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 .. ventaglio ..... di Lunadicarta
 
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Tutte le verità passano tre fasi. Primo: vengono ridicolizzate. Secondo: subiscono una opposizione violenta. Terzo: vengono accettate come ovvie.

Arthur Schopenhauer
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 24/03/2009 @ 00:06:43, in Politica, linkato 1074 volte)

l'ex consulente informatico del Pm Luigi De Magistris

Genchi sospeso dalla polizia

Decisione cautelare dopo l'inchiesta della Procura di Roma per abuso d'ufficio e violazione della privacy

ROMA - Sospensione cautelare per Gioacchino Genchi. Il provvedimento è stato adottato dalla Polizia di Stato a seguito dell'inchiesta avviata dalla Procura di Roma sull'archivio telefonico che il consulente dell'ex pm Luigi De Magistris avrebbe messo a punto nell'ambito dell'inchiesta "Why not". Genchi è indagato per abuso d'ufficio e per violazione della privacy. Dopo la notifica del provvedimento, gli sono stati ritirati il tesserino, la pistola e le manette.

«SUBISCO IN SILENZIO» - «Mi sto solo difendendo - ha dichiarato Genchi all'Adnkronos. - Il senso dello Stato e il rispetto che ho per le istituzioni mi impongono di tacere e di subire in silenzio». Sul suo blog, Genchi aggiunge: «Confermo da cittadino e da poliziotto la mia assoluta stima e subordinazione al Capo della Polizia, il prefetto Antonio Manganelli, che ha adottato il provvedimento di sospensione. Mi difenderò nelle sedi istituzionali senza mai perdere la mia fiducia nella giustizia e nelle istituzioni».


23 marzo 2009


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Di Loredana Morandi (del 23/03/2009 @ 23:57:12, in Politica, linkato 1032 volte)
In replica al comunicato Anm.

Giustizia/ Dominioni: Dall'Anm l'ennesimo segno di protervia

di Apcom

"Astenersi dalle udienze non peggiorerà il settore"


Roma, 23 mar. (Apcom) - "L'affermazione dell'Anm secondo cui l'astensione dalle udienze proclamata dall'Ucpi per i giorni dal 30 marzo al 3 aprile sarebbe un 'contributo allo sfascio della giustizia' è niente di più che l'ennesimo segno di protervia, di insipienza politico-culturale e di corporativismo, tutti fattori che paralizzano intenzionalmente ogni aspirazione di vera riforma della giustizia". Lo afferma in una nota il presidente dei penalisti Oreste Dominioni.

"L'astensione degli avvocati nelle giornate per le quali è deliberata non avranno nessuna incidenza sullo sfascio in atto della giustizia: le udienze - afferma Dominioni - che saranno rinviate sarebbero state comunque destinate a rinvii o alla macina di una attività giudiziaria del tutto inconcludente." "L'Anm - attacca il presidente dei penalisti - si legga i dati concreti e non strumentalizzi per ragioni di bassa bottega. Capirà che questo 'sfascio' dipende dalle assurde pratiche giudiziarie che l'Anm difende con il più puro spirito oltranzista.

Non è più sostenibile che il vertice della magistratura associata, nell'ormai conclamato fallimento del suo immobilismo, giochi un ruolo esso sì di 'sfascio', senza la minima attenzione al rinnovamento di cui il sistema giustizia ha bisogno. Ancora una volta - prosegue Dominioni - i vertici dell'Anm si segnalano per la loro determinazione ostile alla riforma della giustizia".

"Quando poi i vertici dell'Anm asseriscono che le proposte riformatrici dell'Ucpi si limiterebbero alla separazione delle carriere, Csm, azione penale - conclude Dominioni - dimostrano una voluta o colpevole disinformazione rispetto all'impegno propositivo concreto dell'Ucpi su tutte le questioni oggi aperte, che vedono l'Anm assente o del tutto ambigua e contraddittoria".
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Di Loredana Morandi (del 23/03/2009 @ 13:29:32, in Politica, linkato 1176 volte)

IN 86 SPORTELLI COMUNALI DELLA CAPITALE E ALL'ANAGRAFE DI MILANO

Faccine per giudicare gli uffici pubblici

Parte a Roma il progetto «Mettiamoci la faccia»
Il ministro Brunetta: ma non sarà un grande fratello

ROMA - Faccia verde che ride per gioia. Faccia gialla seria per dubbi. Faccia rossa triste per rabbia. L'impiegato dell'ufficio comunale è stato gentile? Faccia verde. Maleducato? Faccia rossa. Dalle prossime settimane, i cittadini romani potranno esprimere così il loro gradimento sul servizio ottenuto all'ufficio comunale. In 86 sportelli del Comune di Roma partirà il progetto ideato dal ministero della Pubblica amministrazione «Mettiamoci la faccia».

