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 Akiko ha compiuto 1 anno...... di Lunadicarta
 
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Ci sono due errori che si possono fare lungo la via verso la verità: non andare fino in fondo e non iniziare.

Confucio
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/07/2009 @ 11:53:40, in Politica, linkato 1253 volte)
Campania: "Per noi l'emergenza Campania è finita: dal 2010 Campania autosufficiente per seguenti due anni"

Rifiuti, Bertolaso: "Chiederemo
lo scioglimento di 11 Comuni della Campania"

ultimo aggiornamento: 28 luglio, ore 20:00

Roma, 28 lug. (Adnkronos) - "Non mettono in pratica attività di loro competenza e quindi non raccolgono i rifiuti e non hanno avviato la raccolta differenziata"

Roma, 28 lug. (Adnkronos) - "Ci apprestiamo a chiedere lo scioglimento di 11 comuni per inadempienze, attraverso il ministero dell'Interno in base alla normativa vigente". E' quanto ha dichiarato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso nella sua audizione alla commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti in merito alla situazione della regione Campania. Da quanto si apprende gli 11 Comuni sono Castelvolturno, San Marcellino, Aversa, Trentola Ducenta, Maddaloni, Casal di Principe, Casaluce, Giugliano, Afragola, Qualiano e Nola. I primi comuni 7 in provincia di Caserta e gli altri 4 in provincia di Napoli.

A margine dell'audizione, Bertolaso ha spiegato che "vi sono diverse omissioni di questi comuni". Nel dettaglio "non mettono in pratica attivita' di loro competenza e quindi non raccolgono i rifiuti e non hanno avviato la raccolta differenziata. C'e' un vizio di forma ed e' per questo che chiederemo lo scioglimento". Quanto agli altri 540 comuni Bertolaso ha dichiarato che "sono meno birichini degli altri 11".

"Per noi l'emergenza rifiuti della regione Campania e' finita. Abbiamo fatto di piu' di quello che si poteva immaginare". "Il nostro problema -ha spiegato Bertolaso - era di trovare le discariche, avviare il termovalorizzatore di Acerra e la raccolta differenziata. Oggi potenzialmente la Campania si pone meglio di altre regioni. E' chiaro -ha concluso Bertolaso- che chi ricevera' questi compiti dovra' andare avanti seguendo questo percorso virtuoso".

"A fine 2009 contiamo di lasciare in eredita' alle autorita' locali 4 mln e 350 mila metri cubi per lo stoccaggio che porteranno allo smaltimento di 4 mln e mezzo di tonnellate di spazzatura. Dato che la Campania ogni anno produce 2 mln e 200 mila tonnellate di rifiuti vuol dire che ci saranno 2 anni di vita e di autosufficienza per la regione". A questo poi, ha spiegato Bertolaso "si aggiunge il termovalorizzatore di Acerra che a partire dalla fine dell'anno riuscira' a smaltire 600 mila tonnellate di rifiuti".

"Con il termovalorizzatore di Acerra dunque dedicato a tutta la provincia di Napoli, quello di Salerno e quello di Napoli che si dovrebbe dedicare solo sulla citta' ci dovremmo trovare in una situazione ottimale", ha concluso Bertolaso.
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Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 23:23:37, in Politica, linkato 1352 volte)
A parte l'ortografia e la terribile confusione storica....

