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 lady J ... di Lunadicarta
 
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E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.

Paolo Borsellino
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 24/08/2009 @ 05:20:20, in Politica, linkato 1240 volte)
Il caso Ganapini
L'audio diffuso su You Tube






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Di Loredana Morandi (del 24/08/2009 @ 05:11:03, in Politica, linkato 1293 volte)
Assalto allo Stato di diritto


di Luigi de Magistris - 23 agosto 2009


Affondo sulla magistratura e pluralismo dell’informazione.
In autunno il governo tenterà di mettere il silenziatore alla storia.

Nel prossimo autunno – che si preannuncia caldissimo, soprattutto per i temi dell’economia e del lavoro ed il riemergere del conflitto sociale – il Governo tenterà – con il sostegno della sua maggioranza servile – di portare a compimento il disegno – di chiara ispirazione piduista – per il definitivo annientamento dell’autonomia della magistratura e dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione. Fino a qualche anno fa il timore dei poteri forti era rappresentato, soprattutto, dai procedimenti penali della magistratura e dalla possibilità che venissero emesse sentenze di condanna nei confronti di corrotti e corruttori.

La stagione delle modifiche legislative e del ridimensionamento – ad opera anche di frange di magistrati sempre più pervasi dalla correntocrazia - del ruolo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura, ridotto sempre più ad organo non di autogoverno della magistratura ma di condizionamento di quei magistrati ancora liberi ed indipendenti che operano nei vari uffici giudiziari, ha reso sempre più difficile la possibilità di raggiungere la verità processuale (anche attraverso le nuove tecniche di mobilità dei magistrati scomodi). Il forte annichilimento, attraverso legislazione ordinaria, del ruolo della magistratura come previsto in Costituzione, non è sufficiente al sistema della casta per mettersi al riparo da quello che è il pericolo più serio: la conoscenza dei fatti da parte dell’opinione pubblica che può produrre dissenso, massa critica e, quindi,opposizione al regime e condurre, magari, anche ad un cambiamento della classe dirigente. Ecco l’escalation legislativa che punta alla scomparsa dei fatti, attraverso il controllo totale dei mezzi di comunicazione..

Taccio della televisione (di Stato – sic! – e di proprietà dell’utilizzatore finale) ormai ridotta,salvo alcune lodevoli eccezioni (che non si sa fino a quando dureranno prima di essere smantellate), a pura propaganda di regime ed a strumento teso a consolidare la sub-cultura di governo. Bisogna zittire quei giornalisti – che ancora non praticano l’auto-censura, tanto di moda in Italia – i quali ancora si ostinano a raccontare i fatti ed a spiegare al Paese quello che accade. Ecco, quindi, i provvedimenti che i berluscones cercheranno di approvare da settembre in violazione della Costituzione (vedremo che farà il Presidente della Repubblica): la legge che elimina le intercettazioni telefoniche – questo soprattutto per rendere un servigio a Papi e metterlo al riparo da quelle che appaiono
corruzioni sorte attorno all’utilizzo finale dei corpi – che produrrà un aumento della criminalità con Maroni che getterà addosso ad immigrati e clochard le ronde per raffreddare le ansie da tolleranza zero; la legge che impedisce al Pubblico Ministero di prendere notizie di reato di propria iniziativa ma solo su input della polizia giudiziaria (quindi del potere esecutivo), per esemplificare non avremo più inchieste del tipo trattativa tra mafia e Stato, tangentopoli, scandalo Parmalat e furbetti del quartierino; l’eliminazione del diritto di cronaca vietando ai giornalisti – attraverso anche le salate multe agli editori - di raccontare fatti fino a quando non si celebrano i processi (che non si fanno più per le varie leggi-ostacolo create dalla casta). Un disegno organico che mette il silenziatore alla storia.

Dal momento che la magistratura viene neutralizzata definitivamente e l’informazione ridotta a megafono del regime che consolida la navigazione del manovratore di turno, è chiaro che il popolo verrà narcotizzato attraverso un’iniezione letale di bromuro, tutto diventerà sempre più normale (rectius, normalizzato): la vicenda delle escort (rectius, prostitute) sarà vita privata mondana del Premier per eliminare lo stress accumulato nell’interesse del Paese, le corruzioni saranno scambi commerciali per il progresso dell’Italia, la mafia un aiuto di volontari per mantenere la quiete in territori turbolenti, il riciclaggio del denaro sporco investimenti che aiutano l’economia e creano lavoro.

Non possono essere più solo i magistrati ed i giornalisti ad opporsi a questa deriva autoritaria di tipo peronista, non sono interessi corporativi, anche perché molti magistrati applicano il conformismo giudiziario o sono ammalati di quel morbo che Piero Calamandrei chiamava agorafobia (per essere graditi al potere prevengono le raccomandazioni prima ancora di riceverle), tanti giornalisti non sono altro che la voce del padrone. Sta alla parte più sensibile della politica e della società civile mobilitarsi per difendere questi due baluardi dello Stato di Diritto – pilastri della democrazia - per evitare che il regime si consolidi e che, poi, divenga impossibile conoscere i fatti perché non ci saranno più fatti da raccontare.

Tratto da: l'Unità
Antimafia 2000
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Una domanda sorge spontanea a seguito della lettura del cattivissimo editoriale di Filippo Facci per Il Giornale: Dato che i due erano entrambi pubblici ministeri, non le sorge il dubbio che oggi stiano sfogando quanto avrebbero voluto dire quando erano solo magistrati ?

Italia dei livori
I colpi di sole di Gigi & Tonino


di Filippo Facci

Allora, Antonio Di Pietro ieri ha detto che:

1) «questo è il governo del favoreggiamento alla mafia e che passerà alla storia per aver rafforzato economicamente, e fatto penetrare fin nei più alti ranghi delle istituzioni, il flagello della criminalità organizzata»;
2) «con quali voti pensa di fare la differenza politicamente nel Paese, il Cavalier nostrano, se non con quella dei sodali malavitosi?».

Poi quell’altro, Luigi De Magistris, ha detto che:

1) «il governo sta progettando interventi che renderanno il crimine ancora più granitico;
2) «la più grande ed ignobile falsità di Berlusconi e del suo governo consiste nel dichiarare di voler contrastare le mafie...

Lui sta massacrando lo Stato di diritto e lo Stato sociale, le controriforme che sta attuando rispondono a un disegno eversivo che sta distruggendo la democrazia nel nostro Paese».