TOUCH SCREEN - Il ministro Renato Brunetta lo ha presentato a Roma con il sindaco della Capitale Gianni Alemanno. Fuori dagli sportelli, il cittadino troverà dei monitor su cui compaiono le faccine colorate: si sceglie la preferita solo toccando lo schermo. «Vorrei una decorazione per il coraggio e lo sprezzo del pericolo - ha scherzato il sindaco - visto che abbiamo messo a disposizione dell'iniziativa ben 86 sportelli». «Dobbiamo fare uno sforzo - ha poi aggiunto - per fare entrare in contatto le esigenze degli uffici con quelle dei cittadini. Deve essere immediatamente visibile la capacità della tecnostruttura degli uffici comunali di dare risposte adeguate ai cittadini. Per gli amministratori è meglio conoscere quello che pensa la gente da queste macchinette che dalle urne elettorali».

GLI UFFICI - Si tratta di 23 uffici dell'anagrafe centrale Roma, 16 sportelli in municipio IX e 47 in municipi XII. Il progetto non riguarderà solo gli sportelli del Comune di Roma, ma anche quelli di altri comuni come l'Anagrafe di Milano, l'Enpals, l'Inps, l'Ipost, l'Aci, le Poste e le Cciaa.

BRUNETTA - «Siamo di fronte ad una piccola, grande rivoluzione culturale - ha sottolineato Brunetta -: vogliamo che la cultura della valutazione sia generalizzata. Vogliamo che da questa iniziativa parta una grande onda culturale. Non ci sarà un grande fratello centrale, ma una forma di controllo in forma sperimentale e volontaria per le pubbliche amministrazioni in senso stretto e per le public utilities». Il meccanismo delle «faccine», avverte Brunetta «non sarà un modo per criminalizzare l'impiegato dietro lo sportello» eppure i risultati delle votazioni dei «clienti» potranno essere «un criterio di premialità per i dipendenti».

Corriere Sera
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Di Loredana Morandi (del 17/03/2009 @ 11:30:47, in Politica, linkato 2432 volte)
Grande Notizia!!! Adesso sappiamo per chi votare alle europee.
L'unica pecca è che De Magistris ci serviva in Italia!



Oggi è giudice del Riesame a Napoli

De Magistris in politica con l'Idv di Di Pietro!

L'ex pm di Catanzaro si candida come indipendente per un seggio a Strasburgo: scelgo la politica con la P maiuscola. (omissis)

Roma, 17 mar. (Adnkronos/Ign) - L'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris (nella foto) sceglie la politica e si candida alle europee come indipendente nell'Italia dei Valori, insieme ad altri esponenti della società civile.

"La prima cosa in questo momento importante, per la mia storia personale e professionale, è la ragione per la quale ho scelto di impegnarmi in politica, la politica con la P maiuscola", spiega De Magistris, sul blog di Antonio Di Pietro. "Lascio un lavoro - aggiunge - al quale ho dedicato quindici anni della mia vita e che è stato il mio sogno, come ha detto qualcuno, la missione di questi anni. Ritengo che non mi sia stato consentito di esercitare le funzioni che amavo, in particolare quella di Pubblico ministero, che mi consentivano di investigare, di accertare i fatti, di fare quello che ho sempre sognato nella mia vita". "Cercherò di portare - annuncia - la mia esperienza personale, la mia passione civile e il mio amore per la giustizia e la mia attenzione ideale in quella che è la realtà principale in cui si possono modificare le cose, i fatti e anche la storia di un Paese, che è appunto la politica con la P maiuscola". "Sono contento del progetto che mi è stato proposto da Antonio Di Pietro e dall'Italia dei Valori e dell'impegno richiestomi dalla società civile - conclude -. E' l'impegno della società civile che entra in politica e che, quindi, vuole fare qualcosa di concreto. Un progetto che vorrà mettere le prime fondamenta, le prime basi nelle elezioni europee, ma che di certo punta ad una nuova politica in Italia".

