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 .. abete... di Lunadicarta
 
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Giustizia! Santa parola, prostituita, derisa dai potenti della terra!

Giuseppe Garibaldi
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 05/11/2011 @ 07:18:35, in Sindacato, linkato 1607 volte)


http://a1.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/387883_10150344399532215_36493277214_8187051_296055917_n.jpg


Ecco la prima di oggi. Ricordiamo ai lettori che si trovano lontani oppure che non vogliono uscire di casa che si può anche acquistare la versione digitale del XIX, per pc, iphone, ipad o smartphone, cliccando qua http://bit.ly/tczke3

ALLUVIONE: QUATTRO DONNE E DUE BAMBINE UCCISE DALLE ACQUE DEL FEREGGIANO

 
I Video
- Dalle 6 vietata la circolazione alle auto private a Genova

Aggiornamenti in tempo reale - Violento temporale dopo le 23.30, paura a Sestri. Arrestati cinque sciacalli. Il divieto (leggi il testo integrale) scatterà alle 6 del mattino fino a cessato allarme. Centinaia di sfollati accolti nelle palestre delle scuole. Il sindaco Marta Vincenzi parla di «uno tsunami mai visto». (audio ) Rinviata Genoa-Inter e sospesi i campionati di calcio minori. Esondati il Bisagno, il Fereggiano e lo Scrivia. Arpal: «Caduti 454 mm d’acqua».Chiuse via Adamoli, via Donghi e via Fereggiano. La perturbazione si sta spostando verso il Ponente. Domani scuole chiuse nelle province di Genova, Savona e Imperia.Treni in ritardo. Bloccata in serata la linea ferroviaria Genova-Acqui-Ovada tra le stazioni di Rossiglione e Campoligure a causa di una frana. Chiusa la stazione di Brignole. Voli “dirottati” dall’aeroporto Colombo | Le strade chiuse sulla nostra pagina Facebook | Pdf, le misure di emergenza a Rapallo | Le previsioni di ilmeteo.it: situazione critica | Varazze, il maltempo fa paura | Imperia, due giorni ad alto rischio | Le ultime previsioni Arpal-pdf

Segui tutti gli aggiornamenti :  http://www.ilsecoloxix.it/

Vicina con il cuore alle famiglie delle vittime, quattro donne e due bambine, consiglio la lettura e l'acquisto de Il Secolo XIX per le notizie che, come spiegato dalla pagina via facebook, è possibile leggere anche online e con più strumenti.


L.M.
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Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 13 ottobre 2011
Prot. n. 168


La Federazione Nazionale della Stampa e l’Associazione Siciliana della Stampa comunicano:


Solidarietà alla cronista Giulia Martorana

condannata per avere fatto correttamente
il suo lavoro




“La Fnsi e l’Associazione Siciliana della Stampa profondamente preoccupati e rammaricati giudicano ingiusta e incomprensibile la condanna a 20 giorni di carcere della cronista Giulia Martorana, riconosciuta colpevole di avere dato una notizia vera e di avere rispettato le regole deontologiche della professione, rifiutando correttamente di rivelare la fonte della notizia stessa.
La sentenza del giudice monocratico del Tribunale di Enna ripropone con forza il problema del doppio binario della professione giornalistica e della divisione, ormai anacronista, dei giornalisti tra professionisti e pubblicisti.
Negare ai giornalisti pubblicisti le tutele deontologiche della professione mette in serio pericolo la libertà di informazione e il diritto costituzionale dei cittadini di essere correttamente informati.
Il Sindacato dei giornalisti sosterrà la collega Martorana in tutte le sedi per confermare e dimostrare la correttezza del suo serio comportamento e il totale rispetto delle regole e delle norme professionali e deontologiche, sollevando, tramite i propri legali, anche la questione di legittimità costituzionale di una legge che appare fuori dal tempo e dalla logica.
Auspichiamo che in sede di Appello i giudici vogliano tenere conto di queste evidenti ragioni, evitando le imposizioni e le restrizioni che svilirebbero lo svolgimento del già difficile mestiere di cronista specie nelle zone ad alta densità mafiosa e criminale.
Al tempo stesso questa dolorosa e incomprensibile vicenda ripropone con forza il problema di una urgente e non più rinviabile riforma della legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti che oggi non è più in grado di rappresentare correttamente la realtà  della professione”.


La giornalista ancora incredula:

"Non appartengo alla schiera di chi si scaglia contro i magistrati per una sentenza o un'inchiesta sgradita. Il giudice ha applicato, se pure con molto rigore, una norma che non consente ai giornalisti pubblicisti di avvalersi del segreto professionale. Spero che questa vicenda serva a far aprire un dibattito sull'etica del giornalista e sulla sua tutela estendendo il segreto professionale anche ai pubblicisti che sono la categoria grazie alla quale, ogni giorno escono i quotidiani in tutta Italia".

Fonte: La Repubblica Palermo

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Di Loredana Morandi (del 09/10/2011 @ 12:23:49, in Sindacato, linkato 1448 volte)
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-10-09_122301_santoro.jpg


No Euro a Santoro



Il titolo è l'estrema sintesi di una lettera aperta indirizzata al presentatore televisivo e pubblicata sul sito del collettivo femminista "Femminismo a Sud". Brave, hanno finalmente capito...

Io sono contenta di essere veggente. Perché sto dicendo le stesse cose a partire dall'evento di Bologna, "Rai per una notte", dove Santoro e il suo staff spesero per viaggi, vitto e alloggio una cifra superiore all'affitto dello stadio coperto utilizzato per lo spettacolo (leggi qui, QUI è da non perdere e pure qui sul copyright Microsoft).

Il paese è in recessione, ma perché mai dovremmo pagare Santoro? Personalmente sono anni che mi attengo allo stile "Benigni": quando San Toro è in tv cambio canale, proprio per non sottostare al maschilismo strisciante e manifesto, al filo sionismo spinto, all'avallo dello stupro delle donne e all'appoggio ideologico e mediatico all'olocausto arabo in Terra Santa.

E per un altro Ciancimino in tv, francamente, non spenderei neppure un centesimo ...

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 05/10/2011 @ 08:38:33, in Sindacato, linkato 1570 volte)
Di seguito, in versione integrale, il comunicato che appare sulla prima pagina di Wikipedia. L.M.