Bene. Questi due esagitati, Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris, sono stati due magistrati: due persone votate a decidere del bene primario, ossia la libertà altrui, due persone in grado di rovinare vite, distruggere imprese, mandare in malora famiglie, azzerare centinaia di posti di lavoro, far cadere giunte e governi democratici, fare e disfare senza mai pagarne lo scotto, mai, neppure mezza volta, questi due appartengono a una categoria a cui dovrebbero tremare i polsi per qualsiasi decisione presa, è gente che l’immaginazione peraltro vorrebbe imperturbabile, ferma, equilibrata, dotata di peculiarità non comuni.

E invece eccoli: due demagoghi da strapazzo capaci di dire e fare qualsiasi cosa, due che erano di parte - si sospettava - e infatti lo sono, due che facevano politica - si vociferava - ed ecco che la fanno, due che una buona parte della nostra classe giornalistica - adesso – osserva tuttavia solo come due elementi un po’ così, pittoreschi, che straparlano per mestiere, due che sono sorti come funghi la notte scorsa anziché aver fatto parte della disgraziata cronaca di un Paese che mai, mai, mai comprende ciò che accade mentre esso accade.

Gentili colleghi, dunque ditelo, una buona volta: non è possibile che due personaggi del genere possano diventare magistrati. Non è possibile che due magistrati del genere possano diventare politici. Non è possibile che la medesima classe giornalistica seguiti a non comprendere che l’anomalia dei due, una volta smascherati e gettata la toga, non viene neutralizzata e addomesticata, ma si sposta solamente da una parte all’altra, si insinua e diffonde come un virus, come una malattia.

Senza neppure accorgercene, in questo Paese, il livello della disputa e della polemica politica sono diventati borderline: qualsiasi cosa può essere detta e sostenuta impunemente, basta farlo, basta aprir bocca. Dire che ormai siamo agli «insulti» non rende l’idea perché quelli ormai fioccano dappertutto, anche nei famosi Paesi normali: ma in quale Paese, chiediamo, è ormai diventata sistematica e mediaticamente accettata la calunnia, l’ignominia, la pura invenzione?

Forse ha ragione chi dice che gli squilibrati professionali andrebbero soltanto ignorati, che il loro delirio mira soltanto a finire in un qualsiasi articolo di giornale, questo compreso: ma certo snobismo e certa finta superiorità, d’altra parte, sono soltanto ignavia, sono soltanto i siparietti dietro i quali si nasconde la rinnovata incapacità di una classe politica e giornalistica di chiamare le cose col loro nome.

Dario Franceschini seguiti pure ad allearsi con questa roba e a farsi massacrare, se crede; gli analisti seguitino ad annoverare «l’unica opposizione» dell’Italia dei Valori tra gli ordinari strumenti di lotta politica, se vogliono. In questo Paese quelli che l’avevano detto non se li fila nessuno, e chi non ne azzecca una invece rimane regolarmente in cattedra, ma pace, noi lo diciamo lo stesso: Di Pietro ha già fatto una rivoluzione e cercherà di farne un’altra, e le rivoluzioni tanto democratiche non sono mai state.

Ecco, l’abbiamo detto: purché sia chiaro che lo stiamo dicendo. Di Pietro non ci fa più solo ridere. Di Pietro è pericoloso.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=375168
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Di Loredana Morandi (del 19/08/2009 @ 04:23:12, in Politica, linkato 1306 volte)
Donne
la Questione Morale della Sinistra e della Stampa Italiana


Il quotidiano online L'Unità sta pubblicando una serie di articoli, scritti di pugno da giornaliste e opinioniste, sulla questione femminile. Vi compaiono personaggi come Lidia Ravera, Nadia Urbinati, Benedetta Barzini e certo le seguiranno altre firme.

Ad una prima lettura gli articoli appaiono tutti dello stesso tenore, anche quelli che invitano alla Ribellione, ovvero improntati ad una mestizia quasi qualunquista, che prende atto dell'inutilità dello status femminile. Ecco, questo è quel che fa arrabbiare me, perché color che scrivono con cotanta grazia e femminilità sono evidentemente trombettiste e pennivendole di partito.

Care signore, c'è un unica cosa da fare in Italia: restituire tutte le tessere del Pd e anche quelle del PdL. Poi, scrivete le vostre dimissioni alle Redazioni, specie alle redazioni del gruppo L'Espresso - La Repubblica, in segno di rifiuto e di non condivisione con la linea editoriale pornografica aziendale.

Abbiate il coraggio di fondare una testata giornalistica solo al femminile, senza lasciare altri spazi ai soliti maschietti e all'antiberlusconismo da cassetta stile Travaglio and co.

Perché tutte puttane berlusconiane siamo/siete per il gruppo Espresso La Repubblica, quando ci/vi propone il quiz sessuale dell'Estate, che ci/vi domanda:

1) lo faresti con Di Pietro per i campi dietro ad un fittone (chiamasi fittone un normale paracarro, ma quelli de L’Espresso sono più volgari e ci mettono addirittura un trattore a far da talamo, senza pensare che Tonino è sposatissimo)

2) lo faresti con Calderoli sulle rive del Po’ (l’ipotesi è la più romantica, ma se lo si immagina con la camicia verde e la faccia sudata, possiamo giurare che la moglie non ha nessuna rivale)

3) lo faresti con Berlusconi su un Aereo di Stato (e qui scatta naturalmente il SI, unica soluzione umanamente accettabile, anche se ti immagini di dover far la fila in aereoporto con personaggi ributtanti come la Patrizia & co..)

Ai maschietti, ovviamente, visto che si fa della pornografia politica, son riservate la Gelmini, la Carfagna e la Meloni, che indiscutibilmente son belle donne. Che restituissero la propria tessera di partito anche loro, perché per stuprare la collega Brambilla il quiz de l'Espresso propone la scelta tra: Travaglio, Fini e Capezzone.

Di questo sfascio totale anche l'Unità ha le sue responsabilità. Certamente quella di aver contribuito a che il pene corto dell'ex leader Topolanek fosse pubblicato da un quotidiano spagnolo, insieme con gli altri nudi di Villa Certosa.

E tutta la stampa di sinistra ha la responsabilità di questa improvvisa recrudescenza di antiberlusconismo ad integrale copertura dello scandalo Tedesco, il vero dolls master delle escort.