Nuovo processo, ecco perché è incostituzionale


Il progetto di legge Alfano sulle modifiche al processo penale è uno dei tanti tasselli tesi a rafforzare il controllo dell'esecutivo sulla giurisdizione e ad affievolire ancor di più il controllo di legalità di quest'ultima rendendo ulteriormente effimera la classica separazioni dei poteri sancita dalla nostro Costituzione a presidio della uguaglianza di tutti di fronte alla legge.
Il punto centrale di questa rivoluzione, a dir poco epocale, è la scelta di affidare la ricerca della notizia di reato - e quindi del successivo avvio dell'azione penale - alla esclusiva competenza della polizia giudiziaria sottraendola al pm con il quale la condivideva in posizione subordinata.
E' necessario dare qualche dettaglio tecnico per una maggior comprensione del problema. La modifica dell'articolo 55, 1° comma, del codice di procedura penale prevede che la polizia giudiziaria deve "prendere di propria iniziativa e ricevere notizia dei reati", sopprimendo nel "vecchio" articolo un "anche" che la accomunava al pm il quale ora potrà segnalare detta notizia alla polizia, ma questa non sarà vincolata a servirsene.
E' pur vero che il successivo articolo 56 prevede che la polizia giudiziaria operi "alla dipendenza e sotto la direzione dell'autorità giudiziaria", ma sempre in relazione ad una notizia di reato di esclusiva provenienza della polizia, con pericolo di conflitti polizia/pm che potrebbero ripercuotersi sulla validità di alcuni atti giudiziari e, quindi, sulla speditezza dei processi.
Per chiudere il cerchio dell'esecutivo intorno al pm ed evitare "sorprese" non gradite, è previsto anche che quest'ultimo, nel corso delle indagini deve impartire deleghe e direttive non ai singoli ufficiali che si occupano delle stesse, ma al "dirigente" del nucleo di polizia giudiziaria e ciò comporterà un controllo "garantito" delle indagini da parte dei vertici dell'esecutivo.

La Costituzione però, per quello che ormai in epoca berlusconiana può valere, nell' art. 109 dice testualmente che - "l'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria", mentre nell'art. 112 dispone che "il pm ha l'obbligo di esercitare l'azione penale", disposizioni che resterebbero senza senso perché con la modifica Alfano nella sostanza vi sarebbe un'inversione di ruoli: d'ora in poi sarà la polizia giudiziaria (pg) ad esercitare l'azione penale.
Per valutare meglio la pericolosità della riforma, bisogna ricordare anche il silenzio che scenderà sulle inchieste se passasse (e passerà) la legge sulle intercettazioni con tutti i divieti di pubblicazione degli atti nel corso delle indagini preliminari.
Mettiamo insieme questi due elementi: da un lato la Pg decide quale deve essere la notizia di reato da portare alla conoscenza del pm; dall'altro viene meno il "controllo sociale" delle inchieste che resteranno sconosciute e, comunque, potranno essere coltivate o meno senza che i cittadini ne sappiano alcunché.
Semplificatoriamente, può dirsi raggiunto uno degli scopi del programma pidduista che, appunto, tendeva ad ottenere il controllo dell'iniziativa penale da parte dell'esecutivo sottraendolo al pm.
Non sempre però, nella magistratura giudicante si trovano giudici disposti a chiudere uno o entrambi gli occhi: il tribunale di Milano con il caso Mills ne è un esempio. Era, quindi, necessario porvi rimedio e qui pronta ritorna la riforma Alfano con la norma che liquida i pericoli "alla Gandus". I casi di ricusazione del giudice si ampliano "se esistono altre gravi ragioni di convenienza anche rappresentate da giudizi espressi fuori dall'esercizio delle funzioni giudiziarie, nei confronti delle parti del procedimento e tali da provocare fondato motivo di pregiudizio all'imparzialità del giudice."
Nessun giudice potrà più criticare il governo, per esempio, per le scelte di politica giudiziaria che nulla hanno a che fare con il processo che sta trattando: se lo fa, viene messo fuori gioco, in barba alla libertà costituzionale di pensiero.
Per contrastare questa riforma, dati anche i numeri parlamentari, l'opposizione non ha nessuna arma, poiché non esiste nessun emendamento migliorativo o in grado di attuare lo sconvolgimento costituzionale indotto dal progetto Alfano. Si impone un risveglio della coscienza civile in difesa della Costituzione e della libertà e uguaglianza di tutti i cittadini, con un appello al Capo dello Stato perché ci salvi da una controriforma che nemmeno il guardasigilli Rocco aveva osato immaginare.

Giuseppe Di Lello, Liberazione 25/07/09
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Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 04:15:28, in Politica, linkato 1116 volte)

Da "Il Corriere della Sera" di lunedì 27 luglio 2009

INTERCETTAZIONI: RINVIO OPPORTUNO

GLI ULTIMI NASTRI NON C`ENTRANO


Che l`esame del disegno di legge sulle intercettazioni sia stato rinviato all`autunno, nell`attesa di un confronto «civile e costruttivo tra maggioranza ed opposizione» - in linea con l`auspicio del presidente Napoletano è una circostanza senza dubbio positiva. Anche se deve essere chiaro che, per quanto possa condividersi l`idea di una nuova legge volta a prevenire certi «eccessi e forzature», registrati sì in passato nel settore, essa però non potrà mai tradursi in una procedura di pressoché totale vanificazione della efficacia di un così prezioso strumento investigativo.

