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Io non posso nascondere reati.

Loredana Morandi
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 16:07:15, in Politica, linkato 1436 volte)

Passa la legge che prevede l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione
Il primo presidente di Cassazione: "Distrutta la funzione della Corte"
Appello, sì alla riforma
Marvulli: "Sono sbigottito"
L'Anm: "La maggioranza ha fatto terra bruciata della giustizia penale"

ROMA - La riforma dell'appello (la cosiddetta "legge Pecorella" che prevede l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione) ha ottenuto stamane, quattro mesi dopo il sì della Camera, anche il voto definitivo da parte del Senato. Hanno votato a favore i senatori della Cdl, mentre l'opposizione ha votato contro, accusando la maggioranza di essere "servi del loro padrone".
Appresa la notizia, il primo presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, si è detto "sbigottito": "Una simile iniziativa legislativa distrugge la funzione assegnata alla Suprema Corte". Prevedibile la reazione dell'Associazione nazionale magistrati: la legge "è la coda velenosa di una legislatura nella quale la maggioranza di governo ha fatto praticamente terra bruciata della giustizia penale", afferma il vicesegretario, Nello Rossi.

Sull'impatto delle nuove regole, quando la legge sarà promulgata, Marvulli si augura "che ci sia particolare attenzione ai problemi organizzativi legati a questo disastroso evento", e parla di "una legge contraria a quanto disposto dallo stesso Parlamento il 14 maggio del 2005", quella sul processo civile in Cassazione. Di fatto, nel settore civile ci si comporterà in un modo, nel penale in un altro.

Già ieri, mentre l'aula del Senato (a stento, per mancanza del numero legale) procedeva all'esame del ddl, era giunta la notizia di un appello lanciato dal consiglio direttivo della rete delle Cassazioni europee, di cui anche l'Italia fa parte, appello più volte ricordato oggi, durante le dichiarazioni di voto, dai senatori dell'opposizione. "Con l'articolo 7 distruggete il giudizio di Cassazione perché c'è una scadenza specifica che è il 16 gennaio - ha detto il verde Zancan - procedendo in senso contrario a tutto l'andamento giurisprudenziale che vuole la restrizione del processo in Cassazione".

E' stato Roberto Manzione, senatore della Margherita, a dire in aula: "Sui giornali di oggi viene pubblicato un appello rivolto dalla rete dei presidenti delle Supreme Corti di Europa, votato all'unanimità e diretto al governo e al Parlamento italiani" ai quali si chiede "di fermarsi a riflettere su una riforma che provocherà danni terribili a tutta la funzione giudiziaria italiana".

La replica giunge dal sottosegretario alla Giustizia, Jole Santelli, che parla di "pregiudizi ad personam della sinistra", di "polemiche inutili, strumentali e pretestuose". "Ogni volta che questo governo interviene in materia di giustizia - afferma Santelli - la sinistra punta il dito contro Berlusconi e parla di legge ad personam. E' il loro giudizio che è sempre 'ad personam', e cioè pregiudizialmente sempre contro l'operato della maggioranza e del premier".

Per il sottosegretario,"l'accusa di aver violato la parità tra accusa e difesa è contro qualsiasi principio giuridico. Il codice di procedura penale è infatti lo strumento con cui lo Stato si autolimita nella sua autorità e nelle sue pretese punitive, e le norme processuali sono tutte volte a riequilibrare le garanzie del cittadino di fronte alla forza dello Stato. Il contrario è un'ipotesi risibile".

(La Repubblica 12 gennaio 2006)

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 16:03:14, in Politica, linkato 1402 volte)

Dalla Chiesa in rima contro ddl Pecorella

Il senatore della Margherita interviene in rima baciata contro il disegno di legge sull'inappellabilità proposto dalla maggioranza

ROMA - Un netto no al ddl sull'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento. Tutto, però, in rima baciata. E' quanto ha fatto intervenendo nell'Aula del Senato l'esponente della Margherita Nando Dalla Chiesa. Questo il testo del componimento:

"Bentornati senatori, dalle feste e dai ristori, tutti insieme per votare la gran legge secolare, la più urgente, la più bella legge, sì, la legge Pecorella. Ma quant'è curioso il mondo, nel suo gran girare in tondo, che fa nascere d'incanto una legge che può tanto. E la scrive un avvocato per salvare il suo imputato, che poi, caso assai moderno, è anche capo del Governo, mentre invece l'avvocato è un potente deputato.

