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 comb ...... di Lunadicarta
 
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La Legge non ammette l'ignoranza dell'avvocato.

Loredana Morandi
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/07/2011 @ 21:23:43, in Politica, linkato 1125 volte)
NAPOLITANO: IERI CON MAGISTRATI
NON COMMENTAVO SCELTE PARLAMENTO
 

(ASCA) - Roma, 22 lug - Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ieri, nel corso dell'incontro al Quirinale con i magistrati ordinari in tirocinio, non ha fatto alcun riferimento al voto del Parlamento sull'autorizzazione all'arresto del deputato Pdl Alfonso Papa. ''Non commentavo libere decisioni del Parlamento, che sempre rispetto - dice il Capo dello Stato nel corso della cerimonia della consegna del Ventaglio da parte dell'Asp - ho richiamato a comportamenti che non offuschino la credibilita' ed il prestigio dei magistrati e non indeboliscano l'efficacia dei loro interventi a tutela della legalita'''. Anche perche', aggiunge, ''come ha detto il presidente dell'Anm 'tanto piu' ci sono fatti gravi che coinvolgono il Palazzo, tanto piu' i magistrati devono essere inappuntabili e professionali nel perseguire i reati'. Anche cosi' - ne e' certo il Capo dello Stato - si vanificano attacchi inammissibili alla magistratura e si disinnesca un fuorviante conflitto''.

Napolitano ricorda di aver ''parlato proprio ieri della funzione di fondamentale interesse nazionale di cui e' portatrice la magistratura con l'obbligo di intervenire di fronte a ogni singolo, concreto caso in cui si manifestino sindromi di violenza, forme vecchie e nuove di corruzione, abusi di potere e attivita' truffaldine, che oggi dominano la cronaca quotidiana''. Per il Presidente ''come si possa cogliere in un discorso che partiva da quella affermazione il rischio di veder posti 'sullo stesso piano chi commette reati e chi li combatte', lascio a voi giudicarlo''.

fdv
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Tre parole: E' Una Vergogna! L.M.

Il Pd preme per le dimissioni di Tedesco.

Penati si autosospende dall'incarico: sono estraneo ai fatti

 

Lui ha detto chiaro e tondo che non intende dimettersi. «Non faccio il dimissionario per professione». Ma quel voto, immortalato ieri sul tabellone elettronico del Senato che ha "salvato" l'ex assessore pugliese dagli arresti domiciliari, mette in grande imbarazzo il Pd. Che Alberto Tedesco, in verità, ha lasciato nei mesi scorsi autosospendendosi dal gruppo per migrare nel misto. Ma questo non conta perché il giorno dopo il verdetto, sui suoi (ex) compagni di partito continua a piovere un coro di critiche da parte della maggioranza e l'accusa di doppiopesismo. «Avete punito uno dei nostri e salvato Tedesco», è il refrain che circola nei corridoi di palazzo Madama.

Il Pd in pressing sul senatore per costringerlo a un passo indietro
In casa dei democratici si prova ovviamente a parare il colpo. Scaricando la responsabilità sulla Lega, ma la difficoltà è palpabile. E, anche se ufficialmente nessuno intima all'assessore di dimettersi («vedremo nelle prossime ore le sue riflessioni», aveva detto ieri sera Pierluigi Bersani), la verità è che i vertici del Pd stanno moltiplicando il pressing nei confronti del senatore, uomo forte della Giunta Vendola e del partito in Puglia (leggi il ritratto). «Tedesco non lascerà mai», è il commento dei più quando si prova a capire cosa accadrà.

L'imbarazzo dei democratici
Una scelta che rischia di ingabbiare il Pd facendolo apparire come il partito che ha difeso il suo uomo mandando in carcere invece Alfonso Papa. Difficile dire quanti e dove hanno tradito. Tedesco è convinto che a salvarlo siano stati quelli del centro-destra, ma i conti che si fanno tra i democratici non escludono defaillance rispetto alla linea ufficiale del partito che in aula si era schierato a favore della richiesta avanzata dai magistrati pugliesi: quindici-venti voti che avrebbero disatteso il diktat dei vertici e si sarebbero affiancati a quelli della maggioranza "garantista" su Tedesco. Rispetto ai 132 voti "contro" le manette annunciati in aula, alla fine se ne sono registrati diciannove in più, da ricercare insomma sul fronte dell'opposizione. Dove, a partire proprio dal Pd, era nota da tempo la contrarietà di diversi esponenti all'arresto del senatore.

