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Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perchè la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per far piacere a dei padroni o dei manutengoli.

Antonio Gramsci
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 06/05/2005 @ 17:59:47, in Politica, linkato 1258 volte)

INFORMAZIONE. CORTIANA (VERDI), ENNESIMO ATTACCO A LIBERTA' DI ESPRESSIONE

"E' l'ennesimo attacco alla libertà di espressione ed è la cartina tornasole di una cultura purtroppo imperante negli ultimi tempi". Dichiara il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana.
"Prima il sequestro preventivo di una parte del sito di Indymedia per vilipendio alla religione cattolica e alla figura del Papa, oggi la denuncia di due avvocati contro il direttore del Manifesto Gabriele Polo per il titolo "il pastore tedesco", apparso sulla prima pagina del quotidiano il giorno dopo l'elezione a Papa del cardinale Joseph Ratzinger". Siamo proprio al paradosso: si legano i contenuti, che sono opinabili, ai contenitori. Questi sono segni preoccupanti di una censura dettata da falsi moralismi che fa a pugni con i principi di un paese democratico".

6 maggio 2005

nb. io continuo a dissentire. Perchè il rispetto e la solidarietà che si riceve si deve restituire; ed è esattamente ciò che non è avvenuto, come ravvisabile in taluni comportamenti. Non si può solo prendere.

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Di Loredana Morandi (del 01/04/2005 @ 18:02:16, in Politica, linkato 1338 volte)
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Di Loredana Morandi (del 24/03/2005 @ 12:37:59, in Politica, linkato 1460 volte)

francamente, viene da piangere ...

Cosa prevede la Costituzione berlusconiana
22.03.2005 di red

Camera dei Deputati Sarà l'organo politico, costituito da 518 deputati (oggi sono 630), di cui 18 eletti all’estero. I deputati a vita, nominati dal Capo dello Stato, possono essere 3; di diritto sono deputati gli ex Presidenti della Repubblica. L'età minima per essere eletti scende a 21 anni (adesso è di 25). La Camera è eletta per cinque anni. Le Commissioni d'inchiesta avranno gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria; la loro presidenza sarà assegnata all'opposizione.

Senato Federale I senatori saranno 252 (oggi sono 315), eletti in ciascuna Regione contestualmente ai consigli regionali. A loro si sommeranno i 42 delegati delle Regioni, che partecipano ai lavori del Senato federale senza diritto di voto: due rappresentanti per ogni regione più due per le Province autonome di Trento e Bolzano. Sarà eleggibile chi ha 25 anni (oggi la soglia è di 40 anni). Con la proroga dei Consigli regionali e delle province autonome sono prorogati anche i senatori in carica.

Capo dello Stato Il presidente della Repubblica non è più il rappresentante dell'unità nazionale, ma è «garante della Costituzione e dell'unità federale della Repubblica». Sarà eletto dall'Assemblea della Repubblica, presieduta dal Presidente della Camera dei deputati e composta da tutti i parlamentari, i governatori e i delegati regionali. Può diventare presidente della Repubblica chi ha compiuto 40 anni (oggi il requisito anagrafico è di 50). Il Capo dello Stato è eletto a scrutinio segreto con la maggioranza dei due terzi. Non ha più il potere di sciogliere le Camere, potere che passa al primo ministro. In sostanza il presidente viene ridotto a notaio, esecutore della volontà del premier o della maggioranza. Decreta lo scioglimento della Camera su richiesta del primo ministro che se ne assume la responsabilità. Ha l’obbligo di sciogliere la Camera nel caso in cui la maggioranza uscita dalle urne approvi una mozione di sfiducia. Non è più il rappresentante dell’unità nazionale ma dell’«unità federale». Il Capo dello Stato indice le elezioni della Camera e quelle dei senatori. Nomina i presidenti delle Autorità indipendenti, il presidente del Cnel e il vicepresidente del Csm nell'ambito dei componenti eletti dalle Camere.

Premierato Nella nuova costituzione non c'è più il presidente del Consiglio, ma il Primo ministro. Nominerà e revocherà i ministri (cosa che adesso spetta al Presidente della Repubblica), «determinerà» la politica generale del governo (anche il lessico ha il suo peso) e dirigerà l’attività dei ministri. Non dovrà più ottenere la fiducia della Camera ma solo illustrare il suo programma sul quale la Camera esprimerà un voto. Potrà chiedere alla Camera di esprimersi «con priorità su ogni altra proposta, con voto conforme alle proposte del governo». In soldoni può chiedere alla Camera di votare «con priorità» la fiducia su una proposta che gli sta particolarmente a cuore e se la sua maggioranza non è d’accordo a concedergliela subentra il ricatto dello scioglimento. Viene eletto mediante collegamento con i candidati ovvero con una o più liste di candidati, norma che consente l’adattamento a un sistema elettorale proporzionale e che è stata voluta fortemente dall’Udc.

Norma anti-ribaltone e sfiducia costruttiva La Camera potrà costringere il premier alle dimissioni dopo la presentazione e l’approvazione di una mozione di sfiducia firmata da almeno un quinto dei componenti. I deputati appartenenti alla maggioranza uscita dalle urne possono presentare una mozione di sfiducia costruttiva con la designazione di un nuovo primo ministro. Cioè si delinea un sistema che si basa sui ricatti e sul conflitto istituzionale.

