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La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, ed essa non può essere limitata senza che vada perduta.

Thomas Jefferson
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 08:45:44, in Politica, linkato 1387 volte)
L'articolo l'ho letto tutto, ma non vedo i tagli ai politici in parlamento, agli europarlamentari e finalmente una sana riduzione delle pensioni parlamentari... L.M.

La manovra è quasi pronta. Forse già martedì la presentazione ai ministri


Stato più leggero, il piano dei tagli

Segnale di rigore ai mercati. Stipendi congelati, fatture telematiche, riduzioni del 10% di beni per i ministeri

di  Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

E chi l’avrebbe mai immaginato che la destra fosse costretta a ipotizzare la fattura telematica sopra i tremila euro o altri interventi che andrebbero a toccare dolorosamente i suoi bacini elettorali? Eppure, tra le varianti allo studio per una manovra che, obbligata a essere equa, finirà fatalmente per scontentare tutti, c’è anche questa. Come altre scelte fino a ieri impensabili. Dirompenti. Che stanno spaccando la maggioranza tra chi pensa che in fondo «i soldi in qualche modo saltan sempre fuori» e chi ritiene invece che gli italiani siano adulti che van trattati da adulti. E devono rendersi conto che la situazione, senza una svolta netta, è pesante. C'è una tabella che toglie il sonno a Giulio Tremonti. La stessa che è sul tavolo del presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet ma soprattutto su quello dei bucanieri della finanza internazionale. È una tabella dell'Ocse con i dati di quanto è aumentato tra il 1999 e il 2008 il costo del lavoro nei paesi dell'euro nel settore privato e in quello pubblico. Dice che in quello privato stiamo un po’ sopra la media: 23,7% di crescita nell'Europa a dodici, 24,8 in Italia. È vero che stiamo comunque al doppio rispetto alla Germania (12,2), ma vabbè...

Il guaio, quello vero, secondo i rigoristi, è contenuto nella prima colonna della tabella. Dove si vede come i paesi che più hanno visto impennarsi la spesa addetto nel settore pubblico sono stati l'Irlanda (110,8%), seguita dalla Grecia (109,1%), dal Portogallo (58%), dalla Spagna (53,1%). Si tratta, nell'ordine, dei paesi che sono stati via via messi sotto attacco da parte della speculazione internazionale. E chi c'è dopo la Spagna? Noi: 42,5% di aumento in termini nominali contro una media europea del 35,7. Una sproporzione netta, che diventa nettissima nei confronti dei paesi dell'elite continentale: Olanda (32,6%), Francia (31,3) e soprattutto Germania, dove il costo del lavoro nel pubblico è cresciuto del 17,1: molto meno della metà rispetto all'Italia. Ed ecco l'incubo: che i pirati della speculazione, dopo averci concesso per qualche tempo il beneficio del dubbio (evidentemente in nome della nostra tradizione manifatturiera e dell’apprezzamento per la linea del governo, pensano i tremontiani) possono in tempi brevi attaccare noi. Di qui la necessità di dare in tempi altrettanto brevi una risposta netta. Che rassicuri i mercati (al di là degli inutili lamenti su quanto siano «paranoici») sulla capacità dell'Italia di marcare una svolta.

L'articolo prosegue sul Corriere della Sera


Qual è il problema? Che rassicurare contemporaneamente i mercati internazionali e i cittadini italiani è difficile quanto volteggiare su un trapezio appeso a un piccolo aeroplano come fece Giovanni Palmiri nel cielo di piazza Duomo. Per capirci: ci sono scelte che rassicurando i mercati rischiano di seminare inquietudini tra la popolazione, altre che rassicurando la popolazione rischiano di seminare inquietudini nei mercati. Ma come fai a spiegare alla gente che la situazione è «drammatica», che la spesa pubblica nell'ultimo decennio (in cui la sinistra ma più ancora la destra si son riempite la bocca con la parola «rigore») ha continuato a salire «in grande eccesso» rispetto al Pil e che occorrono «grandi sacrifici» e «grandi cambiamenti» e una «profonda discontinuità» per rompere finalmente con quella tradizione italiana di affidarsi allo stellone perché «alla fine tutto si aggiusta»? Eppure non c’è scelta. Lo scrisse Ernesto Galli della Loggia tre anni fa e non c'è che da ripeterlo parola per parola: «L’Italia ha soprattutto bisogno di verità. Ha un gran bisogno che finalmente si squarci il velo di silenzi, di reticenze, spesso di vere e proprie bugie, che per troppo tempo il Paese ha steso sulla sua effettiva realtà». È qui che Tremonti e quanti sono convinti dell’urgenza d’intervenire con misure radicali, sanno di dire cose spinosissime.

In urto con la filosofia, il carattere, l'ottimismo del Cavaliere, che insiste nel maledire i corvi del malaugurio e nell’assicurare (con perplessità degli stessi giornali che più gli sono amici) che la manovra non toccherà questo e quello. In urto con un pezzo della destra, chiamata a scelte impopolari in contrasto con gli interessi immediati (quelli a lungo termine sono un'altra faccenda) di alcune categorie tradizionalmente considerate nel suo bacino elettorale. In urto forse soprattutto con quel mondo di dirigenti, funzionari, grand commis, «uomini di panza» ministeriali che si sono già posizionati ringhiosamente in difesa dello status quo e che vorrebbero che il peso della crisi, in nome dei grandi numeri (si rastrellano più soldi toccando i salari di 3 milioni e mezzo di statali che quelli di alcune centinaia di «padreterni », ovvio) fosse scaricato solo sulla massa dei dipendenti anonimi. In urto infine non solo con i sindacati, ai quali sarà difficile far digerire certe scelte che molti bollerebbero automaticamente come «macelleria sociale», ma con i partiti. I quali per la prima volta, a causa della gravità dei conti, potrebbero davvero veder sottoposto a un taglio radicale quel sistema dei rimborsi elettorali che, gonfiando i soldi a dismisura, ha preso il posto del finanziamento pubblico abolito anni fa da un referendum. Ma ecco, una per una, le varie misure allo studio.

Stipendi
Congelamento sulle cifre attuali, per tre anni, di tutti gli stipendi pubblici, «senza trucchi intorno a straordinari e cose simili» e senza recupero dell'inflazione, a partire dal primo mese disponibile. Una scelta ingiusta perché andrà a colpire tutti senza alcuna distinzione tra quanti buttano sangue sul lavoro e i lavativi? Purtroppo si. E sarà poi necessario un riequilibrio. Ma «i discorsi sul merito hanno bisogno di anni, e invece qua si tratta di fare in fretta», nella convinzione che altrimenti, con la dinamica attuale, i salari «continueranno a salire in tre anni del 12%».

Tagli retribuzioni
Gli stipendi pubblici sopra i 90mila euro saranno tagliati del 5%, sopra i 120mila del 10%. A costo di scontentare una serie di categorie, dagli alti magistrati ai prefetti, i diplomatici, i capi di gabinetto, i generali... Tutta gente che conta e che ha già cominciato a dare segnali di malumore. Meglio: profondo malumore. Con minacce di ricorsi alla magistratura: con che diritto lo Stato, tocca i contratti stipulati con i suoi dipendenti?

Banchieri
Tra i punti allo studio, un brusco aumento delle aliquote fiscali sui ricavi delle stock option, che rappresentano la fonte maggiore di guadagno per i banchieri e i manager privati.

Blocco nuovi contratti
Per tre anni, parallelo al congelamento delle retribuzioni.

Finestre pensioni
Riduzione da quattro a una l’anno delle «finestre» attraverso le quali si può andare in pensione. Fermo restando un trattamento speciale per chi ha già quarant'anni di contributi.

