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 foto di Piero Taddei, elaborazione di Lunadicarta... di Loredana Morandi
 
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"Le cose sono esattamente come appaiono e dietro di esse non c'è nulla."

Sartre
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 30/04/2009 @ 11:00:22, in Politica, linkato 3201 volte)
Mafia/ Napolitano e Fini commemorano Pio La Torre alla Camera

Scoperta una targa in memoria del parlamentare ucciso nel 1982

Roma, 30 apr. (Apcom) - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e quello della Camera, Gianfranco Fini, hanno commemorato insieme il deputato siciliano Pio La Torre, ucciso dalla mafia a Palermo nel 1982. I due presidenti, durante una breve cerimonia, hanno scoperto una targa commemorativa all'ingresso di Montecitorio. Alla breve cerimonia hanno partecipato, oltre a una folta rappresentanza di parlamentari, anche la vedova di La Torre, Giuseppina Zacco, e i due figli. In rappresentanza del governo c'era invece il ministro dell'Interno Roberto Maroni.


MAFIA: LUMIA, LA TORRE HA TRACCIATO STRADA MA FU CAPITO TROPPO TARDI

"Pio La Torre e Rosario Di Salvo: due storie esemplari di un'Italia che vuole liberarsi dalle mafie e dalla cattiva e mediocre politica". Lo afferma il senatore del Pd Giuseppe Lumia della commissione Antimafia ricordando la scomparsa delle due vittime di mafia.
"Sono stati uccisi - prosegue - mentre stavano avviando un percorso senza precedenti di legalità, sviluppo e rinnovamento della politica. Ricordo bene, allora io giovane impegnato nel mondo associativo e del volontariato, il grande entusiasmo che Pio La Torre aveva suscitato nel dire chiaramente che bisognava liberarsi dalla mafia. Organizzò una raccolta firme per risolvere il problema dell'acqua in Sicilia, ma soprattutto organizzò una mobilitazione popolare contro la base missilistica voluta dagli USA a Comiso".

"La Torre aveva un progetto, delle proposte - aggiunge -  Sapeva costruire alleanze, alimentare alte idealità e tradurle in cittadinanza concreta. La mafia capì che bisognava eliminarlo e così fece. Purtroppo allora la politica non capì sino in fondo il valore della testimonianza di Pio La Torre che proponeva con una legge l'introduzione del reato di associazione mafiosa, il 416 bis, come reato che finalmente riconosceva la mafia come un male in sé. Inoltre proponeva misure normative per colpire i patrimoni mafiosi".
"Ebbene - sottolinea Lumia - la legge da lui proposta non fu approvata neanche dopo la sua morte. È dovuto cadere il prefetto generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, suo grande amico conosciuto a Corleone quando alla fine degli anni 40 si ritrovarono il primo come sindacalista, il secondo come capitano dei carabinieri per combattere la mafia di Luciano Liggio e dei rampanti Totò Riina e Bernardo Provenzano. Dalla Chiesa fu assassinato il 3 settembre 1982. La legge, ad entrambi così cara, fu approvata solo il 12 settembre".
"Da allora - conclude il senatore del Pd - il Paese ha fatto molti passi in avanti. Siamo diventati bravi nell'antimafia del giorno dopo. Dobbiamo arrivare all'antimafia del giorno prima. Pio La Torre ha tracciato una strada per un'antimafia moderna che sappia legare insieme legalità e sviluppo e cambiare la politica e la società tutta".

30 aprile 2009
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Di Loredana Morandi (del 30/04/2009 @ 00:22:18, in Politica, linkato 2201 volte)

La mafia ringrazia ...

IL CASO. La modifica proposta dell'ex di An Contento ottiene il sì anche del Guardasigilli. Scontro con la Lega. L'ira del Viminale

Appalti, il Pdl cambia l'anti-racket
"No all'obbligo di denuncia"

di LIANA MILELLA 

 

ROMA - Maroni da una parte, Alfano dall'altra. Lega e Pdl divisi su appalti e mafia. Dopo la rottura su ronde, Cie, medici-spia, la manovra del governo sulla sicurezza segna lo scontro sull'obbligo per l'imprenditore titolare di appalti pubblici di denunciare un'estorsione pena la perdita della commessa e l'interdizione dalle gare per tre anni.

Succede alle due di notte, nelle commissione Giustizia e Affari costituzionali della Camera, all'ultimo rush per mandare il ddl oggi in aula. Il ministro dell'Interno leghista Roberto Maroni e il sottosegretario (ex An) Alfredo Mantovano hanno raccolto gli appelli di Ivan Lo Bello, il presidente di Confindustria in Sicilia, della collega campana Cristiana Coppola, delle associazioni antiracket, e insistono per l'obbligo di denuncia nella versione del Senato. Ma una modifica dell'ex aennino Manlio Contento lo fa cadere e raccoglie il sì del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, che ha approfondito la questione col Guardasigilli Angelino Alfano, e dei due relatori ex forzisti Jole Santelli e Francesco Paolo Sisto. La Lega protesta, Mantovano spiega che "il testo è frutto di un accordo tra Interno, Giustizia, Economia e Sviluppo economico, con il via libera di palazzo Chigi". Ma la Giustizia fa dietro front. In aula si fronteggia la sola maggioranza perché Pd e Idv se ne sono andati per protesta. Si vota: vince il Pdl. Se fosse stata presente l'opposizione forse avrebbe prevalso il Viminale.