Proprio questo sarebbe, invece, il risultato cui di fatto condurrebbe l`odierno testo del progetto Alfano, che pur accanto "ad alcuni aspetti positivi (accentramento degli impianti di registrazione, istituzione dell`«archivio riservato», tutela dei soggetti estranei alle indagini) prospetta tuttavia anche diverse scelte disastrose sotto il profilo della efficienza delle indagini. A cominciare da quelle concernenti i presupposti delle intercettazioni (con l`inaccettabile riferimento agli evidenti indizi di colpevolezza»), i loro troppo rigidi limiti temporali, la concreta inibizione degli ordinari ascolti «ambientali», nonché la assurda estensione della stessa disciplina alle riprese visive ed alla acquisizione dei tabulati telefonici.

Su tutti questi temi ci sarà molto da riflettere, ma una intesa non è impossibile, come è del resto dimostrato dal pressoché unanime accordo raggiunto due anni fa, su analoghe questioni, con l`approvazione alla Camera del progetto Mastella. In` ogni caso va subito detto che sulle relative opzioni legislative non potrà esercitare nessuna incidenza la penosa vicenda della pubblicazione , dei colloqui più o meno intimi intercorsi tra il presidente Berlusconi ed una sua occasionale partner. Qui non si tratta, infatti, di intercettazioni (né tantomeno giudiziarie), bensì di registrazioni sonore operate dalla stessa interlocutrice, che poi le ha divulgate, dopo averne consegnato copia alla magistratura.

La disciplina delle intercettazioni, dun que, non c`entra per nulla e comunque le leggi vigenti sono già più che adeguate a regolare simili situazioni.

Vittorio Grevi

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Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 04:09:46, in Politica, linkato 1497 volte)
Un commento sulla situazione delle carceri italiane di Giuseppe Anzani per L'Avvenire..

Pene torturanti

Inciviltà che deforma la giustizia


Teoria virtuosa della pena, certezza della pena, tragedia della pena concreta, certezza della tragedia. Rileggete adagio questa sequenza, respirando dopo ogni virgola: è il percorso sapienziale-demenziale del nostro sistema punitivo. Tra le più ricorrenti professioni di fede civica, tra le più condivise espressioni di etica retributiva, campeggia da qualche tempo la «certezza della pena». E non si fatica a capire il perché, per chi pensa che la devianza dipende dalla «sterilizzazione degli elementi infetti». Ma non ci si dà più cura di capire da dove è entrato il virus, e quant’è pandemico, e come si guarisce, e se quanto si fa lo sconfigge o lo rafforza.

Certezza della pena, ma sì, è diventato ormai un motto da convocazione di massa in piazza, alla bisogna. Da bravi, servono catene, pietre aguzze, staffili? O basterà plaudire, da cittadini che tengon nette le mani, al lavoro degli addetti? Sta di fatto che serpeggia un umore che pare un volontariato da ausiliari della pena, se si potesse. Certezza si vuole, ma certezza di che cosa, infine? Che cos’è la pena, verbalizzata nei codici e nelle sentenze; e che cos’è la pena scodellata sulla pelle dei reclusi delle carceri italiane? Anche i giudici non lo sanno. Non glielo fanno sapere, tengono inutile che lo sappiano. I giudici quando devono condannare alla galera dicono «visti gli articoli» e certamente gli articoli li hanno visti e li sanno a memoria e sanno che dicono proprio così, e quando dicono «reclusione» è reclusione. Ma i giudici che cos’è la reclusione non l’hanno mai vista. E invece quelli che l’hanno vista, nell’Italia civilissima di Verri e Beccaria, non possono tenerla oggi più civile delle scudisciate sulla pubblica piazza, ma peggior barbarie prolungata se è divenuta tortura quotidiana di ammasso di corpi in scatole blindate.

