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 .. mare ..... di Lunadicarta
 
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Giustizia! Santa parola, prostituita, derisa dai potenti della terra!

Giuseppe Garibaldi
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 16/12/2004 @ 19:40:16, in Politica, linkato 1507 volte)

TESTO ORIGINALE

Signori Parlamentari,

in data 3 dicembre 2004, mi è stata inviata per la promulgazione la legge:

Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per il decentramento del Ministero della giustizia, per la modifica della disciplina concernente il Consiglio di presidenza della Corte dei conti e il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nonché per l'emanazione di un testo unico".

Il relativo disegno di legge, presentato dal Governo al Senato della Repubblica il 29 marzo 2002, 6 stato approvato il 21 gennaio 2004; modificato dalla Camera dei Deputati il 30 giugno 2004; nuovamente modificato dal Senato il 10 novembre 2004 e, quindi, approvato in via definitiva dalla Camera dei Deputati il 1 dicembre 2004.

La legge in esame - preordinata com'è a dare attuazione alla VII disposizione transitoria, primo comma, della Costituzione - rappresenta un atto normativo di grande rilievo costituzionale e di notevole complessità, come è confermato anche dalla ampiezza del dibattito cui ha dato luogo.

La riforma tocca punti cruciali e nevralgici dell'ordinamento giurisdizionale, il che mi ha imposto un attento confronto con i parametri fissati dalle norme e dai principi costituzionali che lo disciplinano.

Ciò premesso, esponga qui di seguito quanto da me rilevato.

1. L'articolo 2, comma 31, lettera a), così recita: "(Relazioni sull'amministrazione della giustizia). 1. Entro il ventesimo giorno dalla data di inizio di ciascun anno giudiziario il Ministro della giustizia rende comunicazioni alle Camere sull'amministrazione della giustizia nel precedente anno e sulle linee di politica giudiziaria per l'anno in corso...".

Questa norma. laddove prevede che le comunicazioni del Ministro della giustizia alle Camere comprendono le "linee di politica giudiziaria per l'anno in corso", si pone in evidente contrasto con le seguenti disposizioni costituzionali: con l'articolo 101. in base al quale i giudici "sono soggetti soltanto alla legge"; con l'articolo 104, secondo cui la magistratura "costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere"; con l'articolo 110, che, nel definire le attribuzioni del Ministro della giustizia, le limita - "ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura" - alla "organizzazione" e al "funzionamento dei servizi relativi alla giustizia".

La norma approvata dalle Camere configura un potere di indirizzo in capo al Ministro della giustizia, che non trova cittadinanza nel titolo IV della Costituzione, in base al quale l'esercizio autonomo e indipendente della funzione giudiziaria èpienamente tutelato, sia nei confronti del potere esecutivo, sia rispetto alle attribuzioni dello stesso Consiglio superiore della magistratura.

Aggiungo che l'indicazione di obiettivi primari che l'attività giudiziaria dovrebbe perseguire nel corso dell'anno ("linee di politica giudiziaria") determina di per sé la violazione anche dell'articolo 112 della Costituzione, in base al quale "il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale": il carattere assolutamente generico della formulazione della norma in esame crea uno spazio di discrezionalità politica destinato ad incidere sulla giurisdizione.

2. Strettamente connessa a quella appena esaminata è la questione posta dal criterio direttivo della delega indicato dall'articolo 2, comma 14, lettera c):
"istituzione presso ogni direzione generale regionale o interregionale dell'organizzazione giudiziaria dell 'ufficio per il monitoraggio dell'esito dei procediment4 in tutte le fasi o gradi del giudizio, al fine di verdicare i 'eventuale sussistenza di rilevanti livelli di infondatezza giudiziariamente accertata della pretesa punitiva ma feutata con l'esercizio dell 'azione penale o con mezzi di impugnazione ovvero di annullamento di sentenze per carenze o distorsioni della motivazione, ovvero di altre situazioni inequivocabilmente rivelatrici di carenze professionali;".
Anche questa disposizione si pone in palese contrasto con gli articoli 101, 104 e 110 della Costituzione. Infatti, se si considera la finalità espressamente indicata dalla norma, risulta evidente che il monitoraggio dell'esito dei procedimenti - f~se per fase, grado per grado - affidato a strutture deI Ministero della giustizia, esula dalla "organizzazione" e dal 'funzionamento dei servizi relativi alla giustizia", che costituiscono il contenuto e il limite costituzionale delle competenze del Ministro.
Inoltre, da questa forma di monitoraggio, avente ad oggetto il contenuto dei provvedimenti giudiziari, deriva un grave condizionamento dei magistrati nell'esercizio delle loro funzioni; in particolare, il riferimento alla possibilità di verificare livelli di infondatezza "della pretesa punitiva manifestata con l'esercizio dell'azione penale" integra una ulteriore violazione del citato articolo 112 della Costituzione.

3. Parimenti riferita alla posizione del Ministro della Giustizia è l'altra questione riguardante la facoltà di impugnativa a lui attribuita dall'articolo I, comma 1, lettera m), a norma del quale lo stesso Ministro è "legittimato a ricorrere in sede di giustizia amministrativa contro le delibere (del Consiglio superiore della magistratura) concernenti il conferimento o la proroga di incarichi direttivi adottate in contrasto con il concerto o con il parere previsto al n. 3);".