Invalidità
L'impennata dell'ultimo decennio, che al di là delle affermazioni di principio ha visto la spesa per le pensioni di invalidità salire da 6 a 16 miliardi di euro, soprattutto a causa dell’esplosione delle indennità di accompagnamento, porterà a una maggiore severità nei controlli. Uno dei problemi è quello che il riconoscimento di handicap invalidanti viene concesso dalla regione, i soldi li deve mettere lo Stato. La soluzione prospettata è che la spesa venga per il 25% scaricata sulle regioni, che sarebbero costrette ad essere più rigide. Di più: si tornerà, con ogni probabilità, alle regole del 1988, più restrittive delle attuali.

Accompagnamento
L'ipotesi di dar l'assegno d’accompagnamento solo a chi sta sotto un tetto massimo di 30 o 35 mila euro è saltata. Accudire una persona disabile è costosissimo e, fatti i calcoli, si sono resi conto che quel tetto avrebbe dovuto essere così alto che a quel punto non valeva neppure la pena di introdurla. Peggio: la selezione avrebbe potuto paradossalmente favorire quanti dichiarano meno di quanto guadagnano. Resterà tutto come oggi.

Ministeri
Taglio orizzontale del 10% per tutti i beni e servizi. Si lamentano già tutti di essere squattrinati? Nessuna eccezione. Tranne quelle per consentire di operare alle forze dell'ordine. Basti ricordare che i carabinieri sono già oggi costretti, spesso, ad andare a recuperare dei pezzi di ricambio per le vecchie Fiat Brava dai demolitori. Far la guerra alla criminalità, in quelle condizioni, è complicato. Per ministri e sottosegretari taglio del 10% dell'indennità.

Organi costituzionali
Il problema è che Quirinale, Senato, Camera, sono entità dotate di autonomia pressoché totale. L'unica cosa che può fare il Tesoro, da quanto si capisce, è ricordare loro pubblicamente: il taglio generale alle spese sarà almeno del 10%, sarebbe opportuno se anche voi...

Rimborsi elettorali
Tema molto controverso. L'intenzione di Tremonti e dei rigoristi sarebbe quella di ridurre il contributo elettorale da 1 euro a 50 centesimi a elettore. Secondo i calcoli del Sole 24 ore la prima stretta porterebbe a un risparmio di 170 milioni. Resta da capire se i partiti che verrebbero penalizzati sulle entrate che avevano messo in conto di avere già in tasca (62 milioni a rischio per il Pdl, 54 per il Pd, 12,4 per la Lega e giù giù fino a 1 milione e 800mila euro per la destra…) se ne faranno una ragione o meno. In caso di rifuto, certo, sarebbe complicato poi raccomandare sacrifici agli altri.

Enti
Il progetto è quello di accorparne più possibile. Alcune situazioni, del resto, appaiono francamente indifendibili. Per esempio quello dell’Isae, l'istituto di ricerca del Tesoro: ha 31 ricercatori e 70 (settanta) impiegati amministrativi. Quanto all'Ice, l’Istituto per il commercio estero i cui dirigenti occupati all’estero hanno paghe principesche, potrebbe sciogliersi all’interno della Farnesina oppure essere diviso fra i ministeri degli Esteri e dello Sviluppo economico.

Lotta agli evasori
È una delle questioni sulle quali lo scontro fra chi invoca il rigore e chi le «ragioni della politica», vale a dire spesso le ragioni di bottega elettorale, rischia di essere più duro. E che potrebbe segnare una svolta radicale per un governo che nel passato aveva fatto una serie contestatissima di condoni di ogni genere. Le misure allo studio più importanti sarebbero tre. La prima, come dicevamo, è la fattura telematica che dovrebbe essere emessa per tutti gli importi superiori ai 3 mila euro e consentirebbe di lasciare, a disposizione degli investigatori, una scia indelebile. La seconda è il ripristino (non è chiaro da che soglia) della «tracciabilità» dei contanti, introdotta da Prodi con un tetto di 5 mila euro, invocata per anni come indispensabile da un pezzo della sinistra (che si spinse a teorizzare un abbassamento della soglia a 100 euro) e sbeffeggiata sul fronte opposto da Berlusconi che, considerandola una «misura di polizia», l’aveva abolita riportando in vita il limite europeo del 12.500 euro. La terza è sul fronte delle compensazioni Iva, fonte di molti abusi: stando ai progetti, non sarà più possibile il «fai da te» ma sarà richiesta una certificazione di un professionista che risulterà responsabile davanti alla legge. Di più ancora: l’accertamento fiscale per le imposte non pagate scatterà contestualmente all’immissione a ruolo, con l’esito di accorciare i tempi degli accertamenti di tre o quattro mesi.

Ristrutturazioni edilizie
Oggi è previsto lo sgravio del 36% e per ottenerlo tutti i pagamenti vanno fatti tramite bonifico bancario. Il guaio è che, stando ai risultati, molti incassano il bonifico ma poi non pagano le tasse contando sulla farraginosità dei controlli o su qualche condono futuro. L'idea è quella di delegare alle banche il ruolo di sostituto d'imposta così come oggi avviene per le aziende che trattengono le tasse dei dipendenti. Toccherebbe agli istituti di credito di trattenere il 20%.

Condono edilizio
L’ipotesi di un nuovo condono edilizio, salvo sgradevolissime sorprese (anche nel 2003, sulle prime, venne esclusa l'idea di una sanatoria generalizzata e poi si è visto com'è andata a finire: con la corsa di decine di migliaia di furbi a commettere abusi spacciati poi per precedenti…) viene solennemente scartata. Al momento par di capire piuttosto che il governo fornirà ai comuni le fotografie aeree e tutto il materiale a disposizione per stanare i proprietari dei circa 2 milioni di «case fantasma».

Costi sanità
Ci sono Asl e ospedali che pagano le siringhe più care che in farmacia? D’ora in poi dovrebbe far fede per tutti il prezzo che paga Consip, la società pubblica che fa gli acquisti per la pubblica amministrazione, la quale avrà per giunta l’obbligo di mettere tutto on line. E cosa succederà se il parametro non viene rispettato? Il rappresentante dello stato nel collegio sindacale delle Asl dovrà spiegarne i motivi in una relazione alla Corte dei conti.

Municipalizzate
Gli enti locali controllano ormai più di 5 mila società. Molte delle quali assolutamente inutili, che servono soltanto, come disse Luca Cordero di Montezemolo, da “discarica per politici trombati”. A Comuni, Province e Regioni sarà vietato ripianarne le perdite al di fuori del cosiddetto «contratto di servizio». In questo caso non gli resterà che portare i libri in tribunale. Una scelta obbligata, dopo alcuni salvataggi contestatissimi, come quello dell'Amat di Palermo.

Arbitrati
Per ora, di un'abolizione degli Arbitrati non se ne parla. Lo stesso governo di centrodestra, tuttavia, si sarebbe convinto che così non si può andare avanti. Gli incarichi accessori come gli arbitrati per le opere pubbliche fanno crescere mediamente del 30% il costo degli appalti, e soprattutto arricchiscono la corporazione degli arbitri: magistrati amministrativi e contabili, burocrati pubblici, avvocati dello stato, politici. Con in più una beffa; che lo Stato soccombe nel 98% dei casi. Fra il 2005 e il 2007 questa forma di giustizia privata amministrata da pubblici funzionari che arrotondano lautamente il loro stipendio ci è costata 715 milioni: sarebbero bastati per il Passante di Mestre. E gli arbitri si sono messi in tasca 50 milioni. Morti e risorti almeno tre volte, gli arbitrati sono stati ripristinati l’ultima con un decreto legislativo messo a punto dal capo giurista di palazzo Chigi Claudio Zucchelli. Il quale nel 2008 ha fatto parte di un collegio arbitrale di tre persone incaricato di dirimere una lite fra l’Astaldi e l’Anas. Valore della controversia: 38 milioni di euro. A dir poco principesco, 1.455.000 euro, il compenso del collegio.

