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 double ... by Parkes... di Lunadicarta
 
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Non cercare di seguire le orme dei savi di un tempo; cerca ciò che essi cercavano.

Basho
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/02/2009 @ 02:22:22, in Politica, linkato 1246 volte)
A Rimini il Salone della Giustizia: presentazione al Senato
 

Mercoledì 18 febbraio, in Sala Zuccari è stato presentato il primo Salone della Giustizia, che si svolgerà alla Fiera di Rimini dal 3 al 6 dicembre prossimo. La manifestazione è stata presentata dal Presidente della Commissione Giustizia, Filippo Berselli, alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e di rappresentanti delle forze dell'ordine, della magistratura e dell'avvocatura.
Il sen. Berselli ha definito il Salone «frutto di un lavoro iniziato da tempo con cui abbiamo voluto colmare un vuoto. Convegni sulla giustizia se ne fanno e se ne sono fatti tanti, anche troppi, considerati gli scarsi e deludenti risultati sinora raggiunti. Fiere per l'industria del settore e per la pubblica amministrazione ce ne sono in abbondanza. Ma un momento di dibattito pubblico giuridico-culturale, una sorta di Cernobbio del diritto su temi fortemente sentiti dai cittadini, che si coniugasse ad una importante realtà espositiva, un panorama delle atitvità, dell'intelligenza e delle innovazioni di tutte le imprese impegnate nel settore, certamente mancava. E' quindi con legittimo orgoglio che presentiamo questo 1° Salone nella certezza di poter dare un significativo contributo alla conoscenza del pianeta giustizia. Esso sarà, negli anni futuri, sempre a Rimini, un imprescindibile evento per coloro che operano ai vari livelli per una giustizia moderna davvero al servizio dei cittadini».
Anche il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha dichiarato di apprezzare questa iniziativa, in quanto il Salone sarà «luogo di scambio di esperienze, tecnologie, metodologie d'indagine che andranno a arappresentare un comune sapere a disposizione dell'investigatore».

Avvisatore
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Dalla newsletter del Ministero dell'Interno...

Immigrazione

13.02.2009

Maroni chiede massimi livelli di protezione per i minori extracomunitari non accompagnati che hanno fatto ingresso nel nostro Paese

Con una circolare invita i prefetti ad istituire nell’ambito dei Consigli territoriali per l’immigrazione una sezione dedicata ai minori per monitorare presenze, allontanamenti e standard qualitativi di accoglienza

I minori extracomunitari non accompagnati, che arrivano nel nostro Pese insieme al grande flusso dell’emigrazione, rappresentano per il ministro dell'Interno Maroni «uno dei più delicati aspetti del fenomeno migratorio».

Per assicurare loro ogni forma di tutela prevista dalla legislazione nazionale e internazionale, il Ministro ha inoltrato a tutti i prefetti d’Italia una circolare, in data 13 febbraio, in cui richiama l’attenzione sul fenomeno e sulla necessità di adottare, tramite i Consigli Territoriali per l’Immigrazione, tutte le misure ritenute opportune e, dove non è stata prevista, di istituire un’apposita sezione dedicata ai minori.

L’obiettivo è quello di monitorare costantemente le presenze dei giovani immigrati, gli eventuali allontanamenti dalle strutture che li ospitano e gli standard qualitativi dell’accoglienza, per scongiurare rischi di devianza e assicurare il pieno riconoscimento e l’attuazione dei loro diritti.

Nella circolare Maroni ricorda che il Comitato per i minori stranieri ha rilevato, dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2008, 7.797 minori non accompagnati, provenienti soprattutto dall'Africa settentrionale e dall'Africa occidentale con un trend generale in crescita costante.
Tale fenomeno ha interessato negli ultimi tempi soprattutto le coste siciliane e, in modo particolare, l’isola di Lampedusa e la provincia di Agrigento.

Ministero Interno

 
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Di Loredana Morandi (del 18/02/2009 @ 05:41:38, in Politica, linkato 1024 volte)
Il ddl ''distrugge la possibilitò di intercettare e limita fortemente lo strumento''

Intercettazioni, dal Csm 'no' a ddl. Mancino contesta le sanzioni ai giornalisti, la protesta di Fieg-Fnsi

Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura: ''Eccessiva sanzione penale ai giornalisti''. La Federazione degli Editori e quella della Stampa: gravissima limitazione del diritto di cronaca

ultimo aggiornamento: 17 febbraio, ore 21:26
Roma, 17 feb. (Adnkronos) - Il plenum del Csm ha approvato il parere negativo della VI Commissione sul ddl intercettazioni. Il ddl ''distrugge la possibilita' di intercettare e limita fortemente lo strumento'', ha affermato il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, per il quale ''la sanzione penale a carico dei giornalisti e' eccessiva e unilaterale, ai sensi dell'arti.21 della Costituzione''.