E' proprio la stampa di sinistra a portare la responsabilità della rinascita di questo maschilismo ritrovato, per aver avuto cura solo dei rom, degli extracomunitari, dei diritti degli omosessuali e per aver timore di parlare di pedofilia perché "sai, sono una minoranza di scelta sessuale" (da una redazione romana di sinistra a Loredana Morandi, in occasione della denuncia del portale ebraico del Boy Love Day), con il risultato di aver partorito un Vendola che parla e scrive come Berlusconi contro una pm di tutto rispetto come la Digeronimo, e una incredulità nei confronti di reati compiuti da gente come lo stupratore Bianchini e i suoi compari del circolo ARCI.

A me, che durante le campagne elettorali del quartiere han bruciato citofoni e tagliato pneumatici, è consueta la conversazione con il redattore di Agenzia, che si scusa perché fuori "è tutto un pianto" e loro devono pubblicare le intimidazioni a mano armata o gli incendi delle auto dei colleghi. Ci ho scritto anche una poesia...

Però, a cagion della stessa regola del silenzio, vi chiedo care signore giornaliste di sinistra: "Quante violenze sessuali avete coperto, perché l'autore è stato un segretario del Pd o di Rifondazione, o perché lo stupro è avvenuto in un centro sociale o dentro ad un circolo ARCI, in questi anni?

Se io, fatto documentabile, ho potuto chiamare a rappresentare "tutto il femminismo italiano" soltanto le due pm romane, che indagano sullo stupratore seriale di Roma, di fronte alla negazione "di partito" al fatto che un delinquente stupratore fosse certificatamente tale e contro ogni logica morale politica.

Oppure se, per poche tessere di partito, si scatena la piazza contro i bambini violentati di casi come Rignano Flaminio, e poi si candidano i rappresentanti maschi e adulti del movimento omosessuale, che NON prendono posizioni sul fenomeno devastante della Pedofilia (Vendola, Grillini, ecc..) e forse ne sanno di più di quanto non possano le Associazioni a contrasto?

No, signore, così non va. Io sono femminista, non c'è dubbio e la mia arrabbiatura contro la manipolazione è tale da farmi dichiarare ai tanti ipocriti Franceschini, Veltroni, Fassini, Baffini, Prodinotti and Co:

Cambiate, assumetevi le vostre responsabilità, oppure Io NON vi voto.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 19/08/2009 @ 02:13:32, in Politica, linkato 1084 volte)
Giustizia: un disegno di legge propone
istituzione del difensore civico nazionale


E' stato presentato un disegno di legge che propone la nascita del difensore civico nazionale. La proposta viene dal Senatore Compagna il quale dichiara che si tratterebbe di "Un organismo con dignita' costituzionale, non collocato nel territorio compreso fra Governo e Parlamento, ma inserito nel tessuto delle garanzie di liberta' individuale".

In una nota Compagna piega che "Il Difensore civico nazionale e' un organismo ben noto alla tradizione giuridica di molti Stati europei ed e' previsto anche a livello comunitario. Occorre ricordare, infatti, che nel settembre del 1995 il Parlamento europeo ha istituito e nominato il mediatore europeo, chiamato ad intervenire nei casi di cattiva amministrazione nell'azione delle istituzioni comunitarie. [...]

Non si puo' inoltre tacere il fatto che l'Italia sia stata piu' volte invitata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite e dal Consiglio d'Europa a dotarsi di un Difensore civico nazionale. Il nostro Paese colmerebbe cosi' il suo ritardo nell'uniformarsi all'Europa, potendo beneficiare di un interlocutore per le corrispondenti autorita' dell'Unione europea e degli altri Paesi membri". Altre informazioni su questo argomento Campagna scrive anche che "Il Difensore civico nazionale, scelto tra personalita' di altissimo profilo, nominato dal Presidente del Senato d'intesa con il Presidente della Camera, sara' garante dell'imparzialita' e del buon andamento delle amministrazioni statali e sara' chiamato a svolgere, in via principale e in posizione di assoluta terzieta', funzioni di controllo e di intervento sull'attivita' delle amministrazioni statali e sui comportamenti dei pubblici uffici, allo scopo di tutelare il cittadino da possibili abusi da parte dell'autorita'. [...]
I cittadini potrebbero avvalersi in questo modo di un servizio di tutela generale, esercitabile nei confronti di tutte le amministrazioni pubbliche, come d'altra parte accade nei paesi democratici piu' avanzati, ove e' da tempo presente e operante a livello nazionale un organo di garanzia dei diritti del cittadino contro la cattiva amministrazione".

Studio Cataldi (Data: 14/08/2009 8.00.00 - Autore: Notiziario)
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Di Loredana Morandi (del 18/08/2009 @ 07:58:20, in Politica, linkato 1369 volte)

Ecco, Vendola per spiegare ai suoi elettori dove si trovava mentre un suo assessore vendeva a lotti la sanità regionale e mentre i funzionari vendevano l'acqua in nero agli agricoltori e sfruttavano i lavoratori migranti, probabilmente, dovrà rivolgersi ai locali dei Tarantino...

Pizzo sull'acqua destinata ai coltivatori:
arrestati due funzionari Regione Puglia

ROMA (18 agosto) - Erogavano l'acqua in nero agli agricoltori nel nord barese, imponevano una sorta di tangente per il servizio, facendo temere loro il rischio di un blocco dell'attività dei pozzi: è quanto avrebbero fatto due funzionari della Regione Puglia che sono stati arrestati dalla polizia del commissariato di Barletta.

Funzionari della Regione. I due, Sebastiano Zinfollino, di 49 anni, e Giuseppe Sgaramella, di 55, entrambi di Andria, sono accusati a vario titolo di concussione e peculato per fatti criminosi accertati per gli ultimi tre anni. La loro attività è stata scoperta dopo indagini, dirette dal pm Antonio Savasta della procura di Trani, durate un anno e partite dalle segnalazioni di alcuni agricoltori proprietari di terreni nel nord barese. Oltre ai due arrestati sono indagate in stato di libertà altre otto persone, tra le quali un altro dipendente della Regione, Paolo Tursilli, che è stato interdetto dal pubblico servizio.

Consumi non congrui. Per il pm Savasta, il gruppo aveva messo in piedi un sistema di «arbitraria prevaricazione degli utenti». Gli investigatori hanno esaminato carte e circostanze; tra le altre cose, l'enorme differenza tra l'acqua erogata e gli introiti della Regione, non congrui perchè inferiori. Questo elemento è stato acquisito con perizie di consulenti che hanno incrociato i dati tra l'energia elettrica e i metri cubi di acqua erogati e le bollette degli utenti.

