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 .. riflessi tra i fiori ..... di Lunadicarta
 
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Il sentimento di giustizia è così universalmente connaturato all’umanità da sembrare indipendente da ogni legge, partito o religione.

Voltaire
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 05/08/2009 @ 01:49:23, in Politica, linkato 1201 volte)
Elezioni e Sorvegliati Speciali,
Una Legge Attesa per Sedici Anni



Ha compiuto un importante passo avanti negli ultimi giorni, presso la Commissione giustizia della Camera, grazie alla elaborazione di un testo unificato tra analoghe proposte provenienti da deputati dei più diversi schieramenti (da Angela Napoli a Sabina Rossa e Rosa Calipari), il disegno di legge diretto a vietare lo svolgimento di propaganda elettorale a certe persone sottoposte a misure di prevenzione. Si tratta di un testo risalente ad un progetto promosso oltre 16 anni fa dal centro studi "Giuseppe Lazzati" di Lamezia Terme (specialmente dietro impulso di Romano De Grazia), e più volte già presentato nelle aule parlamentari, ma finora rimasto senza effetto, sebbene sia rivolto a colmare una obiettiva lacuna e, nel contempo, a risolvere una non lieve incoerenza all'interno del nostro sistema.
Una lacuna ed una incoerenza evidenti quando si pensi che le persone sottoposte dal tribunale alla misura della sorveglianza speciale di polizia, in quanto soggetti socialmente pericolosi (tra i quali, in particolare, gli indiziati di appartenere ad associazioni di stampo mafioso), sono bensì private per legge dell'elettorato attivo e passivo, ma non incontrano alcun limite sul terreno delle attività di propaganda elettorale.
E, pertanto, rimangono libere di esercitare una loro specifica influenza nell'ambito delle competizioni politiche, in favore o in pregiudizio di determinate liste o candidature.
Tutto ciò appare palesemente contraddittorio, oltreché fonte di gravi conseguenze, soprattutto dinnanzi al rischio che simili persone (tanto più per la loro vicinanza a gruppi mafiosi) possano, anche attraverso persuasivi strumenti di pressione, influire sulle scelte degli elettori, specialmente nei piccoli centri. Anche per evitare che, in tal modo, ne risultino favoriti oscuri intrecci di interesse tra tali gruppi e questo o quel candidato, il disegno di legge stabilisce, dunque, un chiaro divieto di qualsiasi attività di propaganda elettorale in capo a personaggi del genere, estendendo giustamente la punibilità (con decadenza della carica, se eletti) anche ai candidati che abbiano consapevolmente richiesto o sollecitato il loro sostegno.

Vittorio Grevi
Corriere Sera, pag. 8, ed 4/08/09
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Di Loredana Morandi (del 04/08/2009 @ 12:09:29, in Politica, linkato 1509 volte)
La pena gli verrà cancellata dal casellario giudiziario

«Regalo di compleanno» per Cusani:
l'ex manager potrà tornare a votare

Cusani, ideatore della maxitangente «Enimont», fu accusato di falso in bilancio: scontò 4 anni di carcere

NAPOLI - È un bel regalo di compleanno per Sergio Cusani: l'ex manager compirà 60 anni il 4 agosto e il tribunale di sorveglianza di Milano gli ha dato la possibilità di votare e ricoprire pubblici incarichi, restituendogli così la pienezza dei diritti civili. Cusani, uscito dal carcere il 30 marzo 2001, aveva presentato istanza per la riabilitazione al Tribunale di sorveglianza e l'ufficio della Procura generale aveva dato parere favorevole. Inoltre la pena gli verrà cancellata dal casellario giudiziale.

IL PERSONAGGIO - Cusani è un ex manager napoletano finito in carcere nell'ambito dell'inchiesta «Mani pulite» con l'accusa di falso in bilancio: è ritenuto l'ideatore dei meccanismi che crearono la «madre di tutte le tangenti», quella Enimont. Braccio destro di Raul Gardini, è stato il principale condannato nell'inchiesta scontando in cella 4 anni di carcere (la pena a 5 anni e 10 mesi) ed ha dovuto restituire 35 miliardi di lire. Al giudice Ghitti dichiarò di essere colpevole dei reati per i quali era stato accusato dall'allora pm Antonio Di Pietro. Nel 2000 ha creato un movimento politico per tutelare i diritti dei poveri e dei detenuti: il «Partito della solidarietà». Con l'ex terrorista Sergio Segio ha lanciato una campagna per l'indulto e l'amnistia in occasione del Giubileo e per la riforma penitenziaria, con il progetto «Piccolo piano Marshall per le carceri». Attualmente è impegnato in progetti di recupero detenuti e sta partecipando al presidio degli operai della fabbrica Innse, alla periferia di Milano.

DI PIETRO - «Cusani merita di riavere i propri diritti individuali», afferma il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro che aggiunge: «Il problema non sta nella riabilitazione di Cusani, che si è pur difeso in un processo. Il problema sta nei tanti impuniti che non si riabiliteranno mai perché hanno preferito difendersi da un processo con leggi "ad personam". Sul piano personale - prosegue l'ex magistrato e grande accusatore proprio di Cusani - lui è stato uno dei pochi ad aver saldato i conti con la giustizia senza ricorrere a mezzucci come hanno fatto invece tanti altri. Cusani, da imputato - sottolinea - si è difeso in aula. Quando è stato condannato, è andato in galera. E dopo si è pure dedicato ai servizi sociali».


Corriere del Mezzogiorno, 03 agosto 2009
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Di Loredana Morandi (del 04/08/2009 @ 00:56:49, in Politica, linkato 1333 volte)
Probabilmente ha ragione chi dice che 20 anni per strage sono pochi. Vi prego di notare il neppur velato doppiogiochismo (e non solo) del nazifascista, buon amico di Francesco Storace che: si dichiara "uomo di destra", lavora con una agenzia del Partito Radicale, ed esprime i concetti tipici del filo israelianesmo radicale e del filo sionismo più gretto. Dopo Capezzone, questo è l'esempio più "chiaro" della scarpa radicale nella destra sociale di Alleanza Nazionale. Se qualcuno cercava la prova dell'ingerenza del Mossad e dei servizi deviati nella strage di Bologna, ebbene l'ha appena trovata. L.M.