Consulenze
Taglio totale. Inevitabile: a dispetto di tutti gli impegni l'andazzo è ormai inarrestabile.

Sponsorizzazioni
Stando al progetto, la scelta di tanti enti locali di sponsorizzare squadre di calcio, basket e pallavolo verrebbe vietata. Decisione sacrosanta. Basti ricordare i casi della Regione Calabria che, nei guai finanziari al punto di non avere i soldi per pagare lo smaltimento dei rifiuti, scelse di sponsorizzare la nazionale di calcio. O quello della Campania che appoggia con centinaia di migliaia di euro l'anno la «Air Avellino» di basket, dove Air sta per Autoservizi Irpini: capitale al 100% nella mani della Regione. O ancora quello della Provincia di Treviso, sponsor del Treviso Calcio dal 2004 per scelta dell’allora presidente Luca Zaia: «Con questa sponsorizzazione abbiamo fatto una scelta di campo. La squadra porterà in tutta Italia il nostro progetto: “Se la vedi, ti innamori”».

Protezione civile
È impossibile, davanti alle emergenze, controllare «prima» la distribuzione dei soldi? Può darsi. Ma a quel punto è indispensabile controllare meticolosamente tutto almeno «dopo». Quindi va tutto riportato sotto la vigilanza della Ragioneria dello Stato. Insieme con i conti di tutta la Presidenza del Consiglio. La domanda è: passeranno sul serio, almeno in parte, queste scelte? Lo si vedrà nei prossimi giorni. Dipenderà anche, se non soprattutto, dai segnali che verranno dai mercati internazionali. E dal coraggio che il centro destra, e Silvio Berlusconi in prima persona, dovranno dimostrare per sfidare insieme sindacati e partiti, clientele locali e grand commis. Ma soprattutto di andare a spiegare a quegli artigiani, quei piccoli imprenditori, quei professionisti, quei commercianti che in questi anni, a forza di condoni e sanatorie, hanno pensato che il Pdl la Lega e Berlusconi e Bossi fossero sempre e comunque dalla parte loro e «contro» lo Stato, che qualcosa è cambiato. E che la nuova crisi planetaria, mentre impone alle macchine statali troppo gonfie di sgonfiarsi, chiede anche a tutti i cittadini una nuova assunzione di responsabilità.

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24 maggio 2010
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Una legge che ferisce la Costituzione


CARLO FEDERICO GROSSO

La commissione Giustizia del Senato ha approvato a maggioranza gli emendamenti del governo al disegno di legge sulle intercettazioni. Sono previste limitazioni inaccettabili ai poteri dell’autorità giudiziaria, una cappa plumbea di silenzio nei confronti delle indagini penali in corso.

Inoltre, sanzioni severe per i giornalisti che contravvengono al nuovo regime e, soprattutto, per gli editori che consentono le pubblicazioni illegittime. Una disciplina che lascia stupefatti e che, se dovesse diventare davvero legge dello Stato, cambierebbe il volto delle indagini penali e di parte dell’informazione nel Paese.

Nonostante le critiche, le osservazioni e le proteste di una porzione consistente dell’opinione pubblica, l'azione non si è fermata. Non sono serviti i problemi economici urgenti, gli scandali della «cricca», il crollo di credibilità della classe politica, la necessità di affrontare finalmente il nodo della corruzione. In altre parole, le vere urgenze. La priorità, per il governo, era, ed è rimasta, tagliare le unghie alla magistratura che indaga e togliere voce e penna ai giornalisti che informano. Ne prendiamo atto con sconcerto, cercando di fare un bilancio di ciò che il Parlamento sta predisponendo.

In materia di indagini è risaputo che le intercettazioni costituiscono mezzo insostituibile di accertamento di molti gravi reati. Circoscrivere i casi nei quali esse possono essere disposte e stabilire che esse non possono durare più di un periodo prestabilito fisso di settantacinque giorni, e poi automaticamente cessare anche se stanno emergendo elementi utili ad individuare i responsabili, significa rinunciare ad uno strumento fondamentale nella lotta al crimine. Uno strano regalo alla criminalità, da parte di chi di tale lotta, dell’ordine pubblico e della difesa dei cittadini fa, almeno a parole, la sua bandiera. Un regalo, addirittura, alla criminalità organizzata, se è vero, che, come hanno spiegato gli esperti della materia, le restrizioni peseranno anche nelle indagini contro mafia, ’ndrangheta e camorra.

In materia d’informazione dovremo abituarci a non conoscere più nulla sulle indagini disposte dall’autorità giudiziaria. Se un ministro si fa pagare una casa a sua insaputa, non lo sapremo, perché i giornalisti non potranno più pubblicarlo. Come non sapremo più se un parlamentare, un presidente o un sindaco hanno peculato, rubato, si sono fatti corrompere o comprare e sono per questo indagati. A ciò conduce, inesorabilmente, l’avere previsto che non sarà più consentito pubblicare nulla, neppure «il contenuto» non più coperto da segreto, delle investigazioni giudiziarie in corso.

Le sanzioni previste per i contravventori sono, d’altronde, molto elevate. Chi dall’interno degli uffici rivela il contenuto di atti coperti da segreto investigativo sarà punito con la reclusione fino a sei anni, e in tale pena incapperà pure il giornalista che pubblicherà la notizia. Chi pubblica atti di un’indagine penale non più coperti da segreto, ma di cui è comunque vietata la pubblicazione, rischierà l'arresto fino a 30 giorni o il pagamento di un’ammenda da 1000 a 5000 euro, che sarà raddoppiata nel caso si tratti di un’intercettazione. Per l’editore del giornale che pubblicherà la notizia vietata è prevista una sanzione pecuniaria che potrà arrivare a 464.000 euro.

A quanto si è appreso, il varo definitivo in commissione del disegno di legge è stato sospeso fino a lunedì prossimo. In materia di sanzioni la novità più devastante è la pesantissima sanzione pecuniaria prevista per gli editori, che rischierà di alterare la relazione d’indipendenza che ha caratterizzato, fino ad oggi, il rapporto fra proprietà e direzione dei giornali. Pensate a che cosa accadrà quando, se si verificherà un’infrazione prevista dalla nuova legge, l’editore saprà di rischiare ben 464.000 euro. Credete davvero che, di fronte al pericolo di fallire e di chiudere l’azienda, si farà scrupolo d’imbavagliare, lui stesso, i direttori e i giornalisti? A quest’ulteriore scempio, a quanto pare, nessuno, nel palazzo, pensa di rimediare. La libertà di stampa è l’ultima delle preoccupazioni.

L’importante è creare un clima d’intimidazione complessiva in grado di bloccare ad ogni costo le notizie.

Si obietterà, a mali estremi, estremi rimedi. Gli abusi della stampa, con la pubblicazione di notizie coperte dalla privacy, con quella, indiscriminata, d’intercettazioni che non c’entrano con le indagini, con la demolizione mediatica di colpevoli ed innocenti, esigeva una reazione adeguata. L’obiezione è del tutto inconferente: a parare gli abusi sarebbe più che sufficiente la rigorosa applicazione della legge vigente sulla privacy, l’originaria previsione del divieto di rendere pubblici gli atti irrilevanti per le indagini e la predisposizione di un archivio riservato nel quale depositare provvisoriamente tali atti in attesa di una loro distruzione.