L'acqua in più pagata in nero. I coltivatori, temendo una dura siccità nei loro terreni, pagavano in nero l'acqua in più, dando denaro direttamente a Zinfollino, responsabile dei pozzi del nord barese e a Sgaramella, responsabile della conduzione degli impianti. Una quindicina sono i casi accertati dagli investigatori, di agricoltori che erano vessati e pressati da Sgaramella e Zinfollino. Spesso i coltivatori chiedevano aiuto alla Regione, ma poi non avendo risposte soddisfacenti cedevano alle richieste di denaro dei due funzionari «pagando - ha detto Savasta - vere e proprie tangenti».

Un giro da 220mila euro. Le bollette sono risultate inferiori di un terzo rispetto al dovuto. Il resto era intascato in nero dai funzionari: 74.000 euro l'anno per i tre anni accertati, un volume di affari di circa 220.000 euro ma che si ritiene possa essere stato anche ben più elevato. I due, inoltre, per le erogazioni usufruivano di lavoratori stagionali che godevano anche di trattamenti, quali ferie non godute, che non gli sarebbero spettati.

I precedenti. Zinfollino era già coinvolto in una vicenda di frode alla comunità europea nel settore della normativa che regolamenta gli impianti dei vigneti, per la quale è stato rinviato a giudizio. Anni fa era stato sospeso per questo motivo, poi trasferito agli uffici di Bari e poi reintegrato ad Andria. Sgaramella, invece, per dedicarsi alla frode a tempo pieno per un lungo periodo non si è presentato al lavoro. Diceva, senza certificarlo, di essere ammalato, ma poi firmava i fogli di presenza.

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 14/08/2009 @ 05:23:44, in Politica, linkato 5784 volte)
MAFIA: COMANDO ARMA CARABINIERI
SCONCERTANTI ACCUSE BOCCA SU ESPRESSO
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Il settimanale 'L'Espresso' pubblica oggi un articolo a firma di Giorgio Bocca dal titolo 'Quanti amici ha Toto' Riina' nel quale si proietta, in modo sconcertante, sui Carabinieri che operano in Sicilia l'ombra della collusione e della pavidita', ombra che il Comando Generale respinge con fermezza e con indignazione''. Lo si legge in una nota dello stesso Comando Generale dell'Arma.

Che cosi' prosegue: ''Basterebbe a confutarla la menzione dei 33 caduti per mano della mafia, tra i quali il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sorprendentemente accostato a figure come Toto' Riina e Massimo Ciancimino, entrambi arrestati dai Carabinieri. All'eroica testimonianza dei caduti si affianca - sottolinea la nota - quella delle migliaia di Carabinieri che in Sicilia continuano ad offrire quotidiane prove di abnegazione e di riconosciuta efficienza.

Sono i Carabinieri che ieri hanno arrestato lo stesso Riina e oggi hanno stroncato sul nascere il tentativo di riorganizzazione di Cosa Nostra''.

Ad avviso del Comando Generale dell'Arma, quindi, ''sorprendono le ingiustificate accuse che si risolvono nella delegittimazione dell'operato di fedeli servitori dello Stato. Il Carabiniere e' pienamente consapevole del rischio che corre ed e' invero 'innaturale' insinuare che risponda a 'tacite regole di coesistenza', perche' obbedisce con coraggio e lealta' unicamente all'imperativo del dovere, per la difesa della legalita' e l'affermazione del bene comune. E - conclude orgogliosamente il comunicato di Viale Romania - sulla via di quel dovere muore a Palermo come a Monreale, a Vicenza come a Pagani, a Plati' come a Nassyria, a Torre di Palidoro come alle Fosse Ardeatine''.

com-lpe/sam/bra 13-08-09


MAFIA: BOCCA, IN SICILIA PATTO COESISTENZA CON CARABINIERI E CHIESA
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Una ragione del 'comportamento speciale' della piu' efficiente polizia italiana verso la mafia c'e' ed e' evidente: i carabinieri, come la mafia, non sono qualcosa di estraneo e di ostile alla societa' siciliana, fanno parte e parte fondamentale del patto di coesistenza sul territorio, di controllo del territorio, condiviso con la Chiesa e con la mafia. In ogni paese siciliano accanto alla Chiesa e al parroco c'e' una caserma dei carabinieri e una cosca mafiosa''. E' questo il passaggio dell'articolo ('Quanti amici ha Toto' Riina') a firma di Giorgio Bocca, comparso oggi sul settimanale 'L'Espresso', che ha suscitato la ferma reazione, in primo luogo, del Comando Generale dell'Arma.

Nel suo pezzo Bocca sostiene anche che ''Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco mafioso di Palermo, ha detto o lasciato capire che i carabinieri 'nei secoli fedeli' si attennero nelle operazioni di mafia ad attenzioni speciali, clamorosa quanto rimasta senza spiegazioni credibili la mancata perquisizione nella villetta in cui Riina aveva abitato e guidato per anni la 'onorata societa''''.

lpe/sam/ss  13-08-09


MAFIA: COCER CC, SDEGNO E SCONCERTO PER ARTICOLO BOCCA SU ESPRESSO
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Con riferimento all'articolo a firma di Giorgio Bocca dal titolo 'Quanti amici ha Toto' Riina', pubblicato oggi dal settimanale 'L'Espresso', il Cocer Carabinieri condivide ed apprezza il comunicato stampa diffuso in proposito dal Comando Generale e, interpretando il sentimento di tutti i Carabinieri, esprime sdegno e sconcerto per il contenuto malevolo ed ingiustificato del pezzo giornalistico che offende in maniera gratuita l'opera di chi, tutti i giorni, rischia la vita per la difesa della legge e dei cittadini''.