Parla l'ex leader Nar, scarcerato dopo 20 anni di carcere, 4 di semilibertà e 5 di condizionale "A 20 anni ero disperato, pensavo fosse necessaria la lotta armata"


Fioravanti: "Ora la Procura lavori
sulla pista palestinese"


di CONCETTO VECCHIO

ROMA - "Sarebbe stato più comodo ammettere che fummo noi, che fu un incidente, ci avrebbero pure pagato. Questa storia sarebbe finita cento anni fa, e avremmo fatto contenta un sacco di gente. Ma non fummo noi, e il fatto che una sentenza definitiva lo stabilisca, che la gente lo pensi, mi dà una punta di angoscia. Perciò dico: si continui ad indagare sulla strage di Bologna". L'ex Nar Valerio Fioravanti, 51 anni, cinque ergastoli, un certificato penale di 27 pagine, esce dal dentista, zona Nord di Roma. Ora è un uomo libero: entrò in carcere nel febbraio 1981, vi rimase 20 anni difilato, più quattro di semilibertà e altri cinque di libertà condizionale. Non nega 26 pagine e mezzo del suo curriculum terroristico: salvo la mezza paginetta, ma pesantissima, su Bologna.

Se non siete stati voi dei Nar, chi ha messo la bomba?
"La pista palestinese implica almeno quattro diverse ipotesi, tra cui quella indicata da Cossiga - "un incidente" - o quella del terrorista Carlos, il cui braccio destro Thomas Kram era a Bologna la sera prima della strage. Sono tutte molto suggestive e nessuna è provata. Mi chiedo: perché non si procedette già allora? Risposta: era interesse del governo e dei servizi segreti tenere nascosti una serie di accordi sottobanco che erano stati raggiunti con alcuni dei principali terroristi internazionali. La cosa era estremamente imbarazzante, lo è tuttora, visto che non abbiamo una conferma ufficiale. Carlos in due interviste ha ammesso che l'esplosivo era il loro, ma che la strage fu "un incidente provocato" dagli israeliani o dagli americani per danneggiare gli ottimi rapporti che coltivava con i nostri 007. Questi filoni d'inchiesta non furono presi in considerazione dalla magistratura. Si preferì da subito improvvisare, da parte dei nostri servizi segreti, una pista neofascista".

Ma due ufficiali del Sismi, Musumeci e Belmonte, e Licio Gelli, furono condannati per depistaggio nel vostro stesso processo. Non è una contraddizione?
"Quella fu una grave forzatura di quel processo. Del resto la sentenza di primo grado non stabilisce il movente, i mandanti, dove venne preso l'esplosivo, colui che lo collocò, riconosce che nessuno ci riconobbe alla stazione. Tutto questo sarebbe stato affermato da un'inchiesta bis, che però non è mai arrivata. In più noi Nar eravamo i più lontani dalla linea stragista. Non a caso la sentenza fu definita dal senatore Pellegrino "appesa nel vuoto". Ora ogni 2 agosto c'è il rito stanco per cui ci viene chiesto di rivelare i nostri complici, ma in tutti questi anni la Procura non è riuscita a trovare questi importanti elementi indicati allora dai giudici".

Veramente i magistrati stanno già indagando, è del 2005 un'inchiesta bis proprio sulla pista Carlos.
"Non mi faccio illusioni, capisco che una marcia indietro danneggerebbe troppe persone che hanno costruito la propria carriera su questo processo. Né mi pare ci sia un'enorme impazienza della Procura di Bologna di smentire se stessa, anche se le indagini sono state affidate ad un magistrato molto più serio e molto più scrupoloso, però senza la collaborazione di tutti non credo che possa fare più di tanto".

È un fatto che nessuno vi riconobbe in stazione, ma è anche vero che voi inizialmente non ricordaste dove eravate il 2 agosto, fornendo più versioni: tutti gli italiani ricordano dov'erano quel giorno.
"L'abbiamo spiegato più volte, invece. È la prova del resto che non c'eravamo costruiti un alibi. So che molti pensano che il mio sia un trucco, che voglia allontanare da me il sospetto dalla strage: non posso farci niente. So per converso che alcune delle vittime non sono affatto convinte che la sentenza abbia affermato la verità".

Un anno fa il presidente Fini disse che su Bologna c'erano "molte zone d'ombra". Si aspetta "una sponda" da questo governo?
"No, non credo che il governo abbia interesse a farlo. Né la destra né la sinistra hanno intenzione a rivelare i termini di quel lontano accordo con l'Olp. Le aggiungo anche che sono freddo sull'amnistia: chi è stato in carcere ha già pagato, e la punizione è stata severa ma giusta, i latitanti avranno le loro prescrizioni, chi è stato in Francia ha vissuto bene".

Secondo Bolognesi, il rappresentante dei familiari delle vittime, è stato un errore concederle il beneficio della libertà condizionale.
"Vorrei che avesse più rispetto per le sentenze che non gli piacciono, e non applaudire solo quelle che fanno comodo a lui. Il nostro sistema prevede delle garanzie, e io, da uomo di destra, dopo tanti anni sono fuori grazie a una Costituzione scritta da persone che erano considerate dal regime dei terroristi. Garanzie che loro hanno votato, forti della loro esperienza".

A 51 anni la sua vita ricomincia. Cosa vede se si guarda indietro?
"A vent'anni ero disperato, pensavo che ce l'avessero tutti con noi, e quindi che fosse necessaria la lotta armata: non lo penso più ovviamente. Vivo con Francesca Mambro, abbiamo una figlia di otto anni, lavoriamo a "Nessuno tocchi Caino", una vita tranquilla, serena".

(La Repubblica, 4 agosto 2009)
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Di Loredana Morandi (del 03/08/2009 @ 23:34:44, in Politica, linkato 1351 volte)
Un bellissimo editoriale di Panebianco dal quotidiano online in data di ieri. Alcuni chiarimenti, perché il Corsera anche quando sembra sviscerare una questione è cerchiobottista. 1) Le Escort? Bari è una piccola città. Si conoscono tutti e tutti frequentano gli stessi locali. Tutti sono coinvolti. 2) La sinistra ha scelto molto tempo fa di non appoggiare veramente la magistratura: chi è che ha chiesto ripetutamente la testa di De Magistris e della Forleo? 3) Comunisti veri in Italia non ce ne sono mai stati, nel passato avevamo dei personaggi di spessore relativo al soldo della grande madre Russia. Oggi non ce ne sono, affatto. 4) Di Pietro? Ha sbagliato platealmente nel disvelare la propria sudditanza al Pd, con la cassazione del povero Vulpio e l'elezione dell'ennesimo truffaldino fuorilista del Pd. Quando e se sarà travolto da una indagine sulla corruzione e le tangenti nella circoscrizione centro sud e isole, allora De Magistris rifonderà un partito di persone oneste. Sempre che non voglia tornare in magistratura... L.M.