Tale previsione contrasta palesemente con l'articolo 134 della Costituzione nella parte in cui stabilisce che è la Corte Costituzionale a giudicare sui "conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato", compresi quindi i conflitti Ira Consiglio superiore della magistratura e Ministro della giustizia relativi alle procedure per il conferimento o la proroga degli incarichi direttivi.
Sul punto la Corte Costituzionale ha avuto modo di pronunciarsi più volte, segnatamente nelle sentenze n. 379 del 1992 e n. 380 del 2003. In quest'ultima, ha affermato, in particolare, che gli articoli 105 e 110 della Costituzione disegnano un sistema di precisa ripartizione dcUe autonome sfere di competenza del Consiglio superiore e del Ministro e che questi "non ha un generale potere di sindacato intrinseco, né tanto meno di riesame, sul contenuto degli apprezzamenti e scelte discrezionali operate dal Consiglio
superiore della magistratura rispetto a valutazioni attribuite alla definitiva deliberazione del Consiglio stesso".
Ne consegue che, in tema di conferimento o di proroga degli incarichi direttivi, il rapporto tra Consiglio e Ministro implica soltanto un "vincolo di metodo". Tale vincolo impedisce il ricorso agli ordinari mezzi di impugnazione, una volta che il "confronto" - per usare l'espressione della Corte Costituzionale - sia avvenuto "a seguito di un esame effettivo ed obiettivo, dialetticamente svolto". In caso contrario, il Ministro assumerebbe il ruolo di titolare di un interesse legittimo contrapposto a quello del Consiglio superiore, parificabile a quello del controinteressato che si dolga di essere stato escluso.

La Corte Costituzionale nelle citate sentenze ha affermato che "il Ministro deve dare corso al procedimento non essendo investito di particolari poteri di rinvio o di riesame, ricadendo su di lui il dovere di adottare l'atto di propria competenza"; ed ancora, che "non spetta al Ministro della giustizia non dare corso alla controfirma deI decreto del Presidente della Repubblica di conferimento di ufficio direttivo (ed ora anche di proroga) sulla base di deliberazione del Consiglio superiore della magistratura".

4. Altra questione di fondamentale importanza è quella della menomazione dei poteri del Consiglio superiore della magistratura risultante da diverse disposizioni della legge delega.
A tale proposito, ricordo che, in base all'articolo 105 della Costituzione, "Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati".
Tali poteri del Consiglio superiore risultano - in palese contrasto con il dettato costituzionale - sensibihnente ridimensionati, in quanto il sistema delineato nella legge delega colloca al centro di ogni procedura concorsuale la Scuola superiore della magistratura, struttura esterna al Consiglio superiore, e apposite commissioni, anch' esse esterne allo stesso Consiglio.
Infatti, secondo quanto dispone l'articolo 2, comma 1, lettera O~ numeri 3.1 e 3.2, il Consiglio superi ore deve assegnare i posti ai magistrati "che abbiano frequentato con favorevole giudizio finale un apposito corso di formazione alle funzioni di secondo grado presso la Scuola superiora della magistratura" e "che risultino positivamente valutati nel concorso" per titoli ed esami o nel concorso per titoli "previsto dalla letteraj) numero 2", prima e seconda parte. Nello stesso senso recitano le disposizioni contenute nei numeri 4.1, 4.2, 7.1, 7.2, 9.1 e 9.2 della lettera 1), nonché, per il passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa, nei numeri 1 e 3 della lettera g) e, per le t'unzioni direttive, nel numero 17 della lettera h) e nel numero 6 della lettera i).
L'assegnazione da parte del Consiglio superiore della magistratura deve avvenire "secondo l'ordine di graduatoria di cui rispettivamente al concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, o al concorso per soli titoli, salvo che vi ostino specifiche e determinate ragioni delle quali deve fornire dettagliata motivazione e, a parità di graduatoria, secondo l'anzianità di servizio" (articolo 2, comma 1, lettera i), numero 3.5). Nello stesso senso recitano le disposizioni contenute nei numeri 4.5, 7.5 e 95 della lettera i) e, per le funzioni semidirettive, nel numero 2 della lettera m).

Il sistema sopra delineato sottopone sostanzialmente il Consiglio superiore della magistratura a un regime di vincolo che ne riduce notevolmente i poteri definiti nel citato articolo 105 della Costituzione.

L'invasione della sfera di competenza riservata al Consiglio è particolarmente evidente nell'ipotesi in cui i candidati siano stati esclusi nell'ambito delle predette procedure. Infatti, allorché manchino il favorevole giudizio conseguito presso la Scuola superiore o la positiva valutazione nel concorso da parte della commissione, il Consiglio non può neppure prendere in considerazione la posizione del candidato escluso.

Per i motivi di palese incostituzionalità innanzi illustrati, chiedo alle Camere

- a norma dell'articolo 74, primo comma, della Costituzione - una nuova deliberazione in ordine alla legge a me trasmessa il 3 dicembre 2004.

Con l'occasione ritengo opportuno rilevare quanto l'analisi del testo sia resa difficile dal fatto che le disposizioni in esso contenute sono condensate in due soli articoli, il secondo dei quali consta di 49 commi ed occupa 38 delle 40 pagine di cui si compone il messaggio legislativo. A tale proposito, ritengo che questa possa essere la sede propria per richiamare l'attenzione del Parlamento su un modo di legiferare - invalso da tempo - che non appare coerente con la ratio delle norme costituzionali che disciplinano il procedimento legislativo e, segnatamente, con l'articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata "articolo per articolo e con votazione finale".

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Di Loredana Morandi (del 15/12/2004 @ 17:23:27, in Politica, linkato 1656 volte)

Un articolo dal Giornale di Brescia al quale urge una noticina, il senatore Morandi non poteva essere particolarmente clericale, altrimenti non sarebbe stato garibaldino. Quanto alla liberazione di Roma vi contribuì egli stesso nel corso della sanguinosissima campagna di Mentana, quando giovanissimo al fianco di Giuseppe Garibaldì rimase ferito. In merito al sonetto apocrifo del Belli non ci sono ragioni per non ritenerlo vero, soprattutto perchè il letterato non avrebbe avuto alcuna difficoltà a pubblicarne di propri, viste anche le ristampe (19 se non erro) al noto testo scolastico della Antologia. LM.

