delfino di Di Pietro, però, ha appena presentato alla presidenza dell’assemblea Ue la richiesta di far valere la sua immunità parlamentare, come è stato reso noto nella plenaria di Bruxelles lo scorso mercoledì. L’eurodeputato Idv chiede di non essere «processato» perché le affermazioni contestate da Mastella sarebbero opinioni espresse nell’esercizio della sua funzione di deputato, e quindi non perseguibili come da l’articolo 68 della Costituzione, l’immunità dei parlamentari appunto.

Ma non era lui l’arcinemico di questi odiosi scudi dei politici? Non era De Magistris ad aver dichiarato che con il lodo Alfano l’Italia sarebbe diventata il «Sahara della legalità»? Non è lui, insieme a Di Pietro, ad aver coniato l’equazione «immunità parlamentare/immoralità parlamentare? Certo, De Magistris dirà che l’immunità a cui si riferisce è quella totale, quella prima delle modifiche del ’93. Ma la contraddizione c’è tutta, tanto che torna alla mente la profezia di Gasparri, quando appena saputo della candidatura di De Magistris alle Europee disse: «Vien da pensare che lo abbia fatto per ottenere l’immunità, visto quanto sta emergendo dallo scandalo Genchi».

Ora la decisione tocca alla commissione del Parlamento Ue competente per le immunità degli euro-onorevoli, cioè quella Affari giuridici. Che si riunirà probabilmente non prima di settembre, sentirà De Magistris e, votando a maggioranza, deciderà se rimettere la questione al presidente e chiedere di inviare una richiesta di ulteriori informazioni alla Procura di Benevento. Dopodiché si pronuncerà sulla domanda dell’europarlamentare Idv che, se accettata, non potrà essere giudicato dal Tribunale campano.

I dubbi restano, anche perché è tutto da vedere se le parole incriminate rientrino nella libera espressione di opinioni da parte dell’esponente politico. Il punto, infatti, è che si riferiscono a un periodo precedente all’attività parlamentare, quando cioè De Magistris era ancora pm a Catanzaro e Mastella ministro della Giustizia.

In quell’intervista, contestano i legali dell’eurodeputato di Ceppaloni, De Magistris dice tra le altre cose questa: «...Mastella era implicato in una mia inchiesta e aveva cercato di fermarmi». «È evidente nell’utilizzo di tale espressione - attaccano gli avvocati nell’atto di citazione - l’intenzione di De Magistris di ingenerare nel lettore l’idea di un tentativo di sviamento dell’attività giudiziaria dell’allora Pm che sarebbe stato posto in essere dall’on. Mastella attraverso l’abuso della sua posizione istituzionale di ministro della Giustizia. L’affermazione proferita dal De Magistris nell’intervista in realtà è assolutamente menzognera e falsa e come tale atta a generare pesante discredito» su Mastella.

Accuse fatte nonostante fosse già nota l’archiviazione della posizione relativa a Mastella in Why not. Non solo, sia la Procura di Catanzaro sia lo stesso gip avevano stabilito che non vi fosse «nessun elemento utile a proiettare in giudizio una sostenibile accusa a carico del Sen. Mastella» (3 marzo 2008) e che la notizia di reato nei suoi confronti era «infondata» (1 aprile 2008). De Magistris sostiene di essere stato «fermato» da Mastella, in realtà dagli atti giudiziari emerge che il Pm non avrebbe potuto nemmeno sottoporre a indagine Mastella. Verità che, secondo i legali dell’ex Guardasigilli, sono state ignorate da De Magistris in quell’intervista e rendono quindi particolarmente gravi le accuse. Se dovesse essere condannato, il milione di euro richiesto come riparazione del danno sarà devoluto in beneficenza al Villaggio dei ragazzi di Maddaloni. Sempre che il processo abbia luogo, e che non venga stoppato da un Lodo De Magistris...

http://www.ilgiornale.it/
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Di Loredana Morandi (del 11/07/2010 @ 11:48:22, in Politica, linkato 1171 volte)
A vista: la prima pagina di Libero e quella de L'Unità con i link agli articoli principali.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/LIBERO_11.07.10.png
L'inchiesta sulla "nuova P2",Verdini si difende:
 
di Gian Marco Chiocci - ore 09:09

Lo sfogo del coordinatore Pdl indagato: "Altro che P2 o P3. Č roba da P38, da spararsi. Carboni? Me lo presentò Dell’Utri. In passato è stato anche in società con Caracciolo". L'amarezza di Caldoro: "Distrutto". La toga che nell'82 ritirò i passaporti ai campioni azzurri

ore 10:15

L’eurodeputato Idv chiede di non essere processato per non rispondere di diffamazione ai danni di Mastella. Sotto accusa per le frasi dell'inchiesta Why Not imita Di Pietro che utilizzò lo scudo Ue
Firenze, case in regalo e tangenti agli ex assessori Pd
Lite nei radicali, lascia la "voce" di Pannella
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/UNITA_11.07.10.png
Capitalismo di rapina

Come svuotare un'azienda e far soldi

Squali. Padroni famelici. Gli ex Agila-Eutelia hanno mandato sul lastrico duemila famiglie e fatto fallire l'azienda per riempirsi le tasche. Nel frattempo a Roma Verdini, Dell'Utri e Carboni costituiscono un comitato per compiacere il Capo. Ma guai a chi lo dice: Berlusconi sostiene che «la libertà di stampa non è un diritto assoluto».

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Barcellona: perché si confonde
la libertà di informazione col gossip mediatico?


lunedì 31 maggio 2010

Da oggi il ddl intercettazioni è al vaglio del Senato, dopo una settimana segnata dalla polemica tra gli organi di informazione, tutti schierati contro quella che hanno chiamato legge-bavaglio, i magistrati a difendere la propria indipendenza, il ministro Alfano a ribadire di voler tutelare la giustizia e la privacy degli italiani dall’uso indiscriminato delle intercettazioni telefoniche. Dopo lunedì scorso però le posizioni nel governo si sono ammorbidite e lo stesso ministro aveva dichiarato di ritenere buona la vecchia ipotesi di ddl, che comprendeva la possibilità di far conoscere le intercettazioni per riassunto. Al di dà di quello che potrà essere l’assetto finale del dispositivo, il sussidiario ne ha parlato con il filosofo Pietro Barcellona, già membro laico del Csm.

