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 lips, water & dice ...... di Lunadicarta
 
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La giustizia non è ardore giovanile e decisione energica e impetuosa: giustizia è malinconia.

Thomas Mann
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 24/05/2009 @ 01:48:36, in Politica, linkato 1205 volte)


Intervento del Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano
alla Cerimonia “Per non dimenticare”
nell’ambito della Giornata della legalità

Palermo, 23 maggio 2009

 

Incancellabile resta nel mio animo l’emozione che mi colse in quel 23 maggio 1992, quando ebbi la notizia del fatale attentato a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e ai coraggiosi uomini della loro scorta. Mi diede quella notizia il senatore Gerardo Chiaromonte, Presidente della Commissione parlamentare antimafia...

omissis

Ricordiamo nello stesso tempo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per raccogliere i frutti del loro impegno, per verificare quanto si sia andati avanti e come si debba andare ancora avanti sulla strada da loro tracciata. Quei frutti restano preziosi : ben diversa sarebbe la condizione della Sicilia e dell’Italia se non ci fosse stato in quest’aula lo storico maxiprocesso contro la mafia, istruito dal pool di Falcone e Borsellino e affidato, per il giudizio, alla Corte d’Assise presieduta da Alfonso Giordano, giudice a latere Pietro Grasso, affiancati dai sei giudici popolari.

Se il maxiprocesso e la sentenza che lo concluse nel dicembre 1987 segnarono una svolta decisiva nella lotta contro la mafia, essenziali furono i provvedimenti di legge che seguirono, anche su impulso della Commissione parlamentare antimafia e in risposta a una offensiva sanguinosa che sarebbe culminata, appunto, nell’uccisione di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Lo stesso Falcone era stato il principale ispiratore, da Direttore degli Affari Penali al Ministero della Giustizia, di quei provvedimenti, tra i quali la legge sui “pentiti” e nuove norme di sistema, sul piano processuale e penitenziario, capaci di meglio contrastare la criminalità organizzata, fino all’istituzione della Direzione Investigativa Antimafia e della Procura nazionale antimafia.

Tutto questo va ricordato, insieme con il tragico sacrificio della vita di Falcone e Borsellino. Li onoriamo e li ammiriamo come autentici eroi di quella causa della legalità, della convivenza civile, della difesa dello Stato democratico, con la quale si erano identificati ; e insieme come costruttori di un più valido presidio giuridico e istituzionale di fronte alle sfide della criminalità organizzata. Le amarezze che Giovanni Falcone purtroppo conobbe non gli impedirono di fare fino in fondo la sua parte, lasciandoci in eredità strumenti preziosi da rafforzare e aggiornare via via e da impiegare con determinazione e coerenza. E a questo proposito è giusto rendere omaggio anche agli uomini di governo – in particolare ai ministri della Giustizia e dell’Interno – e alle forze parlamentari che assecondarono gli sforzi e le idee di Falcone e Borsellino.

La mafia e altre organizzazioni criminali hanno da allora subito profonde evoluzioni e trasformazioni : assumendo nuove fonti delittuose di arricchimento e di estensione del loro potere, anche e in particolare attraverso collegamenti transnazionali sempre più penetranti e pericolosi. Lo Stato democratico deve quindi, procedendo decisamente oltre i rilevanti successi conseguiti anche di recente, fronteggiare – sul piano del contrasto di polizia e della repressione penale – la mafia e altre organizzazioni criminali in tutte le loro espressioni, quelle tradizionali tuttora perversamente operanti e quelle nuove, inserite in un contesto mondiale profondamente mutato.

E’ quello che si sta facendo, anche attraverso misure di legge (come quelle poco fa richiamate dai ministri Alfano e Maroni), sottoposte dal governo all’esame del Parlamento e in parte già approvate. In particolare, misure di prevenzione personale e patrimoniale, anche applicabili in modo disgiunto ; nonché misure volte – lungo la strada aperta dalla legge Rognoni-La Torre – ad aggredire i patrimoni e il potere economico della mafia.

E anche in questa prospettiva di ulteriore innovazione e sviluppo dell’azione antimafia, si conferma vitale il ruolo di una istituzione voluta da Falcone e Borsellino, la Procura nazionale antimafia, oggi guidata da un magistrato di incontestabile esperienza, dirittura e autorevolezza. Occorre più che mai assicurare alla Procura nazionale antimafia la possibilità di operare in un clima di piena, leale collaborazione e di esercitare integralmente le sue attribuzioni.

omissis

Sappiamo che contano altre cose importanti, per sconfiggere la mafia e la criminalità in Sicilia e nel Mezzogiorno. Conta, come ho già detto in precedenti occasioni, la qualità della politica, il prestigio delle istituzioni democratiche, l’efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Conta la crescita della coscienza civica e della fiducia nello Stato di diritto : fiducia che costituisce un vero e proprio “capitale sociale” e che può rafforzarsi solo in un clima di rispetto, in ogni circostanza, degli equilibri costituzionali da parte di tutti coloro che sono chiamati ad osservarli. E conta ogni intervento capace di incidere sul divario tra Nord e Sud, sull’arretratezza, per molteplici aspetti, delle condizioni del Mezzogiorno, sulla carenza di prospettive di occupazione qualificata.

omissis

Quirinale.it
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Di Loredana Morandi (del 22/05/2009 @ 09:01:37, in Politica, linkato 1418 volte)
Giustizia: ora modifica elezione Csm,
dopo l'estate la riforma


venerdì 22 maggio 2009 14:05
Valentina Consiglio per Reuters


ROMA (Reuters) - Con le motivazioni della condanna Mills che hanno rinfocolato lo scontro -- mai sopito -- sulla giustizia, il governo intende intensificare la sua attività in Parlamento su questo fronte subito dopo le Europee, spingendo avanti i provvedimenti già in discussione e presentando entro l'estate un nuovo ddl di riforma elettorale del Csm.