Devolution Le Regioni avranno potestà legislativa esclusiva su alcune materie come assistenza e organizzazione sanitaria, organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della regione, polizia amministrativa e regionale. Un esempio: la competenza in materia di salute è dello Stato, l’organizzazione sanitaria spetta invece alle Regioni. Ma l’organizzazione sanitaria è parte fondamentale della salute. Per quanto riguarda la scuola, una parte di competenze va allo Stato, un’altra alle Regioni, un’altra alla competenza concorrente di Stato e regioni. Tutto dipenderà dai rapporti di forza.

Interesse nazionale e clausola supremazia È la bandierina di An. L’introduzione di questa clausola consente al governo - quando ritenga che una legge regionale pregiudichi l’interesse nazionale - di impugnare tutte le leggi regionali sottoponendole al vaglio del Parlamento che può annullarle. D’altra parte lo Stato può sostituirsi agli enti locali nel caso di mancato rispetto di norme internazionali o di pericolo grave. Da una parte la messa in discussione dell’universalità dei diritti con la devolution, dall’altra l’accentramento a seconda dell’orientamento dei governi.

Corte Costituzionale Aumentano i giudici di nomina parlamentare. Dei 15 giudici 4 saranno nominati dal Quirinale, 4 dalle supreme magistrature, 3 dalla Camera, 4 dal Senato. Non si potranno candidare o essere nominati a cariche pubbliche nei tre anni successivi al mandato.

http://www.unita.it/index.asp?topic_tipo=&topic_id=41634

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Di Loredana Morandi (del 24/03/2005 @ 12:31:56, in Politica, linkato 1421 volte)

Gli ispettori: sentenza regolare
23.03.2005 di red

Clementina Forleo, giudice milanese per le udienze preliminari, è stata di parola. Aveva promesso querele agli esponenti della maggioranza che l’avevano attaccata per il proscioglimento per di tre islamici accusati di terrorismo internazionale. E le querele sono arrivate. Destinatari i ministri Roberto Calderoli e Maurizio Gasparri, il coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto e il Presidente della Commissione esteri della Camera Gustavo Selva. A difendere la Forleo è Giulia Bongiorno, avvocato di Andreotti.

Meno di due mesi fa Clementina Forleo aveva assolto tre islamici, accusati di terrorismo internazionale, sostenendo che «le attività violente o di guerriglia», in un contesto bellico, «non possono essere perseguite neppure sul piano del diritto internazionale» e non sono incasellabili in quelle di terrorismo.

Dura la reazione della maggioranza. Parole e fatti, quasi intimidatori. Il Guardasigilli Roberto Castelli aveva disposto, attraverso l' Ispettorato generale del ministero , «i necessari accertamenti preliminari finalizzati a verificare se via sia stata da parte della dottoressa Forleo una condotta negligente sotto il profilo della omessa valutazione di atti normativi rilevanti ai fini della decisione da assumere». A difesa del Gup di Milano si era schierato il Consiglio Superiore della Magistratura, aprendo una pratica a sua tutela. Lo stesso vicepresidente del Csm Virginio Rognoni era sceso in campo per ribadire che i provvedimenti giudiziari possono essere criticati ma che la critica non può trascendere nella delegittimazione dei magistrati.

Le prime conclusioni degli ispettori ministeriali arrivano proprio nel giorno in cui partono le querele. E danno ragione al magistrato milanese. Si parla di una sentenza basata su «un'interpretazione discutibile della norma» ma assolutamente priva di «abnormità censurabili sotto il profilo disciplinare».

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=41648

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Di Loredana Morandi (del 14/02/2005 @ 10:22:59, in Politica, linkato 1724 volte)

.. Loredana Vaccani, Stefano Grigolato, Giorgio Ghezzi, Giorgio Montecchi, ma in particolare a Romano Vecchiet da Loredana Morandi, pronipote del letterato garibaldino Luigi Morandi.

Riporto per intero, un brano in merito al quale tempo fa, dopo aver inorridito sulle dichiarazioni dell'udinese Vecchiet, rivolsi una lettera all'editore del brano in questione, tal simpatico professore, con tema la prosopopea e la tracottanza dei bibliotecari pubblici.

Nella lettera mi domandavo infatti se la Vaccari o lo stesso Vecchiet avessero mai donato ad una nascente Repubblica le intere "mura" della propria biblioteca, in vita loro, come fece in quel di Bolzano il senatore Luigi Morandi, con personale slancio nei confronti di quel popolo, per la cui riunificazione in una sola bandiera aveva versato il proprio sangue a Mentana, giovanissimo in camicia rossa garibaldina nel 1867.

Qui desidero con la più sfrontata sincerità esser tacciata di "paternalismo", che se non ci fossero stati uomini generosi e impegnati per il Popolo come il Morandi, non sarebbe mai nata l'ambita professione del bibliotecario a stipendio pubblico, frutto oggi giorno di ogni sorta di corruttela e raccomandazione nata dal cinquantennio della DC e proseguita fino ai tempi nostri dove basta il cognome a far il direttore del museo o della soprintendenza, e a "Dio" piacendo non avremmo dovuto leggere tante dotte quanto moderne fesserie.

Quanto a noi Morandi, certo siamo più poveri a cagion della odierna dotta scempiaggine, ma non meno colti dopo il generoso letterato con più d'una generazione di giornalisti. Perchè, cari miei, la cultura non è la gretta e cieca critica ortografica sulle ridondanze di un testo, bensì l'analisi di un epoca e l'esatta collocazione dei personaggi e dei fatti nel contesto.

Parlerà quindi per me la "scimmia" del buon Trilussa e come rispose all'Omo, che la sbeffeggiava nel famoso dialogo: "Sfido! T'arissomijo tanto!"