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-10-05_083746_sciopero_wikipedia.jpg

Cara lettrice, caro lettore,


in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011
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Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 4 ottobre 2011
Prot. n. 161

Il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, ha dichiarato:


Intercettazioni: Siddi (Fnsi) nuova proposta
maggioranza di Governo è ingannevole

Domani di nuovo in piazza contro la legge bavaglio




“La nuova proposta della maggioranza di Governo sulla legge cosiddetta intercettazioni, allo stato, appare ingannevole: una piccola furbizia con trucco. L’acquisizione dell’idea di udienza-filtro, attraverso la quale selezionare le intercettazioni destinate a essere rese pubbliche che fa parte delle proposte Fnsi, è assolutamente indeterminata nei modi e soprattutto nei tempi e, ancora una volta, rimandata a un successivo decreto del Governo, mentre nel frattempo si fa scattare un insopportabile e ingiustificabile black out su come procede un’inchiesta. Altro sarebbe stabilire, per esempio, che l’udienza-filtro si debba tenere entro 5 giorni dal deposito degli atti. E in ogni caso va sempre ricordato che il diritto di informazione prescinde dalle notizie di reato. Se negli atti di inchiesta giudiziaria sono contenuti fatti o elementi di pubblico interesse di cui un giornalista venga a conoscenza esiste sempre  il dovere di leale pubblicazione. nel rispetto del diritto dei cittadini ad una libera informazione.
Quanto sta avvenendo nel dibattito politico sulle intercettazioni – se vogliamo la stessa furbata dell’emendamento lo dimostra – indica quanto sulla materia, sul bilanciamento del diritto dei cittadini ad una giustizia amministrata secondo Costituzione e a una informazione  che assicuri un diritto fondamentale di conoscenza, non si possa continuare ad agire con scelte arroganti e propagandistiche nell’interesse di uno o di pochi potenti. L’operazione in corso – che continueremo a contrastare con ragionevolezza e determinazione – serve solo ad attenuare problemi giudiziari dei soliti noti e non ad allargare l’area delle libertà di tutti e a recuperare – come è indispensabile - una salda fiducia nelle istituzioni. Per queste ragioni domani giornalisti, cittadini e rappresentanti di associazioni, sindacati e movimenti parteciperanno al presidio a piazza del Pantheon per difendere la libertà di informazione dall’ennesimo tentativo di introdurre la legge bavaglio sulle notizie che contano per la vita pubblica”.
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“Comitato per la libertà e il diritto all’informazione
alla cultura e allo spettacolo”


Comunicato stampa
 Roma, 3 ottobre 2011


Intercettazioni: nuovo presidio a piazza del Pantheon
mercoledì 5 ottobre dalle 17 alle 19



“Mercoledì 5 ottobre prossimo, questa volta dalle 17 alle 19, nuovo presidio a piazza del Pantheon a Roma contro il ddl intercettazioni, che proprio quel giorno andrà in discussione in aula alla Camera, organizzato dal ‘Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo’. Sarà l’occasione per dire un nuovo “No” al reiterato tentativo del governo di imbavagliare l’informazione con una legge sulle intercettazioni.
No al bavaglio. Ci eravamo presi l'impegno a riconvocarci a piazza del Pantheon  quando la legge fosse andata in aula, per riaffermare la volontà di sconfiggere questo disegno scellerato contro il diritto dell’opinione pubblica ad essere correttamente informata e contro la volontà di insabbiare i meccanismi della giustizia. Poi, se costretti dalla protervia del governo, continueremo una mobilitazione  nelle tante altre piazze d'Italia, fino ad una manifestazione nazionale. Il ‘Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo’, è stato protagonista delle mobilitazioni degli ultimi due anni sul tema della libertà di informazione attraverso tante iniziative di mobilitazione e lo sarà di nuovo.
L’Italia che vuole cambiare, quella dei referendum, dei diritti civili e in difesa della Costituzione, che ha portato milioni di donne  nelle piazze ha le idee molto chiare.
Dunque un nuovo importante appuntamento: mercoledì 5 ottobre presidio dalle 17 alle 19  in piazza del Pantheon a Roma ”. 
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Di Loredana Morandi (del 18/07/2011 @ 21:43:23, in Sindacato, linkato 1649 volte)

Perché a me ricorda il caso Marrazzo...? L.M.

Morto il giornalista che ha rivelato

lo scandalo "News of the World"


Hoare fu il primo ad accusare l'ex direttore Andy Coulson di essere al corrente delle intercettazioni illegali

Roma, 18 lug. (TMNews) - E' stato trovato morto nella sua casa di Watford, in Gran Bretagna, Sean Hoare, ex giornalista del tabloid "News of the World". Hoare fu il primo ad accusare l'ex direttore Andy Coulson di essere al corrente delle intercettazioni illegali commesse dai suoi redattori. Lo riferisce l'edizione online del quotidiano "The Guardian".

Hoare, che aveva lavorato con Coulson al "Sun" e al "News of the World", era stato licenziato per i suoi problemi con alcool e droga. La polizia di Hertfordshire non ha ancora confermato l'identità del cadavere. Le forze dell'ordine hanno fatto sapere che non sono ancora chiari i motivi del decesso, ma non si tratterebbe di una morte "sospetta".

Hoare fu il primo ad accusare apertamente Coulson, ora in carcere: in un'intervista al "New York Times" affermò che l'ex direttore del tabloid britannico non solo era a conoscenza delle intercettazioni, ma incoraggiava i suoi redattori a intercettare i telefoni delle star per trovare nuovi scoop. Alla Bbc raccontò poi che Coulson gli chiese di mettere sotto controllo i telefoni delle persone e che lo "incoraggiò sempre a farlo".

Hoare tornò alla ribalta la scorsa settimana, quando raccontò al "New York Times" che i giornalisti del "News of the World" potevano usare le tecnologie della polizia per rintracciare le persone grazie al segnale dei loro telefoni, in cambio naturalmente di mazzette.

Pca/Dmo http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110718_200228.shtml

Trovato morto il giornalista che rivelò scandalo intercettazioni

Azzerati i vertici di Scotland Yard. E domani è in programma l'audizione in parlamento dei Murdoch

Londra, 18 lug. (TMNews) - Le dimissioni dei vertici di Scotland Yard, la morte dell'ex giornalista del 'News of the World' che per primo accusò il direttore Andy Coulson di sapere dell'uso delle intercettazioni illegali. Un'altra giornata di scandali e colpi di scena, in Gran Bretagna, per il caso che sta trascinando nel fango l'impero mediatico di Rupert Murdoch e, con lui, la rete di poliziotti e politici che con il magnate australiano e i suoi collaboratori avevano un rapporto fin troppo stretto.