Durante il plenum per discutere il parere sul ddl intercettazioni, Mancino ha espresso grande preoccupazione sul ''divieto di pubblicazione''. ''Il venir meno del segreto e' opera unilaterale del giornalista o c'e' uno che ha concorso nella consumazione del reato con lui?''.

Da parte loro, Fieg e Fnsi si uniscono nel denunciare al Parlamento e al Paese la gravissima limitazione del diritto di cronaca prevista dal disegno di legge del ministro Alfano in materia di intercettazioni approvato ieri dalla Commissione giustizia della Camera. ''Le disposizioni in esso contenute - sottolineano in una nota congiunta la Federazione degli Editori e quella della Stampa - colpiscono duramente giornalisti ed editori, imponendo loro il silenzio totale sulle indagini e sui loro sviluppi, anche quando non sussiste il segreto istruttorio. L'effetto e' quello di impedire ai cittadini e all'opinione pubblica di conoscere fatti rilevanti della vita pubblica quali appunto le notizie sugli atti di indagine, non segreti. Se il disegno di legge dovesse essere approvato dal Parlamento, il divieto duramente sanzionato costituirebbe una autentica 'pietra tombale' della cronaca giudiziaria''.
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Di Loredana Morandi (del 16/02/2009 @ 13:13:51, in Politica, linkato 1099 volte)

Se il berla non sta attento e dopo Fini il suo elettorato voterà Rifondazione ...

E Su facebook è un proliferare di gruppi contro l'ex guardasigilli

Mastella, rivolta sul sito di Forza Italia
«Non vogliamo voltagabbana nel Pdl»

Militanti e simpatizzanti del Popolo delle libertà su «Spazio Azzurro»: «Se Clemente resta voteremo Lega»

La notizia della sua candidatura, alle europee e col Pdl, è di appena due giorni fa. Eppure il ritorno di Clemente Mastella ha già suscitato diversi malumori. Almeno tra gli internauti. Su Facebook è tutto un proliferare di gruppi (dal numero esiguo di iscritti, a dire il vero) contrari al binomio Mastella-Pdl: quello più numeroso (una quarantina di membri circa) si chiama «Non vogliamo Mastella nel Pdl». Ma ci sono anche «Se Mastella non esce dal PDL....esco io!» e «Mastella alle Europee col PDL: Ecco i meritati 33 denari (30 + 3 di IVA)!!». Più che i gruppi su Facebook, però, sorprende la vera e propria rivolta del popolo azzurro sul sito di Forza Italia. Nello "Spazio Azzurro", la pagina Web che raccoglie sfoghi, complimenti, critiche o semplicemente osservazioni di militanti e simpatizzanti del partito fondato da Silvio Berlusconi, è dura la reazione di molti sostenitori del Pdl alla candidatura dell'ex Guardasigilli. Una bocciatura quasi unanime quella di quanti scrivono su "Spazio Azzurro" di Mastella, apostrofato come un "voltagabbana". Come su Facebook, anche sul sito di Forza Italia c'è chi minaccia di abbandonare il Pdl e di votare Lega. Minacce e anche suppliche: «Annullate la candidatura di Mastella, vi prego». Si firma "Ceppalone" uno degli arrabbiati azzurri: «Benvenuto a Mastella nel Pdl! Ci voleva un volto nuovo e pulito da proporre al Parlamento europeo! Ma cribbio...».

«ORA BASTA» - «Pensate - domande un altro sostenitore azzurro - che gli elettori del Pdl siano così smemorati da aver dimenticato chi è Mastella? Idioti! No a Mastella nel Pdl», insorge "Alkampfer", secondo il quale «candidare Mastella nel Pdl è una vaccata immane! Un grave errore». E un altro elettore di centrodestra si fa portavoce di quanti invocano un ripensamento: «Siamo un gruppo di simpatizzanti di Forza Italia, siamo rimasti allibiti quando abbiamo appreso della candidatura di Mastella per il Pdl: vi preghiamo con forza di annullarla». Per "Molder" la misura è colma: «Prima Capezzone e Dini, ora Mastella. Noi portiamo acqua al Partito e Voi gli regalate le poltrone. Basta: io mi fermo qui».