Alla breve: leggiamo dalle statistiche aggiornate che oggi ci sono 63mila detenuti, e che si trovano rinchiusi nello spazio di 43mila posti. Dunque sono spinti a forza, in spazi inesistenti, compressi, condivisi. Spazi godibili "a turno", secondo quanto ci vanno informando le cronache dei turni di passaggio a terra e dei turni di riposo in branda, fra loro non compatibili. Spazi coatti esposti alla coazione aggressiva, spazi rinchiusi alla condivisione di una promiscuità assurda, spazi di bestie nei quali il profilo umano finisce in fioca invocazione, compatibile a stento con la voglia di vita.
Io non cerco neppure più di leggere "vita" (gioia di vita, o persino patimento che tende alla vita come doloroso traguardo di una gioia da raggiungere) di fronte alla obliqua imprecazione della morte che nei primi mesi di quest’anno ha eguagliato tutti i suicidi in carcere dell’anno scorso.

Torna dunque il soprassalto della concretezza, insieme con il fremito della coscienza scossa. E chiede di rimeditare anzitutto la proporzione fra condanna (o solo accusa, per metà gente) e prigione così, proprio per la sua tragica serietà. Metà dei carcerati è affetta da epatite, il 30% è tossicodipendente, il 10% malata di mente e il 5% ha l’Hiv. Il rapporto fra la pena torturante per questi infelici, e la loro infelicità raddoppiata nella crudeltà dell’attuale caienna dice che questa non è giustizia. Per un canile, gli animalisti chiederebbero riforme. Non è un sistema penitenziario questo, è una inciviltà.

Giuseppe Anzani per L'Avvenire
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Di Loredana Morandi (del 25/07/2009 @ 21:52:57, in Politica, linkato 1261 volte)
Mobbing dall'AUR un opuscolo informativo per i lavoratori


(AGENZIA UMBRIA NOTIZIE) - Perugia, 09 lug. 09 - Informare i lavoratori sul significato e le caratteristiche del “mobbing”, per contribuire ad eliminare il fenomeno, o quanto meno per aiutare a riconoscerlo e a difendersene. È questo il contenuto dell’opuscolo informativo dell’Agenzia Umbria Ricerche, realizzato su incarico della Regione Umbria e presentato a Perugia, durante un seminario al quale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, di parti sociali e sindacali.

Il “mobbing”, si legge nell’opuscolo (poche pagine di agile lettura curate da Giuliano Bussotti, piene di consigli e numeri utili, n.d.r), è un fenomeno di violenza psicologica e pratica persecutoria, che, soprattutto dagli anni ’80, ha preso piede in ambito lavorativo pubblico e privato. Si sviluppa in varie fasi ed è perpetrato dal datore di lavoro o dai colleghi nei confronti di un lavoratore per costringerlo alle dimissioni o, comunque, ad uscire dall’ambito lavorativo. I motivi della persecuzione, continua il testo, possono essere i più svariati: invidia, razzismo, diversità religiosa o culturale rispetto al gruppo prevalente, carrierismo sfrenato, o semplice gusto nel far del male ad un’altra persona. Il mobbing è considerato dall'Inail malattia professionale e per le conseguenze sulla salute della persona e sui familiari comporta un costo sostanziale anche al sistema sanitario.

L’Umbria, spiegano all’“Aur”, è una delle poche realtà normativa specifica sul “mobbing”. Con la legge 18/2005 sono previsti compiti, responsabilità e percorsi formativi per combatterlo. Secondo l’“Aur” occorre, però, ancora fare molto, “integrando i ‘Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro” con gli “Accordi integrativi aziendali” o i ‘Codici di condotta’.

L’opuscolo è consultabile al sito www.aur-umbria.it nella sezione e-paper.

LCO/col
POL/ALR 22
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Di Loredana Morandi (del 23/07/2009 @ 09:20:15, in Politica, linkato 1281 volte)
Giustizia. Ferranti, il governo tenga conto del parere del Csm
 

“Ci auguriamo che questa volta il governo tenga conto dei numerosi rilievi al ddl Alfano contenuti nel parere del Csm. Sarebbe l’unico modo per evitare pasticci legislativi e passi indietro durante l’iter parlamentare”. Lo ha detto Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione giustizia della Camera.