Che fa pesare l'accaduto. Dice Maroni: "Questa notte alcune votazioni hanno confermato le mie preoccupazioni. Una norma fortemente voluta dal ministero è stata emendata e svuotata di significato". E oggi, in consiglio dei ministri, chiederà a Berlusconi di mettere la fiducia sul ddl perché teme che la coalizione si sfaldi su ronde, Cie, reato di clandestinità che obbligherà gli incaricati di pubblico servizio a denunciare gli stranieri. Tant'è che l'intersindacale medica chiede "una specifica e precisa esenzione dall'obbligo di denuncia".

La divisione sugli appalti porta acqua a Maroni. Il conflitto è pesante. Da una parte c'è la norma esistente, contestata alla Camera dall'Ance, che tra le cause di esclusione da una gara inserisce la mancata denuncia dell'estorsione che il pm scopre in un'indagine su terzi. L'imprenditore non è indagato, ma il pm dovrà segnalare l'anomalia all'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. Manlio Contento dice no: "È una procedura di dubbia costituzionalità perché l'imprenditore non è direttamente sotto inchiesta". Con la correzione il pm segnalerà solo imputati di falsa testimonianza o favoreggiamento. Caliendo è d'accordo: "Se un imprenditore è minacciato dell'uccisione del figlio e non la denuncia per paura di perderlo, poi non può perdere l'azienda. Se vieni chiamato da polizia e pm e non collabori è diverso". Mantovano è sul fronte opposto: al Senato si è battuto per una norma che obbliga a un maggior dovere di lealtà chi lavora con lo Stato. Norma vantata da Maroni all'Antimafia come strumento per costringere gli imprenditori alla denuncia. Prevale la linea garantista. Al Viminale sono in collera: "Evidentemente sono tutti contenti che la Salerno-Reggio sia un'autostrada a una corsia" dicono alludendo al peso della mafia sulle gare.

(30 aprile 2009)

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Dimissioni Italo Materia - Sonia Alfano (idv):
Poca trasparenza da parte mia? Io ho solo letto atti pubblici



"Non intendo commentare le dichiarazioni rilasciate da Italo Materia nè accettare i suoi ridicoli aut aut". Sono state queste le prime parole di Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori, dopo la conferenza stampa di ieri del dimissionario procuratore capo di Reggio, Italo Materia.
"Senza entrare nel merito delle incomprensibili scelte personali del dott. Materia, ci tengo a precisare che il celeberrimo "banchetto informativo", più volte menzionato da Materia ed indicato come causa scatenante delle sue dimissioni, è un iniziativa non riconducibile a me  - ha spiegato Alfano - come è stato più volte spiegato dagli stessi promotori di quel banchetto:

"Al fine di porre fine a ricostruzioni e ipotesi "fantapolitiche" - afferma Giovanni Favia, candidato Sindaco di Bologna con la lista "Bologna a Cinque Stelle" - voglio chiarire che Sonia Alfano e gli Amici di Beppe Grillo di Reggio Emilia non sono responsabili dell’iniziativa-banchetto indetto a Bologna e poi ritirata (accettando le osservazioni della Procura di Bologna) sulla nota vicenda dell’elezione del Procuratore Generale della nostra città. Le mie intenzioni - prosegue ancora Favia - erano semplicemente informative".

"Dunque Materia ha mancato il bersaglio - chiosa Alfano - poichè io non ho alcuna responsabilità in merito a quell'iniziativa.

Sulla richiesta di "trasparenza" avanzatami dal dott. Materia - ha affermato Sonia Alfano rispondendo alle affermazioni del magistrato - posso solo affermare che di trasparenza ne ho usata a iosa: ho portato alla conoscenza degli emiliani fatti e vicende di ingente rilevanza quantomeno deontologica, relative al proprio Procuratore Capo che fino a quel momento erano sconosciute ai più. E, nel leggere le parole proferite da Materia, non c'è nulla di poco trasparente. Se qualcuno o se lo stesso Materia intravedono qualcosa di poco trasparente in tutta questa vicenda - afferma ancora Alfano - che vadano a ricercare il torbido nel contenuto di quelle parole piuttosto che in chi le ha lette".

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Sonia Alfano (idv): Rinvio a giudizio Maniaci.

L'Ordine dei Giornalisti lancia un triste messaggio


"Resto esterrefatta davanti alla solerzia dell'ordine dei giornalisti nel costituirsi parte civile nel processo contro Pino Maniaci, il giornalista senza tesserino più volte minacciato dalla mafia e denunciato per esercizio abusivo della professione".

Così Sonia Alfano, candidata indipendente nelle liste di Italia dei Valori, che in una nota esprime il suo dissenso verso la decisione presa dall'ODG in merito al processo contro il fondatore di TeleJato.

"Mi domando - prosegue Alfano - perchè la costituzione di parte civile non è stata adottata per tutti i processi contro esecutori e mandanti dei delitti dei giornalisti uccisi dalla mafia. Tralasciando i dettagli del rinvio a giudizio di Maniaci, l'ODG, con questa decisione, lancia un triste messaggio.


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Di Loredana Morandi (del 29/04/2009 @ 10:28:12, in Politica, linkato 1016 volte)
Intercettazioni Rita Borsellino: Inchieste su mafia a rischio

Intervenga il ministero della giustizia

Palermo, 28 apr. (Apcom) - "La macchina della giustizia non si può fermare. Non si può correre il rischio di bloccare le più delicate inchieste contro la mafia e la criminalità organizzata in corso nelle Procure italiane. Basti pensare che i beni sequestrati alla mafia nel 2008, anche grazie al supporto delle aziende del comparto intercettazioni, hanno raggiunto i 2,4 miliardi di euro.