Nel pomeriggio, è il 'Guardian' a dare la notizia: è stato trovato morto nella sua casa di Watford, in Gran Bretagna, Sean Hoare. Il primo ad accusare Coulson, il primo a dire: non solo sapeva, ma incoraggiava continuamente i suoi redattori a 'spiare' i telefoni per trovare degli scoop. La polizia dell'Hertfordshire, che non ha ancora confermato l'identità del cadavere, ha fatto sapere che non sono ancora chiari i motivi del decesso, ma non si tratterebbe di una morte 'sospetta'.

Lo scandalo, intanto, tornerà domani sotto i riflettori del Parlamento britannico, con le audizioni del magnate dei media, Rupert Murdoch, del figlio James e di Rebekah Broook, ex amministratore delegato del gruppo inglese di Murdoch, News International. Sempre domani compariranno davanti ai deputati anche il capo di Scotland Yard, Sir Paul Stephenson, dimessosi ieri, e il suo vice, John Yates, che ha lasciato oggi il suo incarico. Mercoledì sarà invece il premier David Cameron a intervenire in Parlamento, per discutere gli ultimi sviluppi del caso.

Quelli di Stephenson e Yates sono "gli ultimi due scalpi", secondo quanto scrive oggi il Daily Telegraph. I vertici di Scotland Yard sono infatti stati travolti dall'inchiesta per i loro legami con Neil Wallis, ex vicedirettore del News of the World, arrestato il 14 luglio scorso.

Lo scandalo minaccia di coinvolgere in prima persona anche il premier, David Cameron, dopo la frecciata lanciata ieri da Paul Stephenson al primo ministro. Stephenson si è detto innocente, ma soprattutto ha tracciato un parallelo fra il caso di Wallis e quello di Andy Coulson, l'ex direttore di News of the World, ma soprattutto ex portavoce di Cameron fino al gennaio scorso: entrambi sono stati arrestati nel corso delle indagini. Il messaggio al primo ministro, secondo quanto scrive oggi il quotidiano 'The Guardian', è chiaro: "Io mi assumo le mie responsabilità, ma tu?".

Pca/Sim/Kat  http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110718_212650.shtml
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Di Loredana Morandi (del 22/05/2011 @ 08:47:23, in Sindacato, linkato 1616 volte)
la magistratura avesse necessità di indagare sulla "fabbrica del fango", vero altresì che il paese non meritasse tutto il fumo negli occhi. Verissimo che i Siciliani NON siano in grado di vedere le risalite continue della Mafia o non lo vogliano, neppure i giornalisti, oppure Antimafia 2000 non avrebbe pubblicato lo scritto di un esponente delle logge massoniche ex Cossiga sulle proprie pagine, quando è noto che durante lo scandalo della P3 è stata una loggia ex P2 ad iscriversi ad un dibattito tenutosi in un'aula di Tribunale. Più utile sarebbe se la Redazione si domandasse come mai negli interessi della vertenza informatica della Magistratura è subentrata una loggia siciliana di discendenza democristiana. Che sia accettabile la corruzione delle lobby se finge di essere di sinistra? Sì, piace anche a Il Fatto, ma anche lì si pagano i debiti con l'ex G:.M:. Gaito, così anche per loro la "massoneria" non esiste, proprio come la mafia. Anche se non v'è alcun dubbio che imperino entrambe sulla Sicilia. Personalmente non ho dubbi o riserve sulla buona fede di Ingroia e Di Matteo, nello stesso modo concordo con Palamara nel chiedere chiarezza. L.M.


Come ti silenzio lo scandalo di stato
delle calunnie avallate da pm comizianti e media

Ciancimino Jr., storia di una campagna di diffamazione contro politici di rango, poliziotti, carabinieri, eroi della lotta alla mafia. L’insabbiamento sistematico

Per uscire dalla galera e dalla palude di discredito nella quale è di colpo precipitato, Massimo Ciancimino non trova altra via se non quella di coprire e riverniciare le sue patacche con altre bugie. Il catalogo degli esempi possibili è senza fine. Non sa come giustificare la calunnia all’ex capo della polizia, Gianni De Gennaro? Nessuna preoccupazione. Il pataccaro infila la mano nel pozzo nero della sua fantasia e tira fuori un improbabile “Mister X”: che, ovviamente non esiste ma intanto serve a gettare fumo negli occhi di chi vorrebbe vederci chiaro. Non sa come giustificare i tredici candelotti di dinamite, dotati di miccia e detonatore, che teneva ben nascosti nel giardino di casa? Nessun problema. Massimuccio si inventa un misterioso boss che nottetempo bussa alla sua casa e gli consegna, a titolo di avvertimento, il pacco scellerato con dentro una santabarbara capace di far esplodere un palazzo intero e provocare una strage. Ovviamente, in via Torrearsa, non ha bussato nessun mafioso: le telecamere di sorveglianza lo avrebbero registrato e la scorta non avrebbe potuto non vedere. Ma al magliaro di Palermo la bugia serviva per alzare un polverone e nascondere le sue magagne. In parte c’è riuscito. A un mese dal ritrovamento dei candelotti i suoi magistrati di riferimento stanno ancora lì a disquisire se incriminarlo o no, se vale la pena di processarlo per direttissima, se applicare anche nei suoi confronti il rigore che il codice assegna a chiunque venga trovato con una pistola arrugginita sotto il letto: il mandato di cattura.

I magistrati di riferimento sono Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, meglio conosciuti come i pm comizianti di Palermo. Sono stati loro che, per tre anni, lo hanno gestito  fino a trasformarlo, parole di Ingroia, in una “icona dell’antimafia”. E sono stati loro che gli hanno consentito di “mascariare” impunemente i più alti vertici dello stato, dal capo del governo a un ex ministro di centrosinistra, dal prefetto De Gennaro al generale Mario Mori, il capo dei Ros che, nel gennaio del 1993, riuscì a catturare Totò Riina, sanguinario boss dei corleonesi. Fino a Giorgio Napolitano contro il quale Massimuccio ha lanciato addirittura l’accusa di avere tramato sottobanco con i magistrati di Caltanissetta per spingerli a prendere le distanze da lui e a incriminarlo per calunnia.