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Di Loredana Morandi (del 16/02/2009 @ 12:48:41, in Politica, linkato 1149 volte)
Io sono, per una volta, in disaccordo con la CEI. In Italia i problemi veri sono: i pedofili di 30 anni e gli stupratori di 15. Poi ci sono i rumeni e gli altri extracomunitari, ma devo aver già detto che qualcosa è cambiato nella gestione delle donne da marciapiede. E cmq che i rumeni siano bestie, lo posso testimoniare io stessa perché ho visto con i miei occhi le condizioni della vecchietta numero X alla ennesima potenza (nel mio quartiere, ha più di 80 anni ed è paralitica sulla sedia a rotelle) picchiata e derubata dalla badante e dal partner rumeno.

16/2/2009


Severi ma giusti
   
MARCELLO SORGI

Dopo quel che è accaduto tra sabato e domenica in tre grandi città come Roma, Milano e Bologna, il governo ha fatto bene a dare un’accelerata in materia di stupri. Il decreto annunciato ieri e messo all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri dovrebbe servire ad anticipare parte delle misure anticriminalità già approvate in Senato, a cominciare dal blocco delle scarcerazioni per i violentatori.

E ciò non solo perché in almeno una delle tre violenze, a Bologna, il responsabile - un immigrato tunisino di 33 anni - era già stato arrestato e liberato due volte in dieci mesi, malgrado si fosse macchiato di reati gravi come lo spaccio di droga. Ma anche perché, dall’inizio dell’anno, in altri due casi i colpevoli, anche se non tutti, sono stati subito rispediti a casa agli arresti domiciliari. Di qui a una piena libertà, troppo spesso, si sa, il passo è breve. E ancor più corto, purtroppo, quello tra la libertà e il ritorno alla delinquenza.

Non a caso, a caldo, su un punto le reazioni dei due sindaci di Roma e Bologna, pur provenienti da schieramenti politici opposti, sono state coincidenti. Alemanno ha chiesto alla magistratura «di dare segnali forti». E Cofferati s’è lamentato che i giudici non siano in grado «di assicurare la certezza della pena».

Questo, e non altro, chiedono i parenti delle vittime. Non riescono a spiegarsi come mai, mentre ancora le loro figlie giacciono in un lettino d’ospedale, o cercano faticosamente, con l’ausilio di uno psicologo, di ricostruire le loro terribili esperienze, gli arrestati possano tornare liberi, o semiliberi, dopo solo un paio di notti passate in cella.

In genere, a queste obiezioni, i magistrati rispondono che è la legge a consentirlo, e che perfino un violentatore, se confessa o collabora positivamente alle indagini, ha diritto di attendere il processo fuori del carcere o a piede libero. Se non c’è pericolo di fuga o di inquinamento delle prove, dice appunto la legge, l’arrestato può essere rimesso in libertà.

Tali interpretazioni delle norme non tengono conto dell’emergenza rappresentata dagli stupri che ormai si verificano tutti i giorni, e dall’allarme sociale che determinano tra i cittadini. Certe cose i giudici non vogliono sentirsele dire. Tra loro c’è anche chi pensa - non a torto, in qualche caso - che se i politici evitassero di scontrarsi quotidianamente, contendendosi i voti, sulla sicurezza, anche le preoccupazioni dei cittadini diminuirebbero.

Ma, a questo punto, non si tratta solo di preoccupazioni. A Roma, sia nel caso dello stupro della notte di Capodanno (violentatore preso e già scarcerato), sia in quello dei due morosi quindicenni aggrediti alle sette di sera nel quartiere molto affollato della Caffarella, i genitori delle vittime hanno minacciato di farsi giustizia da soli. Si dirà che, in certi momenti, la rabbia e il dolore fanno pure straparlare. Ed è vero. Ma se il padre, o la madre, di una ragazza stuprata vuole una pena severa per chi ha violato la figlia, non straparla: chiede una cosa giusta.

È possibile che anche queste considerazioni siano alla base dell’accelerata decisa dal governo. Ma proprio perché il decreto è ancora in gestazione, e non è dato sapere quante delle norme uscite dal Senato vi saranno inserite, senza nulla togliere all’urgenza dell’intervento, forse c’è ancora tempo per riflettere e selezionare meglio le misure da far partire nell’immediato. Bene, appunto, il blocco delle scarcerazioni per gli stupratori. E bene, se si realizzerà, l’incremento degli organici delle forze dell’ordine, in controtendenza con i tagli che anche in questo delicato settore sono stati imposti dalla situazione dei conti pubblici. Se invece, com’è prevedibile, l’aumento del numero di poliziotti e carabinieri dovesse rivelarsi più difficile da realizzare, si potrebbe decidere di richiamare quelli destinati all’estero in missioni di pace, e sostituiti sulle strade delle metropoli da soldati meno adatti e meno addestrati per compiti di sicurezza.

