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 ..riflessi in un fiore ..... di Lunadicarta
 
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Essere innocenti è pericoloso perché non si hanno alibi.

Boris Makaresko
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/08/2004 @ 18:21:29, in Politica, linkato 1266 volte)

Interpellanza al Ministro dell’Interno

Roma, 20 agosto. – Il deputato Verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, annuncia una interpellanza al ministro dell’Interno sul fallito sabotaggio di ferragosto alla linea ferroviaria Bologna - Firenze un episodio che definisce “Inquietante, per i modi in cui è avvenuto e per il richiamo simbolico della tratta ferroviaria più volte colpita da attentanti e stragi di cui restano oscuri i mandanti. Preoccupa anche la modalità con cui la notizia è stata diffusa perchè è necessaria la massima chiarezza e trasparenza sulle azioni di lotta al terrorismo, evitando di alimentare una inutile caccia alle streghe, individuando con precisione esecutori materiali e mandanti. Non è utile alla lotta al terrorismo - conclude - chi cerca di amplificare e strumentalizzare a fini politici episodi che destano angoscia e preoccupazioni in tutti noi”.

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Di Loredana Morandi (del 20/08/2004 @ 18:09:45, in Politica, linkato 1283 volte)
Roma, 20 agosto. – “L’amnistia è una misura necessaria per affrontare seriamente l’emergenza carceraria e riformare il sistema delle sanzioni penali”. Lo sostiene il Verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, secondo il quale “Le condizioni per fare questo atto di clemenza c’erano già in occasione della approvazione dell’indultino che, come i Verdi hanno sempre denunciato, si è poi rivelato un provvedimento inutile e dannoso perché ha impedito per mesi qualsiasi discussione sulla situazione carceraria. Noi Verdi siamo pronti a fare la nostra parte, sostenendo una provvedimento di amnistia-indulto di tre anni, generalizzato, e che escluda solo i reati di stampo mafioso ma non accetteremo di partecipare all’ennesima discussione bluff di ferragosto che illude cinicamente i detenuti e si consuma sulla loro pelle senza portare a nulla di concreto”.
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Di Loredana Morandi (del 20/08/2004 @ 18:07:16, in Politica, linkato 1302 volte)
Roma, 20 agosto 2004. Carceri, Regina Coeli, dichiarazione congiunta dell’assessore capitolino Luigi Nieri e del garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale Luigi Manconi.  “L’autorizzazione c’era, ma l’hanno nascosta e le porte di Regina Coeli non si sono aperte”, dichiarano Luigi Nieri, assessore al lavoro e alla periferie del Comune di Roma, e Luigi Manconi, garante capitolino dei detenuti. “Siamo oggi venuti a conoscenza direttamente dagli uffici del Tribunale di Sorveglianza di Roma che l’autorizzazione per entrare a Regina Coeli era stata inviata alle ore 12 e 35 alla direzione del carcere romano. In quel momento, con gli altri componenti della delegazione (Patrizio Gonnella dell’associazione Antigone), eravamo proprio dentro il carcere, dove siamo rimasti fino alle 13 e 15, dichiarandoci disponibili a tornare in qualsiasi momento. Continuavano invece a dirci che dal Tribunale non era ancora arrivata alcuna risposta. Il direttore ed il provveditore ci hanno lasciati senza informazioni. Stamattina abbiamo richiamato la segreteria del carcere, da dove ci hanno detto che ancora non era arrivata alcuna autorizzazione dal Tribunale di Sorveglianza. Invece, come detto,  essa era a Regina Coeli sin da ieri, sostenuta dal parere favorevole del direttore del carcere. Pertanto ci chiediamo chi abbia deciso di non farci entrare, nonostante il Tribunale di Sorveglianza romano, deputato a decidere chi possa entrare in carcere, ci avesse già concesso l’autorizzazione. Qualora si tratti di una decisione politica assunta dal Ministero della Giustizia ci sembrerebbe corretto che il Guardasigilli Roberto Castelli ci fornisse pubblicamente una chiara spiegazione. Non vorremmo dovere pensare che si voglia impedire l’accesso per ostacolare la conoscenza di quanto successo a Regina Coeli.”
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Di Loredana Morandi (del 20/08/2004 @ 10:08:17, in Politica, linkato 1334 volte)