Poi, alla ripresa in settembre, subito i testi di riforma costituzionale su separazione delle carriere di giudici e pm e conseguente divisione in due del Consiglio superiore della magistratura.

"Il ministro [della Giustizia Angelino] Alfano ci sta lavorando da tempo e i testi di riforma costituzionale sono già in avanzato stato di preparazione, credo sia sua intenzione presentarli il prima possibile, ma mi sembra plausibile che arrivino alle Camere materialmente dopo l'estate", dice a Reuters Nicolò Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi, nonché parlamentare del Pdl e consigliere politico tra i più ascoltati dal premier per quel che concerne la giustizia.

"Intanto, prima della pausa estiva, arriverà il progetto di revisione elettorale del Consiglio superiore, che non avrebbe senso rimandare in avanti, vista la scadenza dell'attuale prevista nei primi mesi del 2010", aggiunge, ricordando che sono varie le ipotesi sul terreno, tra le quali quella di estrarre a sorte un centinaio di magistrati tra i quali poi i colleghi voteranno chi eleggere.

Quel che è certo è che dopo la pubblicazione, martedì, delle motivazioni della sentenza di condanna a Milano dell'avvocato britannico David Mills -- quattro anni e mezzo per corruzione giudiziaria in quanto agì come falso testimone per assicurare l'impunità a Berlusconi, la cui posizione è stata stralciata nell'ambito del procedimento e sospesa in attesa di una pronuncia della Consulta sul Lodo Alfano -- l'esecutivo intende "intensificare", come dice Ghedini, la marcia di riforma, per via ordinaria e non, della giustizia.

AVANTI DOPO LE EUROPEE

"Subito dopo le Europee, intensificheremo il lavoro con commissari e task force sui vari argomenti sia in Senato che alla Camera, per dare impulso ai vari provvedimenti e trovare testi condivisi da approvare con celerità", spiega il legale e parlamentare, da sempre tra i più fidi collaboratori del premier.

Quel che Alfano punta a fare in parlamento, racconta una fonte governativa, è di sistemare il grosso dei vari provvedimenti in un'unica camera, per poi passarlo all'altra dove sostanzialmente non dovrebbero avvenire ulteriori sostanziali modifiche. Una prima lettura "pesante" seguita da una seconda "leggera", in un iter che dovrebbe sveltire l'approvazione.

"E' verosimile che la strada sia questa, ma non c'è un calendario standardizzato, solo intenzioni di massima", dice la fonte.

Se si escludono le materie di riforma costituzionale, la massiccia opera del governo sul fronte giustizia -- opera che l'opposizione ritiene piuttosto "un'offensiva" orchestrata per mettere il premier (già al riparo grazie al Lodo Alfano che sospende i processi in corso per le alte cariche dello stato) completamente al sicuro da qualunque insidia giudiziaria -- va dal ddl intercettazioni, alla riforma del processo civile e penale alle norme antimafia, contenute nel pacchetto sicurezza, che il Guardasigilli intende agglomerare in un testo unico.

RIFORMA PROCESSO CIVILE, OK DEFINITIVO SENATO PROSSIMA SETTIMANA

Si comincerebbe prima di tutto con l'incassare al Senato, la prossima settimana, il via libera definitivo alla riforma del processo civile e amministrativo, il provvedimento meno contestato dall'opposizione -- ma anche dentro la maggioranza, dove Alfano deve puntualmente fare i conti con la riluttanza della Lega e dei finiani a norme anti-toghe e pro-premier.

Tra i punti fondamentali della riforma -- contenuta in un ddl sullo sviluppo economico collegato alla Finanziaria -- lo strumento della mediazione civile, la semplificazione dei riti con la soppressione di quello societario e l'applicazione di quello ordinario per le cause in materia di sinistri stradali, l'introduzione di un filtro per l'ammissibilità dei ricorsi in Cassazione, l'inserimento di sanzioni processuali a carico di chi ritarda con il proprio comportamento la conclusione del processo.

DDL INTERCETTAZIONI, PRIMO VOTO CAMERA DOPO EUROPEE

Dopo le elezioni europee, non appena riprendono i lavori alla Camera, il governo punta ad un primo voto sul tanto contestato ddl sulle intercettazioni, che dovrà comunque poi andare in Senato. Licenziato dalla commissione Giustizia, il testo è in aula dove governo e maggioranza hanno presentato nove emendamenti -- tra cui uno che fissa vincoli procedurali molto stretti nel caso di intercettazioni riguardanti gli 007, sulle quali la presidenza del Consiglio può porre il segreto di Stato -- al momento in discussione.

Il disegno di legge all'esame dell'aula -- che il premier avrebbe voluto più duro, ma che ha incontrato l'opposizione di An e Lega subendo via via una serie di ammorbidimenti -- limita l'autorizzazione per le intercettazioni solo a fronte di "gravi indizi di colpevolezza" e per un massimo di trenta giorni, prorogabili per non oltre un mese, per reati che prevedono pene non inferiori ai cinque anni compresi quelli contro la pubblica amministrazione.

Prevede inoltre il carcere, da 1 a 3 anni, solo per quanti pubblicano testi di intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione. Puniti allo stesso modo anche coloro che riportano, anche riassumendo, contenuti di comunicazioni che riguardano persone estranee alle indagini.

In tutti gli altri casi, invece, il ddl prevede la scelta tra carcere e pena pecuniaria in caso di violazione delle norme.

DDL PROCESSO PENALE ANCORA IN COMMISSIONE IN SENATO

Più indietro, invece, nell'iter di approvazione, un altro provvedimento molto caro al premier, il ddl di riforma del processo penale, al momento in fase di discussione generale in commissione Giustizia al Senato e che dopo l'esame dell'aula di Palazzo Madama dovrà passare alla Camera.