«In questo paese - dice Barcellona - davvero non è più possibile discutere, perché chi esprime un’opinione deve subito arruolarsi o da una parte o dall’altra».

Cosa la fa sentire a disagio, professore?

Siamo immersi in un clima di manicheismo estremista che sta diventando sempre di più una forma di pensiero unico, e che rappresenta una patologia grave della vita democratica. Personalmente non condivido questa battaglia così forsennata contro il rischio del bavaglio e a favore della libertà assoluta di intercettare chiunque.

Neanche se è l’unico strumento per scoprire reati gravi?

Tutti i reati devono venire scoperti e occorre dotarsi degli strumenti per farlo. Ma guardiamo la realtà dei fatti. Veniamo da un’esperienza oramai lunghissima di intercettazioni realizzate da centri di potere sui quali ancora non s’è fatta chiarezza. Persone come Giuliano Tavaroli e Gioacchino Genchi - e molti altri prima di loro - hanno dedicato tempo e risorse ad “auscultare” la vita democratica, costruendo non accertamenti della verità, ma dossier ricattatori che sono serviti semplicemente a destabilizzare il paese.

L'articolo prosegue su Il Sussidiario.net

Intercettiamo o non intercettiamo?

Penso che il tema delle intercettazioni non possa più essere visto soltanto sotto il profilo della ricerca della verità sui nemici di mafia, sui crimini più gravi e su tutto quanto rientra sotto il codice penale. Le intercettazioni vanno ormai situate nel contesto generale della nostra vita pubblica. È vero, hanno dato qualche risultato molto importante in materia di reati mafiosi, ma nell’80 per cento dei casi il loro uso è stato assolutamente abnorme ed è servito a costruire, in sinergia col sistema mediatico, processi più o meno fantasiosi senza nessun vero riscontro.

Lei, insomma, dà il primato alla privatezza.

Ecco, vede la falsa contrapposizione? La privatezza è un grande bene, ma il vero tema è: che cosa serve a questo paese per avere accesso alla verità dei fatti? Il problema della verità assorbe sia il problema della tutela della libertà di stampa, sia la tutela del cittadino privato che pretende giustamente riservatezza. L’uso indiscriminato delle intercettazioni invece ha portato ad una manipolazione continua della verità.

Per esempio?

Penso a Ottaviano Del Turco. Si è messa su una scena mediatica nella quale Del Turco, sommerso da una serie di accuse che venivano in gran parte da intercettazioni e da dichiarazioni rese più o meno liberamente da pentiti, appariva come uno dei massimi criminali della nostra vita pubblica.

Parliamo della stampa. I media, da posizioni pro o contro il governo, hanno parlato di legge-bavaglio.

Io non credo che si debba mettere il bavaglio alla stampa, che deve essere libera, ma non si può neppure fare un giornalismo che non cita mai le fonti e in cui tutto si confonde.

Si spieghi meglio.

Se io leggo per esempio gli articoli riguardanti la «cricca» di Balducci e Anemone, non riesco più a distinguere tra l’estratto di un’intercettazione, la dichiarazione resa al magistrato da chi è stato di volta in volta interrogato, la ricostruzione che ne fa il giornalista, e le dichiarazioni circolanti in certi ambienti. Sono quattro piani che si intrecciano e che vanno a formare un tutto unico in cui i fatti sfumano nelle congetture o nelle ricostruzioni interessate. Ricavo la convinzione che Balducci e Anemone hanno probabilmente commesso certi fatti, ma nessuna delle cose riportate contiene un minimo di indicazione per verificare la veridicità delle cose dette.

Lei ha parlato di «manipolazione della verità» indotta dall’uso distorto delle intercettazioni. Non le pare eccessivo?

Qui non mi interessa la verità con la V maiuscola, ma la verità pubblica. L’ultimo libro di Priore e Fasanella dimostra che questo paese, fino al delitto Moro, è stato oggetto di destabilizzazione organizzata da parte di poteri occulti. Anziché occuparsi di come si può affrontare il tema della verità dei fatti che riguardano la vita collettiva, siamo chiamati a scegliere con chi stare: ma è una falsa alternativa, perché l’intercettatore è sempre un sant’uomo, mentre l’intercettato è sempre un reprobo. Su questa strada non ci sto, perché non aiuta nessuno.

Quindi secondo lei non è né minata l’indipendenza della magistratura né è a rischio lo stato di diritto.

Non credo che dal ddl verrà una buona legge, perché ogni prodotto legislativo dipende da come lavorano maggioranza e opposizione. È un tema troppo rilevante per essere affrontato da  Berlusconi nell’interesse dei cittadini, al tempo stesso l’opposizione ha il dovere di partecipare alla stesura di un testo di legge serio, perché il problema è reale e non lo ha inventato Berlusconi. La nostra storia non può essere condizionata dal ruolo che possono avere dei centri di raccolta di informazioni illegali.

Ma poiché una mediazione la si deve trovare, da quando Alfano si è mostrato più morbido pare che una delle ipotesi più probabili sia quella di dare notizia delle intercettazioni almeno per riassunto. È una via di mezzo accettabile?

Sì, potrebbe essere una buona mediazione. Ma non voglio entrare nel merito della legge. Certo è che non possiamo rimanere in una situazione di guerra civile, tra chi pensa che la democrazia è finita e chi pensa che invece ce n’è troppa. Ogni volta siamo puntualmente inchiodati dallo scontro tra Berlusconi e i giustizialisti e questo è un disastro per tutti.

Come si fa a «collocarsi nell’ottica dell’interesse collettivo alla trasparenza e alla verità», come lei ha scritto di recente?

Ci vorrebbe una riforma politica, giuridica e morale. Temo che nessuna di queste, da sola, basterebbe a cambiare la mentalità della gente. Se invece ognuno pensa di poter essere giudice di tutto, come accade ora, ogni riforma sarà inutile. Chi fa il magistrato faccia il magistrato, chi è giornalista faccia il giornalista.

