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Quando il più famoso Ricattatore del tuo Paese dichiara che la Pedofilia non esiste, sappi che ha parlato per conto della Lobby.

Loredana Morandi
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 13/02/2010 @ 14:00:23, in Politica, linkato 1367 volte)
Mani pulite la memoria è finita
   
MARIO CALABRESI
per La Stampa ed 13/02/2010

Per cancellare il ricordo, ogni prudenza e la paura, per ricostruire la spavalderia, il senso di impunità e l’arroganza sono serviti 18 anni. Una generazione. Un giro completo di giostra che sembra riportarci alla casella di partenza: 17 febbraio 1992.

Diciotto anni fa, l’anniversario esatto cade mercoledì prossimo, veniva arrestato il presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio - ospizio per anziani milanese - mentre riceveva una tangente di sette milioni di lire. Si chiamava Mario Chiesa e con quelle manette prendeva il via la stagione di Mani Pulite. In quei giorni si affacciavano sulla scena politica di Milano facce nuove, pulite, che promettevano di parlare una lingua diversa: tra queste quella del leghista Pier Gianni Prosperini e di un gruppo di ragazzi della Gioventù liberale. Il primo è finito in carcere prima di Natale con l’accusa di aver incassato una tangente da 230 mila euro, mentre per uno dei giovani liberali - Camillo Pennisi detto Milko - le manette dei carabinieri sono scattate giovedì, mentre si faceva dare da un imprenditore cinquemila euro in contanti nascosti in un pacchetto di sigarette.

Se li era fatti portare nella piazzetta alle spalle di Palazzo Marino, durante la seduta del Consiglio comunale, con la naturalezza di chi esce dall’Aula un momento per fumare.

Nelle stesse ore è stato arrestato il presidente della Provincia di Vercelli e l’Italia ha cominciato a interrogarsi su quale sia la vera faccia di Guido Bertolaso e dei miracoli della Protezione civile.

Il presidente del Consiglio sostiene che i pubblici ministeri dovrebbero vergognarsi e si potrebbe essere tentati di leggere tutto questo come l’offensiva pre-elettorale di una magistratura politicizzata contro la maggioranza di governo a cui appartengono tutti questi personaggi. Ma i conti non tornano: sono in corso inchieste in otto delle tredici regioni che andranno al voto questa primavera, peccato però che i politici coinvolti in ben sei di queste appartengano al centrosinistra. Dal sindaco di Bologna allo scandalo della sanità pugliese, dagli avvisi di garanzia al candidato del Pd in Campania alla bufera sull’ex presidente del Lazio, fino alle inchieste in Calabria e all’indagine sugli appalti a Firenze. La magistratura ha colpito a destra - nel mirino la sanità lombarda - e a sinistra e i carabinieri sono intervenuti a Milano, come a Vercelli o a Roma perché c’erano imprenditori che hanno fatto denuncia, stanchi di pagare.

Ogni giorno emergono storie che ci raccontano come la sanità italiana e i suoi appalti siano diventati fonte privilegiata di approvvigionamento per gli appetiti della politica di ogni colore e schieramento. Si ha la sensazione che si sia davvero tornati al punto di partenza, con la differenza che non si agisce più per conto dei partiti, che nel frattempo non esistono più nella forma che conoscevamo vent’anni fa, ma prevalgano gli individui, le loro carriere e la voglia di avere vite private esagerate.

Ad essere tornata identica è la facilità con cui si chiedono tangenti, contributi, viaggi, automobili, prostitute, orologi, gioielli e carte di credito agli imprenditori che vogliono fare il salto di qualità. È la naturalezza con cui tutto ciò avviene e con cui si arraffa a fare impressione.

Lo spavento di un’intera classe politica, il senso di vergogna, i tabù e la prudenza che sembravano essere entrati nel dna della classe politica dopo Tangentopoli sono completamente svaniti. La rievocazione di Bettino Craxi a dieci anni dalla sua morte, che si è tenuta poche settimane fa, con quell’insistenza sui meriti storico politici dell’azione di governo dell’ex segretario socialista e la rimozione della corruzione e delle tangenti sono segno dei tempi. Segno che la memoria è svanita. Tanto che l’ex sindaco di Milano Carlo Tognoli può permettersi di dire serenamente che le tangenti erano «solo» del tre per cento, come se questo le rendesse accettabili.

In questi giorni diventa maggiorenne la generazione nata in quel 1992, una parte di questi ragazzi andrà al voto per la prima volta tra poche settimane, siamo andati a cercarli e abbiamo avuto la conferma che Mani Pulite non è materia di ricordo. C’è smarrimento in chi andrà alle urne e dovrà sostenere la Maturità, davanti alla storia recente e ai comportamenti della politica di oggi. E aumenta la sfiducia.

Il moltiplicarsi delle inchieste porta con sé anche una sensazione di stanchezza, di assuefazione dell’opinione pubblica; certa spettacolarizzazione della giustizia - un discutibile protagonismo di magistrati che parlano prima dei loro atti - crea disagio e contribuisce allo sfarinamento del vivere civile. Penso a questa divulgazione continua di particolari - meglio se sessuali o pruriginosi - dati in pasto ai mezzi di comunicazione per far salire il livello di attenzione. Una strategia pericolosa e dubbia: si finisce per giudicare un politico per la sua moralità sessuale e si perde di vista la sostanza. Certo è evidente che il sesso sta diventando parte integrante del sistema della corruzione, ma concentrarsi sugli aspetti «pecorecci» finisce per far passare in secondo piano ruberie e spoliazioni della cosa pubblica. Sono convinto che sia poco importante passare giornate a discutere se Bertolaso curasse o no il mal di schiena in un centro sportivo romano, quanto è invece fondamentale capire come funzionava la macchina degli appalti della Protezione civile.

I cittadini avvertono un senso di nausea e la politica dovrebbe farsene carico con urgenza, riscoprendo lei il senso della misura e quello della vergogna.
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Di Loredana Morandi (del 08/02/2010 @ 17:12:43, in Politica, linkato 1238 volte)
Gentile Senatrice Anna Serafini,

tutti gli operatori dell'antipedofilia attendono con ansia il voto della proposta di legge, che introdurrà  finalmente l'art. 414 bis  nel nostro ordinamento. Uno strumento fondamentale per contrastare tutti gli apologi del fenomeno dilagante della pedofilia e della pedopornografia online.
E' necessario l'impegno di tutte le parti politiche, ma soprattutto di quelle persone che come Lei sentono più forte l'impegno  umano e la  semplice carità verso i più piccoli tra noi anche nelle personalità carismatiche come Sua Santità Benedetto XVI.