IL PD E LE INCHIESTE GIUDIZIARIE

Dal moralismo al riformismo


Analizzando la situazione creatasi in Puglia a seguito delle inchieste sulla sanità che vedono coinvolti i partiti di centrosinistra, Antonio Macaluso ( Corriere , 31 luglio) si è chiesto maliziosamente «… se i pesanti attacchi di tutto il fronte dell’opposizione nei confronti del presidente del Consiglio e dei suoi comportamenti — sicuramente discutibili — non abbiano talvolta voluto coprire i timori per quello che l’inchiesta avrebbe potuto portare alla luce». È probabile che sia così. Ma la vicenda pugliese, se non fosse usata come mezzo per regolamenti di conti interni, potrebbe diventare la dimostrazione del fatto che non tutto il male viene per nuocere. A patto che ci sia un leader abbastanza coraggioso per prendere di petto il vero problema che attanaglia il Partito democratico, la tara che impedisce a quel partito di darsi una credibile identità riformista. Mi riferisco al fatto che esso non è mai stato in grado di impostare in modo sano e corretto, di fronte a se stesso e all’opinione pubblica, la questione del rapporto fra morale e politica.

Detto così, lo riconosco, suona tutto un po’ astratto e accademico ma, in realtà, mi riferisco a due concretissimi problemi di cui, non casualmente, nessuno parla nel confuso dibattito precongressuale del Pd. Il primo riguarda il fatto che la debolezza politico culturale del Pd lo condanna a essere un partito «eterodiretto», un partito che, nelle scelte che davvero contano, subisce il pesante condizionamento di alcuni «giornali di riferimento ». Il secondo riguarda l’incapacità di sbarazzarsi dell'alleanza con Di Pietro: come potrebbe sbarazzarsene, tenuto conto che il Pd non dispone al momento delle armi culturali necessarie per combattere quello che è ormai il suo più insidioso competitore? Le domande che il congresso del Pd dovrebbe porsi sono le seguenti: quale futuro politico può avere un partito che si presenta come riformista ma la cui componente identitaria principale, quella che trasmette soprattutto di sé, è il moralismo? E, ancora: è il moralismo una risposta giusta o sbagliata ai delicati problemi di etica pubblica che la democrazia deve quotidianamente fronteggiare?

All'origine della grande tara, della scelta del moralismo come elemento ideologico dominante della identità della sinistra italiana, ci sono probabilmente gli eventi del quinquennio 1989-1994, il periodo che va dalla caduta del Muro di Berlino all'ingresso in politica dell’Uomo Nero, Silvio Berlusconi, passando per Mani Pulite. Orfana del comunismo, la sinistra non seppe far altro, anche aggrappandosi agli aspetti peggiori dell’eredità di Berlinguer (la diversità antropologica, l’austerità), che mettersi a gridare «al ladro ». In parte, per blandire le procure impegnate nelle inchieste sulla corruzione, offrendo loro una alleanza politica di fatto (e sperando così di limitare i danni) e in parte perché non aveva altra identità a cui aggrapparsi.

Oltre a tutto, il passaggio dal comunismo al moralismo, dalla rivoluzione comunista alla «rivoluzione dei Santi», favorì il matrimonio dell’ex Pci con la sinistra democristiana, anch’essa allo sbando dopo la fine della Dc. La ciliegia sulla torta fu l’arrivo di Berlusconi: di fronte all’Orco, simbolo di tutti i vizi e le turpitudini del Paese, occorreva che i buoni, i santi, gli incorrotti, facessero blocco insieme: per lo meno, questa è stata la favola raccontata per quindici anni agli elettori del centrosinistra. Ma le favole funzionano solo se le si riconosce come tali. Se le si scambia per descrizioni della realtà portano alla rovina.

Ancora una volta, quel genio della comunicazione che è Berlusconi, pur in grave difficoltà a causa della sua disordinata e sconsiderata vita privata, li ha battuti usando quattro paroline magiche: «non sono un santo». Tutti sanno infatti che di santi, su questa terra, ne circolano davvero pochi, e nemmeno i moralisti lo sono (anche se fingono, per convenienza politica, di esserlo). Sposando il moralismo, quali che siano i vantaggi politici a breve, ci si scotta sempre. In primo luogo, non si possono affrontare correttamente le questioni di etica pubblica. In termini di etica pubblica, il problema non è mai «combattere i corrotti » (l’accertamento dei reati di corruzione spetta alla magistratura penale). Il problema è invece incidere sulle condizioni, sulle circostanze, che accrescono o diminuiscono la propensione alla corruzione. Persino Madre Teresa di Calcutta, santa donna (uno dei pochi santi in circolazione nel XX secolo), avrebbe probabilmente avuto problemi con la giustizia se le avessero affidato un assessorato regionale alla Sanità in certe zone del Mezzogiorno.

In secondo luogo, sposando il moralismo, riducendo la politica a una questione di santi e di reprobi, ci si imbatte sempre, prima o poi, in qualcuno che si dichiara più santo di te. La principale ragione per cui il Pd subisce da mesi e mesi, senza reagire, l’offensiva di Di Pietro, è che, dopo quindici anni di confusione fra moralismo e etica pubblica, esso si ritrova con buona parte dei suoi elettori e militanti in sintonia ideologica con il dipietrismo.

Eppure, prendere di petto queste questioni è vitale per il Pd. L’occasione per fare un salto dal moralismo al riformismo, per affrontare a muso duro il «partito moralista », potrebbe consistere nell'accoglimento della richiesta del presidente della Repubblica di un accordo bipartisan sulle intercettazioni. La politica moralista è sempre stata intrecciata con le questioni di giustizia. Imboccando la strada di un accordo con il centrodestra sulle intercettazioni, il Pd potrebbe cominciare a sciogliere quell’intreccio. Scegliendo di porre fine a una ventennale, opportunista, politica di fiancheggiamento della Associazione Nazionale Magistrati, scegliendo di non chiudere più gli occhi di fronte agli eccessi dell'attivismo giudiziario, il Pd comincerebbe a regolare i suoi conti anche con il dipietrismo e le sue finte virtù. In nome e per conto di una identità riformista finalmente in cantiere.

In un mondo di peccatori, quel poco di etica pubblica che è possibile salvaguardare richiede lucido e pragmatico riformismo. Lasciando alla Chiesa il compito di proclamare i santi.

Angelo Panebianco
Corriere Sera - 03 agosto 2009
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Di Loredana Morandi (del 31/07/2009 @ 23:21:43, in Politica, linkato 3097 volte)
Una buona parte dell'ultimo gossip sul Premier, se non addirittura la maggior parte, è stata devoluta alla copertura fumogena di tutto questo. Berlusconi non può piacere agli italiani, ma NON abbiamo nessuna alternativa di governo.

INCHIESTE BARI: PM,

ASS. TEDESCO CAPO DELL'ORGANIZZAZIONE CRIMINALE


BARI - L'ex assessore pugliese alla sanità Alberto Tedesco, ora senatore del Pd, ha avuto un "ruolo di vertice" in "un'organizzazione criminale, radicatasi all'interno della pubblica amministrazione, tendente a condizionare le scelte della stessa allo scopo di perseguire i progetti illeciti del sodalizio in esame, che spaziano dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, alle forniture dei beni e servizi alle Asl, agli appalti nelle aziende ospedaliere pugliesi".