Penati si autospende dal consiglio regionale lombardo
Insomma, i democratici cercano i "franchi tiratori" e intanto provano a evitare scivoloni anche sull'altra vicenda che in questo momento agita la segreteria: l'inchiesta sull'area Falck di Sesto San Giovanni che vede indagato l'ex presidente della provincia di Milano, Filippo Penati, uomo molto vicino a Bersani che continua a difenderlo. Lui, ex sindaco di Sesto e attuale vicepresidente del Consiglio regionale, ha deciso intanto di autosospendersi dall'incarico con una lettera inviata al governatore lombardo, Roberto Formigoni, e al presidente del Consiglio regionale, Davide Boni, in cui ribadisce la sua totale estraneità. «Per profondo rispetto dell'istituzione nella quale sono stato eletto e per evitare ogni imbarazzo al Consiglio mi autosospendo dall'esercizio e dalle prerogative di vicepresidente, certo che tutto verrà completamente chiarito e confido a breve».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-21/preme-dimissioni-tedesco-penati-162233.shtml?uuid=AaKp12pD

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Di Loredana Morandi (del 21/07/2011 @ 19:27:56, in Politica, linkato 1309 volte)
NAPOLITANO: MAGISTRATI RISPETTINO LIMITI, INTOLLERABILE SCONTRO POLITICA


(ASCA) - Roma, 21 lug - Il 'sistema giustizia' ha delle evidenti ''strozzature'', il suo funzionamento e' ''gravemente insufficiente'' con serie ''inadeguatezze normative e strutturali''. In questo ambito il magistrato, proprio perche' il sistema accusa colpi a vuoto, deve avere ''il rispetto dei limiti'' e deve assicurare in ogni momento ''l'imparzialita' e l'immagine di imparzialita'''. Questo anche per evitare condotte che creano confusione di ruoli e ''fomentino l'ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura''. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano coglie l'occasione del suo incontro al Quirinale con i magistrati in tirocinio per rivolgere, anche in qualita' di presidente del Csm, un forte richiamo ai magistrati affinche' la stella polare della loro azione, del loro comportamento sia il rispetto della legge e dei diritti dei cittadini.

Quello che stiamo attraversando, ammonisce il Capo dello Stato, ''e' una fase di difficolta''' per i nostri conti pubblici e per il rilancio della crescita e ''le strozzature'' del sistema giustizia ''pesano sullo sviluppo complessivo del nostro Paese. I tempi e le pesantezze del funzionamento della giustizia sono parte della generale difficolta' del risanamento dei conti pubblici''. I magistrati sono quindi ''portatori di una funzione di fondamentale interesse nazionale'' e, dice Napolitano, debbono comprendere che le ragioni della crisi di fiducia nel sistema, oltre alle ''gravi inadeguatezze normative e strutturali'', e' provocata da ''un offuscamento dell'immagine della magistratura''. Il Capo dello Stato ricorda che e' dal 2007 che invita i magistrati a ''misura e riservatezza'' e a ''non cedere a fuorvianti esposizioni mediatiche''. Ma soprattutto a ''non sentirsi investiti di improprie ed esorbitanti missioni'' e ''a indulgere in atteggiamenti protagonistici e personalistici''. Insomma, il riconoscimento del ruolo del magistrato ''non puo' prescindere dal rispetto dei limiti che il ruolo impone'', aggiunge invitando a condotte che ''comunque creino indebita confusione di ruoli e fomentino l'ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura''. Questo accade ad esempio, continua, quando il magistrato ''si propone per incarichi politici nella sede in cui svolge la sua attivita' oppure quando esercita il diritto di critica pubblica senza tenere in pieno conto che la sua posizione accentua i doveri di correttezza espsitiva, compostezza, riserbo''.

No alla ''spettacolarizzazione'' quindi ma ''silenzioso impegno quotidiano'', in aggiunta a ''costante attenzione culturale, forte tensione morale e umilta''', chiede Napolitano che sottolinea come ''contino molto i comportamenti''. Nell'avvio e nella conduzione delle indagini devono essere ''applicate scrupolosamente le norme'', con la ''piena tutela dei diritti costituzionalmente garantiti'', rileva il Capo dello Stato che tocca il tema intercettazioni.

Per Napolitano devono essere effettuate ''solo nei casi di assoluta indispensabilita''' e comuqnue senza divulgare il contenuto quando esso e' privo di rilievo processuale. Piu' in generale il Presidente ribadisce ai magistrati ''l'invito a evitare l'inserimento nei provvedimenti giudiziari di riferimenti non pertinenti'', cosi' come ''l'invito a usare il massimo scrupolo nella valutazione degli elementi necessari per decidere l'apertura di un procedimento e, a maggior ragione, la richiesta o l'applicazione di misure cautelari''.

fdv
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Di Loredana Morandi (del 21/07/2011 @ 19:25:25, in Politica, linkato 1143 volte)
NAPOLITANO: INTERCETTAZIONI
SOLO SE ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILI


(ASCA) - Roma, 21 lug - Le interccettazioni vanno disposte dai magistrati solo in casi di ''assoluta indispensabilita'''. Lo afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento al Quirinale durante l'incontro con i magistrati in tirocinio.

Nell'avvio e nella conduzione delle indagini, dice Napolitano rivolto ai giovani magistrati, ''sappiate applicare scrupolosamente le norme e far uso sapiente ed equilibrato dei mezzi investigativi, bilanciando le esigenze del procedimento con la piena tutela dei diritti costituzionalmente garantiti''. Questo e' un discorso che vale, aggiunge Napolitano, soprattutto ''per le intercettazioni cui non sempre si fa ricorso - come invece insegna la Corte di Cassazione - solo nei casi di assoluta indispensabilita' per le specifiche indagini e delle quali - dice ancora il capo dello Stato - viene poi spesso divulgato il contenuto pur quando esso e' privo di rilievo processuale''. Un contenuto pero' che ''puo' essere lesivo della privatezza dell'indagato o, ancor di piu', di soggetti estranei al giudizio''.

