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 rosso lacca ...... di Lunadicarta
 
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E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.Guai al mondo per gli scandali!

Gesù Cristo
"
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/09/2011 @ 19:15:41, in Politica, linkato 1453 volte)
CARCERI, PALMA: SERVONO NORME
PIÙ RIGIDE SU CUSTODIA CAUTELARE


Roma - Il ministro della Giustizia propone riforme condivise e dice no a indulto e amnistia. Poi annuncia un ddl sulle depenalizzazioni entro metà ottobre

Roma - “C'è la necessità di norme più rigide della custodia cautelare, norme che impongano al giudice di rispettare l'attuale dettato dell'articolo 275 del codice di procedura penale”. A sostenerlo il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma nella replica al dibattito al Senato sull'emergenza carceri. “Le esigenze di custodia cautelare devono guidare il giudice ma il giudice non deve essere guidato solo nel dare risposte all'opinione pubblica del momento” ha aggiunto denunciando nuovamente l'eccessivo ricorso alla custodia cautelare in carcere, colpevole, secondo il Guadasigilli, del sovraffollamento degli istituti penitenziari.

GIUDICI E PM VIOLANO COSTITUZIONE - "Quello che vi chiedo - ha detto rivolgendosi all'Aula di Palazzo Madama - è di porre in essere una normativa che impedisca ai giudici etici e ai pubblici ministeri di violare così fortemente la Costituzione", che "all'articolo 27 prevede la presunzione di non colpevolezza e che nella prima parte prevede in che modi eccezionali il cittadino possa essere privato della sua libertà personale". "E che cosa c'entra la custodia cautelare come risposta di giustizia?" ha incalzato.

ROAD MAP - Poi la risposta a chi ha parlato di una “inutile passerella” in occasione della visita fatta al carcere di Reggio Calabria: “Andare a vedere quali sono le condizioni logistiche delle strutture carcerarie, fare come ho fatto io, fermarmi a colloquio con oltre cento detenuti nell'ora d'aria senza personale di scorta che in qualche modo mi proteggesse: se questa è una passerella è una passerella che sono disposto a compiere ogni settimana” dato che è “assolutamente giusto e corretto” come ministro della Giustizia “ascoltare le lamentale e le critiche che ci possono venire dal mondo della sofferenza carceraria”. L'esponente dell'esecutivo ha parlato anche del piano carceri: "Entro il 2 novembre saranno pubblicati tutti i bandi di gara dei 19 nuovi padiglioni da costruire, il 2 dicembre scadrà invece il termine delle offerte, mentre il 4 gennaio prossimo inizieranno i lavori".

CORAGGIO DELLE RIFORME - Il Guardasigilli ha toccato anche il tema delle riforme: “Indipendentemente dalla durata di questa legislatura la via è quella delle riforme e se c'è coraggio, coerenza e quella condivisione chiesta anche dal presidente della Repubblica le possiamo fare non per il bene vostro o per il bene nostro ma per il bene della giustizia”. Ma no a indulto o amnistia: “Non credo che possano avere un esito diverso da quello che hanno sortito in precedenza”. E in particolare ha riferito: “Entro metà ottobre porterò in Consiglio dei ministri il disegno di legge sulle depenalizzazioni. Poi verrà in Parlamento e lì se ne stabiliranno i termini”.

TROPPO TEMPO PER PROCESSI CHE SI PRESCRIVONO - Quindi il passaggio sulla situazione della giustizia: “Se ci si dedicasse di più a quei processi che possono arrivare a sentenze in giudicato e non a quelli destinati a finire inevitabilmente in prescrizione, non sarebbero 170 mila quelli prescritti ogni anno".

http://www.ilvelino.it/agv/news/articolo.php?idArticolo=1439109&t=Carceri__Palma__Servono_norme_piu_rigide_su_custodia_cautelare
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Di Loredana Morandi (del 26/09/2011 @ 17:41:53, in Politica, linkato 1308 volte)

Beato Rosario Livatino, ora pro nobis... L.M.

Brunetta: stop certificati antimafia

Maroni: strumento indispensabile


ultimo aggiornamento: 26 settembre, ore 17:29
Roma - (Adnkronos/Ign) - Per il ministro della Pubblica amministrazione una delle chiavi per la crescita è "semplificare": Pd e Idv: "Ecco la soluzione del governo: meno legalità per tutti". Ma il ministro replica: "Non scompare il certificato, ma l'obbligo di presentazione". Poi però arriva l'altolà del Viminale.

Roma, 26 set. (Adnkronos/Ign) - "Semplificare ed eliminare i certificati inutili come il Durc e l'antimafia". Così il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta ha anticipato una delle misure contenute nel Dl Sviluppo.

Brunetta individua cosi' nella semplificazione e nella vendita di beni che non producono ricchezza le "vitamine" per la crescita e lo sviluppo rispondendo ai giornalisti a margine della premiazione 'Un logo per la pa digitale'.

"Perche' mai le imprese e le famiglie devono ancora fornire certificati alla pubblica amministrazione che li ha gia' in casa? Basta al Durc, basta ai certificati antimafia, basta ai pacchi di certificati che un archirtetto deve presentare se vuole partecipare a un concorso. Basta a tutto questo - afferma Brunetta -. Si possono fare tante riforme che non costano e producono crescita".

E poi. "Vendere, vendere, vendere tutto il capitale morto che purtroppo ancora insiste nel nostro paese, dagli asset pubblici, mobiliari e immobiliari, case, caserme. Vendere tutto quello che non serve e non e' strategico" dice il ministro. E spiega: "Vendiamo il patrimonio pubblico non produttore di ricchezza, pensiamo alle public utilities: luce, acqua, gas, trasporti, spazzatura, tutte quelle societa' che sono al 99% di proprieta' degli enti locali e che spesso sono inefficienti".