Lo si legge in una nota del Cocer dell'Arma dei Carabinieri a commento dell'articolo comparso su 'L'Espresso' in cui Giorgio Bocca parla, fra l'altro, dell'esistenza in Sicilia di un 'patto di coesistenza' fra carabinieri, Chiesa e mafia.

com-lpe/sam/ss  13-08-09


MAFIA: ORLANDO (IDV), VERITA' STORICA SUE INFILTRAZIONI DENTRO STATO
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Desta certamente stupore nell'articolo di Giorgio Bocca, oggi pubblicato su L'Espresso, il mancato riferimento a uomini di Chiesa e ad esponenti delle forze dell'ordine che alla mafia si sono coerentemente opposti, pagando anche con la vita il proprio impegno di legalita' e di civilta'. Desta, pero', non minore stupore - e costituisce mancanza di rispetto per quanti hanno fatto e fanno il proprio dovere - il reagire all'articolo di Giorgio Bocca con una difesa di ufficio tutti e di ciascuno''. Lo afferma, sul suo sito, il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando.

''Giorgio Bocca - prosegue Orlando - ha espresso, in maniera chiara e radicale, una verita' storica: la mafia in Sicilia si e' avvalsa di lacune ed omissioni di uomini di Chiesa e di esponenti delle forze dell'ordine, non soltanto di Carabinieri. Talora uomini di Chiesa ed esponenti delle forze dell'ordine hanno varcato la soglia della legalita', configurando ipotesi di vera e propria complicita', quale risulta, peraltro, da numerosi riscontri in sede giudiziaria e in atti di Commissioni di inchiesta. In questo campo - rileva l'esponente dipietrista - dovremmo forse prendere lezioni dalla Chiesa che, pur avendo espresso coraggiose posizioni sino alla condanna della mafia quale 'struttura di peccato', si e' astenuta, e speriamo si asterra', da poco credibili difese di tutti e di ciascuno''.

Orlando aggiunge che ''in tanti esprimiamo ammirazione e gratitudine alle forze dell'ordine e, in particolare, ai Carabinieri per il fondamentale, difficile e rischioso impegno di difesa della legalita' (dal vice questore Boris Giuliano al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, per citare soltanto alcuni dei tanti caduti nell'esercizio coerente delle loro funzioni). In tanti esprimiamo ammirazione e gratitudine anche a uomini di Chiesa, dal Pastore Valdese Panascia al Cardinale Salvatore Pappalardo, da don Pino Puglisi a don Giuseppe Diana, sino a Sua Santita' Giovanni Paolo II per il suo indimenticabile magistero espresso con forza, e anche nel corso di sue visite pastorali in Sicilia.

Proprio quella gratitudine e quella ammirazione - conclude l'ex sindaco di Palermo - rendono pero' doveroso non ignorare la verita' storica, quella che vuole la mafia essere non soltanto una organizzazione criminale contro lo Stato, contro la Chiesa, contro la societa' civile ma anche un sistema di potere che si infiltra dentro lo Stato, dentro la Chiesa, dentro la societa' civile''.

com-lpe/sam/ss  13-08-09


MAFIA: CASINI, ARTICOLO BOCCA INFAME. PAESE SI STRINGA INTORNO A CC
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Tutto il Paese si deve stringere in ogni sua componente, maggioranza e opposizione, intorno all'Arma dei Carabinieri nel ricordo dell'alto prezzo pagato per combattere la mafia e la criminalita' e nella consapevolezza di cio' che rappresenta per il presente e per il futuro. L'articolo di Giorgio Bocca e' infame e ogni altro commento e' superfluo''. Lo afferma il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, il quale esprime ''al Generale Gallitelli la solidarieta' dei simpatizzanti e militanti dell'Unione di Centro''.

com-lpe/sam/lv  13-08-09


MAFIA: GASPARRI, PAROLE BOCCA SU CC MERITANO SEGUITO IN TRIBUNALE
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Le parole di Bocca, con deliranti accuse di collusione in Sicilia tra carabinieri e mafia, meritano un seguito in tribunale. Me ne faro' promotore con tutti i carabinieri ed ex carabinieri che si vorranno associare alla denuncia''. Lo scrive il presidente del gruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, in un articolo che sara' pubblicato domani su 'Il Tempo'.

''Bocca - prosegue Gasparri - ha offeso tutti i carabinieri di ieri e di oggi, i trentatre appartenenti all'Arma uccisi dalla mafia, la memoria del generale Dalla Chiesa, che fu a Corleone giovane capitano e a Palermo prefetto martirizzato da Cosa nostra. Bocca - sottolinea il capogruppo del Popolo della Liberta' a Palazzo Madama - da molti anni dimostra cosa sia l'usura del tempo. Ogni suo articolo e' una serie di insulti, in genere diretti a Berlusconi e a tutti noi del Pdl. Ora ha scelto i carabinieri''.

com-lpe/sam/ss  13-08-09
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Di Loredana Morandi (del 14/08/2009 @ 01:20:44, in Politica, linkato 1162 volte)
Il sonno della ragione genera mostri e così l'ignoranza. Che cosa ci faceva il compagno Piero Bernocchi insieme al miasmatico assembramento di associazioni massoniche e para massoniche dei richiedenti? E perché ci manda l'ottimo avvocato Salerni? Glielo domanderò di persona ... (e vi prego di notare che non ho citato per filo e per segno le organizzazioni, che hanno finanziato il bombardamento di Gaza)..L.M.

I prof: «Discriminati noi
e il 91% degli studenti»

«Situazione da chiarire per rassicurare famiglie e scuole»


Il Tar del Lazio contraddice quanto aveva deciso nel 2000 Allora erano «inammissibili» simili ricorsi contro i crediti «Ma perché su una materia chiarita dal Concordato si pronuncia con tale frequenza la giustizia amministrativa?»