“Il parere del plenum del Csm – prosegue Ferranti - è stato approvato a larga maggioranza dopo un ampio dibattito ed in tempo utile per apportare le necessarie modifiche, dal momento che il Senato ha appena iniziato l’esame del testo. Speriamo che questa volta il governo e, in particolare il ministro Alfano, siano particolarmente illuminati in modo da evitare anche perdite di tempo ed errori da correggere successivamente”.

Roma, 23 luglio 2009
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Di Loredana Morandi (del 22/07/2009 @ 13:53:46, in Politica, linkato 1446 volte)
Il caso Baraldini appartiene al terrorismo della visione degli americani. Io ho avuto l'occasione di incontrarla quando era ancora in carcere con i permessi per lavorare all'esterno (con posto di lavoro al Comune di Roma) e mi sembrò persona umile e disponibile.
Altro è il leader del PdCI, Oliviero Diliberto, accusato pesantemente per le sue amicizie in grembiulino dal collega Rizzo, fuoriuscito dal partito, in un clima da definirsi dittatoriale presso il Grande Oriente d'Italia, a causa della terza rielezione del Gran Maestro contraria ad ogni tipo di legittimo Statuto massonico, essendo ciò regolamentato alla maniera della presidenza statunitense (max 2 elezioni, poi a casa). Cosa per la quale son già finiti in Tribunale su richiesta delle R:. L:., che han dato inoltre pubblicazione di intere liste elettorali in quel delle amministrative (fino a 11 candidati massoni sui 12 totali della Lista, facilissima da identificare perché il GOI è un Oriente per soli uomini oppure, alla luce dei fatti, cercare pdci).
Morale: anche la sinistra cd "movimentista" è corrotta. E non desta sorpresa che una ex brigatista in odore di camorra possa essere stata a stipendio da porta borse parlamentare, a rappresentare indegnamente l'Italia al Consiglio Europeo. L.M.


Lodo ministri: Senato salva Castelli, opposizione insorge


di Anna Laura Bussa


ROMA - L'Aula del Senato ha 'salvato' il viceministro della Lega Roberto Castelli approvando con 170 sì e 120 no la relazione della Giunta per le Autorizzazioni che definisce di "natura ministeriale" il reato di diffamazione che gli venne contestato nel 2004 in seguito a una denuncia del leader del Pdci Oliviero Diliberto. La vicenda è complessa da un punto di vita tecnico e politico. Tanto che l'opposizione insorge accusando Pdl e Lega, come fa il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, di aver "reintrodotto l'immunità per i ministri". "Oggi - aggiunge il responsabile Giustizia dell'Idv Luigi Li Gotti - è stato scritto il lodo Alfano anche per i ministri". Tutto comincia il 18 marzo 2004 durante la trasmissione tv 'Telecamere'. Sono presenti, tra gli altri, l'allora ministro della Giustizia Castelli e il leader del Pdci Diliberto. Quest'ultimo critica il Guardasigilli per aver gridato il giorno prima in piazza insieme ai 'Giovani padani' 'chi non salta italiano e'!'. E dura è la replica di Castelli: "Piuttosto che mandare in giro a sprangare come fai tu, preferisco saltare".

Quindi aggiunge che lui da ministro non era "mai andato a ricevere con tutti gli onori terroriste" fatte "scarcerare negli Usa" riferendosi al caso di Silvia Baraldini liberata per via di una grave malattia, accolta al suo rientro in Italia da Diliberto. Il leader del Pdci minaccia le vie legali. Risarcimento richiesto: 5 milioni di euro. Il procedimento si incardina presso il Tribunale civile di Roma. Ma il 30 giugno il Senato decide l'insindacabilità di Castelli. Le sue dichiarazioni, dice la giunta, sono state espresse "nell'esercizio delle funzioni". Diliberto presenta anche una denuncia-querela che la Procura inoltra al Tribunale dei ministri di Roma. Quest'ultimo il 13 dicembre 2004 si dichiara incompetente e restituisce gli atti al Pm. Questi chiede al Gip di "investire il Senato" anche del profilo penale e propone di sollevare conflitto di attribuzione contro Palazzo Madama per la pronuncia di insindacabilità. Il conflitto si solleva l'8 giugno davanti alla Consulta.