Onida su questo giornale ha detto che il diritto di informazione, cioè di informare e di essere informati, non può essere cancellato in nome di un’esigenza di privacy. Che ne pensa?

Stimo Onida, ma la sua risposta risente dell’impostazione che «frantuma» la complessità del problema. Oggi la comunicazione non è più quella di mezzo secolo fa. Se un giornale diffonde la notizia che sta per essere arrestata una persona perché le viene contestato un reato, questa persona nell’opinione pubblica viene arrestata per aver commesso quel reato. Questa è comunicazione? È libertà di informazione?

Che cos’è la libertà di informazione, oltre ad essere un diritto garantito dalla Costituzione?

È quello che dicevo all’inizio: il fatto che noi cittadini abbiamo diritto di conoscere la verità dei fatti su cui si basano le grandi decisioni. È il primato della verità dei fatti sulle opinioni personali, che deve essere posto come premessa di ogni ragionamento sull’informazione. Nessun conflitto puramente soggettivo tra uno che deve accusare e un altro che si deve difendere produrrà mai alcuna verità stabile.

Siamo realmente sicuri che l’introduzione di nuove regole, oltre quelle che già ci sono, porti realmente ad una soluzione dei problemi?

Non lo so. La cosa che considero rilevante è che non ci possono essere fonti occulte e che chi dà notizie deve sempre poter dire di quale fonte si è servito. Ma soprattutto, sono contro l’idea - che qualcuno vuol far passare a tutti i costi - che in questo momento ci sia il rischio di un grande bavaglio che cade sulla stampa. Mi pare assolutamente infondata.

(Federico Ferraù)

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=89743
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Di Loredana Morandi (del 08/07/2010 @ 17:58:55, in Politica, linkato 1448 volte)
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/calzini.azzurri.large.jpg


MANOVRA:PD, ECCO NORMA
SOSPENDI-PROCESSO FININVEST-CIR



(ANSA) - ROMA, 8 LUG - Nell'emendamento presentato ieri dal governo alla Manovra che introduce la figura dell'ausiliario del giudice spunta una norma che potrebbe di fatto sospendere il processo Fininvest-Cir per nove mesi. La norma, destinata a far discutere, e' contenuta nel comma 18 dell'emendamento 48.0.1000.
A confermare l'ipotesi e' il capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti che ribattezza la previsione del governo come ''anti-Mesiano'' dal nome del giudice ''duramente attaccato dalle reti tv della famiglia Berlusconi per aver firmato la sentenza che obbliga la Fininvest a risarcire la Cir di 750 milioni per l'affare Mondadori''.

MANOVRA: PD, ECCO NORMA SOSPENDI-PROCESSO FININVEST-CIR (2)


(ANSA) - ROMA, 8 LUG - Il comma 18 dell'emendamento del governo recita testualmente: ''Nei procedimenti civili contenziosi aventi ad oggetto diritti disponibili che, alla data di entrata in vigore della presente legge, pendono dinanzi alla Corte d'Appello, il giudice, su istanza di parte, anche con decreto pronunziato fuori udienza, rinvia il processo per un periodo di sei mesi per l'espletamento del procedimento di mediazione ai sensi del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, assegnando contestualmente alla parte richiedente il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione, e le spese del medesimo procedimento sono integralmente anticipate dalla parte istante''.

''Le istanze previste dal presente comma - si legge ancora nella proposta di modifica del governo - devono essere proposte, a pena di decadenza, entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge''.
''Ma quale accelerazione della legge! - commenta Ferranti - il ministro Alfano per fare un favore al premier tira il freno a mano e rallenta tutti i processi civili!''.
''Nelle pieghe dell'emendamento governativo - prosegue - c'e' l'ennesima scandalosa norma ad personam che serve unicamente a salvare gli interessi della famiglia Berlusconi. Ed e' la conferma che Alfano si sta caratterizzando sempre piu' come il ministro ad personam''.(ANSA).


Manovra, Pd denuncia emendamento per stop processo Fininvest-Cir

ROMA, giovedì 8 luglio 2010 15:51 (Reuters) - L'emendamento presentato in manovra che punta ad accelerare i procedimenti civili può bloccare per nove mesi il processo di appello Fininvest-Cir.

Lo sostiene la capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera Donatella Ferranti.

"È un dato oggettivo, con un provvedimento per eliminare gli arretrati si creano i presupposti per la sospensione di procedimenti di appello come il famoso lodo Mondadori. La norma è certamente utilizzabile da Fininvest", ha detto la deputata del Pd interpellata telefonicamente da Reuters.

L'emendamento, l'unico finora presentato dal governo, al comma 18 recita testualmente: "Nei procedimenti civili contenziosi aventi ad oggetto diritti disponibili che, alla data di entrata in vigore della presente legge, pendono dinanzi alla Corte d'Appello, il giudice, su istanza di parte, anche con decreto pronunziato fuori udienza, rinvia il processo per un periodo di sei mesi per l'espletamento del procedimento di mediazione".
"Le istanze previste dal presente comma devono essere proposte, a pena di decadenza, entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge", continua l'emendamento.

La Ferranti, nel criticare la norma, sottolinea l'apparente incongruenza tra l'esigenza di ridurre i processi pendenti e il rallentamento dei procedimenti in appello.
"Tutto è apparentemente improntato alla logica 'riduzione contenzioso' e invece al comma 18 il giudice, su istanza di una sola parte, può sospendere i processi per 6 mesi più i 3 per la presentazione dell'istanza. La finalità non è istituzionale ma forse è quella di fornire opportunità ulteriori per rallentare alcune specifiche cause civili pendenti", dice la deputata.

Il 3 ottobre scorso il Tribunale di Milano ha condannato in primo grado la Fininvest della famiglia Berlusconi a pagare quasi 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti come risarcimento danni per la corruzione giudiziaria nel cosiddetto lodo Mondadori.
La decisione faceva seguito a una sentenza definitiva che aveva riconosciuto che Vittorio Metta - uno dei tre giudici della Corte d'Appello di Roma che nel 1991 avevano assegnato la Mondadori a Fininvest ribaltando un lodo arbitrale dell'anno precedente - era stato corrotto.