L'annuncio di Brunetta però solleva dure critiche dall'opposizione e non solo. Un altolà arriva anche dal Viminale, con il ministro dell'Interno, Roberto Maroni che avverte: "La certificazione antimafia non puo' essere modificata perche' e' uno strumento indispensabile per combattere la criminalita' organizzata e, in particolare per contrastare le infiltrazioni malavitose negli appalti pubblici''. ''Il governo, del resto -rimarca il titolare del Viminale- ha appena approvato il Codice delle leggi antimafia che ha riscritto la normativa sulla certificazione antimafia per renderla piu' efficace e rapida, venendo incontro anche alle richieste del mondo delle imprese''.

L'opposizione va all'attacco. ''Nel sacro fuoco della semplificazione amministrativa che, fin qui, ha soltanto complicato la vita a tutti, il ministro Brunetta vuole bruciare la certificazione antimafia per le imprese - afferma il vicepresidente dei deputati Pd, Michele Ventura -. Leggiamo sui giornali indiscrezioni che legano il rinnovato interesse per la crescita di questo governo al mai sopito amore per i condoni, tombali o no, che potrebbero trovare spazio tra le misure anti-crisi. Ecco le idee dell'esecutivo Berlusconi per la crescita: meno legalita' per tutti'' conclude l'esponente del Pd.

Sempre dal Partito Democratico interviene il senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione Antimafia, che parla di proposta "delirante". "Cosi' - afferma - si indebolirebbe ulteriormente il controllo di legalita' in un settore, quello degli appalti pubblici, che fa gola alle mafie''. Anche il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi punta il dito contro l'annuncio di Brunetta. "Via i certificati antimafia? Una proposta assurda e pericolosa che lascia senza parole. Questo governo e' sempre piu' sorprendente, in senso negativo naturalmente: e' capace di penalizzare i lavoratori e fare favori alla mafia. Siamo all'assurdo". "Tutti sanno che le mafie vanno combattute proprio a partire dai propri interessi economici ed eliminare i certificati antimafia e' un'assurda facilitazione alla malavita organizzata, oltre che un messaggio profondamente sbagliato. Sono davvero senza vergogna". Per il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, la proposta di Brunetta "e' scandalosa ma in linea con la decisione presa dal Pdl di salvare l'imputato per mafia Saverio Romano o di mantenere Nicola Cosentino come coordinatore regionale in Campania".

E don Luigi Ciotti, presidente di Libera, lancia l'allarme. ''Il certificato antimafia ha permesso, previa verifica, di bloccare gli interessi delle mafie negli appalti''. ''La scelta di indebolirlo -aggiunge don Ciotti- e di scaricare la questione sulla pubbliche amministrazioni ha il sapore di un anestetico che invece di snellire la procedura rischia di rendere tutto ancor piu' complicato con una moltiplicazione di lavoro per gli enti che gia' devono affrontare e combattere i tagli e le riduzione di servizi e personale''.

Brunetta replica alle polemiche spiegando che a scomparire non sarà il certificato antimafia ma l'obbligo per le imprese della sua presentazione. "Preso dal sacro fuoco della banalita' politica, il Partito Democratico non ha perso un solo minuto a riflettere su questa importante proposta di semplificazione - afferma il portavoce del ministro.

"Nei rapporti con la Pa, - spiega Vittorio Pezzuto - i certificati saranno infatti completamente eliminati e sostituiti sempre dalle autocertificazioni, mentre le certificazioni rilasciate dalla PA resteranno valide solo nei rapporti tra privati. Sui certificati da produrre ai soggetti privati sara' apposta, a pena di nullita', la dicitura 'Il presente certificato non puo' essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi'.

Alle amministrazioni e ai gestori di pubblici servizi verra' quindi lasciata solo la scelta fra acquisire d'ufficio le informazioni, i dati e documenti oppure accettare le autocertificazioni dei cittadini e delle imprese. Il ministro Brunetta ha precisato che questo varra' innanzitutto per il Durc (Documento Unico di Regolarita' Contributiva) e per le certificazioni antimafia: nulla sara' piu' richiesto al cittadino e si dovra' procedere sempre all'acquisizione d'ufficio".

Il portavoce di Brunetta replica anche al procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che pur non entrando nelle polemiche ha comunque espresso un certo scetticismo parlando di idee "campate in aria".

"Ricordiamo che l'iniziativa di semplificazione annunciata dal ministro Brunetta serve proprio a rendere cogenti per le amministrazioni quanto gia' previsto in tema di certificazione antimafia dall'articolo 4, comma 13 del decreto Sviluppo. La legge gia' prevede che siano le amministrazioni pubbliche a doversi procurare la certificazione antimafia, senza piu' usare come fattorini le imprese e i cittadini. Piu' chiaro di cosi'…".
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Di Loredana Morandi (del 26/09/2011 @ 08:30:20, in Politica, linkato 1247 volte)
Laudati, Pd chiede a Palma intervento su procura di Bari

Orlando presenta interrogazione alla Camera
 

E’ stata depositata l’interrogazione dei democratici a prima firma del responsabile Giustizia del Partito, Andrea Orlando che chiede al Ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma di utilizzare tutti gli strumenti messi a disposizione dalla legislazione vigente per verificare l’esistenza, presso la Procura di Bari, delle condizioni necessarie per il sereno svolgimento delle funzioni requirenti nonché la compatibilità del Dr. Antonio Laudati con la funzione dallo stesso attualmente svolta.