Sarebbe opportuno, poi, che davanti a decisioni del genere l’opposizione rinunciasse alle polemiche e favorisse l’iter parlamentare dei provvedimenti. Nello stesso senso, per agevolare un confronto meno teso nelle aule della Camera e del Senato, potrebbe muoversi il governo. Una delle misure che dividono di più riguarda le ronde di liberi cittadini che, sia pure senza armi, e autorizzati dai sindaci, dovrebbero affiancare le forze di polizia nei pattugliamenti notturni delle strade. In un momento di così grave tensione, con la gente che minaccia vendetta in mancanza di giustizia, i rischi di una svolta come questa potrebbero rivelarsi superiori agli eventuali vantaggi.

Proprio perché siamo di fronte a un’emergenza, che colpisce in misura eguale città amministrate dalla destra e dalla sinistra, non sarebbe male agire severamente, ma con freddezza. Separando le azioni utili da quelle destinate a venire incontro alle emozioni più diffuse, la politica dalla propaganda, gli annunci dagli interventi concreti. E cercando, soprattutto, di non alimentare illusioni: perché la guerra contro la criminalità e per una maggiore sicurezza sarà lunga. Molto più lunga di quel che ci si può aspettare.

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 15/02/2009 @ 12:04:11, in Politica, linkato 1169 volte)
Sono convinta che le "ronde di quartiere" non sono la soluzione ottimale, ma temo che inoltre sia cambiato qualcosa nella gestione della prostituzione da marciapiede da e per gli extracomunitari. E se questo è vero, quanta violenza hanno subito le donne ridotte in stato di schiavitù?
Ai giovani italiani ancor prima della punizione è necessario dare una educazione, anche e purtroppo ricorrendo a forme di censura visibili della Rete.
Appena ho un attimo di tempo mi pronuncerò sul caso della maglietta di Amanda in tribunale, sulla pornografia nel computer dello Stasi e lo farò con dati veri alla mano sul target della attuale popolazione giovanile.

2009-02-15 19:03

NUOVE VIOLENZE SESSUALI, MISURE ANTISTUPRO IN CDM

ROMA - Una ragazzina di quattordici anni violentata in un parco a Roma, una boliviana stuprata a Milano. E ieri un'altra violenza sessuale si una adolescente a Bologna, non lontano da casa. Dopo questi ultimi fatti di cronaca e brutale violenza, e tra le polemiche sulla sicurezza, il governo ha deciso di anticipare al prossimo consiglio dei ministri alcune delle misure contenute nel disegno di legge Sicurezza, approvato dal Senato. Intanto, sul fronte delle indagini, spunta un identikit per lo stupro avvenuto nella capitale.
 
NELLE NUOVE MISURE VOLONTARI SU TERRITORIO  - I sindaci potranno decidere di utilizzare volontari, non armati, per il controllo del territorio. Il provvedimento che approdera' sul tavolo dei ministri, probabilmente un decreto legge, prevede, tra l'altro, oltre all'esclusione della possibilità di arresti domiciliari per chi è accusato di stupro, il gratuito patrocinio per le vittime di violenza, l'aumento degli organici delle forze dell'ordine, in particolare la Polizia, compatibilmente con le disponibilità finanziarie.

GIOVANE SUDAMERICANA STUPRATA A MILANO - Una studentessa boliviana di 21 anni ha subito una violenza sessuale, la scorsa notte, attorno alle 4, da parte di un uomo, che ha descritto come nordafricano. La vittima è studentessa, regolare in Italia. Secondo il suo racconto, la scorsa notte era andata, insieme ad un amico, ai 'Magazzini Generali', in una zona non lontana dall'Università Bocconi. Si erano uniti ad altri conoscenti. Intorno alle 3.30, alcuni del gruppo sono usciti dalla discoteca e la giovane ha preceduto l'amico attendendolo accanto all'auto di lui per essere riaccompagnata a casa. A quel punto - secondo il suo racconto - le si è avvicinata un'auto di media cilindrata, dalla quale è sceso un uomo, descritto appunto come nordafricano, che l'ha indotta a forza a salire, allontanandosi velocemente verso la zona est della città. La violenza, secondo la giovane, si sarebbe consumata a bordo della stessa auto, in un parcheggio prossimo al Parco Forlanini, quindi ad una certa distanza dai 'Magazzini Generali'. La giovane ha detto che, dopo lo stupro, ha convinto il suo aggressore a fermarsi ad un chiosco notturno di cibi e bevande. Mentre lui scendeva, ha chiamato un'amica al cellulare ("mi hanno violentata, manda qualcuno") poi è scesa a sua volta. L'uomo se ne è accorto, ha intuito che era stato dato l'allarme ed è fuggito prima dell'arrivo dei carabinieri.