Loredana Morandi


MINORI: SERAFINI (PD), "PAROLE DEL PAPA
DI ESTREMO RILIEVO PER TUTELA INFANZIA".




"Le parole del Papa, dette oggi a conclusione dell'assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la famiglia, sono di estremo rilievo ai fini di una reale e completa tutela dei diritti dell'infanzia". Lo afferma in una nota la senatrice PD Anna Serafini, vicepresidente Commissione parlamentare per l'infanzia.
"Celebrare in modo non formale il XX ° anniversario della convenzione dell'ONU - prosegue la senatrice -  come ha fatto in modo appassionato Benedetto XVI, implica una forte responsabilità e amore  per i bambini.
Sono ancora tante le violazioni all'infanzia e sono da apprezzare gli impegni assunti dal Papa contro ogni abuso all'infanzia, a partire dalla pedofilia, che ha coinvolto anche esponenti della Chiesa. Le  famiglie hanno bisogno di essere sostenute nel difficile compito della crescita dei loro figli e devono esserlo in ogni momento della loro vita, anche quando conoscono il dolore della separazione,  perchè il loro ruolo genitoriale non venga indebolito dalla crisi del rapporto di coppia".
"L'Italia - sottolinea Anna Serafini - detiene ancora primati come quello della povertà minorile che sono una spina nel fianco del nostro Paese. Così come i bambini non sono sufficientemente tutelati nel rapporto con i media.
Perchè si possa guardare positivamente alla risoluzione dei nodi che bloccano ancora la crescita armoniosa dei bambini e degli adolescenti, è assolutamente necessario uno scatto del Paese. Questo non può esserci senza il contributo insostituibile della Chiesa e le parole del Papa ne costituiscono un limpido esempio" conclude la senatrice PD.

Roma, 8 febbraio 2010
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Di Loredana Morandi (del 07/02/2010 @ 20:45:57, in Politica, linkato 1470 volte)
I pedofili che hanno pubblicato le fotografie dei miei figli dopo la distribuzione del video del 27 ottobre a Palermo contenente le affermazioni di Genchi in apologia della pedofilia, non lo hanno affatto frainteso. E non è un segreto, perché Genchi ha centinaia di rapporti con facinorosi di ogni sorta via Facebook, ivi compresi quelli che minacciano me e la mia famiglia (un sito del porno, tre blog + quelli dei "falsi abusi", mezza dozzina di gruppi e almeno 2 pagine sempre su facebook).

Questo per tutti quelli contro il premier: http://www.facebook.com/photo.php?pid=30912245&id=1391016692

Gasparri: ''Chiarire se collabora ancora con la polizia, sarebbe sconcertante''

''Falsa l'aggressione a Berlusconi'',
BUFERA SU GENCHI
Poi il dietrofront: ''Frainteso''


ultimo aggiornamento: 06 febbraio, ore 19:21
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il consulente informatico al congresso dell'Idv: ''Nulla di vero nel lancio della statuetta''. Poi precisa: "Mi riferivo al comportamento tenuto dalla scorta''. Ma De Magistris rilancia: ''Magistratura approfondisca''. L'ira del Pdl: ''Inaudito sollevare ombre, il premier poteva morire''



Roma, 6 feb. (Adnkronos/Ign) - E' bufera su Gioacchino Genchi dopo le dichiarazioni riguardo all'aggressione subita a dicembre scorso dal presidente del Consiglio. ''Nel lancio della statuetta del duomo di Milano a Berlusconi non c'è nulla di vero", ha detto oggi il consulente informatico al congresso dell'Idv.

Salvo poi fare dietrofront e puntualizzare: "E' evidente che il mio intervento di oggi è stato totalmente frainteso. Le mie parole, infatti, non facevano alcun riferimento alla dinamica dell'attentato e non intendevano affatto metterne in dubbio la veridicità". "Mi riferivo, in realtà, a quanto accaduto immediatamente dopo, ovvero, al fatto che la scorta del presidente del Consiglio - conclude il consulente informatico nel suo comunicato - non abbia provveduto con tempestività e immediatezza ad allontanare il premier da quella situazione di grave pericolo".

A rilanciare le sue dichiarazioni è stato però l'europarlamentare dell'Idv Luigi De Magistris per il quale ''la magistratura deve fare approfondimenti seri''. ''Come dissi subito - ricorda - ci sono aspetti che non mi convincono, ma non credo sia utile aprire una polemica politica". "Vero è - aggiunge - che dopo quell'episodio non si è più parlato di vicende di Berlusconi e questa è la cosa grave".

Sconcerto invece nella maggioranza per le parole di Genchi. "E' inaudito che si sollevino ombre su un attentato che avrebbe potuto uccidere Silvio Berlusconi. Sorge il dubbio che qualcuno desideri un altro caso Tartaglia", commenta il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. Mentre il ministro per l'Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi attacca l'Idv per aver prestato ''la tribuna per esporre una tesi così grottesca e offensiva dell'intelligenza degli italiani''.

Infine, il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri annuncia ''un'interrogazione urgente per sapere se il capo della Polizia Antonio Manganelli si avvale ancora della collaborazione di un personaggio del genere nel dipartimento della Pubblica Sicurezza. Se così fosse - conclude - la cosa sarebbe sconcertante e non priva di conseguenze''.
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Di Loredana Morandi (del 05/02/2010 @ 18:09:03, in Politica, linkato 1179 volte)

L'articolo è censurato nelle parti che descrivono il congresso di IdV, che l'autrice di GQ non sostiene in nessun caso e per nessuna ragione al mondo. Buon lavoro alla Redazione coraggiosa del Corriere della Sera, avanti senza timore perché in IdV sono famosi per i rapporti con i giornalisti.

E Di Pietro querela il 'Corriere della Sera'

ultimo aggiornamento: 05 febbraio, ore 17:21

Roma - (Adnkronos) - Il leader dell'Italia dei Valori replica alle accuse lanciate dal quotidiano: "
Mai visto quell'assegno".