E' necessario un intervento immediato del ministero della Giustizia che saldi i debiti con le aziende che curano le intercettazioni". Così Rita Borsellino, candidata capolista del Partito Democratico alle elezioni europee nel collegio Sicilia-Sardegna, commenta il crac del sistema delle intercettazioni che rischia il blocco per via della grave situazione economica dovuta al mancato pagamento delle fatture dal 2003 al 2008 da parte del ministero della Giustizia alle Procure.

"Il sistema delle intercettazioni rischia il collasso, se il ministero della Giustizia non interviene immediatamente per saldare il debito di 450 milioni alle aziende associate I.L.I.I.A che minacciano lo sciopero. Da tempo ormai queste aziende hanno segnalato i buchi economici che devono sostenere. Una situazione finanziaria insostenibile che grava oltre che sul livello occupazionale, con oltre 200 licenziamenti nell'ultimo mese, anche sull'andamento di importanti inchieste di mafia".
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Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:30:19, in Politica, linkato 1170 volte)
Giustizia, informazione e poteri forti: intervista a Luigi De Magistris

E’ stato ieri a Marsala, insieme a Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi, Luigi De Magistris. De Magistris è noto a tutti per essere stato Sostituto Procuratore della Repubblica a Catanzaro, trasferito a Napoli con altro incarico, all’inizio del 2008, mentre stava indagando sull’inchiesta Why Not.
Tolti i panni del magistrato, De Magistris si candiderà ora alle prossime Europee, da indipendente, nella liste dell’Italia dei Valori.

 De Magistris, Lei che, per tanti anni, ha messo le mani nella politica e negli affari della peggiore politica, ha deciso di entrare in politica. Da dove nasce la sua scelta?
In parte è una scelta obbligata. Io volevo fare il Pubblico Ministero. Era il sogno della mia vita. L’ho fatto per 15 anni, con molta passione ed abnegazione. Ma non mi hanno più permesso di farlo dopo che ho toccato interessi forti. Non solo interessi politici, ma anche economici di pezzi deviati delle istituzioni. Voglio portare gli stessi ideali e la stessa passione nella politica, che in questi anni è stata vista come degenerazione, clientelismo, comitati d’affari. Se la politica viene fatta con gli ideali della giustizia, è il luogo in cui effettivamente si può trasformare la società.

Nel 2005 Lei ha seguito, almeno fino ad un certo punto, l’inchiesta Poseidone, che riguardava un presunto uso illecito di denaro pubblico, legato ad aiuti comunitari per la costruzione di depuratori in Calabria, mai costruiti. E’ questo il nuovo business del malaffare?
Io ho seguito l’inchiesta Poseidone fino al 2007, quando mi è stata sottratta illegalmente all’interno dell’ufficio. Il settore ambientale è uno dei settori in cui è fortissimo il business criminalità organizzata, sia quella tradizionale che quella dei colletti bianchi, dei comitati d’affari politici-economici ed imprenditoriali. Il settore dell’ambiente è uno dei tipici settori in cui si è persa un’occasione straordinaria di sviluppo economico. Sono arrivate tantissime risorse pubbliche, in Sicilia come in Calabria, ma invece di creare sviluppo economico, compatibile con l’ambiente, sono servite solo ad arricchire una parte della classe dirigente e la borghesia mafiosa. La popolazione non ne ha tratto alcun beneficio.

E’ quindi dovuto anche a questo il fatto che non si riesca a creare sviluppo?
E’ dovuto, per gran parte, a questo. Se dovessi essere eletto, uno dei primi impegni sarebbe quello di far si che queste risorse vengano usate per creare sviluppo e occupazione meritocratica, sganciata dal clientelismo. Le risorse pubbliche sono una grande opportunità ma devono essere gestite da una classe dirigente onesta e competente.

Il momento di svolta della sua vita, se così si può definire, è stata l’inchiesta Why Not che ha coinvolto anche Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia, e che ha portato anche al suo trasferimento a Napoli. Lei è stato trasferito nonostante la procura di Salerno avesse stabilito che il suo lavoro era regolare. Anche i magistrati di Salerno che indagarono su quanto avveniva a Catanzaro furono trasferiti. Come se lo spiega?
Questo la dice lunga sullo stato di salute della democrazia e dello Stato di diritto in questo paese Tutte le persone che hanno indagato sulla vicenda, io, i magistrati di Salerno che hanno indagato su di me, i collaboratori, la polizia giudiziaria, tutte le persone che si sono avvicinate a quei fili ad alta tensione, a quegli interessi forti che governavano , in parte, la cosa pubblica sono stati ostacolati, delegittimati ed hanno pagato un prezzo altissimo. Questo dimostra che oggi nel nostro paese, quando si persegue la strada della giustizia e della verità si può pagare un prezzo molto alto. Ma questo lo si mette in conto. C’è “una specie di successo morale” in tutto questo: quando si fa il proprio dovere, si può andare a letto con la coscienza a posto.