Loredana Morandi

segue l'articolo incriminato

Dalle biblioteche popolari alla biblioteca pubblica: il caso italiano
Resoconto del seminario del 23 febbraio 1998 / a cura di Loredana Vaccani e Stefano Grigolato

http://www.aib.it/aib/sezioni/lom/re980223.htm

Il 23/02/1998 si è svolto il Seminario di studi "Dalle biblioteche popolari alla biblioteca pubblica, il caso italiano", organizzato dalla sezione Lombardia dell'AIB in collaborazione con la Società Umanitaria.
L'AIB Lombardia ha inteso così offrire una occasione di approfondimento e di riflessione teorica sul retroterra della professione di bibliotecario e sulla biblioteca pubblica, così come è venuto configurandosi nella concreta realtà storica dell' Italia del secolo scorso e dei primi decenni di questo.
E' il proseguimento ideale di una riflessione iniziata con il Convegno di studi su Ettore Fabietti e le biblioteche popolari, tenutosi sempre nella sede dell'Umanitaria nel 1994.
Dopo un breve saluto di Stefano Grigolato in sostituzione di Loredana Vaccani, assente per malattia, a nome del Comitato Esecutivo Regionale dell' AIB, Claudio Temeroli della Biblioteca di Forlì ha iniziato i lavori del Seminario, proponendo un sintetico excursus della storia delle biblioteche italiane e soffermandosi in maniera particolare sulla esperienza delle biblioteche popolari a cominciare da quella pionieristica di Antonio Bruni a Prato per arrivare a quella della Società Umanitaria ed dalla figura di Ettore Fabietti che hanno dato un contributo decisivo alla promozione delle biblioteche popolari in Italia.
Riflettendo sul ruolo e sulla funzione del bibliotecario e delle biblioteche pubbliche nella società contemporanea, Temeroli ha concluso il suo intervento citando Ortega Y Gasset: di fronte alla quantità enorme di informazione prodotta sia sui sopporti informativi tradizionali che su quelli digitali che viaggiano in rete, la missione del bibliotecario si configura sempre più come quella di un mediatore, di selezionatore della informazione veramente valida e significativa. Da qui l'importanza vitale della funzione delle biblioteche pubbliche in un mondo in continua e frenetica trasformazione.

Romano Vecchiet, Direttore della Biblioteca comunale di Udine, ha inteso nel suo intervento approfondire il dibattito biblioteconomico in merito alle biblioteche popolari nel periodo dell'ultimo trentennio del secolo scorso; un periodo che, ponendosi a cavallo tra l'esperienza di Antonio Bruni a Prato e quella milanese di Ettore Fabietti, non era stato adeguatamente studiato. Vecchiet trae alimento alle sue riflessioni da tre opere che affrontano i problemi delle biblioteche per il popolo: Le biblioteche circolanti, di Luigi Morandi, deputato di orientamento democratico, pubblicato a Firenze nel 1868; Delle biblioteche circolanti nei comuni rurali, di Vincenzo Garelli, pedagogista di orientamento rosminiano, edito a Torino nel 1870; Autodidattica e biblioteche popolari di Giuseppe Neri, un maestro elementare poi Ispettore scolastico, pubblicato nel 1888 a San Casciano.
Nei tre autori, ma soprattutto in Giuseppe Neri, è preponderante l'enfasi e l'entusiasmo pedagogico,mentre sono ignorati i problemi organizzativi, anzi è sufficiente "l'entusiasmo del bene" senza dover scendere nei dettagli pratici. Non c'è alcun bisogno, scrive poi Morandi, di sovvenzioni statali, perché per le biblioteche basta il contributo volontaristico dei singoli.
Per Neri la biblioteca popolare deve rimanere comunque uno strumento sussidiario della scuola, organizzata da un maestro elementare e non da un bibliotecario. Garelli è dell'opinione che le collezioni debbano contenere solo libri educativi ed edificanti: le classi subalterne devono essere paternalisticamente convertite ai sani valori borghesi e patriottici.
Analogamente, per Luigi Morandi le biblioteche circolanti hanno la funzione di fare degli operai e degli altri appartenenti ai ceti inferiori dei patrioti consapevoli e convinti, dei veri Italiani.
Appare chiaro come per gli autori citati, nessuno dei quali è bibliotecario per formazione o professione, la biblioteca popolare si configuri essenzialmente come espressione di una cultura borghese vagamente positivista e filantropica, permeata di ideali risorgimentali, ed atteggiata ad un deciso, e politicamente preoccupato, paternalismo nei confronti dei ceti popolari.