Il disegno di legge -- su cui a quanto riferiscono fonti dell'opposizione in Commissione il governo sta spingendo molto -- prevede l'ampliamento del potere delle difese, facilita la ricusazione dei giudici e rende più autonoma l'attività della politica giudiziaria rispetto al pm di cui rivede in parte i poteri. Non contiene invece per ora la norma -- voluta con forza da Berlusconi -- che consentirebbe a chi è stato giudicato innocente di non essere chiamato a nuovi gradi di giudizio

Nelle intenzioni dell'esecutivo, la riforma dovrebbe garantire un "giusto processo" instaurando un'assoluta parità tra l'avvocato della difesa e il pubblico ministero -- che diverrebbe "avvocato dell'accusa", in una ridenominazione cavallo di battaglia del premier --, oltre che rendere più efficiente il sistema nel suo complesso.

Tuona però l'opposizione, che parla dell'ennesima legge "ad personam" per il premier, ricordando tra l'altro che il ddl prevede una modifica dell'articolo 238 bis del codice penale che renderebbe inutilizzabili le sentenze definitive come prova in altri processi, salvo quelli per mafia e terrorismo -- una norma che tornerebbe utile a Berlusconi proprio nel caso Mills, quando un domani non fosse più protetto dal Lodo Alfano.

Ma Ghedini taglia corto. "Questa norma non c'entra nulla con il processo Mills. E poi Berlusconi non ne avrà bisogno, perché, per parlar chiaro, il processo Mills andrà prescritto".

Al centro del procedimento milanese c'è l'accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 avrebbe fatto inviare 600.000 dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone e quindi con l'obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla, le informazioni su due società off- shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri.

Il premier ha sempre respinto le accuse, proclamando la propria estraneità ai fatti contestati.

Reuters
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Di Loredana Morandi (del 21/05/2009 @ 05:23:52, in Politica, linkato 987 volte)
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: RANUCCI, MARCEGAGLIA HA RAGIONE MA GOVERNO HA SEMPRE BOCCIATO PROPOSTE PD


"Emma Marcegaglia ha ragione. È una vergogna che le imprese fornitrici della Pubblica Amministrazione non siano state pagate dallo Stato da molti, troppi anni". Lo dichiara il senatore del Pd Raffaele Ranucci che ricorda: "Il Pd dall'inizio della Legislatura ad ogni provvedimento economico o cosiddetto anti crisi ha presentato emendamenti che prevedevano di sanare la situazione attraverso la compensazione dei crediti vantati dalle imprese con i debiti che le stesse hanno verso lo Stato sotto forma di tasse. Gli emendamenti sono sempre stati bocciati dal Pdl e dalla Lega. A luglio e a novembre scorso due distinti Ordini del giorno del Pd sono stati accolti dal governo che si è così impegnato a una soluzione legislativa in tal senso. Non vi è però alcuna traccia di misure ad hoc e, alle interrogazioni presentate per chiedere conto al governo dello stato della sua iniziativa, non ho ricevuto alcuna risposta".
"E' vero però, come sostiene Marcegaglia, che la situazione è patologica. La Corte dei Conti ha stimato in circa 70 miliardi di euro il 'monte crediti' accumulato dalla Pubblica Amministrazione e la morosità delle P.A. nei confronti delle aziende, qualora si arrivasse ad una condanna della Corte di Giustizia europea, la Pubblica Amministrazione dovrebbe riconoscere interessi aggiuntivi intorno a 16,5 miliardi come diritto delle imprese ai soli interessi maturati negli ultimi 10 anni. Inoltre il governo - sottolinea Ranucci - si sta comportando in modo molto ambiguo nei confronti dei Comuni, delle Province e delle Regioni perché quasi mai vengono rispettati i termini di pagamento nei confronti delle aziende fornitrici come invece è previsto dalla normativa comunitaria che fissa un termine di 30 giorni per il pagamento".
"Spero che il duro monito del Presidente di Confindustria induca il governo ad assumere iniziative concrete. Per superare la crisi finanziaria che si è drammaticamente riversata sull'economia reale - conclude Ranucci - è necessario sostenere le tante aziende in difficoltà. Un prezioso contributo verrebbe proprio dalla compensazione dei crediti vantati con i debiti che le aziende hanno verso lo Stato sotto forma di tasse o altro".

Roma, 21 maggio 2009
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Di Loredana Morandi (del 20/05/2009 @ 08:56:44, in Politica, linkato 1779 volte)

brunetta

Stretta sui fannulloni, fino a 5 anni
di carcere per certificato medico falso

Multa fino a 1.600 euro, anche per il medico che concorre al fatto

ROMA - In carcere per un certificato medico falso. Lo rischiano i dipendenti pubblici alla luce del decreto legislativo pubblicato su Internet sulla «ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico».

CINQUE ANNI - La stretta sui fannulloni e sui dipendenti pubblici scorretti - la cosiddetta «rivoluzione Brunetta» - prevede dunque come punizione anche il carcere: per le false attestazioni o certificazioni si fa riferimento a una sanzione anche penale che può arrivare alla «reclusione da uno a cinque anni» oltre alla «multa da 400 a 1.600 euro». La medesima sanzione è prevista anche per il medico che concorre al falso.

Decreto “anti-fannulloni”: fino a 5 anni di carcere a chi dichiara ...

PUPIA - ‎1 ora fa‎
Il testo sull'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico, è stato pubblicato su internet ed in esso si legge che: “Fermo quanto previsto dal codice penale si, viene punito con la reclusione il dipendente che attesta falsamente la propria ..