A lei sono state sottratte 2 delle indagini più importanti che aveva seguito: Poseidone e Why not. Ci crede ancora nel suo lavoro, o nel suo “ex lavoro” ormai? O lo ha lasciato perché non ci crede più?
Io credo moltissimo nel mio lavoro, lo amo profondamente. Dentro sarò sempre magistrato. Avrei voluto fare il Pubblico Ministero per sempre ma non me lo hanno permesso. Spero, entrando in politica, di ribaltare il rapporto conflittuale fra politica e magistratura. Mentre adesso la polita fa leggi ad personam, depenalizza il falso in bilancio, interferisce sull’azione dei magistrati che indagano sui poteri forti, io vorrei essere un politico che aiuta i magistrati per bene, la giustizia e i tanti magistrati, di cui molti sono in Sicilia, che indagano contro il crimine organizzato.

Da quando l’Aquila è crollata con le scosse di terremoto, tutti parlano del bisogno di un maggiore senso di responsabilità. Lei, a suo tempo, aveva parlato anche di una questione morale in magistratura. Che cos’è secondo lei il senso di responsabilità? “Fare il proprio dovere” significa ancora qualcosa?
Io sono convinto che se ognuno fa il proprio dovere, il magistrato, il professore, il sindacalista, il medico, il giornalista, questo paese potrebbe essere molto migliore. Io invito sempre le persone ad essere protagoniste di un cambiamento epocale, nella consapevolezza che ognuno è importante per il bene comune di questo paese.

Eppure, davanti a certe vicende, c’è un senso di sconforto…
Quello che è accaduto in Abruzzo è un fatto di una gravità inaudita. Si vanno a piangere morti che si potevano evitare. Perché c’è la speculazione edilizia, l’infiltrazione della criminalità nel settore edilizio, una politica che non controlla. Questa è la dimostrazione che c’è stata una classe dirigente profondamente corrotta. Trovo triste la propaganda politica che viene fatta in questi giorni sulla pelle dei cittadini abruzzesi.

Quando lei cominciò a indagare sull’inchiesta Why Not, si immaginava dove questo l’avrebbe portata?
Io faccio indagini ad un certo livello da 15 anni. Mi ero reso perfettamente conto degli interessi che stavo toccando ed ero consapevole che avrei pagato un prezzo molto alto, anche se non sapevo quale. Ma questo non mi ha distolto per un attimo dalla mia attività. Sono andato avanti con molta serenità.

Se potesse tornare indietro, rifarebbe le stesse cose?
Si, tutto. Fino ad essere trasferito dalla mia sede e delle mie funzioni.

Com’è lo stato dell’informazione in Italia oggi, secondo lei?
Anche questo è molto malato. Ci sono sempre meno giornalisti liberi. C’è una tendenza al pensiero unico, ad annichilire il pluralismo dell’informazione che invece è il caposaldo di un Stato di diritto e di uno Stato democratico. Viviamo invece in un Paese in cui c’è un conflitto d’interessi spaventoso, dove lo stesso Presidente del Consiglio è un conflitto d’interessi vivente. E prendiamo anche atto che la sinistra, in questi anni, non ha avuto la volontà politica di affrontare il conflitto d’interessi. Nel pluralismo dell’informazione è molto importante il contributo che possono dare le radio private ed internet.
Sui grandi giornali spesso c’è la presenza dei poteri forti e su internet spesso c’è la vera informazione. Si vada a guardare, come esempio, il caso di Giocchino Genchi: tutti ricordiamo la gran cassa mediatica che è stata messa in moto sul fantomatico “archivio Genchi.”, pagine e pagine di giornali, televisioni di Stato, televisioni private. Poi, quando il Tribunale del Riesame mette in luce che non c’era nulla di penalmente rilevante, la notizia scompare da tutti i media. E’ la dimostrazione del forte condizionamento ed inquinamento dell’informazione nel nostro paese.

Che pensa del fatto che la Procura di Roma si rifiuta di restituire a Genchi il suo materiale?
Non voglio entrate nel merito delle attività giudiziare. Ho grande rispetto per l’indipendenza della magistratura. Poi, quando si conosceranno le carte, si potrà giudicare.

Marsala.it
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Sonia Alfano (idv): Dimissioni Italo Materia "sarebbe dovuto restare al suo posto ed affrontare le conseguenze. Cosi crea disagi a tutta la procura"

"Mi duole dover smentire quanto affermato dal procuratore reggente di Bologna, Dott. Silverio Piro, secondo il quale gli effetti del presunto "attacco" che io avrei rivolto ad Italo Materia (in realtà ciò che lui chiama "attacco" altro non è che la semplice lettura delle parole proferite dallo stesso procuratore capo di Reggio Emilia), "coinvolgono - ha detto Piro all'agenzia DIRE - l'intera categoria".

Lo ha affermato Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori che oggi, in una nota, è intervenuta sulle reazioni suscitate dalla notizia delle dimissioni del Procuratore Capo di Reggio Emilia, Italo Materia. "Non comprendo - prosegue Sonia Alfano - su quali basi il Dott. Piro faccia queste considerazioni e perchè ad essere coinvolta sia tutta la categoria ma ci tengo a specificare che le eventuali "conseguenze" della mia attività di informazione, coinvolgono solo quei magistrati che banchettano coi falsi pentiti e nessun altro.

Le responsabilità per i disagi che la procura dovrà probabilmente affrontare in questi mesi sono addebitabili solo ed esclusivamente al Dott. Italo Materia che ha preferito dimettersi piuttosto che restare in carica e far valere, come avrebbe fatto qualsiasi altra persona ritenendo il proprio operato eticamente corretto e deontologicamente impeccabile, le proprie ragioni in sede legale senza provocare disagio ad alcuno".



Sonia Alfano (idv): Sindaco Delrio difende Procuratore Materia. Ma dal suo stesso partito arrivano dure condanne.