Staino per l'Unità del 20 agosto
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Di Loredana Morandi (del 19/08/2004 @ 18:51:27, in Politica, linkato 1315 volte)
A rischio Regina Coeli e San Vittore: Roma, 19 ago.  – “La privatizzazione delle carceri più che una ipotesi è una realtà”. Il Verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, replica alla affermazioni del sottosegretario Giuseppe Valentino, sostenendo che proprio il ministro Castelli, rispondendo ad una sua interrogazione sui rischi di una privatizzazione mascherata di alcuni penitenziari del paese, ha ammesso che questo è il programma del governo. "Castelli - ricorda Cento - ha spiegato nella sua dettagliata risposta che alla società Dike Aedifica, coinvolta nella realizzazione di programmi di edilizia carceraria, sono stati già trasferiti undici strutture carcerarie storiche, che farano poi da leva di finanziamento di infrastrutture moderne e, ovviamente, privatizzate. Al consiglio di amministrazione della Dike Aedifica verrà affiancato un Comitato di coordinamento e programmazione, di cui fanno parte i capi del dipartimento della amministrazione penitenziaria, del dipertimento dell’organizzazione giudiziaria, e del dipartimento della giustizia minorile del Ministero della Giustizia. I rischi di una mega dismissione dei penitenziari dì San Vittore e Regina Coeli sono enormi – denuncia Cento – insieme alla conseguente speculazione ai danni di un patrimonio demaniale di pregio artistico e storico”.
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Di Loredana Morandi (del 19/08/2004 @ 18:46:57, in Politica, linkato 1319 volte)
Roma, 19 ago - Il diniego opposto alla visita a Regina Coeli dell’Assessore Nieri e del Garante per i diritti e le opportunità delle persone private della libertà Manconi mi sorprende. Debbo ricordare al ministro della Giustizia gli ottimi rapporti che l’amministrazione capitolina ha intrattenuto con le strutture dell’amministrazione penitenziaria e con i direttori degli istituti romani, testimoniata anche dallo svolgimento di una seduta del Consiglio comunale a Rebibbia, nonché lo spirito costruttivo con cui abbiamo dato vita alla figura del Garante, un’esperienza che è stata ripresa in diverse città e che è attualmente in via di realizzazione in altre ancora. Voglio sperare che il no opposto all’assessore e al Garante, il quale aveva avuto nel carcere un importante incontro operativo con i dirigenti e i rappresentanti dei reclusi di Regina Coeli non più di due mesi fa, sia soltanto uno spiacevole episodio che verrà presto superato.
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Roma, 19 agosto. – “A Loreto il vicepremier Fini potrà finalmente spiegare che fine ha fatto la legge sugli oratori, che resta ancora inapplicata, tra ritardi burocratici e inadempienze governative”. Lo dice il deputato Verde Paolo Cento, primo firmatario della Proposta di legge sul riconoscimento sociale delle parrocchie. “E’ utile ricordare – sottolinea Cento a proposito della presenza di Fini al meeting dell’Azione Cattoolica - che la discussione sulla legge a sostegno degli oratori è nata grazie a due inizitive parlamentari, tra cui quella di noi Verdi che siamo stati protagosti di quella proposta, convinti che le parrocchie, come i centri sociali, rappresentino un forte elemento di coesione sociale e di solidarietà. L’azione Cattolica, ovviamente, invita chi vuole ai propri incontri: in questo caso potrà cogliere la presenza di Fini per chiedere chiarimenti sull’azione del governo proprio a sostegno delle realtà cattoliche ”.