Roma, 22 settembre 2011

 

IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE

Per sapere: premesso che:

-  gli organi di stampa, in questi giorni, riportano gravissime e preoccupanti notizie riguardanti il Procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati;

-  stando a quanto riportano gli organi di stampa l’ex pubblico ministero Scelsi ha mosso accuse gravissime al procuratore Laudati. Accuse che gli muoverebbero anche altri magistrati e ufficiali della Guardia di finanza;

-  la competente procura di Lecce lo ha iscritto nel registro degli indagati per i reati di abuso d’ufficio,  favoreggiamento e tentata violenza privata ai danni del pubblico ministero Scelsi;

-  lo stesso Laudati, il 3 settembre, ha dichiarato: “: “Pur essendo assolutamente tranquillo per tutto quel che riguarda ogni singolo mio comportamento, ritengo che un Procuratore, se indagato, non possa continuare a svolgere il suo ruolo con la serenità e il dovuto prestigio che deve caratterizzare la sua funzione”;

-  mentre non si ha ancora notizia delle dimissioni del procuratore,  i sottoscritti interroganti nutrono sinceri dubbi sul sereno svolgimento della funzione requirente presso la Procura di Bari;

-  se non ritenga doveroso, per quanto espresso in premessa,  utilizzare gli strumenti messi a disposizione dalla legislazione vigente per verificare l’esistenza, presso la Procura di Bari, delle condizioni necessarie per il sereno svolgimento delle funzioni requirenti nonché la compatibilità del Dr. Antonio Laudati con la funzione dallo stesso attualmente svolta.
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Di Loredana Morandi (del 23/09/2011 @ 12:31:34, in Politica, linkato 1320 volte)

Milanese salvo per 3 voti, irritazione Berlusconi

Malumore Pdl per l'assenza di Tremonti in Aula


23 settembre, 08:27

di Marco Dell'Omo per ANSA

Salvo per una manciata di voti: Montecitorio ha evitato l'arresto all'ex collaboratore del ministro Tremonti con soli tre voti in più rispetto a quelli che servivano. I contrari all'arresto sono stati 312, la maggioranza richiesta era di 309. I favorevoli all'arresto si sono fermati a quota 305, che in realtà erano 306, perché il voto del vicesegretario del pd Enrico letta non è stato registrato per un errore tecnico. La maggioranza può tirare un sospiro di sollievo, ma la votazione non è stata facile: sono 7, secondo i tabulati delle votazioni, i franchi tiratori che hanno votato con le opposizioni per l'arresto. Il dato emerge analizzando le presenze dell'aula: l'opposizione schierava 299 deputati, mentre i sì all'arresto sono stati 306. I banchi della maggioranza, altro segno di disagio, non erano al completo. Mancavano otto deputati: sei del Pdl, uno della Lega, uno di Noi sud. E non tutti erano assenti giustificati. Lo era sicuramente Alfonso Papa, che è agli arresti a Poggioreale, mentre i ministri Giulio Tremonti e Franco Frattini erano in missione all'estero (ma Tremonti ha probabilmente deciso di non esserci per evitare imbarazzi). Gli altri tre assenti sono Pietro Franzoso, Giuseppe Angeli e Nicolò Cristaldi.

Nei banchi della Lega non c'era invece Alessandro Montagnoli, in quelli di Noi sud Antonio Gaglione. Due gli assenti nell'opposizione: l'Udc Antonio Merlo e l'esponente del Fli Mirko Tremaglia, da tempo molto malato. La differenza tra Marco Milanese (salvato) e Alfonso Papa (mandato in carcere) l'hanno fatta 19 deputati: quelli che il 20 luglio hanno votato per mandare in carcere Papa e che oggi si sono schierati per salvare Milanese. A luglio i deputati che votarono per negare l'arresto furono 293 (e non furono sufficienti perché i sì furono 319); oggi quelli che sono riusciti a salvare Milanese sono stati, 29 di più: con ogni probabilità i leghisti che l'altra volta decisero di scaricare Papa.

PDL INSORGE, VERGOGNA ASSENZA TREMONTI SU MILANESE
di Yasmin Inangiray
Doveva essere la giornata di Marco Milanese, il deputato del Pdl 'salvato' oggi dalla Camera che ha respinto la richiesta d'arresto avanzata dalla procura di Napoli ed invece a contendere la scena al parlamentare campano è Giulio Tremonti, ministro dell'Economia che aveva fatto di Milanese il suo braccio destro. La sedia vuota del titolare del Tesoro oggi a Montecitorio ha scatenato la rabbia di una parte del Pdl, probabilmente quella parte da tempo in confitto con gli 'atteggiamenti' del Professore. E non avrebbe lasciato indifferente nemmeno Silvio Berlusconi. In pubblico il premier ha glissato alle domande sull'assenza del ministro dell'Economia ma, dal tono e dall'espressione, non era difficile decifrare la rabbia. Che i rapporti tra il premier ed il titolare di via XX Settembre siano da molto tempo in uno stato di freddezza sembra ormai notizia vecchia, ma la crisi internazionale e le difficoltà in cui versa l'esecutivo avevano convinto entrambi ad una tregua . Anche se la decisione di Tremonti di partire per Washington per la riunione del fondo monetario internazionale questa mattina, disertando sia il Consiglio dei ministri in cui é stata approvata la nota di aggiornamento del documento di economia e finanza (Def), ma soprattutto la votazione della Camera su Milanese sembra aver rotto gli argini della tregua interna al partito. Un atteggiamento "immorale" è il giudizio di molti pidiellini che nei capannelli in Transatlantico non esitano a dare addosso al ministro del Tesoro. Non ha avuto il coraggio di metterci la faccia, è l'accusa anche di diversi leghisti. Molto dura il sottosegretario Daniela Santanché: "E' umanamente vergognoso che oggi Tremonti non fosse in Aula".