Ah, che idea stupefacente, non si trova un precedente, è un esempio da manuale di cultura occidentale che sa metter le persone sopra la Costituzione. E ora è bello edificante che di voci ne sian tante, di giuristi, ex magistrati, di causidici, avvocati, pronti, intrepidi, a spiegare che la legge è da votare, poiché vuole la dottrina che il diritto su una china più virtuosa scorrerà, se la norma si farà.

Ma pensate che bellezza per un reo, l'aver certezza che se il giudice è impaurito o corrotto o scimunito, potrà dar la soluzione senza alcuna sconfessione, che il processo finirà e un macigno calerà sull'accusa dello Stato e su chi subì reato. Che trionfo, che tripudio, e per Silvio che preludio ad una dolce terza età, l'assoluta impunità.

Bentornati senatori, per la fine dei lavori; cinque anni incominciati coi tesori detassati, poi vissuti con amore a far leggi di favore: rogatorie, suspicioni, lodi, falsi e prescrizioni, approvate in frenesia e con gran democrazia, che chi c'è non può parlare e chi è assente può votare. Mentre al pubblico in diretta lui giurava: "Date retta, se non si combina niente sui problemi della gente colpa è di opposizioni, Parlamento e Commissioni!".

Bravi voi che con tempismo combattete il comunismo, anche se nell'ossessione ce l'aveste una ragione: falsa è di Marx la tesi che lo Stato è dei borghesi; ci insegnaste voi del Polo che lo Stato è di uno solo. Or votando con l'inchino si completi il gran bottino delle leggi personali, questo sconcio senza eguali. Del dritto sia mattanza. Ma l'Italia ne ha abbastanza".

Corriere Sera

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Di Loredana Morandi (del 04/08/2005 @ 11:58:46, in Politica, linkato 1459 volte)