Roma, 5 feb. (Adnkronos) - "Escludo di aver mai visto, ricevuto ne' tanto meno incassato, ne' personalmente ne' per conto dell'Italia dei Valori, l'assegno a firma Bianchini che il 'Corriere della Sera' ha pubblicato in data odierna e che, per stessa ammissione dell'interessato, era invece da ben nove anni nelle mani di Mario Di Domenico senza che lo stesso ne avesse titolo. Per questa ragione sia io che l'Italia dei Valori provvederemo a querelare Mario Di Domenico e anche il 'Corriere della Sera' considerando ingiustificato che vengano pubblicate notizie senza effettuarne i dovuti riscontri". Lo si legge in una nota del presidente dell'Idv, Antonio Di Pietro. "Spiace constatare che la stessa scorrettezza e' stata usata dal 'Corriere della Sera' anche in riferimento alla pubblicazione di alcune foto scattate nella caserma dei carabinieri, in cui sono stato ripreso non solo insieme a Contrada ma anche ad alcuni ufficiali dell'Arma, affermando che le stesse sarebbero state volutamente occultate mentre io non ero neppure a conoscenza della loro esistenza'', sottolinea Di Pietro.
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Di Loredana Morandi (del 03/02/2010 @ 06:05:18, in Politica, linkato 1234 volte)
A me Gioacchino Genchi non piace, non mi piace la sua figura a livello istituzionale, non mi piace in nessuna parte la questione "archivio" che ne fa il più "famoso" ricattatore italiano, una persona che deve la sua "bravura" solo ai magistrati per i quali ha lavorato come "spione". Io poi, per questo suo entusiasmarsi durante interventi ed interviste l'ho addirittura denunciato: per l'apologia ai reati di pedofilia del 27 ottobre 2009 in Palermo, che avrebbero seduta stante provocato l'ennesima pubblicazione delle fotografie dei miei figli. Chi, come Genchi, abbia appena scritto un libro non può non rammentare "la storia", ma è una smargiassata dichiarare che l'antifascismo in Italia lo abbian fatto la mafia, la massoneria e la Chiesa. E' il classico "bussa al Cielo e ascolta il suono", ma in Italia ci sono dossier per tutti ed una casa editrice che porta i suoi illeciti di commercio a farsi fotografare con il Papa ha le "gambe corte". La massoneria che non ama gli istrionismi e gli showman lo sta già baciando, gli risponderà la mafia che per 42 anni ha celato Provenzano agli occhi del Paese? Non saprei, però lui ci spera ..

02 Febbraio 2010 - Giustizia - IL CASO

Ciclone Genchi su Radio Radicale

Su Radio radicale, e segnatamente nella imperdibile trasmissione domenicale in cui il direttore Massimo Bordin intervista a ruota libera Marco Pannella, domenica 31 gennaio 2010 si è abbattuto un ciclone dal nome Gioacchino Genchi. Uno che non dovrebbe a occhio e croce piacere molto ad ascoltatori e elettori della lista Bonino Pannella, ma tant’è. Gioacchino Genchi infatti non è un investigatore che propone dubbi ma solamente certezze. Nella sua visione della vita, esplicitata nell’ormai noto libro “ll caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello stato” (ma questo sottotitolo andrebbe rovesciato, essendo l’Italia da tempo in balia di quelli come Genchi) per il consulente di De Magistris e di decine di altri magistrati italiani (curiosità: sua moglie fa il magistrato anche lei), non esistono persone nella politica italiana che non siano sospettabili di aderire a una qualche cupola mafiosa e massonica che si spartisce tutto.  Intendiamoci, si capisce benissimo come da una parte i veri e propri deliri che si sono sentiti domenica nella consueta conversazione Pannella - Bordin possano tirare acqua al mulino radicale, specie sotto elezioni e con una candidata di spessore come Emma Bonino, la quale potrebbe essere astrattamente interessata a catalizzare su di sé anche le simpatie del popolo viola e dei fan dell’Italia dei Valori nel Lazio proprio con questa specie di specchietto per le allodole, come un Genchi dentro Radio radicale.  E infatti già dall’inizio della trasmissione Pannella ribadiva che il libro, mille pagine di accostamenti e deduzioni che partono dai dati oggettivamente raccolti dallo stesso Genchi durante le proprie consulenze e non si a quale titolo utilizzate o utilizzabili in un libro, poteva chiamarsi il “caso Italia”. Che è una realtà oltre che un efficace slogan coniato per rilevare l’assoluta illegalità in cui operano nel nostro paese quasi tutte le istituzioni. Riusciva però francamente poco agevole seguire Genchi nei suoi voli pindarici che comprendevano questo tipo di argomentazioni, peraltro sciorinate come verità rivelate del Corano: “le bombe al Velabro e alla chiesa di San Giovanni Laterano le hanno messe per dare un messaggio ai due presidenti dell’epoca di Camera e Senato, cioè Giorgio Napolitano, per San Giorgio al Velabro, e Giovanni Spadolini, per San Giovanni in Laterano”; “il fascismo in Italia lo hanno combattuto solo tre ”istituzioni“, la mafia, la massoneria e la Chiesa”; “io mi meraviglio che abbiano dato una medaglia al valore a Giancarlo Elia Valori per le azioni compiute dalla madre Emilia durante la seconda guerra mondiale a favore degli ebrei e della resistenza, possibile che non se ne fosse accorto nessun presidente prima di questo?”; “io vengo da un paese in cui fanno la raccolta differenziata a dorso di mulo”; “il 95% dei magistrati in Italia fa benissimo il proprio lavoro” e qualche altra perla sul perchè dello scioglimento del Pli di Altissimo da parte di Stefano de Luca alla fine del 1993. De Luca che doveva fondare “Sicilia libera” per fare un favore ai corleonesi ma che lasciò perdere quando nacque Forza Italia. Sempre secondo la vulgata di Genchi.

Genchi nelle proprie argomentazioni, benché si faccia un vanto di avere indagato solo su riscontri, in realtà vive di teorie: come quella che Falcone e Borsellino furono ammazzati dagli americani che non volevano il Caf o quell’altra che le Torri gemelle siano state fatte cadere da qualcuno, magari da Bush, che voleva convincerci che il terrorismo era davvero un problema. Normalmente Pannella per meno della metà di questo tipo di cose dette da Genchi domenica in trasmissione avrebbe dovuto chiedere al proprio interlocutore di andare cortesemente a pascolare altrove. E invece ieri è caduto quasi in soggezione psicologica di questo personaggio che indubbiamente è anche un grande affabulatore e appare persino convincente, ma che comunque sia rappresenta sicuramente quel tipo di professionisti delle indagini anti mafia che a radicali come Leonardo Sciascia non sarebbero garbati. Né sarebbero scampati ai suoi strali, buon anima.  E invece a un certo punto della trasmissione di ieri abbiamo dovuto sentire anche una specie di duetto di amorosi sensi tra Pannella e Genchi. Diceva Pannella: “In 50 anni, un po’ di incroci di mie telefonate, le è capitato di poterli fare? O che mi coinvolgessero come soggetto passivo della telefonata?”. Rispondeva Genchi: “No, guardi le posso dire che non l’ho mai trovata invischiata in nessun tipo di indagine. Ricordo però di avere individuato come soggetto passivo un suo cellulare che era intestato a lei. Ma lei utilizzava un cellulare intestato a lei, lo pagava lei. Non aveva un cellulare intestato a una ditta, o alla Camera”. Insomma a Pannella, che alla fine della trasmissione chissà perché si è anche commosso, almeno tale appariva nella voce e nel volto guardandolo in diretta su internet, serviva una specie di conferma, di rassicurazione, di certificato di garanzia di onestà proprio da parte di Genchi. Il puro, più puro che non solo ti epura ma anche ti garantisce contro altri eventuali epuratori.  Sembravano evidenti i sudori freddi del direttore della Radio per tenere a bada le esuberanze di Genchi peraltro inspiegabilmente incoraggiate dallo stesso Pannella. E infatti conserviamo nella memoria, una bella battuta sarcastica pronunciata da Bordin allorché Genchi si è esibito nella performance delle bombe del Velabro e della chiesa al Laterano, con la teoria dell’avvertimento mafioso a Napolitano e Spadolini: “sì, e se la mettevano a San Pietro che dicevate, che volevano dare un avvertimento a Pietro Ingrao?”