Il presidente della Repubblica ribadisce ''con forza'' un invito formulato gia' negli scorsi anni ''a evitare l'inserimento nei provvedimenti giudiziari di riferimenti non pertinenti o chiaramente eccedenti rispetto alle finalita' dei provvedimenti stessi, cosi' come l'invito ad usare il massimo scrupolo nella valutazione degli elementi necessari per decidere l'apertura di un procedimento e, a maggior ragione, la richiesta o l'applicazione di misure cautelari''.

Secondo Napolitano il rispetto di questi ''elementari principi'' e ''la capacita' di calare le proprie decisioni nella realta' del Paese'' possono ''impedire o almeno attenuare attriti e polemiche in grado di lasciare strascichi velenosi e di appesantire le contrapposizione tra politica e giustizia''.

fdv/sam/rob
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Di Loredana Morandi (del 21/07/2011 @ 19:07:58, in Politica, linkato 1429 volte)

NAPOLITANO: MONITO A MAGISTRATI,
RISPETTO LIMITI E STOP SCONTRO POLITICA



(ASCA) - Roma, 21 lug - Il 'sistema giustizia' ha delle evidenti ''strozzature'', il suo funzionamento e' ''gravemente insufficiente'' con serie ''inadeguatezze normative e strutturali''. In questo ambito il magistrato, proprio perche' il sistema accusa colpi a vuoto, deve avere ''il rispetto dei limiti'' e deve assicurare in ogni momento ''l'imparzialita' e l'immagine di imparzialita'''. Questo anche per evitare condotte che creano confusione di ruoli e ''fomentino l'ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura''. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano coglie l'occasione del suo incontro al Quirinale con i magistrati in tirocinio per rivolgere, anche in qualita' di presidente del Csm, un forte richiamo ai magistrati affinche' la stella polare della loro azione, del loro comportamento, sia il rispetto della legge e dei diritti dei cittadini.

Le parole del Capo dello Stato arrivano, fra l'altro, in un momento politicamente molto caldo, il giorno dopo il si' da parte dell'aula della Camera all'arresto del deputato del Pdl Alfonso Papa e nei giorni in cui si torna a parlare (con polemiche conseguenti) di una legge sulle intercettazioni.

Parole, anche dure in alcuni casi, che sono indirizzate, questa volta, quasi esclusivamente ai magistrati. La politica viene tenuta fuori, se non per la sollecitazione rivolta al Parlamento a provvedere alla elezione del membro mancante del Csm. Napolitano, che non ha mai fatto mancare - quando lo ha ritenuto necessario - sollecitazioni tanto al governo quanto alla maggioranza e all'opposizione, questa volta punta il dito contro i cattivi comportamenti di alcuni magistrati.

Consapevole, evidentemente, come sia ora questo il nervo scoperto del nostro sistema, soprattutto nel momento in cui gli scandali, le tangenti, la corruzione sembrano essere tornati di attualita' nel nostro mondo politico.

E' un momento delicato per il nostro Paese, con un sentimento di antipolitica montante, con molti politici (nazionali, locali) o loro referenti che si trovano coinvolti in inchieste giudiziarie. Ecco allora che il comportamento del magistrato deve essere specchiato, sobrio, corretto e deve rappresentare un punto di riferimento certo per il cittadino, nel quale oggi invece si e' determinata una crisi di fiducia. Nessuna sovraesposizione mediatica, nessuna 'esagerazione' nelle indagini (vedi le intercettazioni o la custodia cautelare), nessun incarico politico nella sede dove si e' assegnati, chiede Napolitano.

Quello che stiamo attraversando, ammonisce il Capo dello Stato, ''e' una fase di difficolta''' per i nostri conti pubblici e per il rilancio della crescita e ''le strozzature'' del sistema giustizia ''pesano sullo sviluppo complessivo del nostro Paese. I tempi e le pesantezze del funzionamento della giustizia sono parte della generale difficolta' del risanamento dei conti pubblici''. I magistrati sono quindi ''portatori di una funzione di fondamentale interesse nazionale'' e, dice Napolitano, debbono comprendere che le ragioni della crisi di fiducia nel sistema, oltre alle ''gravi inadeguatezze normative e strutturali'', e' provocata da ''un offuscamento dell'immagine della magistratura''.

Il Capo dello Stato ricorda che e' dal 2007 che invita i magistrati a ''misura e riservatezza'' e a ''non cedere a fuorvianti esposizioni mediatiche''. Ma soprattutto a ''non sentirsi investiti di improprie ed esorbitanti missioni'' e ''a indulgere in atteggiamenti protagonistici e personalistici''. Insomma, il riconoscimento del ruolo del magistrato ''non puo' prescindere dal rispetto dei limiti che il ruolo impone'', aggiunge, invitando a condotte che ''comunque creino indebita confusione di ruoli e fomentino l'ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura''. Questo accade ad esempio, continua, quando il magistrato ''si propone per incarichi politici nella sede in cui svolge la sua attivita' oppure quando esercita il diritto di critica pubblica senza tenere in pieno conto che la sua posizione accentua i doveri di correttezza espositiva, compostezza, riserbo''.