In un paese normale, un così grande scandalo di stato avrebbe dovuto suscitare  un’impressionante serie di inchieste e di interrogativi. E avrebbe anche dovuto provocare una  ventata di sana indignazione – va tanto di moda oggi l’indignazione – nei puritani che in questa stagione confusa girano per piazze e palasharp o in quelle forze “sinceramente democratiche” alle quali, teoricamente, dovrebbe stare molto a cuore l’equilibrio dei poteri e la rispettabilità dell’ordine giudiziario. Invece niente. Zitti e muti. Dal ministero di Giustizia, che sembrava lì lì per inviare gli ispettori, al presidente della commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, il quale  anziché avvalersi dei suoi poteri ha preferito affidare la pratica a un guitto manettaro che non ha trovato di meglio che esibirsi con un motto complice e minaccioso: “Nessuno tocchi Ingroia”. Certo, è intervenuto il comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura, mosso da un disagio che la sensibilità di Napolitano, da presidente del Csm, non poteva non avvertire. Ma la patata calda è poi rotolata nelle mani della prima commissione disciplinare, composta a maggioranza da magistrati, che non sa più che cosa fare: prima ascolta il procuratore della direzionale nazionale antimafia, Piero Grasso, quello che voleva fare da paciere tra le procure di Palermo e Caltanissetta; poi chiede una relazione ai procuratori generali e poi, chissà, entrerà forse nel merito dello scandalo cercando finalmente di capire come sono andate le cose non attraverso le note burocratiche dei diretti superiori ma dalla voce dei diretti interessati.

In fondo però, i commissari del Csm bisogna anche capirli. Perché Palermo, nido e culla dello scandalo Ciancimino, ha inviato un segnale, chiaro e affilato, che solo uno sprovveduto non avrebbe saputo decifrare. E’ partito alla fine della settimana scorsa quando Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, incalzato come si deve da Gianni Minoli, ha detto a “La storia siamo noi” che sul maleodorante caso del figlio di don Vito era  necessario “fare chiarezza”: per conoscere fino in fondo la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Apriti cielo. Palermo non ha gradito e nel giro di poche ore il dottore Di Matteo, nella sua veste di presidente provinciale dell’Anm, e il dottor Vittorio Teresi, segretario distrettuale, hanno fucilato Palamara con parole di fuoco. Accusandolo in pratica di volere delegittimare e isolare i coraggiosi colleghi, “in un momento in cui l’iniziativa del Csm già rischia di farli apparire ancora più isolati”.

Su questo scandalo dunque – che Ciancimino Jr. tenta di sotterrare sotto una seconda coltre di fumo e di bugie – calerà probabilmente anche il silenzio invocato con tanta veemenza dall’Anm di Palermo. I giornaloni – quelli che si sono prodigati, con articoli e interviste, nel rivestire il pataccaro di credibilità – hanno già ubbidito. All’appello manca il Csm, ma il buon giorno si vede dal mattino e le previsioni consentono ai silenziatori della verità di non disperare.

E manca pure Michele Santoro, padre putativo, mediaticamente parlando, dell’icona creata dalla procura di Palermo, invitato spesso e volentieri in studio per il lancio e il rilancio delle “accuse” alla classe dirigente. Giovedì sera, in apertura di Annozero,  il conduttore ha promesso che dirà la sua. Ma solo nell’ultima puntata. Magari quando il pataccaro, già in libertà provvisoria – la carcerazione preventiva per la calunnia, senza il tritolo, scade fra qualche mese – sarà ancora una volta l’ospite d’onore della trasmissione. Libero di insultare e di “mascariare” chi vuole.

 http://www.ilfoglio.it/soloqui/8961

di Giuseppe Sottile

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Di Loredana Morandi (del 28/04/2011 @ 06:03:46, in Sindacato, linkato 2051 volte)
L'articolo, che io riporto alla voce "Sindacato", è una attenta ricostruzione del percorso mediatico di Massimo Ciancimino. Anche oltre agli incassi editoriali mi domando: è stato utile crearne il personaggio? Evidentemente si, ma le attuali conclusioni non fanno che confermare le mie analisi sul "circoletto di Palermo" e sulla assente solidità politica dei nuovi movimenti giustizialisti, ad iniziare con le agende rosse e i gruppi su facebook delle scorte civiche. In merito a queste ultime val la pena ricordare che gli stessi, che si prefigono di difendere alcuni magistrati, contro di me si sono avvalsi della collaborazione di un pregiudicato agli arresti domiciliari per reati di pedofilia, oggi in carcere a S. Maria Capua Vetere. Niente da dichiarare sulla figura di Antonio Ingroia, che per quanto mi riguarda è e continua ad essere una ottima persona, anche se e quando piango mentre sono costretta a vederlo intervistato dall'esponente di una loggia massonica ex kossiga. Questo accade, purtroppo, perché solo a Palermo vive ancora il retaggio della P2.  L.M.

Stampa pataccara


Come giornali e televisioni hanno bevuto e gonfiato le patacche rifilate dal giovane Ciancimino ai pm guidati da Antonio Ingroia

28 aprile 2011

“Quando mi senti in televisione tu fottitene” (Massimo Ciancimino, registrato durante una conversazione con un inquisito per ’ndrangheta, da un’intercettazione ambientale della squadra mobile di Reggio Calabria, Verona, novembre 2010).

E’ un giovedì sera di fine maggio e la centralissima via Maqueda, a Palermo, è chiusa al traffico. Manca poco alle nove, l’ora in cui, nell’aula magna della Facoltà di Giurisprudenza, si celebrerà il riscatto finale di Massimo Ciancimino. Il figlio di don  Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo, siederà di fianco al parente di una delle vittime più eccellenti delle stragi di mafia: Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ucciso nel luglio ’92 insieme alla sua scorta nella strage di via D’Amelio. Il fratello del pm eroe della lotta alla mafia ha scelto di partecipare alla presentazione di “Don Vito” (Feltrinelli, 2010), il libro con cui Massimo Ciancimino intende raccontare il romanzo della vita del padre e le ombre della sua carriera politica, avvitata tra la relazione con gli ex compaesani Bernardo Provenzano e Salvatore Riina e misteriosi uomini dei servizi segreti. Ormai Massimo è una voce che si fa sentire, scrive libri, frequenta regolarmente le tribune televisive – “Annozero”, ad esempio, gli ha già dedicato tre puntate intere. Tra poco arriverà trionfale, nella via Maqueda chiusa a tutti soltanto per lui, e diventerà a pieno titolo un divo dell’antimafia. Lo precederà la scorta, che gli farà strada, tra un autografo e l’altro, all’interno dell’aula magna di Giurisprudenza, la facoltà dove hanno studiato Falcone, Borsellino e anche il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che lo interroga da almeno due anni.
Organizzano la serata l’associazione culturale Falcone e Borsellino e l’associazione culturale universitaria Unidonne. “Potrei provare imbarazzo a sedere accanto a uomini dello stato come gli ex ministri Martelli e Violante, che hanno aspettato diciassette anni e le rivelazioni di Massimo Ciancimino per ricordare che la trattativa tra mafia e stato ci fu – dice Salvatore Borsellino – Certo non mi imbarazza sedere accanto a Massimo Ciancimino. Potrei imbarazzarmi accanto al vicepresidente del Csm Nicola Mancino che continua a non ricordare di aver incontrato mio fratello prima della strage”. Sarebbe stato proprio Salvatore Borsellino a suggerire al figlio dell’ex sindaco lo slogan “meglio un giorno da Borsellino che cento anni da Vito Ciancimino”.