Raccontano che a rincarare la dose sarebbe stato lo stesso Milanese in un faccia a faccia con Berlusconi subito dopo la votazione. Il premier non avrebbe risparmiato commenti pesantissimi(pare anche delle barzellette piccanti con protagonista proprio il titolare del Tesoro), così come giudizi altrettanto negativi sarebbero arrivati dall'ex braccio destro. L'assenza di oggi però è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A lamentarsi con Berlusconi per l'atteggiamento poco collaborativo del titolare di via XX Settembre sarebbero stati nei giorni scorsi diversi ministri: E' sempre così - spiega un ministro - Berlusconi deve capire che Tremonti non cambierà mai. Ed è proprio il capo del governo ad essere chiamato in causa per risolvere il 'problema' Tremonti. Il ministro dell'Economia sarebbe stato il convitato di pietra nel vertice di maggioranza a palazzo Grazioli. La richiesta avanzata a Berlusconi è di assumere lui in prima persona la gestione della crisi: Tremonti ha troppo potere - sarebbe stato il ragionamento fatto al capo del governo - va ridimensionato. L'ipotesi avanzata da qualcuno è quella di un 'dimagrimento' delle deleghe del Tesoro. Strada però complicata da seguire vista la fragilità della maggioranza e l'impossibilità per il Cavaliere di poter gestire senza conseguenze, si ragiona in ambienti della maggioranza, un'eventuale crisi con il ministro dell'Economia.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/09/20/visualizza_new.html_701135441.html
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"Da qui a settembre un pacchetto di misure per affrontare l'emergenza carceri"

Intercettazioni, il ministro Nitto Palma:

"Si dovrà intervenire su talune anomalie"


Roma - (Adnkronos) - Il Guardasigilli in un'intervista al Tg5 dichiara di voler arrivare "un corretto bilanciamento tra l'uso dello strumento investigativo" e "le esigenze di riservatezza e di privatezza garantite dalla nostra Costituzione''. Per alleviare la tensione tra le toghe e il Palazzo punta al ''massimo del confronto e del dialogo possibile".

Roma, 1 ago. (Adnkronos) - Sulle intercettazioni telefoniche ''si dovrà intervenire''. Lo dice il Guardasigilli Francesco Nitto Palma, in un'intervista al vicedirettore del TG5, Andrea Pucci. ''Io conto, per quello che mi compete -spiega il ministro della Giustizia- di muovere il percorso legislativo delle proposte sulle intercettazioni che attualmente giacciono alla Camera, per cercare di intervenire su talune anomalie tra cui la trascrizione e la successiva pubblicazione di telefonate non particolarmente rilevanti. E tornare quindi a un corretto bilanciamento tra l'uso dello strumento investigativo e le esigenze di riservatezza e di privatezza che vengono garantite dalla nostra Costituzione''. Quanto al protagonismo di certe toghe che vanno a spettacolarizzare le loro inchieste, Nitto Palma sottolinea: ''Il protagonismo non giova alle carriere. Alle carriere giova l'efficienza dell'azione e la riservatezza''.

Per alleviare la tensione tra le toghe e il Palazzo, l'intenzione del Guardasigilli "è quella di avere il massimo del confronto e del dialogo possibile. Disponibile fin d'ora a cambiare idea se verrò convinto che sul piano tecnico le mie iniziative sono sbagliate. Il dialogo è però reciproco: io non sono sordo e non vorrei incontrarmi con dei sordi''. ''Al Presidente della Repubblica'' nell'incontro avuto oggi, ''ho chiesto il suo conforto -rimarca il ministro della Giustizia- per un'azione di governo che'' in una fase come questa ''non è certamente tra le più facili''.

In merito allo sciopero della fame e della sete del leader radicale Marco Pannella, per denunciare il degrado in cui versano le carceri italiane, il Guardasigilli, Francesco Nitto Palma commenta: ''Anche in questa occasione, Pannella indica alla responsabilità della politica un problema vero e importante''. E poi anticipa: ''Mi auguro che da qui a settembre -rimarca il titolare del dicastero di via Arenula- riusciremo a mettere in campo un pacchetto'' di misure ''che ci possa consentire per un verso di diminuire la popolazione carceraria e per altro verso di rendere realmente umane le condizioni di chi deve stare in carcere''.
 
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Di Loredana Morandi (del 02/08/2011 @ 10:51:33, in Politica, linkato 1505 volte)

Ci possiamo credere? L.M.

Napolitano rinuncia ad aumento stipendio, restituiti al Mef 15 mln


Roma - (Adnkronos) - In una nota il Quirinale comunica la rinuncia dell'adeguamento previsto per il capo dello Stato: lo stipendio resterà fermo fino alla scadenza del mandato. Le restituzioni si aggiungono così ai risparmi realizzati nel periodo 2006-2011 che ammontano complessivamente a 56.316.000 euro. Ministeri al Nord, scontro Lega-Colle

Roma, 30 lug. (Adnkronos) - ll Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha comunicato al ministro dell'Economia e delle finanze di rinunciare, dal corrente anno e fino alla scadenza del suo mandato, all'adeguamento all'indice dei prezzi al consumo - stabilito dalla legge 23 luglio 1985, n. 372 - dell'assegno attribuitogli dalla stessa legge ai sensi dell'art. 84 della Costituzione.

Il Segretario generale della Presidenza della Repubblica, riferisce il Qurinale in una nota pubblicata sul sito internet, ha sottoposto alla firma del Capo dello Stato i decreti per l'applicazione del contributo di solidarietà sulle pensioni e per la riforma delle pensioni di anzianità.

Si è così completata l'attuazione nell'ordinamento interno delle misure previste dalle manovre approvate con i decreti-legge n. 78 del 2010 e n. 98 del 2011 (riduzione del 5 e del 10% delle retribuzioni e delle pensioni per la parte eccedente 90.000 e 150.000 euro, blocco delle progressioni automatiche e riduzione delle spese per beni e servizi).

L'amministrazione del Quirinale provvederà conseguentemente a restituire al ministero dell'Economia e delle finanze la somma complessiva di euro 15.048.000 nel triennio 2011-2013, nonché 562.737 euro nell'anno 2014.