La realtà è che, con un colpo solo, governo e maggioranza (con l’avallo, magari, anche di qualche oppositore) vogliono indebolire la magistratura, rendere meno incisive le indagini, evitare che politici e potenti finiscano in prima pagina in ragione delle loro malefatte. Un’indebita limitazione del controllo di legalità e del diritto d’informare che, se dovesse passare, cambierebbe inevitabilmente la costituzione materiale. Speriamo che, nel frattempo, qualcuno che ha potere si accorga che è, anche, violazione della Costituzione formale.

Leggi anche:

"Difendere il lavoro dei giudici italiani".
E' polemica sul ddl, sit-in al Parlamento

E' battaglia sul provvedimento. Sky fa ricorso a Corte europea.  Montezemolo: «Gli editori hanno ragione, tutelare sia privacy che indagini». Il sottosegretario Usa alla Giustizia Brauer: «Difendere  l'ottimo lavoro dei giudici italiani»
OPINIONI Ferita la Costituzione CARLO FEDERICO GROSSO / >VOTA Favorevoli o contrari?
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Di Loredana Morandi (del 19/05/2010 @ 18:32:20, in Politica, linkato 1272 volte)
Csm/ Camere in seduta comune
il 1 luglio per eleggere gli 8 laici


Votazioni a Montecitorio dalle 9

Roma, 18 mag. (Apcom) - Il Parlamento è stato convocato in ottava seduta comune il primo luglio prossimo per l'elezione degli otto componenti laici del Consiglio superiore della magistratura.

Le votazioni si terranno alla Camera dei deputati a partire dalle 9. L'avviso verrà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di domani. Una nota congiunta della Camera e del Senato ufficializza la decisione presa ieri in conferenza dei capigruppo.
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Di Loredana Morandi (del 19/05/2010 @ 09:23:49, in Politica, linkato 1478 volte)
Riporto l'articolo sulle intercettazioni per il "conio" dei nomignoli alle norme della legge sulle intercettazioni. Alle volte trovo adorabile la redazione di Giornalettismo, bravi!, chissà se han poi fatto amicizia con Gennaro?  Omissis sul senatore PD Vincenzo Vita perché tratta con gente sporchissima a rappresentare falsamente l'utenza del web e con i venditori di morte e pornografia di Pirate Bay. Alle dichiarazioni di Casson invece ci credo, lui è stato un ottimo magistrato. L.M.

Intercettazioni, ok nella notte alla norma anti-D’Addario

 

Passano in Commissione l’emendamento contro le registrazioni clandestine e il salva-Iene. Se un pm intercetta un uomo di Chiesa verrà avvisato il Vaticano. Vietate le riprese tv dei processi senza il consenso degli interessati.

La Commissione giustizia del Senato accelera e dà il via libera in nottata a numerose norme ‘calde’ del disegno di legge sulle intercettazioni. La riunione è terminata alle 3.40 e riprenderà alle 14 e 30. Nel corso della lunga seduta notturna hanno ricevuto l’ok la cosidetta norma ‘D’Addario’ e le norme sul diritto di cronaca, ribattezzate ‘Salva-Iene‘.

I DIVIETI - Con l’approvazione degli ultimi emendamenti, non si potranno fare riprese tv di processi se non ci sarà il consenso di tutti così come le ‘talpe’ che rivelino atti o notizie del processo coperti da segreto rischiano da uno a 6 anni di carcere. Un’altra norma varata, bocciando tutti gli emendamenti soppressivi presentati dall’opposizione, prevede di dare immediato avviso al Vaticano se un pm intercetta un uomo di Chiesa. Resta ancora da definire la parte relativa all’inasprimento delle pene per i giornalisti. Ieri notte il confronto tra i poli è stato molto teso con l’opposizione che ha dichiarato opposizione ad oltranza.

- omissis -

«Da questo momento in poi – ha incalzato il vicepresidente del gruppo del Pd Felice Cassonfaremo vero ostruzionismo, senza concedere tregua. Non ci sono, infatti, margini per tentare di raggiungere un’intesa nè sui tempi, nè sui modi, nè sui contenuti. Da ora si interverrà a oltranza».

-omissis -
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Di Loredana Morandi (del 19/05/2010 @ 07:40:22, in Politica, linkato 1479 volte)
G8, irruzione alla Diaz:
condannati in appello i vertici di Polizia


Ansa - 19 maggio, 00:10

GENOVA - La Corte d'appello ha ribaltato la sentenza di primo grado sulla sanguinosa irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova ed ha condannato anche i vertici della Polizia di Stato, infliggendo in totale circa 85 anni di reclusione.

Il capo dell'anticrimine Francesco Gratteri e' stato condannato a quattro anni, l'ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini a cinque anni, l'ex vicedirettore dell'Ucigos Giovanni Luperi (oggi all'Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna) a quattro anni, l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola (ora vicequestore vicario a Torino) a tre anni e otto mesi, l'ex vicecapo dello Sco Gilberto Caldarozzi a tre anni e otto mesi. Altri due dirigenti della Polizia, Pietro Troiani e Michele Burgio, accusati di aver portato le molotov nella scuola, sono stati condannati a tre anni e nove mesi. Non sono stati dichiarati prescritti i falsi ideologici e alcuni episodi di lesioni gravi. Sono invece stati dichiarati prescritti i reati di lesioni lievi, calunnie e arresti illegali. Per i 13 poliziotti condannati in primo grado le pene sono state inasprite.

La Rassegna

G8, condannati i vertici della polizia Un secolo di carcere per 25 ...

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La sentenza di secondo grado per la sanguinosa irruzione della Polizia nella scuola Diaz, durante il G8 del 2001 di Genova, ha ribaltato la decisione di primo grado condannando anche i vertici della polizia, l'apice della catena di comando. ...

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(ANSA) - GENOVA, 19 MAG - La Corte d'appello ribalta la sentenza di primo grado sull'irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova. Ai vertici della Polizia di Stato sono stati inflitti in totale circa 85 anni di reclusione. ...

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G8 di Genova, condanne più dure

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La corte d'appello ha ribaltato la sentenza di primo grado sulla sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova. Tutti i vertici della polizia che erano stati assolti hanno subito condanne comprese tra 3 anni e 8 ...

G8, Diaz: Il sollievo delle vittime dopo la sentenza: " Questa è ...

Primocanale - ‎18 minuti fa‎
Un urlo di sollievo si è levato nell'aula del Tribunale di Genova mentre i magistrati leggevano il dispositivo della sentenza di secondo grado riguardo ai fatti avvenuti alla scuola Diaz durante il G8 di nove ani fa. Erano le grida dei numerosi ...

Diaz, condannati i vertici della polizia

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In appello i giudici ribaltano la sentenza di primo grado. Condannati 25 imputati su 27. Pene tra i tre ei quattro anni. Cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Inasprite le pene per i poliziotti già condannati in primo grado Ribaltando la ...

G8 di Genova, stasera la sentenza della Corte d'Appello

Libero-News.it - ‎15 ore fa‎
giudici della terza sezione penale della Corte d'Appello di Genova sono riuniti in camera di consiglio dalle 10 di questa mattina per la sentenza di secondo grado sulla sanguinosa irruzione della polizia alla scuola Diaz durante il G8 del 2001. ...

G8: Genova, giudici in camera consiglio per appello Diaz

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Genova, 18 mag. (Adnkronos) - Sono riuniti in camera di consiglio i giudici della terza sezione penale della Corte d'Appello di Genova per emettere la sentenza di secondo grado sui fatti relativi all'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il ...

G8 2001/ I vertici della Polizia condannati in appello per le ...