Il magistrato, ex pm a Catanzaro, oggi giudice del Riesame a Napoli, ha depositato oggi al Csm la richiesta di aspettativa, che verrà esaminata nel pomeriggio dalla quarta Commissione; se non ci saranno intoppi la Commissione approverà la richiesta e domani stesso la delibera arriverà in plenum.

AdnKronos
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Di Loredana Morandi (del 16/03/2009 @ 06:20:11, in Politica, linkato 1095 volte)
2009-03-15 21:15

Intercettazioni: Berlusconi, le ridurremo a 10% rispetto a ora

di Anna Laura Bussa

ROMA - Con la riforma voluta dal governo le intercettazioni verranno ridotte al 10% rispetto ai livelli attuali. Ad assicurarlo e' il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo intervento al Forum di Confcommercio di Cernobbio. Poi, quasi a ribadire il concetto alla platea, il premier aggiunge: ''Chi di voi, alzando il telefono, e' sicuro di non essere intercettato? Non e' possibile che in una democrazia ci sia questo timore''.

 L'annuncio di Berlusconi fa andare su tutte le furie il leader dell'Idv Antonio Di Pietro: ''Se si ridurranno le intercettazioni al 10% - sbotta l'ex ministro - vorra' dire che i reati impuniti aumenteranno al 90%''. E dello stesso avviso e' anche il responsabile Giustizia del Pd Lanfranco Tenaglia secondo il quale e' sin troppo evidente che se si riduce drasticamente ''uno strumento di indagine cosi' importante'' aumenteranno in modo esponenziale ''reati e criminali''. In mattinata anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano aveva difeso con forza la riforma delle intercettazioni sostenendo che la legge ''si fara' per un motivo semplice'' e cioe' ''per spiegare ai magistrati cosa vuol dire assolutamente indispensabili''. Gia' con la legge attuale, infatti, l'ascolto delle conversazioni dovrebbe avvenire solo ''quando e' assolutamente indispensabile''. Ma cosi' non e' stato. Da qui la necessita' della riforma.

L'attuale sistema che regola le intercettazioni, interviene il presidente dell'Anm Luca Palamara, tanto ''vituperato e criticato'' in Italia, invece ''e' preso a modello da altri sistemi internazionali''. Come dimostrerebbe il fatto che in Inghilterra si starebbe mettendo a punto una proposta di legge sulle intercettazioni, in chiave anti-terrorismo, ispirata appunto al modello italiano. ''E' davvero assurdo - prosegue Tenaglia - che il centrodestra che parla tanto di sicurezza alla fine riduca cosi' drasticamente uno dei piu' importanti strumenti di indagine''.

Con la riforma targata Pdl-Lega, sottolinea il deputato, sara' sempre piu' difficile indagare su reati come violenza sessuale e rapine in villa. Tanto per fare un esempio. ''La verita'', e' invece la tesi di Di Pietro, ''e' che Berlusconi vuole evitare a tutti i costi che i suoi amici vengano intercettati. Cosi' sara' piu' difficile scoprire i suoi intrallazzi''. Per il centrosinistra, insomma, anche quella sulle intercettazioni sarebbe ''l'ennesima legge ad personam'' con l'aggravante, sottolineata da Di Pietro, che pero' ''vale per tutti''.

Molto piu' laconico, ma altrettanto duro, il commento del vicepresidente del gruppo dell'Udc alla Camera Michele Vietti: ''Ci sono cause anche buone che possono essere perse per colpa dell'avvocato. Questo mi pare il caso''. I centristi infatti guardano con favore al disegno di legge ora all'esame della Camera, ma non condividono il discorso di Berlusconi di oggi. ''Se le motivazioni per cui si deve fare la riforma sono queste - si lascia scappare Vietti - allora avremmo qualcosa da ridire''.


Ansa
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2009 @ 08:11:15, in Politica, linkato 1537 volte)
'Con Andreotti rapporti amichevoli''

Gelli: ''Farò causa ai magistrati per riavere i miei 8,5 milioni di dollari in Svizzera''


L'ex capo della P2 intervistato da Klaus Davi su 'YouTube': ''La somma che mi è stata sequestrata nel 1989 deve essere restituita ai piccoli azionisti''. Sul caso Calvi: ''E' stato suicidato. Girava voce che il Banco Ambrosiano avesse riciclato un po' di denaro''

ultimo aggiornamento: 02 marzo, ore 14:21
Roma, 2 mar. (Adnkronos) - Licio Gelli, gia' a capo della loggia P2, annuncia di voler fare causa per riavere 8,5 milioni di dollari sequestratigli nel 1989. Davanti alle telecamere del programma 'KlausCondicio', condotto da Klaus Davi, in onda su 'YouTube', ha detto: "Insieme all'Avvocato Lenzini intendo intentare una causa verso quei magistrati che nel 1989 ordinarono la spartizione del mio tesoro in Svizzera. La somma di 8 milioni e 500mila dollari che mi e' stata sequestrata deve essere restituita ai piccoli azionisti".