Giorgio Ghezzi ha affrontato il periodo delle biblioteche popolari successivo all'avvento del fascismo: il regime si preoccupa di controllare e poi di fascistizzare tutte le istituzioni culturali politicamente pericolose o anche neutre, in base ad un progetto, non sempre perseguito coerentemente, già appropriatamente definito "fabbrica del consenso"; in quest'ottica anche le biblioteche popolari, che si erano organizzate per iniziativa di Fabietti nel 1909 come Federazione italiana delle Biblioteche popolari, vengono a confluire nel 1932 nell' Ente nazionale per le biblioteche popolari e scolastiche, rigidamente controllato dal partito e dal governo.
L'intervento del Relatore si focalizza sull'Elenco di autori non graditi in Italia di cui si proibiva la stampa, la lettura e la eventuale traduzione in italiano, pubblicato nel 1941 dalla Commissione appositamente istituita nel 1938. In 86 pagine vengono elencati 1.100 autori e 1.600 opere nocive politicamente o moralmente.
Lo studio di Ghezzi permette di delineare alcune tipologie di libri ed autori proibiti: libri sul Duce (es. la biografia di Mussolini scritta da Prezzolini), libri sulle esperienze belliche etiopiche e spagnole (es. Oggi in Spagna, domani in Italia di Carlo Rosselli); opere di autori ebrei o che trattino di argomenti ebraici; libri di contenuto antifascista; libri considerati pornografici in base al senso del pudore espresso all'epoca (tra cui le opere di romanzieri come Pittigrilli, ma anche classici come Boccaccio, Casanova, Balzac, Mirabeau, e parecchi testi scientifici di sessuologia). E' significativo che sulle 17 opere che superarono le duecentomila copie vendute in Italia durante la dittatura fascista, ben 13 comparissero nell'elenco.

A Giorgio Montecchi, docente di biblioteconomia all'Università di Milano, è toccato il compito di trarre delle conclusioni di carattere generale dalle relazioni precedenti.
Dalla 5. Legge di Ranganathan: la biblioteca è un organismo in crescita, Montecchi trae spunto per affermare come sia riduttivo e semplicistico affermare che la nascita delle biblioteche pubbliche possa ascriversi al Public libraries Act del 1850, in cui il Parlamento inglese espresse la necessità di biblioteche aperte alla generalità dei cittadini, senza alcuna spesa per i servizi essenziali, finanziate dallo stato o dalle comunità locali. In realtà la genesi delle biblioteche pubbliche affonda nel lungo periodo, è necessario ribadirlo ripercorrendo anche brevemente la storia delle biblioteche in Italia, a cominciare perlomeno dalle grandi biblioteche umanistiche, quali la Malatestiana di Cesena, messe a disposizione del pubblico anche se costituito da un ristrettonumero di eruditi, e non di una istituzione ecclesiastica.
Con la Rivoluzione francese si afferma il principio che la lettura e l'accesso alla cultura ed informazione non è più un atto di munificenza e liberalità da parte di singoli o dello stato, ma un preciso diritto del cittadino, non più semplice suddito.
L'esperienza delle biblioteche popolari in Italia, che si inscrive in questa lunga tradizione, non si può quindi riduttivamente configurare come un semplice episodio ormai appartenente al passato; la preoccupazione pedagogica che sembra alla base della loro istituzione nella seconda metà del secolo scorso trova la sua giustificazione nel fatto che quasi i due terzi degli italiani erano analfabeti. In realtà quella delle biblioteche popolari è stata una esperienza concreta, formativa di generazioni di bibliotecari, ancora nel secondo dopoguerra (tra cui Giovanni Bellini, Direttore della Sormani), prima della loro definitiva scomparsa, nel 1978, appena vent'anni fa; esperienza vissuta e sofferta che, secondo Montecchi, all'affermarsi del concetto di biblioteca pubblica in Italia ha dato di più rispetto al modello astratto e distante della Public library inglese e più ancora statunitense che si è venuto affermando a partire dagli anni cinquanta.

L'OMO E LA SCIMMIA

L' Omo disse a la Scimmia:
-Sei brutta , dispettosa:
ma come sei ridicola!
ma quanto sei curiosa!
Quann' io te vedo, rido:
rido nun se sa quanto!...

La Scimmia disse : - Sfido!
T' arissomijo tanto!

Trilussa

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Di Loredana Morandi (del 30/01/2005 @ 12:56:28, in Politica, linkato 1783 volte)

Per chi non lo sapesse -e chi può saperlo se non i diretti interessati vista la censura assoluta di TUTTA la stampa - giovedì 27 la signora Moratti ha annullato con un tratto di penna 830 concorsi universitari già banditi e pubblicati in Gazzetta Ufficiale.
E' un fatto enorme, nuovo, illegale, gravissimo, mai verificatosi nella storia della Repubblica. E' un colpo mortale all'autonomia delle Università oltre che al diritto e alle speranze di migliaia di precari.
La Ministro Moratti, ha annullato un'intera sessione concorsuale, la I 2005, e non è chiaro che cosa succederà alla IV 2004, di fatto sospesa. In questo momento il reclutamento universitario in Italia è completamente paralizzato e gli studenti italiani sono in massima parte seguiti da neolaureati non pagati o precari sottopagati in un quadro dove il personale docente è sottodimensionato di varie decine di migliaia di unità.
Il 21 febbraio è in calendario parlamentare la riforma che abolisce la figura del Ricercatore Universitario.
Il testo che segue è un contributo semiserio sulla scientifica distruzione della Ricerca e dell'Università italiana.
Vi prego, vista la censura vigente, di fare circolare questa notizia.

Dr. Gennaro Carotenuto - Dpt. Storia Contemporanea
Facoltà di Scienze della Comunicazione Università di Macerata

UNIVERSITA': LA SCENEGGIATA DEL MINISTRO E LA MORTE (ANNUNCIATA) DELL'AUTONOMIA 

di Prof. Paolo Rossi
Direttore Dipartimento di Fisica "E.Fermi" Universita' di Pisa

Dobbiamo confessarlo apertamente: per un po' ci avevamo creduto anche noi. Avevamo creduto alla favola bella del Ministro dell'Istruzione (non piu' Pubblica, ormai da tempo) che, folgorato sulla via di Damasco, capisce che nella formazione e nella ricerca risiede il futuro del Paese e in Consiglio dei Ministri si straccia le vesti (firmate), si mette di traverso, minaccia di dimettersi e di ritirarsi a San Patrignano se l'Universita' non verra' finanziata, se il blocco delle assunzioni dei giovani ricercatori non verra' annullato, se insomma non verra' ripristinata quell'autonomia così importante per tutti da essere perfino oggetto di un articolo della Costituzione.