Il pagamento dei 750 milioni è stato sospeso fino alla fine dell'appello a fronte di una fideiussione bancaria da 806 milioni di euro.

La Rassegna

"A rischio il processo Fininvest-Cir"

La Repubblica - ‎25 minuti fa‎
Nell'emendamento che introduce la figura dell'ausiliario del giudice, un comma che di fatto sospende il procedimento per nove mesi. I democratici: "Alfano ministro ad personam" ROMA - Nell'emendamento presentato ieri dal governo alla Manovra che ...

Il Pd contro la norma "anti-Mesiano"

Corriere della Sera - ‎1 ora fa‎
ROMA - Una norma che potrebbe di fatto sospendere il processo Fininvest-Cir per nove mesi. A confermare il contenuto dell'emendamento presentato dal governo alla manovra è il capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. ...

Manovra, Pd denuncia emendamento per stop processo Fininvest-Cir

Reuters Italia - ‎1 ora fa‎
ROMA (Reuters) - L'emendamento presentato in manovra che punta ad accelerare i procedimenti civili può bloccare per nove mesi il processo di appello Fininvest-Cir. Lo sostiene la capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera Donatella Ferranti ...

Manovra: Pd, c'e' norma pro Fininvest

ANSA.it - ‎38 minuti fa‎
(ANSA) - ROMA, 8 LUG - In un emendamento della Manovra c'e' anche una norma che potrebbe di fatto sospendere il processo Fininvest-Cir per 9 mesi: lo sostiene il Pd. In particolare, riporta Donatella Ferranti, un emendamento prevede che il giudice, ...

Manovra: Pd, da emendamento governo blocco processo Fininvest-Cir

Adnkronos/IGN - ‎9 minuti fa‎
Roma, 8 lug. - (Adnkronos) - Il processo Fininvest-Cir potrebbe essere bloccato per nove mesi, grazie all'emendamento sui processi civili, presentato dal Governo in commissione Bilancio al Senato, dove e' in discussione la manovra. ...

PD, PROCESSO MONDADORI SOSPESO CON UN EMENDAMENTO

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎29 minuti fa‎
(AGI) - Roma, 8 lug. - L'emendamento alla manovra presentato ieri dal governo potrebbe sospendere i processi in appello e tra questi quello della causa Cir-Fininvest. E' quanto denuncia Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla ...

MANOVRA, NORMA SOSPENDE PROCESSO FININVEST-CIR. IL PD: "FAVORE A ...

Leggo Online - ‎31 minuti fa‎
Nell'emendamento presentato ieri dal governo alla Manovra che introduce la figura dell'ausiliario del giudice spunta una norma che potrebbe di fatto sospendere il processo Fininvest-Cir per nove mesi. La norma, destinata a far discutere, ...

MANOVRA: PD, SPUNTA NORMA CHE SOSPENDE PROCESSO FININVEST-CIR

Agenzia di Stampa Asca - ‎36 minuti fa‎
(ASCA) - Roma, 8 lug - Spunta nella manovra correttiva anche una norma che consente di sospendere il processo Fininvest-Cir. E' contenuta nello stesso emendamento, l'unico firmato dal governo, che riforma il processo civile con l'obiettivo di ...

Manovra, il Cav: "Se non passa andiamo a casa"

Libero-News.it - ‎4 ore fa‎
Il premier "prepara" l'incontro di domani con le Regioni. E su L'Aquila: "C'è molta strumentalizzazione". Il Pd protesta contro la norma che "sospende il processo Fininvest-Cir" La scelta del governo di porre la fiducia sulla manovra è stato un atto di ...

Manovra economica: Il PD denuncia: inserita norma che sospende ...

Italia News - ‎20 minuti fa‎
(IAMM) E' tempo di emendamenti alla manovra economica e come in tutte le manovre ci sono anche le contromanovre. Il Partito Democratico denuncia alla stampa che in un emendamento della manovra ci sarebbe anche una norma a favore dell'azienda della ...

Manovra, un emendamento potrebbe sospendere il processo Fininvest-Cir

DirettaNews.it (Blog) - ‎7 minuti fa‎
Il governo ha presentato ieri un emendamento alla Manovra che, oltre ad introdurre la figura dell'ausiliario del giudice, contiene una norma che potrebbe sospendere per nove mesi il processo Finivesti-Cir. Nel comma 18 dell'emendamento si legge infatti ...

15:30 I FATTI DEL GIORNO ORE 15.30

ANSA Valle d'Aosta - ‎1 ora fa‎
MANOVRA: BERLUSCONI,FIDUCIA ATTO CORAGGIO SE NON PASSA A CASA 'Porre la fiducia è stato un atto di coraggio. Se il governo dovesse andare sotto andiamo a casa'. Lo afferma Silvio Berlusconi in un'intervista a Studio Aperto, mentre la commissione ...

Manovra, il Pd denuncia l'emendamento "anti Mesiano": "Può ...

Blitz quotidiano - ‎1 ora fa‎
Nella manovra ci sarebbe, secondo i deputati del Pd, una norma che potrebbe sospendere il processo Fininvest-Cir per nove mesi. Nell'emendamento presentato ieri dal governo è stata infatti introdotta la figura dell'ausiliario del giudice nelle cause ..
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Di Loredana Morandi (del 08/07/2010 @ 14:26:30, in Politica, linkato 1311 volte)
Ora, l'impiego nelle forze dell'ordine è la storia delle famiglie oneste ma povere dal regno d'Italia ad oggi. Però una domanda è lecita: il Paese è in crisi, così dice il governo che chiede sacrifici a tutti, soprattutto ai suoi dipendenti. Ma allora come è possibile che per questo vintage militarista si possano spendere 6 milioni e mezzo di euro??? L.M.

Manovra: ok alla mini-naja

Stage in esercito per aspiranti reclute, ma prima droga-test


(ANSA) - ROMA, 8 LUG - Arriva la mini-naja. La commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla manovra economica. La modifica, proposta dal relatore Antonio Azzollini (Pdl), prevede la possibilita' (in via sperimentale) per giovani ragazzi e ragazze tra i 18 e 30anni di partecipare a corsi tecnico-pratici della durata di non piu' di tre settimane nell'esercito.