No alla ''spettacolarizzazione'' quindi ma ''silenzioso impegno quotidiano'', in aggiunta a ''costante attenzione culturale, forte tensione morale e umilta''', chiede Napolitano, che sottolinea come ''contino molto i comportamenti''. Nell'avvio e nella conduzione delle indagini devono essere ''applicate scrupolosamente le norme'', con la ''piena tutela dei diritti costituzionalmente garantiti'', rileva il Capo dello Stato, che tocca il tema intercettazioni. Per Napolitano, devono essere effettuate ''solo nei casi di assoluta indispensabilita''' e comunque senza divulgare il contenuto quando esso e' privo di rilievo processuale. Piu' in generale il Presidente ribadisce ai magistrati ''l'invito a evitare l'inserimento nei provvedimenti giudiziari di riferimenti non pertinenti'', cosi' come ''l'invito a usare il massimo scrupolo nella valutazione degli elementi necessari per decidere l'apertura di un procedimento e, a maggior ragione, la richiesta o l'applicazione di misure cautelari''.

fdv/vlm
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Di Loredana Morandi (del 20/07/2011 @ 10:54:54, in Politica, linkato 1465 volte)
Arresti e Parlamentari


Oggi pomeriggio il parlamento voterà per l'arresto di Alfonso Papa, deputato del PdL, e per gli arresti domiciliari per Alberto Tedesco del PD. Alla votazione assembleare si aggiunge ancora l'inizio dell'iter per l'arresto di Marco Milanese, come richiesto dalla Procura di Napoli, presso la Giunta per le immunità della Camera.

Ora quel che salta all'occhio immediatamente, dopo le tante illazioni offensive verso la cd "giustizia ad orologeria", è la velocità supersonica con la quale si decideranno le sorti di Papa e Milanese e la contestuale lentezza per l'ex assessore alla sanità barese Tedesco.

Tutte le testate giornalistiche titolano alla piena libertà di coscienza dei votanti, perché a bocce ferme e boccino "sbocciato" non s'ha da aver alcun dubbio in merito. Ma quali trattative spasmodiche si son celebrate da e per la risoluzione giudiziaria del caso Mondadori?

Per distrarci e per accendere gli animi la grande fornace antipolitica di Facebook ha sfornato la nuova starlett: il precario parlamentare che narra storie note e più volte pubblicate sui benefici della "casta". Adottato immediatamente da Repubblica sembra far da contro canto agli scritti di Libero, il cui direttore Belpietro è indagato d'ufficio per la vignetta contro Napolitano e l'aumento di 2000 euro al mese appena intascato dal nostro amato presidente.

In ogni caso loro, la "casta", han salvaguardato i propri privilegi o almeno così scrive Libero.

Altri, probabili cultori del bailamme parlamentare e delle fumose votazioni sulla soglia delle ferie, sperano di celebrare una gloriosa giornata per la Giustizia Civile. Cosa che, detta da un avvocato familiarista, è certamente un ennesimo furto nelle tasche degli italiani alle prese con l'obbligatorietà della mediaconciliazione ed i suoi costi e gli aumenti già pubblicati in Gazzetta del contributo unificato.

Voteranno col solito metodo feriale probabilmente un pezzo cospicuo del ddl 957 e la PAS, la falsa sindrome di alienazione genitoriale ovvero lo strumento per imbavagliare le vittime e il genitore che difende il bambino abusato. Sulla P.A.S. si esprime un altro avvocato, diverso dal familiarista perché questa volta si tratta di un penalista indagato già 415 bis Procura di Napoli in un procedimento per omicidio di una madre coraggio, e lo fa per invocare la giustizia per un padre certamente pedofilo e la facoltà genitoriale dell'uomo a molestare ancora la figlia abusata.

Era infatti  l'americano Richard Gardner,  suicida sotto psicofarmaci e personaggio ambiguo le cui tesi sono celebrate dai siti più noti della cultura pedofila in rete (googlare vuol dire non dover mai dire mi dispiace), a raccomandare di "non sottrarre il bambino vittima di abusi sessuali al padre abusante".

Questa è l'Italia come la viviamo oggi. E se un pm di Trani è tanto impegnato quanto preparato da voler monitorare l'operato delle Borse e tutti i possibili inganni finanziari dei ribassisti con un viaggio a Roma presso la Consob, nella non lontana Caltanisetta in un giudizio  per l'affidamento di minori è stata consentita la costituzione di parte civile ad una associazione fondata da associazioni famose per aver dato albergo e sostegno a pedofili famosissimi. Qui per sapere sarebbe bastato guardare ai processi di Torino, Reggio Emilia e Bergamo, ma ancor più facile sarebbe stato telefonare alla Polizia Postale di Catania e chiedere che cosa sono le 12 agenzie italiane per pedofili.