E in questo slancio di ritrovato entusiasmo ci eravamo anche detti che in fondo il modesto vincolo della Finanziaria, la richiesta che gli Atenei presentassero piani triennali di sviluppo, era una cosa sensata.. Per anni ci eravamo riempiti la bocca con appelli alla programmazione, e ora che ci chiedevano di farla per davvero non potevamo certo lamentarci.

E non sono mancati pranzi e cene per festeggiare i neo-assunti, che accettavano con gioia di svolgere compiti piu' onerosi in cambio del solito stipendio, perche' questa e' la natura del docente universitario: vale piu' un titolo su un pezzo di carta che una cifra maggiore in busta-paga.

Ma ai poveretti era gia' toccato aspettare per un paio di anni, dopo che avevano vinto i rispettivi concorsi, prima che il Governo vedesse la luce e capisse che il taglio di una spesa (irrisoria) non iscritta nel bilancio dello Stato non aiuta a sanarlo ne' ad abbassare le tasse (ammesso che questo sia davvero il primo problema del Paese).

Forti della nostra illusione, riuscivamo persino a scandalizzarci solo moderatamente del fatto che le nostre rappresentanze piu' o meno legittime e piu' o meno istituzionali, come la Conferenza dei Rettori e il CUN, per dirne due, stessero concludendo a tarallucci e vino una terrificante vertenza sullo stato giuridico dei docenti, e che, ben sazi del classico piatto di lenticchie, aiutassero il Ministro a imbellettare, con una mano di vernice trasparente, un provvedimento il cui iter naturale sarebbe stato invece nella direzione del cestino. In fondo ci era andata comunque meglio che ai magistrati! Potevamo inaugurare gli Anni Accademici senza sfilare con la Costituzione sotto il braccio, e dire ai nostri studenti, ai nostri dottorandi, alle nostre migliaia di precari di ogni genere, specie e varieta' che, in fondo, lassu' qualcuno li amava.

Non sono passati quindici giorni, e ci siamo svegliati con la notizia che le elezioni per le commissioni dei nuovi concorsi, quasi tutti destinati ai piu' giovani, e attesi da piu' di un anno, erano state rinviate dal Ministero, come minimo per sei mesi, e piu' probabilmente a tempo indeterminato. E' stata dura, ma li' per li' siamo rimasti sopraffatti dalle profonde motivazioni tecniche: non c'era stato il tempo di ricontrollare le liste elettorali. Poi qualcuno si e' preso la briga di fare una verifica on line (siamo nell'era di Internet, per fortuna), e ha scoperto che le liste erano gia' perfettamente in ordine, con ritardi massimi di due giorni, grazie alla solerzia di migliaia di vituperati e malpagati funzionari amministrativi locali che hanno passato le vacanze di Capodanno a fare gli straordinari (non sempre retribuiti) per sistemare le pratiche pendenti.

Ma non c'e' stato il tempo di metabolizzare il lutto: dopo una settimana si riunisce il Consiglio dei Ministri, e decide che abbiamo due mesi per predisporre una programmazione che nessuno e' stato capace di fare in vent'anni. Il tutto stabilito per Decreto-Legge, lo strumento-principe della governabilita' craxiana (a volte ritornano!) e col rischio che poi la maggioranza non lo converta in legge in parlamento entro i sessanta giorni di rito (sto scherzando, ovviamente: "questa" maggioranza approverebbe a scatola chiusa e con voto di fiducia anche la Legge del Menga).

Non importa, ce la siamo voluta, e la faremo, anche a costo di rinunciare per l'occasione al nostro sport preferito, la bega accademica.

Ma il Decreto in questione ci offre un altro regalo (timeo Danaos et dona ferentes, ammoniva Laocoonte davanti al cavallo di Troia): un "formidabile" aumento di stipendio ai giovani ricercatori mediante la riduzione a un anno, rispetto ai tre attuali, del periodo di prova. Ma un momento: e chi paga, visto che ovviamente l'operazione costa ma nel Decreto non pare si parli di vile denaro? Ma un altro momento: non è questo stesso Ministro quello che sta proponendo al Parlamento l'abolizione del ruolo dei ricercatori? E allora per chi è lo sconto di pena, per i pochissimi che sono appena entrati e che comunque si guarderebbero bene dall'andarsene, ormai, dopo averne passate tante? Ma ancora un momento: accorciamo il periodo di prova a persone cui stiamo dando un posto fisso per tutta la vita, e che hanno appena vinto il loro primo concorso, e continuiamo a lasciare in prova per tre anni il neo-professore associato (con un minimo di dieci anni di dimostrata professionalità alle spalle) , e per altri tre anni il neo- ordinario, che intanto si era gia' fatto i tre anni di cui sopra, e che di anni di professionalita' alle spalle ne ha almeno venti? Ma un attimo ancora: se davvero la preoccupazione era quella di sanare le discrepanze, e non soltanto quella di gettare fumo negli occhi, perche' non restituire semplicemente il maltolto e pagare ai giovani ricercatori l'indennita' di tempo pieno (40% del salario base) che viene loro indebitamente e iniquamente sottratta da tempo immemorabile in virtu' della solita legge stupida e raffazzonata? Il beneficio economico sarebbe stato all'incirca lo stesso, la perequazione normativa infinitamente maggiore, e il sospetto di truffa un po' più lontano. Quanto alla durata del periodo di prova, riduciamola a scalare verso l'alto, non verso il basso, se non vogliamo che Aristotele e Cartesio si rivoltino nella tomba.