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La sera del 20 maggio 2010, con il patrocinio dell’Università e la consacrazione di Salvatore Borsellino, stesso sangue della vittima di mafia, Massimo Ciancimino ripulisce il proprio nome, macchiato dall’onta delle complicità mafiose di don Vito. Niente male per uno condannato, tre anni prima, per riciclaggio del denaro sporco, accumulato dal padre. “E’ buona cosa che il più piccolo dei Ciancimino, dopo un processo per riciclaggio e una condanna a tre anni, abbia deciso di parlare con i magistrati”, commenta l’inviato del Corriere della Sera, Felice Cavallaro.
L’operazione era nata tre anni prima, negli ultimi mesi del 2007. Ciancimino jr, che era stato condannato il 10 marzo, in primo grado, a cinque anni e otto mesi, inizia a proporre alcuni documenti scottanti a giornali e tv. Il bagarinaggio di scoop pare essere una passione di famiglia: l’aveva già fatto il padre, che aveva offerto a più magistrati alcuni documenti che teneva in una cartellina in similpelle – li aveva offerti anche a Giovanni Falcone, che aveva gentilmente respinto le attenzioni.

Lo racconta lo stesso Ciancimino jr, rispondendo a una domanda del pm Sergio De Montis, al processo per la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro: “Quando venni raggiunto da un’indagine anomala, perché riguardava soltanto me e nessuno dei miei quattro fratelli, pensai di rivolgermi a Enrico Mentana, che era al Tg5. Lo incontrai all’aeroporto a Roma e lui mi diede il numero della sua segretaria. Poi però non si fece più sentire. Così mi rivolsi a Belpietro”. Mentana conferma: “Fui il primo a essere contattato, a fine 2007, ma lasciai cadere”. Conferma anche Belpietro, che su Libero scrive:

“Ciancimino si era rivolto a me nel 2007. Prima d’allora non l’avevo mai visto, ma lui aveva pregato la mia segreteria di fissargli un appuntamento: in cambio avrebbe rivelato cose interessanti. Capii subito che il suo problema era il tesoro accumulato dal padre negli anni in cui era in società con la mafia e poi nascosto in Svizzera o Lussemburgo. Massimo avrebbe voluto poterne disporre a piacimento per dedicarsi alla bella vita e invece un paio di pm in gonnella lo avevano pizzicato mentre si comprava uno yacht e oltre a farlo condannare gli avevano imposto il confino e ritirato pure il passaporto”.

Massimo Ciancimino cerca le attenzioni anche di Francesco “Ciccio” La Licata, un giornalista che si è formato con anni di cronaca nera per l’Ora nella Palermo degli anni Settanta.

“Ho incontrato Massimo Ciancimino all’inizio del 2008 – scrive La Licata nell’introduzione del libro “Don Vito”, di cui sarebbe diventato co-autore – Mi venne a trovare alla redazione della Stampa, a Roma, e aveva tanta voglia di parlare delle sue ‘disgrazie’, cioè dei suoi guai giudiziari. Era finito in carcere, a suo dire, per il solo fatto di essere il figlio di don Vito, il sindaco mafioso di Palermo. Incurante del mio scetticismo sulle sue reali motivazioni ‘collaborative’ e sulle riserve legate al nome che porta, cominciò a raccontarmi la sua vita spericolata accanto al padre. Non nascondo che riuscì ad accendere un lampo nella mia testa. La sua storia era di per sé un romanzo: la mafia, i servizi segreti, la politica corrotta, la Sicilia. Gli spiegai però che, prima di pensare a un libro, sarebbe stato corretto ‘liberarsi’ di tanto fardello nella sede giusta: la magistratura. Onestamente non pensavo che ciò sarebbe avvenuto”.

L’unico a dare un po’ di credito a Ciancimino jr, alla fine, sarà Belpietro, all’epoca direttore di Panorama, che segnala la storia a un suo giornalista, Gianluigi Nuzzi – noto anche per il suo “Vaticano S.p.A.” (Chiarelettere, 2009). “La direzione mi ha chiesto di andare a vedere se c’era qualcosa di interessante – ricorda Nuzzi – Io c’ho fatto una lunga chiacchierata e, vista la quantità di materiale e le rivelazioni clamorose, ho deciso di fare un’intervista”. L’articolo di Nuzzi, pubblicato il 19 dicembre, è caricato a polvere pirica: Massimo Ciancimino parla di trattativa tra stato e mafia, lancia accuse pesanti al capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno, lascia intendere di custodire molte altre rivelazioni da sballo, ma che nessuno l’ha mai interrogato.
Non ci vorrà tanto: il 7 aprile 2008 i magistrati palermitani Antonino Di Matteo e Antonio Ingroia lo prendono sotto la propria ala e lo sottopongono al primo di una lunga serie di interrogatori. La Licata sorveglia da vicino l’evoluzione del caso, al quale, a metà luglio, dedica un articolo, “L’importanza di chiamarsi Ciancimino”. “Oggi il giovane Massimo è come un pesce senza acquario”, scrive sulla Stampa, riportando i lamenti del novello testimone, che a questo stadio rivendica ancora di essere “completamente scagionato da ogni sospetto di mafiosità” – in effetti verrà iscritto tra gli indagati per mafia, inchiesta 11.609/08, soltanto a fine ottobre 2010. Quello descritto da La Licata è un “Massimo sotto scorta: addio barche, addio Ferrari. Il ragazzo che impazzava per discoteche, alla Cuba e al Brasil, i migliori anni della sua vita, poi sospettato di pericolosità sociale potrebbe finire in una delle grandi iatture palermitane: la vita sotto scorta”.
Pochi giorni prima, nell’interrogatorio del 9 luglio 2008, Ciancimino jr aveva fatto per la prima volta il nome del senatore Marcello Dell’Utri (Pdl, allora Forza Italia). Ma le sue confessioni detonano soltanto l’estate successiva, quando salta fuori il nome del presidente del Consiglio in carica, Silvio Berlusconi. La storia diventa un tormentone estivo: getta un’ombra mafiosa sulla genesi del governo, ci sarebbe un assegno misterioso del Cav. da 35 milioni di lire che permetterebbe alla mafia di tenere in scacco il premier, ci sarebbero documenti compromettenti custoditi all’estero ma che Ciancimino jr promette di portare al più presto ai magistrati, una volta sbrigate due inezie burocratiche. Per i media, Massimo Ciancimino si dimostra un amante lascivo. Lo ammette anche il pm che lo sta interrogando, Antonio Ingroia, nel suo “Nel labirinto degli dei” (Il saggiatore, 2010):