Città di Genova - ‎7 ore fa‎
Ribaltata la sentenza di primo grado: tutti i vertici della Polizia che erano stai assolti per le violenze alla scuola Diaz del luglio 2001 a Genova sono stati condannati con pene comprese dai tre anni e otto mesi ai 4 anni, con interdizione dai ...

G8 GENOVA: SENTENZA APPELLO DIAZ ATTESA IN TARDA SERATA

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎11 ore fa‎
(AGI) - Genova, 18 mag. - Il presidente della terza sezione della corte di appello di Genova Salvatore Sinagra ha annunciato che la sentenza per la sanguinosa irruzione alla scuola Diaz di Genova del luglio 2001, avvenuta a margine del vertice G8, ...

OGGI ACCADRA'. G8 di Genova: i vertici della polizia condannati in ...

Carta - ‎7 ore fa‎
I giudici della terza sezione della corte d'appello di Genova, dopo una lunghissima camera di consiglio, condannano gli alti gradi della polizia presenti al momento dell'irruzione nella scuola Diaz, il 21 luglio del 2001. Erano stati tutti assolti in ...

G8, appello Diaz Giudici in camera di consiglio

La Repubblica Genova.it - ‎20 ore fa‎
Riuniti dalle 10, i magistrati pronunceranno la sentenza in tarda serata. Per i 27 imputati, tutti poliziotti, il pg ha chiesto oltre 110 anni di reclusione I giudici della terza sezione della corte di appello, alle 10 di stamani, si sono ritirati in ...

Appello per la scuola Diaz Il pm chede 100 anni

La Repubblica Genova.it - ‎17/mag/2010‎
Alla sbarra 27 tra agenti e funzionari che parteciparono alla violenta irruzione nell'istituto occupato da giovani manifestanti riuniti a Genova per il G8. In primo grado condannati solo 13 imputati Domani la sentenza d'appello sull'irruzione alla ...

G8 Diaz: c'è un giudice a Berlino… e pure a Genova

La Repubblica Genova.it - ‎5 ore fa‎
Il titolo di questo post è una frase che poco fa mi ha scritto su un sms l'avvocato Laura Tartarini, uno dei legali del Genoa Legal Forum. Credo riassuma bene i sentimenti di tanti di fronte alla sentenza, che a quasi dieci anni da quella notte del ...

Appello Diaz, giudici riuniti in Camera Consiglio

Primocanale - ‎20 ore fa‎
Sono in Camera di Consiglio i giudici della terza sezione penale della Corte d'Appello di Genova per la sentenza di secondo grado per l'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova nel luglio del 2001. Questa sera alle 19 i giudici ...

G8 2001/ Alle 23 la sentenza d'appello sulla Diaz

Città di Genova - ‎11 ore fa‎
Slitta alle 23 la comunicazione da parte dei giudici in merito alla sentenza in appello per l'irruzione alla scuola Diaz durante il G8 del luglio 2001: i giudici si sono riuniti in camera di consiglio. 27 persone alla sbarra tra agenti e funzionari, ..


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Di Loredana Morandi (del 19/05/2010 @ 07:19:35, in Politica, linkato 1283 volte)
Intercettazioni, servono "gravi indizi"

Commissione Giustizia, al Senato passa l'emendamento del governo.
Il pm richiede le registrazioni ma è il tribunale di competenza ad autorizzarle.

Intercettazioni In commissione Giustizia del Senato è passato nella notte, in una seduta conclusasi dopo le 3 del mattino, l'emendamento del governo che reintroduce la formula in base alla quale possono essare autorizzate le intercettazioni, ossia quando "sussistono gravi indizi di reato". In sintesi è il pm a chiedere l'autorizzazione ma è il tribunale del capoluogo di distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente, a decidere sull'autorizzazione, e lo fa in composizione collegiale. (Il Tempo)

Domanda: questo potrebbe esser letto come una copertura agli apparati deviati dello Stato?

Intercettazioni: non piu' per utenze 007
Commissione Giustizia Senato boccia emendamenti opposizione

(ANSA)-ROMA,18 MAG -Non si potranno piu' intercettare le utenze 'riconducibili' a 007: e' il risultato, cui e' giunta la Commissione Giustizia del Senato. La Commissione di Palazzo Madama ha bocciato tutti gli emendamenti dell'opposizione che puntavano a sopprimere la norma del ddl intercettazioni. Questa prevede che non si possano piu' intercettare le utenze 'riconducibili' ad appartenenti 'al dipartimento delle informazioni per la sicurezza o ai servizi di informazione per la sicurezza'.

Questo è accettabile...
INTERCETTAZIONI: NO RIPRESE TV PROCESSI SENZA CONSENSO TUTTI

(ANSA) - ROMA, 19 MAG - Non si potranno più fare riprese televisive di un processo senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate. La commissione Giustizia del Senato ha respinto tutti gli emendamenti dell'opposizione che puntavano a sopprimere questa parte del ddl intercettazioni.
"In questo modo - spiega il responsabile Giustizia dell'Idv Luigi Li Gotti - basterà che una sola delle parti non dia il suo assenso che il processo non potrà più essere ripreso dalle telecamere anche se si tratterà di un procedimento rilevante per l'opinione pubblica". (ANSA).

Comico si, se si perdona la superficialità del giudizio..

Ddl intercettazioni: sì in commissione al Senato per la legge-bavaglio
di: Antonio Rispoli per JulieNews

ROMA - Sarebbe una situazione quasi comica, se non fosse drammatica: in un Senato che normalmente il lunedì non vede un'anima viva, è stata convocata la Commissione Giustizia per approvare il ddl intercettazioni, con una seduta notturna straordinaria. Tutto, pur di approvare in fretta una legge per impedire alla magistratura di usare le intercettazioni nelle indagini.
Perchè la riscrittura dell'articolo 266 del Codice di Proceura Penale mira esattamente a questo. Infatti, pur restando i "gravi indizi di reato", come adesso, vengono aggiunti alla legge la necessità di prove indipendenti che dimostrano che la persona che si vuole intercettare è coinvolta nel reato. CIoè si vuole che il Pm acquisisca delle prove per autorizzare le intercettazioni che servono al Pm per prociurarsi quelle prove. Un assurdo. E la stessa disciplina vale anche per i tabulati telefonici. Qualcosa di simile anche per le intercettazioni ambientali - cioè i microfoni nascosti in una macchina o in un locale - che potranno essere disposte solo se è provato che in quel posto si sta commettendo o si commetterà un reato.
I tempi per questa richiesta poi sono allungati dalla necessità di dover andare a fare la richiesta nel tribunale collegiale del capoluogo di distretto; mentre si sa che le intercettazioni funzionano se sono disposte con celerità ed immediatezza.
Infine la chicca: le intercettazioni non possono durare più di 30 giorni, prorogabili - solo in caso di assoluta necessità da motivare per iscritto e a cui il Tribunale deve rispondere per iscritto - di 15 giorni in 15 giorni fino a 75 giorni totali. Una garanzia assoluta per boss mafiosi e simili, dato che i loro piani sono talmente articolati che serono ben più di due mesi e mezzo per accumulare prove contro di loro.
Ma dopotutto, perchè stupirsi di questa scelta? Come ha detto il Ministro Daniela Santanchè, durante la trasmissione "Mattino 5" che è andata in onda lunedì mattina, "E' assurdo intercettare un boss mafioso mentre parla con la madre. E' una violazione della privacy".

Intercettazioni: primo sì al Senato tra insulti e proteste
martedì 18 maggio 2010

E’ stato approvato nella tarda serata di ieri, nonostante gli insulti, le polemiche e le accesissime discussioni in Commissione Giustizia al Senato, l’emendamento del governo al discusso DDL sulle intercettazioni, che riscrive completamente tutta la procedura necessaria per ottenere l’autorizzazione al controllo delle utenze.