"Come si puo' seriamente sostenere che le somme oggetto di restituzione da parte delle autorita' svizzere fossero destinate soltanto alla liquidazione del Banco Ambrosiano? La terza sezione penale della corte, autrice di questa ordinanza, dimostra sia di non avere le idee chiare in materia di sequestro penale, sia, e questo e' piu' grave, di non conoscere i fatti", ha aggiunto Gelli sottolineando: "Ho sottoscritto all'Avvocato Lenzini che cedero' ai piccoli azionisti il 30-40% della somma che eventualmente mi verra' restituita".

In proposito Gelli lancia un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, come pure al presidente del Senato Renato Schifani, al presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini, al Consiglio Superiore della Magistratura e al governatore della Banca D'Italia Mario Draghi, ricordando che "questa lettera l'ho mandata il 28 ottobre 2008. L'hanno ricevuta tutti, ma ancora non ho avuto una risposta".

Parlando poi del cadavere del presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi, ritrovato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei Blackfriars (il ponte dei Frati Neri) a Londra, Gelli afferma: "La prima volta che il giudice mi chiese che cosa ne pensassi di Calvi, io risposi: penso che e' stato suicidato".

Alla domanda se sia stata la Banda della Magliana ad uccidere Calvi, Gelli risponde che "a quell'epoca era venuta fuori una voce che diceva che sembrava che il Banco Ambrosiano avesse riciclato un po' di denaro. Secondo questa voce, Rosoni era l'artefice di scambi al di fuori dal Banco Ambrosiano, poi quando arrivarono per richiedergli il denaro, prima hanno gambizzato lui e poi hanno eliminato Calvi".

Gelli commenta quindi le circostanze in cui avvenne la morte: "Ma poi perche' alle 7 di mattina a Londra non c'era piu' Carboni? Non c'erano piu' quelle due ragazze che si era portato dietro? Loro avevano in consegna Calvi e alle 7 della mattina presero l'aereo e se ne andarono via. E li' che la polizia e anche la magistratura non hanno voluto fare chiarezza. Perche' quando appresero che era stato suicidato, e sicuramente sapevano chi lo avesse suicidato, tagliarono la corda immediatamente, andando in Austria?".

Per quanto riguarda la P2, ''era tutt'altro che una societa' eversiva - dice - e' stata quella che ha ridato la forza, e non solo, all'istituzione massonica, ha aiutato anche il Governo quando ne ha avuto bisogno, perche' noi avevamo un potere notevole, anche all'estero. Tutti ci hanno chiesto sostegno" afferma Gelli, che ha tenuto a chiarire i suoi rapporti con Giulio Andreotti: "Andreotti non ha nulla a che fare con la mia organizzazione, niente di niente. Favori puo' darsi che me ne abbia chiesti, e che io glieli abbia fatti. Per esempio, mi chiese di poter parlare con il presidente argentino Pero' relativamente ai rapporti fra Italia e Argentina", sottolineando poi che "i rapporti erano buoni, perche' io l'ho conosciuto nel 1958. Erano rapporti amichevoli".

L'ex capo P2 riprende poi la vicenda di un'intervista a Francesco Pazienza, pubblicata il 30 gennaio 2009 in un articolo di Milena Gabanelli, nel quale l'ex faccendiere ha sostenuto di essere "stato il braccio destro, mandato dagli americani, per sostituire Licio Gelli alla guida della P2". "Quando e' uscito questo articolo - commenta Gelli - non conoscevo Pazienza. L'ho conosciuto dopo, perche' e' venuto lui a dirmi di avere sporto querela, perche' quello che e' stato estrapolato e scritto su 'La Repubblica' non era vero".