E' pesante l'accusa che il pm Desiré Digeronimo contestava a Tedesco già nei decreti di perquisizione e sequestro eseguiti dai carabinieri nell'aprile 2009 nell'ambito dell'inchiesta sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari che avrebbe gestito la sanità pugliese. Col passare del tempo sembra che i sospetti del magistrato sia aumentati e ciò giustifica perché ieri Digeronimo ha ordinato ai carabinieri di acquisire dalle sedi dei partiti del centrosinistra pugliese (Pd, Sinistra e Libertà, Lista Emiliano, Prc e Socialisti Autonomisti) i bilanci dal 2005 al 2008 e tutta la documentazione bancaria. Il sospetto, tutto da verificare, è che parte del danaro confluito nelle casse di alcune imprese vincitrici di appalti sia poi tornato, almeno in parte, ai partiti o agli stessi politici.

La pubblica accusa non ha dubbi: Tedesco - è scritto nel decreto di perquisizione - aveva nel sodalizio criminoso "il ruolo di vertice" mentre il suo collaboratore Mario Malcangi era il collegamento tra Tedesco e il mondo imprenditoriale ed era incaricato di tessere "i contatti e a portare a compimento gli interessi del sodalizio". Interessi che spaziavano dalla gestione degli appalti per la sanità, all'accreditamento presso la Regione di strutture sanitarie private, alla nomina in quota politica dei direttori generali delle Ausl, ai concorsi per primario fino allo smaltimento dei rifiuti sanitari. "Agli imprenditori e alle società - scrive il pm - viene garantita assistenza e un canale privilegiato per l'acquisizione di contratti, anche attraverso un illegale meccanismo di proroghe, per la fornitura di beni e/o servizi presso le Asl". Secondo la ricostruzione dell'accusa, il sistema ideato da Tedesco poteva contare anche su "soggetti intranei al sodalizio" e cioé su alcuni manager delle Asl pugliesi, che sono indagati.

Dall'indagine - sottolinea il magistrato - emergono anche i presunti interessi di Tedesco con il mondo imprenditoriale, "nel quale figurano società direttamente o indirettamente riconducibili alla sua famiglia", che da sempre opera nel settore delle protesi sanitarie. In una conversazione, intercettata con una microspia il 30 giugno del 2008 e riportata nel provvedimento, Tedesco parla con l'imprenditore Diego Rana di ipotetiche correzioni da apportare al piano sanitario. "Ti preparo un appuntino?" chiede l'imprenditore che gestisce a Bernalda (Matera) un centro di riabilitazione. E lui: "No! Non c'é bisogno. Basta che mi dici gli errori dove stanno".

D'ALEMA, SIAMO TRANQUILLI
"Io non commento mai gli atti della magistratura. Abbiamo il massimo rispetto per le inchieste baresi. Siamo anche tranquilli, nel senso che il Pd non ha né connessioni con la criminalità, né ha costruito i suoi bilanci con le tangenti". Lo ha detto a Bari Massimo D'Alema, parlando con i giornalisti poco prima di tenere un'assemblea pro mozione Bersani. "Quindi - ha detto D'Alema a proposito delle inchieste in corso a Bari sulla gestione della sanità - assoluta tranquillità e massima fiducia nei magistrati che accerteranno nel più breve tempo possibile".

S'INDAGA SU ATTIVITA' GIUNTA VENDOLA

Di Roberto Buonavoglia

Da una parte, delibere di giunta illegittime per favorire imprenditori amici. Dall'altra, un giro di danaro che sarebbe transitato dalle casse delle società che beneficiavano dei favori a quelle dei partiti di centrosinistra o di alcuni politici dello stesso schieramento. E' questo il sospetto della procura antimafia di Bari che ha avviato accertamenti patrimoniali su alcuni dei 15 indagati nell'inchiesta sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari che fa tremare la giunta regionale di Nichi Vendola e tutto il centrosinistra pugliese.

Il presidente non è sottoposto ad indagini ma nel registro degli indagati presto finiranno i nomi di altre persone (si parla di un politico regionale) che si aggiungeranno ai 15 già noti, tra i quali l'ex assessore regionale alla sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco, ora senatore del Pd, ritenuto dall'accusa ai vertici di "un'organizzazione criminale". Un sodalizio - secondo l'accusa - radicatosi "all'interno della pubblica amministrazione, tendente a condizionare le scelte della stessa allo scopo di perseguire i progetti illeciti del sodalizio in esame, che spaziano dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, alle forniture dei beni e servizi alle Asl, agli appalti nelle aziende ospedaliere pugliesi".

Del presunto gruppo criminale fanno parte - secondo il pm inquirente Desiré Digeronimo, oltre al neosenatore del Pd, i direttori generali di alcune Ausl, imprenditori e funzionari regionali. Come abbia fatto il sodalizio di Tedesco a condizionare - secondo l'ipotesi investigativa - l'attività della giunta Vendola il magistrato lo sta accertando. Ha per questo avviato indagini su buona parte dell'attività amministrativa nel settore sanitario della giunta Vendola in carica dal 2005 al giugno scorso. Nei primi giorni di luglio, per decisione del presidente Nichi Vendola, cinque assessori sono stati sostituiti mentre a palazzo di giustizia di Bari circolavano voci incontrollate su nuove 'scosse'. Il terremoto, almeno finora, non c'é stato ma una bufera sì perché ieri i carabinieri sono entrati nelle sedi di cinque partiti baresi (Pd, Prc, Sinistra e Libertà, Socialisti Autonomisti e Lista Emiliano) e hanno acquisito i bilanci dal 2005 al 2008, oltre a tutta la documentazione bancaria.

L'ipotesi da verificare è l'illecito finanziamento pubblico ai partiti nell'ambito di un'indagine in cui vengono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, falso, truffa, abuso d'ufficio e voto di scambio con l'aggravante, per alcuni indagati, di aver favorito il potente clan mafioso barese degli Strisciuglio. Qualche politico - si sospetta - avrebbe chiesto alla mala voti e appoggi per aprire nel rione Libertà circoli ricreativi, ovviamente in cambio di favori.

Le prime risposte ai sospetti del magistrato potrebbero arrivare dall'esame delle delibere ritenute dall'accusa illegittime. Atti che l'allora assessore Tedesco ha portato in giunta e che la giunta regionale ha varato. Il pm vuole anche accertare se nell'esecutivo regionale Tedesco godeva dell'appoggio incondizionato di alcuni assessori. Quindi, vuole accertare se vi siano state complicità. Gli atti che vengono esaminati riguardano la gestione degli appalti, le nomine dei direttori generali delle Ausl, i concorsi per primari e l'accreditamento di strutture sanitarie private presso la Regione Puglia.