E fosse finita qui! Passa un altra settimana, l'ultima, e arriva a tutti i Rettori, al CUN, alla CRUI, al CNVSU e, immagino, al Cappellano Militare d'Italia, l'ukase del Ministro:

"bla bla in relazione a quanto sopra bla bla entro il termine ivi previsto bla bla SOSPENDERE L'AVVIO DI NUOVE PROCEDURE CONCORSUALI. (bla bla) SIA A TEMPO INDETERMINATO CHE DETERMINATO, bla bla fino alle previste verifiche di compatibilità da parte di questo Dicastero, bla bla bla".

Ma se ci vogliono sei mesi per controllare un elenco di nomi, quanto tempo ci vorrà per controllare i piani triennali per tutti i tipi di personale di tutte le settantotto Università italiane? Sei anni? Sei lustri? Sei secoli?

L'autonomia e' morta, viva l'autonomia. Il blocco annuale del reclutamento e' abolito, ora si passa al BLOCCO SECOLARE. Il Ministro ha salvato la ricerca: da chi? da se stessa? Perche' d'ora in poi, state pur tranquilli, la ricerca in Italia non la fara' piu' nessuno: i fondi non ci sono, quelli che ci sono vanno all'IIT, che anche a sentire il parere di chi lo aveva proposto e' il bidone del secolo; l'Italia ha deciso di non partecipare al Consiglio Europeo delle Ricerche; siamo fuori da tutti i programmi congiunti europei di ricerca industriale degni di nota; l'INFM e' definitivamente assassinato, l'INAF ha zero fondi sul bilancio di previsione 2005, l'INFN non potrebbe reclutare neanche Enrico Fermi se si presentasse redivivo, il CNR e l'ENEA sono navi senza nocchiero (e senza quattrini).

Ci avviamo a essere la settima potenza industriale a partire dal basso, anziche' dall'alto, e la nostra ricerca industriale e' esattamente un quarto di quel che dovrebbe essere.

Nel frattempo abbiamo la meta' dei ricercatori per abitante e dei docenti per studente rispetto alla media dei Pesi industrializzati e, forse non per caso, abbiamo gli studenti piu' asini di tutti i Paesi OCSE, vedi il rapporto P.I.S.A. 2003 sulle conoscenze dei quindicenni scolarizzati. E sapete perchè fanno la statistica sui quindicenni? Perchè in Italia, e ormai solo in Italia, a 15 anni finisce la scuola dell'obbligo, e quindi se si prendessero ragazzi piu' maturi il campione non sarebbe omogeneo.

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Di Loredana Morandi (del 07/01/2005 @ 11:21:19, in Politica, linkato 1378 volte)

L'autodeterminazione delle donne, la laicità dello stato, l'esigibilità universalistica dei diritti, il rispetto per gli spazi della deontologia medica e per l'autonomia della ricerca sono stati messi in forse in Italia dalla approvazione della legge 40, la legge sulla fecondazione assistita ormai tristemente nota sia per essere un concentrato di barbarie giuridica,di sadismo misogino, di ipocrisia e di integralismo, ma anche fonte immediata di ansia, di sofferenza, di ingiustizia e di discriminazione sociale, di esclusione e rifiuto per migliaia di cittadine e cittadini che desiderano figli e che hanno la necessità di ricorrere a queste tecniche biomediche.

Infatti da una indagine eseguita dal Forum delle Associazioni di genetica e riproduzione a Milano, Bologna e Roma risulta che il 25% delle donne che si rivolgono ai centri italiani, venute a conoscenza delle restrizioni imposte dalla legge 40 si rivolge a centri esteri, dove intanto i costi sono lievitati del 30%.

La maggioranza parlamentare, ben più ampia dell'attuale centrodestra, che ha votato questa legge, ha inferto una grave ferita alla democrazia italiana e alla qualità della convivenza civile. Da un lato ha perpetuato la subalternità storica delle classi dirigenti italiane agli indirizzi della politica vaticana, dall'altro si è ricollocata nella cultura politica della globalizzazione, che garantisce l'ordine mondiale con la guerra preventiva e di fatto opprime e discrimina il soggetto che quotidianamente porta l'umanissimo "disordine" della difesa della vita reale, della assunzione di responsabilità, della parola ultima sulla procreazione, cioè la donna.

Contro questa legge grande è stata la critica, l'indignazione, lo scalpore. Un vasto e composito movimento fatto di associazioni e gruppi di donne, di associazioni di coppie, di gay e lesbiche, di ricercatori/trici, giuriste/i, sindacati e partiti, ha immediatamente colto la assoluta inemendabilità di quel testo legislativo e ha individuato l'obiettivo della sua integrale cancellazione. A partire da questo assunto, in una trama di faticose ma feconde relazioni politiche e sociali, è stato pensato e agito lo strumento referendario. L'idea della cancellazione totale ha alimentato un crescente coinvolgimento di soggettività, ha tenuto insieme come elemento sovraordinatore i quesiti parziali.