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Di Loredana Morandi (del 19/08/2004 @ 12:32:32, in Politica, linkato 1346 volte)

Repressione Carcere, droga, coppie di fatto. Il diritto doppio della destra
MICHELE PROSPERO* per Il Manifesto
Il vento della cultura politica di questi tempi molto omologati soffia verso un immenso luogo comune liberale. Tre problemi, che hanno conquistato ampio spazio nei giornali d'agosto, svelano però che in questo confuso magma liberale ribolle un inquietante volto repressivo. La prima provocazione proviene dalla Lega con la proposta del carcere per gli accattoni e i mendicanti. Niente in confronto alla ricetta prescritta da un classico del liberalismo come Locke; il quale arrivava a prospettare il taglio delle orecchie agli accattoni e agli oziosi. Ma pur sempre di una facile invocazione di polizia e manette si tratta. Si sa che nelle sue lunghe fasi antidiluviane, il capitalismo è rimasto in una distanza abissale dalle mitologie del libero mercato come spazio di contratti trasparenti e paritari scambi di volontà. In origine, le libere società dell'occidente sono state attraversate dal terrore e da una ferrea disciplina. Le economie, che poggiano sul calcolo e la razionalità degli attori, sono state ottenute con lacrime e sangue. L'interiorizzazione dell'etica del lavoro, e l'affermazione dei dispositivi della ragione strumentale, hanno richiesto pratiche diffuse di coercizione e di violenza contro i devianti e gli oziosi.

Nei codici liberali italiani non a caso si stabiliva un rigido controllo sui mendicanti, sulle prostitute. Il domicilio coatto, l'ammonimento, l'arresto in flagranza di reato di chi veniva trovato a questuare al di fuori del proprio comune, il ricovero forzato dei minori di 16 anni sorpresi in episodi di vita «infingarda ed errante» (quante ispirazioni potrebbe trovare Blair per le sue crociate anticrimine!), rientravano tra gli arnesi più utilizzati per predisporre i meccanismi del controllo sociale e affinare le risorse della lotta alla devianza. Le pratiche spicciole della pubblica sicurezza avevano per fondamento il criterio elastico del sospetto. I vagabondi venivano sollecitati a darsi una stabile attività, altrimenti scattava l'arresto dopo l'ammonizione giudiziaria. Verso fine ottocento venne perfino edificato un gulag italiano a Porto d'Ercole in cui erano ospitati alcune centinaia di coatti. Lo scatto del ricordo di ciò che è stato il capitalismo liberale delle origini si ripresenta nei sogni d'agosto del duro popolo delle partite iva. Il bisogno ancestrale di sorvegliare e punire riemerge oggi nella rude neoborghesia padana e nella cosiddetta economia della conoscenza.

La seconda morsa autoritaria viene auspicata da An che propone un inasprimento della repressione contro l'uso di droghe con la creazione di un ministero specifico. Sono anni che il vice presidente del consiglio solletica la riluttante nostalgia del manganello e assicura che «questo governo non ha paura di reprimere». A Genova peraltro qualcosa si è visto. Nello slogan della destra, più polizia e meno magistratura, viene agitata la lima che sottile incide le garanzie individuali e coltiva un disegno di sostanziale dimagrimento dei diritti di libertà. Nel suo antico affondo contro la «pseudo-cultura libertaria post-sessantottina» Fini, che da un pezzo sente già espiate le sue colpe, cerca di colpire il fondamento di ogni cultura liberale in materia di uso personale di sostanze stupefacenti. Su questo piano restano ancora illuminanti alcune pagine di Stuart Mill: «su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano». L'autonomia del soggetto, la «pluralità dei percorsi» di vita, esigono che ciò che non reca danno ad altri non possa attirare l'attenzione del codice penale. Il principio di Mill, secondo il quale «ciascuno è l'unico autentico guardiano della propria salute, sia fisica, sia mentale, sia spirituale», consente di tenere al di fuori della custodia del diritto penale una molteplicità di atti eccentrici o trasgressivi che rientrano nella esclusiva sfera dell'autonomia individuale.

Questo principio la destra rifiuta però di assimilarlo perché le sue non sono parole imprudenti ma concetti incrostati sulla fiamma. E An non è nuova a queste esibizioni di una modica dose di fascismo quotidiano. Qualche anno fa Fini se la prese con i maestri gay che andrebbero allontanati dalla scuola proprio per le loro pratiche di vita. La lotta contro la droga diventa un segno e chi lo ravvisa ritrova il filo della memoria. La droga è solo il pretesto per affermare una ideologia della repressione a buon mercato che svela l'ombra livida del garantismo.