La spesa per quest'anno e' di 6 milioni e mezzo.

La Rassegna

Manovra: ok alla mini-naja

ANSA.it - ‎32 minuti fa‎
(ANSA) - ROMA, 8 LUG - Arriva la mini-naja. La commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla manovra economica. La modifica, proposta dal relatore Antonio Azzollini (Pdl), prevede la possibilita' (in via sperimentale) per giovani ...

Ok a mini-naja, stage in esercito per aspiranti reclute

ANSA.it - ‎1 ora fa‎
ROMA - Arriva la mini-naja. La commissione Bilancio del Senato ha approvato l'emendamento del relatore alla manovra, Antonio Azzollini (Pdl), che prevede la possibilità in via sperimentale per giovani ragazzi e ragazze tra i 18 e 30 anni di partecipare ...

Manovra, via libera alla mini-naja Stage in esercito per aspiranti ...

TGCOM - ‎2 ore fa‎
Via libera alla mini-naja con la Manovra correttiva. Dalla commissione Bilancio del Senato è arrivato l'ok all'emendamento che prevede la possibilità per uomini e donne tra i 18 e 30 anni di partecipare a corsi tecnico-pratici nell'esercito di non più ...

Manovra, al via la mini-naja: stage in esercito per aspiranti reclute

Barimia - ‎15 minuti fa‎
Dopo l'esperimento dell'estate 2009, la commissione Bilancio del Senato ha dato il via libera alla cosiddetta mini-naja destinata ai giovani che vorranno provare per tre settimane la vita militare. L'iniziativa, aperta a tutti i ragazzi, uomini e donne ...

MANOVRA: OK A MINI-NAJA, STAGE IN ESERCITO PER VOLONTARI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎2 ore fa‎
(AGI) Roma - La commissione Bilancio del Senato ha approvato l'emendamento del relatore, Antonio Azzollini, sulla mini-naja. Il testo prevede la possibilita', in via sperimentale, per giovani tra i 18 ei 30 anni, di partecipare a corsi di addestramento ...

MANOVRA: OK COMM. BILANCIO A MINI-NAJA DI TRE SETTIMANE

Agenzia di Stampa Asca - ‎2 ore fa‎
(ASCA) - Roma, 8 lug - Sono ripresi stamattina i lavori della Commissione bilancio del Senato sulla manovra. Dopo il nuovo pacchetto di emendamenti del relatore e del governo giunti ieri, ora l'esame del provvedimento prosegue in modo piu' ordinato e ..
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MANOVRA: MEF, NORMA MAGISTRATI
INCIDERA' SU INDENNITA' GIUDIZIARIA
 

(ASCA) - Roma, 7 lug - Tagli all'indennita' giudiziaria. Sara' questa, si legge in un comunicato del ministero dell'economia, la misura che riguardera' i magistrati e che entrera' in finanziaria attraverso un emendamento in Commissione.
''Si tratta di un'ipotesi che ha trovato il consenso del Comitato intermagistrature - spiega la nota del Mef - in quanto, fermi i saldi di finanza pubblica, ne attua la piu' equa possibile distribuzione all'interno della categoria.
L'ipotesi, esaminata dalla Ragioneria generale dello Stato, e' stata considerata economicamente congrua dal Ministero dell'economia''. red-lsa/sam/alf


MANOVRA: ARRIVA NORMA PER
ESTINZIONE CONTENZIOSO LODO MONDADORI
 

(ASCA) - Roma, 7 lug - Arriva in manovra anche la norma che rende applicabile l'estinzione del contenzioso tributario per il lodo Mondadori pagando il 5% del dovuto. La disposizione, approvata con un decreto del marzo 2010 (decreto incentivi), era di fatto bloccata perche' non prevedeva la certificazione dell'amministrazione finanziaria, invece necessaria.
Il nuovo emendamento del relatore alla manovra stabilisce che ''l'avvenuto pagamento estingue il giudizio a seguito di attestazione degli uffici dell'amministrazione finanziaria comprovanti la regolarita' dell'istanza ed il pagamento integrale di quanto dovuto''.
Critiche dal Pd. ''Mentre a tutte le istituzioni e al Paesi si chiedono sacrifici - ha commentando Silvio Della Monica, capogruppo Pd in Commissione giustizia - giunge in Commissione bilancio, tramite il ministro della giustizia, un emendamento, sicuramente gradito al premier, che perfeziona ua norma ad personam del marzo 2010. Cosi' Berlusconi potra' estinguere il contenzioso tributario per il lodo Mondadori con il pagamento della modesta somma del 5% del dovuto''. lsa/sam/alf
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Di Loredana Morandi (del 06/07/2010 @ 07:19:49, in Politica, linkato 1248 volte)
Di seguito alcuni degli speciali sulle dimissioni del Ministro durante l'udienza del processo sul caso dell'Antonveneta tenutasi presso il Tribunale di Milano.

Brancher annuncia le dimissioni da ministro.
Berlusconi: «Ho condiviso la decisione»


di Nicoletta Cottone 5 luglio 2010

Aldo Brancher ha annunciato la sua decisione di rinunciare al legittimo impedimento e di dimettersi da ministro. Lo ha fatto in aula, al Tribunale di Milano, nel corso del processo che lo vede imputato con la moglie per ricettazione e appropriazione indebita nell'ambito di un filone sulla tentata scalata dell'allora Banca Popolare di Lodi ad Antonveneta. Poco dopo il premier ha fatto sapere di aver «condiviso con Aldo Brancher la decisione di dimettersi da ministro. Conosco e apprezzo ormai da molti anni Brancher e so con quanta passione e capacità avrebbe potuto ricoprire il ruolo che gli era stato affidato. La volontà di evitare il trascinarsi di polemiche ingiuste e strumentali dimostra ancora una volta la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del Paese e non già per interessi personali». Il premier si è detto certo che «superato questo momento Brancher potrà, come sempre, offrire il suo fattivo contributo all'operato del Governo e alla coalizione». la richiesta di dimissioni del ministro per «legittimo sospetto» che la nomina avesse lo scopo di far ottenere al neo ministro un ombrello nel processo che lo vede imputato. Una nomina sgradita anche i finiani , sulla quale era intervenuto in modo deciso il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, precisando in una nota che la ragione di legittimo impedimento («organizzare il nuovo ministero») proposta dai legali del neoministro Aldo Brancher al processo, non esisteva. Era stato giallo anche sulle deleghe al ministro, mai pubblicate.