 Lo scopo di tali norme, come dichiarato dal governo, è di garantire il rispetto della privacy degli indagati; de facto, denunciano l’Anm e molte procure, questi provvedimenti legislativi renderanno molto più complessa l’indagine. La norma in questione riguarda proprio l’uso e l’abuso delle intercettazioni in ambito d’indagine da parte della magistratura e l’emendamento, fortemente voluto dal governo, riscrive completamente l’articolo 266 del Codice di Procedura Penale.

Oggi, per ottenere l’autorizzazione ad intercettare un soggetto, il PM deve avere in mano “gravi indizi di reato”. Se l’emendamento venisse approvato in Senato e poi, in terza lettura, alla Camera, oltre ai gravi indizi di reato bisognerà avvalersi di “specifici atti d’indagine”, che provino in sostanza la responsabilità dell’indagato o delle altre persone da controllare.

In parole povere, questo significa che per intercettare un indagato, allo scopo di provarne la colpevolezza, bisogna avere già certezza delle sue responsabilità. Ma giuridicamente, ai fini d’indagine, non avrebbe senso intercettare qualcuno ritenuto già responsabile.

Per quanto riguarda i tabulati invece verrà proibita l’acquisizione senza “prove preventive”; le intercettazioni ambientali invece, le cosiddette “cimici”, potranno essere avviate solo nel caso in cui il PM sia certo che in quel tale luogo non si stia commettendo, o non si commetterà, un reato. C’è inoltre la questione della lunghezza dell’intercettazione e la richiesta di autorizzazione.

Gli ascolti oggi possono essere prorogati finché è necessario ai fini d’indagine mentre le nuove normative limitano enormemente questo importante aspetto: non sarà possibile ascoltare un indagato per più di 75 giorni. L’autorizzazione può essere concessa in prima battuta per 30 giorni, poi prorogata 15 giorni per volta, con continue richieste di conferma.

Se oggi poi il PM si deve rivolgere solo al gip per questo tipo di autorizzazione, qualora il DDL venisse approvato dovrebbe chiedere il via libera anche al tribunale collegiale del capoluogo di distretto, che spesso è in un altro palazzo o in un'altra città, con evidente dispendio di tempo utile alle indagini. Questo vale sia per la richiesta di autorizzazione all’ascolto, che per la richiesta di proroga: il PM dovrà inviare gli incartamenti ai tre giudici del tribunale collegiale, i quali valuteranno ed eventualmente confermeranno in forma scritta il lasciapassare, motivandone la necessità.

L’ultimo importante provvedimento riguarda invece l’obbligo per il PM di applicare le stesse disposizioni che servono nella valutazione della prova: in sostanza, prima di ascoltare quanto sostenuto da, ad esempio, un collaboratore di giustizia (ai fini d’intercettazione) si dovranno compiere indagini sulla sua attendibilità.

La bagarre in Commissione è stata feroce. Il responsabile della giustizia dell’Idv Luigi Li Gotti si è aspramente scontrato con il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, arrivando a sostenere la necessità di una perizia psichiatrica per quest'ultimo. L’ostruzionismo dell’opposizione è stato totale, ma sembra aver avuto come unico risultato quello di ritardare l’approvazione dell’emendamento.

Quando si è cominciato a capire che la maggioranza non avrebbe approvato nessun singolo emendamento promosso, i senatori di Pd e Idv sono intervenuti più volte sugli stessi argomenti, parlando spesso in dissenso, per stiracchiare il tempo a disposizione. Il senatore del Pd Casson parla di un “DDL scritto male e lacunoso” che non tutela minimamente la riservatezza dei dati relativi al traffico telefonico.

Il sottosegretario all’Attuazione del Programma, Daniela Santanchè, aveva sottolineato il diritto alla privacy per i mafiosi. “Che senso ha intercettare un mafioso mentre parla con la madre? È un abuso” diceva ieri mattina la Santanchè, rincarando la dose qualche ora dopo: “La divulgazione di intercettazioni che riguardano la sfera intima e privata della persona rappresenta un’inaccettabile violazione. […] I fatti dimostrano come questo governo sta dando prova di come si combatta la mafia senza sconti ed esitazioni".

Immediata la replica della capogruppo Pd alla Commissione Giustizia alla Camera Donatella Ferranti: “il governo prenda immediatamente le distanze dalle parole della Santanchè” sottolineando che “molti boss mafiosi continuano ad impartire ordini e gestire l’impresa mafiosa, anche dal carcere, attraverso i familiari”.

ANDREA SPINELLI BARRILE - agenzia radicale
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Aldrovandi: poliziotti condannati querelano madre?
Spero in ravvedimento


Ferranti: querele fini a se stesse sarebbero molestia giudiziaria

“A tutto c’è un limite, mi auguro che i  tre poliziotti già condannati in primo grado per la morte del giovane Aldrovandi ritirino la denuncia nei confronti della madre del giovane ucciso.

Sarebbe un gesto di ravvedimento: ostinarsi in querele fini a se stesse può assumere i contorni della molestia giudiziaria.”.

Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta la notizia della querela, da parte dei tre poliziotti condannati in primo grado per la morte di Federico Aldrovandi, della madre del giovane, Patrizia Moretti, per alcune sue affermazioni ritenute diffamatorie, in un'intervista nel 2008.

Roma, 17 maggio 2010
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Di Loredana Morandi (del 17/05/2010 @ 05:37:13, in Politica, linkato 1419 volte)
Prima di tutto tagli agli stipendi politici e la pensione dopo almeno 10 anni, non gli attuali 2 anni e mezzo ... LM

Bossi: «Tagliare stipendi anche a magistrati»
Tremonti: sulla manovra solo notizie confuse

16 maggio 2010

Tagli agli stipendi dei magistrati, la necessità del federalismo e l'«inutilità» di Casini e Fini per il Governo, ma anche l'incapace «classe politica del sud» e la manovra in preparazione del Governo imposta dall'Europa. Umberto Bossi interviene a tutto campo durante un tiro alla fune sul fiume Ticino. Sulla correzione dei conti pubblici si esprime anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti per dire che «nulla è stato ancora deciso».

I magistrati. Il ministro delle Riforme appoggia la proposta Calderoli sul taglio degli stipendi ai parlamentari, purché «non sia un trucco», aggiungendo alla lista anche i magistrati: «Se c'è da pagare – dice - devono farlo tutti ed è giusto che anche i magistrati diano la loro mano, perché lo stipendio dei politici è legato a quello dei magistrati». Non si è fatta attendere la risposta di Luca Palamara, presidente dell'Anm, l'Associazione Nazionale Magistrati: «Mi sembra assurdo paragonare gli stipendi dei magistrati a quelli dei parlamentari. Con una facile battuta si potrebbe dire, prima portiamo gli stipendi dei magistrati a livello dei parlamentari e poi preoccupiamoci di tagliarli.

Il federalismo. Il ministro della Riforme è poi intervenuto sul federalismo. «Per tanti anni lo Stato ha dato i soldi a chi li ha sbattuti via. Il federalismo fiscale risolverà anche questo problema». Sul timing previsto previsto Bossi ha ricordato che da domani si apre una fase cruciale: «Questa è la settimana del federalismo, che è in commissione, e gli abbiamo fatto l'assicurazione sulla vita perchè non passa in aula ma in consiglio dei ministri dove noi contiamo. Quindi passa questa settimana». Grazie al federalismo e agli strumenti che mette a disposizione si riuscirà anche a contrastare gli effetti della crisi economica: «Lo Stato - ha argomentato Bossi - darà meno soldi a chi li spreca e invece d'ora in avanti prenderà un bel calcetto nel sedere: oggi c'è una classe politica incapace, soprattutto delle regioni del sud, dove è ora che si inizi ad investire i soldi dello Stato altrimenti è inutile darglieli».