Le suindicate restituzioni, spiega ancora il Qurinale, si aggiungono ai risparmi realizzati nel periodo 2006-2011 - che ammontano complessivamente a 56.316.000 euro - per effetto dei provvedimenti di contenimento della spesa già adottati autonomamente nel medesimo periodo (blocco del turnover, soppressione del meccanismo di allineamento automatico delle retribuzioni a quelle del personale del Senato, congelamento fino al 2013 degli importi tabellari degli stipendi e delle pensioni, riduzione dei compensi per il personale comandato e distaccato e di numerose indennità, contenimento degli straordinari, riduzione delle ferie, aumento dell'orario di lavoro e riorganizzazione amministrativa interna).

Tali economie e aumenti di produttività, unitamente al contenimento dei pensionamenti anticipati per effetto della incisiva riforma delle pensioni di anzianità, hanno consentito grazie ai risparmi realizzati di bloccare fino al 2013 la dotazione a carico del bilancio dello Stato al valore nominale del 2008 a fronte di una inflazione che da allora ha già raggiunto il 6,6% sulla base dell'indice dei prezzi al consumo.

Infine il Presidente della Repubblica ha comunicato al ministro dell'Economia e delle finanze di rinunciare, dal corrente anno e fino alla scadenza del suo mandato, all'adeguamento all'indice dei prezzi al consumo - stabilito dalla legge 23 luglio 1985, n. 372 - dell'assegno attribuitogli dalla stessa legge ai sensi dell'art. 84 della Costituzione.
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Di Loredana Morandi (del 02/08/2011 @ 10:42:33, in Politica, linkato 1589 volte)

Il 'SISTEMA SESTO'


Trovati in casa di Penati
undicimila euro in contanti

Il ritrovamento di 66 banconote di grosso taglio durante una perquisizione della Guardia di finanza nell'appartamento dell'ex vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia. E tra i testi spunta un ex della Margherita 

di SANDRO DE RICCARDIS e EMILIO RANDACIO

MILANO - Sessantasei banconote in tutto. Diciassette da 500 euro, una da 100 e 48 da 50 euro, per un conto finale di 11 mila euro. Soldi ritrovati in tre distinte stanze dell'appartamento di Filippo Penati, lo scorso 20 luglio, dalla Guardia di finanza. Una cifra liquida considerevole, o un fatto normale per un esponente politico di primo piano? Al momento, l'unica cosa certa è che gli investigatori hanno etichettato il rinvenimento con la burocratica definizione di "perquisizione con esito positivo".

Le ricevute criptate  Le mazzette da record  L'architetto mediatore  Il 'sistema Sesto' fa tremare il Pd  L'INCHIESTA Fatture false e società off shore   LA SCHEDA Il più grande cantiere d'Europa

Tutte le banconote sono state fotocopiate e ora compaiono nei documenti allegati all'inchiesta dei pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, in cui Penati e altre 18 persone, risultano indagati per reati che, a vario titolo, li accusano di corruzione, concussione, turbativa d'asta, finanziamento illecito ai partiti.

Non solo. Nel corridoio dell'appartamento dell'ex vice presidente regionale del Pd, è stata sequestrata una "cartelletta azzurra" dal titolo "Trasporti Sesto" che, annotano i militari, "conteneva la rassegna stampa e i comunicati stampa inerenti la linea 712 Sesto-Cinisello e il contenzioso della Caronte srl". I documenti riguarderebbero, in sostanza, le prime denunce presentate nel giugno del 2010 dal direttore generale della Caronte, Piero Di Caterina, divenuto oggi il principale accusatore proprio di Penati.

È proprio da quelle denunce che Di Caterina adombrava, per la prima volta, il "Sistema Sesto" nell'assegnazione degli appalti pubblici. Nel blitz scattato il 20 luglio, nella casa di Penati sono stati annotati anche operazioni molto più normali. I militari hanno annotato come nel garage dell'esponente del Pd, fossero parcheggiate una "Bmw serie 5", intestata a una società finanziaria di San Donato Milanese, e una "moto di grossa cilindrata", di cui risulta proprietario lo stesso Penati.

Durante la perquisizione è stata rinvenuta anche una chiave di una cassetta di sicurezza di una banca milanese. I finanzieri, dopo aver ottenuto il via libera dal pm Mapelli, si sono recati nella filiale, ma il controllo "ha dato esito negativo". Non vi era, insomma, nulla di sospetto.

Tra le carte sequestrate dieci giorni nello studio di un altro indagato, l'architetto Renato Sarno, è spuntato anche un file intitolato "Documento finanziamento sig. Penati". Tra le altre carte anche cartelline colorate e denominate "287 Penati Rev.1 Rev.2", "287 Penati Di Martino Rev.1 aggiornamento Asl", "287 Penati Di Martino". Sarno, professionista molto quotato, sarebbe stato tra i finanziatori della campagna elettorale di Penati nel 2009.

Vanno intanto avanti le verifiche della Gdf alle dichiarazioni dei due "pentiti" dell'inchiesta che ha travolto il Pd di Sesto San Giovanni. Tra i testimoni convocati nella caserma milanese di via Filzi, ci sono diversi imprenditori che hanno ricostruito il clima in cui, nell'ex Stalingrado d'Italia, venivano assegnati appalti comunali. Tra i più ascoltati, come anticipato ieri dal Tg3, c'è anche Diego Botti, ex esponente locale della Margherita, imparentato con l'altro imprenditore diventato accusatore, Giuseppe Pasini. Il contenuto dei suoi verbali, al momento, è oscuro e non è ancora possibile sapere quanto le sue versioni mettano ulteriormente nei guai gli indagati.  
(02 agosto 2011)
http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/08/02/news/penati_contanti-19897541/
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E se lo dice Vietti ci può credere anche il governo... L.M.

Processo lungo, passa la fiducia al Senato.