"Qualcuno dovrebbe premurarsi di spiegare al PD di Reggio Emilia, con in testa il suo Sindaco Graziano Delrio, che le levate di scudi a difesa del Procuratore Capo dimissionario, Italo Materia, hanno le sembianze di una lotta contro i mulini a vento dato che a ledere la credibilità di Materia sono state le dichiarazioni che lui stesso ha reso e gli episodi di cui è stato protagonista in passato che io mi sono limitata a portare a conoscenza della cittadinanza".

Ad affermarlo è Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori, che ha cosi commentato le dichiarazioni rese dal Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, in merito alle dimissioni del Procuratore Capo Italo Materia. "Al Sindaco - ha aggiunto Alfano - non dirò altro ma lo invito caldamente ad ascoltare le parole che, nel novembre scorso, un suo stimato collega di partito, il Senatore Beppe Lumia, proferiva a proposito di una certa magistratura e di certi procuratori. Se a condannare gli stessi comportamenti che ho condannato io è un suo collega di partito è possibile che il Sindaco si renda conto di quanto fuori luogo siano le sue dichiarazioni e di quanto insensata sia la sua aprioristica difesa di Materia".


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INTERCETTAZIONI. ZANDA, CONSOB VIGILI PER EVITARE DILAZIONI DOSSIERAGGIO TELECOM

Dichiarazione del vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda.

"Pur in attesa di conoscere nel dettaglio la motivazione, possiamo dire sin da ora che la decisione della Corte Costituzionale di parziale illegittimità della norma relativa alla distruzione di atti raccolti attraverso intercettazioni 'illegali', ha una straordinaria importanza. Non solo per elementari ragioni di giustizia, ma anche perché può consentire di ricostruire la verità su vicende molto oscure del passato recente e meno recente del nostro Paese".

Lo dichiara il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda che spiega: "Adesso, per esempio, dopo la decisione della suprema Corte, non c'è più nessun ostacolo a una ricostruzione puntuale della vicenda del dossieraggio illegale della Telecom.

Lo stesso Collegio dei sindaci della società, recentemente sollecitato persino dalla Consob, è ormai in condizione di far piena luce sugli effetti di tutta quella vicenda e sulle corrispondenti responsabilità ai vari livelli dell'azienda: consulenti, dipendenti, dirigenti, e amministratori coinvolti".

"Sono certo - conclude Zanda - che la Consob saprà ottemperare al meglio al suo dovere di vigilanza per evitare ulteriori ritardi e dilazioni".

Roma, 22 aprile 2009
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 08:43:03, in Politica, linkato 2046 volte)

Il decreto è legge. A favore la maggioranza, Idv, Pd e Udc. Contrari i radicali
Escluse le norme sulle ronde e sulla proroga della permamenza nei Cie dei clandestini

Il Senato approva il decreto sicurezza
Ok bipartisan. Niente ronde

ROMA - Con l'ok bipartisan del Senato, il decreto sulla sicurezza è diventato legge. Fuori dal provvedimento le ronde e la proroga dei Cei, i Centri di identificazione ed espulsione dei clandestini. Dentro l'aggravante per le violenze sessuali, il reato di stalking e il turismo sessuale. Hanno votato a favore la maggioranza, l'Italia dei valori, il Pd e l'Udc. Il provvedimento è stato approvato con 261 voti favorevoli, 3 contrari - i senatori radicali - ed un astenuto, Francesco Pardi dell'Idv.

Anche la Lega ha votato a favore del dl, dopo le durissime contestazioni alla Camera e l'intesa politica raggiunta di fronte all'impegno del governo a reintrodurre in altro provvedimento (ddl sicurezza) le parti relative al trattenimento nei Cie degli immigrati clandestini e alle ronde cittadine.

Il voto favorevole dell'opposizione ("per responsabilità" come ha sintetizzato per tutti il senatore Pd Felice Casson) è stato garantito per consentire la conversione del decreto, giunto oramai alle soglie della scadenza (25 aprile), ma numerose ed articolate sono state le critiche rivolte al provvedimento.

Il decreto legge sulla sicurezza convertito contiene una serie di modifiche che concernono il codice penale e il codice di procedura penale. In particolare, all'articolo 1 viene sostanzialmente reintrodotta un'aggravante per il caso in cui il reato di omicidio faccia seguito al delitto di violenza sessuale, violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Viene anche introdotta l'aggravante nel caso di reato di omicidio compiuto dallo stesso autore del delitto di atti persecutori, comunemente denominato stalking.

Vi sono poi una serie di modifiche del codice di procedura penale che riguardano misure cautelari personali, con un significativo ampliamento per le associazioni a delinquere; la tratta e riduzione in schiavitù delle persone; il sequestro di persone; i reati di terrorismo; prostituzione minorile; pornografia minorile ed iniziative turistiche volte al favoreggiamento della prostituzione minorile.

(22 aprile 2009)


Ddl Senato 1505 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori

Capo I

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VIOLENZA SESSUALE, ESECUZIONE DELL'ESPULSIONE E CONTROLLO DEL TERRITORIO

Articolo 1.

(Modifiche al codice penale).

1. All'articolo 576, primo comma, del codice penale, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il n. 5) è sostituito dal seguente: «5) in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies;»;

b) dopo il numero 5) è inserito il seguente: «5.1) dall’autore del delitto previsto dall’articolo 612-bis nei confronti della stessa persona offesa;».

Articolo 2.

(Modifiche al codice di procedura penale).