Da Fusinato a Mercantini fino al notissimo testo dell’«Inno di Mameli»: un’antologia ripropone le liriche di argomento patriottico
L’elmo di Scipio e i parolieri del Risorgimento
Il sacrificio dei trecento «giovani e forti» nei canti che riflettono gli ideali di un’epoca

«Sul ponte sventola bandiera bianca»: ai nostri figli, se hanno passato i vent’anni, questi versi ricordano una canzone di Battiato. A noi, la poesia di Arnaldo Fusinato che una maestra zelante ci diede da imparare a memoria, facendoci commuovere per l’assedio austriaco a Venezia, vanamente insorta nel 1849: «Il morbo infuria, / il pan ci manca, / sul ponte sventola / bandiera bianca». Ci si commuoveva anche con la Spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini, che narrava il martirio dei trecento giovani e forti e del loro bel capitano, caduti come gli Spartani di Leonida. Quanto all’inno Fratelli d’Italia, più che con le parole di Goffredo Mameli, ci emoziona ancora oggi con le sue note (di Michele Novaro) che risuonano nello stadio quando scendono in campo i calciatori azzurri, vestiti (chi se lo ricorda?) con il colore dei Savoia. Novaro non sarà Beethoven né Verdi, ma la sua musica è sempre meglio del testo, anacronistico nella forma quanto nelle idee (l’ultima volta che una vittoria importante ha porto la chioma all’Italia, cinta dell’elmo di Scipio, fu su un campo calcistico, nel 1982: sul resto, meglio sorvolare). Fusinato, Mercantini e Mameli son tre dei 44 Poeti del Risorgimento di cui Valerio Marucci ha raccolto in una bella antologia per la Salerno editrice: 119 componimenti (alcuni anonimi), attinti per lo più dal polveroso Canzoniere nazionale curato dal Gori nel 1883. Nel primo Ottocento il movimento risorgimentale veniva designato come Rivoluzione (il termine Risorgimento si applicava piuttosto a ciò che noi oggi chiamiamo Rinascimento), e «suonare il piffero per la rivoluzione», come riconosceva il progressista Vittorini, produce in genere risultati artistici mediocri. Anche Marucci premette che il drappello variopinto di poeti professionisti e dilettanti accomunati dall’impegno patriottico entra raramente «nel campo più aereo, di lungo respiro, della Poesia con la maiuscola», e afferma che ciò che gli preme è seguire la formazione e il mutamento dell’immagine-Italia attraverso la poesia di mezzo secolo, dal 1820 al 1870. Nell’introduzione, il curatore traccia il diagramma della vicenda politica, distinta in tre grandi fasi (le avvisaglie dal 1820 al ’47, la gran fiammata del ’48, la marcia verso l’unità e Roma capitale), e avverte giustamente che non si possono imputare al Risorgimento le colpe dei governi e dei regimi nazionalisti successivi (dalla conquista della Libia alle Guerre mondiali). Del resto, erede del Risorgimento sentito come «rivoluzione imperfetta», si dichiarava anche la cultura marxista che, secondo Marucci è, insieme a quella cattolica, la principale responsabile dell’avversione o rimozione del Risorgimento oggi diffuse. Impressione persuasiva, purché si consideri la complessità del fronte cattolico, che annoverò patrioti convinti, da Manzoni a Tommaseo, e dove la nostalgia dell’ancien régime nasceva anche da una sensibilità per le condizioni di quel popolo che rischiava di venire penalizzato dall’ascesa delle nuove élite giacobine e borghesi (si veda il recente ripensamento del moto vandeano o del pensiero reazionario-progressista di Lamennais o De Maistre). Sul piano letterario, dopo aver accennato al ventaglio di registri, svarianti dal classico al ritmico e al popolareggiante, e ribadito che «importa solo relativamente constatare se le poesie qui presentate siano belle», Marucci dichiara di volervi cercare il riflesso di «giudizi, speranze e ideali dei singoli e dei gruppi». Ma alla fine, pur senza tacere i limiti musicali e testuali dell’inno di Mameli, l’antologista non frena un moto di simpatia per il ventunenne che, nel comporlo, partiva volontario per «un’impresa solenne e pazzesca: trasformare Roma, la capitale della cristianità, in una repubblica-modello, contro tutte le forze coalizzate d’Italia e d’Europa». Osservazione che slitta dalla sfera ideologica a quella morale, senza compromettersi sul piano estetico. In effetti, se l’antologia libera dalla polvere testi dimenticati e invita a un utile ripensamento sulla questione risorgimentale, dà però la conferma che la poesia abita altrove. Anche perché non vi troviamo inclusi i grandi scrittori, pur citati nell’introduzione: il Leopardi delle canzoni All’Italia e Ad Angelo Mai, che, dopo Foscolo, stila il Cànone dei grandi italiani scegliendo fra poeti, scienziati e navigatori (più tardi si celebreranno Pietro Micca e Ballilla) o il Manzoni di Marzo 1821, che consolida il modello della forma-inno e tocca il tema della guerra giusta. Visto che si arriva al 1870, l’antologista avrebbe potuto includere il primo Carducci, che è peraltro meno poeta. Non vi sono neppure i dialettali, che avrebbero potuto rappresentare un Risorgimento sconfitto, quello federalista di Ferrari e Cattaneo, o l’ideale di conciliazione fra patria piccola e grande, cui aspirarono, con il Brofferio, i dialettali piemontesi. E, visto che come esempio della linea satirica si convoca il Giusti, il pensiero corre a due grandi assenti, Porta e Belli. Assenze peraltro giustificabili dato che in loro la lucida critica dell’antico regime non coincise con un forte sentimento nazionale. La patria, per Porta, rimase quella Milano che era stata anche capitale di un Regno d’Italia, per Belli l’Urbe, cuore dell’Orbe della cristianità. Vero è che, fra la repubblica del ’49 e Porta Pia, i mazziniani si passavano clandestinamente i suoi sonetti e il garibaldino Luigi Morandi, futuro senatore e precettore di Casa Savoia, dedicava la prima antologia belliana, nel fatidico 1870, ai Romani liberi dall’ «antico servaggio». La concludeva un sonetto sull’incubo del Papa che ha visto in sogno una camicia rossa. Un sonetto apocrifo, naturalmente, che deve aver fatto rivoltare nella tomba il grande Giuseppe Gioacchino, ammiratore di Pio IX.