«La mia presenza è nel segno del rispetto del tribunale e per dimostrare la mia innocenza», ha dichiarato Brancher davanti al giudice, Annamaria Gatto, aggiungendo che all'inizio aveva pensato «di dover privilegiare per un breve periodo gli interessi del paese, ma siccome tale scelta è stata indebitamente strumentalizzata, ho fatto una diversa scelta, prima di tutto nel rispetto della mia famiglia e perché finiscano le strumentalizzazioni e le speculazioni». E ha annunciato la sua intenzione di dimettersi da ministro.

Intanto è stato rinviato al 28 luglio il processo, che nella mattinata era continuato a porte chiuse, senza testimoni e solo su prove documentali, dopo la richiesta del ministro dimissionario Brancher di essere giudicato con rito abbreviato incondizionato. Il presidente della quinta sezione del tribunale ha fatto uscire i numerosi giornalisti che erano in aula per proseguire con l'udienza. Il 28 luglio dopo requisitoria e arringhe, potrebbe arrivare anche la sentenza. Prosegue, invece, con rito ordinario il processo della moglie, Luana Maniezzo, per la quale i legali potrebbero sollevare l'eccezione di competenza territoriale nell'udienza del prossimo 28 luglio. In ogni caso comunque il procedimento sarà assegnato a un altro giudice.

Per il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, le dimissioni del ministro Aldo Brancher sono una lezione per l`opposizione. «Infatti - sottolinea Letta - è stato ancora una volta dimostrato che la determinazione e l`unità di intenti delle opposizioni consentono di ottenere i risultati e di mettere alle corde il governo. È una lezione di cui far tesoro». Forte anche il giudizio di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato. «La conclusione della vicenda Brancher ci dice quanto di strumentale e di indegno ci fosse nella scelta di nominarlo ministro». Per Anna Finocchiaro «anche la sfacciata arroganza del potere si é dovuta arrendere di fronte alle regole e alle ragioni della correttezza istituzionale».

Con le sue dimissioni da ministro per il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, Aldo Brancher ha chiuso una situazione che era diventata insostenibile. «Si chiude una vicenda kafkiana, nata male e proseguita peggio, in cui è emersa tutta la confusione presente all`interno del governo e della maggioranza».

«Chapeau a Brancher», ha dichiarato il finiano Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera. «Con le sue dimissioni e la rinuncia al legittimo impedimento il ministro ha sgombrato il campo dagli equivoci e favorito la soluzione di uno dei problemi più spinosi interni al Pdl».

Il Sole 24 ore


*** La Repubblica ...

Aldo Brancher si dimette / video
Bersani: "Il governo è nell'angolo"

Le critiche della stampa estera

L'annuncio durante il processo Antonveneta. Si avvarrà del rito abbreviato. Berlusconi: "Scelta condivisa". Evitato il voto dopodomani sulla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv, ma non cala la tensione nel Pdl. I finiani evocano la federazione. Bocchino: "Nessuno ci caccerà, ma si può rivedere il partito unitario" / FOTO


*** Corriere Sera ..

LA RESA DEL MINISTRO

Brancher in tribunale: lascio|video
Il premier: "Bene, evitare polemiche"


21:36   CRONACHE L'annuncio durante l'udienza Antonveneta, dove è imputato di ricettazione
e appropriazione indebita
«Stop a strumentalizzazioni». Chiesto il rito abbreviato dopo la rinuncia al legittimo impedimento. I finiani: il premier ci sta ascoltando

Di' la tua    Scelta giusta? Vota


*** Il Messaggero

Brancher si dimette in tribunale
Berlusconi: condivido la sua scelta

Chiesto il rito abbreviato al processo Antonveneta
Pd e Idv cantano vittoria. Bindi: maggioranza allo sbando


L'addio di Brancher dopo 17 giorni da ministro senza deleghe 

*** Quotidiano.net

Brancher: "Mi dimetto"
Il premier: "Scelta condivisa"
L'opposizione: vittoria

Il parlamentare ha rinunciato al legittimo impedimento e chiesto il rito abbreviato nello stralcio del processo Antonveneta in cui è imputato con la moglie per ricettazione e appropriazione indebita

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Di Loredana Morandi (del 04/07/2010 @ 16:13:16, in Politica, linkato 1256 volte)
Copio e incollo da Giornalettismo, con una nota mia: Governo dateci l'articolo 414 bis per i reati di apologia della Pedofilia e lo faremo funzionare. Questa idea non è del tutto malvagia, ma piuttosto che all'omissione di soccorso aggancerei l'iter alla giurisprudenza dell'omessa denuncia (articoli 363 e 364 c.p - dev'esser questo il probabile errore di battitura nella citazione segnalato dalla redazione) per inchiodare alle proprie responsabilità anche i provider e i grandi socialnetwork. L.M.

Pdl: da tre a dodici anni di carcere per i reati commessi su internet

pubblicato il 4 luglio 2010 alle 15:56  Giornalettismo


Una proposta a firma Raffaele Lauro vuole potenziare le pene già previste dall’articolo 303 del codice penale, se si istiga dal web.

Sono 54 i senatori del Popolo delle Libertà firmatari con Raffaele Lauro del disegno di legge che prevede il carcere da 3 a 12 anni per chi, comunicando con più persone in qualsiasi forma, istiga a “commettere i reati puniti dall’articolo 593″ del Codice Penale. La proposta prevede un’aggravante: «se il fatto è commesso avvalendosi dei mezzi di comunicazione telefonica o telematica -si legge nell’articolato del dd l- la pena è aumentata».