ROMA: RAGAZZINI ASCOLTATI, C'E'UN IDENTIKIT
Sono stati ascoltati per quasi tutto il pomeriggio dagli investigatori della squadra mobile di Roma i due ragazzini di 14 e 16 anni, lui aggredito e lei violentata ieri sera nel parco della Caffarella. I due ragazzi insieme alle famiglie hanno trascorso diverse ore negli uffici della polizia cercando di far riaffiorare ricordi "mirati e selettivi" che possano servire da adesso in poi a dare impulso alle indagini. E sembra ormai definitivamente pronto l'identikit dei due uomini, stranieri dell'est Europa che ieri sera hanno trascinato, dopo averli minacciati, i due ragazzini in un luogo buio ed impervio nel parco della Caffarella. All'ultima stesura dell'identikit dei due gli psicologi e la polizia scientifica hanno lavorato per ore insieme alla 14enne e al suo fidanzato. Ad uno dei due aggressori, con grandi sforzi, i due ragazzini hanno tentato di dare un volto: lo hanno descritto scuro e con i capelli lunghi.

ALEMANNO: DARE SEGNALI FORTI - "E' un fatto gravissimo quello avvenuto ieri a Roma. Mi auguro che gli inquirenti trovino i responsabili dello stupro della Caffarella e che, una volta presi, restino in carcere". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al rientro dal viaggio della memoria in ricordo delle vittime delle foibe e prima di recarsi nel quartiere della capitale dove è avvenuta l'aggressione nei confronti della giovane coppia. "Bisogna dare segnali forti rispetto a questi reati di fortissimo allarme sociale", ha aggiunto Alemanno.

ROMA, DA DOMANI SGOMBERI CAMPI ABUSIVI - Per quanto riguarda la polemica sui campi rom, che secondo il segretario nazionale della Destra Francesco Storace, andrebbero chiusi, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha replicato che "i campi rom vanno fortemente regolamentati. Ce ne sono pochi a norma. Bisogna uscire dalla zona grigia fra legalità e illegalità. Da domani cominceranno gli sgomberi di molte baraccopoli abusive. L'obiettivo è avere pochi campi regolari e ben controllati in modo tale che la gente non abbia paura". Il sindaco ha poi parlato anche dei controlli che, ha detto, "bisogna intensificare, anche se l' area dove è avvenuto lo stupro era di confine rispetto al parco della Caffarella. Tutte le aree di confine fra città e parchi, aree verdi e aree agricole sono le aree più difficili. Questa difficoltà - ha detto ancora - viene poi aumentata dalla diffusione di persone senza fissa dimora, di disperati , gente che non ha una collocazione sociale precisa. Questo, ovviamente, diventa fattore di insicurezza. Nessuno - ha poi precisato Alemanno - vuole criminalizzare questo o quel gruppo etnico. Dobbiamo però intervenire su queste condizioni di degrado, perché dal degrado nasce l'insicurezza".

IL RAGAZZO: CI HANNO DETTO CHE ERANO ARMATI
"Ci hanno detto che erano armati, che avevano una pistola e che dovevamo seguirli altrimenti ci uccidevano". Così il ragazzo di 16 anni aggredito insieme alla sua fidanzatina di 14, poi violentata da due stranieri a Roma, ha raccontato le fasi iniziali dell'aggressione e poi della violenza subita nel parco della Caffarella. Il ragazzo, ha raccontato, in lacrime e fortemente sconvolto, alla polizia di aver pensato che i due stranieri volessero rapinarlo. Per questo motivo avrebbe detto di avere pochi euro ed un cellulare. Poi una volta arrivati in una delle zone più buie del parco è stato l'inferno. Il ragazzo è stato picchiato e tenuto fermo mentre a turno i due stranieri violentavano la sua fidanzatina. Da ieri sera i due ragazzi sono assistiti da una psicologa della polizia di Stato.

RESIDENTI: PRONTI ALLE RONDE
Stanno pensando a ronde notturne i residenti del quartiere dove si trova il parco della Caffarella. Stamani, un gruppo di uomini si è ritrovato davanti all' entrata del parco nel quartiere Appio Latini. "Stiamo organizzando una fiaccolata per richiamare l'attenzione del mondo politico e istituzionale verso quest'area abbandonata da anni". "Abbiamo paura a mandare i nostri nipotini alla scuola vicino al parco - dice una nonna - Li lasciamo davanti all'ingresso e li adiamo a riprendere. Ci sono troppi stranieri e nomadi che ci mettono paura. Poi di sera, quando cala il buio, qui davanti non ci passiamo poco".