Vietti (Csm): ''Direzione opposta all'Ue''

Roma - (Adnkronos) - 160 i voti a favore di Pdl, Lega e Coesione nazionale, 139 i contrari di Pd, Idv, Udc, Terzo polo. Protesta Italia dei valori: 'Ladri di giustizia'. Il ddl passa ora all'esame della Camera. La decisione del governo di porre la questione di fiducia. In aula anche il neo Guardasigilli Nitto Palma: non avrà effetto deflagrante. Frattini: buona legge, non va fermata se si applica anche al premier. Napolitano: politica appare debole

Roma, 29 lug. - (Adnkronos) - Il Senato ha approvato il ddl sul processo lungo sul quale il governo aveva posto la questione di fiducia.

Il provvedimento, che ora passa all'esame della Camera, ha ottenuto 160 voti a favore di Pdl, Lega e Coesione nazionale mentre 139 sono stati i voti contrati di Pd, Idv, Udc e Terzo polo.

Durante la mattinata non sono mancati momenti di tensione quando, durante l'intervento di Maurizio Gasparri, i senatori di Italia dei valori hanno inscenato una protesta, alzando dei fogli bianchi con la scritta: 'Ladri di giustizia', esponendoli anche in direzione della tribuna stampa. Immediatamente richiamati dal presidente del Senato Renato Schifani, i senatori dipietristi hanno dovuto cessare la contestazione quando sono intervenuti gli assistenti parlamentari che gli hanno tolto loro dalle mani i fogli 'incriminati'.

''Sul processo lungo si dicono tante inesattezze'', ha dichiarato dopo l'approvazione il neoministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma. ''C'è tanta discussione mediatica, ma non avrà nessun effetto deflagrante'', aggiunge.

Non bisogna fermare "una buona legge" solo perché fra i possibili destinatari vi è anche il presidente del Consiglio, ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini.

Per il senatore Luigi Li Gotti, capogruppo dell'Italia dei valori in commissione giustizia, "per garantire l'impunità al presidente del Consiglio, maggioranza e governo hanno deciso di varare un provvedimento pieno di gravi errori giuridici e devastante per il sistema penale''.

''Il Consiglio ha presentato una risoluzione con una propria valutazione ed ha accettato di non votarla su richiesta di alcuni componenti laici per consentire un migliore approfondimento, prendiamo atto che il governo non ha ritenuto di fare lo stesso''. Così il vicepresidente del Csm, Michele Vietti il quale ha poi ricordato che ''la proposta di parere del Csm è molto critica su questo provvedimento sotto il profilo delle sue ricadute sulla durata dei processi. Siamo tutti impegnati in modo prioritario ad accelerarli -ha concluso- anche per tenere il passo con l'Unione europea. Questo provvedimento va obiettivamente nella direzione opposta''.
 
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Di Loredana Morandi (del 29/07/2011 @ 19:29:30, in Politica, linkato 2008 volte)
il neo guardasigilli non parla dell'errore nel testo ...

Processo lungo/ Nitto Palma:

Non avrà effetti deflagranti


Roma, 29 lug. (TMNews) - "Si dà una rappresentazione di quelle norme lontana dalla realtà, ma gli effetti non saranno deflagranti". Lo afferma il neo ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, a proposito del ddl sul processo lungo approvato stamattina dal Senato con il voto di fiducia.

"I magistrati ritengono che quelle norme daranno luogo ad un disastro, per gli avvocati non cambia nulla. Sul processo lungo si dicono tante inesattezze", afferma il Guardasigilli ai microfoni de 'Ilfattoquotidiano.it'. Quanto alle 'speranze' riposte dall'Anm nel neo ministro per una correzione del ddl, Nitto Palma è secco: "Sul provvedimento è stata posta la fiducia...".

Il ministro aggiunge poi: "Bisogna allentare la tensione con i magistrati, tornare ad un confronto sereno, ad un dialogo costruttivo, e ribadisco che sono pronto fin da subito a sedermi al tavolo con i parlamentari dell'opposizione che si occupano di giustizia e con i magistrati dell'Anm".
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Di Loredana Morandi (del 27/07/2011 @ 17:45:57, in Politica, linkato 1415 volte)
Sciolto il nodo

Arriva il sì di Napolitano:

Palma sostituisce Alfano alla Giustizia

Roma - (Adnkronos) - Il premier da Napolitano per sottoporre una ristretta rosa di nomi per sostituire Angelino Alfano alla Giustizia. Il Guardasigilli ha scritto al Premier: ecco le mie dimissioni, ruolo incompatibile con segreteria del Pdl. E' in arrivo anche il nuovo ministro per le Politiche Comunitarie. La corsa al 'dopo Alfano'. Il presidente della Repubblica: ''Preoccupato per i ministeri al Nord''
Roma, 27 lug. (Adnkronos) - Silvio Berlusconi ha lasciato Palazzo Grazioli per raggiungere il Quirinale. Al Colle il premier sottoporrà al capo dello Stato Giorgio Napolitano il nome del nuovo ministro della Giustizia.

L'incontro non dovrebbe concludersi con la nomina del nuovo Guardasigilli. Il presidente del Consiglio, secondo quanto si è appreso, salirebbe al Colle per portare a Napolitano una ristretta rosa di nomi. Tra i candidati si fa il nome di Francesco Nitto Palma.

Tempi brevissimi, comunque, dopo il colloquio, per sciogliere il nodo. Un secondo appuntamento tra il presidente della Repubblica e Berlusconi potrebbe essere fissato già stasera, dopo i funerali del militare ucciso in Afghanistan oppure domani mattina.

Da parte sua il Guardasigilli uscente, Angelino Alfano, ha inviato al premier Silvio Berlusconi una lettera di dimissioni da ministro in cui spiega che la funzione di Guardasigilli è "incompatibile" con un "così rilevante incarico politico" come il ruolo di segretario del Pdl.