1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 275, comma 3, secondo periodo, le parole: «all’articolo 416-bis del codice penale o ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo» sono sostituite dalle seguenti: «all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, nonché in ordine ai delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, primo comma, 600-ter, escluso il quarto comma, e 600-quinquies del codice penale»;

a-bis) all’articolo 275, comma 3, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano anche in ordine ai delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-quater e

609-octies del codice penale, salvo che ricorrano le circostanze attenuanti dagli stessi contemplate»;

b) all'articolo 380, comma 2, dopo la lettera d) è inserita la seguente: «d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall'articolo 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall'articolo 609-octies del codice penale;».

Articolo 3.

(Modifiche all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354)

1. All’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dai seguenti:

«1. L’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per i seguenti delitti solo nei casi in cui tali detenuti e internati collaborino con la giustizia a norma dell’articolo 58-ter della presente legge: delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza, delitto di cui all’articolo 416-bis del codice penale, delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste, delitti di cui agli articoli 600, 600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, 601, 602, 609-octies, qualora ricorra anche la condizione di cui al comma 1-quater del presente articolo, e 630 del codice penale, all’articolo 291-quater del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e all’articolo 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Sono fatte salve le disposizioni degli articoli 16-nonies e 17-bis del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, e successive modificazioni.

1-bis. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per uno dei delitti ivi previsti, purché siano stati acquisiti elementi tali da escludere l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, altresì nei casi in cui la limitata partecipazione al fatto criminoso, accertata nella sentenza di condanna, ovvero l’integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità, operato con sentenza irrevocabile, rendono comunque impossibile un’utile collaborazione con la giustizia, nonché nei casi in cui, anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante, nei confronti dei medesimi detenuti o internati sia stata applicata una delle circostanze attenuanti previste dall’articolo 62, numero 6), anche qualora il risarcimento del danno sia avvenuto dopo la sentenza di condanna, dall’articolo 114 ovvero dall’articolo 116, secondo comma, del codice penale.

1-ter. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi, purché non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, secondo e terzo comma, 600-ter, terzo comma, 600-quinquies, 628, terzo comma, e 629, secondo comma, del codice penale, all’articolo 291-ter del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, all’articolo 73 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell’articolo 80, comma 2, del medesimo testo unico, e all’articolo 416 del codice penale, realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dal libro II, titolo XII, capo III, sezione I, del medesimo codice, dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale e dall’articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni.

1-quater. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater e, qualora ricorra anche la condizione di cui al medesimo comma 1, 609-octies del codice penale solo sulla base dei risultati dell’osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno anche con la partecipazione degli esperti di cui al quarto comma dell’articolo 80 della presente legge. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano in ordine al delitto previsto dall’articolo 609-bis del codice penale salvo che risulti applicata la circostanza attenuante dallo stesso contemplata.»;

b) al comma 2-bis, le parole: «di cui al comma 1, quarto periodo » sono sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 1-ter».

Articolo 4.

(Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115).

1. All'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, dopo il comma 4-bis è aggiunto il seguente:

«4-ter. La persona offesa dai reati di cui agli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale può essere ammessa al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal presente decreto.».

Articolo 5.

(Esecuzione dell'espulsione).

soppresso

Articolo 6.

(Piano straordinario di controllo del territorio).

1. Al fine di predisporre un piano straordinario di controllo del territorio, al comma 22 dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che ha autorizzato le Forze di polizia ed il Corpo dei vigili del fuoco ad effettuare, in deroga alla normativa vigente, assunzioni entro il limite di spesa pari a 100 milioni di euro annui, le parole: «con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare entro il 30 aprile 2009», contenute nel terzo periodo dello stesso comma 22, sono sostituite dalle seguenti: «con decreto del Presidente della Repubblica, da adottarsi su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione, dell'interno e dell'economia e delle finanze, entro il 31 marzo 2009».

2. In attesa dell'adozione del decreto di cui al quarto periodo del comma 23 dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge, 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, le risorse oggetto di confisca versate all'entrata del bilancio dello Stato successivamente alla data di entrata in vigore del predetto decreto-legge sono immediatamente riassegnate nel limite di 150 milioni di euro per l'anno 2009, a valere sulla quota di cui all'articolo 2, comma 7, lettera a), del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, per le urgenti necessità di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, al Ministero dell'interno e nel limite di 3 milioni di euro per l'anno 2009, per sostenere e diffondere sul territorio i progetti di assistenza alle vittime di violenza sessuale e di genere, al Fondo nazionale contro la violenza sessuale e di genere di cui all'articolo 1, comma 1261, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

2-bis. Il comma 2 dell’articolo 2 del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, si interpreta nel senso che non rientrano tra le somme di denaro ovvero tra i proventi ivi previsti, con i loro relativi interessi, quelli di complessi aziendali oggetto di provvedimenti di sequestro o confisca.

3, 4,5, 6, 6-bis soppressi

7. Per la tutela della sicurezza urbana, i comuni possono utilizzare sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

8. La conservazione dei dati, delle informazioni e delle immagini raccolte mediante l'uso di sistemi di videosorveglianza è limitata ai sette giorni successivi alla rilevazione, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione.

Articolo 6-bis.