La raccolta di firme contro la legge 40 è stato l'evento straordinario che ha segnato la stagione politica da giugno a settembre 2004, non solo per la quantità di firme raccolte, che per molti è stata una inaspettata sorpresa (3 milioni e mezzo, con assoluta prevalenza per quello di cancellazione totale), ma per la qualità e la modalità della mobilitazione referendaria, che ha avuto la caratteristica di dare la parola, di allargare la partecipazione, di attivare soggettività, di far affrontare nelle piazze, in un dibattito appassionato, temi complessi, immediatamente recepiti nel loro spessore e nella loro centralità (che i temi suscitassero passione civile e coinvolgimento diretto lo abbiamo capito quando, dopo una trasmissione televisiva che ruppe il silenzio della stampa sui referendum, ai banchetti
ci furono file uomini e di donne desiderosi di firmare contro la legge 40).

Ora viviamo un passaggio cruciale: aspettiamo i giudizi di ammissibilità della Corte Costituzionale e contestualmente assistiamo ai tentativi di evitare i referendum riavviando il dibattito in Parlamento, attraverso la presentazione di vari testi di legge sulla fecondazione assistita. Sappiamo bene che il parlamento gode della facoltà di intervenire in ogni momento dell'iter referendario con una legge che renda inutile il voto popolare; però ci pare che il parlamento abbia inutilmente lavorato su questa materia per anni, dimostrando di trovarsi in un insanabile conflitto

Ciò succede anche perché la materia è del tutto nuova e non esiste su di essa una opinione diffusa e un etica condivisa e forse non è possibile che vi sia; alcune di noi pensano che in una materia così delicata ed intima e personale, legata alla coscienza personale non si debba avere una legge (nemmeno migliorata), ma il compito dello stato sia solo quello di vietare pratiche pericolose per la salute, speculazioni economiche e informazioni non corrette: non si tratta dunque di migliorare una legge, ma di favorire il formarsi di forse inevitabilmente differenti opinioni e la possibilità di un permanente dibattito. Per queste due ragioni il ricorso al referendum abrogativo è una necessità politica. Invitiamo perciò le e i parlamentari, che con noi hanno finora condiviso la proposta di referendum, a continuare questa lotta e ad allargare il consenso intorno a questo percorso.

Pensiamo che i milioni di firme raccolte e la loro valenza politica dicano in modo inequivocabile che o la legge 40 viene totalmente cancellata e si inaugura una modalità diversa di legiferare su questi argomenti, allargando il dibattito democratico e l'interrogazione critica, o la parola definitiva sulla fecondazione assistita deve essere rimessa nelle mani della sovranità popolare diretta, cioè del referendum.

gennaio 2005

Prime firmatarie:

Cristina Alessi, Ritanna Armeni, Patrizia Arnaboldi, Angela Azzaro, Laura Balbo, Marzia Barbera, Adele Cambria, Maria Grazia Campari, Rossana Campo, Giovanna Capelli, Laura Curcio, Maria Rosa Cutrufelli; Elettra Deiana, Elena Del Grosso, Titti De Simone, Erminia Emprin, Maria Paola Fiorensoli, Nora Frontali, Maddalena Gasparini, Rina Gagliardi, Margherita Hack, Bianca La Monica, Lea Melandri, Lidia Menapace, Marina Pivetta, Anna Pizzo, Bianca Pomeranzi, Franca Rame, Lidia Ravera, Anna Rollier, Gabriella Stramaccioni, Lietta Tornabuoni, Valeria Viganò, Adriana Zarri, Flavia Zucco.

Aderiscono:

Luisa Acerbi, Andrea Amadei, Fabrizio Amato, Umberta Angelotti, Imma Barbarossa, Silvana Barbieri, Giuliana Beltrame, Katia Bellillo, Maria Luisa Boccia, Silvia Buzzelli, Paola Capozzi, Nadia Cervoni, Patrizia Consolmagno, Rita Corneli, Maura Cossutta, Gisella De Simone, Gianni Ferrara, Davide Ferrario, Ida Finzi, Teresa Fulco, Marilena Galvani, Nicoletta Gandus, Nera Gavina, Giuliana Gianotti, Federica Giardini, Nella Ginatempo, Simona Goffredo, Maria Inversi, Anna La Cognata, Francesca Limena, Rita Lodi, Alidina Marchettini, Pasquale Marino, Lena Mazzi, Annamaria Medri, Loredana Morandi, Lucia Morini, Marisa Nicchi, Simona Perilli, Giovanna Pons, Patrizia Poselli, Silvia Rossi, Antonia Sani, Linda Santilli, Rosetta Scarparo, Paola Serasini, Ines Valanzuolo, Tiziana Valpiana

Ulteriori adesioni via email possono essere trasmesse all'indirizzo:
referendumemeglio@katamail.com

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Di Loredana Morandi (del 17/12/2004 @ 22:15:19, in Politica, linkato 1662 volte)

DEIANA (PRC): GIUSTIZIA, INACCETTABILE CHE PERSICHETTI SUBISCA LE INADEMPIENZE DELL’INTERPOL. INTERPELLANZA PRC AL MINISTRO PISANU