E la Corte dà ragione al Pm e annulla la delibera della Giunta che dà ragione a Castelli. "Non spetta al Senato - si spiega - affermare che" le parole di Castelli "costituiscano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni". Il leghista però non si arrende e il 30 ottobre 2008 manda una lettera alla Giunta per chiedere che il suo caso venga riesaminato ("alla luce dell'art.96 della Costituzione") visto che contro Diliberto si era espresso in veste di ministro. La Giunta, tornata ad occuparsi della vicenda, denuncia il fatto che il Tribunale dei ministri dopo aver dichiarato l'incompetenza non ha trasmesso gli atti al Parlamento. Ma ha investito direttamente della questione il giudice ordinario. Del suo decreto di archiviazione infatti non c'é traccia. Interrogato sul punto il tribunale speciale ammette: non abbiamo fatto né decreto di archiviazione, né abbiamo chiesto alcuna autorizzazione al Senato. Da qui, per via di questa procedura definita "anomala" dalla maggioranza, la decisione del presidente della Camera Alta Renato Schifani di consentire che la Giunta si pronunciasse sul caso. Cosa che è avvenuta: quello di Castelli è un reato ministeriale perché ha agito nel perseguimento "di un preminente interesse pubblico".

L'Aula conferma. E così, secondo l'opposizione, si crea il "pericoloso precedente" di una pronuncia della Giunta che di fatto "si sostituisce alla magistratura" stabilendo da sola la natura del reato. Per la legge, insiste Li Gotti, tale compito spetta alle toghe. Per Felice Casson (Pd), sarebbe stato meglio attendere le motivazioni della Consulta che da poco si è pronunciata sul caso analogo del ministro Altero Matteoli, ora all'esame della giunta della Camera. Anche nel suo caso si pone la questione se il Tribunale dei ministri, dopo essersi dichiarato incompetente, possa o meno investire direttamente del caso il Pm senza passare dalle Camere. Castelli intanto esulta e ringrazia il centrodestra per "la solidarietà". "Sono i magistrati che hanno violato le regole - assicura - non io". La verità, taglia corto Diliberto, è che "Castelli ha paura di venire processato, ma io andrò avanti lo stesso".

(ANSA 2009-07-22 21:19)
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Di Loredana Morandi (del 22/07/2009 @ 13:22:30, in Politica, linkato 1180 volte)
Ecco un evidente segnale del disgusto maturato nei giornalisti in merito alle peripezie del Gruppo Espresso. La Reuters, con gran classe, nel dare la notizia cita con link la quotazione in borsa del titolo editoriale milanese.
In effetti è lecito dire, che la denuncia del Gruppo Espresso contro il Premier è solo una contromossa giuridica, considerato che allo stato dell'arte essi sono perseguibili d'ufficio per reati contro l'amministrazione della Giustizia, a causa delle evidenti violazioni al segreto istruttorio.

A me Berlusconi non è simpatico e non lo voto, ma assistere al gossip degli ultimi mesi mi ha portata al conato: perché probabilmente la mignottocrazia è sbagliata, ma altrettanto sbagliato è chi scende ad un grado sociale più basso per contrastarla. Di seguito l'articolo citato ...

L.M.

L'Espresso, esposto contro Berlusconi

mercoledì 22 luglio 2009 19:05

MILANO, 22 luglio (Reuters) - Il gruppo L'Espresso (ESPI.MI: Quotazione) ha depositato oggi un esposto al tribunale di Milano nei confronti del premier Silvio Berlusconi ipotizzando i reati di diffamazione, abuso d'ufficio e market abuse. L'esposto segue le dichiarazioni con cui il premier aveva invitato gli industriali a non scegliere le testate del gruppo per i loro annunci pubblicitari.

Lo si legge in una nota del gruppo editoriale.

"Le ipotesi di reato prospettate dal Gruppo Espresso riguardano la diffamazione, l'abuso d'ufficio e la violazione della disciplina in materia di market abuse", scrive l'Espresso.

In sede civile, l'atto di citazione riguarderà la concorrenza sleale e il boicottaggio.

Le azioni legali sono state affidate a Carlo Federico Grosso e a Guido Rossi.

Il 13 giugno scorso Berlusconi aveva invitato gli industriali a boicottare e interrompere gli investimenti pubblicitari al gruppo e accusato il quotidiano La Repubblica di un attacco eversivo.