Falsi certificati, carcere per i medici

La Stampa - ‎10 ore fa‎
Chissà, magari qualcuno si metterà paura. Nel testo del decreto legislativo sul pubblico impiego (da ieri on line sul sito del ministero, www.innovazionepa.it), il furbissimo ministro Renato Brunetta sembra introdurre persino la galera per i pubblici ...

FIMMG, INUTILE RIFORMA CONTRO CERTIFICATI FALSI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎3 ore fa‎
(AGI) - Roma, 20 mag. - La riforma Brunetta per colpire i "fannulloni" della pubblica amministrazione, che prevede sanzioni in caso di certificato medico falso sia per il dipendente che per il medico, "e' inutile, perche' il falso certificato era gia' ...

Arriva la stretta contro i fannulloni Carcere per i falsi ...

La Stampa - ‎19 ore fa‎
Non c'è solo la premiazione del merito nella riforma antifannulloni del ministro Brunetta: oltre ai premi per i più bravi arriva anche il carcere per i dipendenti che si fingono malati o che falsano la loro presenza in servizio. ...

Riforma Brunetta: fino a 5 anni di carcere per un certificato ...

Il Bisturi - ‎2 ore fa‎
20 MAG – Da uno a cinque anni di carcere e multa fino a 1.600 euro. Sono le pene previste per il dipendente pubblico che presenta un certificato falso, ma anche per il medico che concorre al fatto. Il certificato falso era già un reato, in quanto falso ...

Certificati medici falsi, ora si rischiano 5 anni di carcere

RomagnaOggi.it - ‎6 ore fa‎
ROMA - Giro di vite sui fannulloni della Pubblica amministrazione. La cosiddetta "rivoluzione Brunetta" prevede come punizione anche il carcere per gli impiegati "scorretti" che presentano un certificato medico falso o "falsamente attestante uno stato ...

Guerra ai fannulloni, Brunetta manda in carcere i medici compiacenti

sdamy - il mondo visto in un blog - ‎1 ora fa‎
Il ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione non da tregua ai fannulloni: nel nuovo decreto legislativo sul pubblico impiego approvato nei giorni scorsi, Renato Brunetta mette alle strette anche i medici compiacenti che forniranno falsi ...

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Corriere della Sera - ‎21 ore fa‎
ROMA - In carcere per un certificato medico falso. Lo rischiano i dipendenti pubblici alla luce del decreto legislativo pubblicato su Internet sulla «ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico». CINQUE ANNI - La stretta sui fannulloni e sui ...

Certificati di malattia falsi: 5 anni di carcere per i medici

eDott (Abbonamento) - ‎5 ore fa‎
La riforma del ministro Renato Brunetta per migliorare la produttività del lavoro pubblico prevede il carcere per i medici che rilasciano certificati di malattia falsi; la pena prevista va da uno a cinque anni e una multa da 400 a 1.660 euro. ...

PA: FINO A 5 ANNI CARCERE PER CERTIFICATI MEDICI FALSI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎20 ore fa‎
(AGI) - Roma, 19 mag. - Rischiano salato i medici "compiacenti" nella certificazione delle malattie ai dipendenti della pubblica amministrazione: lo prevede il decreto legislativo di attuazione della riforma Brunetta sul lavoro pubblico e per ...

Riforma Brunetta: carcere per un certificato medico falso

Città di Genova - ‎5 ore fa‎
Il decreto legislativo del ministro Brunetta sull'"ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico" prevede sanzioni anche penali per false attestazioni o certificazioni. Le sanzioni in caso di falsi certificati medici o false attestazioni ...

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Adnkronos/IGN - ‎20 ore fa‎
Roma, 19 mag. (Ign) - E' ancora giro di vite sui fannulloni della Pubblica amministrazione. Ora gli impiegati 'scorretti' rischiano anche il carcere per assenza da lavoro presentando un certificato medico falso o "falsamente attestante uno stato di ...

Carcere per certificazioni mediche false

Tutto Scuola - ‎11 ore fa‎
I falsi malati della pubblica amministrazione, personale scolastico compreso, sono sotto il mirino del governo. La stretta sui dipendenti pubblici fannulloni, assenteisti o scorretti, prevede infatti un altro giro di vite. ...

Fannulloni: Brunetta imbroglia i sindacati, nella legge da 1 a 5 ...

Il Salvagente - ‎10 ore fa‎
Inatteso risvolto penale della legge. I dottori che lavorano con il Servizio sanitario nazionale passibili di licenziamento. Mai consultato l'Ordine. Nel testo della legge Brunetta "antifannulloni" c'è anche un grave risvolto penale. ...

Certificati medici falsi, fino a 5 anni di carcere

Rainews24 - ‎21 ore fa‎
La stretta sui fannulloni voluta dal ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, prevede come punizione anche il carcere. La stretta sui fannulloni e sui dipendenti pubblici scorretti prevede come punizione anche il carcere. ...

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CNR Media - ‎8 ore fa‎
Carcere per i dipendenti pubblici che si fingono malati. Lo prevede il decreto anti-fannulloni messo a punto dal ministro Brunetta e approvato nello scorso cdm. Si rischiano da uno a cinque anni per i falsi certificati medici, oltre e una multa che va ...

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L'Unione Sarda - ‎20 ore fa‎
E' la "Rivoluzione Brunetta": per le false attestazioni o certificazioni è prevista anche la "reclusione da uno a cinque anni" oltre alla "multa da 400 a 1.600 euro". La medesima sanzione è prevista anche per il medico che concorre al falso La stretta ...
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Di Loredana Morandi (del 07/05/2009 @ 11:04:03, in Politica, linkato 1098 volte)
CALABRIA: NAPOLI (PDL), INACCETTABILE LENTEZZA DELLA GIUSTIZIA


(ASCA) - Reggio Calabria, 7 mag - In una interrogazione al Ministro della giustizia l' on.Angela Napoli (Pdl) sottolinea che ''appare davvero inaccettabile come la lentezza della giustizia, in Calabria, provochi, ormai quotidianamente, le scarcerazioni di noti e pericolosi criminali''.