E'  intanto caccia aperta ai due agressori. Secondo quanto appreso, non sarebbe stato possibile ottenere un identikit dei due uomini dai due fidanzatini: il ragazzo, sentito in questura ieri sera, avrebbe fornito solo sommarie indicazioni sull'abbigliamento degli aggressori e sulla capigliatura di uno dei due. Sul luogo dello stupro, individuato in tarda serata dalla polizia, però, sarebbero state trovate tracce definite "importanti" per il "prosieguo delle indagini".
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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 11:40:48, in Politica, linkato 1066 volte)

«Di Pietro non ha offeso Napolitano»
La Procura ha chiesto l'archiviazione


ROMA (13 febbraio) - La Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione della posizione di Antonio Di Pietro per offesa all'onore e al prestigio del capo dello Stato. Il fascicolo processuale era stato aperto sulla base di una denuncia nella quale si faceva riferimento ad una frase pronunciata dal leader dell'Idv durante una manifestazione il 28 gennaio scorso a Piazza Farnese: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso».

Secondo il pm Giancarlo Amato, «da una lettura attenta del complessivo intervento dell'on. Di Pietro - si legge nella richiesta di archiviazione - si può escludere che i riferimenti al silenzio mafioso abbiano avuto quale destinatario non lo stesso oratore ma proprio il presidente della Repubblica». Di Pietro, dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati, aveva chiesto che venisse concessa l'autorizzazione a procedere.

Il Messaggero

Foto di Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 10:56:26, in Politica, linkato 1054 volte)
Questo qui, insieme a tutti gli ex brigatisti rossi, per quanto riguarda me, è un criminale comune e come tale deve essere trattato. In Italia le Brigate Rosse hanno fatto comunella con i servizi, commesso omicidi, furti e rapine. Sono criminali. E noi per tutta risposta li abbiamo mandati anche al parlamento europeo, per assistere gli eurodeputati. I prossimi per carità li vogliamo solo kamikaze, perché la resistenza è un altra cosa e almeno non dovremo assistere "dopo" alla vergogna della vergogna.

Il fratello invoca clemenza a Napolitano

Torturato nel carcere brasiliano
Battisti in Italia vuole la grazia

In Brasile Cesare Battisti torturato dalla polizia e aggredito in carcere. Lo racconta il fratello Vincenzo in un'intervista al settimanale Panorama in edicola oggi. Per questo la famiglia del terrorista condannato a due ergastoli per omicidio ha intenzione di chiedere la grazia al presidente della Repubblica.

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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 10:52:31, in Politica, linkato 1178 volte)
Una notizia interessante ...

Dopo la Diaz Il Viminale non paga gli avvocati

G8, il sindacato trova l'assicurazione per gli agenti

I poliziotti condannati per il G8 di Genova dovranno pagarsi le spese legali. L'Avvocatura dello Stato ha respinto la richiesta di sostenere gli oneri della tutela legali a funzionari e agenti che il tribunale di Genova ha condannato lo scorso 13 novembre.

Abuso d'ufficio e lesioni volontarie aggravate sono state le contestazioni per le quali i giudici hanno ritenuto responsabili gli agenti intervenuti nella scuola Diaz nel corso del G8 del luglio 2001. La totalità delle condanne riguarda i componenti del VII nucleo del Reparto mobile di Roma. Quattro anni (dei quali tre condonati) al suo capo dell'epoca Vincenzo Canterini, accusato di calunnia, falso ideologico e lesioni. Tre anni ai suoi sottoposti Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti e Pietro Stranieri, accusati di lesioni aggravate in concorso. Il vice di Canterini, Angelo Forniè, è invece stato condannato a due anni di reclusione.

La decisione dell'Avvocatura dello Stato raccolta dal ministero dell'Interno nega, quindi, il pagamento delle parcelle che arrivano a cifre di diverse migliaia di euro. «L'amministrazione non può accordare il beneficio richiesto», è scritto in calce nella cricolare del Dipartimento di pubblica sicurezza. La decisione apre uno scenario preoccupante in vista del prossimo G8 alla Maddalena. «Registriamo profonda amarezza - dichiara il segretario nazionale della Consap Giorgio Innocenzi - per quanto accaduto, ma siamo preoccupati per il futuro, il prossimo mese di luglio quando l'Italia ospiterà di nuovo il G8 in Sardegna». Il sindacato, però, non intende cimentarsi in vuote proteste così la Consap, sindacato maggiormente rappresentato nella Polizia, sta intrecciando una serie di contatti con la Fata Assicurazioni per garantire al personale che sarà impegnato in Sardegna una copertura assicurativa.