Pietro Gibellini

http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2001/12/28/24,CULTURA/T1.html

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Di Loredana Morandi (del 15/12/2004 @ 17:09:22, in Politica, linkato 1277 volte)

Riporto un articolo testimonianza dal sito della biblioteca civica del Comune di Bolzano. Probabilmente il Comune di Bolzano avrebbe dovuto intitolare al Senatore Luigi Morandi la biblioteca, in quanto il letterato e garibaldino fu donatore delle sue intere biblioteche private e non al patriota Cesare Battisti di Poggio Bustone, parente del più noto cantante Lucio.

Un po’ di storia

Istituita nel 1928 dal Comune di Bolzano, per iniziativa del Ministero della Pubblica Istruzione, la Biblioteca Civica Cesare Battisti aveva sede inizialmente nei locali del R. Istituto Tecnico in Via Leonardo Da Vinci.

Il nucleo principale era costituito dalle biblioteche private del senatore Luigi Morandi e di padre Ermenegildo Pistelli, oltre a donazioni di biblioteche italiane e di altri enti pubblici e privati.

Nel 1937 la Biblioteca fu trasferita nel palazzo INA di Via Museo 47, sede attuale. Durante la seconda guerra mondiale l’edificio che ospitava la Biblioteca fu bombardato, ma il fondo librario più importante, comprendente i libri rari ed i periodici, era stato trasferito al convento di Novacella, dal quale fu recuperato nel 1946, anno nel quale (1° luglio) la Biblioteca venne riaperta al pubblico.

Nel 1951 la Biblioteca acquisisce parte della "Biblioteca trentina" di Giovanni Pedrotti, figura di spicco del panorama politico trentino negli anni dal 1910 al 1930, che raccoglie oltre 5.000 pubblicazioni riguardanti il Tirolo storico. Un’altra importante acquisizione avviene nel 1971 con la donazione della biblioteca privata di Lamberto Bravi, comprendente circa 15.000 unità documentarie di carattere storico-letterario.

Nel 1996 è stato aperto al pubblico un nuovo piano, nel quale è stata collocata l’emeroteca.

Dal 1996 alla Biblioteca Civica sono state attribuite le funzioni di Biblioteca Centro di Sistema per il gruppo linguistico italiano per un vasto bacino di utenza che comprende, tra l’altro, Appiano, Caldaro, la Val Gardena, Castelrotto, Renon, e la Val Sarentino.

Nata come biblioteca di conservazione e raccolta, nel corso degli anni la Biblioteca Civica si è inserita nel tessuto culturale della città, divenendo un punto di riferimento in particolare per la popolazione studentesca. Come grande biblioteca pubblica, è suo compito soddisfare le esigenze di lettura, informazione e conoscenza di tutti i cittadini senza distinzione di età, razza, sesso, religione, nazionalità, lingua e condizione sociale.

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Di Loredana Morandi (del 15/12/2004 @ 17:00:42, in Politica, linkato 1498 volte)

Riporto qui un vecchio post del 31 marzo 2004, pubblicato su gqpolitico, il mio primo blog dedicato ai comunicati stampa in diretta dal parlamento. Ricordo che mi colpì l'appello del senatore Turroni dei Verdi all'applicazione dell'art. 88 istitutivo del Giurì d'Onore e ritenni utile aggiungere una nota storiografica sul regolamento interno al Parlamento italiano, che vi invito a leggere.

Senato. Governo in aula insulta l'opposizione Turroni chiede il Giurì d'Onore

"Giovedì 23 Marzo, mentre mi apprestavo a fare la dichiarazione di voto per il Gruppo Verdi sulle riforme istituzionali, si svolgeva in Aula un duro battibecco fra alcuni componenti il gruppo Misto, la presidenza e gli esponenti di altri gruppi a proposito della mancata trasmissione in diretta del loro intervento. In quella circostanza, mentre chiedevo al Presidente che intervenisse per consentirmi di parlare, in quanto in Aula c'era un grande clamore, il sottosegretario Ventucci mi indirizzava pesanti e volgari offese ledendo la mia onorabilità di senatore. Ho pertanto chiesto, oggi, al Presidente del Senato l'applicazione dell'art. 88 del regolamento che istituisce un giurì d'onore nei casi in cui venga lesa l'onorabilità di un componente del Senato. E' inaccettabile - conclude Turroni - che un membro del Governo assuma simili comportamenti ingiuriando componenti dell'assemblea".