Ansa 2009-07-31 19:56
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CRISI: DL. CASSON, DA GOVERNO GIOCO DELLE TRE CARTE
INTRODOTTE NORME INCOSTITUZIONALI SU CORTE DEI CONTI


"Il decreto-legge sulle misure anti crisi ha del paradossale, ha aspetti per certi versi kafkiani".  Così il senatore del Pd Felice Casson, capogruppo in commissione Giustizia, interviene illustrando la questione pregiudiziale nell'Aula di Palazzo Madama.
"La maggioranza chiede l'approvazione di alcune norme sulle funzioni e sulle attività della Corte dei conti che sono palesemente viziate. E lo sa.
Come sa, del resto, che il governo ha già predisposto per il Consiglio dei ministri di domani un decreto-legge correttivo di tali vizi ma esso interverrà dopo che i senatori saranno stati costretti a votare delle norme palesemente incostituzionali.
Eppure si procede come se nulla fosse, come se delle regole, delle leggi ordinarie e della Costituzione si potesse tranquillamente fare a meno, giocando con le norme come fossimo al gioco delle tre carte".
"A parte il consueto vizio del governo di ricorrere ai decreti legge senza i necessari requisiti di necessità e urgenza, a parte l'ulteriore vizio di inserire in un decreto-legge disposizioni nuove e disomogenee ad iter parlamentare già avviato, in questo decreto-legge il governo ha anche inserito le norme incostituzionali sulla Corte dei conti criticate da senatori della stessa maggioranza.
Cito ad esempio il comma 30 ter aticolo 17 che rischia di paralizzare il controllo del procuratore della Corte dei Conti in determinate ipotesi di danno erariale e di danno all'immagine.
Penso inoltre a quella norma che espropria di fatto le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti delle proprie competenze legislativamente determinate su base territoriale, attraendole a livello centrale proprio nei casi, peraltro del tutto indeterminati, ritenuti di maggior rilievo o delicatezza, pur in assenza di ogni contrasto o incertezza interpretativa.
Tale previsione - aggiunge Casson - si pone in controtendenza con i principi desumibili dall'articolo 114 della Costituzione da cui discende, tra l'altro, l'articolazione della funzione di controllo esterno a livello regionale e locale. Inoltre, la funzione di orientamento generale renderebbe anche superflua ogni successiva pronunzia delle sezioni regionali, svuotandole di fatto di funzioni significative.
Segnalo, infine, che il decreto-legge prosegue nel tentativo perverso di gerarchizzazione della Corte dei conti già parzialmente realizzato con la cosiddetta legge Brunetta che ha modificato la coerenza del sistema costituzionale di controllo esterno della Corte dei conti, controllo che viene ora ad essere asservito e subordinato ai Governi centrali e locali, a detrimento del corretto rapporto con le Assemblee parlamentari e con le assemblee elettive territoriali.
Questo decreto-legge, pertanto, interviene di nuovo pesantemente sulle funzioni e sull'ordinamento della Corte, in contrasto con le esigenze e con le garanzie poste dalla Costituzione".

31/07/2009 - 16.40
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Di Loredana Morandi (del 31/07/2009 @ 01:00:14, in Politica, linkato 2068 volte)
Il sorteggio per il Csm è una scelta sbagliata


di Gaetano Pecorella
deputato del Pdl

Tra le molte polemiche, in tema di giustizia, ce ne è una, in questa calda estate, particolarmente vivace, accanto a quella sulla riforma del processo penale: si tratta del dibattito sul Consiglio Superiore della Magistratura, che divide in due politici e magistrati.
E' pur vero che ancora non vi è una proposta scritta, o per lo meno una proposta conosciuta: ma, come spesso accade, le voci precedono, solo di qualche tempo, i fatti. Per lo meno in questa fase della vita politica.
C'è chi vorrebbe introdurre un sistema elettorale che sia caratterizzato, in parte, da una scelta dei suoi componenti affidata alla estrazione a sorte; e c'è chi rifiuta radicalmente una tale soluzione denunciandone la incostituzionalità e irrazionalità. E ci sono sia politici che magistrati, dall'una e dall'altra parte.
C'è da dire, subito, che la Costituzione non consente altra forma di scelta dei componenti del Consiglio che non sia quella elettiva. L'articolo 104 della Costituzione, infatti, prevede che i togati siano "eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari, tra gli appartenenti (ovviamente, tutti gli appartenenti) alle varie categorie": il concetto di "eletti" tra le "varie categorie" non lascia spazio per una alternativa a quella del voto, e soltanto del voto. Ma la estrazione a sorte è anche priva di qualsiasi razionalità non soltanto perché il caso, per definizione, si colloca nell'area del "fortuito", del "casuale", ma anche perché i "prescelti" potrebbero non avere alcun titolo per bene amministrare "le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari", che sono i compiti precipui del Consiglio Superiore della Magistratura.
E' pur vero che, in astratto, tutti i magistrati sono eguali, così come eguali sono i cittadini: ma alcuni, per esperienza, per formazione, per intelligenza, sono più adatti di altri a rappresentare gli interessi di una categoria.
Le ipotesi che si prospettano all'orizzonte sono due: o estrarre a sorte un certo numero di magistrati, e tra questi votare i componenti del Consiglio; o, al contrario, votare un certo numero di magistrati e, tra questi, estrarre a sorte i componenti del Consiglio.
E' evidente, però, che nel primo caso è violato il principio dell'elettorato passivo e, nel secondo, il principio di rappresentanza.
Di più: nel secondo caso chi ha avuto meno voti potrebbe prevalere su chi ha avuto più preferenze.
Ed infine, soluzioni come queste nulla cambierebbero, perché il governo della magistratura sarebbe sempre sotto il controllo delle correnti, ma alle deviazioni che oggi esistono, e di cui tutti si lamentano, se ne aggiungerebbe un'altra, e cioè che una corrente minoritaria, potrebbe decidere senza rispettare, anzi in violazione dei diritti della maggioranza.
Siamo d'accordo: il sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura va cambiato, ma non così.
Pare assai difficile che un qualunque sistema elettorale possa ridurre il peso delle correnti, se non altro perché in ogni caso gli accordi riuscirebbero a superare tutti gli ostacoli posti dalla legge.
Forse la sola via che può incidere sulle aggregazioni è quella di prevedere piccoli collegi, con liste locali. Ciò, per di più, avvicinerebbe gli eletti agli elettori e premierebbe il merito al di là delle designazioni dall'alto.

Il Sole 24 ore, pag 20, 30/07/09
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Di Loredana Morandi (del 29/07/2009 @ 03:08:18, in Politica, linkato 1362 volte)
Dl anti-crisi, Napolitano: dubbi sul testo
Il governo prepara il decreto correttivo

Il provvedimento riguarderà ambiente, Corte dei conti e scudo fiscale. L'Mpa non vota. Franceschini: pagina nera


ROMA (28 luglio) - La Camera ha approvato il decreto anti-crisi (285 voti favorevoli e 250 contrari). L'esame passa al Senato, ma ci sarà un nuovo decreto, correttivo, per apportare modifiche sui nodi insoluti. In serata infatti il presidente Napolitano aveva espresso dubbi sul testo approvato da Montecitorio. Resta il malcontento del Movimento per le autonomie che in aula ha votato no.