http://www.opinione.it/articolo.php?arg=12&art=89140
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Di Loredana Morandi (del 03/02/2010 @ 05:30:32, in Politica, linkato 1467 volte)

Trovate quattro foto dell’incontro in caserma

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/dipietro-contrada-cena.jpg

Di Pietro, Contrada e la cena del 1992

Il tentativo di farle sparire, ne esistevano altre otto. L’ex pm: spy story che non esiste

La replica del leader dell'Idv: «Orgoglioso di aver accettato quell'invito»

ROMA - Alcune foto che era stato ordinato di distruggere inquietano Antonio Di Pietro. Sono quattro foto scattate il 15 dicembre del 1992 con il futuro leader di Italia dei valori seduto a tavola, durante una cena conviviale in una caserma dei carabinieri, fra alcuni ufficiali arruolati nei servizi segreti, uno 007 eccellente come Bruno Contrada e un altro James Bond vicino alla Cia, arrivato da Washington per una targa ricordo della famosa «Kroll Secret Service» all’ospite d’onore, appunto Di Pietro. Solo una cena. Niente di male, come ha già fatto sapere lo stesso Contrada attraverso il suo avvocato. Solo una occasionale e innocua chiacchierata prenatalizia fra amici e colleghi, fra investigatori e soltanto un magistrato. Una cena immortalata da una macchina fotografica senza pretese che salta fuori giusto per un ricordo, appena qualche scatto, dodici per l’esattezza, come si accerterà nove giorni dopo, quando tutti si preoccupano e a tutti fanno giurare di bruciare ogni copia.

Tante le telefonate incrociate quel maledetto giorno, il 24 dicembre del 1992. Il giorno dell’arresto di Bruno Contrada, allora numero 3 del Sisde, funzionario sotto mira dei colleghi di Paolo Borsellino sin dalla strage di via D’Amelio, cinque mesi prima. E scatta una gara a farle sparire. Ognuno assicura che lo farà. Forse per evitare di ritrovarsi un giorno davanti al funzionario mascariato dalle rivelazioni di alcuni pentiti come Gaspare Mutolo, scagliatosi in ottobre contro ‘u dutturi e contro Domenico Signorino, pm con Giuseppe Ayala al primo maxi processo. Un giudice antimafia nelle mani dei Riccobono, secondo i primi scoop. Seguiti dal suicidio di Signorino, il 3 dicembre. Un drammatico evento del quale non si può non parlare alla cena organizzata con i vertici dei Servizi nella caserma del comando Legione di via In Selci dal capo del reparto operativo dei carabinieri di Roma, Tommaso Vitagliano, allora colonnello, oggi generale di brigata. Ma le storiacce di mafia non sono l’unico argomento di conversazione perché quel 15 dicembre, a metà giornata, l’Ansa ha ufficializzato con un dispaccio l’avviso di garanzia contro Bettino Craxi per concorso in corruzione, ricettazione e violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. È il provvedimento firmato con Saverio Borrelli e gli altri colleghi del pool di Milano proprio da Tonino Di Pietro la sera precedente, il 14. E, ventiquattro ore dopo, il giudice per il quale mezza Italia ormai tifa sta lì a tavola, Contrada seduto accanto a lui, l’agente americano pronto con la targa premio.

IL COLPO - Se la storia non fosse rimasta top secret per 17 anni forse qualche domanda, anche fra gli stessi sostenitori di Di Pietro, sarebbe stata posta prima. Avvertì Di Pietro di quelle curiose coincidenze i suoi colleghi? Se lo chiede anche chi adesso tira fuori le foto considerate tessere di un mosaico chiamato «Il ‘colpo’ allo Stato», per dirla col titolo di un libro quasi ultimato da un ex amico sganciatosi da Di Pietro, l’avvocato Mario Di Domenico, cultore di statuti medievali e, guarda un po’, cooptato dieci anni fa dal magistrato per redigere proprio lo Statuto di Italia dei valori. Un’amicizia clamorosamente interrotta. Come quella di Di Pietro con Elio Veltri, oggi in sintonia con Di Domenico. Al di là dei rancori che spaccano il micro mondo dell’Italia dei valori, adesso le foto che il Corriere pubblica oggi e quelle che si troveranno nel libro edito da Koinè stimolano qualche riflessione. Al di là di impropri retro pensieri sul versante «americano», Di Pietro non avrebbe informato di quella cena con Bruno Contrada né i suoi colleghi del pool di Milano né i magistrati di Palermo che il 24 dicembre disposero l’arresto. Anzi, quel giorno scatta la caccia alle foto per distruggerle.