“Massimo Ciancimino non è certo attaccato alla cultura paterna dell’omertà. Il suo problema è, semmai, l’opposto: quello di parlare troppo, preferibilmente con i giornalisti, specie dei suoi interrogatori, per i quali è tenuto a rispettare la segretezza. Un imputato-testimone che scrive libri imbastiti con il contenuto delle sue dichiarazioni. E’ molto ‘americano’ Massimo Ciancimino, uomo dei media e per i media, nel bene e nel male”.

In un interrogatorio, a metà luglio 2009, persino Ingroia e Di Matteo arrivano a dirgli che sta per passare il segno. La Repubblica, il giorno prima, ha pubblicato una sua intervista intitolata “Ciancimino jr: ‘Ho tutte le carte segrete che spiegano il patto tra mafia e stato’”. Ciancimino nega finché può, dice che il giornalista Francesco Viviano si è inventato tutto, poi ripara su un “sì, sì, ho parlato proprio col dottore Abbate (Lirio, ndr), cioè col dottore Abbate ci ho scherzato, c’ho parlato, ma non è che ho fatto intervista…”. I verbali degli interrogatori sono lettissimi, tanto che il settimanale siciliano S ne pubblicherà un libro antologico.
Il salto di qualità avviene la sera dell’8 ottobre del 2009, ad “Annozero”. Si inizia sul tema della bocciatura del cosiddetto lodo Alfano da parte della Corte costituzionale, con l’ormai tradizionale duello fra Ghedini (Pdl) e Di Pietro (Idv). Ma giusto un quarto d’ora, e poi si passa a un’intervista di Sandro Ruotolo a Massimo Ciancimino. “Suo padre e Provenzano si vedevano spesso?”. “Sì, si vedevano spesso”. “Ha visto Riina anche lei a casa?”. “Sì ho visto Riina”. Poi Massimo Ciancimino, in studio, commenta l’intervista a Massimo Ciancimino appena trasmessa, e riparla di incontri tra suo padre e il boss mafioso Bernardo Provenzano fino al 2002. I brani dell’intervista iniziale vengono mostrati a più riprese, ma purtroppo l’attualità politica tende a trascinare Di Pietro e Ghedini su altri temi. Ciancimino jr fa però in tempo ad attaccare l’ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino e l’ex ministro dell’Interno Virginio Rognoni. L’arte maieutica della levatrice Sandro Ruotolo è quella collaudata: “Il signor Franco è dei servizi segreti?”. “Sì, e il signor Franco risponde a mio padre che i carabinieri non sono così ingenui e sprovveduti, ma che c’erano due soggetti informati e costantemente tenuti al corrente di quelle che erano le fasi della trattativa, e nel caso in grado di poter attuare le richieste. Il ministro dell’Interno Mancino e un altro soggetto politico”. “Rognoni?”. “Sì”’. “Quindi suo padre sa questo dal signor Franco?”. “… che sono informati, cosa che non entusiasma mio padre per niente”. “E si fida del signor Franco?”. “Ne parla anche con i Carabinieri e loro stessi gli confermano la stessa cosa”. “Il colonnello Mori?”. “Sì, il colonnello Mori”.
Il supertestimone tornerà a sedersi nello studio di “Annozero” il 10 dicembre. Un’altra puntata cucita tutta attorno a lui, dal titolo “Minchiate”. La vera chiave della strategia comunicativa si ritrova invece in un’altra puntata, quella del 13 maggio 2010. Ciancimino jr deve promuovere il libro “Don Vito”, che è appena uscito, e si lancia nei migliori numeri del suo repertorio: Dell’Utri che “tiene per le palle” Berlusconi, il terrore del giovane Massimo che gira per Palermo con i documenti che svelano dov’è il covo di Riina, la figura del padre ingigantita fino al livello di grande orchestratore di Cosa nostra. Una selezione dei brani più intriganti del libro viene messa in scena in una fiction ad hoc. Si inizia con un’intervista di Sandro Ruotolo al fratello di Massimo, Giovanni Ciancimino, che racconta di un episodio che illustra i rapporti tra il padre e i mafiosi corleonesi. Poi si passa a Massimo, intervistato da Santoro secondo un copione ormai ordinario: il giornalista lancia la domanda in maniera allusiva e pressante, Ciancimino jr abbocca all’esca e dice quello che deve dire. Ne è un esempio la discussione sul numero di telefono che permetterebbe di dare un nome al signor Franco (o Carlo), il fantomatico agente dei servizi che avrebbe condotto la trattativa fra stato e mafia: “In questo telefonino che ci potrebbe dare la conferma dell’esistenza del signor Carlo o signor Franco, c’è una memoria ricca di numeri?”, domanda Santoro. “C’è una memoria ricca di numeri in grado di poter risalire a quelle che erano le utenze in mano a questa gente, non solo del signor Franco ma anche a soggetti a lui legati”. “Soggetti istituzionali?”. Ciancimino si impappina e Santoro incalza: “Importanti?”. Gli ascoltatori, questa volta, vanno a letto con la promessa di Massimo Ciancimino: “Presto si saprà chi è il signor Franco”.