Nota storica del redattore: Il primigenio Giurì d'Onore fu fondato presso il Parlamento Italiano con il contributo del senatore Luigi Morandi, senatore e garibaldino, a causa della sfida a duello di due deputati.

postato da: morandi | 18:39 | mercoledì 31 marzo 2004 su gqpolitico.

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Di Loredana Morandi (del 10/11/2004 @ 20:34:00, in Politica, linkato 1524 volte)

ZANCAN (VERDI), SCONFITTA DELLA RAGIONE. LA RIFORMA PROPONE UN MAGISTRATO BUROCRATE, TAPPETINO DELL' ESECUTIVO

"La Cdl festeggia una vittoria dei numeri, ma, in realtà, è una sconfitta dell'efficienza del sistema giudiziario, della ragione, della nostra civiltà giuridica. Infatti, la riforma propone un magistrato burocrate, un tappetino del potere esecutivo". Così commenta il senatore dei Verdi Giampaolo Zancan, Vicepresidente della commissione giustizia, il ddl di riforma dell'ordinamento giudiziario. "Il ministro della giustizia e la maggioranza hanno gettato la maschera nelle ultime sedute di discussione del ddl al Senato: gli interventi di Castelli hanno documentato a tutti il chiaro sentimento di rivalsa nei confronti del Csm e dei magistrati. Un vero e proprio regolamento dei conti che viene da lontano. Da quando un giudice milanese scoprì che una cifra enorme era passata da un conto del Banco ambrosiano al 'conto protezione'. Da quel momento si cominciò a parlare di 'abusi in nome della legge', di 'ingiustizie in nome della giustizia'.  Insomma, è una rivalsa che da più di venti anni aspetta di essere consumata nei confronti dei magistrati rimasti fedeli a quello scritto presente in ogni aula di giustizia:  'La legge è uguale per tutti'.
E' facile prevedere quali saranno gli esiti del ddl: i concorsi per entrare in magistratura diventeranno un dissennato girotondo, con colloqui psico attitudinali dal manifesto intento di preselezionare i candidati più graditi alla maggioranza politica del momento; le procure diventeranno maziende di ectoplasmi; il Csm perderà le sue prerogative costituzionali.
Insomma, una legge disastro per il Paese e i cittadini".

CENTO (VERDI): SCIOPERO ANM PIENAMENTE LEGITTIMO

Roma, 10 nov. - La decisione dell’ANM di proclamare lo sciopero dei magistrati è “pienamente legittima e rappresenta un duro atto di accusa contro il governo e la maggioranza per una riforma autoritaria che non risolve i problemi della giustizia”. Lo afferma il Verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, secondo il quale "l’iniziativa dei giudici è la conseguenza della arrogante chiusura della CDL alla richiesta di confronto avanzata recentemente anche da Rutelli e parte del centro sinistra. Sarà compito della GAD quello di creare le condizioni per costruire una riforma della Giustizia condivisa, garantista, rispettoso dell’autonomia dei giudici e delle esigente dei cittadini”.

DALLA CHIESA: "CASTELLI! AVESSE FATTO L'INGEGNERE..."

Roma, 10 nov. Dichiarazione del senatore della Margherita, Nando Dalla Chiesa. "Una legge neoborbonica, che tiene fuori dalla porta della giustizia la modernità civile e tecnologica. Né il manager giudiziario (ridotto a figura subalterna), né l'anagrafe informatica nazionale dei processi, né l'ufficio del giudice sono entrati in questa riforma. La politica sarà più presente di prima, i privilegi dei magistrati saranno uguali a oggi, l'efficienza verrà ridotta da ingolfamenti e ingessature burocratiche. E' stata la raffinata vendetta, forse involontaria, del ministro Castelli contro chi lo ha sbeffeggiato in questi anni per il suo titolo di ingegnere: ha dato in mano tutta la legge agli specialisti e ora consegna al parlamento una legge scritta con la forma mentale e nel linguaggio di un pazzo, il quale richiede, per i magistrati del futuro, un test psicoattitudinale. Avesse giocato fino in fondo il suo ruolo d'ingegnere, il ministro avrebbe fatto una cosa buona per l'Italia. Invece, e purtroppo, non ha rappresentato né il punto di vista dei cittadini, né le ragioni della tecnologia né l'esperienza della moderna economia dei servizi.

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Di Loredana Morandi (del 10/11/2004 @ 20:31:12, in Politica, linkato 1528 volte)

Lettera dell'On. Nichi Vendola, capogruppo di Rifondazione Comunista in Commissione Antimafia, al presidente Roberto Centaro 

All’attenzione del
Presidente della Commissione Antimafia,
Sen. Roberto Centaro

Caro Presidente,

sento l’obbligo di coscienza di non tacere. L’inchiesta della DDA di Catanzaro su mafia e politica in Calabria è un mosaico geniale di cose credibili e di cose incredibili. Io non penso che ci sia una montatura. Penso che ci siano state e ci siano collusioni straordinarie a copertura del radicamento diffuso e stratificato della ‘ndrangheta nella società calabrese. Collusioni che coinvolgono la politica, l’economia, gli apparati repressivi ed anche la magistratura. Ma penso che questa inchiesta mescoli in un unico registro troppe storie, tra di loro incompatibili. Provo a spiegarmi.

Sono la persona più lontana, per formazione politica e culturale, dall’on. Angela Napoli. Lei missina di lungo corso, io comunista da sempre. Eppure io conosco e intendo testimoniare l’assoluta intransigenza morale e la passione civile di una collega che ha rivestito con coraggio il suo incarico in Commissione Antimafia. Impegnandosi in prima persona in una battaglia che non ha mai fatto sconti a nessuno, neppure a chi era schierato dalla sua stessa parte politica. Basterebbe rammentare il suo lavoro sulle collusioni a Lametia Terme.