Un amico mi ha domandato: "Loredana per te gli italiani faranno la rivoluzione"? No, non credo, ho risposto io. Anche se penso che ciò sia un male perché a difendere l'Italia son rimasti pochi bravi sia nelle forze dell'ordine e che nella magistratura, mentre una intera generazione* di mangia mangia spolpa quotidianamente il paese come un osso.

Sarò pessimista, ma il senso di impotenza impera nel sentimento della popolazione.

Loredana Morandi

(* per generazione si intendono le persone nate nell'arco di 25 anni)
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Di Loredana Morandi (del 19/07/2011 @ 02:33:36, in Politica, linkato 1309 volte)
Sono seriamente tentata di rivalutare Calderoli. L.M.

18/07/2011 - STIPENDI DEI PARLAMENTARI IN BASE ALLA LORO PRESENZA IN AULA

 

Riforma, svelata la bozza Calderoli
Meno deputati e Senato federale

Il ministro per la semplificazione alza il velo sul ddl costituzionale


ROMA - Quattrocentoquarantacinque parlamentari in meno, rafforzamento dei poteri del premier e dell’esecutivo, fine del bicameralismo perfetto. La Lega rilancia. E mette sul tavolo del governo una riforma costituzionale delle istituzioni. Con una bozza firmata dal ministro Umberto Bossi, venerdì all’esame del Consiglio dei ministri, che richiama in alcuni passaggi la riforma approvata dal Parlamento e bocciata dal referendum nel 2006.

Nella bozza del governo, il presidente del Consiglio diventa «primo ministro». E nasce il «Senato federale». Inoltre, per rispondere alla nuova ondata anti-casta, c’è un drastico taglio di deputati e senatori, oltre alla previsione che l’indennità parlamentare sia commisurata al lavoro svolto. Mentre a sostegno del governo vanno norme per accelerare l’iter legislativo e un meccanismo di sfiducia costruttiva anti-ribaltone.

«Siamo passati ai fatti», esulta il ministro Roberto Calderoli. Ma l’accelerazione leghista viene accolta con freddezza nel Pdl, dove la bozza non è stata ancora vagliata. È «interessante», dice Fabrizio Cicchitto, ma richiede «uno studio approfondito da parte delle forze politiche che compongono la maggioranza».

Intanto, l’opposizione si mostra a dir poco scettica sulla possibilità che una riforma di tale portata possa essere varata entro fine legislatura. «Ci auguriamo non sia la solita boutade estiva», afferma Antonio Di Pietro, pronto però a «valutare» la bozza. «Sembra un espediente per continuare a stare lì, più che per fare la riforma necessaria», dice Massimo D’Alema.

Senato federale
Fine del bicameralismo perfetto. Nasce il Senato federale, composto da senatori (non meno di cinque per Regione) eletti contestualmente ai Consigli regionali (più altri rappresentanti delle autonomie, senza diritto di voto). Solo per poche delicate materie le leggi (es. costituzionali) avranno bisogno dell’approvazione di entrambi i rami del Parlamento, negli altri casi la competenza sarà di una sola Camera, con possibilità per l’altra di formulare un parere.

Primo ministro
Il presidente del Consiglio diventa «primo ministro» e nomina e revoca ministri e sottosegretari. Può chiedere al capo dello Stato lo scioglimento della Camera.

Tagli ai parlamentari
Diventano 500 i parlamentari: da 630 a 250 i deputati, da 315 a 250 i senatori. E «ricevono un’indennità in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione» all’attività di Commissioni a Aula.

Giù l’età per il Colle
Viene ridotta da 50 a 40 anni l’età per diventare presidente della Repubblica. Per essere eletti in Parlamento basta invece avere 21 anni (prima erano 45 per il Senato e 25 per la Camera).

Stop voto estero
Con la «soppressione» della circoscrizione Estero, stop al voto degli italiani all’estero.

Deputati a vita
Gli ex capi di Stato diventano di diritto non più senatori, ma «deputati a vita». Scompare la figura del senatore a vita nominato per «altissimi meriti».

Presidente Camera supplente
Non è più il presidente del Senato, ma quello di Montecitorio, supplente in caso in cui il capo dello Stato non possa adempiere alle sue funzioni.

Sfiducia costruttiva
La sola Camera vota la fiducia al governo. E può votare una sfiducia costruttiva, con indicazione di un nuovo premier. Ma sempre «nell’ambito della maggioranza che ha vinto le elezioni». Con un meccanismo anti-ribaltone che vincola anche il capo dello Stato.

Urgenza leggi
Il governo può mettere l’acceleratore ai disegni di legge: se ne dichiara «l’urgenza», le Camere dovranno votare entro 30 giorni (più in fretta di un decreto). In ogni caso per le pdl i regolamenti indicheranno «tempi certi». Previste garanzie dei diritti delle opposizioni.