“Non ritiene grave la ragione del ritardo nella trasmissione delle informazioni richieste all’Interpol francese, considerate le pesanti conseguenze che il diniego può avere sul percorso di reinserimento sociale di Persichetti? Quali iniziative intende prendere per ottenere l’adempimento dei doveri d’ufficio dell’Interpol? – sono le domande poste da Graziella Mascia, Elettra Deiana, Giuliano Pisapia, Giovanni Russo Spena e Franco Giordano, deputati di Rifondazione Comunista, in una interpellanza urgente al Ministro dell’Interno in merito alla mancata concessione del permesso al detenuto Paolo Persichetti - A Persichetti, condannato per reati di terrorismo alla pena di 22 anni e sei mesi di reclusione con fine pena fissato nel settembre 2018, è stato negato il permesso premio previsto dall’articolo 30-ter della legge 354/75. Persichetti – spiega Deiana - ha espiato la pena minima per accedere ai permessi premio, ma nell’agosto 2004 il magistrato di sorveglianza ha rigettato la sua richiesta perché non risultano pervenute le informazioni richieste all’Interpol francese il 3 dicembre 2003 in ordine alla decennale permanenza del Persichetti in Francia. Paolo Persichetti, dopo che a dicembre il Tribunale di sorveglianza di Roma ha rigettato il reclamo diniego del giudice di sorveglianza, ha iniziato lo sciopero della fame, al fine di stigmatizzare una situazione a dir poco paradossale che vede l’ingiustificato ritardo nella trasmissione delle informazioni ripercuotersi nei suoi confronti. È inaccettabile – conclude Deiana, che si recherà domani in visita al carcere di Viterbo dove è recluso Paolo Persichetti - che una eventuale decisione del giudice possa essere paralizzata dal mancato adempimento di quanto richiesto da parte dell’Interpol francese.” Roma, 17 dicembre 2004

VIOLENZA SESSUALE: LAURA CIMA (VERDI), INDAGINE ISTAT  SPIA DEL VALORE CHE HA LA DONNA NELLA NOSTRA SOCIETA’

“Più centri d’ascolto e consultori” “I dati drammatici  che oggi l'Istat ha pubblicato sulla violenza sessuale alle donne, in Italia, insieme al recente scandalo che ha coinvolto il nostro Paese per il turismo sessuale in Brasile, sono la spia del valore che una parte consistente della nostra società dà alla donna. E il fatto che le donne  siano per lo più tenute lontano da posti dirigenziali all'interno della vita politica e lavorativa è l'altra faccia della stesso problema". Lo ha dichiarato la deputata verde Laura Cima commentando l’indagine Istat su un campione di oltre 22mila donne, che rivela come più di mezzo milione di loro abbia subito uno stupro o un tentativo di stupro e ben 10 milioni, almeno una molestia sessuale. Cima chiede “più centri di ascolto e più consultori per le donne, più spazi dove  conoscersi, confrontarsi e offrire sostegno a tutte le ragazze che non vogliono più sentirsi vittime. Questi  dati  - prosegue la deputata Verde – mostrano un volto inaccettabile dell'uomo italiano ancora succube di una cultura maschile imbevuta di violenza e di non rispetto che va combattuta a partire da campagne educative e culturali nelle scuole e nelle istituzioni. Un altro dato preoccupante: soltanto il 7,4 per cento delle vittime di uno stupro o di un tentato stupro ha denunciato il fatto e questo la dice lunga sulla fiducia che le donne hanno nelle istituzioni. 17.12.2004

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Di Loredana Morandi (del 16/12/2004 @ 19:55:28, in Politica, linkato 1304 volte)

MANZIONE, BENE CIAMPI, NUOVE NORME ERANO FERITA ALLA COSTITUZIONE

Dichiarazione del senatore Roberto Manzione responsabile del dipartimento Giustizia del Gruppo della Margherita. "Il messaggio del presidente Ciampi con il quale viene restituita alle Camere la normativa di riforma sull'ordinamento giudiziario testimonia la correttezza di una battaglia condotta in aula dal gruppo della Margherita del Senato a riprova che le nuove norme introdotte rappresentassero una profonda ferita ai principi cardine della nostra costituzione" Lo afferma in una dichiarazione il senatore Roberto Manzione responsabile del dipartimento Giustizia del Gruppo della Margherita. "Siamo in attesa adesso di conoscere il contenuto del messaggio per valutare la natura delle censure mosse dal Capo dello Stato".

CENTO (VERDI): CASTELLI STUPEFACENTE!

Roma, 16 dic. – “E’ stupefacente!” Così il vicepresidente della commissione Giustizia, il Verde Paolo Cento, definisce “il tentativo di Castelli di minimizzare” il rinvio alle Camere della riforma dell’ordinamento giudiziario. “Viene il dubbio – afferma Cento - che al ministero di via Arenula non abbiano ancora letto il messaggio di Ciampi che è, al contrario, molto chiaro e molto duro e che impone un approfondito confronto in parlamento che non deve apportare ‘ritocchi’ ma una modifica radicale della riforma che è incostituzionale, come tutta la GAD ha sempre sostenuto”.

GIUSTIZIA/RINVIO. PECORARO SCANIO: NOBILE ATTO DI GARANZIA COSTITUZIONALE

“Cdl rinunci ad accanimento contro i giudici” “Adesso la Cdl rinunci all’accanimento contro i giudici e utilizzi questa occasione per migliorare la giustizia, rinunciando a bloccarla con vendette e prevaricazioni”. Il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio esprime apprezzamento per “il nobile atto di garanzia costituzionale” che ha portato il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al rinvio al Parlamento della riforma dell'ordinamento giudiziario. “L’auspicio – aggiunge il leader dei Verdi - è che ora la Cdl rinunci a vendette e ad accanimenti: ciò che serve è una giustizia più veloce e la certezza della pena, maggiori risorse e più mezzi per garantire una giustizia che funzioni”. Roma, 16 dicembre 2004

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