La Napoli ricorda che, ''nei giorni scorsi, e' stato scarcerato Luciano D'Agostino, condannato in appello a 15 anni di carcere nell'ambito del processo ''Prima Luce''; la scarcerazione del D'Agostino sarebbe dovuta al mancato deposito della sentenza da parte del giudice della Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria''.

Il processo ''Prima Luce'' e' nato dall'inchiesta sulla faida tra i D'Agostino e i Belcastro - Romeo e si e' concluso, in primo grado, con 200 anni di carcere e 8 ergastoli, a dimostrazione che i reati commessi, compreso quello di associazione mafiosa, non sono assolutamente di poco conto. La sentenza di secondo grado porta la data del 3 marzo 2006 e le relative motivazioni andavano depositate entro 90 giorni, ma a tutt'oggi cio' non e' avvenuto.

Secondo l'on. Napoli, ''corre pericolo, che a breve, potrebbero essere scarcerati, per le stesse ragioni, altri detenuti condannati con analoga sentenza''.

Per queste ragione. la parlamentare del pdl chiede al Ministro della Giustizia ''se non ritenga necessario ed urgente avviare un'adeguata indagine presso la Corte d'Assiste d'Appello di Reggio Calabria, per accertare le motivazioni del mancato deposito della sentenza, relativa al processo ''Prima Luce''; quali urgenti iniziative intenda attuare nei confronti degli eventuali responsabili''.

Nota: Secondo me con questi parlamentari bisogna parlare, perché certe volte sembra che siano fuori dal mondo se addirittura noi, Comitato ATU, possiamo dimostrare come le aziende private ostacolino il pur difficile lavoro delle sedi disagiate con i loro assurdi licenziamenti ...

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Di Loredana Morandi (del 06/05/2009 @ 09:33:01, in Politica, linkato 1424 volte)
Giustizia: Pd: Question time su sedi giudiziarie disagiate

“Occorrono interventi immediati per fronteggiare criminalità organizzata”

Nel Question time di oggi alla Camera il gruppo del Pd, primi firmatari Lanfranco Tenaglia, Donatella Ferranti e Marco Minniti, ha presentato una interrogazione a risposta immediata  per sapere in che modo il governo intende fronteggiare la persistente difficoltà nella copertura degli organici delle sedi giudiziarie ubicate nelle regioni con più alto tasso di criminalità organizzata. 

In particolare, si chiede come il Governo intenda contrastare la profonda crisi della mobilità trasversale dei magistrati (passaggio dalla funzione giudicante alla requirente) che sta azzerando gli organici di interi uffici giudiziari requirenti anche attraverso la sospensione del divieto di destinazione dei magistrati in tirocinio alle funzioni monocratiche giudicanti penali e requirenti, nonché attraverso l’indifferibile revisione delle circoscrizioni giudiziarie.


Roma, 6 maggio 2009


 
Il testo integrale del Question time


Al Ministro della giustizia - per sapere - premesso che:

 

            si è recentemente concluso presso la III Commissione (Commissione per i trasferimenti) del Consiglio Superiore della Magistratura l’esame del “bollettone” per la copertura dei posti requirenti di I grado, dopo che, in precedenza, in data 14 gennaio 2009, il CSM aveva pubblicato il concorso per il trasferimento alle sedi vacanti di procura, invitando a parteciparvi i magistrati giudicanti ed inquirenti interessati, con esclusione di quelli di prima nomina;

l’esame del “bollettone” ha evidenziato, in maniera drammatica, la persistente difficoltà di copertura degli organici di numerose sedi giudiziarie (ubicate prevalentemente nelle regioni con più alto tasso di criminalità organizzata);

le cifre, ancor più delle parole, sottolineano l’oggettiva emergenza organizzativa in materia di funzionamento degli uffici giudiziari, un’emergenza che ha assunto i contorni di una vera e propria desertificazione delle Procure italiane. Nel dettaglio, sono stati pubblicati 206 posti e, di questi, 132 rimarranno scoperti poiché privi di aspiranti e soltanto 74 saranno coperti (di questi ultimi soltanto 3 saranno attribuiti a magistrati che attualmente svolgono funzioni giudicanti).


I dati disaggregati rappresentano una realtà particolarmente grave in alcune regioni:

-    in Sicilia, su 61 posti messi a concorso, 56 risultano senza aspiranti. Dei 5 posti che saranno coperti, solo uno sarà attribuito ad un magistrato proveniente da altra regione. Dagli uffici siciliani, invece, andranno via 9 colleghi, tutti pubblici ministeri, con l’effetto che le scoperture negli uffici requirenti saliranno da 61 a 69. L’indice di scopertura, alla fine del concorso, sarà in Sicilia del 30%;

-   in Calabria, su 27 posti pubblicati, 25 sono senza aspiranti. I 2 soli posti che verranno coperti saranno attribuiti a colleghi già in servizio presso altri uffici calabresi. Dalla regione andranno via in 15, con l’effetto che da 27 scoperture si salirà a 42. L’indice di scopertura, alla fine del concorso, sarà del 39,6%.

-   in Sardegna, la scopertura che si avrà negli uffici di Procura sarà del 24% (12 posti su 50 in pianta organica).

-   in Basilicata, dove molte delle sedi pubblicate sono rimaste prive di aspiranti, l’indice di scopertura sarà del 27,2%.