Una riforma contro la giustizia

di Adriano Sansa
Famiglia Cristiana
n. 31 del 31 luglio 2005

L'ordinamento giudiziario regola le autorità cui è affidata l'amministrazione della giustizia, lo  stato giuridico dei magistrati, i loro gradi e funzioni,  l'ammissione in magistratura e le promozioni, la materia disciplinare. La limpidezza della figura del giudice, la sua soggezione alla sola legge dipendono non poco da queste norme, che invece non disciplinano il processo. La riforma non si farà sentire significativamente sulla rapidità dei procedimenti: chi vi ha insistito non ha detto il vero.
Ma riepiloghiamo, per capire. 
Il Presidente della Repubblica aveva rimandato alle Camere la legge per contrasti con la Costituzione. Il nuovo testo elimina solo in parte i difetti, e ne contiene uno nuovo. Con disposizione apposita, impedisce a Giancarlo Caselli di diventare procuratore nazionale antimafia: una norma di privilegio negativo, simile ma opposta alle leggi di favore verso Berlusconi. Una negazione dell'uguaglianza. Ciampi allora autorizza il C.S.M. a dare un parere su questa nuova parte. Pera, presidente del Senato, accusa il Consiglio di voler invadere la sfera del legislatore. Una confusione che deforma e svaluta agli occhi della gente i massimi poteri dello Stato.
In realtà, Pera ha ignorato una legge vigente " art.10 legge 24.3.1958 n.195- secondo cui il C.S.M " dà pareri al ministro sui disegni di legge concernenti l'ordinamento giudiziario..' Perché lo ha fatto?  Le risposte sono amarissime: Ciampi presiede il C.S.M., criticando quest?ultimo si censura lui. Lo si dissuade dal restituire ancora alle Camere almeno quella vergognosa legge contro una persona.
Paiono cose slegate, ma nascono dall'importanza della posta in gioco. Lo sconquasso copre il significato della riforma dell'ordinamento giudiziario e delle altre in cammino, prima tra tutte quella della Costituzione: deprimere il Presidente della Repubblica, rafforzare il capo del governo, indebolire il prestigio e il ruolo della magistratura facendo i cittadini un po' più sudditi. Ecco in breve le novità: separazione delle funzioni di giudice e pubblico ministero, della quale non si sentiva bisogno per la già netta distinzione dei ruoli, consolidata nel costume; cresce il potere dei capi delle procure, in vista di sottoporli al ministro, viene meno il prezioso comune cammino di esperienza e cultura delle garanzie dei magistrati (si profila intanto la proposta di togliere ai p.m. la direzione della polizia giudiziaria, che risponderebbe all'esecutivo). I colloqui psico - attitudinali sembrano una sciocchezza,  potranno però servire a discriminare i candidati sgraditi. Concorsi infiniti distoglieranno dal lavoro e consentiranno ingerenze a vari livelli della selezione, pur lasciando la formale decisione finale al Consiglio. Restrizioni nella vita pubblica e nella comunicazione favoriranno 'insabbiamenti' nel segreto, un meccanismo disciplinare più duro intimidirà i magistrati.
Poche le norme opportune: si limitano nel tempo gli incarichi direttivi, si regolano meglio gli incarichi extragiudiziari, oggi troppo numerosi e riservati a ristretti circuiti.
La riforma  non accelera i processi. Conferma l'arroganza di norme ad personam.
S'accompagna a una lotta al Presidente della Repubblica che allarma. E' legata alla revisione della Costituzione che preoccupa ancor più. Soprattutto, è animata da uno spirito ostile verso i giudici, da parte di un ceto di governo che non ha i titoli morali per riformare la giustizia, capeggiato  com'è da chi è stato imputato di gravi crimini, ne è uscito più volte con la prescrizione, ha mandato in Parlamento i suoi avvocati ad approvare leggi che svuotavano i reati di cui era accusato. La giustizia va riformata, ma seriamente, da chi la vuole viva nell'ambito della Costituzione, non da chi vuole farle piegare la schiena.         

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Di Loredana Morandi (del 04/08/2005 @ 11:57:00, in Politica, linkato 1503 volte)

Intervista a Ciro Riviezzo

di Luigi Ferrarella
Corriere Sera 31 luglio 2005.

«Il mio appello: nessun rapporto con i potenti» Riviezzo, presidente dei magistrati: lontani da politica e affari o perdiamo credibilità

MILANO - «Sarebbe buona regola che, appena qualcuno gli parla di un'indagine in corso, il magistrato neppure accettasse di interloquire. Anche per evitare che qualsiasi sua risposta possa essere male interpretata o comunque utilizzata all'esterno». Ciro Riviezzo è il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, di cui il giudice Francesco Castellano è stato anni fa vicepresidente. Cosa le suggeriscono i contatti tra un giudice e un banchiere?
«Come metodo non ritengo, e vorrei che tutti facessero altrettanto, di potermi esprimere su indagini in corso, né sono certo io a poter sindacare la correttezza di uno specifico comportamento. Nell'interesse della credibilità dell'intera categoria, oltre che del singolo magistrato, mi auguro che nella massima trasparenza siano svolti tutti gli accertamenti».
Ma oltre agli atti dovuti?
«Il parametro di riferimento che ci siamo dati è l'articolo 8 del nostro codice deontologico: per essere credibile un magistrato deve evitare qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l'immagine. Il valore dell'agire del magistrato anche nella società civile (convegni, università, interventi scritti) va distinto da quanto come Anm abbiamo sempre avversato: l'esistenza di rapporti occulti con politica ed economia, condizionanti per il magistrato e peraltro molto più pericolosi di altri rapporti invece palesi».
Parla dei magistrati in politica?
«Vedo talvolta collegare i due aspetti. Ma non se ne può fare una strumentalizzazione, toghe in politica ce ne sono in tutti gli schieramenti; e per ora la legge lo consente. Nessuno nasconde esista anche un problema di opportunità, lasciato al vaglio dell'elettorato ma del quale sarebbe bene si facesse carico anche chi si vuole candidare. L'Anm è chiara: auspichiamo regole più rigorose, siamo favorevoli al disegno di legge (più restrittivo) che è in Parlamento, e in questo senso va già una disposizione del Csm».
A dominare le vicende di questi giorni sono le lealtà incrociate politici-imprenditori-controllori pubblici.
«Ho letto Sergio Romano trarre sul Corriere la sensazione che l'unico tessuto connettivo della società italiana sia la "cuginanza". Č un problema storico del nostro Paese: per parte sua, da anni l'Anm fa un'opera culturale (come appunto l'approvazione del codice deontologico) per cercare di evitare commistioni pericolose con questi mondi».
Castellano ritiene «controproducenti» per l'«esposizione» delle toghe gli interventi di «supplenza».
«La questione è il ruolo dei controllori esterni. Se funzionassero, non si arriverebbe al livello penalmente rilevante. E comunque auspico di vivere in un Paese nel quale le indagini siano vissute non come interferenze, ma come doverosi controlli».
Il ministro Giovanardi tuona contro «le intercettazioni spazzatura».
«Tutto il rispetto possibile alle indagini in corso, che non meritano queste critiche. Č chiaro che le intercettazioni sono uno strumento estremamente invasivo della sfera di riservatezza personale. Ma proprio per questo esistono precisi e rigorosi parametri legislativi: sia sul loro utilizzo, sia sull'inserimento nei provvedimenti (notificati alle parti) solo delle intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. Se certe conversazioni sono state citate nei provvedimenti, vuol dire che erano state ritenute rilevanti per le indagini».