E non posso tacere l’indignazione che provo dinanzi all’arresto dell’avvocato Ugo Colonna, un uomo limpido e testardamente, solitariamente impegnato in mille battaglie di verità e di legalità. Sono orgoglioso di avere in Colonna il mio legale di fiducia. Ricordo le parole con cui un importante uomo di Stato ebbe a definirlo: “un Ambrosoli del Sud”. Lui oggi è ristretto e questa carcerazione io la vivo come una macchia vergognosa sul volto di ciò che chiamiamo giustizia. Basterebbe chiedersi quanti sono i singoli e le lobbies che trarranno vantaggi dal fango che si è gettato inopinatamente su un professionista che ha documentalmente, e ripeto l’avverbio “documentalmente”, svelato il lato oscuro di certa magistratura scenograficamente antimafiosa.

Caro Presidente, sappiamo cosa è la mafia. Sappiamo della sua capacità storica di mimetizzarsi nei gangli più delicati dello Stato. Per questo io credo che dovremmo prendere alla lettera l’esortazione del Dott. Enzo Macrì e contribuire, nei limiti dei compiti istituzionali della nostra Commissione, a fare piena e totale luce su ogni aspetto di questa vicenda.

Roma, 10 novembre 2004                                                     

on. Nichi Vendola

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Di Loredana Morandi (del 09/11/2004 @ 20:18:16, in Politica, linkato 1513 volte)

ORDINAMENTO, MANZIONE: "NO AL CONTINGENTAMENTO, NO A UN'INEFFICACE E BRUTTA RIFORMA"

Roma, 9 nov. Dichiarazione del Vicepresidente dei Senatori della Margherita, Roberto Manzione: "La contrarietà della Margherita al contingentamento dei tempi per l'ordinamento giudiziario è totale ed è per questo che chiediamo di modificare l'ordine dei lavori". Così il senatore della Margherita Roberto Manzione intervenendo in aula per avanzare la richiesta che domani il ministero dell'Interno Pisanu venga in Senato per riferire sull'emergenza criminalità a Napoli. Il senatore Manzione ha inoltre proposto di discutere, giovedì prossimo, dell'istituzione della Commissione di inchiesta sull'uranio impoverito. "Il disegno della maggioranza è chiaro - ha sottolineato il parlamentare Dl - evitare in ogni modo il confronto con l'opposizione. Basti pensare allo scarsissimo contributo in aula dei parlamentari della Cdl. La mancanza di un contraddittorio non può che 'partorire' una brutta riforma". "State burocratizzando la magistratura - ha concluso Manzione rivolto ai colleghi della maggioranza - state per approvare una legge che creerà problemi alla giustizia. Una riforma che è contro la Costituzione, contro il Paese".

GIUSTIZIA. ZANCAN (VERDI), MAGGIORANZA DISPREZZA DIBATTITO PARLAMENTARE

Roma, 9 nov. "Sono stati concessi trentaquattro minuti al mio gruppo per illustrare gli emendamenti proposti su argomenti di estrema importanza, quali la scuola della magistratura, l'ufficio del pubblico ministero, gli illeciti e il procedimento disciplinare, i consigli giudiziari e via di seguito. Troppa grazia, signori della maggioranza!". E' il commento ironico del senatore dei Verdi Giampaolo Zancan, Vicepresidente della commissione giustizia di Palazzo Madama. "La Cdl - prosegue Zancan - ha espresso chiaramente di fronte ai cittadini italiani il suo disprezzo nei confronti del dialogo, della discussione costruttiva, della dialettica parlamentare. Sono sicuro che i cittadini italiani, primi interessati ad una seria e costruttiva riforma dell'amministrazione della giustizia, terranno con il voto debito conto di tanta arrogante protervia".

PENALE. CAMORRA: UNA NUOVO SVILUPPO PER IL MEZZOGIORNO, PER BATTERE LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA.

Roma, 9 nov. Dichiarazione del Sen. Sodano Tommaso di PRC: "E' inquietante l'immobilismo del Governo dinnanzi all'escalation di violenza che si sta abbattendo sul napoletano"  ha  dichiarato il senatore  Sodano Tommaso di Rifondazione Comunista . "Il  Presidente del Consiglio deve riferire in Parlamento e spiegare le scelte che il governo intende assumere per fronteggiare le attività della  criminalità  nel napoletano.Per contrastare la camorra e la malavita occorre intensificare e qualificare sempre di più  le attività di intelligence, ma allo stesso tempo  occorrono  nuove e più alte risposte" aggiunge il parlamentare del PRC. "Per battere la camorra occorre realizzare una nuova politica di sviluppo per il Mezzogiorno capace di far fronte alle emergenze sociali  e che rappresenti un'alternativa concreta ai fenomeni di disgregazione ed emarginazione. Il Governo è all'altezza di questa sfida?  Ha concluso Sodano.

GIUS-LAVORO. ART. 18: "RINUNCIARE ALLA LIBERTA' DI LICENZIARE"

Roma, 9 nov. Dichiarazione del Sen. Gigi  Malabarba, Capogruppo PRC al Senato. "Attenzione all'inganno che Maroni e Berlusconi stanno preparando: rinunciare ai licenziamenti individuali (articolo 18) per avere in contropartita libertà per i licenziamenti collettivi  (manomissione degli ammortizzatori  sociali) ha dichiarato Gigi Malabarba, capo gruppo PRC al Senato dopo le affermazioni del Presidente del Consiglio. "Questa operazione molto insidiosa è stata avviata dal nuovo presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, e trova orecchie troppo attente anche nel centrosinistra. Io mi auguro che, come hanno chiesto oltre 10 milioni di cittadini,tutte le opposizioni si battano, affinché le tutele dell'articolo 18 e degli ammortizzatori sociali siano estese a tutte le tipologie di lavoro" ha concluso Malabarba.