In una nota, l'avvocato difensore di Berlusconi, Niccolò Ghedini, ritiene che questa azione legale, che definisce "temeraria", verrà presto archiviata.

"La denuncia presentata dal Gruppo L'Espresso è chiaramente correlata alle iniziative mediatiche da tempo intraprese contro il Presidente Berlusconi. Così come non sono riusciti a scalfire la fiducia degli italiani nel Presidente Berlusconi, che hanno ben compreso la inconsistenza delle loro inesistenti insinuazioni, basti ricordare i voli di Stato, parimenti questa azione a dir poco temeraria, finirà nel nulla e sarà rapidamente archiviata", dice Ghedini.

Reuters
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Di Loredana Morandi (del 22/07/2009 @ 06:20:31, in Politica, linkato 2718 volte)
Wed, 22 Jul 2009 09:30:00

Prodi condannato dalla Corte di Giustizia Europea


I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta vicenda relativa all’Eurostat, innescata dalla lettera di una funzionaria che si riteneva discriminata

di Roberto Pepe

Ma come mai Romano Prodi è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea per azioni compiute quando era Presidente della Commissione e nessuno dei media importanti nazionali, sia della carta stampata che soprattutto della TV,  sempre pronti a guardare nel letto dei politici, ne ha fatto cenno?

Queste le motivazioni di condanna espresse dalla Corte a carico del Prof. Prodi:

1 - aver fornito al Parlamento Europeo notizie false e non documentate;

2 - aver emesso comunicati che mettevano in dubbio l’onorabilità di alti dirigenti che non si erano sottomessi alle sue imposizioni;

3 - aver tentato di ostacolare la giustizia.

I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta vicenda relativa all’Eurostat, innescata dalla lettera di una funzionaria che si riteneva discriminata. L’inchiesta è iniziata per capire se tali irregolarità fossero state effettuate su iniziativa di dirigenti o addirittura dallo stesso responsabile della Commissione, Prodi.

È cominciato così il rimbalzo delle responsabilità, nonché la "fughe di notizie" – questo afferma la sentenza – depistate verso giornali amici. Proprio per la paura di rivangare anche questioni irrisolte del passato (gli scheletri nell’armadio: Iri, Nomisma), Prodi ha pensato bene, da far suo, di chiudere con un colpo di mano gli Istituti, ma, non avendo elementi per mandare a spasso un migliaio di persone li ha destituiti tutti dai loro incarichi, tenendoli a non fare nulla fino alla pensione! In Italia questi si sarebbero trovati un secondo lavoro, e comunque tutti a ringraziare il benefattore che paga senza far fare niente; ma all'estero, qualcuno dal senso civico sviluppato e con un sano amor proprio, si sente discriminato e sottostimato... e si lamenta.

Col suo modo di fare credeva di passarla franca, padroncino anche all’estero, ma, fortunatamente, da quelle parti sanno bacchettare le mani come agli studentelli presi con le mani nella marmellata, anche se si tratta di Professoroni.

Roberto Pepe - Italia chiama Italia
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Di Loredana Morandi (del 20/07/2009 @ 09:20:42, in Politica, linkato 1144 volte)

GIUSTIZIA: BRUNETTA,
SOTTUFFICIALI ESERCITO
LAVORERANNO IN MAGISTRATURA


Venezia, 20 lug. - (Adnkronos) - "Il mio provvedimento prevede una mobilita' non solo spontanea ma anche 'spintanea' nella pubblica amministrazione con incentivi e disincentivi. Così dal prossimo autunno si potranno realizzare flussi tra uffici e amministrazioni. Anche perché, ad esempio, vi sono 30mila unità di personale dell'Esercito poco utilizzate: si tratta dei sottufficiali che gestivano gli uffici di leva.

Noi vogliamo metterli in mobilità e riutilizzarli in altre amministrazioni trasportandone parte di questi in magistratura". Lo ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta oggi in occasione della conferenza stampa a Venezia per la firma dei protocolli di intesa per il via di nuovi programmi di innovaizone digitale nel settore della giustizia.

Libero News

Mon Dieu, mon Dieu de la France, non è più buono quello che abbiamo in Italia !
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