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Di Loredana Morandi (del 21/07/2005 @ 08:43:06, in Politica, linkato 1543 volte)

LA SCHEDA
Concorsi e funzioni separate
ecco le novità della riforma

ROMA - La riforma della giustizia varata dalla Camera con il voto di fiducia deve ora essere controfirmata dal presidente della Repubblica, che nel dicembre scorso rinviò il testo di legge al Parlamento. I punti salienti della riforma sono la separazione delle funzioni di giudice e pm, la possibilità di fare carriera più rapidamente attraverso i concorsi, l'azione disciplinare obbligatoria e una norma, particolarmente contestata dall'opposizione, che sembra pensata per sbarrare la strada alla nomina di Giancarlo Caselli alla procura nazionale antimafia. Eccoli nel dettaglio.

Separazione delle funzioni. Il concorso per entrare in magistratura resta unico, ma dopo cinque anni di servizio il magistrato dovrà scegliere se fare il pubblico ministero o il giudice. Per cambiare funzione dovrà sostenere un esame orale, frequentare un corso di formazione presso la Scuola della magistratura e ottenere una valutazione positiva. Ma soprattutto dovrà cambiare distretto giudiziario. La scelta poi diventa irrevocabile. Prima delle prove scritte e orali, il candidato dovrà indicare nella domanda, pena l'inammissibilità, se preferisce la funzione di giudice o di pm.

Colloquio psico-attitudinale. Nel primo testo della Camera si parlava di "test psico-attitudinale". Poi si è preferita la versione soft di "colloquio di idoneità psico-attitudinale". Si prevede che l'aspirante magistrato sia valutato anche da un punto di vista psicologico durante le prove orali. E' una norma, questa, su cui Forza Italia ha puntato i piedi.

Sistema dei concorsi. Per fare carriera velocemente il magistrato dovrà affrontare concorsi per titoli ed esami. La prova dovrà riguardare la soluzione di un caso pratico. Accogliendo uno dei rilievi di Ciampi, il Senato ha stabilito che sull'esito dei concorsi il Csm avrà sempre l'ultima parola.

Norma anti-Caselli. Approvando un emendamento del senatore di An Bobbio il Senato ha cambiato alcune regole sui limiti di età, per il passaggio agli incarichi direttivi. Nella "tagliola" finirà il procuratore capo di Torino Gianfranco Caselli, che vede così sfumare la possibilità di essere nominato capo della procura nazionale antimafia.