Il decreto correttivo. Riguarderà le norme per l'autorizzazione di centrali elettriche in relazione ai poteri di controllo del ministero dell'Ambiente, la Corte dei Conti e anche nuovi correttivi allo scudo fiscale. Nessuna modifica invece sui criteri per la tassazione delle plusvalenze figurative delle riserve di oro. Il decreto dovrebbe essere varato venerdì dal Consiglio dei ministri. Inizialmente si era parlato di modifiche da apportare durante la votazione in Senato. Già in mattinata,dopo il voto di Montecitorio Silvio Berlusconi aveva fatto capire che il testo sarebbe stato modificato in alcune parti.

Napolitano attende chiarimenti. Incontro in serata al Quirinale tra il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato avrebbe prospettato alcune questioni e alcune formulazioni del decreto che richiedono chiarimenti e correttivi.

Novità di rilievo sono arrivate su input del Governo, come la sanatoria per badanti e colf, l'avvio di riforma delle pensioni, lo scudo fiscale.

Imprese. La Tremonti ter è stata "arricchita" prevedendo la fruibilità dal saldo 2009 e per le imprese in perdita, lo stop all'agevolazione per i beni incentivati ceduti fuori dello spazio economico europeo e la necessità che i macchinari siano nuovi. Accanto a questa è stata inserita un'agevolazione alla patrimonializzazione delle imprese: le persone fisiche che, entro sei mesi, parteciperanno fino a 500mila euro ad aumenti di capitale di società si vedranno riconosciuto un abbattimento dell'utile del 3%, che nell'arco di cinque anni sarà escluso dall'imponibile.

Il no da Mpa «L'Mpa non voterà il provvedimento in esame». L'annuncio è stato dato in Aula alla Camera dall'esponente dell'Mpa Mario Commercio, che ha ribadito le critiche del Movimento per le autonomie al decreto. «Si parla di piani Marshall per il Mezzogiorno, ma non basta» ha detto Commercio. Dopo aver ribadito che i fondi Fas dovranno tornare a «sostenere lo sviluppo del Sud», Commercio ha detto che «Il mezzogiorno non si può più accontentare di mance».

L'Udc ha votato no al decreto perché nel provvedimento, accanto a «cose condivisibili» come la sanatoria per le badanti e la modifica del patto di stabilità, ci sono «incongruenze e insufficienze». «Nel decreto - ha sostenuto Michele Vietti - non ci sono le misure a sostegno della famiglia, del mezzogiorno e dell'agricoltura». Le proposte di Berlusconi per il Sud ha aggiunto, «sono proposte del secolo scorso»; i, fondi Fas «sono stati saccheggiati dall'asse Tremonti-Lega»; ma soprattutto «il fatalismo del ministro dell'Economia di piegarsi in attesa che la tempesta passi non tiene conto che la crisi può essere fatale per i più deboli». Vietti ha anche ribadito le critiche al ricorso al voto di fiducia, dietro il quale c'è «il disprezzo del Parlamento e l'incapacità di tenere insieme la maggioranza».

Franceschini: altra pagina nera. «Non c'è nulla» per il sud nel decreto afferma Dario Franceschini. «Vi accorgete che esiste il mezzogiorno soltanto perche minaccia di farvi un partito in casa». Anche in questo caso, sottolinea Franceschini, «cercate di coprire con annunci, dopo un anno in cui avete utilizzato i fondi Fas per finanziare ogni cosa comprese le multe delle quote latte». «Oggi si scrive un'altra pagina nera del Parlamento», sottolinea. Invita quindi il governo a chiamare lo scudo fiscale con il suo vero nome: «Condono fiscale, in un paese che sprofonda nell'evasione, invece di combatterla premiate chi ha violato la legge. In un momento di crisi sbattete il condono in faccia agli italiani, ai cittadini e alle imprese che hanno rispettato onestamente la legge e si vedono passare avanti chi le regole le ha violate. Fate un condono senza avere il coraggio di chiamarlo con il suo nome». Al contrario dello scudo fiscale degli Stati Uniti, «voi fate un condono anonimo che preclude ogni accertamento fiscale. È un lavaggio del denaro di cui non si conosce e non si vuole conoscere la provenienza». Il messaggio che arriva è: «Chi rispetta le legge sarà sempre penalizzato perchè c'è un'emergenza che giustifica chi le norme le ha violate».

Polemiche sulle tasse ai terremotati. Secondo il senatore abruzzese del Pd, Giovanni Legnini, l'annuncio di Tremonti su un rinvio del pagamento delle tasse per i terremotati d'Abruzzo «rischia di essere un bluff per i terremotati». Legnini ritiene necessario modificare le norme previste dal decreto. «Come anche un principiante sa - afferma Legnini - Con un'ordinanza della protezione civile non è possibile emanare norme contrarie a quanto fissato con legge. Se il governo vuole spostare il termine dei pagamenti, come è assolutamente doveroso, deve farlo con legge. Solo così si può trattare i terremotati di Abruzzo come tutti gli altri». Anche Anna Finocchiario è critica: «Sarebbe molto grave - ha detto - se non ci fosse anche una modifica che assicuri ai terremotati di Abruzzo lo stesso trattamento di altre popolazioni colpite da calamità, e cioè di avere davvero una proroga dei termini per il pagamento delle tasse».

Sull'iter autorizzativo degli impianti di produzione energentica Fabio Granata, deputato del Pdl, spiega che al Senato occorre «restituire piena competenza al ministero dell'Ambiente e agli Enti Locali». «Non si tratta solo di reintegrare competenze essenziali per delicatissimi iter autorizzativi - dice Granata, chiedendo di modificare a Palazzo Madama l'articolo 4 del decreto anti-crisi - ma di far sì che non sia demolita e resa vana l'intera legislazione di tutela ambientale, norme che tutelano beni essenziali oltre alla salute della popolazione».

Approfondimenti

■ Isae, cresce la fiducia dei consumatori: a luglio i livelli più elevati dal 2007
■ Decreto anti-crisi, ecco le misure

Il Messaggero

* * * * *

L'ALT DI NAPOLIUTANO SU
"GOLDEN TAX" E GIUDICI CONTABILI


Da "IL SOLE 24 ORE" di mercoledì 29 luglio 2009

L`alt di Napolitano su «golden tax» e giudici contabili ROMA Un lungo e dettagliato confronto con il ministro dell`Economia, Giulio Tremonti, nel corso del quale il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha avanzato più di un`osservazione sui contenuti del decreto anticrisi approvato in mattinata dalla Camera e trasmesso immediatamente al Senato.