Giusto il tempo di presenziare all’“Infedele” di Gad Lerner (ottobre 2010) e Ciancimino jr, il 25 novembre, torna ad “Annozero” per piangere in diretta non appena la madre, intervistata da Sandro Ruotolo, accenna alle minacce nei confronti del piccolo Vito Andrea, figlio di Massimo. Il tema della serata è la condanna in Appello del senatore Marcello Dell’Utri. Il figlio di don Vito è lì per raccontare a suo modo la nemesi di Dell’Utri: è Massimo Ciancimino a dire che l’ex manager di Publitalia ha “scavalcato” il padre nel ruolo di mediatore della trattativa con i mafiosi, così come a rivelare a singhiozzo i “pizzini” in cui si fa riferimento a un misterioso senatore – Dell’Utri, all’epoca dei fatti, non ricopriva ancora quella carica, ma poco importa.

Forse sui criptici “pizzini”, letti più volte, con grande trasporto, da alcuni attori durante la trasmissione, occorreva andare più cauti. Forse si poteva quantomeno accennare al fatto che, almeno da un mese, su quei dattiloscritti c’erano perplessità pesanti. Non era necessario citare la deposizione con la quale, a fine settembre, l’ex comandante del Ros dei carabinieri Mario Mori aveva spiegato ai giudici quant’era facile fabbricare documenti di questo tipo (“Con la tecnologia attuale la fotocopia di qualsiasi atto è una realtà virtuale”, aveva detto Mori). Sarebbe bastato citare l’articolo di Giovanni Bianconi, pubblicato il 27 ottobre a pagina 20 del Corriere della Sera:

“Gli esami della scientifica non sono stati in grado di indicare l’attribuzione dei manoscritti (le comparazioni con le calligrafie dei principali boss hanno dato tutte esito negativo) e hanno escluso che i ‘pizzini’ dattiloscritti consegnati da Massimo agli inquirenti (quasi sempre in fotocopia) provengano dalle macchine da scrivere trovate in possesso di Provenzano”.

Il percorso del divo dell’antimafia non trova ostacoli, gli autografi non diminuiscono, le richieste di intervista nemmeno e allora è arrivato il momento per un’altra fatica letteraria. E infatti, il giorno prima dell’arresto di Massimo Ciancimino, già diretto verso una Pasqua a Saint-Tropez, esce “Il quarto livello”, libro-intervista scritto da Maurizio Torrealta. Il tocco vincente è nella prefazione, scritta, con molta cautela, da Antonio Ingroia, il pm che indaga da tre anni su Ciancimino jr e che, poco dopo la pubblicazione, lo arresterà, perché la scientifica ha dimostrato nel frattempo che l’elenco dei protagonisti della presunta trattativa stato-mafia, è stato taroccato dal figlio dell’ex sindaco di Palermo. Un vero peccato per Torrealta, che ne aveva fatto il perno del libro, e per Ciancimino jr, fresco di autoincensazione al Festival del giornalismo di Perugia – lo stessa edizione cui partecipano Roberto Saviano e Scalfari.

Il caporedattore di RaiNews24 si è trasformato, con questo libro, nel paradigma dei giornalisti che hanno cavalcato le storie di Massimo Ciancimino: conosce il mestiere, sa mettere i condizionali dove servono, premette che “non è il compito di un giornalista sposare le tesi di alcuno, tantomeno quando la loro formulazione è talvolta imprecisa e frammentaria”. Ma intanto si serve della lista redatta dai Ciancimino come scheletro a cui appendere tutti i misteri d’Italia, dal tentato golpe Borghese all’enigmatica struttura paramilitare Gladio. Seminando interrogativi irrisolti, intrecci cabalistici, coincidenze evocative. Vale a dire, per usare le parole spese ieri dal procuratore di Torino, Gian Carlo Caselli, a difesa dei pm di Palermo, “la tecnica di presentare come verità anche le tesi più assurde”.

FOGLIO QUOTIDIANO
di Marco Pedersini
http://www.ilfoglio.it/soloqui/8663
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Di Loredana Morandi (del 23/04/2011 @ 13:06:30, in Sindacato, linkato 2715 volte)
Magalli il "Normalizzatore" Due:
lo strano caso di Antonella Flati


Come avevo intuito nel mio scritto precedente, in merito alle giustificazioni assurde sul femminicidio "passionale" esposte dal noto conduttore della sempre più gerontofila tv di Stato, giustificatosi solo poi come "frainteso" ad alcune bloggers della rete, il piccolo e tondeggiante Giancarlo Magalli ha deciso di supportare il separato Tiberio Timperi con l'invitare la signora Antonella Flati al suo desco televisivo.

Antonella Flati ha recentemente pubblicato una autobiografia con la Marte Edizioni, ma la sua storia pur triste qui non c'entra e dichiaro senz'altro che io non leggerò il suo libro, affatto, fintanto che la signora non cambi bandiera. Ed attenzione: la bandiera non è politica, perché il suo affidarsi a certa gente è un errore madornale, che diviene socialmente inaccettabile per coloro che conoscono bene le politiche  sposate. Politiche come la P.A.S., la falsa teoria dello psichiatra forense americano difensore dei pedofili, che condurranno centinaia di bambini di ogni età ad essere strappati dalla propria madre e condotti alla residenza in un istituto, e/o a convivere con un genitore (di solito maschio) violento o abusante.

Mi creda signora Antonella: lei nei confronti dei minori abbandonati, insieme con quella gente, ricopre il ruolo di Maria Antonietta durante la Rivoluzione Francese, e recita solo la più famosa risposta ad una richiesta di pane per il popolo affamato della storia.

Mi sento di assicurarla del fatto che, inoltre, ella non li conosce affatto bene i suoi utenti, per "poch' issimi" che siano, in 10 minuti, io le ho trovato in prima pagina un wallpaper in tema Lolicon, si tratta di pornografia virtuale su minori ed è reato detenerne in Italia: vedere per credere e.. chissà cos'altro c'è in quel computer!?

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-04-23_161157_pornografiavirtuale.jpg

E che dire di questa maschionissima "Fata Morgana" capace di usare "proxify.co.uk", mentre voi donne si vede che siete inesperte, e quando per quell'anonimizzatore di connessione ad URL occorre una "registrazione", che una persona normale non farebbe mai?