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/412084/

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Di Loredana Morandi (del 18/07/2011 @ 22:00:12, in Politica, linkato 1437 volte)
In effetti le telefonate interessanti da pubblicare sarebbero quelle tra Tarantini e Tedesco, così tutti gli accordi per portare un po' di sottane alle feste di Arcore verrebbero finalmente alla luce. La questione morale, vera, è che è inutile tentare di punire l'utilizzatore finale quando il venditore di prostituzione è di sinistra. Così se il primo è puttaniere, l'altro non fa miglior figura ad essere magnaccia.
Spero che con l'aiuto saggio del CSM si conponga la diatriba tra l'ottimo dott. Scelzi e il procuratore Laudati. Auguro ai due pm entranti di avere lo stesso polso e lo stesso desiderio di verità dell'iniziatore di questa indagine. L.M.

Berlusconi, nuova scossa in arrivo
pubbliche le telefonate con Tarantini

 

La procura di Bari sta per chiudere ll'inchiesta sul giro di escort offerte dall'ex imprenditore della sanità al premier. Le conversazioni fra Giampi e Silvio saranno quindi depositate: nell'entourage del cavaliere temono un nuovo terremoto. Il capo del governo, in quanto "utilizzatore finale" non è indagato

di GIULIANO FOSCHINI
Da Bari sta per arrivare un nuovo colpo al mondo berlusconiano. La notizia circola da qualche giorno in ambienti politici romani vicini al Pdl: il riferimento è ancora una volta all'inchiesta su Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese accusato di aver portato tra il 2008 e il 2009 escort al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier è fuori dall'indagine penale: era "un utilizzatore finale", spiegò immediatamente il suo avvocato Nicolò Ghedini. "Non sapeva che fossero escort e non lo pagava per questo" sostiene la Procura.

Il problema è che nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha presentato l'informativa finale dell'indagine. E nei prossimi giorni la Procura dovrebbe procedere con l'avviso di conclusione delle indagini per Tarantini (che al momento è indagato per favoreggiamento della prostituzione) oppure chiedendo l'archiviazione al gip. Il problema è che, qualsiasi sia la decisione, si dovrà procedere con la "discovery" dell'inchiesta: la procura dovrà depositare per la prima volta tutte le carte dell'indagine, comprese le intercettazioni telefoniche (centinaia) nelle quali l'imprenditore parla direttamente con il presidente del Consiglio. Oppure quelle nelle quali si organizza con amici per disporre il reclutamento delle ragazze. Agli atti ci sono i verbali delle donne interrogate (una ventina all'incirca: in due, Patrizia D'Addario e Terry de Nicolò raccontano di aver passato una notte con il presidente del consiglio) e le conversazioni sulle feste a Villa Certosa, quelle a Palazzo Grazioli, appuntamenti in un centro benessere in Umbria, incontri ad Arcore dopo le partite del Milan e anche la strana storia di un viaggio in Turchia di Gianpaolo Tarantini mentre Berlusconi era in visita ufficiale.

Nulla di penalmente rilevante per il presidente del Consiglio, ma in quelle conversazioni potrebbe esserci qualcosa di imbarazzante in un quadro già fortemente minato dai racconti delle ragazze sul Bunga Bunga milanese. Tutti gli atti sono contenuti nell'informativa che, tre anni dopo l'apertura dell'inchiesta, la Guardia di Finanza ha depositato sulle scrivanie della procura di Bari. Gli atti sono stati esaminati dal procuratore capo, Antonio Laudati e dai sostituti titolari dell'inchiesta, Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia. Non ha potuto vederli, invece, il sostituto che ha fatto nascere l'indagine, Giuseppe Scelsi. Che proprio per questo motivo ha inviato una lettera di fuoco al Consiglio superiore della magistratura che ne discuterà la prossima settimana. Scelsi parla di ritardi della Finanza nel deposito degli atti, accusa il procuratore di aver fatto in modo che non lui leggesse gli atti e il ministero di aver anticipato i tempi del suo trasferimento alla procura generale. Laudati ha risposto piccato ai giornali difendendo la correttezza del suo comportamento. Ora la palla passa alla commissione disciplinare di Palazzo dei marescialli.
 
(18 luglio 2011) 
http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/07/18/news/berlusconi_nuova_scossa_in_arrivo_pubbliche_le_telefonate_con_tarantini-19263525/
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2011 @ 15:41:28, in Politica, linkato 1362 volte)

Non condivido la fiducia nelle dichiarazioni dei pentiti, la loro verità è parziale e negli ultimi anni sembrano addirittura "pilotati" perché le loro dichiarazioni si incuneano sempre con le campagne elettorali, la finanziaria e la celebrazione degli eventi storici dell'antimafia. Per carità: c'è di peggio e viene dal mondo della politica, naturalmente. La proposta di alleggerire il 41 bis, ad esempio. L.M.

Un nuovo pentito contro il ministro

«Sostegno al clan vicino a Provenzano»

Le rivelazioni di Stefano Lo Verso, «uomo d'onore» che procurava i farmaci al padrino

ROMA - Anche l'ultimo pentito di mafia ha qualcosa da dire sull'onorevole Saverio Romano, nominato ministro dell'Agricoltura nonostante un'indagine per mafia sulla via dell'archiviazione che invece è sfociata nel processo ordinato dal giudice. È Stefano Lo Verso, «uomo d'onore» che ha retto le sorti del clan di Ficarazzi, piccolo centro alle porte di Palermo, talmente vicino a Bernardo Provenzano da portargli le medicine che tenevano in vita il padrino corleonese durante la sua latitanza.