''Carissimo Presidente -si legge nella lettera di Alfano a Berlusconi-, a ragione dell'incarico di Segretario politico del Pdl, di recente conferitomi, rassegno le mie dimissioni dalla carica di Ministro della Giustizia, in considerazione della specificità e dei compiti che allo stesso sono riconosciuti dalla nostra Carta Costituzionale e che mi fanno ritenere tale funzione di Governo incompatibile con un cosi' rilevante incarico politico".

Prima di salire al Colle a palazzo Grazioli è giunto il sottosegretario all'Interno Francesco Nitto Palma, indicato a più riprese come futuro Guardasigilli. Nella residenza romana del premier si trovava anche il suo legale Niccolò Ghedini ed è rimasto anche lo stesso Alfano.

E' in arrivo anche il nuovo ministro per le Politiche Comunitarie. E' "imminentissima", ha assicurato il ministro degli Esteri, Franco Frattini.



SCHEDA Chi è Nitto Francesco Palma

Ex sostituto della procura di Roma, deputato nel 2001, il nuovo ministro della Giustizia ha preso parte in passato ai processi che hanno fatto la storia: dai Nar ad Aldo Moro fino a Gladio


Milano -  La sua nomina era praticamente scontata. E non ci sono state sorprese. Alle 17 il premier, Silvio Berlusconi, è salito al Colle per nominare appunto Nitto Francesco Palma nuovo Guardasigilli, che sostituirà Angelino Alfano, divenuto segretario politico del Pdl. Ma chi è il nuovo Guardasigilli?

L'attività politica Ex sostituto della Procura di Roma, ha intrapreso l'attività politica con l'adesione a Forza Italia. È stato eletto deputato nel 2001, come candidato della Casa delle Libertà nel collegio uninominale di Oderzo, nella circoscrizione Veneto II. Nella XIV Legislatura è stato presidente della Commissione Giurisdizionale per il Personale alla Camera dei deputati, membro della Commissione Affari Costituzionali e di quella sul fenomeno della criminalità organizzata. Nel 2006 è stato eletto al Senato della Repubblica per le liste di Forza Italia in Lombardia: è stato vice-presidente della Commissione Affari Costituzionali. Nel 2002 è stato promotore di un emendamento per dare l'immunità ai parlamentari: secondo la sua proposta, i processi a carico dei parlamentari sarebbero stati sospesi fino al termine del mandato. Nel 2008 è stato rieletto senatore come capolista del Popolo della Libertà in Calabria ed è stato nominato sottosegretario al Ministero dell'Interno nel Governo Berlusconi IV. Attualmente ha la delega al Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile.

La carriera di magistrato Nel 2006 è stato eletto al Senato e ha ricoperto l’incarico di sostituto procuratore nazionale antimafia, ed è stato vicecapo di gabinetto e direttore dell’ufficio Relazioni internazionali del ministero di Grazia e giustizia. Di lui i giornali ricordano la stretta amicizia con Cesare Previti ma anche quella con l’attuale presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Luca Palamara. Ex sostituto procuratore della Repubblica, pubblico ministero di lungo corso, Palma ha preso parte a processi che hanno fatto la storia del Paese, da Aldo Moro ai Nari, dal caso Gladio al "piano Solo" e ai giustizieri di Gheddafi. Ha preso inoltre parte a processi di criminalità organizzata (Pizza connection, Green ice, guerra di mafia a Reggio Calabria).

http://www.ilgiornale.it/interni/scheda_chi_e_nitto_francesco_palma/nitto-palma-giustizia-ministro-quirinale-berlusconi/27-07-2011/articolo-id=537143-page=0-comments=1

 

***

Guardasigilli ad personam

Chi è Nitto Palma, il probabile successore di Alfano.

di Fabio Chiusi


La storia politica di Nitto Palma, possibile successore di Angelino Alfano al ministero della Giustizia, è la storia di un monolito berlusconiano. Le agenzie, in oltre 10 anni tra i banchi del Parlamento, non hanno mai registrato una parola contraria a Silvio Berlusconi. Mai, da ex procuratore della Repubblica, si è sognato di prendere le distanze dalle bordate del Cavaliere sulle «toghe rosse» e la magistratura politicizzata, «metastasi» della democrazia.

LA TOGA CONTRO LE «TOGHE ROSSE». Anzi. Strenuo sostenitore dell'innocenza di Cesare Previti nel caso Imi-Sir/Lodo Mondadori, si è spinto fino a chiedere una commissione d'inchiesta sull'uso politico della magistratura e su Tangentopoli, per comprendere se fosse mirata «al perseguimento di obiettivi di natura politica o ideologica». Polemizzando con il «partito» degli Ingroia e degli Scarpinato, toghe politicizzate che vorrebbero poter «sciogliere perfino i governi nazionali» al tintinnare delle manette. O meglio, al «rumor di sciabole».

«VOGLIONO IL CADAVERE DI PREVITI». E con i magistrati di Milano e il loro «grande amore» per Berlusconi, vittima di persecuzione almeno quanto il suo avvocato, Cesare Previti. Per il quale «la sentenza di condanna era già scritta», ha affermato Palma, dopo essere stato trattato come un «omicida» dalla rossa Ilda Boccassini (aveva chiesto 22 anni di reclusione), ed essere divenuto oggetto di una campagna forcaiola da parte della sinistra che, argomenta il possibile Guardasigilli, ne voleva «il cadavere».

Sempre in missione, ma non per le leggi ad personam

Ma non serve scavare nel passato dell'ex magistrato per provarne l'inossidabile fedeltà a Silvio: è sufficiente scorrere i dati sulle sue presenze in Senato nell'attuale legislatura. I numeri parlano chiaro. In Aula Palma ha seduto solamente per il 14,45% delle votazioni. Le assenze, tuttavia, sono state limitatissime: il 7,62%. Il restante 77,93% delle volte il sottosegretario all'Interno è risultato «in missione». E quindi giustificato.