DA MILANO PAOLO LAMBRUSCHI

Una sentenza «scientifica». Emessa dal Tar laziale a ridosso di Ferragosto, quasi per mettere in crisi i consigli di classe che tra una ventina di giorni dovranno riunirsi per valutare gli allievi rimandati a settembre. Tar che a distanza di nove anni contraddice se stesso. E ignora tre pronunciamenti della Corte Costituzionale e quattro ordinanze di altrettanti ministri dell’istruzione dal 1999 ad oggi.
Non sono agitati i professori di religione,il verdetto della giustizia amministrativa è un film già visto.
Ma sconcertati. Ieri sul sito della loro associazione sono arrivate centinaia di mail di insegnanti.
Esprimevano soprattutto preoccupazione per gli studenti e le famiglie all’improvviso prive di certezze. Il clima lo descrivono alcuni rappresentanti della categoria.
«È chiaro – spiega Sergio Cicatelli, oggi dirigente scolastico e consulente della Cei – che la sentenza del Tar ha sapore propagandistico e mira ad affossare l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane. Periodicamente alcune sigle, sempre le stesse, presentano ricorso.
Puntualmente si fanno le solite polemiche sui media. Abbiamo scarsa memoria, ma proprio il Tar laziale nel novembre 2000 giudicò inammissibili analoghi ricorsi presentati da queste sigle. E ci fu una bocciatura del Consiglio di Stato nel 2007, quando respinse la sospensiva di un’altra sezione del Tar ribadendo che l’insegnamento della religione concorre alla determinazione del credito scolastico». Insomma per Cicatelli l’intervento del ministro Gelmini, la quale ha annunciato ieri il ricorso al Consiglio di Stato, è un atto dovuto.
«Anche perché – prosegue Cicatelli – è dal 1999 che i suoi predecessori Berlinguer, De Mauro, Moratti e Fioroni ribadiscono che i professori di religione appartengono a pieno titolo al consiglio di classe ed esprimono valutazioni sull’allievo.
Ferie permettendo, auspico che la risposta dell’organo supremo della giustizia amministrativa arrivi entro fine agosto». In caso contrario?
«I crediti formativi – è la conclusione del dirigente scolastico – hanno valore non solo per la maturità, ma anche per la terza e quarta classe delle scuole superiori. Quindi, se vale quello stabilito dal Tar laziale, gli scrutini di giugno teoricamente potrebbero venire invalidati perché svoltisi alla presenza dei docenti di religione. Probabile che qualche solerte insegnante o dirigente puntualmente sollevi il caso nei prossimi giorni. Così i collegi che a settembre devono valutare gli allievi rimandati potrebbero dover rifare gli scrutini per tutti. e un’ipotesi, perciò la situazione va chiarita per rassicurare mondo scolastico e famiglie».
Nicola Incampo. professore di religione alle superiori, è membro della commissione paritetica Cei – Ministero dell’istruzione per l’insegnamento della religione cattolica. Non lesina critiche al Tar.
«Ripeto, la sentenza è assurda. Quando uno studente decide di avvalersi dell’insegnamento della religione, materia scolastica con dignità formativa e culturale pari alle altre, ha diritto a vedersi riconosciuto l’impegno di frequenza alle lezioni. Lo dicono l’intesa concordataria del 1984 e diverse sentenze della Corte costituzionale, del Consiglio di Stato e del Tar. Fu l’ordinanza del 1999 dell’allora ministro Berlinguer a stabilire che avvalersi dell’insegnamento di religione cattolica concorreva alla possibilità di formare il credito.
L’ordinanza del 2007 del ministro Fioroni, sulla quale si è espresso il Tar, prevede che anche i non avvalentesi concorrano a crediti qualora seguano attività alternative o facciano lo studio assistito. Mi chiedo perché su questa materia continui a pronunciarsi caparbiamente la giustizia amministrativa». Che discriminazione causa la presenza dell’insegnante di religione nei collegi dei docenti, allora?
«Senta, il 91% degIi alunni sceglie liberamente l’ora di religione. Finché sono minori decide la famiglia, dopo i 18 anni l’allievo. E la materia ha un programma preciso e quindi, ha riconosciuto la Consulta, è curricolare. Chi non la frequenta, ha diverse alternative. La scuola concorda con gli interessati le attività sulle quali matura il credito formativo. Si può obiettare che non tutte le scuole lo fanno e che alcuni dirigenti piazzano religione alla prima o all’ultima ora, così che l’alternativa diventa saltare la lezione. Però con questo non si può discriminare chi frequenta regolarmente».
Ultima, ma non meno importante, la questione della pari dignità culturale della religione e dei suoi docenti.
«È la revisione concordataria – puntualizza Dino Castiglioni, professore di religione in aspettativa e segretario regionale ligure di Cisl scuola – a ribadire che i principi cristiani fanno parte del patrimonio culturale del popolo italiano. Mi pare che la sentenza confonda i piani. Qui non si parla di un’ora di catechismo, la scelta di fede è personale. A scuola l’insegnante di religione spiega i valori cardine della nostra cultura e questa materia ha pari dignità con le altre. Quindi chi la insegna ha il diritto e il dovere di valutare l’allievo nel consiglio di classe. Non è giusto discriminare questi professori e i loro allievi, vale a dire la maggioranza degli italiani».
Incampo: «Chi decide per l’ora di religione, materia scolastica con dignità pari alle altre ha il diritto di vedersi riconosciuto l’impegno di frequenza alle lezioni Ci sono i programmi, ha valore curricolare»

L'Avvenire, pag. 6, ediz. 13/08/2009
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Di Loredana Morandi (del 10/08/2009 @ 03:35:23, in Politica, linkato 1563 volte)
Sarà forse un ritardo il fatto che su Vendola non ci sia una indagine d'ufficio? Eppure si renderebbe necessaria perché: 1) nei suoi ambienti si fa uso regolare di stupefacenti, ed è appena stato arrestata la coppia di pusher del giro delle Escort; 2) chi avrà assunto l'augusto governatore che abbia fedine penali lunghe pagine in ruolo pubblico presso l'ente governato e a spese dei contribuenti ?
Purtroppo Sinistra e Libertà nasce già vecchia e corrotta, finge di non essere più parte di Rifondazione, ma si porta dietro addirittura i conti e i pagamenti di Bertinotti con gli anni di piombo. E, purtroppo, è noto, che quel partito abbia pagato gli stragisti con stipendi da Parlamento Europeo e non le affissioni elettorali.
Consiglio spassionato, Non scrivete più per Il Manifesto: loro non retribuiscono mai le collaborazioni esterne, soprattutto se si tratta di giovani, di volontari nel mondo dell'associazionismo o di persone comuni che lavorano per vivere e mantenere la propria famiglia ...


Nichi Vendola:
interviene il Csm?
Non mi spavento



BARI - Chissà se il governatore della Puglia aveva previsto appieno tutte le conseguenze politiche della sua lettera-appello al pm dell'antimafia barese, Desirè Digeronimo, che indaga su una presunta "cupola" che dalla Sanità pugliese avrebbe spillato affari e voti. Nel suo scritto - reso pubblico tre giorni fa - Nichi Vendola sottolinea al pm alcune riflessioni sul prezzo che lui (che non è neppure indagato) sta pagando a causa di questa inchiesta e rileva alcune "anomalie" sia relativamente all'indagine (ritiene debba essere affidata ad inquirenti della giustizia ordinaria e non alla Dda), sia relativamente all'opportunità che se ne occupi un magistrato che, a detta di Vendola, ha legami personali che potrebbero "intralciarne" la serenità di giudizio.