Vivono tutti un forte imbarazzo e si affanna soprattutto Francesco D’Agostino, il maggiore dei carabinieri che accompagna Di Pietro alla cena, e che in una istantanea compare di fronte a Contrada, a sua volta seduto vicino a Di Pietro. Provando a soffocare le prime voci sulle foto da una manina salvate, adesso l’ex magistrato ricorda di avere incontrato lì per caso Contrada. E forse lo stesso dirà D’Agostino, l’ufficiale soprannominato «El tigre», amico e frequentatore del banchiere italo-svizzero Pier Francesco Pacini Battaglia che uscì indenne dagli interrogatori avvenuti prima delle scenografiche dimissioni di Di Pietro. Con soddisfazione del maggiore, in seguito al centro di un discusso prestito di 700 milioni elargito dallo stesso Pacini Battaglia. Quel 15 dicembre del 1992 D’Agostino è un fidatissimo collaboratore per Di Pietro. E con lui va alla cena romana lasciando tornare a Milano da solo Gherardo Colombo, dopo la notte dell’avviso e dopo avere trascorso insieme la mattina a Roma, al Csm, per un convegno. Di Pietro è così l’unico magistrato presente al vertice enogastronomico con gli alti gradi dei Servizi e con l’«americano» Rocco Mario Modiati, a tutti presentato come il responsabile della cosiddetta «Cia di Wall Street», la Kroll, la più grande organizzazione di investigazione d’affari del mondo fondata nel ’72 da Jules Kroll, tremila dipendenti fissi, una quantità di collaboratori, corsia preferenziale per chi arriva da Cia e altri servizi, Mossad compreso, uffici in 60 città di 35 Paesi, stando anche a una inchiesta pubblicata dal New Yorker il 19 ottobre scorso.

LA BUFALA - Manca la foto con la consegna della targa premio. E forse serve a poco interrogarsi sull’impatto che tutte avrebbero potuto avere nel pieno e nella piena di Mani pulite. Anche nelle scelte degli stessi colleghi di Di Pietro e di Borrelli che «avrebbe potuto cambiare mano nella guida delle inchieste», come teorizza Di Domenico. Oggi Contrada è il primo a minimizzare il peso dell’incontro, parlando attraverso il suo avvocato Giuseppe Lipera, tappato com’è ai domiciliari per motivi di salute: «Un incontro casuale e cordiale. "Siamo quasi colleghi perché anch’io sono stato per il passato funzionario di polizia", mi disse Di Pietro quando capì chi ero...». Molti considerano inattendibile Contrada per definizione. Altri sono certi di un errore giudiziario a suo carico. Ma il punto non è questo. Bisognerebbe semmai capire perché di quell’incontro non si sia fatto mai cenno successivamente e perché l’evidente imbarazzo portò tutti a cercare di far sparire le foto, anche se lo stesso Contrada dice di possederne una copia e altri le hanno conservate.

Di Pietro, davanti a sospetti o insinuazioni, passa al contrattacco, inserendo qualche errore fra i suoi ricordi: «Si vuol fare credere, attraverso un dossier di 12 foto mie con Mori, Contrada e funzionari dei servizi segreti, che io sia o sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della Cia per abbattere la Prima Repubblica perché così volevano gli americani e la mafia». Una citazione errata quella di Mori, estraneo alla cena derubricata da Di Pietro al rango di «bufala o trappola»: «Soltanto menti malate possono pensare che ho fatto quel che ho fatto per una spy story e non come umile manovale dello Stato, che quando faceva il muro cercava di farlo dritto». Ma non basta per convincere Bobo Craxi, da tempo interessato a scavare sull’ipotesi dell’aggancio americano: «Una teoria che sarebbe verosimile perché dopo l’89 c’erano interessi internazionali a cambiare il quadro europeo».

ANNOZERO - Le foto documentano solo una cena. Ma è anche vero che il ruolo di Contrada era già discusso e che non sfuggiva a Di Pietro il quadro insidioso dei misteri legati alla strage di via D’Amelio. Dopo 17 anni è stato lui l’8 ottobre scorso a rivelare durante una puntata di Annozero, presente Massimo Ciancimino, di essere stato informato alcuni giorni prima della strage di una relazione dei Ros su un attentato preparato contro lo stesso magistrato e contro Paolo Borsellino. Con una differenza. Che a Borsellino la nota fu inviata per posta e mai recapitata. Mentre a lui fu consegnato un passaporto con nome di copertura, Mario Canale, per rifugiarsi all’estero. Come fece andando in vacanza con la moglie in Costa Rica, ma lasciando i figli a casa. Per chi indaga da vent’anni sui pasticci italiani è scontato cercare di mettere a fuoco la controffensiva di potentati allarmati dall’eventualità di un incrocio fra le inchieste di Palermo e Milano sui grandi affari. Proprio quel che rischiava di accadere dal febbraio ’92 in poi, con Falcone e Borsellino vivi e con il pool di Milano al lavoro. Da qui l’importanza di quella minaccia della mafia su Di Pietro e Borsellino insieme. Eppure, anche la storia della fuga del «Signor Canale» è venuta fuori solo a 17 anni di distanza.

Sull’asse Milano-Palermo si incrocia una cronologia parallela da vertigine. E ogni volta salta fuori anche il nome di Contrada che alcuni considerano un mostro, a cominciare da un fan di Di Pietro come Salvatore Borsellino, il fratello del giudice ucciso in via D’Amelio: «Paolo considerava Contrada un assassino e lo stesso considero io. Paolo disse più di una volta ai suoi familiari parlando di Contrada "Solo a fare il nome di quell’uomo si può morire"». Posizione oggi ufficialmente condivisa da Di Pietro, stando a quel «finalmente condannato» che lanciò nel suo blog il 19 luglio di due anni fa. Parole che stridono per i suoi ex amici più che con la cena con i silenzi successivi. D’altronde per il pool di Palermo, diffidente nei confronti del capo, Piero Giammanco, e in attesa di Giancarlo Caselli, arrivato il 15 gennaio ’93, è una estate infuocata quella del ‘92.

UN VORTICE - Il 12 settembre, vengono estradati dal Venezuela i fratelli Cuntrera, il 17 viene ucciso a Palermo Ignazio Salvo, il 15 ottobre a Catania il giudice Felice Lima fa arrestare 22 persone fra imprenditori, politici, progettisti coinvolti dal geometra Giuseppe Li Pera e il 4 novembre tuona il pentito Giuseppe Marchese su Contrada accusandolo di aver avvisato Totò Riina prima di una perquisizione nella villa-covo di Borgo Molara, rivelazione preceduta dagli strali di Gaspare Mutolo contro il dirigente del Sisde e il giudice Signorino. In quei giorni Di Pietro non lavora solo su Craxi, ma anche sulle storie siciliane. Segue l’asse appalti-mafia come farà nei mesi successivi andando a trovare con l’allora capitano Giuseppe De Donno a Rebibbia «don» Vito Ciancimino. Un incontro che sarà poi dimenticato. Fatti senza seguito. Fino ad arrivare alla deposizione dello stesso Di Pietro, il 21 aprile 1999, davanti ai giudici del «Borsellino ter» ai quali ricorderà di avere collaborato con Paolo Borsellino fino alla morte di Falcone e di «avere interrotto il rapporto con la Sicilia» (argomento mafia-appalti) dopo la bomba di via D’Amelio «perché non mi ritrovavo nel metodo d’indagine degli altri magistrati». Gli stessi ignari di foto e incontri eccellenti.