«L'ostracismo contro questi eventi è un dato di fatto, e la pesante crisi economica potrebbe aggravare la situazione. È già in atto, tra le frange antagoniste, un passaparola per rovinare la festa dei potenti, e ancora una volta donne e uomini della Polizia si troveranno tra il martello (i contestatori) e l'incudine (istituzioni pilatesche) pronte a lavarsi le mani quando la situazione precipita», spiegano alla Consap. Per questo una volta chiuso l'accordo con la compagnia assicurativa, il sindacato metterà a disposizione, per tutto il personale comandato di servizio durante il G8 della Maddalena e solo limitatamente a quel periodo di tempo, una polizza gratuita che possa garantire quella serenità necessaria per adempiere a un così delicato servizio.

Maurizio Piccirilli Il Tempo 13/02/2009

*****

G8, l'Avvocatura di Stato chiede 
le spese legali ai poliziotti condannati


di Massimo Martinelli
ROMA (13 febbraio) - Il conto più salato è arrivato sul tavolo di Vincenzo Canterini, che nei giorni del G8 era il comandante del Settimo reparto mobile della Polizia di Stato: 70 mila euro circa. Poco di meno dovrà pagare il suo vice, Michelangelo Fournier, l’uomo che per descrivere quello che vide la sera della Diaz scelse le parole con cura: «E’ stata una macelleria messicana».

Poi ci sono gli agenti; una quindicina in tutto, gli stessi che ogni domenica vanno a fronteggiare gli esaltati da stadio per milleduecento euro al mese. A loro chiederanno una media di ventimila euro a testa. Sono le spese legali per il processo genovese su quello che accadde alla Diaz, la scuola che era stata assegnata al popolo no-global per trascorrere le notti del G8 e che fu oggetto di una perquisizione cruenta da parte di reparti della polizia e dei carabinieri che provocò il ferimento di moltissimi giovani che erano ospitati nella struttura.

L’Avvocatura di Stato ha deciso che quei soldi dovranno pagarli loro, gli agenti e i loro comandanti. Almeno quelli che sono stati condannati: «L’amministrazione non può accordare il beneficio richiesto...» spiega una circolare del ministero dell’Interno che pone fine ad un botta e risposta tra gli avvocati privati che difesero gli agenti imputati, l’Avvocatura dello Stato e il Viminale. E adesso i professionisti privati, che avevano accettato gli incarichi facendo affidamento sul fatto che le parcelle sarebbero state liquidate dallo Stato, dovranno girare le parcelle ai loro assistiti.

Per i fatti della Diaz, alla fine, pagarono solo gli uomini del Settimo reparto mobile di Roma. Gente addestrata allo scontro di piazza, certamente avvezza al contatto ruvido, ma assolutamente in grado di non perdere la lucidità in situazioni limite. E invece fu proprio la lucidità che mancò agli uomini in divisa che provocarono i danni maggiori in quella scuola. «E’ stata la notte del volontario», disse il professor Romanelli, che difendeva il comandante Canterini, durante la sua arringa al processo. E in quella frase c’era tutta la strategia difensiva del Settima reparto mobile: quella macelleria messicana, con le strisce di sangue che si inseguivano sulle pareti di corridoi e scalinate, non potevano averla fatta gli uomini di Canterini, era certamente opera di dilettanti dell’ordine pubblico mandati allo sbaraglio. Ma furono condannati loro. E’ la prima volta che accade.

Mai prima di oggi lo Stato si era tirato indietro davanti alle spese legali. E siamo alla vigilia di un altro G8 che potrebbe essere movimentato, quello della Maddalena. Consap, il maggior sindacato di Polizia, è già corso ai ripari stringendo accordi con le assicurazioni Generali, per una eventuale copertura assicurativa per nuove spese legali. «Ma siamo preoccupati - dice il segretario Giorgio Innocenzi - perché ancora una volta donne ed uomini della Polizia di Stato si troveranno tra il martello, i contestatori, e l'incudine, cioè le istituzioni pilatesche pronte a lavarsi le mani quando la situazione precipita».