La manovra. Sulle ragioni della manovra in preparazione dal Governo e che dovrebbe essere pronta entro la prima decade di giugno, Bossi ha sostenuto che «è l'Europa che imporrà al ministro dell'Economia Giulio Tremonti una manovra pesante perché la sta imponendo a tutti i paesi che hanno un forte debito pubblico: dopo la Grecia, la Spagna e il Portogallo c'è anche l'Italia». Ma lo stesso ministro dell'Economia ha precisato con una citazione latina «Pauca sed bene confusa sophismata» che sulla manovra per il prossimo biennio finora sono circolate solo «voci confuse e confusionarie» e che nessuna decisione è stata presa e che le decisioni che verranno prese saranno comunicate nelle forme appropriate.

Fini e Casini. Non sono mancati affondi sul presidente della Camera Gianfranco Fini e sul leader dell'Udc Pierferdinando Casini: «Ho letto sui giornali che Berlusconi vuole tirare dentro anche Casini: quando c'era Casini tutti i giorni combinava un pasticcio e frenava, è come Fini. Per questo non so se è utile». E ancora: «Bisogna stare attenti che torni - ha sostenuto il leader della Lega Nord riferendosi ai centristi di Casini - perché altrimenti si passa di male in peggio: i democristiani è meglio lasciarli perdere a mio parere». Alle dichiarazioni di Bossi ha replicato il presidente dei senatori dell'Unione Di Centro Gianpiero D'Alia: «Le dichiarazioni di Umberto Bossi sembrano la riproposizione della favola di Esopo: la volpe diceva che l'uva era acerba perché non arrivava a coglierla».

Il Sole 24 ore

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Raccolgo l'appello di Luciano Muhlbauer, come me impegnato anni fa sui tavoli della Pace, per la pericolosità della creazione di reparti antisommossa fuori dal controllo diretto della Polizia di Stato. Purtroppo non sono illegali, rammento una leggina di qualche tempo fa che delega funzioni di polizia a corpi che non dovrebbero averne. Ma cosa certa è che un reparto antisommossa di non professionisti è tale da rappresentare un pericolo effettivo per la cittadinanza.
Il vero problema è la paura. Come per la pur ottima operazione antipedofilia dei Vigili Urbani di Roma, che hanno effettuato la perquisizione di un appartamentino di appena 2 stanze con dozzine di uomini e registrando in video con due telecamere la manipolazione immediata dei computer a costo di gettarne via l'intero contenuto sotto l'offensiva dei periti, e nello stesso modo, questi corpi non specialistici sarebbero composti da persone prive di adeguata preparazione, la cui "paura armata" rappresenterebbe il rischio oggettivo e l'elemento critico per generare la "tragedia" ove poteva esser risparmiata. L.M.

POLIZIA LOCALE: I REPARTI ANTISOMMOSSA
DEL COMUNE DI MILANO SONO ILLEGALI


IL PREFETTO SCIOLGA LA CELERE DI DE CORATO


La Celere di De Corato, cioè i reparti antisommossa dotati di caschi, scudi e manganelli, che la Polizia Locale di Milano sta costituendo, sono impropri ed illegali. Pertanto, oggi mi sono rivolto al Prefetto con una nota scritta, chiedendo il suo urgente intervento affinché venga ristabilita la legalità e scongiurata la costituzione di reparti antisommossa del Comune.
Infatti, da qualche anno il vicesindaco De Corato sta incentivando la formazione di nuclei speciali nell’ambito della polizia municipale milanese, a partire da quelli “problemi del territorio” e trasporto pubblico, che tendono ad assumere compiti e funzioni che si sovrappongono a quelli delle forze dell’ordine, sebbene ciò sia fuori dalla legge nazionale e regionale e gli agenti coinvolti non dispongano di una formazione anche soltanto lontanamente paragonabile a quella delle forze di polizia.
Non c’era dunque da stupirsi che ad un certo punto saltasse fuori anche una specie di reparto antisommossa, vecchio sogno finora proibito del vicesindaco. Era successo sicuramente, come avevamo potuto documentare e denunciare proprio noi, il 9 febbraio scorso, quando lo sgombero dell’insediamento rom di Chiaravalle fu eseguito da un reparto della Polizia Locale equipaggiato con caschi antisommossa, manganelli e scudi con la scritta “Polizia Locale” e in assenza di funzionari di polizia o carabinieri.
Ebbene, oggi l'edizione milanese del quotidiano La Repubblica ha reso noto che all’interno della PL di Milano sono iniziati i corsi di formazione per la celere di De Corato. Prevedono anche esercitazioni pratiche in palestra con l’armamentario antisommossa, anche se il tutto, cioè teoria e pratica messi insieme, non dura più di 24 ore. Cioè, una sorta di lezione in pillole: 24 ore e anche tu puoi fare il celerino.
Complimenti vicesindaco! Dopo l’ennesimo abuso da parte di qualche agente dei reparti antisommossa (vedi il caso Gugliotta), sempre più persone si rendono conto che la formazione, tecnica e civica, andrebbe rafforzata e il nostro buon De Corato se ne esce con l’instant-celerino…
Ma non è soltanto questione di formazione, ma anche e soprattutto di legalità. Il nostro ordinamento e le nostre leggi, nazionali e regionali, prevedono che di ordine e sicurezza pubblica si occupi lo Stato –e dunque Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza- e non i Sindaci, o i Vicesindaci, che dovrebbero invece occuparsi di quello che gli compete e che troppo spesso dimenticano.
Auspichiamo che il Prefetto voglia intervenire in tempi brevi, perché con l’avvio dei corsi di formazione è iniziata la fase della formalizzazione dei reparti antisommossa e questo equivale all’istituzionalizzazione di una situazione illegittima e illegale.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
-----------------------------------------
 
Il testo della lettera inviata al Prefetto:
 
Milano, 14 maggio 2010
 
Al Prefetto di Milano
Dott. Gian Valerio Lombardi
 
Oggetto: impiego improprio ed illecito Polizia Locale Milano in funzioni di ordine pubblico
 