Felice Cavallaro
Corriere Sera 02 febbraio 2010

 
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Di Loredana Morandi (del 29/01/2010 @ 14:27:04, in Politica, linkato 3095 volte)


ANNO GIUDIZIARIO: BERLUSCONI AI MAGISTRATI

 "COME SIETE BELLI
"


(AGI) - Roma, 29 gen. - Silvio Berlusconi ha partecipato questa mattina all'inaugurazione dell'anno giudiziario alla corte di Cassazione. Il premier ha atteso l'arrivo di Giorgio Napolitano in un salottino e salutato il presidente e il procuratore generale Carbone ed Esposito. Ed a loro e agli alti magistrati che indossavano la toga d'ermellino Berlusconi si e' rivolto con un sorriso, osservando: "Ma come siete belli...".

Leggi anche: Berlusconi e la barzelletta su Gesù all'ergastolo

Nota: Le agenzie stanno passando tutte le "battute" del premier, pure la barzelletta di Gesù Cristo condannato all'ergastolo (se la ritrovo la posto), così i vignettisti avranno di che disegnare per l'intero 2010.
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INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO

Anno giudiziario, Ferranti (Pd): Alfano apra gli occhi, comparto giustizia è in fibrillazione

Magistrati sono cittadini come gli altri e hanno diritto di dissentire. “I magistrati sono cittadini come tutti gli altri e hanno il diritto di manifestare il proprio dissenso nei confronti dei provvedimenti del governo e della mancata presa di coscienza dei veri problemi del sistema giustizia, tanto più se inascoltati e continuamente attaccati. Anziché provocare o chiudersi a riccio, il ministro Alfano dovrebbe cominciare ad avere un atteggiamento di ascolto costruttivo, senza pregiudizi ideologici né intenti punitivi, con tutti gli operatori che si stanno mobilitando contro l’operato del governo. Alfano apra gli occhi:  stanno protestando i magistrati, come gli avvocati, ma anche  tutto il personale giustizia è in fibrillazione per il nuovo contratto e per gli effetti negativi dei tagli ed ha annunciato per il 5 febbraio una grande giornata a difesa della professionalità e contro le politiche del governo”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. Roma, 27 gennaio 2010



PROCESSO BREVE


Processo breve, Pd: anche vittime terremoto in fibrillazione, Alfano ritiri ddl

Ferranti: cittadini  non vogliono processi monchi, chiedono giustizia. “Anche familiari delle vittime del terremoto stanno facendo campagna elettorale e stanno seguendo le ‘improvvide’ indicazioni delle associazioni dei magistrati?” Lo chiede provocatoriamente al ministro Alfano la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti dopo che ieri il guardasigilli ha duramente attaccato la decisione dell’Anm di abbandonare la sala durante l'intervento del ministro Alfano alla prossima inaugurazione dell'anno giudiziario in dissenso sul processo breve. “La protesta di oggi dei comitati dei familiari delle vittime della Casa dello studente e del Convitto nazionale dell'Aquila – sottolinea Ferranti - è la dimostrazione che è forte e diffusa nella società italiana la preoccupazione sugli effetti devastanti sul processo breve. Quel testo va ritirato perché è una presa in giro. Il titolo del provvedimento non corrisponde minimamente al suo contenuto: non si tratta di rendere la giustizia più efficiente e veloce, quanto di gettare al macero centinaia di migliaia di processi e quindi di calpestare le legittime aspettative di giustizia delle vittime. La partecipazione del guardasigilli sabato a L’Aquila potrebbe essere l’occasione per una resipiscenza e quindi per un ritiro definitivo del ddl sul processo breve. I cittadini – conclude – non vogliono processi monchi, chiedono giustizia”. Roma, 28 gennaio 2010



MAFIE E ECOMAFIE


Mafia: Garavini (Pd), ecco il prossimo piano del governo, solo l’ennesima promessa mancata


“Il famoso piano antimafia in 10 punti che il governo si appresta a votare nel prossimo Cdm, secondo alcune anticipazioni, potrebbe rivelarsi solo l'ennesima promessa mancata”. Lo dice Laura Garavini, capogruppo del Pd nella commissione Antimafia a proposito del Consiglio dei Ministri di domani. Secondo Garavini “Si dirà che sono stati stanziati un miliardo e mezzo di soldi del Fondo Unico Giustizia: quei soldi non ci sono, sono solo stati sequestrati e non confiscati, per cui non appartengono allo Stato e tanto meno ai ministri della Giustizia e dell'Interno che non potranno pagare proprio niente con quelle somme. Si dirà che è stata varata l'Agenzia per i Beni Confiscati mentre verrà varato solo un Disegno di Legge che chissà quando entrerà in vigore. Si dirà che verranno razionalizzati i servizi di sicurezza e di controllo del territorio: nella realtà si cercherà di mascherare così i pesanti tagli a cui la sicurezza deve fare fronte. Probabilmente si vuole nascondere l'intenzione di chiudere alcune caserme dei Carabinieri o posti di Polizia. Si dirà – prosegue Garavini - che la lotta ai patrimoni è al primo punto ma non si darà il via al reato di autoriciclaggio, così come chiedono tutti gli esperti italiani della magistratura e delle forze di polizia. Si dirà che la cosa più importante è togliere i beni alle mafie ma non si approverà l'Albo degli amministratori giudiziari che, per legge, doveva già essere in vigore. Si dirà che si lavora per sconfiggere le mafie ma non si bloccherà la legge sulle intercettazioni che serve solo a sconfiggere chi le mafie le combatte veramente. Si dirà che si danno nuove risorse alla Giustizia ma nella realtà si intaseranno i tribunali col finto processo breve, che aiuterà anche la criminalità che è linfa per le cosche. Dunque, se domani il governo confermerà questi punti, almeno non continui a dire che così si fa la lotta alla mafia”.