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Di Loredana Morandi (del 16/10/2004 @ 11:46:14, in Politica, linkato 1468 volte)

un gran mal di testa per i costituzionalisti. Si, su questo non ci piove. Qualcuno grida al golpe di stato e per giustizia sul voto dei "pianisti" e peggio potrebbe trattarsi del colossal televisivo della riesumazione dei presupposti storici della guerra di secessione americana. Attenzione: il presidente del circoletto politico che imbratta il vostro quartiere con i manifesti pubblicitari potrà addirittura essere senatore a 25 anni. C'è da proporre la riduzione della facoltà di voto a 80 anni, dopo potrebbe succedere che il vecchietto pluricentenario chieda informazioni (al seggio) su quale lista candidi ancora Almirante (accaduto a Balduina - Roma). Francamente temo ci sia più di un padre della patria, che si rivolta nella tomba. Compreso il mio povero bisnonno. Referendum, referendum, referendum! L.M.

Come cambia la Costituzione
 
ROMA - Le riforme istituzionali approvate dalla Camera modificano profondamente l'architettura istituzionale italiana. Ecco come:

Parlamento. E' composto dalla Camera dei deputati e dal Senato federale.

Deputati e senatori, un taglio all'organico. Si riduce il numero dei parlamentari (di circa il 23 per cento). I deputati scendono da 630 a 500, i senatori da 315 a 252. Restano 18 (ma saranno tutti deputati) i parlamentari eletti dagli italiani all'estero.

I deputati a vita. prendono il posto dei senatori a vita e scendono da 5 a tre.

Una ventata di gioventù. Si abbassa il limite d'età per poter varcare i portoni dei palazzo della politica: basterà aver compiuto 21 anni (ora ne servono 25) per entrare a Montecitorio e 25 (ora ne servono 40) a palazzo Madama.

Senato federale. La 'Camera alta' è forse il luogo dove il restyling istituzionale è maggiormente visibile. I senatori saranno eletti in ciascuna regione contestualmente ai rispettivi consigli. Ogni regione dovrà eleggere almeno sei senatori (ma a regioni 'mignon' come il Molise o la Val d'Aosta ne spettano rispettivamente due e uno). Ai lavori del Senato partecipano, ma senza poter votare, rappresentanti delle regioni e delle autonomie locali.

La durata della legislatura. La Camera è eletta per 5 anni. I senatori eletti in ciascuna regione o provincia autonoma restano in carica fino alla data della proclamazione dei nuovi senatori della medesima regione o provincia autonoma.

Nella Costituzione le regole per eleggere i presidenti delle assemblee. Non sono più demandate ai regolamenti parlamentari ma entrano direttamente in costituzione le regole per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Servirà un'ampia maggioranza, i due terzi dei componenti l'assemblea (ossia 347 voti alla Camera e 168 al Senato ) nei primi tre scrutini, poi il quorum si abbassa: dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti (261 alla Camera e 128 al Senato).

Alle opposizioni le commissioni di garanzia. Esponenti dei gruppi di opposizione presiederanno le commissioni o i comitati con compiti di ispettivi, di controllo e di garanzia.

Cambia l'iter delle leggi. La Camera esamina le leggi su materie riservate allo Stato (ad esempio politica estera, promozione internazionale del sistema produttivo e economico, immigrazione; difesa; giurisdizione e norme processuali, politica monetaria e del credito; sicurezza e ordine pubblico; norme generali sull'istruzione, tutela dell'ambiente, ecc). Il Senato ha 30 giorni (15 se si tratta di decreti) per proporre modifiche ad un testo approvato dalla Camera, ma sue queste modifiche è la Camera che decide in via definitiva. Il Senato esamina leggi che riguardano materie riservate sia allo Stato che alle regioni (le cosiddette materie concorrenti, quali, ad esempio, i rapporti dell'ue con le regioni, il commercio con l'estero, ordinamento sportivo regionale, protezione civile, remittenza regionale, ecc). La Camera può proporre modifiche ma sarà il Senato ad avere la parola definitiva.

Per alcune materie un cammino ad hoc. Alcune questioni quali la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni che riguardano i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale o la legislazione elettorale locale, ecc, Senato e Camera legiferano alla pari. Ma se non trovano l'accordo su testo entra i campo una terza assemblea "derivata" i cui 60 componenti sono indicati dai presidenti delle due camere: questa camera di compensazione avrà il compito di scrivere un testo unificato dal sottoporre al voto di Senato e Camera.

La devolution. Alle regioni viene affidata la legislazione "esclusiva" per quanto riguarda l'assistenza e l'organizzazione sanitaria, l'organizzazione scolastica, la gestione degli istituti scolastici e di formazione, la definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della regione; polizia amministrativa regionale e locale.

Clausola di interesse nazionale. Il governo può bloccare una legge regionale se ritiene che pregiudichi l'interesse nazionale: invita la regione a cancellarla ma se la risposta è negativa sottopone la questione al parlamento in seduta comune che ha 15 giorni di tempo per annullarla.

Referendum confermativo sempre possibile. Il referendum sulle leggi costituzionali sarà sempre possibile anche quando i testi vengono approvati dal entrambe le Camere con un'ampia maggioranza nella seconda votazione (i due terzi dei componenti).