 

Disaggregando ulteriormente il dato, si rileva che ben 5 uffici avranno una scopertura del 100% (Lanusei, Voghera, Saluzzo, le procure minorenni di Caltanissetta e Reggio Calabria); 3 dell’80% o più (Vibo Valentia, Gela, Palmi); 3 del 75% (Enna, Patti, Locri), 9 del 60% o più (Nicosia, Ragusa, Crotone, Termini Imerese, Biella, Nuoro, Lamezia Terme, Barcellona Pozzo di Gotto, Gorizia).

Altri 19 uffici registreranno una scopertura del 50% o più. Nel distretto di Brescia, per esempio, la procura e la procura minorenni per la terza volta consecutiva resteranno senza aspiranti; anzi, la procura ordinaria perde un altro magistrato, con l’effetto che la scopertura finale sarà del 50% ai minorenni e del 47,6% alla procura ordinaria.

Nel complesso, le procure italiane continueranno a scontare rilevanti vuoti di organico: su 1.737 posti di procura (esclusi Bolzano e i posti di magistrato distrettuale), continueranno a rimanere scoperti 206 posti (l’indice di scopertura nazionale si attesterà intorno al 12%);

salvo sporadiche eccezioni, non vi è un numero sufficiente di giudici interessati alle funzioni requirenti. Infatti, il numero delle domande avanzate da chi finora ha fatto il giudice per ricoprire posti di sostituto procuratore è ridottissimo: come suddetto, dei 74 posti coperti, solo 3 saranno attribuiti a magistrati che attualmente svolgono funzioni giudicanti;

le domande per il trasferimento alle sedi vacanti di procura sono state avanzate solo da magistrati che già facevano i pubblici ministeri, e pertanto non si è colmato alcun vuoto, ma si è operato soltanto uno spostamento territoriale di magistrati, che occupano un posto in una procura per lasciarne scoperto un altro in un’altra procura;

i vuoti nella copertura degli organici delle procure si concentrano in talune regioni e distretti, che presentano un indice di scopertura di gran lunga superiore a quello nazionale. Dal momento che queste aree sono caratterizzate dai più consistenti movimenti di magistrati “in uscita”, è innegabile affermare che il trend è quello della desertificazione degli uffici di procura;

i consistenti e progressivi vuoti di organico delle procure riguardano soprattutto, anche se non esclusivamente, regioni e distretti con i più elevati indici di diffusione della criminalità organizzata;

spesso i magistrati che hanno funzioni giudicanti non sono propensi a diventare pubblici ministeri perché, in caso di ripensamento, non possono tornare sui propri passi se non dopo cinque anni trascorsi in una regione diversa da quella di provenienza professionale e talvolta neppure confinante. Perdippiù, la mobilità trasversale e territoriale dei magistrati è penalizzata dalla carenza di mezzi tecnici e investigativi in molte aree del Sud e dalla recente norma approvata in sede di riforma dell’ordinamento giudiziario che impedisce di assegnare alla Procura della Repubblica magistrati di prima nomina, un tempo vero bacino a cui attingevano le Procure meridionali per far fronte alle carenze di organico;

quindi, ad aggravare il problema della copertura delle sedi vacanti, ha concorso in modo rilevante il divieto di destinazione al termine del tirocinio ed anteriormente al conseguimento della prima valutazione di professionalità (id est, prima di quattro anni dalla data di nomina), di nuovi magistrati ordinari allo svolgimento di funzioni inquirenti (oltre che di funzioni giudicanti monocratiche penali e funzioni di gip – gup); tale soluzione in passato ha assicurato una costante immissione di nuovi magistrati negli uffici di procura consentendo la trattazione degli affari ordinari e garantendo che i magistrati con maggiore esperienza, nell'ambito delle Direzioni Distrettusali Antimafia, allegeriti dall'onere di gestire i procedimenti per reati ordinari, potessero dedicare le proprie energie professionali alla trattazione dei reati più gravi, soprattutto  quelli collegati alla criminalità organizzata;

la legge di conversione 13 novembre 2008, n. 181, ha determinato una serie di parametri oggettivi, al fine di rendere immediatamente operativo il trasferimento d’ufficio dei magistrati per la copertura immediata delle sedi disagiate, da realizzarsi attraverso incentivi economici e di carriera, rivolti a magistrati più anziani. Sulla base di questa recente normativa, alle sedi disagiate potranno essere destinati d'ufficio al massimo un centinaio di magistrati provenienti da sedi non disagiate, i quali abbiano conseguito almeno la prima valutazione di professionalità;

il recente rimedio legislativo che, peraltro, non ha avuto ancora attuazione come ampiamente dimostrato dai dati, non sarà risolutivo. In primo luogo, i posti vacanti sono ben più di cento e basterebbero a stento a soddisfare le esigenze di copertura delle regioni meridionali;

sulla base dei dati e delle considerazioni esposte è incontrovertibile che la combinazione di limiti al passaggio e divieto di assegnazione dei nuovi magistrati alle procure stia portando verso una intollerabile paralisi dell’attività d’indagine, a partire dalle sedi del sud e delle isole ma anche di alcune del nord. Siamo sostanzialmente in presenza di carriere di fatto;

proprio in ragione della consapevolezza della drammaticità della situazione degli organici e della inidoneità della soluzione rappresentata dalla nuova disciplina del trasferimento d’ufficio dei magistrati contenuta nel DL 143/08, il PD ha presentato e sostenuto in Commissione Giustizia e in Aula uno specifico emendamento, che non è stato approvato, secondo cui l'efficacia delle disposizioni di cui all'articolo 13, comma 2, del decreto legislativo 23 febbraio  2006, n.  109  è  sospesa  fino  alla  riforma di riordino della geografia giudiziaria e comunque non oltre il 31 dicembre 2010- :

Tenaglia, Ferranti, Minniti, Sereni, Bressa, Quartiani, Giachetti, Capano, Cavallaro, Ciriello, Concia, Cuperlo, Gianni Farina, Melis, Rossomando, Samperi, Tidei, Touadi, Vaccaro.
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Di Loredana Morandi (del 06/05/2009 @ 09:28:34, in Politica, linkato 1068 volte)
Giustizia: Tenaglia (Pd), governo elude problema sedi disagiate

Ormai siamo alla desertificazione ma da ministro risposta evasiva durante il Question time

“Il governo continua ad eludere la persistente difficoltà di copertura degli organici di numerose sedi giudiziarie”.