E sempre per un articolo del quotidiano, "non conosco la loggia Hiram. Non ne so nulla" commenta Gelli l'articolo del 6 novembre 2008 dal titolo 'Mafia e Massoni a Napoli, Gelli non risponde ai giudici'. "Ribadisco che il potere lo aveva solo la Loggia Massonica P2, che faceva assistenza, risolveva i problemi per tutta la comunione. Noi eravamo il braccio, l'ente operativo. Quelli che guidavano si rivolgevano a noi attraverso il Goi e il Goi ci mandava tutto il lavoro di assistenza" aggiunge Gelli, ribadendo il fatto che la P2 era una loggia operativa che ora non esiste piu', mentre le altre sono solo logge esoteriche.

"Puo' darsi che oggi ci siano delle logge non legate alla P2, ma sono tutte scollegate: si fanno la guerra tra di loro" ha affermato ancora Gelli, per il quale "ci sono tre comunioni in Italia: il Goi (il Grande Oriente d'Italia), Palazzo Vitelleschi, che e' Piazza del Gesu', e la Serenissima del Principe Paterno'. Le altre non contano per niente, nonostante queste tre si odino fra loro".

Poi, commentando le difficolta' e gli impedimenti che il sostituto procuratore Luigi De Magistris ha avuto nel portare avanti le sue indagini in questa regione, dice di voler entrare "nel merito dell'inchiesta del magistrato napoletano, ma e' chiaro - aggiunge Gelli - che in Calabria la penetrazione territoriale delle Logge e' forte". Nella Regione "la massoneria e' forte e puo' darsi che sia infiltrata un po' da tutte le parti, anche nella magistratura".

Infine, il capitolo Rai: "Bisogna rifarla quasi completamente tutta, perche' per educare bisogna dare degli esempi. E' venuto il momento". Lo afferma l'ex capo della loggia P2 Licio Gelli a 'Klauscondicio'. Rispondendo poi alla domanda se la sinistra abbia troppo potere in Rai, Gelli aggiunge: "La sinistra un po' di potere ce l'ha, perche' per il Consiglio di amministrazione e' sempre in ballo. Non c'e' nessuna serieta', non c'e' nessuno che comanda. Anche il presidente e il direttore generale non comandano nulla. Ogni partito ha mandato una pattuglia e tutte si scambiano favori tra di loro". Per Gelli "bisognerebbe abolire il cda, che e' inutile, e scegliere un amministratore delegato direttamente nominato da Silvio Berlusconi".

Poi aggiunge: "Bisogna vedere se (il premier, ndr) vorra' mettere in atto quello che e' il suo programma. Pero' vedo che ha tutti contro. In quell'azienda bisogna reintrodurre principi gerarchici", ovvero "bisogna applicare due regole: la meritocrazia e soprattutto la gerarchia. Ci deve essere una persona che sappia comandare, perche' gli altri devono obbedire, altrimenti si prendono e si cacciano. Tutti sono necessari ma nessuno e' indispensabile", quindi "il sindacato dei giornalisti Rai ad esempio, dovrebbe essere ridimensionato e direi che dovrebbe essere limitato a pochi, per fare degli interventi soltanto sostanziali".

AdnKronos
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2009 @ 08:04:19, in Politica, linkato 1625 volte)
02/03/2009

Giustizia: Nencini, la Costituzione fonte di libertà

Il presidente del Consiglio regionale è intervenuto di fronte a circa 300 studenti in apertura del convegno che si è tenuto nell’Aula bunker del tribunale di Firenze per parlare della Carta e del diritto del cittadino alla giustizia