NORME PER SILVIO: LUI C'ERA. Eppure quando si tratta di salvare Berlusconi, per qualche miracolosa coincidenza, Palma era sempre tra i banchi di palazzo Madama a premere il bottone giusto. È successo il 22 luglio 2008 per il lodo Alfano. Ma anche il 20 gennaio 2010 per il processo breve. E due mesi più tardi, il 10 marzo, per il via libera al legittimo impedimento. Con la risibile percentuale dello 0,27% di voti ribelli, cioè in contrasto all'indicazione del partito, il Pdl, non è difficile intuirne l'esito.

Dall'immunità ai «bastioni di Orione»

Lavoratore silenzioso, Palma: 30 dichiarazioni in otto mesi, nel 2011. Nulla rispetto al diluvio di parole dei presenzialisti radio-televisivi mandati allo sbaraglio per difendere il capo. Eppure quando si è trovato alle corde per il ricambio in via Arenula, Silvio si è ricordato proprio del vecchio forzista, che tra le sue battaglie ricorrenti ha quella per la reintroduzione dell'immunità parlamentare.

RITIRATA IN STILE BLADE RUNNER. O meglio, per la sospensione dei procedimenti giudiziari contro i deputati fino al termine del mandato, con contestuale sospensione dei termini di prescrizione. Una sorta di lodo Alfano allargato, che Palma ha difeso contrattaccando: «Voglio capire se gli altri hanno buoni argomenti contro questa tesi. Invece l'unico argomento politico che viene avanzato è che così aiutiamo Berlusconi e Previti». Poco dopo avrebbe affermato esplicitamente che «l'unica soluzione» al conflitto politico-magistratura «in questo momento è sospendere il processo al premier». Ma solo dopo essere stato costretto dalle polemiche a ritirare l'emendamento per la reintroduzione dell'immunità con una frase presa in prestito a Blade Runner. E cioè «prima che le navi da guerra in fiamme arrivino davanti ai bastioni di Orione».

Gli anni da magistrato, tra lotta al terrorismo e Gladio

Sarebbe tuttavia riduttivo inquadrare la carriera di Palma nell'ambito del berlusconismo politico. Le consonanze iniziano ben prima, durante i suoi anni da magistrato. Classe 1950, romano, tra i sogni quello di ascoltare il 'Rigoletto' nel deserto, Palma ha infatti ricoperto il ruolo di sostituto procuratore della Repubblica di Roma fino al 1993 e più volte di sostituto procuratore nazionale Antimafia, tra la fine della prima Repubblica e l'inizio del millennio.

I PROCESSI A TERRORISTI E MAFIOSI. «Nella mia lunga carriera di magistrato», ebbe a dichiarare Palma, «ho svolto il ruolo di pubblico ministero, oltre che in molteplici processi di terrorismo (Nar 1, Moro ter, etc.), in importantissimi processi di criminalità organizzata (Pizza connection, Green ice, Nuova camorra organizzata, guerra di mafia a Reggio Calabria), ottenendo sempre la condanna dei vertici e degli affiliati della camorra, della 'ndrangheta e di cosa nostra».

GHEDDAFI, GLADIO E 'PIANO SOLO'. A completare il quadro il processo contro i «giustizieri» di Muammar Gheddafi, che non gli impedirà tuttavia di accettare gli stretti rapporti di amicizia tra il Colonnello e Berlusconi, e le archiviazioni per il caso Gladio, l'organizzazione paramilitare clandestina della Nato emersa solo nella seconda metà degli anni 80, e il 'piano Solo'. Insomma, l'interprete anche di una corrente conservatrice della magistratura che ben si sposava con il contesto che ha permesso l'ascesa del Cavaliere imprenditore. 

Indulto, amnistia, intercettazioni: Palma e la giustizia

Nel suo passato anche alcuni indizi per comprendere i possibili orientamenti da Guardasigilli. Favorevole a indulto e amnistia, contrario alle intercettazioni indirette se non per reati gravi, Palma ha negli anni della politica manifestato totale appoggio alle leggi ad personam per Berlusconi, tentando di accelerare il corso della ex-Cirielli e fungendo da capo-gabinetto del ministro Alfredo Biondi mentre architettava la cosiddetta «salva-ladri».


RADIARE I GIORNALISTI CHE SBAGLIANO. Tra le proposte, l'idea di radiare dall'albo i giornalisti che abbiano subito tre condanne. E un 'no', nel 2007, all'idea di dimezzare gli stipendi dei parlamentari. Perché «è un grave errore andare incontro alla demagogia dell'antipolitica».
Dal punto di vista giudiziario, invece, non risulta lambito da alcuna inchiesta. A parte la momentanea ipotesi, tra il 2008 e il 2009, di un coinvolgimento in un'inchiesta della procura di Torino riguardo falsi certificati medici per patenti di guida. Ipotesi subito caduta per stessa richiesta della procura di Latina, a cui i documenti erano stati trasferiti. Non è bastato per placare l'ira di Palma: «Si tratta dell'ennesima fuoriuscita di notizie a orologeria», ha attaccato a marzo 2010, «che però nel caso di specie è destinata, essendo un innegabile flop, a far capire agli italiani in quale società malata noi viviamo».

NESSUN TABÙ, TRANNE UNO. Una verve polemica che l'ex magistrato non ha esitato ad adoperare, nel corso degli anni, anche con presidenti della Repubblica come Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi. Con quest'ultimo, proprio per difendere una legge cucita addosso al Cavaliere: il lodo Maccanico.
E la costante ritorna. «In politica non esistono tabù», ha detto Palma, qualche tempo fa. Tranne uno. Berlusconi.

Martedì, 26 Luglio 2011

http://www.lettera43.it/politica/21913/ministro-ad-personam.htm
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