PERICOLO INTERNET – Gli articoli 115 e 414 del Codice penale, spiega Lauro, non sono ‘aggiornati ‘rispetto alle potenzialità espresse dalla rete: «appare dunque di tutta evidenza -sottolinea- la necessità di intervenire per via legislativa prevedendo un’incriminazione finalizzata ad arginare il pericoloso, diffuso fenomeno di coloro che inneggiano alla violenza sulle persone, specialmente attraverso interventi mediatici o telematici». «È necessario -prosegue Lauro- introdurre una fattispecie penale che punisca il comportamento di chi, tramite discorsi, espressioni, scritti, interventi, utilizzando internet o i social network, o tramite altri mezzi mediatici o informatici, istighi a commettere un delitto contro la vita e l’incolumità individuale o fa apologia degli stessi delitti».

NIENTE CENSURE – La fattispecie di reato che i senatori del Pdl vogliono introdurre nel Codice penale è modellata, spiega Lauro, sull’articolo 303 (Pubblica istigazione e apologia), che però riguarda solo i delitti contro personalità internazionali e dello Stato. «Una soluzione di questo tipo -sottolinea l’esponente del centrodestra- non potrebbe essere soggetta a censure connesse alla possibile lesione al diritto alla libertà di manifestazione del pensiero sancita dall’articolo 21 della Costituzione: se così fosse, non potrebbe considerarsi costituzionalmente compatibile neanche la fattispecie prevista dall’articolo 303 del Codice penale, che punisce l’istigazione a commettere un delitto meno grave rispetto a quelli contro la vita e l’incolumità delle persone».

L’OMISSIONE DI SOCCORSO – Ad una prima analisi, però, pare strana e originale l’idea del PdL: l’articolo 593 del codice penale si riferisce all’omissione di soccorso: è “un reato omissivo proprio, nel quale il legislatore viene a reprimere il mancato compimento di una azione giudicata come doverosa, indipendentemente dal verificarsi o meno di un evento come conseguenza di tale omissione”. E’ probabile che ci sia stato un errore di trascrizione, e l’articolo su cui lavorare sia invece il 303, correttamente citato nel seguito del testo.

Link originale all'articolo

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Di Loredana Morandi (del 01/07/2010 @ 23:45:27, in Politica, linkato 1491 volte)

INTERCETTAZIONI

Interviene Napolitano: "Chiari i punti critici"
Schifani: "Ddl al Senato dopo l'estate"


Il capo dello Stato nel giorno della manifestazione contro il bavaglio: "Valuterò. Avevo consigliato di concentrarsi sulla manovra, non mi hanno ascoltato". Bossi apre a una mediazione. Fini: "Pdl rifletta sull'allarme di Grasso". Poi attacca su Brancher e Cosentino; scontro con Bondi. Il premier: "Sono stanco di attacchi, è incompatibile col suo ruolo".  Il presidente del Senato: "A Palazzo Madama comunque a settembre"

ROMA - La notizia arriva in serata, quando il presidente del Senato Renato Schifani chiarisce che l'esame del ddl sulle intercettazioni "si farà in Senato comunque dopo l'estate", visto che "non ci sono i tempi tecnici" perché Palazzo Madama se ne occupi prima della pausa estiva.

Nel giorno della protesta contro il ddl sulle intercettazioni, sulla questione interviene anche il presidente della Repubblica. E sono parole severe contro il ddl che la maggioranza vorrebbe approvare prima dell'estate. "Sono chiari i punti critici - dice il capo dello Stato - valuterò". 

Per il presidente "non spetta al Quirinale suggerire soluzioni. Valuteremo obiettivamente, nell'ambito delle nostre prerogative, se verranno apportate le modifiche adeguate alla problematicità di questi punti che sono già stati messi in evidenza".

Non solo. Napolitano sottolinea che i suoi consigli non sono stati ascoltati. Il riferimento è a quando aveva consigliato alle forze politiche di concentrarsi soprattutto sulla manovra economica: "Anche senza essere Monsignor Delapalisse è evidente che quel consiglio non è stato ascoltato nel momento in cui sono state prese determinate decisioni a maggioranza nella conferenza dei capigruppo".

Schifani: il sì dopo il Senato. "Se il ddl intercettazioni - spiega il presidente del Senato - viene approvato dalla Camera nella prima settimana di agosto, a Palazzo Madama deve andare in Commissione e poi in Aula, per cui non vedo spazi" per un esame del testo  prima dello stop per le vacanze. "Non posso che confermare - aggiunge Schifani - il calendario con i suoi tempi tecnici. Del resto, non trattandosi di un decreto, un minimo di giacenza in commissione il testo deve averlo, se pure esso sia alla quarta lettura". Parole che confermano le perplessità manifestate da più parti ieri quando il Pdl ha imposto un'accelerazione 2 stabilendo che il ddl approderà in aula a Montecitorio il 29 luglio.

Bossi apre alla mediazione. Intanto il ministro delle Riforme Umberto Bossi apre alla possibilità di una mediazione: "La gente - dice il Senatùr - non ci tiene a essere intercettata, mentre in alcuni casi è chiaro che la magistratura deve poter intercettare, ma non su tutto e su tutti. Si deve trovare la via, la mediazione, e la troveremo".

Fini chiede riflessione. Il presidente della Camera torna in campo con determinazione: "Non accetto che una decisione non possa essere contestata perché è già stata presa". E poi, nel corso di un dibattito con Bondi, spiega: "Non ho intenzione di fare il controcanto (a Berlusconi, ndr.), ma su alcune questioni nemmeno far finta di non vedere". Il riferimento della terza carica dello Stato è all'allarme lanciato ieri dal procuratore antimafia Piero Grasso sulle difficoltà che potrebbero incontrare le indagini contro la mafia.

Fini spende parole polemiche anche sul caso Brancher, affermando di non volere che nel suo partito e nel governo "ci sia nemmeno il sospetto che c'è qualcuno che si vuol far nominare ministro perché non vuole andare in tribunale". E su Cosentino (il sottosegretario indagato per camorra, ndr.) dice che "in nessuna democrazia sarebbe rimasto al suo posto". Poi l'affondo finale: "Ci alcuni valori, come la legalità e l'unità nazionale, che non sono oggetto di trattativa. Anche se il partito prende una decisione non è che si può archiviare un dissenso su valori di fondo, perché i valori non possono essere messi ai voti".