Firenze – “Il titolo primo della Costituzione enuncia principi che dichiarano inammissibile ogni forma di sopruso e questo inno alla libertà dobbiamo tenercelo assolutamente caro”. Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale, Riccardo Nencini, di fronte a circa 300 studenti delle scuole superiori di Firenze intervenuti nell’aula bunker del tribunale per assistere al convegno “La Costituzione: il diritto del cittadino alla giustizia”.
L’incontro è stato organizzato dal Consiglio regionale della Toscana, dal Tribunale di Firenze e dall’associazione G.P.Meucci. Il tema è stato scelto nel contesto dei programmi di educazione civica delle scuole collegati soprattutto con l’approfondimento dei principi e dei valori della Costituzione. L’obiettivo è quello di avvicinare i giovani ai temi della giustizia in modo da approfondire la loro conoscenza e renderli consapevoli dei problemi, anche alla luce della discussione in corso sulla riforma. In platea erano presenti gli studenti di quattro istituti fiorentini, il Liceo “Rodolico”, l’Isis “Galilei”, l’Istituto “Russel Newton”, l’Itt “Marco Polo”. Al tavolo degli oratori, insieme con Nencini, c’erano il presidente del tribunale di Firenze Enrico Ognibene, il giudice di Cassazione Margherita Cassano, il difensore civico regionale Giorgio Morales, la senatrice Silvia Della Monica, l’onorevole Rosa De Pasquale, il direttore del carcere di Sollicciano, Oreste Cacurri, il rappresentante degll’ordine degli avvocati Giulio Conticelli e il presidente del Tribunale dei minori della Toscana Gianfranco Casciano.
Nencini, ricordando la recente fine delle celebrazioni per il 60° anniversario della Costituzione, ha sottolineato che in tutte le iniziative realizzate “il punto focale” emerso è stato che “la Carta non è un argomento noioso”, perché individua “principi e valori fondamentali che ispirano il nostro vivere quotidiano, che mettono in luce i diritti e i doveri di ognuno di noi e che sono, anche nelle cronche di oggi, estremamente attuali”. A questo proposito, senza entrare nel merito delle questioni, ha citato il dibattito sul diritto allo sciopero, il caso di Eluana Englaro e le questioni relative al titolo V della Costituzione, quelle che riguardano la sfera di competenze dello Stato e delle Regioni.
Parlando del tema della Giustizia, il presidente del Consiglio regionale ha affermato che “la Costituzione richiama la seprazione dei poteri” e sancisce che “l’amministrazione della giustizia è autonoma e indipendente”. Un traguardo che si è affermato dopo le epoche in cui la giustizia era invece assoggettata al potere religioso prima, e poi alla legge del sovrano.
Rispetto al dibattito attuale sulla necessità e l’opportunità di modificare il dettato della Carta costituzionale, Nencini ha centrato il suo intervento sul titolo I°, quello che sancisce diritti e doveri dei cittadini. “Questa parte è da modificare? Lo storico francese Renan ha scritto che quando una comunità diventa nazione è perché c’è un comune sentire che porta a riconoscersi in regole condivise. I primi 13 articoli della Carta, che i nostri padri costituenti misero a pilastro del nostro convivere civile e politico sono senz’altro ancora attuali”. Il presidente del Consiglio ha ricordato che forse la Costituzione non propone diritti che invece alcuni statuti regionali, come quello della Regione Toscana, propongono in maniera chiara come ad esempio l’affermazione della condanna di ogni forma di razzismo e xenofobia. “Ma anche se la Carta non lo prevede espressamente – ha detto – lo Statuto della Toscana si richiama chiaramente a principi contenuti nella Costituzione. E questo dimostra che la nostra Carta costituzionale resta di grande attualità”. (lm)

Parlamento Toscana
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Di Loredana Morandi (del 27/02/2009 @ 01:57:55, in Politica, linkato 1101 volte)

Il presidente della Camera pranza col Cavaliere: non possiamo approvarlo così
Alfano: "Modifiche al testo e subito dopo via al confronto con l'Udc"

Intercettazioni, stop di Fini e Bossi
"Il voto di fiducia sarebbe un errore"

di LIANA MILELLA

ROMA - Altolà di Fini e Bossi a Berlusconi. Niente fiducia sulle intercettazioni. Non solo: modifiche congrue per incassare, quando si andrà in aula martedì 10 marzo, il voto favorevole dell'Udc e spaccare l'opposizione. Pranzano assieme, secondo la nuova prassi dei martedì a Montecitorio dopo i lunedì ad Arcore con la Lega, il presidente della Camera con il presidente del Consiglio. Parlano (anche) di intercettazioni. Il leader di An si fa interprete del malcontento che serpeggia nelle file del Pdl contro un testo, il ddl Alfano ormai battezzato "anti-intercettazioni", che rischia di rendere impraticabile l'uso degli ascolti, di imbavagliare la stampa e mandarla in galera. Lo dice al Cavaliere: "Non possiamo approvarlo così. So che per te la questione è delicata, ma evitiamo di andare troppo oltre". Il premier ha la risposta pronta, soprattutto perché la cronaca gliela serve calda nel piatto: "Caro Gianfranco, avrai ben visto che oggi la procura di Roma ha cancellato quella vergogna delle accuse contro di me e Saccà. Le telefonate saranno distrutte, ma nel frattempo tutto il fango possibile è stato gettato. Questo provvedimento è l'occasione per dire basta".