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-04-23_163539_fata_morgana.jpg

Questi qui, invece, sono i comportamenti scorretti e criminosi (si legge stalking), che io denuncio abitualmente. Tanto, che anche questo entrerà a pieno titolo nella denuncia circostanziata del webmaster, dei suoi presidenti pregiudicati (sui quali pende già un esposto con richiesta di ammonimento presso il Questore di Roma) e anche di qualche leguleio "avvisato" a mezzo telegramma. Attenzione: Pirate Bay docet e la povera Ines Maria è in buona compagnia, con una madre coraggio, due rappresentanti delle forze dell'ordine, il presidente di una associazione e un procuratore aggiunto e un presidente di Cassazione.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-04-23_170916_segnalazioni_Ines_Maria.jpg

Nonostante ciò, sono a sua completa disposizione per incontrarla, chiarire e pubblicare le sue opinioni su questo sito, nonché pubblicare una mia recensione al suo libro, ma: prima di usare o rappresentare qualcosa che proviene da quel circuito ci pensi bene. Googlare vuol dire "non dover mai dire mi dispiace" e le teorie di Gardner, padre della P.A.S. e della pedofilia, le trova pubblicate in lingua inglese su tutti i siti dell'apologia del reato di pedofilia in Rete e sui siti "colti" del boy love day e dell'alice day (le due ricorrenze dei pedofili di genere).

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-04-23_173245_ines_maria_url.jpg
stampato pro denuncia alle ore 17:35 del 23.04.2011


Il circuito cui ha aderito Magalli, invitato da Tiberio Timperi anche a seguito delle scottanti dichiarazioni assolutorie nei confronti degli autori dell' "uxoricidio - femminicidio" a "casa Perego", si chiama "Falsi Abusi".

Una rete fondata originariamente da 12 associazioni, oggi probabilmente cresciuta di numero con gli statuti "copia incolla" e il misero costo di 200 euro, da corrispondersi all'erario per la registrazione e il rilascio di codice fiscale e partita iva.

Si tratta di persone che lavorano insieme dal 2005, affidando gli incarichi in modo da guadagnarci tutti, tanto che dal 2009 il Webmaster ha l'incarico di curare una spietata campagna fatta di clonazioni, diffamazione e quant'altro fosse utile a veri e propri arrampicatori sociali. Ad iniziare con la registrazione del dominio: falseaccuse.it..

La persona di cui sto parlando è colui che ha creato il "contenitore", ovvero la persona fisica e giuridica che ha registrato le due pagine del sedicente "movimento femminile per la "parità genitoriale" (il gruppo e la pagina su Facebook, ovvero 2 di 374 pagine identiche che mistificano i contenuti sulla violenza ai danni delle donne e dei minori), nonché il dominio "donnecontro.info" per la signora Flati.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-04-23_164304_grazie_gianni.jpg
"grazie Gianni"... clicca per allargare l'immagine


La persona è il Ceo di una società di hosting di Firenze, titolare di uno o più server affittati o in housing presso la webfarm Aruba spa. Ovvero all'indirizzo degli stessi dns sui quali erano navigabili ed intestati  "stesse persone" siti come "Seghe.net" e "Fottimi.net" oggi albergano le mistificazioni pseudo sociopolitiche dell'alienazione genitoriale.

Infatti, il sito navigabile con il dominio "donnecontro.info" è stato registrato il 17 marzo 2011, coabita sul server insieme ad altri 18 siti, tutti amministrati e registrati dalla stessa persona, tra i quali c'è anche il famigerato "feminazileaks.info", un sito nato per diffamare l'avvocato generale di una associazione nazionale di donne e che ha gli stessi dns del vecchio "fottimi.net", in auge fin dal 2000, in merito al quale ho pubblicato l'intera "apologia" e le confessioni del "webmaster", che per l'occasione ha anche un profilo fb falso.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-04-23_165044_reverse_IP.jpg

E non finisce qui, perché il famoso sito "bigenitorialita.net" è su quel server, e con quello c'è una vera e propria mistificazione ai danni della credulità popolare: il dominio cafm.it, ovvero il clone cattivo dell'iniziativa di una  Associazione di Firenze, cioè la falsificazione di un centro ascolto, ma senza alcuna sede e nessun tipo di attività reale. Concludendo sì, il webmaster è un ex volpone della pornografia, riciclatosi in una operazione di mistificazione nel web sociale.

I reati che si vedono dalla campagna pubblicitaria iniziano con le violazioni al DL 70/2003 (commercio elettronico), per giungere rapidamente alle violazioni a carattere professionale in tema di pubblicità personale per medici e avvocati. In mezzo c'è lo stalking, il dossieraggio, la diffamazione e finanche il favoreggiamento personale di pregiudicati agli arresti domiciliari, di cui è stato sfruttato il "lavoro" su web per stalkizzare e minacciare donne, finanche con figli già abusati da pedofili in carcere.

La situazione clinica giudiziaria delle associazioni sorelle non è migliore. Il webmaster è in attesa di processo presso il Tribunale penale di Firenze, i più normali si son visti allontanare dai tribunali per stalking ai danni delle ex partners, i più criminali tra i presidenti e gli iscritti sono in carcere a scontare pene determinate dalla Cassazione per reati di pedofilia. In fine, tra gli avvocati c'è un indagato per concorso in omicidio e corruzione in atti giudiziari, mentre tra i consulenti lato psicologia forense il reato è quello tipico professionale: la subornazione dei testimoni avversi nei processi contro i pedofili più famosi d'Italia. Ovvero la subornazione delle vittime.

A beneficio della editrice Marte informo, che gli stessi han tentato con gli autori di un testo edito dalla Rizzoli. Per questo testo han prodotto due clonazioni di un famosissimo pubblico ministero milanese. E' intervenuta la Polpost di Milano, su incarico della Procura da me sollecitata. Poi la Rizzoli, altrettanto avvisata, deve aver detto basta, infatti  hanno smesso. Ma non tanto in fretta dal non essere indagati per lo sfruttamento dei loghi della Ferrero Spa e per lo stalking ai danni di numerosi operatori dell'antipedofilia.

In TV, dove il potere corrompe, c'è di tutto. Dai trans di Marrazzo, al processo per reati di abuso a minori a Rignano Flaminio, passando per Fede e lo sfruttamento della prostituzione minorile, fino all'omicidio. Timperi  stesso è stato indagato e prosciolto per percosse e altre violenze in famiglia, un genere di reato di non facile dimostrazione in giudizio, specie se non si ha cura di farsi refertare in pronto soccorso. Così val la pena di domandarsi romanamente "Magalli, di che parrocchia sarà!?"

Loredana Morandi

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