Dura la replica di Bondi, secondo il quale ''Fini continua nel suo stillicidio, nelle sue inutili provocazioni, nel controcanto quotidiano'. In particolare, dopo che la terza carica dello Stato aveva parlato dell'esistenza di una questione legalita' nel Popolo della Liberta' (facendo riferimento ai casi di Nicola Cosentino e di Aldo Brancher) Bondi ha contestato a Fini di pensare a ''questioni minime. E poi - ha aggiunto visibilmente contrariato - ci vuole piu' garbo nel parlare di queste cose, nel tirare in ballo questioni di partito. Ci vuole invece una doverosa solidarieta'''.

Anche il "finiano" Italo Bocchino frena sulla possibilità di un'approvazione del ddl intercettazioni entro l'estate. Nel testo attuale, al vaglio della Camera 3 dopo l'approvazione in Senato, "di problemi ce ne sono molti e non ci sembra che la maggioranza sia in grado di risolverli così velocemente" afferma Bocchino in un articolo pubblicato sul sito di Generazione Italia, in cui elenca le problematiche legate al ddl.

"Ci sono limiti troppo severi per le intercettazioni ambientali - spiega Bocchino -, sanzioni agli editori per una impossibile responsabilità oggettiva di quello che pubblica il direttore (che per un'altra legge è completamente autonomo), limiti alle intercettazioni per alcuni reati che portano sempre alla mafia, come usura, estorsione e traffico illecito di rifiuti. C'è, poi, troppa confusione sul meccanismo delle mini proroghe di 72 ore, problemi di funzionalità nei tribunali piccoli e medi del collegio di tre giudici per autorizzare gli ascolti e qualche profilo di incostituzionalità nel divieto di pubblicazione di atti non coperti da segreto".

Berlusconi irritato. Secondo indiscrezioni da fonti vicine al premier grande sarebbe l'irritazione del capo del governo per le prese di posizioni di Fini. "Io lavoro per il mio Paese - avrebbe confidato il Cavaliere ai suoi - e in Italia non faccio altro che ricevere attacchi, soprattutto da chi dovrebbe fare il presidente della Camera e non un leader di partito...". Poi il presidente del Consiglio avrebbe di nuovo detto che a suo parere l'"attivismo" del cofondatore del Pdl è incompatibile col ruolo di presidente della Camera.

Udc con le opposizioni. L'Udc, a sua volta, si schiera apertamente con Pd e Idv stilando un comunicato congiunto indirizzato alla presidenza della Commissione Giustizia perché "rappresenti alla Presidenza della Camera" la necessità di tempi ragionevoli "per ulteriori approfondimenti''. ''Il testo -si legge nella nota - appare nel complesso sensibilmente peggiorato nel suo passaggio al Senato". Si sottolinea ancora una volta ''l'inadeguatezza e inefficacia" del testo di fronte a "tutela della privacy, diritto di cronaca e diritti alla sicurezza e alla legalità, attraverso la lotta alla criminalita'''. ''La data del 29 luglio - conclude il documento - appare inadeguata al raggiungimento di questi obiettivi".

Il calendario a Montecitorio. Il 29 luglio è la data in cui il ddl è atteso in aula a Montecitorio, una volta completato l'iter in Commissione Giustizia della Camera, che oggi ha ultimato le audizioni dei principali "utilizzatori" delle nuove norme. In base al programma fissato dall'ufficio di presidenza della commissione, l'esame in sede referente del ddl riprenderà martedì 6 luglio con la discussione generale, che durerà fino a giovedì 8. Il termine per gli emendamenti è dato alle ore 10 di lunedì 12 luglio. Le votazioni sulle proposte di modifica andranno avanti fino a martedì 20 luglio. Si attenderà poi il parere delle altre commissioni di merito per dare mandato al relatore entro martedì 27, due giorni dopo il ddl dovrebbe arrivare in aula alla Camera.

Anm con Fnsi per la democrazia. Una lettera la scrive anche il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, indirizzata alla Federazione nazionale della stampa per esprimere il pieno sostegno dei magistrati alla giornata di mobilitazione nazionale contro la cosiddetta "legge bavaglio", indetta dalla Fnsi.

"I magistrati - scrive Palamara - sono uniti ai giornalisti nella difesa dei fondamentali principi della libertà d'informazione e della legalità, messi a rischio dal ddl sulle intercettazioni. L'Associazione nazionale magistrati, in piena sintonia con la Federazione nazionale della stampa italiana - prosegue il presidente dell'Anm- ha ripetutamente denunciato i gravissimi rischi per la sicurezza dei cittadini e la libertà d'informazione derivanti dal disegno di legge del governo in materia di intercettazioni".

"Questa riforma - spiega ancora Palamara - limita drasticamente la possibilità per le forze dell'ordine e per la magistratura di individuare gli autori di reati di particolare allarme sociale e pregiudica in modo inaccettabile il diritto dei cittadini di essere informati su fatti di interesse pubblico".

"L'Anm - conclude la lettera -, anche in occasione della protesta del primo luglio, è al fianco della Fnsi per la difesa dei fondamentali principi della libertà d'informazione e della legalità. Il nostro impegno sarà quello di proseguire, insieme con i giornalisti, nella tutela di tali valori, irrinunciabili in una democrazia".

La Repubblica

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Stefano Ceccanti: diretta facebook
dalle Commissioni Giustizia e Affari Costituzionali al Senato


Non tutto facebook vien per nuocere, per fare stalking o per diffamare qualcuno. Il mio plauso di questa mattina va al senatore PD Stefano Ceccanti, che con intelligenza innovativa sta curando una sintetica "diretta" dalle due commissioni parlamentari dal proprio profilo FB.

L'aggiornamento sulle presenze dato dal senatore è desolante in una democrazia: in commissione Affari Costituzionali sono presenti e numericamente rilevanti solo i senatori del PD, Italia dei Valori ha un solo membro e il PdL ha 2 senatori a far compagnia al presidente Vizzini.

Seguirà il riassunto ...
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