(Reclutamento di ufficiali in servizio permanente dell’Arma dei carabinieri)

1. Nell’anno 2009, per le esigenze connesse alla prevenzione e al contrasto della criminalità e al fine di garantire la funzionalità e l’operatività dei comandi, degli enti e delle unità, l’Arma dei carabinieri può procedere all’immissione in servizio permanente, a domanda, del personale in servizio di cui all’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, e successive modificazioni, che consegue tre anni di servizio a tempo determinato entro il 31 dicembre 2009,

previo espletamento di procedure concorsuali, nel limite del contingente di personale di cui all’articolo 66, comma 5, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ferma restando l’applicazione dell’articolo 3, comma 93, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con progressivo riassorbimento delle posizioni soprannumerarie. Nelle more della conclusione delle procedure di immissione, l’Arma dei carabinieri continua ad avvalersi del personale di cui al precedente periodo nel limite del contingente stabilito dalla legge di bilancio.

Capo II

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ATTI PERSECUTORI

Articolo 7.

(Modifiche al codice penale).

1. Dopo l'articolo 612 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 612-bis. - (Atti persecutori). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio.».

Articolo 8.

(Ammonimento).

1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall'articolo 7, la persona offesa può esporre i fatti all'autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore.

2. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l'ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l'eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni.

3. La pena per il delitto di cui all'articolo 612-bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo.

4. Si procede d'ufficio per il delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo.

Articolo 9.

(Modifiche al codice di procedura penale).

1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo l'articolo 282-bis sono inseriti i seguenti:

«Art. 282-ter. - (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). - 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.

2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone.

3. Il giudice può, inoltre, vietare all'imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2.

4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.

«Art. 282-quater. - (Obblighi di comunicazione). - 1. I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono comunicati all'autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell'eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni. Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio.»;

b) all'articolo 392, il comma 1-bis è sostituito dal seguente:

«1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 600, 600-bis, 600-ter, anche se relativo al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, 600-quinquies, 601 e 602 del codice penale il pubblico ministero, anche su richiesta della persona offesa, o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza di persona minorenne ovvero della persona offesa maggiorenne, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1.»;

c) al comma 5-bis dell'articolo 398:

1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;

2) le parole: «vi siano minori di anni sedici» sono sostituite dalle seguenti: «vi siano minorenni»;

3) le parole: «quando le esigenze del minore» sono sostituite dalle seguenti: «quando le esigenze di tutela delle persone»;

4) le parole: «l'abitazione dello stesso minore» sono sostituite dalle seguenti: «l'abitazione della persona interessata all'assunzione della prova»;

d) al comma 4-ter dell'articolo 498:

1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;

2) dopo le parole: «l'esame del minore vittima del reato» sono inserite le seguenti: «ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato».

Articolo 10.

(Modifica all'articolo 342-ter del codice civile).

1. All'articolo 342-ter, terzo comma, del codice civile, le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «un anno».

Articolo 11.

(Misure a sostegno delle vittime del reato di atti persecutori).

1. Le forze dell'ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall'articolo 7, hanno l'obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima. Le forze dell'ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta.

Articolo 12.

(Numero verde).

1. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità è istituito un numero verde nazionale a favore delle vittime degli atti persecutori, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, con la finalità di fornire, nei limiti di spesa di cui al comma 3 dell'articolo 13, un servizio di prima assistenza psicologica e giuridica da parte di personale dotato delle adeguate competenze, nonché di comunicare prontamente, nei casi di urgenza e su richiesta della persona offesa, alle forze dell'ordine competenti gli atti persecutori segnalati.

Articolo 12-bis.

(Norma di interpretazione autentica in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali)

1. Gli articoli 1 e 4 del testo unico di cui al decreto del Presidente

della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, si interpretano nel senso che le disposizioni ivi contenute non si applicano al personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, che rimangono disciplinate dai rispettivi ordinamenti, fino al complessivo riordino della materia.

Articolo 12-ter.

(Categorie dei dati da conservare di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109)

1. In considerazione delle esigenze di adeguamento all’evoluzione tecnologica che comportano diverse necessità di intervento sulle infrastrutture di rete degli operatori di comunicazioni elettroniche, le informazioni relative alle categorie dei dati da conservare di cui all’articolo

3 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109, relativi ai differenti casi di non risposta in «occupato» o «libero non risponde» o «non raggiungibile» o «occupato non raggiungibile» o altre fattispecie, sono rese disponibili dagli operatori di comunicazioni elettroniche nei tempi e con le modalità indicati nei commi 2 e 3.

2. Per le chiamate originate da rete mobile e terminate su rete mobile o fissa, i dati di cui al comma 1 devono essere resi disponibili dagli operatori di rete mobile a far data dal 31 dicembre 2009.

3. Per le chiamate originate da rete fissa e terminate su reti fisse o mobili, tenuto conto del processo in atto riguardante gli interventi di realizzazione e sviluppo delle reti di nuova generazione in tecnologia IP, le informazioni di cui al comma 1 relative alle chiamate senza risposta generate dai clienti collegati alle reti fisse in tecnologia IP sono rese disponibili dagli operatori di rete fissa gradualmente e compatibilmente con le caratteristiche tecniche delle reti di comunicazione

elettronica di nuova generazione degli operatori interessati e comunque non oltre il 31 dicembre 2010.

Capo III

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 13.

(Copertura finanziaria)

soppresso

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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 08:32:18, in Politica, linkato 1230 volte)
La procura di Roma non restituisce l'archivio.

Genchi si appella a Napolitano



21 aprile 2009 - di Antimafia 2000


Apprendiamo proprio ora che nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame la procura di Roma ha deciso deliberatamente che non restituirà l’archivio sottratto lo scorso 13 marzo a Gioacchino Genchi.