Un'assemblea della Repubblica elegge il capo dello Stato. Il presidente della Repubblica è eletto dall'Assemblea della repubblica composta da deputati, senatori, presidenti delle regioni e da due delegati per ciascun consiglio regionale. Per i primi tre scrutini serve la maggioranza dei due terzi dei componenti. Nel quarto e quinto scrutinio il quorum si abbassa alla tre quinti dei componenti. Dalla quinta votazione in poi è sufficiente la maggioranza assoluta.

Un presidente giovane. Al Quirinale potrà entrare anche chi ha solo 40 quarant'anni. (oggi si deve aver compiuto i 50 anni). Resta in carica 7 anni.

I poteri del Quirinale. Il presidente della Repubblica rappresenta la nazione, è garante della Costituzione e dell'unità federale della Repubblica. Può inviare messaggi alle Camere, indice le elezioni e i referendum, promulga le leggi, nomina i funzionari dello Stato, i presidenti delle Authority e del Cnel, comanda le forze armate, presiede il Csm e ne nomina il vicepresidente, può concedere la grazia, scioglie la camera, ma solo su richiesta del premier (o in caso di morte o dimissioni del primo ministro) o in caso di sfiducia.

Il premier. E' la figura centrale del governo i cui poteri aumentano notevolmente e non ha più bisogno della fiducia della Camera per insediarsi (ma solo un voto sul programma) dal momento che la sua legittimazione avviene al momento dell'elezione che è di fatto una elezione diretta. I candidati premier si collegano con i candidati alla Camera (oppure con una o più liste di candidati a deputati). Sulla base del risultato elettorale nomina premier il candidato della coalizione vincente. Il premier è un vero capo del governo, determina (e non più dirige) la politica dell'esecutivo e ha il potere di nomina e revoca dei ministri e di sciogliere la Camera.

Sfiducia costruttiva. Contro questa decisione i deputati della maggioranza possono presentare una mozione di sfiducia (sottoscritta almeno dalla maggioranza dei componenti la Camera) che deve indicare anche il nome del nuovo premier. Il nuovo primo ministro però dovrà incassare entro cinque giorni la fiducia della Camera sul suo programma.

Norma anti-ribaltone. Se la Camera vota la sfiducia al premier ma con l'apporto determinante dell'opposizione il premier si deve dimettere.

Il Consiglio superiore della magistratura. I giudici vengono eletti per i due terzi dai magistrati, per un sesto dalla Camera e per un sesto dal Senato federale.

La Corte Costituzionale. I giudici che la compongono sono sempre 15 ma salgono da 5 a 7 quelli di nomina parlamentare: 4 ne nomina il Senato federale, 4 e 3 la Camera). Il presidente della Repubblica ne nomina 4 (attualmente 5), 4 sono indicati dai magistrati. Per i tre anni successivi alla scadenza dell'incarico i giudici non potranno far parte del governo, del parlamento, nè ricoprire incarichi di nomina governativa.

Il timing, riforma a regime. Una parte della riforma entrerà in vigore subito dopo il referendum: eleggibilità e immunità dei parlamentari, età per il Quirinale, Authority (che entrano così in Costituzione), federalismo, interesse nazionale. Una seconda parte andrà in vigore andrà in vigore solo a partire dal 2011: Senato federale, iter delle leggi, nuovi poteri del presidente della repubblica, premierato.
Un'ultima parte della riforma andrà in vigore ancora più tardi, nel 2016 (5 anni dopo l'elezione del primo Senato federale): riduzione dei parlamentari, età per essere eletti alla Camera, contestualità tra elezione del Senato federale e dei consigli regionali.

(Repubblica 15 ottobre 2004)

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Roma, 12 ott. "Il ministro Moratti ha scoperto l'acqua calda, riscontrando i limiti dell'istruzione superiore. Infatti, invece di riformarla, ha pensato ad un suo irrigidimento, con un ritorno all'epoca 'dell'avviamento' attraverso la canalizzazione precoce che separa la dimensione dell'istruzione liceale da quella professionale". Lo afferma il senatore Fiorello Cortiana, Capogruppo dei Verdi in Commissione istruzione. "A fronte dei dati presentati relativi al progetto di valutazione scolastica, non si capisce perché il Ministro abbia destrutturato la scuola primaria, fiore all'occhiello del nostro Paese, con l'abolizione del tempo pieno e con l'introduzione del tutor, invece di pensare a una maggiore efficienza della secondaria".

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Di Loredana Morandi (del 12/10/2004 @ 19:46:47, in Politica, linkato 1288 volte)

"Dalle  lodi  alla  Repubblica  di  Salò  al monumento agli ascari, dalla retorica patriottarda all'Europa dei culattoni", di fronte a questa volgare e  inverosimile  immagine  che  il  Ministro  per  gli  Italiani  nel Mondo Tremaglia  proietta  quotidianamente  all'estero  c'è solo da dire " povera Italia " - questo il commento del Senatore della Margherita Franco Danieli, vicepresidente della Commissione Esteri e responsabile dell'Ufficio per gli Italiani nel Mondo del Partito. " Tremaglia, il Ministro da 82 preferenze, tante quante ne ha avute dagli italiani nel mondo alle recenti europee, un Ministro che a fronte di questa sfiducia decretata con il voto dagli Italiani all'Estero avrebbe dovuto dimettersi, e che a maggior ragione dovrebbe farlo oggi". "La volgarità e lo sconcio delle sue dichiarazioni - conclude Danieli - fanno di Tremaglia il rappresentante di una frangia nostalgica e culturalmente fascista del suo partito, non certo il Ministro di un grande Paese europeo. E non certo il rappresentante degli Italiani nel mondo che sono animati da ben altra cultura e valori, fondati sul rispetto, sul dialogo e sulla affermazione dei diritti.

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