Lo denuncia il responsabile Giustizia del Partito Democratico, Lanfranco Tenaglia, il quale sottolinea che “durante il Question time alla Camera il ministro Alfano ha dato solo risposte evasive al problema sollevato dall’interrogazione del gruppo dei Democratici e che riguarda prevalentemente regioni con i più alti tassi di criminalità organizzata.

Le cifre sottolineano l’oggettiva emergenza organizzativa degli uffici giudiziari, tanto che – insiste Tenaglia - si può parlare di desertificazione delle Procure italiane. In Sicilia, su 61 posti messi a concorso, 56 risultano senza aspiranti; in Calabria, su 27 posti pubblicati, 25 sono vacanti; in Sardegna, la scopertura che si avrà negli uffici di Procura sarà del 24% (12 posti su 50 in pianta organica), in Basilicata, dove molte delle sedi pubblicate sono rimaste prive di aspiranti, l’indice di scopertura sarà del 27,2%. Nel complesso, le procure italiane continueranno a scontare rilevanti vuoti di organico: su 1.737 posti di procura (esclusi Bolzano e i posti di magistrato distrettuale), continueranno a rimanere scoperti 206 posti (l’indice di scopertura nazionale si attesterà intorno al 12%).

Di fronte a questo dati, è molto preoccupante che il governo non sia in grado di assumere iniziative immediate in grado di far fronte all’emergenza”.

Roma, 6 maggio 2009
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Di Loredana Morandi (del 04/05/2009 @ 01:50:11, in Politica, linkato 1597 volte)
2009-05-02 13:10

Giustizia: scade contratto trascrittori, stop a udienza mafia

Giudici Palermo a Milano per ascoltare teste Massimo Ciancimino

(ANSA)- MILANO, 2 MAG- Scade il contratto dei trascrittori del Tribunale di Milano e si ferma l'udienza del processo per mafia con la deposizione di Ciancimino. I giudici di Palermo, in trasferta a Milano per sentire Massimo Ciancimino, stanno tentando di recuperare un'altra ditta per la registrazione. Tra gli imputati Bernardo Provenzano e l'ex deputato regionale di Forza Italia, Giovanni Mercadante, accusati di associazione mafiosa. L'udienza si svolge a Milano per motivi di sicurezza del testimone.

MAFIA: PROBLEMI REGISTRAZIONE, TARDA INTERROGATORIO CIANCIMINO


(AGI) - Palermo, 2 mag. - E’ in ritardo, rispetto all’orario previsto, l’udienza in cui, a Milano, dovrà deporre il figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. L’audizione di Massimo Ciancimino nel processo “Gotha” non può cominciare perché non può essere registrata: il contratto tra il ministero della Giustizia e la cooperativa che deve curare la “fonoregistrazione” e la trascrizione dell’udienza e’ scaduto il 30 aprile e non e’ stato ancora rinnovato. La seconda sezione del Tribunale di Palermo, in trasferta nel capoluogo lombardo per motivi di sicurezza del dichiarante, sta adesso cercando un’altra cooperativa che possa assicurare il servizio. In alternativa i giudici stanno valutando se utilizzare la registrazione che verra’ fatta da Radio Radicale, che segue il processo dall’inizio. Ciancimino deve essere sentito sulla posizione di uno dei sette imputati, l’ex primario di radiologia dell’ospedale Ascoli di Palermo Giovanni Mercadante. Secondo Ciancimino Mercadante, che e’ anche un ex deputato regionale siciliano di Forza Italia, avrebbe chiesto a Bernardo Provenzano (pure lui imputato) di fare uccidere l’amante della propria moglie. L’uomo sarebbe stato “risparmiato” perché nipote del braccio destro finanziario di “Binu”, Pino Lipari. L’inizio dell’udienza era fissato per le 11. (AGI)

Cli/Pa/Rap/Mzu
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Sonia Alfano (idv): Il governo propone la legge sull'ammissibilità delle collusioni tra mafia ed imprenditoria.

 

"Che la lotta alla mafia non fosse una priorità di un governo composto da condannati e pregiudicati era chiaro ma che arrivassero a varcare la soglia della decenza proponendo per legge l'ammissibilità delle collusioni tra mafia ed imprenditoria è qualcosa che va al di là di ogni limite".

Ad intervenire sul ddl sicurezza è stata Sonia Alfano, candidata indipendente nelle liste di Italia dei Valori al Parlamento Europeo che lamenta la mancanza sostanziale nel ddl di qualsiasi forma di obbligo alla denuncia del racket da parte di aziende che si aggiudicano appalti pubblici.

"Nonostante le numerose richieste - ha spiegato Sonia Alfano - avanzate dal presidente dei confindustriali siciliani, Ivan Lo Bello, e da numerose associazioni antiracket, il governo ha deciso di non presentare in aula la norma che avrebbe costretto gli imprenditori a denunciare il racket e che avrebbe fatto fare passi da gigante nella lotta alle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico. Hanno vanificato - lamenta ancora Alfano - anni di lavoro di sensibilizzazione sul tema e l'impegno di quanti, in questi anni, hanno lavorato per dare una battuta d'arresto al condizionamento dell'imprenditoria da parte della mafia.