Strana davvero la destra italiana. Depenalizza i reati fiscali più gravi e invoca la repressione della devianza. Lo spinello è socialmente più grave che il falso in bilancio e la corruzione. La destra ha in mente un doppio diritto penale. Uno molto mite, costruito su misura del premier e dell'impresa. Un altro più repressivo e invadente ritagliato sui soggetti marginali o sugli stranieri irregolari. Un diritto mite per Berlusconi: persino la corte di cassazione ha sostenuto che certi processi hanno un peculiare tragitto proprio in riferimento al «ruolo istituzionale assunto da uno degli imputati». Un diritto penale forte dovrebbe invece valere per i soggetti marginali o per gli immigrati clandestini per i quali vale il principio del sospetto preventivo. Queste invocazioni della destra contro la droga sono un segno di riconoscimento nel senso che le manette vengono esibite come ideologia, come rigurgito del tempo passato. Gli stranieri, i manifestanti, i centri sociali, i gay, le coppie di fatto rientrano tra i soggetti di un diritto inferiore.

La terza oscura reminescenza repressiva emerge nel ricorso del governo contro lo statuto toscano che riconosce le coppie di fatto. Anche qui, niente rispetto all'intransigenza di un grande liberale come Kant, per il quale il valore della famiglia fondata sul matrimonio è intangibile ed è da ritenersi lecita la soppressione dei figli nati al di fuori della famiglia, e quindi precipitati in una zona franca da ogni cornice legale. Ma pur sempre di una compenetrazione autoritaria tra diritto e morale si tratta. Sotto l'impugnazione da parte del governo di uno statuto con alcune aperture liberali, si scorge che la destra vuole lo Stato etico. Sono troppi i segnali che ha lanciato in questa direzione. Nelle regioni dove governa la destra, la politica della famiglia assume evidenti risvolti etici e discriminatori. La destra toglie al pubblico ciò che gli compete (la scuola, la sanità) e affida allo Stato scelte che spetterebbero solo all'individuo. L'autonomia del soggetto viene indebolita, cresce invece l'invadenza del potere.

Anche qui Stuart Mill sarebbe ancora utile con la sua ferma contrarietà a che «l'opinione di una maggioranza venga imposta come legge a una minoranza, in questioni di condotta esclusivamente individuale». Sulle questioni controverse, sulle materie etiche o religiose, non sui può intervenire facendo valere il principio secondo cui la maggioranza decide. Non si può stabilire a maggioranza che il feto è una persona. La politica ha bisogno di regole comuni, non di valori etico religiosi comuni. Ma figuriamoci se la destra italiana aderirà mai a questo principio basilare di ogni liberalismo minimale.

*Docente di Scienza politica alla facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università «la Sapienza» di Roma.

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Di Loredana Morandi (del 19/08/2004 @ 12:26:43, in Politica, linkato 1452 volte)

Castelli accusa: «Sono ribellioni pilotate»
«Visite sospette di alcuni parlamentari. I detenuti dovranno pagare le conseguenze di ciò che hanno fatto»