Organizzazione delle procure. Solo il procuratore capo è titolare dell'azione penale: gli atti che incidono sulla libertà personale devono essere assunti con il suo preventivo consenso. Solo lui potrà avere rapporti con i giornalisti. Il procuratore avrà inoltre l'obbligo di segnalare al consiglio giudiziario tutti i magistrati "disobbedienti".

Scuola della magistratura. Ha il compito di gestire la formazione degli uditori giudiziari; organizzare i corsi di aggiornamento professionale; valutare la professionalità dei magistrati; promuovere iniziative di studio e ricerca. I corsi e gli esami della nuova scuola serviranno solo a concedere una idoneità, ma la decisione finale sulle carriere dei magistrati spetterà sempre al Csm: è questo uno dei punti modificati dal Senato per rispondere ai rilievi di Ciampi.

Azione disciplinare. Diventa obbligatoria. Nella riforma si indicano tutte le infrazioni dei magistrati che faranno scattare il procedimento: dall'iscrizione a partiti o a movimenti politici, fino al rilasciare dichiarazioni o interviste. L'azione disciplinare è esercitata dal procuratore generale presso la Cassazione entro un anno dalla notizia del fatto. Può essere promossa anche dal ministro della Giustizia.

Le nomine. Venendo incontro ai rilievi di Ciampi, il Senato ha eliminato il potere del ministro di impugnare davanti al Tar le delibere del Csm sugli incarichi dei magistrati: tale potere resta solo nei casi in cui i conferimenti di incarichi da parte del Csm presentino vizi di legittimità.

Relazione del ministro in Parlamento. Anche questo punto è stato cambiato in seguito al rinvio di Ciampi. Nella relazione il ministro dovrà presentare le leggi e le riforme che il governo intende far approvare dalle Camere. Sempre su sollecitazione di Ciampi è stato cancellato l'ufficio per il monitoraggio dell'attività dei Pm.

Incarichi extragiudiziari. Più pubblicità per gli incarichi extragiudiziari dei magistrati. Ogni sei mesi sarà reso noto un elenco degli incarichi autorizzati dal Csm: saranno indicati l'ente che conferisce l'incarico e l'eventuale compenso percepito.

(20 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/rifogiuste4/schedarif/schedarif.html

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Di Loredana Morandi (del 21/07/2005 @ 08:39:31, in Politica, linkato 1462 volte)

"Questa riforma non è quella che avremmo voluto fare all'inizio"
"Ci sono i tempi per modificare la legge elettorale"
Berlusconi attacca i pm "Troppo vicini all'opposizione"
"Venerdì il governo approverà le misure contro il terrorismo"
Sulle elezioni politiche: "Non si sa se saranno il 7 maggio"

ROMA - "I pm in Italia hanno posizioni troppo vicine ai partiti dell'opposizione". Silvio Berlusconi spiega anche così il senso della riforma della giustizia: "Certo non è quello che avremmo voluto fare all'inizio, ma è un primo e importante passo verso una giustizia giusta e processi che siano contenuti nel tempo". Il premier torna sull'argomento ai margini di un convegno internazionale (presenti diversi esponenti del centrodestra europeo) sul futuro politico dei moderati.

Legge elettorale. "Per approvare una nuova legge elettorale i tempi ci sono". Silvio Berlusconi rilancia così la volontà di modificare le regole del sistema del voto. "Eravamo preoccupati per la carenza dei tempi, e invece crediamo che ci siano i tempi opportuni per fare un ottimo lavoro" dice il premier dopo aver incontrato il presidente della Camera Casini assieme ad alcuni esponenti di Forza Italia.

Terrorismo e divisioni. "Vorrei ricordare ancora una volta che il Consiglio dei ministri non si è diviso sulle misure antiterrorismo. Misure che tra l'altro sono già in atto", garantisce Berlusconi. Eppoi, garantisce il premier, "le misure antiterrorismo non sono così urgenti quindi da non poterci lavorare sopra una settimana. Il Cdm le approverà venerdì prossimo".