Mafia, Pd: Agenzia nazionale beni confiscati sia strumento operativo e non ennesimo spot

Picierno: subito modifica alla norma sulla vendita dei beni. “Il Governo, proponendo finalmente l’Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati alle mafie, compie un passo concreto nel contrasto alla criminalità organizzata. Ci auguriamo che l’Agenzia venga pensata e realizzata come una struttura dotata di poteri reali in materia di osservazione e analisi su beni assegnati e sull’iter di quelli da assegnare, che lavori in raccordo con le Prefetture, la magistratura e le Forze dell’Ordine, che sappia dare impulso alla destinazione dei beni, garantendo trasparenza delle procedure e accesso all’assegnazione, fornendo un supporto concreto ad associazioni, enti e operatori che prendono in gestione i beni attraverso appositi fondi di garanzia e rotazione per il sostegno finanziario dei progetti di riutilizzo. Adesso è sempre più urgente la rivisitazione della norma che consente la vendita dei beni non assegnati. Sul tema dell’Agenzia, vista l’importanza del provvedimento aldilà di ogni schieramento politico, il Ministro accetti il confronto con il Parlamento e con le associazioni che si occupano da tempo e con successo di contrasto alle mafie e riutilizzo dei beni a scopo sociale”. Lo dichiara la deputata del Pd, Pina Picierno. Roma, 28 gennaio 2010

LUMIA SVELA CONTRADDIZIONI PIANO ANTIMAFIA E LANCIA PROPOSTE ALTERNATIVE

Molti annunci, parole fumose, proposte contraddittorie e senza sostanza, a partire dall'Agenzia per la gestione dei beni confiscati. Una proposta del Pd, che da tempo giaceva inascoltata, viene riesumata proprio quando il governo decide di vendere i beni: un vero e proprio controsenso, che mortifica il riuso sociale dei beni confiscati e impedisce alla società civile di riappropriarsi delle risorse sottratte illecitamente dalla mafia alla comunità. Il codice antimafia è una buona idea, a patto che non si introducano leggi manipolatorie come quella tanto cara ai boss sulla revisione dei processi. Sull'aggressione ai patrimoni bisognerebbe partire dalle norme antiriciclaggio. L'Italia, infatti, è l'unico Paese a non averne e, inoltre, siamo agli ultimi posti sulla tracciabilità del denaro. E che dire dello scudo fiscale, che garantisce anche ai mafiosi di far rientrare i capitali in totale anonimato?
Anche per quanto riguarda le ecomafie siamo molto indietro. Spesso si hanno enormi difficoltà a riconoscere i reati ambientali commessi dalle organizzazioni criminali, ma soprattutto le pene sono ridicole. Concordo sulla necessità di assistere in maniera più efficace le vittime del racket e dell'usura, ma se vogliamo realmente sconfiggere questi fenomeni è indispensabile introdurre la denuncia obbligatoria per tutti gli operatori economici. La mappa informatica delle organizzazioni criminali è uno strumento utile. Dobbiamo in modo particolare velocizzare le procedure burocratiche affinchè gli inquirenti posso accedere con facilità e tempestività alle informazioni riservate custodite da banche, pubblica amministrazione ecc. Per combattere le infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti bisogna introdurre il conto dedicato per le aziende, in modo da facilitare il controllo dei flussi di denaro, la provenienza delle forniture, il sistema dei subappalti, dove spesso si annidano le imprese mafiose o collegate alle mafie. Sul piano internazionale del contrasto alla criminalità organizzata siamo in forte ritardo sulla costituzione delle squadre investigative comuni europee. Si cominci da qui. In tutto questo gravano come macigni: il provvedimento sul processo breve, che di fatto garantisce l'impunità a delinquenti e malscazoni; la legge che limita l'utilizzo delle intercettazioni; la depenalizzazione di molti reati finanziari; la volontà del governo di assoggettare i pubblici ministeri, ossia coloro che conducono le indagini, proprio alle dipendenze dell'esecutivo. Ecco perché il Piano antimafia rischia di essere l'ennesimo spot propagandistico.

MAFIA: SERAFINI (PD), "DESTINARE BENI CONFISCATI AI BAMBINI DEL SUD".

"La proposta del governo sull'istituzione di un'Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati alla mafia, può essere considerata  un passo in avanti solo se si modifica la  norma che consente la vendita dei beni non assegnati.  Il confronto deve quindi spostarsi in Parlamento e nel Paese". Lo afferma in una nota la senatrice del PD Anna Serafini, vicepresidente commissione parlamentare per l'infanzia "I bambini del Sud - continua Anna Serafini - hanno meno risorse, servizi e strutture che favoriscano una loro crescita serena ed è per questo che si dovrebbe destinare soprattutto al loro benessere e a finalità sociali i beni confiscati alla mafia. "Questo - conclude - è il senso della proposta  che ho intenzione di presentare nei prossimi giorni".

Mafia. Garavini (PD): tante le promesse del governo non mantenute e resta aperta questione Cosentino

“Dove sono i soldi per realizzare le belle intenzioni del governo? Da nessuna parte: il bilancio dei due ministeri interessati parla chiaro. Ad esempio, alla DIA vogliono dare compiti ancora più stringenti per il sequestro dei patrimoni ma sono due anni che gli tagliano le risorse”. Lo sostiene Laura Garavini, capogruppo del Pd nella commissione parlamentare Antimafia la quale sottolinea che “il governo ha fatto bene ad accettare la proposta del PD ed inserire il termine "'ndrangheta" nella legislazione antimafia, come pure è positivo aver realizzato immediatamente l'Agenzia per i beni confiscati: aspettiamo di vedere come verrà messa in grado di operare e, soprattutto, come interverrà sulla vendita all'asta dei beni. Le nuove norme sugli appalti sarebbero positive se, proprio oggi, al Senato, la maggioranza non avesse cercato di indebolire quelle esistenti contro mafie e corruzione. Anche il testo unico delle leggi antimafia è un'esigenza avvertita da tempo ma la proposta di oggi non è una risposta: non si tratta certo di raccogliere le diverse leggi ma di armonizzarle ed ammodernarle. Inoltre, resta aperta una questione scottante: Berlusconi dice che non ci sono collusi nelle sue liste ma il Procuratore della Cassazione chiede di arrestare un componente del suo governo proprio per aver avuto rapporti con la camorra. Ci pare, insomma, che l'unica cosa che funziona nella lotta alla mafia è quella che il governo non può bloccare: una buona magistratura antimafia e forze di polizia che si sacrificano ogni giorno nella caccia ai latitanti e ai loro patrimoni”. Roma, 28 gennaio 2010

MAFIA: FICTION TV; VITA, "BERLUSCONI SOGNA MINCULPOP"

"Silvio Berlusconi sogna il "minculpop" facendo il verso al fascismo e allo stalinismo che consideravano ovvio indicare i confini estetici dell'arte e della cultura". Così il senatore Vincenzo Vita, vice presidente della Commissione Cultura, commenta le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sullo stop a fiction tv con al centro la criminalità organizzata. "Nella vicenda italiana - prosegue Vincenzo Vita -  all'autoritarismo si coniuga forse anche la tentazione di non far conoscere agli italiani e ai cittadini esteri la gravità dei poteri criminali. E forse è inutile ricordare al Presidente del Consiglio, proprietario di buona parte del sistema mediatico, che proprio le fiction di carattere civile, volte alla rappresentazione della realtà, sono stati i successi migliori della nostra produzione cinematografica e audiovisiva" conclude il senatore PD. Roma, 28 gennaio 2010