Due giorni fa, dopo una richiesta in tal senso da parte del presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, è intervenuto il vice presidente del Csm Nicola Mancino che ha chiesto alla Prima commissione del Csm di valutare l'eventuale apertura di una pratica a tutela del pm di Bari, giacché Vendola l'avrebbe accusata di volerlo danneggiare con una gestione «strumentale» dell’inchiesta che sta conducendo sull'attività della Giunta. «Invito la Prima commissione consiliare del Csm – ha scritto Mancino al presidente della commissione – a valutare se la lettera inviata dal presidente della Regione Puglia, on Nichi Vendola, alla dottoressa Desirè Digeronimo, pm presso il tribunale di Bari, concretizzi la sussistenza dei presupposti previsti dalla recente novella regolamentare per l’apertura di una pratica a tutela e, dunque, in caso positivo, se nel merito il contesto epistolare richiamato interferisca nel libero autonomo e indipendente esercizio dell’attività inquirente del predetto magistrato». Il presidente della Prima commissione del Csm prenderà in esame la vicenda nella prima settimana di settembre, alla ripresa dell’attività dopo la pausa estiva.

Ieri, Vendola replica (sempre a mezzo stampa) dicendosi «felice» che Nicola Mancino abbia investito della questione il Csm: così – ha dichiarato in un'intervista su Repubblica – «potrà valutare questa vicenda con serenità». Il presidente della Regione Puglia però non fa retromarcia rispetto ai contenuti espressi: nella lettera «ricusatoria» – spiega – «ho affidato alla buona coscienza del pubblico ministero, una persona che ho stimato, una riconsiderazione autocritica dei suoi comportamenti», perciò «rimetto tutto alla buona coscienza del magistrato».

E, anzi, nelle sue dichiarazioni apre un nuovo fronte: «Sento un antico odore che è quello della presenza dei servizi deviati, indirizzati o mirati. Il teorema è che tutti siamo uguali. Ma mi dispiace: io non sarò mai uguale a loro». Replica anche a chi (dal Pdl e dall'Idv) ha tacciato il suo gesto di pressioni simil-berlusconiane sulle "toghe". «Un conto – obietta Vendola – è la delegittimazione di un potere autonomo e tutelato dalla Costituzione, come fa Berlusconi. Un altro è compiere un atto morale e non formale, come ho fatto io, riguardo una specifica situazione. Questo si chiama diritto di critica». Quanto alla destra che lo accusa di messaggi intimidatori, «il centrodestra – reagisce Vendola – non dovrebbe avere il coraggio di parlare. Io non ho nemmeno un avviso di garanzia. Per il mio predecessore, il ministro Raffaele Fitto, è stato invece firmato un ordine di custodia cautelare, che il Parlamento ha rigettato. E’ plurindagato in procedimenti scandalosissimi, per reati gravissimi. Lui però – insiste il governatore pugliese – non ha avuto la mia fortuna mediatica, quando sono stato letteralmente massacrato meritando i titoli di testa del Tg1. Oggi non c'è più bisogno di un killer per ammazzare una persona per bene come me. Basta che un’abilissima manina, che lavora per scrivere veline o inviare suggerimenti ai recapiti più vari, da destra a sinistra, costruisca una campagna di falsità».

Immediata la reazione di Maurizio Gasparri: «Vendola si è offeso quando ho ipotizzato la sua interdizione. Ma ora offre argomenti clamorosi a questa eventualità. Afferma, in preda al panico mentre tutta la sinistra lo molla, che contro di lui agiscono gli immancabili servizi deviati. Aspettiamo la chiamata in causa della P2 e della Nato. Vendola ormai non è più nella condizione morale di governare la Regione. Si dimetta e chieda scusa per quanto ha fatto». «Tedesco, scodellato al Senato per evitare guai giudiziari, è il vessillo del degrado morale della sinistra. Siamo pronti a parlarne a Palazzo Madama quando si vorrà affrontare la vera questione morale che travolge la sinistra. Nel frattempo – conclude – ci auguriamo che Vendola la smetta di fare la figura del vile che farnetica».

Sempre a proposito dei «servizi deviati», il presidente del gruppo consiliare di An-Pdl alla Regione Puglia, Roberto Ruocco, in una nota scrive: «Dopo la lettera di Vendola (al pm Digeronimo, ndr), temevamo che la vicenda giudiziaria che ha investito il suo governo stesse precipitando verso la tragedia di un uomo disperato. Dopo la sua odierna intervista in cui il Nostro scomoda perfino i "servizi deviati" come artefici delle sue disavventure, ci domandiamo invece se non ci si stia alacremente incamminando verso la farsa». Per Ruocco la Regione Puglia «è ormai in balia di un ossesso sempre più annebbiato e delirante, che abbisogna urgentemente di un lungo riposo in una ridente località di collina, se non in una accogliente struttura per stressati». Le dimissioni del presidente, conclude Ruocco, «non sono più soltanto un atto dovuto verso i pugliesi. Sono anche una pietosa necessità per la salvaguardia di quel che resta del povero Nichi Vendola».

E c'è anche da segnalare l'appello di esponenti del Pd regionale al Pd nazionale. In una lettera aperta inviata ai segretari nazionale e regionale del partito, Dario Franceschini e Michele Emiliano, alcuni esponenti del Partito Democratico presenti nelle istituzioni giudicano «totalmente insufficiente, inadeguato e non più tollerabile» che il Pd affronti «in modo autocratico» le questioni legate alle inchieste giudiziarie sulla sanità pugliese e chiedono che «vengano attivati gli organi di democrazia interna» perchè il partito possa «discutere liberamente» di questi problemi. Primo firmatario della lettera è il vice sindaco di San Donaci (Brindisi), Antonella Vincenti, la quale sottolinea che su Facebook e con altri strumenti telematici è in corso una raccolta di firme per aderire al testo della lettera. I firmatari chiedono anche di discutere nelle sedi opportune dello stato della sanità in Puglia. Infine si chiede che, al di là dei giudizi personali, nel Pd «emerga una chiara e netta posizione» rispetto al lavoro della magistratura. «In un Paese nel quale la cultura berlusconiana vede l’attività giudiziaria come persecuzione – ci si chiede nella lettera – quale differenza separa il nostro partito da questa cultura nel momento in cui si attribuiscono alla magistratura barese intenti diversi dalla ricerca della verità?».