Partito unico e voto. "Con un partito unitario vincente potrei anche lasciare spazio ad altri". L'approdo del partito unico è comunque, secondo Berlusconi, un obiettivo irrinunciabile vista l'empasse che oggi vive la coalizione di maggioranza. "Sulle decisioni si vota a maggioranza e la minoranza si adegua", afferma il presidente del Consiglio sottolineando come ora le cose funzionino invece in maniera diversa. "Questa mattina - si sfoga Berlusconi - ancora una volta ho dovuto prendere atto che basta il veto di un singolo partito per bloccare le decisioni". Il premier si riferisce ovviamente all'Udc. Quanto alla data delle elezioni, non dà certezze: "Il 7 maggio? Non si sa" risponde a una domanda dei giornalisti.

(20 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/rifogiuste4/giusberllu/giusberllu.html

*****

Il presidente dell'associazione magistrati: "Accuse generiche"
"Dimostrano che dietro la legge c'è un intento punitivo"
Riforma, l'Anm replica al premier
I penalisti proclamano lo sciopero
Gli avvocati protestano anche contro la ex Cirielli

ROMA - L'associazione nazionale dei magistrati replica in toni decisi al presidente del Consiglio, che ha accusato i pm di avere "una posizione troppo vicina ai partiti dell'opposizione". E i penalisti annunciano lo sciopero contro la riforma dell'ordinamento giudiziario.

Si tratta di "accuse generiche di politicizzazione che delegittimano l'immagine della magistratura e dimostrano come dietro la riforma dell'ordinamento giudiziario ci sia un intento punitivo", ha detto il presidente dell'Anm Ciro Riviezzo.

"Tutti, persino il ministro Castelli - ha aggiunto ancora Riviezzo in risposta al presidente del Consiglio - riconoscono che la legge non servirà a contenere i tempi dei processi".

La riforma non piace neanche agli avvocati penalisti, che subito dopo il voto alla Camera hanno annunciato che il 19 settembre sciopereranno contro la nuova legge e la ex Cirielli.

L'Unione delle Camere penali italiane nell'annunciare la protesta sottolinea che "la riforma dell'ordinamento giudiziario manca clamorosamente il suo obiettivo fondamentale, quello di garantire ai cittadini un giudice equidistante tra le parti e realmente libero e indipendente". A questo risultato, rilevano le Camere penali, "hanno contribuito la mancanza di un vero spirito riformatore da parte della classe politica ed anche la chiusura corporativa della magistratura, che protesta solo perché il Parlamento non ha accolto tutte le richieste avanzate dal suo sindacato".

(20 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/rifogiuste4/anmreplica/anmreplica.html

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:08:49, in Politica, linkato 1265 volte)

GIUSTIZIA. PECORARO: RIFORMA INCOSTITUZIONALE, LA CAMBIEREMO

Cdl si vendica su giudici per inchieste su corruzione
   
"Questa riforma è incostituzionale, limita l'indipendenza della magistratura, altera gli equilibri tra i poteri dello Stato. Uno sfascio per la giustizia italiana per questo la cambieremo". Lo ha dichiarato il Presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio.

"La Cdl ha voluto procedere nella riforma dell'ordinamento giudiziario solo guidata dall'impulso della vendetta nei confronti dei magistrati che hanno condotto le inchieste anticorruzione. Non c'è stato confronto con l'opposizione e la fiducia di oggi è stato l'atto di arroganza finale".

"I cittadini - conclude il leader del Sole che Ride- chiedono una giustizia più veloce e più efficiente, ma queste legittime aspettative sono rimaste inascoltate dalla Cdl che preferisce varare una riforma punitiva e non migliorativa".

Roma, 20 luglio 2005    

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:06:09, in Politica, linkato 1341 volte)