E basta si dirà, ma alle condizioni di Gianfranco Fini. Che la sua emissaria Giulia Bongiorno, relatrice del provvedimento e presidente della commissione Giustizia, aveva già anticipato 24 ore prima in una lettera al presidente dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca. Maggiori garanzie per il diritto di cronaca con un'anticipata discovery degli atti (rispetto al black out fino al processo) che consenta di raccontare cosa avviene nei palazzi di giustizia e cosa fanno e come lavorano i pm. La soluzione: si può pubblicare, ma solo per riassunto, quindi senza verbali e intercettazioni, tutto quello su cui cade il segreto, cioè quando le carte vanno in mano agli avvocati. Niente da fare per l'emendamento Bergamini: resta il carcere da uno a tre anni per chi pubblica intercettazioni destinate alla distruzione. Si attenuano invece i "gravi indizi di colpevolezza" per ottenere gli ascolti che diventeranno o "sufficienti", o "rilevanti", o "oggettivi", comunque con una formula differente rispetto ai "gravi indizi" richiesti per una misura cautelare. È la linea su cui lavorava il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo.

Il timing della giornata - richiesta della procura di Roma sul caso premier-Saccà, colazione Fini-Berlusconi, uscita di Umberto Bossi contro la fiducia ("Sulle intercettazioni è sconsigliabile che il governo la metta"), trattative su come cambiare il testo, assemblea Pdl alla Camera - spiega l'esito finale. Il testo non è blindato, quindi le proteste si attenuano. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano lo sintetizza così: "Noi siamo l'esatto contrario del Pd, perché tra di noi c'è sostanziale unità. Molti dicono che il testo si può cambiare in meglio, ma poi dichiarano che comunque lo voteranno". E la fiducia? Alfano non la esclude: "È presto. Ci vogliono ancora più di dieci giorni. La questione adesso è un'altra. Riunire tecnici e politici (Bongiorno, Ghedini, Caliendo, ndr.). Sistemare il testo in modo da cercare una convergenza con l'Udc che è il nostro interlocutore privilegiato. Domani chiamerò Michele Vietti e parlerò con la Lega".

Restano gli interventi critici di deputati cui era stato raccomandato di non presentare emendamenti. Eccoli, in fila. Gaetano Pecorella vuole evitare "fumus di dubbia costituzionalità"; Angela Napoli non accetta "una legge che aiuta alla criminalità"; Manlio Contento vuole "attenuare i "gravi indizi""; Giancarlo Lehner chiede che "non si facciano errori politici contro i giornalisti". In contro tendenza Luigi Vitali che vuole tornare "al tetto dei 10 anni" e un'incompresa Deborah Bergamini che così si lagna dei suoi ex colleghi: "Distorcono il mio pensiero, non dicono che il carcere ci sarà solo per chi pubblica testi che il giudice ha ordinato di distruggere". Ma è un carcere che nessun giornalista può accettare.

(26 febbraio 2009)

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Giustizia Lo stop di Bossi e Fini al voto blindato. Meno divieti anche per i cronisti

Intercettazioni, niente fiducia
Alfano: cambieremo il testo

Mediazione sui «gravi indizi» per ridurre i limiti

ROMA — Il ddl Alfano sulle intercettazioni sarà cambiato in «due o tre punti». Lo ha annunciato il ministro della Giustizia, al termine di una riunione-fiume del Pdl alla Camera, finita con il proposito di concordare con Lega e Udc «migliorie» al testo. «Di fiducia non si è parlato» rassicura Alfano. Anche se l'ipotesi non sarebbe del tutto tramontata. Ma la valutazione è rinviata all'arrivo in aula. Due i punti del testo sicuramente da riscrivere: il divieto di intercettare i sospetti se non in «presenza di gravi indizi di colpevolezza», e il divieto di rivelare ogni notizia su arresti e inchieste fino alla loro chiusura.

I divieti restano. Nel primo caso, però, si pensa a una nuova formulazione che unisca «i gravi indizi di reato e i sufficienti indizi di colpevolezza». Nel secondo si ipotizza di «ampliare il diritto di cronaca» così: «Non appena la documentazione viene notificata alle parti si può pubblicare non il testo integrale ma un riassunto». Il terzo punto discusso è l'emendamento Bergamini: quello che prevede tre anni di arresto per i giornalisti che pubblicano intercettazioni destinate dai magistrati al macero. Come le telefonate Berlusconi-Saccà che ieri i pm romani hanno chiesto di distruggere. In nome di questo esempio il governo non vuole che l'emendamento si tocchi. Anche se An preme perché il carcere venga sostituito dalla radiazione dall'ordine dei giornalisti, misura ritenuta più dissuasiva. Gli «aggiustamenti» sono il frutto di un pranzo di chiarimento tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, nel quale il premier avrebbe acconsentito a modifiche «a patto di non stravolgere il ddl».