Ecomafie: Bratti (Pd), subito audizioni Maroni in parlamento

“Dopo le notizie relative alle nuove norme decise dal Cdm in materia di ecomafie crediamo sia opportuna una audizione urgente in parlamento del ministro dell’Interno. Il Pd chiede da tempo l’attribuzione di un ruolo maggiore alla Direzione distrettuale antimafia e misure incisive sulla tracciabilità: si tratta di questioni cruciali per la lotta alle ecomafie e per questo vogliamo capire in modo più approfondito quali siano gli esatti orientamenti del governo”. Lo chiede il capogruppo dei Democratici nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti. Roma, 28 gennaio 2010



CARCERI


Carceri: Rubinato e Fogliardi (Pd), Alfano apra gli istituti costruiti e mai utilizzati

“Mentre le carceri scoppiano, 40 istituti penitenziari in Italia risultano costruiti e allestiti ma mai utilizzati. Il Ministro faccia chiarezza.” Lo hanno dichiarato i deputati del Pd Rubinato e Fogliardi che hanno presentato a riguardo una interrogazione al Ministro della Giustizia.
“Il penitenziario di Gela, il carcere di Morcone (Benevento), quello di Busachi in Sardegna e l’Istituto di Castelnuovo della Daunia (Foggia), integralmente completati, non hanno mai aperto le porte - sottolineano i deputati -. In Puglia si contano addirittura quattro istituti penitenziari costruiti, allestiti e mai inaugurati: il carcere di Bovino (Foggia) con 120 posti, di Minervino Murge (Bari), di Orsara (Foggia) e di Monopoli (Bari)
“Prima di procedere a nuovi stanziamenti, impegni ed appalti per la realizzazione di nuovi istituti - concludono i deputati - il Ministro Alfano sposti i detenuti dalle carceri sovraffollate (dove spesso sono reclusi in condizioni disumane) agli  istituti non utilizzati o quasi deserti.” Roma, 28 gennaio 2010

Carceri, Pd: siamo in emergenza, piano governo inadeguato, ambiguo e poco chiaro


Schirru: contro suicidi subito assunzione psicologi vincitori di concorso. “In un momento drammatico per le carceri italiane, dove ben sette sono i suicidi dall’inizio dall’anno, il Piano Carceri del Ministro Alfano e del neo-Commissario delegato per l’emergenza penitenziaria Ionta, illustrato ieri ai sindacati della polizia penitenziaria, si conferma assolutamente inadeguato, ambiguo e poco chiaro. Regna l’incertezza sulle annunciate assunzioni di 2.000 agenti, non è previsto nessun intervento per l’assunzione delle professionalità indispensabili a supportare le drammatiche condizioni della popolazione detenuta e per il potenziamento delle misure alternative al carcere (psicologi, educatori ed assistenti sociali) e non c’è nessun ripensamento sui pesanti tagli finanziari al sistema penitenziario. Inoltre, le decisioni del DAP di istituire un servizio di ascolto per la prevenzione dei suicidi nelle carceri lamentando la mancanza di psicologi appaiono lacrime di coccodrillo. E’ da più di un anno che il Ministro Alfano non risponde alle nostre interrogazioni per risolvere definitivamente la vertenza degli psicologi vincitori di concorsi né si esprime sulla nostra proposta di legge che intende far sì che l'assunzione dei vincitori di concorso sia garantita nel trasferimento della Medicina Penitenziaria dal Ministero della Giustizia alle ASL, salvaguardando così i diritti dei vincitori di concorso ed evitando oneri per lo Stato derivanti da altre procedure concorsuali”. Così la deputata del Pd, Amalia Schirru prima firmataria di diverse interrogazioni e proposte di legge sul tema. Roma, 28 gennaio 2010
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Giustizia

Conferenza stampa con

Bindi, Levi, Zaccaria, Magistrelli


MARTEDI' 2 FEBBRAIO 2010

Sala del Mappamondo
Camera dei deputati

Ore 13.00
 


Domani, giovedì 28 gennaio, alle ore 12 presso la sala del Mappamondo della Camera verrà presentata una proposta di legge firmata dai deputati del Pd Riccardo Levi, Giovanni Bachelet, Rosi Bindi, Massimo Marchignoli, Salvatore Margiotta, Ivano Miglioli, Eugenio Mazzarella, Roberto Zaccaria e Sandra Zampa per ‘dare priorità ai processi a carico dei membri del parlamento nella formazione dei ruoli di udienza e trattamento dei processi’.

“Una proposta – si legge nella relazione - diametralmente opposta all’immunità parlamentare che serve a rispondere alla domanda di trasparenza che l’opinione pubblica rivolge alla politica. Invece di fermare le lancette dell’orologio della giustizia, chiediamo di accelerare lo scorrere del tempo per rispondere al diritto dei cittadini di sapere nel più breve tempo possibile se chi li rappresenta o chi li governa è innocente o colpevole dei reati di cui sia stato eventualmente imputato”.

Roma 27 gennaio 2010
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Di Loredana Morandi (del 27/01/2010 @ 13:28:23, in Politica, linkato 1137 volte)
GIUSTIZIA: NANIA, CONDIVIDO LA DIAGNOSI DEL PRESIDENTE FINI


"Condivido del tutto e in ogni singola parte l'intervento del Presidente della Camera sul rapporto tra l'ordine giudiziario e i poteri legislativo ed esecutivo. Il Presidente Fini ha fatto una diagnosi reale, la terapia deve partire da queste premesse, essere chiara e offrire delle risposte risolutive partendo dal presupposto che l'indipendenza dei magistrati è un diritto dei cittadini e un dovere dei giudici.
Probabilmente, se si chiarisse bene la portata costituzionale di questo principio risulterebbe evidente non soltanto perché in ogni democrazia una cosa è il magistrato che giudica e un'altra il pubblico ministero che indaga, ma anche perché nella nostra Costituzione i giudici sono soggetti soltanto alle leggi, cioè al parlamento e quindi alla sovranità popolare.
Il resto consegue naturaliter. Così il vice Presidente del Senato, Domenico Nania, in una nota commenta le dichiarazioni il presidente della Camera Gianfranco Fini, durante la presentazione del libro 'Magistrati' di Luciano Violante.
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