Rilievi su questioni nodali che, ad avviso di Napolitano, richiedono «auspicabili chiarimenti e possibili correttivi» da parte del Governo. Invito che evidentemente ha avuto un peso determinante nella decisione del Governo di modificare il decreto in seconda lettura a Palazzo Madama, per poi affidare alla Camera l`approvazione definitiva nel corso della prossima settimana.

Ad allarmare maggiormente N apolitano vi sono soprattutto due questioni: la norma che interviene sui poteri della Corte dei conti in materia di danno erariale, l`imposta sull`oro non industriale della Banca d`Italia. Sul primo punto, Napolitano ha espresso forti dubbi, anche sulla base degli stessi rilievi pervenuti dalla magistratura contabile, che avrebbe avanzato sulla disposizione dubbi di costituzionalità.

Quanto alla tassazione sulle plusvalenze dell`oro non industriale della Banca d`Italia, Napolitano ha posto soprattutto l`attenzione sul parere negativo pervenuto dalla Bce. Parere molto articolato, che anche se definito «non ostativo» dal Governo, tuttavia ha posto l`accento su un aspetto nodale: l`autonomia finanziaria della Banca.

Ovviamente Napolitano si è limitato ad esporre le due questioni. Spetta ora al Governo - fanno sapere i suoi collaboratori - decidere se e come intervenire. In sostanza, il Ca- po dello Stato non è entrato nel merito della decisione dell`Esecutivo di modificare il decreto al Senato, rinviando in tal modo il testo all`ulteriore terza lettura da parte della Camera. Si tratta di prerogative che attengono alla piena autonomia del Parlamento. Il Governo infatti è al lavoro per decidere come modificare la norma sulla Banca d`Italia, considerato che dalla misura è atteso un maggiore gettito di 300 milioni. Profili di copertura che, anch`essi, sono attentamente "vigilati" dagli uffici del Quirinale.

Quanto al contestato articolo 4, la discussione verte su quali poteri possano essere riattribuiti al ministero dell`Ambiente in materia di produzione di energia. Il dicastero del ministro Stefania Prestigiacomo è altresì escluso dalla nomina dei commissari che dovranno occuparsi delle autorizzazioni, comprese quelle ambientali. Questione che ha aperto un problema politico nel Governo. Infine dal Colle sarebbero state sollevate alcune obiezioni anche sulle modalità con le quali si è proceduto a inserire nel decreto anticrisi la sanatoria per colf e badanti, precedentemente non introdotta nel pacchetto sicurezza.

Da ultimo, la questione delle imposte per i terremotati dell`Abruzzo. Tremonti ha annunciato che d`intesa con il sottosegretario Guido Bertolaso si procederà alla sospensione e al raddoppio delle rateizzazioni, ma l`opposizione ritiene che per questo occorra una modifica normativa, da inserire appunto nel decreto. Su tale punto, com`è evidente, Napolitano si è rimesso alle decisioni che intenderà adottare il Governo.

D.Pes.
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=38659146

* * * * *

LA SPINTA DEL COLLE: I DUBBI
E LA RICHIESTA DI QUATTRO CORREZIONI


Da "Il Corriere della Sera" di mercoledì 29 luglio 2009

Con Tremonti la moral suasion dell`ultima ora La spinta del Colle:

i dubbi e la richiesta di quattro correzioni ROMA - Ha parlato nel momento in cui poteva farlo. Cioé nella pausa tra il passaggio alla Camera e quello al Senato del decreto anti-crisi.

Si è mosso verso il governo attraverso l`ormai collaudata «consulenza bilanciatrice dei poteri», una forma di diplomazia riservata detta anche moral suasion, senza che qualcuno potesse considerare la sua mossa come una interferenza indebita. E se nelle fasi del« prima» e del «dopo» vale il principio secondo il quale «quando il Parlamento lavora il presidente tace», ieri invece Giorgio Napolitano si è sentito libero di intervenire. Spiegando al ministro dell`Economia Giulio Tremonti, in un lungo colloquio al Quirinale, che diversi punti di quel provvedimento non vanno bene e rischiano di creargli problemi seri, al momento della ratifica.

Ha posto, insomma, «questioni e formulazioni che, a suo avviso, richiedono chiarimenti e correttivi».

Pena un no alla promulgazione.

Sono almeno quattro i nodi sui quali si sono concentrati l`interesse e i dubbi dei consiglieri giuridici ed economici del capo dello Stato:

i) la sanatoria riservata a colf e badanti;

2) la tassazione delle plusvalenze auree della Banca d`Italia; 3) le competenze del ministero dell`Ambiente sulle centrali che producono energia; 4) le competenze della Corte dei Conti in materia di danno erariale.

Articoli controversi, segnalati al Colle da varie parti politiche (Pd e Idv su tutti, oltre a qualche esplicito malessere nello stesso centrodestra), ma non solo. Lo dimostra in particolare il dossier dell`Associazione dei magistrati contabili. Pagine in cui si giudicano «palesemente incostituzionali» certe norme sulla Corte dei conti infilate in extremis nel decreto (il cosiddetto «lodo Bernardo»). Addirittura tali, secondo la denuncia, da «compromettere la stessa autonomia e indipendenza» di questo potere dello Stato, oltre che depotenziarne le capacità d`indagine.

E` solo un esempio tra i tanti di come sono maturate le perplessità del presidente della Repubblica.

Un caso che ha parecchie analogie con quanto è accaduto con la vicenda di Eluana Englaro, quando il Capo dello Stato anticipò a Berlusconi la sua in disponibilità ad autorizzare il decreto ipotizzato per staccare la spina alla ragazza in coma. E analogie pure con la più recente prova di forza sul disegno di legge in materia di sicurezza. Che Napolitano ha, sì, firmato, ma con l`«accompagnamento» di una severa lettera di richiami al governo.

Stavolta l`«avvertimento» è arrivato in tempi adeguati a consentire limature e rettifiche, da parte della maggioranza. Che avrà dunque la possibilità di scegliere i modi per superare gli ostacoli ed evitare (come ha compreso e, pare, assicurato il ministro Tremonti, durante l`incontro al Quirinale) la bocciatura di un provvedimento che in altre sue componenti resta comunque importante per attutire i colpi della crisi.

Marzio Breda
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=38659511
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Di Loredana Morandi (del 28/07/2009 @ 12:18:13, in Politica, linkato 1145 volte)
In effetti così è tutto più pulito, almeno non lasciano il sangue o la reputazione di un magistrato sul terreno, quando si auto assolvono...