ORD. GIUDIZIARIO: MONACO, UNA CONTRORIFORMA CHE NUOCE ALLA GIUSTIZIA E LACERA LE ISTITUZIONI

Dichiarazione on. Franco Monaco, vicepresidente dei deputati della Margherita. “Con il voto di fiducia di oggi si mette il sigillo su un’altra delle tante pagine oscure di questa sventurata legislatura. Una riforma che è, in realtà, una controriforma, che niente dà al servizio-giustizia e molto toglie alla qualità dell’ordinamento giudiziario, alla funzionalità e all’efficienza dell’amministrazione della giustizia, all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, che è principio costituzionale-cardine di uno Stato democratico  e di diritto.  Una controriforma che promette di inceppare la macchina della giustizia e di comprometterne l’affidabilità, l’equilibrio, il funzionamento. Non a caso ha inanellato severe stroncature un po’ da tutti: dagli studiosi, dal Csm, dagli avvocati, dai magistrati, che hanno fatto ricorso all’arma irrituale ed estrema dello sciopero. Una riforma che è incappata nella censura del Presidente della Repubblica, che l’ha rinviata alle Camere per manifesta incostituzionalità dei suoi punti qualificanti. La legge sull’ordinamento giudiziario ha prodotto scontri tra governo e magistrati, tra governo e Csm, tra governo e presidenza della Repubblica e, da ultimo, tra presidenti delle Camere e Quirinale. Ecco un’altra cifra che ricorderemo di questo governo: l’attitudine a lacerare, ad alimentare conflitti non solo dentro il corpo sociale ma anche tra le istituzioni dello Stato.”

Roma, 20 luglio 2005

ORDINAMENTO GIUDIZIARIO: FANFANI, HANNO OFFESO IL CAPO DELLO STATO

Dichiarazione on. Giuseppe Fanfani, responsabile Giustizia della Margherita. “Con il voto di fiducia che impedisce qualsiasi confronto è stato svilito il ruolo del Parlamento, relegato a funzione secondaria, e vilipesa l’autonomia di giudizio dei parlamentari e la libertà degli stessi nell’esercizio della loro funzione. Ma l’offesa più grave è stata arrecata al Capo dello Stato perché è la prima volta nella storia del nostro Paese che si impedisce al Parlamento di discutere un provvedimento rinviato alle Camere. La legge resta in molte parti incostituzionale, ma soprattutto non serve a risolvere nessuno dei problemi della giustizia, dei quali il governo si è completamente dimenticato. Lo testimonia il fatto che nel Dpef  non c’è neanche un richiamo e neanche la prospettiva di un minimo finanziamento per la giustizia. Ancora una volta dal governo solo demagogia e nulla di concreto.”

Roma, 20 luglio 2005

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Di Loredana Morandi (del 15/07/2005 @ 18:40:28, in Politica, linkato 1376 volte)

E Castelli: «Ciampi è troppo saggio, firmerà la riforma»
Sciopero toghe, esposto di Calderoli
Il ministro denuncia la protesta dei giudici: «Viola legge». Replica dell'Anm: «Siamo tranquilli». Durissimo D'Alema
 
ROMA - Mentre molti magistrati in tutta Italia incrociano le braccia per il loro quarto sciopero in tre anni contro la riforma della Giustizia firmata dal Guardasigilli Roberto Castelli che attende il varo alla Camera, il ministro leghista delle Riforme Roberto Calderoli passa dalle parole ai fatti e presenta un esposto al Senato contro la protesta delle toghe. E lo spiega così: «Con questo atto - dice il ministro ai giornalisti - chiedo di accertare la sussistenza e di verificare i presupposti criminosi previsti dall'articolo 503 del codice penale, ossia quello che prevede sanzioni contro chi effettua scioperi o serrate per fini non contrattuali».

CASTELLI: CIAMPI FIRMERA' - Intanto nelle stesse ore, lo stesso Castelli interviene sul tema della giustizia smentendo le indiscrezioni secondo cui Ciampi potrebbe rinviare per la seconda alle Camere la riforma dell'ordinamento giudiziario. «Il Capo dello Stato non firma la riforma dell'ordinamento giudiziario per la seconda volta? Non credo proprio. Ciampi è troppo saggio per pensare a cose di questa natura», chiosa Castelli.