Egregio Prefetto,
 
mi rivolgo a lei nella sua qualità di massima autorità in materia di pubblica sicurezza sul territorio, per esprimerle la nostra viva preoccupazione e sollecitare il suo intervento in relazione a quello appare a tutti gli effetti un impiego improprio ed illecito di unità della Polizia Locale di Milano in funzioni tipicamente di ordine pubblico.
In particolare, ci riferiamo alle notizie apparse sulla stampa di oggi (La Repubblica, ed. Milano, 14.05.10), laddove si segnala che la Polizia Locale di Milano avrebbe avviato corsi di formazione, destinati anzitutto a due nuclei speciali (trasporto pubblico e problemi del territorio), dove si insegnerebbero, mediante lezioni teoriche e pratiche (in palestra) della durata di 24 ore, delle tecniche antisommossa. Le fonti giornalistiche precisano, inoltre, che le lezioni pratiche comprenderebbero anche l’uso di attrezzature tipiche dei reparti mobili della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, cioè caschi antisommossa, scudi e manganelli.
Peraltro, reparti della Polizia Locale di Milano, equipaggiati con casco antisommossa, scudo e manganello sono già stati utilizzati sul campo in diverse occasioni. A tal riguardo, ricordiamo la nostra denuncia pubblica delle modalità atipiche dello sgombero dell’insediamento rom di Chiaravalle del 9 febbraio u.s., eseguito dalla sola Polizia Locale di Milano, senza la presenza di funzionari delle forze dell’ordine e con l’utilizzo di una sorte di “Celere” della Polizia Locale. Tali modalità atipiche erano state documentate dal sottoscritto anche con materiale fotografico.
Inoltre, ricordiamo che il 10 febbraio u.s., in seguito ai fatti di Chiaravalle, anche il sindacato SdL, presente nella Polizia Locale di Milano, aveva denunciato il ripetuto impiego illegittimo in operazioni di ordine pubblico di agenti della PL di Milano, invitando in quella occasione “il Prefetto e il Questore a riprendere in mano la situazione, ripristinando la situazione di legalità in materia di ordine pubblico e sicurezza” (comunicato stampa di SdL del 10.02.10).
Ebbene, qualora le notizie di stampa in relazione ai corsi di formazione dovessero essere confermate, saremmo di fronte all’istituzionalizzazione dei reparti antisommossa della PL di Milano. E questo equivarrebbe senz’altro, considerata la realtà normativa in vigore, ad un’istituzionalizzazione di una situazione illegittima ed illegale.
Infatti, intendiamo rammentare che sia la normativa nazionale, che quella regionale (l.r. n. 4/2003) escludono che le polizie municipali possano svolgere funzioni di ordine pubblico, riservando tali compiti allo Stato e ai suoi corpi di sicurezza. Più concretamente la legge regionale n. 4/2003, in armonia con le prescrizioni della legge nazionale, parla di “funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza” da esercitare non solitudine, bensì “in concorso con le forze di polizia dello Stato”.
Inoltre, la costituzione e l’impiego di reparti antisommossa nel quadro dei corpi di polizia municipale è da considerarsi illecito anche alla luce di quanto previsto dalla legge in materia di equipaggiamento. Citando di nuovo la l.r. n. 4/2003, va sottolineato che l’armamento è da intendersi esclusivamente in funzione dell’autotutela dell’operatore di PL, cioè a “tutela dell’incolumità personale” dell’agente (art. 18), e pertanto gli strumenti ammissibili sono “lo spray irritante privo di effetti lesivi permanenti e il bastone estensibile” (art. 18).
Quanto sopra esposto dovrebbe essere già sufficiente per motivare una richiesta di intervento al Prefetto, ma vogliamo, infine, sottolineare che, secondo le citate fonti giornalistiche, il citato corso di formazione avrebbe una durata complessiva di sole 24 ore. Davvero un po’ pochine…
Certo della sua attenzione rispetto ai fatti esposti, le chiedo dunque un intervento urgente affinché venga garantita la legalità in una materia costituzionalmente e socialmente molto sensibile, come l’ordine e la sicurezza pubblica, e che dunque venga scongiurata l’ipotesi della costituzione di reparti antisommossa nel quadro della PL di Milano, per motivi di legalità e di opportunità.
A diposizione per ogni ulteriore chiarimento, porgo distinti saluti
 
Luciano Muhlbauer
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Di Loredana Morandi (del 15/05/2010 @ 07:54:58, in Politica, linkato 1429 volte)
Auguri e soprattutto auguri alle donne. Ieri ho intercettato la manifestazione alla tv, proprio al  momento della consegna della medaglia d'oro alla bandiera della Polizia di Stato per il valore dimostrato durante i soccorsi del terremoto Aquilano.
Complimenti sinceri alla mente pensante, che ha dato vita allo spettacolo con gli artisti che han composto la scritta "c'è più sicurezza insieme". Sul caso Gugliotta ritirare la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale sarebbe davvero un bel gesto da parte di Polizia di Stato, perché è noto che certi ragazzi siano "irresistibili" specie se tanti e armati. Sgravare  economicamente la famiglia dalla tenaglia giudiziaria potrebbe essere un bel gesto anche per dare pace alla memoria di Tutte le altre vittime. La violenza e la sopraffazione sono sbagliati ovunque. Risolvere definitivamente il problema violenza negli Stadi invece è una responsabilità civile di tutti, ad iniziare con le Associazioni Sportive e i circoli delle tifoserie.
I festeggiamenti per il 158esimo anniversario della PS, prima istituzione in Europa ad avere un corpo di "sommozzatori", proseguono al Laghetto dell'Eur tra sabato e domenica.

Promessa: per il 160esimo della PS pubblicherò copia della mia "domanda di concorso in polizia", discussa animatamente e con fiducia con gli agenti delle scorte di ritorno dai luoghi del barbaro omicidio di Paolo Borsellino.
L.M.



La Polizia fa 158 anni, da 50 in rosa
Napolitano: sempre piu' incisiva la lotta alle mafie

14 maggio, 21:32

ROMA - Nell'ultimo anno la polizia ha proseguito "con accresciuta incisività la lotta alla criminalità organizzata" catturando pericolosi latitanti e aggredendo consistenti patrimoni ai mafiosi. E' quanto scrive il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato per il 158/o anniversario della fondazione della Polizia di Stato.

Le celebrazioni per la ricorrenza si sono svolte, come da tradizione, a piazza del Popolo a Roma. Presenti tra gli altri, oltre a Napolitano, il presidente del Senato Renato Schifani, il sottosegretario Gianni Letta, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, il presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante. Assente il premier Silvio Berlusconi che in un messaggio ha elogiato il corpo, "all'avanguardia per modernità ed efficacia nel contesto europeo e internazionale più evoluto", ringraziando quanti hanno onorato la divisa "fino all'estremo sacrificio".

E' stato quindi Maroni a prendere la parola per sottolineare i successi ottenuti nella lotta alla criminalità: negli ultimi due anni sono stati sequestrati più di 22mila beni per un valore di oltre 11 miliardi di euro; i reati sono diminuiti di oltre l'11%, i latitanti catturati sono stati 360, di cui 24 nell'elenco dei 30 più pericolosi, gli sbarchi dei clandestini sono calati di oltre il 90%.

Attenzione alta, ha spiegato il ministro, anche contro il terrorismo internazionale, con nove "pericolosi terroristi" individuati ed espulsi. Il presidente Napolitano ha poi consegnato le onorificenze al corpo. Tra le altre, la medaglia d'oro alla Bandiera della polizia di Stato per il servizio prestato in occasione del sisma in Abruzzo ed i diplomi di promozione per merito straordinario alla squadra Catturandi della squadra mobile di Palermo ed al personale della Mobile di Reggio Calabria.

Medaglia anche per il cinquantesimo anniversario dell'entrata in servizio della donna in polizia: a ritirarlo Rosa Scafa, frequentatrice del primo corso per assistenti della polizia femminile. Una scelta, quella di 50 anni fa, ha sottolineato Maroni, "coraggiosa per i tempi, ma che si è rilevata esatta".

Il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha toccato il delicato tasto dei fondi. I tagli, ha premesso, "hanno colpito non solo l'Italia e non solo le forze di polizia, ma è certo che noi abbiamo bisogno di più risorse". Il prefetto ha poi riferito di confidare nel Fondo unico giustizia alimentato dai beni sequestrati alla criminalità organizzata che può mettere denaro a disposizione delle forze dell'ordine.

Manganelli, infine, è tornato sul caso di Stefano Gugliotta, il giovane picchiato ed arrestato dopo la partita Roma-Inter del 5 magio. "Quando accadono questi fatti, ha riconosciuto, "c'é amarezza e forte rammarico e voglia di scusarsi con tutti. Ci sono uomini e donne straordinarie nelle forze di polizia che lavorano ogni giorno raggiungendo ottimi risultati ed è riprovevole, anche se fisiologico, ogni atto che fuoriesce dall'ordinario svolgimento dell'attività. Possono esserci eccessi, manifestazioni che noi andiamo a sanzionare".
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