Giunta Montecitorio "salva" Matteoli


Insorge l'italia dei valori: Quanto è accaduto è il solito vergognoso misfatto della casta.
Non è stata data l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro a giudizio dal 2004

ROMA - «Un reato ministeriale». Così lo definisce la Giunta per le Autorizzazioni della Camera e per questo ha votato la non autorizzazione a procedere nei confronti del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, a giudizio dal 2004 con l’accusa di favoreggiamento nell’ambito di un’inchiesta per abusi edilizi sull’isola d’Elba. La Giunta, approvando la relazione del deputato Pdl Maurizio Paniz, ha quindi stabilito che il reato commesso dall’allora ministro dell’Ambiente (cioè aver informato il prefetto di Livorno di un’inchiesta a suo carico riguardante la costruzione di un complesso edilizio sull’Isola d’Elba) è attinente alle sua funzioni ministeriali. E s e la prende con le toghe di Livorno dicendo che da parte loro c'è stato nei confronti di Matteoli del «fumus persecutionis».

IL VOTO - La maggioranza ha votato compatta a favore della relazione di Paniz, che ora passa al vaglio dell’Aula, tranne Giuseppe Consolo, legale di Matteoli, che, come annunciato, non ha partecipato. L’opposizione ha votato contro ad eccezione della deputata del Pd Donatella Ferranti che ha ritenuto la votazione della Giunta «illegittima» in quanto, come spiega il Presidente Pierluigi Castagnetti, «l’autorità giudiziaria non ci ha dato comunicazione di nulla: nè dell’archiviazione del procedimento, nè della richiesta di autorizzazione a procedere». Lo scorso 9 luglio, infatti, la Corte Costituzionale aveva annullato il rinvio a giudizio del tribunale di Livorno nei confronti di Matteoli dando ragione alla Camera dei deputati che aveva sollevato nella XV legislatura un conflitto tra poteri. La Giunta di Montecitorio, tuttavia, prima di pronunciarsi avrebbe dovuto attendere, spiega ancora Castagnetti, «la comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria del proprio provvedimento di archiviazione».

LE REAZIONI - Per Antonio Di Pietro, presidente dell'Italia dei valori, «con un indecente colpo di mano la Giunta per le autorizzazioni ha scippato alla giustizia ordinaria e alle regole costituzionali un pezzo da novanta della sua casta: il ministro Matteoli». Gli fa eco anche Donatella Ferranti: «È un atto illegittimo. Spero che il presidente della Camera valuti attentamente la gravità e le possibili conseguenze, anche di violazione dei regolamenti parlamentari di quanto accaduto».


28 luglio 2009
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Mafia, condannato a dieci anni e otto mesi
Mercadante, ex deputato di Forza Italia


E' arrivata nella notte la condanna per l'ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante: i giudici della seconda sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Bruno Fasciana, hanno inflitto al medico radiologo dieci anni e otto mesi, con l'accusa di associazione mafiosa (la richiesta dei pm era di 14 anni). Per pronunciare la sentenza del processo "Gotha", nella parte celebrata col rito ordinario (altri imputati vengono infatti giudicati con l'abbreviato) il collegio ha impiegato sedici ore, dalle 9,45 di ieri mattina all'1,40 della notte.

Cinque in tutto le condanne, per poco piu' di 40 anni complessivi: colpevole di mafia ed estorsioni il medico Nino Cina', che ha avuto 16 anni, in continuazione con una precedente condanna; 9 anni e 4 mesi per un'estorsione (ma e' stato assolto da un'altra ipotesi) sono stati dati al capomafia di Torretta Lorenzo Di Maggio, detto Lorenzino; 6 anni poi a Bernardo Provenzano, che in questo dibattimento rispondeva di un'estorsione, derubricata in tentativo; e infine 6 mesi a Paolo Buscemi, titolare del locale 'Boca Chica', imputato di favoreggiamento per non avere ammesso di avere pagato il pizzo.

Quattro gli assolti: sono Marcello Parisi, ex consigliere di circoscrizione di Forza Italia, aspirante candidato (con la sponsorizzazione dei boss) al Consiglio comunale di Palermo, e tre commercianti; e degli imprenditori imputati di favoreggiamento per non avere denunciato il pizzo: si tratta di Maurizio Buscemi, fratello di Paolo, Calogero Immordino e Vito Lo Scrudato, titolari di un'azienda di costruzioni edili, la Dau Sistemi di San Giovanni Gemini (Agrigento). I pm Nino Di Matteo e Gaetano Paci avevano chiesto condanne per tutti gli imputati.

"Giovanni Mercadante e' una creatura di Provenzano, dottore": e' l'8 agosto del 2002, quando il pentito Nino Giuffre' racconta ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo del presunto ruolo che il sessantenne medico radiologo avrebbe rivestito all'interno di Cosa nostra. La posizione dell'ex deputato regionale di Fi condannato nella notte nel processo "Gotha" a 10 anni e 8 mesi
per associazione mafiosa, era del resto la piu' delicata del processo: l'accusa aveva sollecitato per lui una condanna a 14 anni, con l'ipotesi che il primario di Radiologia dell'ospedale Maurizio Ascoli fosse stato uno dei consiglieri piu' fidati della cerchia di cui si circondava Bernardo Provenzano. Come lui, il boss di Prizzi Masino Cannella (imparentato con Mercadante), Pino Lipari, Nino Cina' e Vito Ciancimino.

L'imputato non avrebbe esitato ad assistere i mafiosi bisognosi di cure e si sarebbe prestato anche per eseguire o far eseguire delicati esami clinici su Saveria Palazzolo, compagna di Provenzano: il nome del medico, crittografato con un codice segreto, fu decrittato dagli esperti della polizia su una delle lettere che l'ex superlatitante di Corleone si scambiava con i familiari e che fu intercettata nel gennaio 2001, al momento della cattura del boss di Belmonte Mezzagno Benedetto Spera.

Contro Mercadante, arrestato un pomeriggio di tre anni fa, il 10 luglio del 2006, anche le accuse di pentiti del calibro di Giovanni Brusca, Angelo Siino e Nino Giuffre' e una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali: l'ex deputato di Forza Italia era infatti gia' stato indagato per due volte, tra il 2001 e il 2005, ma in entrambi i casi la Dda di Palermo aveva preferito chiudere le indagini con l'archiviazione, in attesa di essere in possesso di elementi decisivi. Secondo il pm Di Matteo, che aveva sostenuto l'accusa con i colleghi Domenico Gozzo e Maurizio De Lucia, oggi entrambi trasferiti in altre sedi, Mercadante avrebbe ottenuto i voti e gli appoggi elettorali dei boss, e si sarebbe prestato a fare da 'braccio politico' di Provenzano. Tra le ultime accuse anche quelle di Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito, che aveva confermato quanto raccontato dal pentito Angelo Siino: Mercadante avrebbe chiesto di far uccidere un uomo, presunto amante della propria moglie, ma la condanna a morte sarebbe stata tramutata in 'esilio', perche' il 'fedifrago' era nipote del boss Pino Lipari.

L'Unità, 28 luglio 2009
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