Più che "giustificare" chi non denuncia - afferma la candidata - bisognerebbe non solo revocare l'appalto e la licenza alle aziende scoperte a pagare il racket, che ad oggi non hanno più alcun tipo di "giustificazione" poichè lo Stato ha dimostrato d'essere molto più presente che in passato, ma occorre anche inasprire le pene per chi gestisce il racket delle estorsioni cosi da dare un' ulteriore garanzia a tutti gli imprenditori vittime dello strapotere mafioso.

Mi auguro inoltre - ha affermato Alfano in conclusione di nota - che i responsabili di un simile danno per il paese abbiano l'intelligenza di non presentarsi per la solita passerella alle prossime commemorazioni degli imprenditori uccisi dalla mafia e di tacere dopo le grandi operazioni antiracket, evitando i grandi elogi alle forze dell'ordine che, a causa loro, incontreranno oggi insormontabili difficoltà nel lavoro di repressione del fenomeno mafioso all'interno del tessuto economico. Se le leggi dello Stato giustificano chi non denuncia, molti imprenditori perderanno interesse e convenienza nel denunciare".

--
www.soniaalfano.it
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Di Loredana Morandi (del 30/04/2009 @ 11:04:55, in Politica, linkato 2308 volte)
Sicurezza: Minniti (Pd), “gravissimo errore su norme antiracket”


Dichiarazione di Marco Minniti, responsabile Sicurezza del Partito democratico. Sarebbe un gravissimo errore sopprimere di fatto le norme antiracket dal DDL “sicurezza” come voluto dalla maggioranza ed avallato dai relatori e dal governo in commissione.
Il principio contenuto nel testo licenziato dal Senato era ed è in sintonia con le iniziative fatte in questi mesi dalle associazioni antiracket e dalla stessa Confindustria ed era frutto anche del lavoro del PD. L’obiettivo era ed è di rafforzare il sostegno a quegli imprenditori che non intendono soggiacere alle prepotenze del racket e delle mafie.
Il testo del Senato poteva e può essere migliorato, come da noi proposto in Commissione alla Camera. L’emendamento della maggioranza esprime invece un netto segnale di arretramento ed insieme di isolamento per quegli imprenditori che si sono impegnati in prima fila in una grande battaglia per
la libertà d’impresa e per un mercato aperto e concorrenziale.
Ci batteremo nella discussione in aula affinché le misure di contrasto al racket vengano reinserite.
Mi auguro che la maggioranza sia consapevole che su questo tema si gioca una partita fondamentale nella lotta contro la mafia.

Roma, 30 aprile 2009


Sicurezza: Ferranti (Pd), lavoreremo in aula per migliorare norme antiracket

In merito alle norme antiracket  del Ddl sicurezza, la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti dichiara:

“Avremmo voluto migliorare il testo del Senato, salvaguardando l’obiettivo di favorire le denunce degli imprenditori nei confronti dei loro estorsori, ma lavoreremo in aula con lo stesso obiettivo sperando che il governo sia più collaborativo di quanto non sia stato in commissione, costringendoci ad abbandonare i lavori dopo che tutte le nostre proposte per correggere le assurde norme sull’immigrazione contenute nel provvedimento sono state respinte. Le nuove norme sugli appalti - prosegue Ferranti - dovranno essere uno strumento perché gli imprenditori possano uscire dall’omertà e, nello stesso tempo, fare in modo che non possano diventare vittime di strumentalizzazioni della stessa criminalità organizzata”.

Roma, 30 aprile 2009


DDL SICUREZZA: LUMIA, CENTRODESTRA DISTRUGGE LE NORME ANTIMAFIA

"Alla Camera franano le norme antimafia. Non è possibile, cose da non crederci". Lo dice stupito il senatore del Pd della commissione Antimafia Giuseppe Lumia spiegando che nel ddl Sicurezza "al Senato, tra mille difficoltà, avevamo raggiunto in commissione e in aula alcuni importanti punti fermi per fare passi in avanti nella lotta alle mafie. Alla Camera tutto rischia di franare".
"Vengono colpiti innanzitutto - aggiunge - i maggiori poteri introdotti per la Procura nazionale antimafia in modo da colpire meglio le attività economiche e di riciclaggio. Si parla di colpire la potenza economica delle mafie ma poi in Parlamento non si è avuto il coraggio di proseguire sulla strada che Falcone aveva indicato con l'istituzione della Procura nazionale. Altro disastro riguarda l'antiracket. Il Pd continuerà a proporre la denuncia obbligatoria per tutti gli operatori economici per scatenare una reazione di milioni di imprese contro le organizzazioni mafiose che fanno del racket la loro prima ragione di vita per controllare il territorio, distruggere la libertà di mercato e autofinanziarsi".
"Al Senato - prosegue Lumia - si era giunti a una mediazione. Al Senato il centrodestra si era limitato ad accettare la proposta che riguarda la denuncia per le imprese che operano negli appalti pubblici. Alla Camera il governo si è diviso dando due pareri diversi da parte del ministro dell'Interno e di quello della Giustizia. Il risultato finale è un danno clamoroso per la lotta alla mafia".
"Infine - insiste - ancora una volta sui testimoni di giustizia la maggioranza ha fatto quadrato bloccando la nostra proposta che aiuta alcuni di loro, che sono onesti e che hanno avuto il coraggio di stravolgere la propria vita per combattere la mafia, a reinserirsi nel mondo della lavoro senza correre rischi. Addirittura questa proposta è stata dichiarata inammissibile nelle Commissioni".
"Insomma, come la mettiamo? - conclude Lumia - Che idea ci siamo fatti dell'unità della lotta alla mafia? Adesso chiediamo pubblicamente che si torni al  testo approvato al Senato e semmai si abbia il coraggio di migliorarlo e non di distruggerlo".

30 aprile 2009
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