BUFERA SU CALDEROLI - Tornando a Calderoli, il gesto del ministro riaccende il clima di contrapposizione fra il governo e i togati, che ritengono la riforma dell'ordinamento lesiva della propria indipendenza. Subito dopo, l'ex magistrato Antonio Di Pietro, leadel del movimento Italia dei Valori, ha a sua volta annunciato di aver presentato un contro-esposto nei confronti del ministro: «Lo abbiamo denunciato – ha spiegato Di Pietro in una nota - per aver falsamente accusato i magistrati scioperanti di aver commesso un reato, pur sapendo che lo sciopero è un diritto costituzionalmente garantito». Durissimo il commento di Massimo D'Alema: «Č sconcertante che un soggetto simile possa far parte del governo di un paese civile». Secondo Francesco Rutelli, leader della Margherita «prenderli sul serio è la peggiore maniera per occuparsi dei problemi dell'Italia».

L'ANM: SIAMO TRANQUILLI - «Noi siamo assolutamente tranquilli e sereni». Così il presidente dell'Associazione nazionale magistrati replica alla denuncia presentata da Calderoli . «Il nostro sciopero - afferma Riviezzo - è perfettamente legittimo ed è stato valutato così anche dall'autorità preposta dalla legge al controllo, ossia dal garante per i servizi pubblici essenziali. Ripeto, quindi, che siamo perfettamente tranquilli. Avremmo preferito che la politica discutesse sul contenuto della riforma e sulle nostre proposte piuttosto che rispondere con le denunce».
Intanto con comunicato l'Anm diffonde i primi dati provvisori pervenuti dai vari uffici giudiziari, dai quali risulta che «l'astensione dei magistrati italiani dalle attività giudiziarie è stata compatta, con una percentuale di circa l'85%».

14 luglio 2005
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/07_Luglio/14/calderoli.shtml

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Di Loredana Morandi (del 06/07/2005 @ 19:33:04, in Politica, linkato 1296 volte)

La legge torna ora alla Camera con alcune modifiche

L'infibulazione è un reato, il Senato dice sì

Chi pratica mutilazioni genitali rischierà da 4 a 12 anni di carcere e la sospensione dell'Ordine dei medici fino a dieci anni

ROMA - L'infibulazione potrebbe presto essere un reato in Italia. E chi pratica mutilazioni genitali, usanze diffuse in alcune comunità africane, rischierà fino a 12 anni di carcere. Il Senato ha votato il disegno di legge che prevede l'aggiunta di un articolo al codice penale, il 583 bis. Il provvedimento deve ora tornare alla Camera, che deve votare alcune modifiche apportate dai senatori.

VOTO TRASVERSALE - Il voto in Senato ha trovato d'accordo maggioranza e opposizione, esclusi i senatori di Rifondazione Comunista che si sono astenuti, come pure - a titolo personale - Cinzia Dato della Margherita, che ha giudicato questa legge «troppo repressiva» sostenendo che prima di approvare un provvedimento siffatto andrebbero messe fuori legge anche le pratiche di chirurgia estetica per le minorenni.

CARCERE DA 4 A 12 ANNI - Con la nuova legge saranno punite la clitoridectomia, l'escissione, l'infibulazione e qualsiasi altro tipo di mutilazione. Anche in caso di assenso della vittima, ci saranno pene che prevedono la reclusione da 4 a 12 anni e la pena sarà aumentata di un terzo se la vittima è un minore e in tutti i casi in cui sarà eseguita per fini di lucro. I medici coinvolti saranno cancellati dall'Ordine fino a 10 anni. Oltre alle sanzioni la legge prevede anche campagne informative del Ministero della Salute, d'intesa con quelli dell'Istruzione e del Welfare, destinate agli immigrati provenienti dai paesi nei quali vengono effettuati le mutilazioni genitali.

40 MILA DONNE - Quello dell'infibulazione è un problema anche italiano con oltre 40 mila donne che nel nostro paese hanno subito mutilazioni sessuali. Ogni anno nel nostro paese almeno 6 mila bambine di età tra i 4 e i 12 anni sono sottoposte a questo trattamento, soprattutto immigrate di origine somala e nigeriana. Nel mondo, secondo i dati della organizzazione mondiale della sanità, oltre 150 milioni di donne hanno subito mutilazioni. L'infibulazione è praticata soprattutto in Somalia e nel Gibuti, la clitoridectomia in Etiopia, Sierra Leone ed Eritrea.

Corriere Sera 06 luglio 2005
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/07_Luglio/06/infibulazione.shtml

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