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 00:40:53, in Politica, linkato 1628 volte)

consegnata la relazione del Copasir ai presidenti di camera e Senato

Rutelli: «L'archivio di Genchi
è imponente e non è stato distrutto»

«Nei dati il tracciamento per 20 mesi degli spostamenti del capo dei servizi segreti, utenze del Csm e Quirinale»

ROMA - Il mega-contenitore di tabulati telefonici di Gioacchino Genchi è un archivio informatico «imponente», con dati su «un grande numero» di cittadini italiani mai indagati, e non è stato distrutto. A spiegarlo è il presidente del Copasir (comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) Francesco Rutelli che in serata ha consegnato ai presidenti di Senato e Camera il documento sui rischi per l'efficienza dei Servizi di sicurezza emersi dalle audizioni svolte a gennaio. Politici, alte cariche istituzionali, ma anche i membri del Consiglio superiore della magistratura risultano schedati. E non si contano gli 007 intercettati senza alcuna garanzia.

«CREDIBILITÀ A RISCHIO» - Rutelli parla di «lacune e criticità che hanno comportato rischi per l'efficienza dei servizi segreti», ma la palla passa ora al Parlamento, mentre il Comitato lavora a una seconda relazione relativa ai tabulati in cui sono indicate anche le utenze di parlamentari e alte figure istituzionali. Il Copasir sottolinea però la «preoccupazione per le ripercussioni che l’eco di questa vicenda può avere sulla sicurezza delle comunicazioni tra appartenenti ai Servizi di informazione e loro interlocutori esterni al sistema della sicurezza, siano essi operatori della sicurezza o fonti informative» e sulla «credibilità delle nostre agenzie nei loro rapporti con gli omologhi organismi di intelligence degli altri Paesi».

POLLARI «TRACCIATO» - «L'acquisizione di dati che riguardano centinaia di migliaia di cittadini, il tracciamento per 20 mesi degli spostamenti del capo dei servizi segreti italiani (Nicolò Pollari, direttore del Sismi fino al 15 dicembre 2006, ndr), l'ottenimento dei tabulati del capo della investigazione contro la mafia (all'insaputa dello stesso pubblico ministero che conduceva le indagini) sono alcuni tra i principali elementi dirompenti che abbiamo accertato e che meritano una riflessione molto severa» ha detto l'esponente del Pd.

CSM E QUIRINALE - Nell'archivio Genchi, consulente in varie inchieste giudiziarie tra cui "Why Not" e "Poseidone" dell'ex pm Luigi de Magistris, c'erano anche «52 utenze telefoniche fisse e mobili riconducibili al Consiglio superiore della magistratura e di 14 utenze fisse del Segretariato generale della presidenza della Repubblica», spiega il Copasir, oltre a quelle del procuratore nazionale antimafia, di magistrati della Direzione nazionale antimafia e della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, di tredici parlamentari, tra cui l'allora presidente del Consiglio Romano Prodi, il ministro e il viceministro dell'Interno e il ministro della Giustizia, di cinque partiti o gruppi politici, della Camera e del Senato (segreteria del presidente), dei vertici della Guardia di finanza, del capo degli ispettori del ministero della Giustizia e dell'ambasciata degli Stati Uniti in Italia.

TAVAROLI E GHIONI - Tra i tabulati acquisiti da Genchi c'erano anche quelli relativi alle utenze di Giuliano Tavaroli e Fabio Ghioni, ex responsabili della security di Telecom e Pirelli e coinvolti nell'inchiesta sui dossier illegali, e all'utenza di Adamo Bove, responsabile della sicurezza di Telecom Italia Mobile, mai indagato e morto suicida a Napoli nel luglio 2006.

«USARE POLIZIA» - Nella relazione il Copasir evidenzia che per accertamenti così delicati come quelli svolti da Genchi è meglio utilizzare le forze di polizia piuttosto che consulenti privati, perché c'è il rischio che si formino vere e proprie banche dati «al di fuori di ogni controllo». Nel documento viene sottolineato «il rapporto che si viene a instaurare tra il pubblico ministero e un consulente, che non si limita a rispondere ai quesiti del magistrato, ma che svolge vere e proprie indagini con valutazioni e suggerimenti». Il comitato rileva anche che «non sussistono regole che forniscono sufficienti garanzie sulla conservazione dei dati acquisiti e sulla loro distruzione quando si rivelano estranei all'indagine». Nel caso specifico Genchi ha «trattenuto copia integrale del materiale informatico acquisito nel corso delle indagini da lui svolte per la Procura di Catanzaro».

IL PERSONAGGIO - Giacchino Genchi, vicequestore della polizia in aspettativa sindacale da circa 10 anni e consulente di molte Procure, vive in un bunker tecnologico di 500 metri quadri in un seminterrato di Palermo. Nel 1988 era capo della Direzione della zona tlc del ministro dell'Interno della Sicilia occidentale, voluto dall'allora capo della polizia Vincenzo Parisi. Nell'indagine sulla strage di Via D'Amelio controllò oltre due miliardi di tracce.

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