Nel febbraio scorso, alla vigilia del rientro in carcere per scontare un breve residuo di pena per una precedente condanna, Lo Verso s'è presentato ai carabinieri proponendosi come collaboratore di giustizia. Poi s'è seduto davanti ai giudici, cominciando a riempire verbali su verbali. Ha fatto scoprire un cimitero di Cosa Nostra, ha parlato di trame, delitti e affari. Recentemente, prima con la Procura di Caltanissetta poi con quella di Palermo, ha riferito dei rapporti tra mafia e politica; e ha parlato, tra gli altri nomi, anche dell'ex democristiano poi passato all'Udc e infine nella maggioranza che sostiene il governo Berlusconi, fino a salire sulla poltrona di ministro.

Lo Verso ha riferito del sostegno che anche Saverio Romano avrebbe fornito alla famiglia Mandalà, quella che «governava» Villabate, altro centro vicino a Palermo dove i capimafia erano «nel cuore» di Provenzano. Il contenuto delle sue dichiarazioni è ancora segreto, altri interrogatori saranno necessari per approfondire quelle già rese, ma è probabile che presto o tardi anche la testimonianza del nuovo pentito entri nel processo che il ministro dovrà affrontare per decisione del giudice dell'indagine preliminare. Malgrado il diverso avviso della Procura di Palermo. Situazione anomala, ma non inedita. Già in altre occasioni - come nei processi che ha dovuto affrontare l'ex comandante del Ros dei carabinieri, Mario Mori - è capitato che l'accusa ritenesse gli elementi raccolti insufficienti ad affrontare un dibattimento, mentre il giudice ha deciso diversamente.

Romano ha commentato collegando la scelta del gip all'investitura ricevuta dopo la scelta di sostenere, insieme ai cosiddetti Responsabili, il governo Berlusconi salvandolo dalla sfiducia. Ma è un collegamento che lascia perplessi. Di solito, sono le Procure ad essere accusate di fare giochi politici sotterranei, non i giudici. Nel caso di Romano, inoltre, la decisione del gip di fissare l'udienza preliminare (da cui già emergevano le sue perplessità sulla richiesta di archiviazione) è arrivata prima della designazione dell'indagato a responsabile delle Politiche agricole. E all'udienza del 9 giugno scorso, col ministro insediato nel nuovo ufficio già da tre mesi, la Procura ha insistito nel chiedere l'archiviazione. Ribadendo, però, quello che già aveva scritto quasi un anno prima (quando nessuno poteva immaginare che Romano avrebbe giocato un ruolo deciso nel salvataggio del governo Berlusconi): c'erano diversi elementi a dimostrazione della «contiguità» dell'uomo politico con la famiglia mafiosa di Villabate, sebbene non considerati idonei a sostenere l'accusa con esito favorevole in un processo.

Considerazioni giuridiche, quelle dei magistrati della Procura, che però lasciavano ad altri lo spazio sufficiente per trarre qualche considerazione (e conclusione) politica. Per esempio che se pure non ci sono prove sufficienti per una condanna, i fatti ricostruiti potevano comunque bastare per sancire l'inopportunità di affidare un incarico ministeriale a chi era stato un po' troppo a contatto con boss e gregari del clan di Villabate. Soprattutto dopo la condanna definitiva di Totò Cuffaro, al termine di un processo dove il nome di Romano era ricorso in più di un'occasione.

Proprio la sentenza della Cassazione sull'ex governatore della Sicilia aveva spinto il giudice a riconsiderare la richiesta di archiviazione della Procura, e poi il presidente della Repubblica a manifestare pubblicamente il suo disappunto per la nomina del nuovo ministro dell'Agricoltura. In più, sul conto di Romano c'era già l'indagine per corruzione scaturita dalle indagini sul riciclaggio del tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Anche per quell'inchiesta il neoministro confidava in una rapida e indolore soluzione. Ma la scelta della Procura di depositare le intercettazioni dove compare la voce di Romano, in vista della richiesta alla Camera dell'autorizzazione a utilizzarle, fa pensare a un altro esito.



15 luglio 2011 13:48

http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_15/romano-ministro-mafia-nuovo-pentito-provenzano-bianconi_20280c20-aea5-11e0-82fd-68e04dbc5f96.shtml
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2011 @ 15:28:55, in Politica, linkato 1646 volte)

«Affievolire il 41bis». Proposta choc Pdl


«Affievolire il 41bis o non reiteralo per quei detenuti i cui contatti con le organizzazioni mafiose sono venuti meno». È questo l’auspicio di Palazzo Chigi. A mettere nero su bianco la proposta è il Dipartimento per gli affari giuridici della Presidenza del Consiglio in una relazione presentata l’11 luglio scorso a Roma. Il rapporto, con l’introduzione del sottosegretario Gianni Letta, prende in esame le contestazioni e le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dell’amministrazione della giustizia in Italia, in particolare sui ricorsi dei detenuti al carcere duro.