A Fini Berlusconi avrebbe detto che l'intento del governo «è evitare distorsioni, cancellare abusi e tutelare la privacy». Come quella, ha insistito, che sarebbe stata violata nei suoi colloqui con l'ex capo di Raifiction, Agostino Saccà. La mediazione è giunta al termine di una giornata altalenante. Prima la richiesta dei pm romani di distruggere le intercettazioni su favori e raccomandazioni a starlette. Poi il grave allarme del superprocuratore antimafia Piero Grasso sul «vulnus» che il ddl Alfano crea nel sistema delle indagini ostacolandole. E il suo interrogativo amaro: «Provenzano lo abbiamo preso piazzando le telecamere a Corleone. Lo avremmo preso se fossero state in vigore le nuove norme?». «Il ddl non crea alcun vulnus», si era affrettato a smentire Alfano ma crescevano i dubbi e gli inviti alla cautela. «Su argomenti come le intercettazioni è sconsigliabile la fiducia», aveva avvertito Umberto Bossi. Mentre l'Udc minacciava di non votare il testo. E l'opposizione chiedeva il ritiro del «regalo alla criminalità e alla mafia». Infine la mediazione.

Virginia Piccolillo
26 febbraio 2009

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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 14:36:27, in Politica, linkato 1127 volte)

Inchiesta Mastella: chiuse indagini ex ministro e altri 23

(ANSA) - NAPOLI, 25 FEB- Avviso di conclusione delle indagini dell'inchiesta in cui fu coinvolto l'allora ministro della Giustizia Mastella. Tra gli indagati, che sono complessivamente 24, figurano lo stesso Mastella e la moglie Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale della Campania. Nei confronti di Mastella vengono ipotizzati i reati di concorso in concussione e abuso di ufficio.Tra i capi di imputazione contestati a Mastella non compare piu' il reato di associazione per delinquere.

25 febbraio 2009
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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 04:17:43, in Politica, linkato 1092 volte)
In merito alle foto di Eluana mi sono già espressa. Gli Englaro sono anni che guadagnano diritti da quelle foto e, anche in punto di morte, han tutelato il loro diritto.  La  possibile divulgazione delle foto è ciò, che a mio avviso, ha indotto ad anticipare "la mano di Dio" ed il trapasso della giovane. E ogni altra responsabilità è a "La Quiete"..

La procura della Repubblica di Udine ipotizza il reato di inosservanza
del protocollo stabilito dal tribunale, che vietava la ripresa di immagini

Eluana, l'anestesista indagato
per le foto scattate nella clinica di Udine

Ma gli scatti, precisa il legale del medico, servono per testimoniare
proprio la stretta osservanza delle regole stabilite dalla Corte d'Appello

UDINE - L'anestesista Amato De Monte è indagato dalla procura della Repubblica di Udine in relazione ad alcune foto scattate ad Eluana Englaro durante la permanenza nella clinica 'La Quiete' di Udine, dove la donna è morta il 9 febbraio scorso. Nei riguardi di De Monte - riferisce il Messaggero Veneto - la Procura ipotizza il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'autorità.

A De Monte, che ha guidato l'equipe per l'attuazione del decreto della Corte di Appello di Milano che autorizzava l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione della donna in stato vegetativo persistente da 17 anni, i carabinieri hanno notificato un'informazione di garanzia emessa dalla Procura.

Secondo l'ipotesi degli investigatori, De Monte avrebbe scattato alcune fotografie a Eluana nonostante il divieto stabilito nel protocollo legale definito per l'attuazione del decreto dei giudici milanesi, che vietava l'uso di macchine fotografiche o apparecchi di ripresa nella stanza dove si trovava la donna.

Il legale di De Monte, Giuseppe Campeis, ha spiegato che le foto, di carattere clinico, sono state scattate per testimoniare l'attuazione del protocollo e che le regole sulla privacy sono state introdotte dalla famiglia Englaro nello stesso protocollo per tutelare la donna rispetto a terzi.

(25 febbraio 2009)
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