ROMA - «Ora quei detenuti dovranno pagare le conseguenze di quello che hanno fatto. Così chi dice di voler alleviare le loro sofferenze in realtà le ha aggravate». E' durissimo il ministro della Giustizia, Roberto Castelli. Sono passate poche ore dalla rivolta nel carcere romano di Regina Coeli. E divampa la polemica sul suicidio in cella del sindaco di Roccaraso. Ma il Guardasigilli respinge ogni accusa, giudica «altamente improbabile che a Sulmona ci sia stato un nuovo caso Sindona», e si scaglia contro i parlamentari che «ogni agosto visitano i detenuti e scatenano la protesta».
Intanto a Regina Coeli iniziano i trasferimenti.
Sono scattate le punizioni?
«I detenuti hanno reso inagibile un reparto da 150 posti, da qualche parte dobbiamo metterli. Li trasferiamo in altri penitenziari. Comunque è chiaro che chi si è abbandonato ad atti vandalici dovrà subirne le conseguenze».
Di che genere?
«Martedì notte c'era un magistrato. L'azione penale è obbligatoria. Quei reati andranno perseguiti. Solo grazie alla professionalità del personale si è evitato l'irreparabile».
Lei quando è arrivato?
«Ero già lì. Ci abito. La protesta andava avanti già da un paio di giorni. Ma mi sono subito reso conto di quello che stava accadendo. Ho sentito un gran baccano. Di solito battono un po' sulle sbarre e tutto finisce lì. Invece in un raggio è degenerata. Hanno divelto anche i lavandini».
Ha incontrato i detenuti?
«No. Siccome la situazione si stava calmando non abbiamo voluto innervosirli».
Ma c'è stata una trattativa?
«Loro hanno presentato una lista di richieste. Ma è irricevibile».
Perché, che cosa chiedono?
«Un indulto ogni 3 anni e cose simili. Ma non è questo. Sono aperto alle lamentele. Però lo Stato non può farsi dettare politiche di legge dai detenuti in rivolta».
La situazione è davvero «sotto controllo»?
«E' tranquilla. Ma non vorrei che Regina Coeli facesse da focolaio. E segnalo che questo avviene ogni agosto a seguito delle visite al carcere di determinati personaggi».
Con chi ce l'ha?
«Non faccio nomi. Dico solo che chi ha velleità di governo non può fare politica di opposizione nelle carceri».
E' un veto ai radicali?
«Non c'è bisogno di veti perché credo che la questione sia solo una boutade ferragostana».
I radicali la denunceranno per calunnia.
« Ormai la politica contro di me si fa sul piano giudiziario».
Ha chiesto la lista dei visitatori, che cosa ne farà?
«Nulla. I parlamentari hanno il diritto di entrare in carcere, noto però che sono sempre gli stessi».
Ma c'è un'emergenza carceri?
«La situazione non è facile. Perché la popolazione carceraria aumenta e c'è la difficoltà ad approntare nuovi penitenziari».
Deve fare i conti con i «giri di vite» chiesti dalla sua parte?
«Sono pochi i cittadini che non vogliono maggiore sicurezza. Comunque stiamo fronteggiando. Con la Bossi-Fini abbiamo rimandato a casa loro 2.200 detenuti. Abbiamo stanziato 80 milioni di euro per interventi urgenti e 1 miliardo per 23 penitenziari . E in 3 anni rivolte non ce ne sono state, malgrado chi soffia sul fuoco».
I suicidi sono in aumento?
«Dagli anni '90 sono in calo».
Quello del sindaco di Roccaraso alimenta le polemiche.
«Mi sembra che si stia montando un caso... la reazione non sarebbe stata la stessa se fosse stato un sindaco della Cdl».
Esclude che sia stato «suicidato» come Sindona?
«Mi sembra altamente improbabile. Anche perché era in cella di isolamento. Comunque ho aperto un'ispezione amministrativa. Non ho intenzione di attivarla sui magistrati».
Stavolta è con i magistrati.
«Non sono mai contro i magistrati. Cerco solo di far funzionare la giustizia».

Virginia Piccolillo per Corriere.it

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Di Loredana Morandi (del 18/08/2004 @ 18:42:10, in Politica, linkato 1298 volte)
Roma, 18 ago - ''L'operazione di trasferimento dei profughi dai capannoni a ridosso della Stazione Tiburtina di Roma, un luogo ribattezzato amaramente 'Hotel Africa',  ci sembra un modello da prendere ad esempio e da esportare per tutte le situazioni di questo tipo''. Lo afferma Giulio Calvisi, responsabile Immigrazione della Segreteria nazionale Ds. ''Una volta tanto, infatti - continua Calvisi - non si e' proceduto allo sgombero coattivo degli immigrati, accampati in una situazione disperata anche dal punto di vista igienico-sanitario, ma a un civile trasferimento, concertato tra il Comune di Roma, il Programma Nazionale Asilo, le forze dell'ordine e i profughi stessi, in strutture, dislocate a Roma e in altri comuni italiani, di certo piu' idonee all'accoglienza, piu' confortevoli e piu' sicure''. ''In un periodo in cui il governo di centrodestra arriva perfino a negare talvolta il diritto d'Asilo, un'operazione come questa appare decisamente in controtendenza. Ma speriamo - conclude responsabile Immigrazione Ds - che l'esempio di civilta' dato oggi dal sindaco di Roma e da tutte le persone che si sogno impegnata in questa operazione possa diventare non piu' un'eccezione ma la norma''.
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