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Rilievi che consentono al Dipartimento di «invadere» un campo tutto politico in una delle materie più incandescenti nella lotta antimafia, con la proposta di una riforma radicale del carcere duro. «In prospettiva – si legge nel documento - si potrebbe pensare di trasformare il 41 bis da regime speciale a regime ordinario di detenzione (derogabile, quando è il caso, in senso favorevole ai detenuti) o addirittura a pena di specie diversa, inflitta dal giudice con la sentenza di condanna e prevedere meccanismi di affievolimento o revoca nel corso dell’esecuzione, alla stessa stregua di quanto accade attualmente per tutte le altre pene in genere». L’obiettivo – sottolineano i tecnici di Palazzo Chigi nella Relazione al Parlamento – sarebbe quello di evitare i ricorsi dei detenuti al Tribunale europeo, la periodica reiterazione dei decreti per i detenuti e consentirebbe di liberare «rilevanti risorse lavorative». Insomma il 41bis costa e va rivisto. Ma non solo. Se la proposta venisse tradotta, sic et simpliciter, in legge, la decisione di spalancare per un mafioso o un terrorista le porte del carcere duro passerebbe dalle mani di un giudice e non - come avviene adesso – su decreto del Ministro di Giustizia su proposta delle Procure. «La politica non può demandare ai giudici una responsabilità che le compete – commenta il gip palermitano Piergiorgio Morosini - La sicurezza nelle carceri è uno strumento politico».

SEGNALE INQUIETANTE

Ma il passaggio più delicato sul 41bis, nato come reazione dello Stato alle stragi di mafia del 1992 e divenuto legge solo dieci anni dopo, deve ancora arrivare. Ed è contenuto a pagina 66 della relazione, in cui si parla dell’affievolirsi delle esigenze di mantenere il 41bis per coloro che da molti anni scontano la pena nei bracci speciali. «I primi 41 bis – sostiene il rapporto - sono in proroga continua da circa 15 anni, per cui si percepisce, nella magistratura di sorveglianza, un certo disagio nel motivare la perdurante sussistenza, dopo tanto tempo di mancati contatti con le associazioni criminali di riferimento, anche perché difficilmente la polizia svolge indagini sui condannati e dunque mancano relazioni di polizia giudiziaria effettivamente utilizzabili». Se il principio passasse, il rischio di vedere uscire dal 41bis boss e semplici gregari sarebbe molto alto. Non Salvatore Riina magari, ma pezzi da novanta come Bagarella e Aglieri, condannati per le stragi del ’92-’93, da oltre un decennio al 41 bis, potrebbero ottenere di uscire dal circuito carcerario differenziato.

Ma c’è un dato che smentisce la relazione: le indagini recenti – e la stessa commissione Antimafia – dicono che anche dal carcere i boss comunicano nonostante le restrizioni. «La Presidenza del Consiglio condivide questo rapporto?», chiede la capogruppo del Pd in commissione Antimafia, Laura Garavini, in un’interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio firmata anche da tutti gli altri membri Democratici. Per Garavini, «l'ipotesi di trasformare il 41 bis da regime detentivo in pena accessoria muterebbe profondamente la natura di questo provvedimento, limitandolo nel tempo e rendendolo applicabile solo ai mafiosi condannati e non a quelli appena arrestati, come ora avviene». E aggiunge: «È pericoloso lanciare questo tipo di segnali verso il sistema mafioso che potrebbe intravedere nei contenuti di questa relazione una disponibilità ad attenuare l'attuale regime del 41bis». «Qualsiasi ammorbidimento è un regalo alla mafia» rincara Giovanna Chelli dell’Associazione familiari delle vittime di via dei Georgofili.

IL PRECEDENTE DEL 1993

Materia incandescente, sia dal punto di vista politico che giudiziario. Due le inchieste aperte proprio sul 41bis: quella della Procura di Palermo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia secondo la quale l’uscita dal carcere duro di centinaia di mafiosi, avvenuta nell’ottobre del 1993, fu parte di un accordo tra boss e uomini delle istituzioni. Una seconda inchiesta condotta dalla procura di Roma riguarda i tentativi di controllo di alcuni detenuti al 41bis prossimi alla collaborazione le cui rivelazioni, secondo i Pm, venivano monitorate da uomini dei servizi segreti su input politici con l’obiettivo di «disinnescarle».

Il 41bis d’altronde è sempre stato un «chiodo fisso» per il popolo di Cosa Nostra che più volte ha manifestato pubblicamente il proprio dissenso: prima con Leoluca Bagarella secondo cui «le promesse non sono state mantenute» poi con un clamoroso striscione allo stadio di Palermo il giorno dopo l’entrata in vigore della legge sul carcere duro nel dicembre 2002. «Uniti contro il 41bis – era scritto – Berlusconi dimentica la Sicilia». Dopo questo rapporto della Presidenza del Consiglio si conferma così un dato: a distanza di 19 anni dalla sua prima applicazione, il 41bis rimane una delle frontiere più delicate della lotta alla mafia.

14 luglio 2011
 
http://www.unita.it/italia/affievolire-e-rivedere-il-41bis-br-mafia-la-proposta-choc-del-governo-1.313524
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