Il consulente delle procure ha invocato l’immediato intervento del capo della Stato, della Pg di Roma e della procura di Perugia. “Siamo in presenza – ha detto - di un atto di eversione giudiziaria di una gravità inaudita. Negli atti del sequestro vi sono infatti acquisizioni importantissime riguardanti gli stessi magistrati della procura di Roma che hanno eseguito il sequestro”.

E’ roba da matti. E da criminali. La procura di Roma, nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame che scagiona Gioacchino Genchi da tutte le accuse mosse contro di lui non vuole restituire l’archivio sottratto al consulente delle procure lo scorso 13 marzo. Nell’ambito di un’operazione di sequestro disposta dai procuratori Toro e Rossi ed eseguita dagli uomini del reparto tecnico del Ros di Roma, guidati  dal colonnello Pasquale Angelosanto.
Gioacchino Genchi, si legge in quelle carte firmate dal presidente estensore Francesco Taurisano – che proponiamo in forma integrale (SCARICA IN PDF 1 - 2) – ha agito correttamente, non ha violato la legge quando, nella veste di collaboratore dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, ha acquisito ed elaborato i tabulati telefonici relativi a utenze in uso a parlamentari ed esponenti dei servizi di sicurezza, né ha violato la privacy quando ha effettuato 2600 interrogazioni all’Anagrafe Tributaria utilizzando l’abilitazione del Comune di Mazara del Vallo. Non arrecando “nocumento” ad alcuno.
Ancora, scrive il riesame, “le attività di acquisizione, di elaborazione e di trattamento dei dati storicizzati nei tabulati attestanti il traffico telefonico non possono definirsi illecite”. Perché Genchi “non violò le guarentigie a tutela dei parlamentari interessati dalle acquisizioni dei tabulati di traffico telefonico”, agendo, “di volta in volta, in forza del decreto autorizzatorio emesso dal pm, comunicandogli ogni emergenza di conoscenza storica circa il coinvolgimento di membri del Parlamento come soggetti intestatari ovvero usuari di utenze di telefonia”.
In quanto al contestato profilo di illiceità nella condotta acquisitiva si legge che anche questo è inconsistente, così come non è rinvenibile illiceità “nell’esercizio delle funzioni di elaborazione e trattamento dei dati, legittimamente e lecitamente raccolti in forza dei provvedimenti del pm, funzioni legalmente dovute nella qualità di consulente tecnico”.
Stesso discorso per l’analisi delle utenze telefoniche intestate alla Presidenza del Consiglio, al ministero della Difesa, a quello dell’Interno e a una persona. Mentre la procura di Roma, secondo il tribunale del riesame, “non ha definito la specificità e la concretezza della violazione addebitabile al consulente tecnico, strutturante ‘il factum’ costituente il reato di abuso d’ufficio”.
In parole povere, Gioacchino Genchi, ha sempre agito “nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliare del pm De Magistris” anche per quanto concerne i tabulati di uomini dei servizi segreti. Per i quali non è “dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato”. Ma soprattutto “il tribunale non rinviene la norma di legge, ovvero di regolamento” che vieterebbe l’acquisizione di tabulati di uno 007.

La redazione di AntimafiaDuemila aderisce con piena convinzione alla richiesta di intervento di Gioacchino Genchi e se ne rende promotrice nella speranza che possa trionfare la Giustizia.


L'avvocato di Genchi: ''Nell'archivio del consulente le indagini sulla procura di Roma''

di Redazione - 21 aprile 2009
“Siamo oltre il porto delle nebbie”. 

Lo ha dichiarato Fabio Repici, avvocato di Gioacchino Genchi, in seguito alla decisione della procura di Roma di non restituire l’archivio del consulente nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame. “Oggi – ha spiegato il legale, la procura capitolina – ha fatto ammutinamento rispetto ai provvedimenti dei giudici che hanno decretato l’illegittimità totale dell’operato della stessa Procura. I reperti che la Procura di Roma sta mantenendo abusivamente in sequestro sono tutti di proprietà del dr. Gioacchino Genchi”. Per tale motivi oggi i pm romani “si sono resi responsabili, tra l’altro, dei reati di rifiuto di atti d’ufficio e di appropriazione indebita”. Tanto più che “nei supporti informatici trattenuti ci sono atti relativi a delicate indagini per le quali il dr. Genchi aveva ricevuto incarichi dall’Autorità giudiziaria. E ci sono perfino atti e intercettazioni che riguardano il procuratore aggiunto Toro: tra l’altro sue conversazioni nelle quali nel maggio 2006 concordava con altra persona, con insospettabili capacità profetiche, gli incarichi al ministero della giustizia presso l’appena nominato ministro Mastella e presso altri ministeri, riferendo anche gli incarichi graditi da altri magistrati romani, ivi compreso il dr. Nello Rossi. I magistrati della Procura di Salerno sono stati cacciati su due piedi dal Csm per aver emesso un provvedimento dichiarato legittimo dal competente Tribunale del riesame. Mi chiedo: cosa assicura ai magistrati romani l’impunità davanti al Csm ed al ministro della giustizia? Mi auguro – ha concluso - che la risposta non sia da rintracciare nel contenuto di quelle conversazioni”.


ARTICOLI CORRELATI:

- Doc. Tribunale del Riesame di Roma (formato word)

- Firma la petizione al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

- Genchi lancia un appello a Napolitano: ''Intervenga, rivoglio il mio archivio''

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23/08/2019 @ 3.10.00
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