10 Agosto 2009 La Gazzetta del Mezzogiorno


Sulla Gazzetta, lettera aperta del vice presidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello: Vendola paga la sua stessa cultura

ROMA – «Gentile Presidente, di fronte alla lettera che ha inviato al pm Digeronimo, un garantista prima rabbrividisce, poi non riesce a trattenere un moto d’intima soddisfazione». Inizia così una lettera aperta del vice presidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello, al presidente della Puglia Nichi Vendola, pubblicata sulla "Gazzetta del Mezzogiorno".

«Rabbrividisce – scrive Quagliariello – perchè al "proprio giudice" può scrivere George Simenon, in forma letteraria. Può rivolgersi Paolo Cirino Pomicino, quando credendosi prossimo alla fine convocò Di Pietro al proprio capezzale, in forma intima. Non può indirizzarsi un politico in servizio permanente effettivo e nel pieno delle proprie funzioni che abbia la minima cognizione della divisione dei poteri e di cosa essa comporti». Quagliariello sottolinea come questo «non significa che ogni decisione della magistratura debba essere accettata con rassegnazione».

«Ma – attacca il senatore – quel che non è consentito neppure ai puri è ammiccare, oscuramente insinuare, alludere. Se sa qualcosa parli, in modo che l’opinione pubblica possa giudicare. Ma, la prego, non faccia riferimento a 'reti di amici e parentì o a magistrati "rei" di aver preso parte a delle feste, dicendo e non dicendo». «E' l’ultima parte della sua lettera, però – osserva – che dalla disapprovazione porta il garantista ad assaporare uno stato di soddisfazione».

Quagliariello fa riferimento alle parole di Vendola sulla "incredibile e permanente spettacolarizzazione dell’inchiesta" e sottolinea come questa sorte sia toccata a molti politici negli ultimi quindici anni. Dunque, conclude, visto che da parte dei garantisti del Pdl gli attacchi «ne può stare certo, saranno sempre sul piano politico», il suggerimento è «piuttosto che scrivere indebitamente al pm, racconti la sua storia alle orde dei suoi colleghi giustizialisti. Quelli che ogni giorno, dall’alto di una presunta purezza, gettano discredito sui loro avversari politici ben maggiori di quelle che lei ha ricevuto addosso».

10 Agosto 2009
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Di Loredana Morandi (del 10/08/2009 @ 03:25:34, in Politica, linkato 1345 volte)
Coca e donnine a Bari

Intercettazioni:
in ferie con l'«aiutino»


BARI - Non è stato il miglior fine settimana della loro vita. Massimiliano Verdoscia, 39 anni, imprenditore e rappresentante di commercio, amico di vecchia data e compagno di avventure di Gianpaolo Tarantini con lui indagato per detenzione di droga e Stefano Iacovelli, 42 anni, dipendente delle Fs, hanno trascorso in isolamento un weekend da incubo.

Niente televisione, niente giornali, niente telefonino, niente visite. La brandina, una finestra sul cortile e la giornata scandita dalle ore dei pasti. Sono finiti dietro le sbarre con l’accusa di detenzione e cessione di cocaina perché il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Bari, Vito Fanizzi, chiamato dal pm antimafia Giuseppe Scelsi a decidere della richiesta di applicazione della custodia cautelare ha ritenuto che la galera sia «l’unica misura idonea, proporzionata ed adeguata» a scongiurare il pericolo della reiterazione del reato.

Il gip ha osservato come «La reiterazione delle condotte ed il loro inserimento in un vero e proprio stile di vita delineano personalità particolarmente inclini al delitto in questione ». Uno stile di vita che Massimo Verdoscia ha dovuto abbandonare venerdì mattina quando i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria hanno bussato alla sua porta portando lo scompiglio in una vita vissuta «al massimo» tra management imprenditoriale, famiglia, amici nel giro della Bari- che-conta, vacanze in barca e feste da «sballo».

Più modesto il profilo di Stefano Iacovelli, impiegato delle ferrovie, padre di famiglia che - secondo la versione degli investigatori - bazzicava il jet-set barese per arrotondare lo stipendio piazzando modiche quantità di stupefacente. Non è esattamente il profilo di due criminali incalliti, che anche gli amici del giro della dolce vita come Gianpi Tarantini e il suo collaboratore Alessandro Mannarini, hanno scaricato dicendo al magistrato in pratica che la coca la trovavano loro due per le feste e probabilmente anche per le «gite» tra Roma e la Sardegna.

Già perché gli accertamenti sulle intercettazioni telefoniche sulla utenza di Verdoscia hanno permesso agli investigatori di ricostruire una vacanza romana della comitiva Tarantini-Verdoscia & Co a Roma, il 6 settembre del 2008 per il concerto allo stadio Olimpico di Madonna. Parlando con l’amico Ezio M., Verdoscia gli chiede di prelevare dalla macchina un pacchetto.

Verdoscia: «Ezio, vedi che in macchina deve stare».
Ezio: «In macchina?»,
Verdoscia: «Eh... quel pacchetto là... se me lo puoi portare».
Ezio: «Eh Massimo, scendi tu, mica lo posso dare a quello...».
Verdoscia: «Vieni tu, 373, dici devo portare il coso...».

Nel «coso», nel pacchetto, secondo gli investigatori, avrebbe potuto esserci dello stupefacente per esaltare la serata. I riferimenti a quelli che lo stesso Verdoscia indica come «aiutini» oppure «sigarette» (per gli inquirenti si tratterebbe di espressioni utilizzate per indicare la cocaina) ritorna più volte nelle intercettazioni.

Massimo: «Cià Dario, bella serata ieri, le risate, troppo da ridere!».
Dario: «Sì sì sì...».
Massimo: «Comunque quella ha fatto la matta all’inizio... è una che si vuole fidanzare... non è una che prendi... poi mi sono rotto e mi sono preso la bionda... Vedi Dario che mi sono dimenticato le sigarette...».
Dario: «Saranno qua da qualche parte».
Massimo: «Dopo datti una controllata».
Dario: «Eh, ma non ti ricordi dove?».
Massimo: «E chi cazzo si ricorda! Vedi sul divano, sopra le cose, vedi da quella parte».

LUCA NATILE
La Gazzetta del Mezzogiorno

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• La difesa: equivocato il senso delle loro parole
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